La scomparsa di Paolo Ponticelli

Imprenditore agricolo e uomo di cultura

LA SCOMPARSA DI PAOLO PONTICELLI

di Domenico Saraceno

 

 

Nella notte tra il 28 e 29  settembre 2008 scorso è mancato a Roma il dottor Paolo Ponticelli, agronomo e imprenditore agricolo che ha amato ed operato molto nella sua Maremma.

Era nato a Siena nel 1920, città dove è  tornato a riposare nella Cappella privata del  Cimitero Monumentale della Misericordia; apparteneva a quella importante e molto vasta famiglia dei Ponticelli, presente in Maremma da oltre due secoli e mezzo e protagonista in primo piano di tutti gli avvenimenti che hanno influenzato le profonde trasformazioni che hanno interessato il territorio grossetano.

Paolo si era laureto in Scienze Agrarie all’Università di Firenze e, insieme alla carriera professionale svolta in gran parte presso l’Ente Nazionale Cellulosa e Carta, si era dedicato alla gestione di una delle aziende agricole dei Ponticelli, quella delle Strillaie a Principina a Mare, dove aveva avuto modo di mettere in pratica gli insegnamenti acquisiti in campo agronomico con gli studi tecnici e la professione. Fra i numerosi meriti vogliamo ricordare il contributo fornito al Consorzio Bonifica Grossetana, fondato fra gli altri da suo padre, in qualità di consigliere e anche di presidente.

Appassionato di storia dell’agricoltura e del territorio dette vita a varie pubblicazioni, anche relative alla storia della bonifica grossetana, tema a lui particolarmente caro.

Sempre presente ai convegni locali su tematiche di carattere agricolo, zootecnico, ambientale, non risparmiava mai all’uditorio interventi precisi e documentati, frutto della sua vasta esperienza che univa ad una solida preparazione culturale, alle conoscenze tecniche ed anche alla ricerca e allo studio a cui dedicava molto tempo.   

La sua scomparsa segna la fine di un personaggio che ha molto amato la Maremma, che l’ha studiata e, per quanto possibile, ha concorso a conservarla e migliorarla nei suoi aspetti ambientali. Perdiamo anche un’importante memoria storica sulle vicende che fra ottocento e novecento caratterizzarono lo sviluppo, la crescita e la trasformazione della terra maremmana. Per fortuna Paolo Ponticelli, in tempi recenti (2003) ha  dato alle stampe per le Edizioni Cantagalli di Siena, un libro che raccoglie le memorie della famiglia Ponticelli dal Casentino, alla Maremma, al Tombolo.

Il libro, dal titolo molto toccante, Tutto è presente in Maremma, ripercorre, grazie allo studio dei documenti d’archivio della famiglia, la storia di duecentocinquanta anni di operato dei Ponticelli a Grosseto, inserendosi così quale prezioso contributo bibliografico sulla storia locale. Anche per questo, come cittadini grossetani, dobbiamo dire grazie alla buona volontà di Paolo Ponticelli, che senz’altro può essere ricordato fra coloro che in vita si sono resi operosi e capaci di lasciare concrete testimonianze.

        

Anche questa Redazione si unisce alle condoglianze alla famiglia per la scomparsa del Dr. Ponticelli. Proprio La Sentinella ha avuto l’onore di ospitare numerosi suoi scritti, infatti non era solo un affermato imprenditore agricolo, ma anche grande maremmano e uomo di cultura, appartenente ad una generazione che ha fatto molto per la nostra terra. Nella foto vediamo il dr. Paolo Ponticelli (a destra), il barone Bettino Ricasoli e il dr. Domenico Saraceno in occasione di un convegno organizzato dal G.T.P.G.S.  a Braccagni nel giugno 2001 sul paesaggio agrario del grossetano

 

 

La cultura in lutto per la scomparsa di Alfio Cavoli

 

