Negozi aperti o negozi chiusi
Scritto da Granocchiaio il 24-apr-2010 Totale commenti 80
Continua la penosa storia sulle aperture e le chiusure festive dei negozi. Grande confusione e più determinazione da parte di chi vuole aprire sempre, magari 365 giorni all’anno. I sindacati si stanno orientando verso delle aperture limitate. La Grande Distribuzione si diversifica: quando apre un nuovo centro e deve affermarsi vuole le aperture per 365 giorni l’anno. Quando poi si sono affermate e consolidate si convertono docilmente a poche e regolamentate aperture sia per ragioni di rispetto per i lavoratori, ma soprattutto per scarsa convenienza all’apertura. Noi ora a Grosseto siamo sfortunatamente nella prima fase. I politici trattano l’argomento con lunghissime molle per non bruciarsi le mani. E cortissime idee al riguardo.
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Nuova puntata nella saga del nostro centro commerciale Aurelia Antica.
Stamattina sul giornale Il Tirreno si torna a parlare dello spot-ventosa, chiamato anche “guerrilla marketing” – dizione di per se non proprio rassicurante – e ieri definita una “promozione non convenzionale e a basso costo ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali”.
Bene, stamattina si legge che questa sarebbe pubblicità non autorizzata e a rischio di multe salatissime.
Si parla ora di “promozione non convenzionale che usa deliberatamente mezzi aggressivi e invasivi”: e anche questo non è che migliori la prospettiva.
L’articolo poi illustra perché questa pratica è sanzionabile, sostanzialmente perché senza autorizzazione. Pare che i Vigili Urbani abbiano fatto due volte il giro delle strade cittadine per raccogliere i “clandestini”.
La sanzione prevista dal codice della strada varia da 350 a 1.500 euro a volantino. Si presume che ne siano stati messi a centinaia, se non migliaia. E il conto è presto fatto: se si trattasse di solo mille pezzi le sanzioni dovrebbero essere comprese tra i 350.00 e 1.500.000 euro. Per la serie: per chi ce l’ha non è un problema.
Che pensare?
Io faccio un po’ il maligno e penso che tutto potrebbe essere stato studiato al tavolino. Prima una modalità nuova e un po’ scioccante di fare pubblicità. Poi la pubblicità a questa nuova forma di pubblicità. E infine la pubblicità che la pubblicità non è regolare. Ora manca solo la pubblicità sull’entità della sanzione. Ma potrebbe anche continuare con la pubblicità del ricorso, poi la pubblicità della sentenza del ricorso. E poi chi più ne ha più ne metta.
Solo malignità?
A parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina.
L’autore è fin troppo noto per citarlo.
A proposito del centro commerciale Aurelia leggo oggi su 0564news.it di FB
Propongo la riflessione su queste affermazioni:
“Non solo un centro commerciale, ma un vero e proprio luogo di svago e di aggregazione……..”
“E’ innegabile che una realtà come il centro commerciale Aurelia Antica, unico vero shopping center presente su tutta la Provincia di Grosseto, sia a pieno titolo da considerarsi un servizio alla cittadinanza. Un servizio che sarebbe, quindi, giusto favorire anche durante le domeniche senza costringere i consumatori a programmare i propri acquisti e le proprie giornate calendario alla mano.”
“L’Aurelia Antica, come tutti i centri commerciali d’Italia, concentra il proprio lavoro negli ultimi due giorni della settimana, il sabato e la domenica: due giornate durante le quali oltre agli acquisti quotidiani intere famiglie si muovono per andare a fare spese al centro commerciale e passare qualche ora piacevole.”
“Inoltre puoi dire che per la prima volta a Grosseto è arrivata la guerrilla marketing ovvero una forma di promozione non convenzionale e a basso costo ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali”
Per leggere l’intero articolo: http://www.0564news.it/notizia.asp?idn=16899)
a tutti buon fine settimana con la compagnia scelta e anche senza tutte queste – poco edificanti – delizie
Caro ranocchio, converrai con me che al peggio non c’è mai fine…
Il dibattito sulle aperture domenicali dei negozi è ancora aperto.
A dicembre il Sindaco ha deciso che per gennaio sarebbe rimasto tutto come l’anno scorso (e quindi tutte le domeniche aperto).
Nella stessa occasione (tavolo di concertazione del 5 di dicembre) il Sindaco fece sapere che aveva intenzione di riproporre la delibera dell’anno scorso, e cioè 41 domeniche all’anno di aperture “libere”.
