La Festa del Maggio: la nostra Woodstock

Dal 15 al 18 agosto 1969 si svolse a Bethel, una piccola città rurale nello Stato di New York, il mitico Festival di Woddstock. Questo anno c’è chi ha paragonato la Festa del 1 Maggio di Braccagni ad una mini Woodstock del canto popolare.

In effetti nel video potete vedere il nostro Jimi Henrix

 

lo stesso gruppo è visibile – con lo stesso pezzo- in questo blog con il titolo
1 MAGGIO 2009 BRACCAGNI – LA BANDA DEL TORCHIO SNACCHERATA
http://www.braccagni.info/video/

……..sono troppo forti!!!!!!!!

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RSSNumero commenti (30)

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  1. sessanta-no-vino ha detto:

    provo a divina chi è Jimi Endrix: è quello capegliuto e riccioletto che passa di dietro ai musicanti e ci’ha in mano un carciofo col manico che roteando lo sbrandella in qua e in la!

    ci’ho indovinato?

  2. Ric ha detto:

    Vorrei sapere chi è quello che si è lanciato in questo paragone. Woodstock nacque su una idea di esibizione di gruppi rock che andò oltre le aspettative degli organizzatori. Però dietro c’erano altri valori. E soprattutto è stato un evento che ha segnato un’era nella musica e nella vita sociale giovanile. Granocchiaio: ti ricordi Joan Baez che cantò proprio a Woodstock “We shall overcame”??

  3. organitation ha detto:

    Per “sessanta non vino”: forse sei un ragazzo e non sai che Jimi Hendriz era un virtuoso della chitarra, quello che vedi dietro è il presentator.
    Per Il Granocchiaio: guardate che su you tube c’è un altro filmato girato da un inglese; se per cortesia puoi mettere nel blog l’indirizzo per trovarlo. Vai su Virgilio e digita “New Rollonig Stones”, in alto a destra apparirà “La Banda del Torchio”.
    Per Ric: è chiaro che se c’è chi paragona woodstock a braccagni, i rolling stones alla banda del torchio, sono confronti paradossali. Però nel suo piccolo….

    • Il Granocchiaio ha detto:

      Uso ad ubbidir (quasi) tacendo e (quasi) tacendo ubbidir, sostituisco la versione casareccia che tra l’altro è tuttora visibile sul blog nella

      PAGINA DEI VIDEO
      1 MAGGIO 2009 BRACCAGNI – LA BANDA DEL TORCHIO SNACCHERATA
      con il nuovo video richiesto oggi dall’Organizzazione ad ore 15.31

      non posso fare a meno di notare qualche dettaglio:

      1. il pezzo nell’altra versione è lungo 3’21” e questo solo 1’ 40”
      2. il sonoro è pessimo e si sento solo una parte degli strumenti e della voce
      3. il video mi sembra in linea con il titolo, tutto da decifrare
      4. in compenso anche io ho qualche piccolo problema a riconoscere Jimi Hendrix nel buon uomo che suona chitarra in modo assai folk, con i capelli ormai bianchi – come sicuramente avrebbe avuto anche Hendrix – e con la pelle che forse nemmeno una cura sbiancante come quella di Michael Jackson l’avrebbe resa cosi bianca

      quanto al titolo di THE NEW ROLLING STONES, beh questa non si discute, evidentemente il nostro era passato dalla generosa mescita al bancone che l’aveva aiutato ad affratellare i nostri “torchiati” con le loro “ruzzolanti”……………

      musicalmente infatti credo che non siano da discutere

      • Ric ha detto:

        Oddio a vedere tale titolo su un filmato girato da un inglese pare più una presa in giro dei musicisti che un apprezzamento. Alla “organitation” (ma non si dice organization?) direi che forse questi personaggi americani o inglesi che siano che vengono a fare dei paralleli su altri eventi (Woodstock) o che titolano i filmati in questa maniera, siano da prendersi con le molle. Forse come dice il Granocchiaio il buon vino delle nostre parti ed il clima festoso gli hanno fatto venire qualche comprensibile capogiro…

  4. organitation ha detto:

    Penso che invece che sia il frutto di simpatia (ed interesse) verso questa manifestazione tipicamente Toscana, ma in grado di piacere anche ad un pubblico estero. “The New Rolling Stones”: non ci trovo nessuna presa in giro, anzi…
    OrganiTation: questo perchè la parola ha radici latine (come Vibo ValenTia).

  5. granocchiaio ha detto:

    Per i quarant’anni di Woodstock ci sono state decine e decine di pezzi per commemorare o ricordare o raccontare cosa fu, come fu, perché fu.

    Ce n’è per tutti i gusti. Dai sognatori ai cinici smitizzatori, dagli incrollabili romantici ai disillusi realisti. Come si dice, ognuno se la suona e se la canta un po’ come vuole.

    Ci sono però dei dati di fatto incontrovertibili e su questo c’è poco da discutere.
    Tutti sanno per esempio che il concerto non fu poi fatto a Woodstock ma a Bethel, non proprio un po’ più in la.
    Tutti sanno che erano previsti al massima 80.000 persone e poi pare ce ne fossero oltre 400.000. Qualcuno arriva a dire 1.000.000.
    Tutti sanno che Jimi Hendrix fece quella che viene ritenuta la sua più lunga e spettacolare esibizione dal vivo.
    Non so in quanti sanno che suonò solo alle prime ore del mattino di fronte a solo (sic) 80.000 persone,e che fu il più pagato tra tutti i partecipanti, pare 30.000$
    Pochi sanno, e ho letto delle sbalordate anche oggi, che Bob Dylan non c’era a Woodstock, e verosimilmente non ci canto!
    Joan Baez ci cantò invece ed era in cinta, per l’esattezza al sesto mese!
    Pochi sanno che l’acustica e terribile e si poteva sentire – non bene- al massimo per le prime cinque file……..
    però tutti sanno che piovve, tutti sanno che fu un sballo in fatto di droghe leggere e pesanti consumate a go go in gruppo o in solitario, che ci fu sesso libero e di gruppo, che ci si rotolò nel fango e che le condizioni igieniche non furono – evidentemente – delle migliori……………

    circa il significato globale dell’evento è più una analisi dell’evento di per se nel momento storico in cui accadeva: movimenti degli Hippies – figli dei fiori, ma anche e la presa di coscienza della guerra in Vietnam, l’avversione per questa, e forse la premonizione, poi confermata, che forse la più grande potenza militare della terra stava per perdere la prima guerra della sua storia………….

