Negozi aperti o negozi chiusi

Continua la penosa storia sulle aperture e le chiusure festive dei negozi. Grande confusione e più determinazione da parte di chi vuole aprire sempre, magari 365 giorni all’anno. I sindacati si stanno orientando verso delle aperture limitate. La Grande Distribuzione si diversifica: quando apre un nuovo centro e deve affermarsi vuole le aperture per 365 giorni l’anno. Quando poi si sono affermate e consolidate si convertono docilmente a poche e regolamentate aperture sia per ragioni di rispetto per i lavoratori, ma soprattutto per scarsa convenienza all’apertura. Noi ora a Grosseto siamo sfortunatamente nella prima fase. I politici trattano l’argomento con lunghissime molle per non bruciarsi le mani. E cortissime idee al riguardo.

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Nel nostro amato capoluogo si stanno accapigliando per la chiusura domenicale dei negozi, delle deroghe e quant’altro.
    Ormai anche l’ultimo tabù del Primo Maggio comincia ad essere insidiato: in molte città i negozi implorano ormai i propri Comuni per poter aprire, di fatto cambiando la Festa del Lavoro in un’altra bella Giornata di Lavoro.

    Rispetto dei diritti dei lavoratori – parrebbe a prima vista – contro la necessità di superare il momento della crisi. Tanto passata la crisi ci sarà senz’altro un altro più che valido motivo per restare aperti anche la domenica e altri giorni festivi.
    Non fosse altro perché come ormai viene universalmente riconosciuto sono i consumi che assicurano il benessere, la possibilità di mettere su famiglia, di mettere al mondo figlioli, di farli crescere, di farli studiare, di mantenere uno stato, in definitiva di fare girare il mondo e quindi l’universo. Semplicemente.
    Oramai questo è il solo argomento dove non c’è più ne scontro ne dibattito tra destra, sinistra o centro. Tutti d’accordo.
    Io mica tanto.

    Intanto una prima riflessione. Se così fosse sarebbe valido un altro assunto che ormai sembra dover essere accettato per conseguenza: se “la pubblicità è l’anima del commercio” come ci dicevano a scuola, la conseguenza del primo assunto porta per conseguenza anche questo: l’anima propulsiva dell’umanità è la pubblicità!

    Il che, se uno si sveglia prestino la mattina, si da una lavata al muso con l’acqua fresca e poi ripensa a queste conclusioni, e se ha ancora un briciolo di dignità bene che gli vada si guarda nello specchio e sputa sulla propria immagine.
    Chissà un credente come dovrebbe declinare l’assunto, che so, per esempio: anche Gesù Cristo in fondo aveva degli ottimi spot pubblicitari a sostegno della sua geniale azione di marketing…………intesa a mandare avanti il mondo……….

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    Nel Novembre 1975 mentre in Italia moriva Pierpaolo Pisolini mi trovavo per i casi della vita a compiere una missione economica in Australia e Nuova Zelanda per conto dell’allora neonato Consorzio Grosseto Export. Missione promossa dall’I.C.E. (Istituto Commercio Estero) e con la benedizione dell’allora ministro Ciriaco De Mita.
    Un mondo nuovo, anzi nuovissimo, tutto da scoprire per chi si affacciava come me per la prima volta in questi due straordinari paesi.
    Lo straordinario non era soltanto la guida a sinistra, o le auto che si fermavano TUTTE non quando iniziavi a camminarci sopra, ma appena ti vedevano arrivare NEI PRESSI delle strisce pedonali.
    Non solo un ambientalismo sfrenato che già era cosa diffusa in tutta la popolazione. Quest’ultimo aspetto lo sperimentai io stesso dopo aver buttato un cicca spenta della mia sigaretta mentre si attraversava un deserto in auto. La ragazza australiana che ci accompagnava con italiano colorito come una trasteverina arrestò di colpo la macchina, mi chiese gridandomi in faccia con degli occhi da leonessa in procinto di azzannare la sua preda: perché? Perché tu fai questo? E io reputando la sua sortita un pelino esagerata provai: guarda se vuoi posso cercare di ritrovarla………E lei: certo che la devi ritrovare! E dovetti scendere e trovare la cicca!

    Non solo questo dovevamo scoprire noi poveri barbari. Anche essere condannati dalla risatina di commiserazione rimediata in risposta alla classica domanda cretina che ognuno di noi fa non appena arriva in Australia: ma si mangia la carne di canguro?

    Fra le tante sorprese e novità quella che a me parve la più incredibile fu quando ci avvisarono di fare attenzione su come programmare il fine settimana perché, ci spiegarono, al sabato e alla domenica i ristoranti normalmente sono chiusi! Si può trovare aperto solo qualche ristorante italiano e qualche cinese, ma non molti. Di ristoranti gestiti fa australiani non se ne parlava proprio. Eravamo a Sidney, ma a Melbourne e a Perth la musica non cambiava un granché. Perché solo italiani e cinesi? Forse perché gli australiani apprezzano particolarmente queste due straordinarie cucine? No, perché sono gli unici disposti a lavorare, mi spiegarono, mentre tutti gli altri non lo fanno perché forse hanno meno sete di guadagno, ma soprattutto perché hanno di meglio da fare.

    Quando chiedemmo il perché ci fu spiegato che da quelle parti il sabato e ancor più alla domenica la gente di lavorare non ne voleva proprio sapere. Ma come, ma perché? E cosa fanno allora in questi giorni? Quello che gli pare. Soprattutto con gli amici, con la famiglia, vita con la natura, e sport.
    Per sport s’intende soprattutto sport praticato in prima persona, non lo sport visto fare dagli altri, magari da tifosi.
    Mi raccontarono perfino che in certe ditte veniva dato il venerdì pomeriggio libero alle signore per dar loro modo di fare gli acquisti per il fine settimana! Ma va! Ma guarda un po’ che modo strano di ragionare, siamo agli antipodi non solo come collocazione sul pianeta ma anche nel modo di pensare e di agire!

    A riprova di questo atterrando di prima mattina con l’aereo nei sobborghi di queste grandi città si vedevaono migliaia e miglia di persone praticare i più svariati sport. Oppure osservando la baia di Sidney letteralmente ricoperta da piccolissime barche a vela con equipaggi di età variabile dai teenager agli ottantenni, di entrambi i sessi, ovviamente.
    Mentre i grandi motoscafi nel porto di Sidney erano di poco superiore a quelli che si possono vedere in estate a Castiglioni della Pescaia, ma le barchette a vela potrebbero essere state in misura superore a tutte le pecore che ci sono in tutta la Maremma, Amiata compresa.

    Oggi non ho notizie dettagliate, ma pur essendo ancora valido il principio di base, mi risulta che i ristoranti aprano un po’ di più anche il sabato e la domenica. Il fatto che si stiano rovinando un po’ anche loro non mi impedisce di continuare a pensare che il progetto originale fosse quello da me preferito.

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    Avere almeno un giorno completamente libero dall’assillo-dovere di dover acquistare qualcosa, a me pare una cosa semplicemente positiva e saggia.

    Certo non si potrebbe dire che poi ci mancherebbe qualcosa in casa, perché con un minimo di programmazione ciascuno di noi può trovare il sistema di acquistare ciò di cui ha bisogno in altri momenti.

    Ma a me pare che oggi non si batta nemmeno più questo tasto. È solo il messaggio ormai passato, digerito ed assimilato della necessità di comprare per consumare sempre di più, in modo che il mondo sia sempre più bello e più forte, ……….. che pria…………..

    Ecco che quindi i nuovi salvatori della patria e dell’umanità, paladini dell’altruismo più sfegatato hanno ormai ottenuto di passare l’intera giornata festiva dentro alla centrale benefattrice del progresso e del comune benessere, cioè dentro i Centri Commerciali, nuovi formicai delle brave formichine operaie. In attesa che ci si trasferisca e pie pari con tutta la famiglia, cucina, camera, bagno, tv, fb e cane compreso.

    Consumare per poter consumare. E il resto?
    Il resto mancia.

  2. viviana ha detto:

    Legggendo il post del Granocchiaio ho avvertito un leggero senso di colpa : anche io faccio parte della schiera di quelli che per pigrizia , per superficialità, o scarsa capacità di organizzazione , si aspettano che i servizi siano sempre attivi e a disposizione . Sabato scorso, per esempio, uscendo da un grande supermercato carica di borse e borsine , ho letto con disapunto il cartello che avvisava che la domenica il negozio sarebbe rimasto chiuso .
    Chiuso ? E perchè mai? mi sono detta contrariata come se quella chiusura avesse leso certi miei diritti acquisiti e inalienabili . Ero carica di ogni ben
    di dio , dai prodotti alimentari , ai detersivi, a piccoli oggetti di abbigliamento , che altro avrei dovuto comprare dopo poco più di dodici ore ?
    Di sicuro niente , eppure in quel cartello c’era qualcosa che inconsciamente mi disturbava .
    Siamo abituati ai negozi con lunghissimi orari di apertura e questo ci rassicura … anche se poi andiamo a fare la spesa tutti i giorni alla stessa ora .
    Lì troviamo di tutto , quello che effettivamente ci serve e quello che compriamo d’istinto perchè ci attira , ci piace, ma non è indispensabile : potremmo farne tranquillamente a meno.
    D’altronde il supermercato ha fatto studi ben precisi sulle motivazioni che guidano all’acquisto , sa bene quali sono i fattori psicologici che guidano le nostre scelte . E’ una scienza la sua , nulla è affidato al caso .
    Noi lo sappiamo …ma cadiamo quasi sempre nella trappola perchè ormai le cose van così .
    Leggo in questi giorni che il dibattito sull’ apertura festiva dei centri commerciali è acceso . Tra chi dice la sua c’è anche la chiesa che ricorda l’obbligo di santificare la festa.
    A me viene in mente una conversazione di qualche giorno fa con una ex- alunna , oggi commessa in un grande magazzino con un contratto a tempo determinato. Di fronte alla ventilata possibilità che il negozio chiuda la domenica , lei commentava che così si perderanno tante ore di lavoro e questa non è una prospettiva allegra di questi tempi .
    Come non darle ragione?
    Perchè è vero che non si vive di solo pane ..
    si dice bene …

    • patrizio ha detto:

      Paolo Sylos Labini, il nostro premio Nobel dell’economia, ha scritto un saggio ‘le classi sociali degli anni 80’ dove parlava dei nuovi sottoproletari, cioè dei colletti bianchi.
      In pratica diceva che coloro che credevano di avere nella società un ruolo particolare e più elevato, in realtà, non percependo più chi erano e che cosa volevano e come venivano sfruttati nel meccanismo economico del consumismo capitalistico desindacalizzato, erano come i sottoproletari dell’800, gli sfruttati dalla rivoluzione industriale.
      Ecco, una commessa che lavora a contratto a termine e pensa che lavorare il giorno in cui si ricordano le lotte dei lavoratori, per le 8 ore… 8 ore per lavorare, 8 ore per riposare e otto ore per studiare… ha perso il senso dello sfruttamento suo e di chi come lei non ha nessuna tutela…

      perdere 8 ore di lavoro per fermarsi una giornata in cui si può riordinare le idee e pensare che forse qualche cosa non funziona, non è una cosa così sbagliata nel contesto di una visione umana della vita…

      mi dispiace per la commessa, ma a me chi la pensa in quel modo mette tristezza.

      Diceva un operaio che non avveva mai piegato la testa davanti al padrone, che a lui non faceva rabbia Agnelli, perchè Agnelli faceva i suoi interessi, ma gli facevano rabbia i lavoratori come lui che non scioperavano e contribuivano a dar ragione a chi li sfruttava, senza peraltro guadagnarci niente se non ancora sfruttamento e dignità calpestata.

      Il problema è capire che ti sfruttano, oggi il sistema è tale che uno non capisce più chi lo sfrutti, e quindi non sa come risolvere i suoi problemi… sente che ha bisogno di lavorare, ma non sa capire che cosa sia che va cambiato per non essere sfruttati… siamo tornati proprio agli inizi della rivoluzione industriale.

  3. Nello ha detto:

    L’argomento introdotto dal Granocchiaio è ora di grande attualità.
    Credevo che qui da noi lo fosse perchè tutto fa brodo per le imminenti elezioni amministrative (politici che erano contro l’apertura domenicale ora invocano deroghe, e quando ieri mattina entrai sul blog (a Bologna) per fare vedere qualcosa su maggio ai miei amici che mi ospitavano pensai: vuoi vedere che il Granocchiaio chiude bottega ed entra in politica? Poi stanotte leggendo il Tirreno dei giorni scorsi ho letto una paginata sulla festa del I Maggio (no quella nostra) ormai superata per l’apertura di negozi, in parole povere: ormai non esiste più “la festa dei lavoratori”.
    Come sempre i giornalisti mettono titoli ad effetto senza tener conto di quello che poi vanno ad analizzare.
    Premetto che io, ma come me migliaia di lavoratori, ho lavorato per anni nei giorni festivi e nessuno ha spezzato un pensiero ha questi lavoratori che lo facevano e lo fanno per la pubblica utilità (al di la sottinteso che la busta paga lo risentiva), solo qualche volta negli anni 70-80 ho sentito interviste televisive in merito.
    Ancora ora non si parla di loro, ma dei commercianti, come se gli altri non esistessero: ma solo un esempio questa categoria, al di là di essere aperti o chiusi nei festivi, come farebbero se le Centrali non producessero energia oppure i giornali non andassero in edicola con le loro pubblicità o i mezzi pubblici (interessano poco Grosseto, ma qui si entra in un altro scabroso argomento) non viaggiassero etc ( gli unici che sarebbe bene non lavorassero sono quelli più importanti: quelli della Sanità, vorrebbe dire che si starebbe tutti bene, ma purtroppo è impossibile).
    Perorata la causa di quelli che fanno i turni, vengo all’argomento specifico.
    Stiamo vivendo in un periodo economico dove il liberismo (con la globalizzazione) purtroppo ,per me, la fa da padrone, per cui diamo delle regole e poi ognuno faccia come crede. Nel contratto di lavoro che avevo c’erano norme ben precise: si doveva avere una domenica libera al mese, nel caso di quattro domeniche consecutive, diritto al recupero, comunque divieto assoluto (ma questo credo sia di legge) di lavorare per sette giorni consecutivi. Basterebbe applicare queste due norme a tutti e ognuno è libero di fare come meglio crede: i commercianti aprire o chiudere nei festivi, i cittadini altrettanto per gli acquisti. Per quanto riguarda la crisi (che per il nostro governo è come quella figlia di cui la madre diceva “è un ochinio in cinta”) penso che sia la causa del successo domenicale dei famosi centri commerciali: la gente ci va perchè passa due ore al caldo (d’inverno) al fresco (d’estate) spendendo poco o niente: per credere andate al Leonardo a Fiumicino, certro immenso dove è difficilissimo trovare un parcheggio (anche questo immenso) e guardate quante borse di acquisti hanno che ne esce…..

  4. Granocchiaio ha detto:

    Non accenna a diminuire il dibattito sull’apertura domenicale dei negozi.
    Stamani titoli a tutta pagina sulla stampa locale “ASCOM denuncia: 3 domeniche chiusi, incassi meno 10%” e simili.

    Noi che siamo ragazzi di campagna riusciamo a ragionare anche così:
    ma se nel mese di Aprile del 2010 i commercianti hanno incassato il 10% in meno dello stesso mese dell’anno scorso, si può anche dire che le famiglie sono sopravvissute nel mese di Aprile 2010 pur spendendo ben il 10% in meno dell’anno scorso. Probabilmente anche meglio visto che non si hanno notizie di morte per stenti o per crisi di astinenza da shopping, visto e considerato che hanno risparmiato qualcosa come il 10%
    O no?

