E’ NATO IL COMITATO SOS BRACCAGNI

Diamo in anteprima la notizia: e’ nato il Comitato Sos Braccagni “Contro la costruzione di un polo logistico  attaccato al paese di Braccagni”. Ecco chi sono i promotori e fondatori del Comitato: Luca Barbacci (Presidente), Maurilio Boni, Patrizio Galeotti, Roberto Spadi, Nello Lolini, Adriano Meacci, Vladimiro Capecchi, Maurizio Martellini, Edo Galli.

Per iscriversi e sostenerne le iniziative contattare Maurilio Boni presso la sede del Comitato in via Malenchini 23 a Braccagni, oppure scrivere a: sos@braccagni.net

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RSSNumero commenti (49)

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  1. braccagni.info ha detto:

    La nascita di questo Comitato cittadino costituisce sicuramente un fatto importante. A breve saranno illustrate su questo blog le finalità e la compagine organizzativa del Comitato.

  2. Talion ha detto:

    Come se la nascita di un comitato cittadino servisse a qualcosa! Mi sembrava che fosse già nato un comitato di valutazione, e il risultato?
    Avevo sentito dire che doveva uscire un’edizione speciale della Sentinella, e il risultato?
    Mah…, speriamo che questo (il comitato) riesca a smuovere le coscenze e informare seriamente i cittadini di Braccagni e Montepescali, ignari di cosa sta per essere riservato loro da chi dimostra poca sensibilà verso le necessità ed esigenze della gente comune.
    Per ora se non vedo non credo!

    • Mambo ha detto:

      per la precisione non era nato un Comitato per la valutazione del polo, bensì un Coordinamento tra diversi soggetti, e non c’era fino ad oggi nessun COMITATO cittadino tra i diversi soggetti del Coordinamento.

      Mentre il coordinamento serviva appunto a coordinare l’attività, e serve tutt’ora a questo, a coordinare i diversi soggetti che sono interessati al polo logistico, vedi Italia Nostra, il gruppo Galli Silvestro, i no polo di facebook, ed altri… il
      neonato COMITATO SOS BRACCAGNI
      è un insieme di persone che si sono date uno scopo preciso, coinciso e determinato:
      NO ALLA COSTRUZIONE DI UN POLO LOGISTICO ATTACCATO AL PAESE DI BRACCAGNI.

      Entrerà anche il COMITATO SOS Braccagni nel coordinamento se lo vorranno accettare, e insieme rappresenteremo meglio la voce di Braccagni…

      il COMITATO SOS BRACCANI
      e coloro che vi si iscriveranno,moltissimi a sentire le voci in giro, opereranno per:

      • Promuovere e sostenere tutte le iniziative, attività ed interventi legalmente finalizzati ad impedire la costruzione di un polo logistico, intermodale, industriale a ridosso del paese di Braccagni.

      • Promuovere iniziative sociali, culturali, finalizzate allo scopo associativo.

      • Sviluppare forme di collaborazione con altre associazioni e gruppi di cittadini che perseguono analoghi obiettivi.

      • Sviluppare dibattito, forme di impegno civile, confronti con le istituzioni connessi agli obiettivi sopra esplicitati.

      adesso, Talion, è il momento di fare qualche cosa per il paese e la maremma, se si ha a cuore il nostro territorio,

      BASTA….!! ASPETTARE CHE ALTRI LO FACCIANO PER NOI O STARE ALLA FINESTRA A GUARDARE E GIUDICARE ci rende colpevoli come coloro che vogliono distruggerlo.

  3. braccagni.info ha detto:

    Precisiamo: il Coordinamento ha optato per un volantino pratico, sintetico, incisivo, a colori, che ha invaso le case dei braccagnini e che è servito allo scopo. Qualche mese fa nelle chiacchiere di paese, sia a Braccagni che a Montepescali, il Polo non era certo al centro delle discussioni. Ora invece se ne parla eccome se ne parla, tanto che si è sentita l’esigenza di un Comitato paesano.
    Per quanto riguarda La Sentinella del Braccagni, è in preparazione la prossima uscita di Gennaio, con un numero per 2/3 dedicato alla questione Polo. Spero conterrà un tuo contributo, Talion.

    • Talion ha detto:

      Gennaio?? Tempismo degno di un bradipo!
      Fra un mese il Regolamento Urbanistico sarà una realtà e i cittadini sapranno già la loro sorte, a gennaio potremo fare solo un triste e laconico commento.
      Propongo, già da ora, una nuova rubrica per la Sentinella: CASE IN VENDITA A BRACCAGNI.

      • Nello ha detto:

        Sicuramente qualcuno sarà più preciso, ma due cose vanno dette.
        Ormai “La Sentinella..” esce una volta , al massimo, due volte all’anno, questo soprattutto per motivi economici, per cui dare del bradipo all’editore mi sembra troppo. Inoltre è vero che era stato pensata un’edizione straordinaria sul polo, poi non se n’è fatto di nulla, braccagni.info, se vuole può precisare, comunque penso che il blog sia stato più che esauriente. Tante notizie non possono essere riportate una tantum, della Variante Urbanistica Patrizio ci ha informati quasi a tempo scaduto, perchè praticamente l’ordinanza è uscita solo un mese prima della scadenza delle osservazioni e, visto che sei informato, sai benissimo che l’eventuale numero speciale del nostro giornale doveva essere fatto verso la metà di luglio.
        Il blog, anche se qualcuno lo considera come un vezzo snob di ciarlatani, è seguito da molte persone, basta vedere i dati, ma soprattutto è seguito da politici (ho avuto occasione di sincerarmene personalmente, quando un amministratore in una riunione dove presi la parola mi apostrofò dicendomi: te devi essere Nello hai esposto le stesse cose sul vs. blog) da gente comune, ma soprattutto dai Media (vedi il can can seguito alla nostra inbtervista esclusiva al Sindaco, o, più recentemente e per altri motivi, la recenzione del Tonini sulla scomparsa del Bisti, riportata fedelmente almenno sul Tirreno).
        Quindi, ben venga una eventuale edizione straordinaria della Sentinell, ma continuiamo a lavorare sul blog sia su questa pagina che anche su quella propria del Polo

        • Granocchiaio ha detto:

          Lo sforzo per far uscire un secondo numero non è uno scherzo. Però credo che sull’onda del blog sarebbe davvero il caso di tentare.

          È vero il discorso economico, ma in questo momento credo che la Sentinella venderebbe anche chiedendo un piccolo prezzo e cercando un po’ di pubblicità.

          L’impegno casomai è di tempo per chi ci deve lavorare, e non è una cosa da poco……….

          Io credo che sarebbe cosa buona e giusta.

      • mezzolitro ha detto:

        Caro Tallion, te pensi VERAMENTE che http://www.braccagni.info sa cosè un bradìpo?
        Ottimista!!

  4. braccagni.info ha detto:

    Tra poco, alle ore 21, stanno per andare in onda su TV9 le ragioni del No Polo a Braccagni: Carlo Vellutini intervisterà Patrizio Galeotti.

    • Roberto Spadi ha detto:

      Ho appena finito di vedere l’intervista, chiara, semplice, pacata, esaustiva, almeno per quello che riguarda i nostri dubbi; adesso la palla passa alle Amministrazioni locali, che si facciano avanti per chiarire le proprie posizioni.
      Aspettiamo fiduciosi, per un pò…

  5. rob. ha detto:

    Bene, bene.
    A quando un bel confronto?

  6. monile ha detto:

    Ho appena visto la trasmissione su TV9 e mi sembra che le domande focali di ordine ambientale ed economico, siano state poste alla controparte. Approdati sino in televisione, speriamo che qualcosa si sia smosso e che qualcuno inizi a rispondere…

    • Nello ha detto:

      Brera ha colpito ancora: prima con l’intervista al Sindaco, ieri con l’intervista a Patrizio. Se con l’intervista al Sindaco ha aperto la discussione successiva sui giornali, spero che oggi apra una discussione in paese (leggere anche quanto scritto da Fabio nel sito del POLO)non solo con i nostri concittadini, ma anche con i diretti interessati (penso che a Marras, Bonifazi e Giannetti siano fischiate le orecchie)

      • mezzolitro ha detto:

        Brera? E’ dimolto impegnativo come soprannome; non vedo l’ora d’incontrallo pè sfotterlo un pò.

        • Nello ha detto:

          E sì che ti consideri braccagnino doc. Brera è il sopranome del nostro Carlo da quando, poco più che adolescente, scriveva commenti della Terza categoria sul Tirreno. Il sopranome era appropriato e lo dimostra il fatto che dopo di lui c’è stato il buio più completo su questo campionato di calcio. Ma tu che vuoi ormai non calcavi più i campi di calcio (avrei voluto vederti venti giorni fa a Sticciano…..)

  7. commenti ha detto:

    Tra quelli che non vedevano da tanto Patrizio, vedendolo in Tv, a Braccagni hanno commentato: “.. e che, a parlare del Polo di Braccagni deve venire uno da Bari?”
    Naturalmente in senso benevolo e di apprezzamento.

  8. braccagni.info ha detto:

    Sono stato due giorni assente e non ho dato una notizia importante, che comunque in molti già conoscono.
    Beppe Grillo allo spettacolo del Moderno: “Siete 75mila abitanti. Certo -dice in tono sarcastico- vi ci vogliono una Ipercoop e l’enorme polo logistico a Braccagni…”

    • mezzamestola ha detto:

      mi pare abbia ragione, e per dirla con qualcun altro ….. e ci voleva beppe grillo per dir queste cose ai grossetani…. !!!

      Però si è dimenticato di dire un’altra cosa, per la precisione… coloro che stanno scvrivendo il Regolamento Urbanistico pare abbiano messo i paletti ai grossi centri commerciali per cui non si possono più costruire…. già….. ma mi chiedo e chiedo loro, i paletti vengono messi prima di dare i permessi ache alla coop oppure solo dopo che questa ha le autorizzazioni a fare il centro commerciale?… questo ancora non l’ho capito bene…

  9. firmatario ha detto:

    Oggi a Braccagni:
    “Me per firmare contro il Polo?”
    “L’incaricato per la raccolta delle firme è Maurilio”
    “Ah… ho capito…”
    Voi avete capito?

