Slow Food

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Perché a Cheese

Nient’altro che un racconto – con parole, voci, immagini e profumi – la cui trama sarà ambientata in particolare in montagna: ecco, in sintesi, Cheese 2009. L’attività che i pastori portano avanti negli alpeggi, condotta nel rispetto dei principi della sostenibilità ambientale è, se ci riflettiamo con attenzione, anche un’importante risorsa sociale, economica, paesaggistica e culturale per i territori che la ospitano.

17L’evento braidese riconoscerà questi valori, evidenziando come il ruolo del casaro sia fondamentale nella salvaguardia degli ambienti montani e non solo. Fin dalla sua prima edizione Cheese ha voluto essere un momento di apprendimento per i visitatori – non è forse vero che s’impara di più divertendosi? – un evento ricco di informazioni, da cogliere attraverso tutti quegli attori che con “le forme del latte” convivono.
Che una piazza “chiami” gente da altre piazze, che le vie portino flussi a curiosare e assaggiare tra le bancarelle del ricco mercato, che un luogo sfumi in un altro luogo, un tempo in un altro tempo, per rivelare connessioni e legami.

 E allora, attraverso assaggi, degustazioni, partecipazione ai Laboratori del latte o a iniziative educative così come ai concerti o frequentando le Cucine di strada, nei giorni di Cheese sarà possibile una presa di coscienza sull’importanza delle attività agricole e rurali compatibili con il rispetto dell’ambiente.

Si potrà così fronteggiare il progressivo spopolamento dei territori montani – con il conseguente abbandono delle tradizionali pratiche pastorali – che ha compromesso equilibri centenari e provocato la scomparsa (o forte riduzione) di prodotti, usi e tradizioni che, invece, Cheese vuole contribuire a far conoscere e tutelare.

  vedi anche

http://cheese.slowfood.it/

http://www.slowfood.it/sloweb/ita/dettaglio.lasso?cod=5D3EE20E166a119D01HKq431EFC5

http://www.terramadre2008.org/pagine/leggi.lasso?id=3E6E345B166a119A8FRum430F483&ln=it&tp=3

http://www.slowine.it/

 

 

 CHI SIAMO

Fondata da Carlo Petrini nel 1986, Slow Food è diventata nel 1989 una associazione internazionale. Nata a Bra, oggi conta 86 000 iscritti, con sedi in Italia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Francia, Giappone, Regno Unito (in ordine di costituzione) e aderenti in 130 Paesi. Da un’idea di Slow Food è nata Terra Madre, il meeting mondiale tra le Comunità del Cibo, giunta nell’ottobre 2008 alla sua terza edizione.

Slow Food significa dare la giusta importanza al piacere legato al cibo, imparando a godere della diversità delle ricette e dei sapori, a riconoscere la varietà dei luoghi di produzione e degli artefici, a rispettare i ritmi delle stagioni e del convivio.
Slow Food afferma la necessità dell’educazione del gusto come migliore difesa contro la cattiva qualità e le frodi e come strada maestra contro l’omologazione dei nostri pasti; opera per la salvaguardia delle cucine locali, delle produzioni tradizionali, delle specie vegetali e animali a rischio di estinzione; sostiene un nuovo modello di agricoltura, meno intensivo e più pulito.

Slow Food, attraverso progetti (Presìdi), pubblicazioni (Slow Food Editore), eventi (Terra Madre) e manifestazioni (Salone del Gusto, Cheese, Slow Fish) difende la biodiversità e i diritti dei popoli alla sovranità alimentare.
La rete degli 86 000 associati di Slow Food è suddivisa in sedi locali – dette Condotte in Italia e Convivium nel mondo, coordinate da un Convivium leader – che si occupano di organizzare corsi, degustazioni, cene, viaggi, di promuovere a livello locale le campagne lanciate dall’associazione, di attivare progetti diffusi come gli orti scolastici e di partecipare ai grandi eventi organizzati da Slow Food a livello internazionale. Sono attivi più di 1000 Convivium Slow Food in 130 Paesi, comprese le 410 Condotte in Italia.

E Slow Food è anche:

Un’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche

Roberto Tonini
Fiduciario Condotta Grosseto
Referente Presidio Razza Maremmana

tel/fax 0564 329 036 cell 339 71 53 654
roberto.tonini44@tiscali.it Roberto Tonini
Coordinatore  della Rete di
TERRA MADRE in TOSCANA
provincia di GROSSETO

i prossimi grandi eventi 

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RSSNumero commenti (20)

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  1. Carlo Vellutini ha detto:

    Caro Roberto,
    faccio una premessa: non mi considero un buongustaio e tante cose che fanno parte della buona cucina proprio “non riesco a strozzarle”. In più non so cucinare…ma per fortuna c’è sempre chi provvede ed in maniera molto casalinga, con quei sapori che troppo spesso si sono persi. Seguo le vicende di Slow Food dall’esterno e credo che sia un progetto veramente lodevole. Magari da noi l’arte del mangiar bene e sano è ancora seguita, ma purtroppo troppo spesso le varie tradizioni si perdono, anche a causa di un mondo che viaggia sempre più velocemente ed in cui fermarsi con i giusti tempi dettati dalla buona cucina diventa sempre più difficile. Ho la fortuna di girare l’Italia ed avvicinarmi alle nostre, tante, cucine regionali, ma anche provinciali. E devo dire che in questi ultimi anni (una delle cose buona che mi ha regalato il mondo del pallone, seppur non in modo diretto) ho scoperto gusti, piatti ed aromi che non pensavo esistessero. Penso la cucina sia cultura. Perché dietro ad ogni piatto c’è una tradizione ed una storia. Questo accade da noi, vedi l’acquacotta e la panzanella, ma anche in tante altre nostre realtà. Nei prossimi giorni ti racconterò dell’esperienza della pasta panna e pistacchi (rigorosamente di Bronte) mangiata ad Acireale, con tanto di storia raccontata dallo chef di turno, o dell’Accademia del Baccalà di Vicenza, in cui, finalmente, ho scoperto cosa lega questa città, peraltro non di mare, con questo prelibato piatto. Per non parlare dell’insalata di mare -rigorosamente cruda- di Manfredonia…con la storia del limone strizzato sopra che, alla fine, ha la stessa giustificazione del di quello utilizzato dai messicani per la birra Corona…Storie di altri mondi che la cucina fa avvicinare.

  2. Roberto Tonini ha detto:

    Carissimo Carlo

    Ti ringrazio per questo tuo primo intervento che mi da modo di chiarire alcune cose di fondamentale importanza.
    Nonostante le tue buone parole, traspare ancora un’immagine dello stereotipo Slow Food fatto di persone goderecce e assai dedite al convivio. È un’immagine che ancora perdura all’esterno della nostra associazione che pur essendosi mossa, o addirittura nata per “dare la giusta importanza al piacere legato al cibo”, si è via via evoluta passando attraverso “la necessità dell’educazione del gusto come migliore difesa contro la cattiva qualità e le frodi e come strada maestra contro l’omologazione dei nostri pasti”

    E fino a qui potrebbe sembrare una raffinatezza supplementare.

    Quando pero affermiamo che Slow Food “opera per la salvaguardia delle cucine locali, delle produzioni tradizionali, delle specie vegetali e animali a rischio di estinzione; sostiene un nuovo modello di agricoltura, meno intensivo e più pulito”, capisci che non si tratta solo di una scusa per farsi perdonare il piacere della tavola, ma è una presa di coscienza e coinvolgimento in problemi primari come quello della rivendicazione per un’agricoltura sostenibile, a difese di noi e delle generazioni a venire.

    Questo detto e altro che spero di dirti al riguardo in seguito, non solo non rinneghiamo il piacere della buona tavola, ma addirittura RIVENDICHIAMO IL DIRITTO AL PIACERE, e attraverso questo.

    Chiudo citandoti un motto che slow food ha fatto proprio: MANGIARE E’ UN ATTO AGRICOLO (Wendell Berry): IL PRIMO GESTO AGRICOLO LO COMPIE IL CONSUMATORE: SCEGLIENDO CIO’ CHE MANGIA!

    Un’altra traccia, con parole simbolo che, proprio come tali non abbisognano di troppe spiegazioni: al prossimo Salone del Gusto di Torino si affiancherà, sempre più importante e cosmopolita, TERRA MADRE. Non ti spiego cos’è, per ora, ma già il suo nome spero evochi le inevitabili deduzioni.

    Infine, una confessione da vecchio arnese del mestiere: con i tuoi apprezzamenti ed osservazioni itineranti – che sinceramente t’invidio, è cultura reale – mi sa che sei molto più Slow Food di quanto tu non sospetti.

  3. Carlo Vellutini ha detto:

    Caro Roberto,
    ho letto con attenzione la tua risposta e la condivido in pieno ed hai fatto veramente bene a spiegare cosa si prefigge fino in fondo Slow Food. Purtroppo è vero che spesso questa associazione viene collegata solamente al mangiare bene e sano. Conconrdo dunque quello che dicevi, ma soprattutto voglio sottolineare ancor di più il ruolo che, a mio giudizio, la buona cucina ricopre nella scoperta della cultura di un paese o, nel caso dell’Italia, di una regione o di una provincia. Proprie ieri sera ero a cena in un noto ristorante della nostra zona dove hanno “importato” il “peposo” e mi raccontavano la sua storia…che alla fine mi affascina quasi quanto il gustoso piatto. Cioè quella dei lavoratori delle fornaci del fiorentino che utilizzavano il fuoco del lavoro per cucinare questa ricetta a base di carne. Questo per cercare di capire come dietro ogni piatto ci sia una storia che, poi, è la stessa della terra che lo ha originato.
    Mi ricordo ancora di quando, alle elementari, la maestra ci fece fare un tema sui lavoro che avremmo fatto se fossimo vissuti un secolo prima ed una cosa che la colpì, nonostante avessi otto anni, fu proprio quella di legare la vita dell’epoca (per la cronaca scrissi che avrei fatto il ‘carbonaio’) all’alimentazione ed ai nostri piatti. Tanto che descrissi trutta una serie di ‘baratti’ con i vari compagni che aveano scelto altre professioni, per cucinarmi un'”acquacotta”. Chiaro che poi tutto questo si associa ai gusti ed alle particolarità di un luogo. Sarà un caso, ma alla fine ogni piatto è ottimo se mangiato nella sua zona. A volte può derivare da un ingrediente, a volte dalla stessa acqua, mentre cambia sapore se lo si cucina in altre zone.
    Sono convinto che se uno impara ad apprezzare i sapori e le tradizioni riesce a cogliere le varie differenze di gusto, così come, secondo me, si impara a conoscere una cultura ed a diventarne parte integrante…Per questo in qualsisasi parte del mondo io vada cerco anche di coglierne anche questi aspetti smentendo tante “leggende” secondo cui alcuni popoli non hanno una cucina di qualità…Tra i piatti che ti segnalo una specialità del “povero” Kentucky (o comunque del sud degli Stati Uniti): chicken and dumplings…della serie una botta al fegato se cucinata in una certa maniera (con una salsa più cremosa tche serviva a sfamare un’intera famiglia), con grandi proprietà curative (per raffreddore ed influenza) se preparata in una forma più liquida…tipo il nostro brodo di pollo.
    Un saluto e scusa qualche divagazione – forse dovuta alla fame-, Carlo