Questa proposta ha lasciato sconcertati tutti tranne i rappresentanti dei supermercati e la Confconsumatori (la posizione di quest’ultima è davvero bizzarra: difende gli interessi dei colossi del commercio e mette continuamente in guardia i consumatori della “fregature” dei piccoli commercianti, mah!!!….).
Tutti avevano chiesto una regolamentazione più equilibrata.
Ma il concetto di equilibrio per il nostro Sindaco è strano …: concediamo di più ai più forti e freghiamocene dei più deboli.
Stavolta credo proprio che i piccoli commercianti non ci stiano a farsi prendere in giro. Le elezioni sono vicine e ho come l’impressione che anche su questo argomento, come per quello del polo logistico di Braccagni, i consensi del Sindaco Bonifazi si abbasseranno drasticamente.
Vedremo ….
Volevo ringraziarvi per il contributo che portate al dibattito sulle aperture domenicali.
Nell’ultimi post avete evidenziato varie problematiche , per noi le più significative sono :
1)Invertire la discussione tra aperture e chiusure , che non è sicuramente una questione di lana caprina.
2)La differenza tra la proposta portata in concertazione e la delibera del passato anno ( una sola festività aggiunta alla delibera originale).
3)Il significato di concertazione.
4)Il peso nella decisione della Grande Distribuzione Organizzata.
5)Quanto cresce il P.I.L. e di conseguenza l’occupazione.
Vorrei aggiungere che la delibera del 2009 prevedeva la nascita di un’osservatorio , lo stesso ha portato risultati che indicavano una diminuzione delle aperture ,inoltre nello scorso anno il Consiglio Comunale ha votato una mozione per la salvaguardia della domenica con 17 voti favorevoli ( tra cui il sindaco), 15 astenuti e nessun voto contrario.
Per questo chiederemo al Sindaco i motivi della proposta portata in concertazione che è contraria ed ostinata al dibattito tra le parti sociali ed ai dati dell’osservatorio.
Fisascat Cisl , che io rappresento , Filcams Cgil , Uiltucs Uil hanno proposto ufficialmente di concedere aperture annue per 8 domeniche , più le 4/5 di dicenmbre e un numero tra domeniche e festività tra le 6 e le 10 da derogare in occasioni di eventi e/o manifestazioni.
Questa proposta è stata condivisa dall’UGL , Confesrcenti , Confcommercio , Adiconsum e solamente non condivisa dalla Grande Distribuzione Organizzata.
La nostra preoccupazione non è soltanto relativa all’aperture domenicali ma anche alle scelte commerciali del comune , perche mentre nel resto del paese e non solo l’ Ipermercati sono in crisi e stanno cercando di ridurre le metrature , a Grosseto nel giro di pochi anni avremo 2 ipermercati con una popolazione al di sotto di 100.000 abitanti e con un bacino di poco superiore .
Ci domandiamo , e non da ora , cosa ne sarà del commercio di vicinato e delle stesse strutture che è evidente non potranno reggere i costi di strutture sproporzionate per il territorio .
E i dipendenti che fine faranno?
Mi fa piacere vedere che un sindacalista prende la parola su questo Blog, prima di tutto perchè io condivido la vostra battaglia per la diminuzione delle aperture domenicali, contro l’apertura dei grandi centri di vendita e per la tutela dei prodotti e produttori locali, oltre che dei commercianti della provincia.
Però devo chiederle una cosa che ritengo importante, perchè in politica, quella che stiamo facendo discutendo di questi temi in questa piazza, le cose non sono mai a scompartimenti stagni, e la coerenza diventa uno dei parametri cui il cittadino deve far riferimento per capire chi lo rappresenta e se lo raprpesenta coerentemente.
Come avrà potuto leggere, questo è l’unico blog in cui da oltre un anno si discute del Polo Logistico e Agroalimentare che si vuole costruire a Braccagni, il sindacato tra cui il suo, la CISL, ebbe tempo addietro a prendere posizione a favore della costruzione del polo.
Le chiedo quindi che oltre al problema delle chiusure domenicali, ci parli di come la pensa, riguardo al polo, la CISL che lei rappresenta, perchè il settore dei servizi è direttamente interessato dall’apertura del polo logistico in primis.
Grazie in anticipo per qualunque risposta voglia darci.
Hai ragione Granocchiaio, gran confusione.
La cosa migliore per capire è leggere la delibera dell’anno scorso e confrontarla con la proposta portata al tavolo di concertazione del 5 gennaio.
