San Martino de Plano

Breve relazione tecnico-scientifica sul sito archeologico presso Braccagni (Gr).                                                                                                               SAN MARTINO DE PLANO

di Emanuele Vaccaro

 

1. Indagini diagnostiche tra il 2003 ed il 2007

Il sito archeologico di San Martino de plano è posto 600 mt a nord di Braccagni di fronte al podere Casa Mancini. Il contesto archeologico è stato segnalato agli archeologi della sede di Grosseto dell’Università di Siena nel dicembre 2003 e da allora è al centro di un articolato progetto di ricerca.

Tra la fine del 2003 e la fine del 2007, infatti, il sito è stato oggetto di varie indagini di diagnostica archeologica, tra cui:

  • ricognizione intensiva di superficie volta a raccogliere e posizionare tramite dispositivo GPS i materiali ceramici e da costruzione portati alla luce dalle arature;
  • prospezione geofisica per l’individuazione, tramite il metodo magnetometrico, di strutture sepolte e del loro assetto topografico;
  • studio sistematico del materiale ceramico per comprendere a fondo le cronologia dell’insediamento antico.

Già alla luce dei dati di superficie è stato possibile cogliere la grande rilevanza di questo insediamento nelle dinamiche del popolamento romano e medievale lungo la valle del Bruna e la sua eccezionalità di sito caratterizzato da un lunghissimo periodo di utilizzo che giunge fino al basso-medioevo, quando un documento dell’anno 1320 menziona una chiesetta rurale ancora presente in questo luogo.

Ma le origini di questo sito sono ben più antiche rispetto al basso-medioevo, esso infatti fu oggetto di un uso di lunga durata. A San Martino de plano dovette esistere tra II secolo a.C. e VI d.C. un villaggio importante e ben strutturato dal quale si gestiva lo sfruttamento del territorio circostante. In seguito il sito fu abbandonato per circa due secoli per essere rioccupato tra IX e XII secolo d.C. Ipotizziamo che tale rioccupazione sia legata alla fondazione di una chiesa parrocchiale, che risulterebbe attestata dalla presenza di un grande cimitero medievale  e dalla presenza di un elemento di arredo liturgico in marmo di pregevole fattura databile attorno al Mille, murato sulla facciata del podere Casa Mancini. La presenza di una chiesa parrocchiale, con annesso un piccolo nucleo insediativo, che insiste su un grande villaggio di età romana costituisce un caso di studio straordinario per il nostro territorio.

 

2. Lo scavo di emergenza condotto tra Febbraio e Marzo 2008

Nell’Ottobre 2007, proseguendo il costante monitoraggio svolto sul sito, è stato possibile rilevare che le recenti arature avevano sconvolto varie sepolture e parzialmente intaccato strutture murarie di età romana. A quel punto il Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi e Telerilevamento dell’Università di Siena a Grosseto in sinergia con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha pianificato un breve intervento di scavo di emergenza per la valutazione del potenziale archeologico di questo importante sito e comprenderne lo stato di conservazione.

La prima indagine di scavo della durata di 6 settimane tra Febbraio e Marzo 2008, diretta dal Dr Mario Çygielman, coordinata dal Dr Emanuele Vaccaro e supportata dagli studenti del Corso di Laurea in Conservazione, Comunicazione e Gestione dei Beni Archeologici di Grosseto, ha conseguito risultati eccezionali ed in parte inattesi che spingono a pianificare un progetto di scavo di più lunga durata.

Lo scavo di emergenza ha permesso di circoscrivere entro un’area di circa 1,3 ettari l’estensione del sito antico e delle sue infrastrutture (un acciottolato stradale ben conservato che si sviluppa in direzione ovest, verso Vetulonia e Buriano). Le contenute risorse economiche disponibili e i tempi ridotti dell’intervento hanno consentito di scavare stratigraficamente solo 4 saggi dislocati in punti diversi dell’insediamento.

All’interno di uno di questi saggi, ampio circa 44 mq, è emersa parte di un’interessante struttura rurale di età etrusca, databile in base ai frammenti di bucchero rinvenuti tra VII e VI secolo a.C. Si tratta di una novità enorme, poiché i dati di superficie non avevano evidenziato alcuna traccia di una fase etrusca su questo sito. All’edificio etrusco, fu addossata in età romana una vasca assai ben conservata, che probabilmente serviva per la produzione dell’olio. Quest’ultima fu abbandonata nel I secolo d.C., mentre in età medievale questa area fu occupata da un cimitero con almeno due fasi distinte.

In un secondo saggio, 25 mq, è emerso il dato più sensazionale finora documentato: due sepolture romane databili tra I e II secolo d.C., di cui una estremamente ricca. La sepoltura femminile definita T2 era infatti assai ben conservata ed ha restituito un corredo ancora in posto. Questo era costituito da due orecchini in oro massiccio, tre spilloni in bronzo per capelli, una collana con pendenti d’ambra ed un’altra collana più lunga caratterizzata da vaghi in pasta vitrea e setti in oro. I reperti hanno rivelato la grandissima qualità di questa oreficeria.

In un terzo saggio di circa 40 mq sono emersi i resti di una grande piazza, ben fatta, databile all’XI secolo d.C. e probabilmente da relazionare alla chiesa parrocchiale non ancora individuata, ma sicuramente esistente sul sito.

Infine in un quarto saggio di circa 33 mq è stato rimesso alla luce un tratto di strada medievale assai ben conservato e databile attorno all’anno Mille.

Nonostante la brevità del primo intervento, i dati acquisiti evidenziano da un lato la eccezionalità di questo sito e dall’altro il buono stato di conservazione del deposito archeologico che solo in parte è apparso intaccato dai lavori agricoli. La notevole importanza del sito suggerisce quindi di procedere alla realizzazione di un progetto di ricerca di almeno 3 anni che consenta di scavare e ben documentare una porzione consistente del sito (che ricordiamo essere ampio circa 1,3 ettari) e procedere quindi ad una sua valorizzazione, rendendolo pienamente noto e soprattutto fruibile al grande pubblico. Ciò contribuirà fortemente alla ricostruzione e conoscenza diffusa delle vicende storiche antiche di un sito come Braccagni le cui origini sono ritenute recenti, ma che alla luce del sito di San Martino in piano sono, invece, molto antiche.

 

 

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