Parole in libertà

Carlo Macchi da WINESURF

Giornale di Enogastronomia

filmato ripreso da  www.youtube.com/watch?v=VGdHRKQcFzA&feature=player_embedded

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RSSNumero commenti (251)

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  1. PAROLE IN LIBERTA': precisazioni, la redazione ha detto:

    Purtroppo nonostante i recenti aggiornamenti non siamo riusciti per il momento a far durare più a lungo i vari articoli immessi (limiti tecnici dell’attuale sistema).

    Si è così verificato che l’articolo PAROLE IN LIBERTA’ pubblicato il 19 marzo 2009 e da voi così generosamente premiato con:
    226 commenti e
    2.683 visite pari al 39% di tutte le visite del periodo(19 marzo – 31 maggio 2009), cifra mai raggiunta da nessun altro articolo del blog anche per periodi anche ben più lunghi, è dovuto uscire di scena ed essere sostituto da “Parole in liberta’, il seguito”.

    Questo fa si che i due articoli siano ora separati e che non siano immediatamente collegabili tutti i commenti relativi. Cercheremo di mettere dei link per riagganciarli almeno nei punti dove ci sembra che possano essere utili.

    Speriamo che anche questa nuova serie sia di vostro gradimento, non dimenticando che il successo o meno di un articolo non è determinato dal blog di per se o da noi che lo “amministriamo”, ma da voi che intervenite con i giusti e più appropriati interventi.

  2. redazione ha detto:

    Il “fondo” di presentazione a “Parole in libertà” non è farina del sacco di “redazione”, soprattutto nella parte dove si allude a chi può fregiarsi del titolo di “poeta”.

  3. il granocchiaio ha detto:

    Solo per la memoria

    Nella precedente versione di Parole in libertà sono state pubblicate le seguenti poesie:

    Bartali di Paolo Conte
    http://www.youtube.com/watch?v=La5JBSEdIe0
    Impossibile commentare: c’è il rischio di sciupare tutto…………però un giochino ve lo suggerisco: provate a prendere un qualsiasi rigo a caso e provate a vedere se non vi sembra già una picccola poesia lui così da solo, una riflessione, un piccolo quadro che può vivere di vita autonoma……………
    cioè anche un solo rigo tolto dal suo insieme è compiuto e poetico!
    complimenti grande Paolino!

    Ma che freddo fa F.Migliacci – C.Mattone
    Cantata da Nada nel 1969
    http://www.youtube.com/watch?v=5H79MGnkgfw&feature=related

    Che Colpa Abbiamo Noi – Mogol-Lind
    http://www.youtube.com/watch?v=zfHJ5b9VVEA

    O CAPTAIN! MY CAPTAIN! – Poesia di WALT WHITMAN (1865)

    Dotti Medici e Sapienti – Edoardo Bennato
    http://www.youtube.com/watch?v=L5vBU4uyApc

    ANGIOLINO – Paolo Conte
    http://www.youtube.com/watch?v=m-JMd2FtqxE

    cliccando sul link si vede e si ascolta il pezzo
    per leggere il testo, bisogna cercare nel precdente articolo PAROLE IN LIBERTA’
    http://www.braccagni.info/2009/03/19/parole-in-liberta/

  4. Scaramacai ha detto:

    aforismi del 1 giugnno 2009

    Quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare…

    ***

    La vera musica, che sa far ridere e all’improvviso ti aiuta a piangere

    ***

    Era un mondo adulto si sbagliava da professionisti

    ***

    Si nasce e si muore soli. Certo in mezzo c’è un bel traffico

    p.c.

  5. Ingenti danni alle parole in libertà ha detto:

    Purtroppo questa sezione è quella più danneggiata dai guasti del Server. Sono spariti molti articoli di Viviana di Pat e di altri sul tema poesia, poeti, cantautori, e dintorni.
    In particolare con la poesia l’Albatros di Baudelaire a fare da cerniera in diverse riflessioni.

    Qualcosa abbiano recuperato, ma è frammentario e così com’è è impossibile rimetterlo in onda. Facciamo appello a chi scrisse i post per farci sapere se per caso avessero salvato i loro scritti primi di postarli. Se così fosse ci dovete avvisare e farceli avere per tentare di ricostruire l’insieme e vedere se si può rimettere tutto in onda.

    Se no, si ricomincia da capo, e via!

  6. il granocchiaio ha detto:

    Tanto per ritentare di riprendere il filo interrotto e perso riporto la poesia Albatros con la versione originale, quella tradotta da Luigi De Nardis e la traduzione letterale

    E’una delle liriche più note di Baudelaire. Qui il poeta si riconosce nell’immagine stupenda dell’albatro catturato; anche il poeta, come l’albatro signore degli orizzonti infiniti, una volta esiliato su una terra degradata, è goffo e deriso.

    ALBATROS
    Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
    Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
    Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
    Le navire glissant sur les gouffres amers.
    A peine les ont-ils déposés sur les planches,
    Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
    Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
    Comme des avirons trainer à cote d’eux.
    Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
    Lui, naguere si beau, qu’il est comique et laid!
    L’un agace son bec avec un brule-gueule,
    L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!
    Le Poete est semblable au prince des nuées
    Qui hante la tempéte et se rit de l’archer;
    Exilé sur le sol au milieu des hueés,
    Ses ailes de géant l’empechent de marcher.

    TRADUZIONE DI LUIGI DE NARDIS
    FELTRINELLI,MILANO, 1964

    Per dilettarsi, sovente, le ciurme
    catturano degli àlbatri, marini
    grandi uccelli, che seguono, indolenti
    compagni di viaggio, il bastimento
    che scivolando va su amari abissi.
    E li hanno appena sulla tolda posti
    che questi re dell’azzurro abbandonano,
    inetti e vergognosi, ai loro fianchi
    miseramente, come remi, inerti
    le candide e grandi ali. Com’è goffo
    e imbelle questo alato viaggiatore!
    Lui, poco fa sì bello, com’è brutto
    e comico! Qualcuno con la pipa
    il becco qui gli stuzzica; là un altro
    l’infermo che volava, zoppicando
    scimmieggia.
    Come il principe dei nembi
    è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
    si ride dell’arciere: ma esiliato
    sulla terra, fra scherni, camminare
    non può per le sue ali di gigante.

    TRADUZIONE LETTERALE

    Spesso, per divertirsi, gli equipaggi
    Catturano degli albatri, grandi uccelli marini,
    Che seguono, indolenti compagni di viaggio,
    La nave che scivolano sui gorghi amari.
    Li appena hanno deposti sulle plance,
    Che questi re dell’azzurro, maldestri e vergognosi,
    Lasciano pietosamente le loro grandi ali bianche
    Come dei remi strisciare ai loro fianchi.
    Questo viaggiatore alato, com’è goffo e xxx!
    Lui, poco fa così bello, com’è comico e brutto!
    Uno tormenta il suo becco con una pipa,
    Un altro mima, zoppicando, l’infermo che volava!
    Il Poeta è simile al principe delle nubi
    Che vive nella tempesta e se ne ride dell’arciere;
    (Ma una volta) esiliato al suolo in mezzo ai fischi,
    Le sue ali di gigante gli impediscono di camminare.

  7. viviana ha detto:

    La scrittura è immediata , istintiva , mai pensato di salvare qualcosa .
    Ma va bene così, si ricomincia da capo , senza problemi .

  8. viviana ha detto:

    Poche osservazioni per questa celebre poesia tratta da “I fiori del male”,ampiamente commentata in internet .
    Baudelaire affronta in modo personale e nuovo un tema caro alla letteratura di tutti i tempi, quello del profondo distacco fra il mondo dell’artista e la comune società.
    A differenza dello stereotipo , che tanto piaceva al romanticismo, Baudelaire raffigura il poeta non più compiaciuto del suo esilio, del suo arroccamento nella sua torre d’avorio, orgogliosamente lontano dal quotidiano , ma lo vede sofferente , cosciente della sua caduta, non più re dei cieli , ma uccello ferito , caduto, incompreso e deriso.
    Nessun conforto per lui , solo la dolorosa consapevolezza della sua estraneità a questa società che rincorre valori effimeri e non apprezza la sua arte .
    Una visione pessimistica , quella comune alla maggior parte dei poeti e più in generale a tutti coloro che, con particolare sensibilità, si soffermano a pensare alla vita ed ai suoi sviluppi.

  9. il granocchiaio ha detto:

    Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è
    sulle panchine in Piazza Grande,
    ma quando ho fame di mercanti come me qui non ce n’è.

    Dormo sull’erba e ho molti amici intorno a me,
    gli innamorati in Piazza Grande,
    dei loro guai dei loro amori tutto so, sbagliati e no.

    A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io.
    A modo mio avrei bisogno di sognare anch’io.

    Una famiglia vera e propria non ce l’ho
    e la mia casa è Piazza Grande,
    a chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho.

    Con me di donne generose non ce n’è,
    rubo l’amore in Piazza Grande,
    e meno male che briganti come me qui non ce n’è.

    A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io.
    Avrei bisogno di pregare Dio.
    Ma la mia vita non la cambierò mai mai,
    a modo mio quel che sono l’ho voluto io

    Lenzuola bianche per coprirci non ne ho
    sotto le stelle in Piazza Grande,
    e se la vita non ha sogni io li ho e te li do.

    E se non ci sarà più gente come me
    voglio morire in Piazza Grande,
    tra i gatti che non han padrone come me attorno a me

    PIAZZA GRANDE
    Lucio Dalla

  10. viviana ha detto:

    Tempo fa , mentre ero in macchina con la mia nipote, sintonizzata su una stazione radio locale , capitò di ascoltare questa canzone di Lucio Dalla . La bimba, abituata ai cd che le pemettono di selezionare il brano e di ascoltarlo quando vuole, chiese di poter sentire di nuovo la canzone : le era piaciuta la storia di chi non ha lenzuola bianche per coprirsi e dorme felice sotto un cielo di stelle .
    Difficile farle capire che il messaggio del cantante è più complesso di quello che appare ad un ascolto superficiale .
    Sì perchè Piazza Grande è un inno alla libertà , carico di sfumature tristi e di richiami ad affetti che non ci sono e di cui si sente in qualche modo la mancanza .
    Anche qui in città capita di incontrare chi ha fatto scelte di vita estreme, coraggiose , incomprensibili per i criteri che guidano la nostra esistenza. Molte le menti sconvolte da lutti , da dispiaceri che non sono stati metabolizzati . Qualcuno ancora dignitoso nell’aspetto, altri disperatamente lontani da quelli che sono i comportamenti comuni. Suscitano ilarità, diffidenza , qualche voltà commiserazione , raramente affetto perchè , si sa , tutto quello che è diverso da noi ci insospettisce , ci preoccupa .
    ” Il nemico ha la coda ” un bel saggio che affronta il tema delle violenze scatenate proprio dal concetto che abbiamo della diversità altrui.

  11. DIO E' MORTO - F. Guccini ha detto:

    Ho visto
    la gente della mia età andare via
    lungo le strade che non portano mai a niente,
    cercare il sogno che conduce alla pazzia
    nella ricerca di qualcosa che non trovano
    nel mondo che hanno già,
    dentro alle notti che dal vino son bagnate,
    dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
    lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
    essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
    e un Dio che è morto,
    ai bordi delle strade Dio è morto,
    nelle auto prese a rate Dio è morto,
    nei miti dell’ estate Dio è morto…

    Mi han detto
    che questa mia generazione ormai non crede
    in ciò che spesso han mascherato con la fede,
    nei miti eterni della patria o dell’ eroe
    perchè è venuto ormai il momento di negare
    tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
    una politica che è solo far carriera,
    il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
    l’ ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
    e un Dio che è morto,
    nei campi di sterminio Dio è morto,
    coi miti della razza Dio è morto
    con gli odi di partito Dio è morto…

    Ma penso
    che questa mia generazione è preparata
    a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
    ad un futuro che ha già in mano,
    a una rivolta senza armi,
    perchè noi tutti ormai sappiamo
    che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge,
    in ciò che noi crediamo Dio è risorto,
    in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
    nel mondo che faremo Dio è risorto

    Francesco Guccini 1965

    scritta 44 anni fa, potrebbe essere stata scritta 44 minuti fa………..

    (è possibile ascoltare e vedere la poesia con musica in I VIEDEO DEL GRANOCCHIAIO su questo stesso blog)
    http://www.braccagni.info/video/i-video-del-granocchiaio/#comment-2971

  12. viviana ha detto:

    Questa canzone di Guccini è stata il simbolo di una generazione pronta a criticare ferocemente il passato , convinta di poter costruire , con spirito nuovo, un’altra realtà sociale .
    Contrari a quello che era stato , i giovani di quegli anni non riuscivano più a credere nei miti che avevano sorretto la vecchia società ed erano pronti ad una rivoluzione senza armi , spinti da quell’entusiasmo che è tipico di chi non ha esperienze vere e crede ancora nella possibilità di riscatto dagli errori del passato.
    Sono stati i giovani che in ogni tempo hanno avuto fervore , slancio, euforia , sono stati loro quelli che hanno creduto nei progetti più arditi e tentato di realizzarli .
    Mi viene in mente Quasimodo che nella poesia ” Uomo del mio tempo ” rivolge un accorato appello ai figli perchè dimentichino gli errori dei padri e costruiscano un mondo migliore .

  13. Dolce Besito ha detto:

    Piacevole sorpresa sul numero di questa settimana della popolarissima rivits INTIMITA’: è stata pubblicata una poesia di SIMONE BIRELLI di BRACCAGNI.
    Dolce Besito
    Sei il mio pensiero d’amore
    io che cercavo una piccola cosa
    in un mondo infinito…
    Poi ho trovato te:
    una cosa infinita in un piccolo mondo.
    Sei tu che mi fai stare bene,
    sei tu che mi fai volare,
    tu… che mi fai sognare.
    Sei il dono più bello che Dio mi abbia mandato,
    tesoro, ti penso e mi manchi,
    sei il mio pensiero d’amore.
    Io che ho chiuso gli occhi
    e ho scoperto che nel profondo della mia anima
    c’è inciso il to nome
    a caratteri di fuoco…

  14. viviana ha detto:

    Non so più dove poter rintracciare Maurilio , allora scrivo qui sperando che mi legga e che voglia rispondermi .
    Alla notte di san Giovanni sono legati molti riti della tradizione popolare . Si può pensare ad un collegamento con il solstizio d’estate ?
    C’è alla base l’idea della fertilità perchè periodo di raccolta delle messi ?
    Quanto di pagano è entrato poi nella sfera religiosa come in tante altre occasioni nel corso dell’anno ?

  15. Il tagliando dei 650.000 km - parte prima ha detto:

    Il tagliando dei 650.000 km
    Parte prima

    Partire per andare a farsi una sorta di tagliando dei 650.000 km.

    Forse poche auto arrivano a superare indenni e tranquillamente questo traguardo. Per l’uomo il discorso è normalmente un po’ diverso. A 65 anni, se si ha un po’ di fortuna, ci si arriva e si supera il traguardo volante di slancio. Ma non è una regola fissa, c’è chi ci arriva benissimo e li supera tranquillamente e in buona salute e chi ci arriva con qualche pena, e chi non ci arriva proprio.

    Personalmente mi giudico un sopravvissuto. Nel senso che se i problemi fisici che ho incontrato e risolto li avessi dovuti affrontare solo dieci anni prima, difficilmente l’avrei potuti superare.

    Si sente dire spesso che la vita media è aumentata sensibilmente, specie a partire dalla seconda guerra mondiale. Mentre all’inizio del secolo scorso si poteva contare su un’aspettativa di vita media di circa 50 anni, oggi siamo intorno agli 80 ani: 77 per gli uomini e 83 per le donne.

    “Le ragioni sono diverse: una migliore situazione abitativa e alimentare, abitudini più sane e un certo benessere economico, ma anche lo sviluppo e la disponibilità di nuovi farmaci.
    Non a caso la curva di crescita della vita media ha subito una prima brusca virata verso l’alto proprio intorno al 1950, con la messa a punto e la commercializzazione dei primi antibiotici.
    Aumenti della durata media della vita, seppure meno marcati di quelli dovuti agli antibiotici, si registrano però anche in concomitanza con la scoperta di altre classi di farmaci come gli antidiabetici o gli antipertensivi.
    L’impatto delle scoperte farmacologiche sulla sopravvivenza delle persone è ancora più evidente se si considerano le cause di morte: oggi, si muore di malattie infettive laddove non vi sono a disposizione le cure adatte, mentre nei Paesi occidentali la prima causa di morte è quasi sempre legata alle malattie cardiovascolari, seguita dal cancro. Due campi nei quali, non a caso, la ricerca farmacologica è attualmente molto attiva.”

    Questo leggo in un articolo edito da “Farmaci & Vita”

    A questi argomenti bisogna aggiungere anche gli straordinari miglioramenti di strumenti di diagnostica che vanno dalla semplice ecografia per arrivare alla TAC e alla risonanza magnetica. Solo per rimanere a quelli più diffusi e popolari. E poi quelli inerenti gli strumenti per operazioni chirurgiche o altre tecniche meno invasive come la robotica e gli interventi con catetere.

    Mentre circa dieci anni fa un semplice check-up consigliatomi casualmente da un medico e un’ecografia generica (eseguita da un eccezionale operatore) mi faceva scoprire un subdolo aneurisma (in pratica non da nessun tipo di problema o dolore che faccia da spia per scoprirlo) che altrimenti mi avrebbe anticipato una partenza garantita per l’ultimo viaggio, oggi con una procedura non-chirurgica che come molte procedure cardiache interventistiche moderne che non richiedono alcun taglio chirurgico mi sono potuto permettere un’ Ablazione cardiaca trans catetere per cercare di risolvere un problema cardiaco.

    In tre giorni di ospedale ti fanno il tagliando dei 650.000 km: un giorno per arrivare e prepararti, un giorno per operarti, un giorno per riprendere i coccini e tornare a casa tua.

    Detta così sembra una passeggiata e in un certo senso lo è. Per altri versi un po’ meno.

  16. Il tagliando dei 650.000 km - parte parte seconda ha detto:

    Il tagliando dei 650.000 km
    Parte seconda

    Quando veniamo ricoverati in ospedale per un guaio improvviso la preoccupazione massima è quella di risolvere il problema e tutta l’attenzione e la tensione è li concentrata. C’è poco spazio per altre considerazioni oltre il dolore, lo spavento e spesso il senso di impotenza. Ti affidi a chi ti prende in cura con una sorta di sgomento e di speranza che devono esser spesso corroborati da pazienza e senso di rassegnazione per cose e percorsi che non conosci e che spesso non hai ne il tempo ne il modo di valutare.

    E qui voglio aprire un piccolo siparietto. Ormai anche per una “semplice” Ablazione cardiaca ho firmato tanti di quei consensi e ho messo tante di quelle firme che nemmeno ne ricordo il numero, figurarsi cosa c’era scritto. Figurarsi il significato e l’importanza: e poi si dice delle banche e delle assicurazioni!
    In un altro caso, ero da poco ricoverato in terapia intensiva, mi chiesero di fare sul momento una scelta tra una terapia medica e una procedura chiamata Cardioversione elettrica, senza peraltro poter consultare un familiare che era fuori dalla porta, e sulla base delle spiegazioni che il medico mi aveva fatto nel momento.
    Ora mi chiedo se non ci sia qualcosa di più umano e pratico al riguardo.
    Con i vaghi ricordi dello studio del diritto mi chiedo inoltre che valore ed efficacia può avere un consenso rilasciato in chiaro stato di non perfetta lucidità e serenità mentale. Per non dire assenza. Secondo me è un atto nullo o annullabile (qui ci vuole un intervento di un azzeccagarbugli).

    Chiusa la parentesi.
    Parlavo prima di ricoveri improvvisi. Certo traumatici e dilanianti per il fisico e per lo spirito. Poi ci sono quelli programmati. A prima vista sembrano quelli più tranquilli perché hai il tempo di prepararti. Ora se per un medico è sicuramente meglio perché può pianificare tutta una serie di accertamenti ed esami per il paziente le cose sono un po’ diverse. Vero che si chiama “paziente” ma mica per questo ce ne ha una dose supplementare o infinita. Anzi, il tempo gioca tutto contro questa situazione. Via via che il tempo passa e ci si avvicina al momento del ricovero e del’intervento i pensieri cominciano a farsi un pò più scuri e i dubbi e i timori a percorrere strade e sentieri prima nemmeno immaginati.

    Se poi, come può capitare, la cosa presenta dei rischi apprezzabili (si va sempre sotto i ferri!) i pensieri si fanno sempre più neri e pesanti. E sei combattuto tra il pensarli e il respingerli. Non sai più se cercare di assaporare quelli che potrebbero essere le ultime occasione per fare qualcosa, o vedere, o annusare, o toccare…………..o se invece cercare di non pensarci.

    In occasione del mio primo (e grosso) intervento, quello di dieci anni fa, mi tornava di continuo in mento un dettaglio: eravamo ancora in inverno e avevo potato come ogni anno la sophora di casa mia. Tutti gli anni cerco di migliorarne l’aspetto con potature anche profonde. Solo all’inizio dell’estate riesci però a vedere il risultato del lavoro, quando con i suoi butti prepotenti e carichi di foglioline si offrono pendenti ai tuoi occhi e al vento. Io avevo fatto le mie potature ma mi veniva da chiedere se avrei mai visto l’effetto di queste. Ecco, fra le mille cose che mi facevano temere e pensare, quello della sophora era quello che meglio marcava lo stato d’ansia e di insicurezza per il divenire.
    Poi rividi i rami e le foglie dondolare con il loro splendido verde.

    Quest’ultima volta “ma guarda non è niente, in tre giorni vai, fai e torni” le cose sono cambiate di poco, ma non in meglio. E allora mi sono accorto che non conta la gravità dell’intervento, ma da ben altri fattori. Dieci anni fa non avevo i miei nipotini, dieci anni fa non aspettavo che tra un mese nascesse l’altro nipote da Alessandra………Basta: non sto a dire che tipo di neri pensieri mettevo tra le ipotesi più nere.
    La sophora ha già buttato il suo spudoratamente bellissimo mare di foglie verdi, e non ho da temere di non rivederla: l’ho già vista. I familiari, i nipoti………quando sono partito li ho salutati come se andassi al mercato a compra un po’ di pesce. Non era proprio il caso che tentassi un saluto un po’ più spinto.

    E allora quel birbante e fetente che sta dentro il capo s’è messo a fa delle ipotesi
    allucinanti. E se dovesse esse questa la volta? Mah, pensavo, fatta sotto anestesia nemmeno me ne accorgo. Ma se non me ne accorgo nemmeno soffro sul momento. E se non mi risveglio nemmeno posso lamentarmi e dispiacermi di quello che mi è successo!
    Non era sicuramente una brillante soluzione, mi pareva però una onorevole via di uscita.
    Poi, come sapevo, il dottore mi spiega l’operazione che deve essere fatta, che oggi è divenuta quasi di routine, che comunque ci sono sempre dei rischi, e che in pochi casi (la casista indica il2%?) durante l’intervento può succedere di dover passare dall’inserimento di un catetere ad “aprirti per operare sul cuore”, fino, ma qui fortunatamente le percentuali sono veramente minime, il decesso. Non c’è stato choc perché lo sapevo, ormai su internet puoi sapere queste cose e ben altro. Comunque fa un certo effetto firmare dei fogli che dicono questo.
    È vero che la percentuale è minima, ma se anche è del 1 su 1.000 chi mi dice che io non sia il successivo al 999? Nessuno.

    Allora ti metti li a ondeggiare tra il cauto ottimismo per la gente che ti svolazza intorno con professionalità e serenità (la loro soprattutto) e la rassegnazione su quello che sarà, o potrà essere.
    Nella disperazione del caso quel birbante che sta dentro il capo che ti pensa? Pensa un po’ che sapore avrà se le cose vanno bene! Che cosa sarà riabbracciare i tuoi cari, i tuoi nipoti che per una volta potrai stringere un po’ più forte, tanto loro non ci faranno caso….vedere come va l’orto che l’omino continua ad innaffiare troppo, nonostante le tue raccomandazioni, il Fidanzi che per ricaricarsi le pile va ad Hammamet, un gattino che entra di nuovo in casa nonostante la padroncina – la canina Geena – non lo permetta, il solito disordine ordinato della stanza del PC, la montagna di programmi che ho iniziato o che ho solo in mente, il romanzo che riuscirò (?) a pubblicare quest’anno…………

    Ritornando a casa ho fatto guidare la macchina a Stella e io mi sono messo di lato a godermi lo spettacolo delle colline toscane in questo inizio d’estate. Dopo Siena dalla strada bagnata si capiva che era passata una burrascata d’acqua. Ho avuto l’impulso di aprire un po’ il finestrino: un intenso e penetrante profumo di ramerino bagnato mi è arrivato fin al cervello. Passando per il cuore. Oggi i colori, gli odori, i suoni, le cose che tocco, sono più intense di una settimana fa.

    • viviana ha detto:

      la vita purtroppo non è un percorso lineare , senza ostacoli : prima o poi il viaggio si complica , la strada comincia a inerpicarsi presentando curve , buche e dossi e la nostra marcia deve rallentare per adattarsi ai vari accidenti.
      Il più grave degli inciampi rimane la malattia , quella seria , grave , la malattia che ti fa percepire la piccolezza del tuo essere uomo in balia di forze tanto più grandi di te.
      E’ allora che sei costretto a fare riflessioni che prima nemmeno ti avevano sfiorato , a rivisitare il passato con occhi diversi e a prospettare il futuro con animo angosciato .
      Di fronte al male non tutti abbiamo le medesime reazioni , anche in questa circostanza ognuno di noi rimane quello che fondamentalmente è : una commistione di geni e fattori ambientali .
      Ho fatto la volontaria ospedaliera per alcuni anni e frequentato le corsie dei malati ascoltando , quando volevano farlo, le loro confidenze di uomini sofferenti .
      In quelle circostanze la mia attenzione non veniva distolta da mansioni professionali che non mi competevano , dovevo solo ascoltare e così era facile cogliere lo smarrimento di chi era stato sbalzato dalla normalità di una vita scandita da ritmi quasi sempre tranquilli, alla drammaticità del ricovero, delle cure obbligate, all’assillo di quel che sarebbe successo di lì a poco.
      Il racconto del blog è bellissimo e meriterebbe di anche in altre ” vetrine ” per essere letto da più persone .
      Senza enfasi , senza esasperazioni , mostra una grande capacità di analizzare le proprie emozioni , cogliendo di esse anche gli aspetti più profondi e più difficili da far emegere a consapevolezza .
      L’immagine della sophora …. un piccolo capolavoro !

    • letizia tonini ha detto:

      sono contenta di averti riabbracciato ed ero sicura che sarebbe andato tutto bene a te ti vogliono lasciare qui ed è giusto che sia così perchè servi ancora tanto a tutti. baci letizia

  17. il granocchiaio ha detto:

    ED E’ SUBITO SERA

    Ognuno sta solo sul cuor della terra
    trafitto da un raggio di sole:
    ed è subito sera

    Quando il mi fratello Rodolfo fu ammazzato nel 1988 aveva 42 anni.
    A tutt’oggi è il dolore più lancinante e grande che ho provato nella mia vita. E si che avevo cominciato presto. Nel 1968 moriva il mi babbo Giorgio a soli 47 anni e si rimaneva con la mi mamma a 44 anni, io ne avevo 24, Rodolfo 22 e Raffaello 19.
    Il mi babbo era molto grande: di altezza, di corporatura e come uomo. A distanza di oltre 40 anni incontro ancora qualcuno che mi parla del mi babbo in termini così belli, con apprezzamenti e considerazioni incredibilmente lusinghiere e piene di complimenti. Per la sua intelligenza, per la sua vivacità, per il suo spirito di intraprendenza, ma soprattutto per la sua grande bontà.

    Quando vidi lo strazio dei miei nonni che piansero lacrime asciutte per vedere il loro figlio lasciarci pensai che una scena di così tanto dolore non l’avrei più vissuta in tutta la mia vita. E mi sbagliavo perché quando morì mio fratello Rodolfo la cosa fu assai peggiore.
    Fu strappato a Oria che aveva la sua stessa età, Susanna a 21, Beatrice 20, e Letizia 16.

    Tra disperazione e sensi di colpa per non essere vissuto abbastanza vicino a lui, aver perso tempo con persone insignificanti anziché stare con lui……
    A tutt’oggi non mi sono ancora perdonato questa colpa.

    Quando si fecero i bigliettini per la sua morte ci mettemmo una bellissima foto di lui con una maglietta azzurra, i suoi capelli rossi, il fisico alla Henry Fonda e poi pensammo a scrivere qualcosa. Ma non doveva essere una cosa banale, doveva essere la cosa più bella del mondo, per lui.
    Non so come ma mi venne a mente la poesia di Quasimodo. Non so se tecnicamente la scelta è ineccepibile: per me si. Mi da ancora oggi il senso della precarietà per una vita anche se apparentemente “trafitta” da un raggio si sole.

    Vedi come e quanto può essere grande una piccola cosa. Magari “ermetica”!

  18. viviana ha detto:

    Ieri mattina ho incontrato Luciana Nesi in via della Pace . Capita di incrociarci , abitiamo vicino da anni .
    Mi accorgo che invecchiando ho sempre più bisogno di contatti che in qualche modo mi riconducano al mio passato , sento di avere un rapporto privilegiato con chi appartiene alla cerchia delle mie amicizie lontane .
    Ci siamo fermate a parlare , i soliti problemi di chi ha la nostra età: genitori e suoceri anziani difficli da gestire , figli sistemati non proprio come avremmo voluto , guai fisici degli anni che pesano .
    Ad un tratto mi sono ricordata delle foto sue e delle sorelle ” cantanti ” che qualche tempo fa erano state messe in una sezione della Sentinella .
    Gliel’ho detto e la notizia le ha fatto piacere .
    Già, che bei tempi ! Ti ricordi ? E il cortile , i giochi ?
    Come si stava bene !
    La miseria , quella c’era , eccome , ma la memoria l’ha messa in second’ordine ; d’altronde eravamo tutti poveri e non c’erano invidie .
    Avremmo voluto parlare ancora …
    Lo faremo la prossima volta , tra un mese , un anno , chissà … tanto i ricordi son tutti lì, pronti a fare la loro apparizione , ubbidienti dispensatori di intime commozioni.

  19. il Granocchiaio ha detto:

    Dedicato ai miei amici che quotidianamente punzecchio, sfruzzico e rompo

    Si, ma sempre troppo poco!

    (versione alletterata del pezzo: per godere anche dell’audio e del video andare alla sezione Video del Granocchiaio – POP)

    in questa sede dedicata in primis a Viviana che ci segue con attenzione e sensibilità, non mancando mai ai suoi nostalgici e stimolanti ricordi di braccagnina

    Dedicato al mi amico Ric che apprezza con entusiasmo da adolescente (the best) queste cose: mi sembra di rivedemmi a 16 anni, un uomo senza età il Ric
    Per lui la versione demo dove il suo M.J. se la canta tutta da solo

    Dedicato a Mezzolitro: verace sanguigno testardo e tosto come pochi

    Dedicato a Mezzamestola:
    nostalgico, polemico (forse più di me), ma soprattutto un po’ pizzicato dall’aria di Barbaruta (non credo più di me)

    Dedicato a Prince Charles, credo in ferie, e sempre prezioso amico e consigliori in edit, anche se troppo impegnato altrove

    Dedicato a the great G&F il cammellone che vigila sulla sua creatura dal dorato regno delle lagune

    Du parole sui pezzi

    Versione inglese: che carrellata di Amerikani ragazzi! Da sballo!
    Il più efficace? The Boss Bruce Springsteen (vero Mezzolitro?) e tutte le donne
    Il più sprecato? Harry Belafonte (vero Mezzamestola?)

    Versione italiana:
    mica poi tanto male………..in confronti ai mostri della versione originale
    il più fico: Joe Cocker: da abbracciarlo!
    La sorpresa: Laura Pausini così non mi era mai piaciuta, strafica
    La ficata: Pavarotti che fa il controcanto a tutti

    Titolo Canzone Tradotto: Siamo Il Mondo
    We Are The World di Michael Jackson

    Arriva un momento in cui abbiamo bisogno di una chiamata,
    quando il mondo deve tornare unito
    C’è gente che muore
    ed è tempo di aiutare la vita, il più grande regalo del mondo.

    Non possiamo andare avanti fingendo di giorno in giorno
    che qualcuno, da qualche parte, presto cambi le cose.
    Tutti noi siamo parte della grande famiglia di Dio
    e, lo sai, in verità l’amore e tutto quello di cui abbiamo bisogno.

    Noi siamo il mondo, noi siamo i bambini
    noi siamo quelli che un giorno porteranno la luce,
    quindi cominciamo a donare.
    E’ una scelta che stiamo facendo,
    stiamo salvando le nostre stesse vite,
    davvero costruiremo giorni migliori, tu ed io

    Manda loro il tuo cuore
    così sapranno che qualcuno vuol loro bene
    e le loro vite saranno più forti e libere.
    Come Dio ci mostrò, mutando la pietra in pane,
    così tutti noi dovremmo dare una mano soccorritrice.

    Noi siamo il mondo, noi siamo i bambini
    noi siamo quelli che un giorno porteranno la luce,
    quindi cominciamo a donare.
    E’ una scelta che stiamo facendo,
    stiamo salvando le nostre stesse vite,
    davvero costruiremo giorni migliori, tu ed io

    Quando sei triste e stanco, sembra non ci sia alcuna speranza,
    ma, se tu hai fiducia, non possiamo essere sconfitti.
    Rendiamoci conto che le cose potranno cambiare solo
    quando saremo uniti come una cosa sola.

    Noi siamo il mondo, noi siamo i bambini
    noi siamo quelli che un giorno porteranno la luce,
    quindi cominciamo a donare.
    E’ una scelta che stiamo facendo,
    stiamo salvando le nostre stesse vite,
    davvero costruiremo giorni migliori, tu ed io

    versione originale

    There comes a time when we hear a certain call
    When the world must come together as one
    There are people dying
    and its time to lend a hand to life
    There greatest gift of all

    We cant go on pretending day by day
    That someone, somewhere will soon make a change
    We are all a part of Gods great big family
    And the truth, you know,
    Love is all we need

    We are the world, we are the children
    We are the ones who make a brighter day
    So lets start giving
    Theres a choice we’re making
    We’re saving our own lives
    it’s true we’ll make a better day
    Just you and me

    Send them your heart so they’ll know that someone cares
    And their lives will be stronger and free
    As God has shown us by turning stones to bread
    So we all must lend a helping hand

    We are the world, we are the children
    We are the ones who make a brighter day
    So lets start giving
    Theres a choice we’re making
    We’re saving our own lives
    its true we’ll make a better day
    Just you and me

    When you’re down and out, there seems no hope at all
    But if you just believe theres no way we can fall
    Let us realize that a change can only come
    When we stand together as one

    We are the world, we are the children
    We are the ones who make a brighter day
    So lets start giving
    Theres a choice we’re making
    We’re saving our own lives
    its true we’ll make a better day
    Just you and me

    • viviana ha detto:

      Grazie . Gli stimoli vengono soprattutto da quello che tu racconti e proponi
      Un gran piacere aver spazi per parlare e condividere esperienze e ricordi.
      Il mio è un contributo legato soprattutto alla memoria . Sui fatti recenti leggo volentieri quello che dite voi che vi abitate e che sapete raccontare tutto ciò che accade nel quotidiano . Un modo per tenermi informata sulle sorti di quello che ai miei tempi era un piccolo borgo ed ora un centro che cresce continuamente .

  20. Ric ha detto:

    Granocchiaio, sei il più grande di tutti!

  21. il Granocchiaio ha detto:

    Testo delle canzoni di Lucio Battisti arrivate fresche fresche nella sezione video del granocchiaio – Lucio Battisti

    SI VIAGGIARE…..

    Quel gran genio del mio amico
    lui saprebbe cosa fare,
    lui saprebbe come aggiustare
    con un cacciavite in mano fa miracoli.
    Ti regolerebbe il minimo
    alzandolo un po’
    e non picchieresti in testa
    così forte no
    e potresti ripartire
    certamente non volare
    ma viaggiare.
    Sì viaggiare
    evitando le buche più dure,
    senza per questo cadere nelle tue paure
    gentilmente senza fumo con amore
    dolcemente viaggiare
    rallentare per poi accelerare
    con un ritmo fluente di vita nel cuore
    gentilmente senza strappi al motore.
    E tornare a viaggiare
    e di notte con i fari illuminare
    chiaramente la strada per saper dove andare .
    Con coraggio gentilmente, gentilmente
    dolcemente viaggiare.
    Quel gran genio del mio amico,
    con le mani sporche d’olio
    capirebbe molto meglio;
    meglio certo di buttare, riparare
    Pulirebbe forse il filtro
    soffiandoci un po’
    scinderesti poi la gente
    quella chiara dalla no
    e potresti ripartire
    certamente non volare ma viaggiare.
    Si viaggiare…

    FIORI ROSA FIORI DI PESCO

    Fiori rosa fiori di pesco
    c’eri tu
    fiori nuovi ‘stasera esco
    ho un anno di piu’
    stessa strada, stessa porta.
    Scusa
    se son venuto qui questa sera
    da solo non riuscivo a dormire perche’
    di notte ho ancor bisogno di te
    fammi entrare per favore
    solo
    credevo di volare e non volo
    credevo che l’azzurro di due occhi per me
    fosse sempre cielo, non e’
    fosse sempre cielo, non e’
    posso stringerti le mani
    come sono fredde tu tremi
    no, non sto sbagliando mi ami
    dimmi che e’ vero
    dimmi che e’ vero
    dimmi che e’ vero
    dimmi che e’ vero
    dimmi che noi non siamo stati mai lontani
    dimmi che e’ vero
    ieri era oggi, oggi e’ gia’ domani
    dimmi che e’ vero
    dimmi che e’ ve…
    Scusa credevo proprio tu fossi sola
    credevo non ci fosse nessuno con te
    oh scusami tanto se puoi
    signore chiedo scusa anche a lei
    ma io ero proprio fuori di me
    io ero proprio fuori di me quando dicevo:
    posso stringerti le mani
    come sono fredde tu tremi
    non, non sto sbagliando mi ami
    dimmi che e’ vero
    dimmi che e’ vero
    dimmi che e’ vero…

    MI RITORNI IN MENTE

    Mi ritorni in mente
    bella come sei, forse ancor di più
    Mi ritorni in mente
    dolce come mai, come non sei tu
    Un angelo caduto in volo
    questo tu ora sei in tutti i sogni miei
    come ti vorrei, come ti vorrei
    Ma c’è qualcosa che non scordo
    c’è qualcosa che non scordo
    che non scordo …
    Quella sera ballavi insieme a me
    e ti stringevi a me
    all’improvviso, mi hai chiesto lui chi è
    lui chi è
    un sorriso, e ho visto la mia fine sul tuo viso
    il nostro amor dissolversi nel vento
    ricordo, sono morto in un momento
    Mi ritorni in mente
    bella come sei, forse ancor di più
    Mi ritorni in mente
    dolce come mai, come non sei tu
    Un angelo caduto in volo
    questo tu ora sei in tutti i sogni miei
    come ti vorrei, come ti vorrei
    Ma c’è qualcosa che non scordo
    ma c’è qualcosa che non scordo
    che non scordo …

    BALLA LINDA (parole di Gianni Morandi)

    Balla Linda,
    balla come sai
    Balla Linda
    non fermarti
    Balla Linda,
    balla come sai.
    Occhi azzurri
    belli come i suoi
    Linda,
    forse non li hai,
    ridi sempre,
    non parli mai d’amore
    pero’ non sai mentire mai
    mmh…
    Bella sempre,
    dolce come lei
    Linda,
    forse tu non sei,
    tu non dici
    che resti insieme a me
    pero’ non mi abbandoni mai,
    tu non mi lasci mai,
    ti cerco e tu…
    e tu ci sei…
    ti cerco e tu..
    mi dai quel che puoi,
    non fai come lei, non, non fai come lei,
    tu non prendi tutto quello che vuoi.
    Balla Linda,
    balla come sai
    Balla Linda
    non fermarti
    Balla Linda,
    balla come sai.
    Occhi azzurri
    belli come i suoi
    Linda,
    forse non li hai,
    ridi sempre,
    non parli mai d’amore
    pero’ non sai mentire mai.
    Mmh…
    Tu non mi lasci mai
    ti cerco e tu
    mi dai quel che vuoi
    non fai come lei, no, non fai come lei
    tu non prendi tutto quelli che vuoi
    Balla Linda,
    balla come sai
    Balla Linda
    non fermarti
    Balla Linda,
    balla come sai…

    EPPUR MI SON SCORDATO DI TE

    Eppur mi son scordato di te
    come ho fatto non so.
    Una ragione vera non c’è lai era bella però.
    Un tuffo dove l’acqua è più blu niente di più.

    Ma che disperazione
    nasce da una distrazione
    era un gioco non era un fuoco.
    Non piangere salame dai capelli verde rame
    è solo un gioco e non un fuoco
    lo sai che t’amo io ti amo veramente.

    Eppur mi son scordato di te non le ho detto di no
    ti ho fatto pianger tanto perchè
    io sono un bruto lo so.
    Un tuffo dove l’acqua è più blu niente di più
    ma che disperazione…ecc

    (solo voce)

    Che disperazione nasce da una distrazione
    nasce da una distrazione
    che disperazione nasce da una distrazione
    nasce da una distrazione
    che disperazione nasce da una distrazione
    nasce da una distrazione
    che disperazione.

    Un tuffo dove l’acqua è più blu…ecc

  22. il Granocchiaio ha detto:

    Ma che sarà, che cosa t’offrirà
    quest’altra storia, quest’altra novità
    l’unico rischio è che sia tutto finto
    e che sia tutta pubblicità!…

    Ma che ne sai, se non ci provi mai
    che rischi corri se non vuoi volare
    coi piedi a terra, legato alla ragione
    ti passa presto, la voglia di sognare!

    Ma è quello che vogliono da te
    già appena nati ci hanno abituati
    a non pensare, ma a darcene l’illusione
    e sempre con la scusa della ragione!…

    E anche se fosse solo finzione
    solo il pretesto per fare una canzone!
    vale la pena almeno di tentare
    se è un’occasione per poter volare
    allora non la sprecare, prova a volare!…

    Attenzione-attenzione! Comunicato ufficiale!
    parla l’organo del partito, non lasciatevi suggestionare!
    Quella voce che vi invita a volare
    è di un maniaco sabotatore!…
    Spegnete la radio adesso
    giradischi e registratori, presto!… presto!…

    Ma la radio va e non si fermerà
    ti prenderà per mano ti insegnerà a volare
    visti dall’alto i draghi del potere
    ti accorgi che son draghi di cartone!…

    E anche se fosse solo finzione…

    Attenzione-attenzione! A tutte le persone serie!
    consapevoli, equilibrate, non lasciatevi suggestionare!
    abbiamo ben altri progetti per voi
    uomini del 2000, saggi e civili
    perciò prestate attenzione
    solo alla voce della ragione!…

    Ma la radio va e non si fermerà ti prenderà per mano, ti insegnerà a volare, visti dall’alto i draghi del potere ti accorgi che son draghi di cartone!…

    Ma non lo vedi sono di cartone
    se resti a terra che vuoi capire
    con la scusa di schiarirtele
    ti confonderanno sempre più le idee
    ti manderanno allo sbaraglio in questa
    farsa, nel ruolo di comparsa!…

    Ma basta che voli in alto
    ma basta che ti alzi un poco
    e forse scopri che quello che ti faceva
    paura era soltanto un gioco!
    e adesso, hai l’occasione per poter
    volare, allora, non la sprecare, prova a volare!…

    Prova ma che ne sai
    se non ci provi mai non puoi
    sapere se vale o no la pena
    di tentare, è un’occasione
    per volare, per volare!…

    Adesso basta! Fatelo stare zitto!
    Abbiamo troppo sopportato!
    Abbiamo troppo tollerato!
    E’ un provocatore! Fatelo tacere!
    ….Fatelo tacere!….

    se interessa sentire la versione musicata vai a
    http://www.braccagni.info/video/i-video-del-granocchiaio/pop/outsider/

    • viviana ha detto:

      Sono in ritardo , scusate .
      Ho poco tempo , non sono in vacanza purtroppo, e leggo di corsa le proposte di riflessione ed i commenti del blog.
      Ringrazio il Granocchiaio per quello che ci fa conoscere .
      A proposito di questo pezzo mi è venuto in mente Neruda e le sue parole che forse molti già conoscono . Le propongo per una rilettura che mi pare interessante .

      Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine ,
      ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi ,
      chi non cambia la marca , chi non rischia e non cambia il colore dei vestiti, chi non parla e chi non conosce .

      Muore lentamente chi evita una passione
      chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni , proprio quelle che fanno brilare gli occhi , quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso , quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

      Lentamente muore chi non capovolge il tavolo
      chi è infelice sul lavoro
      chi non rischia l’incertezza per la certezza per inseguire un sogno
      chi non permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati

      Lentamente muore chi non viaggia
      chi non legge
      chi non ascolta la musica
      chi non trova grazia in se stesso

      Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio
      chi non si lascia aiutare
      chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante

      Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo
      chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
      chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce

      Evitiamo la morte a piccole dosi , ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga superiore del semplice fatto di respirare

      Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità

  23. il granocchiaio ha detto:

    Grande figlio di puttana
    ma che amico per me
    uno che ruba anche la luna
    se la deve dare a te eeeehhhh
    sotto l’ombra del cappello
    non ti fa capire mai
    se tira fuori il suo coltello
    o ti chiede come stai
    grande pero’ che grande figlio di puttana
    eeehhh aspettero’ ancora un’altra settimana
    Ha donne sparse per l’Italia
    lui colpisce e scappa via
    ma con ognuna ha fatto un pianto
    ha pianto anche con la mia
    grande pero’ che grande figlio di puttana
    aspettero’ ancora un’altra settimana
    stamattina apro il giornale
    c’e’ la tua fotografia
    ti stan cercando dappertutto
    cosa fa la polizia eeeehhh
    ecco perche’è ti ho dato un’altra settimana,
    (perche’)
    senza di te una serata non ingrana
    (eeehh)
    ecco perche’ le donne vanno in fila indiana
    (adesso so)
    anche perche’, perche’ sei un figlio di puttana
    ed e’ per questo che a te la gente tutto ti perdona
    (perche’ dicono)
    “guarda come suona la chitarra
    quel grande figlio di puttana”.

    Pezzoli – Curreri- Baldazzi – Lucio Dalla

    se interessa sentire la versione musicata vai a
    http://www.braccagni.info/video/i-video-del-granocchiaio/pop/outsider/

  24. il Granocchiaio ha detto:

    Ma la sai quella di quando Pasqualino andava col mi fratello Rodolfo a trova la su fidanzata Rita in val di Chiana?

    Pasqualino s’era fatto una moto incredibile: un Caproni Vizzola, mi pare fosse una 250 cc che pareva più una Rolls-Royce che una moto. La Caproni costruiva il famoso Capriolo 125, mentre questa di derivazione tedesca nel motore (NSU) di cilindrata doppia, era migliorata nelle sospensioni anteriore e posteriore entrambe teleidrauliche. una grande maestosa e cara moto, che in provincia credo avesse solo lui.

    Per arriva fino a la, fa la parte che deve fa un fidanzato, e poi torna via unn’era certo uno scherzo. Anzi. Ma con quella moto il discorso cambiava. Il viaggio era comunque lungo e proprio per questo spesso si faceva accompagna dal mi fratello Rodolfo, con il quale erano molto amici. Una volta lui doveva anda con la su fidanzata Rita al matrimonio di un cugino a Rieti e allora gli chiese di nuovo di fargli il piacere di accompagnarlo, che poi lui avrebbe trovato il modo di ricompensallo. Il viaggio si presentava di un certo impegno, ma Rodolfo acconsentì con piacere.

    Ora bisogna fa una parentesi. A quei tempi in casa dei contadini si mangiava piuttosto bene in relazione a situazioni simili per esempio in casa di un operaio o un impiegato. Chi poco chi tanto ma un orto un vero contadino ce l’ha di sicuro. E allora era pacifico che ogni contadino ci’aveva pure un po’ di animali domestici come polli, conigli, piccioni, e altri eventuali come paperi o qualche pecora. Poi c’era anche il maiale ma quello ci vorrebbe in discorso a parte, prosciutti compresi. Quindi la ciccia in casa di questi un mancava mai, se loro la volevano.

    Questo detto una volta tutta la mia famiglia e quella di Rodolfo furono invitate a mangiare proprio da Pasqualino ma per fare festa, per mangiare nell’aia e come tavolo c’era il pianale di un rimorchio a due assi che una volta seduti ci s’arrivava giusto co la bazza. una scena più che comica perchè s’era tutti seduti intorno a sto rimocrchio ma degli altri si vedeva solo la faccia e la mani che spuntavano pe piglia da mangia.
    Comunque ognuno portava qualcosa di suo. Rita ci doveva fare un galletto alla cacciatora. Chiesi a Rodolfo se si voleva informare su cosa si dovesse portare e lui mi rispose senza indugio: ciccia. Ma come, chiesi io, si va un contadino dove la su moglie fa il galletto alla cacciatora, e noi si deve porta ancora ciccia? Ma se lui ce n’ha mille volte la nostra! Si, mi rispose, ma un ci’ha mica le bistecche!

    Ecco dov’era il segreto: loro mangiano carne quando vogliono, ma soprattutto e quasi sempre animali da cortile o insaccatio o prosciutto, ma mica bistecche o fettine, o spezzatino di carne bovina. E Rodolfo mi confermò questo fatto dicendomi che io non immaginavo nemmeno quanto loro amassero questo tipo di carne.

    Per rendere bene l’idea mi raccontò proprio lui la storia di quando accompagnò Pasqualino al matrimonio del cugino di Rita.

    Allora mi disse che nel viaggio, non mi ricordo se all’andata o al ritorno, ma fa poca differenza, si fermarono a mangia in una trattoria. E la Pasqualino gli disse: se voi mangia una bistecca alla fiorentina di quelle esagerate questo è il posto giusto, lo conosco bene perché ci so già stato. Allora Rodolfo ordina per se una bistecca e non sa se è una per tutti e due o una a mezzo, viste le dimensioni delle fiorentine. E Pasqualino fa al cameriere: no no, ne porta una a testa e che siino belle grosse tutte e due! Anche il mi fratello in fatto di pesce no, ma di ciccia mica scherzava!

    Poi il cameriere chiede al mi fratello cosa voleva di contorno e lui fa: ma, ci starebbe bene una bella insalata fresca, ma mi porti invece un bel piatto di patatine fritte, che a me vanno bene lo stesso, come verdura.
    Poi il cameriere si rivolge a Pasqualino che stava scapeando e chiede anche a lui se vole insalata o patatine fritte. Pasqualino con il suo sguardo in tralice, guardando negli occhi Rodolfo anziché il cameriere, il suo modo di parlare tutto suo particolare, ma chiaro e senza esitazioni gli fa: lo sai che mi devi porta a me di contorno? No, gli dice il cameriere, ma mi dica pure. E Pasquale con non resisteva più quasi gli grida: a me di contorno mi porti du belle bragioline! E se è furbo anche a lui gliele devi porta!

    La farò ancora poco lunga, ma pare che l’incredulo cameriere abbia dovuto portare davvero due bistecche con il contorno di “bragioline”. E naturalmente la coppia si fece fori tutto.

    È rimasta poi in giro la battuta per sottolineare quanto uno ami la cicca, o meglio la bistecca: si per me bistecca, ma di contorno vorrei du bragioline!

    • viviana ha detto:

      Già, il mito della carne , quando per carne si intendeva quella di manzo, di vitello , non il pollo o il coniglio che si potevano avere tutti i giorni perchè erano nell’orto o nel cortile .
      Poi le cose sono cambiate , ci hanno detto che la carne, quella rossa, è buona sì ,ma non fa così bene , anzi meno se ne mangia e meglio è, e noi , diventati salutisti, sacrifichiamo il gusto e pensiamo soprattutto alla nostra buona forma fisica.
      E’ caduto un altro mito e noi siamo rimasti sconcertati come sempre.
      Chissà, però, che di qui a qualche anno non ci sia un nuovo ribaltamento nella valutazione del cibo e si possa paradossalmente ordinare in trattoria la bistecca e due fettine di contorno, proprio come Pasqualino .

      • Patrizio ha detto:

        Mi raccontava il mi babbo che nella su famiglia contadina, quando il su nonno di ritorno da una fiera, portava al podere la pasta ‘compra’ , come la chiamavano, era festa… per me invece, molti decenni dopo, il segno della festa era la mi nonna che ogni domenica mattina faceva la pasta col maccheronaio… mentre sul fuoco ribolliva il sugo… mentre la pasta ‘compra’ si mangiava ogni giorno (queste cose segnano bene il cambiamento di un’epoca che si ripete nella storia).
        Ma il ricordo della festa più grande, con significati che vanno ben oltre il palato, la gola e le mode tutte, è quello di quando comprato un campetto, il primo campetto…. venne messo il grano e il giorno della trebbia, sempre il mi babbo, portò a casa un paio di chili di grano… finalmente il suo grano, quello che aveva seminato con le sue mani; la sera prese un vecchio macinino a mano di legno, che teneva sulla cappa sopra la stufa e iniziò a macinare, poi di nuovo a macinare e pure io mi sfiancai a macinare quella notte ..
        Ciò che mi raccontarono in quella notte non ha valore….. sul piano della scuola della vita… e quello che sentii il giorno dopo quando mia nonna e la mi mamma fecero pane e pasta (si un pò scuri ma da un sapore che non scorderò… era il sapore della terra, della vita, della dignità, ma anche del rispetto e della modestia e dell’umiltà) con quella farina, parlo di sapori e sensazioni, chiamiamole emozioni… non riesco a descriverlo ma vi assicuro che mi sono di grande aiuto ancora oggi; riuscirò mai a far sentire queste cose a mia figlia?!…

      • Ric ha detto:

        Non so se avete letto i giornali di questi giorni: è caduto anche il mito che lo zucchero sia dannoso per l’organismo per l’accresciuto carico calorico. Infatti pare che l’uso indiscriminato di dolcificanti di sintesi fa peggio che non usare (ovviamente con la dovuta attenzione) lo zucchero che è un prodotto naturale. Forse io penso che gli anni ’70 hanno creato falsi miti sui prodotti della terra in nome di un salutismo e di una forma fisica più bella.

        • il Granocchiaio ha detto:

          no pe fa pubblicità, ma leggendovi, e solo a titolo di opportuna segnalazione, mi sa che siete tutti bell’ pronti pe iscrivevvi a Slow Food(de)

          basta che fate: gra gra gra e sete già belle opzionati

          • Ric ha detto:

            Granocchiaio a me piacerebbe

          • il Granocchiaio ha detto:

            caro Ric, visto e preso! si consideri socio Slow Food in pettorina

            seguirà regolare quirinea

          • parroco ha detto:

            Vi dichiaro marito e moglie.

          • Ric ha detto:

            Buona questa… sei parroco di Braccagni?

          • il triangolo no ha detto:

            il triangolo non l’avevo considerato,
            e poi, perchè no?

            non so se è il parroco, ma di sicuro è uno che sta proponedo di infilarsi con noi, qui nel letto

      • il Granocchiaio ha detto:

        cara Viviana, stasera mi hai fatto un regalo inatteso quanto gradito, o viceversa, fai te

        poter corriggere una prof!

        mitico! si direbbe oggi, so cose che specie a me capitano poche volte nella vita e bisogna n’approfitti perchè se no vo sape quando mi si ricapita l’occasione

        vedi, come di certo hai già notato e (spero perdonato) io mi metto la camicia di tutti i giorni e parlo e si scrivo come mi viene, secondo lo spirito e la lettera di nonna Stella

        e così ci’ho dei bei vantaggi:
        se sbaglio qualche parola in ortografia, pol’esse che è inflessione dialettale,
        se è un errore di grammatica o sintassi, pol’esse licenza poetica di base, cioè del popolino,
        se invece sbaglio senza possibilità (apparente) di perdono, sono più che perdonato, perché, come diceva il saggio Gianni Brera, quando un toscano sembra che stia sbagliando, in effetti ci sbagliamo noi, no, lui sta solo CREANDO! (La lingua italiana il va sans dire)

        Beh, capisco che sembra un po’ tortuoso il percorso, ma non ci dimentichiamo, siamo tutti un po’ figli del Machiavelli (io poi che sono nato e cresciuto in casa Guicciardini….)

        Allora sei pronta? Non te la prendere, il tuo non è uno sbaglio grave. È solo uno sbaglio di gioventù, quello di colloquiare con uno scapestrato (o scapigliato?) come me.

        Allora arrivo al punto. Sui concetti della carne hai inquadrato perfettamente il problema, così come poeticamente (e come poteva diversamente uno nato – anche se solo dalle parti – degli Acquisti?) ha fatto il PAT.

        Solo alla fine – penso per deformazione professionale – usi un termine che non quaglia con il contesto. Scusa eh, ma te lo dovevo dire.

        Tu chiudi l’intervento con:
        “chissà, però, che di qui a qualche anno non ci sia un nuovo ribaltamento nella valutazione del cibo e si possa paradossalmente ordinare in trattoria la bistecca e due fettine di contorno, proprio come Pasqualino”
        Quelle “fettine” proprio non vanno! Ma voi mettere rispondere al cameriere:
        mi porti due bistecche con il contorno di due fettine
        contro un bel sanguigno
        a me mi porti na bistecca con du BRAGIOLINE di contorno!

        Converrai che non c’è confronto, prova a ripetere ad alta voce: due fettine, e poi subito dopo: DU BRAGIOLONE, magari sdrucciolando sulla G, pe fa capi che ci dev’esse anche abbastanza olio. E di quello bono.

        Ciao, grazie, ti voglio bene.

        • viviana ha detto:

          concordo ! Fettina fa proprio pensare a qualcosa di smilzo, misero , incosistente .
          In casa mia però questo termine si usava quando mi si presentava quel pezzetto di carne che non volevo mandar giù a nessun costo .
          Bragiola? mi sarei spaventata , troppa roba per la mia eterna disappetenza .
          Fettina? tutt’altra cosa . Chiunque l’avrebbe potuta mangiare senza sforzo , anche io .
          Capisco che chi ha fame e voglia di mangiare pensi alla bragiola ,giustamente spessa, condita , saporita , gustata in buona compagnia .
          La fettina evoca restrizione , dieta e un po’ di tristezza .
          Hai ragione Granocchiaio .

  25. il Granocchiaio ha detto:

    calma, noi non buttiamo via niente

    è vero dire fettina ti fa pensare a qualcosa di veramente tristo
    Bragiola è in effetti tanta roba, nelle nostri parti s’intende soprattutto la bistecchina di maiale, che non è esattamente poca cosa

    Bragiolina, invece, è la fettina nobilitata!

    Sotto questo magnifico e nostrale neologismo intendiamo sia una fettina che assurge alla dignità di piatto ben cucinato e comunque prelibato oppure anche solo un modesto piatto, ma che è particolarmente apprezzato dal “mangiatore”

    Quando sottolineavo che addolcendo, arrotondando o sdrucciolando la G di braGiolina si fava quasi il senso di succosità e prelibatezza al piatto, questo volevo dire.

    Rimarco il fatto che comunque e in estrema sintesi Bragiolina possiamo dire che si adatta al pezzo cucinato in due casi soprattutto, quando è ben fatta, buona e desiderata, e chi la mangia la desidera da goloso, se proprio non ingordo. Compresa quella che noi chiamiamo “alla milanese” cioè impanata. Noi la chiamiamo così, perchè in effetti la vera è tutt’altra cosa: di simile alla nostra ha solo l’impanatura, e poi nient’altro………

    Ultima notazione.
    Anche la modesta e non allegra fettina può assurgere a grande piatto. Per questo ci vogliono dei maghi di cucina, come per esempio era la mi nonna Stella.

    Ma questa è un’altra storia: per cucinarla ci vuole 3 minuti, per descrivere la ricetta 30 minuti!

    gragragra

    • Ric ha detto:

      Granocchiaio a me piace la fettina: ne ho mangiato per una vita, ma ti ricordi qualche anno fa che come la mettevi sulla gratella diventava tutta rinseccolita perdendo acqua? Adesso è un pò di tempo che le fettine non perdono acqua e non rinseccoliscono… hanno trovato il metodo per evitare questo?

      • il Granocchiaio ha detto:

        oddio, mette una fettina sulla gratella è veramente un pò dura! In tutti i sensi

        passi per una fetta di fegato, passi per una fettina di maiale (cotta comunque velocemente) ma proprio una fettina di vaccina sulla griglia, proprio un se la sfanga
        bisognerebbe che fosse di uno spessore tale per cui invece di chiamassi fettina si dovrebbe poi chiama “fettona”, per esempio almeno 1 cm di spessore!

        quello che dice il Ric potrebbe riferirsi ai famosi vitelli gonfiati, trattati cioè con medicinali e troiaiate incredibili e dannose, per cui una volta messa la fettina nel padellino si vedeva questa ritirarsi in maniera incredibile, fino a ridursi a vista d’occhio! erano ripieni di acqua non smaltita dalla carne (per avere bell’aspetto e più peso) e con il calore l’acua usciva e la fettina quasi si dimezzava!

        fu mostrata qualche decennio fa ad una trasmissione TV della Rai
        quelli un pò più attempati si ricorderanno anche il nome del giornalista che fece lo scoop mostrando la cottura di una fettina gonfiata in diretta TV: era un Emilio Fede di altri tempi……….

        e veniamo ad oggi
        sicuramente vitelli gonfiati ce ne saranno in giro, ma assai meno, molti, ma molti meno
        mentre sono cambiate le attenzioni di cottura e si preferisce fare per la fettina un passaggio velocissimo in padella con olio caldo da una parte e dall’altra, rigirando possibilmente con utensile di legno per non trafiggerla e fargli uscire tutti i succhi che la renderanno poi più tenera, gustosa e piacevole

        per la fettina non si dovrebbe arrivare a chiedere come per la bistecca “ben cotta o al sangue?” (i francesi sono più pignoli e chiedono “au point, bien cuite, sanglant?)
        però per avere un buon risultato non può essere troppo cotta: così perde tutti i succhi, diventa dura, e si ha la classica fettina-soletta

        per esperienza so che anche persone insospettabili hanno mangiato per tutta la loro adolescenza questo piatto, complici mamme dai discutibili gusti e debolezze, magari con patatine fritte e via “se gli voglio fa mangia qualcosa al mi citto gli posso dare solo questo!”
        Meglio non commentare

        Poi c’era tutto il discorso sulla tenerezza!
        Ma è vitella, perché se non è vitella il mi bimbo un me la mangia! Forse la prima o la seconda volta che gliela metti in tavola senza nessun altra alternativa. Ma alla terza volta, senza alternativa, anche il più ricalcitrante se la mangia e ci fa pure la scarpetta.

        Pochi sono i tagli adatti per una buona fettina, e tutti vorrebbero quelli.
        Prima si sapeva quali erano. Oggi con il progresso, i supermercati, le vaschette in polistirolo, i macellai che non ci sono più, non c’è nemmeno l’imbarazzo della scelta: c’è già chi sceglie per noi.

        Viva il progresso e i supermercati!

        • Ric ha detto:

          Granocchiaio, poi oggi ci sono altri controlli alla stalla…. Non so se ti ricordi il latte quando eravamo ragazzi; a Grosseto passava un lattaio in bicicletta con un contenitore in cui ci teneva il latte appena munto. La mi mamma mi faceva uscire con u pentolino e il lattaio con un ramaiolo ci versava dentro il latte. Sai che pulizia quel latte!… però non siamo morti perchè il latte si bolliva con una pentola apposita che evitava che bollendo versasse il latte. A quei tempi non c’era Latte Maremma e quindi il latte era sicuramente non controllato quotidianamente come oggi…

          • il Granocchiaio ha detto:

            Certo che mi ricordo! Vuoi che non ricordi il latte preso la sera da il Lesina (un nome, un programma) e poi messo fuori dalle finestra per tutta la notte, per poi la mattina ritrovarti uno strato di panna tanto così da poter gustare? Di sicuro all’epoca c’erano meno controlli e sicuramente meno igiene e pulizia in tutta la filiera. Non credo che per questo si siano stati casi eclatanti e diffusi di problemi sanitari sul consumo. Mentre invece credo che ci fosse una notevole produzione di anticorpi che in qualche maniera ci tutelavano e irrobustivano.

            Con questo non voglio dire che siamo andati indietro. Certo però che a forza di pastorizzare, sterilizzare, togliere i grassi e quant’altro ci siamo ridotti a consumare un prodotto che di latte ci’ha spesso appena appena il colore. Infatti invece di avere un colore un bianco panna tendente all’avorio ti ritrovi ad un bianco ghiaccio che sembra fatto co la calce, non parliamo poi di sapore perché quello si è perso nella notte dei tempi.

            Oggi non so quanti sanno del latte “crudo” un latte cioè che non ha subito trattamenti termici come la pastorizzazione o l’UHT per la sterilizzazione. È un metodo che ritorna per certi versi all’antico perché garantisce la salubrità sia con un controllo assoluto in fase di mungitura che di trasporto nei distributori non interrompendo mai la catena del freddo. Le autorità sanitarie controllano costantemente metodi e prodotto. I risultati di ordine sanitario sono eccellenti, si beve di nuovo latte intero in tutti i sensi, compresi i benefici dell’integrità e del gusto.
            Purtroppo per una colpevole stampa schieratasi ingiustamente contro a priori non è così diffuso come dovrebbe. Per ora, spero.
            A Grosseto c’è un distributore automatico di questo latte in città in via Svezia e a Orbetello direttamente nell’ azienda Rustici Giuseppe e Andrea.

            Personalmente ricordo che da piccolo quando d’estate ci portavano in villeggiatura a Monticello Amiata o alle Macchie di Arcidosso. La sera c’era una signora che portava in paese il latte appena munto e col solito sistema dei misurini di latta ci riempiva le bottiglie da tre quarti o da litro. La notte era bella fresca e sostituiva egregiamente il frigorifero.
            Ricordo che io dormivo in una stanzetta e a capo del letto c’era un ziro da olio che invece era mezzo di un fantastico miele grossolano, sodo e un po’ cristallizzato.
            Non era infrequente che la notte mi alzassi, prendessi un cucchiaio da minestra me ne grattassi qualche bella cucchiaiata e poi per “spengere” tutto quel dolce in bocca mi bevessi dietro un bel bicchierone di latte ghiaccio con la panna che già si formava……….spero che qualcuno abbia provato come me questa mistura celestiale!

            Poi come al solito, il Granocchiaio ci’ha la solita esagerazione da raccontare. Da bimbo, veramente piccolo, penso sui tre – quattro anni, così m’ha sempre detto la mi mamma, ero in Vallerotana dal mi zi Erpidio e dalla mi nonna Giselda. La c’era stalla, mucche, pecore, capre e tutto quello che ci doveva essere di animali in un podere. Quando ci’andavo io mi sentivo in paradiso: mi lasciavano scorrazzare a piacimento in tutti questi ambienti. Quella volta un certo punto non mi vedevano più e cominciarono a preoccuparsi e a cercarmi. Alla fine mi ritrovarono sdraiato sotto una capra dove m’ero attaccato alle sue mammelle e mi stavo allattando come un vero caproncino!

            Per finire il quadro del latte nella mia vita dirò anche quest’ultima. Io sono nato nell’aprile del 1944 alla fattoria degli Acquisti (se no perché mi chiamerei il Granocchiaio?). Poco dopo ci fu il passaggio del fronte. Con la mia famiglia ci trasferimmo tutti in un rifugio in Vallerotana. Il mi babbo ottenne dai conti Guicciardini il permesso (e il lusso) di portarsi dietro una mucca da tenere fuori dal rifugio solo per alimentare il sottoscritto e la mi cugina Leonilda. Quindi anche in un momento di pericolo e grossa difficoltà mi potei permettere di avere latte fresco a disposizione in casa: dalla produzione direttamente al consumatore: che lusso! O che fortuna!

          • viviana ha detto:

            Di latte sono vissuta fino a grande .
            E non dico così tanto per dire.
            Latte, a volte versato sull’uovo con lo zucchero ,e qualche biscotto per chiudere pasti che non potevano essere considerati tali
            Eppure crescevo , non avevo malattie ed il dott Nisi confortava la mia mamma dicendole che in qualche modo mandavo giù le sostanze importanti per lo sviluppo del corpo.
            La sera era compito mio andare a comprare il latte da Menchina .
            Ricordo la stanza , i grossi recipienti pieni , l’odore che si avvertiva quando si entrava ,
            Per la strada capitava che ne bevessi un po’ dalla bottiglia , sapevo che non sarei stata rimproverata una volta arrivata a casa .
            C’era da bollirlo e quante volte capitava che una distrazione ne provocasse la fuoriuscita dal pentolino .
            L’odore rimaneva a lungo nell’aria e , dispettoso , ricordava agli altri di casa la tua disattenzione .
            Riformimento giornaliero , mancava il frigo .
            A volte mi chiedo se ho veramente vissuto certe realtà o se mi sto confondendo con falsi ricordi .
            Ma quanto è cambiata la nostra vita in mezzo secolo !
            La mia nipote , quando racconto di me bambina , mi ascolta con la stessa curiosità che ha per le favole . Forse pensa che mi piaccia paragonarmi ai personaggi delle sua storie immaginarie .
            Possibile che la nonna abbia vissuto tanti anni senza frigo , telefono , macchina ecc ecc ?.
            No , la nonna lavora di fantasia , come fanno tutti quelli che si rivolgono ai bambini .

          • Ric ha detto:

            Granocchiaio, come penso tu sai io ho lavorato per oltre vent’anni in una struttura associativa che si occupava del miglioramento qualitativo del prodotto latte, alimentare e industriale.
            Ebbene, dalle prime esperienze di lavoro in poi molto è cambiato nella vita e nella mentalità dei produttori di latte. Quando andavamo a fare i controlli alle stalle i primi anni trovavamo una situazione disastrosa sotto l’aspetto igienico e sanitario. Gli allevatori più piccoli evitavano di effettuare controlli veterinari sugli animali per risparmiare sui costi di produzione e spesso alcune (dico: alcune) stalle erano così sporche da farci passare la voglia di bere questo prodotto così naturale ed indicato specie ai bambini e gli anziani: l’anello più debole della filiera “consumo”. solo certe norme nazionali e più recentemente europee hanno portato la qualità igienico sanitaria a livelli comuni in tutta la Ue.
            Nel passato molte persone che bevevano il latte alimentare non sapevano che poteva provenire da animali affetti da mastite spesso non curati per ragioni di risparmio sui costi; la mastite come è noto è causata da alcuni batteri che possono passare nella flora intestinale della persona causando problemi anche di non trascurabile entità. Adesso, essendoci controlli sistematici, questo non accade più. E’ vero comunque che il latte di oggi non assomiglia più a quello di una volta, ma ci sono allevatori che riescono a fare latte salutare e di gusto buono e molti sono anche nel comprensorio tra Braccagni, Buriano e Sticciano Scalo e penso tutti ne conoscono i nomi.

          • il Granocchiaio ha detto:

            Caro Ric
            Quello che dici è interessante, ci conferma cose sentite dire, ma non cambia il senso della notazione mia ne quella di Viviana.

            Un conto è ragionare degli utili e indispensabili passi in avanti che abbiamo fatto nel campo dell’igiene, che certo nessuno rifiuta. Anzi.

            Il discorso caso mai era quello di cercare di mantenere a tutti i costi certi vantaggi primordiali e certi gusti e certe caratteristiche che rendono unico il prodotto di cui si sta parlando. Si tratti di latte, di olio, di vino, di miele o di che so io.

            E qui mi viene bene il discorso di Viviana. Anch’io ho vissuto di latte. Anzi diciamo che vissuto molto ANCHE di latte. Non è che bevevo solo quello, magari. Però ero un estimatore, e un appassionato consumatore. Sceglievo, se potevo, e gustavo sapore e sensazioni.

            Strano ho amato poco il caffelatte che anzi mi è risultato essere una delle pochissime cose che digerivo con difficoltà. Era il latte per i latte che mi piaceva e che mi piace.

            Non sono andato a scoprire le ragioni più profonde perché il latte in Alto Adige – per esempio – sia enormemente più buono del nostro. Però so che se passo da quelle parti me ne faccio delle scorpacciate clamorose.

            Il buon latte è buono da solo. È buono caldo, è buono caldissimo, è buono tiepido, è fantastico fresco di frigo. È buono se ci zuppi del pane toscano raffermo, è buono se ci zuppi il pane crogiato, è buono se ci metti il cacao. è uono senza zucchero, è buono zuccherato è strepitoso con il miele.

            Scandalizzo quando racconto che uno dei migliori abbinamenti con il cibo è pane raffermo toscano, prosciutto toscano (grasso e magro) e bicchierone di latte fresco e raffreddato. Pe la serie gnudo di notte davanti al frigorifero. Io non mi scandalizzo, io godo.

            Bevete più latte
            Il latte fa bene
            Il latte conviene
            Per tutte le età
            Bevete più la
            Bevete più la
            Bevete più latte
            Bevete più latte

            Prodotto italiano
            Prodotto sovrano
            Per tutte l’età
            Bevete più la
            Bevete più la
            Bevete più latte
            Bevete più latte

  26. Cineamatore ha detto:

    Ci sono le donne,
    poi ci sono quelle più belle che sexy, poi ci sono quelle più sexy che belle, poi ci sono quelle simpatiche e sexy, poi ci sono quelle antipatiche ma ugualmente sexy, poi ci sono le bellone che non sono sexy, ci sono perfino quelle bruttine che però sono assai sexy, ci sono quelle attraenti ma non troppo sexy, ci sono quelle poco appariscenti ma finemente sexy, ci sono le donne magnetiche e sexy, ci sono quelle apatiche ma sexy, ci sono le superbe e molto sexy………………

    e poi c’è Marilina,
    Marilyn Monroe

    ho finito di vedere da qualche minuto il film “Facciamo l’amore”
    film girato nel 1960 con Yves Montand

    dovevo fare altre cose e quindi cercavo di smettere di guardarlo, ma non ne sono stato capace
    è un film che avevo già visto, non mi ricordavo come si svolgeva la storia e lo scontato finale, ma mi sono accorto che rimanevo li a guardarlo per lei

    certamente per la sua bravura, certamente per il piacere di vederla, ma con lei scatta qualcosa in più
    non so se è magnetismo, soprattutto
    è quel mix indefinibile di tutte le cose che attraggono, tutte e nessuna in modo esagerato o modesto,
    tutte nella giusta proporzione per farla sexy nel termine più vasto che si possa dare a questa parola

    infine una confessione: io piango spesso durante i film, l’ho sempre fatto, forse da vecchio mi ci vole meno a fa la lacrimuccia

    ma oggi sono riuscito a fare qualche lacrimuccia anche per lei

    o so troppo vecchio, o so del tutto rincoglionito, o è lei che è troppo……..,
    o forse tutte e tre le cose assieme

    • viviana ha detto:

      Anche io appartengo alla categoria di quelli dalle lacrime facili .
      Basta una scena triste di un film visto mille volte, o l’ascolto di un brano musicale che che riporta a qualche nostalgica situazione passata, che l’emozione sale e con facilità diventa pianto .
      Ho poi la commozione da contagio , quella per simpatia : assistere al pianto degli altri significa automaticamente essere coinvolta .
      Convinta che il mio sia più un pregio che un difetto, diffido di chi rimane sempre padrone delle sue reazioni e sa controllare ogni moto dell’animo , così come provo immediata simpatia per chi invece lascia spazio ai suoi turbamenti e non si sente a disagio se c’è chi intorno a lui sorride della sua ” debolezza “

      • il Granocchiaio ha detto:

        Per me all’inizio era quasi una scelta: mi lascio andare o mi freno?
        Non mi sono mai frenato.

        La prima volta che in maniera eclatante me lo fecero notare risale al tempo del servizio militare. Ero di ronda, e come graduato ero capo-ronda. Cioè io nel mezzo e due baldi bersaglieri ai miei lati. Dopo aver fatto una ronda al porto cosa avrebbe dovuto fare una diligente ronda? Ma è chiaro andare al cinema. Ovviamente agratisse.
        Quella volta c’era Ben Hur con un Charlton Heston in tutto il suo splendore.
        Noi eravamo seduti uno accanto all’altro, io nel mezzo gli altri ai due lati.
        Quando sul più bello gli detti la via, uno dei due mi fa: sergente, ma che fa, piange?
        E io, si e un mi rompe. Mi lazo vado a sedermi nell’ultima file e ci rimango a piange senza che nessuno sia li a rompemmi.

        La seconda volta ancora mitica fu quando con la mia famiglia andai a vedere Jesus Christ Superstar. Noi eravamo in quattro ma al momento clou ci ritrovammo in due a piangere io e la mi figliola più piccina. Siccome la cosa suscitò un certo stupore se non peggio negli altri due, e ciò nonostante i nostri sforzi per limitarci, a un certo punto mi faccio coraggio, prendo per un braccio Alessandra e gli faccio: te ora viene con me che si va a piange da una parte dove un ci da noia nessuno!

        Ultimamente non mi ci provo nemmeno a tira i freni, tanto non funzionano più, e allora mi lascio anda ai miei bei pianti solo o in compagnia che mi ritrovi.

  27. Donatella ha detto:

    Sono stanca di vedere TIR e auto che sfrecciano a senso contrario per Via Malenchini. Forse ci vuole qualche grave incidente per fare qualcosa? Dove sono i controlli?. Per non parlare poi dei divieti di sosta sempre in v. Malenchini all’inizio proprio al lato del ristorante e invece nel viale dei garibaldini? che per entrare in strada devi fare il contorsionista, sia per vedere, sia per entrare in strada, oppure all’altezza delle sbarre , specialmente quando sono chiuse? li si che c’è da ridere,Mi chiedo avete mai visto una multa su una macchina? o un carroattrezzi portarla via? capisco essere tolleranti, ma cosi’ è un po’ troppo……… scusate il mio sfogo, ma vivo in una via che sia per l’alta velocità (si presta bene) sia per il senso contrario è diventato insopportabile.

    • Catuscia Scoccati ha detto:

      E’ vero, comunque qui dobbiamo mettersi in accordo! Essere felici di vedere multe per usare deterrenti! Ci sono autirità che devono essere avvisate in modo tempstivo, e provvederanno a svolgere i loro ruoli! dovranno essere fatte modifiche sulla viabilità ed è già stato segnalato! ma la cosa fondamentale è che ogni utente, residente, trnsitante, cittadino ecc…. FACCIA IL SUO DOVERE DI RISPETTARE LE REGOLE! perchè non per riprendere l’Amministrazione come sapete a me cara! ma l’utente ha l’obbligo di fare ciò che è permesso, ma di non fare l’illecito! Come quelli che buttano ingombranti o inerti al centro di raccolta rifiuti! Giusto lo sfogo di Donatella, ma in attesa che siano apportate modifiche, non ci sporchiamo le coscienze con atti illeciti come andare contro mano in senso unico o parcheggiare dove ci torna più comodo per fare due chiacchere o bere in compagnia, nessuno ci autirizza, siamo in libertà ma dobbiamo essere garanti del buon senso, fare due passi in più fa bene alla salute!

      • Nello ha detto:

        Catiuscia, sai benissimo che io sono stato critico nel blog nei confronti dell’Amministrazione, cosa che lo stesso Capperucci ad una ns. riunione confermò indicandomi subito come “Nello” (si vede che lo legge), ma da allora non è stato fatto niente di tutto quello che i più dicono e per ultima Donatella conferma.
        Delle due l’una: o si fa qualcosa di reale (ripristino del doppio senso in via Malenchini, per la parte già accettata; mettere il divieto di sosta in via Garibaldini all’edicola e canalizzare gli ingressi, indirizzando i mezzi sulla destra in via Gaqribaldi e via Sgarallino per evitare i contorsionismi citatio da Donatella) tutto con poca spesa o ,visto quanto detto da Frosolini che mancano i dineros fare le multe (da me richiesta odiatissima) per girare il gettito sulla viabilità, come dice la legge, e non su altre spese.

        • patrizio g ha detto:

          Catuscia ha il pregio di essere sensibile ai problemi della gente, in circoscrizione me lo dimostrò proprio quando gli spiegai che era una cosa assurda quello che stava accadendo in via malenchini; però sono sicuro che ha un problema, perchè la responsabilità di delibere mai adottate, è della amministrazione reatta dalla parte politica di cui lei è la responsabile di zona a Braccagni. Io comprendo la sua buona coscienza, la sua sensibilità, e al contempo non posso poi non cercare responsabilità senza guardare in faccia a nessuno. Mi perdonerà quindi se insisto che se un comune fa una delibera dove si rimette a doppio senso un pezzo di strada e questa rimane inapplicata per un anno e in questa strada poi ci muore qualcuno…. ai miei occhi c’è quantomeno una responsabilità etica e morale cui qualcuno deve rispondere, e io su quel piano non perdono nessuno. Tralascio altri tipi di responsabilità come quella politica o civile… sulla cui esistenza ognuno è libero di fare le considerazioni che vuole.
          Si va contromano su via malenchini per colpa della gente che non rispetta le regole e per colpa dell’amministrazione che fa regole sbagliate e quando le corregge poi non le applica.
          E pensare che io sono uno di sinistra, ma mi pare che alla sinsitra questo importi ben poco.

          • Catuscia Scoccati ha detto:

            Carissimo, non dobbiamo guardare il colore di appartenenza, le responsabilità sono di coloro che provocano un evento, che può essere felice o meno felice, se ci sono responsabilità da parte di alcuni è giusto prenderne atto. le responsabilità che individuo al m omento sono quelle che il comune applichi quello che riyiene migliorativo per la viabilità interna di Braccagni. La difficoltà esiste, i mezzi pesanti sono costretti a transitare tutti da Via dei garibaldini, questo è un problema di sicurezza per i residenti.
            Gli autisti dei mezzi pesanti in particolare dei tir hanno la responsabilità di rispettae le regole del codice della strada, dell’etica e del buon fare!

  28. il Granocchiaio ha detto:

    Gli ultimi interventi di Donatella, e poi a cascata di Catuscia, di Nello e di Patrizio, sono diventati – purtroppo – emblematici dei problemi sollevati e segnalati del blog, poi difesi, poi precisati, poi puntualizzati, e poi…..e poi niente. Tutto ritorna come prima e si ricomincia in attesa di un altro giro. Credo che si debba cambiare qualcosa.

    Certo è un bene e direi anche un progresso civile – che sta diventando sempre più utile e insostituibile – questo luogo d’incontro per parlare e segnalare le cose da condividere tra di noi.

    Cerchiamo allora di essere coerenti e non apparire come quelli che fanno tanto fumo e poco arrosto.
    Io sono qui a proporre che quando un argomento, serio e importante come quello che segnala Donatella, arriva a dimostrare l’interesse e la preoccupazione di questo livello, e quando vediamo che nessuno dei diretti interessati, di coloro cioè che possono darci spiegazioni o meglio ancora sono preposti ad agire nel campo specifico, bene a questo punto io propongo che il BLOG si faccia carico di mandare il dibattito relativo all’interessato. Sindaco, assessore, presidente, o altro responsabile che sia. Se sbagliamo indirizzo come minimo ce lo rimanderanno indietro, altrimenti ci dovranno rispondere! O no?

    L’argomento traffico, l’argomento velocità in paese, l’argomento velocità di chi attraversa il paese, sono ritornati spesso sul blog, e credo a ragione.
    Poco tempo fa io, cercando di richiamare l’attenzione, proposi provocatoriamente:
    dopo Roma anche a Braccagni la F1:
    http://www.braccagni.info/2009/05/tatzebao-di-giugno/comment-page-1/#comment-3079

    non so se fui spiritoso, sicuramente è come aver scritto sull’acqua.

    • Nello ha detto:

      Torno a ripetere, l’assessore Capperucci in una riunione di partito, ma aperta anche ai non iscritti, venne con stampati tutti gli interventi fatti sul Blog sull’argomento viabilità e sicuramente li aveva letti, perchè ad una mia osservazione (riportata anche sull’intervento del blog) mi disse: tu devi essere Nello.
      Quindi i diretti interessati (Capperucci è l’assessore che segue il traffico)sono al corrente delle problemantiche dei cittadini,ma solo per fare polemica: interessa più che il presidentissimo Camilli dia una giustificazione per l’acquisto del 20% del Pisa che darcela u8na a noi sui ritardi cronici della variante alla insulsa viabilità applicata ormai da oltrte un anno

  29. Nello ha detto:

    Eureka sono già arrivate le gabbie salariali, in barba al berlusca e al parlamento.
    Ieri nella cassetta della posta, come sicuramente altri paesani, ho trovato un volantino di una ditta di costruzioni che reclamizzando un suo intervento dava indicativamente il prezzo. Bene per il rifacimento del bagno (esclusi gli accessori e maioliche) a Braccagni occorrevano 2300,00€ a Montepescali invece 2200,00€. Ora visto che la ditta in questione era di Scarlino e visto che per andare a Montepescali occorrerebbe più tempo e più carburante che ne deduciamo? ci considerano più ricchi (il Nord) o il costo della vita di Montepescali è più basso, per cui ci suggeriscono un trasloco in massa (così hannop da fare più interventi e il guadagno è sulla quantità).

    • viviana ha detto:

      Ci sono a volte delle cose per le quali non troviamo spiegazioni logiche . Magari poi alla fine ci sono , ma a noi sfuggono .
      Io , come Nello , non riesco a trovarne in questi prezzi che differiscono tra un paese e l’altro .
      Chissà quali saranno i costi per grosseto ? Io avrei bisogno di rifare un vecchio bagno ….

  30. mezzolitro ha detto:

    Caritutti, qui a forza di repliche e controrepliche ‘un ci stò a capì più niente, pè trovavi mi fò certe sudate… così propongo di non usare più la replica pè i nostri discorsi e andare sempre a “lascia un commento” così almeno la sentinella si convince e rimedia cò il modrator.

    Pè quanto riguarda la viabilità di quella METROPOLI che è Braccagni, trovo che sia davvero singolare che gli automobilisti (camionisti, ciclisti, scooteristi, motociclisti) facciano di continuo infrazioni, anche gravi, al codice stradale e poi sbeffeggiano chi glielo fà notare dicendo che a lui/lei questa viabilità ‘un gli garba perchè bisogna passà di qua e invece è meglio passà di là eccetera;
    Speriamo che non succeda mai un incidente grave perchè poi saranno c…e vaglielo a spiegà alle FORZE DELL’ORDINE (se ci sono) che era meglio il doppio senso e che ci voleva la rotonda, ma lo fanno tutti e così via.

  31. il Granocchiaio ha detto:

    rispondo a Mezzolitro

    mi sembra una proposta accettabile

    infatti – per ora – è complicato togliere quesll’opzione di (Replica) dal programma, poi si vedrà

    quindi cerchiamo TUTTI DI NON USARE PIU’ L’OPZINE “REPLICA”

  32. viviana ha detto:

    A proposito delle repliche , quant’è che volevo dire le stesse cose!
    Mi tratteneva il timore che la confusione che facevo dipendesse solo dalla mia difficoltà ad orientarmi sul sito .
    Ringrazio chi ha fatto chiarezza .

