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	<title>Commenti a: Non si vive di solo spirito</title>
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		<title>Di: patrizio</title>
		<link>http://www.braccagni.info/2009/10/non-si-vive-di-solo-spirito/comment-page-1/#comment-4815</link>
		<dc:creator>patrizio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 06:41:11 +0000</pubDate>
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		<description>qui il collegamento al discorso di calamandrei
www.youtube.com/watch?v=XRTG9duEnww</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>qui il collegamento al discorso di calamandrei<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=XRTG9duEnww" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=XRTG9duEnww</a></p>
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		<title>Di: patrizio</title>
		<link>http://www.braccagni.info/2009/10/non-si-vive-di-solo-spirito/comment-page-1/#comment-4814</link>
		<dc:creator>patrizio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 06:39:59 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Granocchiaio, non ci crederai, ma quello che hai scritto e il come lo hai scritto sono la prova che certi discorsi vanno fatti così, questa è la politica che intendo io, non i proclami, ma il ragionare sui fatti con il metro che tu hai maestralmente descritto.
Battue e tutto il resto davanti a questo ragionamento scompaiono.
Per politica intendo il parlar di cose della società in un modo diverso da quello che ci hanno insegnato e che ci fa rifuggire dall&#039;agone Funariano (da Funari) del bercio a tutti i costi per avere ragione o per darla a chi ci sta simpatico.

Detto questo io volevo invitare a riascoltare un pezzo della nostra storia dimenticata, calamandrei che parla della nostra Costituzione agli studenti di Milano che si può ascoltare qui:



da notare il passaggio sull&#039;indefferentismo alla politica descritto con una barzelletta che raccontata da calamandrei è tutta un programma...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Granocchiaio, non ci crederai, ma quello che hai scritto e il come lo hai scritto sono la prova che certi discorsi vanno fatti così, questa è la politica che intendo io, non i proclami, ma il ragionare sui fatti con il metro che tu hai maestralmente descritto.<br />
Battue e tutto il resto davanti a questo ragionamento scompaiono.<br />
Per politica intendo il parlar di cose della società in un modo diverso da quello che ci hanno insegnato e che ci fa rifuggire dall&#8217;agone Funariano (da Funari) del bercio a tutti i costi per avere ragione o per darla a chi ci sta simpatico.</p>
<p>Detto questo io volevo invitare a riascoltare un pezzo della nostra storia dimenticata, calamandrei che parla della nostra Costituzione agli studenti di Milano che si può ascoltare qui:</p>
<p>da notare il passaggio sull&#8217;indefferentismo alla politica descritto con una barzelletta che raccontata da calamandrei è tutta un programma&#8230;</p>
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		<title>Di: Spadi Roberto</title>
		<link>http://www.braccagni.info/2009/10/non-si-vive-di-solo-spirito/comment-page-1/#comment-4813</link>
		<dc:creator>Spadi Roberto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 20:29:31 +0000</pubDate>
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		<description>Non ce la faccio aleggere tutti stì pappiè, però leggendo quà e là mi sento di fare una piccola riflessione, in Italia, a certi livelli, se sei un amico degli amici una carica istituzionale &#039;un te la nega nessuno!!
Così per cinque anni sei il primo ministro, poi diventi presidente del senato, altri cinque anni, poi presidente della repubblica e a quel punto i processi &#039;un te le fanno  più perchè ormai o sei rincoglionito o sei morto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ce la faccio aleggere tutti stì pappiè, però leggendo quà e là mi sento di fare una piccola riflessione, in Italia, a certi livelli, se sei un amico degli amici una carica istituzionale &#8216;un te la nega nessuno!!<br />
Così per cinque anni sei il primo ministro, poi diventi presidente del senato, altri cinque anni, poi presidente della repubblica e a quel punto i processi &#8216;un te le fanno  più perchè ormai o sei rincoglionito o sei morto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Granocchiaio</title>
		<link>http://www.braccagni.info/2009/10/non-si-vive-di-solo-spirito/comment-page-1/#comment-4812</link>
		<dc:creator>Granocchiaio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 19:48:28 +0000</pubDate>
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		<description>Carissimo Patrizio

È fin troppo facile essere d’accordo con le tue riflessioni.