    Chissà la nostra piazza può diventare luogo di scambio di opinioni sull’arte culinaria e sulla cultura che c’è dietro di lei…

  4. Roberto Tonini ha detto:

    Non scopro niente di nuovo se ti dico quanti idee fasulle ci sono in giro. Purtroppo lo stesso si può dire sulla formazione e sull’informazione. Spesso sommaria, distratta, partigiana, comandata più dall’audience che al servizio a cui è diretta………….

    Tu sapessi quanta gente mi s’è presentata ai corsi di vino, i nostri MASTER OF FOOD, e già all’iscrizione mi chiedevano quasi con complicità e sottovoce: ma insegnate anche a fa rigira’ il vino dentro i bicchieroni? Ma a che serve in fondo?

    Cerrrrrto! Dicevo io, e anche a sentigli l’odore di amarena, di ciliegia, di pesca, di fieno, di peperone verde, di erba tagliata, di fieno bagnato, di cuoio, di sudore di cavallo, di pipi del gatto………e intanto guardavo la faccia dell’interlocutore che forse si domandava se lo stavo prendendo pel culo o cosa.

    No, si fa tutto questo, ma spiegando a cosa serve, se può aiutare e come. Ma soprattutto la soddisfazione è di vedere che solo dopo poche lezione, che nei nostri corsi è inizialmente proprio una alfabetizzazione, quando riuscivano a riconoscere e dare un nome ad un profumo lo facevano con la stessa soddisfazione che ha un ragazzino quando impara ad anda’ in bicicletta senza le ruotine laterali. Perché in fondo impari qualcosa che potenzialmente hai dentro di te, solo che nessuno ti ha mai insegnato a tirar fuori ed adoperare.

    Mi viene a mente il bel ricordo che ho per un insperato sette in italiano rimediato facendo una domanda che voleva esse una provocazione alla professoressa: ma in fondo la letteratura a che ci serve? Quella mi guardò con gli occhi sbarrati e mi disse: prima ti do 7 per la domanda intelligente che mi hai fatto e poi ti spiego a che cosa serve. Io rimasi annichilito sotto lo sguardo invidioso dei compagni che pensavano, ma te guarda so pezzo di m. come va a rimediassi un sette.
    La santa donna ci spiego, in verità assai bene, che la letteratura serve a darci le parole per esprimere i sentimenti e che senza le parole questi non crescono e non si conoscano nemmeno. Con più parole si conoscono, e più sentimenti si conoscono, e più sentimenti portano più parole, e così via. E lo capii bene anche io. Forse pe questo so rimasto un chiaccherone.

    In un certo senso i nostri corsi, in generale, e specie nei primi livelli, proprio questo fanno. Ti danno i mezzi per capire, per conoscere e quindi poi scegliere. Ed è qui la chiave fondamentale: fare delle scelte consapevoli. Troppo spesso e troppa gente è convinta di scegliere, ma non scelgano in effetti proprio un bel niente di suo. Scelgano nel catalogo di altri, con parametri di altri, e negli interessi di altri.

    Scegliere con la propria testa sembra facile, ma non lo è affatto. Sei solo, non hai l’aiuto della pubblicità sempre pronta a trovarti qualsiasi tipo di soluzione, semplice, veloce, e a portata di mano. Solo che la scelta l’hanno già fatta loro in partenza al posto tuo. indovina nell’interesse di chi!

    Per poter scegliere ci vuole preparazione, e per avere preparazione ci vuole insegnamento. E questo Slow Food offre nei suoi corsi, chiamati appunto MASTER OF FOOD e che riguardano molti aspetti della nostra alimentazione.

    Se vuoi vedere quali sono vai a http://master.slowfood.it/master/welcome.lasso

    Spero che l’auspicio fatto alla fine del tuo intervento divenga realtà

    alla prossima, e che venghi qualchedun’altro……..

