“Via Pannocchiesca” a Montepescali

Umberto Baglioni

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Il libro “Via Pannocchiesca” scritto da Umberto Baglioni è stato presentato a Rocca Sinibalda nel mese di Maggio di quest’anno.

    Fin da allora Umberto ci aveva promesso di venire a fare una presentazione “sul luogo del delitto” e cioè proprio a Montepescali dove si trova la Via Pannocchiesca narrata.

    La nuova presentazione avverrà venerdì 17 prossimo e si terrà al Museo Civico, o come dicono i vecchi montepescalini, al vecchio Asilo.

    Locandine dell’evento saranno a momenti affisse a cura della Circoscrizione che patrocina l’evento.

    Saranno presenti il Sindaco di Grosseto, l’assessore alla cultura e rappresentanti della Circoscrizione. Il prof Phister Manfred curerà la presentazione, mentre ha assicurato la proprio presenza Piero Innocenti per la casa Vecchiarelli.

    Come già indicato in questo blog una parte del ricavato del libro di Umberto Baglioni sarà destinato alla realizzazione di una casa famiglia a Rieti per i bambini malati di leucemia del reparto oncologico diretto dal Dott. Capparella. Tutto questo attraverso l’Associazione Onlus ALCLI che a Rieti è appunto collegata con il reparto oncologia dell’ospedale.

    Già una significativa somma derivante dalla vendita del libro è infatti giunta all’Associazione.

    Attendiamo con interesse il ritorno di Umberto ed il suo libro!

    • Patrizio ha detto:

      se fossi li, e non è detta l’ultima parola, ci andrei, ne vorrei una copia, pagando naturalmente,
      già che il sindaco va a montepescali, gli chiedo di affacciarsi dal baluardo per guardare per l’ultima volta il paesaggio che vogliono distruggere quelli che ci vogliono costruire il polo logistico

  2. Carlo Vellutini ha detto:

    Cercherò di liberarmi per essere presente.

  3. braccagni.info ha detto:

    Ricordiamo che domani pomeriggio venerdì 17 settembre alle ore 16 a Montepescali ci sarà, come annunciato in anteprima assoluta da questo blog, la presentazione del libro di Umberto Baglioni.
    Ci saremo.

  4. roberto ha detto:

    Prime impressioni della presentazione del libro. Pomeriggio sicuramente piacevole, denso di ricordi e di emozioni. Accanto all’autore, Umberto Baglioni, dei relatori di prima qualità; in rappresentanza del Comune addirittura l’Assessore Ferretti ed il Sindaco Emilio Bonifazi. Bene accompagnare la presentazione con immagini soprattutto d’epoca con didascalie che facevano pensare, in qualche caso addirittura commuovere. A Mearini il compito delle letture. La saletta degli Usi Civici ha fatto fatica a contenere il numeroso pubblico, notevole la presenza braccagnina. Bene anche la finalità benefica della vendita del libro, con abitanti di Rocca Sinibalda dell’Associazione Alcli giunti sino qua.
    Alla fine anche il nostro blog ha voluto omaggiare l’autore consegnando una cornice con la foto di Pasqualino (babbo di Umberto)ritratto con altri tre dipendenti della Fattoria Grottanelli alla Rialtina durante una cacciata al cinghiale. Altro tuffo nel passato, prima di tuffarsi nel buffet.
    A questo punto aspettiamo le foto del Granocchiaio, che probabilmente in questo momento avrà finito di cenare con Umberto Baglioni, che ringraziamo per questo pomeriggio e per la sua evidente sensibilità unita ad una sorta di pudore.
    E mentre aspetto le foto, vado in camera a leggere il libro e a gettarmi nei ricordi di un passato che è passato.

  5. Granocchiaio ha detto:

    questi una parte dei volti visti alla presentazione del libro

    altre domani qui e su FB

  6. Granocchiaio ha detto:

    Nell’affollata presenta nazione di ieri dei commenti affatto banali e formali. Tutti hanno parlato in maniera informale ma assai pertinente e gradevole.

    Piero Innocenti che faceva il padron di casa come rappresentante della VECCHIARELLI EDITORE ha dettato tempi e modi della presentazione. Il tutto con garbo e senza tanta prosopopea.

    È toccato poi al Sindaco che ha addirittura commentato brevemente tutto il libro, almeno nei passi che lo hanno più emozionato. Pare proprio che Umberto abbia colpito nel segno: Bonifazi ha commentato con acutezza e diversi collegamenti a fatti paralleli di persone e famiglie di altri paesi come Montepescali.

    È intervenuto quindi l’Assessore Ferretti che si è mostrato particolarmente toccato da passaggi del libro così veri e comuni per molti di noi.

