L’angolo del libro

 a cura di Corrado Barontini

 Libri e libri. Solite cose, direte. Con una differenza però: ci si avvia verso un nuovo decennio e quello che ci lascia ha visto nascere in Maremma tante pubblicazioni e iniziative che nel novecento erano impensabili. Nuovi editori e autori di Maremma hanno fatto conoscere di che pasta è fatta questa terra, quante risorse nasconde, quante sorprese sa regalarci. Sono stati proprio i libri a parlarci di un entroterra culturale per molti aspetti sconosciuto. A occhio e croce escono ogni anno qualche centinaio di libri di autori maremmani o che parlano di Maremma. Si va dalla poesia alla letteratura, dall’arte alla storia…

Mi fai avere per piacere le consuete recensioni dei libri da pubblicare su La Sentinella?”

Caro Fidanzi, Nobile Direttore di questa “storica” rivista, proverò a mettere giù qualche segnalazione ma dovrò scegliere fra i tanti titoli ed aggiungo che tutti tutti non li ho letti e che sicuramente di alcuni non ho neppure notizia. Insomma c’è ancora un’editoria nascosta che magari si scopre dopo anni sui mercatini. Eh, la solita questione del mercato e della distribuzione…

Parto da un libro uscito nel marzo 2009 e che si trova sicuramente in libreria; è un libro che attraversa la Maremma perché parla del nostro fiume più importante:

Ombrone un fiume tra due terre” – a cura di Gianni Resti ed. Pacini, Pisa – Euro 38,00

Pubblicato dall’editore Pacini, “Ombrone, un fiume tra due terre”, è un libro di grande formato. Questa edizione, come scrive Gianni Resti che la cura, “invita il lettore a compiere un viaggio, anche fotografico, alla scoperta del patrimonio storico, naturale, e culturale senese e grossetano: pagina dopo pagina prende corpo un interessante e curioso viaggio realizzato attraverso un nuovo percorso scientifico capace di legare l’eredità del passato con la complessità del presente.” Molti autori hanno consegnato le loro ricerche e le loro considerazioni a questo volume: Federico Busonero, Andrea Ciacci, Marco Firmati, Roberto Farinelli, Roberta Mucciarelli, Andrea Zagli, Mario De Gregorio, Zeffiro Ciuffoletti, Claudio Greppi, Serena Mugnaini, Ettore Pacini, Leonardo Rombai, Pietro Clemente, Paolo Nardini, Piergiorgio Zotti, Corrado Barontini, Roberto Ferreti, Marianna Martinelli, Paolo De Simonis, Sandra Becucci, Gabriella Pizzetti, Martina Nardi, Sara Fedeli.

Questo è solo l’elenco dei nomi, diversi dei quali sono sicuramente noti anche ai nostri lettori.

Il libro è diviso in più sezioni che di questo fiume ci fanno conoscere la Storia, il Paesaggio Naturale, ed una terza parte che unisce il presente al passato prossimo utilizzando lo studio e la ricerca antropologica offrendo al lettore un interessante ventaglio di storie, leggende, letteratura, tradizioni legate allo scorrere delle acque dell’Ombrone. In un paesaggio modellato dagli uomini e dalle donne vissute in questa terra, il fiume ha rappresentato l’elemento vitale ma anche la preoccupazione per la minaccia sempre presente delle sue piene. Le pagine del libro “scorrono” come le acque del fiume ed è un piacere leggerlo.

Luciano Bianciardi “Le cinque giornateBisognerebbe anche occupare le banche”; in appendice un racconto di Guido GianniL’ordinanza Bianciardi – a Talamone nel maggio del 1860” Ed. Stampa Alternativa, Roma 2008 – Euro 18,00

L’ultimo romanzo pubblicato da Luciano Bianciardi fu “Aprire il fuoco” (1969). Il titolo venne cambiato dall’editore di allora perché Bianciardi lo avrebbe voluto intitolare “Le cinque giornate” ma non riuscì a far passare questa sua idea legata alla rilettura/rivalutazione del Risorgimento italiano. Il figlio Ettore Bianciardi e l’editore Marcello Baraghini hanno dato invece una nuova veste a questo romanzo: “l’ultimo romanzo di Luciano Bianciardi, il più bello ed il più completo, il più difficile, forse quello che riassume tutto lo scrittore e che ne dà una sintesi completa…” scrive nell’introduzione Ettore avvertendo che “la riproposizione di un’opera già pubblicata debba contenere qualche elemento nuovo, qualcosa che permetta un’analisi più profonda o apra una differente prospettiva sull’opera altrimenti si tratta di operazione di ristampa puramente commerciale…”