Certo che le scelte consapevoli  &lt;em&gt;“&lt;strong&gt;Possono essere riferite ad ogni cosa della vita, e prima tra tutte a quello che in democrazia è il momento più alto, la politica, poiché condiziona tutto il resto, compreso quello che si mangia&lt;/strong&gt;”&lt;/em&gt;Le scelte consapevoli sono anche &lt;em&gt;“&lt;strong&gt;un metodo che applicato alle diversità di ognuno di noi porta a far si che facciamo le nostre scelte a ragion veduta&lt;/strong&gt;”&lt;/em&gt;

Fino a qui il discorso fila via che è un piacere. Ma per fare scelte consapevoli bisogna basarsi sulla verità e non sulle bugie o mezze verità. E tu purtroppo ne dai un esempio direi piuttosto eclatante. 
Ora io darò tre definizioni del Lodo Alfano: due sono vere una è falsa, e non sto a dire qual’è la falsa.

&lt;strong&gt;Tu dici&lt;/strong&gt;:
Il Lodo Alfano….. quello che &lt;strong&gt;&lt;em&gt;ha inserito nel nostro ordinamento &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;l’immunità, o meglio anzi peggio, &lt;strong&gt;&lt;em&gt;l’impunibilità per le quattro più alte cariche dello stato, per cui se commettono qualunque reato anche non riferito allo svolgimento delle loro funzioni, nessuno può perseguirli come accade per ogni altro cittadino&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.

Mentre  il quotidiano &lt;strong&gt;La Repubblica &lt;/strong&gt;di oggi dice:
Il Lodo……. È la legge &lt;strong&gt;&lt;em&gt;che sospende &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;i processi contro le quattro più alte cariche dello stato

Infine il &lt;strong&gt;Corriere della Sera&lt;/strong&gt;, sempre oggi dice:
Il lodo Alfano prevede lo scudo penale per le quattro più alte cariche dello Stato attraverso &lt;strong&gt;&lt;em&gt;la sospensione dei processi &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;a carico di Presidente della Repubblica, Presidenti delle Camere e presidente del Consiglio &lt;strong&gt;&lt;em&gt;per la durata del mandato &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;e anche per fatti antecedenti l’incarico. &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il blocco sospende anche i termini di prescrizione&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.

Vedi bene che se uno legge solo la prima definizione che razza di scelta consapevole riesce a fare se gli si nasconde degli aspetti fondamentali per cui se taciuti uno può capire - ovviamete - solo quello che hai detto?

In effetti non è un mestiere difficile quello di cercare di fare delle scelte consapevoli. A condizione che ci si basi sulla verità e non sulle le bugie. Quelle son convinto che chiameresti frutto di “bassa politica”

Come avrai fatto caso, e come ben sai, non voglio parlare di politica, in particolare sul blog. E così credo di aver fatto. Qui si è parlato solo di fatti detti e non detti e di come poter arrivare a fare delle Scelte Consapevoli.

E veniamo ad argomenti più lievi. Il nome del ristorante non lo faccio sul blog, ma se lo vuoi sapere te lo dico privatamente.
Si, credo che tu abbia la giusta predisposizione d’animo per gustare quel tipo di cucina.
Il prezzo? Non è a buon mercato, com’è ovvio, ma penso proprio abbordabile: fai conto di uscire due o tre volte a mangiare in pizzeria, e ci siamo. Il problema si riduce quindi a: vado due o tre volte in pizzeria o vado solo una volta li?

