Luglio 2009: a Braccagni la sagra dei piatti tipici

hpim0780Si svolgerà dal 9 al 12 luglio e dal 16 al 19 luglio 2009 la Sagra dei Piatti Tipici Maremmani organizzata dall’Unione Sportiva Braccagni presso l’ex-asilo.

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  1. mezzolitro ha detto:

    Non è troppo generica come indicazione: “piatti tipici maremmani”?
    SPECFICARE, grazie.

  2. redazione ha detto:

    Quando nacque la Sagra, ricordo che c’era il problema sul nome da darle. Fu scelto “la sagra dei piatti tipici maremmani”, un modo per dire molto e niente, ma che si è rivelata una scelta azzeccata.
    Certo, se entrasse vigore il regolamento adottato da alcuni Comuni (vedi Orbetello), dovrebbe essere dedicata ad un prodotto del luogo.

  3. mezzalira ha detto:

    Si fa presto a dire SAGRA

    L’Italia è costellata ancora oggi di feste tradizionali e sagre in ogni periodo dell’anno.

    Mentre per le feste tradizionali c’è poco da spiegare forse vale la pena cercare di capire qualcosa di più sulle sagre.

    Queste le definizioni classiche della sagra:
    – festa popolare con fiera e mercato, o anche:
    – la sagra si connota innanzitutto per la dimensione religiosa; le sagre erano innanzitutto dei momenti di comunione tra uomini e sacro

    Ma è anche poi usata e indicata per un prodotto o un aspetto tipico o tradizionale di un prodotto, di una preparazione o altro del territorio:
    – sagra della castagna
    – sagra del capitone
    – sagra della ranocchia
    – sagra della lumaca
    – sagra del cinghiale
    e via così dicendo fino a domattina…….

    Che poi si trovino delle sagre un pelino fuori posto o fuori tempo oramai ci fanno più caso in pochi.

    L’Italia è costellata oggi di sagre in ogni periodo dell’anno. Resta da chiedersi quante di queste siano ancora da considerarsi tali sia nella forma che nello spirito.

    Anche la pur apprezzabile iniziativa di far dichiarare a QUALE PODOTTO DEL TERRITORIO ci si vuol riferire non pare sufficiente a far chiarezza sui diversi lati della faccenda.

    Certo mi associo a Mezzolitro che chiede “quali piatti tipici?” non perché manchi la materia prima da indicare, quanto piuttosto per il contrario: la Maremma grossetana e il nostro territorio ci’hanno tanti di quei piatti da indicare che forse indicarli sarebbe quantomeno corretto.

    Il punto tuttavia credo sia un po’ diverso. In primo luogo i tempi e la durata. Chiaro che se ci si riferisce ad un Santo o al Patrono le date sono fisse e stabilite. Vedi San Lorenzo a Grosseto o San Guglielmo a Braccagni. Per i prodotti tipici potrebbe essere un po’ più vago perché se per la sagra delle castagne è augurabile che si faccia nel periodo della raccolta, non è detto che la sagra dei maccheroni o del tortello maremmano sia da fare in un certo preciso momento.

    Piuttosto è la durata che lascia, come dire, interdetti. Santo o Patrono, granocchie o tortelli, la festa poteva al massimo durare un settimana, ma difficilmente si andava oltre. Ci sono esempi oggi che durano settimane, se non tutta la stagione estiva.

    Che senso hanno queste manifestazioni? Probabilmente non hanno più una matrice o, se si vuole, una motivazione storica o religiosa. Sono semplicemente delle organizzazioni per trovare guadrini per qualcosa e per qualcuno. E dentro ci sta tutto: dalla squadra di calcio che, come tutte le squadre di calcio, ha bisogno di guadrini per pagare adeguatamente giocatori e mister, la locale pro-loco o pro-sua che ci’ha da finanziarie le sue battaglie propagandistiche o legali, e via così cantando. In fondo la motivazione si trova sempre, la più banale o la più bislacca. Ma poco ha a che fare con lo spirito originario delle feste e delle sagre.

