medicina popolare

                                                                MEDICINA POPOLARE

 

Ecco alcune ricette del “sapere popolare” raccolte da Maurilio Boni a partire dal 1965 e pubblicate nel libro “Delle erbe e della magia”, provenienti dalla zona di Braccagni e dintorni.

 

Cure immediate

Sangue dal naso

Pe’ fa smette il sangue dal naso, si tagliava una cipolla a metà, e si faceva annusà all’ammalato piegandogli la testa all’indietro.

 

Puntura di vespa

Se si veniva pizzicati da una vespa, bastava passacci sopra un pezzetto di cipolla appena tagliata, oppure strofinacci sopra un po’ di persemelo.

 

Orzaioli

Si coglieva una foglia di noce, se ne prendeva un lobo e, dopo avello spiegazzato e stropicciato con le dita, si stendeva e si metteva sull’orzaiolo. Bastava teneccela pochi minuti.

 

Mal d’orecchie

Per far passare il mal d’orecchi, bastava metteci un po’ di gocce di latte di donna.

 

Corpo estraneo negli occhi

Per levà un rugio da un occhio, bastava metteci un pizzico di zucchero tritato finemente con una bottiglia di vetro su una lastra di marmo.

 

Contusioni alla testa

Se si batteva la testa e ci si faceva un bernoccolo, bastava metteci sopra un po’ di carta gialla bagnata con l’acqua fresca.

 

Punture di api e di vespe

Se si veniva pizzicati da un’ape o da una vespa,  bastava facci colà sopra una goccia di latte di un fico o di una foglia appena colti.

 

Ustioni

Sulle bruciature bastava metteci una foglia di erba di San Giovanni appena colta e spellata nella parte di sotto.

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RSSNumero commenti (34)

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  1. Maurilio ha detto:

    Vorrei ringraziare nuovamente Mastrociliegia e Moscino per l’interesse dimostrato al libro “delle erba e della magia” pubblicato un anno fa e dove ho potuto far conoscere, anche se solo in parte, il risultato di una ricerca sulle cure e rimedi nel sapere popolare durata trenta anni. Questa mia ricerca, iniziata negli anni sessanta e protrattasi sino agli anni novanta, è basata sulla testimonianza di persone che hanno vissuto direttamente il passato dei nostri luoghi, anche se molti provenivano da altre regioni per motivi di lavoro. Lo scopo che mi ero prefisso , era quello di poter fissare su supporto cartaceo le pratiche e le metodologie d’intervento che venivano adottate per risolvere malesseri e disturbi di vario genere, pratiche di sapere empirico e magico-religiose di un mondo contadino tradizionale che andava scomparendo. Subito mi resi conto delle difficoltà che andavo incontrando, in quanto gli informatori, quasi tutti molto anziani, erano reticenti a parlare di pratiche curative tradizionali, perché erano considerate pratiche basate sulla superstizione e non riuscivo a capire se lo facevano per vergogna o se lo facevano per non divulgare i loro saperi segreti. Comunque tutta la mia ricerca verte sul rapporto malessere-rimedio, intendendo per rimedio il ricorso a saperi empirici, a guaritori e maghi, alla religione ed infine alla medicina ufficiale, evidenziando il rapporto che si veniva a creare tra ammalato e guaritore ed anche i sistemi usati per la prevenzione di alcune malattie. In questi trenta anni ho raccolto circa trecento ricette di rimedi, altrettante testimonianze su guaritori, maghi, credenze popolari e racconti. So che se mi prolungo certamente vi annoio, ma mi piacerebbe poter scambiare opinioni, poter confrontare ciò che ho raccolto con ciò che conoscete voi, insomma non facciamo cadere nel dimenticatoio questo patrimonio di conoscenze dei nostri avi.

  2. il granocchiaio ha detto:

    Rimedi alla buona ho cominciato a vedelli co la mi nonna: acqua di malva, di vetriola, di salvia…..e poi c’erano le fantastiche chiarate…….

    Non ne abbiamo fatto uso smodato in casa mia, ma insomma qualcosa l’ho visto fa, e l’ho fatto anch’io

    Ci sono due dubbi che mi frenano:

    primo:
    fino a che punto si deve (o si può) arrivare con questi rimedi e dove non se ne parla proprio e si deve ricorrere, senza tanti se o ma, alla medicina “regolare”? cioè qual è il confine? Come si fa a conoscerlo? Come lo applicheresti sto principio col tu nipotino?

    Secondo:
    per quanto ne so io certi principi contenuti in erbe e similari della medicina popolare contengono principi sicuramente efficaci, ma che garanzia sulla loro efficacia e sui loro dosaggi? Non è che si rischia di non fare niente o di fare……troppo? E cioè danni in entrambi i casi? In fondo si tratta di curare la salute propria o dei tuoi cari, e non scegliere la canzone del cuore…….

    Sono stato forse un po’ diretto, ma credo capirai il senso e lo spirito delle domande,

    grazie

  3. Patrizio G. ha detto:

    Caro Granocchiaio, non credo che Maurilio intendesse sostenere che questa medicina ‘alternativa’ deve essere sostitutiva di quella ufficiale, ma solo raccogliere per non farle morire, delle conoscenze che sono parte di una cultura che per millenni ha fatto parte dell’uomo e che oggi rischia di morire con chi ne era portatore. Un tempo anche la scienza medica era fatta di queste cose…. e infatti non era scienza ma altra cosa.

