Non si vive di solo spirito

bandiera rid med

fritto di pesce bandiera

trippa rid med

trippa di pescatrice

panz rid med

panzanella croccante con sgombri e cipollotti

spagh rid med

spaghetti con impepata di cozze e nipitella

bollito rid med

bollito di pesce crostacei e calamari

cacciuc rid med

cacciucco non livornese

arancio rid med

cioccolato bianco e arancio

sorbetto rid med

sorbetto alla mela verde e al limone

Archiviato in: IL MANGIARE ED IL BERE

Tag:

RSSNumero commenti (14)

Lascia una risposta | Trackback URL

  1. Granocchiaio ha detto:

    Dedicato ad una mia amica che si lamentava per una cena di pesce con accostamenti un po troppo osè per i suoi gusti.

    Gli propongo quello che abbiamo avuto oggi con mia moglie, di ritorno da una giornata dedicata allo spirito. E siccome non si vive di solo spirito, ma anche di cose materiali, magari buone, cerchiamo di non farci mancare quello che di meglio è possibile avere.

    Faccio una descrizione il più possibile semplice dei piatti, senza cedere alla tentazione di titoli ad effetto.

    Per partire, un piccolissimo fritto di pesce bandiera.
    Pesce ingiustamente da noi trascurato e invece a buon mercato, buono e salutare. La pastella leggerissima e il piatto caldissimo lo rendevano perfetto

    Un anipasto:
    Panzanella croccante con filetti di sgombro e cipollotto
    Anche qui non mi pare che ci siano voglie di “famolo strano”, anzi. La panzanella è fresca e sapida, l’olio a crudo da aggiustare al tavolo e il cipollotto rendano il piatto fresco e leggero

    L’altro antipasto:
    trippa di pescatrice e relativo panino.
    Ormai nei ristoranti è facile trovare questo ingrediente da noi poco noto nei mercati. Ha una consistenza simile alla trippa di vaccina, ma assai più delicata nella consistenza, nei profumi (marini) e nel sapore. Il mini-panino (con la trippa), da mangiarsi rigorosamente con le mani, caldo è incredibilmente buono.

    Il primo, per entrambi:
    Spaghetti con impepata di cozze e nipitella.
    Qui c’è poco da descrivere: l’impepata è di derivazione romana, la leggerezza dell’esecuzione e il tocco con il profumo della nipitella lo fanno diventare assai buono. Una dosatura adeguata di peperoncino, evidente ma non sovrastante, rende il piatto spesso e gustosissimo.

    Un secondo:
    Bollito di poesce, crostacei e calamari. Ci sono anche delle piccole verdure. Basta guardare il piatto e pensare che certe volte si parla di pesce bollito che fa tristezza………..
    Questo non mi pare proprio!

    L’altro secondo:
    Cacciucco non livornese. La precisazione è d’obbligo, primo perché questa è una vera e propria interpretazione personale dello chef, in secondo perché qualsiasi cacciucco fattto trova sempre qualcuno disponibile a contestarlo perché “si ma però……..”
    Sapori precisi, riconoscibili, pesce godibilissimo cotto alla perfezione.

    Un dessert:
    Cioccolato bianco e arance. Qui c’è poco da descrivere, casomai vedere ed immaginare la bontà.

    L’altro dessert:
    un sorbetto di mela verde e uno di limone

    per la precisione abbiamo bevuto un giovane e fresco Pinot Bianco dell’Alto Adige, e sui dessert un Aleatico sul cioccolato e un Moscato sui sorbetti

    aspetto la mia amica che mi dica le sue impressioni: sarebbe stata una dura prova per lei? O magari un piacere?

