I monumenti del Mazzo

Il monumento al badilante

Il monumento al badilante

 

 

Un enorme simbolo fallico si staglia ormai incombente, irriverente e impudente sulla (pubblica) via per la stazione a enorme et imminente periglio a occhi per le giovini menti e creature
 
vorrei in questo momento ave’ lo dono dalla sacra musa pe dare forza e garbo a li pensieri mii con giusta cura

la dove figaro nostrano attese invano
acchè lo monumento a lo caduto fosse data mano
giace ‘na cosa strana da la capoccia tonda
sacrario pe’ lo piscio umano pare acconcia
invece che alla memoria si corpo conta
così che gente gode come tonta
 
testa di minchia l’appellai di schianto
mi misi a ride pe’ no scoppiare in pianto
tutta rotonda avea la cappella
e d’essa si facea mostrare così bella
e ora forse pe’ la legge a contrappasso
ti spunta testa quadra quasi a….Mazzo

a metà circa della via pe la stazione
ti spunta questo coso come no testone
dalle sembianze e lo progetto strano
un si capisce se ci’ha ‘il capo e n’dove è l’ano
amorfo coso indefinito e senza muso
gli manca di sicuro gli occhi e pure il culo

pe questo mi sovviene la multipla seicento
che avea però le curve e un certo movimento
da uno confuso citto con il LEGO sembra sia fatta
c’è già qualcuno che l’ha chiamata CASAMATTA
ogni mattina vedo tristo novo cambiamento
l’ultima volta son spuntate le palpebre sul tetto

mi sembra di ave letto che è una casa eco
io mi domando chi ha mai fatto questo coso così bieco
pe’ ‘na supposta storia d’orrendo impatto ambientale
noi semo stati boni a un fa fa lo soprapasso si letale
e poi ci becchiamo zitti zitti questi cosi così orrendi
chiudendo gli occhi e digrignando in bocca i nostri denti

ammazza quante incazzature sempre mi piglio
eppure c’è gente che sta bona e un batte ciglio
anzi dirò che pure queste quattro righe
po darsi che un siano rose e manco spighe
alla dimanda d’ospitalità richiesta
di esse messe in pubblica finestra

mi fan notare che lo coso  immondo
proviene da si banca di maremma il mondo
notoriamente generosa e sempre assai disposta
pronta sponsorizzatrice locale cosa proposta
capisco che allo slogan diversa si vole presentare
ma così come ‘un è possibile un’alba da comprare

cert’altre cose è invece azzardo l’acquisire
la parola tua di dire o non far dire
segno di spirito è l’altrui critica accettare
o almeno un po’ soffrire e sopportare
lo spirito e il pensare non lo ferma niente
io provo a di’ quello che penso alla mi gente

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RSSNumero commenti (108)

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  1. Pace e Bene scrive:

    Il monumento al badilante è veramente apprezzabile ed è giusto che sia imponente e visibile in un punto dove tanti badilanti hanno versato fatiche e sudore per bonificare la nostra terra così brulla. oggi è una bellissima provincia valorizzata dalla sua natura, vivibile proprio per quella bonifica voluta ed effettuata dall’uomo. Il monumento mi fa accapponare la pelle solo perchè penso al lavoro duro di quella gente, oggi siamo abituati a delegare agli immigrati i lavori più umili e duri, tanto tempo fa anche i nostri nonni e genitori erano immigrati, ma perchè provenienti da regioni e città limitrofe. Riflettiamo quando guardiamo quel monumento! noi siamo stati fortunati a trovare questo canale detto Diversivo, anche se molti di noi non sanno neppure cosa sia! qualcuno del Gruppo Tradizioni popolari potrebbe illustrarlo! la cultura non fa mai male! grazie. Pace e Bene

  2. redazione scrive:

    Per quanto riguarda il Badilante, gli ho fatto la foto il giorno stesso dell’inaugurazione: onestamente mi lascia perplesso. Lo riguarderò meglio anche alla luce di quanto detto.

    Frugando in archivio ho trovato questo pezzo pubblicato nella Sentinella di Dicembre 2004. Credo che anche questo può aggiungere un tassello alle nostre discussioni.

    Il 15 novembre 2004 il Consiglio Comunale ha adottato, con voto a maggioranza, il Piano Strutturale, lo strumento di programmazione e gestione del territorio comunale che, al termine del suo cammino procedurale, sostituirà il Piano Regolatore operante dal 1996.
    Se l’atto consiliare di novembre è la prima tappa di un itinerario che si concluderà dopo la fase delle osservazioni, con l’approvazione e la contestuale elaborazione del Regolamento Urbanistico, la deliberazione adottata è di rilievo dal momento che con essa si permette di attuare le previsioni del vigente piano regolatore non realizzate, purchè confermate dallo stesso Piano Strutturale, diversamente le stesse sono da considerarsi cancellate e, pertanto, non più realizzabili.
    Nella prima parte dello scritto indico cosa, nell’ambito del territorio della circoscrizione, il Piano Strutturale conferma o cassa; nella seconda parte, delineo cosa lo strumento urbanistico prevede.
    1 -
    Per quanto riguarda il paese di Montepescali è ribadita la previsione già contenuta nella vigente normativa relativa ai centri storici minori di Batignano, Istia, Montepescali, ad eccezione della zona PEEP, individuata all’ingresso della frazione, previsione che, pertanto, non è più attuabile.
    Sono confermate, poi, le previsioni della variante al Piano Regolatore, adottate nel 2000, per il Territorio Aperto, che riguarda la zona degli Acquisti, Barbaruta, Madonnino, Vallerotana, con la esclusione di ciò che il Piano Conoscitivo identifica come “invarianti strutturali” – con tale termine sono indicati quegli elementi fisici del territorio che debbono essere conservati, pena effetti negativi che potrebbero determinarsi sullo stesso, dal rischio idraulico, alla perdita di valori storico/naturalistici, alla salinizzazione delle falde acquifere.
    Per Bracacgni sono confermate le previsioni insediative residenziali, sia pubbliche che private, e quelle relative al Piano degli Insediamenti Produttivi, già proprie della normativa vigente, mentre sono stralciate quelle dell’intervento turistico- ricettivo in località podere Guadalupe, del polo agroalimentare e di quello intermodale.
    E’ da precisare, però, che queste ultime previsioni, come vedremo, sono recuperate dal Piano Strutturale, sia pure in diversa localizzazione e con variata modalità.
    2-
    Per Montepescali, centro storico che “ha mantenuto integro il suo impianto medievale” rappresentando con ciò un’invariante strutturale, il Piano si pone l’obiettivo, di valorizzarlo quale “porta” del sistema del parco delle aree boscate comprese nell’areale di MonteLeoni.
    In tale ottica, pur non prevedendosi nuove edificazioni nel paese, si ammette il potenziamento e l’ampliamento degli attuali impianti e attrezzature pubbliche, ubicate nel territorio aperto e, relativamente al patrimonio edilizio esistente, attraverso la normativa di dettaglio da specificarsi nel Regolamenteo Urbanistico, potranno prevedersi incrementi di volumetria anche per finalità ricettive.
    Braccagni – il Piano Strutturale ribadisce il ruolo che la frazione “riveste a livello provinciale, riaffermando la localizzazione di alcune importanti infrastrutture e introducendo delle nuove.
    In tale prospettiva conferma il sito del Madonnino come polo fieristico e centro agricolo produttivo e , prendendo atto che il comune di Roccastrada nella stessa area ha individuato un insediamento produttivo di ampia dimensione, vi trasferisce il polo agroalimentare che, il piano ancora in vigore, individua lungo la via Sticcianese presso Casa all’Orto.
    A Casetta Grottanelli, invece, si prevede l’insediamento del Consorzio Agrario Provinciale “ammettendo funzioni direzionale, di stoccaggio e deposito, artigianali e commerciali, per una superficie lorda pavimentabile di 20 mila mq, comprensivo del riuso del patrimonio edilizio esistente”.
    All’interno del centro abitato si individua, a nord, l’ampliamento dell’insediamento produttivo esistente includendo, a tale destinazione, l’area ricompresa tra i due tracciati dell’Aurelia; a sud, l’adeguamento della stazione ferroviaria sia per il trasferimento dello scalo merci di Grosseto sia in prospettiva di una riorganizzazione dei servizi ferroviari giornalieri con Siena; nell’area di frangia, quale ricucitura con il nucleo residenziale esistente e in fase di realizzazione, è consentito un intervento di edilizia residenziale per 25 alloggi privati e altrettanti pubblici.
    Nell’area ricompresa tra il tracciato dell’elettrodotto, la ferrovia e il nuovo attraversamento ferroviario di via Malenchini, è previsto un intervento di edilizia residenziale per 20 alloggi privati ed altrettanti pubblici.
    E’, infine, autorizzata l’edificazione di un albergo per 100 posti letto in adiacenza degli impianti sportivi, per i quali si “prevede potenziamento”.
    Territorio Aperto
    Si confermano i centri agricoli di Barbaruta e Vallerotana; per il primo, dando priorità al riuso del patrimonio esistente, attraverso “incrementi di volumetria di ricucitura”, si ammette la riqualificazione del nucleo agricolo.
    Per il secondo – Vallerotana – è consentito il potenziamento dello stesso con volumi da destinarsi a magazzini e laboratori di trasformazione prodotti agricoli.
    Si individua, infine, il “Parco per la fruizione delle aree boscate del sistema Batignano- Montepescali-Monte Leoni) con “soste attrezzate dotate di modeste volumetrie di servizi e, attraverso il riuso del patrimonio edilizio esistente la realizzazione di strutture ricettivo-alberghiere.
    In tale visione i centri di Batignano e Montepescali, all’interno del loro tessuto storico”, avranno la funzione di organizzare i servizi funzionali all’uso ricreativo-culturale del sistema boscato, ricco di emergenze storico-naturalistico-monumentali”.
    Pochè il Piano Strutturale, una volta adottato e pubblicato, potrà essere oggetto di osservazioni, preliminari alla sua approvazione, reputo che sia opportuno che le sue previsioni siano oggetto di analisi, anche critica, con l’obiettivo che i residenti della circoscrizione, in quanto singoli e il Consiglio Circoscrizionale, come organo istituzionale, possano esprimersi in maniera formale avanzando le proprie considerazioni all’ufficio gestione del territorio del comune di Grosseto, tenendo presente che le medesime osservazioni vanno presentate entro la fine del mese di gennaio 2005.