    Una vera e propria rappresentazione critica è stata fatta magistralmente dal Prof. Manfred Pfister ormai concittadino di Montepescali da diversi anni. Con il suo più che buon italiano declamato con un evidente accento tedesco che, bontà sua, ho udito per la prima volta nella mia vita, suonare perfino dolce e melodioso (!), ha rappresentato una vera e propria opera critica dal vivo. In questo si è fatto aiutare da un insospettabilmente bravo Tonino Mearini che ha letto passi significativi e funzionali all’esposizione del Prof Manfred.

    È stata una vera e propria performance riuscita in maniera meravigliosa. Lui bravo a trovare la chiave di lettura e i riferimenti letterari più adatti (non per niente è un po’ il suo mestiere), la platea che mostrava di gradire con mormorii di approvazione se non di sorrisisi e di risate, là dove occorreva.
    Ma la bravura del nostro Prof è andata oltre, ha proprio interpretato la sua parte, con modulazioni, alti, bassi, pause, ed espressioni da consumato attore.

    Senz’altro il migliore “attore” della presentazione.
    Ho chiesto al Prof se poteva fornirci copia del suo intervento ed avendo acconsentito potrò entro breve pubblicarlo qui sul blog.

    Ha infine parlato l’incaricata dell’Associazione ONLUS ALCLI GIORGIO E SILVIA signora Santina Proietti che con parole commosse ha rammentato come le somme proveniente dalla vendita del libro siano destinate alla realizzazione di una casa famiglia a Rieti per i bambini malati di leucemia del reparto oncologico diretto dal Dott. Capparella. Tutto questo attraverso l’Associazione Onlus ALCLI che a Rieti è appunto collegata con il reparto oncologia dell’ospedale.
    Il libro è già in seconda ristampa.

    Ha chiuso gli interventi l’autore Umberto Baglioni che a quel punto mi è parso particolarmente liberato e sollevato dalla morsa delle emozioni che hanno pervaso tutti e ovviamente anche lui che aveva gli occhi lucidi come diversi altri nella sala.

  7. rob. ha detto:

    Complimenti per l’immediato servizio fotografico. Se ci fosse da dare un voto alle foto, io lo darei ad Elena e Irene Pieraccini.

  8. Carlo Vellutini ha detto:

    Sono felice di essere riuscito a liberarmi in extremis per esserci alla presentazione del libro. Sia per quella che è l’opera di per sé sia per aver constatato come, di fronte ad inziative di questo tipo, si riescano ad unire bene Braccagni e Montepescali. Credo che questo sia uno dei successi più importanti dell’iniziativa di ieri. Ho visto infatti una bella risposta braccagnina con presenze di rilievo. Il libro poi dimostra come, di fatto, i due paesi siano legati. Ragionando su alcuni dei passaggi letti, infatti, anche nei ricordi di Umbero Baglioni non si può prescindere da quello che è il contatto diretto tra il colle ed il piano. Siccome credo che un libro, al di là di quello che è il suo contenuto abbia sempre uno scopo principale che non è quello di dare risposte, ma di far riflettere, il successo della manifestazione di ieri mi porta ad alcune considerazioni che già avevo esternato in passato. Possibile che due paesi così vicini ed anche legati da affetti che stanno nei ricordi e nelle parentele che ancora esistono possano viaggiare così separati? Possibile che se sui giornali Montepescali si lamenta per il degrado e lo debbano fare solo loro, mentre Braccagni, che ha tutto l’interesse a conservare il suo centro storico (perché quello è), non doebba seguirlo a ruota così come con Montepescali non si possa essere un tutt’uno su altre battaglie che coinvologono la nostra zona? Il Polo Logistico, magari anche per ragioni diverse, potrebbe essere un altro tema di unione, ma credo che su tante cose ci si debba unire ancora di più ed intensificare quelli che sono gli scambi di opinione su due paesi che sono tanto vicini quanto, purtroppo, distanti. Personalmente ogni volta che salgo a Montepescali mi diverto a percorrere le strade e mi sento a casa mia. Questo vuol dire che, alla fine, questa distanza non è così ampia. Ieri mi sono fermato a parlare con alcuni montepescalesi che trovo spesso a Braccagni e questa vicinanza si percepisce. Allora perché non fare ancora più iniziative che leghino le due realtà, visto che poi la risposta c’è? Il blog sotto questo aspetto è lo strumento ideale e credo che il successo – anche a Braccagni- della presentazione del libro di Umberto Baglioni stia anche nell’opera portata avanti sul sito dal Granocchiaio. Credo che questa esperienza possa essere ripetuta. Vedendo i paesi limitrofi un po’ mi dispiace constatare, ad esempio, quanto Sticciano Scalo si consideri un’unica realtà con Sticciano Alto e da noi ciò non avvenga. E’ vero che qui si pagano contrasti anche di alto tipo, però sono fiducioso. E su questo tema credo che gli Usi Civici, con il presidente Spadi che ho scoperto essere anche un fine diplomatico, potrebbero giocare un ruolo determinante. Dunque se un libro deve far riflettere, io da quello di Umberto Baglioni lascio questo messaggio…A voi le vostre considerazioni e le vostre opinioni, sia sul libro che sulla manifestazione!!!!