    A questo punto mi domando se ha ancora senso la domanda, ripeto legittima e opportuna, di mezzolitro: “è troppo generica come indicazione: piatti tipici maremmani, SPECIFICARE, grazie.

    Che beneficio morale e materiale ne ha la comunità?

  4. mezzolitro ha detto:

    Quando ero un ragazzino, diciamo un quartino, e a Braccagni ‘un ci venivo quasi mai, se non mi mi ricordo male c’era la sagra della polenta a settembre, e quasi sempre faceva freddo o pioveva, tantè che il mì babbo sentenziò:
    Ci si torna se la fanno di luglio!

  5. Ric ha detto:

    Faccio un piccolo intervento su quanto detto in precedenza per dire che si, oggi le sagre hanno perso molta della propria originaria valenza ed in molti casi hanno di molto aumentato i prezzi originariamente competitivi rispetto ai ristoranti, però sono anche un aspetto caratteristico della nostra Maremma e che sono molto amate dai turisti nel periodo estivo.
    Forse è il caso di una regolamentazione per una promozione della gastronomia e dei prodotti tipici della provincia; alcune sagre qui da noi non hanno senso nella promozione di prodotti locali…

  6. Carlo Vellutini ha detto:

    Personalmente credo che se si cerca lo scopo della sagra nei piatti tipici, alla fine si vada completamente fuori strada rispetto alle reali finalità che queste rassegne hanno. Penso che una sagra recente (se così la vogliamo considerare) come quella di Braccagni potesse essere dedicata a qualsiasi piatto come a nessuno o potesse avere una denominazione generica, come alla fine ha avuto…E’ un po’ come colui che va a mangiare alle feste di partito (Unità, Avanti Amicizia ecc ecc.), alla fine sa dove si reca, ma non sa cosa realmente si troverà a mangiare. Una sagra ha una finalità diversa, il più delle volte, per finanziare le varie associazioni (come quelle di partito servono per finanziare le associazioni politiche). Nel caso di Braccagni lo scopo è quello di far vivere l’Unione Sportiva e, alla fine, credo che chi ci si ritrova non va lì perché sa che mangerà qualcosa di particolare, ma semplicemente perché sa di dare un contributo alla locale Unione Sportiva e alla fine quel che mangia mangia, lo trova sul momento e lì sceglie. Non è un caso che questo avviene anche con altre sagre, magari intitolate ad un piatto particolare, vedi Montepescvali, dove accanto al Cinghiale ci sono altre ricette. Sono convinto che il buongustaio di oggi, che ama mangiare senza la fretta che ti mette una sagra, a queste rassegne non ci va volentieri. Mentre chi vi si presenta lo fa per trascorrere una serata diversa dalle altre oppure perché vuole dare una mano. Poi è chiaro ci sono anche le eccezioni, dove magari il piatto tipico lo è realmente, oppure come nel caso del pesce, si riesce a mangiarlo per una cifra leggermente inferiore rispetto a quelle dei ristoranti. Resto comunque dell’idea che chi va alla ricerca delle prelibatezze locali si affida più ai ristoranti che alle sagre…Poi è chiaro che se ad una sagra ci si mangia bene ci si torna, ma con le leggi di oggi, anche ciò che è tipico spesso viene da lavorazione non “casalinga”, come avviene con tortelli, strozzapreti, gnocchi ecc. ecc….Sono infatti lontani i tempi in cui preparavano tutto le “donne dei paesi”…Detto questo confermo di essere un affezionato delle nostre sagre e che sono un contributore felice di quella del nostro paese. Visto che per anni ci siamo lamentati perché non ce n’era una, oggi sono ben contento di averla…Per questo ringrazio in anticipo tutti coloro che sacrificano il proprio tempo libero per dare una mano….