    Vero che l’ASCOM deve tutelare gli interessi dei propri associati, ma farlo così spudoratamente mi pare un po’ esagerato.
    “Lo fanno tutti, anzi c’è chi chiude più di noi! E chiude anche il 1° Maggio!” Ribattono loro.
    Ma se ci sono situazioni ancora peggiori della nostra perché dobbiamo invidiare il peggio.
    Ripeto che io parlo da consumatore e non da direttore dell’ASCOM.

    Leggo poi un altro articolo una riflessione sempre da parte dell’ASCOM di questo tenore.
    “Molti degli esercizi commerciali, oltre tutto, sono a conduzione familiare, cosa che, in caso di aperture straordinarie nei giorni festivi, non implica il ricorso a personale esterno, ma si risolve con un semplice turnover tra i componenti del nucleo familiare”
    Questo evidentemente per tentare di spiegare che i piccoli esercizi sono quelli che riceverebbero i maggiori benefici da questa apertura straordinaria.

    Trovo questa tesi quantomeno stupefacente. Io penso esattamente il contrario.
    È la grande distribuzione che può contare su di una forza dipendenti tale che con turni e turnover può in qualche maniera far fronte a queste aperture straordinarie.
    Quando mai si deve supporre che un piccolo negozio abbia sempre da coinvolgere nella propria attività anche il nucleo familiare? E chi lo dice che il piccolo negozio abbia alle spalle una famiglia in condizioni di assicurare il turnover? Se ci lavora una solo persona, solo quella può aprire. Se ci lavorano in due dovendo aprire anche nei festivi si ritroverebbero a lavorare ininterrottamente tutto il mese senza un giorno di riposo. Se c’è la nonna, il nonno, o che so io, non è detto che siano in condizione di sostituire i titolari.
    No, le chiusure festive sono una manna per i proprietari dei supermercati ed una iattura fino a prefigurare una concorrenza sleale nei confronti dei piccoli.
    O no?

  5. Granocchiaio ha detto:

    Anche oggi gran dibattito sui media – e grande confusione – sull’apertura dei negozi per il 1° Maggio, festa dei lavoratori.

    Domani sera si saprà chi ha festeggiato La Festa del Lavoro e chi ha provato a Fare la Festa ai Lavoratori

    • Nello ha detto:

      E’ proprio vero: quando ci sono problemi grossi da coprire si creano altri, così noi siamo cabellati due volte. Perchè è un emerita str…ta quella dell’apertura dei negozi. Non credo che il cittadino normale pensi che sia il 1° maggio il giorno per andare per negozi (o anche nei festivi normali), per cui se il commerciante vuole aprire (con o senza commessi) sono fatti suoi se ci guadagna, bravo, se ci rimette, cavvoli suoi. Ha detto bene ieri il sindaco di Firenze,: domani ATAF viaggia, i musei sono aperti, dov’è il problema se ho autorizzato all’apertura facoltativa diei negozi?
      Oggi Festa del Lavoro o Festa ai Lavoratori si interroga il Granocchiaio: leggendo sui giornali propengo per la seconda ipotesi (350.000 posti in meno in quest’ultimo anno), ma si polemizza su negozi aperti sì o no, e non su come risolvere il problema, anche se noi braccagnini saremo presto baciati dalla fortuna. Con il Polo Logistico 400 posti assicurati e tutti, anche noi stipendiati INPS (la legge ce lo permette), dovremo andarci a lavorare perchè se no …..bisognerà aprire un sito sull’invasione di nuovi barbari (progressisti locali la pensano così).

      • Roberto Spadi ha detto:

        Mi inserico nella discussione per chiarire alcune cose che hai più, come quelli che non sono del settore commercio/servizi, possono sfuggire per una conoscenza superficiale delle questioni, per es. uno che frequenta la grande distribuzione come cliente che ne sa dei contratti a cui sono sottoposti i lavoratori dei centri commerciali?
        Ci sono società che operano nel nostro Paese che sottopongono a ragazzi/e alla DISPERATA ricerca di un lavoro stabile, dei contratti (del tutto legittimi e a norma di legge)che poi a lungo andare si rivelano delle vere e proprie trappole, cui è difficile sottrarsi perchè, appunto c’è la tua firma su un pezza di carta che dice che te lavori TUTTE le domeniche; naturalmente quando ti hanno assunto ti hanno detto: tranquillo/a, su un turno di x persone ti toccherà una domenica ogni tanto.
        Bischero/a!! Quei furbacchioni hanno fatto fesso te e altri pochi, così TUTTE le domeniche ti tocca!!
        Ci sono, anche a Grosseto, negozi di società della grande distribuzione che nei giorni feriali hanno turni di 35/40 persone, la domenica con una decina di lavoratori mandano avanti la baracca alla bell’è meglio, tanto i clienti sò conteti lostesso.
        Direte, bè se lavorano TUTTE le domeniche faranno festa il lunedì, che cambia?
        Cambia, provate a pensare ad es. una famiglio a cui TUTTE le domeniche manca il papà o la mamma, a lungo andare le problematiche relative alla relazione con i figli, i parenti, diventano motivo di stress perchè NON ci vivi insieme le gite, i pranzi in famiglia, camunioni, cresime, ecc… Tutte cose che quando sei giovane e magari scapolo/nubile non ci pensi.

        • patrizio ha detto:

          ma infatti hai proprio ragione, per questo tutti quelli che prima hanno favorito l’uccisione di Biagi togiendogli la scorta e poi lo santificano applicando le sue teorie che per me erano sbagliate, hanno una grave responsabilità ….

        • Roberto Spadi ha detto:

          Mi scuso per gli errori di ortografia!!!

        • Nello ha detto:

          Roberto, non credo che nè io nè la mia famiglia siano stati frustati dal mio orario di lavoro e sì che prima come turnista poi come manutentore ho lavorato nei festivi e di notte. Se, come tanti pedagogi affermano, è meglio stare vicino ai figli nei primi anni, ti posso garantire che ho “trastullato” Valerio, il mio figlio più grande nato nel mio periodo turnista, più di Martina, nata quando ero manutentore.
          Riconosco quanto dici dei ricatti a cui devono sottostare certi lavoratori (leggi area commercio), ma mi sa che tu non conosci che ci sono altri che farebbero carte false per fare i turni, vuoi per il maggiore stipendio, vuoi per il tempo libero. Solo per farti un esempio personale: io turnista avevo 26 giorni di ferie + quattro ex festività come tutti gli altri colleghi,ma avevo anche 13 permessi (a vario titolo), considera che spesso le ferie necessitano per disbrigo pratiche personali, cosa che raramente interessa un turnista.
          Ha proposito, riferendomi al tuo intervento sul sito apposito, come c’è rimasto chi ti sta vicino (non credo figli) per la tua assenza causa lavoro (doppio sic!!!!!) alla Festa del 1° Maggio? Anche te hai subito un ricatto?

          • Roberto Spadi ha detto:

            Caro Nello, te avevi tutte le garanzie del caso, quei ragzzi/e di cui parlavo nel post,NO, la domenica è considerata una normale giornata di lavoro.
            Per quanto riguarda la mia assenza al “MAGGIO”, stavo a dà una mano ad un amico, quindi nessun ricatto.

          • Bastiancontrario ha detto:

            Chiedo umilmente…MA E’ MEGLIO FA’ FESTA IL LUNEDI’con qualche euro in tasca??? oppure la domenica senza ‘na lira?????

          • Nello ha detto:

            Non so bene come risponderti. Quando facevo i turni, ma non avevo famiglia, ero contentissimo di fare il riposo iin un giorno della settimana qualsiasi, ma quando ho, come si dice, messo su famiglia e questa è cresciuta, beh ho fatto di tutto per non fsre più i turni per tornare ad un orario settimanale in 5 gg.
            Per rispondere nell’occasione a Roberto è vero che ero un privilegiato, ma la domenica non ci veniva in maniera enorme (diverso le festività), per cui se la guardi solo dal fatto “vile moneta”, mi sa che i dipendenti degli esercizi commerciali(fra l’altro i più precari , contratto a scadenza, o nella migliore delle ipotesi apprendisti, differenza che a questi ultimi può essere rinnovato il contratto per 4 anni) stanno ancora peggio dei dipendenti elettrici (non più contratto ENEL, privilegiato per te, ma contratto confindustria, sempre sicuro e abbastanza buono ma molto peggiorativo rispetto al mio)

  6. Granocchiaio ha detto:

    Questa volta il Granocchiaio è stato facile profeta nel vedere che per la diatriba sull’apertura domenicale dei negozi ed in particolare anche per il 1° Maggio il bubbone stava gonfiando.

    1° Maggio Festa dei Lavoro. Del lavoro che non c’è, ha titolato qualcuno oggi.
    Orami l’Italia si è divisa in due, e non in senso verticale od orizzontale, ma piuttosto come si dice oggi in senso trasversale. Nel senso che ogni comune ha fatto un po’ come gli pareva. O quasi. Milano per esempio in un primo momento ha detto si all’apertura domenicale, poi la signora Moratti anche sotto la minaccia di scioperi e contestazioni sindacali ha fatto una clamorosa quanto opportuna marcia indietro.

    A Firenze è andata un peggio. Il Sindaco Renzi ha autorizzato l’apertura nel centro storico ma è stato contestato non solo dai sindacati, ma anche dal neo presidente della regione Rossi (Io quell’ordinanza non l’avrei firmata) e anche Vannino Chiti dice che queste situazioni vanno valutate “con estrema attenzione”.

    Questa volta, almeno per il 1° maggio, tutti i sindacati paiono d’accordo nel contestare l’apertura. A Siena, i sindacati dicono: ”Fatto di estrema gravità”, e proclamano lo sciopero.

    Fare una classifica dei buoni e dei cattivi oggi in Italia è peggio che fare un bollettino di guerra su ogni comune d’Italia. E in più anche il fronte dei negozi e della grande distribuzione si è rotto e una realtà gigantesca come quella della Unicoop Tirreno (112 punti vendita, 900 mila soci e 6.000 dipendenti in Toscana, Lazio, Campania e Umbria) ha deciso di tener chiusi i propri punti vendita nella giornata del 1° maggio.

    In provincia non è facile dire chi è aperto e chi no, si sa che Grosseto è rimasto fermo sul no, mentre pare che siano aperti a Follonica, a Massa Marittima e a Monte Argentario. Domani lo sapremo più precisamente. Anzi dopodomani perché domani non escono i giornali.

    Noi qui sul blog siamo rimasti accecati dalla luce splendete della festa del Maggio per cui questi ed altri articolo sono rimasti giustamente (?) un po’ in ombra. Allora approfitto per porre di nuovo un quesito sull’affermazione disperata che il direttore dell’ASCOM di Grosseto ha lanciato qualche giorno fa sulla stampa: nel mese di Aprile 2010 i commercianti hanno incassato il 10% in meno dello stesso mese dell’anno scorso.
    Alla maniera di noi campagnoli provavo a ragionare così:
    se i commercianti nel mese di Asprile2010 hanno incassato il 10% in meno dello stesso perido nell’anno 2009 si può anche dire che le famiglie sono sopravvissute – scommetto senza eccessivi traumi – RISPARMIANDO UN BUON 10% rispetto al mese di aprile 2009! Dov’è il dramma? Anche i commercianti hanno un culo e una testa come i mortali comuni, e anche loro sono dei consumatori, per cui…………

    Che ne pensate?

  7. Granocchiaio ha detto:

    Finalmente si riprende una discussione che a me pare non di secondaria importanza. Anzi, potrebbe portare anche molto lontano.
    Ma per non volare troppo restiamo con i piedi per terra. Lo Sciabolik, come del resto anche Nello, mette a fuoco un aspetto evidente e cruciale della questione con le conseguenze da lui indicate e forse diverse altre.

    MA QUESTE SONO LE CONSEGUENZE E NON I MOTIVI ORIGINARI DI QUESTA STORIA!

    Capisco che stavolta sono stato troppo lungo. Però se lo Sciabolik rilegge il mio primo articolo vedrà che io cerco di criticare e combattere l’idea di aprire le domeniche e le festività. E questo per una supposta teoria secondo la quale il progresso ed il benessere dell’umanità risiede nei consumi. Teoria che a oggi mi pare nessuno contesta o mette in dubbio, né a sinistra, né a destra, né di sopra, né di sotto.
    Io, modestamente dicevo: tutti d’accordo! Io mica tanto.

    E secondo me è da li che bisogna partire. Perché è ovvio che senza aperture il problema indicato nemmeno si pone.
    Lo so che ho mirato in alto, ma non mi sembra un’eresia mirare in alto.
    Portavo esempi di altri paesi dove la scala dei valori è assai diversa dalla nostra, ma non per questo peggiore. E poi tanto sono a mirare in alto la dico fino in fondo, anzi la ripeto perché mi sembra di averlo già detto. La domenica e i giorni festivi chiuderei tutte le attività. Salvo quelle ben identificate da Nello some i Servizi Sanitari, la luce, i mezzi pubblici di trasporto, la sicurezza pubblica e via cantando. Ma per il resto tutto chiuso, comprese, e qui lo Sciabolik avrà dei problemi a digerì il rospo o mi manderà a quel paese, le partite di calcio e tutte le altre attività sportive. Prima di sparare rifletta sul fatto che ci sono paesi che già lo fanno e non mi risulta che siano meno sportivi di noi.

    Perché questa proposta? Per riappropriarsi del proprio tempo e fare esattamente quello che uno vuole. Non quello che vogliono altri, quelli che pensano che l’umanità può sopravvivere solo con la pubblicità ed i consumi.
    Certo sarà difficile spengere Internet, ma senza negozi o altre distrazioni imposte, sempre per consumare, potrebbero riaprirsi possibilità di vivere in famiglia, con gli amici, con la natura, con i propri hobbies, con un libro, con uno sport praticato, con la pesca, con una passeggiata, con una dormita, con una …., insomma per fare quello che uno vuole. Non quello che qualche altro ha interesse a farti fare.
    Mi sembra già di volare abbastanza alto.

    Ai ragionamenti di Patrizio però non ci arrivo troppo alti per me.

    Ripeto l’interrogativo fatto nell’ultimo post:
    nel mese di Aprile 2010 i commercianti hanno incassato il 10% in meno dello stesso mese dell’anno scorso
    si può dire che tutti noi consumatori nel mese di aprile 2010 siamo sopravvissuti senza drammi pur risparmiando complessivamente un 10% rispetto al mese di aprile 2009?

  8. sentinella ha detto:

    Oggi su Il Tirreno pubblicata una lettera di Roberto Tonini estrapolata da questo blog.

  9. Tacco di Ghino ha detto:

    Una volta si diceva che quando c’è crisi bisogna tirà la cinghia e risparmià
    Ora ci dicono che con più c’è crisi e più bisogna spende……..
    Ma allora come stà questa storia, io non ci’ho mica capito una sega!