In allegato al libro si trova un DVD nel quale è presente anche l’audio-libro con la voce di Ettore, che ci fa scoprire un nuovo “anzi antico modo di leggere”. Il film è stato girato nei luoghi originali dove l’autore concepì questo suo romanzo.

In appendice un racconto lungo di un altro autore maremmano, scrittore di talento, scomparso nel 2006. Si tratta di Guido Gianni del quale è stato pubblicato: “L’ordinanza Bianciardi a Talamone (GR) nel Maggio 1860” è un racconto ironico, che gioca con la cronaca della spedizione in Sicilia e la sosta di Garibaldi a Talamone. Gianni inserisce lo stesso Bianciardi dentro la storia dei mille: “In tal modo – scrive ancora Ettore Bianciardi- Luciano prende il posto dell’ispiratore dei due scrittori: quel Giuseppe Bandi, maremmano anche lui, che alla spedizione in Sicilia partecipò davvero e ne scrisse la cronaca più vera e più affettuosa.”

COSE DA RACCONTASSI A VEGLIA DAVANTI A ‘N FOCHICCIOLO”- di Francesco Prunai Ed. Effigi 2009 – Euro 10,00

Francesco Prunai, che si firma anche con il soprannome (Cecco de’ poro Lisio di Buchettino), ha dedicato questo libro “A’ mi’ Paese e a tutti e’ Cioli che si danno da fa’ pe’ migliorallo”. Il suo paese è Castel del Piano e “Cioli” vengono detti sull’Amiata i suoi abitanti. I suoi personaggi sono reali: persone comuni: operai, campagnoli, girovaghi, artigiani, commercianti, gente ai quali “la natura aveva fornito i mezzi più appropriati per reagire a una condizione di insicurezza e di stenti e per non cedere alla disperazione.” Con queste parole Prunai ci indica l’essenza del suo libro scritto per salvare la memoria e per offrire a “chi ne avrà la voglia e la pazienza di leggerli… qualche momento di buonumore.”

Fiora Bonelli, presentando questo volume, sottolinea con raffinatezza, le ragioni narrative che stanno nella “capacità di raccontarci un’epoca, un mondo, tanti personaggi realmente vissuti, un ambiente paesano con una lingua speciali, quel dialetto ciolo, alcuni echi del quale tutti i montagnoli conoscono e comprendono”.

Nella narrazione di questo autore troviamo il rigore della scrittura curata con la competenza di chi conosce bene le espressioni dialettali amiatine, fra l’altro spiegate da Prunai in una sua nota d’inizio. Francesco ci introduce con garbo nelle atmosfere di paese e riesce benissimo a presentare una serie di “bozzetti della memoria”che diventano testimonianze di vita, fonte inesauribile di informazioni sulla storia di uomini e donne che hanno caratterizzato lo spirito e il modo di essere della popolazione di montagna.

Stare insieme “davanti a ‘n fochicciolo” ci riporta alle veglie di un tempo nelle quali spesso si raccontavano storie ma anche fatti accaduti veramente. Chi narrava doveva avere la capacità di sorprendere, di creare suspense, di arricchire l’episodio con le giuste suggestioni e l’immancabile ironia. Dietro i racconti di Prunai si scopre tutto questo e ancor di più: l’umanità dei rapporti, la solidarietà, la necessità di divertirsi e di sorridere per far fronte ai disagi di un tempo.

L’uso del dialetto “ciolo” si giustifica proprio con la necessità di “mantenere la freschezza, la spontaneità, l’immediatezza di quel linguaggio che era loro congeniale” e con il quale l’autore ci offre un documento assolutamente prezioso. Il libro è illustrato dai disegni di Anna Prunai che possiedono, come scrive Fiora Bonelli, “uno stile da narrazione popolare – il cui segno accattivante è – impreziosito da citazioni quasi fumettistiche”.

