31 mag 2009 alle ore 21:45 

Meno male che c’è Cristicchi…………

……………………..si muore un po’ per poter vivere


Scritto da: Granocchiaio
Ultima modifica: 27 feb 2010 alle ore 22:58

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Risposte a questo articolo » (183 Totali)

 
  1. modi di dire scrive:

    Modi di dire (che non piacciono alla Sentinella)

    “Tutti boni… quando c’è da mangià”

  2. Il sonatore scrive:

    La prima volta che riuscii a suonare un pezzo di musica mi sembrava di essere diventato come uno scultore. E di riuscire a scolpire anche un cavallo, che magari non sarà stato un De Chirico, ma di sicuro era un cavallo.

    Quando suonai per la prima volta in pubblico con il mio gruppo mi sembrava invece di essere un pilota delle frecce tricolori, acrobata sincronizzato.

    Quant’è bello volare!

  3. Granocchiaio scrive:

    Insieme a te non ci sto più
    parole di Paolo Conte, Paolo chiii?

    Insieme a te non ci sto più , guardo le nuvole lassù
    Cercavo in te la tenerezza che non ho
    La comprensione che non so trovare in questo mondo stupido
    Quella persona non sei più , quella persona non sei tu
    Finisce qua , chi se ne va che male fa!
    Io trascino negli occhi dei torrenti di acqua chiara
    Dove io berrò , io cerco boschi per me
    E vallate col sole più caldo di te!
    Insieme a te non ci sto più guardo le nuvole lassù
    E quando andrò devi sorridermi se puoi
    Non sarà facile , ma sai, si muore un po’ per poter vivere
    Arrivederci amore ciao le nubi sono già più in là
    Finisce qua , chi se ne va che male fa!

    E quando andrò devi sorridermi se puoi

    non sarà facile ma sai si muore un po’ per poter vivere !
    arrivederci amore ciao ……..
    arrivederci amore ciao………
    arrivederci amore ciao……..

    altra ottima versione
    http://www.youtube.com/watch?v=MoTpGutC344&feature=related

  4. Nello scrive:

    Per due facile: Rosanna (reintre in paese) e Anna Maria (trasfuga) Pieraccini; la terza, pur essendomi nota, non la focalizzo.

    • Granocchiaio di Maremma scrive:

      la prima e la terza, grazie a mi cojoni
      è quella centrale quella che conta
      ha abitato per un pò a Braccagni
      ora abita in un paese non lontano dal nostro
      ma la sua nuora è dei nostri………………………………….
      la caccia è aperta!!!

    • patrizio scrive:

      io non le riconosco, ma riconosco di certo la vecchia vigna del Concialini, quella dove ci faceva il vino bono…

      • Controcorrente scrive:

        Che nella vigna ci facessero il vino è fuori discussione, forse da dibattere se il vino fosse veramente buono……

        Piuttosto noto nel cartello che viene indicato Livorno, Montepescali, e Stazione di Montepescali……..

        Di Braccagni non c’è traccia………….

        • Nello scrive:

          Guarda che l’uso del nome “Braccagni” da parte delle autorità è posteriore al 1960 o giù di lì della foto. Inoltre ti faccio notare che esiste tuttora il toponimo “Montepescali Stazione” e se si vuole essere pignoli è giusto il cartello “Stazione Montepescali”, perchè tuttora per il derelitto “Treni Italia” sugli orari ufficiali esiste la stazione di “Montepescali” e non dire o usare altra indicazione perchè risulta sconosciuta

          • patrizio scrive:

            giusto, provate a prenotare un biglietto per Braccagni sul sito di trenitalia …

            a proposito di Braccagni ve ne racconto una:
            quando dissi a mia moglie di dove ero e lei lo riferì in casa sua, andarono subito a consultare una cartina geografica, poi un’altra ed un’altra ancora… quella sera il responso fu… cara figlia nostra sarà anche vero che questo Patrizio esiste… che è un bravo ragazzo… ma secondo noi ti ha tirato un bidone… guardati da lui perchè Braccagni non esiste come paese… chissà di dove è…

            per rispondere a controcorrente, io non l’ho mai assaggiato quel vino, ma ne prlavano bene i vecchi del paese come Albo del Ciurli, ad esempio…

          • Granocchiaio scrive:

            se è per questo Braccagni resulta sconosciuto anche alla Telecom………………………………………

          • Carlo Vellutini scrive:

            Braccagni come paese dai vari nomi fu un argomento trattato qualche tempo fa sulle pagine de Il Tirreno da mia sorella Sandra. Su questa cosa credo che la mancanza di uno zoccolo duro paesano (nel vero senso della parola) come ci sono in realtà ben più antiche della nostra credo che ci abbia penalizzato nel corso degli anni. Prima si parlava di grandi spese da sostenere per aggiungere il nome alla stazione o per cambiarlo negli indirizzari delle Poste (che se non sbaglio di recente ammettono l’invio di un telegramma a Braccagni e non solo a Montepescali Stazione…mi ricordo che un inghippo del genere mi accadde a Siena per mandare un telegramma di condoglianze nel nostro paese), oggi invece nell’era telematica e dei computer credo che questo potrebbe essere semplice ed a basso costo, visto che tutte le biglietterie sono in rete e che, al limite, l’unica cosa da sistemare è un cartello alla stazione. Lo sapete quante persone non sapendolo arrivano direttamente a Grosseto anziché scendere a Montepescali per raggiungere Braccagni? Mi capita spesso con gente che viene da fuori e che arriva il treno. Se non hai la prontezza di specificare il diverso nome la frittata è fatta!!!
            Credo che nel caso di un’assemblea pubblica con le istituzioni anche questo argomento andrebbe sollevato. Perché alla fine i piccoli disagi dovuti alle tante denominazioni (vedi all’Enel per cui Braccagni risulta nel comune di Montepescali Scalo) sono all’ordine del giorno!!!

  5. Granocchiaio scrive:

    Passata la sbornia da mostra-scambio-d’epoca
    anche stavolta la parte da leone l’ha fatto il settore ristoro, con la variante che i paninari erano stavolta in prevalenza romagnoli, e quindi piadine a volontà, in Maremma…………..
    Ancora freschi gli echi dell’uscita della Sentinella su carta, pare abbia un certo successo……..

    Vorrei ritornare un poco sui quei “fuorusciti” che qualcuno ha presentato come: “……………..e questi qui di do scappano fori ???

    Intanto avevo promesso altre foto e sono qui a presentarne tre di nuove, e la prima, la più significativa, con il nostro poeta “il Penni”, rinfrescata e restaurata.

    C’è poi una foto storica: il mitico e leggendario Modesti che canta nella squadra del Braccagni, assieme a Nilo e un altro amico di Gavorrano. Qui è ritratto mentre canta agli Acquisti, nel piazzale, con la faccia disegnata dalla luce del falò che il Conte Filippo fece accendere al fattore Renato apposta per noi. Per chi l’ha visto e ha avuto la fortuna di ascoltarlo riconoscerà una sua tipica e caratteristica sua posa.

    Ci sono poi due allora ragazze – tutte belle, e brave, erano – che fecero costantemente parte della squadra: le sorelle Elena e Maria, qui riportate come Maria Elena, in ricordo della nota canzone alla quale penso i genitori abbiano voluto far riferimento.

    Una notazione piccola piccola per la Sentinella che commentava
    “Dire chi è stato il più bravo, il primo, insomma cercare di mettere il “cappello” sulla tradizione del maggio a Braccagni mi sembra sciocco e insensato, ed è un modo di ragionare che non ci appartiene.”

    Mentre qui mi è parso di capire che veniva chiesto:

    dove e quando la Sentinella ha mai parlato di questa squadra che si è mossa non per due anni ma perlomeno dal 1976 al 1982…….. ?

    dove e quando il G.T.P.G.S. ha mai parlato di questa piccola ma esistente e recente storia paesana?

    Come è possibile scrivere un libro proprio su questo argomento e con un capitolo sul maggio di Braccagni ed ignorare completamente tutti questi anni, tutti questi poeti, tutti questi Maggerini, tutti questi Maggi nati a pochi chilometri da chi ha scritto il libro?

    Non mi pare che qui nessuno abbia reclamato la primogenitura di niente, né di Maggi, né di giugni. E nemmeno di essere stato il più bravo. E tantomeno di mettere il cappello sulla tradizione del Maggio.
    Pare invece a me , che qualcuno abbia voluto mettere non il cappello, ma una pietra tombale su sei anni di storia vera che non ha sicuramente meno dignità di chi l’ha poi seguita.

    Anche io posso dire tranquillamente che non mi appartiene né questo modo di ragionare, ma aggiungerei nemmeno questo modo di agire. In Maremma si dice “predicare bene e razzolare male!”

    Parafrasando Forrest Gump: sciocco e insensato è chi lo sciocco e insensato fa

    • patrizio scrive:

      foto stupende, meravigliose, Elena e Maria facevano girare la testa a tutti… il poeta, poi… è proprio l’immagine dei poeti che ho nel ricordo… mi immagino il sentirlo cantare con Nilo…!!!

      ora riguardo alla pietra tombale, se solo qualcuno di questi avesse messo la testa fuori raccontandoci quello che era, come stai facendo tu, quando affannasomaente cercavamo di coinvolgere il paese in quegli anni… invece di tacere… se lo avesse fatto nel modo che sai far bene, non credo che nessuno avrebbe taciuto… io ero all’oscuro di quello che mi dici, anche se non ho partecipato alla stesura di nessuna storia… bisognerebbe sentire chi l’ha sritta che cosa dice.. ma non credo ci sia stata volontà di censura. anzi. io ho sete di queste cose… fame delle tue parole.. continua te ne prego.
      Patrizio

      • Granocchiaio di Maremma scrive:

        Quando il Modesti cantava tutti noi, Nilo e anche i grilli dei campi, tutti si ammutolivano, perché cantava il Vate………lui si di quelli veri!

        Non c’è bisogno di mette la testa fuori, c’era chi ce l’aveva la testa, e dentro!
        Tacere ha taciuto chi c’era, chi sapeva e non ha parlato.
        Tu eri all’oscuro? Lo immagino ed è per questo che forse è l’ora che chi sa parli.

        No, hai ragione, non è volontà di censura. È solo omertà.
        Hai sete? Dare bere agli assetati è un motto che condivido.
        Se te lo darà chi doveva bene, se no vedremo il da farsi.

        Ho incontrato cinque minuti fa il saggio Beppe (Caloni) e mi ha detto che ci’ha una scritta al muro che dice:
        chi chiede è un chiedone
        chi non chiede è un gran coglione

        • patrizio scrive:

          forse il termine ‘omertà’ non è appropriato, perchè più consono a situazioni legate a risvolti illegali, io dirrei più semplicemente che in molti di coloro che parteciparono agli eventi che ci stai raccontando, sono persone riservate, altri hanno uno spiccato ego che abbinato al carattere anchesso riservato o chiuso, mpedisce loro di esternare emozioni, o di enfatizzare, raccontandole, cose belle che suscitano emozioni forti, un pò un senso…. di riservatezza proprio del nostro carattere di gente di maremma.

          Poi devo registrare una certa qual tendenza, propria delle generazioni precedenti alla mia (salvo eccezioni) a non legare troppo con noi più giovani o a vederci con una certa sufficienza..

          quando si iniziò a cantar maggio con il Fida e tutti gli altri, Bellini e compagnia bella, coinvolgemmo anche i più giovani di noi… che subito non entrarono a cantare ma partecipavano alle prove e alla vita di gruppo, che era aperta a tutti, anche ai più grandi… la prova è la costante presenza del Galli Silvestro, ad esempio…

          come ti dicevo, noi ci si riuniva attaccando manifesti in luoghi pubblici, frequentati da chi aveva cantato il maggio prima di noi.. ma nessuno veniva a raccontarci perchè e percome si cantava. Ognuno portava le esperienze dei propri familiari, per come le aveva sentite … e il cantar maggio fu proprio una esigenza di ricerca di radici in un posto dove le radici era difficili sentirle, noi ce le siamo cercate e le abbiamo reimpiantate con queste cose…

          ricordo interminabili riunioni con salciccia al caminetto di Edo, dove si parlava delle origini della tradizione , del maggio ,della befana… perchè dovevamo imparare bene quello che si faceva… volevamo capire perchè si faceva, trovare lo spirito giusto ed ascoltavamo tutti quelli che volevano dirci qualche cosa… io non potevo certo cercare quello che non sapevo essere accaduto, ma se tu, o altri come Mario il Peo o lo Zuccehelli vi foste anche una sola volta affacciati alle nostre riunioni, oltre che un bicchier di vino e una salcicia, oltre che gli scherzi di Sergio Rubegni e le battue di Mario del Balestri, avreste trovato un sacco di ragazzi attenti ad ascoltare le vostre esperienze e le vostre storie.
          La prova della nostra ricerca anche conoscitiva del fenomeno, è la bella esperienza con Roberto Ferretti conosciuto per il tramite di… Edo?…
          che ci chiese di recitare per lui, e ci riprese pure, la nostra befana… e da li scoprimmo le sue ricerche e i suoi studi…

          è ovvio che in tutto questo c’era anche tanta voglia sana di apparire, di farsi notare, ma mai fine a se stessa, sempre almeno in me ha prevalso l’aspetto del legame forte con le nostre radici da ritrovare, da scoprire… e credo anche in altri come Sandrino, o il Saladini, il Fida , Edo ed Enrico .. e tanti che non ricordo… Katia …. Paolino questo sia l’aspetto determinante dell storia che stiamo raccontando..

  6. Granocchiaio scrive:

    Sono stato fuori in questi giorni per impegni molto “Slow”
    Gli orecchi hanno fischiato, e come

    Chi ha buttato sasso nello stagno mi sa che abbia in effetti provocato reazioni tutto sommato interessanti

    Chiamato dai diversi interventi provo a dire la mia

    In effetti il gruppo che veramente ha rilanciato il Maggio a Braccagni (non inventato, non i primi, il primo fu Adamo) è proprio quello che indica Rosencrantz

    Mario e Carlo avendo visto ed udito “il Maggio” in quel di Massa Marittima – terra di grandissima tradizione per questo – si presentano una sera da me solo perchè all’epoca strimpellavo la chitarra. Per me era una cosa completamente nuova, non la conoscevo.
    Mi raccontano tutto, mi dicono che è una cosa “ganzissima”, che bisogna farlo anche noi a Braccagni, che ci vuole un poeta, che qui ci devono essere dei poeti in giro, bisogna andarli a scovare e mettere in piedi una squadra

    Con l’entusiasmo delle cose nuove e con la forte determinazione dei due promotori, si cerca subito Maurilio che possa affiancarmi per la musica, e per ricordi in materia, come “cantanti” si trova sponda nel Peo, nel Cecchino, Nel Nestore, e poi Elena e Maria Caselli, e poi tutta una numerosa – molto numerosa – schiera di personaggi di cui potrò dire.

    Ma la chiave essenziale era il poeta. Chi lo poteva fare? si sapeva di diversi in zona, ma difficilmente ci avrebbero dato ascolto. Da ultimo il più abbordabile ci sembrò Silvano Cittadini.
    Ci si presentò una sera a lui spiegandogli tutti i nostri programmi. Lui fu subito un po’ sorpreso dalla proposta, poi entusiasta dell’idea, ma non troppo convinto del ruolo. Lui aveva fatto un po’ il corbellaio , ma non il vero poeta, i poeti veri sono un’altra cosa diceva.
    E noi giù a insistere perché se non veniva lui non si sapeva come partire. Bastava che facesse il minimo indispensabile, tanto per fare la prima squadra, che poi qualche poeta di sarebbe trovato.

    Riuscimmo con fatica a convincerlo e con una dose non indifferente di coraggio e incoscienza si mise in piedi la prima squadra minima del Maggio. Silvano nonostante quello che diceva era bravo, si preparava perché sapeva che poteva incontrare poeti veri, di quelli tosti, ch per aprire volevano il “permesso” cantato a dovere, se no c’era da resta li fuori a mezz’ore.
    Insegnò alla belle e meglio una strofa al Nestore pe fa l’alberano, che poi avrebbe fatto anche il Peo. E si parti.
    Per i poderi di Abramo, del Pupazzo, al podere Spiga da Ivo Salvadori (il babbo Fiore era stato poeta), dello Zucchelli (e li si dove pena un pochino pe fassi apri), di Badoglio, del Cencini (dove la prima volta si arrivò alle quattro del mattino, e io mi vergognano come un ladro), da Giocondo Storai, e diversi altri che Silvano sapeva essere amanti del genere.
    Fu un successo.
    Da allora la squadra si ingrandì sia nella parte maschile, molto in quella femminile, arrivò poi lo zi’ Lorenzino con il mandolino banjo, il cembalo al Nestore, il triangolo (!) a Maria…….
    E la squadra continuò a crescere, quasi a dismisura: al top avevamo una squadra di oltre venti elementi, più una sezione “musica” persino esagerata: 1 fisarmonica, 1 chitarra, 1 chitarra dodici corde, un banjo, un cembalo, un triangolo e……udite udite: un flauto traverso suonato da un certo Stefano “Cocco” Cantini portato a noi da Nayeda la moglie del Favetta………..
    Si finì col fare una puntata di partenza a Braccagni in “paese”, poi nei poderi, poi a Montepescali davanti al Cipriani, poi agli Acquisti, e poi un numero incredibile di poderi…..

    Ma questa è un’altra storia

    La squadra mosse i primi passi nel 1976 e durò fino ai primi anni 80 (nel 1982 fu fatta di sicuro).
    E non solo due anni. Se Mario e Carlo furono “gli ideatori” del rilancio del maggio a Braccagni, Silvano fu l’amico che ci guidò ci insegno la buone cose.
    Nella prima ribotta al campo della Fiera, si offrì da mangiare a tutti i braccagnini e fu cucinato nel forno di Torero un Cadevano enorme pescato da Albino Tavarnesi

    Questo è solo il cappello dello storia, assai più lunga fatta di nomi, di poeti, anche famosi e leggendari (il Modesti….uno per tutti), o più casarecci come il nostro che divenne dopo poco Minore Vegni, di feste incredibili come quelle che ci riservò il conte Filippo e Uliva Guicciardini con un enorme falò nel piazzale degli Acquisti………….

    Chi le sapeva queste cose? anche da chi è già intervenuto sul blog?

    Ci’ho un po di foto, non molte, ma penso discrete.
    Rimasta famosa una serie di foto, 36 mi pare, fatta all’alba sul ponte della Bruna, dopo una colazione esagerata fatta dal Griccio a base di ova fresche prese dal mi fratello direttamente nel pollaio, affrittelate in quantità industriale, e con in corpo l’alcol di una intera notte.
    Per tutti questi motivi fu un’impresa più che ardua tenere fermi gli amici Maggerini che volevo riprendere ed immortalare in tutte le pose sul ponte mentre il sole sorgeva. A prezzo di non so quanti va fan’ riuscii a fare l’intero caricatore da 36 foto.
    Il bello venne quando andai ad aprire la macchina fotografica e vidi che non ci avevo messo il rullino
    Provate ad immaginare cosa mi fu detto e scaraventato addosso!

  7. E QUESTI QUI DI DO SCAPPANO FUORI? scrive:

    E QUESTI QUI DI DO SCAPPANO FUORI?

    Domanda lecita per chi non è del paese. Per chi c’era e sapeva non è certo difficile riconoscere e ricordare………….

    Ma allora:
    Sentinelle di paese, Gruppi di Tradizione Popolare, Libri di rievocazione del Maggio……
    possibile che a cotanti soggetti deputati alla funzione siano sfuggiti tutti questi fatti, tutte queste persone, tutti gli anni che hanno imperversato per il paese e per le campagne nostrane?

    Che ha fatto la sentinella? Dormito in garitta?
    E il gruppo di tradizione popolare quali tradizioni ha preso in considerazione le reali tradizioni vissute in paese magari con chi partecipò in qualche maniera ai fatti (vedi i due elementi non secondari e in primo piano nella foto) o semplicemente quello che piace ricordare?
    E per scrivere un libro su questa materia come si fa a scriverlo dimenticando anni e personaggi di quest’epoca e di questi fatti e di questo calibro?

    Uno pole dormi, l’altro pole guardà da un’altra parte, un altro scrivere a capocchia, ma almeno uno alla volta!
    Tutti e tre insieme? Possibile sia una combinazione? Ma non è persecuzione?
    Per me è un giallo da risolvere.