  5. socio slow ha detto:

    Sono un socio Slow Food che qualche tempo fa ha avuto in omaggio un libro sulle Osterie di Italia segnalate da Slow. Ho visto che tra queste ce n’è una (di questa zona ma non faccio nomi), nata pochi anni fa in un prefabbricato di una zona artigianale. E’ vero che in una Osteria ci si va per mangiare, ma nella valutazione della guida, il gusto estetico del locale non conta nulla? E prima di mettere nella guida un locale appena nato, non sarebbe meglio aspettare per vedere si regge l’usura del tempo?

  6. Roberto Tonini ha detto:

    Carissimo socio

    Ti ringrazio per la tua domanda che mi offre la possibilità di spiegare alcune cose sulla nostra Guida alle Osterie d’Italia.

    Prima però una curiosità: se ho ben capito hai ricevuto la Guida e qui hai visto che in zona c’era un locale – senza fa nomi – nato pochi anni fa, in un prefabbricato in zona artigianale, che è pochi anni che ha aperto, e di cui, ci fai capire, non sei entusiasta del gusto estetico, cosa che pare tu vorresti fosse tenuta in più alta considerazione. Giusto?

    E ora una domanda: perché non ci hai mangiato? Perché questo mi sembra evidente, altrimenti anche un pur vago accenno l’avresti fatto. Se tu ci avessi mangiato, cosa per la quale questi locali esistono, la tua osservazione non avrebbe riguardato prevalentemente la realizzazione estetica, DEL DI FUORI, senza una sola parola su cosa conta, cioè il mangiare. Perché si, noi teniamo conto anche di questo, ma dopo, molto dopo aver considerato e valutato tutta un’altra serie di cose che reputiamo assai più importanti pe questo tipo di locali, e che ora cercherò brevemente di spiegarti.

    Circa il periodo di apertura non proponiamo mai locali che non abbiano almeno un anno di vita da noi conosciuta e seguita. Non rincorriamo i locali-novita, anzi.
    Il fiduciario della zona di pertinenza per la prima volta si limita a proporre il locale alla nostra sede toscana. Questa incarica di redigere le schede ai suoi collaboratori periferici, che poi siamo noi fiduciari o membri del comitato di gestione. Ma qui si deve fare un’importante precisazione: nessuno di noi va fa a fare le schede nel proprio territorio o comunque in locali dove sei conosciuto e sanno della tua carica. Anzi, ogni anno veniamo dirottati a rotazione su altre zone e province, per cui lo stesso locale viene OGNI ANNO e continuamente VERIFICATO da persone diverse. E questo con ovvio vantaggio per un riscontro sui giudizi più allargato e riscontrato.
    Quindi a differenza delle altre grande guide italiane la base di giudizio è enormemente più grande: basti pensare che l’anno scorso per la sola Toscana gli estensori delle schede sono stati quasi una settantina! Pare la formula funzioni se dopo diciotto anni di vita questa guida vende, solo in Italia, oltre 100.000 copie all’anno.

    La tipologia e lo stile. Pur ammettendo diversità di locali – osteria tradizionale, osteria moderna, trattoria, enoteca con mescita e cucina, vineria, ristoro agrituristico (con parsimonia e grande selettività), ristoranti a conduzione familiare – cerchiamo uno stile riconoscibile e semplice, sia nell’ambiente sia nel servizio (tavola, stoviglie) sia nell’accoglienza, che vorremmo familiare e calda. La professionalità – che ricerchiamo come antitesi al dilettantismo e all’approssimazione – non passa necessariamente attraverso il formalismo, le tovaglie fino a terra, i sottopiatti, i piatti di forma e dimensione esuberanti, i grandi bicchieri di cristallo, il rabbocco deferente del bicchiere da parte del personale di sala. Anzi, uno stile di questo tipo è spesso indice di un locale che ha fatto o mira a fare un “salto di categoria”, che ha modelli e ambizioni diversi rispetto alle osterie che interessano a noi. Per capirsi può andare ben pure la tovaglia di carta gialla, in certi contesti, e il bicchiere detto “cinquino”, ma questo non preclude a chi lo vuole, di servire in bicchieri adeguati ai vini, senza però che questo sia per forza una prerogativa irrinunciabile.

    La soglia di prezzo è fissata a 35 euro vini esclusi. Questo come prezzo medio, se poi uno chiede una fiorentina da chilo, o altre esagerazioni le pagherà il dovuto senza che questo porti fuori prezzo l’insieme del menu.

    Se il locale viene ritenuto meritevole, vengono assegnati simboli che segnalano una certa eccellenza
    Per esempio:
    • ” la bottiglia”: segnala una interessante cantina
    • “il formaggio”: il simbolo è attribuito ai locali che presentano una buona scelta di formaggi
    C’è po la “famigerata” e assai ambita “chiocciola”
    Nella guida è spiegato che è assegnata a “Un locale che ci piace in modo speciale, per l’ambiente, la cucina, l’accoglienza in sintonia con lo Slow Food”

    Basti sapere che fino all’anno scorso in tutta la provincia di Grosseto c’era un solo locale “chioccioluto” ed era L’antica Fattoria del Grottaione a Montenero.
    Il locale cui fai riferimento – senza fare nomi – ha per ora “solo” il contrassegno della “bottiglia” e del “formaggio”. Per ora.