La delibera del 2010 prevedeva che i negozi potevano stare aperti tutte le domeniche tranne una al mese: la terza. Questa regola non valeva per dicembre durante il quale tutte le domeniche c’era la libertà di apertura (lo dice la legge Regionale).
Facile fare i conti: 11 domeniche di chiusura all’anno.
Poi, sempre l’anno scorso, il Sindaco concesse un’ulteriore deroga alla legge regionale: nei mesi dei saldi (gennaio e luglio) anche la terza domenica si poteva stare aperti.
Sempre facile fare i conti: 9 domeniche di chiusura all’anno.
Se facciamo una semplice sottrazione, e partiamo dal fatto che in un anno di sono 52 settimane, troviamo che il numero delle domeniche di apertura sono state, nel 2010, ben 43.
NEL 2010 I NEGOZI POTEVANO STARE APERTI 43 DOMENICHE SU 52.
Ciò che veniva chiesto al Sindaco era di ridimensionare il numero delle aperture, spropositato per tutti i motivi sappiamo e anche rispetto a ciò che è stato deciso nelle altre province della Toscana.
E cosa propone il Sindaco?
Di eliminare solo la seconda delibera relativa alle aperture domenicali nei mesi di gennaio e luglio, e quindi riportare a 41 le domeniche di apertura.
41 di apertura su 52.
Questo per quanto riguarda le domeniche.
Sulle festività (religiose o civili) l’unica novità riguarderebbe il giorno di Santo Stefano: si deve star chiusi.
Ecco spiegato il numero 3: avrebbe “concesso” a chi richiedeva la riduzione delle aperture domenicali e festive ben 3 giornate!!!
Oppure, visto dal punto di vista dei supermercati: avrebbe concesso (questa volta senza virgolette!!!) ai supermercati 39 / 40 domeniche di apertura all’anno IN PIU’ rispetto a quanto prevede la legge Regionale.
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Lo abbiamo capito una buona volta o no da che parte sta il nostro Sindaco?
Il bicchiere mezzo pieno, il bicchiere mezzo vuoto
Ovvero come si può dare la stessa notizia con due modalità opposte
Sui numeri si può discutere quanto si vuole, ma come dice l’adagio, la matematica non è un’opinione (fino ad un certo punto)
Nel Tirreno del 17 dicembre si ricorda come a Grosseto
“ad un anno di distanza dall’introduzione dell’ordinanza sindacale che, in deroga alla legge regionale, permette ai negozianti di rimanere aperti per 47 domeniche all’anno invece che solo 12, il Comune riconvoca il tavolo di concertazione.”
Ieri 6 gennaio lo stesso giornale, e mi pare la stessa giornalista, parla delle
“GUERRE DEL COMMERCIO” titolando:
“Tre chiusure in più per i negozi
Il Comune fa la sua proposta al tavolo del tutti contro tutti”
Io che seguo con attenzione il dibattito della storia rimango perplesso e mi domando che cosa significhi “ Tre chiusure in più per i negozi”
Leggo l’articolo e riesco a capire che in definitiva si voleva dire
TRE APERTURE IN MENO PER I NEGOZI
Perché la deroga è ad aprire in più, non ad aprire in meno. Cioè si parte dalle 12 aperture (in più, è bene ricordarlo) previste dalla Legge Regionale, per fare poi una deroga che AUMENTA QUESTE APERTURE PORTANDOLE A BEN 47 (ricordiamoci che in un anno ci sono circa 52 domeniche)
Quindi se oggi si parla di variare la famosa deroga del Sindaco di Grosseto, SI TRATTA IN EFFETTI DI DIMNUIRE QUESTE APERTURE, e non DI AUMENTARE “Tre chiusure in più per i negozi”
Il mio può sembrare un discorso di lana caprina, ma non credo che lo sia. Proviamo a scrivere queste due (stesse) verità di seguito:
“Tre chiusure in più per i negozi”
“Tre aperture in meno per i negozi”
Nel primo caso il messaggio si legge: ci sono (per legge) un tot di chiusure, e nella riunione si è proposto di chiudere per tre giorni in più
Nel secondo caso il messaggio si legge: ci sono (per legge) un tot di aperture (47), e nella riunione si è proposto di aprire per tre giorni di meno
A me non pare proprio la stessa cosa. La prima è una interpretazione che pare voglia dire: nonostante si sia stabilito che ci sono un tot di chiusure, noi le aumentiamo di tre unità
La seconda invece dice:
nonostante si sia stabilito che ci sono un tot di aperture, noi le diminuiamo di tre unità
la potenza della parola!