GIOVANNINO UN TARZAN DI MAREMMA” di Giovannino Fontani (a cura di Gabriella Pizzetti) – ed Effigi – Euro 14,00

È una storia autobiografica quella pubblicata da Giovannino Fontani (classe 1934), che racconta la propria vita a partire dall’infanzia vissuta in un podere della campagna (isolato, ai margini della foresta, irraggiungibile). Il libro è introdotto e curato da Gabriella Pizzetti.

Il destino, fin dai miei primi giorni di vita… aveva deciso di farmi vivere nella foresta – scrive l’autore – forse sarebbe stato meglio che ci fossi rimasto.”

Insieme alla propria storia Fontani descrive il paesaggio della Maremma di un tempo, trasformato ma non perduto. Soprattutto ce lo rappresenta restituendoci immagini, tensioni, storie, “Dove le immagini, scrive Gabriella Pizzetti nell’introduzione, sono la forma della sensibilità umana, espressione del suo funzionamento”.

Il libro nasce dal rapporto fra chi scrive e chi, con competenza e sensibilità, ha “maneggiato le sue parole”. La Pizzetti, con la propria cura, arricchisce e completa la scrittura :“Come se nel tempo attraverso cose dette, comportamenti, azioni reciproche si realizzasse per entrambi l’idea di una nuova possibilità umana”.

Questo “Tarzan di Maremma” scopre ciò che lo circonda e ce lo comunica facendoci conoscere la sua storia di vita. Sale sugli alberi per “spaziare in panorami lontani e liberi da ogni ostacolo”, incontra animali, visita grotte, si rende conto di altre presenze umane. Va a scuola, narra del suo primo viaggio in treno, l’arrivo in un nuovo podere, poi la guerra con il passaggio del fronte, gli americani, la Liberazione.

Insomma la vita. Una vita che lo porta a cambiare lavoro tante volte, a fare nuove esperienze per tornare, negli anni della Riforma agraria, a fare l’agricoltore.

Chi ne ha curato l’edizione intuisce la bellezza del suo racconto e si dedica con tenacia per farla emergere; scrive ancora Pizzetti: “Giovannino era alla ricerca di una possibilità di espressione ancora non ben definita, di un confronto con qualcuno competente che riuscisse a comprenderlo […] Si muoveva con la certezza di una propria storia con il bisogno di non vederla sparire, di lasciare traccia alle nuove generazioni, per trovare un nuovo canale di comunicazione con i propri nipoti, con i più giovani, per curare certe delusioni assolute.

Le foto che fanno da appendice al libro, ne completano il racconto con le didascalie.

Diletto Marini fotografo a Sassofortino 1904 – 1986 ( a cura di Carlo Bonazza) Ed. Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma- prezzo non indicato.

Un libro fotografico di Diletto Marini è uscito nella collana dei fotografi di maremma il cui progetto grafico venne ideato da Francesco Teodoro (il design scomparso nel 2005). Il libro curato da Carlo Bonazza, mette insieme una nutrita raccolta di scatti fotografici realizzati da questo personaggio di Sassofortino che fece della fotografia la sua passione insieme a quella per la moto e per la meccanica. Scrive Bonazza che Marini “maneggiava la tecnica fotografica con la disinvoltura di un esperto autodidatta.” Le sue foto risultano costruite con cura e rappresentano un “ordinato mondo” quello che Marini ha cercato di rappresentare proprio con le immagini. Con la sua macchina fotografica ritrae persone “sempre vestite a festa, con eleganza ostentata e attenta ai particolari […] Come se solo così si fosse degni di essere ricordati” .

Sfogliando il libro si percepisce la cura del dettaglio nel fissare le immagini come se ogni foto dovesse rappresentare un’opera da esporre e conservare con cura, un po’ come un dipinto.

Per Diletto Marini fotografare era un affare privato poiché i suoi soggetti appartengono quasi esclusivamente alla cerchia dei familiari anche se, come fa notare Bonazza: “Il mondo del paese comunque non può rimanere fuori del tutto: ci sono le merende in canottiera fra i castagni, le arrampicate sui massi, il canto del maggio, le passeggiate davanti al castagnone, la cacciatrice o la miss Toscana in villeggiatura”.