    Che di tutto l’evento la cosa che tangibilmente rimane forse la più concreta e godibile è il film di quasi tre ore sull’evento

    Che fu importante per molti, ma in particolare per chi fisicamente c’era

    Si potrebbe continuare con dettagli, anche non secondari, e impressioni che ognuno ha della cosa.

    Certo anch’io concordo con chi ha scritto nel blog che in fondo la “snaccherata” della Banda del Torchio (troppo forti!) fatta il 1° maggio 2009 a Braccagni, può essere vista come una nostra casareccia “piccola Woodstock”

    A questo proposito mi viene a mente un famoso racconto del Belli (quello nostrale di Montepescali), il quale raccontava di ave preso un profilattico pieno di liquido seminale (autoprodotto), d’avello lanciato in aria, di avegli sparato al volo col su fucile, e poi andava a raccontà in giro che il su figliolo era morto in aviazione, abbattuto haimè, dal fuoco amico!

    • mezzamestola ha detto:

      ti sei dimenticato di dire il costo del biglietto… 20 dollari a chiorba.

      a questo punto suggerirei una riflessione…. ma quella fu una grande occasione per gli spiriti liberi e pacifisti, o una grande strumentalizzazione di quegli ideali? Oppure molto più semplicemente disse a tutti quelli che volevano capirlo che non c’è rock senza ‘quattrini’ e che quanto più abbaia contro la società , il rock, tanto più lo fa per trarne vantaggio secondo i valori che dal rock vengono criticati..
      e ancora fu l’inizio della fine di un sogno… la droga libera, il libero sesso, il fango…. tutte cose belle… si ma senza i 20 euro di biglietto a testa, senza pagare le stars tre volte quello che di solito prendevano negli spettacoli che facevano altrove… non ci sarebbe stato niente…

      quello per me non fu l’Austerlitz da tutti cantata, e decantata, ma la waterloo di quei valori che vi venivano cantati e dacantati, perchè dimostrò solo una cosa… quei ragazzi non erano figli dei fiori, e i loro idoli non erano veri rivoluzionari (dei geni della musica magari si) ma tutto si muoveva dentro il meccanismo del ‘profitto’…. (Bob Dylan compreso che non ci andò perchè non trovò un accordo contrattuale degno, perchè non credeva nell’evento, salvo poi mangiarsi le unghie dopo aver visto la risonanza mondiale e storica dell’evento);
      quel modo di vivere, quegli eventi e quei valori, non erano altro che parte del sistema che pensavano di criticare… soprattutto … gli stati uniti persero la guerra non per via dei figli dei fiori, ma perchè combattevano contro chi lottava per un ideale, mentre i soldati americani morivano senza sapere perchè. Che poi gli ideali che vinsero (la libertà di un popolo) siano stati poi calpestati dai suoi dirigenti politici è un dramma nel dramma….

      Insomma niente di nuovo sotto il sole, e Braccagni potrebbe essere molto ‘superiore’ a quel lontano evento se riuscissimo a scoprire e dimostrare che sfugge a quelle stesse logiche ‘quattrinesche’, se si riuscisse a dimostrare che non usiamo la gente per arricchirci, ma che l’evento del maggio è legato ancora ad un valore non strumentalizzato come invece avvenne a Woodstock.

      e ora giù con le critiche… Granocchiaio accomodati …

      • granocchiaio ha detto:

        mah, non credo ci sia da dare giù a niente. In fondo dell’evento per quello che mi riguarda se ne è parlato perfino troppo. Ma non per questo in particolare, per quelli di questo tipo in generale. Io sono poco amante degli anniversari in via generale, poi di questi proprio non se sento la mancanza.

        Magari, seguendo certi tuoi ragionamenti, rientrano nella logica di come vanno – e devono andare – certe cose. cioè produrre reddito prima, durante e dopo. Tutto da consumare, prima, durante e dopo. Il bla bla bla che normalmente sia fa prima, durate e dopo serve soprattutto a questo.

        La musica, come altri fenomeni, per esempio quelli sportivi, hanno via via preso un senso in funzione del business. Non è bello, non mi piace, ma è così e ho oggi poche speranze che le cose possano cambiare in meglio. Ma qui il discorso si farebbe troppo lungo.

        Da ultimo, da buon vigliacco, mi sono preso la musica che pi piaceva perché mi piaceva, così come il cinema o lo sport. Finchè mi è piaciuto. Ma non ce l’ho fatto a vivere queste cose su due piani, quello del gusto e quello della giustizia e della logica. Mi sono dovuto arrendere, in trista ma sterminata compagnia, a queste logiche, e cosi sia.

        Quindi nell’analisi di Wood stock, non andiamo troppo a fondo con spericolati quanto facili esami e critiche. Io non mi ci butto. Non ti critico se tu lo fai: sei convinto? Ok, vai, accomodati. Io non ti seguo. Quanto poi alla guerra del Vietnam che “gli altri” combattevano per una giusta causa, beh, lasciamo perdere. Lasciamo proprio perdere.

        Concludendo.
        Se c’è gente che è convinta che la Banda del Torchio “so troppo forti”, c’è forse qualcosa di male?
        Se vedendo questi qualche – presumibilmente ben avvinazzato – turista straniero ci trova dei parallelismi con Woodstock, c’è forse qualcosa di male?
        Se a me tutta questa storia mi fa veni a mente la storia del Belli e del su figliolo morto in aviazione, c’è forse qualcosa di male?