    Ci sono però rimedi , erbe, cose insomma che funzionano bene perchè anche la scienza ufficiale le ha studiate, come ad esempio il principio attivo che è presente nel limone e nell’arancia, o nell’aglio e nelle cipolle, mi ricordo ancora il Nisi che diceva alla mi mamma, lascia perdere le pasticche e dai un arancia al giorno al tu figliolo, e un giorno si e una no mettici anche mezzo limone e un cucchiaio di zucchero, cose che poi le industrie farmaceutiche hanno trovato il modo di inserire nei loro prodotti protetti da brevetto e quindi fonte di miliardi… e qui inizia un’altra storia di cui bisogna parlare prima o poi.

    Certo non si può curare una bronchite così, ma la si può prevenire, insieme ad altri rimedi….

    Se mi pizzica una vespa, un’ape , un calabrone o un tafano, salvo non sia allergico, basta strofinare sopra al pizzico mezzo spicchio di aglio o una mezza cipolla e si evita il dolore e il gonfiore.

    Se ti tagli mentre sei a tagliare l’erba e con lei le orchidee selvatiche, prendi un graspignolo e metti il latte bianco che spurga dalla pianta recisa, sulla ferita, è uno dei più forti coagulanti che ci siano;

    se ti senti stanco, fai un bagno nell’acqua calda con rosmarino e aceto… e usa l’aceto anche per lavare i piedi che sudano e quindi si caricano di batrteri maleodoranti, usa l’aceto anche per lavarti le ascelle se hai un sudure moplto forte, dopo poi sciacqua con acqua e mettici magari un pò di menta o cedrina…

    beh ora lavoro un pò. ciao a tutti
    patrizio

  4. Maurilio ha detto:

    Sono molto contento di aver smosso la vostra attenzione. Per l’interessamento di Patrizio non ne avevo dubbi, visto che lo conosco bene e so l’interesse che ha sempre dimostrato per la mia ricerca. In quanto a te Granocchiaio voglio risponderti usando le parole rilasciatemi da un testimone quasi all’inizio della mia ricerca e che furono per me molto istruttive.Iniziò citandomi un antico proverbio: “ Non c’è erba volta in su che non abbia la sua virtù” poi continuò “…qui nelle zone paludose, le piante sono molte e non tutte hanno proprietà curative, alcune possono servire per fabbricare oggetti, altre vengono utilizzate come cibo per gli animali e, altre ancora solo come ornamento. Saperle riconoscere ed apprezzare, saperle distinguere ed applicare, è un’arte assai difficile ed è il risultato di un’esperienza lunga ed attenta. Bisogna non farsi ingannare dalle apparenze, né dai fiori, né dal colore ma occorre distinguere le piante utili da quelle dannose, conoscere la dose e la modalità d’impiego di un dato rimedio e, per far questo, non c’è altro che l’esperienza e per completare la propria, non c’è che l’esperienza tramandata dai nostri avi”.

  5. viviana ha detto:

    Anche io ho esperienze personali di rimedi casalinghi che in qualche modo risultavano utili nei momenti di necessità.
    Oggi il pronto soccorso è intasato da persone che accusano malanni da poco , quelli che un tempo curavamo proprio con quei rimedi naturali che la nonna ci aveva consigliato . L’ospedale ,e persino la visita dal medico condotto, era riservato alle malattie gravi ,quelle che persistevano da giorni, per il resto si preferiva arrangiarsi da soli.
    In tempi relativamente recenti sono ricorsa personalmente ad un rimedio del tutto naturale . Non me ne voglia il mio amico medico, scettico di fronte a queste cure fai da te , ma , dopo una inutile visita all’istituto dermopatico dell’Immacolata a Roma , alcuni amici di un paese vicino mi consigliarono di curare una dermatite che si era diffusa sulla fronte con l’acqua piovana che rimane in certe buche ai piedi delle sughere . Acqua stagnate , dall’odore forte per la presenza di foglie che sono marcite lì, acqua scura , un po’ densa , con cui dovevo bagnare la parte interessata . La tradizione suggeriva di trovare sette piccole pozze e di bagnarsi con l’acqua di ognuna .
    Sette , perchè forse questo è un numero che ricorre in varie simbologie .
    Ho trascurato questo dettaglio, ho bagnato la fronte per qualche giorno ed ho risolto il problema .
    So di amici che hanno curato verruche ed altri noiosi problemi della pella proprio con lo stesso sistema .
    C’è sicuramente una spiegazione scientifica per questo rimedio , ma questa la lascio al mio amico medico , per me è sufficiente essere guarita.

  6. Maurilio ha detto:

    Viviana, riguardo alla tua afermazione: ” C’è sicuramente una spiegazione scientifica per questo rimedio…”,ricordo che nel 1996, quando con il Gruppo Tradizioni Popolari Galli Silvestro allestimmo la prima mostra di “demoiatrica” proprio qui a Braccagni nell’ex asilo, e siccome avevamo bisogno della scientificità del nostro lavoro, avevamo coinvolto e portate a conoscenza della nostra ricerca le varie università di antropologia di Siena, di Perugia e di Roma. Avemmo modo così di poter parlare e chidere delucidazioni e consigli ai più illustri docenti di antropologia nazionali, e tutti sostennero, che per i rimedi della nostra tradizione contadina, che nulla hanno a che vedere con l’erboristeria, ( infatti questa che potremmo definire medicina “empirica”, si basa si sulla pratica, ma risente spesso l’influsso del “magismo”, essa avverte in modo particolare l’influenza della scienza medica antica di cui è diretta tradizione, essendo basata sull’uso di “semplici medicinali” intendendo con questo termine: piante, minerali od animali usati allo stato naturale o tutto al più in forma di infusi o decotti )non dovevano essere presi in considerazione per i vari componenti attivi presenti nelle loro ricette, ma semplicemente per ciò che riuscivano a curare o prevenire nella cultura contadina. Comunque dall’università di Perugia, in seguito, sono stati analizzati i principi attivi di alcuni rimedi, ma di questo ne parlerò in altro intervento.