  3. Carlo Vellutini scrive:

    Ritorno a scrivere dopo qualche giorno e vedo che i nostri monumenti aumentano. Sul Badilante del Diversivo devo dire una cosa: non mi piace. Ma questo è come sempre molto soggettivo. Credo però che ogni artista si immagini una cosa e la rappresenti come se la è figurata in mente. Dunque anche sui nostri lavori che furono si può ragionare in più modi. Anche io pensando ai badilanti, ai fossi, alla malaria ed alle paludi, darei un’immagine di sicuro amara di questa professione di gente spesso sfruttata come lo sono oggi tante persone nel Terzo Mondo. Però c’è chi ancora pensa ad una Maremma genuina, verace, ed allora ecco che il badilante diventa un simbolo, quasi un’eroe di un mondo che fu. E allora lo si può immaginare – con un certa superficialità- e come fanno in tanti come una persona felice del suo lavoro.

  4. Biadone scrive:

    Leggendo la lettera del signor Villon mi viene da pensare che non conosca la maremma e la sua storia o che non abbia memoria.
    La risposta è tutta in una sua stessa frase “Mi ha fatto impressione. Io lavoro dodici ore al giorno e faccio migliaia di chilometri all’anno: ma il lavoro non può avere quell’immagine così tragica.”
    Tombola!! Il fatto che faccia impressione significa che l’artista ha colto nel segno, e ha trasmesso all’osservatore tutta la drammaticità di quel lavoro. Per non dimenticare!
    Il signor Villon faceva meglio a documentarsi prima di scrivere, ma forse gli interessava solo fare polemica politica, sulla quale sorvolo.
    Se mancasse del materiale sulle bonifiche lo invito a visitare questo sito (www.provincia.grosseto.it/cultura/bonifica/inizio.htm), dal quale estraggo dal testo di Vanessa Roghi, “La terra parla da sola”: “I badilanti spalavano via la terra delle colmate, distribuendola intorno ai canali. Arrivavano da vicino e da lontano, li chiamavano “buzzi verdi”, dall’Amiata e dall’Aquila, per guadagnare un po’ di soldi e tornare a casa il più delle volte con la malaria. C’era un detto nella montagna, che chi partiva per la Maremma diceva “Vo’ in Maremma”, tutto contento e al ritorno non aveva neanche il fiato per dire “So’ stato in Maremma”.”

    Dodici ore di lavoro e dopo freschi come una rosa! Scusate ma mi sono indignato, perchè questa è anche mancanza di ripetto per chi ha reso possibile la vita in questi luoghi, e se ora la strada per andare alla zona artigianale passa dentro il diversivo è grazie al sudore e al sangue di questa gente, che ha tutto il mio rispetto e riconoscenza.
    Fidanzi, urge replicare la rassegna cinematografica “La Maremma per immagini” e invitare chi ha perso la memoria.

  5. pizzicato scrive:

    senti, non per cità qualcuno, ne per riferimmi a qualcun altro, o per dare e riconoscere meriti come sfacciatamente fa sto vecchio girino…. però io dico….
    ma sto sito nuovo un lo si potrebbe chiamà “MAREMMA INTREMOTITA” ?

  6. pizzicato scrive:

    Sai Roberto, queste parole te le devi mandare al giornale, perchè la gente che ha letto la lettera di Villon deve poterle leggerle,….. per me le tue sono le parole giuste, dette con serenità, che starebbero bene scolpite ai piedi di quella statua.

    In più leggendoti ho compreso meglio che delle volte l’arte non necessariamente deve piacere, forse deve anche dispiacere per far capire quello che ha da dire. Grazie.

  7. il vecchissimo girino scrive:

    questa me la piglio giusto pe fa 100

    gia, se qualcuno un mi brucia sul nastro d’arrivo, questo sarà il 100° commento al blog “I Monumenti del Mazzo”

    chi l’avrebbe mai detto?

    Io per esempio: basta chiedere al Fida. Va be che spesso mi piace esse un incrocio fra un guascone e un ottimista a tutti i costi, ma se proprio un ci credevo, quantomeno credevo che fosse possibile.

    E’ chiaro che il primo intervento non si fa mai per avere successo, si fa perchè la cosa la senti.

    Io la sentivo ed esordii con il pezzo che poi la Redazione nomò “Guerrino”

    ma a quell’intervento non si mosse foglia; e si che secondo me ce n’era di roba da commenta: niente

    al che dissi al Fida: ma qui se un ci metti un pò di pementa in culo il galletto mica salta, e gli mandai la mia indegna prosa rimata, che però aveva il merito di essere assai da me SENTITA e ci’aveva pura un pò di birra in corpo………….

    non la postai, la mandai al Fisa, tanto, pensai, questa un me la pubblica

    dopo un pò di giorni vado sul blogghe a vede che c’è e un ti ci trovo il pezzo mio in rima, nomato appunto “I Monumenti del Mazzo” perchè se avessi scritto “I monumenti del Cazzo”, col C..iuffolo che il nostro me li pubblicava

    e allora:

    W il Fida e chi di lui si fida

    e ora con il nuovo sito, avanti popolo (del blog e del paese)

    per ora se si vole ave’ na piazza tutta nostra a Braccagni, e questa

    il Fida ce l’ha data e guai a chi ce la tocca

    gra gra gra

  8. Roberto Spadi scrive:

    Il mì babbo è stato un badilante, ci sono delle foto in cui stento a riconoscerlo, secco secco lungo lungo ( lo chiamavano “il lungo”) abbronzatissimo quasi bruciato, ha sempre detto che fra il badilante e il minatore ‘un sapeva che sceglie come peggio mestiere.
    Il monumento lo descrive perfettamente, credo che non fosse divertente nemmeno fare le nette dei canali durante l’inverno immersi a mezz’acqua a tagliare la cannuccia con la vanga.
    Quando ero già grandicello e potevo esprimere un’opinione, lo prendevo in giro quando riguardava le foto della bonifica con centinaia di persone a lavorare con pale e carrette e tavoloni, tutti magrissimi tranne un paio che in genere stavano in posa al centro della foto; si trattava sempre del “giometrino” o dell’ INGEGNERE, e io gli dicevo: ” a voi il colesterolo ‘un vi dava noia!” e lui sorrideva un pò amaro…

  9. pizzicato scrive:

    ГУЛАГ = gulag

  10. La Redazione scrive:

    Se facciamo un sondaggio sono convinto che ci troviamo tutti d’accordo e nessuno neghi un monumento al Badilante.
    Ma quel monumento….