      • Ric ha detto:

        Io personalmente ci vedo altri valori in Woodstock che forse vanno al di là dell’evento musicale, di libertà sessuale e di costume che si verificarono. Woodstock ha segnato nel bene e nel male un cambiamento di stile di vita di una America puritana e codificata nelle relazioni e questa mutazione andò a concretizzarsi attraverso il movimento Hippy che ebbe consensi in tutto il mondo occidentale. Ma anche il pacifismo ebbe un importante avvio attraverso questo evento. Vero che gli hippies finirono presto senza grandi clamori ed il pacifismo assunse presto una connotazione politica, però fu una controcultura creata da giovani e per di più capelloni “immersi nel fango di Bethel” probabilmente ignari di creare ciò. Quindi andiamoci piano a etichettarlo come un evento commerciale; Woodstock segnò un’epoca nel mondo occidentale così che anche gli europei cominciarono ad imitare gli hippies e a manifestare per il pacifismo; gli eredi della Beat Generation di Allen Ginsberg erano riusciti a dare una svolta mondiale al costume dei giovani.
        Riguardo la Festa di Braccagni: questo è folclore e come tale ha la propria utilità (mantenimento delle tradizioni, continuità della identità di una popolazione, spirito di aggregazione di una comunità); essendo cultura con la c maiuscola, è giusto che venga mantenuta, ma ad andare a fare paralleli con questi eventi si rischia di uscire dal seminato; il folclore è cultura della propria identità; Woodstock è stato un concerto che ha fatto epoca ed ha segnato la cultura giovanile in un’altra direzione.

  6. mezzolitro ha detto:

    A me mi sà che il sole vi batte troppo in testa, vi conviene di stà alla meria e invece di sparà CAZZATE su Jimmy Endrix e dintorni; lasciate stà santi e gli snacchieratori mandateli all’ospizio che mi sembrano più che pronti.

    • mezzamestola ha detto:

      altro che cazzate, se non gli davano, al tuo santo, 30.000 dollari, non andava a suonare … se ne fregava …

      ecco il grande messaggio di protesta del suo rokke…

      l’arte non c’entra niente , sapeva ben suonare la chitarra soprattutto se si strafulminava il cervello con l’acido, grazie al c….zo avrebbe detto qualcuno…

      ogni cosa che sia protesta, denuncia, e cade nel gioco del sistema che denuncia mescolandosi e nutrendosi di contraddizione, non è vera protesta, non è vera denuncia… lo sono molto di più … eroi e santi, coloro che fischiano e cantano tutto il giorno accettando la loro sorte vivendola senza clamori, con dignità.

      con 30.000 dollari di allora, quante dosi ci si comprò il tuo santo?…

      • Ric ha detto:

        Prima di andare a liquidare il più grande chitarrista del mondo come avido e tossicodipendente bisogna leggersi non tanto Wikipedia (che è scritta un pò con le opinioni di tanti utenti spesso saccenti e non informati) quanto le recensioni e le biografie fatte su di lui da gente seria. Innanzitutto Hendrix era un uomo di colore e come tale fu discriminato nella vita poi, dato che era un virtuoso inarrivabile, venne gestito da Chas Chandler degli Animals il quale lo fece conoscere al pubblico che a quel tempo apprezzava i chitarristi bianchi per ragioni razziali. Hendrix aveva una vita terribile conteso tra sale di incisione e concerti ripetuti così che cadde, come moltissimi altri musicisti rock, nelle grinfie della droga per la grande stanchezza fisica e psicologica che quel tipo di vita riservava. La sua esibizione a Woodstock rimane negli annali della musica rock per il modo con cui interpretò l’inno americano e per come seppe imitare le esplosioni dei cannoni con il proprio strumento parafrasando la guerra del Vietnam. Se poi dobbiamo andare nei particolari si può dire che neppure Eric Clapton (attualmente il più grande chitarrista vivente assieme a Carlos Santana) riuscì ad eguagliarlo quanto a velocità di esecuzione e perfezione di fraseggiamento. Se poi ci si deve attaccare alla esosità dei suoi cachet (è vero: ha lasciato una fortuna) va anche detto che venne manipolato da impresari e procuratori senza scrupoli: la sua stella si bruciò, come dice Paolo Galori, nel tentativo di non replicare se stesso di fronte a chi gli chiedeva la prova della sua divinità. E’ stato veramente un grande uomo e un grande musicista, non credere a quello che scrivono in internet su di lui.

        • mezzolitro ha detto:

          Ric, sei tutti noi!!!!!!!!

          • Ric ha detto:

            Mezzolitro, è la verità che Hendrix era un drogato e per causa di droga è morto, ma non mi sembra giusto volerlo catalogare solo per questo e per una (presunta) cupidigia di denaro. Tutti sanno che egli fu una vittima dei suoi procuratori e che al momento del concerto di Woodstock era una star internazionale. Forse qualcuno dimentica (o non sa…) che gli organizzatori andarono anche da John Lennon e gli chiesero di partecipare e lui disse che sarebbe andato con la Ono Plastic Band (la sua compagna Yoko Ono) e gli organizzatori replicarono: no grazie e non invitarono John Lennon, uno dei Beatles per intenderci….

        • mezzamestola ha detto:

          Caro Ric, prima di tutto mi accodo agli altri nei complimenti per come scrivi, la competenza che dimostri, senza sbatterla in faccia o usarla contro, ma per spiegare e far capire, oltre che sostenere le tue ragioni; in parole povere ti riconosco educazione e rispetto dei tuoi interlocutori, cosa rara e su internet preziosa.

          Vorrei a questo punto, per rispetto a chi legge, a me stesso, ma anche e soprattutto a te, precisare che il giudizio su Hendrix non l’ho espresso per primo, ma vi sono stato portato per dire la mia, facendo però salva la sua arte, che se leggi bene… ho precisato che la mettevo da parte… questo perchè volevo parlare di altro… e non ci sono riuscito, per cui ci riprovo.

          Quando intendo altro non vorrei però finire, anche se poi ci sono finito, a dare giudizi sull’uomo… perchè chi può giudicare l’uomo?.. Giudico casomai il suo comportamento.

          Volevo cogliere una grande contraddizione che nel passato, quando da ragazzo e adolescente, credevo nel valore della musica non solo come fenomeno di intrattenimento, ma anche di impegno sociale, di denuncia, di protesta contro ciò che sembrava non giusto, contraddizione dicevo, che non appena mi resi conto esistere, ne soffrii moltissimo e fui sull’orlo di una crisi esistenziale, nel senso che poi forse feci un passo avanti verso la mia crescita (o degenerazione) attuale.