  33. AVVISO IMPORTANTE ha detto:

    A causa dei recenti e più volte segnalati inconvenienti derivanti dall’uso della funzione “Replica”

    Visto che per il momento è praticamente impossibile sopprimerlo dal programma

    E in attesa di un prossima futura revisione generale del sito

    Siete tutti pregati di

    Immettere (postare) tutti i vostri interventi senza adoperare la funzione “Replica”

    Se date una risposta ad una persona o ad un articolo che non è vicino o attiguo al vostro, vi suggeriamo di aprire il vostro intervento con una frase del tipo: “In risposta all’articolo di…….” oppure, per esempio, “rispondo al Granocchiaiao per dirgli:….” o qualcosa di simile

    grazie per la collaborazione

  34. Il Granocchiaio ha detto:

    Ferragosto 2009

    Il Telefono Blu conferma che 2/3 della popolazione, e cioè oltre 40 milioni di italiani o residenti oggi sono fuori di casa. Si scopre poi – sai che novità! – che la maggioranza preferisce il mare (ma va!)
    Io come al solito mi trovo nella minoranza, ma non mi lagno, anzi. Trovo sempre motivo di consolazione e sollievo ad osservare cosa succede in questo giorno così speciale. L’ho fatto anche oggi e vi offro le mie osservazioni.

    Dalla Tv

    La Pennetta (è una tennista e non un nuovo formato di pasta secca) è la prima tennista (donna) italiana ad entrare nella Top 10 delle classifiche mondiali. Però come la buona pasta anche lei è meridionale, pugliese mi pare.

    Il ministro Maroni annuncia che nel prossimo campionato di calcio i tifosi che vorranno seguire la propria squadra in trasferta dovranno munirsi di una tessera di riconoscimento rilasciata dalla propria squadra del cuore. Non so se funzionerà, ma certo come idea non mi sembra così peregrina. Chissà cosa ne pensa il mi amico Carlo, esperto di queste cose…Vedremo.

    Ore 29.45 La polizia americana ha fermato un “vecchio eccentrico” che camminava sotto la pioggia. Non riconosciuto era Bob Dylan. Forse festeggiava così i 40 anni di Woodstock

    George Michael arrestato e poi rilasciato per guida sotto effetto dell’alcol e della droga. E poi ci lamentiamo e diciamo che queste cose succedono solo in Italia…………..

    Venezia: turisti in gondola finiscono in acqua a seguito di una lite tra gondolieri. Non è dato sapere se poi questi – i gondolieri – sono stati sottoposti ad alcol test

    Un segnale mezzo buono mezzo cattivo.
    Quello buono: un gruppo di deputati italiani capitanati dai radicali visitano le carceri italiane a ferragosto. Si scopre (ora?) che il 30-40% di loro non riesce a chiudere occhio e che quasi la metà SONO DETENUTI IN ATTESA DI GIUDIZIO (nella patria dello stato di diritto)
    Quello cattivo: alla fine della vista i deputati sono usciti dalle carceri.

    Sempre il ministro Maroni (che forse causa obblighi istituzionali si fa il ferragosto a lavoro e quindi ci’ha tempo pe dicci ste cose) comunica che nel 2008 sono stati sequestrati alla mafia qualcosa come 4,1 miliardi (di euro, pari cioè a quasi 8.000 miliardi di lirette). Vai a vede, mi so detto, che da ultimo questa mafia ci risolve i problemi finanziari dei nostri bilanci!

    La Corea del Sud invita la Corea del Nord ad avviare negoziati per la riduzione degli armamenti nucleari. Non sai cosa pensare. A Roma dicono: ma ci fai o ci sei. Tradotto ma è arrivato costì Fausto Bertinotti o avete letto il suo pensiero?

    Le parabole e i cattivi esempi.
    A Milano si trova l’acquirente ad un’azienda decotta e fallita grazie a quattro non sprovveduti operai che si trincerano sopra un carro-ponte finche con l’assistenza di sindacati, politici, e la colpevole astensione di tutto il popolo televisivo, si trova un acquirente (a quali condizioni?) e tutto finisce a tarallucci e vino.
    Salvo il fatto che il giorno dopo, e tutt’ora, 7 (sette) vigilantes salgono sul Colosseo per salvaguardare i propri posti di lavoro. E si sa già che Alemanno o no Alemanno, sindacati o no sindacati, la soluzione si troverà. Magari rispolverano pure Pippo Baudo.
    Poi magari una pensa che finalmente si sono risolti i problemi dell’occupazione e dei licenziamenti in Italia.

    Intanto io guardo distratto su Rai2 i campionati mondiali di atletica leggera con la fastidiosa voce del telecronista più spocchioso, invadente, supponente, e antipatico di tutto l’etere. Fortuna che non ne conosco il nome.

    Chiudiamo in dolce-amaro.
    Si sa che quasi per reazione automatica di fronte a dispute tra grossi e piccoli, tra famosi e poco noti, tutti ci schieriamo dalla parte dei più deboli, compreso il sottoscritto, è chiaro.
    Questa sera mi è capitato di trovarmi dall’altra parte e molto partecipe.
    Il comunicato parla di un “George Clooney sul piede di guerra per l’invasione della privacy durante il suo soggiorno in Italia. L’attore americano ha annunciato al sito ‘Tmz’ che farà causa a un fotografo e a due riviste per la pubblicazione di alcune immagini scattate mentre si trovava nella sua villa sul lago di Como. Il fotografo, racconta Clooney, “si e’ arrampicato sul muro di casa per scattare le immagini” e ha fatto “una foto in topless a una ragazzina di 13 anni” che si stava cambiando nella stanza degli ospiti. Tra le foto “rubate” dai paparazzi anche quelle che ritraevano Clooney insieme a Elisabetta Canalis. “Non so come funziona con le leggi degli Stati Uniti, ma in Italia e’ illegale per i fotografi arrampicarsi sul muro di casa mia per scattare immagini con i teleobiettivi nella stanza da letto di una ragazzina di 13 anni”, ha affermato l’attore al sito di gossip americano.”
    È vero che di faccia mi resta pure simpatico, nonostante le pubblicità un po’ cretine che fa via via, ma non per questo mi sarei mai messo ne con lui ne contro di lui.
    È contro l’onnipotenza e l’impunità di certe caste che mi fanno scattare questi meccanismi. Scusate lo sfogo.

    E questo pensate sia stato il mio Ferragosto?
    Si. Ma dopo essere stato buona parte della giornata in adorazione a guardare quella meravigliosa e birbante faccia del mio ultimo nipotino Giulio di 5 giorni. Il tempo rimanente l’ho passato a dormire nel letto nella stessa stanza dove dormiva lui.

  35. viviana ha detto:

    La foto che il Granocchiaio ha pubblicato dovrei averla anche io in qualche cassetto , in mezzo alle tante immagini in bianco e nero ereditate dai nonni .
    Ricordo la circostanza : una delle poche feste che variavano il ritmo delle nostre giornate di bambini. Non c’erano sagre , allora, nè festeggiamenti di altro genere , c’erano le iniziative di qualche parroco di buona volontà che si preoccupava di trovare modi che dessero sfogo all’allegria e all’esuberanza di noi ragazzi di allora .
    Padre Giacomo era una di quelli che riteneva che, oltre che il catechismo e la messa, per i giovani dovessero esserci momenti di piacevole aggregazione e così organizzava serate di cinema e piccoli spettacoli divertenti per tutti. Che fosse un prete speciale lo hanno testimoniato i suoi trenta anni di missione in Perù , preoccupato di aiutare i più miseri .
    MI vedo nella foto, ma faccio fatica a riconoscere la mia maschera.
    In quell’ultimo giorno di carnevale ero un indiana ? Chissà, occorre una buona dose di fantasia per identificarmi.
    Ma lo sappiamo , i nostri vestiti erano il frutto del lavoro di mamme e nonne che si improvvisavano stiliste con i pochi scampoli recuperati nel baule di camera .
    Molta inventiva e tanta voglia di assecondare il desiderio dei figli di essere “diversi” in quel pomeriggio di festa.
    Il giorno dopo, le Ceneri , tutto sarebbe tornato alla normalità .

  36. Il Granocchiaio ha detto:

    Viviana è in stile indiano o, molto più probabilmente, cinese.

    Quello che non dice, e lo dico io, è che si trova esattamente – guarda il caso – tra il Granocchiaio e l’attuale Presidente del circolo “Gli Anta”!

    I due tipi a fianco di questi, cioè all’estrema destra della foto, sono talmente riconoscibili che lascio a voi dirli!

    A sinistra del Granocchiaio, in seconda fila c’è un’altra faccia supernota………non dovrebbe essere difficile da riconoscere!

    • viviana ha detto:

      Io riconosco un po tutti .
      Davvero , sono proprio vecchia se la memoria riesce a ricordare tanti piccoli episodi del tempo che fu e fa fatica a mantenere vivi aspetti anche importanti della vita attuale !
      In alto vedo Rosanna , vestita da ” dottore ” .
      Ricordo che fu semplice adottare quella maschera : pantaloni e giacca del suo babbo e, tocco finale , un paio di occhiali senza lente .
      Vuoi un segno distintivo meglio di quello ?
      Tutti i dottori hanno gli occhiali …..

  37. Nello ha detto:

    Granocchiaio, prima di porre nuovi indovinelli ghuarda di aggiornare i vecchi: chi sono quelli della foto di Betto?.
    Per la nuova riconosco al centro Grabriella Tanini, mi sembra dietro ci sia il mio cugino Ado, che non è di qui, se c’è Lello come dici ci sono sicuramente anch’io, all’epoca s’era sempre insieme, ma stranamente non mi riconosco, a meno che non sia quello all’estrema sinistra, il naso c’è gli orecchia sventola ci sono, la testa è da 88, ma mi sembrerei troppo alto, all’epoca ero una mezza s….

  38. Nello ha detto:

    Refuso, dovreiu essere quellom alla destra

    • granocchiaio ha detto:

      Caro Nello,
      provo ad elencarti quelli che riconosco io, mi riferisco alla prima foto

      in prima fila da sinistra: Guido Baroni (in piedi), il Garallino (Mauro Cerretani) sulla moto, il Camone (Alberto Costi), dietro a lui la tu sorella Nella, Manrico, due che non riconosco, poi, come avevi visto bene, la Pimpinella (Gabriella Tanini), dietro la su testa la mi moglie Laura, poi tre o quattro che non riconosco, e poi uno splendente Gigi (Nisi) davanti al quale c’è il mi fratello Ginestra (Raffaello) con fluente barba, il Papero sono me, poi c’è Viviana, quindi il Popi, poi Enrico Bernasconi dietro al quale l’inconfondibile Torero sulla famigerata Vespa!

      In alto, nell’ultima fila, la prima che riconosco è Annamaria Pieraccini, e a seguire Rosanna Pieraccini (davanti a lei Vera e quindi Agostina Carraresi), poi Vivetta Rossi, una che non riconosco e davanti a lei Doriana e quella li vicino potrebbe esse Rossana Ferretti (?), e poi
      Luciana di Annabella. Il su fratello Luciano dovrebbe esse quello a destro del sombrero e quello subito alla sua destra, a giudica’ dalla forma della testa, potresti esse anche te!

      L’ultima a destra in alto è Oria mentre sotto la maschera subito a sinistra c’è il mi fratello Rodolfo.

      • mezzamestola ha detto:

        Granocchiao, ma mi spieghi come mai se tutti erano a piedi, te e Torero eravate motorizzati?????
        Per conquistare le ranocchiette… eh…!?….

        • il granocchiaio ha detto:

          La risposta potrebbe anche stupirti. Perché ambedue ci andavamo a lavoro!

          Torero ci portava il pane e io ci portavo le bombole del gas.
          Con quella Vespa, presumo, Torero poi ci cascò mentre andava agli Acquisti, ebbe un incidente molto importante, stette assai male. In compenso ci trovò moglie, perché Lidia lo curò nella clinica Fiornovelli-Francini dove fu ricoverato, e poi…………ciccia.

          Per quanto riguarda il mio Paperino – ne ho già parlato a proposito della consegna delle dotazioni ai poderi dell’Ente Maremma – il mi babbo aveva fatto un’applicazione, dietro il sellino e quindi sopra la ruota posteriore, a mo’ di culla per alloggiarci appunto una bombola. Io ce la metteva, l’assicuravo con dei lacci di gomma e via! Se si pensa che le bombole pesavano rispettivamente 23 e 35 Kg, per quelle da 10 e quella da 15, vedi che per ragazzetto di poco più di10 anni era un bell’azzardo.

          Ma non il solo. Dopo un po’ arrivarono i Motom, e poi le Lambrette sempre adibite allo stesso uso. E sia io che Rodolfo eravamo, più che autorizzati, adibiti al servizio.

          Poco dopo, sui 14-15 anni, il mi babbo comprò una Topolino rosso-amaranto dal Rossi caciaio per i lavori di bottega. Naturalmente li ci si poteva portare più bombole alla volta. Ero autorizzato dal mi babbo a guidare anche quello, senza patente, ovviamente. La raccomandazione più che stare attento alla guida era: vedi di non farti beccare dai Carabinieri, se no non ti ci mando più.

          Ecco, con la Topolino, visto che era anche furgonata e quindi già predisposta ad avere un giaciglio……….qualche granocchietta c’è salita.

      • viviana ha detto:

        Mi riconosco anche nella seconda foto del carnevale, almeno così mi pare .
        E riconosco anche molti altri , non quanti ne individua il Granocchiaio, decisamente più bravo.
        Ecco la nostra sfilata , il corteo dei ragazzi mascherati accompagnati da qualche adulto venuto a condividere il divertimento del giorno .
        Lo sfondo , quello della campagna e delle poche case di allora , ben diverso da quello che potremmo vedere se scattassimo oggi una foto dalla stessa posizione .
        Un paio di anni fa decisi di venire a Braccagni per una passeggiata della ” memoria ” .
        In tanti anni ho avuto rarissime occasioni per tornare al paese nonostante la vicinanza con Grosseto : non avevo più la casa nè parenti che vi abitassero .
        Ero convinta che avrei trovato facilmente i miei punti di riferimento ed invece mi sbagliavo, il paese che avevo davanti aveva poco a che vedere con quello della mia mente .
        Tante casa nuove , ben tenute , giardini curati , ma niente che rievocasse l’ambiente della mia infanzia .
        Facevo fatica ad orientarmi , mi pareva di dover costruire un puzzle di cui avevo perso troppe tessere .
        Ho deciso di continuare fino alla chiesa
        Sono entrata e finalmente ho trovato un ambiente familiare nel quale mi sono sentita a mio agio .
        Ritornando alla macchina ho incontrato qualche persona che conoscevo e questo mi ha fatto un gran piacere .

  39. viviana ha detto:

    Che bella la foto della nevicata del ’56!
    Fu un evento nazionale e noi, come tutti, lo vivemmo con l’emozione che accompagna sempre i fatti eccezionali .
    Ero una bambina ed il paese così imbiancato non lo avevo visto mai .
    Un particolare di quella giornata mi è rimasto bene in mente .
    Poco contagiato dall’euforia generale , il mio babbo tentò di andare ugualmente a lavorare .
    Ovviamente non gli fu possibile arrivare a Grosseto con il motorino e così , per tutto il giorno, rimase con la preoccupazione per quell’asssenza che chissà come poteva essere interpretata dai superiori .
    Aveva da poco ottenuto un posto di lavoro , il traguardo della sua vita .

  40. il Granocchiaio ha detto:

    mica si friggeva co l’acqua………
    andate a vedere le nuove foto in testa a PAROLE IN LIBERTA’, IL SEGUITO: sfilate dei Rioni………………
    per ora solo del Rione Aurelia, ma se ci fornite anche le altre, le pubblicheremo volentieri!

  41. Granocchiaio ha detto:

    INCREDIBILE DALL’IRAN: hanno fatto volare un ciuco!

    Mahmud Ahmadinejad neo presidente rieletto dell’Iran ha stupito di nuovo l’intero occidente annunciando che sono stati capaci di far volare un asino!

    Notizia già confermata da diverse fonti sottoufficiali da tutto il mondo.
    Si attendono foto, filmati o almeno disegni dell’evento.

  42. rione aurelia ha detto:

    Gabriele Sonnini stava proprio bene vestito da ” Nazi”!

  43. parliamoci chiaro ha detto:

    quando uno è giovane e bello pol’esse vestito da nazi o da pol pot, ma se è bello è bello

    e se è così, ci sta che gnudo sia anche meglio……………………….

  44. curiosità ha detto:

    Nella foto sotto tra il Masini ed Evandro Caselli, chi è quella graziosa fanciulla?

  45. storico ha detto:

    i due peblei ritratti sono il Masini (senza soprannome) in primo piano e lo zi’ Orazio Pastorelli (detto il Sindaco), il senatore – come giustamente ricordato – è il Dottor Caselli,

    la dolce augusta giovine è Mariella dei Ranieri nel suo giovenile spendore

  46. Granocchiaio ha detto:

    due nuove foto dell’epoca dei Rioni

    le foto già pubblicate si trovano ora all’inidirzzo Cartoline dei Rioni – Rione Aurelia
    http://www.braccagni.info/video/cartoline-dei-rioni/cartoline-rione-aurelia/

  47. il Granocchiaio ha detto:

    altre due foto, sempre del rione Aurelia
    finchè ce ne sono, si va avanti così……………..

    attendiamo foto dagli altri rioni per poterle pubblicare…………………

    • viviana ha detto:

      .. ma non avrei mai immaginato manifestazioni di tal genere a Braccagni ! .
      Altro che foto di carnevale davanti alla chiesa , mascherati con gli stracci di casa .
      Qui ci sono scene degne di film storici importanti .
      Sentite , ma che state prendendo in giro ?
      Sono gli scherzi del Granocchiaio questi ?

      • il Granocchiaio ha detto:

        no, cara Viviana
        non sono scherzi del Granocchiaio, è tuta robba vera!

        e nemmeno di mezzo secolo fa: di una ventina di anni fa, mi pare dall’85 all’88 o giù di lì, sto ricostruendo date foto e tragitti

        il paese fu “diviso” un po arbitrariamente in rioni: Aurelia, San Rocco (il centro), Stazione e Campagna

        mi pare che sia durato tre anni, e c’è tanto da scrivere, perchè ognuno se lo ricorda abbastanza bene, ma se chiedi a 100 persone perchè è finito e non è durato troverai 150 risposte

        e forse sta proprio li una delle cause

        io ci’ho una mia teoria che spiega una parte delle ragioni, avevo sollecitato ad esprimere le proprie opinioni, ma…………

        intanto spetto foto dagli altri rioni………….., poi si vedrà

        credo che ci sia anche qualche filmato da qualche parte, e poi c’è tutta una serie di giochi e manifestazioni collaterali che facevano straripare gli impegni e il divertimento in paese: mai vista tanta gente così impegnata per il paese, mai più così

  48. redazione ha detto:

    Complimenti al Granocchiaio per il reportage fotografico. Anche io ho un filmato della Festa, se non ricordo male la Corrida presentata dal Rubegni alla Pista di Pattinaggio.
    Perchè è durata così poco l’ho già detto e scritto:è stata una festa dei rioni alla braccagnina. Cosa c’entrano i rioni con la nostra frazione? Non c’è senso di appartenenza alla comunità, figuriamoci al “quartiere”.

    • Granocchiaio ha detto:

      se hai un filmato sarebbe bene tu lo passassi al webmaster che ce lo mettesse in onda sul blog

      quanto a cosa c’entrano i rioni con la frazione, ritieniti perdonato perchè, come disse uno più attrezzato e auterevole di me, non sai quello di cui parli

      piuttosto perchè non giustifichi e spieghi la tua pubblica offesa al paese di Braccagni e a tutti i suoi abitanti definendo “una festa dei rioni alla braccagnina” una manifestazione così ben riuscita e da tutti ricordata con ammirazione ed affetto?

  49. Nello ha detto:

    Non sono stato un partecipe alla, mi sembra triennale, festa rionale, questo perchè mi sentii escluso dagli organizzatori. Il motivo era semplice: non era stato tenuto di conto la tradizione paesana. Fino alla festa esisteva una reale divisione del paese, (che in pratica esiste tuttora con il doppio nome che abbiamo a seconda se si dà l’indirizzo postale o residenziale etc): Braccagni e Stazione, il confine era la casa dello Zarola (ora di Sapienzino) in pratica all’altezza dell’odierna via Andreoli. Ebbene io aureliano doc mi ritrovai no nel rione Aurelia, nemmeno nel rione S.Rocco, che vista la mia residenza era il più appropriato, bensì nel rione Stazione, in pratica è come se a Siena uno della Lupa fosse inserito nella contrada dell’Istrice. Per questo la mia partecipazione fu solo marginale avendo accettato solo compiti di controllo generale. Detto questo dico che furono tre feste eccezionali, con una partecipazione di pubblico inimmaginabile (venivano surclassate anche le feste storiche dei paesi vicini) e mi meraviglio che Viviana cada dalle nuvole essenda stata sempre nelle vicinanze. Ma mi associo alla Redazione per la dizione “alla braccagnina” in quanto, Granocchiaio, dimmi quando uno è stato esaltato da noi se fa qualcosa di interessante e costruttivo per il paese, forse solo il Aldo Tavarnesi è stato accettato in maniera bipartisan (come si direbbe). Quante ne dissero dell’organizzazione i nostri paesani? e quante illazione furono fatte sui carri dell’Aurelia o sui ciuchi della Stazione, è chiaro che anche i più interessati alla riuscita della festa, di fronte a tali discorsi persero entusiasmo e non riuscirono, penso, a trascinare i rionali al proseguo. E’ una mia impressione ma sta iniziando la stessa cosa per altre associazioni, spero solo che mi sbagli

  50. Carlo Vellutini ha detto:

    Per quello che mi ricordo io la giornata dei carri fu veramente una festa paesana a 360 gradi. Penso che se si tornasse indietro sarebbe stata una cosa bella evitare competizioni o quant’altro, tipo, appunto, quella divisione del paese in rioni fatta un po’ a caso…Anche io trovavo strana la mia appartenenza alla Stazione quando di fatto la mia casa si trovava in pieno centro (forse era un segno del destino, vista la mia attuale abitazione!!!)…anche se lì, forse, prevalsero le logiche di creare anche una popolazione uniforme per ciascuna “contrada”…Togliendo la parte della competizione vera e propria, però, i carri fecero venire fuori una fantasia, una capacità organizzativa ed anche un talento artistico dei braccagnini che, forse, in pochi credevano potessero esistere. Ripeto all’epoca ero abbastanza piccolo, ma il clima di festa che regnava me lo ricordo bene e credo che sia ben presente in tante persone…

  51. vechia sagra ha detto:

    Volendo si potrebbe dire che la festa dei rioni, se non ricordo male durata la miseria di 4 anni, ha fatto fuori una sagra, quella della polenda e rostinciana, che durava da circa 18 anni.
    Altro fatto grave è che non solo finì, ma ci sono voluti più di dieci anni prima che una associazione, l’unione sportiva, mettesse su un’altra sagra.

  52. patrizio ha detto:

    a me piacerebbe sapere, visto che altrimenti si parla a vuoto, chi erano gli organizzatori della festa dei rioni?

    E soprattutto, invece di girarci intorno, e di aizzare il blog con mezze parole, perchè la festa dei rioni è finita? Chi sono quelli che litigavano? Che cosa venne fatto che non paiceva e che divise i braccagnini tanto da gelare lo spirito festaiolo che da quasi un ventennio si era manifestato con la sagra della polenta e della rostinciana?

    A chi andarono gli incassi delle due feste?

    Oggi sappiamo che vanno all’unione sportiva, ma allora a che cosa servirono?

    Grazie a chi avrà la buona volontà di chiarirmi le idee su questi punti

    • Granocchiaio ha detto:

      Caro Patrizio,

      a me piacerebbe risponderti con due o tre indicazione e spiegare tutto. Ma non è possibile, nonostante tutto siamo italiani anche noi, intrisi di bizantinismi e di polemica toscana nel sangue.
      Qui non è questione di bianco o nero, e nemmeno di varie sfumature del grigio, qui la cosa è veramente a tinte e colori diversi.

      Eppure leggendo gli interventi di Nello e poi quello di Carlo qualcosa si comincia a capire. Qualcosa. Ma anche vedendo le foto che ora cominciano ad arrivarmi credo si faccia un po di chiarezza. Peccato, ma era prevedibile, che per ora dagli altri rioni non arrivi ancora niente. Eppure sono maggiorenni e vaccinati anche loro, qualcuno è stato addirittura sollecitato a portare materiale, ma per ora niente.

      Forse sarai meravigliato di quello che vedi nelle foto, e fai bene, perché secondo me rappresentano una cosa incredibilmente bella, forse un sogno. Ma ancora non hai visto nemmeno un decimo di quello che c’è da vedere. E questo non solo in fatto di foto delle sfilate, perché devi sapere che c’erano anche tutta una serie di giochi per i bimbi – tipo giochi senza frontiere – e altre gare per gli adulti, per le signore, per le anziane, partite di calcio femminile, e chi più ha più ne metta. Ci saranno anche dei filmati da qualche parte, proveremo a recuperarli.

      Per ora posso dirti che il fatto di dividere il paese in rioni e che questi non abbiano rispettato alla lettera le aspettative non è la base della fine della festa.
      Chi poi critica il fatto di aver diviso il paese in rioni forse non capisce che era un gioco, una convenzione, per sentirci noi, paese fin troppo giovane (qualcuno dice: mai nato), un paese simile ad un vero paese di una volta, che se non avevano divisioni vere se le inventavano prendendo a pretesto i punti cardinali e la direzione della via d’accesso: porta grossetana, porta senese, porta dei lavatoi, e via cantando…………..

      Per noi era necessario altrimenti non si creava fittiziamente un motivo del gioco della contrada, del rione. Sarebbe come mettersi a giocare a carte in quattro e anziché essere 2 contro 2 si fosse 4 contro nessuno…..

      Anche quello che dice Nello di sentirsi un po più di qua che di la, è possibile, ma non determinante. E poi c’è sempre il precendente di quelli più bravi ed esperti di noi: a Siena se si nasce nella Lupa si pole anche cambia residenza e contrada nella vita, ma quando si gioca, si fa festa, si corre il palio, si torno alle origine, e non si transige. Pol’esse che una coppia che risiede nella Selva al momento del palio veda il marito migrare nella natia Tartuga, la mamma nell’Istrice, e solo i figli rimangano nella loro Selva.

      Per ora mi fermo qui, per non essere prolisso, ma ti prometto di riprendere il discorso e raccontarti un po’ della mia rabbia.

      Per ora gustati queste foto incredibili ed immaginati quanti ci siamo divertiti: bene, quando l’hai fatto sappi che non è come te pensi, ma molto di più, molto ma molto di più.

      Vedi io una volta presi una Ferrari e andiedi a scorrarciarci un po’ co la mi moglie. Probabilmente (?) non mi potrò mai permettere un Ferrari. Però so cosa si gode e cosa significa guidarla. Tanta roba.

      Forse con la festa dei rioni sarà lo stesso: non so se sarà mai più fatta, ma so com’era farla: una cosa stupenda. Poi ti dirò perchè

  53. mezzamestola ha detto:

    foto sempre più interessanti, ma nella raffigurazione del passaggio del fronte, i partigiano c’erano?

    • Mezzalira ha detto:

      ma, io non ti so rispondere se c’erano o no,
      ma mi sa che te della festa un hai capito una s..a

      • mezzamestola ha detto:

        mi sa anche a me,

        ma spiegamelo te… che colle seghe ci sai fà… o no?..
        Scherzi a parte, mezzalira, sai bene che la mia richiesta era provocatoria per vedè se qualcuno mi diceva… che un ci avevo capito na sega..

        avevo ragione io, allora la cosa c’entra e parecchio…
        voi vedè che la storica divisione del paese in bianchi-neri e rossi, mise i rossi un pò in difficoltà?… Scommettiamo?…

  54. istrione ha detto:

    La festa dei rioni fu una bella festa… per coloro a cui piacciono i fuochi fatui.

  55. Granocchiaio ha detto:

    facciamo uno STOP AND GO?

    Tempo di bilanci? Mah, forse si o forse no. Ne facciamo una miriade quotidianamente quando dobbiamo sceglier sul momento una cosa da fare o da dire. No io mi riferivo a quei bilanci che si fanno mettendo a fuoco un particolare accadimento, cosa o problema che sia.

    Prendiamo per esempio il blog, quello nostro, il Blog de La Sentinella del Braccagni (Piazza virtuale di Braccagni).
    Poco più di un annetto fa io ero curioso di questo nuovo fenomeno dei blog e mi chiedevo a cosa veramente servisse e dove avrebbe portato. Inizialmente pareva un specie di rubrica da parte di personaggi più o meno famosi per trattare la propria immagine con il pubblico. E gli ammiratori li a fare commenti e richieste di autografi o souvenir personali.
    O forse quelli più seri di un professionista che metteva a pubblica disposizione una rubrica o un assetto specifico, qualcosa di meno barboso dei soliti siti che c’è di tutto, ma talmente tutto, che non riesci a trovare niente. Peggio delle offerte delle società telefoniche.

    No questo forse è un po’ esagerato, quelle, in fatto di confusione (malandrina e ben studiata) non le batte nessuno. Tanto rumore per nulla? No, tanta confusione per tanto guadagno: nessuno è più in condizione di sapere qual è la tariffa più conveniente nel mare del caos che quotidianamente ci viene riversato.

    Ma riprendiamo il tema del blog. poi, come spesso capita, il fiuto del GF (non è il Grande Fratello, è il Grande FIDANZI), ecco che la piccola ma tosta pubblicazione ora ridotta a uscire una volta l’anno, primo per fare il bilancio dei nati, dei morti e degli sposati (ma non di chi è andato a convivere e chi è separato, già perché?), secondo per ricordarci che il nostro territorio è la patria del Maggio e dei Maggerini, della poesia estemporanea e di tutte le manifestazioni del territorio, quello nostro, si capisce. Poi qualche pezzo di costume, qualche ricordo. Insomma un’utile strumento per guardarsi più indietro che intorno o in avanti.

    Insomma il Nostro ha fiuto e comincia ad abbozzare quasi dal nulla quello che poi diverrà il blog di oggi, la Sentinella in rete. Prima genericamente, poi causa anche qualche articolo azzeccato, la gente reagisce e comincia a leggere. Soprattutto a leggere, scrivere poco, ma questo lo vedremo più tardi.
    Poi a questi articoli fortunati subentra un’altra manna per l’audience, l’argomento che farà schizzare i contatti (cioè chi va a leggere) in alto, e cioè Le elezioni per gli Usi Civici! E li viene fuori tutta la potenza di Montepescali, gente che è capace di fare squadra anche quando non vanno d’accordo. In questo caso due o tre per ogni fazione intervengono quasi quotidianamente, ma non mancano degli “assolo” di qualche estemporaneo che spesso si consuma come una stella cadente.

    Finita quella pacchia il blog ha già però una schiera non indifferente di lettori. Capita poi che questo cominci a sollevare problemi locali, con articoli e foto come “Chi le pulisce queste?” o La raccolta differenziata, La cacca dei cani ai giardinetti dei bimbi, l’autovelox, i problemi della circolazione in paese………….e tanti altri

    Si mormora, anzi si ammette – e una volta tanto a loro merito – che “anche i politici di Grosseto leggono i nostro blog”! buon per noi, ma anche per loro!

    Insomma, detta più chiara, è un fatto nuovo e significativo nel paese di cui tener conto ad uso e consumo di tutti.

    Molto ci sarà da fare su questa strada, ma secondo la mia opinione sarà quella con cui riusciremo a dialogare noi del paese, tra di noi in primis, ma poi anche con le autorità, con la politica (forse), con la scuola, con tutto quello di cui si può – e si dovrebbe – parlare insieme.

    Può sembrare un sogno, ma a me pare che ci sono già tutti i presupposti. E questo lo dico facendo una semplice riflessione. Io qui ci abito da quasi sessant’anni (chiamalo fumo) e in qualche maniera ci si conosce tutti, almeno tra i vecchi abitanti del paese e della campagna. Solo che una volta finita la moda del bar, la partita la domenica e qualsiasi altra occasione di stare insieme, c’era – e purtroppo c’è ancora – molta gente con la quale abitiamo da sessant’anni e magari è da venti anni che non ci scambiamo una parola! Forse anche trent’anni.

    Ora non è che col blog siamo li tutti a sparlucchiare e a spettegolare, ma perlomeno con qualcuno ci si parla. E ci si parla forse con degli effetti più incisivi e allargati di prima. Per tornare all’esempio del bar, tanto nostalgicamente rammentato. Ma noi al bar se non era la partita a carte o al biliardo, erano gruppetti dove si berciava di caccia o di calcio. E poco di altro, se non qualche barzelletta o qualche gruppetto per parlar di donne e spedizioni da organizzare. Non ho ricordi che si parlasse di problemi del paese o della scuola, o che so io. Poteva capitare sul momento ch qualcuno berciasse più forte dell’altro per aver ragione su di un fatto specifico, ma poi rimaneva li.

    Poi ti arriva sto coso, sto blog che spariglia tutto.
    Wikipedia lo definisce:
    In informatica, e più propriamente nel gergo internettiano, un blog (blɔɡ) è un sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l’autore pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni riflessioni, considerazioni, ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale elettronico come immagini o video.
    Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero “traccia su rete”.

    Dopo un annetto di questo nuovo strumento si può dire che la vita a Braccagni non è esattamente quella di un anno fa. Non è passata la rivoluzione francese, ma nemmeno si può dire che tutto è come prima. Si leggono e quindi si viene a conoscenza di fatti nostri e anche un po’ più in la, si parla (si scrive e si legge) di cose che evidentemente interessano, si pubblicano e si vedano foto di altre epoche, lontane o meno nel tempo, si rievocano momenti del passato, ma si parla anche del futuro del paese. Si aprono discussioni, si può intervenire senza chiedere il permesso a nessuno, solo rispettando decenza leggi e buon senso. Non si paga niente! Si può scrivere e leggere in qualsiasi momento, giorno e notte! Si può parlare di tutto. O quasi. Si parla di nuovo con persone con cui non avevi un colloquio da anni. Altre con le quali non avevi mai parlato. Io ho scoperto un “Pizzicato” dalle medesime mie radici dopo quasi quarant’anni, e posso tranquillamente dire che senza il blog non l’avrei mai conosciuto, anzi non sapevo proprio che esistesse……..

    E sono convinto che altri meglio di me sapranno indicare quanti lati positivi ci sono e ci potranno essere. È chiaro che lo strumento è agli inizi. È chiaro che per ora è uno strumento limitato a che ha e va su di un PC in rete. Ma è questione di tempo, e si arriverà ad averlo a portata di mano come un televisore con il telecomando (magari), a portata di tutti. E poi forse anche quelli che oggi leggono, ma non scrivono, prenderanno coraggio e lo faranno. E io lo spero, anzi ci conto.

    Ci sono tante cose oggi offerte da questo mondo di scoperte continue. Molte sono buone e ci possono servire a migliorare la nostra vita. Sostanzialmente sta a noi adoperarle e adoprarle bene. Loro di per se non sono ne buone ne cattive, siamo noi a saperle usare. Vero è che il problema è la velocità a cui si sta viaggiando e all’affanno con cui si deve star dietro a queste cose. questo è un problema, vorrei dire quasi che QUESTO E’ IL PROBLEMA.

    Una vita più lenta (slow life), più consapevole, più a misura del possibile dovrebbe forse essere riscoperta, rivalutata e raccomandata. Come si dice, corri corri, un s’arriva mai. Forse invece di correre potremmo passeggiare e accontentarci del meglio anziché del tanto.

    Ne vogliamo parlare sul blog?

    • sentinella ha detto:

      Siamo vicini al 1 ottobre 2009. Che data è il 1 ottobre? E’ un anno esatto da quando è nato http://www.braccagni.info. Se la memoria non mi inganna vi racconto come è nato: esisteva http://www.maggerini.it, il cui craetore, Ric, decise di mettere in rete un blog di quelli gratuiti “sentinelladelbraccagniiwordpress”. Per lunghissimo tempo rimase “diaccio”, al limite ogni tanto qualcuno scriveva per chiedere informazioni, poi un certo Granocchiaio iniziò a scriverci in continuazione. All’inzio sembrava parlasse da solo, poi a poco poco ha fatto gente, che ha iniziato a confrontarsi, a conoscersi, a rendere vivo il blog, tanto che quel blog “sperimentale” si rivelò non più adeguato e fu deciso di acqusitare uno spazio sul web per farci una piazza virtuale, appunto http://www.braccagni.info. E sino ad oggi è stato un anno vissuto intensamente.
      Ma più che uno sguardo rivolto al passato, guardiamo il presente e pensiamo al futuro. E’ fuori discussione che il blog ultimamente abbia avuto delle modifiche di forma e di sostanza. Ad esempio la registrazione obbligatoria. Sono state ampiamente spiegate le motivazioni che hanno poratto a far sì che la piazza fosse aperta a tutti, ma per poter entrare e parlare adesso occorrono le chiavi. Soluzione condivisa, le cui conseguenze sono, almeno per me, facilmente immaginabili. Inoltre anche le perplessità espresse da Nello (anche se poi ha capito) trovano un fondamento. In questo momento i primi due argomenti della pagina principale (anche se nati con scopi diversi) si assomigliano: mi riferisco a Tatzebao e Parole in libertà. Non solo: sono anche due argomenti stabili, ossia qualsiasi altro argomento anche importante e attuale passa in secondo piano. Ad esempio qualche giorno fa per trovare la prima immagine di Affari in Fiera (non perchè questo fosse particolarmente importante- a proposito: condivido il fatto che in prima pagina argomenti brevi e i comunicati all’interno) bisognava scorrere ben 18 foto (le ho contate): 5 o 6 tratte dall’album dei ricordi, una decina dedicate ad un reportage sui formaggi.
      La mia chiamamola “critica costruttiva” come si diceva una volta, spunti di riflessione per gli amministratori di questo blog.

      • viviana ha detto:

        Il bilancio dell’attività del blog spetta ovviamente alla direzione : è lei che ha dati , cifre , il quadro insomma di tutto quello che è successo in questo anno di vita .
        Chi , come me , ha avuto , ed ha , la possibilità di accedere a queste pagine , di leggere , di informarsi , di dire la sua , deve obbligatoriamente ringraziare tutti quelli che lavorano e si impegnano per migliorare la qualità del servizio e , soprattutto, per offrire continui e nuovi spunti per discussioni e riflessioni , comuni e personali.

    • nello ha detto:

      Sono entrato nella Piazza Virtuale per pura curiosità, vedendo il volantino all’edicola. Devo dire che lo scetticismo era molto, anche per la mia fobia per l’informatica. Mi sono accorto che invece era un giochino simpatico prima e poi quasi una droga dopo, nel senso che le varie discussioni che troviamo nel blog mi portano ad aprire giornalmente queste pagine. Chiaro,come per tutti, ci sono argomenti che mi interessano particolarmente ed altri che non mi interessano, ma li leggo e, alcune volte, partecipo anche alla discussione. Il Granocchiaio sopra parla della sua “scoperta” Pizzicato, io posso dire invece di ripresa di contatti con persone, che pur stando a pochi Km di distanza, non sentivo e/o vedevo da anni (Viviana docet, che dopo averla incontra sul blog, stranamente, nel giro di pochi giorni l’ho trovata due volte per Grosseto). Anche i ricordi con foto pensieri ed altro, per noi che ci si avvicina,o ci siamo già, alla terza età fanno piacere, ma credo che anche i giovani possono essere piacevolmente interessati. L’altro giorno parlando con un amico, di fronte ad altre persone, si ricordò le famose sfide Braccagni – Stazione con la delimitazione della terra di nessuno in pratica dalla Banchina alla casa di Sapienzino (una volta Vannini-Zarola), bene gli astanti caddero dalle nuvole:la foto da Val in Cupo, messa giorni fa, dà un’idea.
      Dissento parzialmente su quanto detto dal Granocchiaio in merito alle discussioni dei bar. Sì è vero che per il 90% erano su caccia e sport , per i 9,5% di donne ma …:
      Ti ricordo che la ripresa del maggio da parte tua è nata su un tavolo (il primo a sinistra) del Bar di Quirino, per i ricordi “quello del ceffone affumicato”, e la più grande battaglia “civile” per il paese, che fra l’altro mi ha visto sconfitto, quella del compost è stata portata avanti nei bar e per le strade cittadine .
      Secondo me quello che manca è una continuità su certi argomenti. Il Granocchiaio pone l’accento su quello che è stato l’argomento che ha portato interesse al blog. Sugli usi civici sono intervenuti in molti esponendo le loro posizioni, anche con l’utilizzo degli pseudonomi che,pur non ammettendoli, portano molte persone a dichiarare liberamente le loro opinioni. Mi sembra invece che dopo l’argomento sopra, su certi argomenti di interesse pubblico sia per Braccagni che pere Montepescali, si abbia un interessamento immediato, per poi bandirlo dopo pochissimi giorni, escluso qulche “bischero” come me ogni tanto ci fanno riferimento, prendendo come risposta: ma cosa vuoi è più di un mese che nessuno ne parla. Ma mi domando, perchè incontrando gente, mi sento chiedere di viabilità (per inciso ieri in Via Sauro a Grosseto che pare abbia l’extraterritorialità dalla UE incrociando una Punto ci siamo toccati con gli specchietti: lì va bene la sosta in doppia fila, in Via dei Garibaldini,forse anche più larga, non va bene nemmeno la sosta su un solo lato), di passaggio a livello di Via Garibaldini, perchè tutti si lamentano del decoro paesano ed altro ancora ma sul blog poco o niente?
      Scusate, ma a me di parlare di sagre degli uccelli in quel di bohhhh! mi interessa poco o niente, del mio paese invece sì e se non si fa qui dove si fa? Nei vari circoli più o meno pubblici dove le riunioni vengono fatte quasi in maniera carbonara vedi quella sui servizi RAMA (da escludere in questo le riunioni di gruppi politici).

  56. Granocchiaio ha detto:

    Non si vive di sola musica

    C’è chi dice che la vita comincia a quarant’anni. Ieri ho capito che si può rinascere in qualsiasi momento.

    In gioventù ho amato molto la musica e ho anche suonato in un complesso (oggi si dice gruppo) con una formazione per allora rivoluzionaria. C’era una chitarra solista, una chitarra ritmica, una chitarra basso e la batteria. Basta, non c’era altro e incredibile ma vero si faceva una musica che allora prese tanti, se non tutti. Eravamo ai primi anni ’60 e la musica, come la formazione, veniva dall’Inghilterra. Il complesso che originò tutto questo erano The Shadows e fecero il loro debutto con un pezzo che fece epoca: Apache.

    Poco dopo dovevano esplodere i Beatles e poi i Rolling Stones che dovevano oscurare al grande pubblico questi precursori che non si allinearono mai ai loro stili e tendenza, ma rimasero a baluardo di un modo di fare musica, un proprio sound e orchestrazione.

    I ricordi di questa musica ce li ha ancora chi l’ha suonata, chi l’ha amata al tempo e i veri musicisti che già allora distinguevano i valori dal successo.