Il 30 settembre 2008 all’età di 81 anni ci ha lasciato Alfio Cavoli. Scrittore, giornalista, considerato il più grande conoscitore e cantore del nostro territorio, ci ha dato in eredità oltre 50 volumi  tra racconti e storie dedicate alla Maremma, molte delle quali sono state recensite da Corrado Barontini proprio sulle pagine della Sentinella, di cui era un  fedele lettore da molti anni. Ed era normale che lo fosse e che le nostre strade si intrecciassero, in quanto Cavoli è sempre stato un attento osservatore di tutti i movimenti culturali della Maremma e gli piaceva, prima di scrivere, documentarsi.  Soprannominato il “Maremmologo”, non sappiamo se questa definizione gli piacesse, di sicuro era, come ha scritto Il Tirreno “il rompiscatole senza padrini che ha rivelato al mondo incanti e miserie di una terra”.

Di Alfio Cavoli ci parleranno per sempre le sue opere, lo ricordiamo con grande affetto.

(nella foto lo vediamo come testimonial del festival Via Cava)

 

Dario Cellini, il buttero

 

Nello scorso numero de La Sentinella facemmo appena in tempo a dare la notizia della scomparsa di Dario Cellini, avvenuta il 22 gennaio 2008 all’età di 74 anni. Cellini, babbo di Alessandro attivo componente del nostro Gruppo, era uno degli ultimi storici butteri maremmani, un grande personaggio che ha vissuto tutta la vita con i cavalli. Anche in pensione, ha messo questa sua esperienza a beneficio dei meno fortunati, fornendo un qualificato ausilio alle infermiere volontarie della Croce Rossa grossetana, nell’ippoterapia per i disabili.

Condoglianze alla famiglia.   

 

 

 

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  1. domenico saraceno ha detto:

    In ricordo di Anna Innocenti Periccioli

    Con la scomparsa di Anna Innocenti Periccioli la comunità maremmana perde un testimone importante della storia della sua terra.
    Nello scorso mese d’ottobre, infatti, ci ha lasciati la pronipote del profeta amiatino David Lazzaretti, Anna, che custodiva la memoria del Santo David con grande sensibilità e intenso calore umano.
    Ho avuto l’onore di conoscerla e di istaurare con lei una forte sintonia, ancorché tardiva: l’occasione nacque un paio d’anni fa, al momento di presentare la sua ultima opera, un libro edito dalla casa editrice Effigi intitolato “Una casta meraviglia – diario naturalistico”.
    Tramite l’amicizia con suo fratello Vittorio ebbi modo di occuparmi della pubblicazione, organizzandone due presentazioni per conto dell’Associazione fiorentina Amici dei Georgofili della quale sono socio e consigliere.
    Riuscimmo infatti a duplicare gli eventi, il primo a Grosseto presso l’Archivio di Stato, il secondo, poco dopo, a Firenze presso la prestigiosa sede dell’Accademia dei Georgofili.
    Questa fu l’occasione che mi permise di approfondire la conoscenza con Anna, con la quale mi intrattenni in numerose e lunghissime telefonate, intervallate da qualche sporadico ma significativo incontro durante il corso della primavera del 2007.
    Fu molto colpita dal nome di mia moglie, Gaia, che le evocava gioia e felicità e partecipò sentimentalmente, in maniera molto profonda, al nostro matrimonio che si tenne il 3 giugno di quell’anno.
    Fui aiutato a scoprire la personalità di Anna anche da alcuni personaggi coinvolti nelle iniziative di presentazione del libro, amici cari che ben conoscevano la sua storia e la sua tempra e che indubbiamente concorsero ad arricchire il quadro delle mie conoscenze su di lei.
    Anzitutto l’onorevole Roberto Barzanti, già europarlamentare, vicepresidente del parlamento Europeo e sindaco della città del palio negli anni ‘70, presidente dell’Accademia degli Intronati in Siena, con il quale parlai a lungo della nostra comune amica sia per telefono che durante i viaggi fra Siena e Firenze il giorno della presentazione del libro ai Georgofili; poi il sacerdote architetto Carlo Prezzolini, anch’egli assai legato ad Anna, direttore della rivista Amiata Storia e Territorio; infine il professor Mario Papalini, l’editore che aveva saputo apprezzare la sensibilità dell’autrice e la delicatezza del suo ultimo racconto.
    Parafrasando Benedetto XVI è pur vero che ogni storia umana è una storia sacra e richiede il più assoluto rispetto, ma se la storia personale è attiva, aggiungo io, ricca di quella che potremmo definire operosa sensibilità, allora a maggior ragione merita di essere ricordata; non a caso il giorno del suo funerale Don Carlo Prezzolini ha ricordato Anna come una donna dalle doti non comuni e dalla sensibilità straordinaria.
    Per capire chi fosse Anna Innocenti Periccioli basta leggere alcune righe di ciò che alcuni dei suoi estimatori, del calibro di Barzanti, Geno Pampaloni, Mario Luzi, hanno scritto di lei e della sua capacità narrativa.
    La Periccioli, scrive nella prefazione all’ultimo libro Roberto Barzanti, nella sua opera conserva la grazia di una scrittura tersa e precisa, tutta aderente alle cose e alle stagioni, attenta a restituire voci e atmosfere senza enfatizzarle o sovraccaricarle di toni.
    L’ultimo dei tre libri scritti, come traspare chiaramente dal titolo, è un diario naturalistico teso a svelare i piccoli segreti del mondo animale e vegetale delle colline dell’Amiata, un mondo importante, fondamentale per l’autrice, dove evidente è il pathos domestico che Geno Pampaloni aveva già rilevato nel bel libro del 1985 dedicato a David Lazzaretti.