    • viviana ha detto:

      La bella pagina del Granocchiaio sollecita l’appetito di chiunque , sicuramente anche dell’amica che si è trovata in difficoltà durante una cena a base di pesce .
      La descrizione così precisa dei vari piatti , l’elenco degli alimenti che li compongono , sottintendono , però, una sua particolare capacità di riconoscere , gustare ed apprezzare il buon cibo , al di là delle raffinatezze di certi accostamenti di chi lo ha cucinato .
      Non credo che tutti abbiano la sensibilità del Granocchiaio.
      Come una melodia riesce a commuovere qualcuno lasciando indifferente un altro , o un quadro o una natura in tutto il suo splendore trasmettono emozioni del tutto soggettive , così il cibo può essere apprezzato ed amato da alcuni e considerato invece da altri obbligato passaggio per la sopravvivenza
      La storia personale , l’educazione , intesa nel senso più ampio , fanno il resto , nè più nè meno di quel che succede appunto per tanti altri aspetti del nostro essere .
      Personalmente vivo l’esperienza di mio marito che riesce a trasformare anche una fetta di pane col pomodoro in un piatto saporito ed esteticamente perfetto .
      La cura con cui si accinge ogni volta a completare la sua opera mi lascia stupefatta e a volte mi irrita anche un po’ : in 40 anni di convivenza non sono riuscita ad apprezzare la sua creatività culinaria …… segno evidente che per questo aspetto ho indubbi limiti .

  2. Granocchiaio ha detto:

    La risposta di Viviana sembra a prima vista una camomilla tiepidina e caruccia, ma a ben leggere a me pare qualcosa di molto più sostanzioso. Ci sono interessanti spunti per riflettere.

    Intanto la capacità di riconoscere, gustare ed apprezzare il cibo può essere frutto di naturale predisposizione magari arricchita da un ambiente favorevole. Però devo aggiungere che è proprio uno dei capisladi di Slow Food – che il Granocchiaio ormai frequenta da quasi vent’anni – e cioè quello dell’educazione al gusto. E questo per dotare tutti di parametri sufficienti perlomeno allo scopo fondamentale di poter fare delle SCELTE CONSAPEVOLI.

    Il significato di scelte consapevoli è abbastanza chiaro, ma voglio sottolineare che spesso pensiamo di fare scelte consapevoli, mentre invece facciamo delle scelte condizionate. Condizionate dalle abitudini, dalla cattiva informazione, dalla pubblicità che vi assicuro non prevede tra i suoi scopi quello di fare i nostri interessi, ma quelli di chi deve vendere un prodotto. Oppure quando leggiamo le etichette dei cibi senza sapere cosa esattamente cercare e valutare.

    E questa prima riflessione non mi pare di poco conto.

    Poi Viviana ci dice che c’è chi si commuove per un brano musicale e un altro che non gli dice niente o magari lo disturba pure, e così via. Fino ad arrivare ad un parallelo con il cibo. Io credo che questa sia una spiegazione, ma non mi pare una giustificazione. Alla base c’è sempre una cattiva educazione, se addirittura questa non sia proprio mancata.

    A questo proposito voglio raccontare una storia vissuta da vicino. Nella famiglia di mia moglie, mio suocero non sopportava certi cibi. Nel senso che non è che non avesse predilezione per loro, no, proprio vietava che fossero anche solo introdotti in casa sua. Se per esempio avesse scoperto l’odore di un cetriolo questo era destinato a volare dalla finestra senza tanti complimenti. E così per le barbabietole rosse, per i lumaconi, le mezzanelle si, ma i lumaconi no. E tanti altri tic e manie tutte sue.
    Bene, come pensate che siano stati educati i suoi cinque figlioli? Facile, a mangiare come permetteva e insegnava il babbo. Questo per tutti e cinque, posso garantire di persona. Ora cosa è successo quando questi hanno abbandonato la casa paterna perché hanno fatto famiglia per conto loro? C’è chi ha visto che il marito mangiava i cetrioli e una volta per curiosità l’ha assaggiati e l’ha trovati proprio buoni, e da quel momento li ha mangiati per tutta la vita. E poi così ha fatto con i figli. Con i nipoti addirittura il nonno ha insegnato a mangiarli d’estate teneri e freschi lavati e senza essere sbucciati, così come lui faceva da ragazzo. La mamma è inorridita, ma i nipotini hanno assaggiato e hanno preso loro l’abitudine di chiederne per farci spuntini estivi.