  7. viviana ha detto:

    Si può acquistare il lbro ” Delle erbe e della magia ” nelle librerie della città ?
    A chi rivolgersi altrimenti ?

  8. Maurilio ha detto:

    Siccome ne sono rimasti solamente una decina, che ha l’editore, cercherò personalmente di venirne in possesso e nel limite della quantità, cercherò dove poterli metterli in vendita avvisandovi. Ogni copia costa € 15.

  9. viviana ha detto:

    Grzie . Ci conto

  10. il granocchiaio ha detto:

    Cari tutti,

    vi ho letto, ho trovato conforto di cose ridette e risapute, e il bel tempo che fu. Ma non ho trovato risposte alla domande che avevo posto.

    La prima in estrema sintesi era:

    fino a che punto si deve (o si può) arrivare con questi rimedi e dove non se ne parla proprio e si deve ricorrere, senza tanti se o ma, alla medicina “regolare”? cioè qual è il confine? Come si fa a conoscerlo? Come lo applicheresti sto principio col tu nipotino?

    Perché le cose so due: ho s’intende leggere e tramandare le esperienze che furono come bagaglio storico del nostro sapere, e questo è un caso abbastanza tranquillo, e allora si tratta di raccogliere il maggior materiale possibile dome ha fatto Maurilio e magari leggere e – per chi riesce – aggiornare e arricchire.

    Se invece si tratta di applicare oggi questi saperi, anche se riservandoli solo ai casi più semplici, la domanda resta tutta chiara semplice ma fondamentale: fino a che punto posso seguirli con tranquillità e dove invece mi conviene correre alla medicina attuale? Perchè un confine c’è, e questo nessuno mi pare lo contesti. Ecco io vorrei sapere con quale criterio e quali regole si fissa o si conosce questo confine.

    La seconda è una conseguenza della prima.
    Maurilio ricorda:

    “Saperle riconoscere ed apprezzare, saperle distinguere ed applicare, è un’arte assai difficile ed è il risultato di un’esperienza lunga ed attenta. Bisogna non farsi ingannare dalle apparenze, né dai fiori, né dal colore ma occorre distinguere le piante utili da quelle dannose, conoscere la dose e la modalità d’impiego di un dato rimedio e, per far questo, non c’è altro che l’esperienza e per completare la propria, non c’è che l’esperienza tramandata dai nostri avi”

    E qui mi domando se è un’amorosa minaccia o un’amichevole raccomandazione. Ma che arrivano entrambi alla stessa logica conclusione: se non siete in queste condizioni, state attenti, perchè con le medicine non si scherza, siano esse di sintesi o naturali.

    Spero si sia capito che non sono per principio contrario a niente.

    Però sono convinto di due cose:

    1° – se non siamo in grado di stabilire con certezza il confine tra la tranquillità di adoperare il metodo “antico” e quello “moderno” credo che sia criminale e stupido non adoperare il secondo.

    2° – se non siamo padroni della conoscenza profonda e precisa del metodo “tradizionale” è preferibile lasciarlo seguire da chi invece queste cose le sa e le conosce

  11. patrizio ha detto:

    dovresti avere nella tua libreria, granocchiao, un bel libro di Terzani ‘un altro giro di giostra’, secondo me leggerlo fino in fondo aiuta a darti una risposta, da Toscanaccio (come era Tiziano) a Maremmanaccio (come te), io però lo leggerei insieme da un lato a ‘Dieci farmaci che sconvolsero il mondo, Cagliano Stefano, – Laterza’ e dall’altro ‘Il Mio erbario
    Autore: Mességué Maurice
    Editore: Mondadori ‘.
    non sono testi di livello universitario, ma aiutano a capire tante cose e a darci le risposte alle domande che ti poni, che sono pure le mie.
    Personalmente ritengo che la medicina ufficiale abbia un apparato scientifico che non può essere sottovalutato, ma dal libro di Terzani si capiscono altre cose che noi occidentali non sappiamo, su altri tipi di medicina praticata ufficialmente in altre zone del mondo, così come dal libro sui farmaci comprendiamo che molti farmaci, contengono principi attivi che hanno causato centinaia di migliaia di morti e di infermità per via degli effetti collaterali nascosti.

    Messegue poi è molto cauto nelle sue ricette medicali, ma indica quando e come curano le erbe(ma anche dietro di lui è nata una industria quindi….. lo scetticismo toscano ci deve salvare anche nel suo campo).