    Anna Innocenti Periccioli era nipote della figlia del Santo Davide, come lui era nata ad Arcidosso nel 1929, terra che amava e dove era rimasta tenacemente salda ed affezionata per tutta la vita, fatto salvo che per un breve periodo d’insegnamento trascorso a Torino. Aveva poi proseguito ad insegnare nella scuola elementare del suo paese.
    Il suo primo libro uscì per la Jaca Book nel 1985, dove l’autrice si cimentò in un romanzo storico dedicato proprio al Lazzaretti: David Lazzaretti. Il profeta toscano della fine dell’800 nelle memorie trasmesse dalla figlia alla nipote. Il libro, che ha la prefazione di Geno Pampaloni, l’anno successivo la sua uscita si aggiudicò il Premio letterario Castiglioncello.
    Poi, sempre per i tipi della Jaca Book, nel 2001 pubblicò un secondo romanzo storico dal titolo Giorni belli e difficili. L’avventura di un comunista ed infine, nel 2006, dette alla luce l’ultima sua opera Una casta meraviglia.
    Come altri numerosi saggi ed articoli da lei pubblicati su varie riviste nel corso degli anni, la sua ispirazione era guidata dalla viva umanità e dalla sensibilità verso la storia minore della sua gente, sullo sfondo solenne e incantato della terra amiatina.
    Mario Luzi negli scritti di Anna apprezzava la tessitura leggera, il candido stupore: dal suo ritiro estivo di Chiusdino – nell’ultima lettera di una intensa corrispondenza fra di loro – il 23 agosto del 2004 scrive: “Qui in questa pace, ho potuto riprendere in mano i tuoi scritti che continuano a generare quiete profonda e sorpresa e meraviglia; casta meraviglia. Ma tu riesci a pervadere sottilmente nel tuo orizzonte circoscritto e infinito l’azione del tempo, certo in te testimone ma anche nelle creature osservate e testimoniate. E’ inafferrabile e tanto più straziante. Mi pare che accanto, o meglio dentro, la tua bella disposizione a contemplare le epifanie della natura, del vivere in generale, ci sia un altrettanto intensa necessità di contrastare i mutamenti, i trapassi dell’esistente, una segreta e forte vocazione narratrice”.
    Ed ancora: “certi brevi racconti di Anna fanno respirare aria buona e sapida di erbe e d’infanzia e d’innocenza, un vero refrigerio del corpo e dell’anima”.
    Il refrigerio dell’anima è proprio la sensazione che ho provato arricchendomi del contatto che la fortuna mi ha fatto avere con Anna Innocenti Periccioli.
    Fu molto lusingata d’avermi incontrato lungo il suo percorso – cogliendo ciò che le aveva offerto il destino – e, devo dire, anche piuttosto stupita di vedere come – a suo dire – una persona giovane e fino ad allora a lei sconosciuta – si fosse così prodigata per presentare al meglio il suo scritto, fino al punto di farle varcare la soglia, per lei ritenuta irraggiungibile, dell’Accademia dei Georgofili. Me ne fu sempre grata.
    Mi ringraziò molto per quanto avessi fatto e non mancava occasione per dirlo in giro: finanche l’ultima volta che l’ho vista, su un letto dell’Ospedale della Misericordia una ventina di giorni prima della sua morte, mi resi conto che anche medici e infermieri sapevano di quanto le avesse fatto piacere il mio aiuto.
    Seppur per poco tempo, posso dire di avere avuto la fortuna di conoscere una donna speciale, la cui sensibilità ha lasciato traccia indelebile nella mia coscienza: un ricordo forte, che rimarrà sempre con me e che ricambia ampiamente le premure adoperate nei suoi confronti. Certamente un dono che posso vantare di poter custodire in un bagaglio privilegiato, quello che contiene le mie più importanti esperienze.