Capisco l’amarezza dei Sindacati per questa miserrima proposta
Gloria Faragli per Confesercenti dice: “La proposta del Comune è molto lontana dalla nostra richiesta di ridurre le domeniche di apertura rispetto all’ordinanza vigente……”
Ma ancora più eloquente il commento finale di Paolo Degli Innocenti di Ancd, nonché presidente di Clodia Commerciale, società che raggruppa i negozi Conad di Grosseto: “……………Insomma, poteva andare peggio”
Se lo dicono loro…………………..
Stavolta non sta riuscendo molto bene.
Cosa?
Il giochino di prendere le decisioni facendo credere di aver prima “ascoltato”, “recepito”, “condiviso”, “CONCERTATO”.
Ecco qua la parola magica: “concertazione” – dal vocabolario Zanichelli della lingua italiana : metodo e prassi consistente nel prendere decisioni specialmente di carattere economico e sociale attraverso trattative e accordi tra governo, sindacati e associazioni di categoria.
Diciamo che non sta riuscendo molto bene perchè da quello che si è capito mercoledì 5 gennaio al tavolo di “concertazione” il Sindaco Bonifazi non ha per nulla intenzione di cambiare le proprie decisioni (evidentemente già prese) in merito alle aperture domenicali e festive.
Non ha per nulla intenzione di recepire le istanze della maggior parte dei soggetti seduti al tavolo della “concertazione” (Fisascat Cisl , Filcams Cgil , Uiltucs Uil , Ugl , Confesercenti , Confcommercio e Adiconsum) che avevano richiesto, con varie modalità, una nuova delibera che riducesse le domeniche di apertura in deroga alla legge regionale.
Non ha per nulla intenzione … o forse stiamo facendo il processo alle intenzioni?
In effetti ancora non si può dire, perchè il Sindaco Bonifazi non ha ancora emesso la tanto attesa delibera.
Ma per una volta forse è il caso di farlo questo famigerato processo alle intenzioni, come dire ……. meglio prevenire che curare no?
Forse ci sono troppe persone che dormono, troppe, troppe e troppe.
Ma non tutte, finchè c’è gente come Antonella che dal suo punto di vista si scandalizza e si ribella.
Finche c’è gente come me che è da aprile che scrivo su questo piccolo blog e sull’argomento cercando di documentarmi su tutto quello che passa sul web a questo riguardo, su tutto quello che trovo negli scritti delle organizzazioni sindacali, in quello che scrivono i dirigenti della Grande Distribuzione, negli appelli della parte cattolica, di tutti quelli che paiono avere in mente una revisione dello stato di degrado in cui stiamo precipitando con il consumismo ormai senza freni.
Purtroppo da qualche comunicato stampa intercettato credo che l’incontro avuto in Comune sulla concertazione pare che la montagna abbia partorito un topolino settimino e piccolo. Mi è parso di capire che contro una MEDIA DI 20 CHIUSURE MENSILI PER I CAPOLUOGHI DI PROVINCIA TOSCANI, la Giunta Comunale di Grosseto PROPONE DI DIMINUIRE LE 40 E PASSA APERTURE ANNUALI DI GROSSETO DI UNA SOLO UNITA, pare il 26 dicembre!
Mi riservo di leggere il giornale domattina per verificare se realmente le cose stanno così o magari, come spero sono notizie da me male comprese o interpretate.
Smettiamola di chiederci perchè a Grosseto non c’è nessuno sviluppo (economico, culturale, scientifico, sociale).
Noi DORMIAMO!
Dormiamo quando non ci accorgiamo che una manciata di affaristi approfitta del torpore dei grossetani per arricchirsi.
E mentre noi dormiamo ….. loro costruiscono un centro commerciale in un’area dove non poteva essere costruito.
Qualcuno li ha forse disturbati? Qualcuno ha chiesto al Sindaco come è potuto accadere questo miracolo?
Tutti sappiamo benissimo che l’unica ricchezza del nuovo centro commerciale sta nelle tasche di chi ha saputo realizzare l’ennesima speculazione edilizia.
Qualcuno ha provato a calcolare quanti punti di PIL guadagnerà la città da questa creatura commerciale?
Io si. Ho chiesto ad un mio carissimo amico economista che lavora in Svizzera.
E sapete cosa è venuto fuori? Che in termini di crescita economica Grosseto rimarrà esattamente dov’è. Anzi, probabilmente dal punto di vista della rete commerciale locale ci potranno essere dei risultati con il segno meno.
Come dire: ci rimettiamo in tanti per far guadagnare i pochi (affaristi).