          Il rock come fenomeno di massa, inteso come musica fruita, manda dei messaggi nella mente delle persone, sia nel loro inconscio che nel mondo concreto del loro modo di vivere, nelle azioni e comportamenti.

          Chi seguiva Woodstock subiva questo aspetto oppure se ne nutriva consapevolemnte?

          Il rock esprimeva ciò che avevano da dire?

          Che cosa aveva di coerente con questo messaggio il modo di creare, di offrire e di viverci sopra da parte degli organizzatori del festivall, e dei musicisti che vi parteciparono facendosi pagare il triplo di quello che di solito prendevano?….

          Ecco l’incoerenza che colgo e denuncio in queste cose, da un lato si predica bene, con chitarra e batteria, e chi ascolta ci crede fine in fondo….
          dall’altro si razzola male….

          l’inno americano straziato dai suoni della guerra è emblematico, il pacifismo…. il vivere di…. di che cosa?…

          I gruppi e i musicisti che si esibivano proponevano e contribuivano a far sentire che c’era un modo di vivere diverso, ma quale?.. Quello che gli si svolgeva davanti nel fango… e tra la droga, e che invocava ideali di fratellanza e di nonviolenza…

          ma al contempo per offrire quell’arte da quel palco si era chiesto proprio ciò che quell’arte denunciava, ciò che quella musica sembrava deprecare… cioè ci si era venduti… allo stesso dio danaro che era la causa principale della guerra e del mondo che si voleva denunciare con quella musica, ascoltandola in quel modo, vivendo in quel modo.

          Per questo se mi si santifica Francesco d’Assisi che si spoglia e lascia tutto e vive degli stessi valori degli Hippies ma in modo coerente con questi, io mi tolgo tanto di cappello, mentre se mi si santifica chi postula quei valori e poi li tradisce vendendosi per danaro e cedendo alla droga, cioè agli stessi strumenti che erano la causa della guerra e di cui la guerra si nutriva (danaro per le armi e droga per mandar a morire i soldati) mi ribello;

          non condanno Hendrix, non lo giudico come uomo, condanno l’incoerenza e il grande inganno che questi artisti rappresentano per me, per il mio piccolo e provinciale modo di pensare.

          Quando ascolto il suo pezzo sull’inno degli USA, a pelle mi vengono i brividi, rivedo il napalm, la gente uccisa e straziata, scorrono davanti a me le immagini raccontate da Tiziano terzani nei suoi libri ed articoli, ma non posso fare a meno di pensare anche alla grande delusione di un fenomeno così bello che ha come sacerdoti persone che essendo uomini come me, non hanno saputo poi vivere con coerenza i valori e le sensazioni che proponevano….

          In questo non c’è male… solo che bisogna chiamarlo con il suo nome… Hendrix che si fa pagare 30.000 dollari predica bene… razzola male….

          Se avesse suonato gratis, o meglio, se si fosse fatto pagare il doppio e avesse speso speso i soldi per realizzare gli ideali che propugnava con la sua musica… sarei stato pronto a santificarlo…

          Quelle che da ogni dove vengono poi riferite come svolta nel modo di vedere il mondo… mentre per me sono il momento in cui quei valori si manifestano e vengono strumentalizzati, fagocitati dalla stessa società che vorrebbero cambiare… Woodstock, Hendrix e chi salì su quel palco (Baez compresa), penso nel mio intimo, sono l’inizio della fine…

          eppure trovo la ballata di Sacco e vanzetti cantata dalla voce di joan, una delle emozioni più intense che la musica riesce a farmi vivere….

          E vi assicuro che la delusione e lo sconforto è alto, mi riconcilia con la vita e la speranza, l’aver conosciuto persone che nessuno mai ricorderà, che non sono mai saliti su un palco, ma hanno vissuto la loro vita coerentemente fino in fondo. Il vecchio del filmato ‘terra madre’ per me vale più, sul piano della coerenza e dei valori umani che possono veramente salvare l’umanità, migliorarla, di hendrix e le sue suonate… di baez e le sue ballate…
          solo San Francesco di Assisi regge il confronto nella mia piccola mente.
          Persone semplici, figli di nessuno, che ad esempio non hanno mai voluto una macchina, o non hanno mai accettato una casa in proprità, e cose del genere… persone non corrotte ne da droga ne da danaro… coerenti fino in fondo (disposti a pagare di persona a rinunciare a tutto per di vivere secondo le proprie idee) con quello che pensano (giusto o sbagliato che sia) ce ne sono al mondo, accanto a noi… basterebbe cercarle. Io volevo dire questo, e anche se sono solo uno strimpellatore… la chitarra l’ho cullata anche io tra le mie braccia, tanti e tanti anni fa… so cosa vuol dire sentire le sue corde vibrare nella mente ancor prima che nell’aria… poi la calcina e i mattoni l’anno sostituita e non ne sento la mancanza, la rispetto, la guardo… ma sta bene dentro l’armadio come un vecchio vestito che ogni tanto spolvero per cercare la giovinezza che non torna più… per fortuna..

          • Ric ha detto:

            Innanzitutto caro Mezzamestola ti ringrazio anche io per le gentili parole, cerco di avviare un piccolo dibattito ovviamente rispettando le idee degli altri che sono preziose perchè appunto differenti e perchè segnano un desiderio di confrontarsi che – come avrai visto dagli eventi politici e di costume di oggi – sono caduti nel triviale e nello scontro continuato.
            Arthur Miller nella sua commedia “Morte di un commesso viaggiatore” (un classico della letteratura americana e del mondo) parlava del “sogno americano” e, ripercorrendo le vicende del suo protagonista, marcava la non attuabilità di questo sogno basato sul riscatto dei singoli in una società multi razziale, liberista, imprenditoriale, con a base la famiglia e di contorno principi e valori di Stato, Libertà e Civiltà. Hendrix apparteneva ad una classe (quella degli immigrati) che trovarono difficoltà enormi nell’adeguarsi a quella dei bianchi (considerata dominante e trainante della economia e civiltà americana); essendo un virtuoso dello strumento ebbe motivo di riscatto una volta raggiunta la notorietà al punto che fu maestro di Eric Clapton (anche lui virtuoso della chitarra ma bianco ed europeo).
            Hendrix, al momento della sua esibizione a Woodstock era già una star conosciuta in tutto il mondo ma era anche il simbolo di questo Sogno Americano nel quale la capacità artistica (che indubbiamente possedeva) lo aveva fatto emergere nella società americana e lo aveva reso benestante. Sulla storia dei 30.000 dollari non mi pronuncio perchè non ne conosco i termini; la verità è che lui è stato in mano a procuratori senza scrupoli i quali approfittarono del suo stato di tossicodipendente, ricorda che sono i procuratori a chiedere i cachet e non gli artisti…. e gran parte del cachet spetta a loro.
            Molti artisti americani coerentemente con le proprie idee hanno cantato musiche di protesta e quel periodo della società americana ha partorito un gran numero di musicisti di livello mondiale. Le occasioni di questa protesta sono state la guerra nel Vietnam, la Guerra Fredda, il Sogno Americano infranto da una società – quella dei più umili – incapace di emergere. Loro hanno cantato questa protesta e lo hanno fatto bene, molte canzoni sono rimaste nella storia della musica ed è giusto che ne abbiano tratto profitti: la musica è un bene che rimane nel tempo.
            Riguardo l’ultima parte del tuo commento devo dire che per me riguardo la maggioranza dei tossicodipendenti essi sono “vittime” della droga e non “corrotti”. Il tossicodipendente per larga maggioranza è una persona che ha avuto difficoltà nell’inserirsi nella società e da essa ne è stato travolto. Hendrix va rivalutato anche per questo: un grande musicista ed una povera vittima che ha fatto una brutta fine troppo giovane.
            Io sono stato un chitarrista autodidatta; ho cominciato con una chitarretta comprata dai mei genitori quando avevo 13 anni e poi piano piano sono approdato alla chitarra classica che ho studiato un pò da autodidatta finendo alla fine sulla samba e bossa nova brasiliana. Mi sono rimaste due chitarre e cioè la mia Admira concierto spagnola e una chitarra Ovation con corde di nylon. Purtroppo da anni le ho attaccate al chiodo ed ancora ogni tanto le prendo per sentire il loro suono ma le mani non sono più quelle di una volta……..

  7. bi-folk ha detto:

    Caro Mezzolitro non ci siamo. Chi ripudia i canti della propria terra (ottava rima, maggio…) è un po’ come se rinnegasse le proprie umili origini. Sappi che c’è anche chi è fiero di essere figlio di povera gente, di contadini, badilanti. … , c’è anche chi è fiero di essere MAREMMANO

    • S-concertato ha detto:

      Bellina la trovata di spezzare il vero attributo di bifolco in bi-folk
      Ma stando alla logica ci si dichiara bi-folk per coprire (perché?) la qualifica di bifolco, e giocando, come lui fa con le parole, si potrebbe:

      vero è che la definizione prima di bifolco sta per “quegli che ara e lavora il terreno co i buoi” ma anche, barbone, scortese, screanzato, sgarbato, burino, cafone, maleducato, villano, zotico, buzzurro, barbone, beduino, cavernicolo, straccione, incivile, ineducato……………”

      vero poi che oggi arare il terreno co i buoi si vede – e raramente – solo al cinema
      indi per cui si deve dedurre che, causa lapsus il nostro si confessa per esser o sentirsi come tutti gli altri sinonimi indicati, insomma non aratore

      a questo punto mi ribello e dico: Sappi – bi folco – che
      – chi è fiero di essere figlio di povera gente, di contadini, badilanti, non forzatamente deve essere o è un bi folco, magari ci sei tu e ti piace pure…….
      – e non è né un obbligo né un titolo particolare di merito essere per forza fiero di essere Maremmano
      – non è sinonimo di ripudiare i canti della propria terra il fatto che questi non siano di tuo gradimento o peggio ti facciano du palle così

      Magari è colpa del fatto che te lo propinano ad ogni pasto, ad ogni notte, ad ogni festa, ad ogni comunione, ad ogni più insulsa occasione, ad ogni scurreggia del modo:

      du palle……………………………………………………..

      in questo senso ci potrebbe però essere un pur labile parallelismo con il concerto di Woodstock: anche quello: du palle……………….

  8. mezzolitro ha detto:

    Qui ‘un si tratta di ripudio, ma di un compassionevole “mettiamoci una pietra (grossa) sopra e ‘un parliamone più!”
    Avanti i giovani con le canzoni vecchie e nuove, ottava rima, seste misure e quant’altro.

  9. bi-folk ha detto:

    I bifolchi arano il terreno che verrà seminato e darà i suoi frutti.
    Certi bi-folk seminano canti (negli anni ’70) e nascono gruppi che faranno crescere i loro canti. Solo che i bifolk anzichè guardarli con orgoglio, manifestano un malcelato fastidio per tutto ciò che sa di passato.
    Quanta incoerenza…. quanta voglia di dimenticare le proprio origini…

    • S-concertato ha detto:

      da piccino, nonostante qualcuno dicesse che facevano perde la vista, facevamo un esercizio che dalle nostre povere parti di campagna si chiamava “il gusto”

      in paese, lo chiamarono poi con una parolaccia

      da grande si abbandona, normalmente, questa abitudine, perchè insistere non farebbe perdere la vista, ma sarebbe segno serio di rincoglionimento

      N.B. è noto che tale procedura si possa fare sia fisicamente che intellettualmente, e mi pare questa seconda il caso in questione

    • Ric ha detto:

      Beh non direi… innanzitutto nel passato, io parlo degli anni ’70 ci sono stati cantanti le cui canzoni vengono suonate tuttora. Va fatto un ragionamento e domandarsi perchè la memoria (ormai queste canzoni sono memoria…) passa al disopra del presente. Riguardo l’orgoglio di essere maremmano e l’orgoglio di cantare le canzoni della propria terra: ok, ma se mi piace anche il jazz faccio male?

  10. il granocchiaio ha detto:

    Alla faccia del bicarbonato!

