Rassegna Befanate

Rassegna di Befanate nel Grossetano

(spettacolo di teatro popolare)

 

Tornano le  Befane il 18 gennaio 2009  al Teatro degli Industri di Grosseto, l’ultima  rassegna fu organizzata da Roberto Ferretti, e riscuotono un gran successo. Molti i gruppi che si sono alternati sul palco presentati da Giancarlo Capecchi e Nevia Grazzini, per questo appuntamento fortemente voluto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Grosseto.

 

La proposta, oggi, di una Rassegna di Befanate, presso il Teatro degli Industri di Grosseto va letta in una duplice prospettiva: quella della documentazione e della salvaguardia di un patrimonio culturale e quella della sua attualizzazione in un processo di trasformazione che non fa essere tradizione “più quella d’un tempo”. La “Befana” è un canto cerimoniale itinerante di questua agito da una squadra, generalmente uomini, che attraversa la campagna nella notte  fra il 5 e il 6 gennaio proponendo alle famiglie visitate un canto accompagnato dal suono di alcuni strumenti musicali (di solito chitarra e fisarmonica) con personaggi fissi: il befano e la befana, estremamente caricaturizzati e irriconoscibili, a cui si affiancano spesso una figlia da maritare, un prete, un dottore; questi, dopo aver proposto il breve spettacolo, ricevono in cambio dalla famiglia-ospite beni alimentari dal gruppo-agente l’azione festiva in una cena finale. La Befana, come cerimonia di questua, studiata nella stagione classica della letteratura demologia a livello europeo, è stata attestata con varie modalità di rappresentazione anche in alcune zone d’Europa (Francia, Russia, Spagna) in rapporto con i cicli calendariali del mondo rurale. Oggi la nostra tradizione della Befana o Befanata unisce alle possibili interpretazioni come forma rituale socializzante, modulatrice di vicinanza, cerimonia dal carattere propiziatorio e augurale, anche quella di identità culturale che contraddistingue persone e comunità sociali adattandosi a nuovi luoghi e nuovi tempi.

Nevia Grazzini 

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  1. sentinella ha detto:

    Da segnalare gli incontri organizzati dall’Archivio
    APPUNTAMENTI

    Ecco una sintesi di appuntamenti legati alle tradizioni popolari ai quali abbiamo partecipato.
    Alle fine di gennaio 2009 è stata ricordata a Roselle la figura di Morbello Vergari; particolarmente piacevole è stata la serata di venerdì 23 gennaio 2009 che si è svolta al ristorante “La Parolaccia” “A veglia con… Morbello Vergari”. A Ribolla il XVII appuntamento di poesia estemporanea, organizzato dall’associazione Sergio Lampis il 19 aprile 2009 a Ribolla. Poeti partecipanti:
    Toscani: Rustici Enrico, Fiori Andrea, Donnoli Simone, Tonti Realdo, Marconi Irene, Ara Gabriele, Ceccarelli Franco, Mastacchini Benito, Ganugi Fabrizio, Mafucci Ivo, Clemente Lorenzo, Burroni Francesco, Michelini Lorenzo, Betti Marco, Meliani Emilio, Cola Serena, Rossi Elino, Lozzi Umberto.
    Laziali: Monaldi Mario e Agnese, Finocchi Franco, De Acutis Pietro e Donato, Valentini Daniele, Santini Paolo, Adriani Rinaldo, Runci.
    Con la partecipazione straordinaria di: Lisetta Luchini, i Torelli Maremmani, Coro di Roccatederighi e l’assoc. cult. S’Ottada di Orgosolo.
    Presentano: Antonello Ricci, Corrado Barontini, Pizzetti Gabriella
    Sabato 2 maggio 2009 in Piazza dante a Grosseto 2’ rassegna di squadre di Maggerini, edizione un po’ disturbata dalla pioggia. A Pomonte dal 13 al 17 maggio 2009 XII Festa dell’Improvvisazione Poetica e della Degustazione di Piatti Maremmani, incontro internazionale con artisti argentini, cubani, spagnoli, corsi e italiani organizzata dalla Lipe (Lega Italiana Poesia Estemporanea). Ospite d’eccezione Dario Vergassola che ha lasciato di corsa gli studi televisivi di “Quelli che.. il calcio” con Simona Ventura per raggiungere la località scansanese. Domenica 19 luglio 2009 al al Circolo Arci di Pereta canti popolari con i Vagabondi e i poeti estemporanei Elino Rossi e Elidio Benelli, in collaborazione con il Gtpgs. Sempre in questo giorno a Massa Marittima III’ raduno Città di Massa Marittima dedicato alla poesia estemporanea, in collaborazione con il circolo Lampis di Ribolla. Domenica 2 agosto 2009 nell’ambito del Festival delle Province si è svolto a Santa Fiora un incontro tra i poeti a braccio grossetani (tra cui Alessandro Cellini) e l’Hip Hop. Domenica 4 ottobre 2009 a Camigliano di Montalcino (Si) nell’ambito della storica Sagra del Galletto, “Rime Ruspanti”, II’ incontro con i poeti estemporanei in ottava organizzato dal nostro Gruppo. Hanno partecipato Emilio Meliani, Marco Betti, Enrico Rustici e Umberto Lozzi detto “Volpino”.
    Segnaliamo che è nata l’associazione culturale dedicata alla studioso di Manciano Alfio Cavoli http://www.alfiocavoli.it e, sempre in tema di uomini di cultura, non possiamo non segnalare la scomparsa di Aldo Mazzolai avvenuta il 2 marzo 2009 all’età di 86 anni. Per decenni è stato una figura centrale della cultura grossetana, esperto di archeologia, storia, lettere classiche, ci ha lasciato moltissime pubblicazioni, per lo più dedicate alla ricerca archeologica in Maremma. Mazzolai è stato infatti per trent’anni direttore del Museo archeologico e d’arte della Maremma e insignito del Grifone d’Oro. Come scrive La Nazione, secondo noi giustamente, con lui sembra concludersi anche idealmente una generazione di professori grossetani che dedicarono le proprie doti di studiosi alla biologia, alla letteratura e all’archeologia della Maremma: nell’ordine Giuseppe Guerrini, Aldo Busatti che con Mazzolai e altri fecero parte del gruppo di giovani intellettuali a cui appartennero anche Luciano Bianciardi e Carlo Cassola. Mette un po’ di tristezza non vedere la presenza delle istituzioni della città al suo funerale, una città che deve molto al professor Mazzolai.