    • Nello ha detto:

      E’vero quello che dici. Quello che più mi meraviglia è che rispetto allora, nota bene mica secoli fa solo una ventina o giù di lì, oggi la popolazione in generale è molto più istruita, ma mi sembra molto più ignorante. Mi spiego ora tutto è mediatico e, mi pare, si crede solo a quello che ci dicono i politici e/o economisti che si fanno belli solo per interventi televisivi, utili solo ai loro interessi. Non vorrei fare politica pura, ma i nostri amatissimi, nonostante tutto quello che è successo dal 2007 e purtroppo dalle previsioni per ancora altri quattro o cinque anni nel migliore dei casi, hanno negato la crisi. Quello che mi disturba che lo hanno fatto anche certi economisti di seconda tacca che ora sono considerati dei Modigliani o simili: è vera la teoria che in caso di crisi bisogna far circolare denaro, ma è anche vero la teoria (che ripeto non ci viene esposta) che se questo manca e si fanno acquisti alla fine tutto crolla. Il Governatore della Banca d’Italia (come quello della BCE), che non ha bisogno di comparsate televisive in quanto se lo mandano via di lì trova sicuramente di meglio senza nemmeno fare domande come tanti giovani, è dall’indomani della crisi che ci mette in guardia fra gli improperi dei nostri politici.
      Granocchiaio dice: se i commercianti hanno guadagnato ( o incassato è lo stesso) il 10% in meno rispetto all’anno scorso, vuol dire che noi si è vissuto spendendo il 10% in meno. Il fatto è che quel 10% è soprattutto sui beni che fanno “in”, quelli per capirsi ti fanno pagare 1000 ed in effetti costano poco più di 10 o sono proprio superflui ( leggi ad esempio jeans da 180 € o macchinoni tipo SUV Mercedes BMW etc). Infatti, a fronte di un calo di vendite nella grande distribuzione (Coop, Conad,Pam etc) si ha un aumento delle vendite negli hard-discount, guarda caso quasi tutti ad essa collegati.

  10. maria ha detto:

    buongiorno, io penso che aprire i negozi la domenica, deve essere una scelta del commerciante,però non è giusto che i dipendenti debbano essere costretti a passare le domeniche lavorando senza avere possibilità di scelta.E poi se tutti i negozi restassero chiusi, ci sarebbero tanti posti da visitare con la famiglia, e i bambini potrebbero fare tante altre cose sicuramente mille volte migliori che andare in giro per centri commerciali. Concludo dicendo che i commercianti dovrebbero lavorare loro e le loro famiglie, se hanno questo piacere, e lasciare liberi i dipendenti.Ciao a tutti

  11. Granocchiaio ha detto:

    buongiorno Maria

    io credo che aprire i negozi la domenica non deve essere solo la scelta del commerciante, ma di tutti noi.
    Non c’è bisogno di essere tanto vecchi per ricordarsi che fino a qualche tempo fa i negozi non aprivano alla domenica. Era peggio? O era meglio?

    Secondo me era meglio. Quali vantaggi ha portato aprire la domenica? E se si, a chi ha portato questi vantaggi?
    Se qualcuno ha voglia di capire un po’ basta leggere quello che è stato scritto qui sul blog questa primavera.

    Comunque senza fare discorsi troppo lunghi e difficili: per me è solo un asservimento al sistema del consumo sfrenato e incontrollato. Purtroppo non solo c’è chi predica di consumare sempre di più, c’è di peggio, e cioè c’è chi ci crede!

    Nessuno più si pone il problema della festa.
    Da qualche parte ho letto ultimamente qualcosa come “Bisogna recuperare il senso vero della festa, specialmente della domenica, giorno dell’uomo, giorno della famiglia, della comunità e della solidarietà”.
    “Oggi, purtroppo, l’organizzazione del lavoro, pensata e attuata in funzione della concorrenza di mercato e del massimo profitto, e la concezione della festa come occasione di evasione e di consumo, contribuiscono a disgregare la famiglia e la comunità e a diffondere uno stile di vita individualistico. Occorre perciò promuovere una riflessione e un impegno rivolti a conciliare le esigenze e i tempi del lavoro con quelli della famiglia e a ricuperare il senso vero della festa, specialmente della domenica, giorno dell’uomo, giorno della famiglia, della comunità e della solidarietà”

    Grosso modo anch’io la penso in questa maniera.

    • mezzamestola ha detto:

      Granocchiaio Comunista… cavolo!!! questa si che è una notizia… altro che la casa a Montecarlo di Fini…:-))
      Comunque anche io ritengo che la domenica bisogna fermarsi un poco… è una necessità dell’uomo… sennò qui finisce male.

      • Granocchiaio ha detto:

        E caro Mezzamestola, la storia che Gesù Cristo era comunista è un po’ vecchiotta e, fortunatamente oggi, poco credibile e proponibile…………

        La notizia potrebbe essere al contrario Mezzamestola baciapile!

        • mezzamestola ha detto:

          eh si, tra Gesù e il comunismo terreno ci sarebbe di mezzo quantomeno un ‘discorso della montagna’ che non va giù a nessuno…. ne alla chiesa ne ai comunisti… solo Ghandi ebbe il coraggio di applciarlo anche se a metà… ma venne ammazzato anche lui come Gesù…

          ma che differenza c’è tra un cominista che crede senza se e senza ma ai propri capi di partito e un cristiano che crede senza se e senza ma ai propri capi religiosi?

          • Granocchiaio ha detto:

            Con tutto il rispetto

            L’hai presente una chioccia appena schiocciata? Gli orfani di cui alludi mi sembrano proprio come delle chiocce appena schiocciate: trambellano, un sanno più se devono ancora covà o che cosa. Nel frattempo barcollano alla ricerca di una loro nuova identità.

            Circa la tua capziosa domanda finale la risposta è ovvia: praticamente non ci sono differenze, in ambedue i casi ci vuole una profonda ed in crollabile Fede. Come in tutte le Chiese del mondo che si rispettino.

            A parte questi ragionamenti sui massimissi sistemi: ma te come la pensi sull’apertura alla domenica e sul riposo settimanale?

  12. mezzamestola ha detto:

    orca la miseria, sono assolutamente contrario. E chi osteggia il bene danaro come motivo per l’apertura… sbaglia… c’è pure il bene senza il quale il danaro un serve a niente, da tutelare…, ed è l’essere umano.
    Il fatto è che sembra che se uno la domenica non può andare a supermercati, gli prende la crisi e si deprime… ma siamo sicuri che la medicina sia proprio il motivo che ha causato il male? Per me no… la domenica se un si sa che fare giriamo i pollici, prima o poi ci si rende conto di quanto è bella la vita … altro che centri commerciali e schoppinghe…

  13. Granocchiaio ha detto:

    Visto e considerato che – almeno su questo – si potrebbe esse d’accordo

    Ho sentito in giro che c’è voglia di comitati contro………….

    Un Comitato contro le Aperture Domenicali no eh?

    • mezzamestola ha detto:

      se lo fai io aderisco…

      sui comitati ‘contro’…

      mi chiedo perchè un fanno anche un comitato a favore…(del polo) che gli costa, avrebbe di certo anche finanziamenti dal comune e dalla provincia…

  14. Granocchiaio ha detto:

    riporto nella giusta sede il posto di avanti ieri

    “La crisi strutturale ha aperto nuovi scenari per la vita dei cittadini, per le condizioni dei lavoratori e per gli stili di consumo. Occorrono segnali che invertano la tendenza in atto.
    Si è aperta una fase in cui il futuro delle nuove generazioni non è più assicurato da un continuum di sviluppo e di crescita.
    Occorre che tutti – ciascuno nella propria autonomia e nella propria identità di missione e di visione – modifichino gli schemi culturali al fine di costruire nuovi orizzonti di sobrietà e nuovi stili di vita.
    Il consumismo degli anni ’80 e ’90 del secolo passato e l’illusione di un progresso continuo in grado di assicurare occupazione e reddito alle famiglie sono ormai un ricordo del passato. Il vivere al di sopra delle proprie possibilità di alcuni ceti sociali, l’allargarsi delle differenze sociali nel mondo sviluppato e l’emergere da protagonisti di nuovi popoli sullo scenario del mercato mondiale pongono l’esigenza di un nuovo e più equilibrato modello di sviluppo. È tempo quindi di affermare un nuovo approccio ai consumi basato sulla sostanza e non sulla forma o sull’immagine e che si fondi sulla persona più che sul consumatore. Una persona che abbia “tempo libero”: libero dal lavoro, libero dal consumismo modaiolo, libero dallo stress, libero dal dover innestare sempre una marcia in più in quello che è stato definito il mondo moderno.
    È tempo che le domeniche e i giorni festivi siano riservati agli affetti, allo svago, alla cultura, al divertimento e alla professione, per ciascuno, della propria fede.
    Per questo motivo si incrociano oggi vecchi diritti e nuovi orientamenti. Va difeso il valore del lavoro e il diritto dei lavoratori a godere delle giornate festive: oggi si impone un nuovo orientamento anche a seguito della crisi e per favorire e precorrere stili di vita sobri.

    Dal coniugarsi di vecchi diritti e nuovi orientamenti nasce l’impegno a fare in modo che si apra, sulla chiusura domenicale e festiva degli esercizi commerciali in tutto il paese, un dibattito serio e proficuo che possa diventare un confronto di idee e di coerenti comportamenti.
    E’ auspicabile l’impegno a promuovere appositi pubblici incontri-dibattito per ascoltare l’opinione delle Istituzioni, delle forze politiche, delle forze sociali e delle comunità civili e religiose.
    E quindi poi promuovere le apposite iniziative – anche legislative – in grado di trasformare in termini di diritto quella che auspichiamo possa essere una prevalente opinione pubblica: la chiusura domenicale e festiva degli esercizi commerciali”

    Questo discorso non l’ho scritto io, ma lo condivido in pieno.

    Per quello che mi riguarda ribadisco qui un concetto già espresso tempo addietro e che va anche un passo oltre: per me dovrebbero fermarsi tutte le attività non strettamente necessarie come gli ospedali, i mezzi di trasporto pubblico, l’ordine pubblico e similari.

    Ritorno oggi sull’argomento perche ieri sera abbandonando in anticipo l’incontro dove un esimio relatore parlava di “decrescita civile” mi è stato poi rimproverato di lamentarmi senza aver capito di cosa si parlava.

    Non credo di andare lontano dalla verità pensando che l’esimio relatore non avrebbe difficoltà ad annoverare i miei auspici proprio in una aspirazione di “decrescita civile”, con buona pace dell’amico Mezzolitro che non credo si discosti molto dal discorso da me sopra riportato.

  15. Granocchiaio ha detto:

    Stamani l’argomento viene ripreso stamattina con una bella inchiesta che il Corriere di Maremma con la firma di Lorenzo Tilli fa sull’argomento: Il Centro Storico chiude alla domenica

    “Lavoriamo tutta la settimana – afferma Rita Boldrini, titolare del negozio di dolciumi “Rita la chiccaia” – e non vedo il motivo di aprire anche la domenica. Prima di tutto, perché è giusto prendersi un po’ di riposo visto che stiamo aperti anche il sabato, e poi perché il gioco non vale la candela, il guadagno non c’è. Adesso che arrivano le festività natalizie – conclude la signora Rita – apriremo anche la domenica pomeriggio, come abbiamo sempre fatto, ma non le altre domeniche dell’anno no grazie, ce ne restiamo a casa.”

    A pensarla come la signora Boldrini anche Patrizio Poli, titolare di uno dei negozi di abbigliamento più conosciuti in città. “è sbagliato aprire di domenica, chiedere deroghe o altro. È l’unico giorno in cui possiamo riposare e poi aprire ventiquattro ore in più non è vantaggioso per noi piccoli esercenti. Le grandi catene possono permetterselo – prosegue Poli – assumendo magari ragazzi che lavorino solo il weekend, ma noi non possiamo farlo. Resteremo aperti durante le vacanze natalizie, come è giusto che sia, ma per i l resto dell’anno non se ne parla”.

    “Noi non apriamo quasi mai – comune Simone Stoppa, titolare dell’omonima oreficeria di Corso Carducci – e ci sembra giusto così. Farlo comporterebbe anche un problema a livello di dipendenti, non possiamo mica lavorare sette giorni su sette. Se poi tutti i commercianti del centro decidono di aprire una domenica al mese allora va bene, ma devono farlo tutti per richiamare la gente, altrimenti è inutile”.

    Saracinesche abbassate anche l’ultimo dì della settimana anche per ‘Leonello’. “La domenica – commenta Simone Gasparri – è giusto rimanere chiusi. La mattina c’è poca gente in giro e a noi non porta alcun beneficio. Anche l’idea di fare Halloween il giovedì sera non ci sembra una buona cosa”.

    ”A proposito di deroghe e di ordinanze poi – dice Mirella Polvani titolare dell’omonima calzoleria – mi ricordo lo scorso primo maggio. Tutti i negozi erano chiusi ma le cineserie no, abbiamo segnalato il fatto all’ufficio commercio della polizia municipale e non ci è stata data nessuna risposta. Quando ci fu piazze d’Italia poi, dovemmo restare chiusi, ma allora perché fu permesso a tanti ambulanti, proprietari anche di negozi, di tenere in bella mostra le proprie bancarelle? Le ordinanze e le deroghe devono essere rispettate da tutti., e tutti devono sentirsi liberi di aprire ogni qual volta gli venga permesso”.

    *******************************************************************

    Gli interventi di questi esercenti non appartenenti alla grande distribuzione sembrano confermare un trend che sembra affermarsi sempre di più in questi ultimi tempi.
    Ma la cosa più interessante – e per certi versi sorprendente – è che anche la Grande Distribuzione sta ripensando questa politica.
    Che faccia questo per rimorsi etici mi sembra un pelino azzardato, magari c’avrà il suo tornaconto, altrimenti non starebbe ripensando a questo indirizzo.

    E a Braccagni?
    In un piccolo scambio di idee con i commercianti del paese, quelli interessati all’eventuale apertura domenicale, compresa la nostra “grande piccola distribuzione”, tutti sono dimostrati fermamente assertori della NON APERTURA domenicale. Ma ad una condizione forte e ferma: che valga per tutti, e almeno a carattere provinciale. E si capisce bene il perché: se Roccastrada fa aprire e Grosseto no – per esempio – Sticciano sarà aperto e Braccagni no. E questo è chiaramente da evitare.

    • Nello ha detto:

      Il problema sussiste e divide i negozianti. Io sono per la libera concorrenza e uno dovrebbe aprire o chiudere secondo le sue esigenze. Il tutto deve essere regolamentato: il Comune (credo) dovrebbe dare un orario di apertura settimanale in sei giorni, poi sarà il negoziante a stabilire se fare il riposo la domennica o in altro giorno.
      Personalmente non credo che sia un guadagno enorme aprire la domennica (forse esclusi i giorni pre natalizi su cui concordano i vari intervistati), costi più elevati d’esercizio, tenendo conto che, specie da noi, primavera-estate sono dedicate al mare. Penso che sarebbe più opportuno che l’orario di apertura fosse diverso che so la mattina in orario a seconda gli esercizi, il pomeriggio la chiusura di tutti dovrebbe essere verso le 20.30-21.00: le spese dei negozianti non penso aumenterebbero molto, in compenso anche le famiglie avrebbero più tempo utile per la spesa giornaliera (notate che nelle grandi città questo già avviene, come nei centri commerciali).

  16. Granocchiaio ha detto:

    anche su Facebook si sta muovendo qualcuno:
    oggi il Corriere di Maremma rilancia un specie di sondaggio:
    Negozi aperti la domenica: siete favorevoli o contrari? E perchè?

    si vede che il problema esiste ed è sentito
    vedremo se ci saranno risposte in quantità tale da essere numeri significativi, vedremo

    e ci andremo per dire la nostra

  17. braccagni.info ha detto:

    Oggi nel Corriere di Maremma nel dibattito sull’apertura domenicale dei negozi viene riportato un pezzo tratto dal nostro blog.

