Il PEGGIO e il MEGLIO (di noi)

Ci sono luoghi dove certi comportamenti sono esaltati in maniera notevolissima proprio a causa del luogo stesso in cui ci troviamo ad agire.

 

Ho un paio di esempi da portare in piazza sui quali chiedo poi, per chi ha voglia, di dire la sua.

Per ragioni………..tecniche ve li racconto nel primo commento a questo articolo: chi è interessato mi segua!

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RSSNumero commenti (17)

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  1. Riccardo cuor di coniglio ha detto:

    IL MEGLIO
    Negli ultimi tempi ho dovuto frequentare l’ospedale per motivi personali, nel senso che ho avuto bisogno di cure proprio per me stesso.
    E non sono state sempre passeggiate, qualche volta anche con una discreta “strizza” anche perché, pur non trattandosi proprio di “vita o di morte”, sempre un reparto di terapia intensiva era.
    Chi c’è stato lo sa, chi non c’è stato vi dico che è un’esperienza abbastanza forte, detto in maniera gentile. D’altra parte i casi da trattare vanno dai meno gravi ai gravissimi con pericolo di vita o di morte. Se abbiamo la “fortuna”(?) d’essere lucidi, com’è successo a me, si comincia a studiare l’ambiente, i macchinari, i suoni più disparati d’allarmi che suonano in continuazione e ai quali dopo poco ti abitui come gli infermieri. Ma la notte no.
    Ma soprattutto è l’elemento umano che ti fa sentire “in piazza”, ancora! Nel senso che ci trovi di tutto. Dal novantacinquenne che quando è sveglio e arzillo mette tutti di buon umore e che quando invece parte per la tangente o ti fa ridere o ti fa una tenerezza infinita ascoltando il suo farneticare apparentemente senza senso. Dall’uomo di mondo che si trova li vai a sapere per quale perverso gioco del destino, alla signora i cui occhi potrebbero ispirare pagine intere di poesia.
    Tutti le senti però estranei, come in fondo sono. Ma bastano poche ore, magari un giorno e una notte e già tutto è cambiato. Ti parli con i vicini, arrivi in quattro e due sei a darti del tu in una maniera incredibilmente sincera e automatica, e poi cominci a scoprire qualche legame nemmeno sospettato. O è parente di uno del tu paese, se non alla lontana anche tuo, o abita in un podere davanti al quale sei passato almeno mille volte, e così via.
    Poi c’è forse un altro aspetto che, diciamo, aiuta ad entrare in sintonia alla svelta. In quei luoghi la privacy (in italiano riservatezza) ha un significato molto relativo e un po’ diverso dal normale. Infatti, non essendoci camerette singole o altri sistemi di divisione acustica, ogni più piccolo segreto della tua vita privata e sanitaria lo spartisci con i tuoi “compagni d’avventura”. E non solo perché ci sono tutti i rumori corporali che certamente non puoi chiedere di ridurre o di andare a fare al bagno. Anzi c’è un servizio personale di igiene della persona da parte degli infermieri che in questo senso sono veramente bravi, professionali e dignitosi.
    Certo per le tue traversie personali è una cosa un po’ strana. Per esempio a me tutta l’esposizione del mio caso clinico fu tenuto alla presenza della camerata, ma in assenza di mia figlia che, fuori della porta, non poteva entrare. Questo genera anche ad un’altra conseguenza: che devi dare una risposta, manco si trattasse di un esame (in effetti, è molto di più e con conseguenze ben più importanti), da solo, senza il conforto di un familiare che magari sarà provato emotivamente come te, ma almeno è lì in piedi e si suppone in condizione di aiutarti a prendere con te la migliore decisione. Perché questo in fondo questo devi fare: dare una risposta, e alla svelta, se necessario, perché ogni minuto perduto può diminuire l’efficacia dell’azione da intraprendere. E naturalmente firmare il consenso: questo è veramente ridicolo. In quelle condizioni di spirito, con una tranquillità che è più vicina ai valori negativi che allo zero, firmi qualcosa che ti riassumono, ma che non puoi leggere e comprendere veramente, ma devi firmare perché se no non si può procedere…….Con i pochissimi e lontani ricordi di studio di diritto mi domando se veramente ha validità un documento firmato in queste condizioni.