    • mezzolitro ha detto:

      In effetti chi vi capisce è BRAVO!

    • braccagni.info ha detto:

      Siamo entrati in contatto con “firmatario”; prima di generare confusione, ecco cosa intendeva dire.
      E’ stato contattato da una concittadina, la quale gli ha chiesto dove si firmava per il “no polo”. “firmatario” (che tra l’altro segue il nostro blog) gli ha risposto che se ne occupava Maurilio Boni, al che la nostra concittadina è rimasta un po’ interdetta, in quanto pensava che ci fosse un luogo pubblico dove si raccoglievano le firme. Tutto qui.

      • Talion ha detto:

        Sarebbe interessante sapere cosa si intende per luogo pubblico, considerando che il Comitato nasce tra liberi cittadini che con i loro mezzi cercano di perseguire uno scopo comune, evitando distinzioni di qualsiasi genere (politico, religioso, razziale, ecc.).
        Inoltre, come riportato dal blog, la sede del Comitato è in via Malenchini n. 23 … più chiaro di così!

        • mezzamestola ha detto:

          si infatti mi chiedo se la nostra concittadina abbia qualche cosa da ridire sul fatto che ci siamo tirati su le maniche da soli visto che chi gestisce i luoghi ‘pubblici’ vedi circoscrizione, se ne è altamente fregato… destra e sinistra insieme…

          • braccagni.info ha detto:

            Per luogo pubblico intendeva esercizi commerciali pubblici, dove chiunque può entrare.
            E l’osservazione fatta dalla nostra concittadina, se devo essere sincero, non mi pare affatto peregrina.

  10. Nicola ha detto:

    Ho letto sulla stampa che domani sera c’è un incontro del coordinamento. mi potete dare qualche dettaglio in più?

    • braccagni.info ha detto:

      E’ scritto in alto nel blog, cmq ecco:

      Sulla notizia del Coordinamento di Valutazione ed Osservazione del Polo Logistico di Braccagni Il Coordinamento Valutazione e Osservazione del Polo Logistico di Braccagni invita tutti gli abitanti di Braccagni e zone vicine ad un incontro che si terrà il giorno 29-ott-2010 a Braccagni in via Garibaldini (ex asilo) alle ore 18.00 sul tema: “Braccagni domani: quale futuro?”. Parteciperà il giornalista Andrea Bertaglio. Seguirà una proiezione del film documentario “Il suolo minacciato” di Nicola Dall’Olio.

      • Nicola ha detto:

        OK GRAZIE, non l’avevo visto!

        • Patrizio Galeotti ha detto:

          Nicola se ci vai, fai un resoconto e mettilo nella nostra piazza così possiamo leggerlo tutti, anche chi come me è lontano in questi giorni.
          Mi interessa soprattutto la parte dove parleranno del polo logistico, sperando che lo facciano, e le domande che gli faranno i cittadini di Braccagni per capire se si è diffusa una certa consapevolezza sul problema Polo oppure se ancora si naviga a vista nella nebbia delle ‘caldanelle’.

  11. Leo ha detto:

    Buonasera.
    Per tutti coloro che non possono essere presenti alla riunione sul Polo, è possibile avere informazioni in proposito tramite questo blog?

  12. Granocchiaio ha detto:

    Sono andato all’incontro con le migliori intenzioni a me possibili, ma anche con qualche perplessità.
    Già l’orario – alle sei di sera – mi sembrava più adatto a dei mangiapane a tradimento che per altri. Poi la faccenda del buffet continuava ad alimentare perplessità e diffidenza: nutro infatti una veemente idiosincrasia per questa forma di alimentazione (dis)umana.

    Arrivo al parcheggio a fianco dell’asilo verso le 6 meno 5. Lasciata la macchina al parcheggio m’incammino verso l’asilo e mentre sto attraversando via Anita Garibaldi vedo spuntare una macchina da Via dei Garibaldini ed immettersi nel senso vietato. Faccio segno di no al conducente, ma questo mi guarda come se fossi trasparente. Mi volto per vedere l’impudente quando ecco che ne spuntano altre due provenienti anch’esse da Braccagni alto e dalla via Garibaldini – forse attratti dal fascino travolgente dell’Anita del capo, forse intendendo che tra Garibaldini e Anita non si dovesse badare a certe sottigliezze – si gettano anche loro a capofitto nella via in perfetto senso di marcia vietato. Provo a fare dei gesti anche a loro ma non c’è niente da fare: evidentemente sono proprio trasparente!

    Penso che questi signori abbiano letto – o saputo – che a Braccagni in attesa della conquista del West da parte dei polizzatori del territorio ci si eserciti nella disobbedienza civile percorrendo i sensi unici in senso contrario. E loro anziché farsi la ormai classica via Malenchini in senso inverso, come fanno quotidianamente bici, motorini, auto, camion e perfino trattori, vuoi per comodità, vuoi per corto metraggio, si fanno intanto uno stuzzichino percorrendo il tratto di via Anita Garibaldi che porta contromano da via Garibaldini al parcheggio che è lì.

    Mi metto a ridere – per non mettermi a piangere – e arrivando nella loggia dell’asilo segnalo agli amici il fatto incredibile. Incredibile anche perché un incontro che si propone tra l’altro di parlare di “decrescita felice” tutto mi sarei aspettato tranne che fosse compresa anche la decrescita civile e intellettuale. Forse felici anche queste.

    Sono frattanto le sei e un’orchestrina jazz di simpatici ragazzini sta preparandosi ad una esibizione. La bella batteria tiene il ritmo di questi preparativi con un sonoro quanto stimolante sottofondo ritmico (un 5/4?). Altri si danno da fare a mettere a punto amplificatori e spartiti. Poi poco dopo le 6 eseguono un pezzo dove suona il sax anche il valente ceramista Pisapia. Visto che c’è poca gente mi domando se ho sbagliato l’orario o se hanno esagerato in fatto di cialtroneria indicendo una riunione alle 6 per poi farla partire alle 6 e mezzo.

    Ho sbagliato le mie previsioni, la riunione non parte alle 6 e mezzo: parte dopo le 6 e 50.
    La sala si è nel frattempo riempita con gioia degli organizzatori presumo. Il fatto è che sono al 90% persone di fuori, grossetani presumo, e molta Intellighenzia e dintorni del caso. Di braccagnini se ne vede pochi e qualcuno ahimè ha più la faccia da frequentatore di buffet che contestatore di poli.

    Finalmente dopo lunghe e penose manovre per sistemare audio sottratto agli incolpevoli piccoli jazzisti, proiettore da posizionare, mettere a fuoco, capire come mai non parte (ma non si potevano fare prima posizionamento e prove?) Patrick Marini introduce l’incontro segnalando però che prima di parlare si vedrà un breve filmato.
    Questo, fatto in casa, ma ormai grazie ai mezzi elettronici, digitali e quant’altro che questo maledetto progresso mette a disposizione anche all’ultimo asino della classe, sembra fatto da professionisti da Oscar. Con tanto di musica bucolica nella parte romantica e struggente di “come s’era” ed una musica incalzante e travolgente nella parte di come ci vogliono far diventare.
    Dev’esse stato un lavoro fatto con il consenso e il contributo di un larghissimo gruppo, perché i titoli di coda con gli elenchi dei nomi durano più della corazzata Potëmkin.

    Infine, passate le 7, prende la parola il giovane giornalista Andrea Bertaglio che entra subito nel merito della sua esposizione per introdurci alla comprensione della decrescita felice .

    Ho con me un piccolissimo taccuino in cui voglio annotare le parole chiave da ricordarmi per poi fare un report al Fida che me l’ha chiesto, impegnato lui in un altro mega buffet nella sua nuova patria a Gustatus.

    Annoto “crescita illimitata dei consumi”, “la natura ha dato un limite alla crescita”, “anche stare in fila con l’auto fa aumentare il PIL, ma non si stà meglio”, “decrescita non è recessione”, e poi come un segno del destino la mia biro (nuova) non intende più scrivere di queste cose, e non c’è verso di farla ripartire.

    Frattanto lo Sciabolik si alza e con fare di chi dispiaciuto ma c’ha ben altro da fare, saluta e se ne va. Io approfitto della biro che mi ha tradito per alzarmi e fare due o tre foto. Torno a sedermi e anche il Beba saluta più con gesti che con la voce e se ne va. Lo segue a ruota un giovin padre che fa: io vado dal mi figliolo!

    Guardo l’orologio so le sette e mezzo, a quest’ora la mi moglie apparecchia. Solo il pensiero di mette la panza contro il tavolino anziché un buffet mi fa precipitare la decisione, mi alzo e con veloci segni della mano saluto chi mi guarda partire.

    Mi sono così privato, come altri presumo, della gioia di ascoltare fino in fondo la bellezza e la bontà della decrescita felice.

    Se la dovessi buttà là in du parole direi che mi pareva di sentì le parole di quei predicatori alternativi che partendo da affermazioni più che ovvie ci costruiscono sopra gigantesche strutture dialettiche in cui molti ci credono, e pochi ci guadagnano.

    Certo di cose sballate non ne ho sentito parlare, di qualche piccola ingenuità forse sì. Ma come si fa a non essere contro i consumi senza fine? Contro la crescita infinita? Contro metri di giudizio e di valutazione diversi da quelli puramente consumistici?
    Farsi un piccolo orto nel centro di Milano o nella periferia di Torino darà pure una bella iniezione di autostima, ma farlo a Braccagni non è che sia proprio il massimo della rivoluzione………

    E forse dopo ci sarà stato anche chi ha trovato un raccordo tra questo e i problemi del nostro paese, prefigurando scenari futuri più imposti che voluti, più casuali che programmati. E così come prefigurato dal Marini “offrire uno spunto di riflessione diverso, che fornisca una ricchezza alternativa”.

    Una severa scrematura era già avvenuta in sala e alla fine me ne sono venuto via. Perdendo tutta la parte forse più importante, ma sicuramente risparmiandomi la tortura dell’ennesimo buffet.

    Unico vero rimpianto? Non aver potuto assaggiare e confrontare le due torte dove su una c’era scritto NO POLO e un’altra SI POLO. Saranno state una buona e una cattiva o buone tutte e due?