    Ci sono però altri fratelli e sorelle che non solo non hanno cambiato abitudini una volta lasciata la casa, ma non si sono nemmeno mai presi la briga di assaggiare quei cibi banditi dalla tavola del genitore. Sono rimasti cioè condizionati dall’idea che non fossero buoni nonostante non l’abbiano mai assaggiati.
    E tutto questo mi pare voglia dire qualcosa.

    Quello che fa il marito di Viviana lo capisco, forse è uno che certe volte esagera, come faccio io per esempio. Ma siccome mi sono accorto che la troppa passione per una preparazione fin troppo accurata può provocare una risposta contraria e di irritazione, sto molto attento a non urtare suscettibilità e a calibrare novità ed esperimenti. Non è facile calibrare. Forse in questo sono stato aiutato dall’esempio che ha avuto dal mi babbo, che in questo campo, e non solo, era un mezzo genio.

    Quando con i miei fratelli avevamo fra tutti sette bimbe da tirare su, ci scambiavamo spesso esperienze e problemi. Bene se c’erano problemi per qualcuno che non mangiava qualcosa e rifiutava certi cibi, normalmente la cura prescritta era: vai a mangiare per una settimana dal tu zio e poi torna.
    Quando tornata chiedeva alla su mamma la minestra in brodo (che però il marito detestava) la mamma rimaneva allibita, per non parlare della rostinciana con i RAPI fatti in padella come li faceva zio. Lo zio gli aveva semplicemente messo davanti una rostinciana di cavallo e dei rapi di campo e senza forzarla glieli aveva offerti. La prima volta che li mangiò li riprese due volte.

    termino con una battuta che è molto èiù seria di quello che uno possa immaginare: dimmi (o fammi vedere) cosa (e come) mangi, e ti dirò chi sei!

    a me per esempio, un tipo che mangia solo pasta in bianco, fettina all’olio e patate fritte, non mi fa solo pena, no, mi fa anche paura!

    • patrizio ha detto:

      Queste parole le condivido:

      “E questo per dotare tutti di parametri sufficienti perlomeno allo scopo fondamentale di poter fare delle SCELTE CONSAPEVOLI.
      Il significato di scelte consapevoli è abbastanza chiaro, ma voglio sottolineare che spesso pensiamo di fare scelte consapevoli, mentre invece facciamo delle scelte condizionate. Condizionate dalle abitudini, dalla cattiva informazione, dalla pubblicità che vi assicuro non prevede tra i suoi scopi quello di fare i nostri interessi, ma quelli di chi deve vendere un prodotto…”.

      Possono essere riferite ad ogni cosa della vita, e prima tra tutte a quello che in democrazia è il momento più alto, la politica, poiché condiziona tutto il resto, compreso quello che si mangia.
      Mi piace ricordarlo proprio oggi che alla Corte Costituzionale si sta decidendo sulla legittimità Costituzionale o meno del Lodo Alfano, quello che ha inserito nel nostro ordinamento l’immunità, o meglio anzi peggio, l’impunibilità per le quattro più alte cariche dello stato, per cui se commettono qualunque reato anche non riferito allo svolgimento delle loro funzioni, nessuno può perseguirli come accade per ogni altro cittadino.

      Dico questo perché il ragionamento che tu hai fatto, è l’essenza di uno stile di vita, di un modo per affrontarla e capirla… ma anche per essere liberi nel saperla apprezzare e quindi nello scegliere consapevolmente come viverla; è un metodo che applicato alle diversità di ognuno di noi porta a far si che facciamo le nostre scelte a ragion veduta, scelte che possono e devono, per fortuna, essere anche diverse… la diversità ha sempre salvato l’uomo, ma anche tutte le altre cose che vivono sulla terra… quando saremo tutti omologati ad un unico sentire, ad un unico mangiare… allora saremo perduti….. o forse no… ci sarà sempre un Winston Smith, o un Granocchiaio nostrano che si ribella al Grande Fratello che non è il Grande Fida. E magari raccontandoci semplicemente di una cena, ci dice anche come ci si può salvare da chi ti vuol far vivere e pensare a modo suo non permettendoti SCELTE CONSAPEVOLI.

