Cambio della Guardia in Slow Food Grosseto

Cambio della guardia nella Condotta Slow Food Grosseto: Giorgio Pernisco subentra a Roberto Tonini


Ufficializzato il passaggio di consegne con un pranzo presso il Carrettino Siciliano, ristorante grossetano con radicate e orgogliose origini nella cucina siciliana.


In occasione del recente Congresso della Condotta Slow Food di Grosseto è stato completamente rinnovato il Comitato direttivo che a sua volta ha eletto il nuovo fiduciario in Giorgio Pernisco – socio Slow Food della prim’ora – che subentra a Roberto Tonini, anche lui tra i primi soci grossetani e che aveva avuto in mano le redini della Condotta fin dal 1998.

Tonini non esce affatto di scena, restando nel Comitato di Condotta con incarichi di passaggio ai nuovi dirigenti e come Coordinatore del Nodo di Terra Madre Toscana e referente per il Presidio della Razza Maremmana.
Oltre ai due sopracitati sono entrati a far parte del Comitato di Condotta: Valeria Cittadini, Stefano Ferrante, Susanna Tonini, Anna Del Lesti, Giuseppe Morisco, Roberta Cavallini, Fabio Rosso, Angelo Perla, Riccardo Senis, Luca Serafini e Cristina Neri.

Fanno parte del Comitato di Condotta anche Marco Locatelli come rappresentante del Presidio della Razza Maremmana ed Enzo Flaminio per la Comunità dell’olio Extra Vergine di Batignano. Sono infine stati eletti come invitati permanenti: Carlo Pondini, Ezio Formica e Marco Lattanzi. Sempre come invitati permanenti risultano i rappresentanti dei punti di tesseramento Flavio Biserni dell’Antica Fattoria del Grottaione di Montenero, Angela Fiorini del Caseificio il Fiorino di Roccalbegna e Alessandra Tonini di Ethnicfood di Grosseto.
È stato riconfermato l’incarico di responsabile e capo panel del settore vino e settore olio a Roberta Cavallini che sarà anche responsabile di zona per la redazione della nuova guida del vino edita da Slow Food.

Il pranzo per ufficializzare la nuova direzione della Condotta si è tenuto domenica 28 al Ristorante “Il Carrettino Siciliano”, dove si sono gustate le specialità palermitane preparate tutte con materie prime senza glutine, a dimostrazione che qualità e necessità dietetiche particolari come quelle dei celiaci possono non solo coesistere ma possono garantire il “diritto al piacere”.

I piatti siciliani proposti da Andrea e dalla sua famiglia sono stati accompagnati da vini locali premiati nella Guida al Vino Quotidiano di Slow Food: il Vermentino Guazzalfalco dell’Az. Poggio Brigante di Magliano in T. e il Morellino Tore del Moro dell’Az. Santa Lucia di Fonteblanda.
Durante l’incontro conviviale sono state presentate le linee di programma a breve e quelle strategiche del nuovo Comitato: nell’immediato c’è una gita  a Verona per visitare Vinitaly e SOL (il salone internazionale dell’olio extravergine di qualità), un incontro con la cucina e la comunità dei turchi nella nostra provincia, i Trippai Fiorentini in Maremma presso l’Agriturismo Poggio Oliveto, una giornata campale con “Fave, pecorino baccellone e spalla di cinta” presso l’Agriturismo Aia della Colonna di Roberto Tistarelli e la presentazione della Guida degli Extravergini Slow Food con premiazione dei produttori grossetani in guida.
In questa prima apparizione pubblica ha voluto essere presente l’Assessore provinciale allo  Sviluppo Rurale Enzo Rossi manifestando la propria attenzione alle tematiche ed ai principi del “Buono, Pulito e Giusto” del movimento. Nel breve intervento l’assessore ha ricordato come siano di questi giorni due notizie molto importanti per il territorio come l’adozione definitiva per la DOP dell’Olivastra Seggianese e la vittoria nell’Ercole Oleario 2010 da parte del Frantoio Franci di Montenero.
Proprio in quest’ottica e con un pizzico di orgoglio del territorio l’Assessore ha lanciato una sfida da tenersi nel prossimo settembre tra la produzione di pomodori maremmani Vs il resto del mondo!
Sfida subito accettata con entusiasmo anche perché sicuramente il vincente sarà il pomodoro italiano!
Per il 2010 sono in programma altri appuntamenti importanti quale l’avvio del programmi degli Orti in Condotta e la Comunità dei Butteri Maremmani patrocinati dal Comune di Grosseto, nonché la preparazione per la partecipazione al Salone del Gusto di Torino e Terra Madre che si terranno quest’anno a fine Ottobre.