    • Nello ha detto:

      Che il Granocchiaio sia trasparente è una utopia come dire che per “decrescita felice” non va intesa come la lingua maremmana induce a credere, cioè come “diminuzione o minore crescita o meglio ancora una specie di regresso”, no per i milanesi torinesi vuol dire invece una crescita, anche se mirata.
      Il nostro redatore ha detto che come The President ho lasciato la sala dopo poco (circa mezz’ora) per cui non posso giudicare completamente quanto esposto dal Relatore, posso dire che alcune cose sono state esposte, per il mio intelletto anche limitato ma credo nella media dei “numerossissimmi” miei paesano (ne ho contati una quindicina, compresi gli addetti aiìlavori alla mia uscita), in maniera nebulosa e a volte errata (l’ing. Palazzini, mi sembra, se dipendente della FIAT non poteva vendere brevetti inerenti a soluzioni motoristiche se non aveva il consenso della FIAT stessa, cosa che io reputo molto difficile).
      Quello che mi sembra strano è che dopo mezz’ora di esposizione abbia sfiorato solo due volte, senza per altro approfondire, l’argomento, non solo di Braccagni ma neppure della Maremma, problematiche di cui il Coordinamento ne fa vanto; ripeto può darsi benissimo che abbia approfondito nel seguito, anche se dal Granocchiaio (non so poi quanto ci sia stato più di me, ma credo che Laura lo abbia richiamato all’ordine in quanto come dice aveva già apparecchiato) ma da amici montepescalini, ben più eruditi di me e conteggiati come paesani,, ritrovati ad una successiva riunione,che hanno assistito fino penso all’ultimo (sono venuti via verso le 20.00) non ho avuto notizie migliori.
      Dolenti note: sono rimasto deluso per il comportamento dei miei paesani (se si vuole anche parzialmente mia, ma altri impegni precedenti mi hanno di fatto impedito di stare fino all’ultimo). Pur non facendone parte, mi spiace per il Coordinamento che, al di là delle pecche riscontrate dal Granocchiaio ma non giustificative, avevano preparato l’incontro in maniera che tutti lo sapessero (volantinaggio, presentazione sulla stampa locale…..), si doveva parlare di un problema che coinvolge tutta la cittadinanza (come le torte: SI’/ NO Polo), ma mi sembra che “il chi se ne frega” sia il motto del paese.

    • roberto ha detto:

      Caro Granocchiaio, ancora una volta mi ha fatto davvero piacere leggerti. Alzarsi nel cuore della notte per scrivere le proprie impressioni ti assicuro che non è tempo perso. Personalmente lo apprezzo molto, e non penso di essero solo.

  13. mezzolitro ha detto:

    So andato all’asilo pè vedè di che si trattava, l’iniziativa è cominciata un po’ tardi e a un certo punto sò dovuto andà via, così mi so perso gran parte dell’ intervento del Bertaglio però credo di avè capito il succo che più o meno mi è suonato così:
    Voi ‘un ci avete capito un c….zo, e ora ve lo spiego io. Siccome, anche se ‘un sembra, sò un ragazzo scrupoloso ho temuto di avè capito male, sicchè mi so messo a fa delle verifiche e ho trovato il sito del Movimento Decrescita Felice, da cui ho avuto solo conferme.
    Per spiegarmi, di seguito, ho incollato il “credo” del movimento e non aggiungo altro.
    LA DECRESCITA

    La decrescita è l’elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure (pause), la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione.
    La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.

    Maurizio Pallante

    Ma questi, cò Braccagni, checc’azzeccano?

  14. Granocchiaio ha detto:

    La crisi strutturale ha aperto nuovi scenari per la vita dei cittadini, per le condizioni dei lavoratori e per gli stili di consumo. Occorrono segnali che invertano la tendenza in atto.
    Si è aperta una fase in cui il futuro delle nuove generazioni non è più assicurato da un continuum di sviluppo e di crescita.
    Occorre che tutti – ciascuno nella propria autonomia e nella propria identità di missione e di visione – modifichino gli schemi culturali al fine di costruire nuovi orizzonti di sobrietà e nuovi stili di vita.
    Il consumismo degli anni ’80 e ’90 del secolo passato e l’illusione di un progresso continuo in grado di assicurare occupazione e reddito alle famiglie sono ormai un ricordo del passato. Il vivere al di sopra delle proprie possibilità di alcuni ceti sociali, l’allargarsi delle differenze sociali nel mondo sviluppato e l’emergere da protagonisti di nuovi popoli sullo scenario del mercato mondiale pongono l’esigenza di un nuovo e più equilibrato modello di sviluppo. È tempo quindi di affermare un nuovo approccio ai consumi basato sulla sostanza e non sulla forma o sull’immagine e che si fondi sulla persona più che sul consumatore. Una persona che abbia “tempo libero”: libero dal lavoro, libero dal consumismo modaiolo, libero dallo stress, libero dal dover innestare sempre una marcia in più in quello che è stato definito il mondo moderno.
    È tempo che le domeniche e i giorni festivi siano riservati agli affetti, allo svago, alla cultura, al divertimento e alla professione, per ciascuno, della propria fede.
    Per questo motivo si incrociano oggi vecchi diritti e nuovi orientamenti. Va difeso il valore del lavoro e il diritto dei lavoratori a godere delle giornate festive: oggi si impone un nuovo orientamento anche a seguito della crisi e per favorire e precorrere stili di vita sobri.

    Dal coniugarsi di vecchi diritti e nuovi orientamenti nasce l’impegno a fare in modo che si apra, sulla chiusura domenicale e festiva degli esercizi commerciali in tutto il paese, un dibattito serio e proficuo che possa diventare un confronto di idee e di coerenti comportamenti.
    E’ auspicabile l’impegno a promuovere appositi pubblici incontri-dibattito per ascoltare l’opinione delle Istituzioni, delle forze politiche, delle forze sociali e delle comunità civili e religiose.
    E quindi poi promuovere le apposite iniziative – anche legislative – in grado di trasformare in termini di diritto quella che auspichiamo possa essere una prevalente opinione pubblica: la chiusura domenicale e festiva degli esercizi commerciali”

    Questo discorso non l’ho scritto io, ma lo condivido in pieno.

    Per quello che mi riguarda ribadisco qui un concetto già espresso tempo addietro e che va anche un passo oltre: per me dovrebbero fermarsi tutte le attività non strettamente necessarie come gli ospedali, i mezzi di trasporto pubblico, l’ordine pubblico e similari.

    Ritorno oggi sull’argomento perche ieri sera abbandonando in anticipo l’incontro dove un esimio relatore parlava di “decrescita civile” mi è stato poi rimproverato di lamentarmi senza aver capito di cosa si parlava.

    Non credo di andare lontano dalla verità pensando che l’esimio relatore non avrebbe difficoltà ad annoverare i miei auspici proprio in una aspirazione di “decrescita civile”, con buona pace dell’amico Mezzolitro che non credo si discosti molto dal discorso da me sopra riportato.

  15. Patrizio G. ha detto:

    Il Comitato SOS Braccagni NET ha messo a punto le osservazio ni al Regoalemnto Urbanistico, evidenziando la illegittimità della previsione in esso contenuta, di spostare il Polo Logistico Industriale a ridosso del paese e sotto il baluardo di Montepescali. Tutti coloro che sono interessati a firmare le Osservazioni e che abitano a braccagni e a Montepescali, sono invitati a prendere visione delle stesse e se vogliono a sottoscriverle, entro pochissimi giorni verranno depositate in Comune e più saranno i sottoscrittori, più sarà la forza persuasiva che eserciteranno nei confronti della nostra P.Amministrazione Comunale.
    La consultazione e la firma delle Osservazioni è possibile presso la sede del Comitato in Via Malenchini 25, Braccagni, chiedendo di Maurilio Boni. Per informazioni scrivere anche a sos@braccagni.net

    • Patrizio G. ha detto:

      di seguito il testo delle osservazioni al Regolamento Urbanistico del comune, depositate dal comitato sos braccani net.

      UTOE 10 – CONTRIBUTI E OSSERVAZIONI

      Nelle osservazioni depositate in data 08/09/2010 era citato Paolo di Tarso, dalla Prima Lettera ai Corinzi, 13-12: “Videmus nunc per speculum in aenigmate, tunc autem facie ad faciem” (ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia), paventando che era intenzione del Comune di Grosseto far realizzare un’area industriale a specializzazione logistica attaccata al paese di Braccagni, di fronte a Montepescali, centro storico di sommità del X° secolo (con cinta muraria), nonché unico punto panoramico strategico per la Maremma a nord di Grosseto, visivamente interconnesso con la pianura e che, per questo, si è guadagnato nei secoli il nome di “Balcone della Maremma”.

      Con la D.C.C. n. 72 del 28/03/2011 l’oggetto della trasformazione appare chiaro agli occhi di tutti e conferma quanto previsto, ossia la realizzazione di un’area industriale con annesso polo logistico intermodale, con una piccola parte destinata all’industria agro-alimentare.

      Ciò che assume caratteri più nitidi e preoccupanti è la dimensione del progetto; questi i dati:

      · superficie complessiva massima costruibile di 180.000 mq, suddivisa in un Polo Intermodale Logistico pari a mq 140.000 e un Polo Agroalimentare pari a mq. 40.000;

      · superficie territoriale occupata mq. 334.424;

      · altezza massima dei fabbricati m. 13 (è ammessa un’altezza maggiore per attrezzature ed impianti).

      Ci sembra importante ricordare che la principale finalità della VAS è di “garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e di contribuire all’integrazione di considerazioni am­bientali all’atto dell’elaborazione e dell’adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile”, e che il PTC della Provincia di Grosseto, norma di riferimento di rango superiore e vincolante per il Comune di Grosseto, nel dettare i criteri per il governo del territorio provinciale, specifica i principi e i criteri cui gli strumenti urbanistici del Comune devono adeguarsi, ed in particolare decreta che: “ L’identità del territorio provinciale è una risorsa primaria del patrimonio collettivo, da tutelare INVARIABILMENTE al variare dei processi di sviluppo” ed ancora: “ All’intera estensione del territorio provinciale si riconosce una qualità diffusa, espressione dei caratteri distintivi delle diverse componenti locali, da tutelare, sviluppare e valorizzare in ogni intervento. All’insieme di tali qualità e caratteri si conferisce attributo di “irregredibilità”; continua poi specificando che: “Alla qualità complessiva e all’identità del territorio provinciale si attribuisce un ruolo primario nella costituzione del “CAPITALE FISSO SOCIALE” locale. … è interesse e dovere di tutti contribuire alla tutela, allo sviluppo e alla valorizzazione di tale patrimonio collettivo”.

