I maggerini di Braccagni

I MAGGERINI

 

L’attuale squadra dei maggerini di Braccagni è nata nel 1979 perché intorno a noi si respirava aria di “maggio”: sia nel nostro paese (con la squadra dei vari Tonini, Pondini, etc.), sia nelle nostre campagne, sia all’interno delle nostre famiglie. Inoltre nella nostra zona il “maggio” si è sempre cantato dal secondo dopoguerra ad oggi con continuità; giova ricordare che, tutt’oggi, c’è un poeta, Claudio Capecchi,  che vive a Pistoia il quale  ci invia i testi della squadra dei maggerini di Braccagni scritti dal 1945 in poi;  basta pensare a poeti del passato come Giovanni Rossi (al cui podere è venuto a cantare anche il celebre Vasco Cai di Bientina) oppure al contemporaneo Gino Zucchelli (che è sempre più raro sentir cantare). Particolare importante: i fondatori dell’attuale squadra dei maggerini  erano  appartenenti a famiglie che provenivano dalla zona massetana (Frassine, Monterotondo, etc.) dove il maggio è tutt’oggi particolarmente sentito; anzi, se dobbiamo indicare una zona della Maremma dove il maggio è particolarmente vivo, vissuto alla maniera antica, quasi come una benedizione, questo è proprio il territorio che va da Massa verso Follonica. Non è un caso che anche a Braccagni le donne che fanno i cappelli e molte altre persone che collaborano alla festa provengano da quelle zone Questo serve a capire l’area di influenza del  modo di cantare il maggio da parte della squadra di Braccagni. Perché il maggio è il maggio, ma ognuno ha il suo modo di cantarlo.

Per esempio per la squadra di Braccagni, come per le squadre della zona nord della provincia, assume particolare importanza e significato l’albero del maggio, cosa che non avviene in altri gruppi, per non parlare del ruolo del poeta: è lui che deve trovare la chiave (come diceva Quinto Paroli) per entrare nei poderi improvvisando ottave, è lui che omaggia la famiglia  visitata, anche se non la conosce personalmente, ma gli basta un colpo d’occhio per capire chi ha davanti. Tornando alla  nascita della  squadra di Braccagni: era il 1979,  l’età media era 16 anni,  e si partì a piedi per la campagna circostante ed iniziò un cammino che dura ancora oggi attraverso il Gruppo Tradizioni Popolari Galli Silvestro. Su questo vorrei soffermare l’attenzione su due aspetti. Il primo perché intitolare un gruppo a Silvestro Galli.  Prima di tutto era il babbo di un nostro amico, attuale Presidente del Gruppo, Edo Galli. Ma soprattutto fu la persona che con la sua testimonianza ed esempio seppe trasmettere a quei ragazzi i valori e i significati di questo antico rito. Silvestro venne a cantare con noi l’anno successivo, nel 1980. Il suo fisico era minato da uno dei quei mali che non lasciano scampo: ma alle prove pretendeva rigore, serietà e quando andammo a cantare,  cantammo tutta la notte, anche perché a quel tempo c’erano dei pastori che alle quattro erano già svegli, o delle massaie che alle 4,30 iniziavano la loro giornata. Silvestro il giorno successivo era esausto, la voce stentava a uscire, ma la sua passione non conosceva ostacoli. A luglio si svolsero i funerali, con tanto di cappello sulla bara. Quei giovani gli vollero dedicare il nome del gruppo nascente e fu una scelta che ancora oggi ha il suo significato.  Anche altri gruppi hanno dedicato il loro nome a qualcuno, come nel caso del Coro degli Etruschi e Morbello Vergari. Ma con Morbello siamo in presenza di un vero e proprio personaggio della cultura popolare, un poeta contadino, un autore prolifico di poesie, racconti  brevi, commedie, nonché di saggi e articoli sulle tradizioni e sulla sua etrusca Roselle, che ha anche avuto i suoi riconoscimenti letterari. Nel caso di Silvestro Galli siamo in presenza invece di un “antipersonaggio”.  Del fatto di come ci abbia trasmesso il suo amore per il “maggio”, per la nostra tradizione, attraverso il proprio esempio di vita ho già detto.    Ma Silvestro era anche una persona di quelle che non cercano visibilità ma indispensabili per mandare  avanti le varie iniziative: nei suo fondi si svolgevano molte riunioni, era impegnato con la locale unione sportiva, e se c’era da dare una mano alla parrocchia (lui tra l’altro era un ottimo muratore) era pronto, come era pronto a dare una mano alle iniziative politiche sia di destra che di sinistra; insomma era una persona al servizio del paese, che faceva sempre di tutto per portare armonia e serietà. E di individui come Silvestro Galli nei nostri paesi, nelle nostre campagne, ancora oggi ci sono:  persone che lavorano dietro le quinte, che non cercano la celebrità ma che in realtà sono le colonne portanti, di comitati, gruppi o associazioni.

La squadra di maggerini di Braccagni negli anni ’80 è stata guidata da vari poeti: Sergio Rubegni, Minore Vegni, Giocondo Storai, Umberto Lozzi. Nel 1982 fu organizzato anche un raduno delle squadre maggerine al campo sportivo di Braccagni.