    E se non c’è nessuno prendi la tua decisione con la silenziosa e dignitosa presenza della tua camerata. Siccome poi la cosa è reciproca, anche te cerchi di ricambiare comportandoti nella stessa dignitosa maniera.
    Insomma, sarà per questi fatti, sarà perché quando si corrono pericoli insieme la velocità di conoscenza e cameratismo reciproco viaggiano a velocità supersoniche, sta di fatto che dopo un giorno e o due siamo tutti molto più vicini e intimi di persone che magari conosci da una vita. Prima uno sguardo negli occhi, poi una spallucciata, poi un mezzo sorriso, se ce la fai, e già ci siamo detti mille cose.
    Fortunatamente per me dopo pochissimi giorni ho lasciato, prima il reparto di terapia intensiva e poi, l’ospedale. Quando ci siamo lasciati mi pareva di rivedere il film di quando siamo stati congedati alla fine del servizio militare: promesse e giuramenti, quasi mai rispettati, di “ti vengo a trovare appena posso”, ritroviamoci, auguri baci e via dicendo,
    Se l’hai scampata, per questa volta, con la salute, hai anche il conforto di rapporti umani così belli da sembrare impossibili appena rimetti i piedi fuori da lì.
    Ma insomma è stata un’esperienza bella. Dal punto di vista dei tuoi compagni, o camerati, il meglio del meglio che si può, venuto fuori perché s’era tutti li e no ….al mercato,. Se no è capace manco ci si musava, pe un di di peggio…….
    Insomma, li si da IL MEGLIO DI NOI.

    IL PEGGIO
    Sempre nello stesso luogo, l’ospedale, pochi giorni dopo, e a poche decine di metri dal reparto dove ero stato ricoverato.
    Dovevo fare un prelievo del sangue. E lo dovevo farlo proprio li perché poi i risultati dovevano essere recepiti da un certo ufficio, e bla bla bla…
    Abbastanza esperto del luogo per averlo purtroppo frequentato spesso, mi alzo prestino, anche perché alla mia età non mi scomoda. Anzi, se mi alzo alle 5 faccio con calma le mie cosine, poi vado al pc, guardo la posta, rispondo a qualcuno e poi, con calma alle 6.30 parto perché è inutile andare prima: troverò senz’altro gente prima di me, ma tanto l’esame mio ha la precedenza per cui se anche non arrivo tra i primi, recupero un po’ di posizioni.
    Davanti alla stanza dove sono fatte le accettazioni per i prelievi c’è un casotto avanzato in alluminio in cui entrano – abbastanza stretti – una quindicina-venti persone, in piedi (a sedere c’è posto solo per 4), e il resto stanno fuori.
    Arrivo alle 7 in punto e vedo che il casotto è già tutto pieno e anche fuori c’è una bella fila. Ma tanto ci’ho la precedenza.
    Arrivando chiedo chi è l’ultimo, l’ultimo con il tempo di Quick (PT)? Io, mi fa un signore, ma il tempo di Quick non c’è più e siamo in una fila unica.
    I tempi cambiano, bisogna aggiornarsi. Ma quando parto per queste cose mi armo di sette dosi supplementari di pazienza per cui ne tiro fuori un briciolino e resto calmo.
    Entro nel gabbiotto perché fa freddo e ripeto la domanda chi è l’ultimo? Io, mi fa un altro. E io, ma a me quello mi ha detto che era lui…no no, sono io, stai dietro a me e stai tranquillo. Sono le 7 e 5, mi metto dietro lui, ma non sono poi più tanto tranquillo.
    Gli altri parlano ostentando inizialmente un gran savoir faire e tanta saggezza spicciola. Ma io non mi fido.
    Io quel gabbiotto l’ho visto nascere nei primi del 2007, quando fu trasferito il punto di prelievo del sangue: prima si stava all’addiaccio, in pieno inverno, poi ci misero questi quattro vetri nell’alluminio, senza riscaldamento, e march. Ci sono venuto per diversi mesi e conosco i miei polli anche da segnali minimi.
    E ora però bisogna dare la notizia chiave della faccenda. Nonostante si arrivi nel gabbiotto fin dalle 6 – ma pare che qualcuno arrivi anche prima – e si resti li fuori fino alle 7.30, per iniziare a fare i prelievi verso le 8!!!, quando aprono la porta della stanza per l’accettazione, la famigerata macchinetta per prendere i numerini non è nel gabbiotto! No, è dentro la stanza dell’accettazione.
    Avrete già capito che in queste condizioni la macchinetta non serve che a far scatenare le mire di tutti i convenuti che, indipendentemente dagli scappellamenti e gli accordi presi “io sono dietro a te”, “lui è dopo di me”, ecc, quando si aprono le porte succede l’incredibile.
    Niente da paragonare con le tre o quattro donne che in qualsiasi fila senza numerino mi passano regolarmente avanti: lo so, ci sono preparato, con loro non ce la faccio, lo metto in conto e normalmente digerisco la mia dose quotidiana.
    No, qui siamo alle scene tipo abbandono del Titanic, con cattiverie dette con incredibile cattiveria e violenza da ogni genere di persona, donna, uomo, giovane, anziano, ragazzo, o ragazza, tutti cattivi , tutti più decisi e determinati più di Terminator.
    Io subisco, provo ma non riesco a reagire, come al solito, e quindi mi consolo cercando di vedere l’inverecondo spettacolo da un punto di vista “documentaristico”, come per dire; io sono superiore e non lo faccio, mi limito a guardarvi.