      A) Motivi per cui si contesta la previsione nel Regolamento Urbanistico, e nella Variante al PRG in atto, dell’area di trasformazione “TRpr_01L – P.I.L.T. – Polo Agroalimentare e Logistico Intermodale” e se ne chiede lo stralcio, invitando il Comune ad agire in Autotutela.

      1) La Previsione contrasta con i principi del P.I.T. Regionale

      Nell’Ambito 35 “Entroterra Grossetano” sono riconosciuti tra i valori storico-culturali “Gli ambiti connotati dalla presenza di sistemazioni idraulico-agrarie a ciglioni o terrazzamenti alla base delle colline e nelle vicinanze dei centri murati di Montepescali …”; mentre tra i valori estetico-percettivi “Il centro antico di Montepescali, detto “Balcone della Maremma”, per l’ampiezza del panorama che vi si può ammirare e che spazia su tutta la costa, l’Arcipelago Toscano arrivando fino alla Corsica”.

      Dal “Balcone della Maremma”, per la sua posizione emergente, si aprono molte visuali panoramiche verso il territorio sottostante; e altrettante visuali esistono verso il centro abitato.

      Documento di Piano, pag. 57: “il territorio – nelle sue componenti fisiche così come in quelle culturali e funzionali – è comunque e pregiudizialmente patrimonio pubblico: che pubblicamente e a fini pubblici va custodito, manutenuto e tutelato nei fattori di qualità e riconoscibilità che racchiude e negli elementi e nei significati di “lunga durata” che contrassegnano la sua forma e la sua riconoscibilità storica e culturale. (…), piani e strategie dell’azione pubblica, da un lato, e l’intraprendere innovativo del progetto privato, dall’altro, debbono trovare nella «conservazione attiva» del patrimonio territoriale il principio e il limite regolativo della loro mutua interazione.”

      1° obiettivo conseguente: tutelare il valore del patrimonio “collinare” della Toscana.

      “Il patrimonio “collinare” è uno dei fattori salienti della qualità del territorio toscano, cioè della sua universale riconoscibilità: un bene (…) imprescindibile per lo stesso valore del patrimonio territoriale collettivo. I poggi e i declivi che quel patrimonio compongono, esprimono una storia plurisecolare di razionale ed equilibrato rapporto fra lavoro e natura, oltre che di lotta per la sopravvivenza in un territorio fragile che l’intelligenza di generazioni di uomini e di comunità sociali hanno trasformato in opera d’arte.

      Oggi, ciò che l’avvento della società industriale non è riuscita a fare e che gruppi di amministratori locali lungimiranti hanno saputo preservare, è a forte rischio di erosione. Pur in presenza di un patrimonio paesistico e ambientale ancora cospicuo (…), assistiamo ad una pervasiva aggressione della rendita immobiliare, al diffondersi delle sue sollecitazioni all’utile immediato e a crescenti insediamenti e lottizzazioni che non dialogano con il paesaggio né con il contesto rurale e che si segnalano per un qualità architettonica e manifatturiera molto spesso scadente.

      E’ su tutto l’insieme del suo patrimonio territoriale, infatti, che la Regione ritiene che l’urbanizzazione e la edificazione siano da ammettere e progettare solo e in quanto lo si faccia in coerenza con i dettami della Convenzione europea sul paesaggio e solo nel rispetto della normativa nazionale e regionale che vi danno applicazione.

      Verificando, cioè pregiudizialmente «la funzionalità strategica degli interventi sotto i profili paesistico, ambientale, culturale» e in sequenza «economico-sociale» (come sancisce l’art. 21, comma 1, lett. a della Disciplina di questo Piano). Urbanizzazione ed edificazione nelle campagne possono quindi aver luogo solo come ipotesi pianificatoria e progettuale tanto eccezionale quanto eccellente. Cioè secondo disegni strategici che tutelino il valore del patrimonio paesaggistico come funzione anche di visioni imprenditoriali purché chiare e durevoli, e ammissibili se e in quanto comunque conseguenti ad accertabili, programmate e radicate ipotesi di innovazione economica e sociale di scala ampia e non contingente.”

      La previsione del Polo Agroalimentare e Logistico Intermodale, non tiene conto di visioni e operazioni che investano “il sistema” territoriale e la filiera di opportunità e di funzioni già individuate, infatti a poca distanza dall’UTOE 10, in Comune di Roccastrada, è presente un’area industriale agroindustriale di 40 ettari già urbanizzata, ad oggi sottoutilizzata per la funzione prevista (è presente una sola azienda agroalimentare) ed in minima parte utilizzata con funzioni diverse.

      L’intervento trae la propria legittimazione in virtù dell’autoreferenzialità della società privata che lo propone, infatti non è supportato da studi specifici che ne dimostrano la necessità, per cui la qualità del patrimonio paesistico e ambientale assume valore costitutivo e limite alla modificabilità della situazione territoriale su cui, in modo diretto o mediato, si intende intervenire.

      2) La Previsione contrasta con i principi del P.T.C. Provinciale

      Si richiamano gli obiettivi di carattere ambientale contenuti negli artt. 11, 17, 18, 19, 20, 21, 27 e 28 delle Norme del PTC che contrastano con le previsioni contenute nel Regolamento Urbanistico nell’UTOE 10, ricordando in particolare:

      “Art. 11 – Acqua e suolo: assetti idrogeologici

      1. Ai fini delle politiche territoriali provinciali si ritiene essenziale perseguire la migliore compatibilità tra le aspettative di utilizzo e di sviluppo del territorio e la naturale dinamica degli assetti idrogeologici, nel rispetto della tutela ambientale e della sicurezza delle popolazioni, degli insediamenti e delle infrastrutture.

      2. In quest’ottica i terreni instabili, subsidenti, soggetti a dissesti, le aree a maggiore pericolosità sismica, le aree esondabili e gli alvei in evoluzione sono considerati elementi di vulnerabilità dell’intero sistema territoriale e in quanto tali devono essere fatti oggetto di azioni per il ripristino degli assetti compromessi e di norme generali di sicurezza, con specifico riferimento alle opportune limitazioni degli usi.

      Art. 17 – Caratteri identitari ed evoluzione del territorio

      1. Si riconoscono come obiettivi primari del governo del territorio provinciale:

      · mantenere, rafforzare e valorizzare l’identità territoriale riconosciuta e condivisa a partire dai caratteri di seguito specificati; (…)

      2. Si riconoscono come caratteri distintivi del territorio provinciale nel suo complesso:

      a. l’ampio patrimonio di spazi aperti;

      b. la molteplice interrelazione fra terre e acque; (…)

      e. la presenza vitale delle memorie storiche diffuse nel paesaggio;

      f. il ruolo preminente del mondo rurale e del suo retaggio culturale;

      g. la ridotta densità insediativa;

      h. il carattere prevalentemente concentrato e circoscritto degli insediamenti;

      i. la ricorrenza di un rapporto significante fra insediamento e sito naturale; (…)

      3. L’identità complessiva del territorio provinciale, corrispondente all’insieme dei sopraelencati caratteri distintivi, costituisce la risorsa primaria del patrimonio collettivo, da tutelare invariabilmente al variare dei processi di sviluppo. Quest’assunto risulta prioritario rispetto a qualsiasi altra valutazione inerente il governo del territorio.

      4. All’intera estensione del territorio provinciale si riconosce una qualità diffusa, espressione dei caratteri distintivi delle diverse componenti locali, da tutelare, sviluppare e valorizzare in ogni intervento. All’insieme di tali qualità e caratteri si conferisce attributo di “irregredibilità”, come definito dalle Norme. Di conseguenza le trasformazioni del territorio provinciale non devono comunque menomare il significato complessivo di tale insieme, ma semmai arricchirlo e incrementarlo. Risulta a tal fine essenziale valutare e monitorare ogni intervento in funzione dei suoi effetti sulle costanti qualitative, sia generali che locali, del territorio. (…)

      INVARIANTI STRUTTURALI

      Art. 18 – Morfologia territoriale

      1. Alla qualità complessiva e all’identità del territorio provinciale si attribuisce un ruolo primario nella costituzione del “capitale fisso sociale” locale. (…)

      4. Più in particolare le forme visibili che identificano e qualificano le diverse componenti del territorio provinciale sono considerate caratteristiche “irregredibili”, sia individualmente che nel loro insieme, in coerenza con i principî di “conservazione attiva” del P.I.T..

      Art. 19 – Emergenze morfo-ambientali

      1. Nell’ambito della qualità diffusa dell’intero territorio provinciale si riconoscono, a seguito di una circostanziata individuazione e classificazione in conformità alle “Schede dei Paesaggi e Definizione degli Obiettivi di Qualità” del P.I.T., specifiche emergenze morfologiche e/o ambientali, costituenti autonome concentrazioni di valori identitari. A tali emergenze si attribuisce un valore di risorsa strategica da tutelare in via prioritaria.

      2. A prescindere dai contesti così individuati, il governo del territorio è tenuto anche a una specifica considerazione delle emergenze morfo-ambientali di interesse più circoscritto, corrispondenti a:

      – particolari sistemazioni agrarie;

      – situazioni vegetazionali caratteristiche;

      – episodi di antropizzazione storica dotati di valore di insieme o documentale;

      – emergenze geologiche (geotopi e geositi) di cui all’art. 10 delle Norme;

      – altri siti di pregio naturalistico o insediativo comunque ritenuti meritevoli di tutela dalla comunità locale.