  18. Granocchiaio ha detto:

    Stamani il Corriere di Maremma ha dedicato due intere pagine, belle grandi, al tema in questione. Hanno parlato diversi attori manifestando le più diverse opinioni. È stato riportato anche il commento ed il mini sondaggio fatto a Braccagni e già pubblicato qui nel blog.
    Sono stati riportati anche i dati relativi agli interventi su FB che davano a quell’ora una leggera prevalenza i si.

    Cosa ben diversa stasera che alle ore 22.00 il post FB del Corriere della Maremma dava 2 favorevoli al SI apertura, 5 per la NO apertura, e 1 indeciso.
    Nel nostro blog, sempre su FB, in piccolo, abbiamo 1 SI apertura e 2 NO apertura, sempre allo stesso orario.

    La cosa più interessante a me pare comunque l’arrivo delle opinioni dei diretti interessati come un dipendente della GDO, per il NO, e del sindacato Fisascat Cisl Grosseto, anch’esso per il NO.

    Questo permette di confrontare le opinioni nostre co i diretti interessati che possono fornire opinioni e dati da chi vive in prima persona i fatti.
    Fa piacere che da parte del Sindacato e da un post arrivato su FB alla Sentinella del Braccagni si sposti finalmente il problema allargando il discorso oltre che alla tutela dei lavoratori e della famiglia, anche agli aspetti etici e culturali.

    Vorrei qui ricordare il post da me fatto qualche giorno fa, forse allora fuori tempo e fuori luogo e che quindi voglio riportare di nuovo per dare a tutti la possibilità di riflettere e di discuterne.

    Il post viene messo dopo questo., come se fosse una replica.

    • Granocchiaio ha detto:

      riporto di nuovo:

      “La crisi strutturale ha aperto nuovi scenari per la vita dei cittadini, per le condizioni dei lavoratori e per gli stili di consumo. Occorrono segnali che invertano la tendenza in atto.
      Si è aperta una fase in cui il futuro delle nuove generazioni non è più assicurato da un continuum di sviluppo e di crescita.
      Occorre che tutti – ciascuno nella propria autonomia e nella propria identità di missione e di visione – modifichino gli schemi culturali al fine di costruire nuovi orizzonti di sobrietà e nuovi stili di vita.
      Il consumismo degli anni ’80 e ’90 del secolo passato e l’illusione di un progresso continuo in grado di assicurare occupazione e reddito alle famiglie sono ormai un ricordo del passato. Il vivere al di sopra delle proprie possibilità di alcuni ceti sociali, l’allargarsi delle differenze sociali nel mondo sviluppato e l’emergere da protagonisti di nuovi popoli sullo scenario del mercato mondiale pongono l’esigenza di un nuovo e più equilibrato modello di sviluppo. È tempo quindi di affermare un nuovo approccio ai consumi basato sulla sostanza e non sulla forma o sull’immagine e che si fondi sulla persona più che sul consumatore. Una persona che abbia “tempo libero”: libero dal lavoro, libero dal consumismo modaiolo, libero dallo stress, libero dal dover innestare sempre una marcia in più in quello che è stato definito il mondo moderno.
      È tempo che le domeniche e i giorni festivi siano riservati agli affetti, allo svago, alla cultura, al divertimento e alla professione, per ciascuno, della propria fede.
      Per questo motivo si incrociano oggi vecchi diritti e nuovi orientamenti. Va difeso il valore del lavoro e il diritto dei lavoratori a godere delle giornate festive: oggi si impone un nuovo orientamento anche a seguito della crisi e per favorire e precorrere stili di vita sobri.

      Dal coniugarsi di vecchi diritti e nuovi orientamenti nasce l’impegno a fare in modo che si apra, sulla chiusura domenicale e festiva degli esercizi commerciali in tutto il paese, un dibattito serio e proficuo che possa diventare un confronto di idee e di coerenti comportamenti.
      E’ auspicabile l’impegno a promuovere appositi pubblici incontri-dibattito per ascoltare l’opinione delle Istituzioni, delle forze politiche, delle forze sociali e delle comunità civili e religiose.
      E quindi poi promuovere le apposite iniziative – anche legislative – in grado di trasformare in termini di diritto quella che auspichiamo possa essere una prevalente opinione pubblica: la chiusura domenicale e festiva degli esercizi commerciali”

      Questo discorso non l’ho scritto io, ma lo condivido in pieno.

  19. mezzolitro ha detto:

    Leggendo quà e là ho trovato questo post, mi sembra che sia ancora attuale e vo lo ripropongo.

    Roberto Spadi scrive:
    2 maggio 2010 alle 09:57

    Mi inserico nella discussione per chiarire alcune cose che hai più, come quelli che non sono del settore commercio/servizi, possono sfuggire per una conoscenza superficiale delle questioni, per es. uno che frequenta la grande distribuzione come cliente che ne sa dei contratti a cui sono sottoposti i lavoratori dei centri commerciali?
    Ci sono società che operano nel nostro Paese che sottopongono a ragazzi/e alla DISPERATA ricerca di un lavoro stabile, dei contratti (del tutto legittimi e a norma di legge)che poi a lungo andare si rivelano delle vere e proprie trappole, cui è difficile sottrarsi perchè, appunto c’è la tua firma su un pezza di carta che dice che te lavori TUTTE le domeniche; naturalmente quando ti hanno assunto ti hanno detto: tranquillo/a, su un turno di x persone ti toccherà una domenica ogni tanto.
    Bischero/a!! Quei furbacchioni hanno fatto fesso te e altri pochi, così TUTTE le domeniche ti tocca!!
    Ci sono, anche a Grosseto, negozi di società della grande distribuzione che nei giorni feriali hanno turni di 35/40 persone, la domenica con una decina di lavoratori mandano avanti la baracca alla bell’è meglio, tanto i clienti sò conteti lostesso.
    Direte, bè se lavorano TUTTE le domeniche faranno festa il lunedì, che cambia?
    Cambia, provate a pensare ad es. una famiglio a cui TUTTE le domeniche manca il papà o la mamma, a lungo andare le problematiche relative alla relazione con i figli, i parenti, diventano motivo di stress perchè NON ci vivi insieme le gite, i pranzi in famiglia, camunioni, cresime, ecc… Tutte cose che quando sei giovane e magari scapolo/nubile non ci pensi.

  20. Granocchiaio ha detto:

    TROPPE APERTURE STRAORDINARIE
    Commercio: conferenza stampa regionale

    COMMERCIO: SINDACATI, PETIZIONE PER MODELLO PIU’ SOSTENIBILE RACCOLTE 50 MILA FIRME IN TOSCANA, TROPPE APERTURE STRAORDINARIE


    Cinquantamila firme per chiedere “un modello di commercio all’insegna della cultura e non del consumo, per una maggiore contrattazione a difesa dei più deboli, e per una difesa dei valori civili e religiosi” in Toscana, e un no all’apertura dei negozi il primo maggio o, in prospettiva, il 26 dicembre. E’ l’iniziativa illustrata oggi a Firenze da Roberto Betti della Filcams Cgil, Carlo Di Paola Fisascat Cisl e Pietro Baio Uiltucs. La raccolta di firme, è stato ricordato, è partita tra cittadini e operatori del commercio, sulla scia delle polemiche nate dalla scelta, definita “miope”, del Comune di Firenze di concedere l’apertura degli esercizi commerciali il primo maggio 2010. “A Firenze – hanno spiegato i sindacalisti – i negozi sono aperti 361 giorni l’anno, primo maggio compreso. Le associazioni di categoria stanno poi chiedendo anche l’apertura il giorno di Santo Stefano, se non per quest’anno per il prossimo. L’accoglienza a Firenze non può significare solo che le botteghe sono aperte”. Le aperture domenicali e nei festivi, hanno sottolineato i sindacati “non danno risposte al tessuto sociale o all’economia della Toscana. Negli ultimi 3 anni i consumi in Italia sono calati del 7,5%, compresi i beni di prima necessità, e aprendo un giorno in più non si aiuta il settore ma solo la grande distribuzione. Del resto i soldi in tasca della gente sono quelli che sono, e anche aprendo più giorni, quelli rimangono”. I negozi sempre aperti, hanno detto ancora, creano invece “solo disagi ai lavoratori, specie per i precari che sono più ricattabili”. I sindacati porteranno, la prossima settimana, le firme al presidente della Toscana Enrico Rossi per chiedere alla Regione “un impegno per un modello più sostenibile e più certezza, efficacia e rigidità nella legge regionale sul commercio per quanto riguarda le deroghe per le aperture”. I sindacati hanno poi ricordato la protesta di alcuni lavoratori dei negozi dei Gigli che hanno portato al Comune di Campi Bisenzio (Firenze) alcune lettere per raccontare il loro disagio dopo che “l’amministrazione ha accettato la richieste del centro commerciale e i negozi rimangono aperti praticamente in modo ininterrotto dallo scorso week end fino a Befana”. (ANSA).

    Questo quanto pubblicata da Fisascat Cisl Grosseto il giorno mercoledì 3 novembre 2010 alle ore 17.10 e ripreso poi stamani dal Corriere di maremma nella pagina TOSCANA

    Per quanto ci riguarda notiamo con piacere che il nostro pensiero è in sintonia con altri territori – anche importanti – della nostra regione.
    Ed in particolare con le stesse motivazioni essenziali che sono quelle di una cultura ripensata e rivista, ma anche di una salvaguardia degli interessi e dei diritti sia dei lavoratori che dei commercianti, in specie quelli più piccoli e deboli.

    Tutti argomenti già evidenziati nei post del nostro blog.

    Abbiamo anche dati significativi circa l’andamento delle aperture sul nostro territorio che la Fisascat Cisl Grosseto ci ha gentilmente fornito e che pubblicheremo presto sul blog.

  21. Granocchiaio ha detto:

    a Bastiancontrario

    La risposta esatta è: MEGLIO FA FESTA LA DOMENICA CON QUALCHE EURO IN TASCA

    Anche perché ormai co le lire ci si fa giusto le serenate alla “Nerone”

    • Bastiancontrario ha detto:

      oh granocchiaio nn fà finta di nn caPììì…

    • mezzolitro ha detto:

      Eh! No! Caro ranocchio, la risposta esatta è:
      >

      • mezzolitro ha detto:

        Meglio fà festa la domenica e il lunedì mattina con qualche euro in tasca!

        • Granocchiaio ha detto:

          E sì caro Mezzolitrozzo, ripeto:
          MEGLIO FA FESTA LA DOMENICA CON QUALCHE EURO IN TASCA

          Che non contraddice AFFATTO la tua
          MEGLIO FA FESTA LA DOMENICA E IL LUNEDI’ MATTINA CON QUALCHE EURO IN TASCA

          Tenere chiusi i centri di consumo e consumismo è già un primo passo per arrivare al lunedì mattina non alleggeriti nel borsello!

          • Bastiancontrario ha detto:

            Visto che ho iniziato io,cari granocchiai e mezzilitri,se un ragazzotto và a lavorà la domenica o un festivo,guadagna qualche soldino, e ci si và a divertì quando gli pare…è meglio che stà a ciondolà davanti alla chiesa senza un soldo??’nooo????

  22. Granocchiaio ha detto:

    A Nello

    Quando ho parlato di chiusure domenicali ho sempre sottolineato che i servizi generali e di pubblica utilità e sicurezza non rientravano nella discussione.
    E te facevi per l’appunto uno di questi.

  23. mezzolitro ha detto:

    Vedi, bastiancontrario, un conto è fà qualche domenica di lavoro se hai da levatti qualche sfizio, un’altro conto è dovè lavorà TUTTE le festività perchè t’hanno incastrato cò un contratto carogna!

  24. braccagni.info ha detto:

    Mi sbaglio o dice qualcosa che era stato scritto su questo blog?

    Lolini:”Le frazioni sono state emarginate”
    13/11/2010
    L’attenzione degli addetti ai lavori spesso lascia emarginate le questioni delle frazioni e questo è grave sintomo di scarsa coscienza civica. I problemi che ci sono a livello di trasporti incidono pesantemente sulla realtà limitrofa al capoluogo. E’ preoccupante ad esempio la sorte di frazioni come Istia che hanno visto depotenziato il servizio di trasporti da e verso Grosseto: pur distando solo pochi chilometri la linea è extraurbana e assente nei giorni festivi; i cittadini di Istia hanno gli stessi diritti degli altri e non possiamo permettere l’emarginazione locale. La soluzione è quella di intavolare una trattativa tra amministrazione locale e Tiemme in primis, affinchè venga concessa tutela a soggetti di cui la presente amministrazione non vede l’esistenza. Ma le politiche di chi è al governo lasciano troppo poco spazio alla valutazione delle esigenze dei piccoli per determinare le linee generali: le voci dei commercianti di Braccagni, ad esempio, sono lettera morta quando si parla di apertura domenicale degli esercizi. La politica in tal senso deve avere una vista ad ampio raggio per evitare, ad esempio, che dall’apertura di negozi a Sticciano stabilita dal Comune di Roccastrada possa derivare un danno economico agli esercenti braccagnini magari obbligati alla chiusura dal comune di Grosseto. E non basterebbe questo breve intervento per elencare le numerose questioni legate ai centri di Alberese e Rispescia, i cui abitanti da molto tempo aspettano risposte certe. Alla fine è successo quello che non dovrebbe mai accadere, ovvero che ci sono maremmani che non sentono proprio il comune di residenza perchè si percepiscono di serie B; nella naturale concezione di sindaco non si può e non ci si deve permettere di lesinare il tempo istituzionale alle realtà minori. Purtroppo l’esempio attuale è quello di un Bonifazi che annaspa alla ricerca spasmodica di un’identità possibile, impegnato con i suoi spot e con le varie mise: ieri da imbianchino, oggi da scout, domani speriamo da insegnante scolastico.
    Mario Lolini

  25. patrizio g. ha detto:

    questa storia dei negozi aperti o chiusi la domenica è destinata a durare poco, molto poco. Il Comune si appresta ad approvare un Regolamento Urbanistico che impedirà la costruzione di grandi centri commerciali, notoriamente aperti soprattutto la domenica. Prima però rilascia le autorizzazioni ad aprirne almeno due, uno davanti al casalone e uno verso roselle. Quando questi saranno a regime condizioneranno gli orari anche degli altri negozi, ma soprattutto distruggeranno un assetto di piccola imprenditoria basato sul negozio in città e nei borghi o frazioni esterni… facendo diventare il nostro comune più povero, e arricchendo solo pochi; la discussione sui negozi aperti o chiusi mi sembra un modo per non parlare del vero e serio problema che tra poco capiterà addosso a tutti… perchè i negozianti diventeranno dipendenti dei grandi centri commerciali e a grosseto non ci sarà nemmeno più concorrenza perchè ce ne saranno solo due… e noi ne risentiremo le conseguenze. Un modo di agire che ha caratterizzato chi governa il comune e non lo ha distinto per niente dalla precedente gestione che privatizzò tutto a danno della collettività.

    ma ognuno ha quello che si merita
    buona domenica
    p.g.

  26. Granocchiaio ha detto:

    Ritrovato questo pezzo che affronta il problema delle aperture domenicali. Anche all’estremo nord, come da noi, avanza la polemica. Qui ho trovato degli spunti originali e interessanti al dibattito.