    Tutto è confermato dal “dopo”.
    In antitesi all’esempio degli amici della “camerata” dove ci si lascia tra promesse di ritrovarsi quanto prima, qui ognuno guarda il suo giornale, o guarda per terra, o guarda l’infinito per vedere che cosa non si sa. Non ci si parla più, ti limiti a saluta qualcuno che conosci e non puoi farne proprio a meno.
    Questo è veramente IL PEGGIO di noi che si può dare.

    Indipendentemente dalla decisione “curiosa” dell’ospedale di continuare a voler tenere la macchinetta dei numerini non dove logicamente servirebbe, ma dove in pratica la guerra per il posto è già stata consumata. Come pure la decisione curiosa, e un po’ cattiva, per cui 30, 50, e più persone devono attendere quasi all’addiaccio “perché la porta della sala di attesa si apre alle 7.30”…..
    Povera Italia, dice il mio amico G.F.………se non si riesce a risolvere nemmeno problemi di questo genere, ma che speranza c’è di migliorare il mondo per noi, per i nostri figli e i nostri nipoti, dico io?

    a voi è mai successo?

  2. Stefano ha detto:

    Ho letto con molto interesse questo intervento, ritrovandomi in luoghi e situazioni seppur diverse ma comunque analoghe. Precisando in anticipo che a livello strutturale alcune cose potrebbero essere migliorate usando del semplice buonsenso, mi ricollego al suo intervento del distributore di numeri, credo che fondamentalmente il vero problema siamo noi. Nessuno escluso. E’ risaputo che noi della “povera Italia” percepiamo i nostri diritti in base ai bisogni e non al relativo servizio offerto. L’esempio più comune è la ressa durante la salita in autobus, o la classica fila alla cassa di un supermercato dove non di rado ci troviamo di fronte a crisi isteriche che sinceramente fanno veramente sorridere, in fin dei conti un piacevole diversivo durante l’attesa. Credo che chi più chi meno in Italia ci sia il complesso del chi tardi arriva se è furbo fa prima. Nonostante sia molto giovane ho viaggiamo molto soprattutto nei paesi scandinavi dove seppur molto efficenti le strutture non sono differenti dalle nostre, eppure grazie all’utenza e naturalmente alla buona volonta funziona tutto a meraviglia. Ad Oslo ho smarrito la mia carta d’identità e avendo bisogno di un documento mi sono trovato a fare la fila con almeno 30 persone che non si curavano di chi c’era o non c’era prima convinti del fatto che nessuno avrebbe saltato il posto. Giuro che su un autobus stracolmo ho visto una bimbina che avra avuto si e no 7 anni alsarsi in piedi e cedere il posto ad un bambino ancora più piccolo mentre noi turisti ci godevamo il paesaggio comodamente seduti. E’ per questo che sostengo che la “povera Italia” in fondo in fondo l’abbiamo creata noi.