      3. In quanto zone sensibili ai fini della protezione degli assetti, le emergenze di cui ai precedenti commi 1 e 2 sono fatte oggetto di specifica tutela, nonché di azioni tese ad ottimizzarne la condizione oggettiva e le modalità di fruizione, garantendone la condizione di “invarianza puntuale” . (…)

      4. Si attribuisce un ruolo prioritario alla fruizione e alla percezione ottimale dei caratteri emergenti della morfologia territoriale. Risulta conseguentemente essenziale mantenere integri anche i principali rapporti visuali e le prerogative di visione panoramica, sia attive (dai siti di osservazione), che passive (verso i siti di pregio).

      Art. 20 – Permanenze storico-culturali

      1. Le tracce e gli elementi di permanenza nella storia del territorio costituiscono risorse primarie sia in quanto patrimonio della cultura collettiva, sia in quanto riferimenti qualificanti per un’evoluzione degli assetti in chiave di rafforzamento dell’identità.

      2. Ogni intervento di trasformazione è pertanto chiamato a:

      – mantenere e, ove possibile, incrementare la leggibilità di tali elementi;

      – assumerli come matrice insediativa o valorizzarli come principio ordinatore.

      3. Si ritiene opportuno incentivare ogni tipo di azione che possa rafforzare il ruolo e la fruibilità di tracce, segni e permanenze storiche di qualsiasi natura.

      4. Ai beni territoriali di interesse storico-culturale viene riconosciuto un ruolo insostituibile come fattori di caratterizzazione e fondamenti della memoria collettiva. In quanto tali, esigono condizioni di “invarianza puntuale”, come definita al precedente art. 5. Gli interventi di trasformazione territoriale devono pertanto garantirne la sostanziale integrità, mantenendoli nello stato e nel luogo in cui si trovano. (…)

      6. I beni storico-culturali sono ritenuti elementi di arricchimento dell’offerta territoriale. Le azioni ammesse devono dunque coniugare il mantenimento e la riqualificazione con la valorizzazione e l’ottimizzazione della fruizione anche in termini di economia di mercato, purché secondo assunti di sviluppo sostenibile.

      Art. 21 – Demani civici

      1. Nel quadro della pianificazione provinciale viene attribuito un ruolo strategico alle terre di uso collettivo gestite dalle comunità locali, in quanto contenitori ecologici e beni paesaggistici dotati di rilevante valore sociale. (…)

      Art. 28 – Centri storici e altri tessuti di pregio

      1. I centri storici e gli altri tessuti urbani di particolare valore sono considerati risorsa primaria ai fini dell’identità culturale e del benessere attuale e futuro della popolazione provinciale. Pertanto ne devono essere conservati integralmente i caratteri costitutivi di interesse generale.

      Tali caratteri sono individuati essenzialmente nella forma e nella qualità percettiva e relazionale dello spazio collettivo. Si assumono invece come variabili storiche e come caratteri di interesse individuale, nella misura in cui non inficino gli aspetti succitati, le destinazioni d’uso e le suddivisioni immobiliari, nonché la forma di quelle componenti di cui non si possa avere percezione significativa dallo spazio pubblico.

      2. Ai fini del coordinamento delle politiche urbanistiche nel territorio provinciale, più specificamente si individuano come soggetti a invarianza:

      – il principio insediativo e l’interfaccia col paesaggio circostante, con particolare riferimento alle mura ove esistenti, agli assetti ortivi di origine storica e alle infrastrutture ad essi connesse; (…)

      4. In particolare si riconosce oggi ai centri storici la vocazione di assolvere funzioni di supporto sinergico alla fruizione dei beni ambientali, storico-archeologici, culturali, naturalistici e paesaggistici.”

      Nel P.T.C. il concetto di “qualità paesistica” coincide con “identità territoriale”. Trattando le invarianti strutturali si specifica che “All’intera estensione del territorio provinciale si riconosce una qualità diffusa che costituisce risorsa di primario interesse e pertanto si configura invariante da rispettare in ogni trasformazione ammessa, mentre i caratteri distintivi delle diverse componenti locali sono considerate invarianti specifiche comunque da tutelare”. Il piano stabilisce poi, una corrispondenza diretta tra unità di paesaggio e invarianti, da ciò consegue che “l’intero territorio è pertanto assoggettato ad un regime di tutela degli assetti e di rafforzamento dei caratteri paesistici, che impone specifiche e circostanziate valutazioni di tutte le trasformazioni ammissibili”. Al fine delle valutazioni inerenti il mantenimento dell’identità territoriale, la Provincia di Grosseto introduce il concetto di “evolutività ben temperata”, ovvero “capacità di crescere e di trasformarsi pur mantenendo inalterati il peso e il valore delle qualità costitutive nonché delle relazioni strutturanti”.

      3) La Previsione contrasta con le norme di pianificazione urbanistica

      Il R.U. Adottato nel suo complesso interviene a modificare sostanzialmente il Piano Strutturale del Comune, adottato ed approvato a norma della L.R. 5/1995, violandone i precetti oltre ai principi e i contenuti, nonché lo spirito del PIT Regionale e del PTC Provinciale, e la L.R. n. 1/2005.

      Cancella di fatto le “localizzazioni”, fatte nel Piano Strutturale, degli insediamenti di qualunque natura, ed in particolare anche di quelli industriali come il Polo Logistico, quello Agroalimentare e l’area Industriale ed Artigianale dell’UTOE 10, permettendo di superare i contenuti ed i limiti delle sopraindicate normative.

      Il R.U. contrasta con l’art. 205 della L.R.T. 1/2005 che individua in modo tipico, alle lettere a) e b), i limiti di esercizio dei poteri di deroga dei Comuni agli atti e strumenti di pianificazione territoriale e agli strumenti di pianificazione del territorio, adottati ma non ancora approvati alla data della stessa L.R. del 2005, e tra questi il Piano Strutturale. Come è facile comprendere, qualunque intervento modificativo del Piano Strutturale non può prevedere la deroga delle “localizzazioni”in esso già individuate nella vigenza della legge regionale 1/2005, infatti la lettera b) fa riferimento esclusivo ai parametri dimensionali di intervento specificandoli in altezze, superfici, volumi, distanze.

      Altra norma in contrasto è l’art. 208 della L.R.T. n. 1/2005, che prevede al c. 1, la propria derogabilità, solo attraverso espressa modificazione dell’intero strumento urbanistico, nel nostro caso il Piano Strutturale, rafforzando l’impossibilità di disattendere le prescrizioni degli articoli come l’art. 205 sopra citato, mediante il ricorso a strumenti diversi come una variante o anche un regolamento urbanistico; la variante e il R.U. violano anche il comma 2 dell’art. 208, poiché questo stabilisce chiaramente che alla formazione degli strumenti della pianificazione territoriale e agli atti di governo del territorio che alla data di entrata in vigore della L.R.T. 1/2005 erano stati adottati ( ed è il caso del Piano Strutturale ) si applicano le norme previste dalle leggi previdenti, ovvero tra queste la L.R.T. 5/1995 e s.m.i.. Il comma tre dello stesso articolo 208 rafforza questa interpretazione, poiché il P.S. è stato adottato prima della L.R.T. 1/2005, ed è stato Approvato secondo la stessa legge con cui era stato adottato, senza che il Comune esercitasse le facoltà che gli concedeva proprio l’art. 208 della LR 1/2005 prima che lo stesso piano strutturale già adottato, venisse anche approvato perfezionando il suo percorso di formazione ; ma il Comune non ha esercitato questa facoltà prima dell’approvazione del P.S. e lo ha approvato secondo la previgente disciplina (L.R. 5/1995) che ne aveva disciplinato la procedura di formazione e di adozione.

      Conseguenza di questo è che il P.S. va soggetto non alla disciplina di cui alla legge 1/2005, ma rimane soggetto alla previgente disciplina del 1995 secondo cui è stato adottato e successivamente approvato.

      Inoltre, contrasta con l’art. 207, poiché la variante farebbe venir meno la precettività della disposizione ivi prevista, permettendo di rilocalizzare con il R.U. ad esempio i piani produttivi vigenti, o PIP, cosa non ammessa. Per fare queste operazioni occorre agire modificando il Piano strutturale e non basta lo strumento della variante o il R.U. che deve comunque rispettarne i contenuti.

      Si rileva il contrasto anche con il nuovo regolamento di attuazione della L.R.T. n. 1/2005 sulle indagini geologiche adottato dalla Regione Toscana in data 4 aprile 2011, che prevede una disciplina transitoria che ne estende la validità anche agli atti in itinere al momento della sua adozione.

      Il P.S. di Grosseto, concordemente con il PTC della Provincia, già prevede la localizzazione di un Polo logistico, agroalimentare e intermodale in località Madonnino. Tale scelta è stata oggetto di approfonditi studi che hanno portato a modificare l’originaria localizzazione fatta negli anni ’70 dal PRG (art. 83/2 PRG).

      L’art. 110 del P.S. (che definisce i contenuti qualitativi e quantitativi dell’UTOE 110-Braccagni) è chiaro: “In continuità dell’insediamento produttivo già indicato nel Piano Strutturale di Roccastrada si prevede la realizzazione di un Polo Logistico e/o Agroalimentare. Tale Polo è delimitato dal confine con il Comune di Roccastrada, dal tracciato della nuova Aurelia, dalla S.P. n.19 per Montemassi e dalla Via del Madonnino.”

      Peraltro nella zona del Madonnino sono già stati spesi circa 8 milioni di Euro per la messa in sicurezza idraulica, e altri 8 milioni sono stati stanziati, per un totale di 16 milioni di fondi pubblici, investiti per realizzare, tra i vari obiettivi, anche il Polo Logistico e Agroalimentare.

