Le famiglie di Braccagni: i Fregoli

 

i FREGOLI

Giuseppina e bimbi (l’ultima a destra è Rossana Barsotti)

la famiglia Fregoli a Castiglioni

 

sulla spiaggia di Follonica



braccagnini al mare di Follonica

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RSSNumero commenti (68)

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Tempo addietro raccontai di aver ritrovato quasi casualmente su Face Book Paolo, un rampollo della famiglia Fregoli.

    I Fregoli vennero a Braccagni (da Fornovo?) a Braccagni a metà degli anni 50 perché il babbo era Capo Stazione Titolare, titolo che oggi non so se esiste ancora e che per molti risulterà un po’ strano.

    Era una bella e numerosa famiglia. In famiglia c’erano quattro figli: Mario – detto anche “l’Atleta”, Paolo, Maurizio e Giuseppina. Quello che più frequentavo era Maurizio che era grosso modo del mio millesimo. Tutti si inserirono e si integrarono velocemente in paese. La famiglia ripartì da Braccagni nei primissimi anni ’60.

    Ora con Paolo ho avuto un po’ di corrispondenza, ci siamo scambiati un po’ di foto d’epoca e ci siamo raccontati un po’ di cose, io della famiglia Tonini, lui della famiglia Fregoli.

    Paolo ha fatto di recente un viaggio in Perù – pare che attualmente la sua attività preferita sia proprio quella di fare dei bei gran viaggi all’estero – e non ci siamo visti al suo ritorno in Italia solo per un contrattempo all’ultimo minuto.

    È venuto però a trovarmi Maurizio, quello con cui avevo più frequentazioni, e seppure siamo stati assieme solo un’oretta è stata una cosa veramente speciale. Ci siamo ripromessi di ritrovarci per approfondire e raccontarci le nostre storie.

    Ora con l’aiuto di Paolo sto mettendo insieme un po’ di racconti della famiglia Fregoli che vorrei poi pubblicare qui sul blog.

    Per il momento pubblico queste foto per me eccezionali, dove ci riconosco tanti amici, ma non tutti.
    Se qualcuno può darmi una mano per gli sconosciuti farà cosa gradita.

  2. viviana ha detto:

    Nella foto in occasione della comunione riconosco Gilberto Di Paolo e sua sorella Anna Maria . Gilberto, che ricordo vivace e pieno di iniziative , potrebbe farsi vivo qui sul blog !
    Aveva una gran bella voce e la maestra lo invitava a dare il via a quelle canzoni popolari che ogni tanto ci faceva cantare in classe .
    ” oh campagnola bella … ” era la preferita .
    Si cantava allora , si cantava in casa , in campagna , al lavoro .
    E chi aveva una bella voce veniva invitato a farsi sentire anche dagli altri .
    Quando la mia nonna andava a cogliere le olive , le altre donne , che lavoravano con lei , le dicevano : ” Su, Maria , tu canta che poi alla fine diamo anche a te una parte delle olive raccolte ”
    Il lavoro riusciva meglio con questo improvvisato sottofondo musicale e la mia nonna si esibiva con il suo repertorio di canzoni popolari , ora allegre , ora tristemente drammatiche .
    Ai giorni nostri quando vuoi ascoltare la musica c’è l’I-pod: metti gli auricolari e parti , tutto solo, rapito dal ritmo …..la condivisione è roba d’altri tempi e non fa per noi !

  3. braccagni.info ha detto:

    Ma sono fantastiche, soprattutto via dei Garibaldini nel 1959. Peccato, certe foto ci erano utili quando abbiamo pubblicato il libro dedicato all’Unione Sportiva.
    A proposito del libro, ecco la formazione del Braccagni che l’11 aprile 1957 affrontò i Ferrovieri vincendo 4 a 0: Parigi, Capitani, Landeschi, FREGOLI Paolo, Meacci, Armini, Nisi, FREGOLI Mario, Griggio, Ciardi, Mannucci.