    Le case farmaceutiche, poi, tra brevetti che non producono e non mettono sul mercato, privando milioni di persone di medicinali salvavita, per soli scopi economici (sud africa docet, Mandela se ne è strafregato dei brevetti e ha fatto produrre farmaci per curare l’AIDS a prezzi accessibili alla povera gente), e prodotti venduti a milioni di dosi a governi compiacenti o che se li accaparrano in scorte che poi, anche se escono prodotti meno pericolosi, mettono ugualmente sul mercato… (vedi il caso dei vaccini obbligatori per i bambini in italia, il governo di allora pur sapendo che quelli che aveva in distribuzione , obbligatori, avevano un tasso di rischio di molti punti percentulai in più rispetto si nuovi scoperti, prima obbligo senza informare, a continuare i vaccini ai bambini per finire le scorte e poi passo a quelli più sicuri…)…

    mettici poi un altro aspetto magistralmente evidenziato da Terzani (che guarda bene… è un tipo che non si lascia masticare facilemte proprio come te, scettico come siamo noi tutti toscanacci)… il fatto che per la medicina occidentale noi siamo un numero e basta, questa cura l’effetto della malattia, poi la malattia… ma il malato non lo considera come una persona malata…… ma un ‘paziente’ a tutti gli effetti…

    ecco… un aspetto che per molti è determinate e che porta in tanti a fuggire dalla medina ufficiale… che uccide anche lei, , uccide e come.. solo che i dati non te li dicono… certo guarisce… migliaia di persone al giorno… ci mancherebbe altro con quello che ci costa…

    dicevo la medicina ufficiale non ti fa, spesso, sentire come una persona, perdi la dimensione della tua persona, della tua dignità… ti chiamano, vai, ti visitano, ti ascoltano e poi una ricetta e via… e sei di nuovo solo..

    insomma, tutto questo discorso solo per dirti, il bene e il male non sono divisi da una sola parte… certo non ti propongo di curare con le erbe, ma ti consiglio di essere scettico anche verso la medicina ufficiale, cosa che se ancora non sei, dopo aver letto quei tre libri può darsi diventerai…. poi l’aspirinetta salvavita uno la prende ugualmente, ma è giusto che sappia che per l’aspirina sono morti milioni di persone… così come è giusto sapere che il principio attivo dell’aspirina già da migliaia di anni era conosciuto dagli indiani delle americhe che si curavano con una polverina estratta dalla corteccia di una pianta molto nota anche da noi… e che contiene la stessa sostanza.

  12. viviana ha detto:

    Mi pare che in tutte le vostre ultime riflessioni domini il buon senso, la ragionevolezza .
    Un invito insomma ad essere accorti , a non protendere nè verso le soluzioni naturali miracolistiche, accettate incondizionatamente perchè tramandate da anni ed anni , nè d’altra parte ad accogliere senza riserva quelle di una medicina ufficiale che sappiamo troppo legata a certi interessi economici .
    Nel pratico noi non abbiamo competenze tali da permetterci di fare scelte sicure; dobbiamo per forza di cose affidarci a chi ne sa di più.
    Auguriamoci quindi di trovare un medico onesto e preparato che sappia quali sono i limiti di una conoscenza empirica della malattia e nel contempo non si lasci coinvolgere dalle tante sirene delle case farmaceutiche che sui nostri malanni fondano da sempre le loro fortune .

  13. Maurilio ha detto:

    Scusate granocchiaio, Viviana e Patrizio, non è che voglio riprendervi e criticare i vostri interventi, perchè vedo in voi un vivo interesse alla materia, ma voglio farvi notare una cosa fondamentale. Sto parlando certamente per chi ha visto una nostra mostra o è in possesso di un mio libro, infatti ci possiamo rendere conto immediatamente che i rimedi che ho raccolto dai vari testimoni, nulla hanno ha che fare con l’erboristeria, infatti se ne distaccano essendo considerati “semplici medicinali”. La differenza sta nel fatto che l’erboristeria sfrutta i principi attivi delle piante, che poi sono gli stessi che vengono sintetizzati nei laboratori ed entrano a far parte delle nostre medicine convenzionali, quindi per ottenere lo scopo occorre che l’erborista sappia dosare il quantitativo da somministrare, poichè molte volte tratta sostanze potenzialmente tossiche per il nostro organismo. Nei rimedi che tratto io invece, anche se durante le mostre esponevamo sempre un pannello con l’invito a non tentare di riprodurre i preparati in quanto non erano testati scentificamente, ci accorgiamo che le piante che vengono usate sono piante conosciutissime e che se volessimo ci potremmo preparare un’insalata. E proprio qui sta il filo sottile che va visto, infatti i nostri avi, tramandandosi oralmente i loro saperi, non potevano permettesi di avere nei loro ricettari sostanze pericolose da usare in milligrammi, ma avevano piante e sostanze ricche si di principi attivi, ma molto blandi, infatti il loro potere non si basava sull’impatto immediato, ma sulla continuità dell’applicazione. Per rispondere a te granocchiaio, sappi che per le dermatiti, gli arrossamenti ed altri piccoli problemi di mio nipote ho sempre usato dei preparati,in quanto li conosco molto bene per averli usati da sempre (li sapeva preparare mia nonna). Certo che per le altre cose è sempre intervenuto il pediatra.

  14. il granocchiaio ha detto:

    Siamo un popolo figlio del Guicciardini più ancora che del Machiavelli.

    A parte questo, che mestiere potrebbe fare uno che da una risposta come il Pat? L’avvocato magari?
    Come ti di dico in 1.000 parole (stavolta solo 600) quello che potrebbe essere detto in dieci!
    Siamo o non siamo il più bizantino dei popoli non bizantini?
    In quale altro paese si potrebbe concepire un cartello come si usa da noi “E’ SEVERAMENTE VIETATO………” come se esistesse la possibilità di un “E’ ABBASTANZA VIETATO” o un “E’ LIEVEMENTE VIETATO”. Impossibile da noi dire “E’ VIETATO” punto e basta! O è vietato o non è vietato.

