medicina popolare

                                                                MEDICINA POPOLARE

 

Ecco alcune ricette del “sapere popolare” raccolte da Maurilio Boni a partire dal 1965 e pubblicate nel libro “Delle erbe e della magia”, provenienti dalla zona di Braccagni e dintorni.

 

Cure immediate

Sangue dal naso

Pe’ fa smette il sangue dal naso, si tagliava una cipolla a metà, e si faceva annusà all’ammalato piegandogli la testa all’indietro.

 

Puntura di vespa

Se si veniva pizzicati da una vespa, bastava passacci sopra un pezzetto di cipolla appena tagliata, oppure strofinacci sopra un po’ di persemelo.

 

Orzaioli

Si coglieva una foglia di noce, se ne prendeva un lobo e, dopo avello spiegazzato e stropicciato con le dita, si stendeva e si metteva sull’orzaiolo. Bastava teneccela pochi minuti.

 

Mal d’orecchie

Per far passare il mal d’orecchi, bastava metteci un po’ di gocce di latte di donna.

 

Corpo estraneo negli occhi

Per levà un rugio da un occhio, bastava metteci un pizzico di zucchero tritato finemente con una bottiglia di vetro su una lastra di marmo.

 

Contusioni alla testa

Se si batteva la testa e ci si faceva un bernoccolo, bastava metteci sopra un po’ di carta gialla bagnata con l’acqua fresca.

 

Punture di api e di vespe

Se si veniva pizzicati da un’ape o da una vespa,  bastava facci colà sopra una goccia di latte di un fico o di una foglia appena colti.

 

Ustioni

Sulle bruciature bastava metteci una foglia di erba di San Giovanni appena colta e spellata nella parte di sotto.

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RSSNumero commenti (34)

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  1. Patrizio G. scrive:

    E’ micidiale, quando punge è come un tafano….

  2. roberto scrive:

    Ma dove le trovi e come ti vengono in mente!!

  3. Roberto Spadi scrive:

    “io stavo fouri casa dieci, dodici ore al giorno per lavorare, molte volte anche di sabato e quanche domenica, mi portavo con me qualche libretto da leggere, con le parole scritte grosse, e facile da capire, per non perdere l’abitudine a leggere e parlare…. e così nell’ora di pausa pranzo, che si faceva col caldaino portato da casa, tra mosche e zanzare, merda o spazzatura, mangiavo di corsa e poi mi ritagliavo una buona mezz’ora per leggere, cosa che mi ha spesso causato antipatie e coglionature da parte di alcuni, e comprensione da parte di altri… poi tornavo cotto dal sole, o dalla tramontana e in una casa senza riscaldamento, con lo scaldino e la brace dentro, caffè d’orzo caldo vicino, fino a mezza notte a studiare.”

    Mentre leggevo ‘sta tirata sulla vita dura dello studente-lavoratore, mi è scorso davanti agli occhi l’immagine che allego
    http://www.youtube.com/watch?v=B1Zc7ZCul2E

  4. viviana scrive:

    Un racconto che sa di favola .
    Gesti semplici di un mondo antico che crede alla forza della natura e cerca di interpretare i segnali che questa in qualche modo manifesta .
    Si tiene alla salute del corpo , si sogna un marito , si desiderano dei figli da crescere e si cercano segni premonitori che rassicurino .
    E’ l’ingenuità di un mondo che purtroppo non esiste più .

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