      Ora però mi chiedo e ti chiedo… tornando con i piedi a terra… visto che leggendo la notte quelle tue parole e guardando quelle foto mi hai fatto venire un desiderio irrefrenabile di fare la stessa esperienza, sperando di avere anche la predisposizione d’animo e culturale giusta per apprezzarla nel modo giusto… in quale ristorante siete stati? e se è lecito… il costo della cena o pranzo che fosse, è abbordabile?..

      • Granocchiaio ha detto:

        Carissimo Patrizio

        È fin troppo facile essere d’accordo con le tue riflessioni.

        Certo che le scelte consapevoli Possono essere riferite ad ogni cosa della vita, e prima tra tutte a quello che in democrazia è il momento più alto, la politica, poiché condiziona tutto il resto, compreso quello che si mangiaLe scelte consapevoli sono anche un metodo che applicato alle diversità di ognuno di noi porta a far si che facciamo le nostre scelte a ragion veduta

        Fino a qui il discorso fila via che è un piacere. Ma per fare scelte consapevoli bisogna basarsi sulla verità e non sulle bugie o mezze verità. E tu purtroppo ne dai un esempio direi piuttosto eclatante.
        Ora io darò tre definizioni del Lodo Alfano: due sono vere una è falsa, e non sto a dire qual’è la falsa.

        Tu dici:
        Il Lodo Alfano….. quello che ha inserito nel nostro ordinamento l’immunità, o meglio anzi peggio, l’impunibilità per le quattro più alte cariche dello stato, per cui se commettono qualunque reato anche non riferito allo svolgimento delle loro funzioni, nessuno può perseguirli come accade per ogni altro cittadino.

        Mentre il quotidiano La Repubblica di oggi dice:
        Il Lodo……. È la legge che sospende i processi contro le quattro più alte cariche dello stato

        Infine il Corriere della Sera, sempre oggi dice:
        Il lodo Alfano prevede lo scudo penale per le quattro più alte cariche dello Stato attraverso la sospensione dei processi a carico di Presidente della Repubblica, Presidenti delle Camere e presidente del Consiglio per la durata del mandato e anche per fatti antecedenti l’incarico. Il blocco sospende anche i termini di prescrizione.

        Vedi bene che se uno legge solo la prima definizione che razza di scelta consapevole riesce a fare se gli si nasconde degli aspetti fondamentali per cui se taciuti uno può capire – ovviamete – solo quello che hai detto?

        In effetti non è un mestiere difficile quello di cercare di fare delle scelte consapevoli. A condizione che ci si basi sulla verità e non sulle le bugie. Quelle son convinto che chiameresti frutto di “bassa politica”

        Come avrai fatto caso, e come ben sai, non voglio parlare di politica, in particolare sul blog. E così credo di aver fatto. Qui si è parlato solo di fatti detti e non detti e di come poter arrivare a fare delle Scelte Consapevoli.

        E veniamo ad argomenti più lievi. Il nome del ristorante non lo faccio sul blog, ma se lo vuoi sapere te lo dico privatamente.
        Si, credo che tu abbia la giusta predisposizione d’animo per gustare quel tipo di cucina.
        Il prezzo? Non è a buon mercato, com’è ovvio, ma penso proprio abbordabile: fai conto di uscire due o tre volte a mangiare in pizzeria, e ci siamo. Il problema si riduce quindi a: vado due o tre volte in pizzeria o vado solo una volta li?

