PAROLE IN LIBERTA’

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  1. Prosaico ha detto:

    Si apre così una “stanza” o Categoria, che dir si voglia, chiamata “PAROLE IN LIBERTA’”. Ognuno ci potrà scrivere i propri pensieri, riflessioni o anche semplici modi di dire o esclamazioni.

    A esse sinceri nasce anche per bilanciare la situazione verso i privilegiati rimatori che dispongono del loro spazio nella categoria “RISPONDERE PER LE RIME”.

    Costoro possono dire tutto quello che gli passa pel capo proprio in virtù di questo dono che hanno, di saper rimare. E per quelli non hanno questo dono? Molto democraticamente il GF ha voluto offrire questa possibilità anche a chi Vate non è – e manco aspira a divenirlo – in modo che anche loro possano dire le loro. Bischerate.

  2. Scaramacai ha detto:

    AFORISMI DEL GIORNO 19 MARZO 2009

    Il mondo è diviso in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio la notte, i cattivi se la spassano meglio il giorno. Woody Allen

    Bisogna sempre giocare onestamente quando si hanno le carte vincenti. Oscar Wilde

    Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l’imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. Woody Allen

  3. Roberto Tonini ha detto:

    La musica degli anni 60
    (prima puntata)

    Il mio primo giradischi fu un Geloso portatile a valigetta che riuscii a comprare solo diversi mesi dopo aver comprato il primo disco della mi’ vita: Banana Boat (Day-o) di Harry Belafonte che io andavo ad ascolta’ a casa del Pollo (o del Gallina?) perché lui il giradischi ce l’aveva di già. Fu lui a parlammi per la prima volta di un complessino inglese – oggi si direbbe “gruppo” – che faceva una musica fenomenale e completamente nuova per quei tempi: il complessino erano gli Shadows e il pezzo era Apache. Fu il primo di una incredibilmente lunga serie di quel gruppo che ho continuato a comprare anche nei decenni successivi, e fin a l’altro ieri. Furono la prima formazione della storia ad avere una batteria, un basso elettrico, una chitarra ritmica e una chitarra solista. Prima ancora dei Beatles e dei Rolling Stones.
    Ho ancora quel giradischi.

    Fu il Momo (Gerolamo Santarelli) un ragazzo che frequentava come me il Wunderle che mi mise in mano per la prima volta una chitarra e m’insegnò i primi accordi: la prima canzone che riuscii a strimpellare e ad accompagnare fu Tom Dooley dei Kingston Trio. Ma solo quando mi sentì eseguire gli accordi di “Cuando Calienta El Sol” degli Hermanos Rigual mi disse “vai, che te riuscirai” e divenimmo amici e autodidatti in lunghe ed estenuanti notti a trova accordi e posizioni sulla chitarra, perchè allora un c’erano metodi, insegnanti o altro pe impara. Piccolo grande e fragile Momo!
    Fatalmente ci ritrovammo soprattutto con e sugli Shadows. Ci innamorammo di tutta la loro musica, dei loro suoni, dei loro ritmi, dei loro effetti sonori, delle loro soluzioni rivoluzionarie e dalle origini misteriose. Certe volte non si riusciva a capire se era una chitarra era elettrica o acustica, per non parlare dei vari nuovi effetti come l’eco, il riverbero, lo stoppato o il repeat. Noi non avevamo per il momento che due chitarre acustiche e con queste tentavamo di ricreare suoni, effetti e pezzi musicali. Si perché tutto quello che facevamo era a orecchio.

    Io avevo fatto musica all’avviamento commerciale, ma era roba all’acqua di rose, anche se quel poco in confronto al suo niente si rivelò assai prezioso. Con un po’ di orecchio e tanta passione si riuscì a tira fuori qualcosa e ci entusiasmammo. Lui, che era più bravo, faceva il solista, io l’accompagnavo, facevo cioè “la ritmica”. Gli sforzi si moltiplicavano così come il tempo che ci dedicavamo. Le notti soprattutto, ma anche a scuola ci ritrovavamo ai gabinetti per discutere quello che uno aveva scoperto da solo o magari riascoltando per la centesima volta quel pezzo. C’erano dei progressi e anche chi ci ascoltava ce lo riconosceva. Finché finalmente un giorno si presentò l’occasione del debutto in pubblico.

    Questo capitò al cinema del prete (Don Giorgio Giaggioli) dove si mise in piedi una vera e propria serata musicale accompagnando “voci nuove”. Le voci nuove erano quelle delle sorelle Nesi, Luciana, Franca e Pia, di Ilda – moglie del Lilli (Liliano) Rossi – della Pimpinella (Gabriella Tanini). Da Grosseto venne un biondissimo Angelo Rocchi e il Fanti. Per completare la formazione debuttarono insieme a noi il Mèno (Roberto Mannucci) con l’organo e il Frustalupi (Marino Nocciolini) alla batteria. Gli strumenti furono un po’ un salto in cielo e un po’ all’arrembaggio. Io per esempio, grazie all’intervento del santo nonno Cecco sfoggiai una chitarra elettrica a mezza cassa pagata la bellezza di 60.000 lire mentre il Momo se ne fece prestare una da Angelo il Fanara di Grosseto.
    Tutti e due si amplificava nello stesso mini-amplificatore da 10 watt che sono come una piccola radiolina di oggi o, per rendere l’idea, come voler illuminare uno stadio di calcio con una lampadina da 10 Watt. Il Mèno ci’aveva un organo elettrico – Farfisa, mi pare – ed era il solo autosufficiente. Il Frustalupi suonò con un rullante, un piatto e un charleston rimediati in qua e la, ma le bacchette erano di scopo e se l’era fatte lui da sé alla macchia!
    Per l’amplificazione e i microfoni si rimediò con quel tamburlano di amplificazione che Don Giorgio adoperava in chiesa per le prediche. Il nome del complessino, vista anche la location, non poteva che essere “The four Devils”. La serata andò benone e noi si ebbe un certo successo. Continuammo così a provare per riuscire a migliorare.

    Fine della prima puntata

  4. Prosaico ha detto:

    keyword, supremazia della parola

    E’ l’era dell’immagine, lo sappiamo, lo diciamo, lo pensiamo. Ma la supremazia della parola è intatta.

    Nessuna immagine ha lo spessore di una parola, anche se è immagine sofisticata, anche se è immagine plastica e dinamica del più potente modellatore.

    Se ad esempio raffiguro una casa, nessuna casa raffigurata avrà la stessa pregnanza della parola casa, che dentro ad ognuno, evoca un tempo, un passato, snodi e passaggi personali e corali dell’esistenza, sensazioni soggettive forti, talvolta molto esclusive, talvolta molto condivise.

    La parola scavalca d’un sol balzo la fatica dell’immagine.

    Difatti le immagini, per essere profonde, debbono regredire a graffiti, simboli. Ecco che l’immagine per competere con la parola, diviene segno.

    Anche di una persona, alla fine, il succo è in alcune parole, e niente altro.

  5. Scaramacai ha detto:

    AFORISMI DEL GIORNO 20 MARZO 2009

    Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
    Dante

    Le persone oneste ed intelligenti difficilmente fanno una rivoluzione, perché sono sempre in minoranza.
    Aristofane

    Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni.
    Oscar Wilde

  6. Patrick Marini ha detto:

    è COSì che muore la libertà: sotto scroscianti applausi
    (Padmé Amidala, Regina di Naboo)

  7. scaramacai ha detto:

    AFORISMI DEL 21 MARZO 2009

    L’ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili. Il pessimista sa che vero.
    Oscar Wilde

    I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.
    Woody Allen

    Che fortuna possedere una grande intelligenza: non ti mancano mai le sciocchezze da dire
    Anton Pavlovich Chekhov

  8. Roberto Spadi ha detto:

    Il mì fratello Giampietro mi ha raccontato di quella volta che per l’inaugurazione di un capannone alla BRAIMA fu messo in piedi una manifestazione canora (come dicevano nel’1), a lui toccò cantà “la Fisarmonica” di Morandi, e una volta ho visto delle foto al riguardo che lui si rifuta di darmi pè dalle in pasto al blogghe.
    Qualcuno sa qualcosa al riguardo?

  9. roberto ha detto:

    Quella serata mi appare come in un sogno: ero piccolissimo (1969?), ne sentii parlare in famiglia ma non mi ci portarono. Voglio sapere e vedere tutto in proposito. Entra in possesso di quelle foto, con tutti i mezzi (minacce, ricatti, etc.).

  10. Roberto Tonini ha detto:

    PAROLE CANZONI E POESIA

    Ci sono canzoni che contengono delle parole o delle frasi o magari solo parte di queste che ti rimangano in testa per una vita. Sono come dei tormentoni, ma che spesso a me viene da usare anche nelle situazioni e nelle frasi di tutti i giorni. Invariabilmente ogni volta che le dici ti viene da ripetere la frase o la parola canticchiandola. Vorrei fare qualche esempio.

    Ma che freddo fa………… da da da daaa da (Nada)
    Ma che colpa abbiamo noi (i Rokes, Nada)
    Permette signora? (Piero Focaccia)
    Non ho l’età…….. (Gigliola Cinquetti)
    Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere (I Rokes)
    Quando sei qui con me………. (Il cielo in una stanza)
    Sei diventata nera, nera, nera…… (Edoardo Vianello)
    Lascia l’ultimo ballo per me…………. (I Rokes)
    E pensare che era piccola, piccola..così (Fred Buscaglione)
    Piange il telefono (Domenico Modugno)

    Poi ci sono quelle che ne contengono talmente tante che dovresti ricordare tutta la canzone:

    Farà piacere un bel mazzo di rose
    e anche il rumore che fa il cellophan
    ma una birra fa gola di più
    in questo giorno appiccicoso di caucciù
    sono seduto in cima a un paracarro
    e sto pensando agli affari miei
    tra una moto e l’altra c’è un silenzio
    che descriverti non saprei.
    Oh, quanta strada nei miei sandali
    quanta ne avrà fatta Bartali
    quel naso triste come una salita
    quegli occhi allegri da italiano in gita
    e i francesi ci rispettano
    e le palle ancora gli girano
    e tu mi fai dobbiamo andare al cinema
    e al cinema vacci tu.
    E’ tutto un complesso di cose
    che fa sì che io mi fermi qui
    le donne a volte sì sono scontrose
    o forse han voglia di far la pipì
    e tramonta questo giorno in arancione
    e si gonfia di ricordi che non sai
    mi piace restar qui sullo stradone
    impolverato se tu vuoi andare vai.
    Io sto qui aspetto Bartali
    scalpitando sui miei sandali
    da quella curva spunterà
    quel naso triste da italiano allegro
    tra i francesi che s’incazzano
    e i giornali che svolazzano
    c’è un po’ di vento abbaia la campagna
    c’è un amore in fondo al blu
    tra i francesi che si incazzano
    e i giornali che svolazzano
    e tu mi fai dobbiamo andare al cinema
    e al cinema vacci tu.

    Bartali di Paolo Conte
    Impossibile commentare: c’è il rischio di sciupare tutto…………

    però un giochino ve lo suggerisco: provate a prendere un qualsiasi rigo a caso e provate a vedere se non vi sembra già una picccola poesia lui così da solo, una riflessione, un piccolo quadro che può vivere di vita autonoma……………
    cioè anche un solo rigo tolto dal suo insieme è compiuto e poetico!
    complimenti grande Paolino!

  11. Scaramacai ha detto:

    AFORISMI DEL 23 MARZO 2009

    Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli.
    Martin Luther King

    Il divieto non significa necessariamente astensione, ma la pratica sotto forma di trasgressione.
    Epicuro

    Finirono le fave al Locco, che ne aveva 777 magazzini e ne mangiava una al giorno

  12. Roberto Tonini ha detto:

    La (mia) musica degli anni 60
    2° puntata

    Tanto pe riparti da dove s’era rimasti.
    Ho ritrovato la foto che viene messa in copertina, almeno per qualche giorno, e allora devo fare alcune notazioni sugli strumenti. Il Frustalupi aveva anche la grancassa, mentre sono confermate le chitarre e i micro amplificatori: quello a sinistra scuro era l’impianto voce della chiesa mentre il piccolo bianco era un ampli a valvole da 10 watt. Infine il Mèno aveva un pianoforte verticale e non il Farfisa!

    E torniamo alla serata.
    Tanto pe fa un po’ numero e spessore insieme a noi suono anche il Pollo (Luciano Inglesi) mentre a presenta la serata c’era il fotografo di Ribolla che faceva anche il comico e qualche imitazione. Il Pollo si cimentò in un classico per la fisarmonica, “Il Battagliero”. Un pezzo talmente stupendo che anche a me, che non amo particolarmente il liscio, mi affascina e mi ammalia, è come una bandiera e di quelle gloriose. Insomma da mette nell’olimpo assieme alla Mazurca di Migliavacca, tanto pe capissi.
    Clicca qui sotto pe senti una versione casareccia che mi ricorda quella del Pollo:
    http://www.youtube.com/results?search_type=&search_query=il+battagliero&aq=f

    Il Pollo non è che fosse un professionista, era un passionista come noi, più umorale che tecnico. Infatti pe parti si scaldava più col fiasco del vino che con esercizi ginnici sullo strumento. Poi si emozionava un po’ perché era li tutto solo e noi tutti a guardallo. Sicchè gli capitava di inchiecca’ diverse volte., e allora un’esclamazione una pedata pe terra e ripartiva. Dopo diversi tentativi le esclamazioni diventavano moccoli e siccome s’era nel cinema del prete insomma unn’era troppo il caso.
    Don Giorgio Gaggioli che ci’aveva generosamente dato la stanza pe fa le prove e sopportava i nostri casini a tutto volume fino alle 2 o alle 3 di notte senza mai dire niente, una notte, all’ennesimo rosario di moccoli del Pollo, si presentò a noi senza collarino e mezzo svestito e con aria più dispiaciuta che arrabbiata ci disse: “ragazzi fate macello fino a notte alta e non vi dico niente, ma che mi svegliate a forza di rosari con i vostri moccoli proprio non ce la faccio, quindi per favore datevi una regolata!” Io che quando lo vidi arriva pensai, vai qui è finita, mi meravigliai della sua benevolenza e cominciai ad ammirarlo come persona eccezionale. Mitico!

    E il Pollo esegui poi il pezzo in pubblico senza inceppamenti e senza moccoli. Aveva un sorriso bello, aperto, buono e un pò triste il Pollo. Sono una quarantacinquina d’anni che non lo vedo.
    I cantanti che si esibirono quella sera erano le tre sorelle Nesi, Luciana, Franca e Pia, una più brava delle altre, Ilda del Lilli (Liliano Rossi), la Pimpinella (Gabriella Tanini) e Angelo Rocchi

    Si diventa “bravini”
    Io e il Momo si riprese con maggior lena a fare prove ed esercizi un po’ dove ci capitava, in magazzini, rimesse, ovunque si potesse fa casino fino a tardi senza da troppa noia a qualcuno. In queste prime esperienze parecchio ci aiutava il Frusta che ha sempre avuto una pazienza un po’ più che infinita.

    Ci sono delle date e degli episodi di cui ricordi per tutta la vita dove eri e cosa stavi facendo. Io ricordo come se fosse successo ierisera cosa successe la sera del 22 novembre 1961. Eravamo in una stanza del vecchio frantoio di San Rocco, proprietà Guicciardini poi sostituito dal blocco di case davanti ai Magazzini Pino. Eravamo li a provare con gli amici con le chitarre e con gli altri. Arrivò Angelo il Fanara che veniva qualche volta per insegnarci qualcosa e perché ci aveva una bella chitarra elettrificata. Angelo conosceva diversi pezzi country americano, canzoni dei cow boys. Appena entrato, lui con una cultura che guardava con un occhio all’America e con l’altro agli USA, con una faccia che dire tetra non è dire abbastanza, due occhioni da pantera nera fuori dalle orbite, si rivolge sconsolato a noi e ci dice: hanno ammazzato il presidente Kennedy. Rimanemmo tutti tramortiti dalla notizia, più increduli sul momento per l’enormità di quello che ci stava raccontando Angelo che di quello che comunque ci sembrava l’epilogo di un brutto sogno. Quella sera non sonammo, e forse Angelo pianse anche.

    Si sparse la voce delle nostre imprese musicali e infine si fece vivo quel fenomeno di Antonio il Cinese (Antonio Fedeli). Venne subito al dunque, ci sentì, già conosceva un po’ gli Shadows, lui suonava la batteria molto bene, probabilmente era il miglior batterista del grossetano e venne subito al dunque. Voleva fare un complessino che facesse i pezzi degli Shadows, soprattutto con la stessa formazione. Lui aveva suonato fin a quel momento (liscio) co’ i Gabbiani e li lasciava per fare questa nuova formazione.
    Si formò così il primo gruppo grossetano della storia con la stessa formazione degli Shadows. Oltre a me, che facevo la chitarra ritmica, c’era il Momo, che faceva il solista, Antonio il Cinese, vero fuoco e punta del gruppo, alla batteria e Lamberto Falciani uscìto anche lui dai Gabbiani, alla chitarra basso.
    Comprammo tutto nuovo e a credito: le due chitarre e il basso Framus, due amplificatori Binson da 20 watt, uno per le due chitarre e uno per il basso, un impianto voci della Echo con gli effetti a nastro, diversi microfoni e la batteria. Una spesa pazzesca per quei tempi, specie se si considera che non avevamo mai suonato in pubblico, e poco anche tra di noi.

    Il vecchio Olmi acconsentì a consegnarci gli strumenti solo di notte, in piazza delle catene, di fronte al Duomo, perchè di giorno si vergognava a fassi vede assieme ai dei “capelloni” come cominciavano a chiamarci all’epoca, anche se in effetti noi non lo siamo stati mai. Ci vendè tutto a credito e io che non l’avevo detto al mi babbo, fui il primo a finire di pagare con le 1.000 o 2.000 lire a testa che rimediavo nelle prime uscite.
    Gli altri – salvo Lamberto – ci misero anni perchè quello che prendevano o se lo mangiavano o, come il Cinese, ci cambiavano in continuazione gli strumenti. Questo fatto mi fece apparire all’Olmi come una persona affidabile, perchè ogni volta che poi doveva vendere gli strumenti a qualche nuova formazione, sempre alle stesse tragiche condizioni, non ne faceva niente prima di avermi interpellato circa la serietà a meno dei componenti, come sei io fossi stato l’ufficio fidi della musica leggera maremmana.

    Dibattemmo per tre giorni per cercare il nome, si decise infine per “I Pater Pan”, ci demmo appuntamento alla sala Eden per fare le foto del gruppo con delle sgargianti e indefinibili camicie, le nuovissime chitarre appena arrivate e la fiammante batteria del Cinese con il nome che lui avrebbe scritto dipingendo di sua mano. Sennonché quando arrivammo si vide che nella batteria Antonio ci’aveva scritto “I Maya” perché, disse lui, che ci aveva ripensato e gli sembrava che quel nome andasse meglio. Naturalmente lui non si mise la camicia come noi, perché doveva apparire chiaro chi era il capo.
    E così fu. Le prove le facevamo negli scantinati della Filarmonica grossetana in via Porciatti, e io ci andavo con la Topolino rossa furgonata – comprata uasta dal Rossi caciaio – insieme al Frustalupi o il su fratello, il Caprino che a turno mi facevano compagnia fino a notte fonda.

    Debuttammo con un programma che comprendeva sei o sette pezzi degli Shadows (tutti quelli che sapevamo fare, a orecchio) allo stabilimento “Bagno Bromo” di Marina di Grosseto. I pezzi erano “Apache” il cavallo di battaglia degli Shadows, ma anche “Wonderful Land”, “Blue Star”, “Kon-Tiki”, “Perfidia”, “Guitar Tango” e “Pice Pipe”.

    fra qualche giorno la FOTO ORIGINALE DEL PRIMO COMPLESSO GROSSETANO TUTTO CHITARRE: I MAYA,
    poi la terza puntata

  13. Scaramacai ha detto:

    AFORISMI DEL 24 MARZO 2009

    Agnostico è chi non crede a niente e pretende che gli altri credano a lui.
    Gaston Pollard

    Alla fine, non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma i silenzi dei nostri amici.
    Martin Luther King

    La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
    Gabriel García Marquez

  14. viviana ha detto:

    Ci si emoziona leggendo quello che racconta Roberto , si ritorna indietro nel tempo e si rivivono gli entusiasmi di quegli anni .
    Tanta improvvisazione , capacità di sapersi arrangiare , voglia di fare , di riuscire , e soprattutto tanta passione , quella che ahimè manca alla maggior parte dei ragazzi di ora .
    Aspetto la continuazione della storia che per me è una piacevoloe sorpresa .
    Quando me ne sono andata da braccagni infatti ci si limitava a qualche recita nel salone della chiesa in occasione del carnevale ..ed io per timidezza mi guardavo bene dal salire su quell’improvvisato palcoscenico .

  15. Roberto Tonini ha detto:

    Carissima Viviana

    Fanno piacere e aiutano le tue parole.
    Mi domandavo in un’altra stanza di questo blog perché tutta questa voglia e capacità di arrangiarsi, di avere tanta passione, sogni e ambizioni, oggi la vediamo scarsamente e raramente nei nostri ragazzi.

    E arrivavo alla conclusione che forse la colpa maggiore è stata la nostra come genitori.
    La spiegazione che mi sono dato è che i nostri genitori non ci scansavano fatiche o ci facilitavano scorciatoie. Ogni cosa dovevamo ottenerla con un po’ o con tanto sacrificio. Ed è per questo che ci mettevamo impegno e passione, perché era tutta roba nostra, dalla fantasia di cosa fare alla ricerca di come farla.

    Questo cominciava già da ragazzini quando in luogo di giocattoli comprati ci dovevamo arrabattare con qualsiasi cosa avessimo a disposizione per inventarci noi stessi il giocattolo e poi il gioco. Chi non si ricorda di aver trasformato alla bell’e meglio un pezzo di legno in un trattore o in una barca, o di aver giocato a pallone con una palla fatta di carta straccia tenuta insieme da lacci e legacci?
    C’era già da li più rispetto per il giocattolo perché si sapeva la fatica che avevamo speso per averlo.

    E poi più grandi prima dell’automobile, che per molti arrivò molto, ma molto più tardi dell’età della patente………ma quando arrivò avremmo voluto dormirci dentro dalla soddisfazione di poterla usare, di possederla.
    Prima dell’automobile c’era gente capac di prendere in due, in pieno inverno, una Vespina con il parabreeze e di notte partire per andare a ballare a Santa Fiora, e ritorno………(Orestino NOcciolini e Albo Meacci), acqua o non acqua che ci fosse. Io li ho visti partire e tornare.

    Ogni cosa era conquistata con poco o con tanto sacrificio.

    Poi siamo arrivati noi a fare i genitori ma anziché seguire gli “stupidi e anacronistici” metodi dei nostri vecchi, abbiamo preso scorciatoie per i figli, gli abbiamo reso facile ogni piccola asperità facendogli però così mancare l’addestramento ad ottenere qualcosa con le loro astuzie e le loro forze!

    “Ho patito tanto io perché non ce lo potevamo permettere, ma per i mi figlioli un dev’esse così, basta e avanza quello che s’è patito noi!”
    Questo grossomodo il ragionamento che stupidamente e spesso s’è fatto noi. E così loro si sono ritrovati tutto fatto e scodellato, tutto ottenuto perché gli si dava noi, non perché loro lo avessero cercato e meritato.

    No, per me lo sbaglio è stato tutto nostro che con la voglia di assaporare modernità e agiatezze ci sembrava di aver scoperto l’America: non s’era scoperto proprio un bel niente. S’era solo trovato il modo di anestetizzare il cervello dei nostri figli che non hanno dovuto lottare per imparare ad ottenere.

  16. viviana ha detto:

    Parole sacrosante le tue , Roberto , riflessioni un po’ amare che capita di fare spesso quando ripensiamo al modo in cui abbiamo gestito l’educazione dei nostri figli. Consola , se così si può dire , che abbiamo agito per troppo amore , che tutti ci siamo comportati nello stesso modo , convinti di fare la cosa giusta .
    Alla severità dei nostri genitori abbiamo preferito l’accondiscendenza , il lasciar correre , l’accettazione e la comprensione che una certa pedagogia, o semplicememte il nostro cuore , suggeriva .
    Ci siamo ritrovati giovani, ed ora adulti, molto disincantati e fragili; basta una contrarietà che il mondo pare cadere loro addosso .
    Generalizzo ovviamente , le eccezioni ci sono eccome , per fortuna .
    In questi giorni mi è capitato di fare un curioso accostamento . La mia nipotina , quattro anni da poco compiuti , è a Miami , in gita con i genitori . E’ partita contenta , ma non più di tanto . E’ già stata in aereo tante volte e questo viaggio di dodici ore non stop non le ha creato troppi problemi . Ecco, a me è venuto da pensare al mio primo viaggio in macchina . Avevo più o meno la stessa età ed il mio babbo mi portò con una una giardinetta dell’Ente Maremma da Braccagni a Montalto di Castro .
    L’emozione per me fu così grande che , a distanza di oltre mezzo secolo, la ricordo come fosse ora .
    SAlivo su un’auto , ma vi rendete conto ? Tutti i bambini sul marciapiedi del palazzo dei Pieraccini a guardarmi a bocca aperta . Salissi ora sullo Shattle non creerei altrettanta meraviglia .
    Avevamo materialmente poco o nulla , ma possedevamo la capacità di provar stupore , incanto , sorpresa , voglia di pensare che anche noi da grandi avremmo fatto le nostre conquiste .
    So che quando si entra in questo genere di riflessioni si rischia di cadere nel retorico . Meglio chiudere qui allora .
    La giornata è bella , è primavera , buon mercoledì a tutti

  17. Scaramacai ha detto:

    AFORISMI DEL 25 e 26 MARZO

    La giovinezza sarebbe un periodo più bello se solo arrivasse un po’ più tardi nella vita.
    Charlie Chaplin

    La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli.
    Friedrich Nietzsche

    Ospedali, galere e puttane: sono queste le università della vita. Io ho preso parecchie lauree. Chiamatemi dottore.
    Charles Bukowski

    Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie.
    Albert Einstein

  18. Nello ha detto:

    Forse queste due righe andrebbero meglio in altra stanza.
    Più che “parole in libertà” si potrebbe chiamare “l’angolo dei ricordi”. Prima Roberto con il suo complesso e il frantoio di S. Rocco, loro dentro suonavano, e noi fuori furibonde partite; poi Viviana con il marciapiede (e io metto anche il cortile) di palazzo Pieraccini. Ma vi ricordate? cosa è cambiato? Anche noi avevamo i nostri problemi con Diletta o Guelfo, di contro Alfiero (forse perchè i suoi figli rappresentavano la maggioranza dove Anna ci faceva da “mamma”)ci sopportava.Tutto si risolveva in un fuggi fuggi per ritrovarsi dopo dieci minuti e ricominciare di nuovo a giocare. E che giochi, quelli che dice Roberto, in pallone mezzo sgonfio quando andava bene, un’altalena sul mandorlo, nascondino e vai che divertimento. E’ vero, forse i nostri figli hanno più facilmente tutto: si è iniziato con la televisione in camera (quanti ricordano il famoso “scapellotto affumicato di Quirino), poi il PC telefonino e via via tutto il resto. Però Roberto i primi capelloni erano di norma invisi dai nonni, ma sopportati dai genitori o sbaglio. Quindi penso (al di là del linguaggio) non è cambiato nulla, solo mi tempi

  19. ROBERTO ha detto:

    Sempre parole in libertà mi sembrano…….

    I ricordi so belli anche perché con il tempo si tende a ricordare e a privilegiare le cose migliori. E anche le peggiori diventano meno peggiori, se non addirittura mitizzate fino a far divenir positivo anche quello che non lo era.

    Questo detto non sono tanto sicuro che gira e rigira non è cambiato niente, a me pare invece che sia cambiato parecchio. Non è questione di PC o televisione al posto del cortile o del cinema dal prete. Questi sono cambiamenti evidenti e se si vuole anche pieni di riflessi sulle abitudini personali e interpersonali. Ma quello che si diceva in generale era sulle nuove generazioni, le loro attitudini generali, il nuovo modo di vedere il futuro e di vivere il presente.

    Ormai l’età per sposarsi, quando lo si fa, è avanzata di oltre 10 anni. Ultimamente poi prima di sposarsi fa molto figo avere almeno un certo periodo di convivenza. In tutto questo non ci vedo niente di buono e molte fregature per i diretti interessati. Senza parlare dell’età in cui diventano genitori per cui quando i figli vanno alle superiori te ci’hai l’età di un nonno! No, non è la stessa cosa, ed è assai peggio: ho degli amici sessantenni con figli poco più che decenni e vi assicuro che gli girano di molto perchè non si sentano all’altezza e senza la pazienza nè il fisico per seguirli come vorrebbero.

    Mi sono sentito dire; eh, si fa alla svelta a di’ sposatevi prima, ma come si fa oggi con la mancanza di un lavoro certo, se ti va bene ce l’hai da precario, e la casa? Chi te la da? E dove la trovi? A che prezzi?
    Come se noi avessimo alla nostra età, che però era inferiore almeno di dieci anni, tutte le risposte.
    Io mi sono sposato a 26 anni e Laura ne aveva 23, quando è nata Alessandra la seconda figliola io ne avevo 28 e lei 26. E avevo questa età e non meno solo perché due anni prima avevo perso il mi babbo che ne aveva 47.

    È vero che m’ero rotto a sta con la mi donna a destra e a sinistra, a vedessi in macchina o voi sape’ dove. È vero che desideravo mette su famiglia, ave una moglie dei figlioli, ave una vita diversa e più compiuta. È vero che un lavoro in un certo senso ce l’avevo, ma con la batosta del mi babbo ci ritrovammo tre fratelli io a 24 anni, Rodolfo a 22 e Raffaello a 19 all’epoca considerato minorenne. Perdere un punto di riferimento come il tu babbo – e che babbo! – vi assicuro che non è la cosa più gradevole e semplice della vita. Di dubbi e timori non ne avevo pochi, anzi ne avevo parecchi e grossi.

    Poi feci un ragionamento: ma se si è sposato tizio e caio, non ci’hanno casa ma quello sta in affitto, quell’altro ha fatto il mutuo pe le case popolari, e così via. Poi chi più chi meno un lavoro più o meno buono in qualche maniera ognuno s’è adattato. E vedo che ognuno vive, fa la spesa, e fa pure i figlioli, e allora? Ma se ce l’ha fatta lui, perché non ce la dovrei fare io?

    Questo ragionamento con una discreta autostima, od ottimismo (o anche un pò si di sana inconscnza?) come si vole chiama, fu quello che mi dette il la definitivo: se ce l’hanno fatta quegl’altri perché non ce l’avrei dovuta fa io?
    E lo feci.

    Io non so quali siano esattamente i ragionamenti che fanno oggi i ragazzi. E questo nonostante le mi figliole si siano sposate: Stella la prima a 32 anni e Alessandra, la seconda, a 35. So sicuro che se c’era una terza si sarebbe sposata vicino ai 40!

    Tanti dicevano: sposati tardi, prima divertiti e poi ti sposo. Io sono contento di avello fatto prima, all’età che credo per mille motivi che sia tuttora più giusta, e mi so divertito forse anche di più, con la mi moglie e con le mi figliole. Quello che mi potevo permette co le mi finanze me le so fatte tutte da soli con Laura o insieme a le mi figliole. E se mi guardo indietro non cambierei una virgola. So di molto contento del mio passato e ho pochi rimpianti. Spero che sia lo stesso per le nuove generazioni.

  20. OGGI MUSICA ha detto:

    Oggi tanto per (non) cambiare prole e musica degli anni ’60

    Si consiglia prima di leggersi con calma il testo

    Poi se si ha voglia si va ascoltare la versione cantata da Nada che la portò al successo assieme ai Rokes

    Ma che freddo fa
    F.Migliacci – C.Mattone (1969)

    D’inverno il sole stanco
    a letto presto se ne va
    non ce la fa più
    non ce la fa più
    la notte adesso scende
    con le sue mani fredde su di me
    ma che freddo fa
    ma che freddo fa
    basterebbe una carezza
    per un cuore di ragazza
    forse allora sì – che t’amerei.
    Mi sento una farfalla
    che sui fiori non vola più
    che non vola più
    che non vola più
    mi son bruciata al fuoco
    del tuo grande amore
    che s’è spento già
    ma che freddo fa
    ma che freddo fa
    tu ragazzo m’hai delusa
    hai rubato dal mio viso
    quel sorriso che non tornerà.
    Cos’è la vita
    senza l’amore
    è solo un albero
    che foglie non ha più
    e s’alza il vento
    un vento freddo
    come le foglie
    le speranze butta giù
    ma questa vita cos’è
    se manchi tu.
    Non mi ami più
    che freddo fa
    cos’è la vita
    se manchi tu
    non mi ami più
    che freddo fa.

    per ascoltare e vedere il pezzo da Nada
    http://www.youtube.com/watch?v=5H79MGnkgfw&feature=related

  21. patrizio g. ha detto:

    diciamoci la verità
    questo tipo il maggio lo cantava prima di noi

    http://www.youtube.com/watch?v=zqiblXFlZuk&feature=related

    Woody Guthrie – So long it’s been good to know you

  22. MI SA CHE UN CI SIAMO CAPITI ha detto:

    Vero è che la stanza si chiama Parole in Libertà, ma sommessamente questa tua segnalazione io l’avrei vista bene nella Categoria FESTA DEL MAGGIO, oppure FOLCLORE, i MAGGERINI, la BANCA DELLA MEMORIA, TRADIZIONI E NUOVI LINGUAGGI………..

    Purtroppo io con la lingua straniera cantata non me la dico troppo, basti pensare che per me Frank Sinatra era un tipo che tutti osannavano ma io non capivo un’acca di quello che diceva, come pe la serie “lo diceva bene” ma che c..zo diceva? Capire al volo parole come love, you, my way, ecc. da sole e non nel loro contesto, era un po’ come diceva il mi fratello “ciuccia le palle del letto”.

    Per cui mi devo basare su quello che ho visto. Ho visto un ambiente non esattamente allegro, anzi direi proprio da sfigati, probabilmente simile a quello che dovettero affrontare i nostri avi italiani nelle migrazioni verso l’America…….

    Poi ho visto che “THIS MACHINE KILLS FASCISTS” cioè che la su chitarra “uccide i fascisti” e questa mi pare una bella notizia, e si vede per ben 3 volte nel pezzo, al che m’immagino abbia un significato, ma mi sfugge, anche perchè il titolo a occhio e croce dovrebbe di che è di molto felice di ave conosciuto qualcuno, ma ripeto, non vedo il nesso.

    Grande parentela col Maggio non la vedo, ma mi sa che dipenda che un capisco quello che dice.

    Tutto questo premesso, per rimane a linguaggi in libertà abbastanza folcloristici:
    DICIMOCI LA VERITA’
    MA CHE CI’AZZECCA STO COSO CO LA MUSICA DI NADA DEGLI ANNI ’60?

    Comunque per non rompere i ponti, confesso che io volavo più basso, molto ma molto più basso, la nostra contestazione musicale poteva arriva a cose del tipo:

    Che Colpa Abbiamo Noi
    (Mogol-Lind)

    La notte cade su di noi
    la pioggia cade su di noi
    la gente non sorride più
    vediamo un mondo vecchio che
    ci sta crollando addosso ormai…
    ma che colpa abbiamo noi?

    Sarà una bella società
    fondata sulla libertà
    però spiegateci perché
    se non pensiamo come voi
    ci disprezzate… come mai?
    Ma che colpa abbiamo noi?

    E se noi non siamo come voi…
    e se noi non siamo come voi…
    e se noi non siamo come voi…
    una ragione forse c’è
    e se non la sapete voi…
    e se non la sapete voi
    ma che colpa abbiamo noi?
    Che colpa abbiamo noi?
    http://www.youtube.com/watch?v=zfHJ5b9VVEA

  23. patrizio g. ha detto:

    ma dai, non ci credo che non sai chi è quel cantautore, padre dei cantautori di mezzo mondo… un vero uomo on the road…

    la chitarra ammazza i fascisti mi pare sia una bella cosa, che i maggerini di un tempo non scrivevano sulle loro chitarre, ma certamente sapevano che la poesia e la musica che facevano erano micidiali per i violenti, per i prepotenti, per i fascisti… tanto che durante il fascismo il maggio venne vietato…

    non si poteva andarlo a cantare, oltre ovviamente ad essere soppressa la festa dei lavoratori… d’altra parte i fascisti nostrani erano per lo più degli sfaticati assoldati dai ‘padroni’ per minacciare i lavoratori che si stavano organizzando dopo la prima guerra mondiale per avere meno sfruttamento è un pò più paga. diciamo la milizia privata delle fattorie.

    d’altra parte sparare ai fascisti con una chitarra nel mentre loro ti sparavano con un mitra, mi pare un bell’inno alla non violenza.

  24. HO CAPITO: NON CI SIAMO CAPITI! ha detto:

    Ma te il gioco del tre sette lo conosci? A me mi sa di no, oppure un ci capisci mica un granché!
    Io ti faccio una susseguiosa e paziente tiritera per chiederti che ci’azzecca sto popò di folko amerikano con una delicata poesia di fine anni 60 cantata da una conturbante adolescente livornese a nome Nada (Malanima).

    E questo facendoti notare non solo le incoerenze del genere ma anche di certi aspetti estetici su presunti significati letterali, sui quali peraltro chiedo preventiva indulgenza alla mia ignoranza.

    E te mi rispondi strombolandomi una filippica sull’efficacia della poesia e della musica contro i prepotenti e i fascisti, non dimenticandoti di spiegarmi che loro avevano soppresso la festa dei lavoratori……….mentre i nostri (fascisti) erano per lo più degli sfaticati assoldati, bla bla bla.