  11. il vecchissimo girino scrive:

    Dal Pizzicato qui sopra:
    …………….
    “Questo amico infatti si scorda che fino a pochi decenni addietro in maremma gli argini si facevano col sudore, la pala e le carriole….. e questo mentre in russia c’erano già i trattori le ruspe e gli scavatori… ovviamente anche i ГУЛАГ guai a scordarcelo; ma evidentemente questo nostro concittadino ha qualche cosa da recriminare sulla russia comunista più che sul monumento; e su questo secondo aspetto della sua lamentela posso trovarmi d’accordo.”
    ……………

    Ma vah!

    Se qualcuno poteva sospetta che questo blogghe non fosse uno strumento istruttivo, eccolo accontentato: ora si sa che pochi decenni fa in russia c’ereno già i trattori, le ruspe e gli escavatori, e questo MENTRE DA NOI IN MAREMMA, gli argini si facevano col sudore, la pala e le carriole…….

    Ma vah! E da noi quando sarebbero arrivati questi portentosi ritrovati tecnologici?
    E che vor ГУЛАГ? io co st’alfabeto un ci’ho grande dimestichezza, ma a occhio e croce mi sa di sovietico e di Fiat…

    Una bella pagina di storia da riscrivere. Per me. Cara redazione, avevi ragione, s’impara sempre, e da tutti: per la serie “non è mai troppo tardi”

    Una cosa sto blogghe c’e l’ha e spero la mantenga: oltre a esse di molto istruttiva mi pare che abbi anche una sottile(?) vena umoristica, veramente invidiabile.

    Triplo
    gragragra

  12. pizzicato scrive:

    bella la libertà di espressione, ognuno dice quello che gli pare a ruota libera, peccato però che tale libertà sia una vera e propria arma a doppio taglio, uno dice la sua e così facendo parla un po di se stesso.

    Questo amico infatti si scorda che fino a pochi decenni addietro in maremma gli argini si facevano col sudore, la pala e le carriole….. e questo mentre in russia c’erano già i trattori le ruspe e gli scavatori… ovviamente anche i ГУЛАГ guai a scordarcelo; ma evidentemente questo nostro concittadino ha qualche cosa da recriminare sulla russia comunista più che sul monumento; e su questo secondo aspetto della sua lamentela posso trovarmi daccordo.

    Però spero anche che le dodici ore al giorno gli vengano debitamente pagate e i contributi versati, perchè un tal ritmo di lavoro è massacrante, milioni di persone in tutto il mondo hanno lottato per avere il diritto di lavorare otto ore al giorno; questo avveniva già più di un secolo addietro praticamente quando i badilanti costruivano gli argini della bonifica con le pale…. ops… che strano, quelli che lavoravano con le pale volevano lavorare solo otto ore al giorno, che lavativi……, e gli hanno fatto pure il monumento….!!! che disgrazia.

    Se invece oggi uno lavora dodici ore devo desumere che ci trviamo di fronte ad un nuovo sfruttato dal sistema lavoro? Oppure da uno stakanovista in stile sovietico?… oppure non so, ognuno pensi quello che vuole.

    A me piac Silos Labini quando riprendendo un vecchio concetto Gramsciano dice che i nuovi sottoproletari sono i colletti bianchi perchè non sanno il ruolo che hanno nella società, non conoscono il perchè e percome vengono usati e sfruttati, non hanno coscienza del mondo che li usa e sfrutta.

    Tornando all’arte, dal punto di vista estetico quel monumento non piace nemmeno a me, però non condivido per niente tutto il resto della critica, ben vengano monumenti che parlano dei più umili , parlano della mia gente e di quello che in fondo vorrei essere anche io quando non ci sarò più, nella memoria di mia figlia.

    Ma soprattutto lavrare dodici ore al giorno fa male alla salute, oltre che alla propria coscienza, e aiuta a scordare il passato, non da il tempo per leggere e studiare, di stare con gli altri, di leggere e scrivere su un blogghe come questo, non ci permette dedicarsi al proprio io, alla cura di se stessi, alla cura delle cose di tutti, anche se purtroppo a me capita qualche volta.

    Ma non me ne vanto per niente e penso, quando accade, che faccio un grave torto a me stesso e a chi ha dato la vita in passato per una società dove si potesse lavorare, riposare e avere una vita privata, otto ore, otto ore e otto ore appunto (e ora ditemi che sono socialista e vi mando tutti a badilar per l’argine della bruna).

    E se poi uno è obbligato a lavorare dodici ore al giorno, ha poco da parlar male della russia di un tempo, vuol dire che quella russia è in parte anche qui, poveri noi.

  13. La Redazione scrive:

    Non vorrei divagare, ma oggi sul Tirreno c’è la lettera di tal Marcello Villon a proposito del monumento al badilante. E’ quello che venendo da Grosseto verso Braccagni si vede dove una volta c’era il Diversivo.
    Dice:
    Titolo: il badilante: Triste e cupo. A me non piace.
    Vengo spesso in città per lavoro e ieri ho trovato una novità ad aspettarmi: un monumento di un operaio con una pala alto diversi metri, di metallo scuro. E’ pratiacmente all’ingresso della strada per andare nell’area industriale, dove io mi reco per lavoro.
    Mi ha fatto impressione. Io lavoro dodici ore al giorno e faccio migliaia di chilometri all’anno: ma il lavoro non può avere quell’immagine così tragica. Mi sono detto: se vi piace rappresentarvi così, è una scelta vostra. Ma la realtà è un’altra. L’Unione Sovietica è finita.
    Marcello Villon

    Non si tratterà per caso di un Monumento del Mazzo?

  14. pizzicato scrive:

    Biadone ha opportunamente citato la Legge 354/98 che da alle ferrovie grandi poteri per eliminare i passaggi a livello, ma questa legge non da il potere assoluto di chiudere una strada come da molti paventato, ci sono dei vincoli anche per le ferrovie.

    Ad oggi non c’è il pericolo che possano chiudere il passaggio a livello, mi pare invece che siccome il cavalcaferrovia sarebbe illegittim per sentenza del TAR, che non ci sarebbero soldi per il sottopasso….. allora la ffss secondo questa legge sono obbligate a rendere più sicuro il passaggio a livello attuale… solo questo…
    casomai dovremmo chiederci se l’aver portato il controllo delle sbrre a pisa risponda a questo criterio di maggior sicurezza oppure come dissi a suo tempo, questo non ha creato solo una situazione di maggior disagio e anche minor sicurezza… se qualche cosa non funziona, prima di poterlo dire a pisa… il treno passa ….. se qualche cosa non funziona, pima di poterlo dire a pisa… le macchine mettono loe radici sulla strada al passaggio a livello…. ricordiamoci che maggior sicurezza vale anche per la strada, non solo per i treni, e una strada sicura è quella dove si può liberamente transitare…..
    mi sa che bsognerebbe cambiare mira per gli strali…. non sono quelli che vogliono il sottopasso che mettono a rischio la viabilità di braccagni… la legge è chiara, come è chiaro che le ffss non hanno nessun diritto di chiudere arbitrariamente il passaggio a livello allo stato attuale delle cose.