    Altro che Granocchiaio: qui ci’avemo in casa un fior di critico da far invidia a diverse riviste specializzate e giornali!

    Non so com’è messo sull’altra musica, ma su questo versante è tanta roba, credetemi. Non solo sa e conosce, ma inquadra il tutto nel giusto contesto con riflessioni e osservazioni pertinenti e adeguate. E anche senza voler stupire a tutti i costi come spesso capita anche con quelli che vengono ritenuti bravi o presunti tali.

    Non sono d’accordo su tutto quello che dice, ma questo è normale, tra persone normali.
    Per esempio io non penso che Jimi Hendrix sia stato “il più grande chitarrista del mondo”, sebbene siano in molti a dirlo.

    Questo assomiglia assai a qual’è stato il ciclista più bravo di tutti i tempi, (Girardengo? Binda, Bartali? Coppi? Mercks? Indurain? Armstrong?) o ai calciatori (Pelè, Cruyff, Maratona?) e così via.
    Per di più scambiando spesso la velocità o la tecnica dello strumento con “il più bravo”.

    Credo che specie per i chitarristi, come per altri strumentisti, cantanti o campioni dello sport stesso, valga assai il gusto personale di ognuno di noi.

    Il più bravo di tutti mi sa troppo di tifoso……………….

    • Ric ha detto:

      Caro Granocchiaio che Jimi Hendrix sia considerato il miglior chitarrista rock vissuto non lo dico io ma gli studiosi e i biografi; tant’è vero che io apprezzo di più Eric Clapton.
      Hendrix aveva qualcosa di esasperato nelle sue interpretazioni, spesso al limite della follia (una volta pare diede fuoco alla propria chitarra); inoltre eseguiva i suoi riff con una ripetitività ossessiva marcata usando il distorsore (un effetto della chitarra che poi venne adottato da tutti i chitarristi rock). Le spezzature di Hendrix sono in larga parte non eseguibili da chitarristi normali; solo Eric Clapton (che venne instradato dallo stesso Hendix verso la chitarra) eseguiva all’inizio dei propri concerti un brano di Hendrix per onorarne la memoria.
      Eric Clapton ha affinato nel tempo uno stile sobrio e con influenze di rock e blues. Il blues di Clapton , al quale ritornò dopo le esprienze degli anni ’70, si è andato a maturare nel 1994 con l’album From the Cradle. Il suo soprannome “slow hand” ha varie interpretazioni tra le quali la più attendibile è quella di una esibizione con il suo amico Carlos Santana nel quale si vedeva la differenza di impostazione della mano sulla tastiera e di espressione fra i due musicisti. In particolare si può dire che Clapton da perfetto inglese è compassato e difficilmente marca i passaggi delle dita con movimenti del corpo, mentre Santana ha origini latine e quindi più espressivo.
      Detto questo posso dire che anche io sono stato un chitarrista, ma da tempo ho appeso lo strumento al classico chiodo…

      • Granocchiaio ha detto:

        Tanto per confermare la mia tesi, il Ric ci dà una dimostrazione del suo sapere.
        Poi la chicca che è come me un ex chitarrista mi dà gioia e sorpresa: “te vai a giudica le carogne!”

        Nel merito della nostra piccola polemica mi pare già che una cosa vada sottolineata, e cioè che ognuno è libero di adoperare i propri parametri per giudicare chi sia stato il miglior chitarrista vissuto.

        Intanto il termine rock per l’enorme confusione cui è stato sottoposto nel tempo è talmente vago e discutibile che io lo lascerei da parte.
        Non nego il valore di Hendrix ed in particolare l’innovazione da lui apportata nell’uso della chitarra, specie per il suo “esagerare” ed il suo personalissimo stile fatto di tanta violenza fino all’esagerazione. Notevolissimo e forse irripetibile l’uso del suo quasi colloquiare tra la sua voce e la sua chitarra come se fossero due cose separate che vivevano di autonoma vita. Pochi hanno ripercorso così bene questa strada da lui tracciata.

        Sull’uso del distorsore non credo sia stato lui il precursore: basta pensare che il più famoso riff con distorsore di tutti i tempi non è suo ma di Keith Richard in Satisfaction, con i Rolling Stones (1965), pezzo e riff che io continuo a considerare non solo il più famoso, ma anche il più bello, originale, innovativo e inossidabile (tormentone).

        Se si vuol mantenere il discorso sulla storia e le date forse il primo – e forse il precursore – di quello che s’intende comunemente per rock è “Link Wray (Frederick Lincoln Wray), inventore di una tecnica chitarristica di sette anni in anticipo sui tempi del Vero Rock. Link Wray ha inventato il power chord esplorando da pioniere le potenzialità sonore di distorsione e fuzz”.
        “Anche Chuck Berry (al secolo Charles Edward Berry – 18 10 1931) viene considerato l’ iniziatore del genere perché nel 1958 diede alle stampe “Johnny B Goode” grande brano dalla ritmica elettrica rock con riff e soli sovrastanti ed in primo piano : tipici del Rock a venire. “ Il virgolettato è rilevato da critica storica.

        Personalmente penso più al secondo che di tecnica ce n’aveva assai poca, in compenso ci’aveva una fantasia ed innovazione che difficilmente si è vista in seguito. E questo lo penso io.

        Per ritornare un momento su Hendrix. La sua versione di “Johnny B Goode” è emblematica e quasi propedeutica per capire ed illustrare il suo stile e la sua “opera” nel modo d’intendere la chitarra. Sono dettagli talmente chiari che non credo ci sia da spiegare molto.

        Per tornare alla storia: si dice che “You Really Got Me” dei Kinks (1965), “Satisfaction” (1965) dei Rolling Stones e “My Generation” (1965) degli Who siano stati i veri capisaldi del rock.

        Ma ora voglio accennare al “mio” personale tragitto nel mondo della chitarra.
        Lo accenno solo, perché lo vorrei svolgere con calma e con spazio, per chi può interessare, ma per stanotte l’ora è tarda, domattina mi devo alzare presto, e ci’avrei da scrivere un so quanto.