  7. Roberto Tonini ha detto:

    TERRA MADRE TOSCANA
    Il Giusto Gusto
    terza edizione

    40 comunità di produttori di tutto il mondo
    incontrano la Toscana

    28 ottobre – 2 novembre 2008

    105 contadini e allevatori provenienti da Europa, Asia, Mediterraneo, Caraibi, America del Sud incontrano la Toscana, le sue province, i suoi abitanti per parlare di prodotti tipici, progetti di cooperazione e sviluppo, solidarietà, gusto, giustizia dei mercati e salvaguardia dell’ambiente.

    Incontri con la cittadinanza, le istituzioni e i produttori locali, cene, convegni per discutere insieme di un mondo buono, pulito e giusto.

    Questo il programma:

    28 ottobre 2008 – ore 20.30
    in tutte le province toscane incontro conviviale con i produttori stranieri e toscani
    vengono organizzate cene e momenti d’incontro, dove i cittadini della Toscana accoglieranno con spirito festoso i delegati internazionali

    29 ottobre 2008
    Incontri con la cittadinanza e i produttori locali in tutte le Province della Toscana
    saranno organizzati numerosi incontri di confronto con le istituzioni, i produttori toscani, altri soggetti che hanno deciso di partecipare all’approfondimento delle problematiche del mondo del cibo e della sua salvaguardia come strumento di sussistenza, sviluppo e cultura

    31 ottobre – 2 novembre 2008 – Orbetello (GR)
    Rete di Terra Madre Toscana: dal locale al globale – programma 2009/2010
    Convegno internazionale e workshop tematici nell’ambito della Manifestazione “Gustatus” promosso dal Comune di Orbetello che accoglierà produttori e prodotti della Terra di Toscana nei suoi mercatini

    I Presidi Slow Food della provincia di Grosseto:

    Bottarga di Orbetello
    Massimo Bernacchini – info@orbetellopesca.it

    Palamita di mare
    Stefano Ferrari – stefano.ferrari34@tiscali.it stefano.ferrari@bancatoscana.it
    Massimo Bernacchini – info@orbetellopesca.it

    Razza Maremmana
    Roberto Tonini – roberto.tonini44@tiscali.it

    Sfratto dei Goym
    Giovanna Pizzinelli – gio.pizzinelli@libero.it

    Le Comunità straniere ospitate dalla Condotta di Grosseto

    Etiopia

    Teff di Debre Zeit
    La cooperativa Alfa Gowa riunisce 58 contadini (41 uomini e 17 donne) e vende teff, grano, orzo e ortaggi in uno spaccio aperto a Debre Zeit grazie a un finanziamento di Oxfam. Il teff, bianco o rosso, principale prodotto della cooperativa, è un cereale antichissimo, dai semi minuscoli, poco più grandi di granelli di sabbia, con la cui farina si prepara il pane nazionale etiope, la ‘njera. La coltivazione prevede ripetute arature con i buoi nel mese di maggio, la concimazione, la semina a giugno e la raccolta (a mano, con la falce) a novembre. Dopo la raccolta, le spighe sono poste su una piattaforma di sterco indurito di vacca e fatte calpestare dai buoi. Per dividere la paglia dai grani si usano pale di legno e un setaccio.

    Francia

    Bue guascone “aréolé” del Gers – Presìdio Slow Food
    Particolarmente adatta ai lavori agricoli che esigono una certa potenza, calma e resistenza alla calura, la razza bovina Mirandaise, originaria del Gers, era largamente diffusa fino alla metà del XX° secolo. Alla fine degli anni ’70, però, non restavano più di 150 vacche e un solo toro di razza. A seguito del programma di salvaguardia avviato negli anni ’80, nel 2008, si recensiscono più di 500 vacche, apprezzate per la buona capacità di riproduzione e l’attitudine all’ingrasso. L’audace scommessa di un piccolo gruppo di allevatori, cui si aggiunge l’appoggio del Liceo Agricolo di Mirande, consiste proprio nel voler stabilire una filiera completa ed incentrata sul prodotto faro della razza: il bue Mirandais del Gers.