    O possiamo fidarci di queste cure o non possiamo fidarci. O ci bastano e ragionevolmente ci soddisfano o non ci bastano e non ci proteggono ragionevolmente abbastanza. Il resto è bizantinismo.

    Te lo dico, ma non te lodico, potrebbe, ma non potrebbe, ossia l’incertezza fatta certezza. La confusione mentale e il caos. Così nel caos tutti ci possono sguazzare e ognuno può dire la sua. E magari poi si dice anche che è democrazia. Per me è demenza, ma forse c’è qualcuno per cui il demente sono io.

    Viviana mi pare quella che, da buona donna di famiglia, prima mamma e poi nonna, nonostante i suoi studi, la sua professione e la sua voglia di sottilizzare, quando serve va al sodo e si comporta di conseguenza, e cioè da persona pratica e responsabile.

    Maurilio in fondo ammette anche lui che bisogna distinguere e poi che in mancanza di un’esperienza lunga e provata sia da preferire e affidarsi alla pur criticabile medicina moderna. Con tutti i se i ma del caso, ma come provocatoriamente domandavo io: a chi affideresti tuo nipotino che ha bisogno di cure? La risposta è perfino superflua. Per quasi tutti.

    Che volevo dire in fondo io?

    Volevo dire che va bene studiare le cose, studiare la storia e vedere da dove veniamo e dove stiamo andando. E farlo senza paraocchi né limiti, e senza pregiudizi. Ma non con falsi e stupidi tabù verso tutto quello che è attuale e moderno. Se l’età media è oggi quella che è parecchio si deve alle scoperte e i progressi della medicina moderna.

    Che poi questa sia criticabile sotto tanti aspetti non è per questo che va abiurata per riabilitare quella dei rimedi empirici o quella delle erbe, per non parlare di quella dei maghi e delle fattucchiere.

    Ed il libro e gli studi fatti da Maurilio, encomiabili sotto il profilo storico, non sia scambiati come un consigliabile manuale per una medicina alternativa. Cosa che mi pare giustamente Maurilio non ha mai sostenuto, anzi.

    Allora sano pragmatismo e apertura mentale verso il nuovo come verso vecchio, ma non indossiamo una casacca o una maglietta solo per farsi vedere o sentirsi tifoso dell’ultima scoperta dell’acqua calda.

  15. Maurilio ha detto:

    Granocchiaio, per ciò che riguarda l’efficacia di alcuni rimedi posso risponderti, infatti nel 1997 un docente dell’università di Perugia, come lesse la mia ricerca, mi chiese se poteva approfondire lo studio di alcune sostanze in laboratorio chimico con i suoi collaboratori. Scartò a priori quei rimedi che facevano uso di erbe, in quanto già ne conosceva i principi attivi e tra quelli che scelse c’era quello in cui si fa uso della ragnatela di un ragno terraiolo per disinfettare ferite anche molto profonde. Volle che gli procurassi la ragnatela, poi la portò in laboratorio. Nel frattempo interpello altri ricercatori di varie zone per capire se da altre parti questo rimedio era conosciuto. La risposta giunse circa dopo un mese e fu questa: ” L’uso della ragnatela di ragno terraiolo, è conosciuta anche in Calabria, ma cosa più importante è che è conosciuta ed ancora usata in Sudamerica e precisamente Cile, Perù, Argentina e Brasile. Ma la cosa più interessante è il principio attivo che abbiamo trovato nella ragnatela, infatti è un antibiotico naturale con il quale il ragno impregna la ragnatela, e questo per far si che se cattura un insetto e non ha fame, lo uccide con il veleno mordendolo e poi lo avvolge nella ragnatela e lo tiene lì anche per alcuni giorni. Questo è possibile perché l’antibiotico fa si che l’insetto non viene attaccato dai batteri che ne causerebbero la decomposizione “.
    Certamente bisogna capire che i nostri nonni facevano uso di questo rimedio quando un antibiotico non si poteva comprare in farmacia in quanto non ancora conosciuto. Hai visto che tanto coglioni non erano!!!!!.

  16. il granocchiaio ha detto:

    dove e quando ho detto che erano coglioni?

  17. Maurilio ha detto:

    Viviana, sono riuscito ad avere alcune copie del mio libro dall’editore e te ne ho lasciata una, alle condizioni che ti avevo detto, alla ferramenta di Roberto Tonini. Sperando ti piaccia, buona lettura e ha risentirci presto.

  18. viviana ha detto:

    grazie Maurilio . Andrò quanto prima a ritirarla e pagarla .
    Volevo porti una domanda .
    L’uso che si faceva un tempo delle mignatte può essere legato alla medicina popolare o siamo già in un altro ambito ?
    Mi ricordo ancora i grossi vasi di vetro, pieni di acqua, nei quali Pierino Pieraccini metteva le mignatte che portava a casa . Ricordo che erano destinate ad acquirenti di fuori , delle Marche mi pare .