Chi ha curato questo libro, essendo lui stesso fotografo di valore, ci conduce nel mondo di Diletto Marini facendoci scoprire i dettagli del suo linguaggio che mette in luce modi di essere, di pensare e di vedere la vita attraverso le inquadrature realizzate con arte fotografica ma anche con grande sensibilità d’animo.

Il libro, sollecitato da Fabrizio Guasconi (anche lui di Sassofortino), riporta una bella testimonianza del pittore Gioxe De Micheli che a Sassofortino comprò casa nel 1970.

Segnalo infine due opuscoli prodotti dal Comune di Grosseto e legati alle rassegne dei canti di questua, entrambi usciti nel 2009. Sono quelle cose che si trovano solo nell’occasione; chi avesse interesse ad averli chieda all’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma.

Rassegna di Befanate – salvaguardia della memoria e nuove forme d’uso di spettacolo popolare” (a cura di Nevia Grazzini), Grosseto Gennaio 2009

È un opuscolo distribuito nella serata della Rassegna dei gruppi della Befana fatta a Gennaio 2009 al Teatro degli Industri. Oltre ai materiali dei testi rappresentati dai vari Gruppi, reca un articolo di presentazione di Nevia Grazzini su “La tradizione della Befana – testimonianza del passato e nuova identità” ed un saggio di Angelo Biondi intitolato: “Le Befane delle colline e della montagna nella Maremma meridionale”

Maggio in piazza – rassegna di Squadre maggerine” (a cura di Corrado Barontini) Grosseto, Maggio 2009

Questo opuscolo è stato distribuito in occasione della seconda Rassegna del Maggio in Piazza a Grosseto. Pioveva, ma la manifestazione ha avuto luogo lo stesso. Anche in questa piccola pubblicazione, oltre ai testi del Maggio suddivisi per tipologie, è stato pubblicato un intervento di Nevia Grazzini “Feste di primavera e canti del Maggio” ed un saggio mio sulla tradizione: “Il Maggio, anello di congiunzione con il passato”.

Entrambi gli opuscoli recano nella copertina e nell’interno diversi disegni di Roberto Ferretti, l’antropologo scomparso nel 1984, che raffigurano vari momenti della tradizione.

All’ultimo tuffo un libro della collana “Millelire” pubblicato da Stampa Alternativa.

La scrittrice è una nostra amica’, si tratta di:

Luciana Bellini “La cittina racconto” Ed Stampa Alternativa, 2009, Euro 1,00

Questa volta la Bellini racconta di sé e della sua infanzia.

Da quando si ricorda la vita? – comincia così questo racconto che si legge d’un fiato e ci accompagna nei ricordi dolorosi per la morte del padre. “Capita a tutti – scrive Luciana – di sentirsi male, anch’io avevo avuto l’influenza, la varicella, l’orecchioni!...” Le parole scappano dalla bocca dei grandi e così anche quella bambina capisce la gravità del male: “Il cancro non perdona…”

Io quella parola non l’avevo mai sentita prima: cancro, non sapevo che era. Non lo sapevo, però ero sicura che quello era il Male che di casa stava a casa mia.”

Un evento così drammatico cambia la vita, costringe a crescere. “Lo sentivo, ero una cittina grande ora, o forse ero una grande cittina.”

La famiglia accetta di mandare la piccola a stare per un po’ da una “Signora” del paese. Può sembrare un’opera buona, ma il racconto rivela i secondi fini: in una casa da signori c’è da pulire, da tenere in ordine, si deve apparecchiare in un certo modo, si lavano i panni, si stirano, insomma… si fa la serva.

Con questo racconto l’autrice sembra trovare un nuovo registro di scrittura, esce allo scoperto con la propria storia di vita: considera i risvolti intimi che maturano il carattere. Fatemi dire anche che riesce ad aprire quell’uscio chiuso, per molto tempo chiuso, a causa del dolore che ne aveva inibito la possibilità di raccontare in questo modo. Piangere e ridere. “Piango perché vedo che la grande ha sempre bisogno di quella cittina, e rido perché mi sembra che la morte non sia riuscita a sconfiggere la vita”.

Archiviato in: LA CULTURA

Tag:

RSSCommenti (0)

Trackback URL

Lascia una risposta

Devi essere iscritto per scrivere un commento.