    A me pareva nel mio intervento di averti già sottolineato quanto apprezzassi la notizia che quelle chitarre KILLS FASCISTS. E ora te che fai, insisti?

    Forse non hai capito che io volevo parlare di poesia e canzoni di fine anni 60?

    Con un nodo alla gola – ma senza turarmi il naso – devo farmi imprestare lo strabiliante quanto efficace modus dipietrino:
    MA CHE C..ZO CI’AZZECCA TUTTO CIO’ CON IL MIO POST ???

  25. moderator ha detto:

    Non so’ se c’azzecca, ma dato che si parla di Nada (Malanima), ci piacerebbe un giorno vederla alla Festa del 1 Maggio di Braccagni, dato che abita dalle parti di Manciano dove gestisce una piccola azienda agricola con Gerry Manzoli, se non sbaglio già componente dei Camaleonti.
    Lei stessa da Daria Bignardi (“Le invasioni barbariche”)si è definita “una maremmana anarchica praticante”.

  26. QUESTA SI CHE CI'AZZECCA! ha detto:

    Questa si che ci’azzecca!

    Bisognerebbe gira la richiesta ad un caporione del Maggio o qualcuno che conosce pure dove sia questa piccola azienda agricola…………………………..

    comunque io ho fatto la segnalazione come testo poetico delicato ma efficace, per lei cantante appena quindicenne che interpretava già con un piglio molto personale di voce e di presenza quei momenti storici

    vince il festival di Sanremo due anni dopo nel 71, con Il Cuore è uno zingaro di Nicola di Bari

    alterne fortune, poliedrica lavora anche nel cinema, in teatro e in tv

    qualche pezzo da ricordare ancora Amore Disperato nel 1983 La Fisarmonica di Stradella di Paolo Conte nel 77, mentre nel 2003 pubblica un libro di poesie intitolato “La mie madri”

  27. patrizio g. ha detto:

    ma questo spazio si chiama parole in libertà o ‘ devi di quello che gli pare a ….. chi ci scrive per primo’ ?

    Mi sembra che si invochi la regola delle ottave, obbligo di riprendere l’ultima rima…
    se ti sente chi ha voluto questo spazio, che metti le stesse regole della sezione rime che poco gli piaceva, un so che ti fa … potrebbe dirti: MA CHE CI AZZECCA!! 😉

    a proposito, sempre parlando di libertà e parole, oggi suggerisco questa

    http://www.youtube.com/watch?v=_VnY2JMET1s

    JOAN BAEZ “Here’s To You”

    a te la Nada a me la Baez… mi pare che anche se una ha una voce raspa e l’altra sembra na sirena, alla fine non dicano cose tanto diverse, ne meno poetiche l’una dell’altra.

    Provate a invitare la Baez al maggio, fosse in italia ci verrebbe, così come ci sarebbe passato Woody che ai suoi tempi era come i nostri cantastorie.

    ps, Nada mi piace pure a me… anche l’ultima versione pseudostrelleriana-popolar-sexi-affascinante.

  28. 3° puntata de "LA MIA MUSICA DEGLI ANNI 60" ha detto:

    La (mia) musica degli anni 60
    3° puntata

    FOTO E STRUMENTI DEI MAIA

    Come detto in chiusura della seconda puntata questa foto fu fatta alla sala Eden, su precise istruzioni dettate dal Cinese (Antonio Fedeli)

    Lui si presentò in maglietta bianca mentre noi tutti s’era con una camicia di seta con una fantasia modello fodera da tappezzeria. Il perché per me era chiaro, per far capire a noi e al pubblico chi era il leader. Oggi mi viene a dire che lui era allergico a mettersi le divise……………Forse non si ricorda che anche quando ci incontrammo, una quarantina di anni fa, quando gli chiesi che cosa facesse nella vita mi rispose cosa AVEVA FATTO nella vita. Aveva lavorato da Pugliese e Benelli addetto alla revisione degli iniettori dei motori Diesel. Pare fosse un mezzo fenomeno, e non stento a crederlo, ma che purtroppo aveva dovuto smettere perché risultò ALLERGICO AL GASOLIO.

    Ho sempre sospettato che fosse più allergico a quel tipo di lavoro, ma questo era meglio non dirglielo.

    Sta di fatto che era veramente bravo alla batteria: aveva una passione fortissima, era un perfezionista, un carattere forte e, diciamo così, ESTROSO. Era però come un fiammifero, bastava poco per farlo prendere fuoco. Comunque è stato sempre corretto con me e anche con gli altri. Con me, per esempio, non ci ha mai discusso (litigato).
    Dopo aver suonato nell’inedita e rivoluzionaria formazione de I MAIA, passò ai SELVAGGI – anche loro con la stessa formazione – e poi non credo che abbia fatto molto altro con la musica. Lo ricontrai diversi anni dopo e scoprii che avevo fatto la scuola per diventare addestratore di cavalli. Come al solito si accontentava solo del meglio e così so che è uno dei più bravi in circolazione, se non il più bravo come io sospetto. Cosa che fa tutt’oggi con invariata passione. Sembra più calmo e posato, ma il sacro fuoco che ci’ha in corpo è sempre ben acceso sotto la cenere!

    Degli altri parlerò nelle prossime puntate.

    Due parole sugli strumenti.

    Le nostre chitarre, compresa la chitarra basso erano delle FRAMUS tedesche, la batteria di Antonio una TRIXON anche lei di fabbricazione tedesca, gli amplificatori erano due BINSON ciascuno da 20 watt, uno per il basso e uno per le due chitarre, l’impianto voci era della MEAZZI con gli effetti ottenuti da un piccolo nastro. Questo durante una serata poteva strapparsi anche 2 o tre volte! Non vi dico la pena perché non c’erano i ricambi e bisognava riaggiustarlo con dei pezzi di nastro recuperato dai registratori dell’epoca, i GELOSO in primis. Si doveva poi arrivare agli effetti Binson che invece avevano una piastra rotante in metallo per superare questo handicap. Per non parlare poi dell’avvento dell’elettronica che non facemmo in tempo a sperimentare.

    Avevamo come obbiettivo il mitico suono o sound – come s’incomiciò a chiamare – degli Shadows. Un suono pulito, netto, fatto con delle chitarre FENDER, e poi per un breve periodo anche con delle BURNS. Ma c’era il problema degli effetti: l’eco, il riverbero, lo stoppato, tutte cose che per l’epoca erano novità mai sentite. E allora prove controprove, esperimenti, di saperne di più non c’era verso. Faranno così? Faranno cosà? Ma come faranno? E giù prove e controprove.

    Di comprassi delle Fender non se ne parlava proprio. Io potei comprarmela solo quando stavo per finire la carriera, una splendida TELECASTER originale americana, perché nel frattempo la FENDER viene fabbricata su licenza in oriente.

    Ma la cosa straordinaria è che oggi con internet si può scoprire quello che allora non si riusciva a sapere. Così si scopre che la chitarra solista Hank B. Marvin dal sound personalissimo, pulito, tagliente e morbido allo stesso tempo e caratterizzato dall’abbondante uso di eco era ottenuto mediante Meazzi Echomatic e successivamente con Binson Echorec. Cioè tutta roba italiana!!! Incredibile e impensabile per noi all’epoca.
    E le chitarre di Bruce Welch, chitarra ritmica, cioè il mio punto di riferimento? Quante volte mi sono chiesto: ma che c..zo di chitarra avrà usato per registrare Apache? Sarà elettrica? Sarà acustica? Vai a sapè. Era acustica: era una Gibson J200 che gli aveva prestato Cliff Richard!

    Oggi basta andare su internet per scoprire che il mio uomo ha usato queste chitarre:

    acustica Grimshaw negli anni 1958-1959 modello “SS De-Luxe”
    elettro-acustica Vega usata nelle prime registrazioni
    Fender Jazzmaster anni 1960-1961
    Gretsch modello 6120 Chet Atkins color arancio, anni 1960-1962, usata per la registrazione di Nivram con Marvin nel 1961
    Fender stratocaster 1961-1962 in colore “fiesta red color” anche detto “colore Shadows” Chi è il fan di Marvin che non ha una Stratos rossa? (Mark Knopfler in testa)
    Fender Stratocaster bianca 1963-1964
    Burns 1964-1968 di colore bianco
    Burns 1964-1968 di colore verde usata nel pezzo e nel film “Rhythm and Greens”
    Fender Telecaster 1961 bianca, la mia preferita, ma che Bruce probabilmente non ha MAI USATO!
    La già citata acustica Gibson J200 negli anni 1960 -1968
    Un’altra acustica Gibson J50 periodo 1960 -1963 usata nel film Young Ones
    Ancora acustica Gibson J45 1964 -1968
    Una 12 corde Gibson B45 1964-1968
    Una elettrica Baldwin Marvin 1970-1972
    Un’acustica Martin, a partire dal 1970
    Fender Stratocaster la prima! Si tratta della prima Stratocaster importata nel 1959 da Cliff Richard per Hank B. Marvin, era la prima strat che arrivava in Europa! Di colore “fiesta red” fu usata per la prima storica registrazione di Apache. Cliff la colorò poi di bianco e dal 70 è usata da Bruce.
    Che a partire dagli anni ’80 l’ha dipinta di nuovo nell’originale “fiesta red”

    È sottointeso che di tutte queste chitarre ho la foto, sempre trovata su internet.

    In effetti ho voluto riportare tutte queste chitarre non solo a beneficio di chi è interessato alla cosa, ma anche per dimostrare l’incredibile potenza e possibilità che c’è oggi sul web! Roba da brividi.

    NELLE PROSSIME PUNTATE: LE VARIE FORMAZIONI DEI MAIA, arrivano I SELVAGGI !!!!!
    e dopo…………………il diluvio!

    qualche riferimento per gli amanti del genere:

    The Shadows – Apache in una delle primissime versioni
    http://www.youtube.com/watch?v=pY-rPDwzM9M

    Shadows – Theme From Shane era la sigla de I MAIA (allora usava così)
    http://www.youtube.com/watch?v=p3phFU6EHf8

    The Shadows – Geronimo live – dedicata al dolce amico MOMO che ora cavalca lassù
    http://www.youtube.com/watch?v=wNCNhfTayoI&feature=related

    The Shadows-Little B1 dedicata al CINESE (il mi amico Antonio), in 2 versioni, come vorrebbe di sicuro lui
    http://www.youtube.com/watch?v=1_PYN1TNUgk&feature=related
    http://www.youtube.com/watch?v=tyvK7-wCpoE&feature=related

    The Shadows – Shadoogie dedicata al FLAMINIO l’unico che ai nostri tempi la sapeva fare, e bene versione senza video, ma è la migliore dal punto di vista musicale
    http://www.youtube.com/watch?v=Y-dHIOig9OE&feature=related

    Shadows 36- 24- 36 dedicata a Caterina CASELLI che la eseguiga alla chitarra basso prima di diventare famosa
    http://www.youtube.com/watch?v=Izv5Yy_9DgE

    Shadows – Rhythm and Greens dedicata allo SPREGHINI
    http://www.youtube.com/watch?v=HKz0nJSa8A8

    Stratocaster Legend – Hank Marvin & Dick Dale (dedicata al mi amico Pat)
    http://www.youtube.com/watch?v=XVD2SvVEwEs&feature=rec-HM-fresh+div

  29. MIGA T'HO CERCATO IO ha detto:

    carissimo Pat
    Guarda che miga t’ho cercato io eh?

    Fatti un pò di chiarezza!
    Vai a rivede la storia:
    …………Oggi tanto per (non) cambiare parole e musica degli anni ‘60……………..Si consiglia prima di leggersi con calma il testo……..
    (scritto da quei due minchioni di F.Migliacci – C.Mattone)

    Così esordivo con animo e spirito bucolico…………………..
    Vero è che gli autori……………………….Migliacci? ma chi è costui? E Mattone? Lo dice la parola stessa!
    Qualche piccolo esempio di cosa hanno scritto come parolieri (le più popolari) il primo, il secondo, solo a richiesta

    1958 Nel blu dipinto di blu Franco Migliacci e Domenico Modugno
    1958 Pasqualino maragià Franco Migliacci e Domenico Modugno
    1959 Farfalle Franco Migliacci e Domenico Modugno
    1959 Tintarella di luna Franco Migliacci
    1960 Libero Franco Migliacci e Domenico Modugno
    1960 Selene Franco Migliacci e Domenico Modugno
    1960 Il pullover Franco Migliacci e Gianni Meccia
    1961 L’ultima lettera Franco Migliacci e Gianni Meccia
    1962 Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte Franco Migliacci
    1963 Che m’importa del mondo Franco Migliacci
    1963 Come te non c’è nessuno Franco Migliacci
    1964 In ginocchio da te Franco Migliacci
    1964 Una rotonda sul mare Franco Migliacci
    1964 Non son degno di te Franco Migliacci
    1965 Se non avessi più te Franco Migliacci
    1965 I ragazzi dello shake Franco Migliacci
    1966 Mi vedrai tornare Franco Migliacci
    1966 La fisarmonica Franco Migliacci
    1966 Notte di ferragosto Franco Migliacci
    1966 C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones Franco Migliacci
    1966 Se perdo anche te Franco Migliacci
    1967 Un mondo d’amore Franco Migliacci
    1968 La bambola Franco Migliacci
    1968 Spaghetti a Detroit Franco Migliacci
    1968 Chimera Franco Migliacci
    1968 Una sola verità Franco Migliacci
    1969 Ma che freddo fa Franco Migliacci
    1969 Il gioco dell’amore Franco Migliacci
    1969 Bada bambina Franco Migliacci
    1970 Che male fa la gelosia Franco Migliacci
    1971 Il cuore è uno zingaro Franco Migliacci

    Te forse non ci crederai, ma le parole di queste canzoni le capisco tutte. Qualcuna mi piace, qualcuna meno, altre mi sembrano stupende.

    Quelle della BAEZ e di BOB DYLAN normalmente mi fanno veni il latte ai coglioni, pardon, ai ginocchi. Forse perchè non so la lingua e un capisco che dicano. O forse perchè non sono un strafighettone radical-chic che plaude perchè gli altri plaudono e allora bisogna plaudire. Questo per quanto riguarda i testi. D’altra parte diranno anche cose belle e interessanti, nella loro lingua, ma lo fanno con le loro esili e non gradevoli vocine da topini che al massimo fanno impressione e un pò pena. Invece per quanto riguarda la musica sono proprio dei mattoni e nessuno ha mai detto il contrario.

    Meglio, per me, una ruspante Nada che mi tira, che una strafighettona che un mi dice un m..zzo.

    Ma unn’è che ogni tanto ti fai cianchetta da solo? Che vol di, per esempio, alla fine della filippica: “Nada mi piace pure a me… anche l’ultima versione pseudostrelleriana-popolar-sexi-affascinante”
    quest’ultima in grassetto me la devi proprio spiega.
    Se lo sai.

  30. patrizio g. ha detto:

    ma come?.. Io scrivendo parole in libertà, parlavo delle cose che piacciono a me, mi spieghi che voi te da me?..

    A me piace un sacco la storia della tua musica, e quello che scrivo io non lo devi prendere come risposta o critica a te, è tutta un’altra storia.. sempre che questo sia uno spazio di parole in libertà…

    se non lo fosse, avverite prima, cioè almeno chiamatelo diversamente che uno si regola.

    aspettando un’altra puntata della tua storia, per oggi segnalo

    http://www.youtube.com/watch?v=9-ELydnDgKY blac magic woman

  31. COSA VOGLIO DA TE ha detto:

    COSA VOGLIO DA TE-E?

    VOGLIO
    LA CARAMELLA CHE MI PIACE TANTO
    E CHE FA DU-DU DU-DU DU-DU
    DU-FUR !!!

    (Marisa Del Frate e Carlo Dapporto) pubblcità indovine di che!

    io ti voglio bene, ma un mi manda quella roba di barbuti, m’ha detto il dottore che la pancia ce l’ho perchè so incinto di parecchi mesi!

    mi potrebbero adisturba!

  32. patrizio g. ha detto:

    snobbe ecco cosa sei te, uno snobbe… 🙂
    aspetto la 4° puntata!!

  33. SI PUO' FARE ha detto:

    cosa succede quando un snob incontra un radicalchic?

    si snobbano o si radicalizzano?

    tranquilo amigo

  34. patrizio g. ha detto:

    secondo me si fanno un sacco di sane risate…

  35. patrizio g. ha detto:

    dunque, mi sono messo a riascoltare i pezzi che hai suggerito, tutti, uno tirava l’altro, mi piacerebbe adesso sentire qualche cosa dei MAYA… mi hai incuriosito, anche senza video, non hai per caso qualche nastro da mettere in digitale e mandarlo in piazza per noi?…
    Se suonavate come gli Shadows doveva essere uno spettacolo sentirvi…

  36. Roberto Spadi ha detto:

    Bè visto che ognuno se la sona e se la canta, anch’io voglio fare una SEGNALAZIONE ai posteri…

    http://www.youtube.com/watch?v=J0CoAD1atX0
    http://www.youtube.com/watch?v=XXlElLpvNvg
    http://www.youtube.com/watch?v=p3skDDGOBgY

  37. Roberto Spadi ha detto:

    Incredibilmente censurato in un post che ho fatto mezz’ora fà, ci riprovo visto che oramai ognuno se la sona e se la canta.
    http://www.youtube.com/watch?v=uVPYR9UFsTU
    http://www.youtube.com/watch?v=il6snhfFCy4
    http://www.youtube.com/watch?v=SXmmk7ohV4M
    http://www.youtube.com/watch?v=qVj6QBhdmiw

  38. Roberto Tonini ha detto:

    Caro Pat, caro Sciabolik,
    grazie per le vostre

    Pel Pat
    mi dispiace ma a meno che un ci sia qualche sciaurato di sperduto fan da qualche parte, io non ho niente di registrato dei MAIA.
    È ovvio che gli s’assomigliava da lontano agli SHADOWS, ma, come tutta la musica fatta dal vivo e dal VERO, e cioè senza l’ausilio della basi che dovevano arrivare un paio di decenni dopo, chi faceva qualla musica un paio di palline, grosse o piccole che sia, ce l’aveva, e normalmente era assai apprezzato. Insomma i nostri fans ce l’avevamo. Quella di qualche registrazione sparsa in Maremma non è una boutade gratuita: mi ricordo che tempo fa qualcuno mi disse che realmente aveva delle nostre registrazioni.

    Pe Sciabolik
    Complimenti pe i gusti del signorino, il mi amico Cordella avrebbe detto: mi cojoni!
    Io non sono uno sfegatato di J.J.C., ma mi piace. E ora cosi devo una spiegazione al Pat. O a tutti e due.

    I miei gusti.
    Normalmente preferisco la musica strumentale. Perché è PIU MUSICA. Se ci sono dei testi, in italiano o che comunque comprendo, può funzionare. Però le cose si complicano. Perchè con la musica da sola questa può essere buona oppure no. Se in un pezzo ci sono parole e musica si possono verificare diverse ipotesi:
    1. la musica e bella e le parole sono belle: tutto è ok
    2. la musica è bella e le parole no: odio le parole e il cantante
    3. la musica non vale e le parole si: meglio sentire o leggere le sole parole e zittire la musica
    4. la musica non vale e le parole nemmeno: è tutto da buttare

    come si vede le cose si complicano assai.

    Andiamo avanti.
    Perché allora ci sono delle canzoni cantate in inglese che non capisco eppure mi piacciono?
    Sembra una domanda banale con una risposta che tanto banale non è.
    L’inglese che non capisco in una canzone finisce con essere il 13° strumento, cioè non mi dice cosa dice ma mi fa dei suoni, e si comporta ne più e nemmeno come un sax, una chitarra, un clarino, o quello che volete. Semplice no? Bastava pensarci prima, o solo ragionarci!

    La prima volta che lo spiegai ad un mio amico mi guardò con ammirazione e mi disse: e a te chi te l’ha detta questa? E io impudentemente gli risposi: io! Solo che non gli dissi che me l’ero spiegato anch’io, per me stesso, solo nel momento in cui lui me l’aveva chiesto!

    Con questo spero di aver dato una risposta plausibile anche all’amico Pat. A me le canzoni della BAEZ e di BOB DYLAN non mi dicono niente perché non capisco i testi, mentre da un punto di vista musicale nessuno ha mai detto che valessero qualcosa. A me poi mi dicono niente. Si verifica qui il caso sopra esposto al n. 4

    Nel caso dei pezzi dell’amico Sciabolik si verifica invece il caso 1. dove le parole non è che sono belle, ma sono uno strumento in accordo e funzionali alla musica. Non valgono quindi come testi, che non capisco, ma come “13° strumento” del pezzo, per cui per me divengono a tutti gli effetti dei PEZZI STRUMENTALI!

    Spero di essere stato chiaro.

    Infine una proposta a voi due che bazzicate in questa stanza.

    Voi sapete da quanto tempo chiedevo al GF l’autorizzazione ad apri bottega, con questa stanza. E non vi ripeto nemmeno il perché e il per come. In fondo basta leggere il post
    By Prosaico on Mar 19, 2009
    per rinfrescarsi le idee.

    Poi venne il nulla osta ed è storia di questi giorni.

    Solo che ora ci ritroviamo in diversi con diversi argomenti e forse un po’ di raù (leggi confusione, affollamento).
    In fondo forse sono stato proprio io con quell’iniziativa, poi quell’altra, e poi le puntate sulla mia musica degli anni ’60 che mi hanno preso un po’ la mano, anche per le risposte e le sollecitazioni che mi arrivano.

    Insomma mi chiedevo se non fosse il caso di prendere tutto il blocco della musica e chiedere una stanza, o Categoria che dir si voglia, e si porta in uno spazio tutto suo………………

    In questo modo si avrebbe da un lato uno spazio “tutto musica” e uno spazio che ritornerebbe alla sua vocazione iniziale di “prosa”.

    Che ne dite?
    Che ne dice il GF?

  39. Roberto Spadi ha detto:

    Per quanto riguarda la questione della compresione della lirca delle canzoni in inglese, io me ne sono fatto una ragione da ragazzino quando chissachì decise che sarei diventato “francofono” e fui spedito alla sez. F della Pascoli, così per tutto il resto della carriera (?) scolastica mi sono dovuto sorbire la lingua d’oltralpe, comunque i Beatles e i Rolling Stones e compagnia mi piacevano “a prescindere” tanto più che una volta feci fare la traduzione di “Carol” di Elthon John che risultò UNA CAGATA PAZZESCA.

  40. Roberto Spadi ha detto:

    “Daniel” la canzone di Elthon John.

  41. Roberto Tonini ha detto:

    Caro Sciabolik

    Non so quanto ti sei perso non facendo l’inglese, perché con il livello di conoscenza delle lingue che normalmente si acquisisce nelle nostre scuole trovo assai improbabile che avresti avuto la possibilità di comprendere i testi delle canzoni in inglese.

    D’altra parte l’esempio della traduzione che hai avuto conferma la mia tesi: certe volte meglio non capire cosa dicono, ma considerare quel linguaggio some uno strumento a parte che si giudica per quello che è e non per quello che dice.

    Ma grazie a stimoli esterni ma che mi sono venuti a mente proprio trattando di questi aspetti, mi era sfuggito un altro elemento possibile che va ad incasinare ancora di più le cose.

    Io ho parlato di due possibilità: la musica strumentale (solo musica, o al limite musica con parole che non capisco, inglese o cinese che siano, per me è la stessa) e le canzoni dove posso comprendere i testi.

    In base alla matematica ci sono 4 combinazioni possibili per dire si o no.

    Ma ce n’è un’altra componente che mi ha fatto venire in mente il tuo successivo post, e cioè il video. Qui le cose si complicano perché gli elementi da giudicare non sono più 2 nelle varie combinazioni (4 in totale) ma 3: la musica, le parole e il video.

    dato
    M = Musica P = Parole V = video si o no = mi piace o non mi piace

    Si può avere:
    1. M si P si V si
    2. M si P si V no
    3. M si P no V si
    4. M si P no P no
    5. M no P si V si
    6. M no P si V no
    7. M no P no V si
    8. M no P no V no

    Se sono solo queste le combinazioni possibili, per giudicare un singolo pezzo ci sono la bellezza di 8 possibilità !!!

    No, per me comincia a esse troppo complicato, meglio la musica strumentale che giudico per la musica e buonanotte.

    Nota
    Proprio in virtù di quanto sopra detto ho visto la seconda tranche dei pezzi da te suggeriti, e, indipendentemente dal loro orientamento politico, devo dire che non mi piacciono. Ma proprio per il loro contenuto video.

    Mi spiego. Senza video ho sentito la musica che mi piace, le parole-strumento che non so cosa dicono e per me erano ok.
    Se sento lo stesso pezzo – e ripeto non so cosa dice il testo – e vedo tutta una serie di caricature politiche SONO PORTATO A PENSARE che i testi parlino di qualcosa in relazione.

    Ma siccome non capisco il testo, ho un motivo in più per non capire ma per incazzarmi e mandare tutto a quel paese. L’insieme e non il singolo componente, nel caso il video.

    Questo è proprio quello che in qualche maniera dicevo al Pat: se sei un credente (da un punto di vista politico) capisci il pezzo e lo apprezzi, ok, meglio e buon per te.
    Ma, E SICURAMENTE NON E’ IL CASO VOSTRO, se dici bello bello o bravo bravo perché ti torna simpatico dire così dal tuo punto di vista politico, beh questo è proprio quello che io chiamo un bell’esempio di comportamento radical-chic.

    Sei d’accordo?

  42. Biadone ha detto:

    Non ho potuto resistere, entro anch’io in questa stanza che si sta trasformando in Tempio della musica o meglio un Juke Box di quelli veri.
    Riguardo alla musica credo di essere in linea con il pensiero di Roberto (il Grande Guru della situazione), anche se avrei preferito di più essere in linea con le sue qualità tecniche alla chitarra.
    Non ho vissuto in diretta la musica degli anni ’60 e poco quella dei ’70, per cui questo è un forte handicap perchè ritengo che le cose vadano vissute nel loro tempo per poter essere apprezzate a pieno.
    Non so che tipo di malattia mi abbia colpito, ma se oggi voglio ascoltare quella che per me è buona musica, devo fare una cosa che quasi mi vergogno davanti ai miei figli, per evitare la figura dell'”antico”, accendo un GIRADISCHI o PIATTO, che mi piace di più, e ci metto sopra, appunto, un piatto da pizza che suona “cose che voi umani non potreste immaginarvi”.
    Magari come queste
    http://www.youtube.com/watch?v=EsCyC1dZiN8
    http://www.youtube.com/watch?v=N2RNe2jwHE0
    per rimanere in tema di musica strumentale o comunque dove la voce fa la parte del 13° strumento.
    Naturalmente non è mia intenzione contrapporre questi signori agli Shadows che conosco poco(Apache e pochi altri pezzi) ma apprezzo, spero di non essermi rovinato la reputazione. Buon ascolto
    http://www.youtube.com/watch?v=QqZmtq5LhFo

  43. patrizio g. ha detto:

    io al massimo sono radical hic… dopo una bottiglia di brunello, o di morellino..

    fondamentalmente ragiono così anche io, al di la delle nostre vedute politiche, che di fatto non devono per forza coincidere.

    L’importante è che coincidano il rispetto reciproco, del prossimo, e per certe regole fondamentali, ad esempio i diritti umani.

    Il resto, musica compresa e gusti relativi, è tutto sugo che cola se lo sappiamo conciliare con la bellezza smisurata della vita.

  44. Roberto Tonini ha detto:

    caro Pizzica

    Chapeau all’onestà intellettuale

    che non è poco e non è roba da tutti i giorni
    Te poi saprai che noi addirittura sulla BIODIVERISTA ci’avemo pure una Fondazione a bella posta………….

    e allora sperando che ti piaccia, ma se no va bene lo stesso, ti mando una mia prima scelta che ti dedico oggi 31 marzo 2009

    e si perchè non l’ho detto prima perchè senno mi mandavi a quel paese, ma io la musica la scelgo a seconda del giorno, del clima e di come mi girano, se destrorsi, sinistrorsi o a pistoni, poi dipende dalla temperatura e se il cielo è coperto o sereno, e poi, so fatti mia, il resto

    con affetto beccati questa
    (sarebbe il caso tu l’ascoltassi con un buon impianto e con un po di calma e silenzio nei paraggi)
    http://www.youtube.com/watch?v=5wTVLIZaxMk

  45. patrizio g. ha detto:

    benvenuto a Biadone… bella l’idea del Juke Box , propongo alla redazione di aprire uno spazio che si chiama proprio così…

    A Roberto dico che la dedica è graditissima, e mi ha raddrizzato una giornataccia.

    più che radical-chic, sai che io sono
    un ragazzo di strada
    http://www.youtube.com/watch?v=sqU2ANzQnps&feature=related

    ma ti voglio bene e ti dedico
    http://www.youtube.com/watch?v=La5JBSEdIe0&eurl=http%3A%2F%2Fwww%2Ewikio%2Eit%2Fvideo%2F814802&feature=player_embedded

    e se non ti piace chiedo
    http://www.youtube.com/watch?v=2X-qWOucH9o&feature=related

    ma considera che ogni tanto sono anche un pò
    http://www.youtube.com/watch?v=jF_lGrD_3gg&feature=related

    e d’altra parte a me
    http://www.youtube.com/watch?v=cFhy6ERI93Q&feature=related

    ma anche se sei uno snobbe, non dirò mai che
    http://www.youtube.com/watch?v=HhbnOWE157M&feature=related

  46. Roberto Spadi ha detto:

    Magari vado troppo in là, però lo spezzone di film che segue , quando l’ho visto per la prima volta (in italiano…), mi ha confortato molto, rispetto alla mia impossibilità di capire anche la lirica delle canzoni che ascoltavo/ascolto; se c’è chi ti può spiegare l’arcano, le sfumature, i riferimenti, è tutta un’altra musica.

    http://www.youtube.com/watch?v=3b0p9mTJOJI

  47. Roberto Tonini ha detto:

    Pel Pat

    Sei proprio un paragnosta!
    Ora un ci facciamo prende dal lecca lecca, senno ci spernacchiano ghietro!!!!!!!

    Però:
    UN RAGAZZO DI STRADA I CORVI erano un po’come nostri fratelli, un po’ caciaroni, un po’ arruffoni, ma semplici e sinceri (prova a immaginare oggi un gruppo che va in giro mettendo un Corvo sulla chitarra basso; come minimo va in galera, ma sul serio)

    BARTALI – PAOLE CONTE ripeto quello dissi qualche giorno fa su questa poesia: puoi prenderne una o due righe da sole, a se stanti, e sono già poesia loro da sole! Difficilissimo arrivare a questi livelli, per tutti. Grazie Paolo.

    CATERINA CASELLI – PERDONO
    CATERINA CASELLI – SONO BUGIARDA
    CATERINA CASELLI – NESSUNO MI PUO’ GIUDICARE
    CATERINA CASELLI – INSIEME A TE NON CI STO PIU’

    Ognuno di questi pezzi è stato cantato anche da altri e qualche volta perfino meglio. Ma certo lei….era lei. Ognuno ce l’avrebbe voluta come fidanzata pel sabato sera!
    E poi te pensa, prima di arrivare a essere famosa suonava in un gruppo la Chitarra Basso, uno strumento non proprio femminile. Ma non basta, gli ho sentito fare un pezzo degli Shadows “36-24-36” certo non difficile, ma di molto effetto!

    Grande Caterina, piaceva e mi piaceva. In tutti i sensi. Fidanzata no, perché a quei tempi io ero fidanzato idealmente con Kim Novak e certamente non potevo tradirla, anche se con un Casco d’Oro

  48. Roberto Tonini ha detto:

    pe Sciabolik, e gli altri

    la versione italiana è questa:
    http://www.youtube.com/watch?v=ecgmQKCPjPU&feature=related

    nonostante la tua indubbia sensibilità artistica non ti credere che tutto ciò sia poi così strano.

    Io direi che ogni buon insegnante di musica nelle scuole dovrebbe insegnare ai ragazzi con questo metodo, ne più ne meno.

    E te mi dirai: ma un c’è mica disponibile in Tom Hanks per ogni scuola. Vero, infatti per vede lui si va al cinema e oggi anche da casa alla televisione. Ma guarda che esistono anche degli insegnanti capaci di spiegarti quelle cose, cioè la musica, e prendendoci per mano ti portano a capire tutti i segreti di quello straordinario linguaggio. E lo sai perché spesso non lo fanno? Perché la musica viene maltrattata a scuola, specie nelle classi minori dove dovrebbe cominciare l’educazione.

    Io mi ricordo da piccolo di aver avuto degli insegnanti così, che ci provavano, ma spesso era tale il casino che si faceva nell’ora di musica che il poveretto o la poveretta si dovevano in pratica estraniare dalla classe e cercar di parlare ad un alunno “virtuale” che loro cercavano di vedere guardando nel vuoto. E noi giù casino a più non posso. E nessuno aiutava l’insegnante perché TUTTI pensavano che tanto la materia era accessoria, non importante. Poi mica ci si poteva bocciare, e allora? E allora l’Italia patria del bel canto, di musicisti immensi, della musica, si è ridotta a pagare lo stipendio a qualche sciauratello che non aveva altra occupazione che entrare in una classe di starnazzanti casinisti che l’aspettavano proprio per questo: pe fa casino.

    Può sembrare esagerato, ma sfido chiunque a smentirmi. Casomai è peggio.

    Ora devo purtroppo dire qualla frasetta che m’ha fatto incazza pe una vita, e lo fa tutt’oggi, anche perché è vera. Succede solo da noi in Italia questo suicidio? No, succede anche in altri paese stupidi e cretini come il nostro. Ma ce ne sono anche di quelli che insegnano la musica, come deve essere insegnata, fin dalle primissime classi, e non è esclusivamente Nada e Vasco Rossi. Ci sarà tempo e spazio anche per loro, perché non esiste la musica giusta e quella sbagliata, esiste la musica bella e quella brutta, quella che ti corrobora la spirito e quella che ti fa veni il latte ai coglioni. Queste so le differenze.

    Ma pe arriva a di queste cose bisogna capille, se no un si fa un tubo.
    Mi ricordo che un amico cantante di un nostro gruppo mi chiese una volta: te mi sa che lo sai, quindi dimmi a che serve la musica lirica, sinfonica, e tutta quella roba li che io non capisco, ma per quanto ce lo deve ave un significato e un’importanza, se no un sarebbe ne chiamata musica classica, ne resisterebbe per decenni e secoli mentre le nostre canzoni durano si e no qualche anno.

    Io mi ritrovai in un bel casino, perché grosso modo credevo di saperlo, ma spiegarlo a un altro era un altro paio di maniche! Poi la solita forza della disperazione mi venne in aiuto e gli sparai questa specie di parabola.

    Quando andavo a scuola ero più forte nelle materie “scientifiche” che in quelle “classiche”, non a caso mi vanto tutt’ora di ave rimediato un 10 a matematica e ragioneria, ma in italiano e storia giocavo in difesa, arrivavo alla sufficienza e poco più. Solo con la storia a forza di fa domande “provocatorie” alla professoressa riuscii a prendere qualche bel voto. Io mi domandavo il perché, perché scherzandoci sopra mi andava meglio che fa la persona seria.

    Con questo dilemma una volta alla stessa professoressa gli chiesi con fare da furbetto di paese:
    – scusi eh, ma in fondo tutto questo studia l’italiano e in particolare la letteratura in fondo a che ci serve?
    L’hai vista te salta giù dalla cattedra e venimmi incontro con gli occhi fuori dalle orbite, più di quello che non avesse, e ce l’aveva fori eh!
    – Tonini, mi fa, intanto oggi ti becchi un bel 7 (sette!!!) e ora ti spiego il perché
    Io a quel punto ero in cielo mi poteva da qualsiasi spiegazione, tanto meglio di un 7 a italiano, che ci sarà stato uno a al massimo due che riuscivano a pigliallo, quello sapevo che l’avevo preso e me lo sarei ricordato pe tutta la vita! Allora, pensai, sentiamo un po’ che ho fatto di così straordinario.
    E la poveretta tutta infervorata parte a fa un ragionamento che io ci’ho riprovato mille volte, ma bello come lei un m’è mai reuscito di rifallo.

    Ma il senso si, e provo a dittelo.
    Lei mi disse:
    – vedi Roberto (con il 7 si ricordava anche il mi nome) se anche si conoscesse pochissime parole si potrebbe vivere lo stesso. Per esempio con: io, tu, mangiare, dormire, bere, buono, cattivo, si e no già ci si capisce di molto. È un po come quando si va all’estero e s’imparano le parole essenziali e con quelle in qualche maniera ce la caviamo. Si ma pe i bisogni primari, perché come s’incomincia a vole di qualcosa di più incominciano i guai, non si conoscono le parole, e allora dopo disperati quanto rabbiosi tentativi lasci perder e ti accontenti di un no o di un si.
    – Cosi tra di noi, se ti basta dire questo o quello, si o no, brutto o bello, bianco o nero, tutto va bene. Ma se in vece devi dire quell’altro, forse, discreto, grigio, già ti servono il 50% di parole in più.
    – E così via, ogni parola che aggiungi, ogni vocabolo, ogni nuovo verbo, ogni nuovo aggettivo ti serve ad essere più preciso e non dire “all’incirca” quello che volevi dire, ma proprio ESATTAMENTE QUELLO CHE VOLEVI DIRE.
    – Ora, mi disse, sappi che per dire bella e che ami una donna, non basta una parola, e nemmeno due, e nemmeno cento. Imparerei che ogni parola in più che riesci a pensare e dirle è come se il tuo amore si alzasse di altri mille metri sul livello del mare. E a questo non c’è fine.
    – Ma non basta (io me l’immaginavo che non bastava). Non basta sapere tante parole, serve anche saperle usare, saperle dire, combinarle in diverse modalità, costruire cioè delle frasi con un certo senso
    – Poi l’esempio lampante: ma a te cosa ti dice e ti piace di più un mondo in bianco e nero o un mondo a colori?
    – A questo punto avrai capito che la letteratura è quella che ti da i colori, ti da le parole, ti da gli accostamenti e i contrasti dei colori, e quindi la tonalità e il timbro di una frase…..
    – E questo non solo tramite la grammatica, la sintassi, e cioè il corretto uso e combinazione delle parole, ma la composizione vera e propria dei discorsi.
    – E gli scrittori? I poeti? Quelli sono i più bravi, quelli che riescono a dare il maggior numero di colori ad un quadro, parole nuove per situazioni sempre più complesse e sofisticate.