  19. Maurilio ha detto:

    Granocchiaio, forse non sono riuscito a prendere in pieno quello che volevi dire, visto che continui a chiedermi di esprimere una mia opinione circa la validità dei rimedi da me raccolti contrapponendo loro l’attuale medicina moderna, certamente le due cose non si possono neppure paragonare in quanto lontane anni luce. L’efficacia dei rimedi raccolti la potrebbero dare i vari testimoni (anche se purtroppo sono scomparsi quasi tutti) ma per una semplice ragione, perchè quando erano giovani, le loro famiglie conoscevano molto bene i vari rimedi, ma poco sapevano dell’esistenza dei medici e delle strutture sanitarie.
    Comunque è chiaro che tutto quello da me raccolto fa parte di un mondo che ormai non esiste più e non è stato raccolto per nostalgia di un’antico metodo, ma solamente perchè sono parte integrante della nostra cultura contadina. Quindi dal mio personale punto di vista ho sempre scoraggiato chiunque a voler preparare o peggio ancora voler testare un qualunque rimedio, di ricorrere a guaritori e fattucchieri, ma di far ricorso alle moderne strutture sanitarie per qualunque malessere.
    Comunque per ravvivare un po’la discussione e restare un po’ nell’ambiguita’ comportamentale dell’uomo ecco una testimonianza avuta proprio da un mago:
    ““Vedi…la vita quotidiana della gente è dominata, anche se non sembra, dalla paura delle streghe, perché queste sono ritenute responsabili delle sventure che possono capitargli. Sembra strano, ma pensa ad una qualunque persona che dopo essersi alzata dal letto per una semplice influenza, inciampa e cade facendosi male ad una caviglia, non pensa che questo sia successo perché non è stata attenta a dove metteva i piedi, ma, anche se si tratta di una persona razionale e realista, pensa subito che sia impossibile che tutte le disgrazie capitino a lui e se questo accade è certamente dovuto al fatto che qualcuno sta facendo in modo che questo accada e quindi ne sia responsabile.
    In parole povere pensa di avere una fattura e di conseguenza, dopo essersi curata la slogatura, cercherà la maniera per togliersela di dosso. E per fare questo ricorre a me……”

  20. Maurilio ha detto:

    Viviana, l’uso delle mignatte veniva fatto nei casi in cui era necessario un salasso, ma non si poteva intervenire con la lancetta ( bisturi adatto ai salassi ). Se prendiamo in considerazione l’evoluzione di questa tecnica, andiamo molto indietro nei tempi, cioè quando veramente rientrava nella medicina popolare, infatti, come mi hanno detto alcuni test, le mignatte vennero prese in considerazione quando si accorsero che succhiavano il sangue, ma preferivano “il sangue cougulato, raffermo…come quello ad esempio di un livido.” Già agli inizi del secolo passato sappiamo che c’erano dei contadini dei nostri luoghi che sapevano applicarle, ma poi ( spero tu sappia che una figura molto importante nella medicina popolare era il barbiere ed era considerato come oggi uno specialista )iniziarono ad applicare le mignatte i barbieri. “Le applica il barbiere agli uomini; la moglie del barbiere alle donne, specialmente se nelle parti basse, nel davanti o nel didietro.” Poi però questa loro proprietà di succhiare sangue fermo ed infetto incuriosì i medici ufficialiche iniziarono ad applicarle per “…….salassare il sangue raffermo delle polmoniti..” E così il metodo delle mignatte passò dalla medicina popolare a quella convenzionale e riconosciuta.

  21. Maurilio ha detto:

    Come vi avevo detto oltre ai preparati avevo anche raccolto anche testimonianze riguardanti le credenze popolari, queste, spesso basate su tradizione orale, portano a credere in miti e leggende legate a fatti naturali . Si tratta di un vero e proprio imprinting culturale assai solido e tenace, che a volte sfida i secoli mettendo in seconda fila i progressi della cultura. La credenza può confinare con la superstizione quando si dà credito a fatti e fenomeni non dimostrati e/o indimostrabili: Molte di queste credenze sono legate alla possibile fortuna o sfortuna a cui si sarebbe soggetti, piuttosto diffuso è il credere nel malocchio o nella stregoneria. Diseguito ne riporto alcune:
    Alloro — L’alloro, pianta adoperata anche come odore in cucina, nella tradizione popolare, è sempre stato considerato come pianta apportatrice di bei sogni, quindi augurale (Albero dei maggerini), ma anche “ ..come pianta che preserva dai fulmini, infatti per questa ragione alcuni rametti si mettevano in diversi punti del podere e alcune foglie ci si mettevano in tasca quando s’andava pei campi e c’era un temporale in arrivo”( B.M.)

    Specchio—“ Se si rompe uno specchio, preannuncia sette anni di sciagure. Per poter prevenì questo,bisogna prende i pezzi dello specchio rotto e ci si deve far fare sopra la pipì da una ragazza vergine” ( G.D.). “Oppure portà i pezzi ad un ruscello di acqua corrente e buttacceli dentro ( D.S.I. ).

    Fiotola (farfalla delle sfingidi)– “Se entra in casa e non vuole uscì, va fatta uscì in tutti i modi e senza ammazzalla, sennò si porterà via (farà morire) uno della famiglia”. ( R.M. ).

  22. Maurilio ha detto:

    Bene……considerato che la materia da me presa in considerazione non desta nessun interesse ed il blog non ne trae nessun vantaggio, propongo agli altri blogghisti di lanciare nuovi argomenti di discussione, promettendovi di non annoiarvi più con le mie ricerche.

  23. viviana ha detto:

    No , non è vero che non interessa !
    Solo che a volte dobbiamo ascoltare e star zitti , non possiamo sempre essere parte attiva perchè le competenze ci mancano e rischiamo di dir sciocchezze .
    E’ bello anche imparare .

  24. Patrizio ha detto:

    Viviana ha ragione, interessa molto ed è interessantissimo leggere, Maurilio continua.