    Per chi non è del posto indicherò solo quelli che non sono più qui con noi:
    foto a colori, da sinistra a destra
    Silvestro Galli (il Gallo)
    Aleandro Berretti (Paniera)
    Silvano Cittadini (il Penni) poeta e capo squadra dei Maggerini di Braccagni

    • patrizio scrive:

      perchè, mi chiedo, vuoi dar fuoco alla neve…

      il gtps ha tra i suoi componenti quello che in foto suona la fisa, Maurilio, che fa parte anche della sentinella, il Gallo ha dato il nome al Gruppo… Paniera gli ha dato il figlio… compianto amico e colonna portante del giornalino e del gruppo… la cui perdita è una ferita aperta che non ci si rimargina…., ma che caspita stai dicendo…

      il gtps si riuniva appendendo per il paese e all’edicola, oltre che ai bar, dei manifesti scritti a mano, sempre…. dopo fatta la befana si partiva con la riunione del maggio, riunione dove si invitava chiunque a partecipare… e in quelle serate invece di andare a farsi le pere o a far casino, si scrivevano i testi, si discutevano e correggevano insieme, poi si votavano e alla fine si cantavano o si recitavano… ci si dividevano i compiti, si facevano le prove di canto, di musica, di recitazione, c’era chi pensava al palco , alle sedie , e sempre , dico sempre aperti a tutti e con la massima pubblicità… Chi veniva restava, chi non voleva venire non veniva…

      Mai stata rivalità tra prima e dopo, noi abbiamo sempre cercato la continuità… e chi è venuto da prima con noi, non solo lo abbiamo accolto ma lo abbiamo eletto a notra guida….. vergognati, tu citi per mettere zizzania persone come il Galli Silvestro…

      e questo la dice lunga sulla pochezza della tua operazione di discredito… perchè tu offendi la sua memoria e ferisci i nostri cuori, nel criticare in quel modo la sentinella e il gtpgs….

      forse non sai che cosa vuol dire questa sigla…. te lo dico io
      Gruppo tradizioni popolari Galli Silvestro…. hai capito bene? Ecco come noi trascuriamo chi c’era prima di noi … lo indichiamo come guida e maestro e lo onoriamo dandoci il suo nome… e te, vergogna, vorresti mettercelo contro, usarlo per criticarci… a noi che con le lacrime agli occhi eravamo tutti intorno alla sua bara quel giorno in cui lo salutammo l’ultima volta posando il suo cappello da maggerino sopra di lui perchè continuasse a cantare la sua poesia per sempre…

      il Gallo dei cui testi ci siamo saziati e dissetati, che ci ha ospitato nel suo garage a fare le prove… e te dove eri, perchè non sei mai venuto… o meglio ma te chi cavolo sei?

      Chi ha mai negato che ci fosse stato un prima e un dopo a braccagni?…

      • Rosencrantz scrive:

        Finalmente, sia pure i modo farraginoso, la verità viene a galla!!!
        Proprio oggi ho avuto conferma direttamente da Mario B che fu lui stesso con quell’altro disgraziato del P a mettere mano alla TRADIZIONE.
        Naturalmente visti i personaggi, dopo un paio d’anni s’erano annoiati e lasciarono ad altri il compito di portare avanti il progetto…

      • Nello scrive:

        Bravo Patrizio, hai detto giusto (vista la tua professione non c’erano dubbi…..) ed anch’io sarei curioso di sapere chi ha scritto le bischerate sopra. Per inciso io ricordo altri maggiolini ben più vecchi di quelli delle due foto, ma forse l’ignoto ignora che la tradizione del Maggio è “antica quanto il cucco” e che Paniera, il Gallo etc. hanno rappresentato una continuità, come ora la rappresentano gli amici del GTPGS. Questi ultimi hanno ripreso con forza la tradizione, ma come ho già avuto modo di dire, dopo una stasi di qualche anno (decennio?), al bar Tavarnesi un gruppo di amici (Granocchiaio in primis) decise di ripartire chiedendo aiuto ai “vecchi” (mi sembra di ricordare oltre ai sopranominati anche Nilo Zucchelli).

        • sentinella scrive:

          In effetti “E questi qui di do scappano fuori” chi lo ha scritto avrebbe dovuto anche firmarlo, altrimenti sembra un “redazionale”, ma non ne ha certo lo stile.
          Dire chi è stato il più bravo, il primo, insomma cercare di mettere il “cappello” sulla tradizione del maggio a Braccagni mi sembra sciocco e insensato, ed è un modo di ragionare che non ci appartiene.
          Sono molto contento di aver visto delle foto degli anni ‘70 con i maggerini al Campo della Fiera.

        • patrizio scrive:

          peraltro le nipoti del Granocchiaio hanno fin da quando erano abbastanza grandi da reggere le ragazzate che si facevano, fatto parte del gruppo, cantato, recitato, lavorato con noi fin dagli inizi… e poi hanno continuato anche dopo che me ne andai, erano anche loro diventate fondamentali; evidentemente il Granocchiaio e altri non si aggregarono al gruppo proprio anche perchè vedevano la gioventù del loro sangue che faceva , che viveva la tradizione, ma qui mi fermo perchè il nostro granocchiaio son sicuro che ne avrà tante da raccontare. Renzo dello Zucchelli me lo ricordo vagamente, ho sempre sentito dire che non voleva più cantare, ma so che era un bambino prodigio in ottava rima, mi raccontava il mi babbo (che veva cantato il maggio dalle parti di Massa marittima da giovane, e al frassine da dove veniva anche il Guardione) che da ragazzotto zittiva poeti ben più grandi e preparati di lui. Io ho avuto la fortuna poi di sentir cantare Nilo dello Zucchelli, una volta che con il gruppo si andò a chiedere il premesso al su podere…. io quella voce e quella melodia, la sua poesia non me la scordo più, solo il granocchiaio riuscirebbe forse a descrivere certe cose, con la sua prosa accattivante e fluida, quando ci si mette di buzzo bono.

  8. Impertinente scrive:

    Acidule, melanconiche e pessimistiche introspezioni e riflessioni.

    In una giornata uggiosa come questa è difficile essere ottimisti.
    Provo a dare il mio piccolo contributo: sapevate che oltre al verbo avere esiste anche il verbo essere?
    Questo non vorrebbe essere amarezza, ma temo che lo sia.
    Solo Patrizio pare spostare leggermente il mirino.
    Poi vado più giù: a che serve fare questi proclami?
    Dovrebbero servire forse a uno che ci si ritrova dentro?
    Mi pare come domandare a uno che è cascato dal quinto piano: scusi si è fatto male?

  9. roberto scrive:

    “La mancanza di desideri è il segno della fine della gioventù e il primo e lontanissimo avvertimento della vera fine della vita”.
    Goffredo Parise – Sillabari

    • patrizio scrive:

      io preferisco dire che è la mancanza di curiosità e di interessi a qualche cosa…. perchè i desideri come i bisogni sono pericolosamente utilizzati dalla società consumistica e sono sempre alla base della infelicità, perchè di fatto spesso strumentalizzati e indotti, non reali ne necessari. D’altra parte in culture ben più antiche della nostra, la saggezza e lo stato di massima elevazione si raggiunge proprio sconfiggendo i desideri, le aspettative. In più trovo nei nostri anziani più saggi un equilibrio basato proprio nel vivere ogni giorno godendo delle cose che uno ha senza desiderare ciò che non si ha.

    • viviana scrive:

      Anche se questo lunedì mattina , più sereno della giornata di ieri , dovrebbe indurre a valutazioni più ottimistiche , trovo che l’affermazione di Parise sia profondamente e drammaticamente vera . Pur volendo essere sottili , come fa Patrizio, e fare dei distinguo , credo che il campanello di allarme, che ti avvisa che la gioventù è alle spalle e che ti stai avviando verso la fine , sia proprio il progressivo venir meno di desideri ed interessi profondi .
      Un distacco quindi dalla vita attiva che non è altro che un fisiologico passaggio, conseguenza naturale degli anni che se ne vanno e che portano con sè gran parte delle tue energie fisiche e mentali .
      Pochi i fortunati che riescono a mantenere intatta la voglia di fare , di imparare , di accrescere il bagaglio delle loro conoscenze .
      La consapevolezza che ormai il tuo lo hai fatto , che spetta ad altri, i giovani , portare il loro contributo di entusiasmo alla vita, frena senza dubbio slanci e passioni .
      E questo soprattutto nella società in cui viviamo dove l’esperienza dei vecchi pare contare davvero poco e quello che hai imparato dalla vita rimane patrimonio solo tuo , personale .
      Abbiamo esempi di qualche persona importante che , nonostante l’età, ha continuato la sua vita di studio e di ricerca , così come faceva prima : menti eccelse , mosche bianche.
      Per la stragrande maggioranza dei comuni mortali , quelli che hanno percorso ormai il tratto più lungo della loro vita, passioni e desideri si affievoliscono man mano che il tempo passa per lasciare il posto ad una sorta di distacco dalla realtà della vita e dalle sue infinite problematiche .
      Più che un gettare la spugna , la giusta consapevolezza che : ” per ogni tempo c’è il suo momento , il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo .
      c’è un tempo per nascere e un tempo per morire
      un tempo per piantare ed un tempo per sradicare le piante ….”
      Qoelet Cap . 3

  10. sentinella scrive:

    Questa l’ho letta su Panorama. E’ un po’ “datata” ma va bene uguale.

    Lettera a Babbo Natale

    Porta via i pagliacci che straparlano e non conoscono il dolore

    “Caro Babbo Natale, quest’anno non ti chiedo di portare, perché lo fanno già in tanti, ma di prendere. Ti chiedo di portare via qualcuno per qualche giorno non dico tutti, ma almeno qualcuno di questi tanti pagliacci che ci circondano.
    Portali al Polo nord e dagli una bella zappa per lavorare, così almeno una volta nella vita, lontano dai salotti e dai riflettori capiscano cosa sono il dolore, la fatica e la povertà, e al loro ritorno ci risparmino almeno un po’, le tante lezioncine, le tante farse con cui inquinano la verità e diffondono il dubbio delegittimando le istituzioni e i combattenti.”

    Uno che combatte per la legalità

    • patrizio scrive:

      questi invece sono gli auguri di un Vescovo che ammiro moltissimo, anche se un brutto male se lo è portato nel suo Paradiso prematuramente, i migliori ci lasciano sempre soli su questa terra,
      Auguri scomodi di Don Tonino Bello
      In questi giorni tante persone vi faranno gli auguri,
      anch’io voglio unirmi con un augurio tutto particolare…
      Tanti Auguri scomodi!

      Sul nostro vecchio mondo che muore nasca la speranza.

      Non obbedirei al mio dovere di vescovo, se dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

      Io, invece, vi voglio infastidire:

      non posso, infatti, sopportare l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla “routine” di calendario.

      Mi lusinga, addirittura, l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

      Tanti auguri scomodi, allora!

      Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali.

      E vi conceda la forza di inventarvi un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

      Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

      Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

      Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini o il bidone della spazzatura o l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

      Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

      Gli angeli che annunziano la pace portino guerra nella vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame.

      I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una grande luce”, dovete partire dagli ultimi.

      Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.

      Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, fanno bella figura ma non scaldano.

      Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

      I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge” e scrutando l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

      E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che poi è l’unico modo per morire ricchi.

      Sul nostro vecchio mondo che muore nasca la speranza.

  11. Carlo Vellutini scrive:

    Su Coppi (e Bartali) posso solamente dire una cosa: se c’è un’immagine che mi piacerebbe avere in un mio ipotetico ufficio personale (da giornalista sportivo, ovviamente) è quello dello scambio di borraccia!!! Penso che sia l’emblema di un ciclismo in cui la rivalità c’era, ma la competizione era pura…ben lontana dal ciclismo di oggi in cui le note vicende di doping non hanno fatto altro che inquinare e rendere decisamente meno credibile questo sport…
    Detto questo tornerei al bilancio del 2009 ed alle prospettive per il 2010. Credo che quanto scritto da Nello e da Patrizio sia condivisibile. Il vecchio anno ci lascia molte cose e tanta carne al fuoco che speriamo possa concretizzarsi in quello corrente. Se la positiva attività dell’Unione Sportiva è una costante nel panorama del nostro paese, ben diversa è la questione monumento che speriamo tutti possa andare a definirsi dopo la scelta del bozzetto. I passaggi sono ancora molti, ma penso che le possibilità di dotare il nostro paese di un monumento vero e proprio siano finalmente concrete. Per quanto riguarda le associazioni la speranza è quella che vada a definirsi la questione della “struttura”. Un modo per far sì che la nostra frazione torni ad essere paese in tutti i sensi…Forse qualcuno nel corso degli anni pensava potesse essere solo un quartiere dormitorio e non una realtà viva, per questo l’ha pensata senza centri di aggregazione veri e propri.
    La questione viabilità è un altro aspetto complesso. In effetti le dovute modifiche non sono arrivate. Chiaro che chi si occupa di queste cose spesso non le vive e, dunque, quello che sembra giusto in astratto non lo è poi nel concreto.
    Passando al Polo Logistico serve una vigilanza stretta e sempre più informata da parte dei braccagnini. La questione è complessa e credo che debba essere seguita in maniera costruttiva, magari, con un incontro pubblico di cui da tempo parliamo, ma che non si è ancora tenuto. Forse diventa ormai necessario…anche perché le pratiche vanno avanti ed ogni intervento riparatore diventa più difficile.
    Credo che nel 2010 si debba registrare qualche novità anche sul famigerato passaggio a livello e sulla questione cavalcaferrovia o sottovia…anche in questo caso cercando di rispettare la volontà dei cittadini che è già stata molto chiara qualche tempo fa, anche se qualcuno che spinse verso una presa di posizione per ragioni politiche, oggi se ne sta dimenticando e magari vorrebbe tornare sui suoi passi!!!
    Lo avevo suggerito tempo fa, ma credo che nel 2010 potremmo tornare ad affrontare l’argomento inaugurale della “vecchia” Sentinella, cioè il tema “Ma che paese è questo?”. 16 anni fa, nel convegno che si tenne nella sala parrocchiale si giunse a delle conclusioni più o meno esatte. Rispetto ad allora molto è cambiato nella nostra frazione e credo che i braccagnini, vecchi e nuovi che siano debbano tornare ad interrogarsi sul loro futuro. Allora ricordo un “redazionale” di Roberto Fidanzi che partiva dal punto che Braccagni era conosciuto soprattutto per “il ristorante vicino alla stazione” e per “un noto magazzino di abbigliamento”. Mancava una sagra, la squadra vivacchiava in Terza categoria, le associazioni – quasi- latitavano. Oggi tante cose sono migliorate (altre forse no). Però abbiamo una sagra (a rischio per le note vicende sulla concessione dell’ex asilo), un’unione sportiva attiva, un centro sociale facoltoso, un comitato per la realizzazione di un monumento, una Croce Rossa che annovera diverse decine di volontari, nuove attività commerciali e tanti appartamenti in più. Con la costante del Maggio e della Sentinella (anch’essa molto cambiata che ha quasi abbandonato la carta per passare al web). Detto tutto questo la domanda sorge spontanea: perché, dunque, non organizzare un nuovo incontro, magari chiamandolo “Braccagni: che paese era, è e sarà?”.

  12. Granocchiaio scrive:

    Nel 1953 il Giro d’Italia passò in Maremma, la mattina in una semitappa da Roma a Grosseto vinse Giovannino Corrieri che conquistò anche la maglia rosa. Fui contentissimo perché era il gregario numero uno di Bartali, il mio eroe preferito.

    Non vidi l’arrivo a Grosseto perché ci potemmo permettere “solo” il passaggio della tappa a cronometro che si svolse nel pomeriggio da Grosseto a Follonica. Il mi babbo mi portò con la Lambretta sulle rampe delle Collacchie. Ci si mise dopo una curva a gomito per cui si poteva comodamente veder arrivare i corridori una alla volta via via che passavano. Era una posizione fantastica, il mi babbo l’aveva scelta apposta dopo diverse prove, perché prima si vedevano arrivare giù al piano, poi quando stavano per arrivare in un piccolo rettilineo come per farceli vedere di fianco, poi una curva a gomito e uno strappo in salita che obbligava i corridori ad alzarsi sui pedali! Passavano quindi davanti a noi quando si sapeva già benissimo chi era il corridore. Passando poi nel tratto in salita avevano una velocità ridotta che ci permetteva di guardarli in faccia uno per uno.

    Di questi ricordo con chiarezza almeno quattro corridori: Corrieri perché avendo la maglia rosa partì per ultimo, Koblet, Coppi e Bartali.
    La maglia rosa non è rosa è un colore luminescente, non so se è un colore particolare o lo vedo io così perché rappresenta…………..la maglia rosa!

    Koblet era in confondibile con i suoi capelli sempre in ordine al traguardo: era famoso perché come fermava la bici all’arrivo tirava fuori un pettinino e si pettinava i capelli! Era il bello per antonomasia del gruppo. Era però anche un grande corridore, fortissimo a cronometro, molto buono anche in salita, ma fantastico come discesista.

    Bartali, il mio idolo, passò con la maglia tricolore perché aveva vinto il campionato d’Italia l’anno precedente.

    Coppi, a giudizio unanime era un fenomeno. In tutti i sensi. Non era bellissimo sulla bici, ma aveva un’impostazione incredibilmente efficace. Aveva anche dei mezzi umani fuori del nomale: quasi 7 litri di capacità toracica, 40 pulsazioni del cuore a riposo, 177 cm di altezza. Ma era una macchina perfetta in bici dove riusciva bene un po’ dappertutto, passista, scalatore, forte anche in volata, discesista, ottimo pistard, cronoman, è stato detentore del record dell’ora dal 1942 al 1956.
    Vinse cinque volte il Giro d’Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953) (record), due volte il Tour de France (1949 e 1952), nel 1953 fu anche campione del mondo.
    Il suo lato debole: il carattere che lo portava spesso a crisi di sfiducia.

    Quella tappa fu vinta da Koblet che prese pura la maglia.
    Coppi si rifece nelle ultimissime tappe. Nel tappone dolomitico Auronzo di Cadore – Bolzano vi fu un duello all’ultimo sangue tra Koblet e Coppi. In cima ad ogni colle transitava per primo Coppi che però veniva ripreso e superato nella discesa successiva dallo specialista Koblet, e poi a seguire così su tutti i colli. La tappa fu vinta da Coppi, ma Koblet mantenne la maglia rosa conquistata a Follonica. Nella tappa successiva Bolzano – Bormio con lo Stelvio affrontato per la prima volta dal giro d’Italia, Coppi distrusse tutti e Koblet in particolare. Conquistò la maglia rosa che portò a Milano il giorno successivo.

    Finì primo con Koblet secondo a 1’29”, poi Pasqualino Fornara e quarto Gino Bartali.

    Rividi Coppi di persona a Follonica quando venne a presenziare con la Dama Bianca un circuito di corridori che si teneva all’Ippodromo! Mi piazzai al cancello per vederlo da vicino. Quando passò davanti a me sorridente aveva un maglioncino di colore celeste come il colore della Bianchi con la quale corse e vinse tanto. Sembrava fatto di vetro, fragile e delicato.

    • viviana scrive:

      Ieri giornali e tv hanno ricordato i cinquanta anni della morte di Coppi ed hanno riproposto alcune sue mitiche imprese .
      Tra i vari commenti che accompagnavano i servizi , mi ha colpito la considerazione che , all’epoca del Campionissimo, il ciclismo era lo sport più seguito dagli italiani , addirittura più del calcio.
      E’ vero, ricordo con quanta passione si seguissero, via radio, le avventure sportive dei grandi protagonisti di questa disciplina .
      Uno sport povero, di grande fatica , che forse appariva vicino alla realtà delle gran parte delle persone che lavoravano e faticavano dalla mattina alla sera .
      La nostra era quindi una sorta di identificazione e condivisione di sforzi ma anche di soddisfazioni finali , una partecipazione piena all’evento sportivo. .
      Ben diversa la situazione dei nostri giorni
      Quando sentiamo rammentare le cifre degli ingaggi , gli stipendi ed i premi di giocatori ed allenatori , ci rendiamo conto che quel mondo è lontano anni luce dal nostro.
      D’accordo , sono cambiati i tempi e anche la nostra vita non è quella di cinquanta anni fa , però, con tutto il rispetto e l’apprezzamento per le qualità degli atleti, alcuni davvero eccezionali, fa un certo effetto, specialmente in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo , sentire su quali cifre si muove il loro mercato .
      Pur sapendo che il discorso è molto più complesso e che intorno allo sport si muovono interessi economici che non possiamo conoscere , rimane un senso di profondo distacco fra questa elite e noi, poveri diavoli di sempre .