  3. Carlo Vellutini ha detto:

    Domanda banale? Ma perché le strutture convenzionate (vedi un noto istituto grossetano dove da anni mi rivolgo per le analisi) in un balletto ti fanno tutto, senza fila (anche se arrivi alle 9,30 la mattina e nel giro di massimo 36 ore hai i risultati. Eppure ottengono i soldi pubblici, gli stessi che mandano avanti gli ospedali. Da cittadino (ne parlo spesso anche con tanti politici o addetti ai lavori che spesso incontro nella mia professione) mi domando: perché loro funzionano e le strutture puccliche no? le risposte che mi sono dato sono due. 1. Che non si vogliono far funzionare. 2. Che la meritocrazia, troppo spesso, non fa parte del nostro paese e, dunque, chi alla fine deve far carriera grazie a mille altri fattori più che alla sua bravura alla fine lascia perdere ed entra nel vortice negativo che quell’ambiente porta con sé. Tanto ad essere bravi o no cambia poco…
    In più non dimentichiamoci mai di una cosa: la troppa brucrazia ammazza il nostro paese. Ho vissuto diverso tempo all’estero, dove i tempi, per fare qualsiasi cosa, sono enormemente ridotti…Tutto grazie al buonsenso e ad un fatto: la fiducia in chi hai davanti. Della serie la cultura del sospetto, tipica della nostra società, non li mina…

  4. Riccardo cuor di coniglio ha detto:

    Carissimo Stefano

    Quello che dice è molto interessante e mi fa piacere che sia proprio un giovane il primo ad entrare in questo scambio di idee.
    Riconosco che molto di quello che lei dice è vero ed è frutto di buon senso e lodevole maturità. Per cui se anche io porto le mie contro-osservazioni conto di ricevere da lei attenzione e ragionevolezza.
    Che noi italiani si percepiscano i nostri diritti in base ai bisogni non mi pare la maggiore delle colpe da ascrivere alla nostra “povera Italia”. Mi sembra al contrario che proprio i servizi offerti (da chi a è ciò preposto) dovrebbero calibrarsi sui nostri bisogni e non viceversa, questo mi sembra un diritto naturale, altrimenti che servizio sarebbe?
    Le dirò che vedere cosa succede nelle file dell’autobus piuttosto che nei supermercati, con o senza numerini, non mi fanno più sorridere, caso mai un po’ di tristezza. Quella ancora si, per fortuna. Guai a non scandalizzarsi per delle cose sbagliate, anche se si ha la mia età.
    Di nuovo devo dire che ha ragione che il nostro è il paese dei furbetti, a tutti i livelli, e naturalmente, più in alto siamo e più dobbiamo essere e dimostrare di essere.
    Anch’io ho girato un po’ il mondo e come lei di fronte a cose viste fare a differenza che da noi mi sono “arrabbiato” assai. Pensavo: ma guarda che bravi questi, fanno le cose più logiche del mondo con naturalezza, senza discutere, mentre da noi non si riesce nemmeno a parlarne di certe cose. Ed era vero.
    Le cito un esempio per tutti, cioè di quando ci si deve immettere da una strada laterale in una a maggior traffico che gode quindi di diritto di precedenza. Se in questa strada si creava una fila o un rallentamento per i motivi più vari, vidi fare una cosa che venti o trenta anni fa in Italia nemmeno si vedeva al cinema: colui che aveva la precedenza si fermava e faceva entrare la macchina dalla strada laterale. Mi sembrava bello e facile da fare. e tornato in italia provai a farlo io, con prudenza ma lo feci. E poi salutai con la mano come avevo visto fare. Non le dico che razza di smanettamenti ricevei in contraccambio, quasi mi tiravano i bacini. E poi, devo confessarlo, mi sentii meglio, meglio di prima e fiero di quello che avevo fatto. Oggi si fa quasi normalmente, ma mi creda, trent’anni fa era da “alternativi” fare cose simili. Per la serie si può imparare da tutti, specie le cose giuste.