  15. pizzicato scrive:

    alcuni dati tecnici rilevati dal satellite:

    Il sottopasso di follonica vicino alla stazione, si trova a circa 400 metri dal mare, dove è stato realizzato il piano di campagna è di 6 metri sopra il livello del mare, la larghezza del sottopasso è di circa 30 metri, da registrare che a Follonica di sottopassi ce ne sono altri, evidentemente i soldi sono finiti tutti li?

    all’albinia il passaggio a livello che la divide in due è largo meno di 8 metri perchè ci sono solo due binari, però il suo piano di campagna è 3 metri soltanto sopra il livello del mare che si trova a circa un chilometro e mezzo, mentre il fiume è a circa 500 metri, mi sembra che con questi numeri il rischio idrogeologico sia reale.

    a braccagni invece la situazione idrogeologica è migliore, il posto dove dovrebbe venire il sottopasso è 12 metri sopra il livello del mare, mentre la falda freatica sembra leggermente al di sotto, circa 14-16 (dati assunti da chi a distanza dmeno di 500 metri a i pozzi per irrigare i campi a valle, quindi abbastanza attendibili).
    C’è poi da dire che la larghezza del sottopasso sarebbe esattamente come quello di follonica, 30 metri, con il vantaggio che però qui non solo si collegano due zone di possibile espansione di braccagni, perchè il ‘sotto le sbarre’ di braccagni, tale dovrebbe e potrebbe diventare…..
    anche per dare una risposta più democratica alle mire di ‘costruzione edilizia’ che altrimenti sarebbero riservato solo ad un soggetto,
    ma si collegano due strade cruciali per la viabilità interna ed esterna, tra cui una provinciale trafficata.

    allora i conti non tornano, perchè si continua a parlare di falde freatiche? perchè di dimenzioni del sottopasso? A follonica è largo 30 metri, ne chiediamo uno eguale, si dice che a braccagni la falda è troppo bassa? ma se è a non meno di 12 metri mentre a follonica è a sei?…

    ma a braccagni c’è di più, c’è un vincolo paesaggistico e anche storico, i terreni della striscia che costeggia la strada delle gerlette che affianca la ferrovia, sono sotto vincolo, così pure i terreni dalla parte della stazione vecchia, ovvero tutte le strisce di terreno a destra e a manca del luogo dove si cuol costruire il cavalcaferrovia….

    ma guarda un pò… terreni dove non è stata mai trovata una moneta o un niente di niente, sono sotto vincolo, mentre altri terreni vicini no…. la cosa mi ha sempre incuriosito e chissà che in vecchiaia non approfondisca le pratiche che hanno portato a questi vincoli, cercando di risalire dove esattamente sono state fatte le scoperte archeologiche, trovati reperti;

    che guaio queste cose fatte ‘all’italiana’….

    però ora tornano utili… vedi un po…!!! impediscono di fare un’altra offesa al nostro territorio.

    ora mi zitto perchè ho già parlato troppo.

    ps : per chi volesse verificare quello che ho detto può farlo semplicemente con google heart, o chiedendo al moderatore di mettere on-line le foto satellitari (che gli ho spedito per questa occorrenza) dei luoghi da me citati con tanto di misure , distnze e altimetrie evidenziate, non da me ma dal satellite americano e dal software di google , uno strumento abbastanza attendibile anche nella sua versione non professionale.

  16. Biadone scrive:

    Il progetto che citi è un tantino più complesso rispetto a Braccagni, infatti serve a collegare l’aurelia con la 74, evitando il centro di albinia e il P.L., con una variante esterna all’abitato, per intendersi assomiglia al viadotto che gira intorno a Grosseto (su scala ridotta ovviamente). Non a caso nel centro abitato viene adottata la soluzione del sottopasso (e a quella mi riferivo), anche se solo ciclabile. Inoltre siamo a 100 metri dall’argine dell’Albegna c’è la quattro corsie e la linea ferroviaria o che sottopasso ci veniva … un traforo!
    Saluti girino e vai “slow”

  17. il vecchissimo girino scrive:

    ciao Biada,

    solo per segnalarti una precisazione: non è esatto quello che dici circa:

    “che sul tratto maremmano in presenza dei centri abitati, per la soppressione dei P.L., è sempre stata scelta la soluzione del sottopasso (Follonica, Scarlino Scalo, Rispescia, Alberese, La Torba, ecc.), perchè per Braccagni c’è questo “accanimento” sul sovrappasso? E’ solo una questione di rischio idraulico? Non mi pare che le altre zone ne siano prive!”

    infatti all’Albinia, anche lei a quota basa sul l.m., e simile per altri aspetti a Braccagni, hanno adottato la soluzione del cavalcavia

    vedi l’articolo del tIRRENO 2.11.2007:

    “VIABILITÀ-TRASPORTI

    Togliere le sbarre costerà 20 milioni
    #Cavalcavia e sottopasso per eliminare il passaggio a livello ad Albinia

    ALBINIA. Va avanti il piano di realizzazione della variante alla strada 74, “Maremmana”, che prevede la costruzione di un cavalcavia necessario al fine di chiudere il passaggio a livello di Albinia, dando comunque una risposta alla viabilità di mezzi pesanti e non.
    L’assessore all’urbanistica, Rolando Di Vincenzo, spiega a che punto è l’iter burocratico per la realizzazione dell’opera.5
    «Il progetto oggetto di questa variante è nato quando le Ferrovie decisero di sopprimere il passaggio a livello di Albinia, proponendo in modo informale di realizzare, al posto del passaggio, un sottopasso per mezzi pesanti e automobili».
    L’Amministrazione Comunale, viste le conseguenze negative della chiusura degli altri passaggi, commissionò un progetto dal quale emerse che la soluzione migliore al problema consistesse nel costruire un anello per la viabilità extra urbana, che collegasse la 74 direttamente con l’Aurelia, senza attraversare il centro abitato di Albinia.
    «Il transito di mezzi pesanti – continua l’assessore – avrebbe penalizzato notevolmente la qualità della vita dei cittadini, quindi l’accesso all’abitato di Albinia dalla “Maremmana” verrà effettuato con la realizzazione di un sottopassaggio pedonale, ciclabile e per automobili».
    La soluzione al problema era lunga e difficile, perciò l’Amministrazione comunale sottopose le proprie ipotesi alla Provincia, che le sostenne e insieme con Fs, Anas, disponibile a fornire la maggior parte delle risorse necessarie all’opera, e Regione Toscana, iniziò l’iter per progettare la variante in via definitiva.
    In corso d’opera il progetto preliminare dell’ente locale ha subito qualche modifica: «Per il traffico dei mezzi pesanti, per il quale era previsto un sottopasso – continua Di Vicenzo – oggi è previsto un cavalcavia. Altre modifiche, queste sicuramente migliorative, una delle quali già realizzata, come il sottopasso ciclabile e pedonale che da Albinia attraversa l’Aurelia verso la Laguna, sono: un collegamento del centro abitato, tramite passaggio ciclabile e pedonale, con la strada provinciale di Giannella fino alle “Saline” e un sottopasso, esclusivamente pedonale, nel luogo dove oggi sorge il passaggio a livello».
    L’opera risulta essere, quindi, piuttosto complessa e impegna gli enti partecipanti per circa 20 milioni di euro «Oggi – conclude l’assessore – è stata già comunicata ufficialmente la pratica di esproprio ai proprietari dei terreni sui quali l’opera verrà realizzata e Fs ne ha richiesto e ottenuto la conformità urbanistica, per procedere nell’iter burocratico fino al bando di gara di appalto».
    Nell’ultima giunta il sindaco Matteoli ha sottolineato che anche altre importanti opere di riqualificazione urbanistica devono essere eseguite nella zona sud del centro abitato della frazione e il primo cittadino valuterà quale dei due interventi potrà essere intrapreso per primo e quindi acquisire priorità in modo tale che non si sovrappongano, ostacolandosi.
    In ogni caso presto l’Albinia inizierà ad avere grandi cambiamenti in tema di viabilità.
    Barbara Uloremi#

    1996-2008 Servizio dell’urp (Programma PHP di Marco Sorresina) – Provincia di Grosseto”

    ciao, Biada,vado di fretta,

    gragragra

  18. Patrizio Galeotti scrive:

    Torno dire che l’inevitabilità della chiusura del passaggio a livello, così come viene diffusa tra la gente, a me sembra solo un argomento senza fondamento giuridico che però serve, volenti o nolenti, per orientare le coscienze e le opinioni, non fondandole su dati certi ed oggettivi, ma cercando di condizionarle ingenerando paure fondate su discorsi del tipo… ‘oddio se non fanno il sopra passo ci chiudono il passaggio a livello e ci dividono il paese in due’……

    Una strada provinciale che da sempre è arteria di comunicazione tra Braccagni, la sua campagna e il suo cimitero, oltre che con una zona abitata ormai consistente come lo è quella al di la delle sbarre, non si interrompe senza prevedere nelle IMMEDIATE vicinanze una alternativa che non sia altrettanto utile e che non abbia troppe difficoltà per la gente.