Ciao, gra</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimo Patrizio</p>
<p>È fin troppo facile essere d’accordo con le tue riflessioni.</p>
<p>Certo che le scelte consapevoli  <em>“<strong>Possono essere riferite ad ogni cosa della vita, e prima tra tutte a quello che in democrazia è il momento più alto, la politica, poiché condiziona tutto il resto, compreso quello che si mangia</strong>”</em>Le scelte consapevoli sono anche <em>“<strong>un metodo che applicato alle diversità di ognuno di noi porta a far si che facciamo le nostre scelte a ragion veduta</strong>”</em></p>
<p>Fino a qui il discorso fila via che è un piacere. Ma per fare scelte consapevoli bisogna basarsi sulla verità e non sulle bugie o mezze verità. E tu purtroppo ne dai un esempio direi piuttosto eclatante.<br />
Ora io darò tre definizioni del Lodo Alfano: due sono vere una è falsa, e non sto a dire qual’è la falsa.</p>
<p><strong>Tu dici</strong>:<br />
Il Lodo Alfano….. quello che <strong><em>ha inserito nel nostro ordinamento </em></strong>l’immunità, o meglio anzi peggio, <strong><em>l’impunibilità per le quattro più alte cariche dello stato, per cui se commettono qualunque reato anche non riferito allo svolgimento delle loro funzioni, nessuno può perseguirli come accade per ogni altro cittadino</em></strong>.</p>
<p>Mentre  il quotidiano <strong>La Repubblica </strong>di oggi dice:<br />
Il Lodo……. È la legge <strong><em>che sospende </em></strong>i processi contro le quattro più alte cariche dello stato</p>
<p>Infine il <strong>Corriere della Sera</strong>, sempre oggi dice:<br />
Il lodo Alfano prevede lo scudo penale per le quattro più alte cariche dello Stato attraverso <strong><em>la sospensione dei processi </em></strong>a carico di Presidente della Repubblica, Presidenti delle Camere e presidente del Consiglio <strong><em>per la durata del mandato </em></strong>e anche per fatti antecedenti l’incarico. <strong><em>Il blocco sospende anche i termini di prescrizione</em></strong>.</p>
<p>Vedi bene che se uno legge solo la prima definizione che razza di scelta consapevole riesce a fare se gli si nasconde degli aspetti fondamentali per cui se taciuti uno può capire &#8211; ovviamete &#8211; solo quello che hai detto?</p>
<p>In effetti non è un mestiere difficile quello di cercare di fare delle scelte consapevoli. A condizione che ci si basi sulla verità e non sulle le bugie. Quelle son convinto che chiameresti frutto di “bassa politica”</p>
<p>Come avrai fatto caso, e come ben sai, non voglio parlare di politica, in particolare sul blog. E così credo di aver fatto. Qui si è parlato solo di fatti detti e non detti e di come poter arrivare a fare delle Scelte Consapevoli.</p>
<p>E veniamo ad argomenti più lievi. Il nome del ristorante non lo faccio sul blog, ma se lo vuoi sapere te lo dico privatamente.<br />
Si, credo che tu abbia la giusta predisposizione d’animo per gustare quel tipo di cucina.<br />
Il prezzo? Non è a buon mercato, com’è ovvio, ma penso proprio abbordabile: fai conto di uscire due o tre volte a mangiare in pizzeria, e ci siamo. Il problema si riduce quindi a: vado due o tre volte in pizzeria o vado solo una volta li?</p>
<p>Ciao, gra</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Granocchiaio</title>
		<link>http://www.braccagni.info/2009/10/non-si-vive-di-solo-spirito/comment-page-1/#comment-4811</link>
		<dc:creator>Granocchiaio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 10:47:14 +0000</pubDate>
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		<description>Il discorso è troppo stimolante per lasciarlo freddare e quindi non aspetto stasera o stanotte per rispondere.

Prima osservazione: se la gratificazione è esasperata è evidentemente troppa per definizione. Se è molto sviluppata potrebbe definirsi una “grande sensibilità” senza però sconfinare nell’eccesso.

Non entro in problemi gravi come la bulimia e dell’anoressia accennati da Viviana perché anch’io non dispongo di adeguata preparazione in materia.

Però vorrei ritornare sull’argomento “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;fammi vedere &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;- che è assai meglio di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;dimmi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; – &lt;strong&gt;&lt;em&gt;cosa mangi &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;e mi farò un’idea abbastanza precisa su molte cose su di te&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;”. 
Non è detto infatti che una volta capite queste cose, queste possano essere dette apertamente e liberamente onde non urtare la sensibilità dell’interessato. E siccome io preferisco stare zitto piuttosto che essere ipocrita, in questi casi se non posso dirle sto zitto e via.

Un piccolo aneddoto. 
Quando dirigevo una grossa azienda vitivinicola invitammo a pranzo l’enologo che avrebbe dovuto fare i nostri vini. Siccome l’azienda produceva anche piccioni da carne nel pranzo era previsto anche un piccione arrosto. Solo che quando arrivammo a servirlo il nostro senza alcun imbarazzo disse: scusate ma io questa carne qui non la mangio. Si chiese allora cosa potevamo servire come secondo e lui ci rispose va bene qualsiasi cosa, una fettina di carne all’olio era più che sufficiente. Il frigo di casa ben fornito ci permise di offrire in alternativa una bistecca ai ferri o una fettina da fare alla milanese o che so io.  Il nostro ci rispose che la fettina andava benissimo, specie se poteva essere fatta all’olio. Per educazione fu chiesto come la volesse cotta e lui rispose: mi raccomando ben cotta. A me che gli facevo notare che ben cotta rischiava di diventare poi dura rispose: meglio, è il mio piatto preferito: fettina all’olio bassa e dura! A quel punto non mi rimaneva che fare l’ultimo passo e chiesi se il contorno preferito erano le patate fritte. Lui con un sorriso che illuminò il suo viso disse: certo!