      • Nello scrive:

        Non posso disconoscere le imprese di Coppi, che vista l’età non ho seguito personalmente, ma se devo essere onesto preferisco altri campioni del ciclismo dell’epoca, primo fra tutti Bartali. E’ vero Coppi ha vinto molto ed in maniera strepitosa, ma , usando forse impropriamente l’espressione,, ha avuto “fortuna della guerra”. La guerra ha fermato grandi campioni (e alcuni se li è portati via), lui stesso se vogliamo è stato danneggiato (il primo suo Giro se non sbaglio è del ‘40), ma alla fine della stessa lui era sempre giovane (era del ‘20), mentre gli altri erano già su con l’età (Bartali aveva 32 anni) e con l’handicap della forzata sosta di 6 e alcuni 7 anni, e nel ciclismo pesa, basta guardare gli atleti odierni, che fermati per vari motivi raramente ritornano a livelli decenti.
        Per quanto riguarda gli ingaggi cara Viviana è sempre stato come oggi: è vero prima correvano meno soldi in maniera assoluta, ma correvano come oggi e i campioni lo erano nello sport e in banca. Stando ha quanto riportato sul Tirreno di ieri nell’intervista a Petrucci, ex gregario di Coppi, vincitore di due San Remo nel ‘52 e 53 (anno di grazia del suo capitano) gli fu offerto 30 milioni di lire affinchè dicesse che aveva vinto grazie al suo aiuto. Non lo fece ed in pratica smise di correre, vista la guerra che gli fece Coppi, cosa che ad esempio non fece Bartali, quando il suo giovane gregario gli soffiò il giro del ‘40. Il commento dell’intervistatore ” nel ‘53 con trenta milioni ci si compravano una quarantina di appartamenti”.

  13. Nello scrive:

    Siamo alla fine del 2009 e secondo logica dovremmo tirare un pò le somme di quanto avvenuto, specie sugli argomenti trattati su questa piazza virtuale.
    Poco da dire sulla squadra di calcio, ormai è una bellissima realtà a livello extraprovincia, con la conferma delle prime posizioni della seniores, il discreto piazzamento della juniores, manca all’appello quella degli allievi, ma tutti gli anni è difficile avere giovani competitivi.
    Il comitato per la statua sta lavorando, avendo già scelto il bozzetto ora inizia la parte più impegnativa quella dei permessi e soprattutto la ricerca di sponsor, senza,giustamente ha deciso il comitato, non si inizia.
    Le dolenti note vengono sul polo logistico e sulla viabilità.
    Del polo, dopo un alleluja iniziale da parte degli interessati tutto tace. Patrizio si è posto il dilemma se il mio intervento è valso a ripristinare l’illuminazione pubblica, io mi pongo il dilemma se questo silenzio sia dovuto alla presa di posizione dei “piazzaioli”, quasi tutti contrari all’insediamento oppure se qualcuno ha cominciato a dubitare sulla effettiva necessita del polo o ,peggio, se usare il logo “Polo logistico” è rischioso visto quello che ci potrebbe essere intsllato (rifiuti, stoccaggio combustibili più o meno ecologici etc.). Fatto sta che io ho paura: secondo me meglio discutere che non dire niente e ritrovarsi poi con le cose già fatte.
    Giusto un anno fa fu fatto il primo intervento “correttivo” lalla viabilità. Tante polemiche produsse l’inversione del senso di marcia in Via Cadolini, affievolite dalla promessa che nel giro di poco tempo sarebbe avvenuto il ripristino del doppio senso di marcia in Via Malenchini (ultima parte da Via Sgarallino), a cui sarebbe seguita una rivisitazione della viabilità generale, compresa anche la sosta, almeno a scacchiera su Via Garibaldini. A settembre l’Assessore ha fatto un sopralluogo con amministratori e cittadini, ma non se ne saputo nulla. In compenso veicoli a iosa in sosta, contromano con rischio enorme (compreso i ciclisti, che come sempre pensano di avere sempre la precedenza, senza pensare al rischio che corrono, specie di sera).
    Sull’immondizia sempre la solita solfa, cassonetti fatiscenti, la nostra ignoranza nel cattivo utilizzo degli stessi (sacchetti di immondizia nel cassonetto del vetro, anche la fatica di sollevare il coperchio per buttarcela), materiale sparso (in via Andreoli sarà almeno un mese che c’è una rete da letto) per non parlare di escrementi vari o danneggiamento aiuole ai giardinetti (anche quelli della Chiesa, normalmente frequentati da adulti e non dai “ragazzacci” ,come qualcuno li dipinge, del giardinetto di via Pilo).
    Qualcuno forse riprenderà l’argomento, anche se ne dubito, perchè su tutto da molto è calato il silenzio, prova ne è che i responsabili del blog, come mi hanno risposto, hanno messo gli argomenti da me trattati in fondo.
    Comunque Buona fine e buon 2010, con la speranza che qualche problema venga risolto

    • patrizio scrive:

      Dico subito che si può di nuovo intervenire nel blog senza doversi autenticare, qindi invito ad essere rispettosi degli altri, perchè questa ampia libertà la possiamo difendere solo con il nostro civile comportamento, il che non vuol dire che non dobbiamo esprimere le nostre idee, ma che va fatto rispettando chi la pensa diversamente.
      Detto questo rispondo a Nello, perchè la sua mail è molto giusta e stimolante.
      - polo, spero tanto che riprenda la discussione su questo progetto che io cercherò con ogni mezzo civile e lecito di ostacolare; per questo invito i braccagnini, i montepescalini e tutti coloro che hanno a cuore la salvaguardia del nostro ambiente, a discuterne, a dire quello che pensano, anche a dire che il polo è cosa giusta e gli sta bene, perchè è solo discutendo che possiamo tutti capire meglio quello che ci accade.
      Auspico che si formi a Braccagni un comitato di ’salute pubblica’ che prenda iniziative concrete, legittime e civili, contro il polo; che faccia sentire la sua voce di protesta e di critica civile, ferma e determinata. Questo blog può diventare il punto di incontro e discussione, ma se gli organizzatori del blog poi riterranno la cosa poco gradita, ne creeremo uno specifico sul polo con tutti i materiali.
      - pulizia e cassonetti, la soluzione parte da ognuno di noi, cerchiamo di razzolar bene, anche perchè solo così possiamo riuscire ad indignarci e quindi a far sentire la nostra voce, solo se si comincia a fare piccoli sacrifici personali, si riesce poi a sentire l’ingiustizia di chi fa fare escremnti ai propri animali in zone dedicate ai bambini, o a chi sporca il paese, o a chi non lo pulisce…
      - mancanza della presenza dei nostri rappresentnati politici … la si è vista nella negata regolamentazione di via malenchini nonostante da più parti abbiano assicurato che la delibera era già stata fatta almeno un anno fa, si è visto nel buio di braccagni durante le festività natalizie,
      si è vista nella assenza di informazione per il polo logistico…
      che dire, da me questa gente il voto non lo avrà mai più. parlo di gente, di persone…
      - calcio… non lo frequento ma un tempo indossavo la casacca giallo verde e quindi non posso non essere coinvolto positivamente da questi successi.
      - asilo, una occasione perduta…. peccato perchè la chiesa poteva sopperire alla carenza della politica locale, dando un posto alla gente e li far capire come si fa a gestire le cose , le necesssità pubblica… peccato peccato… io in quell’asilo ci sono cresciuto.
      - io tra le cose molto positive ci metterei anche gli anta e chi si sacrifica per far funzionare questa bella associazione, forse una riunione sul polo, la si potrebbe fare organizzandola con loro, non per far casino, ma per parlare, io posso far venire, mi ha assicurato la sua partecipazione, chi ha redatto la relazione idrogeologica per la costruzione del polo logistico, si è vero, sono tecnici di parte, ma sono persone disposte a spiegare le cose e a rispondere alle nostre domande, e siccome prima di tutto dobbiamo capire, bisogna ascoltare anche la controparte. Poi chiamerei il responsabile della comunicazione del comune di grosseto, persona che un tempo frequentava braccagni, quando anche io ero più giovane.
      - altra cosa positiva è questo blog, nel bene o nel male.
      mi fermo e lascio la parola agli altri, per ora vi auguro a tutti tanta salute e serenità per il 2010

  14. Granocchiaio scrive:

    ——————————————————————————–

    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove su i pini
    scagliosi ed irti,
    piove su i mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    su i ginepri folti
    di coccole aulenti,
    piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    t’illuse, che oggi m’illude,
    o Ermione.

    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitío che dura
    e varia nell’aria
    secondo le fronde
    più rade, men rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    nè il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro
    altro ancóra, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immersi
    noi siam nello spirto
    silvestre,
    d’arborea vita viventi;
    e il tuo volto ebro
    è molle di pioggia
    come una foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.

    Ascolta, ascolta. L’accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,
    dall’umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s’allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancor trema, si spegne,
    risorge, trema, si spegne.
    Non s’ode voce del mare.
    Or s’ode su tutta la fronda
    crosciare
    l’argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.
    La figlia dell’aria
    è muta; ma la figlia
    del limo lontana,
    la rana,
    canta nell’ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.

    Piove su le tue ciglia nere
    sìche par tu pianga
    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pesca
    intatta,
    tra le pàlpebre gli occhi
    son come polle tra l’erbe,
    i denti negli alvèoli
    con come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    (e il verde vigor rude
    ci allaccia i mallèoli
    c’intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su i nostri vólti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    m’illuse, che oggi t’illude,
    o Ermione.

    Gabriele D’Annunzio
    Alcyone

    LA PIOGGIA NEL PINETO

    • viviana scrive:

      E mentre il Granocchiaio ci propone una delle più belle poesie di D’Annunzio , io faccio gli auguri di buon anno a tutti i frequentatori del blog .
      Che il 2010 esaudisca le nostre personali aspettative , piccole o grandi che siano, e risolva almeno qualche problema della comunità .
      Aspetttiamo sempre con trepidazione questo passaggio dell’anno, convinti che quello che ci aspetta sarà migliore di quello che è stato.
      Non avessimo questa forza positiva … evitiamo di chiamarla illusione … la vita sarebbe troppo triste .

  15. Granocchiaio scrive:

    Dopo tutti questi interventi interessanti e utili il mio potrebbe apparire fuori luogo. In effetti sono gli altri che sono nati qui per sbaglio anziché nel TATZEBAO. Ma non credo ci sia da farne un dramma. Se si vuole ci si capisce lo stesso. La discussione aperta da Nello può continuare sia qui che nel TATZEBAO, come si vuole.

    Tanto il pezzo che sto mettendo è un qualcosa che difficilmente provocherà commenti (o magari sì, e perché no?) ma sicuramente non disturba né viene disturbato da altri. Contiene infatti parecchi link, cioè richiami a filmati e musiche.

    Spero perlomeno che sia di vostro gradimento. E quindi buon divertimento:

    SPETTACOLINO DI FINE ANNO

    Le televisioni ganze a fine anno fanno vede un po le cose più strane, più buffe, più brutte o più belle possibili.
    Così anche noi col blogghe cerchiamo di fagli un pochino il verso e vi segnaliamo sta robbetta:

    questa viene presentata come la figura di merda più colossale della storia
    non so se sia così, certo a me sembra un bel pezzo in là!
    http://www.youtube.com/watch?v=QQ2JFhAinS0&feature=related

    questa viene presentata semplicemente come “figura di merda”, non male, però si vede che è preparata……………
    http://www.youtube.com/watch?v=eARAAB_Zzrc&feature=related

    quest’altra invece, pur non essendo così eclatante, ma nel suo genere pare vera e genuina!
    Giornalista scorreggia in diretta!!!!!
    http://www.youtube.com/watch?v=Pl2EshSdVAQ&feature=related

    e qui non poteva mancare qualche bimbo straordinario
    provate a sentire come ride questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=oB-TSo1apsA&feature=related

    quando si dice che uno ci’ha la lingua lunga…………
    oppure che quello ci’ha una lingua che cuce e stira……..
    e di questa lingua qui che ne dite?
    http://www.youtube.com/watch?v=lD0MG_KJlao&feature=related
    e cercate di non fare fantasie troppo spinte quanto improbabili……..

    passando alla musica mi sono accorto che ignorando le ultime trasmissioni dal vivo (o dal morto) della televisione, può succedere di perdere anche qualcosa di notevole

    così a me è successo di inciampare in questa Giusy Ferreri che pare abbia partecipato a X-factor che non ho mancato di ignorare, ma certo che questa qui non mi pare mica male pe gniente…….

    Qui sotto canta un classico dei mi tempi
    Giusy canta “Bang Bang” – X-factor
    http://www.youtube.com/watch?v=fzZQz1js8vs&feature=fvw

    e la metto a confronto con dei mostri sacri come per esempio
    Dalida
    http://www.youtube.com/watch?v=DtnvtFKSjUs

    o anche
    Mina
    http://www.youtube.com/watch?v=g7-5XXYP-68&feature=related

    senza scordarsi di questa versione archeo-clip dell’
    EQUIPE 84
    http://www.youtube.com/watch?v=rk-ltwe6Dng&feature=related

    e di colei che per prima la lanciò il pezzo, qui rivisitato
    Cher Bang Bang (My Baby Shot Me Down) Live 1992 The Mirage
    http://www.youtube.com/watch?v=OcuKpszYriE&feature=related

    e per finire un pezzo – sempre dei mi tempi – che aveva un paio di vantaggi non indifferenti: la cantante era la figlia di Frank Sinatra, la canzone – notevole – si diceva che l’avesse ordinata a pagata papà per cotanta figlia, insomma ebbe un discreto successo
    la figlia ci mise una vocina abbastanza in chiave con il pezzo, poi le mossettine d’epoca, pure quelle talmente misurate da far sospettare uno studio accurato da parte di qualche scenografo………
    comunque eccola:

    Nancy Sinatra “These boots are made for walking”
    http://www.youtube.com/watch?v=yRkovnss7sg

    e poi arriva la nostra Giusy che con un piglio da quattro bocce tra le gambe ti spara sta robba:
    una cavernosa e carnale voce nera, con una ghigna erotica e non volgare, coinvolgente e sicura:
    ascoltatevela e guardatevela tutta, vale la pena: bella roba ragazzi
    Giusy canta “These boots are made for walking” – X-Factor
    http://www.youtube.com/watch?v=W_W4ZnekMkQ&feature=channel

    bella e tanta roba ragazzi!

  16. Carlo Vellutini scrive:

    Credo che il problema dell’assenza di una sala polivalente a Braccagni sia importante. Qualche anno fa la palestra veniva utilizzata per le recite, ma oggi la legge non lo permette più. L’ex asilo -pare- venga ormai destinato solo ad attività parrocchiale (e a poco altro), con tanto di rischio per lo svolgimento dell’annuale sagra, l’oratorio e la sala della Banca sono utili ed ideali soprattutto per incontri di associazioni, convegni, ma non adatti – ovviamente-per concerti o recite. Tutto questo per far capire che il problema rimane. Nelle scorse settimane, per ovviare a questo problema l’assessore Borghi mi ha garantinto che va avanti il progetto petr la copertura della pista di pattinaggio. Un modo per creare una struttura adatta allo sport, ma anche alla realizzazione di concerti ed eventi invernali. Confermo che la Banca della Maremma ha dato piena disponibilità ad aiutare le associazioni di Braccagni a realizzare una struttura nella zona del campo sportivo idonea sia allo svolgimento di pranzi e cene organizzate dalle stesse, che per lo svolgimento della sagra. Un progetto per il quale è stata sensibilizzata anche l’amministrazione comunale che vedrebbe di buon occhio la nascita della stessa. L’unica cosa che va compresa è che tutto questo deve essere realizzato per il bene del paese. Che chiunque realizzi strutture di questo genere lo fa per ovviare a tutti i sopracitati problemi. Nei giorni scorsi parlando di tutto ciò in paese ho avvertito che qualcuno non vedrebbe di buon occhio questa o quella struttura per antipatie personali o non so per quale altro motivo. Credo che questi siano i veri problemi che troppo spesso hanno impedito la realizzazione a Braccagni di quelle strutture di cui oggi lamentiamo la mancanza. Credo che sarebbe bene metterci tutti insieme ad un tavolino e superare le diffidenze e le incomprensioni di vario genere per vedere se, oltre alle case, la Braccagni del futuro potrà diventare un posto ancor più accogliente e, finalmente, anche un paese nel vero senso della parola.

  17. nello scrive:

    In questa settimana che sta per finire ci sono stati tre eventi, che seppur pubblicizzati anche sul blog, non hanno avuto alcun commento. Premetto che non posso dire nulla sul “Natale al Centro commerciale” in quanto anch’io , come milioni di altrio connazionali, sono stato tradito dai ritardi dovuti, nel mio caso, più alla tremenda viabilità comunale, più che dal tempo anche se il 24 pioveva come non mai, e non sono giunto in tempo. Mi permetto di fare due riflessioni sulla “Festa degli ottantenni-Coro Livallia” e sul concerto di Santo Stefano.
    Chiaramente non sono il “critico musicale ufficiale” del blog, e lo dico perchè :
    1) sono ignorante in materia, o meglio sono uno che ascolta musica e solo classica, orchestrale, folk e qualche “chansonier”;
    2) perchè il Granocchiaio se ne intende più di me e tanti altri frequentatori, vuoi per la sua esperienza vuoi per la sua papreparazione. Ad esempio a me, frequentatore della sua casa in adolescenza vista l’amicizia con suo fratello Lello e il suo attuale cognato Peo, una volta ascoltando un disco di Celentano nella sua, per me obbrobriosa,camera dai colori strani mi disse che era un precursore sia musicale che per la moda (non ricordo se si riferiva ai pantaloni bicolori o a tubo), ed in effetti anni dopo 65 o 66 usci la prima canzone a sfondo ecologico “IL ragazzo della Via Gluck” seguita poi da “Un albero di 30 piani”, nel 72 o 73 bis per me da indicare come primo rap con “INCO…. qualcosa” (non sono lo Spadi che si ricorda perfettamente il nome di paese più lungo al mondo in lingua maori); quindi non sa solo di Shadows.
    Quindi riprendendo, penso ci sia poco da dire del Coro Livallia, vanto del paese, se non il mio parere personale: perchè non allargano il loro repertorio specializzato in musica sacra, che sicuramente è edè stata la loro forza, con cori di musica operistica o popolare,visto che sono eccezionali con “Maremma amara”.
    Il concerto di Santo Stefano è stato eseguito da un complesso grossetano i “Gramma” per me del tutto sconosciuti fino al 19 dic. quando mia moglie mi disse che un suo collega veniva a suonare a Braccagni. Come ho detto non mi interesso molto di complessi e canzonette (sono rimasto agli anni 60-76, i miei figli mi dicono perchè sono vecchio e ricordo la gioventù, non è così ma diamogli soddisfazione), però mi hanno colpito, vuoi perchè non mi sembra suonassero male anzi certi accordi erano veramente buoni e anche la cantante era brava, vuoi soprattutto che per circa un’ora e mezzo hanno suonato quasi tutte canzoni proprie (ed inedite, ne stanno facendo un CD, meno che una che hanno detto è su Youtube, ma io non l’ho trovata) ed anche per le 4 di altri artisti ne avevano fatto un arrangiamento proprio.
    Secondo me le serate, come spettacolo, sono state ottime, però come tutte le cose hanno il rovescio della medaglia e scusatemi a me da proprio noia.
    Cominciamo dal primo (cdhe poi è il più importante).
    Parto dal commento finale della cantante del gruppo Gramma: “vi ringraziamo per la vostra presenza e per averci permesso l’esperienza di suonare in un ufficio”. Sì perchè il punto dolentesta proprpio qui: il blog ha inaugurato virtualmente ” la Piazza ” che ci manca, ma non può darci un punto di aggregazione da poter utilizzare per manifestazioni. Da noi solo l’Oratorio e l’Asilo possono ricevere più persone e avere una acustica, non dico buona,ma almeno decente, per certe cose potrebbe andare bene anche la palestra, non sicuramente dove l’acustica conta qualcosa. Orbene, mentre per la manifestazione organizzata dal C.P.S. gli ” Anta” il parroco (quindi la Diocesi) ha concesso l’asilo, per quella organizzata dalla Circoscrizione non ha concesso nè l’oratorio (forse il più idoneo, ma giustifichiamo che essendo annesso alla canonica poteva creare disturbo) ma neppure l’asilo. Ora dico che la struttura da anni ha perso il suo originale utilizzo, da sei mesi è stata lasciata dalla Caritas quindi è in pratica “fuori uso” perchè non darla? e perchè il Parroco di Montepescali (quindi ancora la Diocesi) concede l’utilizzo della chiesa di S. Nicolò la sera della Befana alle ore 21.00 per il Concerto dei Madrigalisti di Magliano (serve anche per comunicazione) organizzato anche questo della Circoscrizione. Orbene il Concerto è stato fatto al Centro sociale e chi si intende di musica anche meno di me può immaginarsi con quale risultato.
    Speriamo che le voci che circolano in paese su un impegno della “Banchina” per la costruzione di un centro siano vere e presto non ci sia, per tutte le associazioni, la necessità di elemosinare un posto per manifestazioni.
    Altro punto dolente delle due serate, ma questo ormai è un ritornello, è rappresentato dalla partecipazione.
    Si dirrà che il giorno era sbagliato, che il meteo non era favorevole, sicuramente che non è stato pubblicizzato a dovere: fatto sta che la non presenza ha fatto la parte del protagonista. IL 26 sera erano presenti 3 componenti del Consiglio di circoscrizione, 11 braccagnini (considerando anche l’anziano, diciamo così, di servizio). Meglio è andata il 20 con la presenza a metà concerto di 74 persone, che però sono aumentate di una trentina a fine concerto quando il Gruppo anziani ha offerto il rinfresco A GRATIS.
    E si che tutti dicono che a Braccagni non si fa mai niente……
    Speriamo che prosegua l’unico evento che richiama gente (specie da fuori) che è il Primo Maggio e non faccia la fine della Befanata.
    Scusate lo sfogo

    • sentinella scrive:

      Interessante intervento di Nello che contribuisce a rendere partecipe di ciò che avviene nella frazione anche chi non può essere presente agli avvenimenti. Questo è il giusto spirito di questa “piazza”.
      La sua nota è, ovviamente, opinabile, ad esempio mi viene da pensare al concerto dei Madrigalsiti nella chiesa di Montepescali, luogo ideale per una esibizione del genere; la stessa non crediamo sarebbe stata concessa per un gruppo “avi metal”.
      Comunque mette l’accento su una nota dolente della vita braccagnina: la cronica carenza di spazi. Qualcosina c’è: l’oratorio, l’ex.asilo, la circoscrizione, la palestra, la nuova saletta della Banca, ma non è sufficiente e lo si è visto. Dove fare un piccolo concerto? Dove fare un ritrovo conviviale da 100 persone? Naturalmente non basta lamentarsi: gli spazi vanno saputi anche conquistare, in modo che siano un diritto di tutta la cittadinanza.