  9. umberto baglioni ha detto:

    vorrei ringraziare la sentinella del braccagni, con tutti i suoi rappresentanti che hanno fatto pubblicità e che sono venuti alla presentazione del libro.
    una bellissima giornata, offuscata dalla morte di SABATINA BELLI, la sorella di IRENE. le mie tate. un destino. Raccontate nel libro.
    A loro vorrei dedicare il successo di quell’evento, un pensiero che rimaranno sempre nel mio cuore insieme agli affetti più profondi.
    Grazie di cuore a tutti anche da parte dell’associazione ALCLI, che per bocca della sua presidente, mi ha confermato che la casa albergo adesso è una realtà. sono stati assegnati i fondi per la sua realizzazione.
    E questa per me è la notizia più bella.
    Durante la manifestazione sono stati raccolti circa 500 euro.

  10. Granocchiaio ha detto:

    Ci sono pervenute, e quindi pubblichiamo, la ricevuta per € 522,00 e la lettera di ringraziamento da parte della Associazione Onlus ALCLI Giorgio e Silvia.

    La somma è stata incassata e quindi poi offerta in occasione della presentazione del libro 17 settembre scorso a Montepescali.

    Veramente una gran bella cosa ed una giornata indimenticabile!

  11. braccagni.info ha detto:

    Piero Innocenti

    Presentazione del volume
    UMBERTO BAGLIONI, Via Pannocchiesca, Manziana, Vecchiarelli, 2010
    Montepescali, 17 Settembre 2010

    L’occasione che ci vede riuniti oggi è la presentazione del libro Via
    Pannocchiesca, di Umberto Baglioni, uscito nella primavera di quest’anno
    presso la Casa editrice Vecchiarelli, e presentato con grande
    successo il 22 Maggio scorso a Rocca Sinibalda, da tempo nuova residenza
    del suo Autore. Oggi nutriamo la speranza di rinnovare il
    successo di allora, confortato nel frattempo da una rapidissima diffusione
    del libro, in ristampa mentre parliamo.

    Sono cittadino di questo paese da più di due decennî, e per di più
    nella via Pannocchiesca di cui parla Baglioni; questo mi darebbe forse
    titolo a parlare, certo non per primo. La mia funzione è qui solo di
    rappresentare la Casa editrice, che ha prodotto il manufatto e che
    vuole esprimere sentimenti di riconoscenza e di orgoglio.
    Riconoscenza verso la città di Grosseto, che come Circoscrizione di
    Montepescali e Montepescali Scalo ha patrocinato e sostenuto concretamente
    l’iniziativa, onorata poi dalla presenza del Sindaco e del-
    l’Assessore della cultura del Comune, di cui siamo grati.
    Riconoscenza anche verso Presidenza e vice-Presidenza dell’Amministrazione
    separata degli Usi civici, che ha messo generosamente a
    disposizione i bellissimi locali in cui questa manifestazione si svolge.
    Riconoscenza, infine, verso il collega ed amico Manfred Pfister, universitario
    berolinese che da tempo ama firmare i proprî scritti «Berlin-
    Montepescali», essendo anch’egli compaesano d’elezione (e da
    più anni di me), che ha accettato con entusiasmo di parlare del libro,
    avvalendosi della collaborazione del comune amico Antonio Mearini
    per la selezione e la lettura di brani scelti.

    Il nostro marchio, Vecchiarelli, è attivo da oltre un quarto di secolo,

    Presentazione Montepescali: 17 Settembre

    ereditando una precedente ragione sociale Gela Reprints. Fino da allora
    si pone come editore di nicchia, specializzato in prodotti della
    ricerca e dell’insegnamento universitarî; abbiamo in catalogo pubblicazioni
    di numerossimi Atenei italiani e non italiani; dell’Istituto
    Warburg di Londra; del Consiglio nazionale delle ricerche. Gli argomenti
    sono Antiquaria, Archivistica, Bibliografia, Bibliologia, Biblioteconomia,
    Catalogazione, Cultura materiale, Filologia, Iconologia,
    Storia medioevale e rinascimentale.
    Non si tratta esattamente di argomenti di intrattenimento: sono destinati
    ad una cerchia non vasta, toccata per corrispondenza e su catalogo,
    senza sfidare il percorso, impervio per i piccoli, della grande
    distribuzione in libreria. Tale caratteristica conferisce lo svantaggio
    della piccola dimensione economica (i conti devono quadrare, perché
    l’accesso al credito è soffocante), ma dà la forza straordinaria
    della specializzazione, in virtù della quale, solo per fare un esempio,
    il catalogo della Biblioteca del Congresso di Washington, la più
    grande del mondo in questo momento, ha acquistato e documenta
    regolarmente attorno al 30% dei nostri titoli: che sono circa 440 tuttora
    “vivi”, cioè disponibili in commercio, e circa altrettanti per
    quanto attiene il catalogo storico, degli ormai esauriti.