A pranzo finito con il proprietario dell’azienda discutevamo sulla professionalità del professionista e mi chiese cosa ne pensassi. Io gli risposi che uno che ha quelle abitudini e preferenza a tavola non poteva fare nessun tipo di vino eccellente: prima il vino si sogna, si idealizza, e poi si  prova a mettere in pratica il tuo progetto il tuo sogno. Ma chi mette in cima alla scala delle preferenze dei suoi piatti una fettina all’olio sottile e dura non può né sognare né tanto meno fare cose simili. Sarebbe una contraddizione in termini. Più che sognare c’è il rischio che abbia gli incubi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il discorso è troppo stimolante per lasciarlo freddare e quindi non aspetto stasera o stanotte per rispondere.</p>
<p>Prima osservazione: se la gratificazione è esasperata è evidentemente troppa per definizione. Se è molto sviluppata potrebbe definirsi una “grande sensibilità” senza però sconfinare nell’eccesso.</p>
<p>Non entro in problemi gravi come la bulimia e dell’anoressia accennati da Viviana perché anch’io non dispongo di adeguata preparazione in materia.</p>
<p>Però vorrei ritornare sull’argomento “<strong><em>fammi vedere </em></strong>- che è assai meglio di <strong><em>dimmi</em></strong> – <strong><em>cosa mangi </em></strong><strong><em>e mi farò un’idea abbastanza precisa su molte cose su di te</em></strong>”.<br />
Non è detto infatti che una volta capite queste cose, queste possano essere dette apertamente e liberamente onde non urtare la sensibilità dell’interessato. E siccome io preferisco stare zitto piuttosto che essere ipocrita, in questi casi se non posso dirle sto zitto e via.</p>
<p>Un piccolo aneddoto.<br />
Quando dirigevo una grossa azienda vitivinicola invitammo a pranzo l’enologo che avrebbe dovuto fare i nostri vini. Siccome l’azienda produceva anche piccioni da carne nel pranzo era previsto anche un piccione arrosto. Solo che quando arrivammo a servirlo il nostro senza alcun imbarazzo disse: scusate ma io questa carne qui non la mangio. Si chiese allora cosa potevamo servire come secondo e lui ci rispose va bene qualsiasi cosa, una fettina di carne all’olio era più che sufficiente. Il frigo di casa ben fornito ci permise di offrire in alternativa una bistecca ai ferri o una fettina da fare alla milanese o che so io.  Il nostro ci rispose che la fettina andava benissimo, specie se poteva essere fatta all’olio. Per educazione fu chiesto come la volesse cotta e lui rispose: mi raccomando ben cotta. A me che gli facevo notare che ben cotta rischiava di diventare poi dura rispose: meglio, è il mio piatto preferito: fettina all’olio bassa e dura! A quel punto non mi rimaneva che fare l’ultimo passo e chiesi se il contorno preferito erano le patate fritte. Lui con un sorriso che illuminò il suo viso disse: certo!</p>
<p>A pranzo finito con il proprietario dell’azienda discutevamo sulla professionalità del professionista e mi chiese cosa ne pensassi. Io gli risposi che uno che ha quelle abitudini e preferenza a tavola non poteva fare nessun tipo di vino eccellente: prima il vino si sogna, si idealizza, e poi si  prova a mettere in pratica il tuo progetto il tuo sogno. Ma chi mette in cima alla scala delle preferenze dei suoi piatti una fettina all’olio sottile e dura non può né sognare né tanto meno fare cose simili. Sarebbe una contraddizione in termini. Più che sognare c’è il rischio che abbia gli incubi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: viviana</title>
		<link>http://www.braccagni.info/2009/10/non-si-vive-di-solo-spirito/comment-page-1/#comment-4810</link>
		<dc:creator>viviana</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 07:42:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.braccagni.info/?p=3513#comment-4810</guid>
		<description>&quot; dimmi ( o fammi vedere ) cosa ( e come)  mangi e ti dirò chi sei &quot; .
Affermazione assolutamente vera , questa , perchè il rapporto che ognuno di noi ha con il cibo è unico ed irripetibile .
La preferenza o il rifiuto di certi alimenti, il gusto insomma , è parte integrante del nostro bagaglio personale , è l&#039;indicatore del nostro modo di essere .
Come dice il Granocchiaio , le abitudini alimentari della famiglia in cui siamo cresciuti , l&#039;imitazione dei grandi quando eravamo piccoli, sono di sicuro le basi sulla quali costruiamo nel tempo il nostro rapporto con il cibo .
Esistono pero&#039;, a mio parere , aspetti inconsci per cui, al di là dell&#039;educazione ricevuta , si è portati a dare al cibo un valore aggiunto .
E&#039; così quindi che per alcuni il mangiare è una gratificazione esasperata dei sensi , per altri un veicolo per stabilire relazioni con il mondo esterno , opportunità quindi di  rafforzare quei contatti umani che si  rinsaldano proprio nel momento del convivio .
Pensiamo poi al modo distorto di intendere il cibo da parte di chi si trova in situazione di disagio e cade nella trappola della bulimia e dell&#039;anoressia .
L&#039;argomento si presta a riflessioni complesse , noi , che siamo culturalmente poco attrezzati sull&#039;argomento, ne abbiamo sfiorate  solo alcune .</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221; dimmi ( o fammi vedere ) cosa ( e come)  mangi e ti dirò chi sei &#8221; .<br />
Affermazione assolutamente vera , questa , perchè il rapporto che ognuno di noi ha con il cibo è unico ed irripetibile .<br />
La preferenza o il rifiuto di certi alimenti, il gusto insomma , è parte integrante del nostro bagaglio personale , è l&#8217;indicatore del nostro modo di essere .<br />
Come dice il Granocchiaio , le abitudini alimentari della famiglia in cui siamo cresciuti , l&#8217;imitazione dei grandi quando eravamo piccoli, sono di sicuro le basi sulla quali costruiamo nel tempo il nostro rapporto con il cibo .<br />
Esistono pero&#8217;, a mio parere , aspetti inconsci per cui, al di là dell&#8217;educazione ricevuta , si è portati a dare al cibo un valore aggiunto .<br />
E&#8217; così quindi che per alcuni il mangiare è una gratificazione esasperata dei sensi , per altri un veicolo per stabilire relazioni con il mondo esterno , opportunità quindi di  rafforzare quei contatti umani che si  rinsaldano proprio nel momento del convivio .<br />
Pensiamo poi al modo distorto di intendere il cibo da parte di chi si trova in situazione di disagio e cade nella trappola della bulimia e dell&#8217;anoressia .<br />
L&#8217;argomento si presta a riflessioni complesse , noi , che siamo culturalmente poco attrezzati sull&#8217;argomento, ne abbiamo sfiorate  solo alcune .</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: patrizio</title>
		<link>http://www.braccagni.info/2009/10/non-si-vive-di-solo-spirito/comment-page-1/#comment-4809</link>
		<dc:creator>patrizio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 07:31:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.braccagni.info/?p=3513#comment-4809</guid>
		<description>Queste parole le condivido:

&quot;E questo per dotare tutti di parametri sufficienti perlomeno allo scopo fondamentale di poter fare delle SCELTE CONSAPEVOLI. 
Il significato di scelte consapevoli è abbastanza chiaro, ma voglio sottolineare che spesso pensiamo di fare scelte consapevoli, mentre invece facciamo delle scelte condizionate. Condizionate dalle abitudini, dalla cattiva informazione, dalla pubblicità che vi assicuro non prevede tra i suoi scopi quello di fare i nostri interessi, ma quelli di chi deve vendere un prodotto...&quot;.

Possono essere riferite ad ogni cosa  della vita, e prima tra tutte a quello che in democrazia è il momento più alto, la politica, poiché condiziona tutto il resto, compreso quello che si mangia.
Mi piace ricordarlo proprio oggi che alla Corte Costituzionale si sta decidendo sulla legittimità Costituzionale o meno del Lodo Alfano, quello che ha inserito nel nostro ordinamento l&#039;immunità, o meglio anzi peggio, l&#039;impunibilità per le quattro più alte cariche dello stato, per cui se commettono qualunque reato anche non riferito allo svolgimento delle  loro funzioni, nessuno può perseguirli come accade per ogni altro cittadino.

Dico questo perché il ragionamento che tu hai fatto, è l&#039;essenza di uno stile di vita, di un modo per affrontarla e capirla... ma anche per essere liberi nel saperla apprezzare e quindi nello scegliere consapevolmente come viverla; è un metodo che applicato alle diversità di ognuno di noi porta a far si che facciamo le nostre scelte  a ragion veduta, scelte che possono e devono, per fortuna, essere anche diverse... la diversità ha sempre salvato l&#039;uomo, ma anche tutte le altre cose che vivono sulla terra... quando saremo tutti omologati ad un unico sentire, ad un unico mangiare... allora saremo perduti..... o forse no... ci sarà sempre un Winston Smith, o un Granocchiaio nostrano che si ribella al Grande Fratello che non è il Grande Fida. E magari  raccontandoci semplicemente di una cena, ci dice anche come ci si può salvare da chi ti vuol far vivere e pensare a modo suo non permettendoti SCELTE CONSAPEVOLI.