      • mezzamestola scrive:

        son tre giorni, quattro con oggi che mezza braccagni è al buio… è un invito ai ladri?… Siamo nel paese delle banane? O questa è efficienza pubblica?…

        • nello scrive:

          La sera di Natale, verso le 18.00, chiamai i Vigili Urbani ed una vigilessa gentilmente mi rispose che era già a conoscenza del problema e che aveva già informato chi di dovere. Sapendo per esperienza la trafila dissi ai miei parenti che forse sarebbero venuti oggi, ma che più probabilmente sarebbero venuti nlunedì (domani). L’esperienza conta come vedi: la gente fu contenta quando l’ENEL divenne privata, queste sono le conseguenze. Se fosse successo quando la manutenzione era a carico diretto dell’ente all’avviso, tempo un’ora, salvo emergenze, sarebbe stato ripristinato il tutto. Mi piacerebbe poi sapere cosa sia successo, non è fuori il caso che sia scattato l’interruttore durante le intemperie della notte di Natale (in pratica quello che succede nelle case quando scatta il differenziale).

          • patrizio scrive:

            anche questa sera siamo al buio,
            in quest’ aria natalizia e di festa, dove l’animo è più buono, lasciate che il mio augurio arrivi a chi di dovere…..

            CHE SI FULMINO TUTTE LE LAMPADINE DI CASA A CHI E’ IL RESPONSABILE E A CHI PUR DOVENDO FARE QUALCHE COSA PER RISOLVERE IL PROBLEMA NON HA FATTO NIENTE.

          • nello scrive:

            Patrizio ho scritto ieri sera al Sindaco e di sicuro qualcuno l’ha letta alle 8.33 di stamane, speriamo sia la volta bona

          • patrizio scrive:

            Caro Nello, le cose son due, o la tua segnalazione è arrivata utilmente a destinazione, o a quelli che si dovevano muovere gli si sono fulminate le lampadine in casa a seguito del mio augurio, fatto è che ieri sera la luce per le strade è tornata….
            sul fatto che prima dopo un’ora la squadra era all’opera per riparare il guasto…. come hai ragione… così era, oggi sono guai..
            ma tutti credono che la privatizzazione sia la soluzione… invece io vedo che è solo un modo per spillare soldi e farli finire in tasca ai titolari delle aziende privatizzate… prendi l’enel… i telefoni le ferrovie o quello che vuoi, trovami un esempio di privatizzazione che funziana ed ha migliorato quello che era in passato….
            il marcio è nel ‘manico’… abbiamo dato la politica, a destra e a sinistra, in mano a degli incompetenti o a dei furbetti del quartierino, e in questo mare magnum di illegalità e furberie, chi invece vorrebbe fare le cose per bene, viene stritolato.
            La soluzione mi sa che sia quella di fare politica direttamente e rompere questo cerchio vizioso, buttare fuori dalla politica chi è un profittatore, uno sfruttatore o anche semplicemente un incompetente che campa sulle spalle della gente perbene e che lavora.

          • nello scrive:

            Non credo che abbia responsabilità al ritorno dell’illuminazione pubblica, solo una coincidenza, o meglio, si sono ricordati di intervenire. (credo però che l’intervento sia durato al massimo 3 minuti).
            Sulle privatizzazioni sono sulla tua lunghezza d’onda: non hanno migliorato il servizio e non hanno diminuito i costi per il cittadino.
            Gli eventi degli ultimi giorni sono agli occhi di tutti (anche di quelli favorevoli). Di fronte alla bella figura dei trasporti, l’amministratore delegato delle Ferrovie (a dir la verità sono altre le sigle con cui va identificato le vecchie FF.SS.) non ha trovato di meglio di suggerire ai viaggiatori di portarsi cibo, acqua e maglioni, invece di presentare subito le sue dimissioni. Ma lui è un boiardo di stato (è stato segretario nazionale della CGIL Trasporti, sic!!!!!, ora capo della controparte, tre sic!!!!!!) che rimane in sella qualunque sia il Governo. (per chi non lo sapesse le Ferrovie Nord, praticamente della Regione Lombardia, nei momenti di grande crisi sulla stessa regione viaggiavano regolarmente, trovavando solo problemi sui nodi delle FF.SS.).
            Ho detto male delle ferrovie, ma il discorso vale per l’ENEL, potrei molti confronti fra ieri ed oggi per il mio passato di figlio di dipendente e dipendente io stesso; per le Poste, il Granocchiaio in un suo intervento si chiedeva, entrando nell’ufficio, se si fosse in un bazar……
            Comunque queste sono le conseguenze delle nostre scelte perchè tutto viene dal Parlamento e come dice Roberto (a proposito che fine hai fatto?) “chi è stato eletto ha sempre ragione”, ben vengano le privatizzazioni anche con codicilli, o come si chiamano Patrizio sei te il legale,come quelli nascosti nella Finanziaria 2010 che di fatto privatizzano anche le Forze Armate (la nostra difesa per capirsi).

          • patrizio scrive:

            Caro Nello, che miseria… io non pretendo che gli altri la pensino come me.. ma che almeno ci provino… a pensare… beh.. magari… .
            tornando a noi… a proposito di codicilli… e della finanziaria… attenzione

            nelle ultime leggi e leggine si parla di PEC posta elettronica certificata gratuita per il cittadino così potrà avere le certificazioni dalla P.A. senza fare file… si è vero ma si sono scordati che ci notificheranno anche le sanzioni e le multe e che il termine decorre da quando loro depositano la posta nel nostro server… non c’è più l’avviso della raccomandata e i 10 giorni di deposito, i termini decorrono subito anche se uno è in vacanza o a letto con la febbre e non scarica la posta elettronica… quindi okkio …

  18. Granocchiaio scrive:

    I miei auguri provo a falli in versi come mi riesce
    Visto e considerato che tanto i poeti ultimamente latitano
    Li faccio in versi pe divertimento
    Tanto si sente subito che un ci’ho il giusto vento
    Ma mi diverto e spero un fare un sacrilegio
    Non è pe canzona o pe fa spregio
    Magari pe sollecita ‘na reazione
    E prendecci magari ‘na lezione
    Gioco co i nomi spero a tutti chiari
    E l’argomenti che son sotto i fari

    Le botte ha rimediato e unn’erano Mosconi
    C’è allora chi s’accorda pe contatti ben più Sani
    C’è anche chi vorrebbe infilalli tutti dal Di Dietro
    E l’omo in alto chiede di abbassa il tono da Sultano

    E noi che semo di Toscana li terroni
    Vogliamo esse allora anche più boni!

    Pandoro cavallucci e paneforte
    Salute e amore entri nelle porte
    il tono dello spirito si alzi
    così d’amor un si rimanghi scalzi
    anche quest’anno s’hanno da mangia’ granocchie e chiocciole
    millanta cose belle a tutti e tante coccole!

  19. Granocchiaio scrive:

    Dopo il Presepio di casa, quello di Chiesa, quello vivente, ora facciamo pure quello a cartoni su blog……….

    buon Natale a tutti

    gra gra gra

    • viviana scrive:

      Buon Natale a tutti ed un augurio particolare ed un grazie a chi lavora nel blog con passione e lo anima con i suoi interventi .
      In questi giorni , in cui il ritmo della nostra vita diventa ancora più frenetico , possono essere di riflessione i versi di Ungaretti che descrive magicamente il suo Natale di guerra .

      Non ho voglia
      di tuffarmi
      in un gomitolo
      di strade

      Ho tanta
      stanchezza
      sulle spalle

      Lasciatemi così
      come una
      cosa
      posata
      in un
      angolo
      e dimenticata

      Qui
      non si sente
      altro
      che il caldo buono

      Sto
      con le quattro
      capriole
      di fumo
      del focolare

      Napoli , 26 dicembre 1916

  20. Granocchiaio scrive:

    Scoop (alla rovescia) di SKY TG 24
    Come Euronew 5 anni fa che annuncio la tournè degli Shadows con il loro “FINAL TOUR” solo alle fine di questo, così anche SKY TG24 annunzia oggi in gran risalto la torurnè del 50° da parte di Cliff Richard e gli Shadows.
    Peccato che sia finita in Europa proprio con il mese di novembre (era iniziato a Settembre) e riprenderà per un po’ di tappe solo in Asia, Africa per poi concludersi in Nuova Zelanda e Australia, e nel 2010.

    Devo comunque ringraziare Euronews perché, proprio memore dell’infelice annuncio dell’altra vota, questa volta mi sono messo all’aspetto – o come si dice noi “al passo” – e me ne sono accorto per tempo: da qui la mia gita a Parigi per il concerto di cui ho poi parlato qui nel blog.

  21. Granocchiaio scrive:

    Anch’io ieri volevo fa la festa alla mi donna.
    .
    Affaccendato in millanta cose ormai sento le notizie giornaliere più come un sottofondo al mio da fare che per quello che sono. Purtroppo possono capitare degli inconvenienti quantomeno strani, o tragicomici come è successo a me.

    Con la voglia di fare sempre qualche pensierino alla mia signora avevo orecchiato ieri di un certo Stolchinghe che sicuramente era qualcosa per le donne, anche se non sapevo esattamente cosa. Probabilmente qualche nuovo ritrovato tecnologico magari da portare in borsetta per ricordarsi le cose o pe semplifica l’uso del telefonino che è sempre un po cervellotico nei suoi aspetti più sofisticati.

    Insomma, mi dico bisogna che faccia qualcosa, non sarà mai come una gentilezza da Puscer come ho sentito in questi giorni addietro, ma in somma io ci provo. Bazzicando su internet – anche causa blog – ho provato a vedere se mi diceva qualcosa al riguardo Bob Castin, quello rammentato alla fine del giornale radio, ma non ho trovato né spiegazioni né consigli da questo tipo che sicuramente ne sa più di me.

    Ormai siamo una coppia talmente affiatata che non dobbiamo per forza fare le sorprese l’uno con l’altro, meglio tastare il terreno pe senti se una cosa può interessare, prima di spende dei soldi e poi magari la cosa non interessa.

    Allora iersera, che ero cena dalla mi figliola con tanto di genero e i due cuccioli, aspetto il momento giusto e poi solennemente, con un sorrisino di compiacimento annuncio di voler fare un pensierino alla nonna, anche per festeggiare la donna in generale, che mi pare ieri gli volessero fa la festa.

    E sicché gli dico appunto, facendo sfoggio del mio aggiornatissimo vocabolario, il sunto dei miei pensierini:

    vorrei farti un regalino per questa ricorrenza, niente di che, mica posso permettermi di farti un Puscer ma, nonostante non abbia potuto parlare con Bob Castin avrei pensato ad un nuovissimo Stolchinghe, magari un modello italiano e non cinese, che oramai ne siamo invasi, e poi non ci hanno nemmeno il bollino CE, e quindi poco raccomandabili

    Le reazioni. Io guardo la mia signora che al solo parla’ di regali gli si accendono tutte le luci della faccia, e anche gli orecchi. C’è una nota come interrogativa nella sua espressione – per quanto non sa di che cosa si tratti – ma se glielo propongo io vorrà dire che per lei è adatto. I cuccioli sono subito entusiasti perché faccio un regalo alla nonna, e se lo faccio a lei di solito in contemporanea arriva qualcosa anche a loro.

    Solo la mi figliola e il mi genero mi guardano in maniera in maniera inspiegabilmente strana. Allora gli faccio: ma che c’è qualcosa che non va? Forse siete gelosi?

    E la figlia numero uno mi fa: ma babbo, stai scherzando o che cosa? E io: no no, non credo che sia una spesa folle, poi m’informo prima di comprallo, era così perchè se lo fanno tutti, anche se manca solo un mese al Natale, non vedo perché non lo posso fare anch’io. E lei: ma te lo sai che cos’hai detto? Si che lo so, cioè non lo so esattamente ma l’ho sentito di alla televisione e poi si vedevano tutte le donne, le intervistavano all’uscita dei supermercati tutte felici e allo mi so detto che gli deve piace’ pe forza. Ho provato velocemente a vede se trovavo Bob Castin che dice la RAI che è un bell’aiuto, ma non m’ho trovato. E poi tanto ve l’avrei chiesto prima, così come sto facendo ora……………

    Allora parte con una spiegazione che mi lascia letteralmente di pietra: tutto quello che avevo capito era tutt’altra cosa, non avevo capito niente, anzi questo Stolchinghe non era un apparecchio o chissà che cosa ma un comportamento per cui una persona affligge un’altra persona (in specie le donne) perseguitandola fino a generare in lei ansia e paura, sino a non permettergli più di avere una vita normale!

    Minchia, direbbe il siciliano, l’ho detta grossa allora.

    Inutile andare a cercare il Bob Castin della Rai o peggio ancora cercare di fargli un Puscer. Te – mi fa, sarebbe meglio prima di adopera’ questi termini tu andassi un po su Google e tu cercassi il significato di queste parole. Magari prima di farti un’idea per il rigalo a mamma!

    Così ho fatto e guardate in sintesi cosa ho trovato:
    da Wikipedia:

    Stalking (e non Stolchinghe come avevo capito io) è un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
    Ma allora perché alla televisione e alla radio non usano il termine “persecuzione” come peraltro ho scoperto prevede la legge? (Legge 23 aprile 2009, n. 38)

    Pusher (e non Puscer come avevo inteso io) può riferirsi – nel gergo della droga – a Spacciatore
    Ma allora perché alla televisione e alla radio non usano il termine “Spacciatore”?

    Podcasting (e non Bob Castin) è un sistema che permette di scaricare in modo automatico documenti (generalmente audio o video) Chiamati podcast, Utilizzando un Programma ( “client”) Generalmente gratuito CHIAMATO aggregatore O Feed Reader.
    Ma allora perché la RAI non usa il termine “Scaricare” ?

    Diversi anni fa andando in Francia con una certa frequenza mi venne da sorridere – per non dire di peggio – quanto vidi che il governo intervenne sui media – con disposizioni di legge – affinché non venissero usati termini diversi dal francese nelle più svariate occasioni. In particolare mi sembrò particolarmente comica l’esclamazione egalitè nel tennis al posto del canonico “deuce”, rimanevo infatti in attesa che l’arbitro alla prima occasione completasse con la celeberrima ………..egalitè fraternitè libertè.

    Forse, come al solito, l’idea non era poi così peregrina. Mettere un limite alla sciocca moda di piegarsi ad ogni inglesismo del momento.
    Intanto i miei cuccioli alla fine della spiegazione mi hanno chiesto se il regalo per loro c’era sempre: certo, gli ho detto, doppio perché io lo Stolchinghe alla nonna lo glielo avrei fatto.

    Un’ultima riflessione. Siccome mi considero di media cultura e media intelligenza, mi domando come dev’essere bello il mondo per chi capisce al vole tutte questi termini. Noi, l’altra metà (?) dell’Universo ad invidiare l’altra metà che capisce tutto……………….

    e chi non frequenta Google cosa fa? spera di non fa figure sciocche come le mie o meglio STA ZITTO COSI’ NON SBALGLIA!

  22. viviana scrive:

    Venerdì pomeriggio , in un una saletta del Teatro degli Industri a Grosseto , si è tenuto il secondo incontro del programma ” Autunno in archivio ” , organizzato dall’Archivio delle tradizioni popolari .
    Argomento di questa riunione una riflessione sul libro ” La voce che racconta ” della prof. Nevia Grazzini , libro che io conoscevo perchè mi era stato dato proprio dalla Sentinella al momento della mia iscrizione al gruppo.
    In un’aula non certo affollatissima – ci fosse stata la presentazione di un banale prodotto commerciale una lunga fila di persone vrebbe occupato tutta la via Mazzini – la scrittice ha illustrato il suo percorso ,avviato oltre venti anni fa , di ricerca e di raccolta di fiabe e racconti che la tradizione popolare ci ha tramandato.
    Tema centrale di riflessione infatti l’oralità , la supremazioa della voce che sempre e comunque identifica e rende unico il rapporto tra chi racconta e chi ascolta .
    Facendo pazientemente ricorso alla memoria dei grandi , gli alunni di una scuola di provincia sono riusciti a ricostruire e rielaborare storie e leggende e a riproporle con il corredo di fantasiosi e simpatici disegni .
    Coinvolti nel lavoro , ovviamente , anche genitori e nonni , diventati così non più affabulatori , ma ascoltatori di quelle storie che i bambini sono stati in grado di raccontare con tuttte le loro personali interpretazioni .
    La fervida fantasia dei piccoli ha permesso di mescolare antico e moderno , di far convivere aspetti di un mondo fantasico con elementi della più recente attualità : il mantello del principe accostato tranquillamente al disinvolto jeans di tutti i giorni .
    Già , perchè il bello del raccontare , come dice spesso mia nipote, sta proprio in questa infinita possibilità di rappresentare tutto ciò che ci passa per la mente , senza vincoli di spazio e di tempo.
    Tra i presenti alla riunione molti insegnanti e qualche nonno : io ero lì in duplice veste …. la più fortunata .

    • Granocchiaio scrive:

      Che appuntamenti di questo genere non abbiano dalle nostre parti un gran successo di pubblico è quasi normale.

      Forse però dandone notizia prima, magari proprio qui dal blog , si poteva tentare di avere qualche presenza in più.

      Peccato perché pare che il tema trattato sia stato proprio di stimolante interesse.

    • sentinella scrive:

      Questo incontro fa parte di un ciclo di conferenze organizzato dall’Archivio che prevede:
      .
      Venerdì 27 novembre presso la Chiesa dei Bigi alle 17 “Le novelle de’ montierini” di Florio Carnesecchi
      Presentano Marcello Arduini, Gabriella Pizzeti

      Venerdì 4 dicembre Sala del Consiglio Comunale ore 17
      “La mappa delle leggende” di Piergiorgio Zotti
      Presentano: Valerio Fusi, Gabriella izzetti, Patrizia Scapin, Mario Papalini

      Venerdì 11 dicembre Sala del Consiglio Comunale ore 17
      “Aristocrazia contadina. Sulla complessità della condizione mezzadrile” di Giovanni Contini.
      Presentano: Gianbruno Ravenni, Piergiorgio Zotti

      Venerdì 18 dicembre Chiesa dei Bigi ore 17
      “Ombrone: un fiume fra due terre” a cura di Gianni Resti
      Presentano: Gianni Resti, Antonio Fanelli.