    A quel punto cominciai a capire che la professoressa non mi aveva regalato niente, mi aveva dato il 7 che meritavo: se co la mi scappata avevo detto tutta quella roba li (anche se io li per li non lo pensavo), vol di che me lo meritavo. E lei l’aveva capito.

    A questo punto l’amico che mi stava guardando come un marziano che ti è sempre stato amico mi guardava come pe di:
    – È tutto? Devo ave già capito? O c’è dell’altro?
    E io tutto gongolante gli sparai:
    – Ecco, la musica classica sta alla musica ordinaria come la letteratura sta alla comunicazione tra umani.
    E poi nel dubbio di non essere stato abbastanza chiaro (me lo dovevo chiari un po anch’io pe me stesso):
    – se non sai le parole giuste, se non le conosci tante se non conosci i grandi poeti che hanno detto per primi frasi incredibilmente belle tanto da farti commuovere anche se si tratta di una finzione (come fa per esempio Tom Hanks del caso) , se non hai i mattoni per costruire, se non hai i colori per dipingere, cosa credi di poter fare?

    Ma, speriamo che ti sia stato d’aiuto. Io lo spero.

    Vedi Sciabolik, quello che te hai indicato, cioè lo spezzone di film recitato mirabilmente rientra un po’ nel caso 1° che facevo al Pat:
    Musica: si
    Parole: si
    Video: si

    In questo caso funziona! E’ perfetto!

    Ma ricordati che Tom Hanks è bravo, e li un ci piove, ma ognuno di noi con un po’ di sensibilità, tanta umiltà e amore ce la può fare a fa quella roba li. Credimi, è così!

    Ciao,
    gragragra

  49. Biadone ha detto:

    Sensibilizzato oltre misura da questa discussione e soprattutto dalla proposta di Roberto, quella da acoltare “con un buon impianto e con un po’ di calma e silenzio nei paraggi”, ho fatto una cosa che non facevo da tempo: ascoltare.
    Durante l’ascolto sono tornate alla memoria tante sensazioni ed ogniuna si portava dietro un brano musicale. Potenza della musica.
    La riflessione che ne è seguita si è focalizzata sul mio stile di vita attuale, la mancanza di tempo (ma può essere una scusa), musica compressa su telefonini, mp3-4, ipod (credo si scriva così) e via dicendo, non danno la misura. La musica ha bisogno di tempo, di calma, di silenzio intorno ma soprattutto di un buon impianto.
    L’era digitale ci ha disabituati alla buona musica ed al piacere che dà la buona musica.
    Oggi non hai nulla in mano, manca tutta una ritualità che ti rende partecipe, parte attiva dell’ascolto e che ti porta ad amare ciò che ascolti.
    Un LP o album è qualcosa che tieni tra le mani che tocchi, sfogli, leggi, annusi; poi arriva il momento di estrarre il vinile, con tutte le attenzioni del caso, una bella spolverata, ed ora arriva il meglio, lo posi sul piatto e tack inizia a girare, un’occhiata alla puntina e la porti sul primo solco: prosegue la libidine.

    Dopo aver proposto i Jethro Tull, decisamente particolari, vado su qualcosa di più classico.

    http://www.youtube.com/watch?v=9cadbYIzhqQ
    ma questi addosso che c’hanno!
    Alla prossima

  50. Roberto Spadi ha detto:

    caro Biadone, io non ti conosco, ma credo proprio che questo ti piacerà.
    http://www.youtube.com/watch?v=h4qEzSz1JSc

  51. Roberto Tonini ha detto:

    Quello che dice Biadone è vero. La superiore qualità tecnica dei mezzi di riproduzione non sempre ti porta la massima soddisfazione.

    Ricordo di essere passato dai vecchi giradischi a manovella e 78 giri (circa) con puntine d’acciaio ai primi giradischi elettrici sul finire degli anni 50. Ci sembrò un salto enorme e forse è stato uno dei più grossi perché cambiavano diverse cose: il movimento che diveniva continuo, sicuro e autonomo. Poi c’era la sezione amplificazione e relativo altoparlante in luogo dei tromboni.

    A partire da quei primi giradischi è stato un continuo ricercare una volta la qualità delle puntine, poi dei bracci bilanciati, delle casse, degli equalizzatori, dei riduttori di rumore, l’arrivo dello stereo, della quadrifonia, gli amplificatori più potenti e performanti, passando anche attraverso il parallelo uso dei registratori a nastro. Anche li da i piccoli Geloso a bobine poi si è passati alle grandi bobine alle 4 piste, poi le 8, lo stereo, poi i portatili. Poi l’avvento dei CD e del digitale.

    Dire che i nuovi ritrovati non sono performanti è dire una stupidaggine. Se solo riflettiamo quanta musica si maneggia in poco peso, o senza peso sul web, la qualità che dipende quasi esclusivamente o prevalentemente dal riproduttore finale……

    Il problema che solleva Biadone è un altro ed è diverso. A me è capitato di aver nostalgia dei vecchi dischi riprodotti con i tromboni e la manovella con le gracchianti puntine d’acciaio. Sarà stato il ricordo di quelle prime dimostrazioni di magia: quante volte ho guardato i solchi dei dischi e le puntine per capire come faceva ad uscire la voce ed il suono degli strumenti a partire da questi due elementi! Ma anche il vorticoso girare a 78 giro di quelle belle e colorate etichette dei dischi, il canino della Voce del Padrone, quelle rosa della Cetra, e cosi via. Un Bolero di Ravel sentito in un mercatino. Insomma pe falla breve tempo addietro ho ricomprato un giradischi a manovella con tanto di trombone pe pote riascoltare la musica in quella maniera.

    Magari l’avrò poi adoperato quattro o cinque volte, ma erano quelle che mi trasportavano in situazioni lontane e belle da rivivere. E tutto questo alla faccia degli anni passati a escogitare marchingegni per ridurre il rumore di base dei dischi e delle riproduzioni.

    Ora si torna a rimpiangere il vinile. Capisco la storia ma mi pare un pochino un’esagerazione. Diverso se si sposta l’attenzione sulla gestualità dell’ascolto come diceva il Biadone. Cercare il disco, cercare il pezzo, tirarlo fuori, pulire il disco, verificare la puntina, dargli la via, regolare volume, toni e magari equalizzare, regolare casse, acuti, bassi, e quant’altro. È un po’ ritornare a rivivere momenti diversi come quelli del giradischi a manovella.

    Un paio di anni fa ho avuto la ventura di entrare all’Ariston di Sanremo, nel tempio cioè di dove si svolge il festival. Credevo di aver sentito il meglio possibile in fatto di riproduzione audio e di impianti voce, in Italia e all’estero. Non provo nemmeno a raccontare quelle esperienza. La potenza dei suoni insieme ad una pulizia e fedeltà enfatizzati all’inverosimile era veramente il non plus ultra. Cioè era godimento solo sentire quell’impianto indipendentemente da cosa si sentiva! Veramente incredibile e indimenticabile.

    Poi quest’anno a Torino al Salone del Gusto di Slow Food, nel palazzetto dello sport utilizzato per la cerimonia di apertura e chiusura di Terra Madre ho sentito un nuovo modo di amplificare e riprodurre. In quell’enorme spazio chiuso sui quattro o sei od otto lati c’erano gruppi vocali, percussionisti, band di fiati, con un volume pazzesco, con una qualità e pulizia di suoni che ti facevano riscoprire la gioia di essere nato e appartenere al genere umano. Troppo bello.

    Viva la musica.

  52. viviana ha detto:

    Vedo che avete competenze particolari sulla musica ed io riconosco umilmente tutta la mia ignoranza . Ascolto spesso brani ,alcuni mi piacciono molto , ma dovessi portare a consapevolezza il perchè di certe preferenze , farei una gran fatica e non arriverei a nessuna conclusione . La mia è solo emozione , sensazione epidermica .
    Le conoscenze che voi avete maturato con l’ascolto e con l’esercizio della musica , io le ho raggiunte in un altro ambito , quello della parola scritta .
    Il libro ha per me un fascino , un potere immaginifico eccezionale .
    Il libro lì sul comodino , da aprire come piacere ultimo alla fine di una giornata che ti ha visto impegnato in attività spesso obbligate e poco gradite , la storia da seguire nei suoi intrecci complessi e seducenti , la prospettiva di attimi di silenzio e di pace , tu e quei fogli stampati da sfogliare, incanto da non condividere con nessuno .
    In una civiltà che ha il culto dell’immagine , il libro fa fatica , arranca ma fortunatamente regge ancora .
    Certo,la concorrenza è spietata : tanto più semplice l’immediatezza del visivo , osservare uno schermo , rendersi conto di ciò di cui stiamo trattando, non avere bisogno di supporti per capire la situazione . La lettura è faticosa , impiega altre abilità , costringe a fare sforzi ulteriori , sollecita la fantasia perchè di lei ha bisogno continuo .
    Il risultato però ,a mio avviso , vale l’impegno .
    Ho provato con l’e.book , ma è stata un’esperienza fallimentare : mancava il contatto fisico con i fogli, con il cartaceo . Ho dovuto stampare , tornare al tradizionale .
    Comprar libri , ahimè , costa . Oggi danno una mano i supermercati , con qualche euro di sconto su edizioni normali .
    E’ lì che spesso mi fermo , carrello pieno di verdure e surgelati che reclamano una fretta che non vorrei avere .
    La libreria è comunque tutt’altra cosa, lì non vorresti venir più via .
    Entri e sei già in un mondo magico, inebriata dall’odore della carta , affascinata dai colori delle copertine . Ti guardi intorno , sfogli, cominci a leggere la sintesi finale , valuti se quella storia potrebbe piacerti . Poi ti ricordi che siamo a metà del mese e puoi concederti solo un’edizione economica .
    Ma tanto basta , il divetimento per una settimana è assicurato, lo sai .
    Che gli altri rimangano incollati al video del Grande fratello . Ognuno ha diritto alle sue scelte ed il mondo è bello perchè vario !

  53. Biadone ha detto:

    Viva la musica, naturalmente non voglio passare da nostalgico o da quello che vuole rivivere un’età passata e per sentirsi ancora giovane si lega a certi dettagli dell’epoca, che poi non è così lontana.
    Ascoltare un pezzo degli anni ’60, ’70 o ’80 non mi riporta a quegl’anni, anche se una certa atmosfera se la tirano dietro, ma mi dà un emozione e una sensazione sempre nuova, dettata dalle circostanze del momento.
    Non ci dimentichiamo che la musica è fatta attraverso l’uso della materia: legno, acciaio, nylon, vernici, tessuti, spazio; avete mai messo il naso dentro un pianoforte, quella è la meraviglia del genio umano non il microcip di un ipod, che ha altre valenze ma non per la musica.
    Il digitale ci propone il suono perfetto, un onda, una frequenza, ecc., ma il suono perfetto non esiste in natura, o quanto meno è difficilmente raggiungibile, in quanto condizionato da quegli elementi naturali che dicevo prima, non a caso nel digitale vengono utilizzati filtri che “sporcano” il suono.
    Consentitemi di dire, allora, che non è la stessa cosa, e che è meglio il vinile, che attraverso la qualità e il suo rituale ti rende partecipe e nelle condizioni di calma e silenzio che ti aiutano a comprendere ciò che ascolti.
    Per fare un esempio con il cibo, come si mangia il formaggio? Io, che sono analogico, prima lo mangio con gli occhi, poi con le mani, poi con il naso e infine con la bocca ascoltando che rumore fa.

    Caro Sciabolik (chiedo lincenza d’uso), ti ringrazio per la chicca, allora ci capisci!

    Cara Viviana, hai toccato un argomento per me molto delicato: la libertà di scelta.
    Dov’è oggi la libertà di scelta? Io non ne vedo.

    Saluti

  54. Prosaico ha detto:

    Questa STANZA si chiama PAROLE IN LIBERTA’

    E quindi ogni intervento che riguardi la parola, in particolare, è la benvenuta!!!

    Chi vuol partire? Viviana mi pare abbia dato il la………

  55. Nello ha detto:

    Viviana siamo sorpassati. Anch’io sono per la carta in particolare più per i giornali che i libri in quanto costano un occhio della testa e li leggo in meno tempo di un settimanale. Stesso discorso per me vale fra vinile e CD (o tramite internet). Roberto giustamente pone, da buon tecnico del suono (e della forchetta visto il riferimento a Torino), sull’amplificazione, ma io ho sentito lo stesso pezzo (Sinfonie di Beethoven eseguite dalla PhilarmoniKer dirette da Karajan della Deutsche Grammophon)con il mio modesto impianto e mi sembra quella sul CD meno vera più metallica. Ripeto la mia è sensazione, ma ho sentito tanti che la pensano più o meno come me.
    Richiesta ai musicofoli: mi si è rotta la cinghia di trascinamento del mio vecchio giradischi Pioneer, sapete chi dove posso trovarla? Mi sono rivolto ai rivenditori di apparecchi stereo, ma mi hanno detto di rivolgermi all’assistenza, quella di fronte alla piscina, ma non l’ho trovata.

  56. Roberto T. ha detto:

    caro Nello

    i fattorri che influiscono sulla qualità di riproduzione e DI ASCOLTO della musica non sono infiniti, ma giù di li.

    Penso anche che oltre certi limiti, quando la musica è già di ottimo livello, che sia un discorso da asceti del suono o più semplicemente da sonati.

    se no è una questioni di gusti, di sensazion o di mometi e stati d’animo

    per il Pioneer se non risolvi su Internet (hai provato?) a GR proverari con Walter della FEWAL in via dei Mille, davanti al Papete

  57. Roberto Spadi ha detto:

    C’ho un fratello, la cognata, due nipoti che leggono libri a getto continuo, una roba allucinante, di tutti i generi, Giampi in particolare è fissato con la narrativa americana (aborro!!!) tipo Stephen King, Dan Brown, John Grisham ecc…Io lo prendo sempre in giro dicendogli che se aspetta un po’ invece di comperare l’ultima prova dei suoi amati scrittori, si guarda il film che puntualmente viene sceneggiato con quei polpettoni e altre cattiverie sull’immaginazione di cotanti artisti, ecc… lui un giorno si presenta in casa e con un’aria da gatto alle prese con un topolino di campagna, mi fa tutto un discorso sull’onestà intellettuale e la necessità di leggere fino in fondo ciò che si critica (giuro, c’ho provato, ‘un ci riesco) e altre amenità, poi mi mette in mano un romanzo di John Grisham “ La casa dipinta” mi sfida a leggerlo e se ne va.
    Dopo qualche giorno mi “impongo” di incominciare e FINIRE ‘sto romanzo, comè come non è ci faccio nottata, mi sembra incredibile ciò che leggo, non tanto la storia in sé, un bambino dell’Arkansas che racconta la sua vita nell’America contadina agli inizi degli anni 50, con, tanto per vivacizzare, un omicidio di cui è testimone e altre amenità “all’americana” che credo debbano metterci per contratto, ma quello che mi stupisce è la descrizione particolareggiata dell’America rurale di quei tempi (anni 50), con le fisime dei nonni, l’infallibilità dei genitori, le rivalità con i vicini e soprattutto l’incombente macigno dell’andamento stagionale ( da noi si dice “la stagione…) e se piove poco, e se piove tanto e il fiume che può straripare, e il mercato che se c’è poco prodotto costa parecchio però ‘un guadagni niente perché ce n’hai poco, e se il prodotto è tanto un guadagni niente perché ‘un costa niente, sempre in mano alle banche, insomma Arkansas o Maremma grossetana ‘un cambia niente per i contadini; in più il confronto con i braccianti assunti per la raccolta del cotone, dei montanari guardati come stranieri, i messicani visti come noi oggi vediamo gli “extracomunitari” ; in definitiva avrei potuto essere io quel bambino.
    Ci sò rimasto male.

  58. Roberto T. ha detto:

    Riprendo volentieri il discorso iniziato da Viviana alla quale ha già dato una risposta lo Sciabolik.
    Vorrei ricordare anche il post By Prosaico on Mar 20, 2009 in cui anticipava in un certo modo il tema, con un titolo “keyword, supremazia della parola! “

    Il discorso è serio e importante. Che la musica sia di più facile fruizione è fuori discussione. Anche perché è veramente qualcosa che puoi avere in assoluta passività, nel senso che puoi “subirla” senza un minimo sforzo se non quella di prestargli attenzione, che non è peraltro condizione esclusiva e indispensabile. E certe volte nemmeno questo, perché “si mette la musica in sottofondo”, cosa che io odio in certe situazioni. Va bene come colonna sonora di un film dove diviene parte integrante del messaggio, va bene se ben scelta in situazioni e ambienti di relax, ma la vera musica è quella che uno sceglie, cerca, e ascolta in un rapporto diretto e personale.

    Io poi ho un rapporto abbastanza strano con la musica in rapporto alla mia età. Da giovane cercavo e divoravo qualsiasi tipo di musica, di tutti i generi, dalla musica leggera a quella lirica, dal jazz alla sinfonica, ma anche e soprattutto la musica che via via usciva, diciamo la musica moderna del momento, o contemporanea. Quella fu l’epoca della radio. Non ringrazierò mai abbastanza quel mezzo che ci legava in qualche maniera al mondo intero noi piccoli e modesti abitanti della fattoria degli Acquisti. Quello che la mi mamma mi propinava di rinterzo era un benefico sottofondo ai nostri semplici giochi sotto le mimose e con la polvere, la terra, la mota e qualche pezzo di legno.

    Poi provai abbastanza presto a fare qualcosa e cominciai con l’armonica a bocca., perché più abbordabile e facile. Imparai a suonarla d’istinto senza che nessuno mi spiegasse come, semplicemente provando. In fondo basta respirarci dentro con la bocca: dentro-fuori e ci si accorge che viene fuori un’armonia, e così via finche non ci si accorge che “a orecchio” si fanno le prime piccole frasi. Dopo fu la chitarra.
    Così è stato per la prima parte della mia vita, sempre aperto a nuove musiche e situazioni. Poi piano piano il rapporto è cambiato e mi sono più rivolto più alla musica già esistente o già sentita per riascoltarla e goderne. Questo è un aspetto importante e mi pare abbastanza tipico della musica. Mentre un libro lo leggi una volta ed è finita la storia, lo stesso per un film. Puoi rileggerlo e rivederlo dopo un certo periodo di tempo e provare ancora sensazioni, ma la prima è irripetibile.

    Nella musica succede quasi l’inverso. La prima volta ti può dare delle buone impressioni, a volte ottime, ma solo riascoltando il pezzo più volte riesci a capirlo a fondo e a goderne. Per cui oggi mi accorgo che prediligo la musica che esiste da anni se non decenni o secoli. Fortunatamente sono in buona compagnia, nel senso che vedo che è un fatto che succede a moltissime persone. Non mi dilungo su questo aspetto pur che sia meritevole di approfondimenti e riflessioni.

    Anche il rapporto che ho avuto con i libri è stato assai diverso nel corso della mia vita. Da ragazzo ero un divoratore di roba scritta, intesa come giornali, riviste e libri anche non in stretta aderenza agli studi e all’età. Tanto per dare un’idea intorno ai quindici anni mi ero già sorbito diversi libri di Freud con in testa la sua Interpretazioni dei sogni. Poi escludendo i libri di scuola che, strano ma vero, amavo tutti nello stesso modo sia che fossero di storia o di geografia, di fisica o di italiano, insomma proprio tutti, cominciai a leggere certi tipi di libri. Una serie erano saggi, trattazioni di particolari temi che via via mi incuriosivano. Poi, sempre da adolescente, mi sorbii tutti i libri della serie “SELEZIONE READIGEST” a cui era abbonata la mi zia. C’era un po di tutto, da estratti di romanzi a quello su saggi, da selezioni appunti di scritti da un po tutto il mondo, americano in particolare.

    Altri libri che poi cominciai a cerare furono quelli di storia e in particolare sia sul ventennio fascista che sulla seconda guerra mondiale, e qui una precisazione va fatta. Solo quelli che hanno la mia età sanno che a scuola a nostri tempi c’era un buco come e più di quello che c’è nella rete stradale e autostradale nella provincia di Grosseto rispetto al resto d’Italia. Si studiava la storia a partire dalla preistoria e poi giu giu egiziani, greci, latini, medio evo, risorgimento italiano, prima guerra mondiale e poi stop, la storia finiva, non c’era più storia. Alle superiori cominciarono a parlare della CEE perche si stava vivendo in quei momenti, ma sul ventennio poco o pochissimo. Notizie più da vero e sano giornalismo del tipo la citazione della nascita del fascismo, la marcia su Roma , l’impero, la sciagurata alleanza con il nazismo, la guerra. Poi frettolosamente la liberazione e di volata agli anni 60.

    Il primo libro che lessi in senso liberatorio fu di Giorgio Bocca. Meno acido di oggi, ma molto gradevole alla lettura spiegava dal di dentro cosa fu e cosa era la liberazione. Ma non solo a senso unico, ma al contrario dicendo le cose come realmente stavano indicando colpe e meriti dalle due parti. Dopo lui soprattutto Montanelli di cui mi comprai l’intera opera che scrisse dalla preistoria ad oggi in collaborazione prima con Gervaso e poi con Cervi. E poi tanti altri. Il fatto è che a tutt’oggi il senso di colpa che ci trasciniamo dietro non fa essere sereni nello scrivere sull’argomento. Solo pochi e solo i più grandi ci’anno la ghigna di dire le cose come e perché sono successe. Il resto un codazzo di orecchianti, di consolatori e giubilanti dei vincitori.
    Il fatto è che quando scopri l’onestà intellettuale in uno scrittore ti diviene subito fratello e amico caro. Il resto è coro anonimo.

    Difficilmente sono riuscito a leggere fino in fondo un romanzo. A ciò è deputata mia moglie che li legge con la stessa lena, costanza e passione che aveva a diciott’anni. Il mio è un rifiuto mentale quasi da psicoanalisi.

    Oggi in pratica non compro più libri. Li compro per farne regali, li compro ai miei nipotini, ma per me sarebbero soldi persi perché non ce la faccio più a leggere un libro. Potrebbe essere l’incombente momento finale che senti avvicinarsi e che quindi ti affretti a fare quello che ti pare più utile. Per esempio scrivere anziché leggere. Ma non per pretese letterarie che sarebbero ridicole e fuori luogo. Solo per il bisogno di raccontare e forse spiegare, o forse dare solo testimonianza diretta di un mondo così vicino e così lontano.

    Poi c’è internet visto da molti come la fine dei libri, almeno nel futuro. Le Viviana del caso resisteranno come nostalgici di un mondo e con un legame quasi feticistico con l’oggetto, ma per il futuro vedo diversi e grossi punti interrogativi.

    Già da tempo mi sto facendo una domanda. La mia generazione ha vissuto un’era di sconvolgenti scoperte invenzioni e stravolgimento delle abitudini dei mezzi e della vita. Sono nato che c’era da poco la radio ma non la televisione, c’erano i treni e gli aerei hanno cominciato dopo a fare i voli di linea. In una casa normale non c’era il frigorifero, e figuriamoci gli altri elettrodomestici, e non c’era nemmeno il telefono in casa. È stata una generazione che ha visto sconvolgimenti e progressi incredibili!

    Nonostante tutto ciò abbiamo avuto, per chi l’ha voluto, il tempo di studiare e di capire anche in minima parte il mondo che ci circonda, la storia, la scienza e un po anche l’uomo. Siamo andati abbastanza veloci ma in qualche maniera chi ha voluto ha anche potuto informarsi su ciò che ci circonda e su noi stessi. Ma ci abbiamo messo una vita!

    Ora io mi domando: come faranno le nuove generazioni ad assimilare l’incredibile mole di nozioni, di storia, di fatti, di sentimenti, di cos’è la vita, il tutto alla velocità pazzesca a cui sta andando il mondo oggi?
    È un interrogativo talmente grande ma anche talmente affascinante che forse varrebbe la pena di esplorare.

    Ora da buona professoressa Viviana penso potrebbe notare in fondo al mio temino: lungo, troppo lungo, e soprattutto sei andato fuori tema!

    Non voglio scusanti, sono solo una parte di quello che vorrei dire. E per questo voglio anche spezzare una lancia a favore di questo apparentemente banale blog. inizialmente preso come un gioco mi sta dimostrando giorno dopo giorno dei risvolti positivi così straordinari e impensabili che ti viene da di: e te vai a giudica le carogne!

    E se questa fosse la riscossa della civiltà della parola sulla civiltà dell’immagine?

  59. viviana ha detto:

    E’ la civiltà della parola , quella attuale , una parola adoperata in modo diverso rispetto al passato.
    Pensiamo all’uso degli sms , i ragazzi vivono di questo mezzo di comunicazione e lo fanno non solo perchè un messaggino costa meno di una telefonata, ma perchè l’avviso è immediato , sintetico e chiaro . Sono obbligati all’essenziale, il bello stile viene sacrificato , addio regole sintattiche , periodare complesso , l’ avviso deve arrivare preciso e immediatamente comprensibile .
    E nella rete è la stessa cosa , la chat impone tempi veloci , lo scambio è rapido , non lascia opportunità di troppi ripensamenti linguistici .
    Però si scrive , male ma si scrive . E qualche volta si torna a rileggere quello che si è scritto con le riflessioni obbligate .
    La mail poi, così facile da inviare , vince la nostra pigrizia e ci spinge a comunicare. Pensiamo alla complicazione di dover comprare foglio e busta , passare dal tabacchino per il francobollo e spedire .
    Ora basta un clic , una tastiera facile da usare ed un invio , le tue idee arrivano in tempo reale al destinatario .
    Ci lamentiamo spesso dei cambiamenti della nostra società , lo facciamo con quell’atteggiamento che è tipico di chi in fondo ha solo nostalgia del tempo che fu , tempo che si identifica quasi sempre con gli anni migliori della propria vita , però dobbiamo riconoscere onestamente che l’applicazione di certe scoperte ha del fantastico e di questo dobbiamo compiacerci

  60. patrizio g. ha detto:

    stiamo vivendo un ritorno alla scrittura per segni, le emoticons sono il moderno geroglifico.

    Dietro un segno c’è una emozione, una frase intera, un concetto; e da almeno 10 anni si stanno studiando linguaggi che permettano a chi parla lingue diverse srivendo sul pc, di poter comunicare, attraverso degli algoritmi che traducono ogni lingua di partenza in un linguazzi universale e poi ritraducono nella lingua di arrivo.

    Tutto basato su concetti e significati globali.

    Noi stiamo in pratica giocando con un sistema di cominicazione che è straordinario, fino a quando saremo noi a usarlo, il problema è che come ogni cultura si manifesta e cresce , si evolve in base ad un sistema di comunicazione

  61. patrizio g. ha detto:

    questa è bella, ci sono delle volte che mando due o tre messaggi e non ne viene pubblicato nessuno, questa volta che pensavo di averlo copiato e cancellato per scriverlo con calma, perchè in mattinata non avevo il tempo per dire meglio quello che volevo… ed è finito sul blog così a metà…. comunque io volevo dire, per finire il discorso, che:

    Noi stiamo in pratica giocando con un sistema di cominicazione che è straordinario, fino a quando saremo noi a usarlo, e non lui ad usare noi.

    Il problema è che come ogni cultura si manifesta e cresce , si evolve in base ad un sistema di comunicazione e a dei termini che esprimono concetti sempre più complessi, termini e strumenti espressivi che sono anche il limite della cultura stessa, nel senso che questa arriva solo fin dove ci sono termini e concetti per esprimerla; anche la cultura che si esprime e cresce con l’informatica, trova in questa, nei termini che questa permette di usare, il suo limite espressivo, e anche il suo limite evolutivo, la sua capacità di rappresentare la realtà.

    Il metro di tutto questo fino ad oggi è stato l’uomo, la sua intelligenza, la sua sensibilità, la sua umanità, con l’informatica forse la centralità dell’uomo è per la prima volta un pò a rischio, se non stiamo attenti.

  62. Angiolino ha detto:

    Parole, parole, parole

    Certe volte sembra che ci parliamo troppo addosso. Nel senso che parliamo fin troppo delle parole. In fondo siamo tutti d’accordo che le parole servono per parlare, no? Lo dice la parola stessa!

    Faccio un esempio. Da giovinetto ho suonato in un gruppo, mai ai tempi si diceva “un complessino”. Bene o male ci sentivamo felici perché ci piaceva fare musica, ma anche perché si portava allegria e piacere in giro. La gente ci seguiva e ci ascoltava con più o meno attenzione, quasi mai con indifferenza. Poi c’era la squadretta degli affezionati che ci veniva dietro regolarmente, erano quelli che potremmo con una certa enfasi chiamare i nostri fans. C’e n’era uno in particolare che mi aiutava a scaricare gli strumenti quando si arrivava ma anche e soprattutto mi aiutava a smontare e ricaricare gli stessi che, sembra uguale, ma è assi più dura e faticosa della prima operazione.

    Io mi occupavo di scegliere i pezzi da eseguire durante la serata. Era una cosa che mi piaceva fare perché dovevo cercare di interpretare l’umore della sala e agire di conseguenza. Se la gente non ballava cercavo di farli muovere con dei pezzi che invitavano a farlo, se vedevo un po di mosciume in giro proponevo pezzi da far venire la voglia di scatenarti, e cosi via. Questo mi permetteva di valutare le sensazioni che la nostra musica suscitava nella gente. E questo mi piaceva proprio.

    Pensando a questo una volta mi è venuto da scrivere una piccola cosa che vuol fotografare una particolare situazione in cui un nostro amico ci segue con amore e ammirazione. Ma ha anche una moglie, tutta bionda e tutta bella………………il nostro amico si chiamava:

    ANGIOLINO

    Se capiste con che sguardo lui ci guarda
    mentre noi stiamo suonando
    e dal porto del suo cuore un bastimento
    nella sera prende il largo.

    Ha davvero dei begli occhi da aquilotto
    il nostro amico Angiolino
    e ogni volta ci regala un bel biscotto
    il nostro amico Angiolino.

    Il nostro amico Angiolino
    Ha una moglie tutta bionda e tutta bella
    il nostro amico Angiolino
    e ogni volta ci regala una frittella
    con le mele e con il vino.

    Noi suoniamo e suscitiamo sentimenti
    e i sentimenti se ne vanno
    a impigliarsi nei capelli tutti biondi
    della moglie di Angiolino.

    Il nostro amico Angiolino

    Che ve ne pare? A me piace. Ho solo un rimpianto: non l’ho scritta io, ma avrei voluto farlo.
    L’ha fatto al posto mio, e piuttosto bene, Paolo Conte.

    Io credo che questa poesia dice tanto che anche da sola, così com’è. Esiste pero la possibilità di ascoltarla fusa dentro ad una musica, e qui sentirete la grandezza del poeta che diviene grandezza del musicista. Da ultimo questo dovrebbe qualificarlo come “cantautore”. Per me lo qualifica come un grande artista. Grazie di nuovo Paolino.

    Per ascoltare il pezzo cliccate qui sotto.

    http://www.youtube.com/watch?v=m-JMd2FtqxE
    il pezzo è disponibile anche cliccando nel settore VIDEO in alto a destra nella Home Page e poi sceglienfo tra i vari video disponibili

    E’ meglio la sola poesia o la fusione con la musica?

  63. I SELVAGGI ha detto:

    la foto dei mitici SELVAGGI anticipa di pochissimo la pubblicazione della 4° puntata de

    La (mia) musica degli anni 60

  64. 4° Puntata La Musica degli anni 60 ha detto:

    La (mia) musica degli anni 60
    4° puntata

    Dopo i MAIA arrivano I SELVAGGI

    Vale la pena ricordare che la prima formazione dei MAIA era quella con Girolamo Santarelli (il Momo) alla chitarra solista, Roberto Tonini alla chitarra ritmica, Lamberto Falciani alla chitarra basso e Antonio Fedeli (il Cinese) alla batteria.
    Le primissime prove di questo gruppo risalgono alla fine del 1963. Suonammo negli anni 1964 e 1965. Nella prima formazione Lamberto Falciani fu sostituito da Umberto Betti nell’autunno 64, mentre poco dopo Roberto Berti prende il posto del Cinese (Antonio Fedeli), ed entra Armando Mantiglioni come cantante di musica leggera e ballabili.
    Sarà proprio il Cinese a mettere insieme Umberto Betti (chitarra basso), Alfiero Moretti (chitarra ritmica e canto) e Enzo Flaminio (canto e chitarra solista) e formare il secondo gruppo beat di Grosseto: I SELVAGGI.Nonostante la splendida sigla del gruppo The Savage fosse ancora degli Shadows
    http://www.youtube.com/watch?v=FAheCG0lKU0
    il gruppo nasce con riferimento più sui dilaganti Beatles disponendo tra l’altro di due validissime voci.
    Questo gruppo cambierà poi il batterista con Roberto Berti al posto del Cinese che prende la strada del libero artista in giro per il mondo.
    I Selvaggi erano molto bravi e piacevano parecchio, La loro fama si sparse ben presto oltre i confini provinciali riuscendo anche a vincere concorsi e gare per i complessi dell’epoca. Si esibirono un po’ tutta Italia e anche all’estero.

    Dopo di loro nacquero una miriade di gruppi e si fa fatica ad elencarli tutti.
    Da ricordare: Le Luci, Gli Idoli, X 93, Gli Esseri, I Figli Della Notte, I Ramadan 17, I Figli di Cristo. Questi ultimi nella inedita formazione di Chitarra e canto con Roberto Spreghini; Chitarra Basso Umberto Betti e alla batteria l’Ormeda. In pratica la formazione che aveva Jimi Hendrix.

    Nessuno di questi gruppi raggiunse però la bravura e la fama dei primi, in particolare dei Selvaggi.
    A livello internazionale il top era rappresentato dagli inglesi Beatles e Rolling Stones mentre una schiera nutrita di altri erano sparsi un po in tutto il mondo.

    In Italia i gruppi più famosi dell’epoca si chiamavano BISONTI, CALIFFI, CAMALEONTI, CORVI, DIK DIK, EQUIPE 84, GIULIANO E I NOTTURNI, GIGANTI , NEW DADA, NEW TROLLS, NOMADI, NUOVI ANGELI, ORME, POOH, PRIMITIVES, PROFETI, RAGAZZI DEL SOLE, RIBELLI, ROKES, VOLTI.

    Dopo lo scioglimento dei Maia suonai con diverse altre formazioni, ma mai più nella classica formazione tipo degli Shadows. Suonai con Renzo Brunori (tromba e anche tastiere) e Romolo Cassai (fisarmonica e tastiere) in una formazione di Massa Marittima dove suonava anche il Bracalari di Ribolla, bravissimo Sax, e cantava Anna che arrivò a fare anche un provino al Clan di Celentano. Il gruppo si chiamava, mi pare, Anna e gli amici, o qualcosa del genere.

    Prima di partire militare – aprile 1966 – suonai con l’ultima formazione dei mitici Delfini di Grosseto. Era la formazione di Zomba (Fosco Marchetti) vero monumento della musica leggera grossetana, cantante e manipolatore di contrabbasso, Venio Fiorentini garbato elegante e fascinoso pianista, il maestro Peccianti alla batteria, il sax Giordano da Orbetello che era subentrato al mitico Edo Ferrandi (detto anche Carnera, soprannome affibbiato dal mi babbo quando lavorò in gioventù agli Acquisti). Tutti amanti e discepoli della musica delle grandi orchestre americane e dello swing.

    Tutti valenti e veri musicisti, si ritrovarono a metà anni ’60 travolti dalla musica e dalla moda dei Beatles e dei Rolling Stones. Dopo il Ricca di Ribolla e il Moretti che era confluito nei Selvaggi anche l’ultimo chitarrista li aveva abbandonati. Si ritrovarono a raccattare me, disoccupato in attesa di prossima partenza per il militare che mi sembrava perfino troppo onore suonare con loro. Ebbero pazienza con me, specie Venio, che cercava di insegnarmi quello nessuno mai mi aveva insegnato, cioè un po’ di musica e un po’ di orchestrazione, ma anche Zomba era un amico e come un fratello maggiore.
    C’è da dire poi che io amavo davvero parecchio quella musica, solo che non ero preparato a suonarla così d’amblai. Soprattutto non ero un solista per cui anche piccoli pezzi mi mettevano in crisi. Ricordo le scene tragicomiche delle prove fatte all’Antro dei cinque, nel vecchio molino del Massini a Braccagni, di fianco al silos che oggi non c’è più, con Venio che cercava disperatamente di farmi imparare il Sirtaki di Zorba il Greco e io un po’ mi restava difficile un po’ mi vergognavo, insomma ero davvero patetico e sofferente. Ma loro non me lo fecero pesare mai.

    Ancora prima di tornare da militare trovai un ingaggio con i Ramadan 17 di Sticciano dove andai poi suonare una volta tornato assieme alla Ciuca (Eldo Gorelli) cantante e leader del gruppo, Mario il Roggi alla chitarra basso, il Mèno (Roberto Mannucci) alla tastiera, e il grande Billaia (Viviano Gorelli) alla batteria. Facevamo ancora qualche pezzo degli Shadows, ma soprattutto Rolling Stones, Animals, Moody Blues, e dintorni. Ci siamo divertiti e siamo rimasti amici. Poi morì il mi babbo e io smisi di suonare. Qualche tempo fa ho festeggiato con loro i 40 anni del gruppo.