  7. Roberto Spadi ha detto:

    Le sagre paesane, quasi tutte, hanno il GRANDISSIMO pregio di finanziare in modo pressoché esclusivo quelle poche strutture, sportive o sociali che siano, che si trovano in piccoli paesi le cui comunità si troverebbero altrimenti impossibilitati ad avere una società sportiva o un centro culturale ecc…
    Inoltre, quasi tutte, danno modo a persone di età diverse, di diversa estrazione sociale di trovare un punto d’incontro per un impegno del tutto volontario a realizzare, consolidare e sviluppare progetti che tendono a far rimanere “vive” comunità che lasciate a sé stesse probabilmente si sgretolerebbero e perderebbero la loro identità.
    Quindi se pur con l’impegno VOLONTARIO di tutti, succede che i prezzi del ristorante vengano ritenuti troppo alti, non è certo per fini di lucro, ma per le ragioni sopra esposte i soldi non sono MAI abbastanza e poi, secondo me si va ad una sagra per dare un contributo.

  8. robert ha detto:

    Solo una minima parte va a mangià alla sagra per dare un contributo: le sagre proliferano soprattutto nel periodo estivo, per acchiappare i turisti presenti lungo la costa, ai quali non importa nulla di chi organizza la sagra. Si va alla sagra per fare le tavolate, per quell’aggregazione festaiola dove alla fine si risparmia qualcosa rispetto alla pizzeria o al ristorante. Spesso vengono fatte ai margini del paese, magari in impianti sportivi dove vengono allestiti dei tendoni, vedi Roselle. Per quanto riguarda quella di Braccagni, anche questa si basa soprattutto sui turisti di passaggio, ma ha avuto l’indubbio merito di animare le serate di un paese che d’estate sembra soffrire di “letargia”, e onore e merito a tutti quei volontari che organizzano e collaborano alla sua realizzazione.
    Quello che viene contestato spesso, sono i tempi lunghi della durata delle sagre, spesso organizzate da unioni sportive alle prese con onerosi ingaggi di giocatori. Ma questo è un altro discorso, come altra cosa sono le contestazioni dei commercianti che lamentano defezioni di “coperti” nella ristorazione. Anche se, secondo me, c’è un altro lato della medaglia: l’impulso al commercio che viene dato: i vari alimenti utilizzati (pane, carne, pasta, vino, etc.) da qualche parte vengono acquistati.

    • Roberto Spadi ha detto:

      Naturalmente anche la questione dell’indotto va considerato; non solo i prodotti acquistati in loco (non sempre, non tutti), ma anche i locali presenti nel territorio, ristoranti piuttosto che pizzere e bar, spesso e volentieri hanno dei benefici dalla presenza di centinaia di persone che senza la sagra magari non sarebbero mai passati di lì e chi stufo di fare la fila per entrare alla sagra, visto il viaggio fatto e l’ora tarda, si “adatta” a mangiare al ristorantino e se tutto va bene il “cliente” è bell’effatto.

  9. mezzolitro ha detto:

    Il mì fratello (astemio) m’ha fatto notare che per un periodo c’era la festa dei rioni a Braccagni, poi siccome si vinceva sempre noi (loro, io mi guardavo bene di partecipare) della campagna, tutto finì.

  10. mezzalira ha detto:

    Caro mezzolitro

    Si vede che eri parecchio piccino e pe un fatti piange ti raccontavano anche qualche mezza verità, se non proprio delle balle. Oppure il tu fratello non era del tutto astemio…….

    La festa dei rioni è stata una parentesi bellissima e tragica allo stesso tempo.
    Bellissima perché si vide per la prima volta i paesani TUTTI, lavorare come dei forsennati per giorni e settimane, anche con sacrifici non indifferenti.
    Il risultato da un punto di vista spettacolare fu semplicemente splendido. Le sfilate dei carri con tutta la popolazione del rione dietro fu una cosa che fece correre gente anche da fuori.
    Chi non si ricorda per il rione Aurelia il carro con Cleopatra, i romani che la scortavano a piedi, il povero Cucco vestito da cinese col suo risciò, che più cinese di lui non c’è mai stato più nessuno….
    E la Stazione che fece un incredibile locomotiva……..la Campagna che fece un carro del west…….il Centro…….non me lo ricordo.
    Fu proprio la campagna quella più “arrabbiata”.
    Causa un regolamento non proprio adatto cominciarono i dissapori. E poi fini tutto.