    La legge che hai citato non dice che le ferrovie devono per forza, ne che possono chiudere il passaggio a livello così di punto in bianco e arbitrariamente; non concede nessun diritto di chiudere un passaggio a livello così come viene paventato senza cioè alternativa adeguata.

    Te ne ringrazio per averla citata così iniziamo a discutere di cose concrete.

    Intanto la gente deve sapere che in sede locale sia destra che sinistra hanno espresso preferenza per il sottopasso, per farsene una idea leggere questo articolo:
    http://www.provincia.grosseto.it/pages/notizia.jsp?anno=2002&mese=10&idNotizia=2391
    e quindi non si spiega ora questa contrapposizione se non nell’ottica che sopra ho detto.

    Per tonare alle cose serie, la legge che citi recita testualmente:

    ” Articolo 1
    1. La “Ferrovie dello Stato S.p.a.”, è autorizzata a predisporre ed eseguire, nel periodo 1998-2000, un piano triennale di soppressione di passaggi a livello, privilegiando i principali itinerari internazionali e nazionali e gli ambiti dei principali nodi e stazioni, nonché le linee regionali di particolare rilevanza, nel limite massimo del 10 per cento delle risorse, mediante costruzione di idonei manufatti sostitutivi o deviazioni stradali, o di miglioramento delle condizioni di esercizio di passaggi a livello non eliminabili. Il piano triennale è inviato alle Camere perché sia trasmesso alle competenti commissioni parlamentari.
    2. Il piano di cui al comma 1 deve essere formulato in coerenza con gli altri progetti di ammodernamento, tenuto conto comunque dei seguenti criteri di priorità:
    a) velocità e frequenza dei convogli ferroviari;
    b) volume medio giornaliero del traffico stradale veicolare;
    c) numero dei binari posti in corrispondenza dell’attraversamento;
    d) passaggi in aree urbane e metropolitane ad alta densità abitativa e di traffico locale;
    e) incidentalità storica del passaggio a livello. ……….”

    Art. 2.
    1. La localizzazione delle opere di cui all’articolo 1 della presente legge, anche in difformità dalle prescrizioni e dai vincoli delle norme e dei piani urbanistici ed edilizi, fatta salva la normativa in materia paesaggistica ed ambientale, di beni archeologici e storico-architettonici e in materia sanitaria e della sicurezza, è disposta, ai sensi dell’articolo 10 del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, e dell’articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come da ultimo modificato dall’articolo 17 della legge 15 maggio 1997, n. 127, d’intesa con le regioni interessate e gli enti locali nel cui territorio ricadono le opere stesse. Per l’approvazione di progetti che comportino ristrutturazioni complesse della rete viaria e un cofinanziamento da parte di regioni ed enti locali è possibile altresì avvalersi dello strumento dell’accordo di programma di cui alla legge 8 giugno 1990, n. 142, e successive modificazioni ed integrazioni. Per i passaggi a livello delle strade private sono applicabili le disposizioni della legge 29 maggio 1969, n. 315, e le relative norme di esecuzione.
    2. Il progetto di soppressione dei passaggi a livello interessanti gli itinerari regionali viene approvato con decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione d’intesa con le regioni, i comuni e le province interessate. ”

    La legge quindi non parla di mera soppressione di passaggi a livello, ma dice che per sopprimerli occorre rispettare “la normativa in materia paesaggistica ed ambientale, di beni archeologici e storico-architettonici e in materia sanitaria e della sicurezza,…” (cosa che secondo il TAR e anche secondo me il progetto delle ferrovie non rispetta).

    Soprattutto quando questa condizione non permette di costruire il sopra passo, e quando i soldi (ammesso che sia vero) non permettono di costruire il sotto passo, allora si può anche decidere di mantenere il passaggio a livello.

    Però occorre il “ miglioramento delle condizioni di esercizio di passaggi a livello non eliminabili…” (e se non si fa il sotto passo il passaggio di Braccagni è ineliminabile perché non ha alternative valide), cosa che ad oggi non è stata realizzata….. poiché gestire da Pisa invece che da Braccagni senza un metodo di avviso di eventuali guasti o ritardi, vuol dire esporre il passaggio a livello a problemi non immediatamente eliminabili, come quando le sbarre non si aprono…. o tra un treno e l’altro ci sono 10 minuti di tempo.

    Questo crea solo gravi disagi alla pubblica circolazione dei beni e delle persone che ‘cerchiamo di non scordarlo, è un diritto Costituzionale che faremmo bene a non sottacere e a non svendere per vile danaro che non si trova; niente autorizza le FFSS a tenere le sbarre chiuse in quel modo….

    Per me oggi le FFSS andrebbero richiamate, obbligate a chiarire l’incoerenza di un passaggio a livello che sembra non rispecchiare le esigenze della viabilità che pare la legge preveda e tuteli; invece si dicono cose non esatte che fanno il gioco di chi certe cose pare non volerle rispettare.

    Dove è il buon senso, la buona politica in tutto questo?…. E’ forse per le strade di Braccagni in bocca ad un cane, come avrebbe detto mia nonna Adorna?

    Insomma, l’impatto ambientale esiste, è stato riconosciuto sia dalla giunta di centro destra che da quella di sinistra, sia dal comune che dalla provincia, ora anche dal TAR; i problemi idrici non ci sono. E allora viene fuori la storia dei soldi, poi della paura che le FFSS possono chiudere il passaggio a livello e basta…… Ma siamo in un paese normale o nella repubblica delle banane?

    Eppure Braccagni aveva da spendere sul piano delle trattative con le ffss nella conferenza di servizio per riordinare i passaggi a livello, una carta che altri non avevano….. il polo intermodale…. questo andava messo sulla bilancia delle trattative globali, concedere da una parte per ottenere dall’altra.

    E questa carta la si potrebbe ancora giocare….. o forse si vuole solo rompere l’accordo di un polo intermodale a Braccagni perchè ci sono altri siti ‘meglio politicamente rappresentati’ interessati a far naufragare il progetto per avvantaggiarsene?

    Che pensare dunque?…. Mah… Io comunque non mi voglio rassegnare ad avere una muraglia cinese in mezzo al paese perché qualcuno non è stato in grado di portare a termine una trattativa che altri in altri posti hanno fatto senza troppi problemi.

  19. Biadone scrive:

    Sulla “inevitabile” chiusura delle sbarre:
    Le FF.SS. sono autorizzate, con la Legge 354/98, a predisporre ed eseguire un piano triennale di soppressione di passaggi a livello, privilegiando i principali itinerari internazionali e nazionali e gli ambiti dei principali nodi e stazioni.
    Di quel piano, sul territorio maremmano, manca all’appello solo Braccagni e gli interessi per l’alta velocità … corrono veloci (scusate il giochetto).
    Da quì, probabilmente, deriva “l’inevitabile” chiusura, anche perchè le soluzioni alternative sono già state ampiamente evidenziate.
    Un altro aspetto che volevo evidenziare è che sul tratto maremmano in presenza dei centri abitati, per la soppressione dei P.L., è sempre stata scelta la soluzione del sottopasso (Follonica, Scarlino Scalo, Rispescia, Alberese, La Torba, ecc.), perchè per Braccagni c’è questo “accanimento” sul sovrappasso? E’ solo una questione di rischio idraulico? Non mi pare che le altre zone ne siano prive!

