Coppa e Spiedo

 

 

 

 

 

Metti un sabato a pranzo con uno sconosciuto

 

 

L’appuntamento è per le 13, o giù di li, giusto il tempo di escì da scuola e d’arrivà. Questo mi dice il tipo che conosco solo di nome e fama, ma che un so nemmeno se è biondo o moro. Si deve parla’ di un progetto nel quale lui è esperto e io ho gia mancato un appuntamento, quindi ho voglia e necessità di vedello. Lui sembra nicchia’ un po’, il locale? Si, ci so stato ma un mi sembrava un granché…… Ma, veramente io ho due segnalazioni positive – dico io – da personaggi di cui mi fido abbastanza, uno è quel topastro di George “il nappone” e una è la mi figliola che da quando c’è stata ha detto che vole impara la cucina siciliana.

– il seguito nel commento numero 1 ›››

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  1. Ganascia ha detto:

    ………………………..
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    Metti un sabato a pranzo con uno sconosciuto

    E il mio invitato, sempre nicchiando: ma, se lo dici te, poi io tanto non magio mica tanto, in questo periodo ci’ho dei problemini. E io – bene, cioè, meglio, così non ci preoccupiamo troppo del mangià! – Eh si, fa lui, vabbe’, tanto si deve parla’………

    Insomma, dai picchia e mena, ci s’accorda pe sabato all’una. Come in un ultimo disperato tentativo come di sgabolassela salutando, mi fa: comunque sabato mattina richiamami pe conferma…ok, dico io, sempre più perplesso, ma tuttavia determinato ad andacci.

    Il sabato mattina lo richiamo, mi sembra un po’ più arzillo, si si, mi fa ok, ci vediamo, ma certo io sono in certe condizioni…….aridagli, ci risiamo penso io. Poi all’ennesima assicurazione che tanto andiamo li pe chiacchera’, va bene il tempo pe arriva’ da scuola, esco alle 13 e poi li in 5 o 10 minuti e ci vediamo. Ok.

    Io so un Ariete, e un so perchè dicano che l’Arieti so tutti puntuali – oltre che esse duri e comandoni – insomma io mi riconosco Ariete solo nella parte degli orari: sono uno destinato ad aspetta’ sempre gli altri negli appuntamenti. Non credo di essere mai arrivato in ritardo in vita mia. Così mi pare. Ma in compenso, se dovessi somma’ tutto il tempo che ho aspettato gli altri agli appuntamenti, un so che cifra verrebbe fori.
    Insomma, lui un dev’esse dell’Ariete. Ma tanto è sabato, io mica ho furia. Arrivo alle 13 in punto a questo localino che gli altri mi avevano raccontato nel clima generale e nel menu, e che io avevo già visto nel sito colorato adeguatamente come dev’esse colorato il sito di un ristorante che si chiama “Il Carrettino siciliano”

    Ma anche ben fatto, chiaro, agile, non becero, e molto promettente, il sito. Promette:.
    Cannoli, pizze, cassate siciliane, pesce fresco………ambiente tranquillo, gestione familiare…………….
    menu’ per celiaci, pizza da asporto, Specialità: antipasti, dolci fatti in casa, cucina 100% senza glutine, cucina siciliana,
    Aperto tutti i giorni. Sabato e domenica anche a pranzo.
    E qui mi fermo, anche perché chi lo vole legge per bene clicca su http://www.ilcarrettinogr.it/chi_siamo.html e trova tutto quello che gli serve

    Io vorrei però richiamare l’attenzione su un paio di caratteristiche.
    1° – menu’ per celiaci, cucina 100% senza glutine
    Sapevo che esisteva questa possibilità , cioè quella di preparare praticamente tutto, dagli spaghetti al pane, dalla pizza ai tutti i dolci con una cucina 100% senza glutine, avevo anche assaggiato delle cose, buone, fatte con questo sistema. Ma un ristorante completo, con tutto il menu 100% senza glutine, e per giunta a Grosseto, questa propria è una vera novità. E di quelle toste. Se poi si aggiunge che Andrea, un ragazzo nemmeno trentenne, asciutto e tosto, di sicuro roba sua e di palestra, aggiunge che in proprio mette la cura per non avere alimenti con OGM……..
    2° – Aperto tutti i giorni. Sabato e domenica anche a pranzo.
    In cucina c’è la mamma di Andrea e la zia. Ma in sala c’è lui solo che non si ferma mai. Il suo dialetto si sente ma al punto giusto, piuttosto è cordiale e presente ma discreto, calore da sudista di cui si sente quanto giustamente è orgoglioso di esserlo, e senza essere pedante. Non corre, ma nemmeno si trascica. E poi tutti i giorni della settimana è li. E siccome co i giorni ci si fa le settimane, e con queste i mesi, lui praticamente non stacca mai. Diceva il mi amico Elvio: pe fa certe cose bisogna esse stati piegati da giovini, sennò un si fanno!
    Proprio così, se un siamo piegati (abituati, instradati) da giovani, con l’esempio in famiglia, ste cose un si fanno e basta.