    Poi a forza di frequentarli questi ambienti, e anche le persone, per il lavoro, per gli affari, e cos’ via, nel tempo piano piano mi sono accorto che si, su certe cose erano meglio, ma non erano poi meglio su tutto. Ogni popolo ci’ha i suoi lati positivi e i suoi negativi. Solo anche a prima vista vediamo solo le cose che da noi non si vedano e che ci fanno un certo effetto. Poi con il tempo, la vera e più profonda conoscenza, si scoprono delle cose e dei difetti negli altri che nemmeno lontanamente immaginavamo. Anzi, per dirla come me la sento, da ultimo pensi che i barbari sono loro, caso mai noi siamo maleducati, che è un’altra cosa.
    Questo per dire come è complicato il mondo.

    Ma per tornare al nostro “piccolo” problema dei numerini. Lei pensa che veramente sarebbe troppo difficile trovare una soluzione al problema?
    E se questo fosse solo la punta dell’iceberg? Se non si riesce a ben organizzare una cosa di cosi poco conto come è, possiamo stare poi tranquilli che quelle più complicate saranno ben eseguite e fatte?

  5. Riccardo cuor di coniglio ha detto:

    Risposta a Carlo

    Precisazione ovvia quanto necessaria: non sono un rispostologo, do solo le mie idee, quando ce l’ho.

    Andiamo per ordine.
    Primo quesito. “Ma perché le strutture convenzionate….in un balletto ti fanno tutto, senza fila (anche se arrivi alle 9,30 la mattina e nel giro di massimo 36 ore hai i risultati?”….Da cittadino….mi domando: perché loro funzionano e le strutture pubbliche no?”
    La prima mi appare troppo machiavellica e non ti seguo. Sulla seconda siamo perfettamente d’accordo e quindi non aggiungo niente qui.
    Ne vorrei proporre un’altra: di istituti privati non ce n’è uno solo e quindi ognuno deve dare il meglio di se per attirare utenti: meglio lavori più ti fai buona fama. Per fortuna la concorrenza esisteva ancor prima del Prof. Brunetta.
    Che la struttura pubblica vada bene o vada male, ma quanto pensi siano motivati e responsabilizzati i vari livelli dell’organigramma? E se va male chi dice qulcosa? E se sbagliano chi e come vengono corretti? E con quale efficacia?

    Sull’ultimo periodo vale quanto detto a Stefano, con una precisazione. Non è la troppo burocrazia che ammazza il nostro paese, è la burocrazia stupida, bizantina e asservita che fa lo sporco lavoretto.

    Purtroppo tutti parliamo di buon senso, quando questo sembra diventato ormai uno stupido e antiquato optional….

  6. pensionato ha detto:

    Scusate se mi intrometto, ma volevo anche io dire la mia. Prima c’era il Caloni che apriva l’ambulatorio, ora in quello nuovo bisogna aspettare fuori l’arrivo del dottore.
    Tra poco sarà inverno. Non dico altro.

  7. Marketing ha detto:

    Caro pensionato

    Ma te lo sai che è il marketinghe?

    Se i pensionati prendono freddo, si mantiene la clientela…..

  8. toto ha detto:

    ma un si preoccupino troppo i pensionati, di questo modo di mantenersi i clienti, forse i dottori fanno un po’ come i muratori con il tetto del prete…, e poi tanto, i pericoli un ce ne sono, anche chi prende un pò troppo freddo a Braccagni tra poco un potrà morire, si dice che le ferrovie chiuderanno il passaggio a livello, addio funerali…

  9. moderazione ha detto:

    Una cosa: noi saremo severi con chi fa nomi, soprattutto di dottori.
    Notiamo un continuo intreccio tra i vari argomenti: all’inizio fu “I monumenti del Mazzo” si parlava del badilante e anche nell’argomento usi civici di è parlato di questa figura. Sempre nei “monumenti” si è parlato del cavalcaferrovia e della possibile chiusura della ferrovia ed ecco che questo argomento torna di attualità, anche perchè se chiudono il passaggio a livello, senza aver trovato alternative, è un bel macello.