    I SELVAGGI
    Per avere una testimonianza di prima mano su questo splendido gruppo ho chiesto al mio amico Enzo, il Flaminio, di scrivermi due righe. Due righe dove mi dicesse dei loro strumenti, dei loro impianti, del loro repertorio, insomma qualcosa da dietro il sipario.

    Con la solita precisione e nitidezza mi ha scritto quanto sotto. La lettura è raccomandabile solo per gli addetti ai lavori e agli appassionati. Ecco cosa mi ha scritto il Flaminio:

    caro Roberto
    io c’ ho provato, ‘un lo sò che ho fatto, l’ ho scritto di getto. Se ti piace trovagli un titolo e usalo come ti pare.

    il Flaminio

    Comincio dalla parte più facile e che mi rimane più simpatica.

    Strumentazione.

    Antonio, batteria e cori: manco a dirlo, rigorosamente Ludwig colore madreperla grigia, come quella di Ringo, rullante Ludwig Super Sensitive customizzato, diciamo così, ma si potrebbe anche dire stressato dal Cinese, che lo aveva fatto ramare da quelli che fanno le cromature. Suonava meglio? secondo lui sì, figurati!

    Betti, basso: Framus all’ inizio, ma dopo poco Fender Precision colore sunburst. Doveva essere del ’63/’64, quindi pre-CBS, di quelli buoni! l’ ampli all’ inizio era un Davoli, un modello strano, grosso e coglione secondo me, che comunque d’ estate, alla Casina delle Rose di S.Fiora fece una bella fumata credo in seguito ad un temporale estivo e lì finì. Provvidenzialmente, perché fu rimpiazzato con un bel Fender Bassman, non molto potente, meno del Ghiavoli, ma con un suono che ‘un ti digo! Testata a valvole, cassa separata con due bei coni, fascino da rimanecci svegli di notte a pensacci: c…o ma, come s’ è fatto ad avello? (buon uomo quell’ Olmi eh..)

    Moretti, chitarra ritmica e voce: Hofner dall’ inizio alla fine, colore rosso simil-Fiesta Red, modello simil-Strato: strumento … onesto. Mi sembra di aver capito che esiste sempre, ce la dovrebbe avere Marco, il fratello di Alfiero. Per l’ ampli, all’ inizio Alfiero non aveva un ampli proprio, ma zuppava in comproprietà col Flaminio in un bel Fender genuino, che dirò dopo.

    Flaminio, chitarra solista e voce: all’ inizio chitarra Hofner, modello come Alfiero, ma colore diciamo.. sfumato, perché non era sunburst, ma dava più sul rosso ciliegia, non male. Quando cominciammo a fa sul serio il Flaminio, invogliato dal Cinese, fece l’ acquisto del secolo: una Burns modello Wild Dog, ‘na mattata! Mi spiego: una strato, bella chitarra, costava allora circa 250.000 lire, la Burns fu pagata 350.000 lire (chiaro, a pezzi e bocconi, S.Olmi lassù conferma e sospira di pazienza …) E su questa chitarra ce ne sarebbe da dì! La scelta fu fatta perché la usava H.Marvin. Il suono: acuto, scattante, personalissimo, emergeva sempre. Forse gli veniva anche dal manico a scala più corta del normale. Testine split-sound, si poteva dare un timbro alle tre corde basse e un altro alle tre acute. Leva del vibrato un capolavoro di meccanica, ponte montato su cuscinetti a sfera microscopici, precisissima! e poi il design: aggressivo! Il Betti, futuro architetto, quindi con buon occhio alle forme, faceva notare la sproporzione della paletta sovradimensionata, ma che gli dava quella grinta inimitabile! L’ ampli. All’ inizio, credo Binson, quello con le gambe che si avvitavano sotto, ma per poco tempo. Sempre per merito dell’ Olmi presto arrivò un magnifico Fender Super Reverb: 75 watt a valvole, riverbero a molla, quattro coni da 10 pollici, suono da favola.

    Qui ritorno sull’ ampli di Alfiero. Come detto sopra in un primo momento Alfiero e Enzo usavano entrambi il Super Reverb, uno il canale solista e l’ altro il canale più tranquillo per la ritmica. Ma quando cominciammo a capì che forse si poteva fà sul serio anche Alfiero si fece un ampli proprio: Fender Band Master, testata a valvole, 50 watt, no riverbero, cassa separata con due coni. In pratica la versione per chitarra del Bassman del Betti, comunque notevole.

    Provo a dire due parole sull’ impianto voce, così si chiamava, perché ci passavano solo le voci. Di passacci altra roba manco a pensallo! Oggi ci passa di tutto di più. I microfoni erano Davoli Krundall, in pratica simili all’ AKG D12, ma tutti cromati, l’ AKG era nero-argento, molto più costoso. L’ impianto dell’ inizio non saprei dirlo, ma sicuramente a un certo punto fu un Binson, non male per l’ epoca, sicuramente averlo ti dava un certo prestigio. La potenza sarà stata 60 watt, non molti di più. Aveva quattro casse, niente monitor, mixer 4/6 canali e – ciliegina, chi ama gli Shadows capirà – eco a disco Echorec.
    Così si andava, con questa roba ci si suonava anche in piazza …

    Repertorio.

    All’ inizio non arrivava molto in Italia, parecchie cose arrivavano di rinterzo. C’ erano questi ragazzi del bar La Posta – il Galloni, Il Bartoli, il Ceri, ma anche il Betti – che d’ estate facevano l’ auto-stop e andavano all’ estero per una mesata arrangiandosi a lavoricchia per sbarcalla. Quando tornavano ci raccontavano di quello che già si muoveva in Germania, Olanda e Inghilterra. E così si cominciava a prendecci capo, come si dice. Per tirà su un repertorio si ripescava nel rock di Elvis, di Little Richard, Ray Charles, ecc., pe capissi.
    Ma facemmo tanto anche gli Shadows, per un bel pezzo. Fu così che usammo “What I’d Say” dal repertorio sia di Elvis che di Ray, vero pezzo trainante. In pratica, con le dovute distanze e rispetto, qualcosa di simile fecero anche i Fab4. Ricordo Paul che incise “Long tall Sally” di Litlle Richard, ma ci fu anche altro. Poi la produzione Beatles arrivò copiosa e di loro si faceva un pò di tutto, sopratutto del primo repertorio. Quando uscì “Rubber Soul” brani come “Michelle”, “Girl”, “Norvegian Wood” non ci scapparono di certo! Poi si facevano gli Stones: quando uscì “Satisfaction” pe capì che il famoso riff lo facevano col distorsore fu dura. Era la prima volta che veniva usato in un disco. Anche di loro si faceva un sacco di roba, spesso arrangiandosi alla grande. Mi ricordo che di loro mettemmo su “19th Nervous Breackdown” quando ci capitò di ascoltallo a Radio Luxenbourg, sulle onde medie. Un pò lo chiappammo, ma parecchio ci si inventò da quello che ci si ricordava. Poi c’ erano gli Who, gli Animals. Di questi abbiamo un grande ricordo. Fu da loro che prendemmo “I Believe To My Soul”, un brano ripescato da soul, di grande grinta, col quale vincemmo la famosa “crociera dei giovani”, che ci portò in Inghilterra insieme a tutta la crema del beat italiano del momento. Ma tanto pescavamo anche dai Birds, che facevano brani di Bob Dylan, promettente ma ancora all’ inizi. Di loro non mi posso scordare di “Mr. Tambourine Man” e di “Turn, Turn, Turn”. Era tutto sommato un repertorio piuttosto selezionato, si riusciva ad essere un pò diversi dal resto della massa, veramente notevole, di gente che imbracciava la chitarra e andava, si beccavano pezzi che gli altri non facevano. Ma non era difficile, tutti i giorni c’ era qualcosa di nuovo, la creatività era alle stelle e quindi anche l’ entusiasmo.
    Non durò tanti anni, più o meno tre, ma furono di una intensità tale che ci hanno segnato pe tutto il resto della vita. So passati più di quarant’ anni, ma ‘sto beat continua a seguirci!

    questo è quanto, per ora
    due o tre notazioni:
    – capisco che il pezzo è oltremodo lungo, però ho considerato che per chi interessa poteva essere lungo anche il doppio, per chi non interessa, non lo legge e salta in altro posto
    – avrei voluto mettere qualche spezzone significativo di quanto detto nella sezione VIDEO, ma per il momento, in attesa che si faccia un bilocale, pare che la nostra musica “disturbi” e possa inquinare e dissacrare la “santità degli eletti” colà risedenti
    – ierisera ho cenato a casa mia con i 3/4 dei MAIA e i 3/4 dei SELVAGGI
    ieri è stata una delle giornate più belle della mia vita

  65. I SELVAGGI ha detto:

    Ma il Cinese dov’è?

    nella formazione c’era anche lui, o mi sbaglio?

  66. il flaminio ha detto:

    Non ti sbagli di certo! Il Cinese è stato, diciamo, più o meno, il punto di partenza. Ma in pratica non è che c’ abbia retto più di tanto! Forse non è riuscito nemmeno a passà l’ anno. Pé capì questa cosa bisogna ricordassi come era fatto e come è anche ora, senza timore di offende nessuno, tanto lo sa benissimo anche lui, anzi mi sembra che ne goda… Mi spiego. Quando cominciò a andà piuttosto bene, ben presto ci si presentarono anche opportunità allettanti, che poi era quello che tutti i “complessi” cercavano. Tutti tiravano “a fà il disco”. A noi l’ opportunità ce la offrì “La Voce del Padrone”, una casa discografica, pé capissi, quale oggi potrebbe essere la Sony Music o giù di lì, quindi niente male! C’ avrebbero legato con un contratto di cinque anni. Senonché fu proprio quel “legato” che andò di traverso a Mr. Cina, che buttò all’ aria tutto e poco dopo se ne andò dalla formazione, per quanto I Selvaggi cominciavano a stargli stretti.
    E qui ritorno al punto di partenza: Ma il Cinese dov’è? Quando facemmo il manifesto (allora si chiamava “plancia”) era già stato rimpiazzato da Roberto Berti, unica valida alternativa sulla piazza maremmana di allora. Ecco che nella foto appare lui e non il Cinese, che era già in pista per ben altre innumerevoli avventure.

  67. Roberto T. ha detto:

    I SELVAGGI

    Scende in campo un pezzo da 90, anzi da 120!
    Grazie al Flaminio che ci fa visita sul blog.

    Come ho segnalato la parte “interna” e più polposa della quarta puntata me l’ha fornita lui, e non solo perché c’era, ma perché ha sempre, bontà sua, una passione e una lucidità invidiabili.

    Il Cinese, bella storia. Verrebbe da di: chi un lo conosce sa una ..ga chi è.
    E invece no,anche chi lo conosce deve fa attenzione e non fermarsi alle apparenze, c’è il rischio che veramente poi non capisca veramente una ..ga.

    Altra cosa che ti viene da dire è: se un ci fosse bisognerebbe inventallo. Si, e chi ce la fa a inventa uno come lui! Sembra facile.
    Antonio è grande. Antonio è UN GRANDE.

    Non mi voglio dilungare qui a spara tutte cartucce perché ho deciso di fare una puntata tutta su di lui!!!
    Il bello è che non lo sa! E allora bisogna spera in bene, perché un’altra prerogativa del nostro è che se anche credi di capillo e prevedere le sue reazioni, lui è sempre capace di stupirti con le decisioni più impensabili e imprevedibili.

    Quindi buona la mia idea, credo e spero, specie se lui è d’accordo, se no pace, un c’è nemmeno da prova a convicello.

    Io ci spero perché sarebbe troppo bello!
    Vedremo prossimamente su questi schermi.

    per il momento gli rendiamo giustizia e meriti aggiungendo la foto con la prima formazione dove c’è anche lui
    certo che a guarda quelle quattro facce io ci leggo il mondo di quegli anni…………e forse anche qualcosa di più

  68. viviana ha detto:

    La storia della musica ” secondo ” Roberto ,racconto appassionato di chi sperimentava , con più o meno successo , nuovi indirizzi musicali e dava comunque libero sfogo ad una passione , coinvolge anche me che in quegli anni , o giù di lì, riducevo il mio orizzonte alla lettura e allo studio di quei benedetti libri scolastici, compagni assoluti e severi delle mie giornate .
    La musica era il sottofondo delle mie ore meno impegnative , ma bastava una traduzione di greco e di latino un po’ ostica per convincermi che era meglio chiudere la radio o spegnare il giradischi , per evitare un abbaglio che avrebbe potuto essere pagato caro .
    La musica come distrazione , svago di quei pochi momenti liberi che capitava di avere .
    Era una società , la nostra ,alla fine degli anni ’60 , in cui era molto radicato ancora il concetto del dovere , del lavoro che riscatta , della severità dei costumi . Bandita ogni evasione da questi schemi
    Chi è stato alunno della maestra Mascherini , ricorderà i continui appelli al senso dell’onestà , ma anche della fatica che premia , del sudore che nobilita.
    Concetti assimilati , condivisi , mai messi in discussione .
    i ragazzi delle foto nel mio immaginario , erano dei ribelli , modelli lontani anni luce dal mio mondo .
    Ecco perchè , dopo mezzo secolo, mi viene da sorridere guardando quelle foto : uno di loro è diventato un caro amico , professionista di estremo valore in città.
    E un altro potrebbe essere stato un collega di qualche anno fa .
    Ma forse solo un caso di omonimia , chissà ?
    Sono stati tutti dei grandi e devono essere orgogliosi delle esperienze fatte.
    Per quelli che come me hanno lasciato, per quieto vivere, che altri decidessero per loro, rimane un vago senso di rimpianto guardando quelle foto

  69. Roberto T.’ ha detto:

    carissima Viviana

    il caro amico di estremo valore in citta: credo sia proprio lui!

    ribelli? mah, forse un pò, mica tanto in fondo…..

    certo i nostri sogni abbiamo provato a metterli in pratica, chi più chi meno

    io per esempio le mie piccole pazzie l’ho fatte, ma guiardandomi indietro mi vien da dire: troppo poche !!!

  70. SVENDITORE DI DIGNITA’ ha detto:

    carissimo aridaglie co ste bischerate

    una volta c’era chi diceva: non le manda troppo a scuola i tu figlioli, perchè poi impareno e attaccano a rispondetti!

  71. OGGI GIORNO DI BILANCI ha detto:

    Guardandomi indietro mi assale un dubbio atroce:

    e se di bischerate ne avessi fatte troppo poche?

  72. CERCASI SEPOLCRO ha detto:

    La veccia per il Santo Sepolcro

    Già a gennaio si seminava la veccia. La veccia era considerata all’epoca un’infestante e veniva recuperata dagli scarti della trebbiatura e dalla respigolatura, cioè il ripasso nei campi dove si era raccolto per recuperare semi caduti a terra.

    Lo scopo di questa semina particolare era quello di avere poi per la Settimana Santa un bel vaso fiorito di quest’erba. In effetti non era fiorito, era solo imbiancato a forza perché fatto crescere in mancanza di luce.

    Una volta nata si metteva infatti o dentro qualche vecchio forno abbandonato o in qualche angolo buio. Non veniva innaffiato di frequente perché l’umidità era assicurata dal luogo chiuso e protetto che si sceglieva.

    Quando si arrivava, diciamo così, a maturazione, la veccia si doveva presentare come dei fili molto lunghi e fitti, tanto da ricadere come fossero dei fini capelli, e doveva avere un colore giallo paglierino chiarissimo, quasi bianco. Ed era una gara a chi le faceva più belle, era un vanto della famiglia o della persona a chi riusciva a farla più lunga, più fitta, più chiara e più sana.

    Una volta pronta veniva portata con orgoglio in chiesa pe’ la preparazione del Santo Sepolcro. Veniva cioè fatta una composizione artistica di questi vasi per commemorare il Santo Sepolcro di Nostro Signore. Quest’abitudine è continuata fino a verso la fine degli anni ’50. poi, suppongo, più per un certo qual lassismo del clero che per mancanza di voglia o di veccia, anche questa bella abitudine è scomparsa.

    Maria di Palle del Dottarelli dice di esse stata una delle ultime a smette’: l’ultima volta che portò i su’ vasi in chiesa s’accorse che rimasero loro due lì da soli, e non li fece più.
    tratto da “Il tempo degli Acquisti” di Roberto Tonini

    Questa come tante altre le usanze perse nel tempo. Non da secoli, da pochi anni. E insieme i riti della Pasqua nel suo insieme, le raganelle a giro pe tutto il paese, la partecipazione in massa alla processione del Venerdì Santo co le ragazze vestite completamente di nero, calze in nylon comprese, in verità anche un po’ sexy, Raggio col tonacone bianco a dare ritmo e imbranca tutto il serpentone, le luci alle finestre, i canti, le litanie…………….
    Ma dove sono a andate a finire? Cos’è successo?
    Bisogna andare in qualche paesino dell’entroterra pe ritrova qualcosa del genere.

    Qualcuno sa dove si fa ancora il Santo Sepolcro con la Veccia?

    Se si. È pregato di segnalarlo alla redazione sentinella@maggerini.it o cell 329/8965600

  73. viviana ha detto:

    Quando ero bambina, parlo della fine degli anni 50, oggi, sabato santo , don Pietro veniva a trovarci per la benedizione della casa . Eravamo quattro gatti e bastava una mattinata per far visita a tutti noi del paese . Da parte nostra ci eravamo preparati ad accoglierlo nel miglior modo possibile , avevamo pulito le due stanze, camera e cucina, in cui abitavamo,( il bagno , si fa per dire , in comune con gli altri inquilini del corridoio) , dato “il rosso” ai mattoni, spolverato e disposto sui pochi mobili qualche centro fatto all’uncinetto . Sul tavolo una tovaglietta con il bicchiere dell’acqua da benedire , quella che avremmo conservata per tutto l’anno nel caso avessimo avuto bisogno di protezioni speciali .
    Le formule di rito , le risposte in un latino quanto mai approssimativo e la cerimonia si chiudeva con i saluti e gli auguri . Il chierichetto provvedeva a metter via una modestissima offerta o una coppia di uova se qualcuno aveva nell’orto una gallina . Il prete , rigorosamente in abito talare ed i ragazzino ,orgoglioso del suo ruolo di aiutante , ma anche un po’ stanco se era alla fine del giro , si allontanavano per entrare in un’altra casa .
    Quest’anno nella zona di Grosseto in cui abito io non è venuto nessuno per la benedizione delle case , forse tutto rimandato a dopo Pasqua , forse proprio annullato . Negli anni passati ci ha fatto visita un diacono , una gran brava persona , marito di una mia amica . Si è fermato due minuti , ha lasciato un’immagine della Sacra Famiglia ed è ripartito in fretta perchè la via è lunga e le case da visitare tante .
    A me ha fatto un certo effetto vedere lui e non un sacerdote , capisco però tutte le difficoltà dei preti di oggi , pochi e con troppe situazioni da gestire .
    D’altra parte anche la devozione della gente è cambiata , dice il nostro parroco .
    Si bussa alla porta di case chiuse , si entra in ambienti che ti accolgono con poca partecipazione , quando non succede che ti lasciano addirittura di fuori con scuse banali e difficili da accettare . Meglio allora indirizzare le noste energie in attività meno legate a tradizioni popolari e più incisive per una società come quella attuale .
    Bisogna prendere atto della secolarizzazione dei nostri tempi ed accettare la realtà.
    Giustissimo : perdersi nelle nostalgie e nel vagheggiamento del passato serve a poco… anche se ogni tanto fa un gran piacere .
    A me succede così .

  74. 5° PUNTATA STORIA DELLA MUSICA ANNI 60 ha detto:

    La quinta puntata su LA MIA MUSICA DEGLI ANNI 60 scivola a fine settimana perché due dei diretti interessati si sono dichiarati disponibili ad aggiornare la loro “versione dei fatti” e mi hanno concesso un’intervista esclusiva di aggiornamento e fornitura di materiale documentale, in specie foto

    In quanto a supporti fonici o video………….a trovalli!

    Se ci sono diretti interessati che hanno qualcosa da raccontare su quell’epoca possono contattare la redazione del blog

    La Sentinella del Braccagni Via Andreoli, 2 – 58100 BRACCAGNI (GR) tel. 329/896 56 00
    Per chi vuole chiedere informazioni o aprire un nuovo argomento, scrivere a: sentinella@maggerini.it

    Roberto T.

  75. Tre poesie di primavera ha detto:

    L’inverno è ormai passato

    L’inverno è ormai passato,
    l’epoca delle piogge se n’è andata.
    I fiori sono apparsi sulla terra
    Ed in questo momento è primavera.
    E’ tempo di cantare.
    La voce della tortora è nell’aria,
    e il fico ha messo i primaticci teneri:
    le viti in fiore mandano profumi.

    Da Il Cantico dei cantici)

    Momento

    Rampicanti in fiore
    Giocano col vento
    Primaverile.
    Rondini si dondolano
    Nell’aria serale.

    (Wei Li Bo)

    Che dice la pioggerellina di Marzo?

    Che dice la pioggerellina
    di marzo, che picchia argentina
    sui tegoli vecchi
    del tetto, sui bruscoli secchi
    dell’orto, sul fico e sul moro
    ornati di gèmmule d’oro?

    Passata è l’uggiosa invernata,
    passata, passata!
    Di fuor dalla nuvola nera,
    di fuor dalla nuvola bigia
    che in cielo si pigia,
    domani uscirà Primavera
    guernita di gemme e di gale,
    di lucido sole,
    di fresche viole,
    di primule rosse, di battiti d’ale,
    di nidi,
    di gridi,
    di rondini ed anche
    di stelle di mandorlo, bianche…

    Che dice la pioggerellina
    di marzo, che picchia argentina
    sui tegoli vecchi
    del tetto, sui bruscoli secchi
    dell’orto, sul fico e sul moro
    ornati di gèmmule d’oro?

    Ciò canta, ciò dice:
    e il cuor che l’ascolta è felice.
    Che dice la pioggerellina
    di marzo, che picchia argentina
    sui tegoli vecchi
    del tetto, sui bruscoli secchi
    dell’orto

    (Angiolo Silvio Novaro)

  76. viviana ha detto:

    In questa seconda metà del mese di Aprile , periodo in cui molti di voi sono impegnati nell’organizzazione dei due grandi eventi dell’anno, la Fiera del Madonnino e la Festa del 1 maggio, stona un po’ mettersi qui e dilungarsi in rievocazioni e commenti a volte fin troppo personali .
    A chi si adopera per queste manifestazioni , fiore all’occhiello delle attività paesane , l’augurio di un proficuo lavoro e di risultati di piena soddisfazione , quella ampiamente meritata nella passate edizioni.
    Sapete che mi è capitato d conoscere persone che abitavano fuori della nostra provincia e che sapevano poco o nulla della nostra zona ,ma che erano a conoscenza della festa del 1 maggio che consideravano un avvenimento del tutto eccezionale ?

  77. Fiera, 1° maggio, e altitudini ha detto:

    con questo messaggio l’uomo del maggio, al secolo GF – che non stà per Grande Fratello – ma casomai per Grande Fidanzi, già alto di suo, avrà dei problemi a rientrare a casa:

    COME MINIMO CRESCE DI QUARANTA CENTIMETRI!!!!

  78. roberto ha detto:

    Chi conosce Braccagni sa che questo è un paese “non paese”: sa che non ci sono profonde radici, che è popolato da gente “nuova”, che il senso di appartenenza non può essere così sviluppato come, ad esempio, nella vicina Montepescali. Per questo assumono particolare importanza iniziative come questo blog, come la rivista La Sentinella del Braccagni, oppure come La Festa del Maggio. Proprio questa festa la ritengo un piccolo “miracolo”: aver creato in un paese nuovo una festa dal sapore antico. E non è stata fatta una operazione artificiosa: la festa si fonda su solide basi, in quanto il cantar maggio nella nostra zona è una consuetudine che resiste dal dopo guerra ad oggi (guai a non ricordare anche il gruppo di cui faceva parte il Tonini). Ed è piacevole anche la preparazione. Proprio ieri sera c’è stata la riunione del gruppo organizzatore, ed è bello ritrovarsi insieme a parlare e magari, ogni tanto, a fare qualche brindisi con vecchi e nuovi braccagnini. Tra i “vecchi” (cara Viviana) forse qualche nome che conoscerai: Maurilio Boni, “Cachino”, la “Billa”, Pierino Boni, il “gatto rosso”, il “Bibi” (ma quella dei soprannomi a Braccagni era una “fissa”!).
    Auguriamoci che anche questo anno sia una bella festa che, effettivamente, vede la partecipazione di un pubblico proveniente da ogni parte della Toscana.
    Le difficoltà ovviamente ci sono, ma parole come quelle di Viviana per noi sono benzina.

  79. biadone ha detto:

    Caro Roberto, i paesi anche se nuovi, come dici te, sono popolati da famiglie che si portano dietro una storia, delle radici e tradizioni.
    Faccio parte di quelle famiglie “arrivate” a Braccagni, anche se ormai da diversi anni, che non provengono da chissà dove, ma dalla Maremma.
    In questo contesto trovare delle tradizioni conosciute, ti assicuro che dà senso di appartenenza e non ti fa sentire un estraneo, mia nonna, che oggi ha 95 anni e vive a Grosseto, ha sempre sentito cantar Maggio e non si perde la prima fila al Campo della Fiera.
    Per esperienza personale ho conosciuto meglio il paese proprio nel momento in cui mi sono accostato alla festa del Maggio e di questo ti ringrazio (vola basso, eh!).

    A dimostrazione che certe altitudini ti fanno male, hai citato una persona che sicuramente è con noi perché la portiamo nel cuore, come tanti altri del resto.
    Vai GF, non te la prendere e continua a volare alto!

  80. Nello ha detto:

    Questi ultimi interventiforse stavano meglio nella stanza ” Festa del Maggio”, ma trovandoli qui , qui riprendo.
    Non faccio parte del GTPGS, prima per motivi di lavoro ora forse solo per pigrizia, ma penso ad aver contribuito alla diffusione della festa del I° Maggio ( e delle Befanate)e del Gruppo stesso fuori dalla Provincia.
    Ho sentito cantare il Maggio da bimbetto e mi è rimasta impresso; poi oziando da Nannucci (un Olmi molto più grande all’epoca) di Bologna trovai una collana della Cetra che (siamo nei primi anni settanta, forse Roberto con la sua storia della musica ci arriverà, e tutto era anglosassoneggiato) si chiamava “FOLK” e non “Musica Popolare” e comprai una decina di LP, me ne sono rimasti ancora sei, di Caterina Bueno (per Maremma Amara fa riferimento anche a Montepescali), Dodi Moscati e soprattutto del Canzoniere Internazionale. Così i miei amici bolognesi conobbero il Maggio e alcuni anni dopo sono venuti in gita al Parco ed io gli ho fatto conoscere il Campo della Fiera. Lasciando Bologna e venendo a lavorare a Piombino, in occasione di una Befana ho forse organizzato la prima trasferta del Gruppo (Edo può essere più preciso) con un successone c/o la Centrale ENEL di Torre del Sale ed ancora oggi, da pensionati, i colleghi ricordano quell’evento specie quando ci si trova al cCampo della Fiera.
    Perchè ho detto “soprattutto Il Canzoniere Internazionale”, perchè sui pezzi di “Siam venuti a Cìcantar Maggio” a elaborato il suo primo maggio il Tonini e in secondo tempo Maurilio ( anche su altri miee LP).
    Ecco perchè nel suo piccolo il “Beba o Bebone” visto che Roberto cita i soprannomi ( a proposito lui è uno dei pochi a non averlo) pensa di aver contribuito alla diffusione della Festa

  81. maggerino ha detto:

    l’unico che non si è ispirato ai tuoi lp sono io…

    hai mai sentito il primo e il secondo maggio del gruppo Galli Silvestro? Chitarra armonica a bocca, cembalo e tanta fantasia; Edo ha una cassetta del 1980, e se la ritrovo, di quella cassetta, ho pure una super 8… che prima o poi spero di trasfondere in digitale e metterlo sul blog.

    Mandai al GF una mia foto con strumenti, fatta proprio in quella occasione, ma non l’ha mai ritenuta degna del blog.

    Silvestro era l’alberaio e nella cassetta si sente mentre ne canta l’ottava.

    Erano i primi tempi, i fiori venivano fatti praticamente tutti in casa mia nello stile di quelli che venivano fatti dalle parti del massetano, di cui erano originari i miei (l’osteria a massa marittima dove si ritrovavano a cantare i poeti era di mia zia annita), poi si sono aggiunte le altre donne che hanno portato avanti l’iniziativa, ho ancora il bastone da maggerino e il cappello di allora.

    Poi per fortuna la cosa è continuata ed è stata portata avanti con tanta passione da altri e ancor più bravi maggerini.

    Questo grazie ai ragazzi di Braccagni, edo, fida, sala, e gli altri che poi piano piano hanno lasciato il posto agli attuali protagonisti.

    Il maggio è una delle cose che mi lega alla mia gioventù braccagnina, insieme alla befana, che accompagnavo col mandolino, quando non recitavo la parte del capoccia.

    Ricordo la prima volta che Roberto Ferretti ci invitò al teatro a grosseto…. non riuscivo a spiccicà una parola, e siccome facevo il capoccia, buttai giù tre bicchieri di vino prima di dire la prima battutta… poi un mi chetavo più…

    Ma il ricordo più bello che ho, è il primo maggio in assoluto che si cantò….., a piedi si fece il giro dai poderi novi, fino su a san rocchino, fino dal pastore che stava dalle parti dove ora ci sta lo scultore di terra cotta (il pastore pur di farci andar via ci allungò un 5.000) e poi agli acquisti… ricordo come ora il rientro a casa con la strada che andava in qua e la……

    la notte fresca, gli amici, la magia della primavera… e chi se le scorda più quelle cose, come quando, poi , l’anno dopo, alla casa dello zucchelli (al madonnino), lui ci accoglie a luci spente e porte chiuse… il nostro poeta prova a cantare la sua ottava, e subito si sentì rispondere con una voce che mai ho risentito così bella ed armoniosa in un poeta.

    Da dentro casa come nella vera tradizione del maggio, lo Zucchelli, che è uno dei più bravi poeti che io abbia sentito cantare d’ottava, ci rispondeva e sfidava il nostro.

    Lui quando senti la voce che lo invitava alla tenzone, disse a noi… meglio andà via prima di fa na figuraccia…
    e noi insistemmo… botta e risposta e alla fine ci fecero entrare…

    beh ora me ne vado a dormire bello caldo, con questi ricordi vedrai che sogni che faccio

    buone cose a tutti

  82. Prosaico ha detto:

    questa stanza fu nomata PAROLE IN LIBERTA’ non a caso, ma proprio per libere espressioni

    per cui a me pare che anche questo scambio d’idee sia qui assai ben locato!!!

  83. redazione ha detto:

    Accidenti che che commenti.
    Per Nello: ma come, conosci anche la musica popolare? Dodi Moscati, il Canzoniere Internazionale? Ma lo sai che ancora oggi la squadra dei maggerini di Braccagni canta una canzione “siam venuti a cantar maggio” del Canzoniere? Solo che una “stanza” l’ho cambiata io, ossia quella dove ora diciamo “Siam maremmani” “Evviva il vin”.
    La trasferta Enel della Befana a Piombino? Mitica! Io non c’ero, ma ti assicuro che è nel cuore e nella mente di tutti coloro che vi hanno partecipato. Se tanti hanno a cuore la Befanata è anche grazie alle serate al frantonio (vecchio) e a quella trasferta a Piombino, che per noi fu un onore.
    Per Patrizio: e che ti devo dì? Sono serate che abbiamo passato insieme; il pastore Fini, che stava vicino a Tondicarlo, quando andammo a trovarlo, (alle quattro della mattina) non solo ci dette diversi soldi per mandarci via, ma la moglie, in un eccesso di ospitalità, continuava a riempierci fino all’orlo il bicchiere di un amaro. E dallo Zucchelli? La speranza e la paura di trovare un’altra squadra di maggerini.
    Già molte cose sono cambiate da allora.
    Mi fa piacere riviverle insieme a voi.

  84. viviana ha detto:

    E, vedete, siamo tornati a parlare di parola . Parola posseduta , addomesticata , fatta propria , usata in tutte le sue sfumatura .
    Più che un’abilità , un’arte quella dei maggerini.

  85. BELLA DENTRO ha detto:

    Bella dentro

    Tempo addietro in questo blog feci una piccola discussione con degli amici circa la godibilità della musica.
    No pe esse scientifici, ma andando sul pratico sostenevo in sintesi:

    a) Musica strumentale – è quella che di norma preferisco perché è quella più pura: ti piace o non ti piace, non ci sono in pratica altri parametri che possono interferire

    b) Musica e parole, o canzoni che dir si voglia, e qui le cose si complicano leggermente perché possono verificarsi diverse ipotesi:

    – che piaccia la musica, le parole e il cantante, oppure in combinazione che piaccia una cosa, ma non le altre
    – qui facevo una grossa distinzione tra le canzoni in una lingua conosciuta e quelle che non si comprendono, per esempio in inglese. In questo secondo caso il testo fa da “strumento aggiunto” in quanto incomprensibile ma tuttavia in primo piano come composizione, presenza e importanza.
    – Chiaro che quando si comprende il testo si può giudicare anche il suo significato e apprezzarlo o meno, mentre nel secondo caso essendo il significato del testo non compreso il giudizio dato può riguardare solo le varie forme espressive ma non il testo sconosciuto.

    C’era a questo proposito una mia critica verso certi orecchianti pronti a dire “bello bello, bravo bravo” a qualche cantautore, magari contestatore più o meno modaiolo, ma di successo nel suo paese d’origine e magari anche a livello mondiale, ma che, secondo me, veniva idolatrato nei casarecci pascoli solo perché così “si diceva” e forse si doveva dire per rimanere “in”.
    Ovviamente dicevo che in questo caso io mi riservavo di valutare solo la parte musicale, non potendo esprimere un giudizio su ciò che non conoscevo.
    E non mi si venga a dire che bastava andare a leggere i testi tradotti, perché questi per i pezzi storici di Bob Dylan o Joan Baez sono venuti al grosso pubblico solo dopo, figurarsi per gli altri! E poi non è certo la stessa cosa andare a leggere cosa dice e poi ascoltare.

    c) C’era infine l’eventualità che nel mix entrasse anche la parte video, oggi così diffusa, grazie anche a You Tube. Altra complicazione perchè alle precedenti componenti musica, parole, comprese o no, cantante, si aggiungeva anche la componente visiva. Tutta da vedere e da valutare: certe volte a migliorare le cose certe volte a peggiorarle, certe volte come elemento determinante nel risultato finale.

    Mi voglio oggi soffermare brevemente su questa ultima ipotesi, cioè quella “tutto compreso”, dalla musica al video.

    Ho avuto la fortuna di assistere all’avvento del Rock and roll alla fine degli anni ’50 avendo come indiscusso spartiacque Elvis Presley. La musica era di per se coinvolgente e trascinante, ma il fenomeno non sarebbe stato lo stesso senza di lui. E non solo per la sua voce, il modo di cantare e le nuove orchestrazioni con formazioni inedite dove veniva in prima linea la chitarra elettrica, ma anche e direi soprattutto per la sua presenza scenica. Veniva chiamato “Elvis the pelvis” per i movimenti del suo bacino quando cantava. Andate a vedere perché, nel caso uno non l’avesse mai visto, nel pezzo Jailhouse Rock (1957) dal film Il delinquente del Rock and roll”
    http://www.youtube.com/watch?v=tpzV_0l5ILI
    (per gli amanti del genere segnalo di fare attenzione all’orchestrazione, ai ritmi, all’uso della chitarra e degli altri strumenti, e ricordarsi che siamo nel 1957!)

    Questo esempio la dice lunga sulle possibilità aggiuntive dell’immagine a tutto il contesto. In questo casi le immagini diventano parte integrante e determinante nell’economia totale del pezzo. Insomma voglio dire che Elvis sarebbe stato forse ugualmente grande anche senza l’immagine, ma assolutamente molto meno affascinante, efficace e godibile.

    E vengo (finalmente!) al perché di questo pezzo.
    Chi segue un po’ di queste cose, sia in rete, si F.B., su You Tube, ma è anche cosa data e fatta vedere in varie TV nazionali, in Inghilterra si è creato un caso Susan Boyle. E chi è, direte voi.

    Succintamente dirò che è una 47enne, all’apparenza non esattamente una velina, che si è presentata ad una trasmissione inglese “Britain’s Got Talent” un incrocio tra La Corrida e X Factor, che proprio per la sua presenza è stata accolta poco meno che da uno sghignazzante pubblico, presentatori compresi. Le cose non sono migliorate, anzi, nella piccola intervista di rito prima di iniziare, e poi……….e poi ha cominciato a cantare.
    Ha cantato I dreamed A Dream, ho sognato un sogno, dal musical I Miserabili, una melodia che non è di certo tra le più facili. E il sogno si è avverato.

    Commenti ben più importanti e documentati dei miei potete leggerli su

    Articolo sulla STAMPA
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=241&ID_articolo=117&ID_sezione=519&sezione=

    articolo su L’Unità
    http://www.unita.it/news/83967/susan_boyle_la_sacrestanasoprano_che_da_x_factor_ha_commosso_linghilterra

    articolo su Ticino Libero
    http://www.ticinolibero.ch/susan-boyle-da-blackburn-west-lothian-scozia/6412/19/04/2009/

    o tutti gli altri che troverete a bizzeffe sulla rete

    Io, ma questa non è una novità, mi sono commosso fino alle lacrime che poi, tanto non c’era nessuno con me, ho lasciato cadere giù.
    Avrei voluto mettere tutto il filmato della sua esibizione, con il prima e il dopo esibizione, qui nel blog, ma per ora le regole e le direttive del capo SFORTUNATAMENTE non lo permettono. Potete però andare a vederlo cliccando su
    http://www.youtube.com/watch?v=luRmM1J1sfg

    Da parte mia, mi sembra una favola così bella che non voglio pensare che sia una cosa “costruita e confezionata” per fare ascolto. O si è attori superbi o si è veri: io propendo per la seconda ipotesi. Anche perché pare che abbia già firmato un contratto da favola per incidere!
    E quindi vedere queste cose che sembrano una favola di Cenerentola del 2000, in quella donna così vera e così bella, così bella tutta, ti riconcilia con il mondo. Guardate attentamente il video, e poco importa se non capite tutto o affatto quello che dicono, si capisce che le conversazioni sono sul banale come da noi, o giù di lì. Anche le espressioni sono simili alle nostre. per questo è bello scrutare ogni minima mossa o espressione di Susan………..
    A me pare di guardare una di noi, forse una cugina che avevo perso di vista, forse abita sotto Ravi o a Caldana…………..o forse solo lo spero.