    Come i Beatles anche gli Shadows alla fine degli anni 60 non erano non più sulla breccia, ma rimasero in qualche maniera uniti, fecero ancora stupende incisioni, collaborarono con altri musicisti. Negli ultimi decenni hanno fatto tournèe ogni cinque o dieci anni. Club degli Shadows ci sono un po’ in tutto il monde quindi anche in Italia. Io sapevo di questo club che tra l’altro ha sede a Forte dei Marmi, quindi non troppo distante da noi, ma non mi era mai venuto a mente di andare a vedere cosa facessero. Male avevo fatto, ma meglio tardi che mai, quest’anno ho deciso di andare alla loro Convention.

    Siccome anche quest’anno gli Shadows stanno facendo l’ennesima tournèe in Europa ho pensato: vado là, conosco qualcuno che magari c’è già stato, mi da consigli, e poi magari trovo qualcuno per andarci insieme o in Inghilterra o a Parigi. In Italia non vengono. Ho prenotato la giornata e l’albergo dove si svolgeva anche la Convention e sono partito con mia moglie.

    Mai decisione fu così fortunata. Non ho trovato solo gli amici degli Shadows che a una cert’ora sono saliti sul palco e con una strumentazione da sogno si sono esibiti su basi preregistrate o con un loro gruppo. Non ho trovato poi solo degli ospiti d’onore come Enrico Ciacci, il fratello di Little Tony, probabilmente il più bravo ed eclettico chitarrista italiano degli ultimi 50 anni. Non ho trovato solo il gruppo dei Runaways che sono quasi certamente i migliori e più fedeli esecutori delle musiche degli Shadows. Non ho trovato solo un ospite d’onore della serata, il chitarrista indiano Indra, con una mano fatata da solista. Non ho trovato solo altri gruppi di contorno come amici di questa musica. Non ho trovato solo tutto questo.

    Ho trovato un mondo aperto di amici che dopo dieci minuti parlavamo di tutto come se ci conoscessimo da cinquant’anni. Certo che il comune amore per la stessa musica ci ha facilitato la strada. Ma per la prima volta ho – finalmente – visto diventare realtà un sogno che credevo mai più si realizzasse per me: mettere a frutto quel poco di saggezza e consapevolezza dell’effimera e così importante vita nostra in rapporto con i propri simili.

    Il capo banda – il presidente del Club – Vanni Lisenti è un fenomeno. Vestito in nero, alto, occhiali e berrettino del club indossati con classe e convinzione, come la sua cravatta rossa griffata Shadows, ha un’eleganza spontanea e il cipiglio da vero capo. Io l’ho paragonato alla bella copia di Flavio Briatore. Mi ha dato un benvenuto appena ha saputo chi ero (?) che mi ha lasciato sconcertato: o era manfrina o era sincero, chi se ne frega, certo mi ha fatto piacere. Un signore.

    Giorgio Sguigna, l’uomo che non ha mai suonato la musica degli Shadows, ma mi dicono che abbia più materiale lui su di loro che forse nemmeno gli Shadows stessi. Ovviamente era già stato anche quest’anno in Inghilterra a sentire gli originali.

    Quando ho poi visto il mio tavolo diventato il mondo intero………….
    Per la cronaca ecco chi vi sedeva a partire dalla mia sinistra .
    Felice Chiara, origine sarda, abita a Milano, persona squisita, fine ed elegante, ha la faccia mitteleuropea, cuore isolano
    Salvatore Ledda, origine come sopra, abita anche lui a Milano, ma ci’ha la faccia, il fisico e ancora una bella calata sarda, occhi neri da chi ti vorrà bene per tutta la vita
    Raoul Bulgherini, dalla campagna fiorentina, dalla prorompente vivacità, riesce forse a chiacchera più di me, si accende di passione come il foco,
    Giorgio Vista, dalle sembianze di Augusto Daolio dei Nomadi, un sognatore, e forse per questo sembra un po’ sordo, forse ha mille anni, ma va ancora in giro con quella faccia un po’ così e con la sua divisa in jeans,
    Dante Freschi, emiliano di Reggio, con una faccia che più emiliana non si può, sorrisi per tutti, ma per la mi moglie in particolare, alla quale non ha fatto mancare il suo omaggio di complimenti,
    Enzo Dorado, che mi ci sono parlato quasi subito con gli occhi, triestino aperto come un toscano, fresco lucido e che lamenta come me diversi tagliandi da fare per regolare l’orologio,
    Mario Voltolini, triestino pure lui, factotum del club, dal grafico all’attrezzista per gli strumenti, competente e preparato su tutti i fronti.
    Mia moglie Laura che è entrata subito in sintonia con noi tutti come se avesse suonato anche lei, ma certamente amante e conoscitrice di questa musica al pari nostro.

    Dopo qualche ora con questi (veri) signori prima ho pensato: ma che straordinaria giornata abbiamo imbiffato. Poi ho detto, ma quando mai ho passato una giornata così? Poi ho detto no io stasera sono rinato un’altra volta!

    Che botta di vita ragazzi!

    Sul blog trovate gli Shadows cliccando
    http://www.braccagni.info/video/i-video-del-granocchiaio/the-shadows/?preview=true&preview_id=2061&preview_nonce=70e5b14156

    e una anticipazione dei Runaways cliccando
    http://www.braccagni.info/video/i-video-del-granocchiaio/?preview=true&preview_id=1876&preview_nonce=3c7c20a51b

  57. Granocchiaio ha detto:

    Il piatto più buono del mondo

    Quante volta capita di dire: questo è il piatto più buono tra quelli che ho mangiato in tutta la mia vita, niente è meglio di questo!
    A me capita diverse volte, non molte, ma diverse. E il bello è che ogni volta che lo dico sono anche convinto di ciò. Per cui, evidentemente, qualche volta, anzi spesso, mi sbaglio. Se è esiste un più buono è quello e basta, e non altri.

    Un uovo affrittellato? Certo se l’uovo è freschissimo, col tuorlo che sta in piedi, è fritto nell’olio extra vergine di oliva, e……..cotto a dovere (ci vuole una mezza pagina per descrivere tecnica e attenzioni), beh a queste condizioni questo si può dire che è uno dei piatti più buoni che si possa mangiare.

    Un piatto di tortelli maremmani con pasta fatta in casa, tortelli col marciapiede tutto girotondo su tre lati chiusi con i denti della forchetta, un ripieno di spinaci e bietole selvatiche, magari un po’ di ortica, una profumata ricotta di pecora, uova fresche, parmigiano, sale, pepe e una bella dose di noce moscata grattugiata li per lì. E in galera con le catene chi condisce questo piatto con burro e salvia: l’unico condimento ammesso è un sugo di carne macinato fino non tanto scuro e non tanto rosso, insomma quello fatto bene nelle nostre case. Non è uno dei piatti più buoni che si possano mangiare?

    Un fritto misto alla toscana. Con tutte le varietà di ingredienti previsti: pollo, coniglio, cervello, animelle, cotolette d’agnello, e quindi carciofi, zucchini, cavolfiore, melanzane, ecc. il tutto accompagnato da spicchi di limone. Da mangiare caldissimo, quando si mangia in casa mia una (di regola la mi moglie, che è la più brava) frigge, e gli altri mangiano, perché il fritto va mangiato caldissimo.

    Potrei continuare ancora un po’ a trovare dei campioni del mondo di questo genere, ma voglio arrivare alla conclusione della scoperta di stasera.

    Stasera ho capito che il più buono di tutti è la bruschetta con l’olio nuovo. E nessuno mi farà cambiare idea.

    Lo so che è semplice, lo so che è un fatto scontato tutti gli anni arrivare alla prima bruschetta ed esclamare: certo quanto è buona la bruschetta! E poi ci si dimentica e si rammenta via via, ma si perde la coscienza di quanto realmente questa sia buona e come mai ci piaccia così tanto. Qualcosa di simile succede con i funghi, specie i porcini. La prima volta che si mangiano, magari dopo mesi che non avevamo sentito nemmeno il profumo, alla prima cappella passata in padella con aglio e nipitella ci viene da dire la stessa cosa. Ma già alla seconda volta l’intensità del piacere è diminuita, e dopo 4 o 5 volte, sei pronto a cambiare piatto.

    Non è così con la bruschetta. È l’unione stessa del pane con l’olio che ne fa un matrimonio perfetto. Certo anche qui ci sono delle regole quasi ferree da cui non si può transigere.
    Pane toscano, fette alte sui 2 cm, 2,5 (non di più e non di meno), tostatura decisa, ma non bruciatura sulle due superfici della fetta, ma il cuore deve rimanere molle e caldo. Fetta caldissima, una veloce strusciatina con l’aglio in camicia e poi abbondante olio nuovo, un’idea di sale e sgranocchiare. Già al primo morso quando arriva in bocca il pane così caldo e piacevole, con l’olio profumato e sapido, senti che la natura entra in te e te entri nella natura.
    Non c’è paragone con questo in nessun altro piatto al mondo. Forse le ragioni sono ancora più profonde dove io non riesco ad arrivare. Per esempio quando mi dicono che la molecola del grasso dell’olio d’oliva è quella che più assomiglia a quella del latte materno……..mi vengono dei brividi: allora c’è qualcosa di più nel piatto, qualcosa di ancestrale che inconsciamente sentiamo…….
    E poi il pane, supporto di tanta meraviglia, giaciglio di cotanta maestà………….
    Chi può negare che la bruschetta è il mangiare più buono del mondo?

    Notazione tecnica e soggettiva. Non si può mangiare una bruschetta e bere acqua, penso faccia perfino male! E allora che vino? Rosso, giovane, di piacevole acidità, leggero ma deciso. Ma lavora benissimo anche un bianco fatto in acciaio, fresco e di buona spalla, ma non pesante, non particolarmente aromatico, da servire fresco.

    Buona bruschetta a tutti!

    • viviana ha detto:

      La descrizione magistrale della bruschetta, fatta dal Granocchiaio , mette appetito anche a chi fame non dovrebbe averne perchè ha fatto colazione da poco.
      Tra qualche ora anche in casa mia farà il suo ingresso trionfale l’olio nuovo : il tempo che mio marito , batignanese doc, vada e torni dal frantoio dove ieri ha portato le prime cassette di olive .
      L’entusiasmo , la frenesia con cui in quel paese si vivono questi due mesi di raccolta ha dell’incredibile per chi non è nato e vissuto lì.
      Passando per le vie del borgo non senti parlare d’altro : olive che cadono , tecniche di coglitura e soprattutto quantità d’olio che il frantoio ha restituito .
      Non c’è possibilità , neppure remota, che non ci si lamenti della resa : possibile che quest’anno le olive , belle e sane , abbiano prodotto così poco olio ?
      L’anno prossimo le porto a macinare da un’altra parte e vedrai te che le cose cambieranno .
      Macchè , i frantoi si mettono d’accordo e sanno in partenza quanto ti daranno !
      I discorsi sono sempre gli stessi , li senti passare di boccca in bocca , di anno in anno , sono le lamentele e le imprecazioni ormai diventate abituali , lo sfogo naturale di chi lavora in un settore ingrato dove la fatica non trova mai la giusta ricompensa .
      Passata la rabbia del momento , ci si consola a casa con quel nettare prezioso che ci permette di gustare un piatto che , come dice il Granocchiao, è unico al mondo .
      Provar per credere

  58. Granocchiaio ha detto:

    Ma come fanno i meccanici a fischiare così bene?

    Non se a voi sia mai successo di ascoltare un meccanico mentre fischietta. Detta così sembra quasi una provocazione o l’ennesima bischerata del Granocchiaio, pol’esse, ma non lo è.
    Sarà che ci’ho sempre avuto un orecchio particolare per suoni e musiche di qualsiasi genere e da qualsiasi strumento, ma vi dico che i meccanici sono tra i più bravi fischiettatori che ci siano in circolazione. Parlo soprattutto di meccanici di auto, tipo Sabatino o il Benzina, o anche Pietrino che però ora ha smesso. Il mestiere attivo verso il pubblico, ma non so se fischietta ancora. Loreno non l’ho mai sentito ma sono pronto a scommettere che anche lui è un fischiettatore provetto.

    Allora vorrei spiegare cosa intendo per fischiettatore provetto. Ognuno di noi, comuni mortali, ci limitano più o meno, a fischiettare quando torniamo sereni da qualche posto, magari con la prospettiva di mettersi a tavola con la propria famiglia. Una volta si tornava a casa fischiettando se andando a donne era andata bene. Si dice poi che si fischietti anche sotto la doccia, dove pare che si canticchi pure. A me capita di rado, sotto la doccia. Comunque generalmente fischiettare è un segno positivo e di ottimismo. Mai visto fischiare uno incavolato! Mai visto fischiettare uno disperato. Mai visto fischiettare due mentre stanno litigando, e nemmeno dopo.

    La tonalità e la melodia del fischiettare dà poi indicazioni se si è lieti, o si è felici, oppure allegri, o magari entusiasti di qualcosa. Tutte gradazione che con un po’ d’attenzione si riesce a distinguere nel fischiettio udito.
    Le donne fischiettano meno degli uomini.
    Forse perché sono più gelose del proprio io, più pudiche e gelose dei più intimi sentimenti.

    Ma torniamo agli artisti del fischiettare. La prima volta che me ne accorsi fu col Sabatino. Ad una domanda qualsiasi ti rispondeva facendo l’imitazione di Topolino, o di Braccio di Ferro, o di Stanlio e Ollio. Imitazioni fatte molto bene in particolare per i suoni. E inevitabilmente subito dopo ci fischiettava la sigla del cartone. Ed era bravissimo, io ne rimasi colpito.
    Poi incuriosito cominciai a farci caso e mi accorsi che lavorando fischiettava motivetti per niente facili come Rapsodia Svedese, fatta all’epoca da Helmut Zacarias un grande violinista, o pezzi eseguiti al pianoforte di Renato Carosone come Pianofortissimo. Tutti pezzi cioè belli ma di difficile esecuzione anche sugli strumenti classici, figurarsi con il fischio. Io all’epoca suonavo l’armonica a bocca e di fare le cose che faceva lui nemmeno me lo sognavo.

    Con l’andar del tempo mi sono accorto che questa caratteristica è comune a molti meccanici: mi è venuto a mente perfino il mi babbo che stonato com’era riusciva però a fare tre o quattro tipi di fischi, anche curiosi e strani, che vai a sapè come l’aveva imparati.

    Alla fine ho pensato che forse il sistema stesso di pensare ai problemi meccanici, alle possibili soluzioni meccaniche, ai virtuosismi meccanici che, è bene ricordarlo, prima nascono nel capo poi si eseguano con le mani. Loro non progettano a tavolino, gli danno di cervello e fantasia. Osservare per credere. Anche per questo sfrutto ed apprezzo l’informatica, il digitale, ma rivendico la supremazia del cuore verso la meccanica.
    E allora mi sono convinto che è l’abitudine a questa specie di ginnastica mentale a trovare soluzioni le più impensate e articolate che aiuta poi l’uomo-meccanico ad essere un virtuoso del fischiettare.

    Sembra un ragionamento un po’ astruso, ma a me pare che torni. Anzi ne sono convinto.

  59. Granocchiaio ha detto:

    Ma Come Fanno I Marinai

    Ma dove vanno i marinai
    con le loro giubbe bianche
    sempre in cerca di una rissa o di un bazar.
    Ma dove vanno i marinai
    con le loro facce stanche
    sempre in cerca di una bimba da baciar.
    Ma cosa fanno i marinai
    quando arrivano nel porto
    vanno a prendersi l’amore dentro al bar
    qualcuno è vivo per fortuna
    qualcuno è morto
    c’è una vedova da andare a visitar.

    Ma come fanno i marinai
    a riconoscere le stelle
    sempre uguali sempre quelle
    all’Equatore e al Polo Nord
    ma come fanno i marinai
    a baciarsi tra di loro
    a rimanere veri uomini però.

    Intorno al mondo senza amore
    come un pacco postale
    senza nessuno che gli chiede come va
    col cuore appresso a una donna
    una donna senza cuore
    chissà se ci pensano ancora, chissà.

    Ma dove vanno i marinai
    mascalzoni imprudenti
    con la vita nei calzoni
    col destino in mezzo ai denti
    sotto la luna puttana e il cielo che sorride
    come fanno i marinai
    con questa noia che li uccide
    addormentati sopra un ponte
    in fondo a malincuore
    sognano un ritorno smaltiscono un liquore
    affaticati dalla vita piena di zanzare
    che cosa gliene frega
    di trovarsi in mezzo al mare
    a un mare che più passa il tempo
    e più non sa di niente
    su questa rotta inconcludente
    da Genova a New York
    ma come fanno i marinai
    a fare a meno della gente
    e rimanere veri uomini però.

    Intorno al mondo senza amore
    come un pacco postale
    senza nessuno che gli chiede come va
    col cuore appresso a una donna
    una donna senza cuore
    chissà se ci pensano ancora, chissà…

    testo di Lucia Dalla

  60. Granocchiaio ha detto:

    questo è il seguito che vorrei dare alle rime fatte dalla Sentinella nell’apposito spazio riservato a “RISPONDERE PER LE RIME”

    Facendo un’indegna ingerenza in un campo certamente non di mia competenza, vorrei sapere dalla Sentinella che ha messo questi versi, se ci illumina un po’ sul loro significato

    Magari nello stesso luogo così da essa amato, cioè dalla rubrica RISPONDERE PER LE RIME

    Lo scritto tradotto in prosa, anzi, in maremmano suonerebbe così

    questa rubrica andava tanto bene, poi in modo scorretto (disdicevole, errato, falloso, inesatto, intemperante, irregolare, licenzioso sconveniente ndr) qualcuno gli ha messo le catene
    così questo angolo di poeti improvvisatori in (quasi) endecasillabi è (quasi) sparito
    ora comunque se si vole scrive nel blog ci conviene accetta le nuove regole, e fa come richiesto la registrazione
    mica sarà stato Berlusconi? (questa va bene così, ma anche: piove, governo ladro! Io per esempio lo dico tutte le volte che non vinco al Superenalotto)

    qualche curiosità:
    le numerose e potenti truppe dei poeti si sono fermate a causa della richiesta di registrazione? Sono queste le catene che hanno fermato le truppe?
    E se è così, perché questa prassi ormai consolidata e raccomandata in tutti i blog con un minimo di serietà viene giudicata SCORRETTA?
    Se è così, la Sentinella non faceva la Sentinella? O la mano destra non sapeva cosa faceva la sinistra?
    .

    • sentinella ha detto:

      Questo andrebbe chiesto a: mao, berlusca, ivano, cella, irene, pardo. alex, livornese, f.b., marco, francesco, lucignolo, civettone, aldo, benitez, balord, dio vive, enrico, criticone50, serena, bambino, pagliaccio, gildo, catuscia, cecco, nonna44, pragmapoetry, donato, francesco…

      • Granocchiaio ha detto:

        Cara Sentinella
        .
        questo non mi pare un gesto generoso: tu che ti ergi a difensore degli “incatenati”, tu che ci dici che loro non possono parlare: allora parla tu che non hai catene! Anzi……..

        Parla a nome tuo o a nome degli incatenati,
        ma per favore non prendere in giro gli “incatenati” loro lo sanno benissimo come e cosa fare e dire

        spiegaci tu l’arcano

  61. Granocchiaio ha detto:

    Un po’ di dati sul blog per cercare capire qualcosa
    .
    Queste le visite avute da Rispondere per le rime a partire dal 1° gennaio 2009, e la posione in ordine di rank, di risultato nella classifica
    Gennaio………. 401…….3°
    Febbraio……… 363…….2°
    Marzo………….248…….6°
    Aprile………….180 …….9°
    Maggio………..141…….8°
    Giugno………… 40…….26°
    Luglio………….124…….17°
    Agosto………..142…….11°
    Settembre…….129…….8°
    Ottobre……….. 67…….18°

    Da qui si direbbe che il calo è stato lento, ma costante e progressivo, con picco in giù a luglio forse per overdose da maggerini
    Ma soprattutto che il calo è iniziato assai prima che fossero “messe le catene” della resistrazione!
    Sull’argomento che sappiamo stare molto a cuore alla redazione della Sentinella bisogna secondo me rendersi conto anche delle visite e degli interventi fatti dai frequantatori dei blog.

    A titolo di esempio riporto degli articoli e i relativi commenti fatti (post)

    testi del maggio………….0
    Ricordo di Marco…………0
    rime ruspanti 2008………2
    rime suspanti 2009………3
    Anniversario GTPGS…….8
    Non si vive di solo spirito.10
    chi conosce questa pianta? 11
    ufficio postale…………….12
    maggerini a Varese……….12
    Gli Anta…………………….15
    Sagra Braccagni…………..18
    1° Maggio a Braccagni……19
    chi le dovrebbe pulire queste?…25
    festa Maggio-Woodstock….29
    Sagra Montepescali………..37
    Fiera Madonnino……………41
    Monumento ad Anita?……..54
    per chi suona la campana…63
    cambia la viabilità…………..67
    polo logistico………………..75
    parole in libertè……………335
    rispondere per le rime…….406
    tazebao…………………….441

    Queste invece sono le visualizzazione avute al 1° ottobre 2008 al 30 settembre del 2009, riferite slle prime dieci posizioni:
    Parole in libertà….. 6.157 9%
    Tatzebao ………….5.535 8%
    La pagina sportiva.4.322 7%
    Ottava rima……….4.095 6%
    Video……………… 3.089 5%
    Usi civici………….. 2.556 4%
    Fiera Madonnino…. 2.277 3%
    La sentinella………1.981 3%
    Festa del Maggio… 1.728 3%
    Braccagni………….1.608 2%

    • Ric ha detto:

      Granocchiaio, è stato messo apposta quel programma che consente di votare sull’articolo in modo di riconoscere quali sono gli argomenti di maggiore gradimento dagli utenti. In realtà un blog si può misurare in senso lato sugli accessi ma ciò non significa che abbia un gradimento diffuso.
      La ragione di voler avere un maggior numero di presenze è normale in un sito tradizionale ma come si sa i blog (anche quelli di grandi dimensioni a livello nazionale) hanno pochi utenti attivi che continuano a frequentarlo e a commentare mentre la massa degli utenti semplicemente legge gli articoli e i relativi commenti.
      La visualizzazione dei tuoi dati dà una indicazione oggettiva: sulle visualizzazioni 1 ottobre 2008/30 settembre 2009 appare di gran lunga il più visitato l’articolo “Parole in libertà” mentre quelli meno frequentati sono la “Festa del Maggio” e “Braccagni”. Quindi su questo blog gli utenti sono più interessati a discussioni di carattere generale che di avvenimenti culturali/di tradizione popolare.
      D’altra parte: non sono i fatti di cronaca che sono i più seguiti a livello generale sui blog?

  62. Granocchiaio ha detto:

    Dopo che S.M. la PUBBLICITA’ è stata decretata inostituibile ed unico motore del progresso e della civiltà, della cultura e del sapere, dell’avere e dell’essere, dell’evoluzione e del piacere…………………che sia la festa di Halloween la benzina di questo prezioso e insostituibile motore?

    Se così fosse sono mortificato di non aver partecipato con la mia famiglia tutta (quest’anno anche i miei nipotini) all’ultimo totem della stupidità d’importazione.

    Cita spesso il saggio Beppe: ricorda che è assai più facile metterlo nel c..o alla gente che metterglielo nel capo: in questi casi forse non c’è differenza si hanno contemporaneamente le due opzioni: paghi uno e prendi due (santa pubblicità……..anche io ti uso e sono pazzo di felicità……..)

  63. Granocchiaio ha detto:

    si riprende la pubblicazione delle foto delle mitiche Feste dei Rioni a Braccagni (metà degli anni 80)

  64. Granocchiaio ha detto:

    Ritorno a Parigi, vent’anni dopo.

    Ho frequentato Parigi per lavoro dal ’68 ai primi anni ’80 arrivando a conoscerla palmo a palmo, o meglio cantiere per cantiere edile, perché era lì che andavo.
    Il nostro rappresentante Daniel mi veniva a prendere all’aeroporto con un caschetto giallo, ma non per entrare nei cantieri, ma perché là era cominciato il Maggio francese, o il Maggio ’68.

    Ogni viaggio durava dai quattro ai sei giorni e nelle pause, accompagnato e consigliato da Daniel, parigino DOC essendo nato e cresciuto nel quartiere dell’Opera, feci allora esattamente il contrario di cosa fa un turista, e cioè la visita sistematica della città a piccoli pezzi, un poco alla volta, scoprendo così anche gli aspetti più veri e reali della vita francese di tutti i giorni. Pezzetto dopo pezzetto, museo dopo museo, locale dopo locale, ristorante dopo ristorante, vino dopo vino, mi feci allora una piccola cultura su questa incredibile città e di riflesso sulla Francia e sui francesi. Bisognerebbe leggere un libricino che allora trovai e che raccontava Parigi in cifre, quanti chilometri di Metrò, o di strada, o di fognature, quanti ristoranti, quante nazionalità di cucine esistono – in pratica le cucine di tutto il mondo – e poi quanto pane viene fatto quotidianamente , quante ostriche vengono aperte mediamente ogni giorno, quante persone vivono di notte in città e quante invece ce ne sono di giorno, il che è come dire quasi il 50% in più, e così via con le cose più incredibili e curiose da sapere.

    Allora conobbi anche Foffo, un chiantigiano emigrato in Francia nei primi anni ’50, che aveva fatto mille mestieri, poi si era sposato e messo su famiglia, lavorava come collaudatore alla Renault, ma soprattutto era un enciclopedico conoscitore e collezionista di musica “fino all’epoca di Elvis Presley”, come diceva lui. Aveva anche una collezione di fumetti che prendeva un’intera parete della sua “sala personale” e una passione infinita per Totò di cui si è poi fatto una collezione di DVD penso pressoché completa.
    Da lui ho imparato a conoscere le grandi orchestre americane: ogni volta che andavo a trovarlo mi teneva un corso accelerato con sedute intensive di musica. Poi al momento di partire mi dava una cassetta che lui mi aveva registrato con una selezione dei brani delle varie orchestre. Di Moonlight Serenade ne aveva una dozzina di versioni e di ogni versione, di ogni orchestra, anche se con formazioni numerose, recitava a memoria tutti i nomi. Così si spiega il fatto che aveva fatto e vinto le selezioni per partecipare al Musichiere, un programma televisivo degli anni 50 in cui si doveva riconoscere il titolo dei pezzi eseguiti.

    Poi alla fine degli anni 80 ho cambiato lavoro e di Parigi è rimasto un ricordo sempre più lontano, ma sempre vivo nella mente e nel cuore. Ho sempre pensato che se fossi nato francese sarei stato più sciovinista di loro. Questo per dire che hanno ottime ragioni per sentirsi orgogliosi del proprio paese.

    *********************************

    Sono tornato ora per tre giorni a Parigi, e in soli tre giorni ho potuto fare solo un aggiornamento sommario dei ricordi e delle conoscenze, tutte concentrate per di più nelle zone centrali della metropoli.
    Tra i bei ricordi nulla da variare, solo confortanti e puntuali conferme. I bei viali, gli ampi spazi, i bei giardini, i monumenti sempre curati e tirati a lucido, così come i monumentali cancelli in ferro ornati in colore oro. I giganteschi portoni punteggiano palazzi su cui non trovi una scritta o un imbrattamento con bombolette spray e altro.

    Les Invalides, la Tour Eiffel, les Grand Boulevard, l’Opera, gli Champs-Élysées, l’Arco di Trionfo, il Sacro Cuore, la Torre Maine Montparnasse, la Defense, sono tutti la a punteggiare e confermare un panorama inimitabile e affascinante.

    Uno dei cambiamenti più evidenti è l’illuminazione della Tour Eiffel fatta con mille colori e disegni in sequenze di tonalità e fantasie fantasmagorici. Dal 2003 la torre ha una particolare illuminazione scintillante, come se fosse ricoperta di diamanti. È possibile ammirarla i primi 10 minuti di ogni ora, dall’inizio della notte fino alle prime luci del mattino. Lo spettacolo è incredibile quando dietro la torre spuntano le prime luci dell’alba. Bella e non banale, un compromesso tra la voglia di spettacolo per i milioni di turisti che la vedano e un’esigenza di rivitalizzazione per il vecchio stile che vuol essere però vivo e al passo con i tempi.
    A seconda dalla distanza da cui si veda, la torre cambia di aspetto e le sensazioni mutano i sentimenti. Da lontano, arrivando dall’aeroporto la cerchi nel panorama e la vedi piccola, ma inconfondibile, caratterizzare tutto lo skyline parigino. Via via che ti avvicini ti rendi conto che invece è proprio alta e pare essere il centro di Parigi, anche se non lo è. A qualche centinaia di metri forse – per esempio dal Trocadero – si ha la vista più bella, perché è la che si fonde l’imponenza con la delicatezza dei disegni: si confonde la fine trama tra un ricordo di antiche trine e un giocattolone fatto al traforo. Quando infine sei lì a camminare sotto di lei sei sopraffatto dalla imponenza e maestosità del gigante. Per non parlare della vista che si gode dalla sua sommità.

    I Bistrot, le Brasserie, i Ristoranti, i Caffè, i Chioschi sono sempre là, affollatissimi e caratteristici. Perfino il mitico esclusivo e lussuoso albergo George V, che è sull’omonima via traversa degli Champs-Élysées, ha oggi un suo spazio con il suo “Bar George V” proprio sui larghissimi marciapiedi dei Campi Elisi. Un vero bar con vetrate sui marciapiedi e un enorme ed elegante gazebo coperto da un telo rosso bordeaux animato da una brigata di camerieri, capi inflessibili che controllano tutti i movimenti interni come fossero delle guardie del corpo di un capo di stato.

    Se si vuol mangiare qualcosa lo si può fare in pratica a qualsiasi ora del giorno. Basta un minimo di attenzione ed un controllo dei prezzi tutti esposti, spesso a grandi lettere, e ti ritrovi a gustarti in locali, spesso con vista sul passeggio, le varie e numerose specialità francesi. In certi locali i tavoli sono maledettamente piccoli e tutti stretti l’uno all’altro, ma se c’è poca gente e ordini qualcosa d’impegnativo ti fanno posto e magari puoi occupare il tavolo a fianco. Il servizio è sempre veloce e professionale. I menu sono spesso già in italiano, tanto loro riconoscono la tua nazionalità fin da quando sei sulla porta del locale.

    Mitiche e leggere insalatone sono offerte in decine di varianti dove in mancanza di un fragrante olio extravergine di oliva viene servito un mix comprendente condimenti grassi e condimenti acidi, cioè olio e aceto garbati, fini e aromatizzati, in un equilibrio veramente piacevole. Sul tavolo non manca mai sale, pepe e senape di Digione, ma ci possono essere anche altre salse e condimenti, ketchup compreso. Tra le mille offerte che leggi tranquillamente passeggiando queste sono le più proposte. In qualsiasi zona, centro del centro compreso, trovi offerte di una insalatone, un bicchiere un dessert dagli 11 ai 15 euro al massimo, servizio e vista su panorama compreso. Molto a buon mercato e comodo perché poco impegnativo, saporito ma leggero, un pit stop per riprendere il tuo girovagare.

    Poi la carne di vitello ai ferri con le patatine fritte e la senape……..un piatto irresistibile, con la carne tenera e succulenta, le patatine impeccabili e la senape forte a legare le due cose: sempre fantastico.

    Certo per un goloso – come me – l’attrazione dei classici frutti di mare, ostriche in testa, con i loro banchetti sui marciapiedi (ma in Italia con l’USL sarebbero permessi?) fino ad arrivare al maestoso ed inebriante Grand Plateau, un enorme vassoio di una sessantina e più centimetri dove in un letto di ghiaccio tritato vengono servite le “coquillage” più diverse e famose, ostriche di ogni specie e taglia, diversa provenienza e modo di allevamento o di finissaggio, gamberi, lumache, ricci di mare, ma anche astici e scampi, capesante, granseole e granchi, vongole e cozze. Il tutto obbligatoriamente accompagnato da fette di pane scuro e burro, salse e condimenti di accompagnamento dove non manca un trito di scalogno in aceto e una maionese al profumo di aglio, in pratica una salsa aioli. Il vassoio è sistemato su di un supporto circolare alto una quindicina di centimetri in modo che tu possa arrivare più facilmente a servirti, mentre sotto trova posto un piatto per il pane scuro ed il burro. Veramente il grand Plateau si prende normalmente in due, mentre da soli si prende il Petit Plateau, che sarebbe una metà circa della dose. Ma certo non fa lo stesso effetto coreografico. La composizione di questi piatti può variare un po’ da un locale all’altro e nello stesso locale si possono trovare diverse combinazioni possibili. La lunga esperienza e tirocinio fatta sul posto nei lontani anni ’70 mi permette di consigliare in luogo del sempre fantastico Champagne, altri vini bianchi in abbinamento, su tutti il Muscadet, un vino fresco e di media struttura con piacevoli e garbate note aromatiche e sapide. Peraltro con un notevole risparmio di spesa, che certo non guasta.
    E’ un vino bianco leggero e secco, che viene prodotto nella Valle della Loira nei pressi della costa atlantica, a sud est della città di Nantes. Dal momento che il Muscadet/Melon generalmente scarseggia di sapore, molti enologi lasciano il vino fermentato sulle fecce (sur lie) per molti mesi allo scopo di conferirgli più carattere e vivacità. Generalmente sono da consumare al meglio quando sono giovani e freschi, ma le versioni Muscadet-sur-lie possono invecchiare per alcuni anni. Noi abbiamo bevuto uno di questi, ma di età media, un 2007.
    Quando il cameriere si sente ordinare questo vino, specie da un italiano, ti guarda subito in una maniera diversa: hanno rispetto per chi conosce la loro tradizione ed i loro prodotti.
    Generalmente i vini, ma ho notato anche gli altri piatti, carne compresa, costano mediamente meno che da noi. E questo anche in zone centralissime, Champs-Élysées compresi. Avere oggi un caffè espresso all’italiana non è più un’impresa come trenta o quarant’anni fa, in qualsiasi bar o ristorante.

    €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€

    La Metropolitana è sempre efficiente per girare in poco tempo e velocità ogni angolo della città. Dopo una mezza giornata per orientarti sui prezzi, sulle offerte per due o tre giorni, rifare l’occhio sulla rete e le abbondanti e chiare indicazioni per le località e le coincidenze (ci sono 16 linee che attraversano Parigi per oltre 200 km e con oltre 300 stazioni, poi le linee esterne RER, treno ed autobus). Questa volta abbiamo preso un bus dall’aeroporto di Orly a Les Invalides per 11 euro e 50, ma in quattro c’è già l’offerta e spendi 38 euro in totale. Con il Taxi ce ne vogliono un’ottantina. Nelle stazioni e nei corridoi del Metrò gli artisti sono sempre là con gli strumenti più strani: da chi si è attrezzato e ha delle basi per suonare – specie chi suona strumenti a fiato come tromba, sax e corno francese, chi ha un mini amplificatore per la sua chitarra elettrica, per arrivare agli immancabili violinisti e fisarmonicisti. Questa volta s’é visto pure un autentico strumento giapponese, un incrocio tra una cetra e un’arpa, con tanto di ragazza giapponese e suono miagolante. Più di prima si incontrano anche sui treni: salgono e suonano per cinque o sei fermate, passano a fare le questua e poi scendono e ripartono per il tragitto all’incontrario.

    Le luci degli Champs-Élysées e del gigantesco fiume di auto ti ricordano che questa è la Ville Lumiere.

    §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

    Anche nei dettagli più prosaici e meno comodi non ho trovato differenze. Tra questi svetta ancora la mancanza del bidet nei bagni. E resta ancora l’interrogativo se questo straordinario popolo riesca a farla più secca e priva di sbaffi o hanno un sistema segreto per farsi un’appropriata pulizia di cui peraltro non ho trovato tracce documentali. Nel mio onesto albergo centralissimo e a tre stelle se non disbrigavi la faccenda la mattina appena alzato o la sera prima di coricarti, e magari ti capitava l’inderogabile necessità a metà giornata, quando sei completamente vestito, per concedermi il casareccio vizio di un bidet dopo la sana quanto salutare funzione evacuatoria, mi sono dovuto spogliare e farmi sostanzialmente una doccia dal bellico in giù. Per certe cose siamo proprio dei viziati noi italiani.

  65. Granocchiaio ha detto:

    Cliff Richard & The Shadows
    Palazzo dei congressi di Parigi, Place Maillot
    Parte 2°

    Se me l’avessero detto anche solo venti anni fa non ci avrei mai creduto: vedere gli Shadows in concerto, dal vivo!
    Nati alla fine degli anni 50 sono stati i primi a suonare con la formazione di chitarra solista, chitarra ritmica, chitarra basso e batteria. Inizialmente accompagnavano il cantante inglese Cliff Richard e poi dopo la pubblicazione del pezzo Apache nel 1960 il successo e la fama internazionale li hanno fatto conoscere in tutto il mondo. Si divisero da Cliff Richard per formare un proprio gruppo e suonano insieme fino al 1969.
    Dopo ognuno fa la propria strada e i suoi tragitti musicali, ma si ritrovano via via per suonare eccezionalmente insieme e fare qualche incisione. Poi con cadenza decennali si ritrovano con una certa regolarità per fare un piccolo tour internazionale fino al 2004 quando festeggiando il 45° anniversario chiamarono Final Tour. La rabbia mia è che sul canale Euro News danno la notizia di questo in occasione dell’ultimo concerto quando non era più possibile andarci.

    Ci tenevo in modo particolare a vederli e dopo, passata la rabbia, mi misi ad aspettare il 2009 perché ero pressoché sicuro che se ci fossero arrivati vivi – ma ci dovevo arrivare anch’io – avrebbero fatto una nuova tournee. Proprio per questa ragione fin dai primi mesi dell’anno ho cominciato a digitare sistematicamente la parola THE SHADOWS su Google per vedere se usciva qualcosa.

    Tempo addietro usci da una di queste ricerche le paroline: CLUB SHADOWS (Italia) e subito pensai di aggregarmi se non altro per vedere di trovare notizie e magari compagnia per andare insieme al concerto. Mai mossa casuale fu per me più azzeccata. Sono andato con mia moglie alla Convention che si è tenuta a Forte dei Marmi e posso dire semplicemente di aver passato uno dei più bei giorni della mia vita. Tutto qui, se vi sembrasse poco! E questo l’ho già scritto sul blog in un mio precedente articolo:
    http://www.braccagni.info/2009/05/parole-in-liberta-il-seguito/comment-page-2/#comment-4800

    Una volta scoperto che il tour questa volta si svolgeva un po in tutta Europa mi salta subito agli occhi la tappa di Parigi. In Francia loro sono sempre stati più conosciuti e popolari che qui da noi. Chiedo un po’ in giro e poi assieme ad un altro amante del genere decidiamo di fare la gita con le nostre signore. Altra decisione più che azzeccata.

    Poi per quelle le combinazioni della vita che superano di gran lunga le più sfrenate fantasie che uno possa avere scopro che il concerto degli Shadows si terrà al Palazzo dei Congressi a Place Maillot. E fino a qui uno pensa: e allora? Allora sul cantiere che costruì quel palazzo c’era in sistema di distribuzione del calcestruzzo che fece a suo modo “epoca”. Si era nel centro di Parigi e portare il calcestruzzo a migliaia e migliaia di metri cubi con le autobetoniere significava farle viaggiare nel traffico caotico con problemi facilmente intuibili. Il problema fu risolto mettendo una centralina fissa in cantiere (della ditta ORU di Udine) fornita di premescolatore per la produzione in loco del calcestruzzo e cinque Contenitori-agitatori della Braima (ditta di cui ero socio e amministratore) tutto intorno al futuro palazzo. Con una sola autobetoniera, da soli 4 m3 si è costruito tutto questo palazzo.

    Per noi all’epoca fu un successo non tanto per la vendita di per sé, quanto per la pubblicità che ci fece questo cantiere. Eravamo nei primi anni ’70 e tutto mi sarei potuto immaginare salvo che ritornarci per sentire un concerto dei miei Shadows!

    http://www.welcometoparis.it/Congres/index.it.html
    oppure
    http://www.viparis.com/Viparis/salon-paris/site/fr/Palais-Congres-Paris/4

    Al concerto ci siamo arrivati direttamente con il Metrò senza nemmeno uscire all’aperto. Il bellissimo Grand Amphithéâtre
    http://www.viparis.com/Viparis/salon-paris/FicheSalle?codeEspace=GDAMPHI

    Ha una capacità di oltre 3.000 posti – aumentabili a oltre 4.000 – dove stiamo comodamente a sedere. La parte coreografica prevede tre mega schermi video ed una regia attenta e ben studiata, un impianto suoni che non sto nemmeno a descrivere,

    Ci accomodiamo nei posti numerati assegnati e ci prepariamo al grande evento. Gli spettatori non sono senz’altro dei Tennagers, piuttosto sulla terza età, ma ugualmente appassionati e fans della musica e del genere, come scoprirò più tardi durante l’esibizione.

    Il palco ha una bella coreografia, ma più funzionale che imbaldraccata da effetti supertecnologici con fumi e stranezze. Tutto cioè allegro e piacevole, ma funzionale soprattutto alla buona musica.

    Cliff si muove come una molla su tutto il palco, con decina e decine di metri percorsi in qua e in la alla maniera del Mike Jagger, ma più elegante e composto. Onestamente mi aspettavo di peggio. I pezzi non sono affatto male, anche se non mi entusiasmano. Certo, a dire proprio come la penso, i miei Shadows ad accompagnare lui ce li vedo un pochino sprecati. Poi si vede e si capisce che c’è il rispetto per il periodo iniziale passato insieme e allora o per amicizia o per convenienza, si fa anche questo.

    Il suono è quello, come mi aspettavo. Bello, nitido, piacevole, senza tante samncerie. Certo i vibrati della leva, gli echi, il repeat, lo stoppato, sono li ma sempre garbati misurati ed appropriati. Welch tira fuori dalla sua Strato un suono incredibilemnte fresco, pulito, certe volte quasi da cetra. La batteria è importante, presente, amalgamata e da par suo, fa proprio quello che deve fare. il basso c’è, fa il minimo indispensabile, ma lo fa bene: poche note in qua è in la, ma in secondo piano, come del resto sta quasi sempre il bassista. Rispetto ai classici manca la sua forte e imponente presenza. Gli altri due tastieristi tutto fare non si notano, ma ci sono, eccome!

    A me pare che ci mettano anche tanto sentimento ed espressione. Ogni pezzo viene interpretato più con amore che con furbizia. Il più ruffiano è uno Sleepwalk, quasi recitato in un sussurro. Il più coinvolente lo Shadoogie. Il più shadowso The Savage. Il più classico Apache. La sorpresa Foot Tapper. Ma a me è piaciuto anche il Dance on che una mia vecchia prefernza. Insomma bella e tanta roba.

  66. Granocchiaio ha detto:

    Pe la serie: io c’ero

    Negli anni 70 la BRAIMA ha venduto molti dei suoi Contenitori-agitatori da calcestruzzo in Francia e a Parigi in particolare. A quel tempo io curavo il mercato francese facendo come usava allora un po’ di tutto. Mi occupavo cioè sia del settore commerciale che del settore tecnico andando spesso da quelle parti sia da solo che con operai della ditta per installazioni e collaudi.

    Certo il cantiere del Palais de Congres a Port Maillot fu un grande successo, sia dal punto di vista commerciale che d’immagine. Avere 5 macchine su questo cantiere significò grande prestigio e pubblicità verso tutto il settore delle costruzioni in Francia.
    Ma ancora di più fu forse in una altro cantiere. Nello stesso periodo venne costruita l’imponente Tour Maine Montparnasse, forse anche più famosa del Palazzo dei Congressi. Anche qui Contenitori-agitatori per calcestruzzo furono impiegati per una tecnica particolare nelle gettate necessarie per i piloni di fondazione della torre profondi ben 35 metri e per pompare il calcestruzzo fino alla sua massima altezza di oltre 200 metri.. Agli ultimi piani del grattacielo s’è il museo della costruzione della torre e la si possono vedere ancora foto di queste macchine al lavoro. L’altezza della torre è di 209 metri ed è divisa in 58 piani. Ha la terrazza la più alta di Parigi da dove si può ammirare un panorama esteso su un raggio di 40 chilometri. 52 piani sono occupati da uffici con una popolazione attiva di 5.000 persone.