  25. viviana ha detto:

    Sto leggendo il libro ” Delle erbe e della magia ” e procedo lentamente soffermandomi di tanto in tanto su quei deliziosi disegni che accompagnano lo scritto e che mi ricordano tanto i miei libri di lettura delle elementari .
    Il disegno ha un fascino diverso dalla fotografia : tralascia alcuni dettagli, ne accentua altri e lascia ancora spazio all’immaginazione . I colori poi sono volutamente scelti per sottolineare il tono del racconto e per armonizzarsi con questo.
    Mi piace questo libro , mi riporta indietro nel tempo , mi ricorda i consigli dei vecchi di casa , i suggerimenti che io bambina ascoltavo con la superficialità dei miei giovani anni .
    All’età della nonna , e forse anche più anziana , mi capita ora di ritrovare quella antica saggezza e finalmente di apprezzarla .

  26. Maurilio ha detto:

    Visto che come mi fate capire, posso continuare a proporvi le testimonianze da ma raccolte, voglio farvene conoscere alcune in maniera integrale cioè proprio come mi sono state dettate e non come appaiono sul libro. Nei campi e lungo le strade si può già vedere rigoglioso l’iperico, meglio conosciuto dai maremmani come San Giovanni, ed ecco come veniva usato molti anni fa secondo questa testimonianza raccolta nel 1966.

    “Io ho imparato a curà le persone coi preparati che t’ho detto, grazie al fatto che fin da bimba stavo attenta a quello che facevano la mi mamma e le mi’ zie quando c’era un’occorrenza in casa , o perché il mi’ babbo o i mi’ fratelli stavano poco bene o s’erano fatti male, oppure perché io stessa n’avevo bisogno. Sicchè se ero in casa e preparavano qualcosa, stavo attenta e cercavo di ricordammi come avevano fatto, così piano piano ho imparato anch’io. Certo che tutto quello che sapevano fa la mi mamma e le mi zie, nemmeno me lo sogno, perché poi è cambiato il mondo, ora co’ tutta questa modernità, le medicine fatte in casa, sembrano roba d’altri tempi, ah…ma io continuo a falle, perché so’ convinta che siccome so’ naturali, fanno meglio e molto meno male di quelle comprate che ti da il dottore. Oltre a quelle che t’ho detto e che conosco come ricette vere e proprie, cioè quelle fatte colle erbe o co’ altra roba, ti voglio dì anche di quelle che, anche se non sembrano vere ricette, si fanno perché lo fanno tutti e al contrario di quanto uno potrebbe pensà, funzionano e funzionano parecchio. Per esempio l’acqua di San Giovanni. Oggi tutti pensano che le virtù che ha, stiano nell’acqua che si prepara la sera prima con dentro almeno cinque tipi di fiori e che si mette poi a serenà sulla finestra tutta la notte. Ma non è così, perché tutti sanno che i tipi di fiore devano esse almeno cinque e i tipi di odore quanti te ne pare, però tutti sanno anche che non deve mancà il San Giovanni (iperico). Pe’ questo io penso, oggi che conosco un po’ le virtù delle piante, che tutto il beneficio, venga proprio dal San Giovanni e dalle proprietà infinite che ha la guazza di quella notte. Infatti, mi ricordo che quando ero ragazza, la mattina di S.Giovanni, prima che si levasse il sole, s’andava lungo li strabelli e sui cigli, si cercavano le piantine fiorite di S.Giovanni, poi ci si bagnava le mani colla su’ guazza e ci si bagnavano: prima l’occhi, poi la bocca, l’ orecchi e il naso, così s’era sicure che pe’ tutto l’anno non si sarebbero ammalati. Pe’ la verità noi ragazzine ci si bagnava anche il seno, perché dicevano che così ci sarebbe cresciuto e che quando si sarebbe state grandi non ci sarebbe mai mancato il latte pe’ i nostri figlioli. Comunque, anche allora in famiglia, la mi mamma e le mi zie preparavano l’acqua co’ tutti i fiori e co’ tutti l’odori, perché la mattina l’omini ci si lavavano i bracci e le gambe pe’ esse sicuri di non perde la forza e le donne ci si lavavano il seno e la pancia pe’ esse sicure di potè ancora fa’ i figlioli e d’avecci il latte. Se poi in casa c’era una donna sposata che non poteva ave’ figlioli, allora ci si doveva lavà la pancia e anche sotto. C’era anche un’altra cosa che si poteva fa’ in quel giorno miracoloso. Infatti dopo che tutti s’erano lavati, l’acqua che avanzava, veniva subito presa da noi ragazzine e si metteva dentro a una brocca di vetro. Quando poi il giorno sonavano le campane pe’ la messa, s’usciva di casa co’la brocca d’acqua e dopo ave’ preso un ovo, si rompeva e la chiara si buttava nell’acqua, poi si lasciava al sole e s’andava a messa. Quando si tornava, si correva subito a guardà nella brocca e che tu ci creda o no, la chiara aveva preso una forma, che poteva esse un qualunque attrezzo. Da una zappa a una barca, da una mestola da muratore a un cocchio e proprio dalla forma dell’oggetto che la chiara d’ovo aveva preso, si poteva capì il mestiere che faceva il ragazzo che poi ci avrebbe chiesto in moglie e che noi si sarebbe sposato. A questo punto, si sapeva il mestiere che faceva, ma non si sapeva da che parte abitasse, allora bisognava cercà nell’erba una Santa Lucia (coccinella), quando si trovava , si prendeva in mano e s’alzava il dito indice in aria. La S.Lucia, s’arrampicava su pel dito e quando arrivava in cima, volava in una direzione. Quella era la direzione dove abitava il nostro futuro marito.”