    Nicchia nella nicchia, e vengo al punto, la Vecchiarelli coltiva una
    piccola sezione di letteratura, in cui sono stati pubblicati, o ripubblicati,
    titoli che vanno da La spia, primo poliziesco italiano (di Arturo
    Olivieri Sangiacomo, il così detto “capitano romanziere”, breve la
    sua vita tra il 1861 e il 1903), a Federigo Tozzi, alle poesie di Oreste
    Bisazza Terracini (porta il nome del padre, presidente dell’Assemblea
    Costituente nel 1946), a memoriali e storie di famiglia, a poesia
    in lingua vernacola, al romanzo autobiografico Riva opposta del nostro
    Chioccon, a proposito del quale abbiamo pubblicato anche uno
    studio sulla sua importante biblioteca privata. In pochi passaggi, insomma,
    si arriva all’area in cui si può inscrivere il libro di Baglioni,
    sito fra memorialistica e racconto di formazione.

    Orgoglio speciale della nostra Casa Editrice è incoraggiare autori

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    Presentazione Montepescali: 17 Settembre

    giovani, spesso sconosciuti, talvolta, come in questo caso, esordienti,
    dando alla luce opere che forse non avrebbero trovato un loro spazio.
    Il mio ruolo editoriale si è dunque coniugato bene con l’essere
    compaesano e poi amico di Baglioni, che però sconoscevo come
    scrittore, almeno fino allo scorso autunno. Venire a contatto con
    questo suo lato e convincerlo ad uscire allo scoperto è stato tutt’uno.
    Il prodotto è qui sul tavolo, e tocca ad altri che non a me illustrarlo.

    ***

    Dò la parola, nell’ordine, al Sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi,
    anche perché so che ha impegni pressanti che lo chiamano altrove,
    all’Assessore alla cultura, Simone Ferretti, e al prof. Pfister.

  12. braccagni.info ha detto:

    Manfred Pfister

    (Berlin-Montepescali)
    Presentazione del libro di UMBERTO BAGLIONI: Via Pannocchiesca,
    Manziana, Vecchiarelli, 2010
    (Montepescali, 17 Settembre 2010, ore 16.30Museo
    Amministrazione separata degli Usi civici)

    Buona sera a tutti,

    Un particolare saluto al Sindaco di Grosseto, Dott. Emilio
    Bonifazi, e al suo Assessore alla cultura Simone Ferretti e,
    naturalmente, al nostro autore Umberto Baglioni, Cavaliere
    della Republica.
    Io sono il meno qualificato di tutti noi convocati in questa
    sala per presentare il libro di Umberto Baglioni. Primo: ognuno
    qui parla italiano molto meglio di me. Lo mastico
    soltanto un po’, e dunque dovete avere un po’ di pazienza
    con me.
    E secondo: Non sono nato qui a Montepescali, non sono
    Maremmano né Toscano o Italiano come voi e per ciò sono
    estraneo al mondo di cui parla il libro di Umberto: Montepescali
    fra la metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni
    Settanta in cui Umberto e nato e cresciuto e che lascò alla
    fine della sua adolescenza per farsi autonomo. L’unica qualificazione
    che forse vanto a presentare il suo libro è la mia
    qualificazione professionale di docente di letteratura che ha
    dedicato gran parte della sua vita a studiare libri come
    quello di Umberto, ciò autobiografie, romanzi di formazione
    o racconti etnografici.
    Essendo così poco qualificato per il mio ruolo da presentatore,
    mi sento onorato di più dell’invito di Umberto e di