  20. Pizzicato scrive:

    Sulla questione sottopasso o cavalcaferrovia, cio sono molte cose interessanti da dire, Persone informate perchè hanno lavorato direttamente alla vicenda ne potrebbero parlare nel blog, penso a Oliva Guicciardini, o a Daniele Saladini, per intanto trovo su internet questo comunicato che vi giro così ognuno se ne fa l’idea che vuole:

    http://www.provincia.grosseto.it/prov_inf/2002/11/2431.htm

    mi colpisce il numero di firmatari, ben 600, cosa straordinaria per Braccagni.
    Vuol forse dire che se qualcuno si prendesse la briga di cercare la gente e coinvolgerla nei problemi del paese, questo risponde?….
    E a chi spetta fare4 questo?…

    La stessa cosa non è accaduta con i sensi unici, può voler dire o che aiu braccagnini sta bene così, o che chi li rappresenta non ha saputo muoversi come coloro che raccolsero 600 firme nel 2002.

  21. Redazione scrive:

    Visto l’interesse suscitato dal pezzo dell’Architetto D’Aquino pubblicato sulla Sentinella del Braccagni del novembre 1994, pubblichiamo l’inizio dell’articolo sempre dell’architetto D’Aquino pubblicato sullo stesso numero “Alla ricerca del Centro” dal titolo “Dateci un piazza”.

    Da un punto di vista urbanistico la cosa più importante che manca a Braccagni è, a nostro avviso, il centro. Non esiste infatti nessun luogo pubblico di ritrovo che possa chiamarsi veramente tale.
    L’ambiente urbano che da secoli risponde nella maniera più completa alle esigenze sociali di aggregazione è la piazza. Nella piazza si ritrovano quotidianamente giovani e anziani; nella piazza si può giocare e discutere; nella piazza si fanno le feste, si balla, si rinnovano le tradizioni; in piazza si possono fare celebrazioni liturgiche; si ascoltano i concerti; si fanno i comizi. La piazza, luogo di ritrovo saltuario per le manifestazioni popolari, è anche un luogo naturale di aggregazione quotidiana.
    Braccagni non hai mai avuto una piazza; al massimo ha avuto piazzali.
    Tutto è stato assoggettato alla logica delle auto. La piazza va contro tale logica: essa rompe il percorso continuo ed individualista del guscio di latta, costringe ad uscire fuori, ad avere un contatto umano con gli altri, a relazionarsi con le persone che misurano insieme a noi i propri passi.
    La piazza deve essere anche un luogo di concentrazione commerciale, perchè diventi un vero polo di attrazione anche per i più svogliati.

  22. pizzicato scrive:

    “….il problema della (inevitabile, caro PIZZICATO) chiusura delle sbarre….”

    perchè inevitabile? Mi sfugge qualce cosa che non so? Aggiornami, per piacere,

    Poi quali opportunità politiche? Io scelgo il sottopaso per ragioni estetiche e di praticità. Le ragioni politiche quali sarebbero?

    Provo a fare una ipotesi:
    si dice che il sottopasso è una carta giocata dai negozianti di via Garibaldini per impedire di rimanere in un ‘cul de sac’ (che si verificherebbe nel caso del cavalcaferrovia; (a parte che io non ho interessi da tutelare in tal senso) può darsi , ma mi chiedo, se questa fosse cosa giusta, dove sta la questione politica?

    Mi pare che le idee politiche di questi negozianti siano differenti da quelle delle amministrazioni che hanno sposato il sottopasso, mi sfugge quindi in questo caso il nesso politico.

    Forse tu sottointendi altro che a me sfugge, allora fammi partecipe e aiutami a capire meglio, perchè sia ciaro, stando le cose come stanno, non avendo amici ne interessi politici da difendere, la mia è una posizione disinteressata.

  23. Roberto Tonini scrive:

    Questo articolo dell’Architetto Marco d’Aquino me l’ero proprio perso. Colpa mia se non l’avevo letto. Peccato perché condivido molte cose della sua lucida e fresca analisi.

    Inizia con

    1. “La prima e più importante risposta è quella che Braccagni è un paese di recente sviluppo; esso raccoglie persone venute un po’ ovunque; mancano le tradizioni, manca un’identità, manca la memoria storica.” (E qui un ci piove, e soprattutto la cura sta solo nel tempo e nella buona cura dei rapporti degli abitanti e del paese……….)

    2. “Esiste, però, una seconda risposta, finora trascurata e poco dibattuta. E’ quella dell’urbanistica del centro abitato. Braccagni, infatti, è un paese nato quasi per caso: esso si è sviluppato lungo uno stradone che univa la stazione con il piccolo abitato lungo l’Aurelia. Le case si sono succedute l’una all’altra affacciate su quest’unico asse, fino all’esaurimento dello spazio disponibile. Il centro del paese pertanto non è la chiesa o il palazzo o il giardino o la piazza commerciale. Il centro del paese è l’asse stradale.
    Lungo l’asse stradale, ma anche nelle strade circostanti le abitazioni sono tutte isolate: ognuna ha il suo lotto, con il piccolo giardino, con l’orto, con l’ingresso indipendente. Questa configurazione, così distribuita nella distanza e così frammentaria, può aver accentuato notevolmente l’individualismo di chi vi abita……………………………………………………………………………………….. Ma ancora di più essa compromette la buona riuscita delle pubbliche manifestazioni.
    Quale può essere lo scenario di una festa popolare? Dove si appendono i festoni? Pe quali vicoli si snoderà la processione? In quali piazze potremo ballare? In quali cantine faremo conoscere i prodotti tipici? Quali lampioni faranno da illuminazione? Purtroppo in un centro abitato che somiglia di più ad una periferia urbana che a un paese, anche le più belle feste sono rovinate dallo squallido scenario urbano.”

    L’architetto termina poi:
    “Viene ovvio da chiedersi a questo punto cosa ci sia da fare. Ovviamente non si può cambiare la configurazione urbanistica del paese. Essa si può migliorare. E questo dipende in massima parte da chi la abita, da un lato con interventi coordinati e di buon gusto nelle singole proprietà, dall’altro facendo leva sulla pubblica amministrazione perchè faccia interventi di riorganizzazione e riqualificazione dell’ambiente urbano.”

    L’analisi risale a circa 14 anni fa, ma non ha perso niente della sua validità.
    Vorrei tuttavia aggiungere due o tre considerazioni.
    Sul primo punto, cioè quello di un paese giovane e senza tradizioni c’è poco da fare, se non avere voglia di “farla la storia” cercando appunto maggiori occasioni d’incontro e vita di in comune. Dove? E s’inizia a girare intorno come il classico cane che si morde la coda…….

    Sul secondo punto, pur concordando sulla “genesi” “del paese che non è mai nato” anche per motivi di urbanistica del centro vorrei aggiungere qualcosa.

    Non è che le case sono venute lungo la via principale della stazione (e poi sulle altre) così spontaneamente e selvaggiamente. Ci sono così venute perché i Piani Regolatori delle varie amministrazioni comunali che si sono via via succedute, in particolare il Piano Regolatore dei primi anni ’70, non hanno previsto altre soluzioni. Niente. Basta andarli a vedere.

    Come giustamente nota l’architetto, Braccagni era un libro bianco, tutto da scrivere, con una solo via centrale e tutto il resto da inventare. Non c’erano particolari situazioni che impedissero certe soluzioni. È vero che c’era già la ferrovia, è vero che c’era già l’Aurelia che ci attraversava, è vero che c’era già l’elettrodotto ad alta tensione ad renderci la vita un po’ più “elettrica”, ma tutti insieme non erano ostacoli alla possibilità di inventarsi e progettare un paese che, come dice un mio amico un queste stanze, ci avesse un capo e pure un culo! E pure un cuore. E pe comincia’ proprio una piazza.

    Quelli più grandicelli ormai lo sanno: come si va su questo argomento sembra che io conosca solo questa canzone, il tormentone della piazza che non c’è e la risposta che mi fu data in pubblica assemblea per la presentazione del piano regolatore.

    Intanto incasso la “solidarietà” di questo amico architetto, che non ho il piacere di conoscere! Anche lui infatti lamenta la mancanza di un centro, di una piazza, di una qualsiasi logica di disegno urbanistico del paese. Non a caso tra la testa e il culo, ci sono pure cuore, stomaco, budelli, e quant’altro! E cioè vie, giardini, parcheggi, centri polivalenti per gli abitanti, impianti sportivi per i due sessi (si sente che ci’ho avute due figliole?)……….