  4. mario fregoli ha detto:

    Ringrazio chi si è ricordato della famiglia fregoli e del sottoscritto (Mario), detto “l’atleta”. Per me la maremma è stata un intermezzo di qualche anno, poi sono tornato al nord da dove eravamo venuti, anzi più su, perchè dal 1966 abito in Friuli. Ma non ho certo dimenticato il campo di calcio dietro la parrocchia che costruimmo con le nostre mani e il sodalizio sportivo che ne seguì, ne le partite a ping pong con domenico e la bazzica al bar all’angolo del passaggio a livello dove si portavano le sedie per vedere “lascia o raddoppia” e le partite della nazionale e dove si potevano ascoltare le bestemmie più folcloristiche d’italia. Nè ho dimenticato i compagni del liceo clessico che non ho più visto da allora, nè gli insegnanti che ritengo tanto migliori degli attuali, non certo per colpa degli odierni ma solo perchè eravamo in pochi. Per non parlare delle passeggiate in bicicletta fino a Castiglion della Pescaia, quando ci si fermava a rubare cocomeri o meloni. Ricordo i fratelli Nisi, Beppe che giocava anche lui, con cui si andava a Talamone in barca. Era un altro mondo di cui sarebbe bello trovare il tempo per scriverne………….un caro saluto a tutti coloro che si ricordano di mario, l’atleta”

  5. Roberto Tonini ha detto:

    ma te guarda, vai a giudicà le carogne……………..dei quattro avrei pensato che saresti stato l’ultimo a scrivere, e invece…………..
    l’Atleta! Sei rimasto nelle menti e nel cuore ti tutti di quell’epoca

    Io sono quello delle ferramenta Tonini aperta a Braccagni nel 1952, e stavo insieme ai mi nonni e co la mi zia, il mi babbo co i mi fratelli e la mi mamma sarebbero venuti qualche anno più tardi dagli Acquisti a stare in paese
    ci siamo frequentati poco o niente per differenza d’età, io sono del 44 e frequentavo più Maurizio che te o Paolo o Giuseppina
    qualche tempo addietro dissi a Giorgio Masini di aver rintracciato Paolo e poi Maurizio e lui con l’aria trasognata di quello che sapeva tutte le capitali del mondo nonché tutto su tutto il pugilato, citò come in un sogno: l’Atleta, un metro e novanta! Ma atleta mica era, aggiunse subito. Però aveva un gran cervello, un genio……
    in effetti atleticità a parte sei rimasto nel ricordo di tutti noi come un cervello fuori del comune, ma non di poco, e credo abbiamo tutto il diritto e la ragione di avere questo ricordo
    in effetti anche a riguardarti ora nelle foto d’epoca c’hai proprio la faccia a scienziato più che da atleta…….perchè non ci racconti chi e perché fosti battezzato così?
    Io detengo gelosamente il libro d’oro dei soprannomi raccolti a Braccagni – e un po’ a Montepescali – e ai soprannomi dove è possibile metto chi ha battezzato e la motivazione
    In effetti il soprannome come te sicuramente ricordi è per noi un qualcosa di irrinunciabile, è più forte di noi, credo che sia tutto sommato una prova di affetto malcelata……ma questo è un altro discorso
    Pochi sfuggono a questa regola e quei pochi che non hanno soprannome credo proprio si sentano in uno stato di inferiorità: pensa che io ero uno di questi e dal momento che prima di morire lo volevo anch’io mi sono abbassato a mettermelo da solo! E così confessandolo in pubblico spero di aver scontato la pena per il sacrilegio o furto commesso.
    Concordo con te che i cocomeri e tutta l’altra frutta che s’andava rubà pe gli orti aveva un sapore incredibilmente più buono di qualsiasi altra
    Famosa è rimasta la frase di uno di questi ladruncoli disse all’amico mentre stavano rubando susine nell’orto dei Pieraccini, propri nella strada pe la stazione, all’esterrefatto amico infatti sentenziò: se ci chiappano ti arresto! Era infatti un giovane carabiniere che faceva servizio proprio a Braccagni!”
    Circa trovare il tempo per scrivere di quell’epoca io l’ho trovato, ho infatti scritto un libro che copre il periodo da quando sono nato, alla fattoria degli Acquisti, fino al 1968 data della morte del mi babbo.
    Ora devo trovare il tempo di correggere le bozze e pubblicarlo. Potrebbe essere nella prossima primavera.
    Un grande abbraccio anche a nome degli altri amici del paese.
    Spero che ora seguendo le buone abitudini del fratellone si facciano avanti gli altri fratelli
    Nel nostro blog guardiamo al presente e al futuro del paese, ma con occhio sempre sul passato, ed è per questo che vorremmo fare la storia di quelle famiglie che hanno lasciato una traccia nella storia del paese e poi si sono perse di vista………….
    Se hai foto dell’epoca, ma anche una recente, puoi madarmele e le metteremo più che volentieri: sia Paolo che Maurizio hanno il mio indirizzo