  10. tòto ha detto:

    beh moderatore, si moderi, io il passaggio a livello l’ho messo li come battuta, siamo in piazza, quel capannello di la dove parlano di cavalcaferrovia ha striillato così tanto che l’ho sentito anche qui davanti all’ambulatorio, dove peraltro è normale parlà di questo e di quello che succedono in paese…

    dunque i dottori di braccagni son bravi o no?
    io mi ricordo il nisi, co du arance ti curava certe bronchiti che oggi gli ci vole trenta ricette e dieci esami del sangue…. sarà per questo che lui andava col topolino mentre i dotori d’oggi viaggiano col gippone?

  11. Carlo Vellutini ha detto:

    Bene il dottor Nisi…come diceva il Teti “aver avuto nella vita almeno una sua puntura nel culo” era una prerogativa di braccagninità!!!

  12. moderator ha detto:

    Carlo, mi hai rubato la battuta di Pietro Pimpinelli, anche se a me mi curava un certo Evangelisti di Sticciano.
    W la topolino.

  13. Sarchiapone ha detto:

    il Teti,eh,sarebbe bello senti du bischerate ogni tanto,di quelle delle sue……..

    peccato che nessuno gli abbi spiegato che è un blogghe

    ognerebbe fagnene sapè,magari gne se dice che c’è da porta via quarcosa……..a vedè se allora s’interessa

  14. Sarchiapone ha detto:

    Vorrei riprende il discorso dei prelievi del sangue, perché, tanto per non farsi mancare niente alla nostra umana esperienza, mi sono fatto il prelievo del sangue pe la prima volta a Braccagni nella nuova sede dell’ambulatorio.

    Pe esse la prima volta ci so andato prestino, non si sa mai, ma mica come a Grosseto. So andato giù che erano le sette, m’avevano detto le 7 e mezzo, ma avevo portato il giornale, insieme a tutta la cartella di incartamenti che ormai vado a giro con una borsa.

    Arrivo che era sempre buietto ma so già quarto. Due signore e Astelio con signora so già li. Carla aspetta in macchina e ha lasciato a fa la fila la sua richiesta.
    Quello che ovviamente cambia rispetto a Grosseto è che qui ci si conosce e siamo meno. Questo impedisce ci guardacci in cagnesco e con sospetto come si fa a Grosseto, anche quando più tardi saremo stati una quindicina.

    Siamo fuori, in terrazza, ma non è poi così freddo e s’attacca a fa previsioni di quando invece lo sarà.
    Mah, come si farà?
    Boh, certo così senza niente, senza nemmeno quel ridicolo gabbiotto che c’è a Grosseto, se c’è freddo come si farà?
    Se poi piove o tira vento?
    Ma l’ambulatorio chi lo apre?
    Il dottore, dice qualcuno.
    E a che ore?
    Eh, prima d’anda a Montepescali Severo passa di qui.
    E a che ore?
    Mah, prima che arrivi la prelevatrice!
    Eh, menomale se no gli toccava aspetta fuori anche a lei.
    Ma lei a che ora arriva?
    Prima va a Montepescali e poi viene qui.
    Questo mi sembra fatta bene, perché prima quando facevano prima Braccagni e poi Montepescali, a me m’è capitato di dove’ anda dietro a lei a Montepescali, perché era troppo tardi.
    Essendoci meno persone a Montepescali è più logico che faccia prima loro e poi viene qui e ci fa tutti. O no?

    Io ero un po’ scettico sul fatto che Severo venisse a apri così presto, ma m’ha sbugiardato subito perché prima delle 7 e mezzo ecco che t’arriva fresco come un bimbino che ci’ha d’andà alla gara dei 1.500 metri a scuola. Non è troppo loquace, ma nemmeno mi manda a quel paese, e nemmeno i ce lo mando.