        Quindi mi limiterò a dare queste tracce: sono figlio degli Shadows. E qui non solo c’è storia, ma lunga e da approfondire. Per me restano il gruppo che ha segnato per sempre il tipo di formazione chitarra solista, chitarra ritmica, chitarra basso e batteria. Non a caso esistono di loro pochissimi pezzi cantati, essendo la loro produzione migliore esclusivamente strumentale.

        Hanno avuto il torto di essere di poco precedenti ai Beatles e dei Rolling Stones e quindi nascosti al grosso pubblico dal successo di questi, che però avevano caratteristiche completamente diverse.

        Mi sono piaciuti subito i Beatles, mi ci è voluto di più a capire i Rolling Stones, che non mi vergogno a dire apprezzo più ora da vecchio che allora da giovane. Ma il mio cuore e il mio intendere la chitarra era quella degli Shadows. E non tanto per il suo solista Hank B. Marvin, ma del loro insieme. Bruce Welch la ritmica e fondatore insieme a lui del gruppo. Loro due non sono mai cambiati a differenza della chitarra basso e della batteria.

        Dopo di loro un solo chitarrista mi ha dato lo stesso entusiasmo di piacere: Mark Knopfler dei Dire Straits. Ma, guarda caso, non solo lo ritengo nato nel solco, nello stile e nei gusti degli Shadows, ma l’ha poi confessato lui stesso in recenti interviste.

        Il resto, per me, ci sono differenze da l’uno all’altro, ma i Santana, o gli Eric Clapton o lo stesso Hendrix, per me, sono qualche scalino più giù. E ripeto come mio gusto e predilezione.

        Ora mi fermo, per flessione e per rispetto di chi legge, ma tanto son convinto che solo chi ha suonato la chitarra o che ama il genere sia arrivato a leggere il pezzo fino a qui.

        Arrivederci alle prossime puntate.

        A proposito Ric, due o tre cose:
        1) che ne diresti di tagliare a piè pari questi interventi e metterli in un articolo separato prima che il GF ci venga a fa qualche romanzina?
        2) ti sei un po’ espresso, ma lo dici apertamente quali sono i tuoi capo scuola’ o i tuoi preferiti di sempre?
        3) hai suonato anche in pubblico? Quando? Con chi?

        Ciao Ric, ti voglio bene!

        • Ric ha detto:

          Caro Granocchiaio, ho letto con attenzione il tuo intervento molto accurato e sono convinto che su certe affermazioni sei stato motivato dal cuore e da certi ricordi che sicuramente ti hanno formato come musicista; in effetti gli Shadows sono stati dei precursori nella disposizione strumentale e sulla esecuzione (io eseguivo War Lord ai miei tempi); sinceramente soffrivano della mancanza di effetti che sono venuti qualche anno dopo e dobbiamo ammettere che l’uso smodato di echo che ne faceva Hank Marvin, rendeva l’interpretazione un po’ stuccosa. Dobbiamo ammettere però che quelli erano gli anni ’50 e a quell’epoca era il massimo del moderno; oltretutto sono stati i capostipiti di formazioni strumentali in cui non erano presenti fiati o archi.
          Sulla supremazia di chitarristi si potrebbe stare qui a discuterne per giorni ma poi si sarebbe troppo noiosi per coloro che leggono il blog: in fondo sono passati cinquant’anni dagli Shadows e quarant’anni dai Beatles e Rolling Stones. A me potrebbe piacere Ruby Thursday a te farebbe andare fuori testa Yellow Submarine ma poi le cose non cambierebbero. Sugli esecutori esistono delle classifiche stilate da riviste del settore e sui brani musicali ci sono siti specializzati dove vi sono descrizioni minuziose fino alla paranoia.
          Ai miei tempi ero un seguace dei Beatles ed ho molte pubblicazioni sulle loro musiche, parole, arrangiamenti, ecc. I Rolling Stones rappresentavano per me dei “duri” nelle proprie esecuzioni; i Beatles rubavano qua e là nella cultura gallese ed inglese brani di musica folk che rieseguivano molto bene e che sono stati successi mondiali.
          Come ho detto a Mezzamestola io ho incominciato intorno a 13 anni con una chitarrina di cartone dono dei miei genitori, poi sono passato a chitarre più impegnative fino alla attuale Admira concierto (vecchia ormai più di venticinque anni) ed una Ovation modificata con corde di nylon perchè ad un certo periodo presi la sbandata per la chitarra classica e poi per la bossa nova.
          Comunque è bene che i nostri discorsi (per non essere tacciati di fuori tema) li continuiamo su un’altra sezione del sito invitando tutti gli amanti della chitarra a seguirci ed a intervenire.

          • Granocchiaio ha detto:

            Con queste premesse più che un’altra sezione ci vorrà un’isola a parte o un’intera nazione. Perché di cose da dire, spiegare e chiarire ce n’è più che un vagone un treno, e bello lungo.

            Non ci spaventiamo, anzi. Quando si trova chi vuole parlare delle cose che a te interessano e ti accorgi che ci sono cose da spigare e da farsi spiegare, beh, per me è il massimo.

            Bando alle ciance, non so se stasera ce la farò a far traslocare tutto l’ambaradam in un altro articolo, ma ora mi preme partire e chiarirti certe cose sugli Shadows.

            Per prima cosa chiariamo un concetto di base non indifferente. Noi siamo partiti con il parlare di Jimi Hendrix, che forse è stato il miglior chitarrista rock di sempre, che si però anche Eric Clapton, e bla bla bla. Qui in effetti si parlava di chitarristi e non di gruppi. Io parlando degli Shadows sono andato a scivolare su di un gruppo e non il singolo chitarrista. E con loro, più che con altri la precisazione è fondamentale, e ora cercherò di spiegarmi.

            Non è che Hank B. Marvin (solista) sia stato una schiappa o un dio sulla chitarra, così come il suo degno compare Bruce Welch alla chitarra ritmica. Sono stati buoni, molto buoni assai innovativi, qualche volta su qualche pezzo (specie Welch) particolarmente bravo, qualche volta Marvin assai innovativo e precursore sia nella tecnica che nei fraseggi.