  6. Nello ha detto:

    Il Granocchiaio come al solito ha aperto una bella pagina.
    La famiglia Fregoli, di cui vagamente ricordo soprattutto il padre e i fratelli, mentre ho un ricordo più nitido di Giuseppina forse perchè studiava con mia sorella, sono una delle tante che dagli 50 sono passate per Braccagni, qualcuna lasciando solo un vago ricordo, dirrei soprattutto per la toccata e fuga, altre che invece sopno state partecipi della vita paesana, es. per rimanere in tema ferroviario i Tosi, oppure dell’Arma i Della Posta.
    Ma ci sono famiglie che reputo braccagnine che si sono spostate ed in pratica, almeno io, da subito o da tempo non so più nulla, come le sorelle Rossellini, Giancarlo Corinaldesi (mi sembra il cognome giusto, l’odontotecnico), o più indietro i Moretti, o quella famiglia, di cui non ricordo nè il cognome nè il nome della figlia, più o meno mia coetanea, che emigrò in Francia.
    Anni addietro a Bergamo fui avvicinato da un signore che mi chiese come stava il “Lola”: giuro che io non lo conoscevo, mi disse che conosceva bene il mi babbo perchè era stato tanti anni a Braccagni, mi disse il nome, ma per me era un emerito sconosciuto (e si che lui mi aveva riconosciuto).
    In parole povere, anche noi, come la Regione, potremmo indire la festa “Braccagnini nel Mondo”, penso sarebbe un buon successo….
    Per i Fregoli, visto che si parla di soprannomi, io all’epoca ero “88”.

  7. Granocchiaio ha detto:

    Grazie all’intervento di Viviana e alla consulenza del mi fratello Ginestra, abbiamo aggiornato nome dei raffigurati, in particolare:

    Nelle foto delle squadre di calcio l’esatto nome di Falciani è Loano, il Rossi è Giuseppe Rossi, il Carota di cognome fa Grassini

    Nella foto della comunione di Giuseppina Viviana ha riconosciuto Anna Maria e Gilberto di Paolo, mentre il ginestra ha riconosciuto nella bimba seminascosta Giovanna Ciardi, figlia dai bellissimi capelli rossi di cotanto Fato Ciardi.

    Bel colpo!

  8. Granocchiaio ha detto:

    corretto anche il nome di Bucacenci dall’errato Ivano al giusto Italo Monaci

  9. bruno terzo ha detto:

    nella prima foto , al posto delle xxxx penso si possa mettere Alessandro Falini, il fratello di Fioretta Montepescalina acquistata.

  10. bruno terzo ha detto:

    la foto di paolo in bicicletta, davanti alla bottega del mi’ babbo, l’ho scattata io quando facevamo le sfide di surplace

    • Paolo ha detto:

      Hai ragione Bruno, ora mi ricordo….
      E’ proprio come dici te, stavo facendo ‘surplace’ e mi ricordo, o mi sembra, che il campione di surplace era Maurizio, o sbaglio?

  11. Granocchiaio ha detto:

    Bingo! anch’io avevo sospettato del personaggio e siccome ora vive di nuovo tra di noi a Montepescali, domattina lo chiamo per la verifica definitiva!

    Ottimo intervento del Popi! magari si facesse vivo uno po’ di più………..

    Restano ancora diversi sconosciuti, come nella foto dietro al cinema per esempio, ma anche nella foto della comunione di Giuseppina

  12. Paolo ha detto:

    Nella foto dietro al cinema quello tra Falciani Loano e Italo Monaci era di Grosseto, mi sembra si chiamasse Chechi, che giocò come portiere – poi sostituito dall’Armini – nella squadra (GS.Parola Braccagni) che nel 1960 vinse il torneo provinciale CSI.

  13. Paolo ha detto:

    Nella foto della Comunione di Giuseppina, che ora mi sento di attribuire al 1957, le due signore in primo piano sulla destra dovrebbero essere le mogli dei colleghi del mi’ babbo – Ciardi e Barsotti (mamma di Andrea Barsotti, appena acquisito tra gli amici)

  14. Granocchiaio ha detto:

    Ieri uno degli undici raffigurati in foto mi diceva di ricordarsi perfettamente della partita persa 7 -3, ma anche l’altra

    Il rammentatore era il Brioscia che si può ammirare tuttora in tutto il suo splendore nel bar Red Baron co la su famiglia

    Mi ricordava poi come il Crognolo non fosse il massimo dell’eleganza in campo, ma segnava, oh se segnava! Insomma un centroavanti alla Virgili della Fiorentina dove vinse anche lo scudetto. Magari non sottacendo che ai lati di Virgili giocavano due tipi di nome Montuori e Julinho………………….