Condotta Slow Food di Grosseto
Il Fiduciario Giorgio Pernisco

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  1. Roberto Tonini ha detto:

    Il Congresso Nazionale è il momento più alto della vita associativa di Slow Food Italia. Si tiene ogni quattro anni e, oltre ad essere il luogo di elezione del Presidente e degli organismi dirigenti, è, con la revisione dello Statuto, l’appuntamento per disegnare e individuare le strategie associative e del Movimento per il futuro.

    Art. 28 dello Statuto Nazionale
    Il Congresso Nazionale è il massimo organismo deliberante di Slow Food Italia e si svolge ogni quattro anni, secondo le norme stabilite dal Consiglio dei Governatori, che ne predispone la convocazione.
    Al Congresso partecipano tutti i delegati eletti dai soci in ambito territoriale con i criteri di rappresentanza omogenea stabiliti dal Consiglio dei Governatori al fine di garantire la partecipazione democratica di tutti i soci alla vita associativa, alle deliberazioni sociali nazionali e all’elezione degli organismi dirigenti.
    Il Congresso vota a maggioranza dei presenti.

    Art. 29 dello Statuto Nazionale
    Il Congresso Nazionale ha il compito di:
    a) discutere, definire e approvare le linee di politica associativa e le strategie dell’associazione;
    b) approvare eventuali modifiche allo Statuto Nazionale;
    c) eleggere i membri del Consiglio dei Governatori;
    d) eleggere il Collegio dei Sindaci Revisori dei Conti e il Collegio dei Garanti;
    e) eleggere il Segretario Nazionale;
    f) eleggere il Presidente Nazionale.

    Clicca qui per leggere il documento Proposta di percorso verso il Congresso 2010: un nuovo patto per il futuro di Slow Food Italia (Approvato dall’Assemblea Nazionale delle Condotte, marzo 2009) (5 Mb) Clicca qui per leggere il documento Proposta di percorso verso il Congresso 2010: un nuovo patto per il futuro di Slow Food Italia (Approvato dall’Assemblea Nazionale delle Condotte, marzo 2009) (5 Mb) http://content.slowfood.it/upload/3E6E345B0798527877nuN29E8A19/files/versoilcongressoweb2.pdf

    Clicca qui per leggere il REGOLAMENTO CONGRESSUALE (Approvato dal Consiglio dei Governatori di Slow Food Italia, novembre 2009)
    http://content.slowfood.it/upload/C2744B881b9711B3F8XVM2E5FA60/files/Regolamenti%20Congressuali.pdf

  2. Nello ha detto:

    Penso che il mio intervento potrebbe (o forse dovrebbe) essere in altra pagina, ma visto che Roberto ha presentato il prossimo Congresso “Slow Food Italia” continuo..
    Nei giorni scorsi sono rimasto perplesso per l’autorizzazione agli OGM, speravo che vista la tradizione almeno nella produzione italiana fossero banditi per sempre, soprattutto ora che la U.E. ha dato iul via libera all’etichettatura completa di quasi tutti io prodotti alimentari (e non); shockato per un articolo sul “Il Tirreno” dove ho letto che la famosa bresaola valtellinese era fatta quasi tutta con carne di zebrù(d’importazione) anzichè di carne bovina come mi era stato sempre detto (scelta dovuta ai costi e anche alla scarsità della materia prima locale). Oggi su “la Repubblica” una bella lettera a firma di Carlo Petrini (credo sia il Presidente di Slow Food Italia) indirizzata al “panino Mc Italy” mi ha fatto ion un primo tempo sorridere ( pensavo a un bel panino che so con porchetta o buristo o quant’altro) poi mi sono incazzato perchè quel “Mc Italy” stava per un hamburger di McDonald fatto con carne italiana (!!!) sponsorizzato addirittura dal Ministro dell’Agricoltura Zaia (si parla indossando un grembiulino della multinazionale). Sostanzialmente non ho nulla con McDonald, solo non ci vado perchè i suoi prodotti non mi vanno, però l’unica volta che ci sono andato (ero con amici, soprattutto con i nostri ragazzi, piccoli e golosi di troiai) da buon italiano scelsi un piatto di pasta: bene pur essendo a Torino faceva (dicono a Livorno, ma capibilissimo) “onco”. Mi domando ora come sarà questo hamburger, come quelli fatti fin ora solo con la dizione, e spererei di non sbagliarmi, di carne italiana. Questo perchè, come dice Petrini, la carne italiana, come tutti i nostri prodotti, è cara e McDonald, come tutti gli imprenditori, mirano al contenimento dei prezzi, ma soprattutto, parole di Zaia, dovrebbero venire lavorate 1000 tonn. di carne al mese. Non sono un allevatore e onestamente non so quantizzare quanto sopra, ma se ci sono problemi di reperimento di carne bovina per la bresaola (come detto il riferimento era a quella locale, ma credo sarebbe più logica una carne maremmana che quella di zebrù per la produzione) dove la trovano per fare tutti quegli Hamburger? Come al solito il consumatire sarà “becco e bastonato”

