Lo spettacolo: lo stornello improvvisato

Dal pubblico viene dato un nome di persona su cui improvvisare: Pasqualina

Chechi

Oh Pasqualina

Siccome questa sera è nella zona

Siccome questa sera è nella zona

La invito a venirmi più vicina.

Burroni

Oh Pasqualina

Sei dolce come una meringa ripiena

Sei dolce come una meringa ripiena

Sei fresca come il vino di cantina

Rustici

Oh Pasqualina

Vediamo un po’ se lo stornello funziona

Vediamo un po’ se lo stornello funziona

Se vieni a fa’ un giro in cascina.

Chechi

Oh Pasqualina

Vorrei cantar per te con tanta lena

Vorrei cantar con re con tanta lena

La voce, il sentimento ci destina.

Burroni

Oh Pasqualina

Io ti canto ma tu sei lontana

Io ti canto ma tu sei lontana

Ma ora tu sei un po’ più vicina!

(avvicinandosi a Pasqualina)

Rustici

Oh Pasqualina

Io so un motore e so roba bona

Io so un motore e so roba bona

Ti chiedo se voi essere la benzina.

Chechi

Oh Pasqualina

Le rime vedi vengono a catena

Le rime vengono a catena

Perché sei il sol che sorge alla collina

Burroni (per dileggiare gli altri pretendenti)

Oh Pasqualina

Ma guarda questi due che fanno pena

Ma guarda questi due che fanno pena

So’ incontinenti, so’ sempre alla latrina.

La Terzina

Accompagnamento all’organetto di Donato De Acutis

De Acutis

E dopo lo stornello le terzina

E questo suono che dolce si emana

Dedicato a Sonia, Maria e Pasqualina

(le protagoniste degli stornelli precedenti)

Chechi

In questa nostra terra di Toscana

Se l’organetto un poco s’avvicina

Con le terzina la voce è lontana.

De Acutis

E chi fino da Roma si incammina

Questa gente poi quanta gioia emana

Ed è un piacere che sia qui vicina.

Chechi

Usanza antica, antica e molto sana

Se passo un’altra volta di destina

Vieni a portarcela qui in Toscana.

Elino Rossi

Sentito quanto è bella ‘sta terzina

Con l’armonica che poi la suona

Sarebbe da metterla in vetrina.

Chechi

Usanza certamente molto buona

Da portare in America o in Cina

La voce canta e l’organetto suona.

Rossi

E così si ottiene un risultato

Che tutti qui l’avete sentito

Quando il suono dell’organetto si è sprigionato.

Chechi

Da tutti certamente assai gradito

Da tutti certamente è molto amato

Vorrei che a noi Elino fosse unito.

Rossi

Scusate se io sono un po’ scordato

E certamente non sarò capito

Mi scuserete se male ho cantato.

 

Invito al poeta Edo Pettorali

Tra il pubblico era presente il poeta Edo Pettorali, che per tanti anni ha cantato con la squadra dei maggerini di Braccagni, al quale viene rivolto un invito a cantare.

Umberto Lozzi detto Volpino

Signori della corte a Casa al Pino

Che siamo qui presenti in questo piano

Altro mi resta che fargli l’inchino

Qui lo chiamo un amico, ‘un è lontano

È Edo Pettorali ed è vicino

E sarei pronto a dargli la mano

E con la luce lo guardo allo specchio

Lo invito a venire all’apparecchio.

Guarda non esser sordo da quell’orecchio

È tanto tempo che non ti ho ascoltato

Fammi un piacere e dico per espresso

E cantami un verso improvvisato

Non dire che sei fatto tanto vecchio

Ma di cervello sempre entusiasmato

E a questa grande e bella compagnia

Canta due versi in poesia.

Chechi-Noi ti vogliamo a farci compagnia

Rustici-Lo vedo Edo al palco si avvicina

Chechi-È una persona di gran cortesia

Rustici-La musa ancora qui ce lo destina

Chechi-È bene che Edo in mezzo a noi ci sia

Rustici-Lui è un poeta di stirpe maggerina

Chechi-Ai microfoni adesso hai accesso

E se non canti le mani ti battiam lo stesso.

 

Confronto poesia estemporanea – rap

Tema: Il rumore della città (rap Roby Rani, Tiziano Storti)

Il silenzio della campagna (poeti Francesco Cellini, Enrico Rustici)

Rustici

Dal pubblico un tema ci è arrivato

Tipi così insieme non si erano mai visti

Un argomento viene contrastato

Dei silenziosi contro i casinisti

Io in campagna ci sono nato

Per me fanno casino anche i turisti

E te lo giuro sopporto di rumore

Quello della farfalla dentro al cuore.

Rani

Te lo dico con amore io son tranquillo

Magari se vieni a Ravenna fammi uno squillo

C’è del casino e c’è tanta donna

Ti garantisco che hanno pantaloni o gonna

Sono belle, hanno capelli lunghi

Mamma mia crescono come funghi

Porcini, prataioli, pure le sfiandrine

Devi vedere da noi che bambine.