    Gli incontri dell’Archivio
    Si è svolto il 27 novembre 2009 il terzo incontro del programma ” Autunno in Archivio ” , organizzato dall’Archivio delle Tradizioni Popolari .
    Argomento della giornata la presentazione del libro di Florio Carnesecchi, studioso senese di antropologia culturale , che in anni di lavoro ha curato la raccolta di storie, aneddoti ed episodi buffi che hanno come protagonisti i montierini .
    Un libro divertente , come ha sottolineato il prof. Arduini dell’Università della Tuscia, ma soprattutto un libro “colto ” per le scelte effettuate, per il rigore scientifico con cui l’autore ha portato avanti il suo lavoro .
    La semplicità del racconto, ha detto lo studioso, non deve trarre in inganno perchè ci sono aspetti che non appaiono immediatamente, ma che presuppongono, a ben guardare, un lavoro attento ed appassionato di ricostruzione ed analisi del testo narrativo.
    L’antropologia, ha aggiunto citando la frase di una sua maestra, altro non è che la problematizzazione dell’ovvio.
    Il libro è diviso in due parti nella prima sono raccolti i testi novellistici sui montierini dal 1877 al 2002; nell’altra vi è invece la classificazione delle fiabe sugli sciocchi di tutta Italia.
    Già, perchè gli sciocchi e gli ingenui appartengono al contesto universale e sono sempre stati oggetto della narrativa popolare.
    In Maremma, ha sottolineato Gabriella Pizzetti, studiosa e ricercatrice, c’è un patrimonio immenso a cui attingere.
    Gli scherzi e gli aneddoti, come quelli che hanno protagonisti i montierini, si differenziano dalle fiabe in cui vi è sempre un lieto fine dopo alterne e travagliate vicende: qui infatti quasi sempre gli sciocchi vengono beffati e puniti per la loro stoltezza.
    Il contrasto tra loro ed i furbi nasce soprattutto dall’appartenenza a realtà diverse.
    Da una parte quindi un mondo di emarginazione, come poteva essere quello della campagna, opposto alla condizione di progresso e innovazione della città.
    Montieri ha vissuto in un contesto geografico di isolamento e questo ha favorito il diffondersi di storielle sulle ingenue performance dei suoi abitanti.
    Io credo che i montierini non debbano prendersela per certe etichette che sono state loro attribuite.
    A riprova che sono invece persone intelligenti e di spirito bastava guardarsi intorno, là nella chiesa dei Bigi, bastava osservare con quanta auto-ironia fossero pronti a sorridere quando venivano ricordati i loro stravaganti viaggi sbagliando destinazione o mentre venivano ripetute espressioni di cui pare abbiano la paternità, modi di dire entrati ormai nell’uso comune : chi di noi infatti non ha mai detto ”un di loro un di noi ” o ”dare il concio alle colonne “ ?
    Viviana

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