    • patrizio ha detto:

      Du fette di pane bianco con le acciughe sotto pesto…
      Na fetta di pane con olio e aceto, sale e pepe…. bagnata con un pò (ma poca poca) d’acqua di rubinetto….
      una fetta di pane con vino e zucchero….
      un panino con sanciccia fresca spalmata…
      un panino con la porchetta del mercato di grosseto….
      un panino con la soppressata….
      un panino col salame….
      un panino con la mortadella tagliata con la coltella, possibilmente con mano tremolante….
      secondo me se aprisse una catena di negozi che vende queste cose spopola tutti…

      • viviana ha detto:

        Questi sono i panini delle nostre merende di ragazzi ..oggi si preferiscono le più comode merendine già pronte , di solito dolci .
        Mi ricordo che per un lungo periodo , innamorata di un capocollo che vendeva Albino Tavarnesi , verso le quattro del pomeriggio prendevo la bicicletta e andavo a comprare mezzo etto di questo salume, lì dove ora è il ristorante dei Bernasconi .
        Avvolto prima nella carta oleata e poi incartato in quella gialla , eccolo pronto per due fette di pane di Lugano .
        Le alternative a questo tipo di merenda erano tante , tutte quelle che Patrizio ha elencato ..con l’aggiunta del pane e pomodoro in estate .

        • patrizio ha detto:

          Giusto Viviana, mi sono scordato proprio di una delle merende che mi piacevano di più… il pane ‘stropicciato col pomodoro’ e i pomodori erano quelli del nostro orto senza nessun veleno od ormone…
          a dir la verità ogni tanto pranzo ancora con pane e pomodoro, un pò d’olio sale e pepe e via… bella la vita così..

          ora mi viene in mente un’altra prelibatezza della mia infanzia… io andavo a giocare dal Morganti, con Graziano e Giorgio, e Anna, la loro mamma, a merenda ci dava certe ‘slecche’ di pane con una marmellata che così buona non l’ho più assaggiata… era fatta con i poponi… mamma mia a pensarci mi torna l’acquolina in bocca.

          • settepiani ha detto:

            Beati voi con i vostri panini…………..per quei tempi!tutti ottimi anche nel tempo attuale………però, ai miei tempi, fetta di pane bagnata con acqua e zucchero,fetta di pane bagnata con vino e zucchero ( come ai pulcini ) e per finire fetta di pane,sempre una, olio goccia di aceto e sale ………………….e vai alla crescita forzata.

      • Nello ha detto:

        Ti consiglio di aprire il banchetto in queste domeniche pomeriggio dove stai che ci sarà tanta gente. Peccato solo per il pane che lì non avete quello di Lugano, comunque visto che fra quello che riporti sopra, quello che hai detto poi a risposta di Viviana, ti dò ancdhe il nome del banchetto: “La cudera alla meria”. Chissa se fra le maschere ci sia uno che sa tradurre, so convinto che tanti nostri paesani non sanno cosa vuol dire….

  3. Roberto Tonini ha detto:

    il posto è proprio quello giusto caro Nello, ed è mia intenzione risponderti adeguatamente

    i temi trattati da Slow Food, anche nei nostri congressi, sono proprio questi

    ma dammi du minutini che oggi, come si direbbe per un prodotto senza OGM, so un pochinino incasinato

    ciao a presto

    nel frattempo se qualcuno vole di la sua, i contributi sono sempre ben accetti, ricette paninare come quelle di Patrizio comprese

  4. Roberto Tonini ha detto:

    Accidenti alle varie versioni di questi ..zzi di programmi che poi da una parte girano, e da una parte te li fanno girare!!!!!