Dopo una breve pausa alla fine degli anni ’80, nel 1991 il maggio ripartì più vigoroso che mai. Per volontà del Gruppo Ttradizioni Popolari Galli Silvestro nacque il raduno ufficiale al Campo della Fiera il 1 Maggio, nonchè la rivista “La Sentinella del Braccagni (nel  1992). A suonare la fisarmonica furono chiamati Fabrizio Vecchierelli e Andrea Ciacci dell’Olmini, i poeti furono Sergio Rubegni e Minore Vegni. L’anno successivo l’ingresso del fisarmonicista Maurilio Boni, che data l’esperienza, era destinato ad avere un ruolo di riferimento all’interno della squadra. Proprio Maurilio Boni racconta nel libro di Serena Cola “La tradizione del maggio in Maremma” di aver preso parte al suo primo maggio nelle campagne circostanti il paese nel 1961, quando aveva non più di 11 anni; era già da piccolo un passionista della fisarmonica e si dilettava nel suonare alle feste organizzate nei poderi. Fu così che venne  arruolato nella squadra dei maggerini, che in modo abbastanza continuativo, come si diceva, hanno portato la tradizione nelle zone di Braccagni fino ad oggi.  Maurilio conferma che quando iniziò c’era il massimo rispetto della tradizione: il fulcro della squadra era costituito dalle figure dell’alberaio e del corbellaio; il primo era impersonato da un giovane aspirante poeta che portando l’albero di alloro adorno di fiori, simbolo dell’arrivata bella stagione, iniziava a prendere confidenza con l’ottava rima, magari con ottave preparate per lui dello stesso corbellaio o dal poeta che accompagnava la squadra. Il “tirocinio”, se così vogliamo chiamarlo, dell’alberaio aveva una durata di tre anni. Dopo questo periodo, presa confidenza con l’improvvisazione, probabilmente sarebbe stato pronto per avventurarsi come poeta. Il corbellaio era generalmente il capo squadra e spesso tale ruolo era rivestito dal poeta anziano della squadra che lasciava il posto al poeta più giovane; portava il suo corbello, un cesto decorato con fiori colorati che stavano a rappresentare la primavera ed i suoi frutti, alcuni specchietti, che avrebbero avuto il compito di rispecchiare e quindi respingere le negatività e le cose brutte per la famiglia visitata e che spesso erano parte del decoro del corbello. Inoltre c’erano anche dolcetti, talvolta oggetti di bigiotteria che stavano a rappresentare l’abbondanza augurata dai maggerini al podere visitato. Il poeta che presentava il gruppo di maggerini veniva contatto con circa tre mesi antecedenti il primo maggio con un invito di partecipazione scritto da parte della squadra, a lui spettava la scelta di accettare o meno il suddetto invito.

La figura del poeta era fondamentale, senza di questa non si poteva partire per il maggio itinerante perché era lui a chiedere il permesso in ottava rima nelle abitazioni, e se non era soddisfacente la porta del podere visitato non veniva aperta ai cantori. Capitava talvolta di incontrare altre squadre e, se oggi tra i vari gruppi c’è un clima amichevole, bisogna sottolineare che una volta non era proprio così: ci si contendeva l’abitazione a suon di rime improvvisate ed il poeta che aveva avuto la meglio sull’altro permetteva alla squadra di procedere; l’altra era costretta a cambiare  zona. Ogni squadra ha poi i suoi suonatori: lo strumento principe era la fisarmonica e anche il suonatore, come il poeta, doveva essere invitato dalla squadra con alcuni mesi di anticipo in maniera ufficiale e rendersi se opportuno, disponibile. Nessun suonatore doveva prendere parte ai cori cantati, ma svolgere esclusivamente il proprio ruolo. C’erano infine quattro maggerini che cantavano i canti con tematiche che assumevano varie sfaccettature: quelle politiche, quelle religiose, quelle che ricordavano serenate e quelle che esaltavano la natura ed i suoi frutti.

Fin qui la testimonianza dell’esperienza di Maurilio Boni, ma torniamo alla squadra di Braccagni ed arriviamo ai giorni nostri. Tra le file della squadra si è fatto dapprima largo un giovane poeta, Enrico Rustici,  il quale ormai è un affermato  poeta in ottava rima; Enrico ha avuto come compagno anche l’eclettico Pietro Pimpinelli, che nel corso degli anni ha capeggiato anche la formazione dei “maggerini del Bruna”. Adesso la squadra è saldamente rappresentata dai poeti Alessandro e Francesco Cellini (babbo e figlio) a testimonianza anche di una “scuola” braccagnina che sforna in continuazione nuovi validi interpreti nell’arte dell’improvvisare.

Per ulteriori informazioni contattare il sito www.maggerini.it

 

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  1. vecchio maggio ha detto:

    Una vecchia squadra del Maggio
    (tratto dalla Sentinella del Braccagni – aprile 1994)

    La squadra partiva nel primo pomeriggio del 30 aprile dal podere Cisalpino, visitava tutta la zona dei Poderi Nuovi, per entrare poi nell’area degli Acquisti ed arrivare, intorno alle 19,00 alla casa del conte Filippo Guicciardini.
    Dopo gli Acquisti, nella notte, si dirigeva verso il Bottegone e, successivamente, nella zona del Terzo.
    Il percorso di ritorno, iniziato il 1’ Maggio, comprendeva tutta Vallerotana. I maggerini rientravano nel tardo pomeriggio o nella serata del 1’ maggio. La squadra di maggerini viaggiava esclusivamente in bicicletta, soprattutto su strade sterrate. I fiori dei cappelli e dei bastoni erano preparati con la carta dalle donne dei maggerini. Hanno continuato a cantare il “maggio” dal ’58 al ’62.
    Questa una stanzetta del testo del “maggio” cantato allora:
    “Sotto queste belle porte/c’è un bel mandorlo fiorito/c’è ragazze da marito/Dio gli dia una buona sorte”

    Questa la composizione della squadra che vediamo nella foto. In piedi da sinistra: Golfredo Giochi (maggerino) Fiore Salvatori (maggerino) Franco Rappoli (fisarmonica) Abramo Quadalti (alberaio) Domenico Quadalti (maggerino) Aldo Cittadini (maggerino) Ottavio Armini (corbellaio) Marino Mari (poeta) Umberto Giochi (poeta).

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