      Pertanto oggi, il Comune aderendo alle richieste della PILT S.p.a., di delocalizzare il Polo Logistico e/o Agroalimentare, si rende responsabile di un atto che vanifica gli investimenti di fondi pubblici per la zona del Madonnino, e che contrasta con i principi di una gestione oculata dei fondi pubblici, ed in più permette una inutile distruzione del territorio agricolo comunale, distogliendolo dalla sua principale destinazione, che secondo i criteri dettati dal P.S e dal PTC sopra richiamati, è da considerare Capitale Fisso Sociale che tutti abbiamo il dovere di tutelare. Inoltre il Comune, così facendo, non solo disattende ogni precedente previsione senza che ce ne siano fondati e provati motivi di utilità sociale, ma contravviene all’obbligo di strumento di salvaguardia e tutela del territorio che (a norma degli strumenti urbanistici in vigore e che ne vincolano l’azione) è fondato sui valori agro-ambientali, turistici, archeologici e storico insediativi, che costituiscono il patrimonio identitario del Comune e della sua comunità di cittadini, e che non può essere strumentalizzato per soddisfare interessi privati e di pochi industriali, che peraltro non hanno addotto a giustificazione delle loro richieste nessun documento giustificativo sul piano dello studio dei mercati e delle tendenze economiche e future della economia del nostro Comune e della provincia grossetana.

      4) Impatto paesaggistico

      Il Polo Agroalimentare e Logistico Intermodale viene previsto attaccato al paese di Braccagni e di fronte a Montepescali, centro storico di sommità del X° secolo (con cinta muraria e posizione dominante), nonché unico punto panoramico strategico per la Maremma a nord di Grosseto, visivamente interconnesso con la pianura e che, per questo, si è guadagnato nei secoli il nome di “Balcone della Maremma”.

      Infatti il documento PR-04 “Disciplina del paesaggio e delle invarianti strutturali” individua il Baluardo di Montepescali quale punto visuale emergente, pertanto la realizzazione del polo logistico e agroalimentare comprometterebbe per sempre ciò che è stato garantito per secoli.

      5) Rischi geologici e di sprofondamento (sinkholes)

      L’area presenta gravi problemi riguardanti comprovati rischi geologici e idrologici. La documentazione relativa è depositata negli archivi del Comune e non si sta a richiamarla, dovendo essere ben conosciuta dall’ente che l’ha commissionata a suo tempo all’università di Roma.

      Il Piano Strutturale all’art. 58 – Pi2.3.6 La pianura insediata di Braccagni, recita: “Nella sub Unità ricade la porzione dell’U.T.O.E. “Braccagni” relativa al centro abitato (…). Quest’area è caratterizzata da situazioni idrogeologiche importanti dove la circolazione idrica profonda si miscela con il sistema delle acque termali di circolazione regionale. Quest’ultimo è controllato da numerose discontinuità tettoniche, in parte seppellite dai sedimenti. A questa situazione tettonica e di circolazione di acque calde e probabilmente con valori alterati di acidità, si riconnette l’occorrenza di fenomeni ad elevata pericolosità tipo Sinkhole, quale quello avvenuto al Bottegone. Pur trattandosi di fenomeni rari e che avvengono in situazioni particolari, per tutta la fascia ove è accertata la presenza di un substrato calcareo di tipo cavernoso ed in coincidenza di faglie (aree pericolosità geologica P3 e P4).”

      Nell’area in questione è presente un altissimo rischio di fenomeni di sprofondamento, essendo presente nel sottosuolo acqua calda in quantità elevata. Infatti, nei terreni dove si vorrebbe costruire il Polo logistico vi è un sistema molto articolato di vene acquifere sotterranee, che sfrutta la consistenza ‘calcarea cavernosa’ del sottosuolo, ed al centro di tale area sono presenti due faglie tettoniche che si incontrano, rendendo altamente probabili (in un futuro non prevedibile), eventi tellurici importanti. Tutti questi elementi, come sostenuto nella Relazione di autorevoli docenti universitari agli atti negli archivi del Comune (commissionata in occasione dello sprofondamento dei terreni in loc. “Gli Acquisti”, a pochi Km in linea d’aria e nell’ambito della stessa struttura geomorfologica della zona), concorrono a determinare un altissimo grado di pericolosità riguardante fenomeni di sinkholes. Inoltre i lavori preparatori al Piano Strutturale hanno evidenziato un simile problema, ed in quella sede veniva deciso che il Comune avrebbe effettuato ulteriori ed approfonditi studi, cosa auspicata anche dal Geologo dott. Ubaldo Guastini nella sua perizia geologica commissionata dalla PILT e allegata ai documenti depositati in Comune.

      Il R.U. prende solo atto del fenomeno, infatti a pag. 120 del documento VAL_02 recita: “Fenomeni caratteristici dovuti alla gravità sono quelli di sprofondamento (sinkhole) che possono avvenire nella pianura, nella zona di Braccagni, fino a Roselle, laddove il substrato carbonatico, sottostante la spessa copertura sedimentaria, si presenta fratturato, segnato da importanti linee tettoniche e con circuiti idrogeologici e idrotermali.”, senza eseguire i dovuti approfondimenti del caso.

      6) Rischi idraulici

      Dal punto di vista idraulico una simile localizzazione incontra problemi difficilmente sormontabili senza alterare irrimediabilmente il suolo. E’ la stessa PILT (nelle perizie che allega a sostegno della sua richiesta edificatoria), a suggerire di sopraelevare parte dei terreni di circa due metri per preservarli dal pericolo di alluvioni, abbastanza ricorrenti in quella zona. Il problema è che, così facendo si mette il paese di Braccagni in una posizione di pericolo, poiché lo si viene ad abbassare di due metri rispetto all’insediamento industriale, creando una diga artificiale a nord, che impedisce ogni possibile deflusso di eventuali acque meteoriche che scendono dal poggio di Montepescali favorendone la concentrazione verso il centro abitato.

      L’autorità di Bacino, esprimendosi sul progetto PILT, evidenzia che gli interventi proposti, a ridosso del paese di Braccagni, comportano una penalizzazione della zona residenziale, che si troverebbe a quote inferiori, e la vanificazione degli interventi fatti e previsti per la messa in sicurezza dell’abitato di Braccagni a seguito delle ultime alluvioni. Nel R.U. non è stato fatto seguito con una adeguata previsione che risolvesse le osservazioni dell’autorità di Bacino, anzi, dal punto di vista idraulico, viene supportato da una relazione dello stesso professionista che aveva operato per la società PILT. Lo studio Idraulico allegato al R.U. (rif. Doc. allegati al R.U. 03 GEO_03) a supporto della valutazione di fattibilità degli interventi individuati nelle UTOE e tra questi quelli per la realizzazione del Polo Agroalimentare e Logistico-industriale nell’UTOE 10, così come rilocalizzato dal R.U. a ridosso del paese di Braccagni, è a firma dello stesso professionista che ha firmato lo studio idraulico di fattibilità per la società P.I.L.T., che ha chiesto la rilocalizzazione del polo dal Madonnino alla zona attaccata al paese così come poi il R.U. ha fatto. La coincidenza tra la richiesta PILT e la localizzazione del Polo così come fatta dal R.U., basate sullo studio idraulico dello stesso professionista, creano una situazione quantomeno di imbarazzo per il cittadino, ravvisando, in questo, una incompatibilità sulla quale doveva vigilare, a garanzia della propria arbitrarietà, la P.A. nella sua attività di formazione degli strumenti urbanistici di governo del territorio nell’interesse della collettività intera.

      A pag. 96 del documento VAL_01, allegato al R.U., viene ammesso che: “(…), viste le problematiche connesse agli allagamenti verificatisi a seguito di eventi atmosferici, si ritiene necessario prevedere la messa in sicurezza dell’intero ambito.”. Cosa apprezzabile ed auspicabile se non destasse grave preoccupazione il fatto che il RU rimanda al soggetto privato, che andrà a realizzare l’area industriale-logistica a ridosso del paese, la realizzazione e manutenzione delle opere per la messa in sicurezza idraulica del paese di Braccagni. Non si può affidare la sicurezza di un paese e dei suoi abitanti alla perizia e alla responsabilità di un privato, quelli previsti per la messa in sicurezza del territorio di Braccagni (come di qualsiasi altro) sono interventi pubblici e tali devono rimanere, quindi devono essere progettati, realizzati e mantenuti dal soggetto pubblico competente, come avviene per l’area del Madonnino.

      7) Presenza di reperti archeologici

      L’intervento viene localizzato in una zona dove potrebbero essere presenti rilevanti reperti archeologici. Si rimanda alla documentazione relativa al convegno di presentazione dei risultati degli scavi archeologici, eseguiti dall’Università di Siena tra Febbraio e Marzo 2008 (Braccagni, 28/05/2010), dove sono intervenuti Mario cygielman (Archeologo direttore coordinatore Soprint. Archeologica della Toscana), Giuliana agricoli (Soprintendenza Beni Archeologici della Toscana), Emanuele vaccaro (Università di Siena – Visiting Fellow Wolfson College Cambridge), Roberto farinelli (Università di Siena – Dip.to Archeologia e Storia delle Arti). Le dichiarazioni del Sovrintendente Cygielman e approfondimenti sui reperti sono consultabili sui siti:

      e

      8) Carenza di infrastrutture stradali

      Nota dolente della rilocalizzazione del Polo Agroalimentare e Logistico è l’assoluta mancanza di previsione di una struttura viaria adeguata sia allo smaltimento del traffico locale, che di quello che si verrebbe a creare con la costruzione di una zona industriale di simili proporzioni a ridosso del paese. L’attuale traffico urbano della frazione è assolutamente congestionato da un sistema di sensi unici deleterio che non risponde alle minime necessità di viabilità e sicurezza. Occorre ripristinare il doppio senso su Via Malenchini; creare la possibilità di parcheggiare in Via dei Garibaldini e creare zone di parcheggio a servizio degli impianti sportivi. Inoltre occorre creare un’infrastruttura stradale esterna al paese, in modo da evitare che questo si congestioni per via del traffico indotto dall’area industriale, che aumenterà di intensità quando la nuova Aurelia verrà trasformata in autostrada.

      9) Carenza di risorse idriche

      Oltre che da precedenti studi è lo stesso R.U., che a pag. 96 del documento VAL_01, ammette che: “Riguardo la frazione di Braccagni vi sono attualmente problemi maggiori ed al momento più difficoltosi da risolvere, a causa della scarsa presenza di risorse idriche, soprattutto nell’eventualità di previsioni produttive che necessitano di ingenti quantitativi di acqua per le lavorazioni.”. Quanto citato è in palese contrasto con la previsione di un’industria agroalimentare che, notoriamente, necessità di ingenti quantitativi di acqua per le lavorazioni.