Le aperture domenicali sono l’ennesima dimostrazione: servono solo al nuovo centro commerciale, ma non importa …… noi dormiamo.
buona notte
stamattina in Comune si riapre il cosiddetto TAVOLO DI CONCERTAZIONE SUL COMMERCIO
le osservazioni lette in questo periodo dalle parti più diverse hanno fornito un quadro della situazione abbastanza chiaro per chi sa leggerle
da una parte i fautori delle aperture identificabili sostanzialmente in certa Grande Distribuzione, in alcuni commercianti del Centro Storico di Grosseto e in chi dice sinceramente “vogliamo fare i comodi nostri e aprire quando ci pare e piace”
dall’altra i fautori di un ridimensionamento di queste aperture, e anche qui si trova un’altra certa Grande Distribuzione, diversi commercianti del Centro storico e chi dice “riappropriamoci della giornata della domenica, e ultimamente, tutte dello stesso parere, le Organizzazioni Sindacali.
Mentre tra i primi la sola Grande Distribuzione fa un discorso puramente economico dicendo “più stiamo aperti, più facciamo un servizio sociale, più stiamo aperti più facciamo lavorare i dipendenti” i negozianti medio piccoli del Centro sostengo che con le aperture si favorirebbe il turismo e la vitalità del centro stesso. Aggiungono anche, cosa per me più grave, che loro vogliono il diritto,a loro detta equanime e democratico, di aprire quanto e come vogliono. Secondo loro questa è libertà e democrazia dimenticandosi dei colleghi che gestiscono il negozio da soli – e quindi impossibilitati a lavorare 365 giorni all’anno – e si dimenticano pure che solo la Grande Distribuzione può fare turnazioni dei dipendenti e non costringere nessuno a dover lavorare tutti i giorni che Dio mette in terra.
Con questi signori fare un discorso etico di recuperare i valori della domenica e della festività non è nemmeno il caso di intavolarlo.
Per i secondi c’è subito un approccio più pragmatico e realistico. Anche questa Grande Distribuzione ha in passato sperimentato le aperture domenicali, anche se non selvagge, ma probabilmente pronti a consolidare l’andazzo se i risultati fossero stati positivi. Poi si sono accorti da conti fatti, che non era per niente conveniente farlo né per la proprietà, ne per i dipendenti. Hanno trovato, bontà loro, anche la motivazione etica, che certo non guasta, ma mi domando se i conti fossero stati positivi se questa sarebbe state evocata come ora.
Anche i piccoli commercianti hanno un’apertura più realistica e ragionevole, si parla per loro di riportare le famigerate deroghe a livelli più terrestri. Ma che dico terrestri, a livello della Toscana nel suo insieme sarebbe più che sufficiente.
“Nella gran parte dei capoluoghi della Toscana le aperture annualmente previste sono 20, con alcune eccezionalità più (vedi centro storico di Firenze) dove esiste un flusso turistico rilevante e non ipotetico”
” inoltre da ricordare che in Toscana, e non solo, gli ipermercati aprono una domenica al mese (vedi i Gigli di Firenze, Le Fonti del Corallo di Livorno, l’Ipercoop di Sesto Fiorentino)”
Vorrei infine far notare come stia venendo fuori una richiesta che noi per primi sollevammo diverso tempo addietro. e cioè se si invoca il permesso di aprire la domenica e le festività per un supposto Servizio Sociale, perché non si chiede contemporaneamente, anzi direi ancora prima, stessa apertura domenicale dei servizi al pubblico da parte delle Amministrazioni Pubbliche come Comune, Provincia, Poste Ufficio delle Entrate, ecc.?
e prima ancora di queste Laboratorio di Analisi, esami specialistici, ecc. ecc.
Se si dice di aprire prima queste strutture che sicuramente farebbero un servizio sociale, se questa misura che farebbe davvero comodo a tutta la popolazione – in primis per chi lavora – viene accettata e messa in opera, dopo ci vorrebbe molto meno faccia tosta a chiedere l’apertura dei negozi la domenica a titolo di “servizio sociale”
Una cosa la volevo di e cioè che quando si dice che la libertà deve essere per tutti di aprire o chiudere così non si fanno differenze si dice una cosa molto inesatta. Infatti i grandi potranno aprire o chiuedere quando vogliono con tutto il personale che ci hanno mentre un piccolo se è solo a lavorare in bottega in pratica un fa mai festa. Quindi questa libertù è una libertà sulla carta, ma è una ineguaglianza di fatto.
Non so se ti riferisci al mio intervento sulla libertà di apertura.