Ora però mi chiedo e ti chiedo...    tornando con i piedi a terra...     visto che leggendo la notte quelle tue parole e guardando quelle foto mi hai fatto venire un desiderio irrefrenabile di fare la stessa esperienza, sperando di avere anche la predisposizione d&#039;animo e culturale giusta per apprezzarla nel modo giusto... in quale ristorante siete stati?  e se è lecito... il costo della cena o pranzo che fosse, è abbordabile?..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Queste parole le condivido:</p>
<p>&#8220;E questo per dotare tutti di parametri sufficienti perlomeno allo scopo fondamentale di poter fare delle SCELTE CONSAPEVOLI.<br />
Il significato di scelte consapevoli è abbastanza chiaro, ma voglio sottolineare che spesso pensiamo di fare scelte consapevoli, mentre invece facciamo delle scelte condizionate. Condizionate dalle abitudini, dalla cattiva informazione, dalla pubblicità che vi assicuro non prevede tra i suoi scopi quello di fare i nostri interessi, ma quelli di chi deve vendere un prodotto&#8230;&#8221;.</p>
<p>Possono essere riferite ad ogni cosa  della vita, e prima tra tutte a quello che in democrazia è il momento più alto, la politica, poiché condiziona tutto il resto, compreso quello che si mangia.<br />
Mi piace ricordarlo proprio oggi che alla Corte Costituzionale si sta decidendo sulla legittimità Costituzionale o meno del Lodo Alfano, quello che ha inserito nel nostro ordinamento l&#8217;immunità, o meglio anzi peggio, l&#8217;impunibilità per le quattro più alte cariche dello stato, per cui se commettono qualunque reato anche non riferito allo svolgimento delle  loro funzioni, nessuno può perseguirli come accade per ogni altro cittadino.</p>
<p>Dico questo perché il ragionamento che tu hai fatto, è l&#8217;essenza di uno stile di vita, di un modo per affrontarla e capirla&#8230; ma anche per essere liberi nel saperla apprezzare e quindi nello scegliere consapevolmente come viverla; è un metodo che applicato alle diversità di ognuno di noi porta a far si che facciamo le nostre scelte  a ragion veduta, scelte che possono e devono, per fortuna, essere anche diverse&#8230; la diversità ha sempre salvato l&#8217;uomo, ma anche tutte le altre cose che vivono sulla terra&#8230; quando saremo tutti omologati ad un unico sentire, ad un unico mangiare&#8230; allora saremo perduti&#8230;.. o forse no&#8230; ci sarà sempre un Winston Smith, o un Granocchiaio nostrano che si ribella al Grande Fratello che non è il Grande Fida. E magari  raccontandoci semplicemente di una cena, ci dice anche come ci si può salvare da chi ti vuol far vivere e pensare a modo suo non permettendoti SCELTE CONSAPEVOLI.</p>
<p>Ora però mi chiedo e ti chiedo&#8230;    tornando con i piedi a terra&#8230;     visto che leggendo la notte quelle tue parole e guardando quelle foto mi hai fatto venire un desiderio irrefrenabile di fare la stessa esperienza, sperando di avere anche la predisposizione d&#8217;animo e culturale giusta per apprezzarla nel modo giusto&#8230; in quale ristorante siete stati?  e se è lecito&#8230; il costo della cena o pranzo che fosse, è abbordabile?..</p>
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		<title>Di: Granocchiaio</title>
		<link>http://www.braccagni.info/2009/10/non-si-vive-di-solo-spirito/comment-page-1/#comment-4808</link>
		<dc:creator>Granocchiaio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 22:51:49 +0000</pubDate>
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		<description>La risposta di Viviana sembra a prima vista una camomilla tiepidina e caruccia, ma a ben leggere a me pare qualcosa di molto più sostanzioso. Ci sono interessanti spunti per riflettere.

Intanto la capacità di riconoscere, gustare ed apprezzare il cibo può essere frutto di naturale predisposizione magari arricchita da un ambiente favorevole. Però devo aggiungere che è proprio uno dei capisladi di Slow Food - che il Granocchiaio ormai frequenta da quasi vent’anni – e cioè quello dell’educazione al gusto. E questo per dotare tutti di parametri sufficienti perlomeno allo scopo fondamentale di poter fare delle &lt;strong&gt;SCELTE CONSAPEVOLI&lt;/strong&gt;. 