    E ora faccio anch’io un’altra cosa che ha fatto il nostro bravo amico, e cioè,
    fatto il casino, ora che si fa? Che si può fare?

    Un è che si pole sta’ pe l’eternità a di’ guarda che casino che ci’hanno combinato. Inutile di’ che ce lo ricorderemo alle prossime elezioni. Quelle servono ad altre cose.

    Vediamo allora che si può fare. Proposte per esempio, come lui dice ed indica. Proposte concrete e confrontate tra di noi: “da un lato con interventi coordinati e di buon gusto nelle singole proprietà” e poi “facendo leva sulla pubblica amministrazione perchè faccia interventi di riorganizzazione e riqualificazione dell’ambiente urbano”

    Ci sono tuttavia due esempi che non mi danno eccessivo ottimismo in questo senso.

    Uno è per la ragione stessa per cui è nato il post “I MONUMENTI DEL MAZZO”: se questi devono, per esempio, essere gli interventi di buon gusto da parte delle singole proprietà…………

    Il secondo è come è stato affrontato il problema della (inevitabile, caro PIZZICATO) chiusura delle sbarre e quindi la soluzione per ricucire questo strappo al paese. Non entro – per ora – nel merito della scelta cavalcavia o sottopassaggio. Ma noto che per l’ennesima volta si è voluto affrontare il problema in modo emozionale e al servizio di opportunità politiche. La razionalità e la serenità di giudizio, anche se finalizzate a utilità e opportunità di ognuno di noi, delle nostre famiglie e quindi dell’intera comunità, sono proprio optionals nemmeno presi in considerazione.

    Roberto Tonini

  24. Redazione scrive:

    Tratto della Sentinella del Braccagni Alla ricerca del Centro – (novembre 1994)
    Urbanistica e società dell’Architetto Marco d’Aquino

    Molti condivideranno il giudizio che Braccagni è un paese socialmente disunito. E’ un giudizio severo e radicale, ma fondato.
    Nonostante alcuni cittadini si affannino in modi diversi e lodevoli a stimolare nuove iniziative, dibattiti, momenti di incontro, il paese non riesce a sentirsi uno, a condividere gli stessi ideali, a lottare per gli stessi interessi.
    La Sentinella, le varie feste oragnizzate dal Gruppo Tradizioni Popolari, la polisportiva, sono tutte attività, anche di notevole livello, ma che coinvolgono in minima parte la popolazione. Non c’è attivismo neppure su temi importanti come quello delle fognature.
    Ma perchè la popolazione non riesce ad aggregarsi? Perchè non decollano iniziative comuni? Perchè la gente non riesce a coinvolgersi?
    Le risposte a queste domande sono molteplici e complesse.
    La prima e più importante risposta è quella che Braccagni è un paese di recente sviluppo; esso raccoglie persone venute un po’ ovunque; mancano le tradizioni, manca un’identità, manca la memoria storica. E’ un problema ormai noto ma che ocorre tenere sempre presente.
    Esiste, però, una seconda risposta, finora trascurata e poco dibattuta. E’ quella dell’urbanistica del centro abitato. Braccagni, infatti, è un paese nato quasi per caso: esso si è sviluppato lungo uno stradone che univa la stazione con il piccolo abitato lungo l’Aurelia. Le case si sono succedute l’una all’altra affacciate su quest’unico asse, fino all’esaurimento dello spazio disponibile. Il centro del paese pertanto non è la chiesa o il palazzo o il giardino o la piazza commerciale. Il centro del paese è l’asse stradale.
    Lungo l’asse stradale, ma anche nelle strade circostanti le abitazioni sono tutte isolate: ognuna ha il suo lotto, con il piccolo giardino, con l’orto, con l’ingresso indipendente. Questa configurazione, così distribuita nella distanza e così frammentaria, può aver accentuato notevolmente l’individualismo di chi vi abita. Pensate a quanto diversa può essere per certi aspetti la vita in un paese medioevale, dove le abitazioni sono tutte vicine, le azioni quotidiane concentrate in pochi vicoli, dove la mia casa tocca con la tua, la mia corte è la corte del vicino, la mia loggia è riparo per tutti. Allora in quella situazione la mia proprietà non è la mia casetta nel mio lotto di terra, ma la mia abitazione nel mio paese. Non sento mio solo ciò che mi appartiene, ma tutto il contesto urbano nel suo insieme.
    Dunque la forma urbanistica del paese può incidere in qualche maniera nella vita sociale quotidiana dei suoi abitanti.
    Ma ancora di più essa compromette la buona riuscita delle pubbliche manifestazioni.
    Quale può essere lo scenario di una festa popolare? Dove si appendono i festoni? Pe quali vicoli si snoderà la processioen? In quali piazze potremo ballare? In quali cantine faremo conoscere i prodotti tipici? Quali lampioni faranno da illuminazione? Putroppo in un centro abitato che somiglia di più ad una periferia urbana che a un paese, anche le più belle feste sono rovinate dallo squallido scenario urbano.
    Ricordate la Sagra della Polenta? Cosa mancava perchè avesse maggiore successo? Cosa aveva di meno, rispetto alle sagre degli altri paesi? Nulla. Alla festa non mancava nulla.
    Quello che mancava era il paese. Non è un caso che manifestazioni più recenti, come la festa del Maggio e la Mostra Etnografica, che hanno ricercato ambienti diversi da quello urbano, come il Campo della Fiera e la fattoria degli Acquisti, abbiamo otetnuto un successo sensibilmente maggiore.
    Viene ovvio da hidersi a questo punto cosa ci sia da fare. Ovviamente non si può cambiare la configurazione urbanistica del paese. Essa si può migliorare. E questo dipende in massima parte da chi la abita, da un lato con interventi coordinati e di buon gusto nelle singole proprietà, dall’altro facendo leva sulla pubblica amminsitarzione perchè faccia interventi di riorganizzazione e riqualificazione dell’ambiente urbano.

  25. Redazione scrive:

    Lo svilupo urbanistico (con i suoi riflessi sociali) è sempre oggetto di dibattito all’interno della Sentinella. tanto che nel novembre 1994 fu dedicato addirittura un numero della rivista “Alla ricerca del centro”. Pubblichiamo alcuni articoli estrapolati da quel numeo.

    Alla ricerca del centro di Roberto Fidanzi (Sentinella del Braccagni – novembre 1994)

    Non temete. Quello di cui ci stiamo occupando in questo numero non si riferisce certamente all’alternativa tra il polo di destra e quello di sinistra. Niente a che vedere neanche con i Centri Sociali, tornati, a quanto pare, nuovamente di moda. Ma assomiglia di più al testo di quel celebre motivo di Franco Battiato in voga qualche tempo fa, il quale era alla disperata ricerca di “un centro di gravità permanente”. a parte tutto, ma perchè dedicare un numero proprio “alla ricerca del centro”? Semplice. Perchè di qualsiasi cosa noi parleremo, il centro rappresenterà sempre il cuore, il perno, il fulcro. Non so se avete letto quel bellissimo viaggio nei sentimenti che è “Va dove ti porta il cuore” un libro divenuto un best-seller di Susanna Tamaro. Recita testualmente: “La vita non è una corsa, ma un tiro al berasglio: non è il risparmio di tempo che conta, bensì la capacità di trovare un centro”. Ora anche un paese, una comunità, deve avere un centro. Proprio qui sta la questione. Secondo noi chi abita a Braccagni può avere il problema di uscire di casa e di soffrire di agorafobia (scusate la parolina!; ossia come il ritrovarsi in una piazza senza alcove, senza riferimenti, a volte affollata a volte desertica, comunque smarrita di luoghi di identificazione, e che quindi induce allo sconforto o al ripiegamento in casa.
    Braccagni, è risaputo, è latitante di un centro. Si obietterà che non può averlo in qunato paese nato sulla strada. Ma non pensate che la mancanza di una piazza sia un problema solo di spazio fisico, ma ricordiamoci che proprio la piazza è sempre stata considerata l’archetipo fondante della nostra civilità, sin dai tempi della nostra civilità, sin dai tempi dell’antica Grecia. Come spiega l’Architetto Marco d’Aquino, l’impianto urbanistico sul quale si è sviluppato Braccagni, produce inevitabilmente degli effetti sul tessuto connettivo del paese, introducendo con questo ulteriori elelemnti che ci portano a determinare meglio la fisionomia del nostro paese, la sua identità quanto mai sbiadita. Non è un caso quindi che anche la nostra base sociale si presenti quanto mai fragile, malferma, ancora in via di una salda definizione. Anche per questo assistiamo al nascere (e spesso al perire) di tanti organismi e associazioni; al tribolato agire delle varie istituzioni presenti; al formarsi di frammentari punti di ritrovo e di aggregazione (su cui Maurilio Boni ci fornirà easurienti delucidazioni). Il tutto come tante piccole isole in mezzo al mare. Peccato manchi la vocazione all’arcipelago.

