Meno male che c’è l’autore

 

… il problema è sapere chi sia!

di Alessandro Fornari

Devo stare attento a riportare certe opinioni, che ritengo sbagliate e anche buffe, non vorrei si pensasse neanche per un momento che sono d’accordo. A scanso equivoci, le faccio seguire da un punto interrogativo: “(?)”. Il mio parere è diverso; anzi qualche volta è “viceversa” (segnalato con “V/V”).

Quando uscì la mia prima antologia (1972), le parole dei canti toscani piacquero tanto a un recensore, che disse che i poeti trecenteschi del dolce stil novo erano andati per le campagne a declamare le loro poesie (?) e il popolo li aveva sentiti e imitati. Così era nata questa bella tradizione. (V/V)

Più di recente un amico, parlando della Chimera, si dice d’accordo che questo mitico quadrupede sia collegato alla diffusa novella tradizionale della Capra Ferrata, un mostro vagante per le campagne, ma avanza l’ipotesi che, mentre stavano scavando, in quel d’Arezzo, la famosa statua etrusca di bronzo, una nonna del posto la vide (?) e si inventò tutta la storia, per i suoi nipotini.

Una professoressa, che insegna in una subregione toscana e ha studiato la vita rurale di una volta, sente dire che mandragola per la gente del posto vuol dire inganno celato e non fa una piega: il popolo conosce (?) la commedia di Machiavelli, che di un inganno parla e da quella ha tratto il significato corrente nella zona. (V/V)

Agli inizi degli anni Settanta, trovai e registrai in Mugello La pastora e il lupo, un famoso canto diffuso anche altrove, tanto che le prime strofe sono state incise dal coro della SAT in una versione trentina, mentre un’altra versione è testimoniata nei Carmina Burana (n. 157) e risale al XIII secolo. Avevo proposto la versione toscana a un coro fiorentino, ma i cantanti recalcitravano, perché secondo loro l’avevo rubata (?) al coro della SAT.

Di questo passo, Lucciola vien da me (citata dal poeta) l’ha composta il Poliziano…

Una di queste notti, avevo mangiato qualcosa di pesante, mi rigiravo nel letto ed ero triste, pensando che – dopo tanti anni di impegno negli studi sociali – sono ancora in circolazione fior di giornalisti e di professori che pensano soltanto al singolo individuo rifuggendo dalla cultura di gruppo e sostengono opinioni sbagliate, addirittura “viceversa”. Alla fine mi sono addormentato e ho sognato, come in un incubo, un dialogo fra due contadini, marito e moglie.

“O Rosa, ma che vieni a letto? Dopo un giorno passato a segare il grano, tu sarai stanca. Ma che fai?”

“Sta zitto, Arduino, ho comprato alla fiera di Vicchio un libro buffo buffo buffo e sto finendolo. E’ una commedia, la Mandragola di Machiavelli…”

“Di che si tratta? A me risulta che la mandragola è una pianta medicinale, con la radice che sembra la figura di un uomo e per questo si chiama…”

“Lo so. Ma qui viene tirata in ballo parlando di un inganno nascosto, una gherminella organizzata per mettere le corna a un marito”.

“E’ buffa davvero. Da domani, per dire inganno e gherminella nascosta, dirò ‘mandragola’ e, già che ci sono, spargerò questo significato per tutto il Mugello”.

“Rosa, che me l’hai preparato il desinare?”

“Oddio, scusa, sono un po’ in ritardo, ma mi sono messa a sentire un disco del coro della SAT di Trento (ne abbiamo tanti in casa). Mi sono incaponita sul canto della Pastora e il lupo. Loro dicono che salta fuori il lupo dal bosco e mangia il più bel caprino che la pastora aveva, lei si mette a piangere e stop. Ma come andrà a finire?

“Boh, non lo so. Ma vediamo, si potrebbe anche allungare di nostra iniziativa, dicendo che passa un cavaliere, taglia la pancia al lupo e il caprino salta fuori sano e salvo. Che te ne pare?”

“Bravo, tu sì che hai inventiva! D’ora in poi si canta anche noi, in Toscana, col finale che hai inventato tu adesso e, già che si siamo, ci mettiamo una melodia diversa e meno triste di quella trentina. Dopo tutto, è un fatto che finisce bene, una volta tanto!

“Rosa, sai cosa?”

“Che c’è?”

“Mi viene in mente che – come dicevano i miei vecchi – ai tempi in cui usava il dolce stil novo, i poeti della città giravano le campagne e declamavano al popolo i loro versi, nuovi di zecca. Noi si sono sentiti e si sono imitati. Per questo i canti nostri sono belli, anche secondo il parere dei signori e dei forestieri”.

“Meno male, Arduino. Sennò, noi, da soli, non si sapeva di certo cosa dire e cosa cantare. Pensa un po’ te, tutta la vita senza un canto, uno stornello, neanche una ninnananna. Quando i bambini non vogliono dormire, avremmo dovuto persuaderli a chiacchiere. Ci pensi che bèrci, quei poveri figlioli!”

“E le serenate? Sarei dovuto venire sotto le tue finestre a dirti, a parole: ‘Rosa, che si fa l’amore?’ Bene non sta”.

E meno male che c’è l’autore, che crea e scrive a tutte l’ore (non è di grande compagnia, il problema è saper chi sia).

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