    Nel dibattito entra adesso anche il Siamo giunti al solito teatrino sul chi è pro e chi contro le aperture domenicali. I sindacati da una parte e l’assessore comunale dall’altra. Come sempre vengono esclusi dalla diatriba coloro che sono il fulcro di tali iniziative: i lavoratori, mai interpellati. Si pensa che i sindacati e l’assessore possano essere rappresentativi dell’intera categoria. Innanzitutto l’apertura domenicale è in assoluta controtendenza.
    Vi sono realtà che in passato l’hanno adottata e con il tempo sono tornati sui propri passi. L’apertura domenicale rappresentava spesso l’esodo di massa da parte dei lavoratori, incattiviti dal frustrante obbligo che li teneva distanti dalla famiglia e dalla socialità. Perché un mio lavoratore non può passare la domenica con la famiglia, condividere il proprio tempo con gli amici? Ma sopratutto perché questa diversità di trattamento rispetto ad altre categorie? Perché qualsiasi ambulatorio non può prestarmi opera e il commesso sì? Sarebbe altrettanto utile se potessi fare delle analisi alla domenica, senza dover prendere dei permessi di lavoro.
    Fare il commesso non è una missione. È un lavoro come tanti altri e non si comprende il perché si debbano modificare le regole del gioco durante lo svolgimento. Guardando poi la vicenda prettamente dal punto di vista affaristico, quello che si tende a pensare è che esse siano nell’interesse della grande distribuzione. Non è affatto così, perché aumentano i costi di gestione ma non i fatturati, che vengono semplicemente diluiti nel tempo. In molte occasioni aprire la domenica per un’azienda significa lavorare in perdita. È un dato di fatto incontrovertibile. Inoltre dovendo necessariamente far godere dei riposi infrasettimanali, si fa sì che la clientela non venga servita come si converrebbe.
    Aumentare le aperture domenicali significa solo dare il colpo di grazia ai piccoli negozianti, ottenendo quindi il risultato opposto. Segnando quindi l’isolamento, la desertificazione delle zone centrali, che già da molto soffrono di una politica che è valsa la chiusura di molti negozi, ristoranti storici, bar, l’isolamento della popolazione, che spesso dopo una certa ora, fa apparire la nostra cittadina un vero e proprio deserto.
    Non parliamo della viabilità. In continua involuzione. Diamo piuttosto l’opportunità ad alcune categorie specifiche di aprire la domenica. Ci deve essere concertazione però nelle decisioni. Non possono esserne estraniati i lavoratori. Consideriamo Rovereto una cittadina turistica? Bene, se la consideriamo tale, dovremmo aggiungere di tipo culturale. Quindi spazio a chi vuole e può offrire cultura. Cerchiamo di far sì che si aprano gli spazi, nuovi negozi che prospettino cultura ad ampio spettro. Solo a quel punto sarebbe paventabile l’apertura domenicale e solo per quelle categorie».

    Raffaele Ignelzi , direttore responsabile del Trony al Millennium Center (il centro commerciale più grande del Trentino- Alto Adige) .
    Da l’Adige.it 20.09.2009

  27. Granocchiaio ha detto:

    Tre domeniche di apertura? «Troppe»
    Confesercenti “sonda” gli operatori e torna all’attacco
    di Elisabetta Giorgi

    GROSSETO. Altro che affari domenicali! Stare aperti 3 domeniche su 4 al mese (esclusa la terza e per un totale di 52 all’anno) è troppo poco “remunerativo” secondo il 71% dei commercianti al dettaglio di Grosseto che hanno bocciato la deroga comunale emanata il 21 ottobre 2009, giusto un anno fa. Non hanno personale sufficiente. Non possono riposarsi nell’unico giorno di festa settimanale e soprattutto non hanno riscontro in termini di fatturato. Insomma, l’idea è quella di rivedere le regole e magari tornare alla legge regionale che già di per sé è «una buona base di partenza», prevedendo 12 domeniche di apertura all’anno (incluse 4 nel periodo natalizio). Il dato è emerso da un questionario predisposto da Confesercenti in collaborazione con il centro studi di Firenze; inviato a settembre a 700 imprese al dettaglio appartenenti alle varie associazioni di categoria (non solo di Confesercenti), ha sortito effetti nemmeno troppo clamorosi, viste le polemiche che la deroga comunale (ordinanza n.138 del 21 ottobre 2009) si era trascinata subito dopo la nascita: la Cisl, oltranzista, si è detta convinta nella chiusura di ogni domenica, mentre Confesercenti notava come la maggior parte delle saracinesche, di domenica, restassero chiuse a dispetto della deroga. Oggi quel malumore che aleggiava è stato raccolto nero su bianco, come dimostrano i dati presentati da Gloria Faragli (direttore di Confesercenti), Giancarlo Farnetani (area commercio Confesercenti), e Roberta Biondi (vicepresidente provinciale). Su 700 test inviati hanno risposto 154 imprese (pari a 450 addetti e al 22% del campione). L’indagine è stata svolta in tutta Grosseto, dentro e fuori il centro storico. Il dato più importante – spiega Faragli – è stato che «la maggior parte degli intervistati (71%) ritiene eccessivo stare aperto 3 domeniche su 4 come l’ordinanza prevede. Solo il 18% dei negozianti ha ammesso di essere rimasto sempre aperto la domenica. Il 48,8% ha ritenuto importante essere aperti solo in alcuni casi come quello natalizio (già previsto nella legge regionale), durante alcune festività e la seconda domenica del mese in corrispondenza di eventi commerciali». Infine «la maggior parte degli operatori ha spiegato di non aver tratto alcun beneficio economico» dal fatto di avere le saracinesche sollevate. L’ultima domanda ha cercato di intercettare eventuali suggerimenti: il 57% non ne ha segnalato nessuno. Nel restante 43% «abbiamo riscontrato circa 30 motivazioni» ma la più gettonata è “relativa alla libertà di decisioni su orari e aperture” che ha raggiunto il 24% soprattutto tra le strutture non alimentari. Il questionario è stato inviato al Comune, nella speranza che apra la concertazione. L’auspicio è ripartire dalla legge regionale che già prevede l’apertura di tutte le domeniche di dicembre e ulteriori 8 domeniche. Polemiche, infine, sul nuovo centro commerciale Aurelia Antica che promette aperture 4 domeniche su 4. «Questo non ha ragione di essere – conclude Faragli – perché ogni attività deve osservare l’ordinanza comunale». «Servono regole chiare per tutti – chiosa Farnetani – affinché non si combatta una guerra impari tra grandi e piccoli».
    Da La Nazione del 26 novembre 2010

  28. Nello ha detto:

    Ho appena letto sul Tirreno odierno un’intervista di Mario Lancisi a Turiddo Campaini, per moltissimi emerito sconosciuto, ma chi sta nelle Coop sa benissimo chi sia: il Presidente, dirrei simbolo, di UNICOOP. Ebbene, non da oggi e mi sembra il Granocchiaio ne fece riferimento in un suo intervento, contro tutte le logiche della grande distribuzione e di alcune Associazioni di categoria lui propugna, e lo fa anche in un libro in uscita, il no all’apertura domenicale.
    Lo fa asserendo che la domenica è giorno dedicato alla famiglia e ritiene che i centri commerciali non siano ideali per un completo contatto familiare.
    Al di là dai motivi etici (per queanto asserisce lui , come si definisce di scuola PCI ha il beneplacido della Chiesa) lui asserisce che tenere i negozi sempre aperti non è conveniente neppure dal punto di vista imprenditoriale in quanto gli incassi sono gli stessi, se lo dice avrà pure riscontri, mentre i costi aumentano.
    Anche sui Centri Commerciali, attuale il problema nel blog in altra pagina, non va tanto per il sottile: per lui non sono centri di aggregazione come vengono pubblicizzati per fare breccia (forse come ho detto anch’io solo per ripararsi dal grande caldo o dal maltempo) ma sono centri di attrazione.
    Granocchiaio sei anche commerciante, dici cose praticamente uguali al Presidente della più grande cooperativa di consumo italiana, cosa aspetti a proporti per guidare i tuoi colleghi, visto le diatribe che hanno le Associazioni locali.

  29. Granocchiaio ha detto:

    La premessa di Nello è esatta, avevo infatti già da tempo segnalato due articoli su questo argomento dove con motivazioni simili si arrivava a conclusioni univoche, e cioè no all’apertura domenicale dei negozi.
    O quantomeno no a quell’andazzo sempre più sfacciato per cui dalle 4+8 domeniche di apertura della legge regionale si possa arrivare con delle deroghe a 43 domeniche di apertura. Come lo sciaurato caso di Grosseto.

    Non conosco i dettagli e le motivazioni con cui si è arrivati a tanto, ma mi par di capire “perché il comune di Grosseto ha vantato la sua particolare vocazione turistica” e qui mi fermo perché non voglio aprire un’altra polemica, ma a mio modesto avviso il concetto è stato abbastanza forzato giusto per arrivare a poter soddisfare le mire di chi vuole “sempre aperto”, e si sa bene chi è.

    La mia prima intenzione era ed è quella etica, cioè quella di avere – e offrire – una giornata dedicata alla famiglia, agli interessi personali, spirituali o materiali che siano.
    Su di un intervento mi sono sentito dire “bah, il Granocchiaio comunista! Un ce lo facevo!” e nell’altro intervento ”sei il solito baciapile”. Ovviamente non c’avevano azzeccato in entrambi i casi.
    Solo che il primo intervento era estratto da un intervento del Papa Benedetto XVI, mentre il secondo era quello cui si riferisce Nello, e cioè da ambiti Coop.

    Ora è vero che Turiddo Campaini confessa di “essere stato formato da due chiese, quella cattolica e quella del Pci” – e non come dice Nello “di (sola) scuola PCI”, ma a me la cosa non mi disturba affatto per il semplice motivo che cerco di guardare e capire le cose possibilmente senza guardare l’etichetta da che parte politica, religiosa o altro che sia. Se poi le due cose s’intrecciano a me la cosa mi lascia abbastanza indifferente.

    Certo che mi ritrovo in quello che dice Campaini, e apprezzo anche il fatto che non arriva a dire che il suo non è solo un fatto esclusivamente etico, ma certo anche da un punto di vista imprenditoriale la cosa pare proprio non dia grandi benefici, anzi argomenta che è un po’ come macinare acqua, i fatturati non aumentano, mentre le spese per il personale ovviamente sì. Sarò anche maligno ma io credo che in lui questo aspetto abbia una non secondaria rilevanza come parrebbe dalla sua intervista.

    Questo detto vorrei fare una considerazione già fatta tempo addietro per Grosseto e per chi si batte PRO APERTURE.
    I più “democratici” dicono: io sono per la libertà di scelta, ognuno deve fare come gli pare e gli conviene.
    Poi c’è chi si è spinto più in là tentando di far passare il concetto – invero assai curioso – che questa faccenda favorisce le piccole realtà perché è solo la GDO CHE DEVE PAGARE STRAORDINARI AI DIPENDENTI E NON I PICCOLI NEGOZI!!!
    Su quest’ultima asserzione non voglio nemmeno commentare, perché come si dice dalle nostre parti, mi parrebbe di sparà sull’ambulanza.

    Piuttosto vorrei ritornare sugli assertori del “ognuno deve aprire chiudere come gli pare”.
    Se questo ragionamento è fatto in buona fede allora vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che solo apparentemente è una soluzione equa, mentre nella realtà è profondamente ingiusta e iniqua. Il piccolo negoziante, magari titolare unico cosa fa senza dipendenti? Lavora 322 giornate all’anno con la bellezza di 9 (NOVE) di chiusura per tutto l’anno?
    La GDO può lavorare tranquillamente anche 365 giorni all’anno, come stà già chiedendo, tanto ci sono i dipendenti. E poi dovremmo andare a vedere che contratti e che trattamenti hanno questi per queste prestazioni.

    No, il “fate come volete” non offre una giusta e paritetica opportunità: è offrirla ad una sola parte, quella più grande grossa e (pre)potente.

    Pe la serie “tutti pronti per salire sul carro in aiuto del vincitore”

    Circa l’ultima domanda che mi fa Nello devo purtroppo deluderlo: non ho affatto la vocazione da capopopolo.
    Sono invece d’accordo con la schiera di piccoli commercianti di Grosseto per “la dichiarazione d’intenti” di cui parla uno dei promotori Giampaolo Baldi e dopodomani, cioè lunedì, cercherò di mettere la mia firma sul documento. Cioè lunedì, perché spero che anche lui domani domenica, riesca a restare chiuso.
    A Braccagni da un piccolo e parziale sondaggio venne fuori che erano tutti a favore della chiusura. Ma alla condizione che anche i comuni vicini facessero la stessa cosa, cioè tutti chiusi, sennò si ricomincia da capo a prendessi pel c…

    • Nello ha detto:

      Nella discussione sono io il sostenitore della libera apertura, ma con un distinguo ben preciso che Granocchiaio non ha messo in evidenza. Io dico che uno è libero di aprire quando gli pare nell’orario giornaliero in sei giorni che il Comune accorda. Quindi, intendo, se l’apertura settimanale fosse di 48 ore (mi sembra che il Contratto Nazionale dica così) uno può apire il lunedi per 6 ore, il martedì per 5 e via dicendo, fino al raggiungimento delle 48 ore settimanali sempre in sei giorni. Penso che qualcosa del genere in fatto d’orario esista in quanto una nota coomerciante di Grosseto anni fa, ad una mia osservazione di apertura in ritardo, mi disse che lei doveva rispettare due cose: non aprire prima e non chiudere dopo l’orario imposto.
      Per quanto riguarda la “scuola di Campaini” ho letto lbene l’articolo, no per niente l’ho sucggerito, ed hai ragione, ma la sua era la risposta ad una domanda specifica: lei è cattolico? Lui, come avrei risposto io, ha detto che non va a Messa e conclude dicendo che comunque ha frequentato due scuole:quella della Chiesa e quella del PCI. Vista la posizione e la carica penso , come lui fa capire nella risposta, che l’influenza maggiore sia sulla seconda. Ripeto mi ci riconosco nella sua risposta e così ho impostato il discorso.

  30. Granocchiaio ha detto:

    Chi ci si raccapezza è bravo!
    Anche perché certe volte le stesse organizzazioni parlano in un modo a livello locale e al contrario a livello regionale.
    Vediamo qualche esempio

    Aperture domenicali, CONFESERCENTI chiede la sospensione dell’adozione della delibera
    24/11/2010 – Sospendere immediatamente l’adozione della delibera e riaprire il confronto sulle domeniche di apertura nel centro di Prato.

    Sono le richieste formulate all’amministrazione comunale al termine dell’assemblea dei commercianti della CONFESERCENTI, che si e’ svolta questo pomeriggio per discutere sulle deroghe di apertura dei negozi presenti dentro le mura di Prato. Secondo l’associazione il passaggio repentino da 19 a 52 domeniche ‘non trova giustificazione in serie e concrete motivazioni di carattere economico per il commercio di vicinato.’ Non ci sono studi che dimostrino prospettive positive in tal senso e Prato non puo’ offrire le presenze turistiche di citta’ come Firenze e Viareggio. Confesercenti si dichiara fortemente preoccupata di una scelta che rischierebbe di provocare effetti non positivi sul commercio al dettaglio, con il rischio ulteriore di spaccare una categoria gia’ ampiamente sommersa da problemi contingenti senza contare poi le problematiche di gestione e dei costi connessi per le attivita’ commerciali. Da qui la richiesta di sospensione della delibera che istituisce la possibilita’ di apertura no stop dei negozi e il ritorno ad un tavolo tra le parti. La parola passa all’assessore Caverni
    Da http://www.toscanatv.com/leggi_news?idnews=NL115437

    §§§§

    30/11/2010 – APERTURE DOMENICALI:TRA CONFCOMMERCIO E CONFESERCENTI GARA A CHI LA SPARA PIU’ GROSSA.