            Nati come The Drifters, che subito diventano The Shadows, sono stati grandi, anzi grandissimi, come gruppo, come suono, ma soprattutto come ORCHESTRAZIONE dei pezzi. L’uso e l’equilibrio dei quattro strumenti era quasi maniacalmente calibrato e perfetto, tanto da sembrare assai studiato a tavolino. E in effetti lo era. nati come gruppo di Cliff Richard, noto cantante inglese, beneficiarono come lui della bravure di Norrie Parramor, un genio di arrangiatore, di mago delle sale di incisione, e poi anche produttore sia dell’uno che degli altri.

            Io posseggo una considerevole serie di registrazioni degli Shadows, dal vinile ai primissimi CD, a filmati su VHS dal vivo nelle varie tournée, alle varie esibizioni in TV, insomma tanta roba sia dal vivo che da studio.
            Tecnicamente non c’è nemmeno confronto: sono cento volte meglio in sala di incisione che dal vivo.

            Perché li vengono fuori le migliori cose. lo studio delle partiture per ogni singolo strumento, all’orchestrazione, all’arrangiamento l’adattamento del pezzo.
            E poi il suono. Non sono solo eco Ric: questo fece effetto, lo so, perché anche noi lo rincorremmo come disperati nei primi anni 60! Se si parla di effetti c’era anche il repeat, l’alone, e altre mille diavolerie. Poi venne lo Hua Hua, il distorsore, e altri mille. Loro usarono un po’ tutti, ma a differenza di come può apparire a prima vista, molto meno di come si dice. In effetti ti ho messo nei pezzi a campione del reparto Video del Blog alcuni dei pezzi più significativi compreso quell’Atlantis che sicuramente è quello che contiene più effetti di ogni altro. Riascoltato, ce n’è, ma non una esagerazione tanto da sembrare stucchevole. È un mosaico di effetti, ma non mi pare che sia così scandaloso. (poi ti dirò con quale versione confrontare questo pezzo).

            La novità, quella vera, era nella qualità e nella pulizia dei suoni. I suoni dei singoli strumenti e i suoni del gruppo così come venivano amalgamati. Ti do una misura di come io seguissi e cercassi di capire queste cose.
            All’epoca non c’era ne Internet, ne You tube, ne il Web, ma nemmeno tante notizie stampate, e tutto si doveva cercare alla meglio. Dove alla meglio a Grosseto voleva dire Olmi………
            Per scoprire che chitarra era quella usata da Bruce Welch per accompagnare Apache – il pezzo con cui esordirono nel luglio del 1960 (e quindi non i primi anni 50) ho dovuto aspettare più di 45 anni per sapere che fu una Gibson J200! Per quella di Marvin, almeno la più famosa, quella più usata in sala e poi anche in qualche rara riedizione nelle tournee, si sa che era la mitica Fender Stratocaster il numero di serie 34.346, finished in Fiesta Red, with gold hardware, pare che sia stata la prima Strato importata in Europa da Cliff Richard che gliela regalò. (Ho dei filmati nella quale si vede tutta la sua età, graffi e rigature compresi)
            E poi gli amplificatori AC 30, i Fender americani, le italianissime attrezzature per gli effetti
            Meazzi Echomatic e successivamente con Binson Echorec……………….

            Per ora, con molta pena, mi fermo qui, sapendo che forse tu ho detto si e no il 5% di quello che devo dirti.

            Mi fermo con due cose: una recensione che dice:

            “Gli Shadows hanno portato la musica strumentale allo stato dell’arte e hanno influenzato musicalmente una generazione di musicisti del calibro di Eric Clapton, Jeff Beck, George Harrison, Jimmy Page, David Gilmour, Pete Townsend, Brian May, Mark Knopfler, Tommy Iommy, Ritchie Blackmore e tanti altri. Molti di loro hanno avuto successo in generi musicali diversi, ma tutto è partito dal sound dei leggendari Shadows”

            E una piccola guida all’ascolto dei pezzi che sono qui nel blog:
            http://www.braccagni.info/video/i-video-del-granocchiaio/the-shadows/

            Apache – luglio 1960 – studi Abbey Road – il loro primo pezzo, 20 settimane #1 UK
            Atlantis – 1963 – il max dell’eco (poi ti fornirò la copia di paragone)
            The Savage – 1961 – live
            The Savage – 1961 – versione da studio: nota la differenza e nota pure la parte della chitarra ritmica di Welch
            Shadoogie – arrangiamento del Guitar Boogie – la migliore versione di sempre (for me)

            Guarda pute questo indirizzo, mi pare di aver capito che te la strighi bene con l’inglese: ce la facciamo questa gitarella?
            http://www.cliffrichard.org/news/exclusive.htm

  11. sentinella ha detto:

    Cosa fanno i nostri amici Francesco Burroni e Lisetta Luchini? Riceviamo e pubblichiamo.

    PAURAAAAA!!!!!

    … da Giovedì 12 Novembre alle ore 21 su Fox Crime (Canale Sky 114) andrà in onda la prima delle sei puntate della fiction televisiva
    “Il mostro di Firenze” nella quale interpreto il ruolo di Mario Vanni, compagno di merende del Pacciani.

    Cordiali saluti
    Francesco Burroni

    PS ma io in realtà sono buono….

    14 novembre ore 21.00 -15 novembre ore 17.00
    Teatro Le Laudi
    Via Leonardo Da Vinci, 2/r – Firenze

    LISETTA LUCHINI & ENZO CARRO
    in

    Duetti incantati… parte seconda
    (Il viaggio continua)

    Recital a due voci e quattro mani: canto, ragionamenti, storie e… chitarre

    Torna ancora il tema “duetto” per la coppia Enzo & Lisetta con questo brillante recital di canzoni e non solo. Gli artisti, giocando come sempre con le loro voci, interpretano brani diversi fra loro: arie da salotto, macchiette, ballate popolari, stornelli, ecc. attingendo dall’infinito repertorio non solo della canzone napoletana e del canto toscano ma anche della rivista, dell’operetta e della canzone d’autore. Il tutto collegato da originali poesie e scenette comiche, buffi battibecchi sul contrasto maschio/femmina e sulle diverse culture delle rispettive città:

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