        Ciao, gra

        • Spadi Roberto ha detto:

          Non ce la faccio aleggere tutti stì pappiè, però leggendo quà e là mi sento di fare una piccola riflessione, in Italia, a certi livelli, se sei un amico degli amici una carica istituzionale ‘un te la nega nessuno!!
          Così per cinque anni sei il primo ministro, poi diventi presidente del senato, altri cinque anni, poi presidente della repubblica e a quel punto i processi ‘un te le fanno più perchè ormai o sei rincoglionito o sei morto.

        • patrizio ha detto:

          Caro Granocchiaio, non ci crederai, ma quello che hai scritto e il come lo hai scritto sono la prova che certi discorsi vanno fatti così, questa è la politica che intendo io, non i proclami, ma il ragionare sui fatti con il metro che tu hai maestralmente descritto.
          Battue e tutto il resto davanti a questo ragionamento scompaiono.
          Per politica intendo il parlar di cose della società in un modo diverso da quello che ci hanno insegnato e che ci fa rifuggire dall’agone Funariano (da Funari) del bercio a tutti i costi per avere ragione o per darla a chi ci sta simpatico.

          Detto questo io volevo invitare a riascoltare un pezzo della nostra storia dimenticata, calamandrei che parla della nostra Costituzione agli studenti di Milano che si può ascoltare qui:

          da notare il passaggio sull’indefferentismo alla politica descritto con una barzelletta che raccontata da calamandrei è tutta un programma…

    • viviana ha detto:

      ” dimmi ( o fammi vedere ) cosa ( e come) mangi e ti dirò chi sei ” .
      Affermazione assolutamente vera , questa , perchè il rapporto che ognuno di noi ha con il cibo è unico ed irripetibile .
      La preferenza o il rifiuto di certi alimenti, il gusto insomma , è parte integrante del nostro bagaglio personale , è l’indicatore del nostro modo di essere .
      Come dice il Granocchiaio , le abitudini alimentari della famiglia in cui siamo cresciuti , l’imitazione dei grandi quando eravamo piccoli, sono di sicuro le basi sulla quali costruiamo nel tempo il nostro rapporto con il cibo .
      Esistono pero’, a mio parere , aspetti inconsci per cui, al di là dell’educazione ricevuta , si è portati a dare al cibo un valore aggiunto .
      E’ così quindi che per alcuni il mangiare è una gratificazione esasperata dei sensi , per altri un veicolo per stabilire relazioni con il mondo esterno , opportunità quindi di rafforzare quei contatti umani che si rinsaldano proprio nel momento del convivio .
      Pensiamo poi al modo distorto di intendere il cibo da parte di chi si trova in situazione di disagio e cade nella trappola della bulimia e dell’anoressia .
      L’argomento si presta a riflessioni complesse , noi , che siamo culturalmente poco attrezzati sull’argomento, ne abbiamo sfiorate solo alcune .

      • Granocchiaio ha detto:

        Il discorso è troppo stimolante per lasciarlo freddare e quindi non aspetto stasera o stanotte per rispondere.

        Prima osservazione: se la gratificazione è esasperata è evidentemente troppa per definizione. Se è molto sviluppata potrebbe definirsi una “grande sensibilità” senza però sconfinare nell’eccesso.

        Non entro in problemi gravi come la bulimia e dell’anoressia accennati da Viviana perché anch’io non dispongo di adeguata preparazione in materia.

        Però vorrei ritornare sull’argomento “fammi vedere – che è assai meglio di dimmicosa mangi e mi farò un’idea abbastanza precisa su molte cose su di te”.
        Non è detto infatti che una volta capite queste cose, queste possano essere dette apertamente e liberamente onde non urtare la sensibilità dell’interessato. E siccome io preferisco stare zitto piuttosto che essere ipocrita, in questi casi se non posso dirle sto zitto e via.