    Avevo trovato il pezzo indicato da Nello, sia quello di Petrini – Presidente di Slow Food Internazionale – che del Ministro Zaia, ma stasera a casa l’Acrobat casareccio non mi apre il documento e allora si rimanda tutto a domani.

    Per intanto anch’io dico la mia sulle merende i panini e i …panoni.

    Parto da quest’ultimi. E allora, per gradi.
    Tutte le fette elencate da tutti SONO NOSTRO PATRIMONIO COMUNE QUI DA NOI IN MAREMMA.
    E qui un ci piove.

    Le varianti sono diverse, ma l’essenziale s’è già toccato. Allora provo ad indicare qualche “fuori pista”.
    In questo il mi amico, il Frustalupi mi faceva bona compagnia nella sperimentazione, oggi si direbbe valutazione organolettica, ma allora si mangiava e si badava poco alle parole.

    Il classico per me e il Frusta era di fini la serata alle quattro strade, da Amelio. Li si rifiniva dopo esse stati al cinema, da soli come due cani rognosi. O di ritorno da qualche tentativo di gattonare finito a ballodole. Insomma, prima d’anda’ a letto la puntata da Amelio era una tappa d’obbligo.
    A di la verità ci s’andava anche apposta.
    Ci si faceva bene compagnia, s’era una coppia affiatata e si sapeva dove s’andava a fini.

    Di solito lui si faceva taglia il finale di un filoncino o anche di un panone, poi ci si faceva fa una tasca levandogli la mollica, poi si faceva riempi la voragine con un so quante acciughe sotto pesto, e poi ci rimetteva la mollica tolta sopra a mo di tappo. Pe no sbrodolassi addosso mangiava piegato in avanti che sembrava che da un momento all’altro cascasse. Ma un cascava, mangiava. La bocca un ce l’aveva molto grande, ma quando gli s’avvinava il panone alla bocca questa si dilatava come quella dei serpenti: c’infilava dentro delle boccate che sembravano un treno di traverso! E poi ogni tanto con una mano prendeva il tubo di vino rosso – che a quei tempi era meglio di ora pe ste cose, parlo del vino – e con il mignolino alzato la boccuccia che sembrava “boccuccia di rosa a culo di gallina” piano piano se lo scolava tutti e quindici i centimetri della su altezza in un colpo solo. Uno spettacolo, io c’ero abituato, però ogni volta che lo vedevo mangià e beve era come il decollo del Jumbo visto dalla fine della pista: non ti viene mai a noia!

    Io che ero già allora un tipo un po’ più raffinato di lui, e per questo mi pigliava sempre un pel culo, mi limitavo a chiedere il “mio solito pane e fegatello”. E si, quello era il mi classico. Era talmente buono che lo mangiavo anche ghiaccio, tagliato in due in mezzo alla du fette di pane, e via. Cotto nello strutto, magari in forno, speziato al punto giusto, quasi dolce, con ritorno delicato di fiore di finocchio selvatico e ricordo di alloro……….e anch’io, ma con meno classe e voracità del mio partner, gli davo al mio tubo di vino rosso.

    Dovevo poi sperimentare altri “panoni” più che panini. Fu quando stavo in collegio al seminario vescovile e andavo poi a scuola a Orbetello, un percorso un po strano, ma era così e ci stavo di morto bene.
    Siccome il giorno quando tornavo col treno in collegio loro avevano già mangiato, la mattina prima di partire per scuola le suore mi preparavano un filoncino di pane con dentro le diverse varianti: mortadella, formaggio, mortadella, formaggio, insomma era tutto un alternarsi di diversi cibi. Non vi dico il divertimento perché ogni volta che a ricreazione ognuno tirava fuori da mangiare chi la schiaccina, chi la pizzetta, e io un filoncino di pane, cosa c’era da dire e da ridere……

    E faccio un salto ai giorni d’oggi.
    Ogni scarrafone è bello a mamma soja
    E questo si sa. Ogni volta che vengono a dormire dai nonni aspetto con ansia la mattina per chiedere a i miei nipotini: che volete per colazione?
    Scappa uno e fa: io vorrei il pane co l’olio e col sale. Ma che l’olio sia di frantoio, eh nonno!
    Gliel’anno insegnato all’asilo, quando andarono a visita’ l’Olma e ora ogni volta che si rammenta l’olio chiedono: ma è di frantoio? Certo che si.