    ‘Nsomma s’entra, lui fa le su cose, noi si continua a parla’ del più e del meno, ma almeno siamo a sede’, un è che ci siano troppe sedie, ma insomma, si da la precedenza agli anziani e alle donne. Io comincio a esse tra i primi e a sede’ mi tocca.

    Ogni tanto arriva uno novo e chiede chi è l’ultimo e la cosa funziona: siamo pochi e ci si conosce, e nessuno si prova a fa’ il furbetto.

    Poco dopo le 7 e 45 arriva la “vampirotta” giovane arzilla ed efficace, almeno così sembra. Io che ci’ho le vene che so’ na cacca, spero che sia anche brava come “vampirotta”.

    C’è qualcuno che non si sente troppo bene e si cerca di fagli compagnia e sostenello, almeno moralmente. C’è un bagno a disposizione, pulito e io ne approfitto per un paio di breve telefonatine. Poi s’attacca co i prelievi.
    Il primo è un po’ lungotto e io penso subito: vai questa un’è bona e ci mette un casino di tempo a trovagli le vene. Invece poi esce la prima è tutta soddisfatta proclama: è brava, ci sa fa!

    Meno male. Il tempo gli ci vole perché deve fa tutto lei: l’accettazione, riempire i moduli, controllare la richiesta, scrivere il nome sulla provetta e poi fa il prelievo vero e proprio.

    Quando tocca a me la giovane vampirotta mi da del “te” con la massima naturalezza. Credo la faccia pe fa senti’ a mio agio(?) o forse perché oggi va di moda cosi’. Lei è carina, è giovane, prova a daglielo anche io del te, ma un mi viene.

    Gli faccio vede lo spettacolo inverecondo dei miei bracci martoriati da prelievi fatti negli ultimi tempi. Lei non si scrolla più di tanto. Parte decisa, e più per colpa delle mie fottutissime vene che per altro, mi fa male. Ma non è una novità e, stringendo i denti, faccio l’omino bravo.

    Tutto si è svolto in un tempo assai breve. Almeno questo lo sa fa bene.
    Gli chiedo se tutto verrà trasmesso come necessario all’ufficio competente dell’Ospedale. Lei mi rincuora e mi tranquillizza dicendomi: vai, vai tranquillo, che tutto sarà fatto come si deve!

    Conclusioni: certo almeno per molte cose è molto meglio che all’ospedale. Siamo meno, ci si conosce e ci si volo un po’ più bene,.

    Per esempio una signora che non stata tanto bene è stata fatta passa’ avanti su offerta generale dei partecipanti, senza che lei dovesse chiede niente. A Grosseto ste cose sono semplicemente impensabili. La vampirotta è così, pole anda’ anche meglio qualche volta. Speriamo che un vada peggio.

    Resta il grosso interrogativo di cosa succederà quando farà freddo e il buio sarà più nero……..

  15. pizzicato ha detto:

    eppure il problema non è indifferente, i medici interessati che cosa ne dicono?
    dare cinque-dieci euro ad una braccagnina che ogni giorno alle sette apre l’ambulatorio non mi pare sia un sacrificio eccessivo, e se abinassero la cosa alle pulizie dei locali, secondo me ne trovano una decina di persone a Braccagni disposte al servizio……

  16. pensionato ha detto:

    Caro Sarchiapone o come ti chiami, ma io l’avevo detto che quello di aspettare fuori dall’ambulatorio questo inverno sarà un problema, perchè ci sono già passato anch’io.

  17. Sarchiapone ha detto:

    caro pensionato

    se te l’avevi già detto, ora come minimo siamo in due a’ avello detto!

    la differenza è che te l’avevi detto lesto lesto, a me invece mi pagano un totte al metro, e allora l’ho fatta un pò più lunga

    se viene qualchedun’altro bene, anzi meglio, se no vorrà di’ che si farà un 51 e vai io e te, petta a petto

    arrivedecci

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