      • viviana scrive:

        Si è svolto ieri pomeriggio il terzo incontro del programma ” Autunno in Archivio ” , organizzato dall’Archivio delle tradizioni popolari .
        Argomento della giornata la presentazione del libro di Florio Carnesecchi , studioso senese di antropologia culturale , che in anni di lavoro ha curato la raccolta di storie , aneddoti ed episodi buffi che hanno come protagonisti i montierini .
        Un libro divertente , come ha sottolineato il prof. Arduini dell’Università della Tuscia , ma soprattutto un libro “colto ” per le scelte effettuate , per il rigore scientifico con cui l’autore ha portato avanti il suo lavoro .
        La semplicità del racconto , ha datto lo studioso , non deve trarre in inganno perchè ci sono aspetti che non appaiono immediatamente , ma che presuppongono, a ben guardare , un lavoro attento ed appassionato di ricostruzione ed analisi del testo narrativo.
        L’antropologia , ha aggiunto citando la frase di una sua maestra , altro non è che la problematizzazione dell’ovvio .
        Il libro è diviso in due parti : nella prima sono raccolti i testi novellistici sui montierini dal 1877 al 2002 ; nell’altra vi è invece la classificazione delle fiabe sugli sciocchi di tutta Italia .
        Già, perchè gli scioccchi e gli ingenui apartengono al contesto universale e sono sempre stati oggetto della narrrativa popolare .
        In Maremma , ha sottolineato Gabriella Pizzetti , studiosa e ricercatrice , c’è un patrimonio immenso a cui attingere.
        Gli scherzi e gli aneddoti , come quelli che hanno protagonisti i montierini, si differenziano dalle fiabe in cui vi è sempre un lieto fine dopo alterne e travagliate vicende : qui infatti quasi sempre gli sciocchi vengono beffati e puniti per la loro stoltezza .
        Il contrasto tra loro ed i furbi nasce soprattutto dall’appartenenza a realtà diverse .
        Da una parte quindi un mondo di emarginazione , come poteva essere quello della campagna , opposto alla condizione di progresso e innovazione della città.
        Montieri ha vissuto in un contesto geografico di isolamento e questo ha favorito il diffondersi di storielle sulle ingenue performance dei suoi abitanti .
        Io credo che i montierini non debbano prendersela per certe etichette che sono state loro attribuite .
        A riprova che sono invece persone intelligenti e di spirito bastava guardarsi intorno ieri sera , là nella chiesa dei Bigi , bastava osservare con quanta auto-ironia fossero pronti a sorridere quando venivano ricordati i loro stravaganti viaggi sbagliando destinazione o mentre venivano ripetute espressioni di cui pare abbiano la paternità , modi di dire entrati ormai nell’uso comune : chi di noi infatti non ha mai detto” un di loro un di noi ” o ” dare il concio alle colonne ” ?

        • Granocchiaio scrive:

          direi molto interessante, veramente
          .
          per cursiosità vorrei sapere quante persone c’erano
          non voglio il numero, basta molte, assai, abbastanza, poche, nessuno
          .
          magari questi argomenti “da salotto” in città vanno di più che qui da noi……………………

          • viviana scrive:

            Nella chiesa di Bigi era stato posto un tavolo dove sedevano l’autore e i due ospiti e davanti a questo due file di sedie divise ovviamente da un corridoio . Dai 50 ai 60 posti a sedere .
            Le sedie tutte occupate e diverse persone in piedi ai lati ed in fondo alla chiesa . L’assessore , che è arrivato in ritardo , non ha trovato posto a sedere e si è tranquillamente messo ad ascoltare appoggiato al portone di ingresso .
            Certo, non c’era la folla delle grandi occasioni , ma credo che gli organizzatori debbano considerarsi soddisfatti .
            A me è capitato di assistere a manifestazioni con pochissime persone e vi dico che in questi casi ci si sente a disagio anche noi che siamo semplici ascoltatori , figuriamoci chi si è dato da fare per allestire l’evento !

        • curiosone scrive:

          Buon giorno a tutti!!
          se posso….
          …sempre per rimanere sull’argomento… posso suggerire una semplicissima lettura molto divertente di Carlo M. Cipolla, ” Allegro ma non troppo” ed. Il Mulino.
          Una simpatica teoria sulle leggi fondamentali della stupidita’ umana.

          Leggendolo… non so perche’ ma mi sembrava, nel corso della mia vita, di aver incontrate tutti i generi che lo scrittore descrive.

          Lo consiglio vivamente poiche’ nella sua semplicita’ riassume molte figure umane vere e pensandoci bene molto realistiche!!!

          E’ solo un altra sfaccettarura dell’argomento…
          Se avete la possibilita’ di reperirlo mi saprete dire se vi siete divertiti??

          • viviana scrive:

            Il piccolo libro ” Allegro ma non troppo ” ci fa divertire e nello stesso tempo meditare .
            E’ divertente osservare con quanto zelo un economista importante come Cipolla affronti un argomento che non è certo scientifico e con quanto rigore proceda per arrivare alla definizione delle leggi fondamentali della stupidità .
            Fa meditare invece la sua valutazione a senso unico , la presa di posizione manichea sugli stupidi e sulla loro pericolosità .
            Noi , leggendo , si sentiamo immediatamente membri della categoria degli intelligenti , ci fa piacere pensare così dimenticandoci che spesso stupidità e intelligenza vanno a braccetto e soprattutto che sarebbe veramente triste non essere stati stupidi almeno una volta nella vita !

  23. Granocchiaio scrive:

    Solo per i grandi appassionati che me lo hanno richiesto:

    gli Shadows suoneranno con concerti in Europa ancora per qualche tappa:
    23 novembre OSLO – Spektrum,
    25 e 26 novembre ODENSE – Arena Fyn
    28 novembre COLOGNE – Lanxess Arena

    Si fermeranno poi fino a Febbraio 2010 quando riprenderanno i concerti in Australia e in Nuova Zelanda dal 6 Febbraio al 2 Marzo 2010

    A meno di non preferire una bella gita da quelle parti, chi vuole può approfittare ancora di qualche tappa europea……….

  24. Granocchiaio scrive:

    il Concerto – parte 3°

    ……..e poi arriva l’ora X – L’effetto terapeutico della musica – E degli Shadows

    La prima volta mi è successo qualche anno fa in occasione di una edizione di Festambiente. Avevo uno stand per Slow Food e la sera potevo andarmi a sentire i concerti che si tenevano li vicino. Qualche volta c’era qualche cane abbiante, qualche volta qualcuno che si divertiva molto (solo lui o solo loro), qualche volta c’era della bella roba.

    Quella sera c’erano i Gipsy Kings un gruppo di zingari spagnoli di origine catalana ma naturalizzati francesi, che suonano e cantano con stile tutto loro “una musica che è una fusione di rumba flamenco, flamenco tradizionale e musica pop”, e come tale contestata dai puristi di ogni singolo stile. Ma a me e mia moglie piacciono così e nei lunghi percorsi in macchina sono insostituibili compagni di viaggio.

    Quella sera ci mettemmo seduti alla bell’e meglio su qualcosa da una parte per ascoltare i nostri preferiti. Ma non appena iniziarono con le loro musiche sfacciatamente prorompenti e coinvolgenti dissi a mia moglie: io vado sotto al palco a sede pe terra, così li vedo e li sento meglio.
    Il cantante solista aveva la faccia bella di un bimbone cicciottello e riccioluto, mi ricordava molto la faccia di Fulvio Pierangelini – chef e patron del Gambero Rosso di San Vincenzo. Più che cantare pareva che gridasse a squarciagola nel microfono, come del resto tutto il resto della compagnia. E senza contare il suono dello loro accompagnamento con le chitarre che ci giocano e le trattano come Ronaldinho tratta il pallone. Non ricordo se fu subito al primo pezzo o all’attacco di Bambolero, ma fatto sta che mi prese un’emozione fortissima, un brivido per tutto il corpo, mi pareva qualcosa che veniva dal cielo, quella musica sentita decine di volte ora era li con me, e mi entrava dentro, nel sangue, nello stomaco, mi sentivo eccitato e in preda a una contentezza smisurata, forse paragonabile solo a quando scoprivo a cinque o sei anni i regali la mattina della Befana.

    Insomma non riesco nemmeno a stare a sede li sotto il palco e corro da Laura come se corressi dalla mi mamma e gli grido: ma li senti? Ma mi accorgo che lo dico piangendo e nello stesso momento lei mi fa: ma che fai piangi? E io in un grido liberatorio: SI, MA SO CONTENTO! Per tutta risposta si mette a piangere anche lei, ma con meno violenza di me. Perché lei piangeva DI me: non so se per “simpatia” o per “empatia” o semplicemente perché gli facevo tenerezza, o pena….E non avevo le lacrimucce, no, avevo proprio un pianto quasi a singhiozzo. Ero li in mezzo a tutta quella gente, più ragazzi che vecchi come me, ma non me ne fregava niente, scuotevo la testa, era come se non ci fosse nessun altro oltre a loro sul palco e a me, e continuavo a dire “troppo bello, troppo bello, bella roba! bella roba!”. E sentivo che più mi lasciavo andare e più piangevo e più piangevo e più stavo bene.

    Come tutte le cose più belle poi il concerto fini e io mi sentii come depurato, come dopo un lungo e liberatorio pianto fatto da bimbo avvinghiato al ventre della su mamma. Dopo è come se tutto il tuo corpo e il tuo spirito avesse avuto una purificazione, ti senti più pulito, più buono, più leggero, come se tu camminassi in levitazione. È una sensazione di incredibile benessere. Qualcosa di paragonabile l’avevo provata durante certi esercizi spirituali fatti da ragazzo, non ricordo con quale prete – ne ho frequentati mica pochi – e dopo le prime volte che avevo fatto l’amore con la mia donna.

    § §§ §§§ §§§§ §§§§§ §§§§§§ §§§§§§§

    La sera del concerto degli Shadows sono uscito dall’albergo e ho accusato subito un forte dolore alla vita, dalla parte destra. Insomma era il fegato che voleva dire la sua, forse per il lavoro extra per qualche “degustazione” parigina di troppo, o troppo spinta o fuori norma. Soffro in silenzio se no oltre il male c’era da senti pure la tiritera della mi moglie con relativa predica che so a memoria. Insomma, pensando poi allo spettacolo, pensavo speriamo che mi passi un po, se no te l’immagini che gusto aspetta’ una vita pe sentilli e poi presentassi con una colica di fegato?
    Insomma non è che mi avvolgessi dal dolore, ma certo la sentivo abbastanza evidente.

    Alla fine una volta seduti nelle comode poltrone del Grande Anfiteatro cerco una posizione di fianco per comprimere la zona ma l’effetto non è poi così benefico. Poi si parte e canta Cliff Richard che non è poi tanto male come temevo, tiene bene la scena, canta bene e si muove con mestiere – mi pare che sia meglio quando canta che quando parla, pare che ci’abbia una dentina in bocca, ma forse è il suo inglese o il suo dialetto (?) , boh – e poi ci sono LORO li ad accompagnarlo e sono proprio LORO, non c’è niente da dire.

    Eleganti, tutti vestiti in nero e con il loro caratteristico stile.
    Brian Bennet il batterista, un po spelacchiato e con un accenno di pancetta, è in formissima, sembra un ragazzino, “spingeva a fondo come un ciclista gregario in fuga” (Boogie – Paolo Conte)
    Bruce Welch mio personale idolo, con il fisico sembra un contadino venuto a suonare dopo aver potato la vigna tutto il pomeriggio, ma ha un polso fatato e unico.
    Hank B. Marvin, il più ammirato, il più invidiato, con quella faccia un poco così, quell’espressione un po così, che hanno certi ragazzi inglesi quando vanno a giocare – pantaloni ai ginocchi – a pallone nei cortili, occhialoni da miope simpatico e da “boncitto tontolone”, caposcuola indiscusso di un modo di suonare la chitarra elettrica.
    Tutti loro con la pulizia, la nitidezza, la precisione, del loro personalissimo sound………….

    Solo che ero li a senti canta Cliff già da un bel pezzo e pensavo: ma loro quando partono? E con che pezzo partiranno? Con Apache no, è troppo scontato. Forse con The Savage che tira maledettamente e ti mette subito in orbita. Mah, in fondo a me basta che nel concerto ci sia Shadoogie e poi faccino un po’ cosa vogliano.

    E poi quando arriva il momento partano proprio con questo pezzo, con lo Shadoogie: prima Bennet alla batteria chiocca’ giù dei colpi micidiali, poi il Welch spara i suoi SI7 incalzanti, Marvin che sottolinea con forza quel SI……….e poi dai, via!
    L’apoteosi! Non ero solo io ad aspettarli ma gli altri oltre 3.000 e più che scoppiano in un fragoroso quanto liberatorio applauso. E io che faccio? Mi sento tutto un brivido, finché non si aprono le cannelline………La mi moglie intuisce tutto mi tocca e come mi volto attacca anche lei: e dai giù a piangere, “E BATTI INVIO!” direbbe il mi cucciolo Mamu. Che bella cosa, che bella sensazione. Li seduto comodamente con la bella compagnia di Rolando al mio fianco, con Laura e Nayeda più in la, e io ad ascoltare questi grandi amici che mi fanno compagnia e goduria da 50 anni a questa parte. Il pezzo dura un attimo e un’eternità, ma poi ingiustamente finisce. Ci si guarda in faccia tutti soddisfatti e felici. E ci si prepara al pezzo successivo. Io non penso più al fegato. Fanno altri pezzi e io mi emoziono, godo e basta.

    Dopo partono con Wonderful Land e con questo pezzo io che cosa faccio?
    Una sera questa estate andavo a trova i mi cuccioli alla casa mare dopo aver chiuso bottega. Era il tardo pomeriggio, ero solo in macchina e stavo ascoltando proprio loro, gli Shadows. Tengo sempre un loro CD nel lettore perché quando ci’ho in macchina i mi cuccioli Jimmie e Mamu immancabilmente mi chiedono “la musica degli indiani”, che poi sarebbe Apache e compagnia. Ero all’altezza della Cantina del Cristo quando attaccò Wonderful Land. Dopo poco mi accorsi dai morsi allo stomaco e dagli occhi che mi si velavano che stavo piangendo. Mi accosto e mi fermo con la macchina. Mentre piango mi viene da pensare: devo condividere questo momento con qualcuno e allora mi metto li e col telefonino mando un messaggio del tipo “ciao, sono in macchina, sto ascoltando Wonderful Land degli Shadows e ci sto piangendo sopra” Mando il messaggio a due o tre amici, quelli che mi vengono in mente. Dopo poco mi risponde Giuseppe – l’ingegnerone – e mi dice: non so chi siano gli Shadows, non conosco il pezzo, ma sto con te.
    Alla fine di Wonderful Land – quello dal vero li nel concerto – mi accorgo che le lacrime mi hanno rigato il viso, sono penetrate nella barba, particolarmente incolta per l’occasione, ciononostante l’hanno attraversata tutta e una lacrima gocciola giù dal mento: incredibile, non mi era mai successo. Lo faccio vedere a mia moglie e ai miei amici che mi fanno una foto accusi conciato! Da non vedere!

    Sono spossato dal piacere, mi rilasso, consegno la reliquia del fazzoletto con le lacrime originali – e un po’ di moccolo – alla mi moglie che me lo conservi così fino a casa dove NON dovrà lavarlo e dove verrà messo sotto vetro come un ex voto. Come è stato poi fatto.

    Cerco infine di vedermi lo spettacolo con occhio più critico e più attento ai dettagli. E proprio allora mi accorgo che non ho più nemmeno un filo di dolore al fegato. Mi muovo, mi tasto, niente, non sento più niente. Lo dico ai miei vicini che mi guardano interrogativi per sapere se li sto prendendo in giro. Anch’io stento a crederci, ma è così, da un dolore forte e continuo ora non ho più niente. Ci si interroga come sia stato possibile, fino a quando non viene fuori quella parolina magica: endorfina. Non so perché, ma la cosa mi convince subito, forse perché mi piace il suono.

    Su Wikipedia, l’enciclopedia dei pigri come me si legge:
    L’endorfina (o endorfine) è una sostanza chimica di natura organica prodotta dal cervello, dotata di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell’oppio, ma con portata anche più ampia di queste.
    Il termine è composto di due parti: “endo”, sostanza prodotta da una reazione endogena e “-orfina” sostanza simile alla morfina. Quando un impulso nervoso raggiunge la colonna vertebrale le endorfine vengono rilasciate in modo da prevenire un ulteriore rilascio di questi segnali.
    È presente nei tessuti degli animali superiori, e viene rilasciata in particolari condizioni e in occasione di particolari attività fisiche.

    Ritenendomi a torto o a ragione un animale superiore, la conferma mi sembra ovvia e scontata: sono stati loro, gli Shadows che con la loro musica mi hanno provocato un’emozione talmente forte che è partita una bella dose dell’amica endorfina e poi lei ha pensato a sistemare tutte le pendenze in corso, colica di fegato compresa!
    Che bella serata! E pensare che né la notte né il giorno dopo ho risentito più niente. Talmente niente che la sera dopo mi sono potuto fare tranquillamente il gran piatto di ostriche e frutti di mare (versione Petit plateau) con una piccola bottiglia di Chateau du Coing de St Fiacre Muscadet de Sevre & Maine sur Lie 2007…………….

    Bella roba, ragazzi, bella roba!

    W la bella musica e chi se la sa godere

    • viviana scrive:

      Per condividre quello che il Granocchiaio scrive bisogna essere un po’ come lui , avere cioè la capacità di lasciarsi emozionare , di farsi coinvolgere emotivamente da un evento al punto da perdere quei freni inibitori che ci fanno essere sempre padroni delle nostre azioni e controllano le nostre risposte in qualunque circostanza rendendoci inappuntabili.
      Io sono convinta che il mondo sarebbe più sereno se ci fossero più Granocchiai che non temono di raccontare che piangono quando ascoltano un certo tipo di musica , che amano condividere con altri le loro passioni , che hanno insomma il dono di una carica umana eccezionale e senz’altro contagiosa .

  25. Granocchiaio scrive:

    Pe la serie: io c’ero

    Negli anni 70 la BRAIMA ha venduto molti dei suoi Contenitori-agitatori da calcestruzzo in Francia e a Parigi in particolare. A quel tempo io curavo il mercato francese facendo come usava allora un po’ di tutto. Mi occupavo cioè sia del settore commerciale che del settore tecnico andando spesso da quelle parti sia da solo che con operai della ditta per installazioni e collaudi.

    Certo il cantiere del Palais de Congres a Port Maillot fu un grande successo, sia dal punto di vista commerciale che d’immagine. Avere 5 macchine su questo cantiere significò grande prestigio e pubblicità verso tutto il settore delle costruzioni in Francia.
    Ma ancora di più fu forse in una altro cantiere. Nello stesso periodo venne costruita l’imponente Tour Maine Montparnasse, forse anche più famosa del Palazzo dei Congressi. Anche qui Contenitori-agitatori per calcestruzzo furono impiegati per una tecnica particolare nelle gettate necessarie per i piloni di fondazione della torre profondi ben 35 metri e per pompare il calcestruzzo fino alla sua massima altezza di oltre 200 metri.. Agli ultimi piani del grattacielo s’è il museo della costruzione della torre e la si possono vedere ancora foto di queste macchine al lavoro. L’altezza della torre è di 209 metri ed è divisa in 58 piani. Ha la terrazza la più alta di Parigi da dove si può ammirare un panorama esteso su un raggio di 40 chilometri. 52 piani sono occupati da uffici con una popolazione attiva di 5.000 persone.

    Infine un piccolo aneddoto. Una di queste macchine si scorge chiaramente in una sequenza del film Ultimo tango a Parigi (non quella del burro…..), il famoso film di Bertolucci.

    Il sito ufficiale della torre:
    http://www.fotoartearchitettura.it/Architettura/Archivio/parigi/tour-montparnasse.html
    ma forse anche meglio per foto e filmati:
    http://www.tourmontparnasse56.com/it/index.html

    • viviana scrive:

      Leggendo scopro realtà che nemmeno lontanamente immaginavo .
      Fa piacere apprendere che le capacità inventive ed imprenditoriali di alcuni compaesani abbiano avuto successo persino all’estero .
      Meno male che c’è il blog che qualche volta rinfresca la memoria e permette di conoscere i tanti aspetti della vita di questo paese !

  26. Granocchiaio scrive:

    Cliff Richard & The Shadows
    Palazzo dei congressi di Parigi, Place Maillot
    Parte 2°

    Se me l’avessero detto anche solo venti anni fa non ci avrei mai creduto: vedere gli Shadows in concerto, dal vivo!
    Nati alla fine degli anni 50 sono stati i primi a suonare con la formazione di chitarra solista, chitarra ritmica, chitarra basso e batteria. Inizialmente accompagnavano il cantante inglese Cliff Richard e poi dopo la pubblicazione del pezzo Apache nel 1960 il successo e la fama internazionale li hanno fatto conoscere in tutto il mondo. Si divisero da Cliff Richard per formare un proprio gruppo e suonano insieme fino al 1969.
    Dopo ognuno fa la propria strada e i suoi tragitti musicali, ma si ritrovano via via per suonare eccezionalmente insieme e fare qualche incisione. Poi con cadenza decennali si ritrovano con una certa regolarità per fare un piccolo tour internazionale fino al 2004 quando festeggiando il 45° anniversario chiamarono Final Tour. La rabbia mia è che sul canale Euro News danno la notizia di questo in occasione dell’ultimo concerto quando non era più possibile andarci.