    E l’altro, il piccolo: te che vuoi, un po’ di latte co i cerali? Mm, si, ma dopo ce l’hai un po di pane col prosciutto cotto e il formaggio?

    Credetemi che non sto scherzando. Questi se trovano qualcosa che non gli va nel piatto, se ne vengono fuori con: io vorrei un po’ di pane co l’olio e col sale.
    E’ chiaro che per me è musica.

    Hanno cominciato a mangiare regolarmente la verdura, foglie di lattuga, cetrioli, pomodori, e quant’altro con quest’esca: ti ci metto olio e sale! E allora si.

    Per ora un’educazione così mi allarga il cuore. Speriamo che duri.
    E qui c’è il manico dei genitori, della scuola e, spero anche un po’ dei nonni.

    Poi vi racconterò delle mie escursioni con nipoti al Mc Donald. Bisogna documentarsi per giudicare! E, come diceva la mi nonna Stella, s’impara anche dai ciuchi!

    • patrizio ha detto:

      ora mi fate venire in mente un piatto che la mi mamma sapeva fare in modo che sembrava una prelibatezza… i più anziani la conoscono bene, i mezzani pure, credo… ma i più giovani non lo so…
      LA FARINATA….
      chi la sa descrivere a dovere?

  5. Nello ha detto:

    Oggi su “la Repubblica” c’è giustamente la replica di McDonald e del Ministro Zaia. Non mi va di commentare ulteriormente, ma c’è la foto di Zaia con il grembiulino: la mia domanda è ma lui rappresentava il Governo o se stesso essendo persona interessata quale agricoltore?
    Comunque sia è deprimente quanto ha fatto, proprio per la posizione che occupa. L’unica cosa buona che ha fatto è di ricorrere contro la sentenza del Consiglio di Stato che liberizza gli Ogm; domanda ma i suoi sponsorizzati sono d’accordo?
    Patrizio va a finire che metti fuori gioco Roberto con i tuoi ricordi, perchè non dici anche quello che, pur essendo in uso, non ti piaceva? Io ad esempio non sopportavo assolutamente una minestra molto in uso fra i carbonai (almeno quelli dell’Alta val di Cecina) fatta con le castagne secche che la mi mamma si era fatta insegnare da mi nonna per contentare il mi babbo. Lui in gioventù (all’epoca a 10 anni si lavora già) ha aiutato mio nonno carbonaio ed in famiglia era il polentaio, dovevate vedere con che cura ci preparava tale cibo, almeno un ora a rimestare nella pentola, i primi tempi del mio ricordo, con un mestolo di sua fabbricazione, dopo almeno un quarto d’ora in attesa del giusto raffreddamento sulla spianatoia prima di iniziare il taglio in fette con filo da imbastire……. altro che polenta valsugana o similari

    • patrizio ha detto:

      le castagne secche erano una cosa che mia nonna Adorna mangiava sempre volentieri, ovviamente trattate.. lei le bolliva e le mangiava nell’acqua che facevano, non mancava nemmeno il castagnaccio, il mi babbo veniva dall’appennino tosco emiliano, dalla futa, e di castagne ne sapeva e parecchio… poi anche lui per anni ha fatto il boscaiolo, stava sei mesi all’anno al capanno alla macchia… anche dopo sposato.

      ma c’è un’altra cosa che le giovani leve non conoscono… e con la quale io sono cresciuto, oltre che con la farinata e la pappa col pomodoro, prima di queste, nello svezzamento… era uso prendere della farina bianca, avvolgerla in un panno di lino e legarla bene bene, poi la si immergeva in una pentola d’acqua e si faceva bollire fino a farne uscire tutto l’amido. Rimaneva una palla abbastanza consistente, che una volta freddata si grattugiava e si allungava con acqua e un pochino d’olio… ed ecco fatto la pappa per il cittino.

      ma la farinata nessuno la racconta?… Questa sera , visto il freddo, me ne faccio un bel piattino rigorosamente condita con l’olio di frantoio… aggiungo fatto con le mie olive… nel senso di quelle che ho raccolto quest’anno da Goriano. Poi ve la racconto…

      • Granocchiaio ha detto:

        Che dire di fronte a tanto sapere? Il grande Cordella avrebbe di sicuro detto: mi cojoni!

        No io tutte ste finezze un le conosco. Della farinata mi ricordo un piatto bianco, che sapeva di poco, e che riempiva parecchio. Forse questo era il maggior pregio.