Comunque io intendo tutte le entità addette al commercio sia il singolo negoziante sia la grande distribuzione, infatti termino dicendo genericamente “Ditta”.
Paolo ha ragione, non si può parlar di libertà senza specificare ogni aspetto della realtà cui ci riferiamo, nel caso nostro l’apertura domenicale potrebbe significare libertà per chi vuole andare a far spesa la domenica, me anche grave situazione di limitazione della libertà dei commessi e dei piccoli e medi negozi.
Quando si prendono decisioni del genere occorre sempre tener presente il pr e il contro… sempre che le si prendano cercando di mediare tra le diverse esigenze e non si voglia, invece, usare l’apertura domenicale per favorire un soggetto economico a discapito di altri, trascurando o strumentalizzando il consumatore
non ci scordiamo che il consumatore è per questi grandi capitani di industria, solo uno dei fattori che contribuisce a far fare utili all’azienda… così come lo sono gli operai… fattori da combinare senza tener troppo conto che sono esseri umani.
Aggiorniamoci sugli sviluppi di questa polemica.
Stamani nel Tirreno di Grosseto sotto il cappello LA GUERRA DELLE DOMENICHE il titolo: Il “salotto buono” vuole stare aperto, mentre il sottotiolo recita: Da sotto i portici le voci contro: “Con i negozi chiusi la città muore”
E qui bisogna notare che le prospettive peggiorano da un giorno all’altro in maniera catastrofica: ieri la stessa commerciante si dichiarava dispiaciuta perché queste mancate aperture fermerebbero – a suo giudizio – “l’evoluzione e la prosperità del commercio, cercando di trasformare Grosseto in un paesotto retrogrado”
Oggi siamo già alla morte!
Non voglio entrare questa volta in merito alla questione meglio aperti o meglio chiusi. Vorrei soffermarmi un momento su di un aspetto che pochi hanno sollevato: ma il comune di Grosseto, ipermercati a parte, comincia nel Corso e finisce sotto le logge o comprende anche la periferia della città, la campagna e magari anche qualche paesotto retrogrado?
I quartieri di Barbanella, Gorarella, Pace, Cittadella, i paesi di Montepescali, Braccagni, Batignano, Istia d’Ombrone, Alberese, Principina, Marina di Grosseto……..sono figli di un dio minore o che cosa? Se ci si mette a parlare di problemi del commercio nel comune e della relativa regolamentazione credo abbiano diritto ad essere presi in considerazione anche gli aspetti relativi a loro, o no?
La città conta 64.417 all’anagrafe (2.11.2010), mentre tutto il resto conta 17.730 individui, che volendo o no rappresentano il 22% dell’intero Comune
Perché qui tutti i salmi portano da quelle parti: il centro di qui, il centro di qua, e gli altri? Sono figli di buone donne e non hanno nemmeno il diritto di essere presi in considerazione?
Sono sicuri questi signori di parlare in maniera da tenere presente gli interessi di tutti? Perché diritti e libertà in un paese normalmente giusto, secondo me vuol dire diritti e libertà nel rispetto degli altrui diritti e libertà.
Ad un attento lettore come Nello non sarà sfuggito l’articolo di oggi sul Tirreno: “Che fa Unicoop, copia il modello Fiat?”
Visto il titolo quasi scontato il contenuto.
Vale la pena comunque riportare la nota dei lavoratori di Unicoop dall’eloquente titolo: “Campaini come Marchionne?”
Leggendo il seguito parrebbe proprio di si.
Allora mi domando, e la giro a Nello più esperto di me in queste faccende: sempre dell’idea che la “scuola Campaini” sia più comunista che cattolica?
Non ho preso subito pèosizione, perchè, per rimanere in argomento, la domenica la dedico alla famiglia: i figli sono padroni del PC (in questo mondo consumistico purtroppo si rompono i portatili e Nello rimane, per così dire, a piedi).
L’ho letto e sono rimasto, mettiamola così, molto perplesso, non tanto per la posizione di Unicoop quanto per quella, almeno sembra, dei sindacati specie la CGIL, piuttosto tiepidina.
Qui non si tratta di scuola cattolica o delle Frattocchie, qui si tratta, per me, di un clamoroso autogol, come quello di Marchionne, ma non mi va di impostare una querelle politico-sindacale su queste pagine.