Cellini

Il silenzio è fatto si di rime

Qui dove si affaccia alla campagna

Noi per le persone ce le abbiamo le stime

Qualunque sia la tradizione che le bagna

Siamo al vostro canto ‘si vicine

Qui dove l’acqua ristagna

A noi non ci piace tanto rumoreggiare

Ci da noia già sentire il cane abbaiare.

Storti

Caro fratello a noi piace rumoreggiare

Te lo diciamo sul più bello perché ci piace improvvisare

Francamente il silenzio non ci piace

Perché noi facciamo fuoco alla brace

Siamo poco, delle scintille

Che ne so, magari mille

Qualcosa che assomiglia magari a una bolla

E siamo come l’acqua siamo come una molla

Che schizziamo in alto in cielo

Siamo praticamente un velo

Non ci piace il silenzio

Lo riteniamo inutile

Siamo come una boa, siamo “…ile”

E certamente mi sono preso una rima difficile

E magari ho fatto qualcosa di impossibile

Ma quello che più ci piace fare veramente un po’ di casino

Te lo dico fratello te lo dico qua vicino

Se hai coraggio allora sfidami, fallo adesso

Guardami in faccia non sono certo un fesso.

Rustici

Se in un podere tu ce lo fai ingresso

Quando ci sono dei festeggiamenti

Tu appena te ne accorgi sull’accesso

Non ci sono solamente sfinimenti

Ora ‘un dico che ci sia ovunque sesso

Comunque ci sono godimenti

Lascia la città e vieni a questo confine

Tu sapessi come so le contadine.

Rani

Se ci pensiamo in effetti queste rime

Probabilmente voi avete belle contadine

Ma vi garantisco che se arrivo al podere

Le guardo negli occhi e le metto a sedere

Bastan due parole e non dico prole

Basta mostrare tutta la mia forza

E la mia scorza all’interno c’è il succo

Le guardo in faccia e le lascio di stucco

Serve poco, basta venire dalla città

Ascolta bene torna di là

La campagna che io apprezzo e rispetto

Mamma mia la prendo di petto

Anch’io in fondo sono nato in campagna

Ma in Emilia Romagna.

Cellini

La stessa pioggia a noi ci bagna

Diverso è il modo di parlare

Confine di Toscana, Emilia Romagna

Due ore so da viaggiare

Bene anche da noi lì si magna

Un piatto non lo potrei rifiutare

Al rumore gli posso da solo una scusa

Il bello è avere la stessa musa.

Storti

Come un marinaio dentro la cambusa

Adesso ti dico come nel rumore qua si usa

Il cuore certamente qui non si doma

Vengo dalla capitale che di nome fa Roma

Mio fratello qua vicino

È un tipo assai strano

Il mio nome è Tiziano

Lui a quattro mani

Invece si chiama Roby Rani

E noi facciam casino

Fin da quando eravamo piccoli

E quando viaggiavamo su certi trabiccoli

E quando facevamo casino in motorino

E quando fumavamo magari il sigarettino

Non posso dire la parola che viene dalla manna

Non posso dire la parola che si chiama canna

Ma ci piace parlare magari qua al verde

Acciaccare qua vicino quelle che si chiaman merde

Perché di tutto il resto certamente qua si fuma

E certo il fegato certo qua ti sgruma

Allora te lo dico con un certo accento

Del casino caro fratello certo non mi pento

E se magari tu vuoi convincermi del contrario

Fallo con le gobbe come un dromedario.

Rustici

Guarda che quel tuo posto straordinario

Che a tutti quanti qui hai disegnato

Non vale certo un prato sul binario

Che gli è un gioiello al mondo del creato

Abbiamo più forza noi di un dromedario

‘un te lo dico quello che s’è fumato

tutte le erbe si so digerite

s’arrotolava anche i tralci di vite.

Rani

Io ho ascoltato quelle cose che voi dite

E con rispetto

Mi comporto come Afrodite

Io mi inchino alla vostra religione

O meglio alla vostra passione

Voi credete in quello che fate

Ed è giusto, secondo me continuate

Avete questa cosa che è il popolare

Noi purtroppo siamo più in alto mare

È importante e mi inginocchio

E vi stringo come amico un occhio

Voi siete sicuramente più dietro

Avete un sacco da insegnarci anche San Pietro

Ma sono qui solo per imparare da voi

Quando volete bi aspettiamo noi.

(Rustici) Ancora battiti di mani per gli eroi

(Cellini) Finito abbiamo ormai cantare

(Storti) Sembriamo personaggi di un game boy

(Rani) Quello che ci accomuna sono le rime da amare

(Rustici) Ognuno poi c’ha gli strumenti suoi

(Cellini) Si diversificano da montagna a mare

(Rani) Sembro un regista, sembro Nanni Loy

come dice il proverbio moglie e buoi dei paesi tuoi.

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