        Ho dato un’occhiata sul web e mi scappa fori una “Farinata gialla col cavolo” dove il cavolo è il cavolo nero, la farina quella gialla, porro pancetta di maiale…….no, buona quanto s’immagina, questa un è ricetta da terra di granocchiai.
        La farinata genovese o ligure è ancora più distante da quella che mi ricordo io. Ma non ricordo ne ricetta ne grande amore pe sto piatto.

        Se c’è qualcuno che sa la ricette e magari gli piace pure che la porti qui in piazza che si pole giudica’.

      • Nello ha detto:

        Anch’io ricordo che la mi mamma faceva un qualcosa con la farina abbrustolita, ma onestamente non mi sembra venisse fuori una “farinata” tipo semolino per intendersi. Ieri sera sono riuscito a ritrovare un manuale del grande Morbello Vergari con moltissime ricette della vecchia Maremma, dove ricordavo di aver letto qualcosa. Ho trovato la ” palla” che hai descritto (in effetti non mi era nuova), ho trovato una ” farinata con briciole di pane” e una di granturco (forse quella a cui si riferiva il Granocchiaio) ma è molto ricca, non credo che vada bene per i bimbi di oggi (forse per quelli della nostra epoca….).
        Per inciso, ha Grosseto c’è un gruppo che sta allestendo un lavoro – ricerca su Morbello, me lo hanno anche proposto. GTPGS se non lo sai e ci sei batti un colpo.

        • patrizio ha detto:

          Allora, prima di mettermi a scrivere citazioni, vi dico le due versioni di farinata che conosco io:

          la prima per i bimbi, ma non quelli da svezzare… perchè l’amido della farina sarebbe troppo indigesto.

          Si mette dell’acqua in un pentolino e si scalda, prima che inizi a bollire si comincia ad aggiungere la farina, all’inizio, per evitare che si formino dei grumi, l’acqua deve essere pochina e si cerca di fare una cremina. Così facendo, si continua ad aggiungere farina e acqua e a girare con un mestolino (anche noi in casa abbiamo quelli fatti dal mi babbo con le ceppe di scopo, manico dal fusto, cucchiaia del mestolo dal ceppo), cercando sciogliere al massimo i grumi, mantenendo il liquido possibilmente sempre alla consistenza quasi cremosa più sul liquido… ogni tanto, quando occorre si aggiunge anche un pò d’acqua… quando si ritiene che la quantità sia quella giusta, si lascia cuocere a fuoco lento per una decina di minuti, girnadola e aggiungendo acqua ogni volta che diventa troppo soda. Alla fine si aggiunge un pò di sale, quanto basta secondo il gusto e la salute… si pegne il tutto e si aggiunge olio crudo di frantoio (solo quello naturalemnte )… si scodella nel piatto e ci si gratta sopra del formaggio (qui ognuno ci mette quello che gli piace… o che piace ai bimbi)

          versione per i grandicelli e golosi (come me).

          tre cucchiai d’olio e du spicchi d’aglio, meglio se interi, si toglie solo il velo, se si vuole anche un pepoeroncino secondo i gusti…(io preferisco il pepe alla fine) si fa insaporire l’olio senza bruciare l’aglio… poi si fa raffreddare. A questo punto si ricomincia da capo esattamente con il procedimento sopra descritto… alla fine prima di spegnere se si vuole ci si può mettere un rametto intero di rosmarino per dare sapore e in modo da poterlo togliere quando si serve nel piatto… ma non è obbligatorio (a me piace) oppure tre foglie intere di salvia…

          sempre il solito olio crudo da far amalgamare. e si scodella.

          A questo punto olio, formaggio… e pepe (rigorosamente da ultimo e sotto il naso di chi deve mangiare)

          dimenticavo .. i due spicchi di aglio interi, nel frattempo sono cotti a puntino, senza bruciarsi, hanno dato il loro umore alla pietanza… e diventano la prelibatezza da dare al più bravo… :-))

          un pò come le uova di gallina che si trovavano belline belline, arancioni e attaccate in fila, dalla più grande alla più piccola (come un capo di fiammifero) a galleggiare nel brodo … (quando il brodo lo faceva la mi nonna con le su galline) e toccavano ai bimbi più bravi :-)))

  6. Granocchiaio ha detto:

    Cambio della guardia nella Condotta Slow Food Grosseto: Giorgio Pernisco subentra a Roberto Tonini

    vedi articolo qui di sopra

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