      Altra contraddizione emerge a pag. 108 del documento VAL_01, relativamente alla risorsa idropotabili si dice che: “(…) Potrà sorgere qualche incertezza sulla destinazione degli spazi industriali della Pilt in loc. Braccagni se dovesse cambiare la destinazione di polo logistico.”, la destinazione in parte è già stata cambiata con la previsione dell’industria agroalimentare.

      10) Classificazione acustica

      A pag. 155 del documento VAL_02, si afferma che “Per l’assegnazione della classe V per le aree produttive e in particolare per la zona nord del capoluogo e la PILT di Braccagni è sta presa in considerazione la presenza di residenze che è e sarà di scarso rilievo.”. Non si capisce per quale motivo le abitazioni di Braccagni, e più in particolare quelle che si affacciano lungo Via Malenchini (confine con l’area industriale), sono di scarso rilievo, forse chi le abita non ha pari diritto di quiete rispetto ad altri cittadini.

      Infatti lo stesso documento di seguito riporta che: “La finalità della Classificazione Acustica della variante al PCCA è quella di perseguire un miglioramento della qualità delle aree urbane e di tutti gli spazi in genere, in relazione alla loro destinazione d’uso, contribuendo ad una corretta pianificazione delle aree di nuova edificazione, evitando così l’insorgere di nuove criticità acustiche e ponendosi come obbiettivi primari : – la salvaguardia acustica delle zone vocate alla quiete e più in generale ed ovunque possibile, il rispetto della quiete interna dei fabbricati a destinazione abitativa;”. Si invita il Comune a rivedere il PCCA nel rispetto dei principi di cui sopra ma, soprattutto, degli abitanti di Braccagni.

      11) Dogana, diminuzione dei diritti e aumento dei disagi per i cittadini residenti

      Dal progetto PILT si rileva che la zona logistica che avrebbe come supporto anche una Dogana per le merci, questo crea un serio problema di sicurezza per l’intero Paese, ed un maggior disagio derivante dalla sottoposizione di tutta l’area ad una disciplina speciale per le aree adiacenti alle zone doganali, dove i diritti della persona ricevono una diminuzione fastidiosissima nella componente oggi determinata della riservatezza, esponendo tutta l’area ad un controllo maggiore da parte della Guardia di finanza, cui verrebbero conferiti maggiori poteri rispetto alle aree non soggette a tale regime (mirato ad impedire il verificarsi di operazioni illecite ma, al contempo, incidente sulla qualità della vita degli abitanti, che si troverebbero a vivere in una zona di confine).

      12) Danno economico ai cittadini

      La costruzione di un’area industriale a ridosso del paese comporterà un impatto ambientale e paesaggistico tale da diminuire il valore degli immobili; questo aspetto non è stato preso in considerazione nei costi sociali che comporta un simile intervento, derivanti dalle inevitabili azioni risarcitorie nei confronti del Comune.

      Il principio di danno ai cittadini, che deriverebbe da una struttura altamente impattante sulla vita e sul paesaggio, è stato confermato dal Consiglio di Stato, nella sentenza n. 01952/2010, sul ricorso proposto da R.F.I. S.p.a. contro la Provincia di Grosseto, per la riforma della sentenza del TAR Toscana – Firenze: sez. III, n. 06190/2003, concernente la soppressione dei passaggi a livello in loc. Braccagni.

      Nella sentenza si legge: “il cavalcaferrovia, proprio per le sue dimensioni e le sue caratteristiche di , non presenta connotazioni idonee circa il rispetto dei caratteri insediativi e rurali del contesto territoriale di riferimento, ponendosi come elemento di criticità”.

      Si afferma inoltre che “la sua ubicazione in prossimità dell’abitato dequalifica il contesto insediativo generale, con particolari effetti negativi nei confronti della popolazione insediata e da insediare (impatto visivo e percettivo, deprezzamento fondiario e immobiliare)” Con riguardo al contesto paesaggistico si sottolinea il “vulnus” … con connotazioni di territorio rurale di pianura bonificata, uniforme e con configurazione di vasta continuità, per il quale la crescita insediativa e infrastrutturale secondo il P.T.C. non deve comprometterne i caratteri”, nonché alla “visuale da e verso l’insediamento di Montepescali … quale centro storico di sommità, con cinta muraria, in posizione dominate sulla piana … visivamente interconnesso con l’abitato di Braccagni”.

      Se questo vale per un modesto cavalcaferrovia che, oltretutto, rappresenta un intervento di interesse pubblico, figuriamoci cosa può significare per un intervento privato, delle dimensioni decisamente più impattanti, quale quello oggetto delle presenti osservazioni.

      Pertanto, nel momento di valutazione della perequazione tra i diversi interessi, devono essere presi in considerazione anche i costi sociali che gravano sulla comunità, e non solo sulla P.A., come ad esempio i pericoli, i disagi, e la svalutazione degli immobili oltre al peggioramento della qualità della vita.

      13) Vizi della fase partecipativa alla formazione del R.U.

      Nei documenti per la formazione del R.U. si fa riferimento ad una fase partecipativa nella quale la cittadinanza sarebbe stata chiamata a dire la propria sui temi dello stesso R.U.. Nelle occasioni partecipative, a Braccagni, non si è parlato di Polo Logistico, in particolare della localizzazione di un Polo Logistico-Industriale e Agroalimentare a ridosso del paese in loc Podere Spiga, invece che nell’area già prevista nell’UTOE-10, al Madonnino, pertanto i cittadini presenti non si sono mai potuti esprimere a favore o contro.

      Quanto sopra dimostra l’incoerenza esterna ed interna del R.U. adottato, pertanto si invita il Comune a non approvare il R.U. procedendo ad una revisione completa del Piano Strutturale.

      Relativamente all’area di trasformazione “TRpr_01L – P.I.L.T. – Polo Agroalimentare e Logistico Intermodale”, se ne chiede lo stralcio, rendendo coerente il R.U. con la normativa sovraordianta.

      Si chiede di confermare la localizzazione del polo logistico e/o agroalimentare assunta nel Piano Strutturale, così come previsto e disciplinato dall’art. 110 delle Norme (UTOE 10 Braccagni).

      B) OSSERVAZIONI ALL’ELABORATO “L – BRACCAGNI” – “SCHEDE NORMATIVE DI INDIRIZZO PROGETTUALE” (PR_06)

      Area di trasformazione “TRpr_01L – P.I.L.T. – Polo Agroalimentare e Logistico Intermodale”.

      Tra le “Finalità” viene affermato:

      “Non sono ammesse nell’area attività di deposito, stoccaggio, lavorazione di rifiuti di qualunque tipologia.”

      Si chiede di aggiungere “e materiali derivati dai rifiuti o assimilabili, quali ad esempio CDR e CDR-Q”
      “Le attività di tipo agroalimentare ammissibili all’interno dell’area di trasformazione dovranno comunque verificare le compatibilità con le disponibilità idriche attestate dal gestore.”

      Si ritiene necessario vengano eseguiti, preventivamente, specifici approfondimenti relativi alla valutazione dell’idroesigenza delle attività produttive da inserire nell’ambito, in rapporto alla effettiva disponibilità delle risorse idriche sia idropotabili che superficiali e sotterranee, in ragione della citata carenza di risorsa e della vulnerabilità del territorio, per quanto riguarda la subsidenza (sinkhole) e l’ingressione del cuneo salino.

      Nella sezione “Dimensionamento e destinazioni d’uso ammesse” non si riscontra quali siano le destinazioni ammesse, per cui non si riscontra alcun vincolo all’agroalimentare o limitazioni ad attività che possono recare pregiudizio al quieto vivere ed alla salute dei cittadini residenti.

      Tra le “Opere preliminari all’intervento” viene affermato che:

      “L’agibilità dell’insediamento, anche se attuato per stralci, è subordinata all’attuazione delle seguenti opere:

      – opere di regimazione idraulica e loro collaudo atte a garantire la contestuale messa in sicurezza del comparto e del centro abitato di Braccagni;

      – il potenziamento e l’adeguamento delle infrastrutture stradali di accesso all’area al fine di contenere l’impatto dell’attività del Polo Intermodale sulla mobilità locale esistente;

      – l’attuazione integrale dei criteri A.P.E.A. così come recepiti dalla Regione Toscana.”

      Ai fini di una corretta valutazione della generale sostenibilità ambientale della trasformazione proposta, si chiede la verifica dell’adeguatezza della rete fognaria e depurativa dell’abitato di Braccagni, ritenendo che, a seguito del recente sviluppo edilizio del paese, soprattutto la rete fognaria sia inadeguata alle esigenze attuali.

      In riferimento al rischio idraulico, rilevato che le aree destinate a trasformazione sono state interessate da allagamenti, si ritiene che questa criticità non sia stata adeguatamente analizzata, si chiede che vengano effettuate specifiche valutazioni nell’ambito dello strumento di pianificazione, al fine di una più organica programmazione di sviluppo territoriale anche di concerto con gli Enti competenti in materia.

      Si chiede che le opere di messa in sicurezza idraulica siano collaudate prima dell’inizio dei lavori di costruzione dell’insediamento.

      Si chiede che l’agibilità dell’insediamento sia subordinata alla realizzazione di un’adeguata viabilità a servizio del paese; ossia, ripristinare il doppio senso su Via Malenchini; creare la possibilità di parcheggiare in Via dei Garibaldini e creare zone di parcheggio a servizio degli impianti sportivi. Inoltre occorre creare un’infrastruttura stradale esterna al paese, in modo da evitare che questo si congestioni per via del traffico indotto dall’area industriale, che aumenterà di intensità quando la nuova Aurelia verrà trasformata in autostrada. Si chiede inoltre di prevedere l’attraversamento ferroviario, annoso problema ancora irrisolto.

      Tra i criteri A.P.E.A. è prevista la produzione di energia elettrica a supporto delle attività produttive, si chiede che tale produzione avvenga solo con impianti non termici, con esclusione dell’eolico.

      Nella sezione “Modalità di attuazione” si legge:

      “La convenzione dovrà prevedere l’assunzione integrale a carico del soggetto attuatore dell’intervento la gestione e manutenzione delle opere idrauliche di messa in sicurezza. Il mancato rispetto di tale condizione determinerà la sospensione dell’agibilità.