    Infine un piccolo aneddoto. Una di queste macchine si scorge chiaramente in una sequenza del film Ultimo tango a Parigi (non quella del burro…..), il famoso film di Bertolucci.

    Il sito ufficiale della torre:
    http://www.fotoartearchitettura.it/Architettura/Archivio/parigi/tour-montparnasse.html
    ma forse anche meglio per foto e filmati:
    http://www.tourmontparnasse56.com/it/index.html

    • viviana ha detto:

      Leggendo scopro realtà che nemmeno lontanamente immaginavo .
      Fa piacere apprendere che le capacità inventive ed imprenditoriali di alcuni compaesani abbiano avuto successo persino all’estero .
      Meno male che c’è il blog che qualche volta rinfresca la memoria e permette di conoscere i tanti aspetti della vita di questo paese !

  67. Granocchiaio ha detto:

    il Concerto – parte 3°

    ……..e poi arriva l’ora X – L’effetto terapeutico della musica – E degli Shadows

    La prima volta mi è successo qualche anno fa in occasione di una edizione di Festambiente. Avevo uno stand per Slow Food e la sera potevo andarmi a sentire i concerti che si tenevano li vicino. Qualche volta c’era qualche cane abbiante, qualche volta qualcuno che si divertiva molto (solo lui o solo loro), qualche volta c’era della bella roba.

    Quella sera c’erano i Gipsy Kings un gruppo di zingari spagnoli di origine catalana ma naturalizzati francesi, che suonano e cantano con stile tutto loro “una musica che è una fusione di rumba flamenco, flamenco tradizionale e musica pop”, e come tale contestata dai puristi di ogni singolo stile. Ma a me e mia moglie piacciono così e nei lunghi percorsi in macchina sono insostituibili compagni di viaggio.

    Quella sera ci mettemmo seduti alla bell’e meglio su qualcosa da una parte per ascoltare i nostri preferiti. Ma non appena iniziarono con le loro musiche sfacciatamente prorompenti e coinvolgenti dissi a mia moglie: io vado sotto al palco a sede pe terra, così li vedo e li sento meglio.
    Il cantante solista aveva la faccia bella di un bimbone cicciottello e riccioluto, mi ricordava molto la faccia di Fulvio Pierangelini – chef e patron del Gambero Rosso di San Vincenzo. Più che cantare pareva che gridasse a squarciagola nel microfono, come del resto tutto il resto della compagnia. E senza contare il suono dello loro accompagnamento con le chitarre che ci giocano e le trattano come Ronaldinho tratta il pallone. Non ricordo se fu subito al primo pezzo o all’attacco di Bambolero, ma fatto sta che mi prese un’emozione fortissima, un brivido per tutto il corpo, mi pareva qualcosa che veniva dal cielo, quella musica sentita decine di volte ora era li con me, e mi entrava dentro, nel sangue, nello stomaco, mi sentivo eccitato e in preda a una contentezza smisurata, forse paragonabile solo a quando scoprivo a cinque o sei anni i regali la mattina della Befana.

    Insomma non riesco nemmeno a stare a sede li sotto il palco e corro da Laura come se corressi dalla mi mamma e gli grido: ma li senti? Ma mi accorgo che lo dico piangendo e nello stesso momento lei mi fa: ma che fai piangi? E io in un grido liberatorio: SI, MA SO CONTENTO! Per tutta risposta si mette a piangere anche lei, ma con meno violenza di me. Perché lei piangeva DI me: non so se per “simpatia” o per “empatia” o semplicemente perché gli facevo tenerezza, o pena….E non avevo le lacrimucce, no, avevo proprio un pianto quasi a singhiozzo. Ero li in mezzo a tutta quella gente, più ragazzi che vecchi come me, ma non me ne fregava niente, scuotevo la testa, era come se non ci fosse nessun altro oltre a loro sul palco e a me, e continuavo a dire “troppo bello, troppo bello, bella roba! bella roba!”. E sentivo che più mi lasciavo andare e più piangevo e più piangevo e più stavo bene.

    Come tutte le cose più belle poi il concerto fini e io mi sentii come depurato, come dopo un lungo e liberatorio pianto fatto da bimbo avvinghiato al ventre della su mamma. Dopo è come se tutto il tuo corpo e il tuo spirito avesse avuto una purificazione, ti senti più pulito, più buono, più leggero, come se tu camminassi in levitazione. È una sensazione di incredibile benessere. Qualcosa di paragonabile l’avevo provata durante certi esercizi spirituali fatti da ragazzo, non ricordo con quale prete – ne ho frequentati mica pochi – e dopo le prime volte che avevo fatto l’amore con la mia donna.

    § §§ §§§ §§§§ §§§§§ §§§§§§ §§§§§§§

    La sera del concerto degli Shadows sono uscito dall’albergo e ho accusato subito un forte dolore alla vita, dalla parte destra. Insomma era il fegato che voleva dire la sua, forse per il lavoro extra per qualche “degustazione” parigina di troppo, o troppo spinta o fuori norma. Soffro in silenzio se no oltre il male c’era da senti pure la tiritera della mi moglie con relativa predica che so a memoria. Insomma, pensando poi allo spettacolo, pensavo speriamo che mi passi un po, se no te l’immagini che gusto aspetta’ una vita pe sentilli e poi presentassi con una colica di fegato?
    Insomma non è che mi avvolgessi dal dolore, ma certo la sentivo abbastanza evidente.

    Alla fine una volta seduti nelle comode poltrone del Grande Anfiteatro cerco una posizione di fianco per comprimere la zona ma l’effetto non è poi così benefico. Poi si parte e canta Cliff Richard che non è poi tanto male come temevo, tiene bene la scena, canta bene e si muove con mestiere – mi pare che sia meglio quando canta che quando parla, pare che ci’abbia una dentina in bocca, ma forse è il suo inglese o il suo dialetto (?) , boh – e poi ci sono LORO li ad accompagnarlo e sono proprio LORO, non c’è niente da dire.

    Eleganti, tutti vestiti in nero e con il loro caratteristico stile.
    Brian Bennet il batterista, un po spelacchiato e con un accenno di pancetta, è in formissima, sembra un ragazzino, “spingeva a fondo come un ciclista gregario in fuga” (Boogie – Paolo Conte)
    Bruce Welch mio personale idolo, con il fisico sembra un contadino venuto a suonare dopo aver potato la vigna tutto il pomeriggio, ma ha un polso fatato e unico.
    Hank B. Marvin, il più ammirato, il più invidiato, con quella faccia un poco così, quell’espressione un po così, che hanno certi ragazzi inglesi quando vanno a giocare – pantaloni ai ginocchi – a pallone nei cortili, occhialoni da miope simpatico e da “boncitto tontolone”, caposcuola indiscusso di un modo di suonare la chitarra elettrica.
    Tutti loro con la pulizia, la nitidezza, la precisione, del loro personalissimo sound………….

    Solo che ero li a senti canta Cliff già da un bel pezzo e pensavo: ma loro quando partono? E con che pezzo partiranno? Con Apache no, è troppo scontato. Forse con The Savage che tira maledettamente e ti mette subito in orbita. Mah, in fondo a me basta che nel concerto ci sia Shadoogie e poi faccino un po’ cosa vogliano.

    E poi quando arriva il momento partano proprio con questo pezzo, con lo Shadoogie: prima Bennet alla batteria chiocca’ giù dei colpi micidiali, poi il Welch spara i suoi SI7 incalzanti, Marvin che sottolinea con forza quel SI……….e poi dai, via!
    L’apoteosi! Non ero solo io ad aspettarli ma gli altri oltre 3.000 e più che scoppiano in un fragoroso quanto liberatorio applauso. E io che faccio? Mi sento tutto un brivido, finché non si aprono le cannelline………La mi moglie intuisce tutto mi tocca e come mi volto attacca anche lei: e dai giù a piangere, “E BATTI INVIO!” direbbe il mi cucciolo Mamu. Che bella cosa, che bella sensazione. Li seduto comodamente con la bella compagnia di Rolando al mio fianco, con Laura e Nayeda più in la, e io ad ascoltare questi grandi amici che mi fanno compagnia e goduria da 50 anni a questa parte. Il pezzo dura un attimo e un’eternità, ma poi ingiustamente finisce. Ci si guarda in faccia tutti soddisfatti e felici. E ci si prepara al pezzo successivo. Io non penso più al fegato. Fanno altri pezzi e io mi emoziono, godo e basta.

    Dopo partono con Wonderful Land e con questo pezzo io che cosa faccio?
    Una sera questa estate andavo a trova i mi cuccioli alla casa mare dopo aver chiuso bottega. Era il tardo pomeriggio, ero solo in macchina e stavo ascoltando proprio loro, gli Shadows. Tengo sempre un loro CD nel lettore perché quando ci’ho in macchina i mi cuccioli Jimmie e Mamu immancabilmente mi chiedono “la musica degli indiani”, che poi sarebbe Apache e compagnia. Ero all’altezza della Cantina del Cristo quando attaccò Wonderful Land. Dopo poco mi accorsi dai morsi allo stomaco e dagli occhi che mi si velavano che stavo piangendo. Mi accosto e mi fermo con la macchina. Mentre piango mi viene da pensare: devo condividere questo momento con qualcuno e allora mi metto li e col telefonino mando un messaggio del tipo “ciao, sono in macchina, sto ascoltando Wonderful Land degli Shadows e ci sto piangendo sopra” Mando il messaggio a due o tre amici, quelli che mi vengono in mente. Dopo poco mi risponde Giuseppe – l’ingegnerone – e mi dice: non so chi siano gli Shadows, non conosco il pezzo, ma sto con te.
    Alla fine di Wonderful Land – quello dal vero li nel concerto – mi accorgo che le lacrime mi hanno rigato il viso, sono penetrate nella barba, particolarmente incolta per l’occasione, ciononostante l’hanno attraversata tutta e una lacrima gocciola giù dal mento: incredibile, non mi era mai successo. Lo faccio vedere a mia moglie e ai miei amici che mi fanno una foto accusi conciato! Da non vedere!

    Sono spossato dal piacere, mi rilasso, consegno la reliquia del fazzoletto con le lacrime originali – e un po’ di moccolo – alla mi moglie che me lo conservi così fino a casa dove NON dovrà lavarlo e dove verrà messo sotto vetro come un ex voto. Come è stato poi fatto.

    Cerco infine di vedermi lo spettacolo con occhio più critico e più attento ai dettagli. E proprio allora mi accorgo che non ho più nemmeno un filo di dolore al fegato. Mi muovo, mi tasto, niente, non sento più niente. Lo dico ai miei vicini che mi guardano interrogativi per sapere se li sto prendendo in giro. Anch’io stento a crederci, ma è così, da un dolore forte e continuo ora non ho più niente. Ci si interroga come sia stato possibile, fino a quando non viene fuori quella parolina magica: endorfina. Non so perché, ma la cosa mi convince subito, forse perché mi piace il suono.

    Su Wikipedia, l’enciclopedia dei pigri come me si legge:
    L’endorfina (o endorfine) è una sostanza chimica di natura organica prodotta dal cervello, dotata di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell’oppio, ma con portata anche più ampia di queste.
    Il termine è composto di due parti: “endo”, sostanza prodotta da una reazione endogena e “-orfina” sostanza simile alla morfina. Quando un impulso nervoso raggiunge la colonna vertebrale le endorfine vengono rilasciate in modo da prevenire un ulteriore rilascio di questi segnali.
    È presente nei tessuti degli animali superiori, e viene rilasciata in particolari condizioni e in occasione di particolari attività fisiche.

    Ritenendomi a torto o a ragione un animale superiore, la conferma mi sembra ovvia e scontata: sono stati loro, gli Shadows che con la loro musica mi hanno provocato un’emozione talmente forte che è partita una bella dose dell’amica endorfina e poi lei ha pensato a sistemare tutte le pendenze in corso, colica di fegato compresa!
    Che bella serata! E pensare che né la notte né il giorno dopo ho risentito più niente. Talmente niente che la sera dopo mi sono potuto fare tranquillamente il gran piatto di ostriche e frutti di mare (versione Petit plateau) con una piccola bottiglia di Chateau du Coing de St Fiacre Muscadet de Sevre & Maine sur Lie 2007…………….

    Bella roba, ragazzi, bella roba!

    W la bella musica e chi se la sa godere

    • viviana ha detto:

      Per condividre quello che il Granocchiaio scrive bisogna essere un po’ come lui , avere cioè la capacità di lasciarsi emozionare , di farsi coinvolgere emotivamente da un evento al punto da perdere quei freni inibitori che ci fanno essere sempre padroni delle nostre azioni e controllano le nostre risposte in qualunque circostanza rendendoci inappuntabili.
      Io sono convinta che il mondo sarebbe più sereno se ci fossero più Granocchiai che non temono di raccontare che piangono quando ascoltano un certo tipo di musica , che amano condividere con altri le loro passioni , che hanno insomma il dono di una carica umana eccezionale e senz’altro contagiosa .

  68. Granocchiaio ha detto:

    Solo per i grandi appassionati che me lo hanno richiesto:

    gli Shadows suoneranno con concerti in Europa ancora per qualche tappa:
    23 novembre OSLO – Spektrum,
    25 e 26 novembre ODENSE – Arena Fyn
    28 novembre COLOGNE – Lanxess Arena

    Si fermeranno poi fino a Febbraio 2010 quando riprenderanno i concerti in Australia e in Nuova Zelanda dal 6 Febbraio al 2 Marzo 2010

    A meno di non preferire una bella gita da quelle parti, chi vuole può approfittare ancora di qualche tappa europea……….

  69. viviana ha detto:

    Venerdì pomeriggio , in un una saletta del Teatro degli Industri a Grosseto , si è tenuto il secondo incontro del programma ” Autunno in archivio ” , organizzato dall’Archivio delle tradizioni popolari .
    Argomento di questa riunione una riflessione sul libro ” La voce che racconta ” della prof. Nevia Grazzini , libro che io conoscevo perchè mi era stato dato proprio dalla Sentinella al momento della mia iscrizione al gruppo.
    In un’aula non certo affollatissima – ci fosse stata la presentazione di un banale prodotto commerciale una lunga fila di persone vrebbe occupato tutta la via Mazzini – la scrittice ha illustrato il suo percorso ,avviato oltre venti anni fa , di ricerca e di raccolta di fiabe e racconti che la tradizione popolare ci ha tramandato.
    Tema centrale di riflessione infatti l’oralità , la supremazioa della voce che sempre e comunque identifica e rende unico il rapporto tra chi racconta e chi ascolta .
    Facendo pazientemente ricorso alla memoria dei grandi , gli alunni di una scuola di provincia sono riusciti a ricostruire e rielaborare storie e leggende e a riproporle con il corredo di fantasiosi e simpatici disegni .
    Coinvolti nel lavoro , ovviamente , anche genitori e nonni , diventati così non più affabulatori , ma ascoltatori di quelle storie che i bambini sono stati in grado di raccontare con tuttte le loro personali interpretazioni .
    La fervida fantasia dei piccoli ha permesso di mescolare antico e moderno , di far convivere aspetti di un mondo fantasico con elementi della più recente attualità : il mantello del principe accostato tranquillamente al disinvolto jeans di tutti i giorni .
    Già , perchè il bello del raccontare , come dice spesso mia nipote, sta proprio in questa infinita possibilità di rappresentare tutto ciò che ci passa per la mente , senza vincoli di spazio e di tempo.
    Tra i presenti alla riunione molti insegnanti e qualche nonno : io ero lì in duplice veste …. la più fortunata .

    • Granocchiaio ha detto:

      Che appuntamenti di questo genere non abbiano dalle nostre parti un gran successo di pubblico è quasi normale.

      Forse però dandone notizia prima, magari proprio qui dal blog , si poteva tentare di avere qualche presenza in più.

      Peccato perché pare che il tema trattato sia stato proprio di stimolante interesse.

    • sentinella ha detto:

      Questo incontro fa parte di un ciclo di conferenze organizzato dall’Archivio che prevede:
      .
      Venerdì 27 novembre presso la Chiesa dei Bigi alle 17 “Le novelle de’ montierini” di Florio Carnesecchi
      Presentano Marcello Arduini, Gabriella Pizzeti

      Venerdì 4 dicembre Sala del Consiglio Comunale ore 17
      “La mappa delle leggende” di Piergiorgio Zotti
      Presentano: Valerio Fusi, Gabriella izzetti, Patrizia Scapin, Mario Papalini

      Venerdì 11 dicembre Sala del Consiglio Comunale ore 17
      “Aristocrazia contadina. Sulla complessità della condizione mezzadrile” di Giovanni Contini.
      Presentano: Gianbruno Ravenni, Piergiorgio Zotti

      Venerdì 18 dicembre Chiesa dei Bigi ore 17
      “Ombrone: un fiume fra due terre” a cura di Gianni Resti
      Presentano: Gianni Resti, Antonio Fanelli.

      • viviana ha detto:

        Si è svolto ieri pomeriggio il terzo incontro del programma ” Autunno in Archivio ” , organizzato dall’Archivio delle tradizioni popolari .
        Argomento della giornata la presentazione del libro di Florio Carnesecchi , studioso senese di antropologia culturale , che in anni di lavoro ha curato la raccolta di storie , aneddoti ed episodi buffi che hanno come protagonisti i montierini .
        Un libro divertente , come ha sottolineato il prof. Arduini dell’Università della Tuscia , ma soprattutto un libro “colto ” per le scelte effettuate , per il rigore scientifico con cui l’autore ha portato avanti il suo lavoro .
        La semplicità del racconto , ha datto lo studioso , non deve trarre in inganno perchè ci sono aspetti che non appaiono immediatamente , ma che presuppongono, a ben guardare , un lavoro attento ed appassionato di ricostruzione ed analisi del testo narrativo.
        L’antropologia , ha aggiunto citando la frase di una sua maestra , altro non è che la problematizzazione dell’ovvio .
        Il libro è diviso in due parti : nella prima sono raccolti i testi novellistici sui montierini dal 1877 al 2002 ; nell’altra vi è invece la classificazione delle fiabe sugli sciocchi di tutta Italia .
        Già, perchè gli scioccchi e gli ingenui apartengono al contesto universale e sono sempre stati oggetto della narrrativa popolare .
        In Maremma , ha sottolineato Gabriella Pizzetti , studiosa e ricercatrice , c’è un patrimonio immenso a cui attingere.
        Gli scherzi e gli aneddoti , come quelli che hanno protagonisti i montierini, si differenziano dalle fiabe in cui vi è sempre un lieto fine dopo alterne e travagliate vicende : qui infatti quasi sempre gli sciocchi vengono beffati e puniti per la loro stoltezza .
        Il contrasto tra loro ed i furbi nasce soprattutto dall’appartenenza a realtà diverse .
        Da una parte quindi un mondo di emarginazione , come poteva essere quello della campagna , opposto alla condizione di progresso e innovazione della città.
        Montieri ha vissuto in un contesto geografico di isolamento e questo ha favorito il diffondersi di storielle sulle ingenue performance dei suoi abitanti .
        Io credo che i montierini non debbano prendersela per certe etichette che sono state loro attribuite .
        A riprova che sono invece persone intelligenti e di spirito bastava guardarsi intorno ieri sera , là nella chiesa dei Bigi , bastava osservare con quanta auto-ironia fossero pronti a sorridere quando venivano ricordati i loro stravaganti viaggi sbagliando destinazione o mentre venivano ripetute espressioni di cui pare abbiano la paternità , modi di dire entrati ormai nell’uso comune : chi di noi infatti non ha mai detto” un di loro un di noi ” o ” dare il concio alle colonne ” ?

        • Granocchiaio ha detto:

          direi molto interessante, veramente
          .
          per cursiosità vorrei sapere quante persone c’erano
          non voglio il numero, basta molte, assai, abbastanza, poche, nessuno
          .
          magari questi argomenti “da salotto” in città vanno di più che qui da noi……………………

          • viviana ha detto:

            Nella chiesa di Bigi era stato posto un tavolo dove sedevano l’autore e i due ospiti e davanti a questo due file di sedie divise ovviamente da un corridoio . Dai 50 ai 60 posti a sedere .
            Le sedie tutte occupate e diverse persone in piedi ai lati ed in fondo alla chiesa . L’assessore , che è arrivato in ritardo , non ha trovato posto a sedere e si è tranquillamente messo ad ascoltare appoggiato al portone di ingresso .
            Certo, non c’era la folla delle grandi occasioni , ma credo che gli organizzatori debbano considerarsi soddisfatti .
            A me è capitato di assistere a manifestazioni con pochissime persone e vi dico che in questi casi ci si sente a disagio anche noi che siamo semplici ascoltatori , figuriamoci chi si è dato da fare per allestire l’evento !

        • curiosone ha detto:

          Buon giorno a tutti!!
          se posso….
          …sempre per rimanere sull’argomento… posso suggerire una semplicissima lettura molto divertente di Carlo M. Cipolla, ” Allegro ma non troppo” ed. Il Mulino.
          Una simpatica teoria sulle leggi fondamentali della stupidita’ umana.

          Leggendolo… non so perche’ ma mi sembrava, nel corso della mia vita, di aver incontrate tutti i generi che lo scrittore descrive.

          Lo consiglio vivamente poiche’ nella sua semplicita’ riassume molte figure umane vere e pensandoci bene molto realistiche!!!

          E’ solo un altra sfaccettarura dell’argomento…
          Se avete la possibilita’ di reperirlo mi saprete dire se vi siete divertiti??

          • viviana ha detto:

            Il piccolo libro ” Allegro ma non troppo ” ci fa divertire e nello stesso tempo meditare .
            E’ divertente osservare con quanto zelo un economista importante come Cipolla affronti un argomento che non è certo scientifico e con quanto rigore proceda per arrivare alla definizione delle leggi fondamentali della stupidità .
            Fa meditare invece la sua valutazione a senso unico , la presa di posizione manichea sugli stupidi e sulla loro pericolosità .
            Noi , leggendo , si sentiamo immediatamente membri della categoria degli intelligenti , ci fa piacere pensare così dimenticandoci che spesso stupidità e intelligenza vanno a braccetto e soprattutto che sarebbe veramente triste non essere stati stupidi almeno una volta nella vita !

  70. Granocchiaio ha detto:

    Anch’io ieri volevo fa la festa alla mi donna.
    .
    Affaccendato in millanta cose ormai sento le notizie giornaliere più come un sottofondo al mio da fare che per quello che sono. Purtroppo possono capitare degli inconvenienti quantomeno strani, o tragicomici come è successo a me.

    Con la voglia di fare sempre qualche pensierino alla mia signora avevo orecchiato ieri di un certo Stolchinghe che sicuramente era qualcosa per le donne, anche se non sapevo esattamente cosa. Probabilmente qualche nuovo ritrovato tecnologico magari da portare in borsetta per ricordarsi le cose o pe semplifica l’uso del telefonino che è sempre un po cervellotico nei suoi aspetti più sofisticati.

    Insomma, mi dico bisogna che faccia qualcosa, non sarà mai come una gentilezza da Puscer come ho sentito in questi giorni addietro, ma in somma io ci provo. Bazzicando su internet – anche causa blog – ho provato a vedere se mi diceva qualcosa al riguardo Bob Castin, quello rammentato alla fine del giornale radio, ma non ho trovato né spiegazioni né consigli da questo tipo che sicuramente ne sa più di me.

    Ormai siamo una coppia talmente affiatata che non dobbiamo per forza fare le sorprese l’uno con l’altro, meglio tastare il terreno pe senti se una cosa può interessare, prima di spende dei soldi e poi magari la cosa non interessa.

    Allora iersera, che ero cena dalla mi figliola con tanto di genero e i due cuccioli, aspetto il momento giusto e poi solennemente, con un sorrisino di compiacimento annuncio di voler fare un pensierino alla nonna, anche per festeggiare la donna in generale, che mi pare ieri gli volessero fa la festa.

    E sicché gli dico appunto, facendo sfoggio del mio aggiornatissimo vocabolario, il sunto dei miei pensierini:

    vorrei farti un regalino per questa ricorrenza, niente di che, mica posso permettermi di farti un Puscer ma, nonostante non abbia potuto parlare con Bob Castin avrei pensato ad un nuovissimo Stolchinghe, magari un modello italiano e non cinese, che oramai ne siamo invasi, e poi non ci hanno nemmeno il bollino CE, e quindi poco raccomandabili

    Le reazioni. Io guardo la mia signora che al solo parla’ di regali gli si accendono tutte le luci della faccia, e anche gli orecchi. C’è una nota come interrogativa nella sua espressione – per quanto non sa di che cosa si tratti – ma se glielo propongo io vorrà dire che per lei è adatto. I cuccioli sono subito entusiasti perché faccio un regalo alla nonna, e se lo faccio a lei di solito in contemporanea arriva qualcosa anche a loro.

    Solo la mi figliola e il mi genero mi guardano in maniera in maniera inspiegabilmente strana. Allora gli faccio: ma che c’è qualcosa che non va? Forse siete gelosi?

    E la figlia numero uno mi fa: ma babbo, stai scherzando o che cosa? E io: no no, non credo che sia una spesa folle, poi m’informo prima di comprallo, era così perchè se lo fanno tutti, anche se manca solo un mese al Natale, non vedo perché non lo posso fare anch’io. E lei: ma te lo sai che cos’hai detto? Si che lo so, cioè non lo so esattamente ma l’ho sentito di alla televisione e poi si vedevano tutte le donne, le intervistavano all’uscita dei supermercati tutte felici e allo mi so detto che gli deve piace’ pe forza. Ho provato velocemente a vede se trovavo Bob Castin che dice la RAI che è un bell’aiuto, ma non m’ho trovato. E poi tanto ve l’avrei chiesto prima, così come sto facendo ora……………

    Allora parte con una spiegazione che mi lascia letteralmente di pietra: tutto quello che avevo capito era tutt’altra cosa, non avevo capito niente, anzi questo Stolchinghe non era un apparecchio o chissà che cosa ma un comportamento per cui una persona affligge un’altra persona (in specie le donne) perseguitandola fino a generare in lei ansia e paura, sino a non permettergli più di avere una vita normale!

    Minchia, direbbe il siciliano, l’ho detta grossa allora.

    Inutile andare a cercare il Bob Castin della Rai o peggio ancora cercare di fargli un Puscer. Te – mi fa, sarebbe meglio prima di adopera’ questi termini tu andassi un po su Google e tu cercassi il significato di queste parole. Magari prima di farti un’idea per il rigalo a mamma!

    Così ho fatto e guardate in sintesi cosa ho trovato:
    da Wikipedia:

    Stalking (e non Stolchinghe come avevo capito io) è un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
    Ma allora perché alla televisione e alla radio non usano il termine “persecuzione” come peraltro ho scoperto prevede la legge? (Legge 23 aprile 2009, n. 38)

    Pusher (e non Puscer come avevo inteso io) può riferirsi – nel gergo della droga – a Spacciatore
    Ma allora perché alla televisione e alla radio non usano il termine “Spacciatore”?

    Podcasting (e non Bob Castin) è un sistema che permette di scaricare in modo automatico documenti (generalmente audio o video) Chiamati podcast, Utilizzando un Programma ( “client”) Generalmente gratuito CHIAMATO aggregatore O Feed Reader.
    Ma allora perché la RAI non usa il termine “Scaricare” ?

    Diversi anni fa andando in Francia con una certa frequenza mi venne da sorridere – per non dire di peggio – quanto vidi che il governo intervenne sui media – con disposizioni di legge – affinché non venissero usati termini diversi dal francese nelle più svariate occasioni. In particolare mi sembrò particolarmente comica l’esclamazione egalitè nel tennis al posto del canonico “deuce”, rimanevo infatti in attesa che l’arbitro alla prima occasione completasse con la celeberrima ………..egalitè fraternitè libertè.

    Forse, come al solito, l’idea non era poi così peregrina. Mettere un limite alla sciocca moda di piegarsi ad ogni inglesismo del momento.
    Intanto i miei cuccioli alla fine della spiegazione mi hanno chiesto se il regalo per loro c’era sempre: certo, gli ho detto, doppio perché io lo Stolchinghe alla nonna lo glielo avrei fatto.

    Un’ultima riflessione. Siccome mi considero di media cultura e media intelligenza, mi domando come dev’essere bello il mondo per chi capisce al vole tutte questi termini. Noi, l’altra metà (?) dell’Universo ad invidiare l’altra metà che capisce tutto……………….

    e chi non frequenta Google cosa fa? spera di non fa figure sciocche come le mie o meglio STA ZITTO COSI’ NON SBALGLIA!

  71. Granocchiaio ha detto:

    Scoop (alla rovescia) di SKY TG 24
    Come Euronew 5 anni fa che annuncio la tournè degli Shadows con il loro “FINAL TOUR” solo alle fine di questo, così anche SKY TG24 annunzia oggi in gran risalto la torurnè del 50° da parte di Cliff Richard e gli Shadows.
    Peccato che sia finita in Europa proprio con il mese di novembre (era iniziato a Settembre) e riprenderà per un po’ di tappe solo in Asia, Africa per poi concludersi in Nuova Zelanda e Australia, e nel 2010.

    Devo comunque ringraziare Euronews perché, proprio memore dell’infelice annuncio dell’altra vota, questa volta mi sono messo all’aspetto – o come si dice noi “al passo” – e me ne sono accorto per tempo: da qui la mia gita a Parigi per il concerto di cui ho poi parlato qui nel blog.

  72. Granocchiaio ha detto:

    Dopo il Presepio di casa, quello di Chiesa, quello vivente, ora facciamo pure quello a cartoni su blog……….

    buon Natale a tutti

    gra gra gra

    • viviana ha detto:

      Buon Natale a tutti ed un augurio particolare ed un grazie a chi lavora nel blog con passione e lo anima con i suoi interventi .
      In questi giorni , in cui il ritmo della nostra vita diventa ancora più frenetico , possono essere di riflessione i versi di Ungaretti che descrive magicamente il suo Natale di guerra .

      Non ho voglia
      di tuffarmi
      in un gomitolo
      di strade

      Ho tanta
      stanchezza
      sulle spalle

      Lasciatemi così
      come una
      cosa
      posata
      in un
      angolo
      e dimenticata

      Qui
      non si sente
      altro
      che il caldo buono

      Sto
      con le quattro
      capriole
      di fumo
      del focolare

      Napoli , 26 dicembre 1916

  73. Granocchiaio ha detto:

    I miei auguri provo a falli in versi come mi riesce
    Visto e considerato che tanto i poeti ultimamente latitano
    Li faccio in versi pe divertimento
    Tanto si sente subito che un ci’ho il giusto vento
    Ma mi diverto e spero un fare un sacrilegio
    Non è pe canzona o pe fa spregio
    Magari pe sollecita ‘na reazione
    E prendecci magari ‘na lezione
    Gioco co i nomi spero a tutti chiari
    E l’argomenti che son sotto i fari

    Le botte ha rimediato e unn’erano Mosconi
    C’è allora chi s’accorda pe contatti ben più Sani
    C’è anche chi vorrebbe infilalli tutti dal Di Dietro
    E l’omo in alto chiede di abbassa il tono da Sultano

    E noi che semo di Toscana li terroni
    Vogliamo esse allora anche più boni!

    Pandoro cavallucci e paneforte
    Salute e amore entri nelle porte
    il tono dello spirito si alzi
    così d’amor un si rimanghi scalzi
    anche quest’anno s’hanno da mangia’ granocchie e chiocciole
    millanta cose belle a tutti e tante coccole!

  74. nello ha detto:

    In questa settimana che sta per finire ci sono stati tre eventi, che seppur pubblicizzati anche sul blog, non hanno avuto alcun commento. Premetto che non posso dire nulla sul “Natale al Centro commerciale” in quanto anch’io , come milioni di altrio connazionali, sono stato tradito dai ritardi dovuti, nel mio caso, più alla tremenda viabilità comunale, più che dal tempo anche se il 24 pioveva come non mai, e non sono giunto in tempo. Mi permetto di fare due riflessioni sulla “Festa degli ottantenni-Coro Livallia” e sul concerto di Santo Stefano.
    Chiaramente non sono il “critico musicale ufficiale” del blog, e lo dico perchè :
    1) sono ignorante in materia, o meglio sono uno che ascolta musica e solo classica, orchestrale, folk e qualche “chansonier”;
    2) perchè il Granocchiaio se ne intende più di me e tanti altri frequentatori, vuoi per la sua esperienza vuoi per la sua papreparazione. Ad esempio a me, frequentatore della sua casa in adolescenza vista l’amicizia con suo fratello Lello e il suo attuale cognato Peo, una volta ascoltando un disco di Celentano nella sua, per me obbrobriosa,camera dai colori strani mi disse che era un precursore sia musicale che per la moda (non ricordo se si riferiva ai pantaloni bicolori o a tubo), ed in effetti anni dopo 65 o 66 usci la prima canzone a sfondo ecologico “IL ragazzo della Via Gluck” seguita poi da “Un albero di 30 piani”, nel 72 o 73 bis per me da indicare come primo rap con “INCO…. qualcosa” (non sono lo Spadi che si ricorda perfettamente il nome di paese più lungo al mondo in lingua maori); quindi non sa solo di Shadows.
    Quindi riprendendo, penso ci sia poco da dire del Coro Livallia, vanto del paese, se non il mio parere personale: perchè non allargano il loro repertorio specializzato in musica sacra, che sicuramente è edè stata la loro forza, con cori di musica operistica o popolare,visto che sono eccezionali con “Maremma amara”.
    Il concerto di Santo Stefano è stato eseguito da un complesso grossetano i “Gramma” per me del tutto sconosciuti fino al 19 dic. quando mia moglie mi disse che un suo collega veniva a suonare a Braccagni. Come ho detto non mi interesso molto di complessi e canzonette (sono rimasto agli anni 60-76, i miei figli mi dicono perchè sono vecchio e ricordo la gioventù, non è così ma diamogli soddisfazione), però mi hanno colpito, vuoi perchè non mi sembra suonassero male anzi certi accordi erano veramente buoni e anche la cantante era brava, vuoi soprattutto che per circa un’ora e mezzo hanno suonato quasi tutte canzoni proprie (ed inedite, ne stanno facendo un CD, meno che una che hanno detto è su Youtube, ma io non l’ho trovata) ed anche per le 4 di altri artisti ne avevano fatto un arrangiamento proprio.
    Secondo me le serate, come spettacolo, sono state ottime, però come tutte le cose hanno il rovescio della medaglia e scusatemi a me da proprio noia.
    Cominciamo dal primo (cdhe poi è il più importante).
    Parto dal commento finale della cantante del gruppo Gramma: “vi ringraziamo per la vostra presenza e per averci permesso l’esperienza di suonare in un ufficio”. Sì perchè il punto dolentesta proprpio qui: il blog ha inaugurato virtualmente ” la Piazza ” che ci manca, ma non può darci un punto di aggregazione da poter utilizzare per manifestazioni. Da noi solo l’Oratorio e l’Asilo possono ricevere più persone e avere una acustica, non dico buona,ma almeno decente, per certe cose potrebbe andare bene anche la palestra, non sicuramente dove l’acustica conta qualcosa. Orbene, mentre per la manifestazione organizzata dal C.P.S. gli ” Anta” il parroco (quindi la Diocesi) ha concesso l’asilo, per quella organizzata dalla Circoscrizione non ha concesso nè l’oratorio (forse il più idoneo, ma giustifichiamo che essendo annesso alla canonica poteva creare disturbo) ma neppure l’asilo. Ora dico che la struttura da anni ha perso il suo originale utilizzo, da sei mesi è stata lasciata dalla Caritas quindi è in pratica “fuori uso” perchè non darla? e perchè il Parroco di Montepescali (quindi ancora la Diocesi) concede l’utilizzo della chiesa di S. Nicolò la sera della Befana alle ore 21.00 per il Concerto dei Madrigalisti di Magliano (serve anche per comunicazione) organizzato anche questo della Circoscrizione. Orbene il Concerto è stato fatto al Centro sociale e chi si intende di musica anche meno di me può immaginarsi con quale risultato.
    Speriamo che le voci che circolano in paese su un impegno della “Banchina” per la costruzione di un centro siano vere e presto non ci sia, per tutte le associazioni, la necessità di elemosinare un posto per manifestazioni.
    Altro punto dolente delle due serate, ma questo ormai è un ritornello, è rappresentato dalla partecipazione.
    Si dirrà che il giorno era sbagliato, che il meteo non era favorevole, sicuramente che non è stato pubblicizzato a dovere: fatto sta che la non presenza ha fatto la parte del protagonista. IL 26 sera erano presenti 3 componenti del Consiglio di circoscrizione, 11 braccagnini (considerando anche l’anziano, diciamo così, di servizio). Meglio è andata il 20 con la presenza a metà concerto di 74 persone, che però sono aumentate di una trentina a fine concerto quando il Gruppo anziani ha offerto il rinfresco A GRATIS.
    E si che tutti dicono che a Braccagni non si fa mai niente……
    Speriamo che prosegua l’unico evento che richiama gente (specie da fuori) che è il Primo Maggio e non faccia la fine della Befanata.
    Scusate lo sfogo

    • sentinella ha detto:

      Interessante intervento di Nello che contribuisce a rendere partecipe di ciò che avviene nella frazione anche chi non può essere presente agli avvenimenti. Questo è il giusto spirito di questa “piazza”.
      La sua nota è, ovviamente, opinabile, ad esempio mi viene da pensare al concerto dei Madrigalsiti nella chiesa di Montepescali, luogo ideale per una esibizione del genere; la stessa non crediamo sarebbe stata concessa per un gruppo “avi metal”.
      Comunque mette l’accento su una nota dolente della vita braccagnina: la cronica carenza di spazi. Qualcosina c’è: l’oratorio, l’ex.asilo, la circoscrizione, la palestra, la nuova saletta della Banca, ma non è sufficiente e lo si è visto. Dove fare un piccolo concerto? Dove fare un ritrovo conviviale da 100 persone? Naturalmente non basta lamentarsi: gli spazi vanno saputi anche conquistare, in modo che siano un diritto di tutta la cittadinanza.

      • mezzamestola ha detto:

        son tre giorni, quattro con oggi che mezza braccagni è al buio… è un invito ai ladri?… Siamo nel paese delle banane? O questa è efficienza pubblica?…

        • nello ha detto:

          La sera di Natale, verso le 18.00, chiamai i Vigili Urbani ed una vigilessa gentilmente mi rispose che era già a conoscenza del problema e che aveva già informato chi di dovere. Sapendo per esperienza la trafila dissi ai miei parenti che forse sarebbero venuti oggi, ma che più probabilmente sarebbero venuti nlunedì (domani). L’esperienza conta come vedi: la gente fu contenta quando l’ENEL divenne privata, queste sono le conseguenze. Se fosse successo quando la manutenzione era a carico diretto dell’ente all’avviso, tempo un’ora, salvo emergenze, sarebbe stato ripristinato il tutto. Mi piacerebbe poi sapere cosa sia successo, non è fuori il caso che sia scattato l’interruttore durante le intemperie della notte di Natale (in pratica quello che succede nelle case quando scatta il differenziale).

          • patrizio ha detto:

            anche questa sera siamo al buio,
            in quest’ aria natalizia e di festa, dove l’animo è più buono, lasciate che il mio augurio arrivi a chi di dovere…..

            CHE SI FULMINO TUTTE LE LAMPADINE DI CASA A CHI E’ IL RESPONSABILE E A CHI PUR DOVENDO FARE QUALCHE COSA PER RISOLVERE IL PROBLEMA NON HA FATTO NIENTE.

          • nello ha detto:

            Patrizio ho scritto ieri sera al Sindaco e di sicuro qualcuno l’ha letta alle 8.33 di stamane, speriamo sia la volta bona

          • patrizio ha detto:

            Caro Nello, le cose son due, o la tua segnalazione è arrivata utilmente a destinazione, o a quelli che si dovevano muovere gli si sono fulminate le lampadine in casa a seguito del mio augurio, fatto è che ieri sera la luce per le strade è tornata….
            sul fatto che prima dopo un’ora la squadra era all’opera per riparare il guasto…. come hai ragione… così era, oggi sono guai..
            ma tutti credono che la privatizzazione sia la soluzione… invece io vedo che è solo un modo per spillare soldi e farli finire in tasca ai titolari delle aziende privatizzate… prendi l’enel… i telefoni le ferrovie o quello che vuoi, trovami un esempio di privatizzazione che funziana ed ha migliorato quello che era in passato….
            il marcio è nel ‘manico’… abbiamo dato la politica, a destra e a sinistra, in mano a degli incompetenti o a dei furbetti del quartierino, e in questo mare magnum di illegalità e furberie, chi invece vorrebbe fare le cose per bene, viene stritolato.
            La soluzione mi sa che sia quella di fare politica direttamente e rompere questo cerchio vizioso, buttare fuori dalla politica chi è un profittatore, uno sfruttatore o anche semplicemente un incompetente che campa sulle spalle della gente perbene e che lavora.

          • nello ha detto:

            Non credo che abbia responsabilità al ritorno dell’illuminazione pubblica, solo una coincidenza, o meglio, si sono ricordati di intervenire. (credo però che l’intervento sia durato al massimo 3 minuti).
            Sulle privatizzazioni sono sulla tua lunghezza d’onda: non hanno migliorato il servizio e non hanno diminuito i costi per il cittadino.
            Gli eventi degli ultimi giorni sono agli occhi di tutti (anche di quelli favorevoli). Di fronte alla bella figura dei trasporti, l’amministratore delegato delle Ferrovie (a dir la verità sono altre le sigle con cui va identificato le vecchie FF.SS.) non ha trovato di meglio di suggerire ai viaggiatori di portarsi cibo, acqua e maglioni, invece di presentare subito le sue dimissioni. Ma lui è un boiardo di stato (è stato segretario nazionale della CGIL Trasporti, sic!!!!!, ora capo della controparte, tre sic!!!!!!) che rimane in sella qualunque sia il Governo. (per chi non lo sapesse le Ferrovie Nord, praticamente della Regione Lombardia, nei momenti di grande crisi sulla stessa regione viaggiavano regolarmente, trovavando solo problemi sui nodi delle FF.SS.).
            Ho detto male delle ferrovie, ma il discorso vale per l’ENEL, potrei molti confronti fra ieri ed oggi per il mio passato di figlio di dipendente e dipendente io stesso; per le Poste, il Granocchiaio in un suo intervento si chiedeva, entrando nell’ufficio, se si fosse in un bazar……
            Comunque queste sono le conseguenze delle nostre scelte perchè tutto viene dal Parlamento e come dice Roberto (a proposito che fine hai fatto?) “chi è stato eletto ha sempre ragione”, ben vengano le privatizzazioni anche con codicilli, o come si chiamano Patrizio sei te il legale,come quelli nascosti nella Finanziaria 2010 che di fatto privatizzano anche le Forze Armate (la nostra difesa per capirsi).