    Ecco perché il mio giudizio sul video è uno solo e inequivocabile: il video nel suo insieme è stupendo perchè mi aiuta a capire “quanto Susan Boyle è bella dentro

  86. Sandra Bonaiuti ha detto:

    Salve a tutti. Ricordare il passato con la musica mi piace, ma ahimè vado troppo, troppo lontano nel tempo. a circa 38/36 anni fa. Quando in estate i miei zii di Torino mi venivano a prendere per andare al mare a Castiglione della Pescaia, tra il Bagno Somalia e la Valletta, al suono di Azzurro di Adriano Celentano, Luglio di Del Turco, Don Backy ed altri. Ero una bimbetta di circa 10 anni. Poi un vuoto di qualche anno e comunque i ricordi riaffiorano sempre d’estate soprattutto in Agosto, quando venivo a Montepescali e dal colle si stagliava l’illuminazione a foggia di Nave e si ballava al Baluardo, con tutta la piazza chiusa, per pagare il biglietto, i tavolini sul ghiaino e Edo ed i suoi compagni della Sintesi che suonavano Europa di Santana. Che tempi!!! Chi li ricorda di voi?

  87. Roberto T. ha detto:

    Carissima Sandra

    E perché troppo lontano? Non si misurano in chilometri queste distanze, si misurano in sensazioni che hanno un metro tutto loro.

    Non sei tu che vai troppo lontano, ma è la musica che ti fa compiere voli straordinari con panorami già visti e noti, ma provvisoriamente dimenticati.

    Siamo delle bestioline programmate da un superbo Ingegnere. E non solo per come siamo meravigliosamente fatti, ma per come quest’Ingegnere ci ha prima immaginati e poi realizzati.

    Certe cose della vita si possono godere in pratica all’infinito: inizialmente in prima persona, “live” come si dice, poi con il tempo con i ricordi. E non è detto che i primi siano più belli dei secondi. Certe volte nell’impeto di viverli questi momenti live passano in attimo, anche se violentemente belli, travolgenti e passionali.
    Ma i ricordi certe volte sono più struggenti, più compiuti, più definiti, più incisivi. E si possono ripetere all’infinito, a differenza degli originali.

    In tutto questo la musica ha un ruolo insostituibile: non c’è video che gli possa star dietro. Certe volte a me capita che sensazioni equiparabili, forse anche più forti e struggenti, me li procuri un odore. E dico odore e non profumo. Questi sono più ancestrali e animaleschi, quindi arrivano anche più in profondità. Ma sono rari e poi forse funzionano solo per noi campagnoli che s’è annusato il profumo dell’erba a primavera, di una sabbia al mare, di un sottobosco autunnale, di una terra bagnata dalla pioggia.

    Ma si sa, noi siamo speciali. Siamo maremmani.

  88. viviana ha detto:

    I miei ricordi vanno ancora più lontano di quelli di Sandra , arrivano alle feste invernali nella stanza grande dei Pieraccini, deposito di granaglie per tutto l’anno ed occasionale sala da ballo per noi di Braccagni , meno evoluti dei cugini montepescalini .
    Ricordo i preparativi , il gran polverone dei giorni che precedevano il veglione : non c’erano aspirapolvere , solo scope di saggine che portavano via il grosso e lasciavano depositi negli angoli e nelle fessure del pavimento di mattoni .
    Una ripulita alla buona , non si dava peso ai dettagli e dell’allergia alla polvere non si conosceva l’esistenza.
    Arrivava poi quel sabato sera di magia , io, troppo piccola per poter partecipare, mi limitavo a guardare affacciata alla ringhiera di ferro della scale del palazzo dove abitavo , il massimo cha la mia mamma mi concedeva .
    La stanza si riempiva velocemente , troppa gente , troppi uomini , si doveva provvedere con il turnover. Velio, maestro di cerimonia , invitava ad appuntarsi sulla giacca il fiocchino colorato : balli alternati e nell’intervallo l’occasione per adocchiare le ragazze più carine per possibili , timidi approcci.
    E l’orchestra suonava , il repertorio era quello classico che permetteva di ballare , tanghi , walzer e qualche ritmo più veloce .
    Al culmine della festa c’era poi la quadriglia che allentava le strette , tanto care ai ragazzi , ed obbligava a virtuosismi di gruppo.
    Una breve pausa e Velio , in modo caloroso e colorito ,invitava tutti al buffet : le danze lasciavano il posto ad un veloce assaggio di paste e vermuth , poi di nuovo in mezzo alla polvere a al fumo , scarponi che battevano il tempo , gambe che si muovevano in sincronia in vertiginosi giri per la sala .
    L’aria si affettava , ma che cosa importava ?
    Corteggiamenti , timide e goffe avances , preludi di possibili futuri legami amorosi , quel sabato sera lasciava spazio ai sogni e alle illusioni di decine di giovani che avevano poche altre occasioni per incontrarsi .
    Io ascoltavo la musica ed aspettavo che la porta si aprisse per guardare all’interno quel mondo allegro, festoso .
    La mamma doveva richiamarmi più volte prima che , sbuffando, mi decidessi a risalire in casa .
    Dio mio , ma quanto ci voleva a diventare grande !!

  89. W LA POESIA W I SENTIMENTI ha detto:

    Carissima Sandra, Carissima Viviana,

    viva le parole, via i sentimenti, viva le poesie, anche se non sono ottave del maggio

    Tempo addietro ebbi l’ardire o l’impudenza di pubblicare una poesia che a me piace da morire.
    Forse perché sono stato anch’io dalla parte dei musicisti e quelle sensazioni cosi precisamente descritte dal poeta, lui si sommo musicista, avevano fatto “letteratura”, come diceva la mia cara professoressa d’Italiano, aveva cioè descritto esattamente e con le giuste parole le sensazioni di quella fortunata specie che sono i musicisti.

    Non so se è facile da comprendere per chi non lo è stato, per me è come acqua di fonte.
    Vi prego leggetela di nuovo e provate a pensare a “lui che ci guarda mentre noi stiamo suonando………
    Leggetela di nuovo tutta e lasciatevi andare ai sentimenti,
    Arriverete così all’ultima strofa:
    “Noi suoniamo e suscitiamo sentimenti
    e i sentimenti se ne vanno
    a impigliarsi nei capelli tutti biondi
    della moglie di Angiolino”

    E qui ho pensato a Sandra.
    Perché non ci vogliono solo i capelli “tutti biondi e tutti belli” per far impigliare i sentimenti, ci vuole un porto che li sappia riconoscere, apprezzare ed accogliere.
    Sandra chiudeva così: ………..i tavolini sul ghiaino e Edo ed i suoi compagni della Sintesi che suonavano Europa di Santana. Che tempi!!! Chi li ricorda di voi?

    Prova a indovinare chi li ricorda? Non indovineresti mai se non te lo dicessi io ora: un piccolo grande musicista che suonava allora quel pezzo alla chitarra delle Sintesi.

    Mi ha scritto
    “secondo te chi era il santanino in erba che suonava Europa di Santana?… gira e rigira ci ricasco sempre dentro! piccole soddisfazioni da vecchietti? ma di meglio ‘un s’ hanno …”
    Non sono piccole soddisfazioni da vecchietti, ma grandi gioie di una vita vissuta e non vista vivere, con i piedi e le mani dentro, immersi fino al collo e anche di più nei sentimenti ,…………e i sentimenti se ne vanno…………………..

    Per la rabbia di diversi, ma spero per la gioia di qualcuino, riporto qui di seguito la poesia di Paolo Conte.

    Il va sans dire (si dice così Sandrina?), che Paolo Conte è anche musicista e di conseguenza se la scrive, se la suona e se la canta
    http://www.youtube.com/watch?v=m-JMd2FtqxE&feature=PlayList&p=E817F0035DAB042F&playnext=1&playnext_from=PL&index=14

    ANGIOLINO

    Se capiste con che sguardo lui ci guarda
    mentre noi stiamo suonando
    e dal porto del suo cuore un bastimento
    nella sera prende il largo.
    Ha davvero dei begli occhi da aquilotto
    il nostro amico Angiolino
    e ogni volta ci regala un bel biscotto
    il nostro amico Angiolino.
    Il nostro amico Angiolino
    Ha una moglie tutta bionda e tutta bella
    il nostro amico Angiolino
    e ogni volta ci regala una frittella
    con le mele e con il vino.
    Noi suoniamo e suscitiamo sentimenti
    e i sentimenti se ne vanno
    a impigliarsi nei capelli tutti biondi
    della moglie di Angiolino.
    Il nostro amico Angiolino………………..

    Il piccolo grande musicista che suonava la chitarra nelle Sintesi con Edo Ferrandi (detto anche Carnera) è Enzo Flaminio, fino a qualche giorno fa nella foto di questo blog nelle foto con i SELVAGGI.
    e il pezzo originale di Carlos Santana
    http://www.youtube.com/watch?v=weoGpyvIqP8

  90. viviana ha detto:

    Non so se siete andati a vedere il video che ” bella dentro ” ci ha indicato. Se non lo avete fatto fatelo, ne vale la pena .
    Anche chi , come me , non ha una padronanza tale delle lingua inglese da permettersi di capire il contenuto dei dialoghi, potrà subito rendersi conto che si tratta di uno spettacolo di dilettanti allo sbaraglio , una di quelle trasmissioni dedicate alle performances di individui che spesso e volentieri cadono nel comico o addirittura nel ridicolo , che suscitano ilarità e a volte fanno anche un po’ pena .
    C’è una giuria, allegra , divertita , ed una concorrente che tutto ha fuorchè quelle caratteristiche di prestanza fisica che di solito sono richieste a chi ha l’ambizione di diventare un personaggio dello spettacolo.
    Qualche battuta scherzosa , la concorrente che manifesta un’improvvisata disinvoltura , il copione pare quello classico , mancano solo i fischi che di solito accompagnano lo sventurato aspirante cantante .
    Parte la base musicale e nella sala cade il silenzio d’obbligo : un attimo ancora e l’attenzione diventa stupore , la meraviglia commozione , struggimento che contagia la giuria , il pubblico presente , noi che guardiamo ed ascoltiamo .
    Il brutto anatroccolo è diventato cigno .
    Scompare l’immagine di una signora di mezza età dall’aspetto poco piacevole e goffo , rimane solo l’incanto di una voce .
    Chi conosce il linguaggio della musica saprà individuare tutti i dettagli tecnici di questa incredibile esibizione , a me che sono una profana resta solo una grande emozione e la gioia un po’ infantile che accompagna sempre ciò che non ti aspetti .
    Grazie ” bella dentro” per averci segnalato il video !

  91. guardate il pubblico ha detto:

    Se guardiamo il pubblico, la giuria, i tipi che aspettano la signora fuori dal palcoscenico….. mi viene da dire… ma che razza di persone sono? Che razza di gente è quella che si aspetta che una persona che esteticamente non rispecchia i canoni inculcati dai media, sia sempre e comunque ridicola a tal punto che se una poi dimostra di essere brava a cantare tutto diventa una favola… e dico a me stessa… ma che razza di persona sono diventata se certe cose invece di indignarmi mi commuovono … sono forse anche io come quel pubblico?…
    Guardatelo bene quel pubblico fatto di frustrate , di persone adeguate al canone di bellezza che va più di moda, fatte da persone che di umano non hanno niente…
    e pensano di giudicare gli altri.

  92. moderator ha detto:

    Stamani anche RDS parlava di questa Susan Boyle, ora ho visto anche il filmato e ringrazio chi ci ha portato a conoscenza di tutto questo.

  93. viviana ha detto:

    Della prima edizione della Fiera del Madonnino ho un ricordo ” vivo e vegeto “.
    Mi spiego : al mio babbo , autista dell’Ispettorato della agricoltura, in quella occasione regalarono una piccola pianta verde , quella che comunemente viene chiamata tronchetto della felicità, un vaso di medie dimensioni che la mia mamma, che non aveva il pollice verde e soprattutto poco tempo da dedicarle, decise di mettere in terrazza , senza preoccuparsi di prendersene eccessiva cura .
    La pianta , costretta a tirar fuori il meglio di sè, sopravvisse al caldo estivo , ai rigori dell’inverno ed in particolare ai fumi delle tante auto di piazza Volturno.
    Fortunatamente vennero per lei tempi migliori ,capitò infatti che andassi ad abitare in una casa con il giardino dove c’era la possibilità di una buona sistemazione .
    Contornata da una bella mimosa e da tante rose , il tronchetto, contento per l’insperata nuova vita , pensò bene di esprimersi al meglio e così cominciò a crescere, a svilupparsi il largo e lungo , aumentando considerevolmente la sua mole.
    Divelto il muretto all’ingresso ,abbattute le scatole dell’enel e della sip che vi erano appoggiate , inarrestabile negli anni ha proseguito la sua avanzata
    Alta, robusta , non più tronchetto ma baobab, la nostra pianta è ora un gigante che a dispetto dell’età continua a crescere a vista d’occhio.
    Alcuni problemi con i rami secchi , ma tutto nella norma fino a quando , poco tempo fa , il vicino ,preoccupato, mi ha fatto notare che il muro di separazione fra i nostri giardini presenta grosse crepe ed è prossimo a cadere .
    Visto che a questo punto il problema non è più solo mio , urge trovare una soluzione .
    Scartata in modo categorico l’idea di abbatterlo , occorrerà rivolgersi ad una ditta specializzata , sollevarlo con tutte le radici e trasportarlo altrove.
    Tutto bene , se non ci fossero quelle complicazioni che è un po’ difficile spiegare . Questa pianta è diventata nel tempo parte integrante della nostra vita : lì al cancello per venti anni ci ha visto entrare con gli umori delle nostre giornate , ha ospitato i tanti cani e gatti che hanno giocato sul suo grosso tronco , ha insomma visssuto con noi e a noi sopravviverà.
    Non vederla più sarebbe un dispiacere , ecco perchè tergiversiamo in attesa di decisioni che dovremo pur prendere.. a meno che non si scopra a breve una dieta dimagrante per le piante !

  94. IL SEGRETO DEL POLLICE VERDE ha detto:

    Tra le mille cose che ho provato a fare nella mia vita c’è anche quella di apprendista ortolano e apprendista giardiniere.
    Un po’ perché sono nato in campagna e queste cose l’ho viste fare fin da quando ero bimbetto. Poi più grande ho avuto una fortuna sfacciata per un segreto di cui sono venuto a conoscenza.
    Oggi, sperando di fare cosa gradita a chi ha ancora amore per queste cose, rivelerò questo segreto, anche perché chi me lo rivelò sono sicuro che mi approverebbe.

    Io avevo una zia che veniva da Pistoia, nota zona di vivai e vivaisti. E anche lei era di una famiglia di vivaisti e quindi avvezza a pratiche di giardinaggio con notevole successo. Solo che sentendo la mi mamma e le altre zie, tutte ne parlavano con ammirazione e un po’ d’invidia. Ricordo la mi mamma che mi diceva: se la tu zi Rosina prende uno stecco e lo pianta per terra, a lei gli ci viene un albero! Più che esse brava sembrava che ci’avesse qualche segreto che però alle cognate non aveva mai voluto rivelare.

    Tra i mille pregi che ci’aveva la mi zi’ Rosina, si deve sapere che per me svettava il fatto che mi voleva un bene come se fossi un su figliolo, e forse anche di più, perché lei ci’aveva due figliole, e pe contadini era meglio ave’ un maschio che du figliole……..

    Con l’intenzione di svelare poi il segreto alla mi mamma, che so convinto un so cosa avrebbe pagato pe sapello, un giorno gli chiedo alla mi zia a bruciapelo: zia, m’insegni a fa le talee delle rose? So che a te t’attaccano tutte!
    E lei che sembrava aspettasse questa domanda da chi sa quanto tempo, coprendosi un po’ la bocca co la mano, come pe dimmi un segreto, mi risponde: lo dico a te, perche sei il mi nipote e ti voglio bene, ma sappi che devi fa esattamente come ti dico io e non cambiare niente.

    Io felice come chi sta per scoprire il forziere con il tesoro mi faccio vicino lei e aspetto le istruzioni.
    Lei ti parte con una lezione di giardinaggio su quando, dove e come tagliare il pezzo dalla pianta della rosa, come preparare il terreno, come metterlo e come curallo. Una cosa che nemmeno sui manuali ti spiegano così bene. E allora io tutto contento dico: allora posso provare a casa mia? E lei di rimando: ma che dici, ancora mica te l’ho detto il segreto pe fallo attacca! Così so boni tutti a fallo, ma senza il mi segreto non ci’hanno la garanzia che poi attecchisca.

    E allora mi rimetto vicino a lei che quasi sottovoce mi fa: quando hai fatto tutte le cose come t’ho detto io, se voi la garanzia che la talea di rosa t’attacchi e diventi una bella pianta lo sai che devi fare? E io, no che non lo so! Allora te lo dico io: te devi di un Ave Maria doppia!
    Io rimasi un po’ interdetto. Primo perché mi sembrava troppo semplice, io chierichetto da quando camminavo, a voglia a Paternostri e Ave Marie! E poi non capivo che voleva di Ave Maria doppia. Glielo chiesi e lei, sempre più piano, venne più vicino e proprio nell’orecchio mi disse: non devi di du volte l’Ave Maria, ma la devi di così: Ave Ave, Maria Maria, piena piena, di grazia di grazia, tu sei tu sei…………e così via. Io la guardai pe vede se scherzava, ma lei mi fece una faccia che voleva di un’altra cosa, del tipo: ora che te l’ho detto, mi raccomando adoperalo ben questo consiglio. E io: certo zia, e te ne sarò sempre grato. Lei mi diede un bacino, una carezza e riprese a fa imbestialì il mi zio.

    Naturalmente io lo dissi subito alla mi mamma sperando di fagli cosa gradita. Lei apprezzo, ma mi disse: ci’avrei giurato che era una cosa di questo tipo, lo sai com’è fatta la tu zia con le preghiere, le dice in continuazione dalla mattina alla sera, quando cucina, quando è nella stalla , quando governa i maiali, in pratica i dialoghi che ha con noi sono degli intermezzi nelle sue incessanti preghiere!

    Io che devo di? Ci provai a fa come diceva lei e, non ci crederete, ma la cosa funzionò. Sara stato l’Ave Maria doppia, saranno state le minuziose e precise istruzioni su come fare, li cominciò la mia carriera di pollice verde.

    Perché poi continuai sia con i fiore che nell’orto, nelle piante in terra e nei vasi, fino ad arrivare ai Bonsai. Qualcosa devo aver imparato perché in famiglia – quella allargata con cognati, cognate, cugini, ecc. – quando a qualcuno gli s’ammala una pianta arriva a casa mia e mi fa: ci voi prova a salva sta pianta? Oppure, a me mi sembra morta, provaci te a vede cosa riesci a fare, tanto se no io la butto via………

    Ci ho provato e spesso, non sempre, ma spesso ottenevo dei risultati. E proprio con quei tipi di pianta che ha descritto Viviana ho avuto i più grandi risultati. Certe volte con un ritaglio, con uno scarto, con una pianta che sembrava morta ci ho provato e spesso sono ripartite.

    Per questo mi sento di dire a Viviana: consulta qualche specialista, perché per come l’hai descritta, sono convinto che si possa trovare una soluzione intervenendo sulle radici, sul tronco, e sulla pianta per ridurla, rimodellarla e rieducarla in modo che continui a fare compagnia senza essere troppo invadente.

    Se poi ci vole mette un’Ave Maria doppia, credo proprio che la cosa non la spaventi e ne la disturbi.

  95. Cespuglio ha detto:

    Ricordare il passato con la musica è stato molto piacevole. Ma ora leggete cosa mi è venuto fra le mani aprendo un mio vecchio quaderno delle elementari mentre mettevo in ordine le mie cianfrusaglie:

    IL CAMPO SPORTIVO
    ” Luciano Bartalucci ha fatto le ricerche sul campo sportivo di Braccagni. Egli ci ha detto che questo campo sportivo si chiama Mazzola ed è stato costriuto nel 1954.
    E’ situato dietro la chiesa ed è affidato alle cure del parroco, il quale pensa a tenere in ordine il campo levandogli: sterpi, erbacce, sassi, e coprendo eventuali buche.
    Il campo misura 95 metri di lunghezza e 45 metri di larghezza; le porte sono larghe metri 7 e alte metri 2, il disco del rigore dista dalla porta metri 11. E’ circondato da una rete metallica che termina con il filo spinato, messo per non far saltare i ragazzi dentro il campo. Questo è cosparso di tenera erbetta, che lo rende soffice come un tappeto e si esetende fino all’area delle porte.
    Il campo sportivo non è sempre stato dove ora, il primo campo era al podere Spiga, poi lo tolsero perchè era troppo distante, ora al suo posto c’è un campo coltivato a grano.
    Più tardi fù utilizzato come campo sportivo uno spiazzo posto dietro alle scuole dato dal conte Guicciardini.
    Nel 1954 adebirono a campo sportivo una parte del sacrato, e lì rimane tutt’ora.
    La squadra di calcio si chiama “G.S. Parola Braccagni” e partecipa al campionato del centro sportivo italiano. Ha vinto 3 coppe e ha ottenuto 4 diplomi.
    I giocatori che attualmente compongono la squadra sono: SARCOLI,ARMINI,ROSSI,CAROBBI,FALCIANI,TENERINI,CHECHI,LETTERI,BONELLI,VERDINI,BURSI.
    Il presidente della squadra si chiama Paolo Bursi.
    Le squadre che giocano con il Braccagni durante il campionato sono:
    Roselle, Sacro Cuore e Deposito.
    Esiste pure una squadra di ragazzi che partecipa al campionato della coppa U.D.A.
    Questi ragazzi si fanno abbastanza onore tanto è vero che l’anno scorso sono arrivati III meritando così la medaglia d’argento.
    La squadra dei ragazzi è formata da: MEACCI, ROSSI, PONDINI, BONELLI 1, BONELLI 2, FRAGOLI, BARTALUCCI, MASSEI, CAPECCHI e TORRESI.”

    Io ciò provato spero che a qualcuno di voi sia piaciuto e se così non fosse non mi interessa niente ansi………… ce n’ho dell’altre e tanto prima o poi ve le propino.

  96. viviana ha detto:

    a me è piaciuta tanto !
    ma della squadra di ragazzi non c’è nessuno che racconti qualcosa ?
    suvvia , coraggio ..che non c’è la Mascherini che corregge a suo modo…e noi sappiamo come !

  97. Cespuglio ha detto:

    sono contento che ti sia piaciuto io purtroppo nono ho anetodi su quella squadra ero troppo piccolo facevo la 3 elementare. farebbe piacere anche a me che i “ragazzi di allora” raccontassero qualcosa.
    Ora non posso ma ho altri temini che poi trascriverò come :Il consorsio agrario, il distributore della esso, quello della shell, la chiesa ecc.a presto

  98. moderator ha detto:

    La ricerca di Luciano Bartalucci: che chicca!!!!

  99. Cespuglio ha detto:

    caro moderetor leggi questa:

    IL DISTRIBUTORE DELLA SHELL

    “Un’altro mio compagno, Dottarelli Moreno, ha fatto le ricerche sul distributore della shell.

    Questo distributore è stato costruito nel 1953, il chiosco è composto da un ufficio, un magazzino e servizi igenici.

    Ai suoi lati vi sono due file di aiule e nel dietro è chiuso da una rete.

    Vi sono 4 pompe, una per confiare le ruote, una per la benzina, una per la miscela e un’altra per il gasolio.

    Vi è inoltre quella della benzina super. Ogno giorno vi si fermano circa 50 macchine, 10 camion e 60 motorini.

    Durante la sera tengono accesi due lampeggiatori per indicare la stazione di rifornimento.

    Il gestore del distributore è il sig.Alessio Ramazzotti, il quale, in un concorso provinciale per la migliore manutenzione dei distributori, ha ottenuto il II premio.

    Il proprietario di questo distributore è il sig. Mina.”

  100. SUL DISTRIBUTORE DELLA SHELL ha detto:

    Carissimo Cespuglio

    Ma te qui ci fai veni il crepacuore! Tutte così insalcicciolate, una dopo l’altra, senza che si sia ancora finito di mastuca quella prima!

    Tutte e due belle, una meglio dell’altra.

    Ma alla seconda vorrei fa una rifiniturina anch’io.
    Potrei parla’ delle divise dei due gestori, del Ramazzotti e del Ciotti (detto anche Faccenda), sempre pulite e colorate con tinte sgargianti, come si vedevano alla televisione.

    E poi le tecniche di rifornimento………..erano una goduria! Mica come oggi che vai lì, e spesso devi fa tutto da solo. Se poi viene qualcuno ti fa: quanta? Con un tono come se tu fossi una di quelle e lui li a chiedetti quanto voi!

    Allora il Ramazzotti veniva verso la macchina con sollecitudine sfoggiando dei sorrisi a 32 denti, e con grandi salamelecchi, ti chiedeva se volevi fa il pieno o quanta ne doveva mette.
    Si signore, certo signore, la servo subito!
    E sempre con il sorriso stampato fisso in faccia mentre faceva rifornimento chiedeva: controlliamo l’olio? Acqua, pressione, tutto a posto?
    E te gli dicevi cosa volevi.
    Ma loro, come del resto tutti i distributori d’Italia appena finito il rifornimento e PRIMA DI RISCUOTERE, si precipitavano a lavarti il parabreeze con acqua, raschietto di gomma e pelle di daino.
    Sarà stata la pubblicità e le direttive che aveva dato Enrico Mattei, grande manager dell’Agip, ma tutti facevano a gara per dimostrare la loro bravura e gentilezza.
    Il Ramazzotti avrebbe vinto diverse gare nazionali per questo.
    Finiva con grandi saluti e auguri quando partivi, ci mancava che facesse anche l’inchino!

    Anche Ivano (cioè il Ciotti, o anche Faccenda) era di questa pasta. Essendo più giovane era ancora più scattante e tecnologico, ma anche lui con garbo, professionalità e cortesia.

    Sembravano facessero a gara a chi era più gentile a dare il miglior servizio ai clienti.

    Proprio per questa ragione sono stati accompagnati nel tempo da un paio di aneddoti che rispecchiano bene la grande cortesia e il coraggio a buttarsi anche in spericolate esibizioni pur di fare un buon servizio al cliente.

    Fu così che un giorno il Ramazzotti ad un signore che gli chiedeva dove avrebbe potuto andare per fare un giro della Maremma, rispose senza esitazione: “ gli posso dare tutte le informazioni che vuole perché io la domenica parto con la mia Fiat 1100 e con mia moglie andiamo a fare PITINICCHIO in ogni angolo di Maremma”
    E fu così che i soliti rompi del paese davanti o di dietro cercavano di ripetere quel PITINICCHIO pe prendello in giro. Non sapevano che anche lo straniero non trovava niente da ridire o da ridere, avendo capito al volo che PITINICCHIO era evidentemente la traduzione di PIC NIC in Maremmano!

    Il Ciotti invece rimase famoso per un’altra performance con un pulman di stranieri.
    L’autista con una certa difficoltà biascicò alla meglio in un italiano appena comprensibile che voleva sapere qual’era la migliore strada per Castiglioni della Pescaia. Al che il Ciotti si lancio in una spiegazione da vero esperto di strade. Per farsi capire meglio naturalmente pronunciava tutti i verbi all’infinito, per andare a Castiglioni prendere questa, girare a quest’altra, poi tu guardare cartello e leggere direzione, e bla bla bla.
    Poi siccome il Ciotti è sempre stato un perfezionista, oltreché un inguaribile altruista, si lanciò in un consiglio, cioè di prende la strada che portava prima al Bozzone e poi ai Ponti di Badia. Non si sa come ma l’altro capiva, e allora gli chiese: ma mi conviene fare questa allora? E il Ciotti, ipertecnologico ma comunque pronto anche a tentare qualche vocabolo in “lingua straniera o almeno straniereggiante, sentenzio: si, ma devo avvertire, attenzione perchè strada essere un poco DIXESTATA! Giusta precisazione perhè la strada a quei tempi non era ancora completamente asfaltata.

    Io credo che questi due nanettoli, come li chiamava il Frassica, dimostrino com’erano quei tempi, con una innocenza e una voglia di fare, di dire, di crescere, di migliorare, anche a costo di qualche strambottolo, roba che oggi ci si sognano!

    Piano Cespuglietto. Una al giorno, e ci levi il medico di trono!

  101. Cespuglio ha detto:

    ok domani te ne propino un’altra e….. cespuglio ero!!!!!!!!!!!!

  102. Nello ha detto:

    Viviana, sicuramente Cespuglio, che ancora non ho individuato ma è il bello dei blog, ha avuto la Mascherini in quanto era sicuramente in classe con me (come Luciano e Moreno). Non ci crederai ma, pur non sopportandola per niente penso anzi che sia stato l’unico a ribellarmi ai suoi modi non sicuramente montessoriani, queste ultime lettere mi hanno fatto pensare a come si comporterebbe la Mascherini all’uso dei vocaboli odierni. Non mi riferisco a quelli usati dai nostri giovani con i messaggini telefonici, ma quelli che sono usati comunemente da giornali e televisioni. Conoscevo il Ramazzotti ma non conoscevo l’aneddoto riportato, comunque PITINICCHIO è d’insegnamento: oggi, dopo turn over mobbing ed altro, l’ultima entrata è “stalking”. Ora dico ma siamo italiani o no, non si potrebbe usare la parola giusta. Vorrei sapere quanti sanno il significato e la dizione esatta (come Alessio); personalmente io ci sono andato per intuito sentendo i fatti a cui si riferiva, ma andando sul mio vecchio vocabolario d’inglese al verbo “to stalk” ho trovato varie voci: avvicinarsi furtivamente o gattonare o insidiare o tampinare ed altre, ma se leggiamo l’art. 612 bis “atti persecutori” tradotto, scolasticamente, non si usa il verbo “to talk”, dirrò di più leggendo l’articolo non si trova parola assimilabile alla traduzione di cui sopra.
    E qualcuno dei nostri politici vuole difendere l’italianità.

  103. cespuglio ha detto:

    Nello, penso di non essere stato in classe con te (se questo è il tuo vero nome) i sopracitati erano ripetenti.

  104. ahi ahi ahi ha detto:

    si scoprono gli altarini….

  105. cespuglio ha detto:

    Come promesso eccovi un’altra mia ricerca ;

    DISTRIBUTORE ESSO

    “ Il nostro compagno di classe Massei Pier Luigi, che nelle ore libere dallo studio presta la sua opera al distributore Esso, ci ha fornito notizie sul distributore medesimo.

    Egli ci ha detto che è tenuto in gestione dal Consorzio Agrario di Grosseto ed è affidato per ogni controllo al sig. Mascherini Pietro titolare del consorzio agrario di Braccagni.

    Il chiosco, che si trova sulla via aurelia, fu fatto costruire nel 1957 dal conte Filippo Guicciardini e lo prese in consegna il sig. Iacopini, che lo tenne per due anni.

    Il chiosco che comprende l’ufficio, il magazzino e i servizi igienici, è situato in mezzo ad un piazzale dove vi sono diverse aiuole di fiori ed è circondato da un muro alto circa un metro.

    Vi sono 4 pompe distributrici di benzina: 1 per il gasolio, cioè la nafta, 1 per la benzina normale, una per la benzina super ed infine 1 per la miscela.

    Inoltre vi è la macchina per il cambio dell’olio e la pompa a pressione per gonfiare le ruote delle macchine.

    Vi sono 8 lampioni che durante la notte illuminano il distributore a giorno in modo da renderlo visibile agli automobilisti.

    La scritta ESSO inonda la strada con la sua luce rossa e fosforescente.

    Ogni giorno il distributore sig. Mario Cipriani incassa circa 50.000 lire.

    Vi sono molti clienti fissi, quasi tutti di Braccagni, vi si fermano anche molte macchine straniere, che prendono quasi sempre 50 o 60 litri di benzina.

    In questi giorni hanno iniziato i lavori per ingrandire il chiosco, e ci faranno bar e tavola calda.”

  106. viviana ha detto:

    Del distributore della Esso ricordo poco , stavo per lasciare il paese , ricordo bene invece l’apertura di quello della Shell, un evento importante per il nostro paese che era nato e si era sviluppato lungo la via più importante della rete stradale italiana di allora .
    L’area di servizio chiudeva il centro abitato verso Grosseto , rappresentava il limite oltre il quale in genere non ci spingevamo mai noi ragazzi , gelato in mano comprato da Aldo , a passeggio alla ricerca di un po’ di fresco nelle serate d’estate .
    L’Aurelia era il nostro punto di riferimento, lì la abitazioni più grandi , lì i servizi , se così si può dire , più importanti . Un’Aurelia che non creava problemi , che ci permetteva di giocare ai suoi margini senza pericoli : passava una macchina ogni tanto , qualche autotreno carico di legna e noi lo avvistavamo con largo anticipo e ci permettevamo di rincorrere la palla che era rotolata nella fossa dall’altra parte della strada .
    Il distributore per il viaggiatore occasionale , per gli altri , non per noi di paese che la macchina non l’avevamo nè pensavamo di acquistarla a breve, al massimo possedevamo una moto.
    Aveva un fascino quella stazione di servizio con la sua conchiglia luminosa , era il segno tangibile di quel progresso che la società si avviava a compiere dopo la guerra .
    In casa mia avevamo un motorino, un Gilera rosso fiammante e ci pareva di possedere un tesoro .
    Serviva ogni giorno al mio babbo per andare a lavoro ed a noi per quanche uscita domenicale a Grosseto per il cinema .
    Si saliva in tre , io nel mezzo seduta sul cuscino del letto ripiegato per fare spessore , la mia mamma dietro , di lato , perchè la gonna stretta non permetteva di allargare le gambe .
    Così sbilanciati si affrontava il viaggio .
    Ricordo i sorpassi , pochi per fortuna , quei camion che pareva non finissero più tanto ci voleva a superarli , e soprattutto ho ancora in mente la tremenda sensazione che avvertivo appena scendevo : i piedi non li sentivo più, informicoliti per essere rimasti penzoloni per tutto il tragitto , non mi permettevano di camminare .
    Ci voleva del tempo prima che la circolazione riprendesse il suo corso normale ed io mi riappropriassi della funzionalità degli arti inferiori .
    Nonostante i disagi , quella trasferta domenicale mi pareva un privilegio di cui andare fiera . Poco importava se davanti al cinema dovevi stare ore in paziente attesa per fare il biglietto, o se il film era di una noia mortale : per quel giorno avevi eluso il quotidiano , ti eri concessa l’eccezionalità del viaggio e se al ritorno ti sorprendeva un acquazzone e ,ferma mezz’ora al Bottegone, ti bagnavi come un pulcino non ne facevi un dramma , nella beata incoscienza della tua infanzia pensavi che avevi forse trovato spunti per il prossimo tema in classe e le bestemmie del babbo nemmeno le sentivi .

  107. viviana ha detto:

    Nello , figurati se non sono d’accordo con te , io che ho mi sono sforzata di insegnare l’italiano per trenta anni .
    C’è da dire , però, che la lingua è l’espressione di una società e questa cambia , si trasforma continuamente, viene in contatto con altre realtà e si adatta ad esse , con un continuo interscambio .
    Nell’epoca in cui viviamo è l’inglese a dettare le regole perchè è in quella lingua che si esprime il mondo scientifico , tecnologico, quello insomma che conta .
    Con una struttura grammaticale più semplice rispetto a quella delle nostre lingue neolatine, l’inglese si adatta bene ad esprimere con sinteticità certi concetti . Ecco allora che la traduzione diventa difficile in alcuni casi , il sinonimo italiano non rende l’idea con la stessa immediatezza del corrispondente termine anglosassone .
    per noi , che abbiamo una padronanza limitata di questa lingua, a volte è difficile capire, intendere completamente, avvertiamo tutto il disagio di chi viene estromesso dal discorso e si trova in difficoltà
    C’è il mio figliolo che cura una trasmissione sportiva su sky di cui noi in famiglia siamo ovviamente i più fedeli ascoltatori.
    Quando parla fa uso di vari vocaboli stranieri ed il suo babbo, finita la puntata, regolarmente lo chiama la telefono e lo rimprovera perchè non ha capito alcune cose dette . Che ci vuole , gli dice , a parlare come dio comanda , con le nostre parole ? Simone obietta che è estremamente difficile tradurre , che il termine inglese è quello appropriato perchè con una sola voce dice quello che in italiano dovresti dire con un inutile giro di parole . Il suo babbo non si convince e non si convincerà mai , ma forse ha ragione Simone .
    Non è che dobbiamo chinare il capo e accettare incondizionatamente che la lingua e la cultura di altri ci sopraffacciano, dobbiamo però anche capire che la globalizzazione esiste , che gli scambi sono saranno sempre più frequenti e pretendere di non esserne contagiati un’utopia .
    Si dovrebbe rassegnare anche la maestra Mascherini , ne sono sicura .

  108. NAZIONAL POPOLARE ha detto:

    Rassegarsi si, ma sbracassi no!