    Hanno collaborato con la Condotta di Grosseto:

    Agriturismo Aia della Colonna – Santa Caterina – Roberto Tistarelli
    Agriturismo Poggio Sasseta – Montiano
    Antica Fattoria del Grottaione – Montenero D’Orcia – Flavio Biserni
    Azienda Agricola Agrituristica Le Calle di Catocci Riccardo – Poggi del Sasso
    Azienda Agricola Marinelli – Montenero d’Orcia – Franco Mascelloni
    Azienda Agricola Cesare Borri – Monte Antico
    Azienda Regionale Agricola di Alberese loc. Spergolaia – Alberese
    Caseificio F.lli Rossi – Braccagni – Fabio Rossi
    Caseificio Il Fiorino – Roccalbegna – Angela Fiorini
    Comune di Grosseto
    Frantoio Franci – Montenero d’ Orcia – Giorgio Franci
    Morisfarms Fattoria Poggetti – Massa Marittima – Adolfo Parentini
    OL.MA. – Montepescali Scalo – Neri Massimo
    Poggio Argentiera – Banditella di Alberese – Giampaolo Paglia
    Provincia di Grosseto – Ufficio agricoltura
    Ristorante Il Cantuccio – Buriano – Francesco Angeloni
    Ristorante Oste Scuro – Braccagni – Ezio Formica
    Tenuta Paganico – Civitella Paganico – Maria Novella Uzielli
    Tenuta Rocca di Montemassi – Fraz. Montemassi – Stefano Ferrante

  8. Fiduciario Slow Food Grosseto ha detto:

    Terra Madre, ultimo lavoro di Ermanno Olmi, è una poesia riflessiva e piena di speranza sul rapporto conflittuale tra l’uomo e la terra, da riscoprire ritornando a seguire i ritmi della natura”

    Così riferisce Vie del gusto – http://www.viedelgusto.it/ita/ – primo portale del gusto d’Italia, aprendo il proprio articolo di commento al film-documentario.

    D’altra parte proprio Olmi ci spiega: “Con ‘L’albero degli zoccoli’ ho pensato ad un film sulla fine della civiltà contadina, ma ora, qui, a distanza di trenta’anni, capisco che qualcosa è andato avanti, questa civiltà sta vivendo………

    È un documentario da godersi lasciandosi andare alle immagini ai suoni ai contrasti che il grande regista ci offre per spiegarci il proprio animo che ha conosciuto Terra Madre.

    Ma cos’è Terra Madre nella realtà?
    Terra Madre è un progetto concepito da Slow Food, frutto del suo percorso di crescita e che oggi ha il suo fulcro nella convinzione che “mangiare è un atto agricolo e produrre è un atto gastronomico”. Da sempre Slow Food si è schierato per i piaceri della tavola e il buon cibo e ha difeso le culture locali di fronte alla crescente omogeneizzazione imposta dalle logiche cosiddette moderne di produzione, distribuzione ed economia di scala. Ed è proprio seguendo fino in fondo queste logiche che Slow Food si è reso conto di quanto fosse necessario proteggere e sostenere i piccoli produttori, ma anche cambiare il sistema che li danneggia, mettendo insieme gli attori che hanno potere decisionale: consumatori, istituti di formazione, chef e cuochi, enti di ricerca agricola, organizzazioni non governative… Divenne evidente che si poteva avere un impatto significativo solo moltiplicando e cumulando azioni locali che seguissero una visione-guida globale.

    Così è nata Terra Madre: per dare voce e visibilità ai contadini, pescatori e allevatori che popolano il nostro mondo. Per aumentare, nelle comunità dei produttori e nell’opinione pubblica, la consapevolezza di quanto è prezioso il loro lavoro. Per dare ai produttori qualche arma in più per continuare a lavorare in condizioni migliori, per il bene di tutti noi e del pianeta. Per queste ragioni, costruire una rete mondiale – che disponesse di strumenti di condivisione delle informazioni e che offrisse la possibilità di imparare dalle esperienze altrui e di collaborare con gli altri – è sembrato fondamentale. Il nostro obiettivo è continuare ad avere terre fertili, dove germoglino e crescano piante e animali adatti a quei particolari ambienti, piuttosto che dopati con sostanze chimiche che li fanno fruttare o ingrassare artificialmente. Il nostro obiettivo è continuare ad avere persone che custodiscono terre, saperi e cibi che hanno il gusto della nostra infanzia.

    La rete di Terra Madre è stata lanciata nella riunione inaugurale del 2004 a Torino. Quel primo incontro ha radunato 5000 produttori da 130 paesi e ha attirato – come mai prima di allora – l’attenzione dei media sulle loro problematiche. La seconda edizione dell’incontro internazionale si è tenuta nel 2006 e ha coinvolto anche 1000 cuochi – dai più celebri ai più semplici –, tutti profondamente consapevoli delle responsabilità nei confronti dei produttori di qualità. Nel 2006 hanno partecipato alla riunione generale anche 400 ricercatori e accademici, nel tentativo di riavvicinare la teoria alle buone pratiche.

    Un progetto così ambizioso non si sarebbe mai potuto realizzare senza il contributo di un gruppo di sostenitori molto motivati. Slow Food ha mobilitato istituzioni pubbliche, enti locali, regionali e nazionali per formare insieme la Fondazione Terra Madre. L’associazione ha anche favorito partnership con compagnie private e reti solidali, alcune delle quali si sono costituite appositamente per l’evento.

    Per uno come me che ha vissuto dal di dentro le tre edizioni di Terra Madre del 2004, 2006 e 2008 vedere il film è stato come rivivere quelle emozioni con orizzonti allargati, con l’interpretazione musicale e visiva caratteristica di un film, visto ed elaborato dal grande artista.