        Un piccolo aneddoto.
        Quando dirigevo una grossa azienda vitivinicola invitammo a pranzo l’enologo che avrebbe dovuto fare i nostri vini. Siccome l’azienda produceva anche piccioni da carne nel pranzo era previsto anche un piccione arrosto. Solo che quando arrivammo a servirlo il nostro senza alcun imbarazzo disse: scusate ma io questa carne qui non la mangio. Si chiese allora cosa potevamo servire come secondo e lui ci rispose va bene qualsiasi cosa, una fettina di carne all’olio era più che sufficiente. Il frigo di casa ben fornito ci permise di offrire in alternativa una bistecca ai ferri o una fettina da fare alla milanese o che so io. Il nostro ci rispose che la fettina andava benissimo, specie se poteva essere fatta all’olio. Per educazione fu chiesto come la volesse cotta e lui rispose: mi raccomando ben cotta. A me che gli facevo notare che ben cotta rischiava di diventare poi dura rispose: meglio, è il mio piatto preferito: fettina all’olio bassa e dura! A quel punto non mi rimaneva che fare l’ultimo passo e chiesi se il contorno preferito erano le patate fritte. Lui con un sorriso che illuminò il suo viso disse: certo!

        A pranzo finito con il proprietario dell’azienda discutevamo sulla professionalità del professionista e mi chiese cosa ne pensassi. Io gli risposi che uno che ha quelle abitudini e preferenza a tavola non poteva fare nessun tipo di vino eccellente: prima il vino si sogna, si idealizza, e poi si prova a mettere in pratica il tuo progetto il tuo sogno. Ma chi mette in cima alla scala delle preferenze dei suoi piatti una fettina all’olio sottile e dura non può né sognare né tanto meno fare cose simili. Sarebbe una contraddizione in termini. Più che sognare c’è il rischio che abbia gli incubi.

  3. Granocchiaio ha detto:

    Visto l’interesse dimostrato
    Vista la memoria corta del solito distratto
    A beneficio di tutti pubblico di nuovo l’intera serie delle foto da: Non si vive di solo spirito
    Ecco quindi, foto pere foto, una succinta descrizione dei piatti illustrati nelle foto

    foto 1
    Per partire, un piccolissimo fritto di pesce bandiera.
    Pesce ingiustamente da noi trascurato e invece a buon mercato, buono e salutare. La pastella leggerissima e il piatto caldissimo lo rendevano perfetto

    foto 2
    Un antipasto:
    Panzanella croccante con filetti di sgombro e cipollotto
    Anche qui non mi pare che ci siano voglie di “famolo strano”, anzi. La panzanella è fresca e sapida, l’olio a crudo da aggiustare al tavolo e il cipollotto rendano il piatto fresco e leggero

    foto 3
    L’altro antipasto:
    trippa di pescatrice e relativo panino.
    Ormai nei ristoranti è facile trovare questo ingrediente da noi poco noto nei mercati. Ha una consistenza simile alla trippa di vaccina, ma assai più delicata nella consistenza, nei profumi (marini) e nel sapore. Il mini-panino (con la trippa), da mangiarsi rigorosamente con le mani, caldo è incredibilmente buono.

    foto 4
    Il primo, per entrambi:
    Spaghetti con impepata di cozze e nipitella.
    Qui c’è poco da descrivere: l’impepata è di derivazione romana, la leggerezza dell’esecuzione e il tocco con il profumo della nipitella lo fanno diventare assai buono. Una dosatura adeguata di peperoncino, evidente ma non sovrastante, rende il piatto spesso e gustosissimo.

    foto 5
    Un secondo:
    Bollito di pesce, crostacei e calamari. Ci sono anche delle piccole verdure. Basta guardare il piatto e pensare che certe volte si parla di pesce bollito che fa tristezza………..
    Questo non mi pare proprio!

    foto 6
    L’altro secondo:
    Cacciucco non livornese. La precisazione è d’obbligo, primo perché questa è una vera e propria interpretazione personale dello chef, in secondo perché qualsiasi cacciucco fatto trova sempre qualcuno disponibile a contestarlo perché “si ma però……..”
    Sapori precisi, riconoscibili, pesce godibilissimo cotto alla perfezione.

    foto 7
    Un dessert:
    Cioccolato bianco e arance. Qui c’è poco da descrivere, casomai vedere ed immaginare la bontà.