    • Pizzicato ha detto:

      Mi piace un casino ricordare le vicende del passato del mio paese, siccome certe notizie per me sono come le ciliege, una tira l’altra, mi piacerebbe che i protagonisti che ci hanno raggiunto su questa piazza virtuale, oltre che tra di loro, cosa peraltro molto bella , ci parlassero anche di come passvano le giornate 50-60 anni fa… quella foto davanti a Guerrino con la bici, mi ricorda tanto i miei tempi a braccagni, anche noi ci si sfidava a chi riusciva a stare di più sulla bici da fermo… ricordo ad esempio che durante la sagra della polenta e rostinciana, ci fu una gara del genere ed ho ancora la coppa…

      ma mi piacerebbe che voi, più anziani di me, ci raccontaste come si passavano le giornate allora, dove andavate a giocare, o a far maldestri… quella dei cocomeri e dei poponi fregati verso il mare è una cosa che anche la mia generazione faceva…

      ma voi andavate a giocare a vinciperdi sul muretto della chiesa? Oppure la domenica dopo la partita al pallone, dove vi ritrovavate a parlare e a ‘cazzeggiare’?…

      poi le ragazze come facevate allora… c’erano a Braccagni? Insomma… raccontateci qualche bella storia vera del passato.
      ciao a tutti e grazie per i ricordi che ci regalate.

      • Nello ha detto:

        E’ tornato Pizzicato, dove eri sparito.
        E’ vero che qualcuno è più “vecchio” di te, ma guarda che fino agli anni ’70 la chiesa era il punto di ritrovo di tutti i ragazzi, sia i portici (quante rotelle di pattini ci ho conumato) sia il piazzale oppure la sala giochi, tutto avveniva con il beneplacido dei vari parroci che si sono succeduti.
        Forse rispetto a loro non avrai visto i film che si proiettavano nell’attuale Oratorio, io ne ho un vago ricordo.
        Io in pratica ho ricordi del paese fino la 1965, quando andai a studiare a Livorno ed in pratica sono ritornato solo dodici anni dopo ormai ventisettenne. Il mio “ritornato in pratica” sta ad indicare che ho perso molti contatti e anche con alcuni veri amici (il Peo, Ginestra) avevo rapporti sporadici, perchè le amicizie si cementano soprattutto fra i quindici ed i venti anni, per cui quando tornavo alla base ero come un “intruso”, da qui la conseguenza di rientri sempre più sporadici. Ho sbagliato, per tutto il periodo infatti non ho coltivato amicizie nè qui nè a Livorno e successivamente a Bologna, ed in pratica ho dovuto ricominciare da capo una volta tornato con difficoltà: sembra strano, ma forse non tanto, ho ricominciato a reintrecciare le vecchie amicizie solo con il mio nuovo status di pensionato. Forse anche te, emigrato alla rovescia, avrai avuto qualche problema simile al mio

  15. Roberto Tonini ha detto:

    Che bella sorpresa stamattina! Ho trovatlo la lettera di Paolo Fregoli che da me sollecitato a dare altre notizie sulla sua famiglia e sulla permanenza a Braccagmi mi scrive questa fantastica lettera che riporto qui di seguito.