    Nell’intervento di chiusura dell’ultima edizione 2008, un ragazzo quindicenne del Massachusetts ha raccontato di proposto al proprio istituto scolastico un progetto semplice ma molto efficace: “Il progetto Germoglio”, che consisteva nel convertire un vecchio ed inutilizzato campo di calcio in un orto, coltivato e curato dagli studenti, in modo da fornire cibo genuino e biologico alla mensa scolastica. Un progetto che è stato in seguito adottato in varie parti degli USA e anche in Senegal. “Siamo stufi di essere etichettati con frasi tipo:ah, questi ragazzi di oggi…”. Noi abbiamo dimostrato che ci sappiamo fare.
    Saremo la generazione che riconcilierà l’essere umano con la terra!”

    come a molti è già noto il film viene proiettato nel corso del programma MAREMMA-CINE-BUS curato da Edo Galli, cioè il Galletto a cui la la nostra Condotta Slow Food Grosseto ha voluto aderire sponsorizzando appunto la proiezione dell’opera del grande maestro.

    dopo il debutto a Rispescia le prossime proiezioni avranno il segunete calendario:
    18 luglio ad ALBERESE
    24 luglio a BRACCAGNI in occasione del 30° anniversario del G.T.P.G.S.
    4 settembre a PIAN DI ROCCA
    – 5 settembre a S. DONATO

    altre eventuali tappe saranno cmunicate anche in questa sede
    stanno piovendo infatti richieste da un pò tutta la provincia!!!

  9. Roberto Tonini ha detto:

    nella sezione Video di Slow Food Ermanno Olmi e Carlo Petrini parlano del film-documetraio TERRA MADRE
    http://www.braccagni.info/video/video-di-slow-food/terra-madre-il-film-di-ermanno-olmi/

    a seguire anche il trailer del film stesso

    si ricorda ancora il calkendario delle proiezioni:

    – 18 luglio ad ALBERESE
    – 24 luglio a BRACCAGNI in occasione del 30° anniversario del G.T.P.G.S.
    – 4 settembre a PIAN DI ROCCA
    – 5 settembre a S. DONATO

  10. Ric ha detto:

    Trovo interessante tutta questa documentazione su Slow Food e sugli eventi ad esso relazionati. Sarebbe bello vedere tutto insieme in una pagina ad hoc; dopotutto il cibo e l’agroalimentare fanno parte della nostra terra di Maremma. Che ne pensi?

  11. Roberto Tonini ha detto:

    I volti e le storie di di Terra Madre 2008
    Gente di Terra Madre – 1A PARTE – Clip Ufficiale (SOTTOTITOLATA IN ITALIANO) – © SLOW FOOD

    Gente di Terra Madre – 2A PARTE – Clip Ufficiale (SOTTOTITOLATA IN ITALIANO) – © SLOW FOOD
    Se vedrete tutte e due le clip per intere, forse, capirete in piccola parte quello che è stata ed è TERRA MADRE

    (guarda proprio qui sopra)

  12. Roberto Tonini ha detto:

    POMODORI A GO GO

    Incontro tecnico e visita guidata su “CONSERVAZIONE DEL GERMOPLASMA VEGETALE DI ORIGINE AUTOCTONA”

    Si è svolto oggi presso la sala conferenze di Legambiente di Rispescia questo interessante incontro organizzato dall’Arsia (Agenzia Regionale per lo sviluppo e l’innovazione) tramite il Centro per il collaudo ed il trasferimento dell’innovazione di Grosseto.

    Il germoplasma è il materiale ereditario trasmesso alla prole mediante le cellule germinali in grado di permettere di preservare in modo diretto la biodiversità a livello genetico e di specie. Esso inoltre contribuisce in maniera indiretta all’incremento della biodiversità.

    La biodiversità è la ricchezza di varietà di specie animali e vegetali, frutto di lunghi processi evolutivi. Slow Food ha creato per questo la propria Fondazione per la Biodiversità ONLUS http://www.fondazioneslowfood.it/

    Autoctona invece significa “nata nello stesso luogo in cui vive”, cioè del posto.

    Provo ora a tradurre la prima frase in maremmano corrente: gli autentici e veri semi di una volta e del nostro territorio, in modo che si mantenga o addirittura si aumenti la diversità delle colture vegetali.

    Oggetto dell’incontro sono stati i 6 pomodori inseriti nei Repertori Regionali a rischio di estinzione per la Toscana:

    Pomodoro Canestrino di Lucca Provincia di Livorno, Provincia di Lucca, Provincia di Pisa
    Pomodoro Costoluto Fiorentino Provincia di Firenze
    Pomodoro fragola C.M. Garfagnana
    Pomodoro Pisanello Provincia di Livorno, Provincia di Pisa
    Pomodoro Quarantino ecotipo Valdarno Provincia di Arezzo, Provincia di Firenze
    Pomodoro Tondino Liscio da Serbo Toscano Intera Regione