          • patrizio ha detto:

            Caro Nello, che miseria… io non pretendo che gli altri la pensino come me.. ma che almeno ci provino… a pensare… beh.. magari… .
            tornando a noi… a proposito di codicilli… e della finanziaria… attenzione

            nelle ultime leggi e leggine si parla di PEC posta elettronica certificata gratuita per il cittadino così potrà avere le certificazioni dalla P.A. senza fare file… si è vero ma si sono scordati che ci notificheranno anche le sanzioni e le multe e che il termine decorre da quando loro depositano la posta nel nostro server… non c’è più l’avviso della raccomandata e i 10 giorni di deposito, i termini decorrono subito anche se uno è in vacanza o a letto con la febbre e non scarica la posta elettronica… quindi okkio …

  75. Carlo Vellutini ha detto:

    Credo che il problema dell’assenza di una sala polivalente a Braccagni sia importante. Qualche anno fa la palestra veniva utilizzata per le recite, ma oggi la legge non lo permette più. L’ex asilo -pare- venga ormai destinato solo ad attività parrocchiale (e a poco altro), con tanto di rischio per lo svolgimento dell’annuale sagra, l’oratorio e la sala della Banca sono utili ed ideali soprattutto per incontri di associazioni, convegni, ma non adatti – ovviamente-per concerti o recite. Tutto questo per far capire che il problema rimane. Nelle scorse settimane, per ovviare a questo problema l’assessore Borghi mi ha garantinto che va avanti il progetto petr la copertura della pista di pattinaggio. Un modo per creare una struttura adatta allo sport, ma anche alla realizzazione di concerti ed eventi invernali. Confermo che la Banca della Maremma ha dato piena disponibilità ad aiutare le associazioni di Braccagni a realizzare una struttura nella zona del campo sportivo idonea sia allo svolgimento di pranzi e cene organizzate dalle stesse, che per lo svolgimento della sagra. Un progetto per il quale è stata sensibilizzata anche l’amministrazione comunale che vedrebbe di buon occhio la nascita della stessa. L’unica cosa che va compresa è che tutto questo deve essere realizzato per il bene del paese. Che chiunque realizzi strutture di questo genere lo fa per ovviare a tutti i sopracitati problemi. Nei giorni scorsi parlando di tutto ciò in paese ho avvertito che qualcuno non vedrebbe di buon occhio questa o quella struttura per antipatie personali o non so per quale altro motivo. Credo che questi siano i veri problemi che troppo spesso hanno impedito la realizzazione a Braccagni di quelle strutture di cui oggi lamentiamo la mancanza. Credo che sarebbe bene metterci tutti insieme ad un tavolino e superare le diffidenze e le incomprensioni di vario genere per vedere se, oltre alle case, la Braccagni del futuro potrà diventare un posto ancor più accogliente e, finalmente, anche un paese nel vero senso della parola.

  76. Granocchiaio ha detto:

    Dopo tutti questi interventi interessanti e utili il mio potrebbe apparire fuori luogo. In effetti sono gli altri che sono nati qui per sbaglio anziché nel TATZEBAO. Ma non credo ci sia da farne un dramma. Se si vuole ci si capisce lo stesso. La discussione aperta da Nello può continuare sia qui che nel TATZEBAO, come si vuole.

    Tanto il pezzo che sto mettendo è un qualcosa che difficilmente provocherà commenti (o magari sì, e perché no?) ma sicuramente non disturba né viene disturbato da altri. Contiene infatti parecchi link, cioè richiami a filmati e musiche.

    Spero perlomeno che sia di vostro gradimento. E quindi buon divertimento:

    SPETTACOLINO DI FINE ANNO

    Le televisioni ganze a fine anno fanno vede un po le cose più strane, più buffe, più brutte o più belle possibili.
    Così anche noi col blogghe cerchiamo di fagli un pochino il verso e vi segnaliamo sta robbetta:

    questa viene presentata come la figura di merda più colossale della storia
    non so se sia così, certo a me sembra un bel pezzo in là!
    http://www.youtube.com/watch?v=QQ2JFhAinS0&feature=related

    questa viene presentata semplicemente come “figura di merda”, non male, però si vede che è preparata……………
    http://www.youtube.com/watch?v=eARAAB_Zzrc&feature=related

    quest’altra invece, pur non essendo così eclatante, ma nel suo genere pare vera e genuina!
    Giornalista scorreggia in diretta!!!!!
    http://www.youtube.com/watch?v=Pl2EshSdVAQ&feature=related

    e qui non poteva mancare qualche bimbo straordinario
    provate a sentire come ride questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=oB-TSo1apsA&feature=related

    quando si dice che uno ci’ha la lingua lunga…………
    oppure che quello ci’ha una lingua che cuce e stira……..
    e di questa lingua qui che ne dite?
    http://www.youtube.com/watch?v=lD0MG_KJlao&feature=related
    e cercate di non fare fantasie troppo spinte quanto improbabili……..

    passando alla musica mi sono accorto che ignorando le ultime trasmissioni dal vivo (o dal morto) della televisione, può succedere di perdere anche qualcosa di notevole

    così a me è successo di inciampare in questa Giusy Ferreri che pare abbia partecipato a X-factor che non ho mancato di ignorare, ma certo che questa qui non mi pare mica male pe gniente…….

    Qui sotto canta un classico dei mi tempi
    Giusy canta “Bang Bang” – X-factor
    http://www.youtube.com/watch?v=fzZQz1js8vs&feature=fvw

    e la metto a confronto con dei mostri sacri come per esempio
    Dalida
    http://www.youtube.com/watch?v=DtnvtFKSjUs

    o anche
    Mina
    http://www.youtube.com/watch?v=g7-5XXYP-68&feature=related

    senza scordarsi di questa versione archeo-clip dell’
    EQUIPE 84
    http://www.youtube.com/watch?v=rk-ltwe6Dng&feature=related

    e di colei che per prima la lanciò il pezzo, qui rivisitato
    Cher Bang Bang (My Baby Shot Me Down) Live 1992 The Mirage
    http://www.youtube.com/watch?v=OcuKpszYriE&feature=related

    e per finire un pezzo – sempre dei mi tempi – che aveva un paio di vantaggi non indifferenti: la cantante era la figlia di Frank Sinatra, la canzone – notevole – si diceva che l’avesse ordinata a pagata papà per cotanta figlia, insomma ebbe un discreto successo
    la figlia ci mise una vocina abbastanza in chiave con il pezzo, poi le mossettine d’epoca, pure quelle talmente misurate da far sospettare uno studio accurato da parte di qualche scenografo………
    comunque eccola:

    Nancy Sinatra “These boots are made for walking”
    http://www.youtube.com/watch?v=yRkovnss7sg

    e poi arriva la nostra Giusy che con un piglio da quattro bocce tra le gambe ti spara sta robba:
    una cavernosa e carnale voce nera, con una ghigna erotica e non volgare, coinvolgente e sicura:
    ascoltatevela e guardatevela tutta, vale la pena: bella roba ragazzi
    Giusy canta “These boots are made for walking” – X-Factor
    http://www.youtube.com/watch?v=W_W4ZnekMkQ&feature=channel

    bella e tanta roba ragazzi!

  77. Granocchiaio ha detto:

    ——————————————————————————–

    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove su i pini
    scagliosi ed irti,
    piove su i mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    su i ginepri folti
    di coccole aulenti,
    piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    t’illuse, che oggi m’illude,
    o Ermione.

    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitío che dura
    e varia nell’aria
    secondo le fronde
    più rade, men rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    nè il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro
    altro ancóra, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immersi
    noi siam nello spirto
    silvestre,
    d’arborea vita viventi;
    e il tuo volto ebro
    è molle di pioggia
    come una foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.

    Ascolta, ascolta. L’accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,
    dall’umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s’allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancor trema, si spegne,
    risorge, trema, si spegne.
    Non s’ode voce del mare.
    Or s’ode su tutta la fronda
    crosciare
    l’argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.
    La figlia dell’aria
    è muta; ma la figlia
    del limo lontana,
    la rana,
    canta nell’ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.

    Piove su le tue ciglia nere
    sìche par tu pianga
    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pesca
    intatta,
    tra le pàlpebre gli occhi
    son come polle tra l’erbe,
    i denti negli alvèoli
    con come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    (e il verde vigor rude
    ci allaccia i mallèoli
    c’intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su i nostri vólti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    m’illuse, che oggi t’illude,
    o Ermione.

    Gabriele D’Annunzio
    Alcyone

    LA PIOGGIA NEL PINETO

    • viviana ha detto:

      E mentre il Granocchiaio ci propone una delle più belle poesie di D’Annunzio , io faccio gli auguri di buon anno a tutti i frequentatori del blog .
      Che il 2010 esaudisca le nostre personali aspettative , piccole o grandi che siano, e risolva almeno qualche problema della comunità .
      Aspetttiamo sempre con trepidazione questo passaggio dell’anno, convinti che quello che ci aspetta sarà migliore di quello che è stato.
      Non avessimo questa forza positiva … evitiamo di chiamarla illusione … la vita sarebbe troppo triste .

  78. Nello ha detto:

    Siamo alla fine del 2009 e secondo logica dovremmo tirare un pò le somme di quanto avvenuto, specie sugli argomenti trattati su questa piazza virtuale.
    Poco da dire sulla squadra di calcio, ormai è una bellissima realtà a livello extraprovincia, con la conferma delle prime posizioni della seniores, il discreto piazzamento della juniores, manca all’appello quella degli allievi, ma tutti gli anni è difficile avere giovani competitivi.
    Il comitato per la statua sta lavorando, avendo già scelto il bozzetto ora inizia la parte più impegnativa quella dei permessi e soprattutto la ricerca di sponsor, senza,giustamente ha deciso il comitato, non si inizia.
    Le dolenti note vengono sul polo logistico e sulla viabilità.
    Del polo, dopo un alleluja iniziale da parte degli interessati tutto tace. Patrizio si è posto il dilemma se il mio intervento è valso a ripristinare l’illuminazione pubblica, io mi pongo il dilemma se questo silenzio sia dovuto alla presa di posizione dei “piazzaioli”, quasi tutti contrari all’insediamento oppure se qualcuno ha cominciato a dubitare sulla effettiva necessita del polo o ,peggio, se usare il logo “Polo logistico” è rischioso visto quello che ci potrebbe essere intsllato (rifiuti, stoccaggio combustibili più o meno ecologici etc.). Fatto sta che io ho paura: secondo me meglio discutere che non dire niente e ritrovarsi poi con le cose già fatte.
    Giusto un anno fa fu fatto il primo intervento “correttivo” lalla viabilità. Tante polemiche produsse l’inversione del senso di marcia in Via Cadolini, affievolite dalla promessa che nel giro di poco tempo sarebbe avvenuto il ripristino del doppio senso di marcia in Via Malenchini (ultima parte da Via Sgarallino), a cui sarebbe seguita una rivisitazione della viabilità generale, compresa anche la sosta, almeno a scacchiera su Via Garibaldini. A settembre l’Assessore ha fatto un sopralluogo con amministratori e cittadini, ma non se ne saputo nulla. In compenso veicoli a iosa in sosta, contromano con rischio enorme (compreso i ciclisti, che come sempre pensano di avere sempre la precedenza, senza pensare al rischio che corrono, specie di sera).
    Sull’immondizia sempre la solita solfa, cassonetti fatiscenti, la nostra ignoranza nel cattivo utilizzo degli stessi (sacchetti di immondizia nel cassonetto del vetro, anche la fatica di sollevare il coperchio per buttarcela), materiale sparso (in via Andreoli sarà almeno un mese che c’è una rete da letto) per non parlare di escrementi vari o danneggiamento aiuole ai giardinetti (anche quelli della Chiesa, normalmente frequentati da adulti e non dai “ragazzacci” ,come qualcuno li dipinge, del giardinetto di via Pilo).
    Qualcuno forse riprenderà l’argomento, anche se ne dubito, perchè su tutto da molto è calato il silenzio, prova ne è che i responsabili del blog, come mi hanno risposto, hanno messo gli argomenti da me trattati in fondo.
    Comunque Buona fine e buon 2010, con la speranza che qualche problema venga risolto

    • patrizio ha detto:

      Dico subito che si può di nuovo intervenire nel blog senza doversi autenticare, qindi invito ad essere rispettosi degli altri, perchè questa ampia libertà la possiamo difendere solo con il nostro civile comportamento, il che non vuol dire che non dobbiamo esprimere le nostre idee, ma che va fatto rispettando chi la pensa diversamente.
      Detto questo rispondo a Nello, perchè la sua mail è molto giusta e stimolante.
      – polo, spero tanto che riprenda la discussione su questo progetto che io cercherò con ogni mezzo civile e lecito di ostacolare; per questo invito i braccagnini, i montepescalini e tutti coloro che hanno a cuore la salvaguardia del nostro ambiente, a discuterne, a dire quello che pensano, anche a dire che il polo è cosa giusta e gli sta bene, perchè è solo discutendo che possiamo tutti capire meglio quello che ci accade.
      Auspico che si formi a Braccagni un comitato di ‘salute pubblica’ che prenda iniziative concrete, legittime e civili, contro il polo; che faccia sentire la sua voce di protesta e di critica civile, ferma e determinata. Questo blog può diventare il punto di incontro e discussione, ma se gli organizzatori del blog poi riterranno la cosa poco gradita, ne creeremo uno specifico sul polo con tutti i materiali.
      – pulizia e cassonetti, la soluzione parte da ognuno di noi, cerchiamo di razzolar bene, anche perchè solo così possiamo riuscire ad indignarci e quindi a far sentire la nostra voce, solo se si comincia a fare piccoli sacrifici personali, si riesce poi a sentire l’ingiustizia di chi fa fare escremnti ai propri animali in zone dedicate ai bambini, o a chi sporca il paese, o a chi non lo pulisce…
      – mancanza della presenza dei nostri rappresentnati politici … la si è vista nella negata regolamentazione di via malenchini nonostante da più parti abbiano assicurato che la delibera era già stata fatta almeno un anno fa, si è visto nel buio di braccagni durante le festività natalizie,
      si è vista nella assenza di informazione per il polo logistico…
      che dire, da me questa gente il voto non lo avrà mai più. parlo di gente, di persone…
      – calcio… non lo frequento ma un tempo indossavo la casacca giallo verde e quindi non posso non essere coinvolto positivamente da questi successi.
      – asilo, una occasione perduta…. peccato perchè la chiesa poteva sopperire alla carenza della politica locale, dando un posto alla gente e li far capire come si fa a gestire le cose , le necesssità pubblica… peccato peccato… io in quell’asilo ci sono cresciuto.
      – io tra le cose molto positive ci metterei anche gli anta e chi si sacrifica per far funzionare questa bella associazione, forse una riunione sul polo, la si potrebbe fare organizzandola con loro, non per far casino, ma per parlare, io posso far venire, mi ha assicurato la sua partecipazione, chi ha redatto la relazione idrogeologica per la costruzione del polo logistico, si è vero, sono tecnici di parte, ma sono persone disposte a spiegare le cose e a rispondere alle nostre domande, e siccome prima di tutto dobbiamo capire, bisogna ascoltare anche la controparte. Poi chiamerei il responsabile della comunicazione del comune di grosseto, persona che un tempo frequentava braccagni, quando anche io ero più giovane.
      – altra cosa positiva è questo blog, nel bene o nel male.
      mi fermo e lascio la parola agli altri, per ora vi auguro a tutti tanta salute e serenità per il 2010

  79. Granocchiaio ha detto:

    Nel 1953 il Giro d’Italia passò in Maremma, la mattina in una semitappa da Roma a Grosseto vinse Giovannino Corrieri che conquistò anche la maglia rosa. Fui contentissimo perché era il gregario numero uno di Bartali, il mio eroe preferito.

    Non vidi l’arrivo a Grosseto perché ci potemmo permettere “solo” il passaggio della tappa a cronometro che si svolse nel pomeriggio da Grosseto a Follonica. Il mi babbo mi portò con la Lambretta sulle rampe delle Collacchie. Ci si mise dopo una curva a gomito per cui si poteva comodamente veder arrivare i corridori una alla volta via via che passavano. Era una posizione fantastica, il mi babbo l’aveva scelta apposta dopo diverse prove, perché prima si vedevano arrivare giù al piano, poi quando stavano per arrivare in un piccolo rettilineo come per farceli vedere di fianco, poi una curva a gomito e uno strappo in salita che obbligava i corridori ad alzarsi sui pedali! Passavano quindi davanti a noi quando si sapeva già benissimo chi era il corridore. Passando poi nel tratto in salita avevano una velocità ridotta che ci permetteva di guardarli in faccia uno per uno.

    Di questi ricordo con chiarezza almeno quattro corridori: Corrieri perché avendo la maglia rosa partì per ultimo, Koblet, Coppi e Bartali.
    La maglia rosa non è rosa è un colore luminescente, non so se è un colore particolare o lo vedo io così perché rappresenta…………..la maglia rosa!

    Koblet era in confondibile con i suoi capelli sempre in ordine al traguardo: era famoso perché come fermava la bici all’arrivo tirava fuori un pettinino e si pettinava i capelli! Era il bello per antonomasia del gruppo. Era però anche un grande corridore, fortissimo a cronometro, molto buono anche in salita, ma fantastico come discesista.

    Bartali, il mio idolo, passò con la maglia tricolore perché aveva vinto il campionato d’Italia l’anno precedente.

    Coppi, a giudizio unanime era un fenomeno. In tutti i sensi. Non era bellissimo sulla bici, ma aveva un’impostazione incredibilmente efficace. Aveva anche dei mezzi umani fuori del nomale: quasi 7 litri di capacità toracica, 40 pulsazioni del cuore a riposo, 177 cm di altezza. Ma era una macchina perfetta in bici dove riusciva bene un po’ dappertutto, passista, scalatore, forte anche in volata, discesista, ottimo pistard, cronoman, è stato detentore del record dell’ora dal 1942 al 1956.
    Vinse cinque volte il Giro d’Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953) (record), due volte il Tour de France (1949 e 1952), nel 1953 fu anche campione del mondo.
    Il suo lato debole: il carattere che lo portava spesso a crisi di sfiducia.

    Quella tappa fu vinta da Koblet che prese pura la maglia.
    Coppi si rifece nelle ultimissime tappe. Nel tappone dolomitico Auronzo di Cadore – Bolzano vi fu un duello all’ultimo sangue tra Koblet e Coppi. In cima ad ogni colle transitava per primo Coppi che però veniva ripreso e superato nella discesa successiva dallo specialista Koblet, e poi a seguire così su tutti i colli. La tappa fu vinta da Coppi, ma Koblet mantenne la maglia rosa conquistata a Follonica. Nella tappa successiva Bolzano – Bormio con lo Stelvio affrontato per la prima volta dal giro d’Italia, Coppi distrusse tutti e Koblet in particolare. Conquistò la maglia rosa che portò a Milano il giorno successivo.

    Finì primo con Koblet secondo a 1’29”, poi Pasqualino Fornara e quarto Gino Bartali.

    Rividi Coppi di persona a Follonica quando venne a presenziare con la Dama Bianca un circuito di corridori che si teneva all’Ippodromo! Mi piazzai al cancello per vederlo da vicino. Quando passò davanti a me sorridente aveva un maglioncino di colore celeste come il colore della Bianchi con la quale corse e vinse tanto. Sembrava fatto di vetro, fragile e delicato.

    • viviana ha detto:

      Ieri giornali e tv hanno ricordato i cinquanta anni della morte di Coppi ed hanno riproposto alcune sue mitiche imprese .
      Tra i vari commenti che accompagnavano i servizi , mi ha colpito la considerazione che , all’epoca del Campionissimo, il ciclismo era lo sport più seguito dagli italiani , addirittura più del calcio.
      E’ vero, ricordo con quanta passione si seguissero, via radio, le avventure sportive dei grandi protagonisti di questa disciplina .
      Uno sport povero, di grande fatica , che forse appariva vicino alla realtà delle gran parte delle persone che lavoravano e faticavano dalla mattina alla sera .
      La nostra era quindi una sorta di identificazione e condivisione di sforzi ma anche di soddisfazioni finali , una partecipazione piena all’evento sportivo. .
      Ben diversa la situazione dei nostri giorni
      Quando sentiamo rammentare le cifre degli ingaggi , gli stipendi ed i premi di giocatori ed allenatori , ci rendiamo conto che quel mondo è lontano anni luce dal nostro.
      D’accordo , sono cambiati i tempi e anche la nostra vita non è quella di cinquanta anni fa , però, con tutto il rispetto e l’apprezzamento per le qualità degli atleti, alcuni davvero eccezionali, fa un certo effetto, specialmente in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo , sentire su quali cifre si muove il loro mercato .
      Pur sapendo che il discorso è molto più complesso e che intorno allo sport si muovono interessi economici che non possiamo conoscere , rimane un senso di profondo distacco fra questa elite e noi, poveri diavoli di sempre .

      • Nello ha detto:

        Non posso disconoscere le imprese di Coppi, che vista l’età non ho seguito personalmente, ma se devo essere onesto preferisco altri campioni del ciclismo dell’epoca, primo fra tutti Bartali. E’ vero Coppi ha vinto molto ed in maniera strepitosa, ma , usando forse impropriamente l’espressione,, ha avuto “fortuna della guerra”. La guerra ha fermato grandi campioni (e alcuni se li è portati via), lui stesso se vogliamo è stato danneggiato (il primo suo Giro se non sbaglio è del ’40), ma alla fine della stessa lui era sempre giovane (era del ’20), mentre gli altri erano già su con l’età (Bartali aveva 32 anni) e con l’handicap della forzata sosta di 6 e alcuni 7 anni, e nel ciclismo pesa, basta guardare gli atleti odierni, che fermati per vari motivi raramente ritornano a livelli decenti.
        Per quanto riguarda gli ingaggi cara Viviana è sempre stato come oggi: è vero prima correvano meno soldi in maniera assoluta, ma correvano come oggi e i campioni lo erano nello sport e in banca. Stando ha quanto riportato sul Tirreno di ieri nell’intervista a Petrucci, ex gregario di Coppi, vincitore di due San Remo nel ’52 e 53 (anno di grazia del suo capitano) gli fu offerto 30 milioni di lire affinchè dicesse che aveva vinto grazie al suo aiuto. Non lo fece ed in pratica smise di correre, vista la guerra che gli fece Coppi, cosa che ad esempio non fece Bartali, quando il suo giovane gregario gli soffiò il giro del ’40. Il commento dell’intervistatore ” nel ’53 con trenta milioni ci si compravano una quarantina di appartamenti”.

  80. Carlo Vellutini ha detto:

    Su Coppi (e Bartali) posso solamente dire una cosa: se c’è un’immagine che mi piacerebbe avere in un mio ipotetico ufficio personale (da giornalista sportivo, ovviamente) è quello dello scambio di borraccia!!! Penso che sia l’emblema di un ciclismo in cui la rivalità c’era, ma la competizione era pura…ben lontana dal ciclismo di oggi in cui le note vicende di doping non hanno fatto altro che inquinare e rendere decisamente meno credibile questo sport…
    Detto questo tornerei al bilancio del 2009 ed alle prospettive per il 2010. Credo che quanto scritto da Nello e da Patrizio sia condivisibile. Il vecchio anno ci lascia molte cose e tanta carne al fuoco che speriamo possa concretizzarsi in quello corrente. Se la positiva attività dell’Unione Sportiva è una costante nel panorama del nostro paese, ben diversa è la questione monumento che speriamo tutti possa andare a definirsi dopo la scelta del bozzetto. I passaggi sono ancora molti, ma penso che le possibilità di dotare il nostro paese di un monumento vero e proprio siano finalmente concrete. Per quanto riguarda le associazioni la speranza è quella che vada a definirsi la questione della “struttura”. Un modo per far sì che la nostra frazione torni ad essere paese in tutti i sensi…Forse qualcuno nel corso degli anni pensava potesse essere solo un quartiere dormitorio e non una realtà viva, per questo l’ha pensata senza centri di aggregazione veri e propri.
    La questione viabilità è un altro aspetto complesso. In effetti le dovute modifiche non sono arrivate. Chiaro che chi si occupa di queste cose spesso non le vive e, dunque, quello che sembra giusto in astratto non lo è poi nel concreto.
    Passando al Polo Logistico serve una vigilanza stretta e sempre più informata da parte dei braccagnini. La questione è complessa e credo che debba essere seguita in maniera costruttiva, magari, con un incontro pubblico di cui da tempo parliamo, ma che non si è ancora tenuto. Forse diventa ormai necessario…anche perché le pratiche vanno avanti ed ogni intervento riparatore diventa più difficile.
    Credo che nel 2010 si debba registrare qualche novità anche sul famigerato passaggio a livello e sulla questione cavalcaferrovia o sottovia…anche in questo caso cercando di rispettare la volontà dei cittadini che è già stata molto chiara qualche tempo fa, anche se qualcuno che spinse verso una presa di posizione per ragioni politiche, oggi se ne sta dimenticando e magari vorrebbe tornare sui suoi passi!!!
    Lo avevo suggerito tempo fa, ma credo che nel 2010 potremmo tornare ad affrontare l’argomento inaugurale della “vecchia” Sentinella, cioè il tema “Ma che paese è questo?”. 16 anni fa, nel convegno che si tenne nella sala parrocchiale si giunse a delle conclusioni più o meno esatte. Rispetto ad allora molto è cambiato nella nostra frazione e credo che i braccagnini, vecchi e nuovi che siano debbano tornare ad interrogarsi sul loro futuro. Allora ricordo un “redazionale” di Roberto Fidanzi che partiva dal punto che Braccagni era conosciuto soprattutto per “il ristorante vicino alla stazione” e per “un noto magazzino di abbigliamento”. Mancava una sagra, la squadra vivacchiava in Terza categoria, le associazioni – quasi- latitavano. Oggi tante cose sono migliorate (altre forse no). Però abbiamo una sagra (a rischio per le note vicende sulla concessione dell’ex asilo), un’unione sportiva attiva, un centro sociale facoltoso, un comitato per la realizzazione di un monumento, una Croce Rossa che annovera diverse decine di volontari, nuove attività commerciali e tanti appartamenti in più. Con la costante del Maggio e della Sentinella (anch’essa molto cambiata che ha quasi abbandonato la carta per passare al web). Detto tutto questo la domanda sorge spontanea: perché, dunque, non organizzare un nuovo incontro, magari chiamandolo “Braccagni: che paese era, è e sarà?”.

  81. sentinella ha detto:

    Questa l’ho letta su Panorama. E’ un po’ “datata” ma va bene uguale.

    Lettera a Babbo Natale

    Porta via i pagliacci che straparlano e non conoscono il dolore

    “Caro Babbo Natale, quest’anno non ti chiedo di portare, perché lo fanno già in tanti, ma di prendere. Ti chiedo di portare via qualcuno per qualche giorno non dico tutti, ma almeno qualcuno di questi tanti pagliacci che ci circondano.
    Portali al Polo nord e dagli una bella zappa per lavorare, così almeno una volta nella vita, lontano dai salotti e dai riflettori capiscano cosa sono il dolore, la fatica e la povertà, e al loro ritorno ci risparmino almeno un po’, le tante lezioncine, le tante farse con cui inquinano la verità e diffondono il dubbio delegittimando le istituzioni e i combattenti.”

    Uno che combatte per la legalità

    • patrizio ha detto:

      questi invece sono gli auguri di un Vescovo che ammiro moltissimo, anche se un brutto male se lo è portato nel suo Paradiso prematuramente, i migliori ci lasciano sempre soli su questa terra,
      Auguri scomodi di Don Tonino Bello
      In questi giorni tante persone vi faranno gli auguri,
      anch’io voglio unirmi con un augurio tutto particolare…
      Tanti Auguri scomodi!

      Sul nostro vecchio mondo che muore nasca la speranza.

      Non obbedirei al mio dovere di vescovo, se dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

      Io, invece, vi voglio infastidire:

      non posso, infatti, sopportare l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla “routine” di calendario.

      Mi lusinga, addirittura, l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

      Tanti auguri scomodi, allora!

      Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali.

      E vi conceda la forza di inventarvi un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

      Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

      Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

      Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini o il bidone della spazzatura o l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

      Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

      Gli angeli che annunziano la pace portino guerra nella vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame.

      I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una grande luce”, dovete partire dagli ultimi.

      Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.

      Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, fanno bella figura ma non scaldano.

      Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

      I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge” e scrutando l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

      E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che poi è l’unico modo per morire ricchi.

      Sul nostro vecchio mondo che muore nasca la speranza.

  82. roberto ha detto:

    “La mancanza di desideri è il segno della fine della gioventù e il primo e lontanissimo avvertimento della vera fine della vita”.
    Goffredo Parise – Sillabari

    • patrizio ha detto:

      io preferisco dire che è la mancanza di curiosità e di interessi a qualche cosa…. perchè i desideri come i bisogni sono pericolosamente utilizzati dalla società consumistica e sono sempre alla base della infelicità, perchè di fatto spesso strumentalizzati e indotti, non reali ne necessari. D’altra parte in culture ben più antiche della nostra, la saggezza e lo stato di massima elevazione si raggiunge proprio sconfiggendo i desideri, le aspettative. In più trovo nei nostri anziani più saggi un equilibrio basato proprio nel vivere ogni giorno godendo delle cose che uno ha senza desiderare ciò che non si ha.

    • viviana ha detto:

      Anche se questo lunedì mattina , più sereno della giornata di ieri , dovrebbe indurre a valutazioni più ottimistiche , trovo che l’affermazione di Parise sia profondamente e drammaticamente vera . Pur volendo essere sottili , come fa Patrizio, e fare dei distinguo , credo che il campanello di allarme, che ti avvisa che la gioventù è alle spalle e che ti stai avviando verso la fine , sia proprio il progressivo venir meno di desideri ed interessi profondi .
      Un distacco quindi dalla vita attiva che non è altro che un fisiologico passaggio, conseguenza naturale degli anni che se ne vanno e che portano con sè gran parte delle tue energie fisiche e mentali .
      Pochi i fortunati che riescono a mantenere intatta la voglia di fare , di imparare , di accrescere il bagaglio delle loro conoscenze .
      La consapevolezza che ormai il tuo lo hai fatto , che spetta ad altri, i giovani , portare il loro contributo di entusiasmo alla vita, frena senza dubbio slanci e passioni .
      E questo soprattutto nella società in cui viviamo dove l’esperienza dei vecchi pare contare davvero poco e quello che hai imparato dalla vita rimane patrimonio solo tuo , personale .
      Abbiamo esempi di qualche persona importante che , nonostante l’età, ha continuato la sua vita di studio e di ricerca , così come faceva prima : menti eccelse , mosche bianche.
      Per la stragrande maggioranza dei comuni mortali , quelli che hanno percorso ormai il tratto più lungo della loro vita, passioni e desideri si affievoliscono man mano che il tempo passa per lasciare il posto ad una sorta di distacco dalla realtà della vita e dalle sue infinite problematiche .
      Più che un gettare la spugna , la giusta consapevolezza che : ” per ogni tempo c’è il suo momento , il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo .
      c’è un tempo per nascere e un tempo per morire
      un tempo per piantare ed un tempo per sradicare le piante ….”
      Qoelet Cap . 3

  83. Impertinente ha detto:

    Acidule, melanconiche e pessimistiche introspezioni e riflessioni.

    In una giornata uggiosa come questa è difficile essere ottimisti.
    Provo a dare il mio piccolo contributo: sapevate che oltre al verbo avere esiste anche il verbo essere?
    Questo non vorrebbe essere amarezza, ma temo che lo sia.
    Solo Patrizio pare spostare leggermente il mirino.
    Poi vado più giù: a che serve fare questi proclami?
    Dovrebbero servire forse a uno che ci si ritrova dentro?
    Mi pare come domandare a uno che è cascato dal quinto piano: scusi si è fatto male?

  84. E QUESTI QUI DI DO SCAPPANO FUORI? ha detto:

    E QUESTI QUI DI DO SCAPPANO FUORI?

    Domanda lecita per chi non è del paese. Per chi c’era e sapeva non è certo difficile riconoscere e ricordare………….

    Ma allora:
    Sentinelle di paese, Gruppi di Tradizione Popolare, Libri di rievocazione del Maggio……
    possibile che a cotanti soggetti deputati alla funzione siano sfuggiti tutti questi fatti, tutte queste persone, tutti gli anni che hanno imperversato per il paese e per le campagne nostrane?

    Che ha fatto la sentinella? Dormito in garitta?
    E il gruppo di tradizione popolare quali tradizioni ha preso in considerazione le reali tradizioni vissute in paese magari con chi partecipò in qualche maniera ai fatti (vedi i due elementi non secondari e in primo piano nella foto) o semplicemente quello che piace ricordare?
    E per scrivere un libro su questa materia come si fa a scriverlo dimenticando anni e personaggi di quest’epoca e di questi fatti e di questo calibro?

    Uno pole dormi, l’altro pole guardà da un’altra parte, un altro scrivere a capocchia, ma almeno uno alla volta!
    Tutti e tre insieme? Possibile sia una combinazione? Ma non è persecuzione?
    Per me è un giallo da risolvere.

    Per chi non è del posto indicherò solo quelli che non sono più qui con noi:
    foto a colori, da sinistra a destra
    Silvestro Galli (il Gallo)
    Aleandro Berretti (Paniera)
    Silvano Cittadini (il Penni) poeta e capo squadra dei Maggerini di Braccagni

    • patrizio ha detto:

      perchè, mi chiedo, vuoi dar fuoco alla neve…

      il gtps ha tra i suoi componenti quello che in foto suona la fisa, Maurilio, che fa parte anche della sentinella, il Gallo ha dato il nome al Gruppo… Paniera gli ha dato il figlio… compianto amico e colonna portante del giornalino e del gruppo… la cui perdita è una ferita aperta che non ci si rimargina…., ma che caspita stai dicendo…

      il gtps si riuniva appendendo per il paese e all’edicola, oltre che ai bar, dei manifesti scritti a mano, sempre…. dopo fatta la befana si partiva con la riunione del maggio, riunione dove si invitava chiunque a partecipare… e in quelle serate invece di andare a farsi le pere o a far casino, si scrivevano i testi, si discutevano e correggevano insieme, poi si votavano e alla fine si cantavano o si recitavano… ci si dividevano i compiti, si facevano le prove di canto, di musica, di recitazione, c’era chi pensava al palco , alle sedie , e sempre , dico sempre aperti a tutti e con la massima pubblicità… Chi veniva restava, chi non voleva venire non veniva…

      Mai stata rivalità tra prima e dopo, noi abbiamo sempre cercato la continuità… e chi è venuto da prima con noi, non solo lo abbiamo accolto ma lo abbiamo eletto a notra guida….. vergognati, tu citi per mettere zizzania persone come il Galli Silvestro…

      e questo la dice lunga sulla pochezza della tua operazione di discredito… perchè tu offendi la sua memoria e ferisci i nostri cuori, nel criticare in quel modo la sentinella e il gtpgs….

      forse non sai che cosa vuol dire questa sigla…. te lo dico io
      Gruppo tradizioni popolari Galli Silvestro…. hai capito bene? Ecco come noi trascuriamo chi c’era prima di noi … lo indichiamo come guida e maestro e lo onoriamo dandoci il suo nome… e te, vergogna, vorresti mettercelo contro, usarlo per criticarci… a noi che con le lacrime agli occhi eravamo tutti intorno alla sua bara quel giorno in cui lo salutammo l’ultima volta posando il suo cappello da maggerino sopra di lui perchè continuasse a cantare la sua poesia per sempre…

      il Gallo dei cui testi ci siamo saziati e dissetati, che ci ha ospitato nel suo garage a fare le prove… e te dove eri, perchè non sei mai venuto… o meglio ma te chi cavolo sei?

      Chi ha mai negato che ci fosse stato un prima e un dopo a braccagni?…

      • Rosencrantz ha detto:

        Finalmente, sia pure i modo farraginoso, la verità viene a galla!!!
        Proprio oggi ho avuto conferma direttamente da Mario B che fu lui stesso con quell’altro disgraziato del P a mettere mano alla TRADIZIONE.
        Naturalmente visti i personaggi, dopo un paio d’anni s’erano annoiati e lasciarono ad altri il compito di portare avanti il progetto…

      • Nello ha detto:

        Bravo Patrizio, hai detto giusto (vista la tua professione non c’erano dubbi…..) ed anch’io sarei curioso di sapere chi ha scritto le bischerate sopra. Per inciso io ricordo altri maggiolini ben più vecchi di quelli delle due foto, ma forse l’ignoto ignora che la tradizione del Maggio è “antica quanto il cucco” e che Paniera, il Gallo etc. hanno rappresentato una continuità, come ora la rappresentano gli amici del GTPGS. Questi ultimi hanno ripreso con forza la tradizione, ma come ho già avuto modo di dire, dopo una stasi di qualche anno (decennio?), al bar Tavarnesi un gruppo di amici (Granocchiaio in primis) decise di ripartire chiedendo aiuto ai “vecchi” (mi sembra di ricordare oltre ai sopranominati anche Nilo Zucchelli).

        • sentinella ha detto:

          In effetti “E questi qui di do scappano fuori” chi lo ha scritto avrebbe dovuto anche firmarlo, altrimenti sembra un “redazionale”, ma non ne ha certo lo stile.
          Dire chi è stato il più bravo, il primo, insomma cercare di mettere il “cappello” sulla tradizione del maggio a Braccagni mi sembra sciocco e insensato, ed è un modo di ragionare che non ci appartiene.
          Sono molto contento di aver visto delle foto degli anni ’70 con i maggerini al Campo della Fiera.

        • patrizio ha detto:

          peraltro le nipoti del Granocchiaio hanno fin da quando erano abbastanza grandi da reggere le ragazzate che si facevano, fatto parte del gruppo, cantato, recitato, lavorato con noi fin dagli inizi… e poi hanno continuato anche dopo che me ne andai, erano anche loro diventate fondamentali; evidentemente il Granocchiaio e altri non si aggregarono al gruppo proprio anche perchè vedevano la gioventù del loro sangue che faceva , che viveva la tradizione, ma qui mi fermo perchè il nostro granocchiaio son sicuro che ne avrà tante da raccontare. Renzo dello Zucchelli me lo ricordo vagamente, ho sempre sentito dire che non voleva più cantare, ma so che era un bambino prodigio in ottava rima, mi raccontava il mi babbo (che veva cantato il maggio dalle parti di Massa marittima da giovane, e al frassine da dove veniva anche il Guardione) che da ragazzotto zittiva poeti ben più grandi e preparati di lui. Io ho avuto la fortuna poi di sentir cantare Nilo dello Zucchelli, una volta che con il gruppo si andò a chiedere il premesso al su podere…. io quella voce e quella melodia, la sua poesia non me la scordo più, solo il granocchiaio riuscirebbe forse a descrivere certe cose, con la sua prosa accattivante e fluida, quando ci si mette di buzzo bono.

  85. Granocchiaio ha detto:

    Sono stato fuori in questi giorni per impegni molto “Slow”
    Gli orecchi hanno fischiato, e come

    Chi ha buttato sasso nello stagno mi sa che abbia in effetti provocato reazioni tutto sommato interessanti

    Chiamato dai diversi interventi provo a dire la mia

    In effetti il gruppo che veramente ha rilanciato il Maggio a Braccagni (non inventato, non i primi, il primo fu Adamo) è proprio quello che indica Rosencrantz

    Mario e Carlo avendo visto ed udito “il Maggio” in quel di Massa Marittima – terra di grandissima tradizione per questo – si presentano una sera da me solo perchè all’epoca strimpellavo la chitarra. Per me era una cosa completamente nuova, non la conoscevo.
    Mi raccontano tutto, mi dicono che è una cosa “ganzissima”, che bisogna farlo anche noi a Braccagni, che ci vuole un poeta, che qui ci devono essere dei poeti in giro, bisogna andarli a scovare e mettere in piedi una squadra

    Con l’entusiasmo delle cose nuove e con la forte determinazione dei due promotori, si cerca subito Maurilio che possa affiancarmi per la musica, e per ricordi in materia, come “cantanti” si trova sponda nel Peo, nel Cecchino, Nel Nestore, e poi Elena e Maria Caselli, e poi tutta una numerosa – molto numerosa – schiera di personaggi di cui potrò dire.

    Ma la chiave essenziale era il poeta. Chi lo poteva fare? si sapeva di diversi in zona, ma difficilmente ci avrebbero dato ascolto. Da ultimo il più abbordabile ci sembrò Silvano Cittadini.
    Ci si presentò una sera a lui spiegandogli tutti i nostri programmi. Lui fu subito un po’ sorpreso dalla proposta, poi entusiasta dell’idea, ma non troppo convinto del ruolo. Lui aveva fatto un po’ il corbellaio , ma non il vero poeta, i poeti veri sono un’altra cosa diceva.
    E noi giù a insistere perché se non veniva lui non si sapeva come partire. Bastava che facesse il minimo indispensabile, tanto per fare la prima squadra, che poi qualche poeta di sarebbe trovato.

    Riuscimmo con fatica a convincerlo e con una dose non indifferente di coraggio e incoscienza si mise in piedi la prima squadra minima del Maggio. Silvano nonostante quello che diceva era bravo, si preparava perché sapeva che poteva incontrare poeti veri, di quelli tosti, ch per aprire volevano il “permesso” cantato a dovere, se no c’era da resta li fuori a mezz’ore.
    Insegnò alla belle e meglio una strofa al Nestore pe fa l’alberano, che poi avrebbe fatto anche il Peo. E si parti.
    Per i poderi di Abramo, del Pupazzo, al podere Spiga da Ivo Salvadori (il babbo Fiore era stato poeta), dello Zucchelli (e li si dove pena un pochino pe fassi apri), di Badoglio, del Cencini (dove la prima volta si arrivò alle quattro del mattino, e io mi vergognano come un ladro), da Giocondo Storai, e diversi altri che Silvano sapeva essere amanti del genere.
    Fu un successo.
    Da allora la squadra si ingrandì sia nella parte maschile, molto in quella femminile, arrivò poi lo zi’ Lorenzino con il mandolino banjo, il cembalo al Nestore, il triangolo (!) a Maria…….
    E la squadra continuò a crescere, quasi a dismisura: al top avevamo una squadra di oltre venti elementi, più una sezione “musica” persino esagerata: 1 fisarmonica, 1 chitarra, 1 chitarra dodici corde, un banjo, un cembalo, un triangolo e……udite udite: un flauto traverso suonato da un certo Stefano “Cocco” Cantini portato a noi da Nayeda la moglie del Favetta………..
    Si finì col fare una puntata di partenza a Braccagni in “paese”, poi nei poderi, poi a Montepescali davanti al Cipriani, poi agli Acquisti, e poi un numero incredibile di poderi…..

    Ma questa è un’altra storia

    La squadra mosse i primi passi nel 1976 e durò fino ai primi anni 80 (nel 1982 fu fatta di sicuro).
    E non solo due anni. Se Mario e Carlo furono “gli ideatori” del rilancio del maggio a Braccagni, Silvano fu l’amico che ci guidò ci insegno la buone cose.
    Nella prima ribotta al campo della Fiera, si offrì da mangiare a tutti i braccagnini e fu cucinato nel forno di Torero un Cadevano enorme pescato da Albino Tavarnesi

    Questo è solo il cappello dello storia, assai più lunga fatta di nomi, di poeti, anche famosi e leggendari (il Modesti….uno per tutti), o più casarecci come il nostro che divenne dopo poco Minore Vegni, di feste incredibili come quelle che ci riservò il conte Filippo e Uliva Guicciardini con un enorme falò nel piazzale degli Acquisti………….

    Chi le sapeva queste cose? anche da chi è già intervenuto sul blog?

    Ci’ho un po di foto, non molte, ma penso discrete.
    Rimasta famosa una serie di foto, 36 mi pare, fatta all’alba sul ponte della Bruna, dopo una colazione esagerata fatta dal Griccio a base di ova fresche prese dal mi fratello direttamente nel pollaio, affrittelate in quantità industriale, e con in corpo l’alcol di una intera notte.
    Per tutti questi motivi fu un’impresa più che ardua tenere fermi gli amici Maggerini che volevo riprendere ed immortalare in tutte le pose sul ponte mentre il sole sorgeva. A prezzo di non so quanti va fan’ riuscii a fare l’intero caricatore da 36 foto.
    Il bello venne quando andai ad aprire la macchina fotografica e vidi che non ci avevo messo il rullino
    Provate ad immaginare cosa mi fu detto e scaraventato addosso!