    Ci tenevo in modo particolare a vederli e dopo, passata la rabbia, mi misi ad aspettare il 2009 perché ero pressoché sicuro che se ci fossero arrivati vivi – ma ci dovevo arrivare anch’io – avrebbero fatto una nuova tournee. Proprio per questa ragione fin dai primi mesi dell’anno ho cominciato a digitare sistematicamente la parola THE SHADOWS su Google per vedere se usciva qualcosa.

    Tempo addietro usci da una di queste ricerche le paroline: CLUB SHADOWS (Italia) e subito pensai di aggregarmi se non altro per vedere di trovare notizie e magari compagnia per andare insieme al concerto. Mai mossa casuale fu per me più azzeccata. Sono andato con mia moglie alla Convention che si è tenuta a Forte dei Marmi e posso dire semplicemente di aver passato uno dei più bei giorni della mia vita. Tutto qui, se vi sembrasse poco! E questo l’ho già scritto sul blog in un mio precedente articolo:
    http://www.braccagni.info/2009/05/parole-in-liberta-il-seguito/comment-page-2/#comment-4800

    Una volta scoperto che il tour questa volta si svolgeva un po in tutta Europa mi salta subito agli occhi la tappa di Parigi. In Francia loro sono sempre stati più conosciuti e popolari che qui da noi. Chiedo un po’ in giro e poi assieme ad un altro amante del genere decidiamo di fare la gita con le nostre signore. Altra decisione più che azzeccata.

    Poi per quelle le combinazioni della vita che superano di gran lunga le più sfrenate fantasie che uno possa avere scopro che il concerto degli Shadows si terrà al Palazzo dei Congressi a Place Maillot. E fino a qui uno pensa: e allora? Allora sul cantiere che costruì quel palazzo c’era in sistema di distribuzione del calcestruzzo che fece a suo modo “epoca”. Si era nel centro di Parigi e portare il calcestruzzo a migliaia e migliaia di metri cubi con le autobetoniere significava farle viaggiare nel traffico caotico con problemi facilmente intuibili. Il problema fu risolto mettendo una centralina fissa in cantiere (della ditta ORU di Udine) fornita di premescolatore per la produzione in loco del calcestruzzo e cinque Contenitori-agitatori della Braima (ditta di cui ero socio e amministratore) tutto intorno al futuro palazzo. Con una sola autobetoniera, da soli 4 m3 si è costruito tutto questo palazzo.

    Per noi all’epoca fu un successo non tanto per la vendita di per sé, quanto per la pubblicità che ci fece questo cantiere. Eravamo nei primi anni ’70 e tutto mi sarei potuto immaginare salvo che ritornarci per sentire un concerto dei miei Shadows!

    http://www.welcometoparis.it/Congres/index.it.html
    oppure
    http://www.viparis.com/Viparis/salon-paris/site/fr/Palais-Congres-Paris/4

    Al concerto ci siamo arrivati direttamente con il Metrò senza nemmeno uscire all’aperto. Il bellissimo Grand Amphithéâtre
    http://www.viparis.com/Viparis/salon-paris/FicheSalle?codeEspace=GDAMPHI

    Ha una capacità di oltre 3.000 posti – aumentabili a oltre 4.000 – dove stiamo comodamente a sedere. La parte coreografica prevede tre mega schermi video ed una regia attenta e ben studiata, un impianto suoni che non sto nemmeno a descrivere,

    Ci accomodiamo nei posti numerati assegnati e ci prepariamo al grande evento. Gli spettatori non sono senz’altro dei Tennagers, piuttosto sulla terza età, ma ugualmente appassionati e fans della musica e del genere, come scoprirò più tardi durante l’esibizione.

    Il palco ha una bella coreografia, ma più funzionale che imbaldraccata da effetti supertecnologici con fumi e stranezze. Tutto cioè allegro e piacevole, ma funzionale soprattutto alla buona musica.

    Cliff si muove come una molla su tutto il palco, con decina e decine di metri percorsi in qua e in la alla maniera del Mike Jagger, ma più elegante e composto. Onestamente mi aspettavo di peggio. I pezzi non sono affatto male, anche se non mi entusiasmano. Certo, a dire proprio come la penso, i miei Shadows ad accompagnare lui ce li vedo un pochino sprecati. Poi si vede e si capisce che c’è il rispetto per il periodo iniziale passato insieme e allora o per amicizia o per convenienza, si fa anche questo.

    Il suono è quello, come mi aspettavo. Bello, nitido, piacevole, senza tante samncerie. Certo i vibrati della leva, gli echi, il repeat, lo stoppato, sono li ma sempre garbati misurati ed appropriati. Welch tira fuori dalla sua Strato un suono incredibilemnte fresco, pulito, certe volte quasi da cetra. La batteria è importante, presente, amalgamata e da par suo, fa proprio quello che deve fare. il basso c’è, fa il minimo indispensabile, ma lo fa bene: poche note in qua è in la, ma in secondo piano, come del resto sta quasi sempre il bassista. Rispetto ai classici manca la sua forte e imponente presenza. Gli altri due tastieristi tutto fare non si notano, ma ci sono, eccome!

    A me pare che ci mettano anche tanto sentimento ed espressione. Ogni pezzo viene interpretato più con amore che con furbizia. Il più ruffiano è uno Sleepwalk, quasi recitato in un sussurro. Il più coinvolente lo Shadoogie. Il più shadowso The Savage. Il più classico Apache. La sorpresa Foot Tapper. Ma a me è piaciuto anche il Dance on che una mia vecchia prefernza. Insomma bella e tanta roba.

  27. Granocchiaio scrive:

    Ritorno a Parigi, vent’anni dopo.

    Ho frequentato Parigi per lavoro dal ’68 ai primi anni ’80 arrivando a conoscerla palmo a palmo, o meglio cantiere per cantiere edile, perché era lì che andavo.
    Il nostro rappresentante Daniel mi veniva a prendere all’aeroporto con un caschetto giallo, ma non per entrare nei cantieri, ma perché là era cominciato il Maggio francese, o il Maggio ’68.

    Ogni viaggio durava dai quattro ai sei giorni e nelle pause, accompagnato e consigliato da Daniel, parigino DOC essendo nato e cresciuto nel quartiere dell’Opera, feci allora esattamente il contrario di cosa fa un turista, e cioè la visita sistematica della città a piccoli pezzi, un poco alla volta, scoprendo così anche gli aspetti più veri e reali della vita francese di tutti i giorni. Pezzetto dopo pezzetto, museo dopo museo, locale dopo locale, ristorante dopo ristorante, vino dopo vino, mi feci allora una piccola cultura su questa incredibile città e di riflesso sulla Francia e sui francesi. Bisognerebbe leggere un libricino che allora trovai e che raccontava Parigi in cifre, quanti chilometri di Metrò, o di strada, o di fognature, quanti ristoranti, quante nazionalità di cucine esistono – in pratica le cucine di tutto il mondo – e poi quanto pane viene fatto quotidianamente , quante ostriche vengono aperte mediamente ogni giorno, quante persone vivono di notte in città e quante invece ce ne sono di giorno, il che è come dire quasi il 50% in più, e così via con le cose più incredibili e curiose da sapere.

    Allora conobbi anche Foffo, un chiantigiano emigrato in Francia nei primi anni ’50, che aveva fatto mille mestieri, poi si era sposato e messo su famiglia, lavorava come collaudatore alla Renault, ma soprattutto era un enciclopedico conoscitore e collezionista di musica “fino all’epoca di Elvis Presley”, come diceva lui. Aveva anche una collezione di fumetti che prendeva un’intera parete della sua “sala personale” e una passione infinita per Totò di cui si è poi fatto una collezione di DVD penso pressoché completa.
    Da lui ho imparato a conoscere le grandi orchestre americane: ogni volta che andavo a trovarlo mi teneva un corso accelerato con sedute intensive di musica. Poi al momento di partire mi dava una cassetta che lui mi aveva registrato con una selezione dei brani delle varie orchestre. Di Moonlight Serenade ne aveva una dozzina di versioni e di ogni versione, di ogni orchestra, anche se con formazioni numerose, recitava a memoria tutti i nomi. Così si spiega il fatto che aveva fatto e vinto le selezioni per partecipare al Musichiere, un programma televisivo degli anni 50 in cui si doveva riconoscere il titolo dei pezzi eseguiti.

    Poi alla fine degli anni 80 ho cambiato lavoro e di Parigi è rimasto un ricordo sempre più lontano, ma sempre vivo nella mente e nel cuore. Ho sempre pensato che se fossi nato francese sarei stato più sciovinista di loro. Questo per dire che hanno ottime ragioni per sentirsi orgogliosi del proprio paese.

    *********************************

    Sono tornato ora per tre giorni a Parigi, e in soli tre giorni ho potuto fare solo un aggiornamento sommario dei ricordi e delle conoscenze, tutte concentrate per di più nelle zone centrali della metropoli.
    Tra i bei ricordi nulla da variare, solo confortanti e puntuali conferme. I bei viali, gli ampi spazi, i bei giardini, i monumenti sempre curati e tirati a lucido, così come i monumentali cancelli in ferro ornati in colore oro. I giganteschi portoni punteggiano palazzi su cui non trovi una scritta o un imbrattamento con bombolette spray e altro.

    Les Invalides, la Tour Eiffel, les Grand Boulevard, l’Opera, gli Champs-Élysées, l’Arco di Trionfo, il Sacro Cuore, la Torre Maine Montparnasse, la Defense, sono tutti la a punteggiare e confermare un panorama inimitabile e affascinante.

    Uno dei cambiamenti più evidenti è l’illuminazione della Tour Eiffel fatta con mille colori e disegni in sequenze di tonalità e fantasie fantasmagorici. Dal 2003 la torre ha una particolare illuminazione scintillante, come se fosse ricoperta di diamanti. È possibile ammirarla i primi 10 minuti di ogni ora, dall’inizio della notte fino alle prime luci del mattino. Lo spettacolo è incredibile quando dietro la torre spuntano le prime luci dell’alba. Bella e non banale, un compromesso tra la voglia di spettacolo per i milioni di turisti che la vedano e un’esigenza di rivitalizzazione per il vecchio stile che vuol essere però vivo e al passo con i tempi.
    A seconda dalla distanza da cui si veda, la torre cambia di aspetto e le sensazioni mutano i sentimenti. Da lontano, arrivando dall’aeroporto la cerchi nel panorama e la vedi piccola, ma inconfondibile, caratterizzare tutto lo skyline parigino. Via via che ti avvicini ti rendi conto che invece è proprio alta e pare essere il centro di Parigi, anche se non lo è. A qualche centinaia di metri forse – per esempio dal Trocadero – si ha la vista più bella, perché è la che si fonde l’imponenza con la delicatezza dei disegni: si confonde la fine trama tra un ricordo di antiche trine e un giocattolone fatto al traforo. Quando infine sei lì a camminare sotto di lei sei sopraffatto dalla imponenza e maestosità del gigante. Per non parlare della vista che si gode dalla sua sommità.

    I Bistrot, le Brasserie, i Ristoranti, i Caffè, i Chioschi sono sempre là, affollatissimi e caratteristici. Perfino il mitico esclusivo e lussuoso albergo George V, che è sull’omonima via traversa degli Champs-Élysées, ha oggi un suo spazio con il suo “Bar George V” proprio sui larghissimi marciapiedi dei Campi Elisi. Un vero bar con vetrate sui marciapiedi e un enorme ed elegante gazebo coperto da un telo rosso bordeaux animato da una brigata di camerieri, capi inflessibili che controllano tutti i movimenti interni come fossero delle guardie del corpo di un capo di stato.

    Se si vuol mangiare qualcosa lo si può fare in pratica a qualsiasi ora del giorno. Basta un minimo di attenzione ed un controllo dei prezzi tutti esposti, spesso a grandi lettere, e ti ritrovi a gustarti in locali, spesso con vista sul passeggio, le varie e numerose specialità francesi. In certi locali i tavoli sono maledettamente piccoli e tutti stretti l’uno all’altro, ma se c’è poca gente e ordini qualcosa d’impegnativo ti fanno posto e magari puoi occupare il tavolo a fianco. Il servizio è sempre veloce e professionale. I menu sono spesso già in italiano, tanto loro riconoscono la tua nazionalità fin da quando sei sulla porta del locale.

    Mitiche e leggere insalatone sono offerte in decine di varianti dove in mancanza di un fragrante olio extravergine di oliva viene servito un mix comprendente condimenti grassi e condimenti acidi, cioè olio e aceto garbati, fini e aromatizzati, in un equilibrio veramente piacevole. Sul tavolo non manca mai sale, pepe e senape di Digione, ma ci possono essere anche altre salse e condimenti, ketchup compreso. Tra le mille offerte che leggi tranquillamente passeggiando queste sono le più proposte. In qualsiasi zona, centro del centro compreso, trovi offerte di una insalatone, un bicchiere un dessert dagli 11 ai 15 euro al massimo, servizio e vista su panorama compreso. Molto a buon mercato e comodo perché poco impegnativo, saporito ma leggero, un pit stop per riprendere il tuo girovagare.

    Poi la carne di vitello ai ferri con le patatine fritte e la senape……..un piatto irresistibile, con la carne tenera e succulenta, le patatine impeccabili e la senape forte a legare le due cose: sempre fantastico.

    Certo per un goloso – come me – l’attrazione dei classici frutti di mare, ostriche in testa, con i loro banchetti sui marciapiedi (ma in Italia con l’USL sarebbero permessi?) fino ad arrivare al maestoso ed inebriante Grand Plateau, un enorme vassoio di una sessantina e più centimetri dove in un letto di ghiaccio tritato vengono servite le “coquillage” più diverse e famose, ostriche di ogni specie e taglia, diversa provenienza e modo di allevamento o di finissaggio, gamberi, lumache, ricci di mare, ma anche astici e scampi, capesante, granseole e granchi, vongole e cozze. Il tutto obbligatoriamente accompagnato da fette di pane scuro e burro, salse e condimenti di accompagnamento dove non manca un trito di scalogno in aceto e una maionese al profumo di aglio, in pratica una salsa aioli. Il vassoio è sistemato su di un supporto circolare alto una quindicina di centimetri in modo che tu possa arrivare più facilmente a servirti, mentre sotto trova posto un piatto per il pane scuro ed il burro. Veramente il grand Plateau si prende normalmente in due, mentre da soli si prende il Petit Plateau, che sarebbe una metà circa della dose. Ma certo non fa lo stesso effetto coreografico. La composizione di questi piatti può variare un po’ da un locale all’altro e nello stesso locale si possono trovare diverse combinazioni possibili. La lunga esperienza e tirocinio fatta sul posto nei lontani anni ’70 mi permette di consigliare in luogo del sempre fantastico Champagne, altri vini bianchi in abbinamento, su tutti il Muscadet, un vino fresco e di media struttura con piacevoli e garbate note aromatiche e sapide. Peraltro con un notevole risparmio di spesa, che certo non guasta.
    E’ un vino bianco leggero e secco, che viene prodotto nella Valle della Loira nei pressi della costa atlantica, a sud est della città di Nantes. Dal momento che il Muscadet/Melon generalmente scarseggia di sapore, molti enologi lasciano il vino fermentato sulle fecce (sur lie) per molti mesi allo scopo di conferirgli più carattere e vivacità. Generalmente sono da consumare al meglio quando sono giovani e freschi, ma le versioni Muscadet-sur-lie possono invecchiare per alcuni anni. Noi abbiamo bevuto uno di questi, ma di età media, un 2007.
    Quando il cameriere si sente ordinare questo vino, specie da un italiano, ti guarda subito in una maniera diversa: hanno rispetto per chi conosce la loro tradizione ed i loro prodotti.
    Generalmente i vini, ma ho notato anche gli altri piatti, carne compresa, costano mediamente meno che da noi. E questo anche in zone centralissime, Champs-Élysées compresi. Avere oggi un caffè espresso all’italiana non è più un’impresa come trenta o quarant’anni fa, in qualsiasi bar o ristorante.

    €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€

    La Metropolitana è sempre efficiente per girare in poco tempo e velocità ogni angolo della città. Dopo una mezza giornata per orientarti sui prezzi, sulle offerte per due o tre giorni, rifare l’occhio sulla rete e le abbondanti e chiare indicazioni per le località e le coincidenze (ci sono 16 linee che attraversano Parigi per oltre 200 km e con oltre 300 stazioni, poi le linee esterne RER, treno ed autobus). Questa volta abbiamo preso un bus dall’aeroporto di Orly a Les Invalides per 11 euro e 50, ma in quattro c’è già l’offerta e spendi 38 euro in totale. Con il Taxi ce ne vogliono un’ottantina. Nelle stazioni e nei corridoi del Metrò gli artisti sono sempre là con gli strumenti più strani: da chi si è attrezzato e ha delle basi per suonare – specie chi suona strumenti a fiato come tromba, sax e corno francese, chi ha un mini amplificatore per la sua chitarra elettrica, per arrivare agli immancabili violinisti e fisarmonicisti. Questa volta s’é visto pure un autentico strumento giapponese, un incrocio tra una cetra e un’arpa, con tanto di ragazza giapponese e suono miagolante. Più di prima si incontrano anche sui treni: salgono e suonano per cinque o sei fermate, passano a fare le questua e poi scendono e ripartono per il tragitto all’incontrario.

    Le luci degli Champs-Élysées e del gigantesco fiume di auto ti ricordano che questa è la Ville Lumiere.

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    Anche nei dettagli più prosaici e meno comodi non ho trovato differenze. Tra questi svetta ancora la mancanza del bidet nei bagni. E resta ancora l’interrogativo se questo straordinario popolo riesca a farla più secca e priva di sbaffi o hanno un sistema segreto per farsi un’appropriata pulizia di cui peraltro non ho trovato tracce documentali. Nel mio onesto albergo centralissimo e a tre stelle se non disbrigavi la faccenda la mattina appena alzato o la sera prima di coricarti, e magari ti capitava l’inderogabile necessità a metà giornata, quando sei completamente vestito, per concedermi il casareccio vizio di un bidet dopo la sana quanto salutare funzione evacuatoria, mi sono dovuto spogliare e farmi sostanzialmente una doccia dal bellico in giù. Per certe cose siamo proprio dei viziati noi italiani.

  28. Granocchiaio scrive:

    si riprende la pubblicazione delle foto delle mitiche Feste dei Rioni a Braccagni (metà degli anni 80)

  29. Granocchiaio scrive:

    Dopo che S.M. la PUBBLICITA’ è stata decretata inostituibile ed unico motore del progresso e della civiltà, della cultura e del sapere, dell’avere e dell’essere, dell’evoluzione e del piacere…………………che sia la festa di Halloween la benzina di questo prezioso e insostituibile motore?

    Se così fosse sono mortificato di non aver partecipato con la mia famiglia tutta (quest’anno anche i miei nipotini) all’ultimo totem della stupidità d’importazione.

    Cita spesso il saggio Beppe: ricorda che è assai più facile metterlo nel c..o alla gente che metterglielo nel capo: in questi casi forse non c’è differenza si hanno contemporaneamente le due opzioni: paghi uno e prendi due (santa pubblicità……..anche io ti uso e sono pazzo di felicità……..)

  30. Granocchiaio scrive:

    Un po’ di dati sul blog per cercare capire qualcosa
    .
    Queste le visite avute da Rispondere per le rime a partire dal 1° gennaio 2009, e la posione in ordine di rank, di risultato nella classifica
    Gennaio………. 401…….3°
    Febbraio……… 363…….2°
    Marzo………….248…….6°
    Aprile………….180 …….9°
    Maggio………..141…….8°
    Giugno………… 40…….26°
    Luglio………….124…….17°
    Agosto………..142…….11°
    Settembre…….129…….8°
    Ottobre……….. 67…….18°

    Da qui si direbbe che il calo è stato lento, ma costante e progressivo, con picco in giù a luglio forse per overdose da maggerini
    Ma soprattutto che il calo è iniziato assai prima che fossero “messe le catene” della resistrazione!
    Sull’argomento che sappiamo stare molto a cuore alla redazione della Sentinella bisogna secondo me rendersi conto anche delle visite e degli interventi fatti dai frequantatori dei blog.