    PFISTER: Presentazione, 17 Settembre 2010

    Piero Innocenti, mio collega, vicino di casa e amico, e della
    loro fiducia che io, proprio io, possa presentare il libro su
    Montepescali qui a Montepescali e ai Montepescalesi.
    Bastava però leggere e ri-leggere i ricordi e memorie di Via
    Pannocchiesca e non mi sentivo più totalmente estraneo a
    questo libro ed a questa vita che racconta. Mi accorgevo che
    il mondo che narra Umberto, il mondo della gente di Via
    Pannocchesca, è già diventato parte della nostra vita – dico
    nostra, perche vorrei includere anche mio moglie Elfi – e
    approfondisce la nostra immagine del paese in una maniera
    commovente ed illuminante.
    Se anche siamo arrivati in Via Pannocchiesca quasi dieci
    anni dopo che Umberto aveva scambiato la casa paterna
    con le caserme dei Carabinieri, mi incontrai nel suo libro col
    passato di tanti vicini della nostra nuova casa, che nel fra’
    tempo sono diventati più che vicini. Il primo era Tonino
    Mearini, che si impiegava spontaneamente e generosamente
    nella sistemazione del nostro giardinetto – e che ci portava
    anche Pasquale, il padre del’autore. Già al nostro primo
    incontro Pasquale e noi ci siamo accorti di un incrocio dei
    nostri mondi: come racconta anche il libro, Pasquale era
    calzolaio prigioniero a Berlino e soffriva i bombardamenti
    aerei in un bunker sotto la Alexanderplatz di Berlino; noi, a
    questo punto, stavamo per trasferirci da Monaco a Berlino.
    Presto ci siamo conosciuti con il resto del nucleo familiare –
    con la mamma Severina con il suo talento accattivante di
    improvvisare canti spiritosi sui di noi tutti in ottava rima, e
    alla fine anche col figlio Umberto dagli occhi celesti come il
    padre, che veniva ogni tanto per brevi soggiorni, coronato
    per noi dall’aurèola di eroe epico, cioè brigadiere e poi maresciallo
    dei carabinieri. E pian piano siamo stati assunti in

    2

    PFISTER: Presentazione, 17 Settembre 2010

    una rete di amichevole vicinanza, passando le serate estive
    insieme, fuori dei portoni di Pasquale e Severina, di Giuliano
    e Ninni, in veglie fin alle ore piccole o cenando a tavole
    lunghe sulla piazza del Topo o la piazzetta del bidone, ora
    della meridiana, godendo i leggendari spaghetti dell’orto di
    Luciana, le sue donzelle, cinghiali in umido e lumache.
    Sono tali memorie condivise che ci tirano dentro il libro – e i
    veri Montepescalesi forse ancora più forte di noi. Però anche
    senza un tale legame personale fra lettore e autore, anche
    senza queste memorie condivise, piace molto il libro.
    Perche Umberto sa raccontare le cose in dettagli suggestivi,
    sa ricreare i sui genitori, parenti, amici e compaesani in ritratti
    vivaci e indimenticabili, sa intrecciare le centinaia di
    storie in un ritmo fluido attraverso le stagioni dell’anno e
    attraverso gli anni della sua vita, mescolando il profondamente
    commovente con un umorismo profondamente umano.
    Non mi sono stupito quando sono venuto a sapere
    che Umberto sta scrivendo la sua vita; per tanti autori il
    primo libro è una specie di autobiografia e conoscevo già
    due autobiografie ubicate a Montepescali. Però mi sono stupito
    quando lessi il suo libro: non sapevo, non mi aspettavo
    nemmeno, che Umberto sapesse scrivere così bene – senza
    quelle pretese letterarie o tracce di falso romanticismo che
    sciupano tanti primi libri di autobiografia.
    Ascoltiamo una fra le tante pagine in cui parla dei sentimenti
    per il suo babbo. Presta la sua voce all’autore Tonino
    Mearini, nel libro il giovane marito della sua giovane moglie
    Luciana:

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    PFISTER: Presentazione, 17 Settembre 2010

    Testo 1
    (Inizio Capitolo 6., pag. 27)

    Durante il periodo invernale trascorrevo il giorno all’asilo dalle suore,
    dove restavo fino alle quattro e mezza.
    La sera poi con mia madre si aspettava il ritorno del babbo.
    Molte volte, quando tutti gli operai si attardavano insieme alle donne
    del vicinato, andavamo loro incontro ed io chiamavo: «Babbo».
    Una sera il ritardo fu più lungo del solito.
    Era buio pesto, non c’era la luna a fare chiarore.
    Non vi fu risposta ai nostri richiami, finchè sentimmo un fruscio di
    fronde: eccoli stavano venendo.
    Erano seri in volto e Libertario il marito di Bina e vicino di casa ci disse:
    «Non dovete chiamare a nome, da domani in poi fischierete; noi vi
    risponderemo con un altro fischio».
    Rimasi perplesso ma non dissi nulla. Io non riuscii come al solito ad
    accogliere babbo a suon di baci. Si accorse della mia sorpresa e appena
    entrò in casa ci spiegò. Era stato giorno di paga, ma il ragioniere
    che doveva provvedere a tale incombenza era arrivato tardi. Il buio
    aveva accresciuto i timori di eventuali rapine da parte di sconsiderati.
    Gli operai si erano divisi ed avevano scelto itinerari diversi scagliona-
    ti nel tempo per tornare a casa.
    Da quel giorno imparai a fischiare; le donne, compresa mia madre
    non ci riuscivano. Quando da lontano si sentiva rispondere al fischio,
    era una grande gioia per tutti.