    Sono stati esaminati prima i vari aspetti riguardanti:
    • La tutela della biodiversità agraria in Toscana: aspetti normativi e stato di attuazione della LR 64/04 – trattato da Rita Turchi (ARSIA)
    • Il progetto di caratterizzazione delle varietà locali – Mario Macchia (Università di Pisa)
    • I coltivatori custodi e la conservazione del germoplasma – (Roberto Martellucci – ARSIA)

    Comunicazioni per:
    • L’esperienza del Comune di Santa Fiora – da parte di Renzo Verdi – Comune di Santa Fiora
    • Le iniziative della Provincia di Grosseto – Fabio Fabbri – Amm.ne Prov.le Grosseto

    Presente l’Assessore all’Agricoltura per Comune di Grosseto Giuseppe Monaci

    E’ seguita poi una degustazione guidata dei pomodori guidata da Luca Fabbri (Governatore Slow Food) e da Roberto Tonini (Fiduciario Slow Food Grosseto).

    Si sono così potute apprezzare le diversità dei vari pomodori, da quelli più dolci a quelli con maggiore acidità, da quelli più equilibrati a quelli meno. Tutti comunque validi e molto buoni.

    Alla fine, con il solo scopo di curiosità, è stato votato il più gradito che è risultato essere il Pomodoro Fragola della Garfagnana.

    Nota: in attesa che il sottoscritto impari a mettere delle foto anche nei commenti (dovrei riuscirci in settimana prossima) riporto due foto dell’avvenimento in testa al presente articolo, mandando temporaneamente in ferie il nostro presidente Carlo Petrini.

  13. il Granocchiaioi ha detto:

    Successo anche all’Alberese!

    Sabato 18 luglio si è ripetuta la proiezione di documentari d’epoca prebellica, di un bel film di Edo Galli sulla trebbiatura in Maremma e poi di nuovo la proiezioni del film di Ermanno Olmi Terra Madre.
    Anche qui tanta, tantissima gente!

    Tra un filmato e l’altro il Galletto, ormai scafato presentatore, ha spiegato e poi chiamato a delle piccole esibizioni un gruppo locale di canterini, il nostro poeta estemporaneo “Cella senior” e il sottoscritto per una breve introduzione al film.

    Ricordo ancora che Terra Madre sarà proiettato venerdì prossimo alle ore 11.30 in occasione dei festeggiamenti per il 30° anniversario del G.T.P.G.S.

    qui sopra potete vedere 2 piccoli filmati su Terra Madre

    • redazione ha detto:

      Bene così, c’è molto “braccagni” in queste serate. E ora riflettori puntati su venerdì prossimo alle 23 con Terra Madre, un orario un po’ “difficile” ma crediamo valga la pena aspettare e andare a letto un po’ più tardi.

  14. Granocchiaio ha detto:

    Perché a Cheese

    Nient’altro che un racconto – con parole, voci, immagini e profumi – la cui trama sarà ambientata in particolare in montagna: ecco, in sintesi, Cheese 2009. L’attività che i pastori portano avanti negli alpeggi, condotta nel rispetto dei principi della sostenibilità ambientale è, se ci riflettiamo con attenzione, anche un’importante risorsa sociale, economica, paesaggistica e culturale per i territori che la ospitano.

    il resto dell’articolo nella pagina qui di sopra

  15. Roberto Tonini ha detto:

    vado a fare un piccolo viaggio culturale a Bra per documentarmi sui formaggi di tutto il mondo

    lo faccio per tutti voi, al ritorno vi dirò

    gragragra

  16. Ric ha detto:

    (Adnkronos) La Province di Siena Arezzo e Grosseto parteciperanno al Salone del Gusto 2012, evento internazionale promosso da Slow Food, presso il Lingotto Fiere di Torino, dal 25 ottobre al 29 ottobre. Nel corso di “Terra Madre” la Provincia presentera’ alcuni dei progetti e dei prodotti d’eccellenza delle Terre di Siena. Il primo appuntamento, dal titolo “Dal grano al pane”, si terra’ giovedi’ 25 ottobre alle ore 13, presso la saletta conferenze dello stand di Slow Food Toscana, con un assaggio di cinque tipologie di pane, prodotte con varieta’ di grano antiche. Alle ore 17, la Provincia di Siena, insieme a quella di Arezzo e Grosseto, presentera’ “La Transumanza”, una degustazione guidata dei prodotti tipici, legati all’antico percorso che i pastori facevano dal Casentino alla Maremma passando per il senese. Nel corso dell’evento sara’ possibile assaggiare l’Acquacotta e il Tortello alla Lastra di Arezzo; il Pecorino marzuolo, i Salumi di cinghiale e il Pecorino Dop di Maremma di Grosseto; il Pecorino a latte crudo delle Colline Senesi. Sabato 27 ottobre alle ore 17, sempre all’interno dello stand di Slow Food Toscana nel padiglione 2 del Lingotto, la Provincia di Siena insieme a quella di Arezzo presenteranno “Chianina: dall’allevamento alla macellazione”. Parteciperanno all’evento i rappresentanti dell’associazione allevatori di Chianina e il macellaio, Simone Fracassi. La degustazione sara’ curata da Simona Quirini, chef de “Il Canto del Maggio” che presentera’ un assaggio di peposo di Chianina.

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