    Un solo esempio: se i francesi si sono dovuti piegare all’intraducibile TIE-BREAK del Tennis (almeno mi pare), orgogliosamente – e forse giustamente – MATCH-POINT hanno IMPOSTO che si pronunciasse sui campi francesi con BALLE DE MATCH, almeno solo un mezzo cedimento, e che da noi potrebbe essere tranquillamente un PALLA DECISIVA!

    Figurati te se noi ci pieghiamo a questi rigurgiti di nazional popolarismo!

  109. LETTERA AL “maggerino” ha detto:

    Mi riferisco al Post di

    1. By maggerino on Apr 26, 2009

    Si avvicina il giorno più sentito
    da chi ama le nostre tradizioni
    da tutti noi è riverito
    ci riempie di colori e di suoni
    di questo noi abbiam appetito
    di poesia, musica e canzoni
    a noi questo ci importa
    quando Maggio bussa alla porta.

    al quale mi permetto rispondere:

    Siccome non detengo il sommo dono
    Su diversa stanza devo scrivere
    Vedendo la tu rima stimo il tono
    Orecchio stride ahimè più che godere
    L’orecchio mio è auso un poco al suono
    Che cosa sembra sia da rivedere
    Lo verso endecasillabo ha da stare
    E no co la lunghezza che ti pare!

    Ricordo che qualcuno disse:
    “…abbia pure la sua trasformazione
    come la vuole la moderna usanza,
    ma se si definisce ottava rima
    ha sempre la sua forma come prima

    Siccome io conto tre versi su otto che sono fuori misura, chiedo se è un mio sbaglio, se è una licenza poetica, se è semplice faciloneria, o manifesta cialtroneria.

    Con tutti li poeti dalla montagna al mare
    Mi scuso per l’indegno mio pseudo si rimare
    Ma nella settimana del Maggio credo che tutti debbano stare un po più arzilli.
    Se poi invece si tratta di mio sbaglio, mi crederete che è solo per amor del vero e non abbaglio.

  110. cespuglio ha detto:

    io continuo ( anche se forse noiso) a scrivere le mie ricerchine della 3° elementare

    LA STAZIONE

    ” La stazione è stata costruita nell’anno 1900.

    Non è sempre stata dove si trova ora, ma prima era ubicata più verso Giuncarico, dove ora ci sono tre alloggi per i cantonieri.

    Questo luogo si chiama tutt’ora Stazione Vecchia.

    Nella stazione di Montepescali ci lavorano 4 capostazioni dei quali 1 è titolare, ci sono anche 4 manovali.

    I capostazione dirigono il traffico dei treni, distribuiscono i biglietti, tassano e registrano le spedizioni di merci e sorvegliano le manovre dei treni.

    I manovali eseguono le manovre di sgancio e di aggancio dei treni, scaricano le merci, lubrificano gli scambi, fanno pulizie, curano i giardini ed eseguono tutti gli altri lavori ordinati loro dai capostazione.

    Da questa stazione tranzitano circa 100 treni il giorno: 60 viaggiatori e 40 per merci, non tutti questi treni si fermano a Braccagni, ma solo alcuni per servizio viaggiatori o per scaricare la merce.

    Dei treni viaggiatori si fermano 4 diretti e 16 accellerati.

    La maggior parte di questi treni percorrono la linea Roma Pisa. Gli altri, dei quali 8 viaggiatori e 4 merci si diramano da Montepescali per la linea di Siena.”

  111. Sarchiapone ha detto:

    caro cespuglio

    non c’è che da farti i complimenti per queste ricerche d’epoca

    ci devi leva però due curiosità: chi era il fenomeno all’epoca te o la tu maestra?
    Perché fare ste ricerche in terza elementare a me non pare poi tanto normale. Intendiamoci in senso buono, ma sempre piuttosto notevoli per un ragazzo di 9 anni. Anche se la maestra si fosse chiamata Mascherini.

    A proposito: come si chiamava di nome la mitica? E il su marito dallo stupefacente naso, lui sempre pronta alla battuta e allo scherzo, si chiamava per caso Pietro?
    Come avranno fatto ad andare d’accordo due tipi così diversi?
    E la loro bellissima figliola dai boccoli biondi e dal bel profilo che pareva il profilo di un cammeo, come si chiamava? Chi sa di loro tracce dopo ave lasciato Braccagni? Magari Viviana……….

  112. viviana ha detto:

    La Mascherini è stata la maestra storica di Braccagni. Sarebbe contenta vedendo quanto spazio le diamo in questo blog .
    Ho un buon ricordo di lei forse perchè la stima che mi riservava era grande e questo mi faceva ovviamente piacere .
    Non era stato brillante l’inizio , non sopportava che fossi mancina e così mi aveva costretto all’uso forzato della mano ” buona” crendomi non pochi problemi . Ricordo , eravamo ancora nelle aule della parrocchia , se capitava che d’istinto cancellassi la lavagna con la sinistra , mi faceva riscrivee tutto e cancellare con la destra .
    Succedesse nella scuola di oggi una cosa simile , la notizia apparirebbe sui giornali : violenza psicologica su un minore .
    Io non ricordo di essere rimasta traumatizzata da certe imposizioni , se così si doveva fare , così facevo , non perdevo l’allegria e tanto meno il sonno .
    Forse c’era a quei tempi un senso profondo dell’autorità ed un rispetto delle regole che non si metteva in discussione .
    Tanto più che, se ti provavi a lamentarti a casa della maestra, arrivava il rinforzo punitivo dei genitori . Quindi zitti e pedalare .
    Quando a metà della quinta elementare lasciai la scuola , la maestra ne fu dispiaciuta e continuò a seguire la mia storia scolastica .
    Aveva una sorella che abitava vicino a casa mia ed ogni volta che veniva a trovarla capitava per una breve visita .
    Non essendo più la mia insegnante si lasciava andare anche a qualche confidenza che prima non aveva mai espresso e così parlava di quel marito ” orso ” così diverso da lei , con la mania della pulizia . Raccontava che al bar da Albino beveva il caffè nella tazzina sempre vicino al manico , convinto che lì nessuno altro aveva appoggiato le labbra .
    La figlia Magda , con quei boccoli biondi , come dice Sarchiapone ( sul prifilo da cammeo mi permetto di dissentire ..aveva il naso ahimè di babbo Pietro ! ) era il suo vanto . Ho letto poco fa in un elenco di ex alunni del liceo classico che si diplomò nel 51 , quindi andò a roma dove si laureò in farmacia . Di lei non ho più saputo nulla .
    La maestra rimase la consigliera scolastica dei miei . A lei chiesero se era il caso che affrontassi un liceo che mi avrebbe obbligato ad andare all’università o piuttosto un istituto magistrale . La sua risposta fu categorica , non dovevo prendere scorciatoie, avevo i mezzi per riuscire ed io la ringraziai per la fiducia .
    Maestra d’altri tempi , adottava i metodi bruschi di tanti colleghi , aveva però una passione per il suo lavoro come nessun altro.
    Ve la ricordate le mela di legno davanti casa , giù al consorzio , dove d’estate regolarmente dovevamo mettere i nostri compiti per ritirarli corretti qualche giorno dopo ?
    provate a chiedere un servizio di questo genere ad un insegnante di oggi !
    E l’avete mai vista la sua casa ? Quel letto di ferro così alto che facevi fatica ad immaginare come potesse salirci ogni sera .
    Mi fermo qui per non tediarvi oltre .
    Ci sarebbe da scrivere un romanzo su questo argomento . Mille episodi , un’infinità di aneddoti che forse interessano solo me e pochi altri nostalgici….

  113. Sarchiapone ha detto:

    ad una donna bella e affascinante la prima cosa che sono disposto a perdonargli probabilmente è proprio il naso!

    non è un caso che mi ricordo in primis i capelli, poi gli occhi……………

    chissa come avevano il naso Beatrice e Laura…

    poi vuoi mettere, una che si chiama Magda………

    p.s.

    – non l’hai detto per cui mi sa che non ricordi, la Nostra si chiamava Assunta

    – del burlone Pietro non sapevo di quella piccola innocente(?) mania, ma ricordo che via via comprava degli aggeggi che emettevano suoni più o meno inusuali, come per esempio il muggito di una mucca o imitazioni di rumori corporali. Poi al bar del Bernasconi si piazzava vicino a qualche ignaro e faceva cantare il “su coso”. Tutti si giravano, e lui per primo: si rivolgeva al malcapitato inebetito e gli chiedeva:
    – ma scusi è lei che fa questi rumori? carino! proprio a Braccagni in un bar doveva veni a falli?
    E io continuo a domandarmi come potevano anda d’accordo Pietro e Assunta

    – su Assunta bisogna che qualcuno intervenga, perchè al quadretto che ne hai fatto bisogna che qualcuno ci disegni il rovescio della medaglia………….io purtroppo(?) non l’ho avuta e non riferisco perchè non ho diretta conoscenza, ma altri che hanno avuto esperienze diverse dalla tua ce ne sono, oh quanti ce ne sono!!!! E allora che parlino, parlino ora o tacciano per sempre!

    – ora che ci ripenso anch’io ci’ho avuto un esperienza a petto a petto con lei. Avevo frequentato a 5 anni la prima elementare in campagna e senza iscrizione. C’ero andato perchè la mi mamma trovava comodo parcheggiarmi li la mattina. La mi maestra, un angelo sceso in terra e di nome Borghini, reputandomi all’altezza, chiese di farmi fare un esame per essere ammesso alla seconda classe. Il direttore accordò la procedura e mi portarono a Braccagni per sostene l’esame. Avrai già intuito che mi fece l’esame. Io mi ricordo quegli occhialoni e du occhi un po scozzati che un sapevo quale guarda…….Alla fine questa maestra tutta vestita di nero e coi capelli tutti tirati dietro la testa e un collettino di pizzo bianco a chi gli chiedeva come fosse andata rispondeva che non era andata bene. Poi quando uscii tutti a fammi i complimenti e io non capivo…..poi dissero, ma la Mascherini scherzava!!! Se i suoi scherzi erano questi…………..

  114. cespuglio ha detto:

    Sarchiappone, è bontà alla mia maestra Lupi, che ricordo era di Piombino e che aveva la fissa di far fare le ricerche sul paese.

    Ricordo che faceva svolgere le ricerche in modo particolare, infatti assegnava ad ognuno di noi ricerche su temi diversi, ma sempre inerenti al paese, poi quando le avevamo fatte ce le correggeva e voleva che uno alla volta dettassimo agli altri la propria ricerca.
    ( non ci sono più le maestre di una volta, vero Viviana ? )

    Anch’io l’anno dopo ho avuto la mitica Mascherini ma solamente in quarta, perchè la quinta me la rifece la Dondolini.

    Per la precisione Marisa Dondolini. Chi di voi se la ricorda?

  115. Nello ha detto:

    Io ho avuto la Mascherini in quinta e, contrariamente a Viviana, non ho bei ricordi dovuti forse al fatto di ripetuti scontri,il più duro a seguito di uno “sberleffo” seguito da un imbecille perchè, durante una delle sue sedute al leggio, giocherellavo col Cama. Reagii dicendole che non s’azzardasse più perchè così non mi trattava nemmeno il mi’ babbo. Non l’avessi mai fatto, chiamò Maria, la mi’ mamma, sperando che le desse ragione, ma davanti a tutti disse che avevo ragione in quanto, è la verità, il burbero Etrusco mai ha alzato un dito e offeso sia me che mia sorella.
    Allora esistevano gli esami d’ammissione alle Medie e le a gufsrmi che non sarei riuscito: dei pochi che di classe mia li tentarono fui il meglio; si prese la rivincita la settimana dopo dandomi la sufficienza scarsa all’esame di quinta. Ha continuato a dire che avrei fatto buttare via i soldi ai mie genitori con il voler studiare: non avrò fatto sfacelli ma sempre promosso a giugno (meno in quinta ITI passato a ottobre). Avrà avuto, se era ancora in vita, soddisfazione quando ho fatto il “Goliardo”,chi vive di rendita alle superiori stando attento a scuola e studiando poco a casa, difficilmente prende la laurea, se non ,come dico io, in Cartomanzia, specializzazione scopone e tre setti ma questa è un’altra storia.
    Sarchiapone non correggere Viviana (sennò fa come la Mascherini con me): lei giustamente ha parlato del bar di Albino, mi sembra che i Bernasconi siano (ri?)entrati dopo che la famosa maestra era andata in pensione.

  116. Carlo Vellutini ha detto:

    Tornando sul blog a qualche giorno di distanza ho visto, parlando di una maestra della Braccagni che fu, una bella disquisizione su un italiano “inquinato” da tanti vocaboli stranieri. In effetti noi giornalisti siamo abbastanza (se non molto) colpevoli. Però facendo parte della generazione dell’ “inglese al posto del latino”, mi assumo molte delle responsabilità che, anche direttamente, mi riguardano. Vi spiego anche il perché. Personalmente penso che una lingua per essere “viva” debba evolversi. Questo ovviamente non avverrà con il latino (che non è più usato) o con il greco antico, ma sicuramente con il nostro italiano sì. Così come è avvenuto con l'”inglese americano” che, rispetto al “british” ha riadattato diverse parole delle lingue usate dagli emigranti (vacation invece di holyday, apartment invece di flat ecc. ecc.). Lo stesso accade con la nostra lingua. In genere discuto su questo con mio padre che, da buon professore – e diplomato al classico- è decisamente purista. Dunque sta attento all’uso di quei congiuntivi che anche io apprezzo, ma che non mi scandalizzo più se la tv (che abbassa la qualità rispetto allo scritto) spesso dimentica. Per queste ragioni non mi scandalizzo neppure se importiamo nuove terminologie “italianizzandole”. La prima parola che mi viene in mente è “chattare”…Così come non mi meravigliano neppure le necessità di “americanizzare” il linguaggio. E’ un classico, oltre Oceano, il fatto di abbreviare i termini “BBQ” per “barbebeque” o “B2B” per “be to be”…Lo stesso sta avvenedndo da noi con gli sms “Chi 6?” invece di “Chi sei”, “xché”, invece di “perché”. Credo che una lingua sia bella proprio perché, come avviene con il mondo, si evolve…Sinceramente non mi sento un puritsa, ma credo che una maestra ed una scuola meno conservatrice e più aperta al mondo che evolve, dovrebbe tenere in considerazione tutto questo. Anche perché lo scopo di una lingua è quella di essere compresa. Quando inziiai a scrivere mi dissero: “ricordati che ti legge gente laureata, ma anche gente senza titoli di studio…e tutti ti devono capire”. Giusto, aggiungo io, restando, comunque, fermo che a scuola l’italiano venga insegnato in maniera corretta.

  117. Sarchiapone ha detto:

    pe Nello e pe la comunità:

    Non mi pare di aver corretto Viviana, ma in quel periodo in quel bar ci so stati diversi giri di valzer per cui pol’esse Albino e pol’esse il Bernasconi.

    Tanto pe un fassi manca gnente ve la do io la versione dei fatti:

    – fino al 52-53 l’ha avuto Franco (Mattafirri) Bernasconi e Morea
    – poi per 2-3 anni Albino Tavarnesi
    – a seguire Nello Anselmi (il Cucco)
    – poi la signora Golfini di Livorno (la bionda)
    – poi la famiglia Peruzzi (Urbano, Carla e Pierina)
    – nel ‘60 rientra il Mattafirri con Morea
    – nell’80 entra Enrico Bernasconi con moglie, cognato e cognata, che per ora è sempre al pezzo!

    Ora basta fa du conti e vedrai che ci pol’esse stato sia il Bernasconi che Albino, forse il Cucco……….

    Abbasta?

  118. cespuglio ha detto:

    ….eccovene un’altra:

    IL CONSORZIO AGRARIO

    ” Il consorzio di Montepescali si compone di tre grandi fabbricati, uno costruito prima della guerra e gli altri due alcuni anni fa, perchè quello vecchio non bastava più a contenere i cereali.

    Addetti al consorzio sono il sig. Pietro Mascherini e un altro impiegato.

    Il consorzio acquista dai contadini il grano appena raccolto e lo mette nei magazzini. Durante l’anno lo vende ai mulini che ne fanno richiesta, spedendolo con i treni o con i camion persino in sicilia.

    Acquista dagli stabilimenti industriali concimi chimici che rivende agli agricoltori del posto per concimare i terreni.

    Altri prodotti che il consorzio acquista per gli agricoltori sono: lo zolfo, il solfato di rame, le farine per il bestiame, gli insetticidi per difendere le piante dai parassiti, i carburanti per i trattori ecc..

    Il consorzio vende pure i pulcini d’allevamento, la pasta, lo zucchero, i legumi, l’olio, il sapone ecc..

    Intorno ai magazzini c’è un gran piazzale asfaltato, recintato da un muro e rete, dove sostano i camion e i carri agricoli che vi si recano per acquistare e portare i vari prodotti.”

  119. cespuglio ha detto:

    Alla domanda ” chi conosce questa farfalla” rispondo:

    trattasi di una falena della famiglia delle sfingidi il suo nome è LIME HAWK-MOTH della specie MIMAS TILIAE.
    Ha un’apertura alare di circa 55/70 mm. vola di notte nei mesi di maggio e giugno.
    Gli adulti non mangiano e depongono le loro larve prevalentemente su olmi, betulle, querci e lime.

    se vuoi maggior informazioni…… io t’ho trovato il nome.

  120. SFINGE DEL TIGLIO ha detto:

    Onore Al Cespuglio!

    Non solo ci fornisce preziose “ricerche d’annata” (perché non ci ricordi ogni volta la data e la maestra committente?) ma in pochi minuti risponde al quesito delle foto!!!

    Non era una sfida, ma solo la curiosità di sapere cos’era, perche la foto l’ha fatta il sottoscritto a Braccagni e da quello che ho letto, grazie alle sue indicazioni, vive con Tiglio, Betulla, Olmo e Quercia. Avendo in zona questi ultimi due penso che colà sia il suo regno.

    Per curiosità ho trovato:

    Asta su e-bay per 3 LIME HAWK-MOTH da Lincs UK, Regno Unito 3 disponibili
    http://cgi.ebay.it/Livefood-Lime-Hawkmoth-Mi-tiliae-PUPA-x-3_W0QQcmdZViewItemQQitemZ260277641414

    MIMAS TILIAE = Sfinge del tiglio
    http://www.naturamediterraneo.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7826

    praticamente due foto identiche a quelle pubblicate
    http://www.actafungorum.org/floraitaliae/viewtopic.php?f=81&t=3225

    bene! Così sappiamo che possiamo disporre anche di questo servizio sul blog!
    credo proprio che non mancherà il lavoro

    di nuovo complimenti!

  121. viviana ha detto:

    c’è di tutto in questo blog , i contributi sono i più vari .
    Fa piacere farne parte .

  122. viviana ha detto:

    Nello ieri ha rammentato Maria ed Etrusco .
    Quante volte mi hanno ospitato quando la mia mamma doveva correre a Ribolla dal babbo malato . Ero con loro la domenica di Pasqua quando il mio nonno morì .
    Un’ospitalità naturale , scontata, perchè allora usava così.
    Etrusco poi mi aveva visto crescere lì in cabina e aveva dato una mano all’ora di pranzo distraendomi per vedere se qualcosa riuscivo a mangiare .
    Già , perchè per chi aveva patito la fame della guerra ed ora poteva permettersi un po’ di tutto , non voler mangiare era proprio inconcepibile .
    Mancina e disappetente , doppia disgrazia in famiglia !
    Mancina lo sono rimasta , disappetente proprio no !

  123. viviana ha detto:

    Ho riletto le notizie sulla stazione e sul traffico dei treni . Eravamo fortunati accidenti , l’aurelia a nord e la linea tirrenica del treno alla fine del paese . Se le vie di comunicazione sono da sempre stati considerati gli indici delle posssibilità di sviluppo di un luogo , noi eravamo messi proprio bene .
    A me personalmente dava un po’ fastidio il nome della stazione : ” Montepescali scalo ” , quasi fossimo una succursale del più titolato paese vicino .
    In treno andavo a Grosseto e d’estate al mare a Follonica : ombrellone , sporta con il mangiare , acqua e vino , asciugamani per il dopo bagno . Domeniche da incubo , di cui magari avremo occasione di parlare una di queste volte .
    A grosseto invece mi recavo per accompagnare la nonna al cimitero . Si partiva col treno delle 2 e si tornava la sera dopo le 6 . Se considerate che in un quarto d’ora si arrivava in città e che in cinque minuti eravamo già al cimitero , potete immaginare che allegria ,per una bimba di sette -otto anni, tutto il pomeriggio alla Misericordia .
    Per ingannare il tempo leggevo i nomi sulle lapidi – presto li imparai tutti a memoria – e poi facevo i conti sull’età che avevano i defunti quando erano passati a miglior vita .
    Il tempo non scorreva mai e non vedevo l’ora di tornare a casa .
    In treno la nonna inscenava la solita pantomima con il controllore per non pagare per me il biglietto : mia nipote sembra grande , ma è piccola , è alta ma non troppo e via con tutte le giustificazioni che una fervida fantasia le suggeriva.
    Io mi vergognavo da morire , sarei davvero voluta diventare piccola come un moscerino e sparire .
    Alla mia nonna piacevano tanto le contrattazioni e , con quel modo di fare un po’ burbesco , tipico della gente di paese , cercava di approfittare di alcune circostanze che eventualmente le capitavano. Racconto questa e chiudo.
    Un pomeriggio passavamo a piedi lungo la strada della stazione . Poco prima della chiesa , sulla sinistra, c’era una specie di rimessaggio di materiale edilizio di un costruttore , mi pare si chiamasse Paris , ma forse sbaglio . Un cane che faceva la guardia , quando ci vide , si mise improvvisamente ad abbaiare e costrinse me a fare un salto indietro per la paura . Il padrone corse a vedere cosa era successo e si scusò. La nonna però , che aveva adocchiato dei bei vasi da fiori colorati , cominciò a farla lunga : mi ero impaurita , stavo ancora tremando ,la digestione mi si era bloccata ecc ecc, insomma avrei avuto diritto ad un piccolo risarcimento . Quel vaso colorato là in fondo poteva andare bene . Il proprietario capì l’antifona , sorrise e le consegnò il vaso . Io , ancora una volta , imbarazzatissima , certe sceneggiate non facevano per me .

  124. Sandra Bonaiuti ha detto:

    Cara Viviana, non capisco perchè ti desse fastidio il nome della Stazione Montepescali Scalo. In fin dei conti è il nome di tutti i paesi che hanno una stazione ai loro piedi:
    Sticciano Scalo
    Roccastrada Scalo
    Stazione di Paganico
    etc etc. sai quante ne esistono in Italia?
    D’altra parte voi eravate e siete tutt’ora abitanti di quella frazione, e non succursale, ma effettivi abitanti di Montepescali Scalo come gli Sticcianesi (Scalo), i Roccastradini (Scalo) i Paganichesi (Scalo) etc. etc. Se poi a Montepescali Scalo a qualcuno venne in mente di ribattezzarlo con un “Cognome”, forse ciò dovrebbe dare più fastidio a me come Montepescalina! Ma questo a me personalmente non fa nè caldo, nè freddo in quanto istituzionalizzato, neanche 30/35 anni fa, quando ci venivo da “bimbetta” in quanto per me è sempre stato Braccagni. Poi ora che so che è tipico della mentalità dei Braccagnini mettere i soprannomi, a loro tempo lo vollero mettere (il soprannome) anche alla Stazione, ovvero da Montepescali Scalo a Braccagni, ma “vostro malgrado” sempre Montepescali Scalo è! Almeno per le Ferrovie Italiane…..e per i Montepescalini.
    Saluti comunque e spero che ora il nome non ti dia più fastidio come una volta! Ora che Montepescali stà quasi diventando suddito di Braccagni…….Avete tutto voi! O bisognerà trovare un nuovo nome che comprenda Montepescali e Braccagni (Montepaccagni potrebbe andare).

  125. BRACCAGNI ALTO ha detto:

    l’occasione è troppo ghiotta, di quelle che capitano una volta nella vita:

    il brillnate spunto del post precedente ha una sola ed indiscussa indicazione: adottateci voi del piano, noi stiamo portando tutto all’ammasso…….

    chiamateci BRACCAGNI ALTO!!!!!!!!!!

  126. bischeri de su e de giù ha detto:

    che ne dite di:

    bischeri de su
    e
    bischeri de giù?

  127. ognuno a la su astoria ha detto:

    ognuno a la sua storia quindi non avveleniamoci più di tanto. Montepescali rimane un paese medievale con la sua lunghissima storia e braccagni un paese che sta crescendo. quindi suvvia lasciate fare questi battibecchi ai vecchi non vi si addice

  128. BISCHERI e RONDINI ha detto:

    No, i bischeri o di su o di giù sempre bischeri so
    e poi si riconoscono al volo.

    Se un ciuco vede vola du rondini è inutile che provi a vola anche lui,
    l’unica cosa che li accomuna è che stanno tutti sotto il cielo

  129. Sandra Bonaiuti ha detto:

    Ma è quell’aggettivo ALTO che darebbe noia, anche quello…..a Braccagni basso vero?

  130. BRACCAGNI e BRACCAGNI ALTO ha detto:

    non ci allarghiamo troppo

    BRACCAGNI ALTO va bene
    BRACCAGNI è così, punto e basta

    un ci’avrai mica il complesso dell’altezza!
    poi lo sai, noi siamo a ghiace’, mica in basso

    per me, io te la voto!

  131. mastrociliegia ha detto:

    Cara Viviana, come vedi certi argomenti toccano la sensibilità delle persone, come del resto, all’epoca, toccarono l’innocente curiosità di una bambina, che probabilmente non capiva perchè un paese avesse due nomi.

    Propongo alla redazione l’apertura di un’apposita stanza, che potrebbe portare il nome “Polemiche in libertà” o “Battibecchi in libertà”, in modo che ogniuno abbia il suo sfogo.

  132. Torquemada ha detto:

    Propongo di compra un par d’occhiali e una candela col moccolo a Mastrociliegia:
    sveglia nonnino, la stanza c’è di già, è quella dove stai scrivendo!

    Cara Viviana, vadi tranquilla, ogniuno a le su idee e i sui modi………………….

  133. stazione ha detto:

    ragazzi non ci facciamo del male, purtroppo per questioni burocratiche non possono cambiare il nome alla stazione come succede a quella di Campiglia che è a Venturina (mi sembra si chiami così) lo stato non ha nè la volonta’ nè i soldi per farlo, vedi anche la posta.
    Comunque non sono daccordo con mastrociliegia per l’apertura di una stanza ci sono fin troppe polemiche non buttiamo benzina sul fuoco

  134. viviana ha detto:

    non volevo suscitare polemiche , dio me ne guardi !
    una sola precisazione : a dispetto della denomimazione ufficiale , lo dico sinceramente , quelli della mia età non si sono mai sentiti abitanti di Montepescali scalo : avevamo acquistato da tanti un’autonomia che ci rendeva orgogliosi e sapevamo che l’avremmo consolidata con il tempo .
    Le mie riserve su quella scritta alla stazione fanno un po’ sorridere oggi che viviamo in un clima di globalizzazione e gli scambi con il mondo intero sono continui.
    Io , poi, la meno indicata a sostenere atteggiamenti campanilistici : in casa mia ha vissuto per anni una nuora uzbeka , ora ce n’è un’altra thailandese .
    Come posso sentire lontano e rivale Montepescali ??

  135. moderator ha detto:

    Tutto ciò che riguarda Montepescali e annessi c’è la categoria “Montepescali e gli Usi Civici”.

  136. scrigno ha detto:

    cara viviana, non solo quelli della vostra eta non si sentono di Montepescali scalo ma nemmeno la mia generazione e quella dopo e dopo ancora.

  137. Nello ha detto:

    Scrigno se quello che hai scritto in precedenza risponde al vero, dubito che tu sia di una generazione diversa da quella di Viviana: lei ha un anno più di me e tu.secondo quanto hai scritto ne hai , al massimo, uno meno di me (anche se Luciano e Moreno erano in classe con me).
    Non credo che sia il caso di riaprire la discussione Montepescali etc- Braccagni. Partiamo dal dato che l’unico doppione è quello fra Scalo e Stazione perchè Braccagni indicava l’agglomerato lungo l’Aurelia e Scrigno nei suoi scritti avrà sicuramente una ricerca all’uopo, mi ricordo che era un classico. Se proprio non ha scritti si ricorderà delle partite al glorioso campo dietro la chiesa fra Braccagni e Stazione con confine la casa dello Zarola.
    Per quanto riguarda il campo sportivo, buona la ricerca, aggiungo che durante una partita Winter disse all’albitro che il filo spinato, di cui Luciano aveva fatto mensione, era fonte di pericolose cariche elettrostatiche a causata dalla linea ad Alta Tensione, per cui fu intimato all’U.S. di togliere la rete quindi di non giocare più lì. Fu scelta in un primo tempo la soluzione di sostituirla con barriere di tavole ed in un secondo tempo, in pratica, ruotare di 90° il terreno di gioco con la buffa situazione di avere mezzo campo ben sodo con erba (non soffice come diceva Luciano) e l’altra metà, in caso di pioggia, vera e propria palude.

  138. scrigno ha detto:

    nello, il dopo dopo era un modo di dire, pero’ penso che tu mi stia confondendo con cespuglio, amche se io non sono una ragazzina
    ho quasi 10 anni meno di te. Non è certo mia intenzione continuare a discutere dell’argomento sopracitato.

  139. cespuglio ha detto:

    Questa è l’ultima ricerca che ho in questo quaderno:

    BRACCAGNI

    ” Braccagni prese nome da un famoso oste che si chiamava Braccagni.

    Dopo il sig.Braccagni venne ad abitare nell’osteria il sig.Tacchi.

    La casa del Tacchi era dove adesso c’è la fattoria del comandante Concialini.

    Poi venne costruito nel 1911 il palazzo del sig.Pieraccini.

    Nel 1922 fu costruita la cabina elettrica, nel 1928 venne asfaltata la via Aurelia, che prima era polverosa.

    Nel 1940 fu costruita la chiesa.

    Dal 1945 ad oggi sono state costruite tutte le altre belle case che hanno fatto il nostro paese così interessante.

    La scuola elementare è stata costruita nel 1954.

    Piccolo commercio: generi alimentari negozi 4 , latterie 2, tabaccherie 2, macellerie 2, trattorie 2, bar 3, farmacia 1, forno 1, mercerie 2, calzolerie 3, ciabattini 3, negozi dove vendono giocattoli e porcellane 2.
    Le industrie sono: molino del sig. Massini, frantoio del conte Guicciardini, confezioni di pantaloni a diomicilio Alvaro, sartorie 3 , cantine 2.

    Uffici: Ente Maremma, ufficio postale, Monte dei paschi, consorzio agrario, ufficio contabilità della cooperativa, cabina elettrica.

    A Braccagni ci sono inoltre 2 negozi di barbiere e 2 parrucchiere per donna, 2 botteghe di falegname, 2 meccanici, 2 fabbri, 1 arrotino e 1 orologiaio.

    Gli abitanti sono circa 1200 e c’è anche la caserma dei carabinieri.”

    Se mi capita tra le mani qualche altro vecchio quaderno non mancherò di annoiarvi nuovamente.
    Sperando che ci sia anche la data.

  140. Sandra Bonaiuti ha detto:

    Caro Moderator, mi deludi, ci tieni proprio a separare Noi di Montepescali da voi di Braccagni, anche con le sezioni del Blog. Questa in particolare l’ho scelta di proposito in quanto “Parole in Libertà” ed ho risposto ad una sorta di goliardica provocazione di Viviana e come vedi ne sono venute fuori di “parole in libertà”. Mai sarei andata a rispondere nell’altra sezione che tu indichi. Sinceramente, se sei la persona che credo, non me lo sarei mai aspettato. Anzi ti volevo anche chiedere come mai nella sezione del Sito dove mangiare ci sono indicati giustamente i ristoranti di Braccagni, ma anche delle Versegge, come mai non ci sono i ristoranti di Montepescali? Pagano poco?
    Ciao

  141. Io sto con la Sandra ha detto:

    Io sto con la Sandra

    anche Torquemada l’ha ribadito per Mastrociliegia: è qui la stanza!

    indicare la Categoria “Montepescali e gli Usi Civici” per tutti gli argomenti che riguardano il Paese Alto mi sembra come minimo voler ghettizzare. Paese e abitanti.

    No, caro Moderator non sono per niente d’accordo con te, mentre lo sono con la Sandra. E anche in relazione al tono dell’osservazione che ho trovato innocente e spontaneo prima in Viviana e di spirito e in linea con il “suo carattere” per Sandra.

    Non a caso mi confesso essere quello che ha ripreso lo spunto che mi ha offerto proprio lei per proporre provocatoriamente, ma con lo stesso spirito leggero, di adottare il nome di Braccagni Alto.

    Altri non hanno capito ne l’antifona ne il livello dello spirito e hanno cominciato a sbandare con sparate più o meno “non in linea”.
    Non è un dramma, succede nelle piazze, succedeva nei bari, può succedere anche nel blog che qualcuno prenda per la tangente e percorra le proprie orbite.

    Ma un conto è per “la folla indistinta” e un’altro conto dovrebbe essere chi ricopre il compito di moderatore. Credo che il tono di questo dovrebbe essere sopra le parti e se possibile un gradino più tollerante, lungimirante, comprensivo ed equanime.

    Non me ne voglia il Moderatore, ma spero che anche questa serva a farci meglio comprendere e convivere per il futuro.

    Dedicata al mi amico Pizzicato
    Lentamente muore

    Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
    giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
    rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

    Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
    bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
    sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
    all’errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
    lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
    sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
    consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
    non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
    chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
    giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
    fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
    chiedono qualcosa che conosce.

    Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
    richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
    respirare.
    Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
    felicità.

    (P. Neruda)

    Ad maiora semper

  142. mastrociliegia ha detto:

    Io non ho ghettizzato nessuno, volevo solo sottolineare in maniera ironica che su questo blog, gira e rigira, tornano sempre a galla queste polemiche fra Montepescali e Braccagni, che mi sembra interessano a pochissime persone.
    Trovo che questo blog sia uno strumento utile di confronto e dialogo, va bene il campanilismo, ma se ogni volta che lo leggo trovo quelle che a me sembrano polemiche e battibecchi inutili mi annoia, oltretutto è anche triste graficamente!!

  143. Io sto con la Sandra ha detto:

    non era rivolta a Mastrociliegia la mia accusa di ghettizzare, a lui avevo richiesto solo un paio di occhiali nuovi, si sa nel su ambiente, tra segatura trucioli asce e colle, ogni tanto andrebbero cambiati!

    ciao Mastro, e saluti al birichino da parte di Lucignolo!

  144. Sandra Bonaiuti ha detto:

    Scusate se non ci sono, almeno da parte mia, allineamenti a linee guida più intellettuali come i primi interventi di questa sezione relativi allo scambio di idee sui vari generi musicali che trovo interessanti, ma forse un po’ noiosi per un dibattito “epistolare”. Magari più adatti a confronti diretti. Sinceramente più sono lunghi i post e più profondi sono i concetti, meno viene la voglia di partecipare, almeno per me. Poi Voi Vati, ideologi, letterati e quant’altro, all’altezza di dibattiti di gran lunga superiori alla media, lasciate spazio anche a gentuccia di paese che si diverte con i pettegolezzi! Tra l’altro siamo circondati ed inondati da stampa, tv etc. che propongono “Oratori”, Vati, ideologi, letterati di ogni genere. Ora anche la Sentinella sarà ispiratrice di Oratori e Vati de noantri.
    Ciao e W i post pieni di pettegolezzo e sano campanilismo!

  145. Carlo Vellutini ha detto:

    Vedo che in questi giorni è montato un bel dibattito legato ai nomi, alla stazione, a Montepescali Scalo, Braccagni ecc. ecc. Sinceramente non mi scandalizza il fatto della stazione denominata Montepescali (come dice Sandra solitamente la stazione nasceva ai piedi di un paese e, dunque, lo scalo era dello stesso)…Semmai la presenza della Stazione e dell’Aurelia, sanando la pianura e con lo sviluppo dell’agricoltura ha dato il via alla nascita della moderna Braccagni. Forse è un caso che a differenza di altre realtà il nostro paese non abbia preso il nome di quello precedente aggiungendo il termine Scalo (così è avvenuto a Sticciano o a Capalbio…ma come veniva ricordato è simile a ciò che avviene con Venturina -che fra l’altro essendo decine di volte più grande di Campiglia ne è frazione-!!!). Credo che invece ci si debba interrogare molto sul fatto di Braccagni “paese dai tre nomi”. Cioè Braccagni per il Comune e lo stradario, Montepescali per le Ferrovie e Montepescali Stazione per le Poste. Oggi per fortuna si inviano meno telegrammi, ma provate voi da Siena ad inviarne uno a Braccagni, vi prenderanno per pazzi…oppure provate da Bergamo a chiedere un biglietto del treno per Braccagni…anche in questo caso vi guarderanno in maniera strana!!! Capisco che le Ferrovie non aggiungano il nome Braccagni (perché costa troppo…poi sarà realmente così cambiare tre insegne o cambiare il nome su un programma del computer?), così come le Poste (stessa cosa…ormai è tutto informatizzato!!!), però questo è un evidente problema, considerando anche che se andate a firmare un contratto dell’Enel, oggi Braccagni è Montepescali Stazione!!!

  146. Io STAVO con Sandra ha detto:

    Carissima Sandra

    Il mal volsuto unn’è mai troppo!
    Diceva la mi nonna

    Io ci’ho provato…….ma se devo piglia bacchettate sulle mani che cerco tendere in amichevole aiuto, non c’è problema: ho sbagliato indirizzo e mi ritiro in buon ordine.
    Esiste anche la concreta possibilità che tu abbia scambiato fischi per fiaschi, il Moderator per una altra persona e il sottoscritto con chissà chi, ma io devo attenermi ai fatti e non alle mie impressioni.