    Quel fischio, con cui babbo e figlio si identificano, salutano
    e rincontrano negli oliveti imbrunanti della collina parla, in
    un linguaggio simbolico di grande tenerezza, della dolcezza
    dei sentimenti fra babbo e figlio e indica che in questo libro
    è il legame fra figlio e padre – meno che, come di solito,
    quello fra figlio e madre – che costituisce il principale filo
    conduttore emozionale del libro.
    Perché mai si scriverebbe un’autobiografia se non col motivo
    di definire se stesso in termini di scelte fatte ed esperienze
    avute, di rendersi conto di se stesso e di dare un senso
    alla propria vita vissuta, una forma coerente, un ritmo di

    4

    PFISTER: Presentazione, 17 Settembre 2010

    crescita e liberazione? E spesso si sente quel bisogno in una
    fase cruciale della vita, che chiede una tale auto-definizione

    – nel nostro caso, presumo, fu l’entrata del’autoreprotagonista
    nella libertà del pensionamento dopo gli anni
    di servizio pubblico, un passaggio da una forma di vita in
    un’altra, che coincideva col morire e la morte del padre amato,
    che lo lasciò doppio orfano.
    Il modello classico della autobiografia e quella di Goethe col
    suo titolo intrigante di Dichtung und Wahrheit, ‘Poesia e Verità’,
    che suggerisce che ciascun racconto della propria vita
    coinvolge invenzione o finzione. Umberto, però, rinuncia
    all’invenzione, e la poesia del suo libro risiede nella scelta
    fra le verità concrete del suo mondo, stimolando tutti i sensi,
    colori, profumi e sapori della vita vissuta degli uomini e
    donne, dei vecchi e giovani, degli esser umani e gli animali
    di Via Pannocchiesca.
    Non segue neanche il modello dell’autobiografia come confessione,
    quello di San Agostino o Rousseau: ha poco o
    niente da confessare e il «senso di colpa per le sue scelte»,
    che menziona alla fine del libro, rimane indefinito. Il suo
    sguardo non è indiscretamente introspettivo o narcisista,
    ma uno sguardo diretto verso gli altri ed al mondo esterno.
    Sentiamo come descrive la sua inquietudine, la sua nostalgia
    per tutto quello che sta per lasciare al momento della
    voluta partenza da Montepescali e la casa paterna, ricordando
    i cortei funerali:
    Testo 2
    (Cap. 26., pag. 136)

    Al cimitero vecchio la grande curva, stretta e poi giù, verso l’ultima
    destinazione, tra le preghiere delle donne e i discorsi degli uomini:

    5

    PFISTER: Presentazione, 17 Settembre 2010

    «poveretto, ha fatto presto, aperto e chiuso era pieno, chissà ora la
    moglie come farà?» A causa della curva troppo stretta il corteo funebre
    doveva fare manovra di retromarcia e ripartire.
    Molte persone che avevano seguito il feretro si fermavano lì e si mettevano
    sedute sul muretto, preferendo non continuare. In quei momenti
    di attesa, raccolto nei miei pensieri, nei ricordi della persona
    conosciuta, fissavo il grande cipresso nato dentro il chiostro del cimitero
    vecchio. Era grandissimo e il fusto ne dimostrava l’età. Si vedeva
    dall’Aurelia e stava in direzione di Porta Nuova, in linea d’aria con le
    scalette, l’arco di Gosta, casa di Via Pannocchiesca. Al ritorno, a
    gruppetti, di nuovo una sosta al muretto del cimitero vecchio;
    l’occhio cadeva sempre sul cipresso.

    E ancora, sulla ultima pagina, un paio di pagine avanti:

    Testo 3
    (Cap. 27., pag. 141)

    Ora anche quel cipresso è stato abbattuto. E so che là dietro, in linea
    d’aria, non c’è più nessuno che mi aspetta. In Via Pannocchiesca
    non c’è più nessuno.

    I sentimenti dentro di sé sono proiettati sul mondo esterno,
    un mondo di cose semplici e quotidiane, però importanti e
    significanti. Anche in questo il libro di Umberto si distingue
    dalle autobiografie classiche di un San Agostino, Rousseau
    o Goethe: lui non si presenta come un personaggio grande o
    straordinario; presenta invece la sua vita come ordinaria,
    fra gente umile e ordinaria, senza grandi imprese o successi.
    Ciò non ostante insiste e dimostra che anche l’ordinario
    può essere straordinario, può costituire una vita ricca di vicende
    a faccende, di emozioni e sensazioni. Come scrive
    Umberto: «Così siamo cresciuti: vivendo ogni giorno
    un’avventura» (33). Così gli riesce a catturare l’interesse e

    6

    PFISTER: Presentazione, 17 Settembre 2010

    l’affetto del lettore per sé e i suoi e per la gente di Montepescali.
    Permettetemi di scegliere come esempio per quel incanto
    dell’umile il ritratto umoristico di una vicina che Elfi ed io
    conoscevamo ed amavama e ricordiamo ancora affettuosamente
    per averci regalato una volta una splendida pianta
    per il nostro giardino – tutte e due, purtroppo, ora già morte.
    L’estratto comincia in chiesa:

    Testo 4
    (Cap. 12., pag. 54)

    Le donne del coro intonavano i canti, con non poche difficoltà. Le
    stecche erano all’ordine del giorno. Le coriste erano le stesse donne
    che ricamavano o lavoravano a maglia presso le suore alle quali la
    madre superiora cercava di insegnare l’armonia del canto, riuscendo
    poco nel suo intento.
    Flora, ad esempio, andava per proprio conto e a nulla valevano i
    continui richiami di Suor Modesta: o partiva prima o gorgheggiava
    troppo. Spingeva le altre a continuare, anche quando il canto avrebbe
    dovuto essere terminato, obbligando Don Giuseppe ad attendere
    che smettessero per riprendere la messa.
    Flora abitava in Via Corsi Salviati. Molto distinta, era una signorina
    ben vestita, truccata anche se con troppo rossetto, capelli di un castano
    scuro anch’esso un po’ troppo vistoso, ciglia folte ma curate.
    Era sempre gentile, quasi smielata.
    Si sfogava soltanto una volta all’anno impersonando il ruolo della
    Befana.
    La sera della vigilia dell’Epifania, si truccava in modo da rendersi
    irriconoscibile agli occhi di noi bambini. Si metteva una parrucca di
    capelli bianchi e un fazzoletto sulla testa, una maschera e vecchi vestiti,
    una cesta vuota dietro le spalle, un bastone e vai.
    Andava in ogni casa dove c’erano i bambini che, come me, credevano
    all’esistenza della vecchietta. Era così mal concia che faceva paura
    e invece di rallegrare la sera della vigilia, la trasformava in un incubo.

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    PFISTER: Presentazione, 17 Settembre 2010

    Si metteva seduta e ci chiamava: «Allora dimmi, come sei stato
    quest’anno, hai fatto arrabbiare i tuoi genitori? Che regalo hai chiesto?
    »
    Le solite domande, alle quali quasi nessuno riusciva a rispondere.
    «Mi hai già preparato i fascinotti di fieno e scopo?» domandava con
    voce camuffata. E chi riusciva ad aprire bocca? Si restava impietriti
    dalla paura, con mezzo vicinato alla porta che se la spassava alla
    faccia nostra.
    Naturalmente in ogni casa ognuno le offriva qualcosa, un dolcetto,
    un bicchier di vino. Fatto sta che, quando aveva finito di girare per
    il paese, molte volte Flora era completamente ubriaca.

    La storia della sua vita che Umberto racconta in un tessuto
    di tante storie piccole come quella della Signorina Flora
    comincia con la nascita del protagonista e finisce quando
    lascia Via Pannocchiesca per traversare la soglia da quel
    mondo intimo ad un mondo più grande e pieno di responsabilità
    adulte. Invece di narrare l’intera vita fino al presente
    in cui la scrive -come fanno le autobiografie tradizionali

    – Umberto, fermandosi al punto cruciale del taglio del cordone
    ombelicale, segue il modello del classico romanzo di
    formazione, sia quello del Wilhelm Meister di Goethe o quello
    del più grande romanzo formativo del Novecento, il Ritratto
    del’artista da giovane di James Joyce. Ci sono sempre
    due movimenti in questa trama della formazione: il bimbo
    deve imparare di inserirsi nelle reti della famiglia e del
    milieu sociale, includendo le istituzioni scolastiche dall’asilo
    alla scuola, che lo formano al modo loro; e il giovane poi reagisce
    e diventa un individuo, emancipandosi dalle strutture
    di vita imposte su di lui e si alza in volo in un definitivo
    gesto di conferma della sua nuova e precaria autonomia – il
    Stephen di Joyce per Parigi, Umberto per Livorno. È questa
    la trama centrale del libro di Umberto, questo processo di
    individuazione, esilarante e dolorosa allo stesso tempo, su8

    PFISTER: Presentazione, 17 Settembre 2010

    scitando un senso forte di smarrimento e nostalgia. E al centro
    di questa trama stanno i suoi affetti profondi per il padre
    così tenero e indulgente, e per la madre che svolgeva
    un’autorità quasi patriarcale.