Dico solo due cose:
1) diversi capitani dell’economia che anni addietro (epoca DC-PCI) si schieravano apertamente per la sinistra, a domande giornalistiche, sul perchè del loro schieramento in pratica ” capitalista col proletariato” risondevano che vivendo in un mondo capitalistaa non vedevano incongruenze se poi politicamente si schieravano con Berlinguer;
2) il metodo Unicoop è strano, infatti normalmente questi colossi, quando vedono che da un “negozio” non hanno utili che pensavano ( il solito discorso quest’anno ho perso perchè da budget prevedevo 100 e invece ho chiuso a 90) di norma lo cedono o ad altre società ( mi hanno detto, ma non è certo, che la CONAD sia nata così) oppure lo cedono a persone (di solito ai dipendenti) come è avvenuto qui da noi.
Comunque se proprio vogliamo contestare Campaini, che io come te conosco solo per articoli giornalistici, si può dire che vuole le domeniche chiuse, ma fa pubblicità a paginate per invitare la giente ai suo centri (sempre ieri sul Tirreno) oppure quetsa newco (anche qui sempre e solo inglese e poi si incazzano se la UE per i brevetti non userà l’italiano!) avrà un contratto ad hoc il cui sunto (come per Fiat) vuoi lavorare? si, ellaora fai come voglio io, quei dipendenti non avranno scampo: dovranno essere orfani,meglio se vissuti agli INNOCENTI, e soprattutto single in modo da non pensare alle famiglie la domenica e le altre feste civili o religiose che siano.
Ho letto, tramite Roberto su FB, l’intervista riportata ieri dall?Unità a Campaini.
Che dire, mi sembra che ci sia una grossa discordanza fra quello che dice il Presidente Unicoop Firenze e quanto riportato dal Tirreno sui punti vendita Unicoop e la newco in gestazione.
Non so come stiano le cose per i dipendenti fdiorentini, ed anche come clienti ne siamo fuori in quanto, pur legate, nella nostra area opera la Unicoop Tirreno, ma certo mi sento, non è la prima volta e purtroppo non sarà l’ultima, preso in giro dal mondo dell’informazione.
Nell’ormai quotidiano bollettino sulle aperture/chiusure domenicali nei giornali di oggi un’altra poderosa zeppa contro le aperture dissennate della domenica. Arriva infatti anche la corrazzata CGIL che senza tanti giri di parole dice in una sua nota che “Al prossimo tavolo ci presenteremo chiedendo la salvaguardia delle giornate festive”
Più chiari di così….. e poi aggiunge “Chiederemo un ulteriore, graduale, aumento delle chiusure domenicali, rilanciando una discussione su quale siano i servizi essenziali in una città”
E questo mi pare già un altro bel passo in avanti nel voler discutere e verificare le cose.
Proprio qui sul blog il 29 novembre scorso segnalavo un interessante intervento di Raffaele Ignelzi , direttore responsabile del Trony al Millennium Center (il centro commerciale più grande del Trentino-Alto Adige), il quale tra l’altro così ragionava:
“L’apertura domenicale rappresentava spesso l’esodo di massa da parte dei lavoratori, incattiviti dal frustrante obbligo che li teneva distanti dalla famiglia e dalla socialità. “Perché un mio lavoratore non può passare la domenica con la famiglia, condividere il proprio tempo con gli amici? Ma sopratutto perché questa diversità di trattamento rispetto ad altre categorie? Perché qualsiasi ambulatorio non può prestarmi opera e il commesso sì? Sarebbe altrettanto utile se potessi fare delle analisi alla domenica, senza dover prendere dei permessi di lavoro.”
A me pare che qui ci sia già un eloquente quanto opportuno esempio di cosa potrebbe essere un “servizio essenziale in una città”: altro che apertura domenicale per fare shopping! Eppure nessuno ne parla. Perché? Perché chi avrebbe interesse ad aprire proprio la domenica?
Perché non si fanno turnazioni anche negli ospedali affinché anche il sabato e la domenica ci sia un’assistenza valida come negli altri giorni? Sarebbe forse meno utile di aprire i negozi per lo shopping? Credo proprio di no!
Ma li si rispetta il riposo settimane del personale e non si obbliga questo a turnazioni perché magari si dice che il servizio minimo è assicurato. Io quando sono malato avrei piacere di ricevere il servizio massimo anche il sabato e la domenica, per esempio.
Ben venga quindi una discussione come preannuncia la CGIL utile a chiarirsi un po’ le idee in questo mondo di consumismo ormai impregnato anche nelle giovani e indifese menti.
