La squadra di Braccagni

di Serena Cola

Braccagni è un paese molto attento alle tradizioni popolari e altrettanto legato alle proprie origini, Maurilio Boni, un capostipite del Maggio braccagnino, mi racconta di aver preso parte al suo primo maggio nelle campagne circostanti il paese nel 1961, quando aveva non più di dieci o undici anni, era già da piccolo un passionista della fisarmonica e si dilettava nel suonare alle feste organizzate nei poderi. Fu così che venne arruolato nella squadra dei maggerini, che in modo abbastanza continuativo hanno portato la tradizione nelle zone di Braccagni fino ad oggi. Mi racconta di alcune abitudini che facevano la tradizione per come era alle sue origini: il fulcro della squadra era costituito dalle figure dell’alberaio e del corbellaio, il primo era impersonato da un giovane aspirante poeta che portando l.albero di alloro adorno di fiori, simbolo dell’arrivata bella stagione, iniziava a prendere confidenza con l’ottava rima, magari con ottave preparate per lui dallo stesso corbellaio o dal poeta che accompagnava la squadra, il “tirocinio” se così vogliamo chiamarlo dell’alberaio, aveva una durata di tre anni, dopo questo periodo, presa confidenza con l’improvvisazione, probabilmente sarebbe stato pronto per avventurarsi come poeta. Il corbellaio era generalmente il capo squadra e spesso tale ruolo era rivestito dal poeta anziano della squadra che lasciava il posto al poeta più giovane, portava il suo corbello, un cesto decorato con fiori colorati che stavano a rappresentare la primavera ed i suoi frutti, ancora degli specchietti, che avrebbero avuto il compito di rispecchiare e quindi respingere le negatività e le cose brutte per la famiglia visitata, spesso erano parte del decoro del corbello dolcetti che stavano a rappresentare l’abbondanza augurata dai maggerini al podere visitato,i dolcetti nei tempi passati erano cosa superflua e poterseli permettere significava avere una
situazione economica positiva, ad augurare l’abbondanza talvolta, comparivano nel corbello anche piccoli oggetti di bigiotteria. Il poeta che presentava il gruppo di maggerini veniva contattato con circa tre mesi antecedenti il primo maggio con un invito di partecipazione scritto da parte della squadra, a lui spettava la scelta di accettare o meno il suddetto invito. La figura del poeta era fondamentale, senza di questa non si poteva partire per il maggio itinerante perché era lui a chiedere il permesso in ottava rima nelle abitazioni,e se non era soddisfacente la porta del podere visitato non veniva aperta ai cantori. Capitava talvolta di incontrare altre squadre, e se oggi tra i vari gruppi c’è un clima amichevole bisogna sottolineare che una volta non era proprio cosi: ci si contendeva l’abitazione a suon di rime improvvisate ed il poeta che aveva la meglio sull’altro permetteva alla squadra di procedere, l’altra era costretta a cambiare zona. Ogni squadra ha poi i suoi suonatori, lo strumento principe era la fisarmonica e anche il suonatore, come il poeta doveva essere invitato dalla squadra con alcuni mesi di anticipo in maniera ufficiale e rendersi, se opportuno, poi disponibile; nessun suonatore doveva prendere parte ai cori cantati, ma svolgere esclusivamente il proprio ruolo.

C’erano infine i quattro maggerini che cantavano i canti con tematiche che assumevano varie sfaccettature,quelle politiche,quelle religiose,quelle che ricordavano delle serenate e quelle che esaltavano la natura ed i suoi frutti.

La squadra dei maggerini di Braccagni, per come la si conosce oggi, è nata nel 1979 dopo un periodo di assenza della tradizione nelle campagne di Braccagni e comprendeva un gruppo di giovani di età compresa tra i 13 e 18 anni, guidati da Patrizio Galeotti e Roberto Fidanzi.  Nacque “Perché nelle nostre famiglie si respirava aria di maggio” dice lo stesso Roberto Fidanzi. L’idea di costituire una nuova squadra prese forma tra gli stand della fiera del Madonnino, da lì venne fatta una sola prova al Pod. Società e, nella sera del 30 aprile, un drappello di giovani mosse dalle Case Rosse armato di chitarra, armonica a bocca e tanto entusiasmo.

Inoltrandosi nella campagna non sapevano di essere di fronte alla nascita di una fantastica avventura, portata avanti ancora oggi a distanza di ventotto anni. L’accoglienza fu bellissima nonostante l’evidente impreparazione, così la squadra si propose che l’anno successivo le cose dovevano farle per bene..
Così venne interpellato Silvestro Galli, dal passato maggerino e con grandi capacità di fare gruppo, che assunse il ruolo di Corbellaio e coninvolse suo cugino Polido Pandolfi, un vero poeta anziano del Maggio. Nel 1980 partirono stipati in un camioncino, cantando tutta la notte sino al giorno dopo e Silvestro, se pur minato nel fisico da un male incurabile e rimasto con un filo di voce, resse fino all.ultima tappa. A luglio di quell’anno la malattia lo portò via per sempre, sulla bara il suo cappello da maggerino e di fronte a quel cappello la promessa di quei ragazzi di portare avanti quello che lui aveva saputo trasmettergli.
A seguito dell’incontro con l’antropologo Roberto Ferretti si costituì di fatto il gruppo che appunto fu denominato Gruppo Galli Silvestro, dove vi era a guidare la squadra Sergio Rubegni appoggiato di volta in volta da poeti Minore Vegni, Giocondo Storai e Umberto Lozzi. Nel 1982 fu organizzato un raduno delle squadre maggerine al campo sportivo di Braccagni.

Dopo una breve pausa alla fine degli anni ’80, nel 1991 il Maggio ripartì più vigoroso che mai. Nello stesso anno per volontà della squadra, nacque un giornale paesano molto sentito dagli abitanti chiamato “La Sentinella del Braccagni” ed anche il raduno ufficiale al Campo alla Fiera di Braccagni il giorno del 1 maggio che ancora oggi riscuote grande successo. A suonare la fisarmonica furono chiamati Fabrizio Vecchiarelli e Andrea Ciacci, i poeti furono Sergio Rubegni e Minore Vegni. L’anno successivo l’ingresso del fisarmonicista Maurilio Boni che data l’esperienza sopra citata era destinato ad avere un ruolo di riferimento all’interno della squadra. Della prima metà degli anni novanta è l’ingresso di Alessandro Cellini che nella squadra per alcuni anni riveste la figura di cantore e poeta; con lui inizia a cantare ancora in età di asilo il piccolo Francesco, tutti credevano nelle doti evidentemente ereditate dal padre cosi intorno ai dieci anni iniziò a ricoprire il ruolo di alberaio spronato anche dalla presenza di un altro giovanissimo passionista dell.ottava rima, Enrico Rustici.

Oggi, all’età di diciassette anni, Francesco Cellini è il poeta della squadra di Braccagni.

Visualizzate le foto della Festa del Maggio 2008 su

http://www.maggerini.it/foto_varie/fotofesta2008/picture_default.htm

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