    COMUNICATO STAMPA

    “A Confcommercio che pochi giorni fa ha proposto di tenere i negozi aperti anche a Santo Stefano risponde Confesercenti che chiede di tenere aperti i negozi tutte le domeniche e senza maggiorazioni salariali: tra le associazioni del commercio fiorentine ormai è una gara a chi la spara più grossa. Manca solo che chiedano ai dipendenti di lavorare gratis e ai clienti di pagare senza portare a casa niente !”
    A dirlo sono il segretario generale della Cisl di Firenze, Roberto Pistonina e il segretario provinciale della Fisascat-Cisl di Firenze, Salvo Carofratello, commentando le ‘richieste’ avanzate dal presidente di Confesercenti Firenze Nico Gronchi e riportate dalla stampa.
    “Se quelle avanzate nelle ultime settimane sul commercio sono provocazioni cominciano ad aver stancato. Se sono vere richieste sono inqualificabili –dice Carofratello-. Probabilmente sono ricadute dello stallo determinatosi a livello nazionale nelle trattative per il rinnovo del Contratto nazionale. Oltretutto Gronchi dice anche cose inesatte, perché dovrebbe sapere che anche per i bar e per chi applica il contratto del turismo esistono delle maggiorazioni festive; così come dovrebbe sapere che per le realtà che dice di voler difendere, quelle più piccole, non esiste in concreto la possibilità del reintegro dopo il licenziamento, non applicandosi sotto ai 15 dipendenti.”
    “L’offensiva lanciata dalle organizzazioni dei commercianti è senza precedenti –afferma Pistonina-. Un’offensiva che, e vorremmo che tutti a cominciare dai politici e dalle istituzioni lo capissero, non colpisce i sindacati, ma il primo nucleo della nostra società, che sono le famiglie. Non ne facciamo una questione ideologica, la discriminante non è stare aperti il primo maggio anziché la domenica, il Primo dell’anno anziché Santo Stefano. Il vero problema è che si vogliono privare, in modo sistematico e non solo in certi periodi dell’anno, le famiglie dei lavoratori del commercio di un momento da condividere insieme. E questo non possiamo accettarlo, come cittadini prima ancora che come sindacato.”
    “Se poi il problema è quello della concorrenza tra piccola e grande distribuzione, citato da Confesercenti –conclude il segretario della Cisl di Firenze- allora tagliamo la testa al toro: la domenica teniamo chiusi tutti i negozi, grandi e piccoli. In fondo è stato così fino a poco più di 10 anni fa e il commercio, l’economia e il mondo andavano avanti lo stesso.”

    Firenze, 30 Novembre 2010 Ufficio stampa Cisl Firenze
    Alberto Campaioli

    §§§§

    Sulle aperture domenicali ASCOM e CONFESERCENTI danno i numeri. Dei sondaggi

    GROSSETO. Il settanta per cento dei commercianti grossetani è favorevole a tenere aperto il negozio la domenica, mentre il sedici per cento è contrario. Anzi no: il settanta è contrario e il sedici è favorevole. Sono i risultati raccolti dall’osservatorio che, da un anno a questa parte, monitorizza in città gli effetti delle aperture dei negozi nei festivi. E alzi la mano chi ci capisce qualcosa.
    …………………………………………….
    Confesercenti, che ha affidato il sondaggio al Centro di studi turistici di Firenze e ha condotto l’indagine su un campione di 147 negozi, ha chiesto ai suoi associati se fossero favorevoli a rimanere aperti tutte le 52 domeniche dell’anno. E la risposta al paventato tour de force, manco a dirlo, è stata “no” nel 70,8 cento dei casi e “sì” nel 16,9 per cento.

    Ascom, che ha elaborato un questionario in proprio a cui hanno risposto in 43, ha posto la domanda in termini un po’ più tortuosi chiedendo: «Consideri la facoltà (non l’obbligo) di apertura domenicale un’opportunità per la tua azienda e per le altre attività del centro storico?». Il 77 per cento degli intervistati ha detto “sì”, il 16 per cento “no”. ……………………….
    Il Tirreno – Grosseto 5 dicembre 2010

    §§§§
    “La liberalizzazione totale non ci convince”. Il Presidente Bottai interviene sulle aperture domenicali.
    06/12/2010
    “No, la liberalizzazione totale non ci convince affatto. E questo perché esiste una modalità di distribuzione che deve tenere conto della qualità della vita delle persone, non solo per quanto riguarda i dipendenti, ma anche per gli imprenditori, a cominciare dai più piccoli”. Con queste parole Stefano Bottai, neo-eletto Presidente della Confcommercio regionale, entra nel vivo della polemica del momento: le aperture domenicali degli esercizi commerciali.
    “Parlando dei ricavi – fa notare Bottai – la somma finale è la stessa. All’aumento delle ore di lavoro non corrisponde infatti un maggiore incasso. E la liberalizzazione non è nemmeno bella esteticamente, perché i nostri centri storici sono attraenti se tutti i negozi sono aperti e non con una saracinesca abbassata ed altre due no”.
    Un intervento che oltre a considerazioni prettamente economiche, mira anche ad evidenziare quanto importante sia osservare la problematica anche nei suoi riflessi sociali : ” (…) bisogna dedicare un po’ più di tempo ad altri interessi. Non è solo un problema economico – sottolinea il Presidente Bottai – ma anche di relazione con la vita degli altri. Un’attività commerciale funziona bene se le città sono ordinate, pulite e se esistono regole”.
    di Stefano Bottai, neo-eletto Presidente della Confcommercio regionale
    Da http://www.confcommercio.toscana.it/
    §§§§

    Domeniche, 400 firme dai “ribelli”
    Consegnate a Lamioni: «L’attuale dirigenza Ascom non ci rappresenta»
    GROSSETO. Ormai è un piccolo plebiscito. Il fronte del “no” alle aperture domenicali ha superato i quattrocento sostenitori, quattrocento commercianti grossetani che hanno firmato la dichiarazione di intenti promossa, la scorsa settimana, da un gruppo di colleghi del centro storico capitanati da Giampaolo Baldi, ottico di via San Martino. Una dichiarazione che, al di là degli intenti, somiglia molto a un atto di sfiducia verso i vertici di Ascom. Ascom, in contrasto con le richieste di una larga fetta dei propri associati, ha sostenuto l’approvazione di una ordinanza che permette ai negozi di rimanere aperti la domenica. Molti piccoli commercianti non sono d’accordo, non si sentono più rappresentati e si sono mobilitati contro l’associazione a un anno esatto dall’entrata in vigore dell’ordinanza.

    Firme alla mano, una delegazione di quattordici scissionisti si è presentata lunedì pomeriggio da Giovanni Lamioni, presidente della Camera di Commercio di Grosseto. «Abbiamo voluto incontrarlo – spiega Giampaolo Baldi, portavoce della protesta – per informarlo di persona di questa iniziativa, dopo le anticipazioni sulla stampa». I firmatari non hanno fatto sconti sui dettagli dell’operazione e non hanno taciuto il sollievo con cui molti avrebbero firmato. «In tanti – tiene a precisare Baldi – ci hanno detto “era ora”, “ce n’era bisogno”. Lamioni ci ha dato disponibilità a trovare una soluzione e per questo lo incontreremo di nuovo giovedì». Nella sua veste istituzionale, il presidente della camera di commercio non può salire in cattedra e farsi giudice tra negozianti e associazioni. «Non posso e non voglio scavalcare le associazioni – spiega Lamioni – ma spero si possa recuperare il clima giusto e mi pare ci siano le premesse».

    L’incontro, a detta del presidente «cordiale e costruttivo», ha già sortito qualche effetto. «Ho parlato con le associazioni – spiega Lamioni – e sono sereno e ottimista. Qui non c’è da trovare vincitori e vinti ma da recuperare rispetto per il commercio e le imprese. E i commercianti mi sono sembrati persone ragionevoli». A dispetto dei toni, che entrambe le parti tengono a smorzare, l’obiettivo dei quattrocento è chiaro. «Vogliamo – spiega Baldi – che al tavolo di concertazione le associazioni di categoria si facciano carico di quanto i commercianti hanno sottoscritto, cioè applicare anche a Grosseto la legge regionale che impone di chiudere i negozi nei giorni festivi». Ascom ha sempre lottato a favore di una politica più liberale che dia, a chi vuole, la possibilità di stare aperto la domenica, senza obblighi ma, al tempo stesso, anche senza imposizioni.

    Fatti i conti, se continuerà a sostenere questa posizione, difficilmente si troverà una conciliazione. Gli stessi firmatari non fanno mistero di caldeggiare, se necessario, un cambio ai vertici dell’associazione e, allo stesso tempo, a più di una settimana dall’inizio della querelle, non si è levata ancora nessuna voce a difesa di Ascom, nonostante a suo tempo consumatori, grande distribuzione e un sindacato abbiano appoggiato con entusiasmo il sì alle aperture. Un appoggio che, infatti, è riuscito a far breccia nell’amministrazione che ha approvato la famosa ordinanza, una deroga quasi totale a quanto stabilito da Firenze.
    Il Tirreno – Grosseto 8 dicembre 2010

    a me sono piaciuti particolarmente questi passi:

    “Se poi il problema è quello della concorrenza tra piccola e grande distribuzione, citato da Confesercenti –conclude il segretario della Cisl di Firenze- allora tagliamo la testa al toro: la domenica teniamo chiusi tutti i negozi, grandi e piccoli. In fondo è stato così fino a poco più di 10 anni fa e il commercio, l’economia e il mondo andavano avanti lo stesso.”
    (forse meglio aggiungo di mio)
    Ufficio stampa Cisl Firenze Alberto Campaioli

    Stefano Bottai, neo-eletto Presidente della Confcommercio regionale:
    Un intervento che oltre a considerazioni prettamente economiche, mira anche ad evidenziare quanto importante sia osservare la problematica anche nei suoi riflessi sociali : ” (…) bisogna dedicare un po’ più di tempo ad altri interessi. Non è solo un problema economico – sottolinea il Presidente Bottai – ma anche di relazione con la vita degli altri.

    Che si vanno ad aggiungere a quello citato da Turiddo Campaini (da 37 anni presidente di Unicoop) nell’intervista concessa al Tirreno del 4 dicembre scorso
    Alla prima domanda : perché è contrario all’apertura domenicale?

    Campaini risponde:

    “La mia contrarietà nasce dal vedere le famiglie che, nel giorno in cui potrebbero stare insieme, prendono l’auto per andare a trascorrere mezza giornata in un centro commerciale perché non sanno dove andare. Così si vedono bambini che stanno al parco giochi, le mamme che guardano le vetrine e i babbi che discutono di calcio al bar. È questo il modello di vita che vogliamo affidare ai giovani?
    Da il Tirreno – Grosseto 4 dicembre 2010

  31. Granocchiaio ha detto:

    Inversione di rotta dell’ASCOM sulle aperture domenicali dei negozi

    Con la mediazione del presidente della Camera di Commercio Lamioni il presidente dell’ASCOM Chiti ha fatto propria la richiesta dei commercianti “ribelli” allineandosi alla loro richiesta di tornare alle chiusure nella misura prevista dal piano regionale della Toscana e cioè 4 aperture a dicembre e altre 8 distribuite su tutto l’anno

    Questa dunque la proposta che verrà portata dall’ASCOM al tavolo di concertazione

    I commercianti hanno chiesto inoltre di essere ammessi al tavolo di concertazione come “uditori”

    Un primo passo per ritornare a ritmi più consoni da noi più volte auspicati

    • Ric ha detto:

      Questa mattina parlavo con un commerciante del centro storico “dissidente” il quale mi ha fatto capire che questa delle aperture domenicali è una autentica giungla senza regole. Innanzitutto i dipendenti, commessi e commesse ed altro: la maggioranza dei commercianti non paga alla commessa la domenica come lavoro festivo ma obbliga la lavoratrice ad essere presente sul posto di lavoro anche la domenica con la promessa di un turno di riposo infrasettimanale. La categoria delle commesse di negozio è di per sè debole essendoci un rapporto diretto datore di lavoro/lavoratore per cui la lavoratrice non può opporsi anche perchè il periodo natalizio è quello in cui il commerciante “realizza” la gran parte dell’incasso annuale e quindi anche lo stipendio annuale del dipendente stesso. Alla fine il riposo infrasettimanale non viene quasi mai fatto osservare al lavoratore che si trova a lavorare 7 giorni su 7 con identico stipendio. Un’altro caso è quello dei negozi al Centro Commerciale Aurelia Antica e in particolar modo a Media World dove alla domanda alla cassiera se lei lavorava la domenica, ci si è sentiti rispondere “certamente, io sono una stagista e quindi non mi vengono riconosciute le festività in busta paga”. Ciò significa che Media World avrebbe assunto come stagisti alcuni dipendenti che stanno alla cassa, ma questi che stagisti sono? Io penso che il tema delle aperture domenicali specialmente nel periodo natalizio sia una giungla di comportamenti al limite della correttezza e che è giusto un intervento da parte delle autorità a regolarne l’uso e a reprimerne l’abuso.

      • Nello ha detto:

        Ric tocca un tasto importantissimo in questa discussione: nessuno protegge i lavoratori del settore del commercio, o meglio la maggior parte di loro sono esclusi della legge 300, il famoso “Statuto dei lavoratori”, solo quelli della Grande distribuzione potrebbero essere protetti, ma anche lì si gioca con i cavilli (assunzioni a tempo, da apprendista, stagisti etc.).
        C’è una legge dello stato (presa forse anche dalla Bibbia) che impone il riposo al settimo giorno, come Dio nella Creazione, e se non rispettata si incorre in sanzioni (codice civile). Il bello che anche in questo caso, come in tanti altri, visto come opera l’ispettorato del lavoro (diciamo a causa della mancanza di personale), nessuno fa niente e, al limite, ci scandaliziamo se qualche volta interviene.

        Dire inoltre che non c’è regolamentazione è una barzelletta. Tutte le categorie sono concordi ad accettare quello della regione: 12 aperture anno, di cui 4 nel mese di dicembre (sembrerebbero escluse quindi tutte le festività infrasettimanali); ma siamo in Italia e “fatta la legge trovato l’inganno” per cui esistyono zone turistiche , esistono zone a rischio economico etc da qui la giungla degli orari.
        Di questa giungla il Granocchiaio, e poi anche un politico a me vicino, ha messo in evidenza un fatto importante: se Grosseto sta chiuso e Roccastrada al contrario sta aperta i commercianti di Braccagni sono svantaggiati con quelli di Sticciano (e chiaramente viceversa), ripropongoi l’esempio perchè i due paesi si raggiungono facilmente con quasi tutti i mezzi, anche a piedi, se il tempo è buono, sarebbe una passeggiata.

        La CGIL prende posizione ed invita alla discussione, più chhe giusto, ma ormai è una vita che il dibattito è aperto, quindi sarebbe meglio prendere una posizione netta e decisa, perchè tanto ci sarebbero sempre gli scontenti.

        La mia posizione da sempre è una: apertura in sei giorni settimanali (massimo), 48 ore settimanali con range d’apertura quattro-dieci ore giornaliere. Al commerciante la scelta del giorno di chiusura, al Comune l’ok, validità un anno, o rinnovabile tacitamente o modificabile secondo l’esigenze della Ditta.