    A titolo di esempio riporto degli articoli e i relativi commenti fatti (post)

    testi del maggio………….0
    Ricordo di Marco…………0
    rime ruspanti 2008………2
    rime suspanti 2009………3
    Anniversario GTPGS…….8
    Non si vive di solo spirito.10
    chi conosce questa pianta? 11
    ufficio postale…………….12
    maggerini a Varese……….12
    Gli Anta…………………….15
    Sagra Braccagni…………..18
    1° Maggio a Braccagni……19
    chi le dovrebbe pulire queste?…25
    festa Maggio-Woodstock….29
    Sagra Montepescali………..37
    Fiera Madonnino……………41
    Monumento ad Anita?……..54
    per chi suona la campana…63
    cambia la viabilità…………..67
    polo logistico………………..75
    parole in libertè……………335
    rispondere per le rime…….406
    tazebao…………………….441

    Queste invece sono le visualizzazione avute al 1° ottobre 2008 al 30 settembre del 2009, riferite slle prime dieci posizioni:
    Parole in libertà….. 6.157 9%
    Tatzebao ………….5.535 8%
    La pagina sportiva.4.322 7%
    Ottava rima……….4.095 6%
    Video……………… 3.089 5%
    Usi civici………….. 2.556 4%
    Fiera Madonnino…. 2.277 3%
    La sentinella………1.981 3%
    Festa del Maggio… 1.728 3%
    Braccagni………….1.608 2%

    • Ric scrive:

      Granocchiaio, è stato messo apposta quel programma che consente di votare sull’articolo in modo di riconoscere quali sono gli argomenti di maggiore gradimento dagli utenti. In realtà un blog si può misurare in senso lato sugli accessi ma ciò non significa che abbia un gradimento diffuso.
      La ragione di voler avere un maggior numero di presenze è normale in un sito tradizionale ma come si sa i blog (anche quelli di grandi dimensioni a livello nazionale) hanno pochi utenti attivi che continuano a frequentarlo e a commentare mentre la massa degli utenti semplicemente legge gli articoli e i relativi commenti.
      La visualizzazione dei tuoi dati dà una indicazione oggettiva: sulle visualizzazioni 1 ottobre 2008/30 settembre 2009 appare di gran lunga il più visitato l’articolo “Parole in libertà” mentre quelli meno frequentati sono la “Festa del Maggio” e “Braccagni”. Quindi su questo blog gli utenti sono più interessati a discussioni di carattere generale che di avvenimenti culturali/di tradizione popolare.
      D’altra parte: non sono i fatti di cronaca che sono i più seguiti a livello generale sui blog?

  31. Granocchiaio scrive:

    questo è il seguito che vorrei dare alle rime fatte dalla Sentinella nell’apposito spazio riservato a “RISPONDERE PER LE RIME”

    Facendo un’indegna ingerenza in un campo certamente non di mia competenza, vorrei sapere dalla Sentinella che ha messo questi versi, se ci illumina un po’ sul loro significato

    Magari nello stesso luogo così da essa amato, cioè dalla rubrica RISPONDERE PER LE RIME

    Lo scritto tradotto in prosa, anzi, in maremmano suonerebbe così

    questa rubrica andava tanto bene, poi in modo scorretto (disdicevole, errato, falloso, inesatto, intemperante, irregolare, licenzioso sconveniente ndr) qualcuno gli ha messo le catene
    così questo angolo di poeti improvvisatori in (quasi) endecasillabi è (quasi) sparito
    ora comunque se si vole scrive nel blog ci conviene accetta le nuove regole, e fa come richiesto la registrazione
    mica sarà stato Berlusconi? (questa va bene così, ma anche: piove, governo ladro! Io per esempio lo dico tutte le volte che non vinco al Superenalotto)

    qualche curiosità:
    le numerose e potenti truppe dei poeti si sono fermate a causa della richiesta di registrazione? Sono queste le catene che hanno fermato le truppe?
    E se è così, perché questa prassi ormai consolidata e raccomandata in tutti i blog con un minimo di serietà viene giudicata SCORRETTA?
    Se è così, la Sentinella non faceva la Sentinella? O la mano destra non sapeva cosa faceva la sinistra?
    .

    • sentinella scrive:

      Questo andrebbe chiesto a: mao, berlusca, ivano, cella, irene, pardo. alex, livornese, f.b., marco, francesco, lucignolo, civettone, aldo, benitez, balord, dio vive, enrico, criticone50, serena, bambino, pagliaccio, gildo, catuscia, cecco, nonna44, pragmapoetry, donato, francesco…

      • Granocchiaio scrive:

        Cara Sentinella
        .
        questo non mi pare un gesto generoso: tu che ti ergi a difensore degli “incatenati”, tu che ci dici che loro non possono parlare: allora parla tu che non hai catene! Anzi……..

        Parla a nome tuo o a nome degli incatenati,
        ma per favore non prendere in giro gli “incatenati” loro lo sanno benissimo come e cosa fare e dire

        spiegaci tu l’arcano

  32. Granocchiaio scrive:

    Ma Come Fanno I Marinai

    Ma dove vanno i marinai
    con le loro giubbe bianche
    sempre in cerca di una rissa o di un bazar.
    Ma dove vanno i marinai
    con le loro facce stanche
    sempre in cerca di una bimba da baciar.
    Ma cosa fanno i marinai
    quando arrivano nel porto
    vanno a prendersi l’amore dentro al bar
    qualcuno è vivo per fortuna
    qualcuno è morto
    c’è una vedova da andare a visitar.

    Ma come fanno i marinai
    a riconoscere le stelle
    sempre uguali sempre quelle
    all’Equatore e al Polo Nord
    ma come fanno i marinai
    a baciarsi tra di loro
    a rimanere veri uomini però.

    Intorno al mondo senza amore
    come un pacco postale
    senza nessuno che gli chiede come va
    col cuore appresso a una donna
    una donna senza cuore
    chissà se ci pensano ancora, chissà.

    Ma dove vanno i marinai
    mascalzoni imprudenti
    con la vita nei calzoni
    col destino in mezzo ai denti
    sotto la luna puttana e il cielo che sorride
    come fanno i marinai
    con questa noia che li uccide
    addormentati sopra un ponte
    in fondo a malincuore
    sognano un ritorno smaltiscono un liquore
    affaticati dalla vita piena di zanzare
    che cosa gliene frega
    di trovarsi in mezzo al mare
    a un mare che più passa il tempo
    e più non sa di niente
    su questa rotta inconcludente
    da Genova a New York
    ma come fanno i marinai
    a fare a meno della gente
    e rimanere veri uomini però.

    Intorno al mondo senza amore
    come un pacco postale
    senza nessuno che gli chiede come va
    col cuore appresso a una donna
    una donna senza cuore
    chissà se ci pensano ancora, chissà…

    testo di Lucia Dalla

  33. Granocchiaio scrive:

    Ma come fanno i meccanici a fischiare così bene?

    Non se a voi sia mai successo di ascoltare un meccanico mentre fischietta. Detta così sembra quasi una provocazione o l’ennesima bischerata del Granocchiaio, pol’esse, ma non lo è.
    Sarà che ci’ho sempre avuto un orecchio particolare per suoni e musiche di qualsiasi genere e da qualsiasi strumento, ma vi dico che i meccanici sono tra i più bravi fischiettatori che ci siano in circolazione. Parlo soprattutto di meccanici di auto, tipo Sabatino o il Benzina, o anche Pietrino che però ora ha smesso. Il mestiere attivo verso il pubblico, ma non so se fischietta ancora. Loreno non l’ho mai sentito ma sono pronto a scommettere che anche lui è un fischiettatore provetto.

    Allora vorrei spiegare cosa intendo per fischiettatore provetto. Ognuno di noi, comuni mortali, ci limitano più o meno, a fischiettare quando torniamo sereni da qualche posto, magari con la prospettiva di mettersi a tavola con la propria famiglia. Una volta si tornava a casa fischiettando se andando a donne era andata bene. Si dice poi che si fischietti anche sotto la doccia, dove pare che si canticchi pure. A me capita di rado, sotto la doccia. Comunque generalmente fischiettare è un segno positivo e di ottimismo. Mai visto fischiare uno incavolato! Mai visto fischiettare uno disperato. Mai visto fischiettare due mentre stanno litigando, e nemmeno dopo.

    La tonalità e la melodia del fischiettare dà poi indicazioni se si è lieti, o si è felici, oppure allegri, o magari entusiasti di qualcosa. Tutte gradazione che con un po’ d’attenzione si riesce a distinguere nel fischiettio udito.
    Le donne fischiettano meno degli uomini.
    Forse perché sono più gelose del proprio io, più pudiche e gelose dei più intimi sentimenti.

    Ma torniamo agli artisti del fischiettare. La prima volta che me ne accorsi fu col Sabatino. Ad una domanda qualsiasi ti rispondeva facendo l’imitazione di Topolino, o di Braccio di Ferro, o di Stanlio e Ollio. Imitazioni fatte molto bene in particolare per i suoni. E inevitabilmente subito dopo ci fischiettava la sigla del cartone. Ed era bravissimo, io ne rimasi colpito.
    Poi incuriosito cominciai a farci caso e mi accorsi che lavorando fischiettava motivetti per niente facili come Rapsodia Svedese, fatta all’epoca da Helmut Zacarias un grande violinista, o pezzi eseguiti al pianoforte di Renato Carosone come Pianofortissimo. Tutti pezzi cioè belli ma di difficile esecuzione anche sugli strumenti classici, figurarsi con il fischio. Io all’epoca suonavo l’armonica a bocca e di fare le cose che faceva lui nemmeno me lo sognavo.

    Con l’andar del tempo mi sono accorto che questa caratteristica è comune a molti meccanici: mi è venuto a mente perfino il mi babbo che stonato com’era riusciva però a fare tre o quattro tipi di fischi, anche curiosi e strani, che vai a sapè come l’aveva imparati.

    Alla fine ho pensato che forse il sistema stesso di pensare ai problemi meccanici, alle possibili soluzioni meccaniche, ai virtuosismi meccanici che, è bene ricordarlo, prima nascono nel capo poi si eseguano con le mani. Loro non progettano a tavolino, gli danno di cervello e fantasia. Osservare per credere. Anche per questo sfrutto ed apprezzo l’informatica, il digitale, ma rivendico la supremazia del cuore verso la meccanica.
    E allora mi sono convinto che è l’abitudine a questa specie di ginnastica mentale a trovare soluzioni le più impensate e articolate che aiuta poi l’uomo-meccanico ad essere un virtuoso del fischiettare.

    Sembra un ragionamento un po’ astruso, ma a me pare che torni. Anzi ne sono convinto.

  34. Granocchiaio scrive:

    Il piatto più buono del mondo

    Quante volta capita di dire: questo è il piatto più buono tra quelli che ho mangiato in tutta la mia vita, niente è meglio di questo!
    A me capita diverse volte, non molte, ma diverse. E il bello è che ogni volta che lo dico sono anche convinto di ciò. Per cui, evidentemente, qualche volta, anzi spesso, mi sbaglio. Se è esiste un più buono è quello e basta, e non altri.

    Un uovo affrittellato? Certo se l’uovo è freschissimo, col tuorlo che sta in piedi, è fritto nell’olio extra vergine di oliva, e……..cotto a dovere (ci vuole una mezza pagina per descrivere tecnica e attenzioni), beh a queste condizioni questo si può dire che è uno dei piatti più buoni che si possa mangiare.

    Un piatto di tortelli maremmani con pasta fatta in casa, tortelli col marciapiede tutto girotondo su tre lati chiusi con i denti della forchetta, un ripieno di spinaci e bietole selvatiche, magari un po’ di ortica, una profumata ricotta di pecora, uova fresche, parmigiano, sale, pepe e una bella dose di noce moscata grattugiata li per lì. E in galera con le catene chi condisce questo piatto con burro e salvia: l’unico condimento ammesso è un sugo di carne macinato fino non tanto scuro e non tanto rosso, insomma quello fatto bene nelle nostre case. Non è uno dei piatti più buoni che si possano mangiare?

    Un fritto misto alla toscana. Con tutte le varietà di ingredienti previsti: pollo, coniglio, cervello, animelle, cotolette d’agnello, e quindi carciofi, zucchini, cavolfiore, melanzane, ecc. il tutto accompagnato da spicchi di limone. Da mangiare caldissimo, quando si mangia in casa mia una (di regola la mi moglie, che è la più brava) frigge, e gli altri mangiano, perché il fritto va mangiato caldissimo.

    Potrei continuare ancora un po’ a trovare dei campioni del mondo di questo genere, ma voglio arrivare alla conclusione della scoperta di stasera.

    Stasera ho capito che il più buono di tutti è la bruschetta con l’olio nuovo. E nessuno mi farà cambiare idea.

    Lo so che è semplice, lo so che è un fatto scontato tutti gli anni arrivare alla prima bruschetta ed esclamare: certo quanto è buona la bruschetta! E poi ci si dimentica e si rammenta via via, ma si perde la coscienza di quanto realmente questa sia buona e come mai ci piaccia così tanto. Qualcosa di simile succede con i funghi, specie i porcini. La prima volta che si mangiano, magari dopo mesi che non avevamo sentito nemmeno il profumo, alla prima cappella passata in padella con aglio e nipitella ci viene da dire la stessa cosa. Ma già alla seconda volta l’intensità del piacere è diminuita, e dopo 4 o 5 volte, sei pronto a cambiare piatto.

    Non è così con la bruschetta. È l’unione stessa del pane con l’olio che ne fa un matrimonio perfetto. Certo anche qui ci sono delle regole quasi ferree da cui non si può transigere.
    Pane toscano, fette alte sui 2 cm, 2,5 (non di più e non di meno), tostatura decisa, ma non bruciatura sulle due superfici della fetta, ma il cuore deve rimanere molle e caldo. Fetta caldissima, una veloce strusciatina con l’aglio in camicia e poi abbondante olio nuovo, un’idea di sale e sgranocchiare. Già al primo morso quando arriva in bocca il pane così caldo e piacevole, con l’olio profumato e sapido, senti che la natura entra in te e te entri nella natura.
    Non c’è paragone con questo in nessun altro piatto al mondo. Forse le ragioni sono ancora più profonde dove io non riesco ad arrivare. Per esempio quando mi dicono che la molecola del grasso dell’olio d’oliva è quella che più assomiglia a quella del latte materno……..mi vengono dei brividi: allora c’è qualcosa di più nel piatto, qualcosa di ancestrale che inconsciamente sentiamo…….
    E poi il pane, supporto di tanta meraviglia, giaciglio di cotanta maestà………….
    Chi può negare che la bruschetta è il mangiare più buono del mondo?

    Notazione tecnica e soggettiva. Non si può mangiare una bruschetta e bere acqua, penso faccia perfino male! E allora che vino? Rosso, giovane, di piacevole acidità, leggero ma deciso. Ma lavora benissimo anche un bianco fatto in acciaio, fresco e di buona spalla, ma non pesante, non particolarmente aromatico, da servire fresco.

    Buona bruschetta a tutti!

    • viviana scrive:

      La descrizione magistrale della bruschetta, fatta dal Granocchiaio , mette appetito anche a chi fame non dovrebbe averne perchè ha fatto colazione da poco.
      Tra qualche ora anche in casa mia farà il suo ingresso trionfale l’olio nuovo : il tempo che mio marito , batignanese doc, vada e torni dal frantoio dove ieri ha portato le prime cassette di olive .
      L’entusiasmo , la frenesia con cui in quel paese si vivono questi due mesi di raccolta ha dell’incredibile per chi non è nato e vissuto lì.
      Passando per le vie del borgo non senti parlare d’altro : olive che cadono , tecniche di coglitura e soprattutto quantità d’olio che il frantoio ha restituito .
      Non c’è possibilità , neppure remota, che non ci si lamenti della resa : possibile che quest’anno le olive , belle e sane , abbiano prodotto così poco olio ?
      L’anno prossimo le porto a macinare da un’altra parte e vedrai te che le cose cambieranno .
      Macchè , i frantoi si mettono d’accordo e sanno in partenza quanto ti daranno !
      I discorsi sono sempre gli stessi , li senti passare di boccca in bocca , di anno in anno , sono le lamentele e le imprecazioni ormai diventate abituali , lo sfogo naturale di chi lavora in un settore ingrato dove la fatica non trova mai la giusta ricompensa .
      Passata la rabbia del momento , ci si consola a casa con quel nettare prezioso che ci permette di gustare un piatto che , come dice il Granocchiao, è unico al mondo .
      Provar per credere

  35. Granocchiaio scrive:

    Non si vive di sola musica

    C’è chi dice che la vita comincia a quarant’anni. Ieri ho capito che si può rinascere in qualsiasi momento.

    In gioventù ho amato molto la musica e ho anche suonato in un complesso (oggi si dice gruppo) con una formazione per allora rivoluzionaria. C’era una chitarra solista, una chitarra ritmica, una chitarra basso e la batteria. Basta, non c’era altro e incredibile ma vero si faceva una musica che allora prese tanti, se non tutti. Eravamo ai primi anni ’60 e la musica, come la formazione, veniva dall’Inghilterra. Il complesso che originò tutto questo erano The Shadows e fecero il loro debutto con un pezzo che fece epoca: Apache.

    Poco dopo dovevano esplodere i Beatles e poi i Rolling Stones che dovevano oscurare al grande pubblico questi precursori che non si allinearono mai ai loro stili e tendenza, ma rimasero a baluardo di un modo di fare musica, un proprio sound e orchestrazione.

    I ricordi di questa musica ce li ha ancora chi l’ha suonata, chi l’ha amata al tempo e i veri musicisti che già allora distinguevano i valori dal successo.

    Come i Beatles anche gli Shadows alla fine degli anni 60 non erano non più sulla breccia, ma rimasero in qualche maniera uniti, fecero ancora stupende incisioni, collaborarono con altri musicisti. Negli ultimi decenni hanno fatto tournèe ogni cinque o dieci anni. Club degli Shadows ci sono un po’ in tutto il monde quindi anche in Italia. Io sapevo di questo club che tra l’altro ha sede a Forte dei Marmi, quindi non troppo distante da noi, ma non mi era mai venuto a mente di andare a vedere cosa facessero. Male avevo fatto, ma meglio tardi che mai, quest’anno ho deciso di andare alla loro Convention.

    Siccome anche quest’anno gli Shadows stanno facendo l’ennesima tournèe in Europa ho pensato: vado là, conosco qualcuno che magari c’è già stato, mi da consigli, e poi magari trovo qualcuno per andarci insieme o in Inghilterra o a Parigi. In Italia non vengono. Ho prenotato la giornata e l’albergo dove si svolgeva anche la Convention e sono partito con mia moglie.

    Mai decisione fu così fortunata. Non ho trovato solo gli amici degli Shadows che a una cert’ora sono saliti sul palco e con una strumentazione da sogno si sono esibiti su basi preregistrate o con un loro gruppo. Non ho trovato poi solo degli ospiti d’onore come Enrico Ciacci, il fratello di Little Tony, probabilmente il più bravo ed eclettico chitarrista italiano degli ultimi 50 anni. Non ho trovato solo il gruppo dei Runaways che sono quasi certamente i migliori e più fedeli esecutori delle musiche degli Shadows. Non ho trovato solo un ospite d’onore della serata, il chitarrista indiano Indra, con una mano fatata da solista. Non ho trovato solo altri gruppi di contorno come amici di questa musica. Non ho trovato solo tutto questo.

    Ho trovato un mondo aperto di amici che dopo dieci minuti parlavamo di tutto come se ci conoscessimo da cinquant’anni. Certo che il comune amore per la stessa musica ci ha facilitato la strada. Ma per la prima volta ho – finalmente – visto diventare realtà un sogno che credevo mai più si realizzasse per me: mettere a frutto quel poco di saggezza e consapevolezza dell’effimera e così importante vita nostra in rapporto con i propri simili.

    Il capo banda – il presidente del Club – Vanni Lisenti è un fenomeno. Vestito in nero, alto, occhiali e berrettino del club indossati con classe e convinzione, come la sua cravatta rossa griffata Shadows, ha un’eleganza spontanea e il cipiglio da vero capo. Io l’ho paragonato alla bella copia di Flavio Briatore. Mi ha dato un benvenuto appena ha saputo chi ero (?) che mi ha lasciato sconcertato: o era manfrina o era sincero, chi se ne frega, certo mi ha fatto piacere. Un signore.

    Giorgio Sguigna, l’uomo che non ha mai suonato la musica degli Shadows, ma mi dicono che abbia più materiale lui su di loro che forse nemmeno gli Shadows stessi. Ovviamente era già stato anche quest’anno in Inghilterra a sentire gli originali.

    Quando ho poi visto il mio tavolo diventato il mondo intero………….
    Per la cronaca ecco chi vi sedeva a partire dalla mia sinistra .
    Felice Chiara, origine sarda, abita a Milano, persona squisita, fine ed elegante, ha la faccia mitteleuropea, cuore isolano
    Salvatore Ledda, origine come sopra, abita anche lui a Milano, ma ci’ha la faccia, il fisico e ancora una bella calata sarda, occhi neri da chi ti vorrà bene per tutta la vita
    Raoul Bulgherini, dalla campagna fiorentina, dalla prorompente vivacità, riesce forse a chiacchera più di me, si accende di passione come il foco,
    Giorgio Vista, dalle sembianze di Augusto Daolio dei Nomadi, un sognatore, e forse per questo sembra un po’ sordo, forse ha mille anni, ma va ancora in giro con quella faccia un po’ così e con la sua divisa in jeans,
    Dante Freschi, emiliano di Reggio, con una faccia che più emiliana non si può, sorrisi per tutti, ma per la mi moglie in particolare, alla quale non ha fatto mancare il suo omaggio di complimenti,
    Enzo Dorado, che mi ci sono parlato quasi subito con gli occhi, triestino aperto come un toscano, fresco lucido e che lamenta come me diversi tagliandi da fare per regolare l’orologio,
    Mario Voltolini, triestino pure lui, factotum del club, dal grafico all’attrezzista per gli strumenti, competente e preparato su tutti i fronti.
    Mia moglie Laura che è entrata subito in sintonia con noi tutti come se avesse suonato anche lei, ma certamente amante e conoscitrice di questa musica al pari nostro.