    Un ultimo motivo perché mai meriti leggere questo libro, e
    poi ho finito. Umberto racconta non soltanto la sua vita, ma
    anche la vita della sua strada e del suo paese. Come un etnografo,
    studia le strutture di interazioni della gente, e fra
    la gente e la natura, le risorse naturali dai campi ai boschi,
    dalla coltivazione degli ulivi alla caccia; come un cartografo,
    mappa le case di Via Pannocchiesca, le strade e piazze di
    Montepescali, e il paese e la Maremma. Un luogo, si potrebbe
    dire, ha bisogno di essere narrato così, narrato dalla
    gente e in particolare da scrittori per diventare reale e concreto.
    Da evocare di nuovo grandi – anche troppo grandi –
    esempi: la Dublino che conosciamo è la creazione di Joyce,
    la Parigi di Balzac o Proust, la Vienna di Roth o Schnitzler,
    la Trieste di Italo Svevo… e noi abbiamo ora il nostro Umberto
    Baglioni che ha trasformato per noi Montepescali in
    una visione, uno spazio simbolico di un modo di vivere e
    convivere, in uno stato d’anima di emozioni di felicità o sofferenze
    Si intende, l’immagine di Montepescali che rende non è statica;
    e piuttosto l’immagine di un paese in trasformazione
    permanente attraverso gli anni e decenni: Non soltanto il
    protagonista cambia, cambia anche il suo paese e cambiano
    l’uno con l’altro. E la storia del paese, che si estende dal periodo
    del fascismo e della occupazione tedesca fino ad oggi,
    e una storia ambigua come quella del protagonista: la storia
    di una modernizzazione che porta alla gente progresso e

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    PFISTER: Presentazione, 17 Settembre 2010

    privazione allo stesso tempo. Un regime ancora quasi feudatario
    cede a più moderne relazioni di lavoro; le case affollate
    di bimbi si svuotano e cade la popolazione; spariscono
    gli asini, le galline, i maiali dal paese e l’invadono le macchine;
    arriva la televisione e diventano più brevi e più rare
    le veglie; cede la povertà al benessere e al consumismo e
    aumentano lo spreco, i rifiuti ed i sacchetti di plastica; arrivano
    i nuovi impianti di luce, che illuminano tutti i vicoli
    ed angoli del paese, e sparisce il buio che creava quiete e
    stimolava le fantasie.

    Vorrei concludere su questa nota. Ecco, i suoi pensieri nostalgici
    stimolati dalla risistemazione della casa paterna dopo
    la sua partenza.. Prego, Tonino:

    Testo 5
    (Cap. 24., pag. 132)

    Il nuovo impianto elettrico aveva sostituito le prese di ceramica e il
    filo di seta ritorto. Il bagno era ormai parte integrante della casa.
    Non si doveva più uscire nel terrazzino; avevamo la vasca da bagno
    e lo scaldabagno. La tinozza dove avevo fatto il bagno per anni riscaldato
    dal calore della stufa, fu portata in cantina, accanto alla pila
    per lavare i panni a mano. Il vasino di plastica celeste, che portavo
    da piccolo in giro per casa, trovò appropriata sistemazione in bagno.
    I rotoli di carta igienica sostituirono i fogli di carta paglia, ormai
    introvabile. Ci sembrava in questo modo di scrollarci di dosso
    la povertà, che diminuissero le distanze tra noi e coloro che erano
    sempre stati “ricchi”.
    Ma era come lasciare un amico che ti ha seguito per tanto tempo e
    del quale ci vergognamo un po’, tanto che quando lui ci saluta, noi
    voltiamo la faccia dall’altra parte. In questo modo abbiamo perso
    molto. Ancora oggi ho nostalgia di quella mia povertà dei pantaloni
    corti cuciti da mia madre con tessuti di risulta, con qualche toppetta,
    ma puliti. Delle camicie con il collo o i polsini rovesciati. Dei maglioni
    o delle canottiere di lana che erano state il mio incubo per an

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    PFISTER: Presentazione, 17 Settembre 2010

    ni. Delle scarpe risolate, con le semenze che spuntavano e bucavano
    i piedini: «Mamma sento bucare» mi lamentavo. Lei mi invitava a
    darle la scarpa: «Togli un attimo, fammi sentire, sì c’è il chiodino
    aspetta». Due o tre colpetti con la lastra del ferro da stiro sul pavimento
    ed ecco la puntina ribattuta. La suola non bucava più. Nostalgia
    dei guanti e dei calzini sferruzzati da mia nonna. Del buongiorno,
    spontaneo, fresco, desideroso di amicizia scambiato per la
    strada. Dei cibi portati a casa e del poter sentir dire: «assaggia, senti
    come è buono». Della porta di casa aperta a qualcuno che bussa per
    un saluto e la buona notte. Delle grandi litigate per nulla. Delle
    giornate trascorse a sentire novelle. Dall’avere al fianco l’amore che
    non si perderà, che non svanirà, che non si offenderà, che non tradirà,
    che offrirà anche la sua vita. L’amore di una mamma.
    «Dove sono? Quasi non la riconosco più questa casa» domandavo
    tra me e me. Ero nella stanzina, ormai di passaggio, che era stata il
    teatro dei miei giochi. Là dove ora si apriva la porta del bagno, a
    Dicembre allestivamo il presepe. Un nuovo lampadario pendeva
    dal soffitto. Essenziale, moderno.

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