  27. moderator ha detto:

    Guarda Maurilio che su questo blog un argomento tipo “Chi conosce questa pianta” (poi rivelatosi un porro selvatico) ha avuto molti commenti ed anche “medicina popolare” vedo che ha molti accessi. Certo, come dice Viviana, non tutti hanno le competenze per intervenire e preferiscono leggere.

  28. patrizio ha detto:

    devo una risposta al granocchiaio ormai da molti giorni, e trovo ora un minuto da dedicargli.

    Mi fai un gran complimento a dirmi che sono prolisso, pensa te, io stavo fouri casa dieci, dodici ore al giorno per lavorare, molte volte anche di sabato e quanche domenica, mi portavo con me qualche libretto da leggere, con le parole scritte grosse, e facile da capire, per non perdere l’abitudine a leggere e parlare…. e così nell’ora di pausa pranzo, che si faceva col caldaino portato da casa, tra mosche e zanzare, merda o spazzatura, mangiavo di corsa e poi mi ritagliavo una buona mezz’ora per leggere, cosa che mi ha spesso causato antipatie e coglionature da parte di alcuni, e comprensione da parte di altri… poi tornavo cotto dal sole, o dalla tramontana e in una casa senza riscaldamento, con lo scaldino e la brace dentro, caffè d’orzo caldo vicino, fino a mezza notte a studiare.

    Questo perchè temevo che mi mancassero le parole per parlare con quelli come te, da grande, figurati quindi ora che mi scrivi che di parole ne uso troppe, come son contento; vuol dire che ho lavorato bene, ora le parole ci sono ma per te sono troppe….

    Ti dico però che le tue critiche, quando son giuste son giuste, e anche se pare che me la prenda, le tengo in considerazione.

    Hai ragione, anche questa mail poteva essere di 25 parole ‘caro granocchiaio non c’è un limite, non c’è un paletto, c’è solo il buon senso e il cercare di ascoltare gli altri e poi decidere’.

    Maurilio ci racconta le testimonianze che ha raccolto, non ci dice di usare questa o quella erba o rimedio, ti dice come la usavano i nostri nonni…. che paletti o limiti vuoi che ci sia a questo fatto rispetto alla medicina?….

    Tu ti poni e poni un problema che non ha senso, secondo me, porre in quei termini, come dire…. sei fuori strada, qui non c’è nessuno che vende ricette o rimedi in cambio di medici e medicine, ma solo chi ci racconta quello che ha sentito dire usando le parole di chi non c’è più… ecco perchè nessuno ti risponde, la risposta è già nel blog, sei te che ti accartocci su cose che non hanno bisogno di risposta.

    Se poi qualcuno prende una coccinella e se la mette sul dito e questa vola verso casa tua e poi ti vuole sposare è un problema diverso… e molto serio…. 🙂

    A proposito, ma lo sapete che il granocchiaio ti fa certi sughettti per la pastasciutta che farebbero resuscitare ………. ?

    Perchè non ci mandi qualche tua ricetta invece di brontolà sempre?

  29. il granocchiaio ha detto:

    perchè fermarsi ai sughetti pe la pastasciutta?

    pe quelli furbacchioni e di troppe parole ci’ho certe minestroni di erbe rare e antiche che ti fanno caca finchè io con una parolina magica un dico: stoppe!

  30. se unn'hai capito almeno leggi e rifletti ha detto:

    carissimo moderator

    se unn’hai capito almeno leggi e rifletti

    se poi rifletti e un ci capisci un’acca prova a chiede a chi lo sa

    se poi un capisci niente nemmeno allora, pol’esse che te hai ragione e che sbaglia il mondo intero!

  31. viviana ha detto:

    Un racconto che sa di favola .
    Gesti semplici di un mondo antico che crede alla forza della natura e cerca di interpretare i segnali che questa in qualche modo manifesta .
    Si tiene alla salute del corpo , si sogna un marito , si desiderano dei figli da crescere e si cercano segni premonitori che rassicurino .
    E’ l’ingenuità di un mondo che purtroppo non esiste più .

  32. Roberto Spadi ha detto:

    “io stavo fouri casa dieci, dodici ore al giorno per lavorare, molte volte anche di sabato e quanche domenica, mi portavo con me qualche libretto da leggere, con le parole scritte grosse, e facile da capire, per non perdere l’abitudine a leggere e parlare…. e così nell’ora di pausa pranzo, che si faceva col caldaino portato da casa, tra mosche e zanzare, merda o spazzatura, mangiavo di corsa e poi mi ritagliavo una buona mezz’ora per leggere, cosa che mi ha spesso causato antipatie e coglionature da parte di alcuni, e comprensione da parte di altri… poi tornavo cotto dal sole, o dalla tramontana e in una casa senza riscaldamento, con lo scaldino e la brace dentro, caffè d’orzo caldo vicino, fino a mezza notte a studiare.”

    Mentre leggevo ‘sta tirata sulla vita dura dello studente-lavoratore, mi è scorso davanti agli occhi l’immagine che allego
    http://www.youtube.com/watch?v=B1Zc7ZCul2E

  33. roberto ha detto:

    Ma dove le trovi e come ti vengono in mente!!

  34. Patrizio G. ha detto:

    E’ micidiale, quando punge è come un tafano….

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