  32. Granocchiaio ha detto:

    Nell’ormai quotidiano bollettino sulle aperture/chiusure domenicali nei giornali di oggi un’altra poderosa zeppa contro le aperture dissennate della domenica. Arriva infatti anche la corrazzata CGIL che senza tanti giri di parole dice in una sua nota che “Al prossimo tavolo ci presenteremo chiedendo la salvaguardia delle giornate festive”
    Più chiari di così….. e poi aggiunge “Chiederemo un ulteriore, graduale, aumento delle chiusure domenicali, rilanciando una discussione su quale siano i servizi essenziali in una città”
    E questo mi pare già un altro bel passo in avanti nel voler discutere e verificare le cose.

    Proprio qui sul blog il 29 novembre scorso segnalavo un interessante intervento di Raffaele Ignelzi , direttore responsabile del Trony al Millennium Center (il centro commerciale più grande del Trentino-Alto Adige), il quale tra l’altro così ragionava:
    “L’apertura domenicale rappresentava spesso l’esodo di massa da parte dei lavoratori, incattiviti dal frustrante obbligo che li teneva distanti dalla famiglia e dalla socialità. “Perché un mio lavoratore non può passare la domenica con la famiglia, condividere il proprio tempo con gli amici? Ma sopratutto perché questa diversità di trattamento rispetto ad altre categorie? Perché qualsiasi ambulatorio non può prestarmi opera e il commesso sì? Sarebbe altrettanto utile se potessi fare delle analisi alla domenica, senza dover prendere dei permessi di lavoro.”

    A me pare che qui ci sia già un eloquente quanto opportuno esempio di cosa potrebbe essere un “servizio essenziale in una città”: altro che apertura domenicale per fare shopping! Eppure nessuno ne parla. Perché? Perché chi avrebbe interesse ad aprire proprio la domenica?

    Perché non si fanno turnazioni anche negli ospedali affinché anche il sabato e la domenica ci sia un’assistenza valida come negli altri giorni? Sarebbe forse meno utile di aprire i negozi per lo shopping? Credo proprio di no!

    Ma li si rispetta il riposo settimane del personale e non si obbliga questo a turnazioni perché magari si dice che il servizio minimo è assicurato. Io quando sono malato avrei piacere di ricevere il servizio massimo anche il sabato e la domenica, per esempio.

    Ben venga quindi una discussione come preannuncia la CGIL utile a chiarirsi un po’ le idee in questo mondo di consumismo ormai impregnato anche nelle giovani e indifese menti.

    Una di queste scrivendo sulla stampa grossetana si dichiara dispiaciuta perché queste mancate aperture fermerebbero – a suo giudizio – “l’evoluzione e la prosperità del commercio, cercando di trasformare Grosseto in un paesotto retrogrado”

  33. Granocchiaio ha detto:

    Ad un attento lettore come Nello non sarà sfuggito l’articolo di oggi sul Tirreno: “Che fa Unicoop, copia il modello Fiat?”

    Visto il titolo quasi scontato il contenuto.

    Vale la pena comunque riportare la nota dei lavoratori di Unicoop dall’eloquente titolo: “Campaini come Marchionne?”

    Leggendo il seguito parrebbe proprio di si.
    Allora mi domando, e la giro a Nello più esperto di me in queste faccende: sempre dell’idea che la “scuola Campaini” sia più comunista che cattolica?

    • Nello ha detto:

      Non ho preso subito pèosizione, perchè, per rimanere in argomento, la domenica la dedico alla famiglia: i figli sono padroni del PC (in questo mondo consumistico purtroppo si rompono i portatili e Nello rimane, per così dire, a piedi).

      L’ho letto e sono rimasto, mettiamola così, molto perplesso, non tanto per la posizione di Unicoop quanto per quella, almeno sembra, dei sindacati specie la CGIL, piuttosto tiepidina.
      Qui non si tratta di scuola cattolica o delle Frattocchie, qui si tratta, per me, di un clamoroso autogol, come quello di Marchionne, ma non mi va di impostare una querelle politico-sindacale su queste pagine.
      Dico solo due cose:
      1) diversi capitani dell’economia che anni addietro (epoca DC-PCI) si schieravano apertamente per la sinistra, a domande giornalistiche, sul perchè del loro schieramento in pratica ” capitalista col proletariato” risondevano che vivendo in un mondo capitalistaa non vedevano incongruenze se poi politicamente si schieravano con Berlinguer;
      2) il metodo Unicoop è strano, infatti normalmente questi colossi, quando vedono che da un “negozio” non hanno utili che pensavano ( il solito discorso quest’anno ho perso perchè da budget prevedevo 100 e invece ho chiuso a 90) di norma lo cedono o ad altre società ( mi hanno detto, ma non è certo, che la CONAD sia nata così) oppure lo cedono a persone (di solito ai dipendenti) come è avvenuto qui da noi.

      Comunque se proprio vogliamo contestare Campaini, che io come te conosco solo per articoli giornalistici, si può dire che vuole le domeniche chiuse, ma fa pubblicità a paginate per invitare la giente ai suo centri (sempre ieri sul Tirreno) oppure quetsa newco (anche qui sempre e solo inglese e poi si incazzano se la UE per i brevetti non userà l’italiano!) avrà un contratto ad hoc il cui sunto (come per Fiat) vuoi lavorare? si, ellaora fai come voglio io, quei dipendenti non avranno scampo: dovranno essere orfani,meglio se vissuti agli INNOCENTI, e soprattutto single in modo da non pensare alle famiglie la domenica e le altre feste civili o religiose che siano.

      • Nello ha detto:

        Ho letto, tramite Roberto su FB, l’intervista riportata ieri dall?Unità a Campaini.
        Che dire, mi sembra che ci sia una grossa discordanza fra quello che dice il Presidente Unicoop Firenze e quanto riportato dal Tirreno sui punti vendita Unicoop e la newco in gestazione.
        Non so come stiano le cose per i dipendenti fdiorentini, ed anche come clienti ne siamo fuori in quanto, pur legate, nella nostra area opera la Unicoop Tirreno, ma certo mi sento, non è la prima volta e purtroppo non sarà l’ultima, preso in giro dal mondo dell’informazione.

  34. Granocchiaio ha detto:

    Aggiorniamoci sugli sviluppi di questa polemica.
    Stamani nel Tirreno di Grosseto sotto il cappello LA GUERRA DELLE DOMENICHE il titolo: Il “salotto buono” vuole stare aperto, mentre il sottotiolo recita: Da sotto i portici le voci contro: “Con i negozi chiusi la città muore”

    E qui bisogna notare che le prospettive peggiorano da un giorno all’altro in maniera catastrofica: ieri la stessa commerciante si dichiarava dispiaciuta perché queste mancate aperture fermerebbero – a suo giudizio – “l’evoluzione e la prosperità del commercio, cercando di trasformare Grosseto in un paesotto retrogrado”

    Oggi siamo già alla morte!

    Non voglio entrare questa volta in merito alla questione meglio aperti o meglio chiusi. Vorrei soffermarmi un momento su di un aspetto che pochi hanno sollevato: ma il comune di Grosseto, ipermercati a parte, comincia nel Corso e finisce sotto le logge o comprende anche la periferia della città, la campagna e magari anche qualche paesotto retrogrado?

    I quartieri di Barbanella, Gorarella, Pace, Cittadella, i paesi di Montepescali, Braccagni, Batignano, Istia d’Ombrone, Alberese, Principina, Marina di Grosseto……..sono figli di un dio minore o che cosa? Se ci si mette a parlare di problemi del commercio nel comune e della relativa regolamentazione credo abbiano diritto ad essere presi in considerazione anche gli aspetti relativi a loro, o no?

    La città conta 64.417 all’anagrafe (2.11.2010), mentre tutto il resto conta 17.730 individui, che volendo o no rappresentano il 22% dell’intero Comune

    Perché qui tutti i salmi portano da quelle parti: il centro di qui, il centro di qua, e gli altri? Sono figli di buone donne e non hanno nemmeno il diritto di essere presi in considerazione?

    Sono sicuri questi signori di parlare in maniera da tenere presente gli interessi di tutti? Perché diritti e libertà in un paese normalmente giusto, secondo me vuol dire diritti e libertà nel rispetto degli altrui diritti e libertà.

  35. Paolo ha detto:

    Una cosa la volevo di e cioè che quando si dice che la libertà deve essere per tutti di aprire o chiudere così non si fanno differenze si dice una cosa molto inesatta. Infatti i grandi potranno aprire o chiuedere quando vogliono con tutto il personale che ci hanno mentre un piccolo se è solo a lavorare in bottega in pratica un fa mai festa. Quindi questa libertù è una libertà sulla carta, ma è una ineguaglianza di fatto.

    • Nello ha detto:

      Non so se ti riferisci al mio intervento sulla libertà di apertura.
      Comunque io intendo tutte le entità addette al commercio sia il singolo negoziante sia la grande distribuzione, infatti termino dicendo genericamente “Ditta”.

    • Patrizio ha detto:

      Paolo ha ragione, non si può parlar di libertà senza specificare ogni aspetto della realtà cui ci riferiamo, nel caso nostro l’apertura domenicale potrebbe significare libertà per chi vuole andare a far spesa la domenica, me anche grave situazione di limitazione della libertà dei commessi e dei piccoli e medi negozi.
      Quando si prendono decisioni del genere occorre sempre tener presente il pr e il contro… sempre che le si prendano cercando di mediare tra le diverse esigenze e non si voglia, invece, usare l’apertura domenicale per favorire un soggetto economico a discapito di altri, trascurando o strumentalizzando il consumatore

      non ci scordiamo che il consumatore è per questi grandi capitani di industria, solo uno dei fattori che contribuisce a far fare utili all’azienda… così come lo sono gli operai… fattori da combinare senza tener troppo conto che sono esseri umani.

  36. Granocchiaio ha detto:

    stamattina in Comune si riapre il cosiddetto TAVOLO DI CONCERTAZIONE SUL COMMERCIO

    le osservazioni lette in questo periodo dalle parti più diverse hanno fornito un quadro della situazione abbastanza chiaro per chi sa leggerle

    da una parte i fautori delle aperture identificabili sostanzialmente in certa Grande Distribuzione, in alcuni commercianti del Centro Storico di Grosseto e in chi dice sinceramente “vogliamo fare i comodi nostri e aprire quando ci pare e piace”

    dall’altra i fautori di un ridimensionamento di queste aperture, e anche qui si trova un’altra certa Grande Distribuzione, diversi commercianti del Centro storico e chi dice “riappropriamoci della giornata della domenica, e ultimamente, tutte dello stesso parere, le Organizzazioni Sindacali.

    Mentre tra i primi la sola Grande Distribuzione fa un discorso puramente economico dicendo “più stiamo aperti, più facciamo un servizio sociale, più stiamo aperti più facciamo lavorare i dipendenti” i negozianti medio piccoli del Centro sostengo che con le aperture si favorirebbe il turismo e la vitalità del centro stesso. Aggiungono anche, cosa per me più grave, che loro vogliono il diritto,a loro detta equanime e democratico, di aprire quanto e come vogliono. Secondo loro questa è libertà e democrazia dimenticandosi dei colleghi che gestiscono il negozio da soli – e quindi impossibilitati a lavorare 365 giorni all’anno – e si dimenticano pure che solo la Grande Distribuzione può fare turnazioni dei dipendenti e non costringere nessuno a dover lavorare tutti i giorni che Dio mette in terra.
    Con questi signori fare un discorso etico di recuperare i valori della domenica e della festività non è nemmeno il caso di intavolarlo.

    Per i secondi c’è subito un approccio più pragmatico e realistico. Anche questa Grande Distribuzione ha in passato sperimentato le aperture domenicali, anche se non selvagge, ma probabilmente pronti a consolidare l’andazzo se i risultati fossero stati positivi. Poi si sono accorti da conti fatti, che non era per niente conveniente farlo né per la proprietà, ne per i dipendenti. Hanno trovato, bontà loro, anche la motivazione etica, che certo non guasta, ma mi domando se i conti fossero stati positivi se questa sarebbe state evocata come ora.
    Anche i piccoli commercianti hanno un’apertura più realistica e ragionevole, si parla per loro di riportare le famigerate deroghe a livelli più terrestri. Ma che dico terrestri, a livello della Toscana nel suo insieme sarebbe più che sufficiente.

    “Nella gran parte dei capoluoghi della Toscana le aperture annualmente previste sono 20, con alcune eccezionalità più (vedi centro storico di Firenze) dove esiste un flusso turistico rilevante e non ipotetico”


    ” inoltre da ricordare che in Toscana, e non solo, gli ipermercati aprono una domenica al mese (vedi i Gigli di Firenze, Le Fonti del Corallo di Livorno, l’Ipercoop di Sesto Fiorentino)”

    Vorrei infine far notare come stia venendo fuori una richiesta che noi per primi sollevammo diverso tempo addietro. e cioè se si invoca il permesso di aprire la domenica e le festività per un supposto Servizio Sociale, perché non si chiede contemporaneamente, anzi direi ancora prima, stessa apertura domenicale dei servizi al pubblico da parte delle Amministrazioni Pubbliche come Comune, Provincia, Poste Ufficio delle Entrate, ecc.?
    e prima ancora di queste Laboratorio di Analisi, esami specialistici, ecc. ecc.

    Se si dice di aprire prima queste strutture che sicuramente farebbero un servizio sociale, se questa misura che farebbe davvero comodo a tutta la popolazione – in primis per chi lavora – viene accettata e messa in opera, dopo ci vorrebbe molto meno faccia tosta a chiedere l’apertura dei negozi la domenica a titolo di “servizio sociale”

  37. Antonella ha detto:

    Smettiamola di chiederci perchè a Grosseto non c’è nessuno sviluppo (economico, culturale, scientifico, sociale).
    Noi DORMIAMO!
    Dormiamo quando non ci accorgiamo che una manciata di affaristi approfitta del torpore dei grossetani per arricchirsi.
    E mentre noi dormiamo ….. loro costruiscono un centro commerciale in un’area dove non poteva essere costruito.
    Qualcuno li ha forse disturbati? Qualcuno ha chiesto al Sindaco come è potuto accadere questo miracolo?
    Tutti sappiamo benissimo che l’unica ricchezza del nuovo centro commerciale sta nelle tasche di chi ha saputo realizzare l’ennesima speculazione edilizia.
    Qualcuno ha provato a calcolare quanti punti di PIL guadagnerà la città da questa creatura commerciale?
    Io si. Ho chiesto ad un mio carissimo amico economista che lavora in Svizzera.
    E sapete cosa è venuto fuori? Che in termini di crescita economica Grosseto rimarrà esattamente dov’è. Anzi, probabilmente dal punto di vista della rete commerciale locale ci potranno essere dei risultati con il segno meno.
    Come dire: ci rimettiamo in tanti per far guadagnare i pochi (affaristi).
    Le aperture domenicali sono l’ennesima dimostrazione: servono solo al nuovo centro commerciale, ma non importa …… noi dormiamo.
    buona notte

  38. Granocchiaio ha detto:

    Forse ci sono troppe persone che dormono, troppe, troppe e troppe.

    Ma non tutte, finchè c’è gente come Antonella che dal suo punto di vista si scandalizza e si ribella.