    Leggendo nel menu, in attesa del mio interlocutore di cui alle ore 1 e 30’ ancora un si sentiva manco il puzzo, avevo fatto caso a dizioni tipo “il vino del nonno” o “i pomodori del nonno” come per segnalare qualcosa di vagamente casareccio e ammiccante. Poi vai a vede’ com’è il vino del nonno. Qui da noi in Maremma, per esempio, il vino del nonno generalmente faceva pena, pe un di di peggio. Anche per questo ho sempre guardato con sospetto bevande e prodotti venduti anche oggi con queste ammiccanti indicazioni. Nemmeno lontanamente potevo immaginammi la verità che dovevo scoprire solo al momento di lasciarci.

    Ma torniamo al mio ospite. Ad ore 1 e 35’ prendo il mi telefonino e mi riguardo tutte le foto delle mi figliole, nipoti, generi, cani, gatti, e anche della mi mogliera. Ce n’ho più di 120, di foto, e anche con la musica d’accompagnamento. Quando arrivo a più di metà dico, quando finiscono le foto lo chiamo pe sape’ se ci’ha rinunciato o ha vomitato prima di veni’ a tavola, il poverino.
    Guardo l’oriolo, so l’una e 40’, quasi m’incazzo e sto pe stacca co le foto, e zacchete t’arriva il fighetto tutto bello e tutto fresco che si presenta, caro di qui, caro di la e manco mi chiede scusa. Va be’. So contento lo stesso, come al solito, perché poi in fondo è arrivato.
    Gli chiedo subito: scusa eh, ma te hai problemi temporanei col mangia’ perchè hai avuto un disturbo di recente, o è proprio che hai problemi cronici col cibo. No no, dice lui, il problema lo sai no qual è no? è che se non stai attento tutte le sere saremmo di cene e controcene………..
    Ma vaffa.., penso io, ma bada sto stronzo, e io che mi preoccupavo pure pe lui.
    Alfine si ordina degli spaghetti ai ricci di mare, piatto consigliato da Andrea, anche se non in carta.
    Ma nell’attesa ci vorrebbe porta un assaggio dei mille antipasti che ha in carta. Lo preghiamo, un po’ ruffianamente, di portarci solo una fantasia di frutti di mare, ma pochi, per carità.
    A sto punto irrompe nel locale in tenuta da Kamikaze (神風) “Iron Jaw” ovvero la ganascia più spietata del promontorio d’argento. Che si accomoda e ci mangia un terzo degli antipasti appena atterrati sul tavolo.
    Forse per questo il buon Andrea, senza nemmeno avergliele chieste, si presenta con tre ostriche già aperte e accomodate in bella vista su un adatto vassoietto.
    Il pane senza glutine è buono, e si accompagna bene anche con queste cosucce.
    Il vino è bianco e siciliano – come poteva non esserlo – ma non del nonno.
    Fresco e senza troppi sentori sospetti di legni e barricamenti vari, “accosta” bene.
    Io vado piano, ma il mio ospite, con mia grande sorpresa, ma anche con mio piacere, vedo che invece gradisce e più che bere, mi pare trinchi.
    Frattanto si parla degli affari che mi stanno a cuore e nel bel mezzo atterrano tre dischi volanti carichi di spaghetti al riccio di mare. Spaghetti senza glutine.
    Sento una nota lievemente alta di limone, la cottura dello spaghetto e il suo sapore è ok. Non saranno gli spaghetti dello Zazzeri, ma mi sembrano molto più che dignitosi.
    Il kamikaze “Ganascia Inox” dice che deve ripartire e per questo, dopo aver mangiato tutta la sua porzione di spaghetti e la mia metà che era avanzata, si trangugia, praticamente in piedi, quasi tutta la batteria di dolci che Andrea aveva appena finito di elencare…………
    Per punizione gli sequestro un grandangolo monstre che intendeva solo prestarmi, e fisso il riscatto in: un astice blu del promontorio, di età corrispondente alla mia………
    Propongo al mi’ omo di passa anche noi ai dolci……ma lo vedo inaspettatamente turbato e quasi interdetto, finchè non mi suggerisce con voce suadente: ma un secondo no, eh? E io pronto, come no, si si, prendiamo un pesce a metà, un’orata al guazzetto siciliano: si si, va bene, fa lui. La seconda bottiglia di giallo siciliano cala lentamente ma inesorabilmente.

    Siamo abbondantemente dopo le tre, e quando abbiamo ordinato i secondi, a parte un impercettibile fremito, Andrea è partito e la cottura, molto ben fatta, è arrivata in tempi assai ragionevoli. Pesce buono, pomodorini da sballo. Questa è gente che ai pomodori gli dal del “te” come io lo do alla mi moglie. Altra roba.