    Il perché del fallimento ha una sola spiegazione per me. Come ogni festa paesana il palio, o altro trofeo che dir si voglia, è assegnato in base ad un gara, sia corsa che altro. La corsa dei ciuchi, la corsa dei cavalli, o che so io. Li o si vince o si perde, ma il più delle volte, a queste livelli, è più una questione di fortuna che di altro. E nessuno se la prende più di tanto.

    Il punto debole del sistema qual’era? Il guaio era che la vittoria non andava a chi aveva vinto una gara, ma era rimessa al giudizio di una giuria. Mi par di ricordare di “esterni”. Ma non furono gli esterni il problema , il problema fu che le contrade o rioni che avevano lavorato per settimana e sacrificio per allestire il carro, si sentivano ingiustamente penalizzati se non vincevano. Perché in fondo uno poteva anche piacere più dell’altro, ma lo sforzo e la fatica era uguale per tutti. Era quindi inevitabile che alla secondo o terza volta che non era riuscito a vincere nemmeno una volta si ribellasse.

    Un conto è perdere una corsa, un’altra perdere per un giudizio. Si va dall’oggettivo al soggettivo. Probabilmente sarebbe bastato fa correre 4 granocchie…..

    No caro mezzolitro, la campagna non vinse mai, e se ricordo bene fu anche quella che (giustamente) s’inc..avolò più di tutti. Ricordo anche chi di loro, nome per nome, all’ultima edizione oltrepassò anche i limiti dell’urbano e si sarebbe voluto sfogare in una bella e salutare scazzottata.

    Furono fatte riunioni, si cerco di capire gli sbagli, ma gli animi erano troppo esagitati e feriti e tutto, purtroppo, fini li.

    È stata una triste storia. Allora non si perse solo la possibilità di fare una festa bellissima e seguita da TUTTA la popolazione e da tantissima gente che veniva da fuori. Secondo me si perse l’occasione per fare un salto di qualità come “PAESE”. Se si fosse riusciti in quel progetto oggi avremmo avuto tutti un paese più PAESE.

    p.s. sarebbe bello che ognuno potesse ritrovare foto dell’epoca e se ci sono anche filmati: farebbe bene sia per chi non l’ha vista sia per chi l’ha vista ma non si ricorda quanto era bella!

  11. quartino ha detto:

    Cara Mezzalira, perchè finì la festa, perchè non vinse il paese, lo hai fatto capire nella tua spiegazione sui tuoi motivi della chiusura della festa. Cosa c’entra la giuria? La giuria fa il suo, e c’è chi vince e chi perde. Chi festeggia e chi si lamenta. Ma poi si va avanti, perchè a vincere doveva essere il paese, non questo o quel riunione. Questo dovevano capire i braccagnini.
    I rioni? E che c’entrano i rioni con braccagni? Come si può essere attaccati ad un rione? Alla fine si è risolta in una cosa alla braccagnina: individualsmo e nessun senso di appartenenza ad una comunità.
    Meglio la prima festa della polenta e rostinciana: almeno quella è durata parecchi anni.

  12. Roberto Spadi ha detto:

    Del periodo dei rioni una cosa sola mi piaceva e aiutavo a fare, era la cena finale per TUTTI i “campagnoli” all’OL.MA.
    Tutti agli ordini di Celestina che per anni ha messo a tavola 3/400 persone in scioltezza; e l’ultima volta mi ricordo che vennero anche tantissimi dei rioni “rivali”.

  13. tito blues ha detto:

    Questa sera alla sagra: serata della birra con Tito Blues band.

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