    foto 8
    L’altro dessert:
    un sorbetto di mela verde e uno di limone
    per la precisione abbiamo bevuto un giovane e fresco Pinot Bianco dell’Alto Adige, e sui dessert un Aleatico sul cioccolato e un Moscato sui sorbetti

    • bruno terzo ha detto:

      Le foto dei piatti sono belle, i piatti sembrerebbero di effetto, ma per noi comuni mortali spiega bene come si fanno e come si impiattano: mi intriga la panzanella croccante, va messa appena in forno a alta temperatura in formine inaderenti o di alluminio ? e gli spaghetti con impepata di cozze e nepitella? (io faccio un crostone con vongole veraci e nepitella) e il cacciucco non livornese?

      • Granocchiaio ha detto:

        Le foto sono belle: grazie mille, sono mie

        I piatti sembrano di effetto: ti assicuro che la bontà dei piatti è superiore alla bellezza della presentazione

        Come si fanno e come si impiattano. Luciano Zazzeri, chef e patron del ristorante La Pineta di Marina di Bibbona, non solo è un grande pescatore e grande cuoco, per me è il più grande “Oste” del mondo. Nel senso che è una persona di una gentilezza e professionalità unica. Non la faccio certo io questa scoperta. Io posso solo testimoniare che è tutto vero quello che di buono e di bello si dice su di lui.
        Contando su di uno staff di cucina di grandissimo livello, al pari di coloro che stanno in sala, Luciano si concede con generosità ai propri ospiti. Quindi lo vedi spesso spiegare i vari piatti e a discutere sia della materia prima, il pesce, che sul modo di cucinare.

        Ti faccio un esempio. Una volta ero a mangiare da lui con Laura, mio fratello Raffaello e mia cognata Manuela.
        Quest’ultima è bravissima in cucina, su tutti i piatti, sul pesce come sulla carne e la verdura, ma sui dolci poi è veramente super. Logico che ammirasse i vari piatti di Luciano, in particolare appunto i dolci. Si parlava e lei cercava di capire quali erano gli ingredienti e come mai facesse a preparare proprio quel piatto li. Non ricordo se era proprio il Cioccolato bianco e arance riprodotto in foto o un altro.
        Gli dissi:
        – Chiediamolo a Luciano, così ti levi tutti i dubbi.
        – Si figurati se lui viene qui e mi racconta tutti gli ingredienti e la preparazione del piatto
        Mi fa lei di risposta, ed io:
        – C’è un solo sistema per vedere se è possibile: lo chiamiamo e così si vede subito
        Appena lo vediamo a tiro lo chiamiamo e gli dico:
        – Mia cognata Manuela vorrebbe sapere qualcosa sul tuo dolce…..
        Mister Zazzeri gli si mise a fianco e cominciò a parlare: tra le sue spiegazioni e le domande di Manuela passarono un 20 minuti buoni. Alla fine chiesi a Manuela se aveva capito e lei con degli occhi sgranati mi rispose:
        – tutto, ho capito tutto: una cosa così non mi era mai successa nella vita

        la morale è questa. Per scoprire la bontà dei piatti dello Zazzeri bisogna andarci, non c’è storia. Molte cose le capisci anche da solo, specie per la gente ghiotta come te e come me. Altre puoi chiederle a lui. Non ti farà tutte le volte una spiegazione da 20 minuti, anche perché non hai gli occhi belli come Manuela, ma molte cose te le dirà.

        Indi, per cui, non c’è che aspettare che passi l’alta stagione (cercare di andarci ora c’è il rischio di trovare tutto prenotato fino a settembre, o giù di lì).

        La spesa? Dai 60 – 70 in su, anche di molto. Dipende da quello che scegli e dal vino che vuoi bere.

      • mezzolitro ha detto:

        Bruno, io ti conosco, dì la verità, la domanda era un’altra:
        “come mai le porzioni sò così scarse?”
        Ecco, l’ho fatta io per te…

Lascia una risposta

Devi essere iscritto per scrivere un commento.