    Ognuno si cuoce nel brodo che preferisce.

    Però una piccola notazione: se vai in un posto e non ti piace non è certo un obbligo rimanerci. Puoi sempre uscire ed andare in un altro che più ti soddisfa.
    Per quanto vedo io, mi sa che di gente che apprezza e frequenta questa “stanza” ce ne dev’esse tanta, anzi parecchia. Scommetto molta più perfino della mitica e leggendaria rubrica MONTEPESCALI E GLI USI CIVICI. Ma anche il fatto che piaccia ai più non è certo motivo sufficiente perché DEBBA piacere anche a te.

    Allora ti chiedo scusa, ma a me era sembrato che proprio tu rimproverasse il Moderator di volerti ghettizzare nella Categoria del paese e degli Usi civici, e io, ingenuo, mi so precipitato in un aiuto, in verità non richiesto.
    E invece poi vieni a rivendicare lo spazio in lavanderia per “divertissi con i pettegolezzi della gentuccia di paese”.
    Pe la serie: “dove ci sta gusto non c’è perdenza”!

    Ci’ha l’occhio lungo e fino il Moderator: complimenti! Aveva capito tutto, e quello che è peggio l’aveva pure detto! Ovvio che mi devo scusare soprattutto con lui.

    Saprà il da farsi senza tanto scervellarsi: basta che apra – a gentile richiesta – la una nuova stanza “Pettegolezzi in lavanderia” e almeno un’appassionata fissa, felice ed esaudita c’è!

    Mi sarebbe piaciuta ora una citazione del tipo:

    “… Non vogliate negar l’esperienza
    di retro al sol, del mondo sanza gente.
    Considerate la vostra semenza
    fatti non foste a viver come bruti
    ma per seguir virtute e canoscenza”

    (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)

    sai che palle………………

    ma visto il vento che tira, il disturbo alle orecchie e soprattutto alla testa che danno i versi, meglio limitarsi a un più casereccio

    “Il mal volsuto unn’è mai troppo!”

    E pensare che io credevo che le poesie fossero come le benedizioni: non mi risulta che abbiano mai fatto male a nessuno……………

  147. moderator ha detto:

    Il fatto di aver fatto riferimento ad una “stanza” dedicata a Montepescali (e gli usi civici) era solamente per dire che da parte nostra c’è attenzione al paesello turrito. Ma è normale che la discussione si può sviluppare anche in “Parole in LIBERTA'” (e qui mi riferisco all’ultimo post).

  148. arti, mestieri, botteghe e altro ha detto:

    Caro Cespuglio

    Da quello che dici e dalle cifre che hai riportato credo che le tue ricerche non siano precedenti al 1955-56, e forse sono anche più giovani.

    Ci sono delle segnalazioni che non mi risultano chiare, altre con omissioni, e fra tutti vorrei vede se si riesce a ritrova le fila di questa interessantissima ricerca.

    1° – Dopo il sig.Braccagni venne ad abitare nell’osteria il sig. Tacchi
    Probabilmente il sig. Tacchi era in realtà Ida Tacchi, zia di mio suocero Alfiero Pieraccini, cioè sorella di sua mamma Annina. Fu Annina la prima grande cuoca dell’osteria che poi divenne dei Pieraccini

    2° – Piccolo commercio
    Generi alimentari 4: potrebbero essere
    – Alfio Filadelfi
    – Le Vecchiati (poi Bernasconi)
    – La Cooperativa gestita da Sollecito Tavarnesi (Pisellino)
    – Alfredo Pasquni (Brencio) e Dosolina
    Latterie 2: io ne ricordo solo una
    – Renato Vannini
    Tabaccherie 2:
    – Alfio Filadelfi
    – Alfiero Pieraccini (Pinzacchia)
    Macellerie 2:
    – Plinio Vannini
    – Spartaco Fiorilli
    Trattorie 2:
    – Bar Tavarnesi
    – Osteria Pieraccini
    Bar 3:
    – Bar Tavarnesi
    – Federico Costi e Nilia
    – Le Vecchiati
    Farmacia 1
    – Farmacia del Braccagni d.ssa Bianca Vecchieschi
    Forno 1
    – Lugano Mariani (Martano)
    Mercerie 2
    – Vannini Plinio
    – ______________???????
    Calzolerie 3 ???
    – Vannini Jenny
    – _______________???????????
    Ciabattini 3:
    – Lauro Baroni
    – Domenico Martini
    – _______________????????
    Negozi giocattoli e porcellane 2
    – Rina di Walter Cerretani
    – Antonino Sapienza

    Molino di Leone Massini
    Frantoio dei conti Guicciardini
    Confezioni pantaloni a domicilio Alvaro (chi?)
    Sartorie 3:
    – Giuseppe (Pino) Zarola
    – Ivano (?) Monaci fratello di Rapastrella
    – Walter Cerretani (Garalla)
    Cantine 2:
    – _____________??????
    Barbieri:
    – Guerrino Terzo
    – Silvio Ferretti (il Micio)
    Parrucchieri per signora 2
    – Giovanna
    – _______________????????????
    Falegnami 2:
    – Febo Bonelli (Truciolo)
    – Urio Massetti (Pampurio)
    Meccanici 2: o forse 3 ????
    – Aladino Tavarnesi
    – Silvio Ferretti (Provino)
    – Pietro Zanchi
    Fabbri 2:
    – Aldo Bandinelli (Filanciano)
    – Albino Bonelli
    Arrotino 1:
    – nella strada del Bandinelli, dopo il Dringoli, mi sfugge il nome
    Orologiaio:
    – possibile che sia Varo (?) che apri nel palazzo della Cooperativa?

    Anche se ci fermiamo al 1955 mi preme segnalare una mancanza che mi riguarda direttamente.

    Fin dal 1952-53 c’era la Ferramenta Tonini prima gestita dal mi nonno Francesco, dalla mi zi Anna e al ritorno da scuola dal sottoscritto. Poi venne tutta la famiglia dagli Acquisti e quindi la gestione passò al mi babbo, alla mi mamma e poi al mi fratello Rodolfo.

    Mi pare una grossa lacuna, ma non me la piglio.

    Piuttosto sarebbe bello riempire le caselle vuote e affinare anche di più i dati. Credo che ognuno di noi abbia in casa qualcuno per poter puntualizzare e completare questi dati.

    Diamoci tutti un po’ da fare!!!!!!

    e di nuovo MILLE COMPLIEMENTI A TE E ALLA TU MAESTRA!!!!!!!

    roberto tonini

  149. cespuglio ha detto:

    Roberto, io ho trascritto quello che allora mi è stato dettato come ricerca fatta dai miei compagni e quindi coetanei.
    Capisci eravamo ragazzi di 8 anni. Ci sta che a livello interpretativo, alcune cose , non venissero prese nel modo giusto oppure tralasciate.

    Oggi ti posso dire che mi sembra di ricordare che la 2° partucchiera si chiamasse Elettra (Berretti ?), l’arrotino Corrinaldesi ( il babbo di Giancarlo e marito dell’ostetrica),una delle due calzolerie mancanti era Lauro che oltre a ripararle le vendeva le scarpe, l’orologiaio hai ragione si chiamava Varo (marito di Miris di Montepescali) e era nel palazzo della cooperativa. Qualche casella l’ho riempita ma non mi ricordo altro.

    A proposito l’anno era il 1958/59.

  150. cespuglio ha detto:

    Ora mi ricordo ,il sarto Alvaro era un signore che veniva dalle zone della Bartolina con una vespa e espletava il suo mestiere facendo il giro dei poderi e case. Ricordo tral’altro che faceva parte della squadra del maggio della Bartolina dove suonava il sassofono.
    (mi ha cucito il vestito della mia prima Comunione).
    La seconda merceria non era forse Ilva o la sua mamma Speranza?
    Il sarto, Monaci si (bucacenci) ma non ricordo il nome quello che ha sposato la figlia di Solidea (la bidella mitica).

    Il ciabattino mancante mi sembra che sia stato uno Zanchi che scendeva da Montepescali e era parente del macellaio.

  151. scrigno ha detto:

    Roberto, ti ricordi se la Bottai (mamma di Anna )ha avuto un piccolo bazar dove ora c’è la casa di Mirio Mascelloni? E se non era lei chi era? il periodo che mi ricordo era verso la metà degli anni ’60.

  152. Cespuglio ha detto:

    Roberto.
    Mi sa che in quegli anni la bottega da fabbro non era ancora del Bandinelli, ma di Rino Bottai.

  153. arti, mestieri, botteghe e altro ha detto:

    Ricapitolo i casi sui quali reciprocamente cercare conferme e precisazioni, ma possono intervenire anche altri, se possibile

    Mercerie: probabilmente è Ilva, basta sentire marito o figlia su che data inizio, mi pare in luogo diverso dal finale

    Calzolerie: ammesso che fosse Lauro il secondo, ma non pare che avesse un vero e proprio negozio, forse su ordinazione te le faceva venire? Sentire Guido

    Parrucchiera: hai ragione, era la mitica Elettra, cercare il cognome – anche di Giovanna (Ferretti ?)

    Meccanici: basta sentire Pietrino quando apri lui, e quando andò via Provino. Pietro ci potrebbe di anche del terzo (?) calzolaio di Montepescali che veniva da Montepescali e forse era parente suo.

    Il Bottai si, ma c’è da chiarire cosa facesse allora Aldo Bandinelli: lavorava forse con lui fino alla sua morte (ricordo per una congestione con una bibita ghiacciata)

    Il negozio che dici te nella casa di Mirio non lo ricordo, ma ti posso dire che in quei tempi ce ne aveva uno la mi zia Anna di casalinghi e articoli da regalo dove ore c’è il Fritz. Bisogna coinvolge qualcuno dalla memoria buona. Uno potrebbe esse Beppe Caloni, un altro Carlo Pondini, poi forse Astelio, Torero, Orestino, forse anche Viviana si ricorda qualcosa.

    Proviamoci e quando s’è trovato un po’ di robba ci si risente qui nel blog. senza fa troppe spisciagnolate perché sennò i caporioni ci bezzicano che si fa troppe pisciatine………

    Proviamo noi a vede se si ritrovano i capostazione mitici dell’epoca. Io ti sparo Amilcare Barsotti, il Nelli e il Fregoli. Poi venne il Tosi, più tardi, che abitava qui dove ora è casa mia, che fu un mito e un grande casinaro casinista insieme a me e al Frustalupi………….caccia al tesoro con le macchine……primi anni ’60!!!!

    Ci vuole di aggregare alla ricerca gente un po’ sonata come noi……..intendo pe ste cose!

    roberto tonini

  154. viviana ha detto:

    Conosco quasi tutti i nomi , ma da sola non avrei mai saputo compilare una lista del genere .
    Man mano che leggo appaiono tutte le fisionomie …ed è roba di mezzo secolo fa .
    Figure rimaste vive nella memoria e che voi fate ora riaffiorare una per una .
    Lo ricordate Olinto , il verduraio ? Noi che non avevamo l’orto ci compravamo sempre qualcosa .
    Grazie a chi ricostruisce un’epoca , quella dei nostri anni più cari .
    Elettra era una Berretti ..e mi faceva piangere quando mi lavava le lunghissime trecce , non perchè non fosse brava , ero io che sentivo male appena mi si toccavano i capelli . Abita ora vicino a casa mia , spesso la incontro.
    E Lilia che faceva la sarta ? Quanti vestitini mi ha cucito. Mi raccomando larghi , le diceva la mia nonna , che così questa bimba pare un po’ più appannata !
    La ferramenta dei Tonini … immagine chiarissima . Rivedo il banco , Giorgio al lavoro, il suo babbo , Stella .
    Possibile che siano passati tanti anni ? Ma un ci saremo mica sbagliati ?

  155. Sandra Bonaiuti ha detto:

    Grazie comunque per la considerazione, ribadisco e ri-sottoscrivo quanto nel mio ultimo post ed Auguri per l’avvenire alla Sentinella (Amica in Facebook), Moderator e ad altri. Vedo che preferite “bloggare” con chi la pensa e la vede solo come voi!
    Un augurio anche per la Festa dei Maggerini, in bocca al lupo e che sia tempo buono!

  156. srigno ha detto:

    Roberto ti posso solo dire che Giovanna La parrucchiera faceva di cognome Filadelfi e il suo babbo,se ti ricordi, era ciabattino il suo laboratorio era dietro a casa. Dove anche Giovanna lavorava. (l’attuale abitazione di Ivo Salvadori).

  157. Roberto Tonini ha detto:

    correggo il soprannome di Sollecito che era ” il PIPI” e non Psellino che era di altra persona

    per chi detiene l’albo d’oro dei soprannomi del Braccagni era veramente imperdonabile

    approfitto della capatina per segnalare che ho ri-scoperto un pozzo dalla memora inesauribile: devo solo trova il tempo di raccogliere il tuttto,
    che è tanta robba

  158. srigno ha detto:

    ti aspetto volentieri e se posso contribuirò con te

  159. Nello ha detto:

    Come capostazione hai dimenticato il mitico Fato (Ciardi); sarta Vienna Ferretti; barbieri all’epoca anni 50 c’era Velio Rossi; come ciabattino c’era lo Zanchi, il fratello di Plinio, la latteria era dei Pepi,i genitori di Morea, a cui subentrò Ferderico e Nilia Costi, che se non ricordo male, aiutava la figlia Doriana a fare lavori a maglia. Quest’ultima, ma siamo già negli anni 60 lascio poi l’attività a Anna Rosellini.
    Non ho ricordanza di attività commerciali nella casa ora di Mirio; forse Viviana ne sa di più in quanto era dei Toni all’epoca.

  160. Nello ha detto:

    C’è in programma, l’Assessorato lo chiama così, il girone di ritorno del forum itinerante “Progetta la città”.
    Forse hanno sentito le lamentele nel girone d’andata per cui l’incontro ci sarà alle ore 20.30, ma soprattutto è stato interessato anche Montepescali, mentre all’andata l’incontro fu fatto a Braccagni ed interessando tutta la circoscrizione si venne alle solite diatribe fra il piano ed il monte.
    Per cui troviamoci a Braccagni il 18 ed a Montepescali il 20 Maggio ( e chi partecipa ad entrambe come spero di fare io rispetto!).

  161. TATZEBAO e PAROLE IN LIBERTA’ ha detto:

    TATZEBAO e PAROLE IN LIBERTA’

    Quando chiesi di aprire queste due nuove stanze o categorie pensavo ad un uso e destinazione un po’ diversi da quelli che poi si sono creati per forza spontanea delle cose.

    TATZEBAO
    Fu pensato come nel sistema originario, in una sorta di affissione di temi da porre all’attenzione pubblica. E quindi senza limiti di temi, ne di tempi, ne di luoghi.
    Ognuno deve poter mettere quello che gli pare giusto mostrare o chiedere, segnalare o indagare, proporre o denunciare, lodare o condannare.
    Insomma un contenitore generico, con quello che non è specificatamente riferito ad un’altra categoria: la poesia con la poesia, lo sport con lo sport, e cosi via, e infine quello che non trova specifica destinazione DEVE andare nel TATZEBAO

    PAROLE IN LIBERTA’
    Nasceva come spazio alternativo a RISPONDERE PER LE RIME
    Nel senso che come la si interviene in rima, qui si potesse intervenire sui più disparati argomenti in qualsiasi forma, poesia e prosa, in risposta ad altri argomenti anche su categorie diverse ma con riflessioni autonome e non automaticamente di contraddittori. Pensavo anche alla poesia e alla prosa in senso lato, cioè un testo che si voleva porre all’attenzione di altri o da condividere con altri. Sia di poesia ma anche testo di canzone, da valutare ed apprezzare sia nella forma scritta che nella forma musicata. Ma anche racconti o riflessioni personali o di terzi da sottoporre ad altri, magari per avere un riscontro o un colloquio.

    Questi erano i progetti e gl’intendimenti.
    Poi per la strada nascendo e crescendo le cose non si sono svolte nel modo immaginato. E non per colpa di qualcuno in particolare, ma proprio per un sistema automatico di mettere gli argomenti in aggiunta o in relazione ad un precedente perché veniva spontaneo fare così.

    Credo che sia stata anche una mancanza degli amministratori del blog e peccati di gioventù o di noviziato che dir si voglia.

    Vorremmo ora dare una regolata a queste cose in modo che le due stanze abbiano una fisionomia distinta e più specifica. Questo sarà fatto invitando tutti – e gli amministratori del sito per primi – ad aprire nuovi argomenti con maggiore attenzione al luogo dove vengono aperti.
    Se necessario sarà il blog stesso a correggere grossi errori di impostazione dirottando i vari post nella corretta categoria, dandone notizia e conto agli interessati.

    Ultimo ed eclatante esempio è il nuovo argomento innescato dalle “ricerche d’epoca” di Cespuglio/Scrigno che di fatto ha fatto nascere un nuovo capitolo già chiaramente destinato a grande successo: BRACCAGNI NEGLI ANNI ’50.
    E’ chiaro che questo argomento richiede uno spazio tutto suo fino per non confondersi con altri argomenti col risultato che i dati di questo disturbano gli altri e quelli degli altri disturbano questi. Gli amministratori del sito vedranno nei prossimi giorni di aprire una Categoria a se stante “travasandoci” tutti i post finora usciti a questo riguardo.
    Si vedrà poi, se i risultati saranno soddisfacenti, di raccogliere questi dati in un testo coordinato per avere una più facile consultazione-

    Tutto questo allo scopo di rendere più efficace e godibile il servizio.

    Contiamo sulla comprensione e sulla collaborazione di tutti mentre vogliamo ringraziare tutti i frequentatori per il successo che LORO HANNO DECRETATO AL BLOG

    E ora alcuni dati che del blog dalla sua nascita nella nuova forma, e cioè dal 6 ottobre 2008
    Visite oltre 16.000
    Pagine visitate oltre 52.000
    Visitatori oltre 5.000
    Paesi del mondo 38 da tutti i continenti

    roberto tonini

  162. cespuglio ha detto:

    Per rispondere alla domanda ” A quale famiglia appartiene l’animale della foto”, credo che si tratti di un biancone (Circaetus gallicus, Gmelin 1788) che appartiene alla sottofamiglia dei bianconi all’interno della famiglia degli accipitridi. Comunque è un falco migratore che si ciba preferibilmente di serpenti, come si può vedere dalla foto. Si capisce che è un biancone e non una poiana dall’evidenza delle cinque remiganti (penne della punta delle ali).

  163. Roberto Tonini ha detto:

    complimenti al CESPUGLIO, ci contavo!

    però una piccola disattenzione: chiedevo notizie DEGLI ANIMALI e non di UNO SOLO

    d’altra parte che l’altro animale sia la preda l’ha notato……………..

    mi scuso per la qualità della foto ma anche questa è stata eseguita un poco di corsa: avvistamento, ferma l’auto, tira fuori la camera, inquadra e scatta……………so contento disse quello che se la riguardava

    la foto è stata fatta in località Ampio di Tirli

    alla prossima !!!
    e che qualcuno tenti di battere sul tempo il Cespuglio, la vedo dura, ma bisogna prova!

  164. cespuglio ha detto:

    Non è una disattenzione, perchè nella pagina a cui posso accedere c’è solo la foto del falco.

  165. roberto tonini ha detto:

    nella foto che te vedi il falco tiene in bocca giusta preda di serpente

    non è così evidente e infatti me ne scuso, ma se clicchi sopra vedrai la foto un pò ingrandita e allora meglio si vede la preda catturata

  166. Decespugliatore ha detto:

    Per come sono andate le cose, secondo me, il secondo animale ritratto nella foto appartiene alla “famiglia” del Biancone!
    Pio … pio … pio!!

  167. Dotti, Medici e Sapienti ha detto:

    E nel nome del progresso
    il dibattito sia aperto,
    parleranno tutti quanti,
    dotti medici e sapienti.

    Tutti intorno al capezzale
    di un malato molto grave
    anzi già qualcuno ha detto
    che il malato è quasi morto.

    Così giovane è peccato
    che si sia così conciato
    si dia quindi la parola
    al rettore della scuola.

    Sono a tutti molto grato
    di esser stato consultato
    per me il caso è lampante
    costui è solo un commediante!

    No, non è per contraddire
    il collega professore
    ma costui è un disadattato
    che sia subito internato!

    Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola
    e fra gente importante, io che non valgo niente
    forse non dovrei neanche parlare,

    Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto
    e perciò prima che mi possiate fermare
    devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare,
    di alzarsi e scappare anche se si sente male,
    che se si vuole salvare, deve subito scappare!

    Al congresso sono tanti,
    dotti, medici e sapienti,
    per parlare, giudicare,
    valutare e provvedere,
    e trovare dei rimedi,
    per il giovane in questione.

    Questo giovane malato
    so io come va curato
    ha già troppo contaggiato
    deve essere isolato!

    Son sicuro ed ho le prove
    questo è un caso molto grave
    trattamento radicale
    prima che finisca male!

    Mi dispiace dissentire
    per me il caso è elementare
    il ragazzo è un immaturo
    non ha fatto il militare!

  168. cespuglio ha detto:

    ricapitolando: nella foto c’è un ” falco-con-serpe1 ” il falco è un biancone, certamente non ti posso specificare la specie del serpe (era sottinteso)

  169. bianchina ha detto:

    se sei chi penso forse ho capito a quale gruppo fai riferimento e sono pienamente daccordo con te. Ma se invece ti riferisci a un componente delle squadre ormai vecchie per il campo della fiera, allora non ho capito chi sei e hai preso sicuramente una cantonata.

  170. bianchina ha detto:

    nella mia prima mi riferisco a dotti,medici e sapienti. scusatemi

  171. Dotti, Medici e Sapienti ha detto:

    Grande Bianchina, in effetti il testo si addice alla questione “Maggio” sollevata nel Tatzebao, l’ho inserito in Parole in libertà prendendo spunto da “Voi Vati, ideologi, letterati e quant’altro”, lasciando ad ogniuno la propira libera interpretazione.

  172. bianchina ha detto:

    ora basta con il maggio riprendiamolo il prossimo anno.
    a proposito di musica
    che ne pensate di questo?

    http://www.youtube.com/watch?v=57sfRo26fAc&feature=related

    per quanto mi riguarda è un piccolo genio

  173. screanzato ha detto:

    io penso che sia un popolo che sa perdere male le guerre (ma in questo anche noi non scherziamo)

    ma si sa divertire anche senza i maggerini col cappello in testa

  174. Roberto Spadi ha detto:

    Come bambino effettivamente è talentuoso, peccato che crescendo ha perso un pò la verve.
    http://www.youtube.com/watch?v=L-lBE6L9ZSI

  175. bianchina ha detto:

    sono daccordo con te Roberto S. però in quel viedeo il bambino è talentuoso (come dici te) poi, crescendo tutti cambiano. Ti è mai capitato di crescere con qualcuno e ritrovartela tutt’altra personada da adulto? questi sono inconvenienti della vita e io dico “poveri loro”

    P.S
    questo mio commento non è rivolto al video o americani o ecc. era solo una mia considerazione di quando una persona cresce. non voglio certo creare altre polemiche. lLngi da me questo pensiero.

  176. mastrociliegia ha detto:

    Anche a me l’hanno sempre detto che mi so’ rovinato nel cresce.
    Bisognerebbe rimanere sempre bambini, pur crescendo nel fisico (che c’entra non tutti ci riescono), perchè con gli occhi di un banbino la vita e il mondo hanno altri colori, ma non possiamo perchè questa società ci vuole grandi e inquadrati, soggetti alle regole del mercato, e non ci accorgiamo che tutto questo ci trasforma e ci porta lontani da quell’essere bambini che tutto risolve, con sorriso o una pinta ma ci tiene comunque uniti, Amici.
    Ci ritroviamo così lontani che non riusciamo a capire i nostri figli, come se non avessimo mai vissuto quell’età così meravigliosa, dove non esiste il bianco e il nero, il cattolico e musulmano, il ricco e il povero ….

    Si chiama Parole in libertà, vero?
    NON voglio essere grande, VOGLIO ESSERE UN BAMBINO.

  177. viviana ha detto:

    Per lunghi anni non vediamo l’ora di diventare grandi e, impazienti, aspettiamo l’evolversi della nostra crescita che ci pare sia sempre tropppo lenta .
    E’ bello , in questo sabato del villaggio della nostra vita , abbandonarsi ai sogni , ai progetti , immaginare un futuro sereno e pieno di soddisfazioni.
    La realtà , purtroppo, non ce la fa quasi mai a reggere il confronto con le nostre aspettative , da qui un senso di insoddisfazione e a volte persino di delusione .
    Il desiderio di tornare bambino , quello che a volte ci prende e che non è un atteggiamento costante e patologico, non è un atto di vigliaccheria , un rifiuto ad assumerci le nostre responsabilità , è piuttosto una via di fuga dalle ansie quotidiane, un rifugio tranquillo dove qualche volta è bello approdare .
    Essere bambini significa pensare di poter avere ancora affetti sicuri , vivere una vita innocente , senza cattiverie e malignità e soprattutto con gli entusiasmi dei piccoli , con il loro slancio e la loro passione .
    L’argomento è stato affrontato mille volte e sotto infiniti aspetti , noi lo trattiamo da persone semplici quali siamo , gente che trova piacere a scambiare qualche opinione e ad esprimere giudizi personali , senza pretese di emettere sentenze .

  178. il granocchiaio ha detto:

    Senza voler fare discorsi complicati ma per rispondere quasi giocosamente ai precedenti interventi.

    Come giustamente osserva Viviana battute come “mi so’ rovinato nel cresce” e “bisognerebbe rimanere sempre bambini” sono sfoghi per effimere fughe da ansie, un rifugio tranquillo, anche se temporaneo dove è bello – e fa comodo – via via approdare, come per riprendere fiato.
    Non per dissacrare, ma sono anche da prendere con le molle.

    Sono anche dell’opinione che lo stato di grazia che si vive da bambini non è solo perché si pensa “di poter avere ancora affetti sicuri , vivere una vita innocente , senza cattiverie e malignità…….” Ma è anche e direi soprattutto perché ancora non si sono conosciute le difficoltà della vita, le sue complessità, incongruenze e irrazionalità.

    Anch’io, come Viviana, non voglio nemmeno tentare di emettere sentenze. Anzi dico che le opinioni semplici dei miei giudizi sono spesso aleatorie e diverse a seconda dello stato d’animo del periodo o del momento.
    Non so se ammirare o piuttosto diffidare dalle persone che non hanno dubbi e che paiono aver capito tutto della vita

  179. viviana ha detto:

    diffida , Granocchiaio, diffida sempre di chi non ha dubbi ma assolute certezze !
    ” il dubbio è uno dei nomi del
    l’intelligenza ” diceva un certo Luis Borges .
    E prima di lui Descartes sosteneva ” de omnibus dubitandum est ” e dava il via al pensiero filosofico moderno.
    Dubbio , ma anche consapevolezza dei propri limiti e senso critico , nonostante il nostro disperato bisogno di certezze , di “quel centro di gravità permanente che non ci faccia mai cambiare idea ecc.. ” come diceva una nota canzone .

  180. il granocchiaio ha detto:

    la cosa più bella che dice Viviana non è che in fatto di dubbi la pensiamo in pariglia

    la cosa che più mi piace è come chiude il post, e cioè con la citazione di un frase da canzonetta!!!!!!!!!!!

    io lo faccio tante volte tante che qualcuno mi chiede via via se so normale o no!

    ovvio che no

    tanto è vero che il poco inglese che so è fatto da frasi di canzoni scippate qua e la

    in altra zona del blog, con lo stesso intento, si dice:

    …………noi suoniamo e suscitiamo sentimenti
    e i sentimenti se ne vanno
    a impigliarsi nei capelli tutti biondi
    della moglie di Angiolino…………….

    come mi capita l’occasione ce la infilo come se fosse prezzemolo

    http://www.braccagni.info/2009/05/08/il-pubblico-della-festa-del-maggio-2009-a-braccagni/#comment-2720

  181. campagnolo ha detto:

    A volte basta poco pe accontentassi.

    Stasera ho percorso metà del corso di Grosseto all’ora fatidica delle sette e mezzo di sera.

    Si, c’è sempre la stessa quantità di gente che anche quarant’anni fa a quell’ora, sabato sera o no, affolla in su e in giù la via più importante di Grosseto.

    Tantissimi giovani, assai variopinti, altri che facevano i giovani senza esserlo, altri vestiti stranamente come i giovani, diverse tanfate di profumi asfissianti, capigliature un po’ strane come devono essere quelle dei giovani………insomma è cambiato poco in questi quarant’anni.

    In Piazza delle Catene i soliti gazebini che vendevano i biscotti e altre cose del genere, robevecchie, e gente che si godeva un fine pomeriggio già abbastanza caldo.

    Stavo attraversando la piazza per andare verso porta vecchia quando con la coda dell’occhio ho visto tre figuri abbigliati in modo strano e bizzarro: erano tutti e tre vestiti di scuro, camicia e gravatta. Mani in tasca, ciondolanti, facce tra il serio il tristo e lo scoglionato, quasi sul truce, forse da cattiva digestione…..Mi sono fatto curioso e li ho guardati in faccia per capire. E allora ho riconosciuto tre volti noti che poco dopo ho identificato come tre uomini politici di medio e alto rango.

    Ma va fan………e io che m’ero impaurito pensando a chi mai fossero quei tre ceffi.

    Poi all’uscita da porta vecchia ho visto che c’era tante macchine e agenti della polizia e ho pensato: questi so qui pe i politici.

    Rassicurato da tutto questo ho ripreso la mi macchina, ho comprato il gelato pe mi nipotini e so tornato contento a Braccagni.

    A volte basta poco pe accontentassi.

  182. viviana ha detto:

    Auguri a tutte le mamme .
    Auguri a quelle più giovani , da poco alla prese con le fatiche e le gioie riservate a chi alleva un figliolo.
    Auguri alle mamme più grandi , quelle che pensano di aver fatto il più e dimenticano che il loro è un incarico a tempo indeterminato .
    Auguri alle mamme delle mamme e dei babbi, le nonne , innamorate dei nipoti , compagne dei giochi , bambine insieme a loro.
    Un pensiero alle mamme che non ci sono più , ma che vivono nei nostri ricordi e nel nostro cuore .

  183. moscino ha detto:

    la bellissima foto della stupenda orchidea selvatica mandata da cespuglio, potrebbe essere una Fior d’Ape o Vesparia (Ophrys apifera).

  184. cespuglio ha detto:

    Moscino vedo che anche te sei un conoscitore, si è una Ophrys apifera, della famiglia delle orchideacee spontanee. Questa foto è stata scattata nel ciglio della strada che porta a Montepescali.

  185. cespuglio ha detto:

    piuttosto, non per fare polemica, ma nel corso della manifestazione del primo maggio, venivano distribuiti dei mazzolini di fiori di campo, tra questi ho visto di sfuggita delle orchidee selvatiche, che sono protette, forse mi sono sbagliato, in ogni caso meglio segnalare all’attenzione di chi pensando di fare una cosa bella, e naturale, puoi col tempo estinguere alcune delle specie spontanee tagliando il fiore prima che adempia al suo scopo riproduttivo.
    Se mi sono sbagliato fate conto che non abbia detto niente, altrimenti il prossimo anno scegliamo meglio i fiori da tagliare.

    Anzi, un bel banchetto con foto e piante vere, dove qualcuno spiega quali tesori ci sono anche lungo i cigli erbosi delle nostre strade non sarebbe mica male… o creare su q

  186. moscino ha detto:

    scusami cespuglio, preso dal volerti rispondere, invece di digitare il mio nik ho inavvertitamente digitato il tuo, avevo in mente te come destinatario e ho fatto una cosa sbagliata, una disattenzione, chiedo venia.

    Riprendo il discorso da dove lo ha interrotto un dito maldestro che ha premuto un tasto sbagliato spedendo il mio messaggio a metà:

    dicevo che pensare di creare su questo blog una sezione con le foto di fiori , delle erbe e delle piante, oltre che degli animali, della nostre zone, sarebbe secondo me una cosa utile per tutti, ci starebbe bene anche una sezione sui funghi.

    Mi piacerebbe ad esempio vedere anche una sezione sulle erbe medicinali, sui vecchi rimedi contadini per curare gli acciacchi… chessò, l’acqua di gramigna, quella di salvia , le chiarate… i bagni nell’acqua di rosmarino…

    ma so che è cosa difficile, e voler impegnare altri per il piacere mio forse non è nemmeno educato, comunque io la dico ugualmente. Ciao e grazie della foto, è stupenda come era stupenda quella della scarpata con i papaveri che ormai son scomparsi dai campi per via dei diserbanti mirati.

  187. viviana ha detto:

    Stasera , stanchezza serale permettendo , vorrei portare mia nipote a vedere le lucciole .
    Alessandra , quattro anni e mezzo, nata e vissuta finora a Roma , le lucciole le ha viste solo nei cartoni animati .
    Penso che le piacerà vedere tante piccole luci che ad intermittenza si accendono e si spengono in mezzo ad una mare di erba , spero soprattutto che proverà un’emozione .
    Perchè è questo lo scopo che vorrei raggiungere ,riuscire a suscitare in lei un’emozione .
    Le nozioni si dimenticano con il tempo , passano e non lasciano tracce .
    Lo stupore , il moto dell’animo , la meraviglia hanno invece effetti destinati a durare per tutta la vita .
    Le lucciole le vedevamo anche noi ragazzi che nel mese di maggio la sera , dopo cena , si andava in chiesa per la recita del rosario .
    Un’uscita eccezionale , quando non era ancora troppo caldo e gente per la strada se ne incontrava poca , un appuntamento festoso per avviarsi tutti insieme verso la chiesa , a piedi o in bicicletta, in un’improvisata processione tra sacro e profano.
    C’è qualcuno di voi che ricorda queste nostre uscite , impensabili oggi, impigriti e sedentari come siamo ?

  188. mastrociliegia ha detto:

    Riguardo alla proposta di moscino ricordo di aver letto nell’ultimo numero della “Sentinella del Braccagni” l’uscita di un libro, nato da una ricerca del Gruppo Tradizioni Popolari Galli Silvesto, intitolato “Erbe e Magia” (se non ricordo male), dove vengono proposte ricette e rimedi tratti dalla tradizione popolare.
    Non ho trovato notizie di questo libro né sul sito della Sentinella né su questo blog, ma forse non ho cercato bene.
    Volevo solo segnalare l’esistenza di questo testo a moscino.

  189. cespuglio ha detto:

    Moscino, certamente hai visto dei mazzolini di fiori spontanei vicino alla “baracca Bar”,( li ho visti anch’io ) ma certamente non erano mazzolini preparati da chi ha organizzato la festa, ma purtroppo da persone che vedendo fiori spontanei tanto belli non ha potuto resistere alla tentazione di coglierli, Sbagliando certamente. Il tuo potrebbe essere, anzi certamente lo sarà, un buon suggerimento per i prossimi anni. Infatti visto che ho le foto di tutti i fiori protetti del “campo della fiera”, potremmo allestire un pannello all’ingresso con le loro foto ed un invito a non coglierli.

  190. moscino ha detto:

    idea stupenda quella del cartellone, ma ti dico di più, un cartellone del genere va fatto come poster da appendere, io me lo prenderei subito di corsa, un poster che DEVE stare sul sito ma soprattutto appeso ai muri delle scuole di Braccagni e dintorni… certe cose sono come i dialetti, sono la nostra essenza, le nostre radici la nostra identità… son cose utili e culturalmente ‘preziose’.

    Riguardo al libro che cita mastrociliegia, lo conosco e dico che su questo blog manca;

    bisogna segnalarlo a tutti, ma ci rendiamo conto del prezioso contenuto che racchiude?…

    ci rendiamo conto che dopo la morte delle persone che ne sono le protagoniste, non ci sarà più nessuno a trasmettere quelle conoscenze?… (molte ovviamente non hanno valore medico, ma certo ne hanno sul piano cultuirale)

    Quel libro non è un semplice libro, ma un ponte della memoria, l’unico mezzo che rimane per non far morire secoli di cultura popolare.

    Quel libro è come l’orchidea selvatica, se non viene diffuso e conservato, con lui si estingue l’essenza dei nostri avi, come si estinguono le orchidee se ignorandone la delicatezza si colgono nel momento in cui dovrebbero essere protette perchè si stanno riproducendo.

    Intanto metto le mani avanti e faccio un nome MAURILIO BONI, che voglio ringraziare pubblicamente per aver raccolto quelle testimonianze.

  191. Maurilio ha detto:

    Ringrazio Moscino per aver citato il libro “Delle Erbe e Magia – Cure e rimedi nel sapere popolare” nel quale c’è parte dei miei trenta anni di ricerche fatte nel territorio. L’idea del cartellone-poster, sarebbe bello riuscire a realizzarla, anzi visto che mi hai dato lo spunto, lo proporrò alla prossima riunione del gruppo Tradizioni Popolari Galli S. e ricordatevi che le riunioni del gruppo ( tolte quelle del consiglio ) sono aperte a tutti, quindi cercate di partecipare per portare nuove idee e, perchè no, entrare a farne parte.

  192. Patrizio ha detto:

    Quando andavo alle elementari di Braccagni, ricordo come fosse ieri, che per diversi giorni venne invitato un signore anziano che abitava nella casa cantoniera davanti alla stazione vecchia (se non ricordo male).

    Aveva partecipato alla prima guerra mondiale, anni in trincea e poi il colpo di fortuna, una scheggia nelle carni e la convalescenza, ci mostrava quel pezzo di metallo e ci raccontava della vita in trincea, mai una parola di odio verso gli altri come lui che stavano dall’altra parte.

    Ci raccontò la sua storia scritta, anzi non scritta perchè non sapeva scrivere e l’aveva creata tutta a mente e a mente ce la recitava.

    Di cognome è possibile che facesse ‘Galli’ ?… Altri se lo ricorda? Qualcuno ha potuto salvare, scrivendola o registrandola, quella ballata in ottava rima così vera e bella che dopo quarant’anni ancora mi suscita questi ricordi?