  26. Carlo Vellutini scrive:

    Il problema, caro Pizzicato, è sempre di soldi. Il sovrapasso costa decisamente meno che un sottopasso. Le Ferrovie – come già è avventuto a Fonteblanda (tanto per fare un esempio) lo avevano proposto anche per Braccagni dove c’è stata la nota vicenda di fronte al Tar che ha bloccato tutto. Loro a questo punto non hanno alcuna intenzione di proporre il sottovia, la cui differenza dovrebbe accollarsela qualcun altro (il Comune? La Provincia?). A sentire esperti del settore potremmo avere anche un ulteriore rischio. Che le Ferrovie, nell’attesa di una decsione, decidano di chiudere il passaggio a livello (cosa che – mi si dice- potrebbe avvenire nel caso in cui partisse l’alta velocità anche sulla Genova-Roma). Non so se sia realmente possibile ma da qualcuno a volte si sente mormorare questa eventualità. Chiaro che, a livello di impatto, un sottovia sia decisamente molto più bello, ma, mi domando, viste tutte le varie situazioni che esistono o si rischiano, è realmente fattibile? O non ci resta che sorbirsi un nuovo, bel, monumento? Un vecchio assessore (che aveva approvato l’originario sopravia, poi bloccato dalla Provincia) mi disse che per lui era anche una questione di sicurezza, in quanto fare il sottopasso, con il rischio allagamento necessitava anche di utilizzare delle pompe di un certo rilievo che, con l’assenza di energia elettrica – nel caso in cui fosse andata via la luce- sarebbero state inutili. Mi domandava dunque: se un’ambulanza avesse bisogno di passare dall’altra parte e il sottopasso non consentisse di attraversare la ferrovia cosa accadrebbe? Per questo, mi confermò che lui avrebbe avuto forti dubbi nel firmare il progetto del sottopasso…E al momento mi sembra che ce li abbia anche chi è in carica attualmente.

  27. pizzicato scrive:

    leggo ‘costernato’ che:

    “La questione del cavalcaferrovia a sud è solamente -per ora- un’osservazione presentata al piano strutturale di Grosseto che – pare- sia presa in seria considerazione dagli uffici tecnici, soprattutto in previsione di una futuera espansione di Braccagni che, con l’area Pip fissata a nord del paese, non può che avvenire in direzione di Grosseto.”

    vedo che la mentalità di chi voleva imporre il cavalcavia a dispetto delle esigenze dei cittadini che vogliono un sottopasso, è ben radicata nell’attuale ammi nistrazione(una futura campagna elettorale ne dorebbe tenere conto);

    coloro che non hanno mai pensato di imporre le esigenze legittime dei braccagnini quando si trattava di cedere aree e servizi per il centro intermodale in cambio di un impegno al sottopasso (anche se costa di più), ad uno sforzo in aiuto e nel rispetto di una collettività a cui veniva chiesto di rinunciare a parte della sua identità agricola, culturale, per un assetto diverso, questa mentalità che se ne frega dell’opinione della gente, che invece è stata ben ascoltata al Tar, continua coerentemente con se stessa a prevalere.

    Quindi io dopo aver lottato per non avere la muraglia cinese nel mezzo della braccagni attuale, dovrei esultare ed accettare di farla fare più a sud perchè li poi nascerà la braccagni di domani?

    Credo che sta cosa messa così io non la condividerò mai. Vendere l’oggi per compromettere il domani è una proposta INDECENTE.

    Se così stanno le cose, per me manca una sensibilità che raccolga le istanze della gente, manca anche una azione politica adeguata per trattare efficaciemente con grosse società come le ffss; per loro forse braccagni e i braccagnini non sono cose da tenere bene in riguardo, tanto tutto poi si dimentica, e questo modo di governare e di giustificare simil governo io lo contesto e lo avverso fin che posso.

    Mi chiedo se poi in una futura braccagni con un cavalcavia ben in mostra come monumento rappresentativo, arriverà un architetto che ci dirrà che in fondo da noi non c’è niente di architettonicamente importante, che anzi quel terrapieno è la prova di una architettura devastata e allora si potrà costruire ancora quello che pare a chi qui non ci vive, e che pare a chi qui ci guadagna tanto la gente poi si abitua, forza con i monumenti del mazzo dunque.

    Non da ultimo, e forse tra le cose che dovremmo far tenee più in considerazione, insieme al problema viabilità interna ed esterna al paese, riguardo al cavalcavia o al sottopasso,

    bisogna pensare anche che divide il paese dal suo cimitero, dove ogni giorno decine di persone anziane vanno in bicicletta e a piedi… un sottopasso fatto in prossimità del paese con gli stessi accorgimenti di quello di follonica, permetterebbe alle persone a piedi e a quelle in bicicletta di continuare questa usanza, che scondo me è una delle cose che più di tutti, i soldi pubblici, chi li amministra e pure noi, dovremmo favorire e rispettare.

  28. il vecchissimo girino scrive:

    la dove figaro nostrano attese invano
    acchè lo monumento a lo caduto fosse data mano
    giace ‘na cosa strana da la capoccia tonda
    sacrario pe’ lo piscio umano pare acconcia
    invece che alla memoria si corpo conta
    così che gente gode come tonta

    testa di minchia l’appellai di schianto
    mi misi a ride pe’ no scoppiare in pianto
    tutta rotonda avea la cappella
    e d’essa si facea mostrare così bella

    questi sono i versi iniziali di questo “poste” che finalmente la Redazione completa con tanto di foto, anche se la cappella mi pare un po’ mozzata…..

    la foto rende bene l’idea di cos’è sto coso (un pisciatoio) messo proprio in mezzo a quella piazza (che non c’è) e dove il nostro “Guerra” – e altri come lui avrebbero voluto come sede della lapide commemorativa a ricordo dei caduti delle grandi guerre e dei sacrifici fatti su richiesta (e obbligo) da parte della Patria……..

  29. Carlo Vellutini scrive:

    Confermo quello che scriveva Roberto Spadi. Mi sono informato nelle ultime ore. La questione del cavalcaferrovia a sud è solamente -per ora- un’osservazione presentata al piano strutturale di Grosseto che – pare- sia presa in seria considerazione dagli uffici tecnici, soprattutto in previsione di una futuera espansione di Braccagni che, con l’area Pip fissata a nord del paese, non può che avvenire in direzione di Grosseto.
    Per quanto riguarda le Ferrovie, queste potrebbero anche essere disposte ad accetare il sottovia, a patto che qualcun altro paghi i costi che rappresentano la differenza tra il cavalcaferrovia ed il sottovia. Siccome non si tratta di poca cosa, credo che alla fine la prima sia la soluzione che prevarrà rispetto alla seconda. Si tratta, però, di vedere come…

  30. Fidanzi scrive:

    Vediamo che con il “cavalcaferrovia” si apre un altro fronte di discussione. E’ normale che sia così. Qui non si parla della bellezza di un edificio, ma di un’opera destinata ad incidere profondamente nella fisionomia (e non solo) futura di Braccagni.
    Cerchiamo allora di capirci tutti insieme qualcosa di più.
    Grazie a chi ci darà una mano.

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