Il significato di scelte consapevoli è abbastanza chiaro, ma voglio sottolineare che spesso pensiamo di fare scelte consapevoli, mentre invece facciamo delle scelte condizionate. Condizionate dalle abitudini, dalla cattiva informazione, dalla pubblicità che vi assicuro non prevede tra i suoi scopi quello di fare i nostri interessi, ma quelli di chi deve vendere un prodotto. Oppure quando leggiamo le etichette dei cibi senza sapere cosa esattamente cercare e valutare.

E questa prima riflessione non mi pare di poco conto.

Poi Viviana ci dice che c’è chi si commuove per un brano musicale e un altro che non gli dice niente o magari lo disturba pure, e così via. Fino ad arrivare ad un parallelo con il cibo. Io credo che questa sia una spiegazione, ma non mi pare una giustificazione. Alla base c’è sempre una cattiva educazione, se addirittura questa non sia proprio mancata.

A questo proposito voglio raccontare una storia vissuta da vicino. Nella famiglia di mia moglie, mio suocero non sopportava certi cibi. Nel senso che non è che non avesse predilezione per loro, no, proprio vietava che fossero anche solo introdotti in casa sua. Se per esempio avesse scoperto l’odore di un cetriolo questo era destinato a volare dalla finestra senza tanti complimenti. E così per le barbabietole rosse, per i lumaconi, le mezzanelle si, ma i lumaconi no. E tanti altri tic e manie tutte sue.
Bene, come pensate che siano stati educati i suoi cinque figlioli? Facile, a mangiare come permetteva e insegnava il babbo. Questo per tutti e cinque, posso garantire di persona. Ora cosa è successo quando questi hanno abbandonato la casa paterna perché hanno fatto famiglia per conto loro? C’è chi ha visto che il marito mangiava i cetrioli e una volta per curiosità l’ha assaggiati e l’ha trovati proprio buoni, e da quel momento li ha mangiati per tutta la vita. E poi così ha fatto con i figli. Con i nipoti addirittura il nonno ha insegnato a mangiarli d’estate teneri e freschi lavati e senza essere sbucciati, così come lui faceva da ragazzo. La mamma è inorridita, ma i nipotini hanno assaggiato e hanno preso loro l’abitudine di chiederne per farci spuntini estivi.

Ci sono però altri fratelli e sorelle che non solo non hanno cambiato abitudini una volta lasciata la casa, ma non si sono nemmeno mai presi la briga di assaggiare quei cibi banditi dalla tavola del genitore. Sono rimasti cioè condizionati dall’idea che non fossero buoni nonostante non l’abbiano mai assaggiati.
E tutto questo mi pare voglia dire qualcosa.

Quello che fa il marito di Viviana lo capisco, forse è uno che certe volte esagera, come faccio io per esempio. Ma siccome mi sono accorto che la troppa passione per una preparazione fin troppo accurata può provocare una risposta contraria e di irritazione, sto molto attento a non urtare suscettibilità e a calibrare novità ed esperimenti. Non è facile calibrare. Forse in questo sono stato aiutato dall’esempio che ha avuto dal mi babbo, che in questo campo, e non solo, era un mezzo genio.

Quando con i miei fratelli avevamo fra tutti sette bimbe da tirare su, ci scambiavamo spesso esperienze e problemi. Bene se c’erano problemi per qualcuno che non mangiava qualcosa e rifiutava  certi cibi, normalmente la cura prescritta era: vai a mangiare per una settimana dal tu zio e poi torna.
Quando tornata chiedeva alla su mamma la minestra in brodo (che però il marito detestava) la mamma rimaneva allibita, per non parlare della rostinciana con i RAPI fatti in padella come li faceva zio. Lo zio gli aveva semplicemente messo davanti una rostinciana di cavallo e dei rapi di campo e senza forzarla glieli aveva offerti. La prima volta che li mangiò li riprese due volte.

termino con una battuta che è molto èiù seria di quello che uno possa immaginare: &lt;strong&gt;&lt;em&gt;dimmi (o fammi vedere) cosa (e come) mangi, e ti dirò chi sei!&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;