      La Sul per il Polo Intermodale Logistico pari a mq 140.000, potrà essere realizzata subordinatamente all’acquisizione del parere favorevole da parte di R.F.I. sul progetto di fattibilità tecnico economica per la realizzazione del binario di servizio; pertanto l’intervento è attuabile anche per stralci con riferimento alle funzioni agroalimentare ed intermodale.

      La fascia territoriale compresa tra il fosso Rigo ed il centro attuale di Braccagni dovrà esser prevalentemente utilizzata per soddisfare le aree libere dettate dai criteri A.P.E.A. oltre che per i necessari standard pubblici.”

      Come detto in precedenza appare singolare che la sicurezza idraulica di un paese sia demandata ad un soggetto privato, si chiede di rivedere questa previsione. Inoltre, si chiede, preventivamente alla realizzazione di qualsiasi intervento, che venga dimostrata, attraverso un adeguato Studio, l’assenza di rischio idrogeologico e di sprofondamento, sinkhole.

      Si chiede che il Polo Intermodale Logistico pari a mq 140.000, sia realizzato subordinatamente all’approvazione da parte di R.F.I. del progetto definitivo per la realizzazione del binario di servizio (corredato dello Studio di fattibilità economica); pertanto l’intervento è attuabile anche per stralci con riferimento esclusivo al Polo agroalimentare.

      Si chiede che la mancata approvazione del progetto definitivo per il binario di servizio, comporti la decadenza della previsione di trasformazione “TRpr_01L – P.I.L.T.” relativamente alla Sul del Polo Logistico Intermodale, pari a mq 140.000.

      Si chiede che la fascia territoriale compresa tra il fosso Rigo e Via Malenchini sia utilizzata esclusivamente per soddisfare le aree libere dettate dai criteri A.P.E.A. oltre che per i necessari standard pubblici, che dovranno comunque essere localizzati ad un’adeguata distanza dalla zona residenziale. Analoga e adeguata fascia territoriale dovrà essere prevista intorno al Podere Spiga.

      Si chiede che il Piano Attuativo contenga anche uno Studio Previsionale Acustico che dovrà analizzare quali recettori sensibili almeno il Podere Spiga, il Podere Società e le abitazioni lungo via Aurelia e via Malenchini, al fine di adottare adeguate misure di contenimento dell’impatto acustico.

      Inoltre, si sottolinea l’inadeguatezza delle Componenti Ambientali e degli Indicatori utilizzati nella matrice di “Valutazione sugli effetti sulle risorse ambientali e della salute umana”.

      Infine, si rileva che nella sezione “Dati Urbanistici”, alla voce “Superficie di cessione: 60% S.t “ si legge una quantità pari a zero. Pertanto, l’intervento si potrà attuare senza applicare il concetto di perequazione contemplato in altri contesti attuabili dal privato. Tale trattamento appare quantomeno singolare perché, a fronte di un intervento tanto importante, non da in cambio alla pubblica Amministrazione niente altro che gli standard privati minimi previsti dalla normativa vigente. Sarebbe più opportuno prevedere una superficie di cessione pari al 60% dove chiedere di realizzare un parco cittadino da utilizzarsi come filtro fra abitato, abitazioni limitrofe e Polo Agroalimentare e Logistico Internodale.

  16. Patrizio G. ha detto:

    Il Comune corregge il Regolamento Urbanistica: bando per un professionista che elimini gli «errori materiali»

    Sono anche da vagliare le molte osservazioni, ci vorranno mesi

    dal tirreno di oggi, articolo di Francesca Ferri consultabile su:
    http://www.provincia.grosseto.it/rassegna/text.php?text=t240488&trova=&tc=

    • Talion ha detto:

      forse ho capito male … il Comune incarica dei professoroni per scrivere il Regolamento Urbanistico, presumo pagandoli profumatamente, poi per togliere gli errori incarica un altro professionista, ma questo chi lo paga?

      • patrizio g. ha detto:

        prima paga per far ‘male’ e poi chiama altri per correggere e paga ancora…
        con i soldi nostri. Ecco io sono qualunquista come mezzamestola… se doco questo?

        il comune deve amministrare in modo virtuoso, se non lo fa ciederemo alla corte dei conti se fa bene o no, e poi non è esclusa una class action di cittadini, dove gli si chiede conto degli sprechi.

        L’unica soluzione è far pagare a chi ha sbagliato e vigilare perchè gli errori come il polo logistico in violazione del PS vengano commessi di nuovo.

        di certo c’è che se il RU fosse stato scritto perbene fin dall’inizio, oggi sarebbe quasi operativo e contribuirebbe a risollevare l’economia grossetana, così invece frtena l’uscita dalla crisi e affossa anche le ultime aziende che hanno resistito, la responsabilità politica è gravissima, anche di più di quella amministrativa.

        • patrizio g. ha detto:

          una precisazione, non intendevo dire che il comune ha pagato per far fare male il RU, bensì che ha pagato per farlo fare bene, e nonostante questo è stato fatto male.

        • Talion ha detto:

          a questo punto ritengo che come cittadini paghiamo tre volte: una per farlo, una con le scelte operate, vedi polo logistico attaccato a Braccagni, e una per correggerlo … bel colpo!

          • Stalin ha detto:

            si paga quattro volte, la quarta quando si perde tempo e danaro, si sacrifica la famiglia per organizzarci e lavorare per fare le osservazioni e se necessario la causa per farlo annullare…. e questo è il prezzo che dobbiamo pagare per avere l’amministrazione che ci meritiamo, visti i risultati elettorali.

  17. Patrizio G. ha detto:

    Per completezza di informazione, riporto di seguito il contenuto della news del Comune ricevuta in data odierna, invitando sia i tecnici che i politici ad intervenire anche su questo blog dove troveranno spazio e rispetto, per informarci delle loro idee e delle precisazioni su temi ed argomenti qui trattati:

    Il Dirigente del settore comunale della “Gestione del Territorio”, Marco
    De Bianchi, chiarisce alcuni punti sul RUC

    “La fase delle osservazioni esiste proprio per controllare e correggere,
    ed è iter normale. Nell’area del “Tiro con l’Arco” nessun ghetto e nessun
    progetto definitivo. Trasparenza e correttezza del nostro operato non
    possono essere messe in discussione da nessuno”

    A seguito di numerosi articoli e considerazioni apparse in questi giorni
    sulla stampa locale, ho ritenuto opportuno, in qualità di Dirigente del
    Settore comunale della “Gestione del Territorio”, di precisare alcuni
    aspetti importanti per fare chiarezza rispetto a imprecisioni e a qualche
    parola in libertà:

    l’adozione di uno strumento di pianificazione generale, quale è il
    Regolamento Urbanistico Comunale, porta sempre e naturalmente in dote
    tempi burocratici non brevi e un’inevitabile serie di errori materiali e
    di valutazioni da rivedere o approfondire. Come tutti i cittadini sanno
    bene, la fase delle osservazioni serve proprio, e non a caso, a
    individuare eventuali interventi e modifiche. A queste osservazioni
    l’Amministrazione risponderà con le controdeduzioni, accogliendo o
    respingendo le richieste. Si tratta di un iter normale; basti ricordare
    che il Piano Regolatore adottato nel 1991 dovette far fronte a errori e
    adattamenti successivi attraverso numerose varianti. La stessa struttura
    comunale rilevò diversi errori materiali attraverso sue osservazioni. Oggi
    come ieri questa fase fa parte di qualunque iter procedurale urbanistico e
    in questi giorni gli uffici stanno nuovamente contribuendo positivamente
    al miglioramento del RUC adottato. Da questo presupposto nasce infatti la
    delibera dello scorso 21 giugno quale provvedimento ordinario che consente
    al Consiglio Comunale di apportare tutte le modifiche che seguiranno
    l’analisi delle osservazioni pervenute. E non posso non sottolineare che
    l’esame delle osservazioni ad uno strumento urbanistico generale
    certamente rappresenti attività straordinaria, sia per la mole del lavoro
    che per la qualità delle risposte che dovranno essere formulate. La
    soluzione sicuramente più rapida e anche più economica ma non proprio
    costruttiva e partecipativa, sarebbe quella di respingere tutte le
    osservazioni. La gara pubblica per l’individuazione di un professionista
    che ci aiuterà a rispondere, testimonia la volontà dell’Amministrazione di
    fare presto e in maniera trasparente il proprio lavoro;

    in riferimento al cosiddetto “ciambellone” nell’area del “Tiro con
    l’Arco”, rilevo che un’attenta lettura del Regolamento Urbanistico
    adottato consentirebbe di comprendere come l’immagine in questione non
    rappresenti minimamente un progetto definitivo, che può piacere o meno, ma
    un’ipotesi di lavoro puramente indicativa e assoggettabile a tutte le
    modifiche del caso. Nella fase di approvazione del Piano Attuativo il
    Consiglio Comunale potrà varare un diverso assetto dell’area. Ancora più
    importante è chiarire che non si tratta comunque della previsione di un
    “ghetto”, ma di un insediamento residenziale sociale che per natura di
    legge potrà prevedere alloggi convenzionati, o popolari, o residenze per
    giovani coppie fino a quelli di cosiddetto “housing sociale”. Io stesso
    vivo in un quartiere popolare di quel tipo e non mi sento affatto
    “ghettizzato”; sarà l’Amministrazione, con atti gestionali successivi alla
    approvazione del Regolamento Urbanistico, a decidere a quale casistica di
    “housing sociale” fornire risposta, anche in relazione alle risorse
    economiche disponibili;

    sono infine costretto a chiarire che non c’è stata mai e mai ci sarà
    alcuna volontà mia o del Prof. Gorelli di “privatizzare aree pubbliche” o
    di tutelare interessi di chicchessia. Questo è per me un punto di
    principio irrinunciabile.

    Con questo intervento il sottoscritto e l’intero settore comunale per la
    “Gestione del Territorio”, ritengono di aver chiarito una volta per tutte
    elementi ritenuti importanti anche ricorrendo ad una dichiarazione
    pubblica.

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