    Finche c’è gente come me che è da aprile che scrivo su questo piccolo blog e sull’argomento cercando di documentarmi su tutto quello che passa sul web a questo riguardo, su tutto quello che trovo negli scritti delle organizzazioni sindacali, in quello che scrivono i dirigenti della Grande Distribuzione, negli appelli della parte cattolica, di tutti quelli che paiono avere in mente una revisione dello stato di degrado in cui stiamo precipitando con il consumismo ormai senza freni.
    Purtroppo da qualche comunicato stampa intercettato credo che l’incontro avuto in Comune sulla concertazione pare che la montagna abbia partorito un topolino settimino e piccolo. Mi è parso di capire che contro una MEDIA DI 20 CHIUSURE MENSILI PER I CAPOLUOGHI DI PROVINCIA TOSCANI, la Giunta Comunale di Grosseto PROPONE DI DIMINUIRE LE 40 E PASSA APERTURE ANNUALI DI GROSSETO DI UNA SOLO UNITA, pare il 26 dicembre!

    Mi riservo di leggere il giornale domattina per verificare se realmente le cose stanno così o magari, come spero sono notizie da me male comprese o interpretate.

  39. Antonio ha detto:

    Stavolta non sta riuscendo molto bene.
    Cosa?
    Il giochino di prendere le decisioni facendo credere di aver prima “ascoltato”, “recepito”, “condiviso”, “CONCERTATO”.
    Ecco qua la parola magica: “concertazione” – dal vocabolario Zanichelli della lingua italiana : metodo e prassi consistente nel prendere decisioni specialmente di carattere economico e sociale attraverso trattative e accordi tra governo, sindacati e associazioni di categoria.
    Diciamo che non sta riuscendo molto bene perchè da quello che si è capito mercoledì 5 gennaio al tavolo di “concertazione” il Sindaco Bonifazi non ha per nulla intenzione di cambiare le proprie decisioni (evidentemente già prese) in merito alle aperture domenicali e festive.
    Non ha per nulla intenzione di recepire le istanze della maggior parte dei soggetti seduti al tavolo della “concertazione” (Fisascat Cisl , Filcams Cgil , Uiltucs Uil , Ugl , Confesercenti , Confcommercio  e Adiconsum) che avevano richiesto, con varie modalità, una nuova delibera che riducesse le domeniche di apertura in deroga alla legge regionale.
    Non ha per nulla intenzione … o forse stiamo facendo il processo alle intenzioni?
    In effetti ancora non si può dire, perchè il Sindaco Bonifazi non ha ancora emesso la tanto attesa delibera.
    Ma per una volta forse è il caso di farlo questo famigerato processo alle intenzioni, come dire ……. meglio prevenire che curare no?

  40. Granocchiaio ha detto:

    Il bicchiere mezzo pieno, il bicchiere mezzo vuoto
    Ovvero come si può dare la stessa notizia con due modalità opposte

    Sui numeri si può discutere quanto si vuole, ma come dice l’adagio, la matematica non è un’opinione (fino ad un certo punto)

    Nel Tirreno del 17 dicembre si ricorda come a Grosseto
    “ad un anno di distanza dall’introduzione dell’ordinanza sindacale che, in deroga alla legge regionale, permette ai negozianti di rimanere aperti per 47 domeniche all’anno invece che solo 12, il Comune riconvoca il tavolo di concertazione.”

    Ieri 6 gennaio lo stesso giornale, e mi pare la stessa giornalista, parla delle
    “GUERRE DEL COMMERCIO” titolando:
    “Tre chiusure in più per i negozi
    Il Comune fa la sua proposta al tavolo del tutti contro tutti”

    Io che seguo con attenzione il dibattito della storia rimango perplesso e mi domando che cosa significhi “ Tre chiusure in più per i negozi”

    Leggo l’articolo e riesco a capire che in definitiva si voleva dire
    TRE APERTURE IN MENO PER I NEGOZI
    Perché la deroga è ad aprire in più, non ad aprire in meno. Cioè si parte dalle 12 aperture (in più, è bene ricordarlo) previste dalla Legge Regionale, per fare poi una deroga che AUMENTA QUESTE APERTURE PORTANDOLE A BEN 47 (ricordiamoci che in un anno ci sono circa 52 domeniche)

    Quindi se oggi si parla di variare la famosa deroga del Sindaco di Grosseto, SI TRATTA IN EFFETTI DI DIMNUIRE QUESTE APERTURE, e non DI AUMENTARE “Tre chiusure in più per i negozi”

    Il mio può sembrare un discorso di lana caprina, ma non credo che lo sia. Proviamo a scrivere queste due (stesse) verità di seguito:
    “Tre chiusure in più per i negozi”
    “Tre aperture in meno per i negozi”

    Nel primo caso il messaggio si legge: ci sono (per legge) un tot di chiusure, e nella riunione si è proposto di chiudere per tre giorni in più
    Nel secondo caso il messaggio si legge: ci sono (per legge) un tot di aperture (47), e nella riunione si è proposto di aprire per tre giorni di meno

    A me non pare proprio la stessa cosa. La prima è una interpretazione che pare voglia dire: nonostante si sia stabilito che ci sono un tot di chiusure, noi le aumentiamo di tre unità
    La seconda invece dice:
    nonostante si sia stabilito che ci sono un tot di aperture, noi le diminuiamo di tre unità

    la potenza della parola!

    Capisco l’amarezza dei Sindacati per questa miserrima proposta
    Gloria Faragli per Confesercenti dice: “La proposta del Comune è molto lontana dalla nostra richiesta di ridurre le domeniche di apertura rispetto all’ordinanza vigente……”

    Ma ancora più eloquente il commento finale di Paolo Degli Innocenti di Ancd, nonché presidente di Clodia Commerciale, società che raggruppa i negozi Conad di Grosseto: “……………Insomma, poteva andare peggio”

    Se lo dicono loro…………………..

  41. Antonio ha detto:

    Hai ragione Granocchiaio, gran confusione.
    La cosa migliore per capire è leggere la delibera dell’anno scorso e confrontarla con la proposta portata al tavolo di concertazione del 5 gennaio.

    La delibera del 2010 prevedeva che i negozi potevano stare aperti tutte le domeniche tranne una al mese: la terza. Questa regola non valeva per dicembre durante il quale tutte le domeniche c’era la libertà di apertura (lo dice la legge Regionale).

    Facile fare i conti: 11 domeniche di chiusura all’anno.
    Poi, sempre l’anno scorso, il Sindaco concesse un’ulteriore deroga alla legge regionale: nei mesi dei saldi (gennaio e luglio) anche la terza domenica si poteva stare aperti.
    Sempre facile fare i conti: 9 domeniche di chiusura all’anno.
    Se facciamo una semplice sottrazione, e partiamo dal fatto che in un anno di sono 52 settimane, troviamo che il numero delle domeniche di apertura sono state, nel 2010, ben 43.
    NEL 2010 I NEGOZI POTEVANO STARE APERTI 43 DOMENICHE SU 52.

    Ciò che veniva chiesto al Sindaco era di ridimensionare il numero delle aperture, spropositato per tutti i motivi sappiamo e anche rispetto a ciò che è stato deciso nelle altre province della Toscana.

    E cosa propone il Sindaco?

    Di eliminare solo la seconda delibera relativa alle aperture domenicali nei mesi di gennaio e luglio, e quindi riportare a 41 le domeniche di apertura.

    41 di apertura su 52.

    Questo per quanto riguarda le domeniche.

    Sulle festività (religiose o civili) l’unica novità riguarderebbe il giorno di Santo Stefano: si deve star chiusi.

    Ecco spiegato il numero 3: avrebbe “concesso” a chi richiedeva la riduzione delle aperture domenicali e festive ben 3 giornate!!!

    Oppure, visto dal punto di vista dei supermercati: avrebbe concesso (questa volta senza virgolette!!!) ai supermercati 39 / 40 domeniche di apertura all’anno IN PIU’ rispetto a quanto prevede la legge Regionale.

    Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Lo abbiamo capito una buona volta o no da che parte sta il nostro Sindaco?

  42. Alessandro Gualtieri ha detto:

    Volevo ringraziarvi per il contributo che portate al dibattito sulle aperture domenicali.
    Nell’ultimi post avete evidenziato varie problematiche , per noi le più significative sono :
    1)Invertire la discussione tra aperture e chiusure , che non è sicuramente una questione di lana caprina.
    2)La differenza tra la proposta portata in concertazione e la delibera del passato anno ( una sola festività aggiunta alla delibera originale).
    3)Il significato di concertazione.
    4)Il peso nella decisione della Grande Distribuzione Organizzata.
    5)Quanto cresce il P.I.L. e di conseguenza l’occupazione.

    Vorrei aggiungere che la delibera del 2009 prevedeva la nascita di un’osservatorio , lo stesso ha portato risultati che indicavano una diminuzione delle aperture ,inoltre nello scorso anno il Consiglio Comunale ha votato una mozione per la salvaguardia della domenica con 17 voti favorevoli ( tra cui il sindaco), 15 astenuti e nessun voto contrario.
    Per questo chiederemo al Sindaco i motivi della proposta portata in concertazione che è contraria ed ostinata al dibattito tra le parti sociali ed ai dati dell’osservatorio.

    Fisascat Cisl , che io rappresento , Filcams Cgil , Uiltucs Uil hanno proposto ufficialmente di concedere aperture annue per 8 domeniche , più le 4/5 di dicenmbre e un numero tra domeniche e festività tra le 6 e le 10 da derogare in occasioni di eventi e/o manifestazioni.
    Questa proposta è stata condivisa dall’UGL , Confesrcenti , Confcommercio , Adiconsum e solamente non condivisa dalla Grande Distribuzione Organizzata.
    La nostra preoccupazione non è soltanto relativa all’aperture domenicali ma anche alle scelte commerciali del comune , perche mentre nel resto del paese e non solo l’ Ipermercati sono in crisi e stanno cercando di ridurre le metrature , a Grosseto nel giro di pochi anni avremo 2 ipermercati con una popolazione al di sotto di 100.000 abitanti e con un bacino di poco superiore .
    Ci domandiamo , e non da ora , cosa ne sarà del commercio di vicinato e delle stesse strutture che è evidente non potranno reggere i costi di strutture sproporzionate per il territorio .
    E i dipendenti che fine faranno?

    • Patrizio G. ha detto:

      Mi fa piacere vedere che un sindacalista prende la parola su questo Blog, prima di tutto perchè io condivido la vostra battaglia per la diminuzione delle aperture domenicali, contro l’apertura dei grandi centri di vendita e per la tutela dei prodotti e produttori locali, oltre che dei commercianti della provincia.

      Però devo chiederle una cosa che ritengo importante, perchè in politica, quella che stiamo facendo discutendo di questi temi in questa piazza, le cose non sono mai a scompartimenti stagni, e la coerenza diventa uno dei parametri cui il cittadino deve far riferimento per capire chi lo rappresenta e se lo raprpesenta coerentemente.

      Come avrà potuto leggere, questo è l’unico blog in cui da oltre un anno si discute del Polo Logistico e Agroalimentare che si vuole costruire a Braccagni, il sindacato tra cui il suo, la CISL, ebbe tempo addietro a prendere posizione a favore della costruzione del polo.

      Le chiedo quindi che oltre al problema delle chiusure domenicali, ci parli di come la pensa, riguardo al polo, la CISL che lei rappresenta, perchè il settore dei servizi è direttamente interessato dall’apertura del polo logistico in primis.

      Grazie in anticipo per qualunque risposta voglia darci.

  43. Antonio ha detto:

    Il dibattito sulle aperture domenicali dei negozi è ancora aperto.
    A dicembre il Sindaco ha deciso che per gennaio sarebbe rimasto tutto come l’anno scorso (e quindi tutte le domeniche aperto).
    Nella stessa occasione (tavolo di concertazione del 5 di dicembre) il Sindaco fece sapere che aveva intenzione di riproporre la delibera dell’anno scorso, e cioè 41 domeniche all’anno di aperture “libere”.
    Questa proposta ha lasciato sconcertati tutti tranne i rappresentanti dei supermercati e la Confconsumatori (la posizione di quest’ultima è davvero bizzarra: difende gli interessi dei colossi del commercio e mette continuamente in guardia i consumatori della “fregature” dei piccoli commercianti, mah!!!….).
    Tutti avevano chiesto una regolamentazione più equilibrata.
    Ma il concetto di equilibrio per il nostro Sindaco è strano …: concediamo di più ai più forti e freghiamocene dei più deboli.
    Stavolta credo proprio che i piccoli commercianti non ci stiano a farsi prendere in giro. Le elezioni sono vicine e ho come l’impressione che anche su questo argomento, come per quello del polo logistico di Braccagni, i consensi del Sindaco Bonifazi si abbasseranno drasticamente.
    Vedremo ….

  44. Granocchiaio ha detto:

    A proposito del centro commerciale Aurelia leggo oggi su 0564news.it di FB
    Propongo la riflessione su queste affermazioni:

    “Non solo un centro commerciale, ma un vero e proprio luogo di svago e di aggregazione……..”

    “E’ innegabile che una realtà come il centro commerciale Aurelia Antica, unico vero shopping center presente su tutta la Provincia di Grosseto, sia a pieno titolo da considerarsi un servizio alla cittadinanza. Un servizio che sarebbe, quindi, giusto favorire anche durante le domeniche senza costringere i consumatori a programmare i propri acquisti e le proprie giornate calendario alla mano.”

    “L’Aurelia Antica, come tutti i centri commerciali d’Italia, concentra il proprio lavoro negli ultimi due giorni della settimana, il sabato e la domenica: due giornate durante le quali oltre agli acquisti quotidiani intere famiglie si muovono per andare a fare spese al centro commerciale e passare qualche ora piacevole.”

    “Inoltre puoi dire che per la prima volta a Grosseto è arrivata la guerrilla marketing ovvero una forma di promozione non convenzionale e a basso costo ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali”

    Per leggere l’intero articolo: http://www.0564news.it/notizia.asp?idn=16899)

    a tutti buon fine settimana con la compagnia scelta e anche senza tutte queste – poco edificanti – delizie

  45. Granocchiaio ha detto:

    Nuova puntata nella saga del nostro centro commerciale Aurelia Antica.
    Stamattina sul giornale Il Tirreno si torna a parlare dello spot-ventosa, chiamato anche “guerrilla marketing” – dizione di per se non proprio rassicurante – e ieri definita una “promozione non convenzionale e a basso costo ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali”.
    Bene, stamattina si legge che questa sarebbe pubblicità non autorizzata e a rischio di multe salatissime.

    Si parla ora di “promozione non convenzionale che usa deliberatamente mezzi aggressivi e invasivi”: e anche questo non è che migliori la prospettiva.
    L’articolo poi illustra perché questa pratica è sanzionabile, sostanzialmente perché senza autorizzazione. Pare che i Vigili Urbani abbiano fatto due volte il giro delle strade cittadine per raccogliere i “clandestini”.

    La sanzione prevista dal codice della strada varia da 350 a 1.500 euro a volantino. Si presume che ne siano stati messi a centinaia, se non migliaia. E il conto è presto fatto: se si trattasse di solo mille pezzi le sanzioni dovrebbero essere comprese tra i 350.00 e 1.500.000 euro. Per la serie: per chi ce l’ha non è un problema.

    Che pensare?
    Io faccio un po’ il maligno e penso che tutto potrebbe essere stato studiato al tavolino. Prima una modalità nuova e un po’ scioccante di fare pubblicità. Poi la pubblicità a questa nuova forma di pubblicità. E infine la pubblicità che la pubblicità non è regolare. Ora manca solo la pubblicità sull’entità della sanzione. Ma potrebbe anche continuare con la pubblicità del ricorso, poi la pubblicità della sentenza del ricorso. E poi chi più ne ha più ne metta.

    Solo malignità?
    A parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina.
    L’autore è fin troppo noto per citarlo.

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