    David Lazzaretti
    Nel 1834 Arcidosso dette i natali a David Lazzaretti, il profeta dell’Amiata, visionario e fondatore della chiesa Giurisdavidica del Monte Labbro, contraddistinta con un caratteristico simbolo costituito da una croce con due “C” a lato, con la concavità rivolta a sinistra quella di sinistra e a destra quella di destra. Il Monte Labbro ha un’altitudine di mt. 1193 s.l.m. ed è una delle giogaie più meridionali dell’Amiata. Rappresentò nella seconda metà dell’ottocento la “nuova Sion” del profeta dell’Amiata. Sulla sua vetta i giurisdavidici, cioè i seguaci (quei pochi che sono ancora presenti sull’Amiata) del credo del “Santo Davide” si radunano ogni anno per la celebrazione dei loro riti.

  2. R.S. R.T. ha detto:

    Leonardo Nucci, Giovanni Guicciardini: due figure importanti nel mondo agricolo (e non solo)

    LONARDO NUCCI FU ANSELMO
    (Leonardo Nucci: Marciano della Chiana 1 aprile 1935 – Versegge 17 aprile 2009)
    Chi era Leonardo Nucci, Leo per gli amici e conoscenti? Bella domanda, senz’altro non era una persona qualunque, di quelli senza arte né parte, anzi la sua parte la conosceva benissimo, per semplificare potrei dire che era immerso nella civiltà contadina in tutte le sue sfaccettature, colori, profumi, rumori, gusti; tutto senza soluzione di continuità, tanto che per prenderlo in giro gli dicevo che lui era un contadino in servizio H24 per 365 giorni all’anno.
    Aveva un sano senso dell’umorismo e se ti beccava a passare vicino al suo monumentale leccio davanti a casa DOVEVI fermarti e scambiare qualche parola (anche per due ore!!) sui fatti del giorno e la risata ci scappava sempre.
    Credo che la sua opera più importante, dopo l’impegno per la famiglia, sia stato il ruolo svolto all’interno della Coldiretti con centinaia di riunioni, manifestazioni e incarichi nelle più disparate organizzazioni che in un modo o nell’altro erano riconducibili alla Coldiretti.
    Qui veniva il bello, lui aveva vissuto l’era della mezzadria e per contrappasso voleva, fortissimamente voleva, fare SEMPRE il raffronto delle vicende attuali con quei tempi e mi posso solo immaginare, ad esempio, quando era rappresentate nazionale dei bieticoltori nelle riunioni ad alto livello a cui partecipava che tiritere abbia fatto quando qualcuno degli alti papaveri parlava di marketing o brend, ecc…
    Sempre disponibile ad aiutare, aveva il pallino per organizzare le più disparate manifestazioni, tra l’altro era stato uno dei promotori della fiera dell’Olmini poi diventata del Madonnino e lui si sentì scippato di un’idea e quindi si incaponì per farne un’altra, con grandissimo dispendio di energie, a Castiglione della Pescaia, senza grandi risultati, tradito anche dalla sua amatissima Coldiretti.
    Credo che la migliore definizione di Leo l’abbia data mia nipote Michela quando si lamentava del fatto che per spiegare dove stesse di casa era sempre un problema ( per i più Le Versegge è la fattoria dei Guicciardini sulla senese-aretina) ma bastava che dicesse: “ vicino alla casa di Leo del Nucci” e tutti capivano all’istante, così venne fuori il detto: “ Il Papa sta in Vaticano, il Presidente della Repubblica sta al Quirinale, noi della Versegge si sta vicino a Leo del Nucci.”

    Il Conte “Vanni”
    (Giovanni Guicciardini Corsi Salviati: Firenze 7 marzo 1927 – Firenze- 12 dicembre 2009)
    La scomparsa del Conte Giovanni “Vanni” Guicciardini ci fa ripensare alla nascita della nostra frazione. Prima dell’insediamento della Fattoria della famiglia Concialini, nella seconda metà dell’ottocento due erano le grandi fattorie del piano: quella degli Acquisti dei Guicciardini e la Grancia del Grottanelli. Fattorie che con l’appoderamento e la colonizzazione favorirono l’arrivo di molti lavoratori, in particolare dalla Val di Chiana, che avrebbero contribuito al formarsi dell’agglomerato di Braccagni.
    In particolare la Tenuta degli Acquisti è sempre stata una piccola comunità, con la dispensa, la scuola, una piccola cappella, dove non mancavano feste e intrattenimenti. Ma soprattutto è sempre stata un’azienda modello, tanto che nel 1947 l’eccellenza dell’irrigazione la farà figurare tra le poche in mano a privati, citata nell’elenco delle grandi irrigazioni d’Italia. Questa notizia l’abbiamo tratta da un opuscolo uscito recentemente a cura dell’Archivio di Grosseto “Le fotografie di famiglia alla Tenuta degli Acquisti 1898-1958” di Giulio Guicciardini Corsi Salviati.
    Azienda agricola pionieristica appartenente ad una delle famiglie più nobili dell’aristocrazia fiorentina. Una nobiltà non fatta solo di blasone. Il Conte Vanni è stato un degno rappresentante di questa dinastia, ricevendo sempre il rispetto di tutti. Ha continuato l’opera dei suoi avi, dedicandosi, insieme al fratello Filippo, alla conduzione della tenuta, dove ha cercato di creare nuove opportunità di lavoro (soprattutto per le donne),e la sua attività imprenditoriale lo ha portato ad avere ruoli importanti in diversi enti e istituzioni grossetane, come il Consorzio Produttori Latte Maremma.
    Ai figli, alla moglie, ai fratelli, le nostre condoglianze.

  3. sentinella ha detto:

    E’ scomparso un altro collaboratore della Sentinella: Elbo Lori di anni 85. Di origini burianesi, per molti anni ci ha inviato le sue poesie, tramite l’amico comune Corrado Barontini, ed il suo era un animo davvero poetico. I funerali si svolgeranno oggi 8 febbraio 2010.

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