    Per il poster, mi prenoto per l’acquisto fin da ora.

    Per il libro, non si potrebbe averlo in formato elettronico su questo blog?…

    sarebbe fonte di tante riflessioni e ricordi, secondo me.

    A proposito, ma a voi mai nessuno ha scacciato i vermi con un rito tutto particolare, fatto con una fede e senza nemmeno toccarvi? A me si è a quello che mi diceva la mi mamma funzionò.

    A Liliana dico che le lucciole sono una cosa magica anche per me, e una di queste sere vado pure io di notte a cercarle, come ogni anno.

  193. Maurilio ha detto:

    Mastrociliegia, hai letto bene, infatti è stato pubblicato un libro nato dalle mie ricerche e da quelle di altri, che si intitola “delle Erbe e della Magia”. Purtroppo è vero sul blog non ne abbiamo mai parlato e neppure sul sito della sentilella quindi non è che non hai cercato bene, ma è una lacuna da parte mia e del gruppo. Proporrò alla redazione di pubblicare sul blog almeno la copertina del libro tanto per farlo conoscere e poter iniziare una discussione con gli altri blogghisti.

  194. redazione ha detto:

    In merito al libro “Delle Erbe e della magia” alcune notizie già si trovano su questo blog nella sezione “La banca della memoria”, oltre ad averne dato ampia notizia nell’uscita de La Sentinella del Braccagni. Ma l’argomento probabilmente merita di essere approfondito e conosciuto ancora di più.

  195. mastrociliegia ha detto:

    Come volevasi dimostrare avevo cercato male, non ho molta dimestichezza con questi aggeggi, comunque non mi sembra che la notizia sia molto in evidenza e che gli sia stata data l’importanza che merita.
    Riguardo alla Sentinella, nella copia che ho io, è citato nella rubrica “l’angolo del libro” a cura di Barontini, probabile che abbia cercato male anche lì, quasi, quasi mi faccio un paio d’occhiali nuovi e una candela col moccolo, come suggerito da Torquemada.
    Ampia notizia?: notizia!

  196. redazione ha detto:

    Anche per quanto riguarda la Sentinella, non solo c’è la recensione di Barontini, ma anche i vari appuntamenti dove la pubblicazione è stata presentata. Per quanto riguarda il blog, all’inizio c’era addirittura una “categoria” dedicata alla “Medicina popolare”, che si rifaceva alla pubblicazione; dato che sembrava non interessare era poi confluita nella “Banca della memoria”.

  197. Avviso a Viviana! ha detto:

    Avviso per Viviana

    Nel caso in cui stasera tu sia uscita, nonostante la stanchezza serale, e tu abbia portato la nipotina a vedere le lucciole, ti voglio dire due cose.

    Spero che tu ti sia ricordata che si trovano negli angoli più bui della campagna e non nel semplice chiaroscuro. Queste sere c’è una luna sfacciatamente bella e luminosa: anche lei non aiuta per niente.
    Ma da ultimo sono più che certo che le avrai trovate e avrai fatto te per prima i gridolini di meraviglia per averle scoperte, esclamazioni perfino esagerate a confronto della nipotina che guardava e probabilmente ti dava soddisfazione solo perché condizionata dalla tua variopinta e forse esagerata esibizione di gioia e di stupore.

    Se è andata così sono contento, meglio per te e per lei.

    Seconda parte.
    Se dionegaurdi tu avessi fatto l’incauta e sciagurata mossa di prenderne qualcuna, o anche solo una – cosa che son sicuro non avrai fatto – cerca di convincerti che non l’hai fatto, non l’hai presa, è solo un brutto incubo che ti perseguita fin da quando non eri più bambina. Fai così, dai retta a me.

    Il perché l’avrai già capito, se no guardati un poi intorno nel blog e capirai. Potresti aver commesso l’ennesimo tentativo di accelerare l’estinzione delle lucciole e quindi del mondo intero. In questo barbaro mondo che coglie fiori protetti lungo le scarpate delle strade, nei campi in fiore di maggio.
    Potresti tentare di difenderti dicendo che non hai mai visto un cartello che vietasse la cattura di una lucciola, per qualsiasi uso, specie quell finalizzato a tramutare le piccole intermittenze viventi in vili spiccioli sotto un bicchiere.

    Meno male che c’è gente che opportunamente ce lo ricorda. E ci promette che se saremo ancora vivi l’anno prossimo, nonostante il perdurare di queste barbarie, allora metteranno i cartelli con le foto e le indicazioni dei fiori protetti. Mi par di capire stessa cosa sarà fatta con i funghi.

    Beh io stasera vado a letto più felice e rinfrancato: siamo in buone mani ed eccellenti cervelli. Possiamo dormire sonni tranquilli: l’anno prossimo avremo tutti i cartelli che ci indicheranno tutte le specie e le razze protette.

    E non è poco.

  198. bravo!! ha detto:

    con questa tirata ora ti senti meglio.. sei un bravo ometto, bravino direi, le cose un si tengono dentro, bisogna dille sennò poi rimani col pensiero di un’esse stato ganzo e potrebbe fatti male. Ora da bravo a nanna… domani poi rigiochi col giochino se fai il bravo a mamma.

  199. bis!! ha detto:

    Bisognerebbe riuscire a soddisfare le nostre esigenze d’oggi senza privare le generazioni future della possibilità di soddisfare le proprie.

    Mi sento responsabile dello sterminio di numerose lucciole, ma all’epoca, di notte, lo stradone che portava al podere pareva illuminato come San Siro per il derby, non c’è paragone con la situazione di oggi e non credo che la responsabiità sia dei bambini che facevano un gioco innocente, ma oggi…?
    Mi piacerebbe molto che i miei nipoti vedessero le lucciole come le ho viste io, come del resto le orchidee spontanee, comunque se ti capita di fare una passeggiata verso Montepescali e trovi l’orchidea fotografata sopra coglila pure, i miei nipoti si conselaranno con la foto.

  200. viviana ha detto:

    Ieri sera non siamo andate a cercare le lucciole perchè , dopo un pomeriggio in campagna , senza cogliere orchidee selvatiche e senza molestare nemmeno il più minuscolo dei moscerini, tornate a casa , la bimba è crollata per la stanchezza e si è addormentata.
    Come tutti i piccoli Alessandra ha un amore immenso per gli animali e questo suo atteggiamento crea qualche problema al nonno , cacciatore da generazioni e generazioni .
    Nelle loro appassionate discussioni lui cerca di convincerla che sono proprio i cacciatori che conoscono ed amano la natura , loro quelli che hanno conservato riti e tradizioni che risalgono ai primordi della vita.
    La bimba ascolta ma non si convince , per lei l’uccellino che non canterà più è solo motivo di dispiacere :della storia e delle tradizioni non le interessa nulla .
    E’ una femmina e soprattutto non è nata in paese all’epoca in cui è nato il suo nonno . Allora , camminavi a fatica e già tenevi tra le mani il fucilino di legno con cui facevi finta di sparare agli uccellini . Poco più grande, in primavera , cercavi i nidi sugli alberi per trovare uova e piccoli appena nati ed imparavi prestissimo a mettere le tagliole davanti casa nella speranza che qualche incauto passerotto vi rimanesse prigioniero .
    Erano altri tempi , l’educazione al rispetto dell’ambiente non esisteva, le sensibilità personale veniva soffocata da comportamenti generali che andavano in tutt’altra direzione.
    Ora spesso si esagera in senso opposto, pare quasi che essere ragionevoli sia troppo difficile .
    Grazie per tutti i suggerimenti per le lucciole : mi guarderò bene dal prenderne una e metterla sotto il bicchiere …. e sì che, con l’aria che tira ,la tentazione è forte !

  201. nipitella ha detto:

    L’attenzione alle orchidee selvatiche non è cosa che dovrebbe scandalizzare, se guardiamo la maremma dall’alto con il satellite, possiamo vedere che sono pochissimi i posti dove queste possono ancora essere viste.

    Tra campi coltivati e trattati con diserbanti (il 100%) e dove l’erba giocoforza viene tagliata, rimane giusto il ciglio di una strada che di solito non viene mai curato, unico posto dove certe specie possono vivere.

    Andate per la maremma in cerca di papaveri, ma anche di lucciole e proprio chi ci andava 50 anni fa si accorgerà che è diventato difficile trovarne anche per chi abita in campagna. I macchioni, luogo dove di solito stavano, vengono sempre più fatti seccare con diserbanti micidiali, che coinvolgono oi tutta la flora e la microfauna che in questi viveva.

    Le orchidee, poi, non sono fiori per stravaganti amanti dei nomi latini, che vogliono a tutti i costi distinguersi, ma i fiori di campo di sempre, che una volta annunciavano agli occhi dei nostri antenati la primavera, e che oggi fanno la stessa cosa ma occorre cercarli con il lanternino.

    Perchè questo? Forse perchè si ragiona più spesso seguendo il piacere del proprio ego ed evitando la fatica del riconoscere certe cose, al posto del difficile impegno di capire quello che ci circonda.

    Non è grave, per me, in se per se , cogliere una orchidea selvatica, è grave diffondere l’idea che il parlarne e il diffonderne la conoscenza sia cosa da sbefeggiare.

    C’è qualunquismo e qualunquismo, quello politico di destra e di sinistra ha creato il Berlusconismo, quello culturale impera nelle menti di ognuno di noi, insieme al qualunquismo intriso di narcisismo di certi altri mezzi di comunicazione, questo compreso.

  202. Roberto Spadi ha detto:

    mi fate venì il mal di testa!!!!

  203. Nello ha detto:

    Non so se sono in “Braccagni info” o su un blog di uno degli innumerevoli gruppi ambientalisti. Io per principio cerco di rispettare la natura in tutti i versi, non so se questi sopra siano così rispettosi come si vogliono rappresentare. Si parla di orchidee selvatiche da non cogliere, si parla di lucciole da non prendere anche una sola per la gioia di una bambina di 4 anni, ma non si dice niente dello scempio che poi perpetriamo per avere un rendimento maggiore da quelli che sono i prodotti della natura. Non so chi sia il maestranino che da dei consigli a Viviana o quello che si scandalizza per aver visto recisa un orchidea ( forse la stessa persona), io sono uno che nei primi anni settanta, come aiuto macchinista sul Settebello, raccolsi una rivista inglese con su una bella foto di orchidee iris e giaggioli fatta da un turista(?) in un oliveto. Orgoglioso la feci vedere ai due macchinisti dicendo che quelle cose per me erano pane quotidiano: l’oliveto in questione era quello che da San Rocchino va al Campo della Fiera e la didascalia parlava della collina di Montepescali. Ora invito tutti di andare a cercare quelle spianate variopinte che io, Viviana ed altri della mia generazione avevamo ben in vista quando andavamo per l’oliveto, ora si può incontrare qualche iris e poco più, ma non perchè qualcuno ha reciso qualche fiore, ma PERCHE’ QUALCUNO HA INONDATO DI DISERBO (e altre zozzerie chimiche) l’oliveto per prendere oggi qualche kilo di olive in più e, probabilmente, non lasciare nemmeno un olivo ai nipoti domani.
    Per correttezza, e Roberto T. come storico della musica mi può correggere, si dice che la prima canzone ambientalista italiana sia stata ” Il ragazzo della via Gluck” del 1966, bene io sono iscritto al Club Alpino Italiano dall’ottobre del 1965 e lo statuto di tale club si apre più o meno così: scopo principe del club è il rispetto della montagna e della natura in generale (Q. Sella anno 1863).

  204. Pia de Tolomei ha detto:

    O Nello che mi lasciasti morir nel castel di pietra, da lassù vedevo le stesse cose che vedevi tu, prati, fiori e orchidee, ora solo macchioni agli occhi miei rovina il cor.

    A Te che guidavi il settebello, e amavi la natura, una cosa dir ti voglio, e se ben risponderai forse perdon da me avrai:

    se papaveri e fior di campo, orchidee e margheritine, un si trovan più nemmen cercandole colle lucciole, ti par normale recider loro la giovin vita come tu con me faceste,
    e non lasciar almeno le ultime rimaste agli occhi di chi non le ha mai viste?

  205. Nello ha detto:

    Ci risiamo, ennesimo pseudonimo dietro, mi sembra di capire, la stessa persona. Storpi Dante collegandolo al mio nome ma dici cose che mi lasciano dei dubbi.
    Intanto per cominciare non erano macchioni prima, tanto meno ora; è vero guidavo il Settebello (e non potevo) ma la natura la amo ancora e da buon amante so come raccogliere i suoi frutti per farli rinascere e ribadisco che se non si usassero prodotti chimici, quanto nocivi è agli occhi di tutti basta andare all’oliveto di cui sopra, non sparirebbero certe specie sia animali che vegetali.
    Forse a te, ribadisco come me, piace vedere le cose nel loro habitat, ma per far ciò bisogna andare a trovarle e credimi in questi ultimi tempi ho frequentato assiduamente tutte le macchie circostanti (da Versegge a Batignano per rimanere nella nostra zona) ma Cristo, escluso qualche cacciatore nel periodo di apertura, non ho trovato nessuno: ergo se qualcuno, meravigliato di tale bellezza e non conoscendo le innumerevoli ed anche a volte assurde leggi (vedi per esempio quella dei trenta asparagi, ricorda, sempre per collegare, il tradimento della natura?) raccoglie un fiore o quant’altro fa al limite un danno a se stesso che non lo rivedrà più che a me (e quelli come me)che sanno dove andare a cercarlo.

  206. Avviso a Viviana! ha detto:

    Avviso a Viviana

    Credo che l’avrai capito da sola, a leggere su questo blog s’imparano tante di quelle cose e si scoprono tante bugie dette che non puoi più fare a meno di leggerlo almeno una volta al giorno, magari prima di andare a nanna.

    E vediamo un po’ di queste perle di saggezza. L’attacco di Nipitella è di quelli travolgenti, che ti lasciano senza fiato, in poche righe riesce a dire cose strabilianti e sconvolgenti.
    • confesso che ultimamente ho osservato poco la Maremma dall’alto del satellite, ma io dietro casa mia già le vedo (le lucciole) alla solita altezza di sempre
    • secondo la profumata Nipitella “Tra campi coltivati e trattati con diserbanti (il 100%) e dove l’erba giocoforza viene tagliata, rimane giusto il ciglio di una strada che di solito non viene mai curato, unico posto dove certe specie possono vivere.”
    Io credevo che l’erba trattata con i diserbanti giocoforza non fosse nemmeno necessario tagliarla. Però il dato più sorprendente è quel 100% dei campi coltivati e trattati con diserbanti. Mi sembra un po’ tantino, perché se così fosse vorrebbe dire che tutta la Maremma ha i campi trattati con i diserbanti.
    Ma siccome risulta che la provincia di Grosseto sia una delle più virtuose della Toscana e d’Italia per le superfici coltivate con il metodo di produzione biologico, o si sbagliano in tanti o l’asserzione della Nipitella è un pelino strafalciona.
    C’è poi un’asserzione circa i cigli delle strade che di solito non vengono curati e quindi unico posto dove certe specie possono vivere. Non si capisce se è un rimprovero o una scoperta di ricchezze insperate. Ricordo come fosse ieri che un amico svizzero percorrendo le nostre strade in primavera mi invitava sempre ad andare più piano perché voleva godersi lo spettacolo dei cigli delle strade così belli e colorati da noi, mentre in Svizzera tutti cosi ordinati e tagliati non si riusciva a vedere niente. Forse li adoperano più diserbanti che da noi, magari anche sui cigli delle strade.
    Sull’ultimo periodo della stupenda Nipitella bisogna dividere il discorso in due. Vediamolo. Lei dice:
    prima parte:
    “C’è qualunquismo e qualunquismo, quello politico di destra e di sinistra ha creato il Berlusconismo”
    E questa è una bella novità: figlio reietto da immondo accoppiamento, nemmeno ai tempi del compromesso storico s’era arrivati a tanto!
    Parte seconda:
    “quello culturale (il qualunquismo) impera nelle menti di ognuno di noi, insieme al qualunquismo intriso di narcisismo di certi altri mezzi di comunicazione, questo compreso”
    e questo tratto chiaramente autobiografico umilmente confessato in chiusura eleva a sommi livelli l’aulentissima Nipitella

  207. Maurilio ha detto:

    oh!!!! con questa ti sei proprio sfogato/a e hai detto quello che pensavi e, concordando con BRAVO!!, ritorna a nanna e ripensa a quanto sei stato/a ganzo/a.

  208. scusa maurilio ha detto:

    scusami Maurilio, ma preso dalla velocita’ nell’inviare il mio sopra ho scritto il tuo nome.

    ERA UNA RISPOSTA A AVVISO A VIVIANA

  209. viviana ha detto:

    Scusate se riporto il discorso terra -terra e non entro in merito alle questioni più profonde che hanno acceso il dibattito : preferisco soffermarmi sugli aspetti della memoria piuttosto che sulle controversie ideologiche tanto care a molti di noi.
    Non ho mai visto le orchidee selvatiche , ma ricordo benissimo i tanti giaggioli al campo della fiera, campo che la mia mamma spesso chiamava proprio ” giaggiolaio” perchè, nel periodo in cui capitava di andare a cercare gli ” sparagi “, si trovavano decine di questi fiori dai petali vellutati .
    Posto magico il campo della fiera, legato a ricordi indimenticabili .
    I più lontani risalgono alla fine di settembre , il 28 mi pare , quando veniva allestita la fiera del bestiame . La mia nonna correva in aiuto di Maria Tavarnesi impegnata a cucinare per tanta gente che , finite le contrattazioni, scendeva a mangiare in trattoria . Era un giorno di festa , una delle rare occasioni di festa per noi di allora .
    E anni dopo ricordo che la maestra , nelle rarissime uscite dalla scuola, qualche volta ci portava su per incontrare chi ci parlasse delle potature degli olivi e dell’andamento generale delle coltivazioni.
    Lezioni all’aperto , contatto con realtà che affascinavano molto più delle pagine del nostro sussidiario. Per qualcuno di noi certe nozioni erano pane quotidiano , viveva in campagna , per me novità assolute , degne della massima attenzione.
    Nel mio immaginario il campo della fiera è quello di cinquanta anni fa : non sono più tornata infatti a fare passeggiate primaverili , a cercare ” sparagi ” e nemmeno a natale a raccogliere la borraccina per il presepio come facevo un tempo …. quando si poteva !

  210. viviana ha detto:

    Penso che alcuni di voi usino nick name diversi e si divertano a scrivere nascondendo la loro vera identità. Un modo curioso e divertente di presentarsi , un motivo per rendere più intriganti i propri commenti, costringendo gli altri a fare supposizioni su chi sia il reale interlocutore
    Io non riesco a scrivere se non con il mio vero nome . Un limite il mio , uno dei tanti .
    Recitare non mi riesce : ve l’ho detto una volta che da bambina non sono mai salita sul palco del cinema del prete e, più grande , su nessun altro palcoscenico, mai !

  211. Roberto Spadi ha detto:

    A proposito di campi/banchine incolti, sarà bene che chi c’ha l’oliveto dell’Usi in utenza si sbrighi a taglià l’erba perchè poi incomincia a seccà e c’è il serio pericolo di incendi.

  212. Biadone ha detto:

    Aspettate un attimo, voglio fa’ ancora qualche foto alle orchidee e ai giaggioli e in serata a qualche lucciola. Ma con il flash verranno?

  213. Pia de Tolomei ha detto:

    biadone, ma te lucciole e orchidee dovresti avercele nei capelli, o usi diserbo come shampo e ddt come brillantina?

  214. biadone ha detto:

    Tranquillo nei capelli mi ci fanno il nido i rondoni.

  215. bianchina ha detto:

    Quelle nella foto un saranno mica le tanto discusse lucciole che poi sono coleotteri della famiglia lampyridae ( lampyris noctiluca )maschio, quello piccolo e femmina quella grossa?.

  216. mastrociliegia ha detto:

    macchè!?! Questa volta si so fregati da soli, c’è scritto, basta anda’ col maus sulla foto: è un BACO!!

  217. cespuglio ha detto:

    Ha certamente indovinato bianchina, infatti gli insetti misteriosi sono proprio due lucciole e si può notare l’accentuato dimorfismo sessuale, infatti quello piccolo è un maschio ed è provvisto di ali, quindi è quello che si vede volare in questi periodi emettendo lampi di luce di breve intermittenza. Quello più grosso invece è la femmina che è sprovvista di ali quindi sta ferma e richiama i maschi con una luce non intermittente, ma persistente anche per ore.

  218. Ignorante ha detto:

    Era molto tempo che non entravo nel blog, devo fare i complimenti! tante persone nuove! questo tipo di comunicazione è veramente innovativa si può lanciare un messaggio? Sfidiamo altre comunità a comunicare in blog! Noi vinciamo!!!

  219. il granocchiaio ha detto:

    O CAPTAIN! MY CAPTAIN!
    Poesia di WALT WHITMAN (1865)

    O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
    la nave ha superato ogni ostacolo, l’ambìto premio è conquistato,
    vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
    occhi seguono l’invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;
    ma o cuore! Cuore! Cuore!
    O gocce rosse di sangue,
    là sul ponte dove giace il Capitano,
    caduto, gelido, morto.
    O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
    risorgo – per te è issata la bandiera – per te squillano le trombe,
    per te fiori e ghirlande ornate di nastri – per te le coste affollate,
    te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;
    ecco Capitano! O amato padre!
    Questo braccio sotto il tuo capo!
    E’ solo un sogno che sul ponte
    sei caduto, gelido, morto.
    Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili,
    non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
    la nave è all’ancora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,
    la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;
    esultate coste, suonate campane!
    Mentre io con funebre passo
    Percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
    caduto, gelido, morto.

    Questa la celebre ode del poeta americano Walt Whitman (nato a New York il 31 maggio 1819 ed ivi deceduto il 26 marzo 1892), i versi iniziali “O Capitano! Mio Capitano!” sono poi diventati il filo conduttore del film “L’attimo fuggente” (1989), diretto da Peter Weir ed interpretato da Robin Williams.

    • Non importa cosa si dice in giro, le parole e le idee possono cambiare il mondo. (Prof. Keating)
    No matter what anybody tells you, words and ideas can change the world.

    • “O Capitano, mio capitano!” Chi conosce questi versi? Non lo sapete? È una Poesia di Walt Whitman, che parla di Abramo Lincoln. Ecco, in questa classe potete chiamarmi professor Keating o se siete un po’ più audaci, “O Capitano, mio Capitano”. (Prof. Keating)
    O Captain, my Captain. Who knows where that comes from? Anybody? Not a clue? It’s from a poem by Walt Whitman about Mr. Abraham Lincoln. Now in this class you can either call me Mr. Keating, or if you’re slightly more daring, O Captain my Captain.

    • Cogli la rosa quando è il momento, che il tempo, lo sai, vola e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà. (Risponde Pitts)

    • Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. (Prof. Keating)
    We don’t read and write poetry because it’s cute. We read and write poetry because we are members of the human race. And the human race is filled with passion. And medicine, law, business, engineering, these are noble pursuits and necessary to sustain life. But poetry, beauty, romance, love, these are what we stay alive for.

    • Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. (Prof. Keating)

  220. viviana ha detto:

    Chi non si è commosso guardando il film ” L’attimo fuggente ” ?
    Chi non avrebbe voluto avere nel corso della sua vita scolastica , breve o lunga che sia stata , un insegnante come quello, capace di andare controcorrente , di porsi come comunicatore di idee e non di nozioni ?
    Giorni fa ho scritto che tante delle informazioni che riceviamo dal mondo che ci circonda finiscono nel dimenticatoio, la nostra memoria le affastella da una parte e le riesuma raramente .
    Non altrettanto avviene con le emozioni , con le sensazioni intense procurate da alcuni eventi significativi .
    Il film in questione presenta ovviamente una situazione ideale ,ma lo spettatore non può esimersi dal confronto tra la scuola del prof Keating e quella dei suoi tempi e non può fare a meno di pensare al rapporto con i suoi insegnanti , sempre rigidi, sempre lontani, attenti a non a mostrare il lato umano di sè stessi , preoccupati solo dei programmi , delle conoscenze .
    Per entrare ad insegnare un tempo si sostenevano degli esami : tutti vertevano sul bagaglio culturale , si doveva dimostrare di conoscere la materia .
    Giustissimo , ma requisito minimo.
    Nessun accenno alla capacità di sapersi rapportare con gli alunni e le tante sfaccettature delle loro personalità .
    In classe quindi tutto affidato alla propria individuale sensibilità .
    Fortunati allora quegli alunni che incontravano un docente attento , disponibile ad ascoltarli, pronto a dare qualche consiglio senza supponenza, capace di trasmettere non solo cultura , ma anche calore umano .
    Dei tanti anni passati sui banchi di scuola, molto più a mio agio lì che non davanti ad una cattedra , uno dei ricordi più belli è legato ad un professore di italiano che , leggendo il brano della madre di Cecilia dei Promessi Sposi , si commuoveva, si commuoveva così tanto che realmente piangeva .
    Noi, ragazzi di V ginnasio, lo guardavamo sorpresi e quasi divertiti, poi però non riuscivamo a non essere contagiati dal clima che si era creato in classe e a poco a poco ci mettevamo ad ascoltare in silenzio : i nostri chiacchiericci sottovoce di adolescenti distratti lasciavano il posto all’emozione forte del racconto e del professore che lo leggeva .

  221. Roberto Spadi ha detto:

    Purtroppo la possibilità di avere un ruolo determinante per la formazione morale dei ragazzi/e che i professori hanno è inversamente proporzionale alla loro effettiva capacità/volontà di esercitarlo.
    Credo che la storia scolastica di tutti noi sia piena di questi esempi, con rare eccezioni.

  222. il granocchiaio ha detto:

    Di insegnanti come quello del film se ne sono sempre visti pochi in circolazione, sia ora che prima , sia in Italia che all’estero.
    E qui un ci piove.

    Saranno più bravi la, saremo peggio di qua, ma la musica non cambia di tanto.
    Certo se si domanda a Viviana o a qualche altro fortunato che anch’io conosco, questi ti possono rispondere: io l’ho conosciuto un insegnante così, è stata la Mascherini. Il che corrisponde a una mezza verità. Perché se è stata il non plus ultra per Viviana e per pochi altri, è stata la peggior maestra possibile per l’altro 98% del mondo. E non credo che un’insegnante si misuri solo con le eccellenze. Anche saper dare alla maggioranza degli alunni dovrebbe contare qualcosa………..

    Le cose come al solito credo che siano un po’ più complesse.
    Non è per forza un buon insegnante che ti fa spiccare il volo. Può esserlo, dovrebbe esserlo, ma non è sempre così.
    Può essere una nonna, può essere un prete, per chi l’ha frequentati come me, possono essere una serie di circostanze. E infine credo che ci sia molto anche l’ambiente familiare, in senso lato, a determinare l’amore per la verità, per il sapere, per l’onestà quella intellettuale per prima (e la più rara e difficile a trovarsi), per l’onesta come onestà………..

    Certo è capitato anche a me, casualmente ed in maniera episodica, di incontrare un insegnante di quel genere e di avere delle esperienze forti, direi quasi inebrianti. Sono quelle cose e situazioni che ti fanno scoprire dei lati della tua persona che da solo non ti eri accorto di avere, e quindi doppio piacere: scoprire questi nuovi lati e scoprire che anche te avevi qualcosa di buono!

    L’episodio mi capitò a metà degli studi alla scuola superiore, quando dovetti frequentare una scuola privata che doveva prepararmi per “l’esame integrativo” necessario a chi non aveva fatto le medie di allora per accedere alle scuole per raggiungere un diploma.

    Si studiava sui libri, ma anche sui quaderni di appunti che ci dettava il professore. Nel caso specifico era di matematica. Io avevo preso l’abitudine ad averli particolarmente ordinati e coloratissimi, grazie agli insegnamenti del Dr Giacomo Carboni eccezionale insegnante di Ragioneria e Tecnica Bancaria. Dava i voti partendo dal 9 in giù: ogni errore scalava un punto o mezzo, a seconda della gravità, per cui dava tranquillamente anche 3, 2, 1 e anche zero! E il 10? Lo dava! E come le dava: a chi oltre non commettere errori presentava un compito particolarmente ordinato pulito, gradevole e magari colorato con penna blu, rossa e verde! E io ne presi di 10, anche nella licenza.

    Insomma il prof. Athos Michelacci, un genialoide che aveva studiato a Roma alla scuola del prof E. Amaldi, fumatore di profumatissime sigarette Roxy, un bel giorno avendo visto da lontano il mio coloratissimo quadernetto di appunti per la matematica, me lo prese e cominciò a guardarlo con attenzione. Dopo un pezzetto alzò gli occhioni celesti verso di me e mi disse: ti devo dire che mi ero sbagliato su di te: avevo sempre pensato che tu avessi resistito più sott’acqua che a studiare! Ora ti devo dire che hai un quaderno di appunti così ben fatto, come non avevo mai visto prima! Da oggi le lezioni le faccio sul tuo quaderno.

    Potete immaginare come mi sentii quale giorno e nel seguito. Prima la matematica mi piaceva, dopo l’adoravo. Così come la chimica e la fisica, cioè tutte le materie che insegna va il Michelacci.
    L’ho ricordato per tutta la vita, ma anche lui mi ha ricordato. Mia figlia ha avuto alle medie sua moglie come insegnate d’italiano. Ebbene al cognome di mia figlia associò il ricordo del mio e di quello di cui gli aveva parlato suo marito.

    Bei ricordi. Ma solo con questi non si costruisce il mondo. Solo singoli fortunati. Come me e Viviana.

  223. viviana ha detto:

    Abbiamo già detto che nel corso dei nostri studi abbiamo incontrato insegnanti con una grande conoscenza della propria materia , figure autorevoli per le quali abbiamo provato rispetto e stima . Abbiamo però anche aggiunto che pochi di loro hanno suscitato la nostra incondizionata ammirazione o sono diventati punti di riferimento .
    Il problema è che quello dell’insegnante è un mestiere difficile .
    Dalla scuola di infanzia in cui occorre sostituirsi al rassicurante abbraccio della mamma , alle elementari dove occorre guidare i bambini ai primi apprendimenti scolastici e poi alle medie con i problemi dei preadolescenti che con affanno stanno prendendo consapevolezza di sè , fino alle superiori con i più grandi che si preparano ad entrare attivamente alla vita , l’insegnante ha davanti a sè una variegata umanità che, per quanto si impegni, non riuscirà mai a conoscere in tutti i suoi aspetti .
    Di qui il dilemma : severità o accondiscendenza ; atteggiamento partecipato o distacco professionale ; valorizzazione delle qualità intellettive degli alunni o obbligata ricompensa per l’impegno profuso ?
    Il discorso sarebbe lungo e annoierebbe .
    Personalmente mi sono affidata a quel buon senso che il granocchiaio a volte mi riconosce .
    Soprattutto ho cercato di tener conto che la scuola non può permettersi di emettere giudizi definitivi : quelli li darà la vita in seguito.
    Troppe volte infatti le sentenze di qualche insegnante più che convinto delle sue verità sono state fatalmente smentite dalla realtà dei fatti .
    Un abbaglio pericoloso.

  224. viviana ha detto:

    E’ un pomeriggio di una domenica di fine maggio, ma pare ferragosto . Poche macchine in giro , i grossetani sono tutti al mare : quest’anno hanno inaugurato in anticipo la stagione balneare .
    Ho acceso la radio , è iniziato da poco ” Tutto il calcio minuto per minuto ”
    Non sono una fanatica dello sport, ma mi informo sul campionato, tifo Milan e ovviamente Grosseto .
    In casa c’è l’abbonamento a Sky, potrei guardare le partite sul video , comodamente seduta sul divano.
    Preferisco invece ascoltare la radio , mentre continuo a fare qualche piccola faccenda casalinga .
    La radio mi permette un’autonomia che la tv non mi dà, forse è per questo che , appena rientrata da fuori , regolarmente accendo la radio e mai la televisione .
    E poi è questo il mezzo di comunicazione che ho sempre avuto in casa , la tv è arrivata tardi, dopo altri elettodomestici ” più utili ” come si diceva in famiglia con molto senso pratico .
    Ascoltare le partite era un classico della domenica pomeriggio , quando non capitava di andare a vedere il Grosseto che giocava in casa .
    La formula della trasmissione è rimasta pressochè identica . I collegamenti si susseguono serrati , le variazioni di punteggio interrompono le descrizioni delle fasi di gioco e fanno sussultare gli animi dei tifosi , persino la musica della sigla iniziale e finale è quella sempre , solo lo sponsor si è arreso dopo quaranta anni .
    Il tempo sembra essersi fermato .. anche se in questo pomeriggio domenicale non sono i compiti da finire che mi tengono in ansia , ma i tanti panni che stazionano sulla sedia e che chiedono urgentemente di essere stirati.

  225. viviana ha detto:

    Bello il nuovo look del sito !
    Colorato, allegro , chiaro .
    Complimenti a chi ci ha lavorato .

  226. La Sentinella del Braccagni » Parole in liberta’, il seguito ha detto:

    di collegamento al precedente articolo:

  227. roberto f. ha detto:

    Al tramonto persino i nani proiettano ombre da giganti…

  228. da 0564 news ha detto:

    ribelle” un’occasione persa di promozione del nostro territorio
    08/11/2010 – 12:01

    Al centro di numerose polemiche a causa della messa in onda di scene hot e addirittura uno stupro, “Terra ribelle” fa parlare di sé soprattutto nel territorio maremmano.
    La fiction in dodici puntate, ambientata nella Maremma della seconda metà del XIX secolo, racconta la storia di due giovani butteri, cresciuti insieme, che si innamorano della stessa donna.
    Abbiamo incontrato Edo Galli, presidente del Gruppo Tradizioni Popolari di Braccagni, per parlarne insieme.
     “La trama è piacevole – dice  – quello che mi lascia perplesso è la ricostruzione del film, assolutamente poco curata in tutti i suoi aspetti storici, dalla scelta dei paesaggi ai minimi dettagli”.
    Può farci un esempio?
    Manca un’accuratezza nella ricostruzione dell’architettura, ma anche dell’abbigliamento. In Maremma non si sono mai visti i cappelli che indossano i protagonisti della fiction, né è mai stato utilizzato quel tipo di selle. L’ambientazione, i movimenti sono tutti trattati con troppa leggerezza e superficialità. Vedendo il film non si ha il minimo sospetto che possa essere una storia ambientata nella Maremma.
    Quale sarebbe stato l’abbigliamento adatto?
    Ad esempio il trench giallo, il pantalone di velluto, una camicia a quadri consumata, l’uncino ai butteri. Sicuramente in Maremma non avremmo mai visto pistoleri con il fodero, né un abbigliamento come quello utilizzato in questo film, che è molto più vicino a ciò che potrebbe indossare un personaggio del Far West.
    È stata oggetto di polemiche anche la location scelta. Il film, infatti, è stato girato in Argentina, cosa ne pensa?
    Credo che la superficialità nella scelta dei paesaggi sia ancor maggiore di quella dimostrata nella cura dell’abbigliamento. Si vedono spesso delle inquadrature che hanno sullo sfondo fiumi e canyon che, naturalmente, non possono essere tipici del nostro territorio. Il risultato sarebbe stato di gran lunga migliore se il film fosse stato girato in Maremma. Certamente per trovare i luoghi adatti sarebbe stato necessario cercarli in modo accurato, spostandosi, ma il nostro territorio è ricco di luoghi splendidi. Alberese o la Daccia Botrona sarebbero stati sicuramente due scenari molto indicati per questa storia.
    “Terra ribelle” avrebbe potuto contribuire alla promozione della Maremma?
    Questa fiction sarebbe stata una grandissima occasione di promozione della nostra terra, ma purtroppo non ne mostra nessun elemento e quindi non permette, a chi non l’ha mai visitata, di conoscerla. Ciascuno di noi ha nel suo immaginario un’idea della Maremma, vedere questa fiction ambientata nel nostro territorio le avrebbe dato un’aderenza alla realtà maggiore.
    Forse una fiction ha meno interesse ad approfondire una buona ricostruzione storica?
    Mi rendo conto che stiamo parlando di una fiction e quindi è impossibile cercare la realtà in una tipologia di film che è di per sé finzione, ma non capisco perché, se l’obiettivo è quello di raccontare una storia della Maremma, si debba girare il film altrove. Per chi ama il nostro territorio sarebbe stato sicuramente bello rivivere i tempi e l’atmosfera che si trovano ad esempio nel film “Tiburzi” di Paolo Benvenuti.
    La storia che viene raccontata in “Terra ribelle” è quella di Tiburzi?
    Potrebbero esserci delle associazioni tra Tiburzi e il personaggio Lupo di Tacca; entrambi vengono descritti come briganti buoni. Entrambi sono stati a lungo latitanti: Tiburzi per 25 anni e Lupo per 20. Il personaggio del film chiede ai suoi collaboratori di portare il “chimino” ai malati come del resto faceva Tiburzi ma, anche in questo caso, non esiste nessuna corrispondenza storica né cronologica, poiché nel film si intuisce che siamo intorno al 1863, anno in cui compare la prima ferrovia in Maremma e Tiburzi ha iniziato la sua latitanza nel 1870, morendo nel 1896.
    di Stefania Rubegni, 0564news

    • rob. ha detto:

      “Terra Ribelle” è al centro di polemiche perchè non è stato girato in Maremma, anche se la regista Cinzia Th Torrini (amante della Maremma) ha spiegato le ragioni di questa scelta.
      Ma non si tratta di una fiction?
      Mi viene un dubbio: ma tutti i western sono stati girati in America?

  229. braccagni.info ha detto:

    Ci è giunta la notizia della scomparsa (dopo lunga malattia) del sig. Balestri, babbo dei nostri amici Mario, Mara e Patrizia.
    Condoglianze alla Famiglia.

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