4 novembre 1966

il galoppo di Santi

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  1. Granocchiaio ha detto:

    4 novembre 1966

    Se provate a digitare queste parole su Google via appare una serie di articoli su quella tremenda alluvione, ma tutti riferiti a Firenze e altri luoghi, ma non a Grosseto. La prima citazione di Grosseto si trova al 29° posto.

    Sono passati tanti anni, 44, ma le cose sono cambiate poco. Anche allora alla televisione si parlava soprattutto di Firenze e Grosseto veniva rammentato, se andava bene, a fine del servizio.

    Io all’epoca ero militare nei bersaglieri a Civitavecchia. Ero la con il mi amico Masino Franci e per sapere di più di quel poco che diceva la televisione scappammo dal reggimento e con il treno arrivammo fino alla stazione dell’Alberese, cioè fino a dove poteva arrivare il treno.
    Trovammo poi un passaggio fino alle porte di Grosseto, e cioè prima del ponte Mussolini. Da li proseguimmo a piedi verso la città. Vedemmo quindi l’enorme falla che si era aperta nell’argine destro del fiume all’altezza del Motel Agip e poi il segno lasciato dall’acqua ad un’altezza incredibile sulle prime case a sinistra prima di arrivare alle quattro strade.
    Poi il resto in città, tutta piena di fango e tutti intenti a fare qualcosa. Il punto più alto era piazza del Duomo, perché poi a metà Corso era di nuovo fango e fanghiglia.
    Li ci dividemmo, Maso andò a destra dove c’aveva il bar col su babbo e la su mamma in Via Garibaldi. Io andai verso la clinica in via Don Minzoni dove c’era ricoverata la mi mamma per un piccolo intervento.
    Rientrammo la sera stessa mesti e tristi per non poter partecipare ai lavori e vedere tutto il resto dal vivo.
    Al rientro trovammo la nostra caserma praticamente vuota: erano partiti tutti nel cuore della notte per andare a soccorrere Firenze!
    La mattina seguente quei quattro o cinque che eravamo rimasti fummo aggregati al battaglione Granatieri di Sardegna e da li partimmo subito in soccorso di Grosseto.
    Viaggiammo tutto il giorno e arrivammo a Grosseto via Scansano, cioè la prendemmo con prudenza!
    Arrivati a Marina di Grosseto dovevamo accamparci alle scuole e io ci trovai il mi babbo ad aspettarmi co la Lambretta. Chiesi il permesso e andai a casa per salutare i miei. La sera la televisione disse che a tutti i residenti nelle zone alluvionate veniva concessa una licenza straordinaria di 10 giorni, per cui nemmeno rientrai a Marina di Grosseto.
    Aiutai il mi babbo che alla Braima aveva costruito in tutta velocità dei raschiatori in metallo con manico per ripulire il fango dalle strade, dai cortili, dalle case. Io ne portai un certo quantitativo al distretto militare di Grosseto in piazza Lamarmora.
    In quell’alluvione a Grosseto si contarono tantissimi danni e solo un morto, il buttero Santi Quadalti della fattoria degli Acquisti dove io ero nato e cresciuto. Santi io lo conoscevo molto bene, era rimasto nel mio cuore come il mito di un uomo a cavallo, con il suo stallone nero con la stellina bianca in fronte.

    Ancora oggi in paese siamo alla ricerca di un giusto posto dove erigere un monumento alla sua memoria e alla Maremma tutta.

    • Granocchiaio ha detto:

      Un mio amico a cui non manca un certo spirito mi ha suggerito: se non vi hanno fatto la piazza vol dì che un ve la meritate, e allora perché non fate un monumento nella vostra Piazza Virtuale, cioè il blog?

      Secondo voi va presa come un’idea brillante o semplicemente una presa di culo?

    • Ric ha detto:

      Il 4 novembre 1966 io ero un ragazzo di 15 anni ma il ricordo degli eventi di quei giorni mi è rimasto bene in mente tanto che – dopo 44 anni – posso rammentarli con molti particolari. Abitando a Grosseto, la mattina di quel giorno mi alzo presto e trovo la casa vuota: non c’erano nè il mio babbo e neppure la mia mammma, così faccio colazione da solo ed esco come nulla fosse per andare a fare il solito giro in centro. Mi colpì, mentre camminavo, l’insolito silenzio della città e il mancato passaggio di auto mentre in lontananza sentivo un rumore, un frusciare di acque che si muovevano con una certa velocità, rumore assolutamente insolito dato che io abito in centro e quindi lontano dall’Ombrone. Giro per via Oberdan e passo in piazza della Vasca verso via IV Novembre ed arrivo all’inizio del Corso scoprendo uno spettacolo mai visto: proprio all’inizio del Corso in prossimità di dove ora c’è una oreficeria inizia un lago di acqua che si muove ad onde ed occupa tutto il corso fino al fondo di piazza del Duomo. Passo da via Montebello che non è allagata e procedo in direzione del Duomo senza capire quello che succede fino che arrivo a piazzetta del Campanile ai piedi della scalinata della stessa Cattedrale. A questo punto uno spettacolo terribile: l’acqua arriva fino al terzo gradino e in cima ad essa contro le porte del Duomo alcuni netturbini del comune che parlano tra loro e a quel punto dai loro discorsi capisco tutto: è venuta l’alluvione per la rottura dell’argine dell’Ombrone al Motel Agip sulla Aurelia in direzione Roma. All’improvviso attraversa tutta piazza delle Catene una mucca che, chissà come, è arrivata nuotando fino lì. I netturbini scendono in piazza Duomo con l’acqua fino oltre i ginocchi e riescono a fermare quell’animale impaurito portandola verso la piazzetta del Campanile. Molte altre cose ho visto in quel giorno camminando sopra le Mura Medicee come fecero tutti i cittadini di Grosseto. Una scena davvero apocalittica la dava piazza De Maria dove animali morti venivano portati dalla corrente verso viale Ximenes; le auto passavano portate dalle acque e si ribaltavano su loro stesse per la forza incredibile del fiume che trasportava un pò di tutto: mobili e suppellettili di case sventrate dall’Ombrone. Tutti sanno che l’alluvione di Grosseto è stata un apocalisse silenzioso: nessuno si ricordò di noi dato che erano state colpite anche Firenze e Pisa, città ben più importanti e conosciute nel mondo. Sono d’accordo con il Granocchiaio: va ricordato l’unico morto dell’alluvione, un lavoratore che perse la vita per salvare il suo cavallo e che rappresenta un simbolo di quella Maremma ferita da un evento disastroso ma passato in silenzio nelle cronache nazionali di allora. Essa davvero è stata una alluvione per la povera gente, come si disse in quei giorni, e mai un commento poteva essere più indovinato come questo.

  2. Nello ha detto:

    Beh, dirrei che non sia una cattiva idea. Si potrebbe iniziare con la foto del bozzetto

  3. Granocchiaio ha detto:

    Con quanti poeti più o meno estemporanei sforna la Maremma, anche se il blog li ha un po’ schiacciati, boia deh se ce ne fosse stato uno che avesse provato a fa qualcosa pe la nostra “povera alluvione “ del 66!
    Allora adoperando du versi sel sommo Riccardo, anch’io m’aggrego a:

    O fiorentini c’avete esiliato,
    prendete la merda che Dio v’ha mandato!

    http://www.youtube.com/watch?v=zKwoFu7t5rs&feature=player_embedded

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