    Dopo qualche ora con questi (veri) signori prima ho pensato: ma che straordinaria giornata abbiamo imbiffato. Poi ho detto, ma quando mai ho passato una giornata così? Poi ho detto no io stasera sono rinato un’altra volta!

    Che botta di vita ragazzi!

    Sul blog trovate gli Shadows cliccando
    http://www.braccagni.info/video/i-video-del-granocchiaio/the-shadows/?preview=true&preview_id=2061&preview_nonce=70e5b14156

    e una anticipazione dei Runaways cliccando
    http://www.braccagni.info/video/i-video-del-granocchiaio/?preview=true&preview_id=1876&preview_nonce=3c7c20a51b

  36. Granocchiaio scrive:

    facciamo uno STOP AND GO?

    Tempo di bilanci? Mah, forse si o forse no. Ne facciamo una miriade quotidianamente quando dobbiamo sceglier sul momento una cosa da fare o da dire. No io mi riferivo a quei bilanci che si fanno mettendo a fuoco un particolare accadimento, cosa o problema che sia.

    Prendiamo per esempio il blog, quello nostro, il Blog de La Sentinella del Braccagni (Piazza virtuale di Braccagni).
    Poco più di un annetto fa io ero curioso di questo nuovo fenomeno dei blog e mi chiedevo a cosa veramente servisse e dove avrebbe portato. Inizialmente pareva un specie di rubrica da parte di personaggi più o meno famosi per trattare la propria immagine con il pubblico. E gli ammiratori li a fare commenti e richieste di autografi o souvenir personali.
    O forse quelli più seri di un professionista che metteva a pubblica disposizione una rubrica o un assetto specifico, qualcosa di meno barboso dei soliti siti che c’è di tutto, ma talmente tutto, che non riesci a trovare niente. Peggio delle offerte delle società telefoniche.

    No questo forse è un po’ esagerato, quelle, in fatto di confusione (malandrina e ben studiata) non le batte nessuno. Tanto rumore per nulla? No, tanta confusione per tanto guadagno: nessuno è più in condizione di sapere qual è la tariffa più conveniente nel mare del caos che quotidianamente ci viene riversato.

    Ma riprendiamo il tema del blog. poi, come spesso capita, il fiuto del GF (non è il Grande Fratello, è il Grande FIDANZI), ecco che la piccola ma tosta pubblicazione ora ridotta a uscire una volta l’anno, primo per fare il bilancio dei nati, dei morti e degli sposati (ma non di chi è andato a convivere e chi è separato, già perché?), secondo per ricordarci che il nostro territorio è la patria del Maggio e dei Maggerini, della poesia estemporanea e di tutte le manifestazioni del territorio, quello nostro, si capisce. Poi qualche pezzo di costume, qualche ricordo. Insomma un’utile strumento per guardarsi più indietro che intorno o in avanti.

    Insomma il Nostro ha fiuto e comincia ad abbozzare quasi dal nulla quello che poi diverrà il blog di oggi, la Sentinella in rete. Prima genericamente, poi causa anche qualche articolo azzeccato, la gente reagisce e comincia a leggere. Soprattutto a leggere, scrivere poco, ma questo lo vedremo più tardi.
    Poi a questi articoli fortunati subentra un’altra manna per l’audience, l’argomento che farà schizzare i contatti (cioè chi va a leggere) in alto, e cioè Le elezioni per gli Usi Civici! E li viene fuori tutta la potenza di Montepescali, gente che è capace di fare squadra anche quando non vanno d’accordo. In questo caso due o tre per ogni fazione intervengono quasi quotidianamente, ma non mancano degli “assolo” di qualche estemporaneo che spesso si consuma come una stella cadente.

    Finita quella pacchia il blog ha già però una schiera non indifferente di lettori. Capita poi che questo cominci a sollevare problemi locali, con articoli e foto come “Chi le pulisce queste?” o La raccolta differenziata, La cacca dei cani ai giardinetti dei bimbi, l’autovelox, i problemi della circolazione in paese………….e tanti altri

    Si mormora, anzi si ammette – e una volta tanto a loro merito – che “anche i politici di Grosseto leggono i nostro blog”! buon per noi, ma anche per loro!

    Insomma, detta più chiara, è un fatto nuovo e significativo nel paese di cui tener conto ad uso e consumo di tutti.

    Molto ci sarà da fare su questa strada, ma secondo la mia opinione sarà quella con cui riusciremo a dialogare noi del paese, tra di noi in primis, ma poi anche con le autorità, con la politica (forse), con la scuola, con tutto quello di cui si può – e si dovrebbe – parlare insieme.

    Può sembrare un sogno, ma a me pare che ci sono già tutti i presupposti. E questo lo dico facendo una semplice riflessione. Io qui ci abito da quasi sessant’anni (chiamalo fumo) e in qualche maniera ci si conosce tutti, almeno tra i vecchi abitanti del paese e della campagna. Solo che una volta finita la moda del bar, la partita la domenica e qualsiasi altra occasione di stare insieme, c’era – e purtroppo c’è ancora – molta gente con la quale abitiamo da sessant’anni e magari è da venti anni che non ci scambiamo una parola! Forse anche trent’anni.

    Ora non è che col blog siamo li tutti a sparlucchiare e a spettegolare, ma perlomeno con qualcuno ci si parla. E ci si parla forse con degli effetti più incisivi e allargati di prima. Per tornare all’esempio del bar, tanto nostalgicamente rammentato. Ma noi al bar se non era la partita a carte o al biliardo, erano gruppetti dove si berciava di caccia o di calcio. E poco di altro, se non qualche barzelletta o qualche gruppetto per parlar di donne e spedizioni da organizzare. Non ho ricordi che si parlasse di problemi del paese o della scuola, o che so io. Poteva capitare sul momento ch qualcuno berciasse più forte dell’altro per aver ragione su di un fatto specifico, ma poi rimaneva li.

    Poi ti arriva sto coso, sto blog che spariglia tutto.
    Wikipedia lo definisce:
    In informatica, e più propriamente nel gergo internettiano, un blog (blɔɡ) è un sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l’autore pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni riflessioni, considerazioni, ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale elettronico come immagini o video.
    Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero “traccia su rete”.

    Dopo un annetto di questo nuovo strumento si può dire che la vita a Braccagni non è esattamente quella di un anno fa. Non è passata la rivoluzione francese, ma nemmeno si può dire che tutto è come prima. Si leggono e quindi si viene a conoscenza di fatti nostri e anche un po’ più in la, si parla (si scrive e si legge) di cose che evidentemente interessano, si pubblicano e si vedano foto di altre epoche, lontane o meno nel tempo, si rievocano momenti del passato, ma si parla anche del futuro del paese. Si aprono discussioni, si può intervenire senza chiedere il permesso a nessuno, solo rispettando decenza leggi e buon senso. Non si paga niente! Si può scrivere e leggere in qualsiasi momento, giorno e notte! Si può parlare di tutto. O quasi. Si parla di nuovo con persone con cui non avevi un colloquio da anni. Altre con le quali non avevi mai parlato. Io ho scoperto un “Pizzicato” dalle medesime mie radici dopo quasi quarant’anni, e posso tranquillamente dire che senza il blog non l’avrei mai conosciuto, anzi non sapevo proprio che esistesse……..

    E sono convinto che altri meglio di me sapranno indicare quanti lati positivi ci sono e ci potranno essere. È chiaro che lo strumento è agli inizi. È chiaro che per ora è uno strumento limitato a che ha e va su di un PC in rete. Ma è questione di tempo, e si arriverà ad averlo a portata di mano come un televisore con il telecomando (magari), a portata di tutti. E poi forse anche quelli che oggi leggono, ma non scrivono, prenderanno coraggio e lo faranno. E io lo spero, anzi ci conto.

    Ci sono tante cose oggi offerte da questo mondo di scoperte continue. Molte sono buone e ci possono servire a migliorare la nostra vita. Sostanzialmente sta a noi adoperarle e adoprarle bene. Loro di per se non sono ne buone ne cattive, siamo noi a saperle usare. Vero è che il problema è la velocità a cui si sta viaggiando e all’affanno con cui si deve star dietro a queste cose. questo è un problema, vorrei dire quasi che QUESTO E’ IL PROBLEMA.

    Una vita più lenta (slow life), più consapevole, più a misura del possibile dovrebbe forse essere riscoperta, rivalutata e raccomandata. Come si dice, corri corri, un s’arriva mai. Forse invece di correre potremmo passeggiare e accontentarci del meglio anziché del tanto.

    Ne vogliamo parlare sul blog?

    • sentinella scrive:

      Siamo vicini al 1 ottobre 2009. Che data è il 1 ottobre? E’ un anno esatto da quando è nato http://www.braccagni.info. Se la memoria non mi inganna vi racconto come è nato: esisteva http://www.maggerini.it, il cui craetore, Ric, decise di mettere in rete un blog di quelli gratuiti “sentinelladelbraccagniiwordpress”. Per lunghissimo tempo rimase “diaccio”, al limite ogni tanto qualcuno scriveva per chiedere informazioni, poi un certo Granocchiaio iniziò a scriverci in continuazione. All’inzio sembrava parlasse da solo, poi a poco poco ha fatto gente, che ha iniziato a confrontarsi, a conoscersi, a rendere vivo il blog, tanto che quel blog “sperimentale” si rivelò non più adeguato e fu deciso di acqusitare uno spazio sul web per farci una piazza virtuale, appunto http://www.braccagni.info. E sino ad oggi è stato un anno vissuto intensamente.
      Ma più che uno sguardo rivolto al passato, guardiamo il presente e pensiamo al futuro. E’ fuori discussione che il blog ultimamente abbia avuto delle modifiche di forma e di sostanza. Ad esempio la registrazione obbligatoria. Sono state ampiamente spiegate le motivazioni che hanno poratto a far sì che la piazza fosse aperta a tutti, ma per poter entrare e parlare adesso occorrono le chiavi. Soluzione condivisa, le cui conseguenze sono, almeno per me, facilmente immaginabili. Inoltre anche le perplessità espresse da Nello (anche se poi ha capito) trovano un fondamento. In questo momento i primi due argomenti della pagina principale (anche se nati con scopi diversi) si assomigliano: mi riferisco a Tatzebao e Parole in libertà. Non solo: sono anche due argomenti stabili, ossia qualsiasi altro argomento anche importante e attuale passa in secondo piano. Ad esempio qualche giorno fa per trovare la prima immagine di Affari in Fiera (non perchè questo fosse particolarmente importante- a proposito: condivido il fatto che in prima pagina argomenti brevi e i comunicati all’interno) bisognava scorrere ben 18 foto (le ho contate): 5 o 6 tratte dall’album dei ricordi, una decina dedicate ad un reportage sui formaggi.
      La mia chiamamola “critica costruttiva” come si diceva una volta, spunti di riflessione per gli amministratori di questo blog.

      • viviana scrive:

        Il bilancio dell’attività del blog spetta ovviamente alla direzione : è lei che ha dati , cifre , il quadro insomma di tutto quello che è successo in questo anno di vita .
        Chi , come me , ha avuto , ed ha , la possibilità di accedere a queste pagine , di leggere , di informarsi , di dire la sua , deve obbligatoriamente ringraziare tutti quelli che lavorano e si impegnano per migliorare la qualità del servizio e , soprattutto, per offrire continui e nuovi spunti per discussioni e riflessioni , comuni e personali.

    • nello scrive:

      Sono entrato nella Piazza Virtuale per pura curiosità, vedendo il volantino all’edicola. Devo dire che lo scetticismo era molto, anche per la mia fobia per l’informatica. Mi sono accorto che invece era un giochino simpatico prima e poi quasi una droga dopo, nel senso che le varie discussioni che troviamo nel blog mi portano ad aprire giornalmente queste pagine. Chiaro,come per tutti, ci sono argomenti che mi interessano particolarmente ed altri che non mi interessano, ma li leggo e, alcune volte, partecipo anche alla discussione. Il Granocchiaio sopra parla della sua “scoperta” Pizzicato, io posso dire invece di ripresa di contatti con persone, che pur stando a pochi Km di distanza, non sentivo e/o vedevo da anni (Viviana docet, che dopo averla incontra sul blog, stranamente, nel giro di pochi giorni l’ho trovata due volte per Grosseto). Anche i ricordi con foto pensieri ed altro, per noi che ci si avvicina,o ci siamo già, alla terza età fanno piacere, ma credo che anche i giovani possono essere piacevolmente interessati. L’altro giorno parlando con un amico, di fronte ad altre persone, si ricordò le famose sfide Braccagni – Stazione con la delimitazione della terra di nessuno in pratica dalla Banchina alla casa di Sapienzino (una volta Vannini-Zarola), bene gli astanti caddero dalle nuvole:la foto da Val in Cupo, messa giorni fa, dà un’idea.
      Dissento parzialmente su quanto detto dal Granocchiaio in merito alle discussioni dei bar. Sì è vero che per il 90% erano su caccia e sport , per i 9,5% di donne ma …:
      Ti ricordo che la ripresa del maggio da parte tua è nata su un tavolo (il primo a sinistra) del Bar di Quirino, per i ricordi “quello del ceffone affumicato”, e la più grande battaglia “civile” per il paese, che fra l’altro mi ha visto sconfitto, quella del compost è stata portata avanti nei bar e per le strade cittadine .
      Secondo me quello che manca è una continuità su certi argomenti. Il Granocchiaio pone l’accento su quello che è stato l’argomento che ha portato interesse al blog. Sugli usi civici sono intervenuti in molti esponendo le loro posizioni, anche con l’utilizzo degli pseudonomi che,pur non ammettendoli, portano molte persone a dichiarare liberamente le loro opinioni. Mi sembra invece che dopo l’argomento sopra, su certi argomenti di interesse pubblico sia per Braccagni che pere Montepescali, si abbia un interessamento immediato, per poi bandirlo dopo pochissimi giorni, escluso qulche “bischero” come me ogni tanto ci fanno riferimento, prendendo come risposta: ma cosa vuoi è più di un mese che nessuno ne parla. Ma mi domando, perchè incontrando gente, mi sento chiedere di viabilità (per inciso ieri in Via Sauro a Grosseto che pare abbia l’extraterritorialità dalla UE incrociando una Punto ci siamo toccati con gli specchietti: lì va bene la sosta in doppia fila, in Via dei Garibaldini,forse anche più larga, non va bene nemmeno la sosta su un solo lato), di passaggio a livello di Via Garibaldini, perchè tutti si lamentano del decoro paesano ed altro ancora ma sul blog poco o niente?
      Scusate, ma a me di parlare di sagre degli uccelli in quel di bohhhh! mi interessa poco o niente, del mio paese invece sì e se non si fa qui dove si fa? Nei vari circoli più o meno pubblici dove le riunioni vengono fatte quasi in maniera carbonara vedi quella sui servizi RAMA (da escludere in questo le riunioni di gruppi politici).

  37. istrione scrive:

    La festa dei rioni fu una bella festa… per coloro a cui piacciono i fuochi fatui.

  38. mezzamestola scrive:

    foto sempre più interessanti, ma nella raffigurazione del passaggio del fronte, i partigiano c’erano?

    • Mezzalira scrive:

      ma, io non ti so rispondere se c’erano o no,
      ma mi sa che te della festa un hai capito una s..a

      • mezzamestola scrive:

        mi sa anche a me,

        ma spiegamelo te… che colle seghe ci sai fà… o no?..
        Scherzi a parte, mezzalira, sai bene che la mia richiesta era provocatoria per vedè se qualcuno mi diceva… che un ci avevo capito na sega..

        avevo ragione io, allora la cosa c’entra e parecchio…
        voi vedè che la storica divisione del paese in bianchi-neri e rossi, mise i rossi un pò in difficoltà?… Scommettiamo?…

  39. patrizio scrive:

    a me piacerebbe sapere, visto che altrimenti si parla a vuoto, chi erano gli organizzatori della festa dei rioni?

    E soprattutto, invece di girarci intorno, e di aizzare il blog con mezze parole, perchè la festa dei rioni è finita? Chi sono quelli che litigavano? Che cosa venne fatto che non paiceva e che divise i braccagnini tanto da gelare lo spirito festaiolo che da quasi un ventennio si era manifestato con la sagra della polenta e della rostinciana?

    A chi andarono gli incassi delle due feste?

    Oggi sappiamo che vanno all’unione sportiva, ma allora a che cosa servirono?

    Grazie a chi avrà la buona volontà di chiarirmi le idee su questi punti

    • Granocchiaio scrive:

      Caro Patrizio,

      a me piacerebbe risponderti con due o tre indicazione e spiegare tutto. Ma non è possibile, nonostante tutto siamo italiani anche noi, intrisi di bizantinismi e di polemica toscana nel sangue.
      Qui non è questione di bianco o nero, e nemmeno di varie sfumature del grigio, qui la cosa è veramente a tinte e colori diversi.

      Eppure leggendo gli interventi di Nello e poi quello di Carlo qualcosa si comincia a capire. Qualcosa. Ma anche vedendo le foto che ora cominciano ad arrivarmi credo si faccia un po di chiarezza. Peccato, ma era prevedibile, che per ora dagli altri rioni non arrivi ancora niente. Eppure sono maggiorenni e vaccinati anche loro, qualcuno è stato addirittura sollecitato a portare materiale, ma per ora niente.

      Forse sarai meravigliato di quello che vedi nelle foto, e fai bene, perché secondo me rappresentano una cosa incredibilmente bella, forse un sogno. Ma ancora non hai visto nemmeno un decimo di quello che c’è da vedere. E questo non solo in fatto di foto delle sfilate, perché devi sapere che c’erano anche tutta una serie di giochi per i bimbi – tipo giochi senza frontiere – e altre gare per gli adulti, per le signore, per le anziane, partite di calcio femminile, e chi più ha più ne metta. Ci saranno anche dei filmati da qualche parte, proveremo a recuperarli.

      Per ora posso dirti che il fatto di dividere il paese in rioni e che questi non abbiano rispettato alla lettera le aspettative non è la base della fine della festa.
      Chi poi critica il fatto di aver diviso il paese in rioni forse non capisce che era un gioco, una convenzione, per sentirci noi, paese fin troppo giovane (qualcuno dice: mai nato), un paese simile ad un vero paese di una volta, che se non avevano divisioni vere se le inventavano prendendo a pretesto i punti cardinali e la direzione della via d’accesso: porta grossetana, porta senese, porta dei lavatoi, e via cantando…………..

      Per noi era necessario altrimenti non si creava fittiziamente un motivo del gioco della contrada, del rione. Sarebbe come mettersi a giocare a carte in quattro e anziché essere 2 contro 2 si fosse 4 contro nessuno…..

      Anche quello che dice Nello di sentirsi un po più di qua che di la, è possibile, ma non determinante. E poi c’è sempre il precendente di quelli più bravi ed esperti di noi: a Siena se si nasce nella Lupa si pole anche cambia residenza e contrada nella vita, ma quando si gioca, si fa festa, si corre il palio, si torno alle origine, e non si transige. Pol’esse che una coppia che risiede nella Selva al momento del palio veda il marito migrare nella natia Tartuga, la mamma nell’Istrice, e solo i figli rimangano nella loro Selva.

      Per ora mi fermo qui, per non essere prolisso, ma ti prometto di riprendere il discorso e raccontarti un po’ della mia rabbia.

      Per ora gustati queste foto incredibili ed immaginati quanti ci siamo divertiti: bene, quando l’hai fatto sappi che non è come te pensi, ma molto di più, molto ma molto di più.

      Vedi io una volta presi una Ferrari e andiedi a scorrarciarci un po’ co la mi moglie. Probabilmente (?) non mi potrò mai permettere un Ferrari. Però so cosa si gode e cosa significa guidarla. Tanta roba.

      Forse con la festa dei rioni sarà lo stesso: non so se sarà mai più fatta, ma so com’era farla: una cosa stupenda. Poi ti dirò perchè

  40. vechia sagra scrive:

    Volendo si potrebbe dire che la festa dei rioni, se non ricordo male durata la miseria di 4 anni, ha fatto fuori una sagra, quella della polenda e rostinciana, che durava da circa 18 anni.
    Altro fatto grave è che non solo finì, ma ci sono voluti più di dieci anni prima che una associazione, l’unione sportiva, mettesse su un’altra sagra.

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