  86. Granocchiaio ha detto:

    Passata la sbornia da mostra-scambio-d’epoca
    anche stavolta la parte da leone l’ha fatto il settore ristoro, con la variante che i paninari erano stavolta in prevalenza romagnoli, e quindi piadine a volontà, in Maremma…………..
    Ancora freschi gli echi dell’uscita della Sentinella su carta, pare abbia un certo successo……..

    Vorrei ritornare un poco sui quei “fuorusciti” che qualcuno ha presentato come: “……………..e questi qui di do scappano fori ???

    Intanto avevo promesso altre foto e sono qui a presentarne tre di nuove, e la prima, la più significativa, con il nostro poeta “il Penni”, rinfrescata e restaurata.

    C’è poi una foto storica: il mitico e leggendario Modesti che canta nella squadra del Braccagni, assieme a Nilo e un altro amico di Gavorrano. Qui è ritratto mentre canta agli Acquisti, nel piazzale, con la faccia disegnata dalla luce del falò che il Conte Filippo fece accendere al fattore Renato apposta per noi. Per chi l’ha visto e ha avuto la fortuna di ascoltarlo riconoscerà una sua tipica e caratteristica sua posa.

    Ci sono poi due allora ragazze – tutte belle, e brave, erano – che fecero costantemente parte della squadra: le sorelle Elena e Maria, qui riportate come Maria Elena, in ricordo della nota canzone alla quale penso i genitori abbiano voluto far riferimento.

    Una notazione piccola piccola per la Sentinella che commentava
    “Dire chi è stato il più bravo, il primo, insomma cercare di mettere il “cappello” sulla tradizione del maggio a Braccagni mi sembra sciocco e insensato, ed è un modo di ragionare che non ci appartiene.”

    Mentre qui mi è parso di capire che veniva chiesto:

    dove e quando la Sentinella ha mai parlato di questa squadra che si è mossa non per due anni ma perlomeno dal 1976 al 1982…….. ?

    dove e quando il G.T.P.G.S. ha mai parlato di questa piccola ma esistente e recente storia paesana?

    Come è possibile scrivere un libro proprio su questo argomento e con un capitolo sul maggio di Braccagni ed ignorare completamente tutti questi anni, tutti questi poeti, tutti questi Maggerini, tutti questi Maggi nati a pochi chilometri da chi ha scritto il libro?

    Non mi pare che qui nessuno abbia reclamato la primogenitura di niente, né di Maggi, né di giugni. E nemmeno di essere stato il più bravo. E tantomeno di mettere il cappello sulla tradizione del Maggio.
    Pare invece a me , che qualcuno abbia voluto mettere non il cappello, ma una pietra tombale su sei anni di storia vera che non ha sicuramente meno dignità di chi l’ha poi seguita.

    Anche io posso dire tranquillamente che non mi appartiene né questo modo di ragionare, ma aggiungerei nemmeno questo modo di agire. In Maremma si dice “predicare bene e razzolare male!”

    Parafrasando Forrest Gump: sciocco e insensato è chi lo sciocco e insensato fa

    • patrizio ha detto:

      foto stupende, meravigliose, Elena e Maria facevano girare la testa a tutti… il poeta, poi… è proprio l’immagine dei poeti che ho nel ricordo… mi immagino il sentirlo cantare con Nilo…!!!

      ora riguardo alla pietra tombale, se solo qualcuno di questi avesse messo la testa fuori raccontandoci quello che era, come stai facendo tu, quando affannasomaente cercavamo di coinvolgere il paese in quegli anni… invece di tacere… se lo avesse fatto nel modo che sai far bene, non credo che nessuno avrebbe taciuto… io ero all’oscuro di quello che mi dici, anche se non ho partecipato alla stesura di nessuna storia… bisognerebbe sentire chi l’ha sritta che cosa dice.. ma non credo ci sia stata volontà di censura. anzi. io ho sete di queste cose… fame delle tue parole.. continua te ne prego.
      Patrizio

      • Granocchiaio di Maremma ha detto:

        Quando il Modesti cantava tutti noi, Nilo e anche i grilli dei campi, tutti si ammutolivano, perché cantava il Vate………lui si di quelli veri!

        Non c’è bisogno di mette la testa fuori, c’era chi ce l’aveva la testa, e dentro!
        Tacere ha taciuto chi c’era, chi sapeva e non ha parlato.
        Tu eri all’oscuro? Lo immagino ed è per questo che forse è l’ora che chi sa parli.

        No, hai ragione, non è volontà di censura. È solo omertà.
        Hai sete? Dare bere agli assetati è un motto che condivido.
        Se te lo darà chi doveva bene, se no vedremo il da farsi.

        Ho incontrato cinque minuti fa il saggio Beppe (Caloni) e mi ha detto che ci’ha una scritta al muro che dice:
        chi chiede è un chiedone
        chi non chiede è un gran coglione

        • patrizio ha detto:

          forse il termine ‘omertà’ non è appropriato, perchè più consono a situazioni legate a risvolti illegali, io dirrei più semplicemente che in molti di coloro che parteciparono agli eventi che ci stai raccontando, sono persone riservate, altri hanno uno spiccato ego che abbinato al carattere anchesso riservato o chiuso, mpedisce loro di esternare emozioni, o di enfatizzare, raccontandole, cose belle che suscitano emozioni forti, un pò un senso…. di riservatezza proprio del nostro carattere di gente di maremma.

          Poi devo registrare una certa qual tendenza, propria delle generazioni precedenti alla mia (salvo eccezioni) a non legare troppo con noi più giovani o a vederci con una certa sufficienza..

          quando si iniziò a cantar maggio con il Fida e tutti gli altri, Bellini e compagnia bella, coinvolgemmo anche i più giovani di noi… che subito non entrarono a cantare ma partecipavano alle prove e alla vita di gruppo, che era aperta a tutti, anche ai più grandi… la prova è la costante presenza del Galli Silvestro, ad esempio…

          come ti dicevo, noi ci si riuniva attaccando manifesti in luoghi pubblici, frequentati da chi aveva cantato il maggio prima di noi.. ma nessuno veniva a raccontarci perchè e percome si cantava. Ognuno portava le esperienze dei propri familiari, per come le aveva sentite … e il cantar maggio fu proprio una esigenza di ricerca di radici in un posto dove le radici era difficili sentirle, noi ce le siamo cercate e le abbiamo reimpiantate con queste cose…

          ricordo interminabili riunioni con salciccia al caminetto di Edo, dove si parlava delle origini della tradizione , del maggio ,della befana… perchè dovevamo imparare bene quello che si faceva… volevamo capire perchè si faceva, trovare lo spirito giusto ed ascoltavamo tutti quelli che volevano dirci qualche cosa… io non potevo certo cercare quello che non sapevo essere accaduto, ma se tu, o altri come Mario il Peo o lo Zuccehelli vi foste anche una sola volta affacciati alle nostre riunioni, oltre che un bicchier di vino e una salcicia, oltre che gli scherzi di Sergio Rubegni e le battue di Mario del Balestri, avreste trovato un sacco di ragazzi attenti ad ascoltare le vostre esperienze e le vostre storie.
          La prova della nostra ricerca anche conoscitiva del fenomeno, è la bella esperienza con Roberto Ferretti conosciuto per il tramite di… Edo?…
          che ci chiese di recitare per lui, e ci riprese pure, la nostra befana… e da li scoprimmo le sue ricerche e i suoi studi…

          è ovvio che in tutto questo c’era anche tanta voglia sana di apparire, di farsi notare, ma mai fine a se stessa, sempre almeno in me ha prevalso l’aspetto del legame forte con le nostre radici da ritrovare, da scoprire… e credo anche in altri come Sandrino, o il Saladini, il Fida , Edo ed Enrico .. e tanti che non ricordo… Katia …. Paolino questo sia l’aspetto determinante dell storia che stiamo raccontando..

  87. Nello ha detto:

    Per due facile: Rosanna (reintre in paese) e Anna Maria (trasfuga) Pieraccini; la terza, pur essendomi nota, non la focalizzo.

    • Granocchiaio di Maremma ha detto:

      la prima e la terza, grazie a mi cojoni
      è quella centrale quella che conta
      ha abitato per un pò a Braccagni
      ora abita in un paese non lontano dal nostro
      ma la sua nuora è dei nostri………………………………….
      la caccia è aperta!!!

    • patrizio ha detto:

      io non le riconosco, ma riconosco di certo la vecchia vigna del Concialini, quella dove ci faceva il vino bono…

      • Controcorrente ha detto:

        Che nella vigna ci facessero il vino è fuori discussione, forse da dibattere se il vino fosse veramente buono……

        Piuttosto noto nel cartello che viene indicato Livorno, Montepescali, e Stazione di Montepescali……..

        Di Braccagni non c’è traccia………….

        • Nello ha detto:

          Guarda che l’uso del nome “Braccagni” da parte delle autorità è posteriore al 1960 o giù di lì della foto. Inoltre ti faccio notare che esiste tuttora il toponimo “Montepescali Stazione” e se si vuole essere pignoli è giusto il cartello “Stazione Montepescali”, perchè tuttora per il derelitto “Treni Italia” sugli orari ufficiali esiste la stazione di “Montepescali” e non dire o usare altra indicazione perchè risulta sconosciuta

          • patrizio ha detto:

            giusto, provate a prenotare un biglietto per Braccagni sul sito di trenitalia …

            a proposito di Braccagni ve ne racconto una:
            quando dissi a mia moglie di dove ero e lei lo riferì in casa sua, andarono subito a consultare una cartina geografica, poi un’altra ed un’altra ancora… quella sera il responso fu… cara figlia nostra sarà anche vero che questo Patrizio esiste… che è un bravo ragazzo… ma secondo noi ti ha tirato un bidone… guardati da lui perchè Braccagni non esiste come paese… chissà di dove è…

            per rispondere a controcorrente, io non l’ho mai assaggiato quel vino, ma ne prlavano bene i vecchi del paese come Albo del Ciurli, ad esempio…

          • Granocchiaio ha detto:

            se è per questo Braccagni resulta sconosciuto anche alla Telecom………………………………………

          • Carlo Vellutini ha detto:

            Braccagni come paese dai vari nomi fu un argomento trattato qualche tempo fa sulle pagine de Il Tirreno da mia sorella Sandra. Su questa cosa credo che la mancanza di uno zoccolo duro paesano (nel vero senso della parola) come ci sono in realtà ben più antiche della nostra credo che ci abbia penalizzato nel corso degli anni. Prima si parlava di grandi spese da sostenere per aggiungere il nome alla stazione o per cambiarlo negli indirizzari delle Poste (che se non sbaglio di recente ammettono l’invio di un telegramma a Braccagni e non solo a Montepescali Stazione…mi ricordo che un inghippo del genere mi accadde a Siena per mandare un telegramma di condoglianze nel nostro paese), oggi invece nell’era telematica e dei computer credo che questo potrebbe essere semplice ed a basso costo, visto che tutte le biglietterie sono in rete e che, al limite, l’unica cosa da sistemare è un cartello alla stazione. Lo sapete quante persone non sapendolo arrivano direttamente a Grosseto anziché scendere a Montepescali per raggiungere Braccagni? Mi capita spesso con gente che viene da fuori e che arriva il treno. Se non hai la prontezza di specificare il diverso nome la frittata è fatta!!!
            Credo che nel caso di un’assemblea pubblica con le istituzioni anche questo argomento andrebbe sollevato. Perché alla fine i piccoli disagi dovuti alle tante denominazioni (vedi all’Enel per cui Braccagni risulta nel comune di Montepescali Scalo) sono all’ordine del giorno!!!

  88. Granocchiaio ha detto:

    Insieme a te non ci sto più
    parole di Paolo Conte, Paolo chiii?

    Insieme a te non ci sto più , guardo le nuvole lassù
    Cercavo in te la tenerezza che non ho
    La comprensione che non so trovare in questo mondo stupido
    Quella persona non sei più , quella persona non sei tu
    Finisce qua , chi se ne va che male fa!
    Io trascino negli occhi dei torrenti di acqua chiara
    Dove io berrò , io cerco boschi per me
    E vallate col sole più caldo di te!
    Insieme a te non ci sto più guardo le nuvole lassù
    E quando andrò devi sorridermi se puoi
    Non sarà facile , ma sai, si muore un po’ per poter vivere
    Arrivederci amore ciao le nubi sono già più in là
    Finisce qua , chi se ne va che male fa!

    E quando andrò devi sorridermi se puoi

    non sarà facile ma sai si muore un po’ per poter vivere !
    arrivederci amore ciao ……..
    arrivederci amore ciao………
    arrivederci amore ciao……..

    altra ottima versione
    http://www.youtube.com/watch?v=MoTpGutC344&feature=related

  89. Il sonatore ha detto:

    La prima volta che riuscii a suonare un pezzo di musica mi sembrava di essere diventato come uno scultore. E di riuscire a scolpire anche un cavallo, che magari non sarà stato un De Chirico, ma di sicuro era un cavallo.

    Quando suonai per la prima volta in pubblico con il mio gruppo mi sembrava invece di essere un pilota delle frecce tricolori, acrobata sincronizzato.

    Quant’è bello volare!

  90. modi di dire ha detto:

    Modi di dire (che non piacciono alla Sentinella)

    “Tutti boni… quando c’è da mangià”

  91. Granocchiaio ha detto:

    Buona Pasqua a tutti quanti
    baci e abbracci molti e tanti
    Gesù Cristo è ormai risorto
    non facciamogli del torto
    pace e bene pe le genti
    sia l’augurio pe le menti

  92. Granocchiaio ha detto:

    E’ lei
    Che mi sveglia al mattino
    E la notte mi copre.
    Io per lei
    Faccio tutto
    Sai perchè

    Io per lei,
    Io per lei morirei,
    Per quegli occhi vivrei
    Una vita di più.
    Io per lei,
    Io per lei vincerei,
    Anche il sole, perchè
    Questa vita che ho è per lei

    Lei mi dice:
    Tu sei un uomo che vale,
    Non arrenderti mai,
    Lotta sempre.
    Io le credo sai perché

    Io per lei,
    Io per lei morirei,
    Per quegli occhi vivrei
    Una vita di più.
    Io per lei,
    Io per lei vincerei,
    Anche il sole, perchè
    Questa vita che ho è per lei

    • roberto ha detto:

      Su facebook scriverei: “mi piace”.

      • viviana ha detto:

        Vorrei replicare a Roberto a proposito della canzone , ma non so se lo spazio è questo qui .
        Scusate tanto , ma quelli un po’ imbranati come me non fanno in tempo ad abituarsi al look di certe pagine che ecco che tutto cambia e bisogna riadattarsi e capire se è lì che si scrive quel poco che si vuol dire .
        Evviva l’innovazione , evviva il miglioramento… ma tenete conto che qualcuno fatica di fronte a ripetuti cambiamenti.
        La continuità a volte è rassicurante, specialmente per chi non vive di solo computer .
        Per tornare al discorso canzone … il testo è una poesia di amore , una serie di versi che ogni donna vorrebbe le fossero dedicati , un apprezzamento infinito per quello che fa e che sente .
        Quante volte ahimè diamo tutto per scontato e rinunciamo ad esaltare , a valorizzare quei gesti quotidiani che hanno comunque un grande significato nei rapporti umani !

        • Granocchiaio ha detto:

          Quel Roberto che dice “mi piace” lo conosco, ma non sono io.

          Per uno come lui deve essere stato un mezzo dramma scrivere queste cose, ma alla fine si vede che gli è talmente piaciuto, e poi il buon senso che fa abbandonare i pudori…….

          Per gli amanti del genere, come per esempio Viviana, ma su lei ci avrei scommesso, segnalo dello stesso gruppo altri pezzi simili. Basta cliccare e si ascoltano. Non metto le parole anche se su qualcuno lo meriterebbe, ma non voglio fare un’invasione di campo.

          Se ci sono delle persone che amano ‘ste cose riprendo a scegliere tra i miei ricordi e via via metterò quelle che amo di più.

          e meno male che la nostra è stata l’epoca del rock, del beat, dei capelloni…………
          forse c’era quello e c’era questo, e non mi pare peggio di oggi

          L’ora dell’amore (1967)
          http://www.youtube.com/watch?v=nQ5gqqvKxLM

          Portami tante rose (1967)
          http://www.youtube.com/watch?v=-F_ultLvjmc

          Eternità (1970)
          http://www.youtube.com/watch?v=3d9H8armCTo

          Applausi (1968)
          http://www.youtube.com/watch?v=4DlHDkI5SNk&feature=related

  93. Granocchiaio ha detto:

    Cerco l’estate tutto l’anno
    e all’improvviso eccola quà…
    lei è partita per le spiagge
    io sono solo quaggiù in cittá,
    sento fischiare sopra i tetti
    un aereoplano che se ne va.

    Azzurro.
    il pomeriggio è troppo azzurro,
    e lungo per me,
    mi accorgo
    di non avere più risorse
    senza di te,
    e allora
    io quasi quasi prendo il treno
    e vengo, vengo da te,
    ma il treno dei desideri,
    nei miei pensieri all’incontrario va.

    Sembra quand’ero all’oratorio
    con tanto sole, tanti anni fa…
    quelle domeniche da solo
    in un cortile a passeggiar…
    ora mi annoio più di allora
    neanche un prete per chiacchierar…

    Azzurro…

    Cerco un po’d’Africa in giardino
    tra l’Oleandro e il Baobab,
    come facevo da bambino,
    ma quì c’è gente, non si può più
    Stanno innaffiando le tue rose,
    non c’è il leone, chissà dov’è…

  94. Granocchiaio ha detto:

    Piero Conte

    (1981)

    Via, via, vieni via di qui,
    niente più ti lega a questi luoghi,
    neanche questi fiori azzurri…
    via, via, neanche questo tempo grigio
    pieno di musiche
    e di uomini che ti sono piaciuti…

    It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful,
    good luck my babe,
    it’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful,
    I dream of you…
    chips, chips, du-du-du-du-du

    Via, via, vieni via con me,
    entra in questo amore buio,
    non perderti per niente al mondo…
    via, via, non perderti per niente al mondo
    lo spettacolo d’arte varia
    di uno innamorato di te…

    It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful…

    Via, via, vieni via con me,
    entra in questo amore buio,
    pieno di uomini…
    via, entra e fatti un bagno caldo,
    c’è un accappatoio azzurro,
    fuori piove un mondo freddo…

    It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful…

  95. Tancredi fu Braccagni ha detto:

    quando si dice siamo al tubo del gas……………..
    questa si che è crisi!
    speriamo solo che i negozi siano finalmente aperti anche il 1° maggio, come pare farci sperare il Sindaco di Follonica a cui la proposta piace…..in modo che risollevando l’economia non si abbia più a vedere segnali di cotanta disperazione

  96. Che dice la pioggerellina di marzo? ha detto:

    Che dice la pioggerellina
    Di marzo, che picchia argentina
    Sui tegoli vecchi
    Del tetto, sui bruscoli secchi
    Dell’orto, sul fico e sul moro
    Ornati di gèmmule d’oro?

    Passata è l’uggiosa invernata,
    Passata, passata!
    Di fuor dalla nuvola nera,
    Di fuor dalla nuvola bigia
    Che in cielo si pigia,
    Domani uscira’ Primavera
    Guernita di gemme e di gale,
    Di lucido sole,
    Di fresche viole,
    Di primule rosse, di battiti d’ale,
    Di nidi,
    Di gridi,
    Di rondini ed anche
    Di stelle di mandorlo, bianche……

    Che dice la pioggerellina
    di marzo, che picchia argentina
    sui tegoli vecchi
    del tetto, sui bruscoli secchi
    dell’orto, sul fico e sul moro
    Ornati di gèmmule d’oro?

    Ciò canta, ciò dice:
    E il cuor che l’ascolta è felice.
    Che dice la pioggerellina
    Di marzo, che picchia argentina
    Sui tegoli vecchi
    Del tetto, sui bruscoli secchi
    Dell’ orto.

    di Angiolo Silvio Novaro

  97. Spadi Roberto ha detto:

    Oggi sono stato alla camera mortuaria dell’ospedale, per fare le condoglianze ai familiari di Lucio Rossi, l’operaio morto sul lavoro il 1° maggio.
    Lo conoscevo perché per tanti anni con suo zio Marcello era venuto a casa mia per il trapianto e la raccolta del pomodoro.
    Che dire, era un bravo ragazzo, nato per fare il trattorista, conosceva il suo lavoro, credo non avesse fatto altro fin da piccolo.
    E’ morto in un modo assurdo, (qualcuno sa se la morte qualche volta non è assurda?), ucciso dalla macchina operatrice che stava usando; qualcheduno dice: >, già, che scoperta, è difficile da spiegare, forse nemmeno io ci posso riuscire, però ci voglio provare per rispetto di Lucio che è morto per fare il suo lavoro.
    Allora, proviamo a pensare di essere in un campo di erba falciata da poco (avrei dovuto dire “condizionata” ma è troppo tecnico e non tutti sono in grado di capire la differenza), in genere se vanno fasciate con il nylon ci sono poche ore a disposizione per fare le rotoballe perché l’erba non deve essere troppo secca altrimenti non fermenta; invece se era già fieno secco, andava pressato perché all’indomani era prevista pioggia, insomma c’era da lavorà per il 1°maggio, sai la novità, in campagna le feste so un optional…
    Quindi si incomincia a pressare, dopo un po’ ci si accorge che la macchina non funziona al meglio, ad esempio le rotoballe escono sciolte; che si fa, si va a casa? Certo che no, si cerca di ovviare al problema, senza un meccanico perché è festa e anche perché i problemi so più o meno sempre quelli, catenarie che non funzionano, cinghie che si “ammontinano”, oppure decine di altre possibilità assortite; quindi prendi gli attrezzi e incominci a cercare di capire.
    Nella carrozzeria della rotoballatrice, ‘un po’ ovunque, ci sono adesivi che indicano che SI INTERVIENE SULLA MACCHINA SOLO QUANDO NON E’ IN FUNZIONE! Già e così come lo vedi dove non funziona?
    Ecco fatto il patatrac, per fare prima, per finire il lavoro, per tornare a casa prima, perché sei da solo in mezzo al campo, perché l’hai già fatto mille volte.

    • Roberto Spadi ha detto:

      Mi scuso, nel fare copia/incolla da Word ho saltato un pezzo che rende il testo incomprensibile,
      quello correto è:
      Oggi sono stato alla camera mortuaria dell’ospedale, per fare le condoglianze ai familiari di Lucio Rossi, l’operaio morto sul lavoro il 1° maggio.
      Lo conoscevo perché per tanti anni con suo zio Marcello era venuto a casa mia per il trapianto e la raccolta del pomodoro.
      Che dire, era un bravo ragazzo, nato per fare il trattorista, conosceva il suo lavoro, credo non avesse fatto altro fin da piccolo.
      E’ morto in un modo assurdo, (qualcuno sa se la morte qualche volta non è assurda?), ucciso dalla macchina operatrice che stava usando; qualcheduno dice: “Come si fa a mette le mani in un macchinario in funzione? ” Già, che scoperta, è difficile da spiegare, forse nemmeno io ci posso riuscire, però ci voglio provare per rispetto di Lucio che è morto per fare il suo lavoro.
      Allora, proviamo a pensare di essere in un campo di erba falciata da poco (avrei dovuto dire “condizionata” ma è troppo tecnico e non tutti sono in grado di capire la differenza), in genere se vanno fasciate con il nylon ci sono poche ore a disposizione per fare le rotoballe perché l’erba non deve essere troppo secca altrimenti non fermenta; invece se era già fieno secco, andava pressato perché all’indomani era prevista pioggia, insomma c’era da lavorà per il 1°maggio, sai la novità, in campagna le feste so un optional…
      Quindi si incomincia a pressare, dopo un po’ ci si accorge che la macchina non funziona al meglio, ad esempio le rotoballe escono sciolte; che si fa, si va a casa? Certo che no, si cerca di ovviare al problema, senza un meccanico perché è festa e anche perché i problemi so più o meno sempre quelli, catenarie che non funzionano, cinghie che si “ammontinano”, oppure decine di altre possibilità assortite; quindi prendi gli attrezzi e incominci a cercare di capire.
      Nella carrozzeria della rotoballatrice, ‘un po’ ovunque, ci sono adesivi che indicano che SI INTERVIENE SULLA MACCHINA SOLO QUANDO NON E’ IN FUNZIONE! Già e così come lo vedi dove non funziona?
      Ecco fatto il patatrac, per fare prima, per finire il lavoro, per tornare a casa prima, perché sei da solo in mezzo al campo, perché l’hai già fatto mille volte.

      • viviana ha detto:

        Non conoscevo questo ragazzo , conoscevo la sorella che è stata una mia alunna anni fa . Brava gente, come tanti da quelle parti , persone serie , responsabili .

  98. La CEC-PAC ha detto:

    La CEC-PAC è la nuova posta elettronica certificata che Brunetta stà cercando di distribuire a tutti gli Italiani in modo gratuito.
    Ma che cosa è e a che cosa serve, però, lo dicono solo a metà, leggete questo articolo e ne sapèrete di più, soprattutto avrete così la possibilità di capire meglio perchè non è il caso di correre a prendersi una pec dal governo…. ci sono un sacco di sprprese negative di cui nessuno parla ufficialmente, e se non capite qualche cosa domandate pure sul bol ed io cercerò di rispndervi in modo da togliervi ogni dubbio:

    Pec trappola, così la posta certificata di Brunetta può provocare dei guai
    Giorgio De Rita, direttore di DigitPa, conferma l’altra faccia di uno “strumento potente”.
    di Michela Rossetti

    “Un oggetto delicato e uno strumento potente, che bisogna saper usare”: così Giorgio De Rita, direttore generale di DigitPA, l’ente che si occupa di informatica nella Pubblica amministrazione (ex Cnipa) e che ha contribuito al varo della posta certificata, descrive la novità lanciata lunedì scorso dal ministro Renato Brunetta.
    La Cec-Pac, che ha il merito di introdurre uno strumento utile nel rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione – risparmiando file e code con l’invio di una mail che ha lo stesso valore legale di una raccomandata con ricevuta di ritorno – può rivelarsi, infatti, un boomerang per chi non ne conosce l’esatto funzionamento.
    Non tutti, infatti, sanno che una volta inviata la Pec a una pubblica amministrazione, riceverà tutte le comunicazioni che lo riguardano solo ed esclusivamente attraverso il suo indirizzo elettronico, dimenticandosi per sempre il domicilio fisico.

    De Rita: questo sembra uno degli aspetti più “critici”. Se invio una mail certificata ad Equitalia, per fare un esempio, l’ente di riscossione manderà poi tutte le comunicazioni che mi riguardano alla mia casella di posta e non più al mio domicilio “fisico”, via Pincopallo a Roma, mettiamo.
    Ma che succede se mi si rompe il computer, o dimentico per qualche mese di consultare il mio indirizzo certificato?
    Se l’utente non apre e consulta la sua casella di Posta certificata, non potrà mai dire di non aver ricevuto la comunicazione. Perché fa fede la ricezione del messaggio nella casella, non la sua lettura.
    Facciamo un esempio: con la posta tradizionale, quella cartacea, se il postino non mi trova a casa deposita la mia raccomandata all’ufficio postale, dopo di che ho 30 giorni di tempo per andarla a ritirare. Con la Pec è un po’ la stessa cosa: se entro 30 giorni non apro il messaggio è una mia responsabilità. Per la pubblica amministrazione che l’ha inviata la comunicazione risulta ricevuta.

    l’intera intervista su
    http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=%27%27La+Pec+di+Brunetta%3F+S%C3%AC,+pu%C3%B2+essere+una+trappola%27%27&idSezione=6784

    • Tancredi fu Braccagni ha detto:

      facciamo un po’ di chiarezza sulla scrivente CEC-PAC

      Ho letto l’altro giorno sul blog l’intervento che la CEC-PAC ha fatto in prima persona sull’argomento Posta Elettronica Certificata.

      Confesso di averlo letto un po’ di corsa, ma di aver capito che non sono tutte rose e fiori, anzi che ci sono un sacco di sorprese negative di cui nessuno parla ufficialmente.

      Mi ripromettevo di approfondire e poi qualche giorno dopo ho letto un articolo del presidente nazionale di un’Associazione a difesa dei Consumatori, non ricordo il nome, ma ricordo che è uno che è spesso in televisione, che appare essere anche piuttosto tosto, non mi vorrei sbagliare ma mi pare sia anche parlamentare.

      Leggo l’articolo in cui si parlava di qualche problemino a questo nuovo servizio, ma nessun accenno all’aspetto che veniva segnalato nell’articolo del nostro blog.
      Mi ripromettevo di chiedere spiegazioni a chi aveva scritto l’articolo, ma stamani dovendo andare nell’Ufficio Postale ho pensato bene di chiedere direttamente a loro come stavano le cose.

      L’Ufficio era quasi vuoto, io non avevo nessun in coda e appena fatto il mio servizio ho fatto la domanda al gentile impiegato.
      In pratica ho chiesto appunto cosa poteva succedere se io non fossi stato in grado di vedere la mia posta per un certo periodo di tempo, che so, per esempio per un guasto al mio computer.
      Lui prontamente mi ha risposto: può sempre andare in un Internet Point e consultarla. Al che ho insistito io dicendo che intendevo dire “essere impedito” in senso assoluto, che so, per esempio per un improvviso ricovero in ospedale per un incidente o altro.
      E lui di nuovo prontamente: lo dice ad un altro, ad un familiare o ad un amico che possa consultarlo.
      Al che ho di nuovo provato ha insistere e fargli l’esempio che non è detto che io abbia la buona idea di chiedere ad un amico o ad un familiare di visitare la mia posta nel caso in cui dovessi essere ricoverato per un incidente o altro.
      A questo punto fa capolino dietro una colonna l’altro operatore, penso il capo ufficio, che sembrava voler guardare in faccia chi aveva osava fare tutte queste domande inquisitorie.

      Nel frattempo guarda caso l’ufficio si era riempito di gente, la persona che era servita dal Capo Ufficio dava – giustamente – segni di impazienza perché questa non la serviva per seguire il mio colloquio con il collega.

      Dico diretto anche a lei: guardate che io non pretendo una risposta seduta stante, a me va bene pure che prendiate informazioni e poi me le date in un secondo momento, torno qui tra una settimana e me lo dite.
      Il gentile impiegato prova a spiegarmi altre cose, ma la collega interviene con risolutezza dicendomi: “Se lei non è contento di questo servizio si deve rivolgere a chi l’ha pensato e poi l’ha fatto!”
      Di fronte a cotanto spirito mi astengo, per rispetto di chi era in fila, dal fargli presente che io chiedevo informazione e non stavo contestando proprio un bel niente.
      Mi sono limitato a rispondere con un divertito sorriso “grazie mille per spiegazione finale e risolutiva”. Ho fatto un inchino a tutta la fila dietro a me, ho salutato e sono sortito dicendomi che siamo tutti fortunati a vivere in una pese incredibile come il nostro: nemmeno ad inventarlo si sarebbe riusciti ad averlo così.

      Tanto rumore per nulla! Tanto parole per non darmi poi una spiegazione.

      Poi ricomincio a pensare a quel fenomeno del Presidente che mi pare si un rompi, ma mica tanto coglione, e mi sembra assai strano che uno come lui non abbia notato questa “sorpresa” fino a nemmeno citarla nel suo articolo.
      Allora vado a ricercare l’articolo segnalato sul blog e me lo rileggo per benino.

      Poffarbacco! Ma l’articolo conclude con una frase che mi tramortisce:
      “Facciamo un esempio: con la posta tradizionale, quella cartacea, se il postino non mi trova a casa deposita la mia raccomandata all’ufficio postale, dopo di che ho 30 giorni di tempo per andarla a ritirare. Con la Pec è un po’ la stessa cosa: se entro 30 giorni non apro il messaggio è una mia responsabilità. Per la pubblica amministrazione che l’ha inviata la comunicazione risulta ricevuta.”
      Ma se è la stessa cosa dov’è la sorpresa negativa???

      Certo a me nasce a questo punto lo stesso interrogativo: ma se una persona (magari sola) si trova per un qualsiasi motivo impossibilitato a essere presente al ricevimento e nemmeno reperibile per oltre 30 giorni, la posta raccomandata (tradizionale) si ritiene ugualmente consegnata?

      • patrizio ha detto:

        Spero di essere il più semplice possibile, mi fa piacere che tu abbia messo il dito nella piaga, perché il problema c’è, ed è tanto più grosso perché non viene spiegato.

        1- dicono che la CEC PEC serve per chiedere e ricevere atti o certificati con la pubblica amministrazione, e la cosa è vera ma solo a metà.
        In verità NON dicono che la P.A. può mandarti con la CEC PEC anche i verbali delle multe, le cartelle di pagamento delle tasse, e tutto quello che giuridicamente può vincolarti verso la P.A. anche in modo irreversibile se non lo impugni entro certi termini.

        2- non ti dicono che una volta preso questo indirizzo tu per la pubblica amministrazione hai un vero e proprio domicilio dove ti possono spedire i certificati, ma anche notificare tutto il resto come ingiunzioni ecc.. e non ti dicono come fare a cancellarlo ad esempio… se poi non lo vuoi più… perché non ti piace più o perché magari vai un mese all’estero o ti senti male o abiti in una b aita dove non c’è internet o invecchi e non vai più a consultare la casella di posta.
        In pratica per tutte le P.A. Tu avrai sempre la residenza anagrafica dove la vuoi tu, ma loro ti notificheranno sempre e comunque tutto su quella casella di posta elettronica…. anche quando non potari aprirla per vari motivi che hai detto e per tutti gli altri a cui uno non pensa… ma ce ne sono…

        3- non dicono che se ti notificano una multa o una cartella di pagamento o una ingiunzione qualsiasi della società che gestisce queste cose, cioè il pagamento e il recupero delle tasse e delle sanzioni amministrative, il termine per impugnare o comunque fare opposizione e quindi chiedere la sospensione del pagamento in caso non sia dovuto, decorre dal momento che la posta elettronica della P.A. viene depositata nella tua casella di posta CEC PEC… indipendentemente dal fatto che tu la vada a leggere (la legge prevede espressamente questo come prevede che quando tu hai una casella CEC PEC non puoi rifiutarti di ricevere le notifiche li) o meno quello che ti hanno spedito.

        La differenza è sostanziale, perché con la posta cartacea vale il principio che i termini decorrono da quando materialmente la ricevi e firmi, e quindi è prevista anche la giacenza, per cui se durante la giacenza non la prendi non decorrono i termini… occorre comunque che la giacenza sia compiuta, con la posta elettronica no… appena te la mettono nella tua casella sul web, partono i termini… e se ti scordi di scaricare per un paio di mesi potresti anche trovarti nei guai, perché non potrai più impugnare ad esempio una di quelle cartelle pazze che a milioni gironzolano da anni…

        La giacenza delle ingiunzioni e delle cartelle di pagamento è diversa da quelle delle raccomandate, è di soli dieci gironi ai fini del computo dei termini, poi ci sono i trenta giorni per poterla comunque ritirare.

        Ora fai un po’ di conti.

        Ti arriva una ingiunzione con CECPEC e tu ti ricordi di scaricare la posta dopo un po’ scarichi e il termine per impugnare, siccome per la P.A decorre da quando te l’ hanno spedita, è già scaduto… cosa ti rimane da fare?… Solo pagare… non c’è santo che tenga, qualunque azione giudiziaria sarebbe inutile e verrebbe respinta con l’aggiunta delle spese anche se quanto ti hanno chiesto non fosse giusto…

        con la posta cartacea invece hai un periodo di giacenza durante il quale il termine non decorre, se entro i dieci gironi da quando ti hanno messo l’avviso di giacenza tu vai a ritira la posta, il termine non decorre dal momento che ti hanno messo l’avviso, ma da quando tu sei andato alla posta e hai firmato e ritirato l’atto…

        questo vuol dire che devi tutti i giorni collegarti ad internet e scaricare la posta per dormire tranquillo.

        Se poi vai via… non puoi nemmeno dare le tue credenziali di posta ad un parente… perché i signori che te lo hanno suggerito non sanno che sarebbe vietato, o meglio lo fai a tuo rischio e pericolo..
        infatti con quelle credenziali non solo si scarica la posta ma si può anche scrivere e la CECPEC è fatta in modo tale che risulterebbe spedita da te e solo da te… e quindi a te vincolerebbe…

        inoltre attenzione, la giacenza della raccomandata è una cosa, quella di una cartella di pagamento ai fini dei termini per impugnarla è ben altra cosa, chiedi alle poste di spiegarti queste cose, vediamo se ti dicono cose esatte o di nuovo cose ingannevoli, se non te le spiegano allora provvedo io…

        volendo si può continuare, ma mi fermo qui è consiglio a tutti di non cadere nella trappola del governo, e di non prendere questa CECPEC… aspettando che un domani, forse, venga regolamentata in modo da prevedere situazioni per cui uno non la può scaricare, da prevedere un periodo di giacenza come per la cartacea, prevedere che quando uno è vecchio possa rinunciare, o se si assenta dichiara di non poter ricevere e riceve sull’indirizzo di posta cartacea… se il pc non funziona o se (come accade) quando cambi gestore di telefonia non ti danno la linea internet per mesi… o un guasto al telefono che non riparano… o manca la corrente per una settimana… o non hai i soldi per pagare la bolletta… e ti tagliano la luce o la linea… quelli continuano a mandare sulla casella tanto puoi andare ad un internet point… (che animali quelli che ti hanno detto questa cosa, bisognerebbe che accadesse a loro un problema così poi se ne accorgerebbero)…e cose del genere…

        se hai altri dubbi chiedi e provo a spiegar meglio.
        Ma ripeto gridandolo
        NON PRENDETE QUESTA CECPEC PERCHE’ PER ORA E’ PIU’ UN RISCHIO CHE ALTRO, SOPRATTUTTO PER PERSONE ANZIANE E CHE NON USANO INTERNET GIORNALMENTE… NON E’ OBBLIGATORIO PRENDERLA, MA QUANDO LA HAI PRESA DEVI TENERTELA E DEVI CONSULTARE LA CASELLA OGNI GIORNO

        • Nello ha detto:

          Avevo provato a dare in cattiva esposizione le stesse risposte che Patrizio ha dato in maniera chiara, ma come volevasi dimostrare per ben dieci minuti internet era fuori servizio per cui non è partito il mio commento: alcuni mesi fa per ben 15 gg sono stato senza internet a causa del mio operatore telefonico ( era per migliorare il servizio). Ergo non occorre essere malato o altre per prenderlo nei fondelli. Ricordo che a Braccagni bisogna per forza soggiacere a Telecom (l’ultimo miglio, come viene chiamato il collegamento telefonico eè suo, in BARBA ALLA LIBERALIZZAZIONE)se non siamo suoi abbonati si rischia di fronte ad un guasto di stare senza telefono anche per 15-20 gg come è successo.
          Comunque sul giornale sabato ho letto che solo 150.000 persone hanno aderito alla CECPEC, ma solo pochissimi sono riusciti a farci qualcosa…….
          Per inciso: lo stesso ministro (volutamnette con la minuscola)ha fatto fuoco e fiamme, minacciando il licenziamento ai dipendenti della P.A (e le Poste anche se ora SpA penso siano assimiolabili)se non fossero disponiblili; mi sembra che a Tancredi abbiano riservato tutt’altro atteggiamento.

          • Tancredi fu Braccagni ha detto:

            Rispondo a Nello perché anch’io come lui combatto con i famigerati “gestori” veri filibustieri legalizzati.
            In pericolare sulla sua affermazione
            “Ricordo che a Braccagni bisogna per forza soggiacere a Telecom (l’ultimo miglio, come viene chiamato il collegamento telefonico è suo, in BARBA ALLA LIBERALIZZAZIONE)se non siamo suoi abbonati si rischia di fronte ad un guasto di stare senza telefono anche per 15-20 gg come è successo.”

            Vorrei specificare quanto segue.
            Son in causa da qualche anno con la Telecom perché mi ha lasciato senza servizio il suo servizio Alice ADSL per un periodo di oltre 4 mesi 4, e non per 15-20 giorni.
            Nel frattempo ho voluto/dovuto sperimentare un gestore che adoperasse “l’ultimo miglio” e fornisse il servizio del fisso lui direttamente.
            Servizio grosso modo paragonabile all’altro, salvo che con la famigerata chiavetta ora in uso è assai difficile rimanere completamente a piedi.

            Una solo rimarchevole differenza: i guasti.
            Ho avuto un guasto sulla linea un venerdì mattina, giorno perlomeno infausto per avere guasti.
            Fatto il guasto di prima mattina mi arriva dopo poco una telefonata da Vodafone per avere la conferma e i dettagli del guasto. E fine a li è una bella sorpresa, ma niente di eccezionale.
            A fine mattinata una nuova telefonata stavolta da parte di Telecom che mi chiede la conferma che ho segnalato un guasto. Confermo, ma resto perplesso: perché mi chiamano loro?
            Nel primo pomeriggio mi chiama di nuovo Vodafone e mi chiedono se il disservizio è terminato. Dico che non lo so, provo e vedo che tutto è a posto. Riferisco, ringrazio e via.
            Solo che ho poi ricevuto ancora tre telefonata, due nel tardo pomeriggio e uno nella mattinata di sabato, tutte da parte di Vodafone, tutte per chiedermi se il guasto era stato riparato. Il guasto era stato riparato nelle prima ore del pomeriggio del venerdì, quattro telefonate prima.

            Morale?
            Io, pur non essendolo, continuo a ragionare come i contadini. O almeno ci provo.
            Secondo me se ha un guasto il signor Cacini di Braccagni e questo fa la segnalazione a Telecom è come se uno si affacciasse di notte alla finestra e provasse sentire l’eco della sua voce che ritorna dalla luna piena.
            Se invece del signor Cacini alla Telecom il guasto glielo segnala la Vodafone (con la quale presumo ci siano contratti un po’ più equi di quelli che siamo costretti a firmare noi poveri comuni mortali) il guasto diviene immediatamente “il più uguale tra gli uguali”

            Mi sbaglio? Può darsi. Ma per me le cose stanno così.

            P.S. Caro Nello, il trattamento a me riservato nell’Ufficio Postale è stato bipartisan, se così si può dire. Mentre il primo cercava in qualche maniera di spiegarmi il perché e il per come, l’altro mi ha detto di rivolgermi direttamente a chi aveva fatto la legge se non ero contento di questa……………..ma io stavo solo chiedendo spiegazioni non contestavo proprio un bel niente!!!

          • patrizio ha detto:

            Io non penso a me stesso, in fondo io di questa novità posso avvantaggiarmene , è il mio pane quotidiano, la conoscenza di questi argomenti fa la differenza nel mio lavoro; però mi preoccupo per chi, sperando di far cosa giusta per velocizzare le i rapporti ocn la PA, si prende la cec pec e poi la usa solo quando lui ha bisogno di chiedere qualche cosa alla PA che la pubblicizza proprio in questi termini, mentre non sa che li gli mandano le cartelle di pagamento e i solleciti dal giorno dopo… pensa se uno si collega dopo sei mesi per chiedere un certificato e scopre che ha una decina di atti di pagamento ormai scaduti e non più impugnabili…. si taglia gli zibidei… è rovinato…

        • Tancredi fu Braccagni ha detto:

          Potrei dire che rimango colpito da cotanta analitica esposizione, ma non lo dico conoscendo il mittente.