a me per esempio, un tipo che mangia solo pasta in bianco, fettina all&#039;olio e patate fritte, non mi fa solo pena, no, mi fa anche paura!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La risposta di Viviana sembra a prima vista una camomilla tiepidina e caruccia, ma a ben leggere a me pare qualcosa di molto più sostanzioso. Ci sono interessanti spunti per riflettere.</p>
<p>Intanto la capacità di riconoscere, gustare ed apprezzare il cibo può essere frutto di naturale predisposizione magari arricchita da un ambiente favorevole. Però devo aggiungere che è proprio uno dei capisladi di Slow Food &#8211; che il Granocchiaio ormai frequenta da quasi vent’anni – e cioè quello dell’educazione al gusto. E questo per dotare tutti di parametri sufficienti perlomeno allo scopo fondamentale di poter fare delle <strong>SCELTE CONSAPEVOLI</strong>. </p>
<p>Il significato di scelte consapevoli è abbastanza chiaro, ma voglio sottolineare che spesso pensiamo di fare scelte consapevoli, mentre invece facciamo delle scelte condizionate. Condizionate dalle abitudini, dalla cattiva informazione, dalla pubblicità che vi assicuro non prevede tra i suoi scopi quello di fare i nostri interessi, ma quelli di chi deve vendere un prodotto. Oppure quando leggiamo le etichette dei cibi senza sapere cosa esattamente cercare e valutare.</p>
<p>E questa prima riflessione non mi pare di poco conto.</p>
<p>Poi Viviana ci dice che c’è chi si commuove per un brano musicale e un altro che non gli dice niente o magari lo disturba pure, e così via. Fino ad arrivare ad un parallelo con il cibo. Io credo che questa sia una spiegazione, ma non mi pare una giustificazione. Alla base c’è sempre una cattiva educazione, se addirittura questa non sia proprio mancata.</p>
<p>A questo proposito voglio raccontare una storia vissuta da vicino. Nella famiglia di mia moglie, mio suocero non sopportava certi cibi. Nel senso che non è che non avesse predilezione per loro, no, proprio vietava che fossero anche solo introdotti in casa sua. Se per esempio avesse scoperto l’odore di un cetriolo questo era destinato a volare dalla finestra senza tanti complimenti. E così per le barbabietole rosse, per i lumaconi, le mezzanelle si, ma i lumaconi no. E tanti altri tic e manie tutte sue.<br />
Bene, come pensate che siano stati educati i suoi cinque figlioli? Facile, a mangiare come permetteva e insegnava il babbo. Questo per tutti e cinque, posso garantire di persona. Ora cosa è successo quando questi hanno abbandonato la casa paterna perché hanno fatto famiglia per conto loro? C’è chi ha visto che il marito mangiava i cetrioli e una volta per curiosità l’ha assaggiati e l’ha trovati proprio buoni, e da quel momento li ha mangiati per tutta la vita. E poi così ha fatto con i figli. Con i nipoti addirittura il nonno ha insegnato a mangiarli d’estate teneri e freschi lavati e senza essere sbucciati, così come lui faceva da ragazzo. La mamma è inorridita, ma i nipotini hanno assaggiato e hanno preso loro l’abitudine di chiederne per farci spuntini estivi.</p>
<p>Ci sono però altri fratelli e sorelle che non solo non hanno cambiato abitudini una volta lasciata la casa, ma non si sono nemmeno mai presi la briga di assaggiare quei cibi banditi dalla tavola del genitore. Sono rimasti cioè condizionati dall’idea che non fossero buoni nonostante non l’abbiano mai assaggiati.<br />
E tutto questo mi pare voglia dire qualcosa.</p>
<p>Quello che fa il marito di Viviana lo capisco, forse è uno che certe volte esagera, come faccio io per esempio. Ma siccome mi sono accorto che la troppa passione per una preparazione fin troppo accurata può provocare una risposta contraria e di irritazione, sto molto attento a non urtare suscettibilità e a calibrare novità ed esperimenti. Non è facile calibrare. Forse in questo sono stato aiutato dall’esempio che ha avuto dal mi babbo, che in questo campo, e non solo, era un mezzo genio.</p>
<p>Quando con i miei fratelli avevamo fra tutti sette bimbe da tirare su, ci scambiavamo spesso esperienze e problemi. Bene se c’erano problemi per qualcuno che non mangiava qualcosa e rifiutava  certi cibi, normalmente la cura prescritta era: vai a mangiare per una settimana dal tu zio e poi torna.<br />
Quando tornata chiedeva alla su mamma la minestra in brodo (che però il marito detestava) la mamma rimaneva allibita, per non parlare della rostinciana con i RAPI fatti in padella come li faceva zio. Lo zio gli aveva semplicemente messo davanti una rostinciana di cavallo e dei rapi di campo e senza forzarla glieli aveva offerti. La prima volta che li mangiò li riprese due volte.</p>
<p>termino con una battuta che è molto èiù seria di quello che uno possa immaginare: <strong><em>dimmi (o fammi vedere) cosa (e come) mangi, e ti dirò chi sei!</em></strong></p>
<p>a me per esempio, un tipo che mangia solo pasta in bianco, fettina all&#8217;olio e patate fritte, non mi fa solo pena, no, mi fa anche paura!</p>
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