    Finalmente arriviamo ai dolci che prego di portare in quantità modesta……si, ma arrivano quattro o cinque tipi, cannoli compresi…………
    E comunque non prima di un caffé per mettere un punto esclamativo nello stomaco. Il mio amico, ormai amici lo siamo di sicuro – perlomeno per “affinità elettive” più che evidenti – ce ne mette due di punti esclamativi. Dopo il dolce altri due punti esclamativi, e prima di partire un’altra bella esclamazione nera. E vai. In fondo so solo 5 caffé.
    E menomale che ci’aveva dei problemini pe mangia’……..forse so problemini all’incontraio.
    Come si dice: che Dio lo benedica. Ma intanto lo protegge bene, perché uno che a occhio e croce mangia diciamo il mio moltiplicato per 3,5 o 4 e almeno il Ganascia Inox per 1,2, ed è invece la metà di questo in peso, e forse un terzo di me, è gia molto ben protetto lassù.
    Buon per lui.

    Ci siamo chiariti, ho saputo cosa volevo sapere, ho scoperto una persona intelligente, di ottima cultura, di belle idee e intenzioni, con bei sogni, e ancor miglior animo. Ma soprattutto incontinente più di me a tavola. E questo me lo fa apparire simpaticissimo e ammirevole. A proposito: lo sapete come viene definita L’incontinenza?
    “Per poter dare una migliore spiegazione di cos’è l’incontinenza, definiamo prima di tutto cosa sia la continenza. Una persona continente è in grado di fare 4 cose:
    • avvertire la necessità di urinare e defecare
    • identificare un luogo appropriato
    • raggiungere il luogo appropriato
    • trattenere l’urina e le feci finchè non raggiunge tale luogo”
    che ve ne pare? Troppo figa.
    Soprattutto abbiamo potuto verificare, di comune accordo, che siamo due persone non comuni e dotate di notevoli potenzialità, forse un pelino sacrificati in questa splendida ma ingrata terronia della Toscana, che peraltro amiamo in maniera esagerata.

    Ci siamo alzati dal tavolo che erano le 4 passate, eravamo gli unici nel locale almeno da un paio d’ore, dalla cucina già erano escite mamme zie e quant’altri, e tutto senza che Andrea accennasse il benché minimo segno di insofferenza e smania. Insomma quello che normalmente (non) capita nei nostri ristoranti in simili circostanze.

    Gia pagato e salutato e pronti per uscire Andrea ci chiama, ci trattiene e ci prega di guardare delle foto di un paio d’album che ha lì evidentemente pronti a questa funzione. Allora ci fa vedere e ci spiega che quelle sono le foto di suo nonno palermitano mentre sta preparando il concentrato di pomodoro, spalmandolo sopra un tavolo come se fosse mare tutto rosso, e tutte le altre cose buone per il ristorante. Lui che è stata la pedina determinante pe fagli aprì sto ristorante,
    A questo punto capisco che il “vino del nonno”, “i pomodori del nonno” e così via, non erano la solita formuletta pe indica’ un prodotto generico che voleva passare per genuino e casareccio.
    Piccolo grande Andrea, quanto fa bene al cuore incontra’ ragazzi così, so’ una speranza che in questo mondo di merda ci sia sempre gente che è capace di fa le cose nel verso giusto, come una volta, senza tante invenzioni e piagnistei, ma con ottimismo e sacrificio seguendo l’ombra dei nonni. Grazie Andrea. E grazie nonno d’Andrea.

    Ci devo ritorna’ pe assaggia’ il vino del su nonno, come minimo glielo devo.
    Voi quante ne conoscete di storie e posti simili in provincia?

  2. vice-Girino ha detto:

    ma il kamikaze Ganascia Inox è di un altro pianeta

  3. redazione ha detto:

    Di Ganascia c’è n’è uno.
    O no?

  4. Ganascia ha detto:

    No redazione

    A me me pari la bella addormita ‘nder bosco: io so er Ganascia ch’ha scritto lo racconto.
    L’altro se chiama “Iron Jaw” , ma qui in Maremma e al promontorio d’argento usano nomallo “Ganascia inox”.

    E proprio dal collega marinaresco
    Ricevo sto sonetto che rimetto:

    “Sor capo redazione lei mi capisce
    Ora qui noi si parla di ganasce
    Aduse a divora di carne e pesce
    Spettacolo che un’è pe bimbi in fasce
    Ma pe li stomaci pelosi e tosti
    Adusi a divora di sughi interi fusti
    Di carne e di pesce sian l’arrosti
    Noi ci contentiam d’eccelsi gusti
    Sia la ganascia inox o solo tosta
    Nun ce ne frega poi di quanto a noi ci costa
    Bevo l’aceto e un prendo mai del Malox
    Perché io sono er Ganascione Inox”

    Per dovere di ospitalità ospito l’ignobile sonetto, dal quale mi dissocio nettamente, anche perché l’inossidabile ganasciotto, riesce a mentova solo l’aceto come bevanda

    Non cita nemmeno l’acqua, per esempio

  5. vice-Girino ha detto:

    mi sa che ‘sta ganascia Inox s’arrugginisce….

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