          Tuttavia c’è un lato che ancora mi rosica un po’.
          Non è per mancare di rispetto a Patrizio, ma io tengo in notevole considerazione anche il famigerato Presidente dell’Associazione Consumatori – di cui non vuol venirmi in mente il nome, ma lo ritroverò – e la sua critica alla nuova posta. Nemmeno tanto delicata, anzi abbastanza circostanziata e motivata.
          Bene in quella disamina non si fa accenno alcuno al problema sollevato.
          Questo mi lascia perplesso.

          Vedremo controllando.
          Magari non all’Ufficio Postale dove pare ci sia qualcuno – stranamente – incazzato con il padre del provvedimento ancor più del nostro Patrizio.

          • pec - ore ha detto:

            tancredi attento a fidarti troppo delle associazioni dei consumatori, non è tutto oro quello che luccica…

      • pec-incul ha detto:

        La cartella esattoriale arriverà con la posta elettronica certificata.
        Manovra correttiva. Via alla razionalizzazione dell’intero sistema della riscossione. Comunicazione diretta del domicilio agli uffici del fisco
        La cartella esattoriale arriverà con la posta elettronica certificata. Questa ulteriore modalità di notifica della cartella di pagamento è prevista nella bozza manovra sul riordino dei conti pubblici esaminata ieri dal consiglio dei ministri.
        Si tratta di una misura che assieme ad altre ha quale principale finalità quella di razionalizzare le modalità di notifica degli atti impositivi di natura fiscale e più in generale dell’intero sistema di riscossione delle imposte.

        Italia Oggi – A. Bongi – art. pag. 23

  99. Granocchiaio ha detto:

    RIMINI NON ESISTE
    Convention Shadows Club Italia a Rimini

    L’altra volta a Forte dei Marmi, stavolta a Rimini, il nostro Presidente Vanni Lisanti è bravo più dei frati a trovare splendide sistemazioni per gli associati del Club.

    Dirò subito che Rimini è andata anche aldilà delle più rosee aspettative. Mitizzata dal grande Federico Fellini non ci si rende conto di quanto mitica sia in realtà finché uno non ci va.
    E allora vi farò subito un annuncio strabiliante, tentando di muovermi sulle orme del grande “Vitellone”.
    La notizia è che Rimini non esiste!
    In che senso? Nel senso che non c’è, non la trovate.
    Arrivando da Nord ho trovato facilmente il mio albergo che si chiamava appunto Punta Nord a Torre Pedrera, che li per li non ho capito se era un quartiere di Rimini, la sua periferia o qualcosa di simile. Dev’esse quest’ultima.
    Il sabato mattina con la sete di vedere almeno dal fuori il Grand Hotel situato, manco a dirlo, nel Parco Federico Fellini, mi sono preso l’auto come consigliatomi dal portiere e mi sono messo di tutta calma a percorrere il lungomare direzione Sud, cioè direzione Rimini.
    Ho trovato il cartello di Viserbella (altro quartiere o forse paese?), poi direzione Rimini a quindi fine di Viserbella e inizia Viserba (idem come sopra), e poi Rivabella, poi la strada è diventata a senso unico e per continuare sono dovuto uscire di traiettoria e mi sono un po’ perso all’interno. Ma seguendo l’indicazione Rimini sono arrivato al porto, che però si chiama San Giuliano a Mare.
    Ci ho girato abbastanza intorno perché parcheggio c’era ma mi sembrava di essere in un porto canale con tanti pescherecci e basta.
    Alla fine mi sono fatto coraggio e ho puntato decisamente verso sud e così ho trovato tra sensi unici, rotonde e quant’altro Bellariva, Rivazzurra, Miramare, che in fatto di fantasia mi pare non si so sciupati mica tanto.
    Quando ho detto a Laura ma Rimini secondo te dov’è? Lei mi ha riposto abbiamo trovato almeno quattro cartelli che indicavano la fine di Rimini!
    Allora si torna indietro! Si vede che non un s’è vista sta città.
    S’è rifatta la strada al contrario dove i cartelli indicavano Rimini, Rimini, e poi ci è sembrato di vedere anche il Gran Hotel, ma non ci giurerei, e poi di nuovo cartelli che indicavano la fine di Rimini!
    Ho capito che ci doveva essere una spiegazione non comune, che so, metafisica? e non me la sono presa.
    Ho cercato di parcheggiare davanti ad un negozio di souvenir. Abbiamo trovato gentilezza e disponibilità proverbiale – così rara dalle nostre parti – articoli nuovi e prezzi ragionevoli, anche questi abbastanza rari nelle nostre terre natie.
    Non mi sono certo azzardato a chiedere alle gentili commesse dov’era Rimini per non fare la solita figura a bischero del solito maremmano gosto e provincialotto. E poi in fondo ho capito perfettamente dov’è Rimini: nel nostro immaginario.

    fine prima parte

    il Granocchiaio

    • viviana ha detto:

      Quaranta anni fa , durante il viaggio di nozze di noi, studentelli squattrinati , poco più che ventenni, capitò che, finito il soggiorno in un’isola ( quella del Giglio) , decidessimo di fare tappa a Rimini , mitico ritrovo di divertimento estivo .
      Fu così che dalla qiete quasi autunnale del Giglio ci trovammo proiettati in tutt’altro clima : gente , luci , animazione , un mondo colorato che mi lasciò d’incanto .
      Cercammo un albergo ; conoscevamo ovviamente l’esistenza del Grand Hotel e sapevamo perfettamente che non era alla nostra portata .
      Riuscimmo però a trovarne uno nelle sue vicinanze . Ricordo che si chiamava Biancamano.
      Dalla nostra camera si poteva ammirare tutta un’ala del più famoso dirimpettaio reso celebre dai films di Fellini .
      Ci accontentammo di questa vicinanza pensando , con l’ottimismo della nostra giovane età, che , chissà, un giorno anche noi saremmo potuti entrare in quell’ambiente così luminoso ed elegante .
      Siamo ritornati a Rimini diversi anni dopo e questa volta, figli a carico, dopo un rapida valutazione, abbiamo deciso che anche il Biancamano era troppo ” centrale ” : meglio una pensioncina in periferia dove trascorrere qualche giorno. Il Grand Hotel lo abbiamo visto passando ed indicato ai ragazzi che, presi da tutt’altre attrazioni , lo hanno guardato di sfuggita , quasi fosse irreale .

  100. Granocchiaio ha detto:

    Lettera ai mi compaesani.

    Mi rivolgo a tutti gli abitanti di Braccagni, di Montepescali, della campagna, specie quella sotto la Bruna e quella verso gli Acquisti e in Barbaruta.

    La preghiera è questa: guardate attentamente il filmato qui si sopra nella testata, questo cantante. Se la musica e la canzone vi piace bene, se no potete anche non ascoltalla e vede solo la faccia, gli occhi, le espressioni di questo volto che qualcuno di voi, come me, sicuramente riconoscerà. Io lo riconosco, ma un riesco a localizza’ dove esattamente l’ho visto e come si chiamava.

    Di sicuro s’era tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, quindi i giovani so tagliati fori da questa storia.
    Quello che mi ricordo vagamente è che di sicuro gli piaceva la musica e fa un po’ il bischero quando si esibiva. Io sono sempre stato ipnotizzato da questi personaggi e da questa musica, quindi non sono la persona più adatta a ricorda’.
    So quasi certo che fosse di famiglia contadina. No che lui lavorasse come gli altri, ma la su parte la faceva, fosse nella stalla o fosse nei campi.
    Poi però il sabato sera, pantaloni e scarpe bianche, camicia in fantasia, capelli e baffetti curati un po sciupa femmine, un po mezzo zinghero, e quel modo di parla alla gente che ti accarezza, ti parla con affetto e convinzione, senza il minimo dubbio, sapendo che è bravo e che piace. E si compiace di piacere, e si compiace di far godere.
    A me m’era venuto in mente un cognome, provo a dillo, anche se so che probabilmente è sbagliato e dico una bischerata. A me mi fa venì a mente un Dottarelli! Che ne dite? È proprio sballata? Ve lo ricordate il Picchio? Non è che gli’assomiglia un po’? Forse un su cugino…………o magari è uno dei Buselli?

    Qui nel filmato voi lo sentite miagola’ e poi canta una lingua straniera, ma non ci fate caso, da lui c’era da aspettarselo che un bel giorno senza di’ niente a nessuno pigliava il treno e partiva pe andà a fa fortuna da qualche parte all’estero!
    L’hanno fatto in tanti qui da noi, nel nostro paese. In Germania soprattutto, ma anche in Brasile, e un po’ dappertutto.

    Che bello rivedello però cosi’ sempre bello bravo e in forma!
    Padrone della scena, del su pubblico, della su musica. I musicisti che l’accompagnano sembra che stiano in adorazione e si domandano ancora che habbino fatto pe meritassi questa fortuna: suonare con lui.
    E si sente che sono li per lui, solo per lui. Per accompagnallo, per omaggiallo, per riavere polvere di stelle dal su muovessi e canta. Che fortuna che hanno avuto!

    Forza gente, fate vedè sto filmato alle vostre mamme, alle vostre nonne. Ascoltate quella specie di miagolii fa prima di comincia’ a canta’, vedrete che qualcosa vi farà venì a mente. Vedrete che qualcuno alla fine lo riconoscerà e ci dirà chi è!

    E ricordatevi che di sicuro è qui del piano: Buriano, Giuncarico, Gavorrano, Roccatederighi, Sassofortino, Roccastrada, Sticciano, niente di tutto questo. Questa è roba nostra, roba del piano.

  101. Granocchiaio ha detto:

    Prime interessanti indicazione sulla vera identità del tipo che suona la chitarra, balla e sorride: pare sia un Nomadelfo. La cosa potrebbe anche essere vera, se non altro leggendo il testo in lingua orginale che ora vi offro

    Gionni Bigù

    Nella bassa Maremmana, vicino a Nomadelfia
    nel profondo della foresta tra i sempreverde
    c’era una capanna fatta di terra e legno
    dove viveva un ragazzo di campagna chiamato Gionni Bigù
    non imparò mai a leggere ne a scrivere bene
    ma suonava la chitarra come fosse un campanello

    Vai!Vai!Vai, Gionni, vai!
    Vai, Gionni, vai!
    Vai, Gionni, vai!
    Vai, Gionni, Vai Gionni Bigù

    Portava la sua chitarra in una borsa di pelle
    Si sedeva sotto l’albero vicino alle rotaie
    Vecchi ingegneri lo vedevano seduto nell’ombra
    suonava con il ritmo che davano i conducenti
    quando la gente passava si fermava e diceva
    “Oh, che suoni riesce a fare quel piccolo ragazzo di campagna”

    Vai!Vai!Vai, Gionni, vai!
    Vai, Gionni, vai!
    Vai, Gionni, vai!
    Vai, Gionni, Vai Gionni Bigù

    Sua madre gli diceva “un giorno sarai un uomo
    sarai a capo di una grande banda musicale
    molta gente viene da lontano
    e ti sente suonare mentre scende il tramonto
    forse un giorno il tuo nome sarà su un insegna
    che dice Stasera “Gionni Bigù”

    Vai!Vai!Vai, Gionni, vai!
    Vai, Gionni, vai!
    Vai, Gionni, vai!
    Vai, Gionni, Vai Gionni Bigù

  102. Granocchiaio ha detto:

    mi sono innamorato di tre donne contemporaneamente!

    se guardate qui di sopra l’articolo cerco di spiegare il perchè

    • mezzolitro ha detto:

      Anche il mì babbo era un fanatico del Trio Lescano, un suo mito assoluto della radio della sua gioventù, che a quei tempi (la radio) era come per noi il web adesso.
      Quando ne parlava, dopo un pò la mì mamma faceva finta(?) di esse gelosa e le scimmiottava cantando tulli-tulli-pan ancheggiando sgraziata agitando il palmo della mano destra con il braccio sinistro sull’anca; Metardino rideva nervosetto e la smetteva subito.
      Che tempi…

  103. Granocchiaio ha detto:

    A parte il nostro Maurì che ha interpretato l’agente delle tre ragazze nessuno ha notato chi era l’attrice che interpretava la parte della mamma? Possibile?

  104. Granocchiaio ha detto:

    Erato, sciocchino! Se tu avessi guardato meglio avresti riconosciuto Sylvia Kristel ossia Emmanuelle, films di metà anni ’70 e ’80…………….

    Avevi già l’età per apprezzare certe cose?

  105. Granocchiaio ha detto:

    Una giornata al mare
    solo e con mille lire
    sono venuto a vedere
    quest’ acqua e la gente che c’è
    il sole che splende più forte
    il frastuono del mondo cos’è
    cerco ragioni e motivi di questa vita
    ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore
    cadono sulla mia testa le risate delle signore

    Guardo una cameriera
    non parla è straniera
    dico due balle ad un tizio
    seduto su un’auto più in là
    un’auto che sa di vernice,
    di donne, di velocità
    e laggiù sento tuffi nel mare,
    nel sole o nel tempo chissà,
    bambini gridare,
    palloni danzare

    Tu sei rimasta sola,
    dolce madonna sola,
    nelle ombre di un sogno
    o forse di una fotografia lontani dal mare
    con solo un geranio e un balcone

    Ti splende negli occhi la notte
    di tutta una vita passata a guardare
    le stelle lontano dal mare
    e l’ epoca mia è la tua
    e quella dei nonni dei nonni
    vissula neglia anni a pensare

    Una giornata al mare
    tanto per noi morire
    nelle ombre di un sogno
    o forse di una fotografia lontani dal mare
    con solo un geranio e un balcone

    di Paolo Conte

  106. Granocchiaio ha detto:

    La poesia ieri pubblicata viene oggi messa in onda con la versione musicale: è come mettere colore a dei sogni. Anche se il filmato è strettamente – e giustamente – in bianco e nero, il colore appunto dei sogni.

    Visione riservata a chi ha letto, e magari apprezzato e compreso, il testo già riportato fin da ieri più sotto
    gli altri possono passare oltre, è tutto tempo perso

  107. Granocchiaio ha detto:

    Per ogni cinquantennio

    E poi c’è sempre uno che si apparta
    si mette a scorreggiar tranquillamente
    del resto per tre ore siamo a Sparta, c’e tanta gente…

    Per ogni cinquantennio i «sempre in gamba»
    si sprecano e i saluti e i battimani,
    per soli uomini è organizzata questa parata

    Ci sono certi nodi di cravatta
    che dietro c’è la mano di una moglie
    ma dietro ad ogni moglie c’è una amante senza mutande

    Nel gruppo manca mai qualche avvocato
    a lui tocca di fare il bel discorso
    la faccia sua collerica si accende e ci confonde…

    Ma come parla bene, e poi ci spiega
    – di ferro è questa classe – battimani –
    ma uno con la testa fra le mani lo guarda fisso, senza una piega

    Ci sono proprio tutti o quasi tutti
    ciascuno s’è pagata la sua quota
    qualcuno invece è morto e infatti è assente… indifferente…

    Sparito sembra poi da qualche viso
    lo stesso proprietario – dov’è andato?
    Ma poi di colpo, complice un sorriso, indietro torna dal paradiso

    La facce rosse rosse, ormai si canta
    a squarciagola senza intonazione
    nessuno sentirà chi si è perduto in mezzo al brindisi gridando aiuto

    Ma poi c’è sempre uno che si apparta
    si mette a scorreggiare e tira avanti
    del resto da tre ore siamo a Sparta, e siamo in tanti…

    lo scrittoredi canzoni

  108. Granocchiaio ha detto:

    Lo scrittore di canzoni Paolo Conte ci canta il suo lavoro “Per ogni cinquantennio”

    il testo qui di sotto,
    per la versione cantata vedi la testata dell’articolo qui sopra

  109. Granocchiaio ha detto:

    video particolarmente indicato ai giovani dai 3 ai 75 anni compiuti

    trova ottimo impiego per una ricarica di ottimismo

    si consiglia la visione almeno una volta al giorno

    il venerdì – in vista del sabato – almeno tre volte di fila e poi il sabato andare ad eseguirlo nel locale più disponibile

    non arrendersi ai primi insuccessi, vale la pena insistere perché alla buona riuscita c’è il bonus ***

    in caso di necessità la dose può essere aumentata fino a 5 volte al dì, specie nella giornata del lunedì

    Nota: quest’anno si festeggia il 75° della nascita di Elvis Presley, appunto

  110. Granocchiaio ha detto:

    IL BUIO OLTRE LA TENDA

    Appena spenta la luce cerco la posizione meno disumana possibile per dormire. Il letto è veramente infame. Traverse in piatto di acciaio rigide, materassi duri come una patata, guanciali bassissimi ed elastici come delle molle. Solo i lenzuoli hanno un buon aspetto, morbidi e candidi, con un confortante impatto al tatto. Le potenti luci principali si spengono, ma verranno riaccese diverse svariate volte durante la notte per i più svariati motivi.
    Restano accese le luci di cortesia e tutta una serie di spie variamente colorate accompagnate da una gamma impressionante di segnali acustici declinando i Bip, Bop, Bep, Bup,e Bap.

    Cerco concentrazione in questo rumore di fondo quando ecco che dalla postazione del mio vicino di letto si leva prima timidamente, poi sempre più deciso un ruggito di belva che subito identifico come di leone.
    Sicuramente si tratta di un leone in amore e in attesa del galante incontro con la sua bella leonessa. Come tutte le femmine anche questa si fa desiderare e lo straziante ruggito del leone continua ad imperversare.
    Poi all’improvviso i ruggiti si fanno più vicini e ritmati come a trasmetterci la felina bramosia del fiero amplesso. Ruggiti da enorme e cavernosa gola profonda. Poi questi ritmici ed ossessivi ruggiti arrivano al parossismo e quindi virano subitamente in gemiti sempre meno aggressivi fino a ad arrivar a tonalità di languidi e appagati sospiri post orgasmo.

    E poi il silenzio. Passano cinque secondi, dieci secondi, quindici secondi! Vuoi vedè che si dorme?
    Ma mentre cerco nuova puntigliosa concentrazione per tentare di assopirmi almeno un po’, ecco come da tremenda esplosione vulcanica un suono spaventoso da creatura orrenda e profonda. I vetri tremano, il disumano grido ti aggredisce e impaurisce come novello King Kong incarnatosi dietro la tendina.
    E subito ricomincia la straziante vogliosa litania del leone già pronto di nuovo all’amore per il desiderato amplesso. E ricomincia così il ciclo dei gridi d’ardore e ora d’amore per terminare poi dopo il parossismo giunto, ai languidi gemiti di sfinita voglia soddisfatta.

    Il ciclo si ripete ormai diverse volte
    io spero che non sia l’intera notte
    quand’ecco all’improvviso
    un nuovo suono amico e forte
    traversa gli occhi e il viso
    è il sibilo profondo e grave
    che ti fa volgere gli occhi al cielo
    ad una scia veloce e bianca
    splendente e scritta sopra un velo
    ma certo! È l’effe 86
    compagno e amico di lontani sogni miei
    il primo jet che avemmo
    nei cieli di Grosseto e di Maremma
    rampante il cavallino sulla stemma
    e noi col naso in su ci stemmo

    ma ora il suono non è più di quello
    un fischio straziante eppure bello
    di una freccia in cielo senza ali
    lo vedi ad occhio nudo e senza occhiali
    Quel razzo con la punta lunga e stretta
    che sfreccia come rapida saetta
    Se vuoi vederlo in cielo devi puntare
    Gli occhi avanti a chilometri posare
    E’ l’effe 104! Argento e bello
    Non ci si può sbagliare, è solo quello!

    E terminata anche questa esibizione
    Ecco arrivare in pista mille motori
    Gridano in cielo la propria orazione
    Facendo divertir la folla degli ammiratori
    Io intanto tra l’aeroplano e il razzo
    Non ce la faccia a dormi manco po’ cazzo!
    Tutta la notte dalla fatale tenda
    Vengon rumori di tutte le sembianze
    Non c’è rumore o ruggito che si senta
    Riconducibile anche per poco nelle stanze
    Ad un qualcosa da poter paragonare
    Anche lontanamente all’uman russare.

    • Nello ha detto:

      Ben tornato. Sentivamo la tua mancanza, ma non ti hanno consigliato di dormire, visto quantro hai scritto.
      E’ proprio vero “il lupo, ops il Granocchiaio, perde il pelo ma non il vizio”

    • fritz ha detto:

      Ma chi t’ammazza Granocchiaio!!!…ti s’aspetta in Via Bandi…

      • roberto ha detto:

        Dato che da un po’ di tempo a Braccagni è un proliferare di Comitati, si porta a conoscenza della cittadinanza che si è appena costituito il “Comitato per la tutela e la salvaguardia del Granocchiaio di Maremma”.

    • viviana ha detto:

      Che bravo il Granocchiaio che riesce a farci partecipi di tante esperienze umane che racconta con stile ed ironia !
      Vogliamo ascoltarle ancora le sue storie che speriamo da ora in poi siano ambientate solo nei luoghi che gli sono cari.
      Sta’ bene , Granocchiaio , si sente qui la tua mancanza!!

  111. Granocchiaio ha detto:

    Ieri mi pare d’avè sentito dalla televisione nazionale che Grosseto è al primo posto in Italia per “percezione della felicità”, o qualcosa di simile

    Stamani idem alla rassegna stampa locale

    Se così fosse, che dire? I Grossetani sono i più felici d’Italia?

    Una delle tante: chi s’accontenta gode

    Mi sa che i grossetani siano di molto goduriosi……….

    • Ric ha detto:

      Questa notizia è vera: infatti nella rilevazione dell’anno 2009 il risultato più significativo fu che la provincia in cui c’era maggiore felicità, espressa come gradimento del vivere in una determinata località era Cagliari seguita da alcune province lombarde: Pavia, Milano, Bergamo e Lodi. Quest’anno la provincia italiana dove si percepisce maggiore felicità di vita è Grosseto.
      La caratteristica è amplificata dalla vicinanza del mare, dalla qualità del territorio, dallo stile di vita e dalla indubbia bellezza della nostra Maremma tra collina, mare e montagna. La presenza lombarda che era già folta nell’anno 2009 si è andata però a concentrare quest’anno nelle province dell’arco alpino e prealpino a significare una certa vittoria delle zone più provinciali ed ubicate in ambienti di grande bellezza; alla fine l’organizzazione dei servizi e un indubbio benessere diffuso rendono la Lombardia, la Val d’Aosta ed il Trentino le regioni con maggiore benessere percepito.
      Quanto al Meridione quest’anno 2010 c’è un netto passo
      indietro che però deve essere valutato in un arco di tempo più lungo; infatti se nel 2008 si doveva scorrere fino al 18mo posto per trovare una provincia meridionale con percezione di felicità (L’Aquila) quest’anno sono otto delle prime venti province in graduatoria: Sassari, Enna, Salerno, Crotone, Isernia, Catanzaro, Olbia, Tempio e Pescara. Questa è la classifica:
      1. GROSSETO 2. AOSTA 3. LECCO 4. TRENTO 5. PORDENONE 6. COMO 7. SASSARI 8. PISTOIA 9. CUNEO 10. ENNA. Tra le grandi città Milano all’11° posto, Firenze al 17°. Tutte le toscane sono tra le prime province incluse eccetto Siena al 62° posto e Pisa al 74°. Le ultime province come percezione di felicità sono Verona, Piacenza e Chieti. Vale la pena osservare che spesso i grossetani tendono a sminuire e criticare lo stile di vita della nostra città principalmente per lo le abitudini “sonnacchiose” e prive di grandi divertimenti particolarmente nel fine settimana. Si rimarca invece che coloro che visitano Grosseto per la prima volta hanno invece una immediata percezione di grande accoglienza, di clima gradevole, di presenza ed efficienza dei servizi, di carattere gioviale dei maremmani (non è vero che ci giudicano burberi). E’ un dato che va a nostro merito e che si va ad aggiungere a tutti quegli altri che pongono frequentemente la nostra provincia ai vertici nazionali su molti aspetti qualitativi della vita e dei servizi. Bello sarebbe che da questa notizia si sviluppasse un dialogo fra i visitatori del blog.

      Fonte delle notizie: il sole 24Ore digitale – rilevazione della percezione di felicità per province anno 2010.

      • pizzicato ha detto:

        mandiamogli il progetto del polo logistico con 20 ettari di pannelli solari sopra i capannoni…. in mezzo alla maremma

        se lo costruiscono attaccato al paese io vado a lampedusa mi imbarco su una zattera e chiedo asilo politico a gheddafi

        • Nello ha detto:

          Pizzicato forse sarebbe peggio, perchè queste inchieste una volta si chiamavano ” s…e mentali”.
          Tengono conto di parametri che addirittura in certe zone non esistono.
          Ric attribuisce anche al mare la zona felice per Grosseto. Quale parametro prendono in considerazione? boh!. La foce dell’Ombrone per Goletta Verde è inquinata, il che vuol dire che in buona parte si ritrova a Marina o Alberese; di Bandiere Blu la provincia ne ha sicuramente due, ma forse sono di più, ma come vengono date? Marina ne ha ormai quattro (Castiglione mi sembra 5), ma vi sembra che sia accogliente? Strade sconnesse e piene di buche, erbacce ovunque anche nei mesi estivi, escrementi che galleggiano sul porto e più ne ha ne metta.
          Poi un anno siamo al primo posto, l’anno dopo al trentesimo ed oltre come è possibile?
          Sbaglierò, ma a me non frega niente delle graduatorie, lo vedo da me se siamo opulenti, spendaccioni o felici, ma raramente il mio giudizio, che penso sia di molti altri, corrisponde al Sole 24 ore.

          • roberto ha detto:

            Caro Nello, guarda che le s…. mentali sono molto di moda oggi!

          • Ric ha detto:

            Nello: vai a vedere dalle altre parti e poi mi dirai… è vero che vele e bandiere blu hanno un percorso “politico” ma la Maremma è sempre la Maremma. Io sono stato a Sorrento che è uno dei paesaggi più belli del mondo ed ha un ambiente unico ed irripetibile, però davanti a Sorrento ci sono gli scheletri di costruzioni fatte dalla camorra e il mare è inquinato come non mai. Un minimo di riconoscimento di quello che abbiamo penso sarebbe giusto per la provincia di Grosseto classifiche o non classifiche.

  112. Granocchiaio ha detto:

    Speravo che la cosa si potesse liquidare se non proprio a suon di battute almeno a suon di cifre, invece la cosa si fa un po’ più complicata.
    Partiamo dal dato certo e incontrovertibile dell’indice generale di questa ormai abituale classifica che il Sole 24 ore fornisce ogni anno in questo periodo. La classifica generale è quello sulla Qualità della Vita, quella che tiene conto di parametri più o meno commensurabili e che vede la città di Grosseto retrocedere dal 7° al 22° posto con un arretramento quindi di ben 15 posizioni.

    I nostri politici di punta fanno il loro mestiere con bravura: o vinci o perdi le lezioni, a sentire loro tutti le hanno vinte. Così si scopre che sì l’anno scorso eravamo 7° e non ci siamo montati la testa, ora sia retrocessi di 15 posizioni e non ci fasciamo la testa. Oppure: siccome da noi le cose arrivano sempre in ritardo (quanto è vero!) la crisi l’anno sorso ancora non si era fatta sentire troppo, ma ora è arrivata anche da noi e siamo rientrati nei ranghi. No comment a questi ragionamenti che non fanno una piega, anche se a me sembrano un po’ superficiali se non pleonastici.

    La cosa più inspiegabili resta per me la faccenda del primo posto nella classifica INDICE DI FELICITA’ PERSONALE o ORDINE DECRESCENTE RISPETTO AL LIVELLO DI FELICITA’ PERSONALE DICHIARATO
    Così come lo chiama proprio il giornale.
    E qui c’è già una cosa da chiarire: di chi è questa felicità? Di chi ci vive o di chi ci viene? E come si chiede Nello, quale valori commensurabili sono stati presi in considerazione?
    Purtroppo io non ho fatto in tempo a comprare il giornale e non sono riuscito a rimediarne uno. Per cui mi baso su quello che ho trovato sul sito del Sole e quello che scrivono i giornali. Devo dire che non ho la certezza che sia la prima o la seconda ipotesi.

    Prendiamo per esempio il Tirreno di oggi 7 dicembre.
    Esordisce con un: I “musi lunghi” sono vietati in città. Perché i grossetani che ieri hanno letto il Sole 24 Ore sanno una cosa: la città di Canapone è la più felice d’Italia.
    Già il fatto che uno venga a sapere che è in un isola felice, anzi la più felice d’Italia, leggendo la notizia sul giornale fa un po’ riflettere: ma se era tanto felice possibile che fosse così fuori di testa dalla felicità, tanto da non accorgersene?

    Vediamo anche noi un po’ di questi possibili componenti che hanno portato a questo risultato.

    1° – La nostra città è ai primissimi posti per i divorzi e le separazioni (2° posto dietro Lucca) – che sia questo il uno dei fattori determinanti? O invece questa posizione si riflette sulla posizione che questa performance ci dà nella classifica sistemandoci al 106° posto su 107? – E infatti di che cosa si dovrebbe essere felici? Di aver divorziato o essersi separati? boh, andiamo avanti

    2° – Tenore di vita al 46° posto non male, certamente non bene

    3° – Pil al 14° posto, bene, ma da dove scappa fuori questo? Chi e che cosa lo produce? O è un parametro tutto da capire? In effetti ci sono da rilevare per esempio
    Importo medio pensioni/mese in euro – 2009 – 53° posizione con una media di € 687,48
    Spesa pro capite veicoli/elettr./mobili/pc – 2009 – 54° pos.ne con una media di € 1.153,9
    Depositi bancari per abitante (in euro) – 2009 – 64° pos.ne con una media di € 10.829

    4° – Indice Tagliacarne infrastrutture (senza porti) – 100° posizione (su 107, tanto per ricordare)

    5° – Truffe frodi informat./100mila ab.-I sem. ’09 – 86° posizione

    6° – Indice Legambiente Ecosistema – 2010 – 80° posizione

    7° – L’emigrazione ospedaliera (in %) – 2008 – 73° posizione

    Ma ce ne sono altre di posizioni negative, come
    Nati vivi ogni 1000 abitanti – 2009 – 90° posizione
    Over 65 ogni 15-64 anni – 2009 – 95° posizione

    Vediamo allora dove andiamo bene
    Sale ogni 100mila abitanti – sett.2010 – 4° posto
    Bar e ristoranti/100mila abitanti-sett.2010 – 8° posto
    Numero di abitanti per Kmq – 2009 – 5° posto

    Vorrei osservare che avere così tante sale in rapporto alla popolazione non mi pare voglia dire che poi vengono frequentate, come per i bar e i ristoranti che ce ne siano in grande quantità non significa affatto che ce ne siano di grande qualità
    Quanto alla densità così bassa certo che è una bella cosa per certi versi, a non credo sia determinata dal volere di qualcuno
    Insomma con questi dati si va poco lontano per capire come mai siamo tanto felici
    Grosseto al 1° posto e Siena al 62° posto………….ma com’è possibile?
    Forse ci sono altri parametri spiegati sulla carta stampata che io non ho visto

    Certo con tutte queste medie viene quasi spontaneo pensare al famoso quanto abusato esempio dei due polli mangiati da due persone che fanno la media di 1 pollo mangiato a testa, pure se i polli se l’è mangiati uno solo di loro

    Se invece si parla di felicità misurata su altri parametri devo scoprirli per vedere e capire come hanno ragionato. Per ora a me pare un gran bel mistero. Oppure anche io sono talmente inebriato da questa felicità che manco m’accorgo quanto so contento. O tonto?

  113. Granocchiaio ha detto:

    Che non fosse permesso il ritiro del premio Nobel per la Pace al vincitore Liu Xiaobo da parte di Pechino: “no a interferenze nei nostri affari” era cosa nota e quasi scontata

    Ciononostante resta l’incredibile e assordante silenzio su FB e su altri siti e media da parte di tutti, o quasi
    Specie gli sbandieratori della Pace

  114. Granocchiaio ha detto:

    Piccola notazione sul mio post del 12 dicembre scorso
    Pur che sia qui sotto ripeto il testo:
    Che non fosse permesso il ritiro del premio Nobel per la Pace al vincitore Liu Xiaobo da parte di Pechino: “no a interferenze nei nostri affari” era cosa nota e quasi scontata
    Ciononostante resta l’incredibile e assordante silenzio su FB e su altri siti e media da parte di tutti, o quasi
    Specie gli sbandieratori della Pace

    Oggi, dopo dieci giorni di pubblicazione sul blog devo prendere atto che questa notizia non ha fatto né caldo né freddo non solo ai frequentatori di FB, ma anche a quelli del nostro blog. Che siano visitatori abituali o no, che si tratti di chi abitualmente ci scrive o no, il loro silenzio, se possibile, è ancora più assordante di quello.
    Per cui non mi resta che fare i miei complimenti a tutti per l’Alto senso della Pace e della Democrazia.
    Ma in particolare agli sbandieratori della Bandiera della Pace alla finestra che evidentemente sono a fare una pisciatina prolungata.

    • Nello ha detto:

      Non risposi l’altra volta, ma visto che insisti.
      IL Nobel è un prestigioso premio, ma come tutti i premi hanno un risvolto “politico” enorme.
      Rimanendo a quello della pace ti ricordo che è stato dato a pacifisti di quelli con al “P” maiuscola: Arafat e il suo amicone israeliano (non mi ricordo bene il nome) dopo vari attentati e guerre più o meno dichiarate, appena insediato è stato dato ad Obama perchè aveva detto che avrebbe ritirato le truppe dall’Iraq (in parte ci sono ancora) …..per rafforzare quelle in Afganistan; vedrai che se dice di ritirarsi a vita privata e spendere le immense ricchezze (aumentate con affari negli USA) di famiglia, verrà dato anche a Bin Laden.
      Non entro nel merito del personaggio, nel mondo ci sono tantissimi dissidenti e in Cina di più con giusta ragione, specie ora che come nazione vuole diventare leader mondiale dell’economia globale (ora è seconda), secondo me per questa ragione è stato assegnato il premio ad un cinese. A rinforzare la mia tesi “politica” non solo i media hanno praticamente oscurato l’evento, ma anche molti paesi non hanno partecipato alla cerimonia soprattutto per motivi che con il premio hanno poco a che fare (leggi economici).
      Rimanendo in tema di premi e di “politica” ad essi collegati. A Grosseto esiste un premio, esisteva anche a Braccagni ma…, che dovrebbe essere assegnato ad un GROSSETANO (personaggio od ente) che si è distinto a livello nazionale e internazionale o è stato di pubblica utilità per la cittadinanza. Bene per questi motivi è stato dato a Luna Rossa, quando andò vicina alla vincita della Coppa America e giustamente il suo armatore disse che se vinceva col cavolo avrebbe dato un sostanzioso aiuto all’economia turistica della Maremma sarebbe andato in altro luogo a difenderla perchè gli avrebbero dato più quaini. In compenso non è stato dato al Prof. Pieraccini, giungariganese, credo forse il più grande scienziato che la Maremma ha avuto nell’ultimo secolo, ma che come tutti i ricercatori per lavorare, ieri come oggi, ha dovuto espatriare.

      • nello ha detto:

        Scusate il lapsus il Professore di giungarico a cui mi riferivo in effetti si chiamava Grossi, prof. a Cambrige e legato alla Nasa.

        • mezzolitro ha detto:

          A proposito del dott. Grossi, era amico del mì babbo che ogni volta che era il suo compleanno raccontava qualche aneddoto di questo ragazzino che era “avanti” anni luce rispetto ai coetanei. Per far capire come mai alla fine collaborò anche con la NASA; da ragazzini andavano a Poggio Ventoso, vicini Giuncaico e si divertivano a “lanciare” areoplanini di carta che puntualmente volavano un pò e poi cascavano giù, tutti meno quello di Mariolino che volava e volava e volava… quando si dice la predestinazione!

      • Granocchiaio ha detto:

        Caro Nello
        Non sono d’accordo su molte cose che dici, ma apprezzo assai che tu abbia voluto dire la tua in proposito.
        Ora cerco di dirti le mie opinioni.

        Arafat ed il suo amicone israeliano di cui non ricordi il nome
        I premi per la pace nel 1994 furono assegnati a
        Yasser Arafat (Palestina), Shimon Peres e Yitzahak Rabin
        Il primo non c’è bisogno di spiegare chi era, sia per il suo iter politico (si sa che cominciò con il terrorismo, ma per rivendicare al suo paese il diritto di esistere che era stato cancellato da discutibili accordi a tavolino dalle nazioni vincenti), sia per il modo di proporsi con dei metodi discutibili ma efficaci (ricordi quando parlò per la prima volta all’ONU e aveva il revolver nella fondina come un cowboy). Ma anche per la gestione pare assai personale e familiare degli enormi flussi finanziari che venivano dai ricchissimi paese arabi amici.
        Ciononostante non bisogna dimenticare che il Nobel fu dato anche perché fu l’unico capo palestinese che riuscisse ad andare ad un tavolo di trattative con gli odiati nemici israeliani.
        Il secondo Peres è l’attuale presidente dello stato Israeliano (era ministro degli esteri all’epoca), mentre Rabin era capo del governo, alta figura morale in Israele, aveva alle spalle un passato luminoso quanto eclatante nell’esercito del suo paese.
        Questo detto non mi sembra che la motivazione sia così strampalata se raffrontata con i tremendi momenti di pericolo di guerra della zona e l’incapacità assolta di parlarsi tra le parti in causa che erano bloccatti in un muro contro muro senza via d’uscita.

        Per Obama trovo anch’io che sia stato dato di manica larga. Forse influenzati dal fatto di avere per la prima volta un nero a capo della più grande potenza del mondo. Cosa che poi gli si è rivoltata quasi contro: un conto è premiare per una cosa fatta – più o meno bene – altra cosa è darlo per le cose che ci si augura farà.

        Sulla battuta del Nobel a Bin Laden voglio prenderla com’è, una battuta…………..

        Vedo che siamo tutti un po’ digiuni delle cose della Cina, seconda patria del comunismo di ieri e di oggi, ma il paese si sa com’è restio a fa vedere e scoprire i propri segreti sulla felicità terrestre.
        Ma guarda caso nella motivazione al premio di Liu Xiaobo si spiega qualcosa in proposito: “per la lunga e non violenta lotta per i diritti umani in Cina”. Appunto.
        Lotta non violenta…….oggi più di ieri credo che sia cosa negletta e non troppo alla moda un po’ in tutto il mondo, in Cina in maniera particolare.

        Non sono d’accordo infine per il riferimento che fai sui media, TV o giornali che siano. Ne hanno parlato poco? Segno che non avevano interesse a parlarne. Vuoi per interesse politico, e ci sta, vuoi perché forse avevano da proporre argomenti più vendibili, e si sa cosa non farebbero per qualche copia di giornale venduta in più o per uno spostamento anche minimo di share televisivo.
        No, questo proprio non mi pare un parametro da tener presente per giudicare se una cosa è giusta o sbagliata. Anzi.

        Chiudo felicitandomi con te, e se permetti con me stesso, per aver avuto la faccia di dire il propri pensiero qui nello spazio del blog, Piazza virtuale di Braccagni, aperta a tutti, ma non da tutti onorata: è bello leggere le opinioni degli altri, ma è assai meglio confrontare le proprie con le altrui. Credo.

        Cominciamo a farci gli auguri!

    • mezzamestola ha detto:

      su questo sito trovate la mappa della violazione dei diritti umani nel mondo ad oggi.
      http://www.focus.it/Mondo/multimedia/La_tortura_nel_mondo.aspx

  115. Granocchiaio ha detto:

    Riportiamo questi auguri – con tanto di aneddoto di fine d’anno – dove scopriamo una piccola perla che riguarda da vicino la nostra provincia, e più precisamente la Camera di Commercio di Grosseto e un bando di concorso per l’affidamento di un incarico del settore vinicolo ed agroalimentare

    Una bella favola dove però ho l’impressione che non sia ancora stato scritto il finale

  116. mezzamestola ha detto:

    ci sono delle imprecisioni, la laurea magistrale non è solo quella limitata a materie umanistiche, ma dopo l’ultima riforma che ha introdotto le lauree brevi, o i cosiddetti diplomi universitari, con tre anni accademici, la laurea tradizionale è stata sostituita (quella classica di quattro o cinque anni) con la laurea magistrale, che si può prendere solo se si fa il corso di cinque anni…
    per cui anche in materia di impresa la laurea quinquennale presa dopo la riforma, si chiama magistrale,

    non mi risulta che chi ha la laurea magistrale non può partecipare ai concorsi dove è richiesta la laurea tradizionale… e viceversa, hanno lo stesso valore,

    e questa cosa è la seconda imprecisione che dice l’amico..

    sul resto non dico niente,fa tutto da se.

  117. Mezzamestola ha detto:

    Il video segnalato è molto interessante sotto diversi profili, se poi leggiamo anche questo articolo scritto dallo stesso giornalista, la cosa diventa ancor più intrigante:
    http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=952

    non ho i documenti a cui si riferisce Carlo Macchi, quindi posso solo riflettere e pensare sulla scorta delle sue indicazioni e mi viene da dire che:

    – perchè la CCIAA a bandire un concorso o quello che è, limitando il periodo ai soli giorni di agosto…?
    Pare che a Grosseto siano abituati a questo, il Comune , ad esempio, ha fatto la stessa cosa per le osservazioni che la popolazione poteva fare alla procedura di VAS del Regolamento Urbanistico, costringendoci a lasciar perdere le meritate ferie, per studiare e scrivere le nostre note depositate nei termini in Comune… note che naturalmente non hanno ricevuto risposta…

    La CCIAA che paga con soldi pubblici dovrebbe dare la massima possibilità di partecipazione a certi bandi, in modo da favorire che possano essere letti dalla maggior parte possibile di soggetti aventi i requisiti richiesti.
    Se limita i termini ai giorni di agosto secondo me limita anche la possibilità che persone ben preparate e che hanno tutte le carte richieste, possano parteciparvi.

    Niente da dire su chi ha vinto, non lo conosco e non voglio esprimere pareri a occhi chiusi, ha senza dubbio tutti i requisiti richiesti; e gli auguro buon lavoro.

    ma il mio problema è un altro…

    la CCIAA nel richiedere quei requisiti si è posta il problema se erano i requisiti necessari ad assolvere al meglio quell’incarico? Dal video e dall’articolo si capisce che il pasticcio della laurea magistrale poteva essere risparmiato perchè effettivamente a quello che so le due lauree, quella precedente alla riforma e quella magistrale, sono equiparate… quindi non si capisce perchè la distinzione.

    Così sono due i punti interrogativi che rimangono senza risposta, perchè escludere le altre lauree? Perchè porre i limiti temporali del bando al solo mese di agosto?

    La risposta la dovrebbe dare la CCIAA, se legge…

    e spero che venga data anche su queste pagine, la domanda è senza preconcetti, senza prevenzioni ne sospetti di alcunchè… ma nasce spontanea dai fatti così come ci sono stati raccontati.

    Se la rispoosta venisse a mancare, io rimarrei con un dubbio, cioè.. siamo sicuri che quello strumento e come lo si è gestito, siano stati il miglior modo possibile per spendere quei 50.000 euro per promuovere i vini della nostra Maremma?… Ripeto è un dubbio tutto mio e questa è una opinione da cittadino interessato alla gestione della cosa pubblica, formatasi su quanto letto e ascoltato nel sito segnalato; sito peraltro autorevole e specializzato in questa materia, frequentato anche da esperti.

    Mi pare che da contribuente, una domanda del genere, sia più che lecita e corretta, così come più che lecita sarebbe la risposta che attendo.

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