Una di queste scrivendo sulla stampa grossetana si dichiara dispiaciuta perché queste mancate aperture fermerebbero – a suo giudizio – “l’evoluzione e la prosperità del commercio, cercando di trasformare Grosseto in un paesotto retrogrado”
Inversione di rotta dell’ASCOM sulle aperture domenicali dei negozi
Con la mediazione del presidente della Camera di Commercio Lamioni il presidente dell’ASCOM Chiti ha fatto propria la richiesta dei commercianti “ribelli” allineandosi alla loro richiesta di tornare alle chiusure nella misura prevista dal piano regionale della Toscana e cioè 4 aperture a dicembre e altre 8 distribuite su tutto l’anno
Questa dunque la proposta che verrà portata dall’ASCOM al tavolo di concertazione
I commercianti hanno chiesto inoltre di essere ammessi al tavolo di concertazione come “uditori”
Un primo passo per ritornare a ritmi più consoni da noi più volte auspicati
Questa mattina parlavo con un commerciante del centro storico “dissidente” il quale mi ha fatto capire che questa delle aperture domenicali è una autentica giungla senza regole. Innanzitutto i dipendenti, commessi e commesse ed altro: la maggioranza dei commercianti non paga alla commessa la domenica come lavoro festivo ma obbliga la lavoratrice ad essere presente sul posto di lavoro anche la domenica con la promessa di un turno di riposo infrasettimanale. La categoria delle commesse di negozio è di per sè debole essendoci un rapporto diretto datore di lavoro/lavoratore per cui la lavoratrice non può opporsi anche perchè il periodo natalizio è quello in cui il commerciante “realizza” la gran parte dell’incasso annuale e quindi anche lo stipendio annuale del dipendente stesso. Alla fine il riposo infrasettimanale non viene quasi mai fatto osservare al lavoratore che si trova a lavorare 7 giorni su 7 con identico stipendio. Un’altro caso è quello dei negozi al Centro Commerciale Aurelia Antica e in particolar modo a Media World dove alla domanda alla cassiera se lei lavorava la domenica, ci si è sentiti rispondere “certamente, io sono una stagista e quindi non mi vengono riconosciute le festività in busta paga”. Ciò significa che Media World avrebbe assunto come stagisti alcuni dipendenti che stanno alla cassa, ma questi che stagisti sono? Io penso che il tema delle aperture domenicali specialmente nel periodo natalizio sia una giungla di comportamenti al limite della correttezza e che è giusto un intervento da parte delle autorità a regolarne l’uso e a reprimerne l’abuso.
Ric tocca un tasto importantissimo in questa discussione: nessuno protegge i lavoratori del settore del commercio, o meglio la maggior parte di loro sono esclusi della legge 300, il famoso “Statuto dei lavoratori”, solo quelli della Grande distribuzione potrebbero essere protetti, ma anche lì si gioca con i cavilli (assunzioni a tempo, da apprendista, stagisti etc.).
C’è una legge dello stato (presa forse anche dalla Bibbia) che impone il riposo al settimo giorno, come Dio nella Creazione, e se non rispettata si incorre in sanzioni (codice civile). Il bello che anche in questo caso, come in tanti altri, visto come opera l’ispettorato del lavoro (diciamo a causa della mancanza di personale), nessuno fa niente e, al limite, ci scandaliziamo se qualche volta interviene.
Dire inoltre che non c’è regolamentazione è una barzelletta. Tutte le categorie sono concordi ad accettare quello della regione: 12 aperture anno, di cui 4 nel mese di dicembre (sembrerebbero escluse quindi tutte le festività infrasettimanali); ma siamo in Italia e “fatta la legge trovato l’inganno” per cui esistyono zone turistiche , esistono zone a rischio economico etc da qui la giungla degli orari.
Di questa giungla il Granocchiaio, e poi anche un politico a me vicino, ha messo in evidenza un fatto importante: se Grosseto sta chiuso e Roccastrada al contrario sta aperta i commercianti di Braccagni sono svantaggiati con quelli di Sticciano (e chiaramente viceversa), ripropongoi l’esempio perchè i due paesi si raggiungono facilmente con quasi tutti i mezzi, anche a piedi, se il tempo è buono, sarebbe una passeggiata.
La CGIL prende posizione ed invita alla discussione, più chhe giusto, ma ormai è una vita che il dibattito è aperto, quindi sarebbe meglio prendere una posizione netta e decisa, perchè tanto ci sarebbero sempre gli scontenti.
La mia posizione da sempre è una: apertura in sei giorni settimanali (massimo), 48 ore settimanali con range d’apertura quattro-dieci ore giornaliere. Al commerciante la scelta del giorno di chiusura, al Comune l’ok, validità un anno, o rinnovabile tacitamente o modificabile secondo l’esigenze della Ditta.