    Carissimo Roberto,
    vediamo se si può dare di più, come dicevano quelli del trio a Sanremo.
    Dunque, babbo Nello e mamma Dina erano entrambi di Montalcino (Siena) e
    anche io e Mario siamo nati lì, dato che usava andare a partorire dalla
    mamma. Mia nonna però morì due mesi prima che io nascessi, nel 1942.-
    Il mi’ babbo era l’ultimo di diversi fratelli e, dato che a scuola era
    bravino, fu fatto proseguire negli studi – lui raccontava che andava a
    badare i maiali portandosi dietro i libri di scuola -… Poi entrò in
    ferrovia e fu fatto scarrozzare i giro per l’Italia – lui diceva di aver
    fatto servizio in circa 90 (novanta) stazioni, in Piemonte, Val d’Aosta,
    Calabria, Istria, Toscana e poi Fornovo Taro (Parma) – hai una memoria
    incredibile… – poi nuovamente Toscana appunto Montepescali Scalo o
    Braccagni che dir si voglia, dove arrivammo nel 1952, con figli e moglie
    in rivolta con il capofamiglia che ci aveva portato nel nulla della
    maremma….
    Cominciammo però ad esplorare i dintorni con le nostre inseparabili
    biciclette. Un pomeriggio io e Mario volemmo assolutamente arrivare al
    mare a Castiglione della Pescaia, dove arrivammo a sera per poi fare il
    tragitto inverso nel buio della notte e arrivare a casa verso le 11 di
    sera, dove nostro babbo ci aspettava con un randello in mano….ma
    mamma Dina riusciva sempre a salvarci.
    Una volta, con Maurizio, arrivammo a Montepescali – c’era una strada
    sterrata piena di sassi e io mi lanciai in discesa, raccomandando a
    Maurizio di andare piano che era pericoloso. Finii ovviamente in un
    fosso, tutto scorticato…
    Facemmo amici e passavamo le giornate giocando a pallone e andando in
    bicicletta. Io avevo organizzato una specie di palestra in un magazzino
    della stazione e lì costruimmo , con l’aiuto di Giorgio Masini, un ring
    con un saccone per la box e andammo avanti per un pò…
    Poi mi venne la passione del salto in alto e del lancio del peso e ci
    allenavamo con passione – eravamo già una bella squadra – sotto gli
    occhi divertiti e increduli della gente. Un giorno, mentre io e Maurizio
    misuravamo la lunghezza di un lancio del peso (un blocco di ferro del
    peso di 2/3 chili), Roberto Letteri (il crognolo) lanciò all’improvviso.
    Il peso colse Maurizio sotto l’orecchio e lui cadde steso a terra come
    morto. Tutti scapparono, arrivò qualcuno con una macchina per
    trasportare Maurizio all’ambulatorio del dr. Nisi che era all’incirca
    dove stai ora tu. Poi io e la mi’ mamma facemmo a piedi, con il cuore in
    tumulto tutta via dei Garibaldini e quando giungemmo dal dottore
    Maurizio si era ripreso, però è rimasto sordo da quell’orecchio….
    Imparammo presto a giocare a biliardo e ci passavamo ore ed ore fino a
    chè arrivava il mì babbo ed erano tragedie…Il giorno che Giuseppina
    fece la Cresima, due o tre settimane prima della Prima Comunione, noi
    tre fratelli – dopo la messa – ci fermammo a fare una partitina al
    solito bar di Enrico e questa non finiva mai. Arrivò il mi’ babbo col
    solito bastone e non voleva farci mangiare anche se c’erano gli invitati
    e la festa imbandita… Disse alla mi’ mamma che si prendesse lei la
    responsabilità di perdonarci e lei, ovviamente, lo fece…Qualche volta
    la punizione era di andare a letto senza cena e toccava sempre alla mi’
    mamma portarci qualcosa da mangiare più tardi….
    Un’estate l’ho passata alla fattoria Grottanelli come aiuto fattore del
    Parigi (il figlio era un mattacchione e frequentava il liceo con il mi’
    fratello Mario e forse ebbe un ruolo in quel soprannome – l’atleta –
    dato ovviamente in maniera ironica, dato che Mario era più incline alla
    teoria che alla pratica). Mi ricordo che alla fattoria c’era la mamma
    del Baracca che era una specie di housekeeper e tutti i giorni preparava
    pranzi in abbondanza perchè poteva sempre venire a mangiare qualche
    ospite all’ultimo momento. Quando arrivava la contessa, che si
    accompagnava ad un tipo stralinco, tutti si scappellavano e si
    ginuflettevano, come davanti a una regina. Ebbene, in quell’ambiente io
    dovevo pesare e registrare le balle di grano che entravano nel deposito.
    Nei tempi morti avevo portato i ”promessi sposi” e leggevo qualche
    brano agli operai… Poi facevo a gara con loro a portare le balle di
    grano sulle spalle e sulla lunga scala esterna che portava al granaio
    superiore. Per essere bravo, andavo di corsa sulle scale e una volta mi
    venne un terribile mal di schiena che stetti male per alcuni giorni
    (Qualche volta ne risento ancora).
    Mi ricordo che per un pò di tempo, la sera, andavo a Grosseto con il
    Baracca (Ciardi Edo) – con una vespaccia, a fare sollevamento pesi!!!
    Intanto giocavo a pallone e una volta – dicembre 1959 – presi un
    calcione in un ginocchio e mi faceva un male cane, ma il giorno dopo a
    scuola a Grosseto volli giocare a pallavolo e, mentre facevo un salto,
    la rotula mi andò da una parte, per la rottura di un legamento. Ebbi un
    versamento al ginocchio e mi ingessarono la gamba. Tre mesi dopo ero
    nuovamente al campo sportivo e, al primo calcio, mi uscì nuovamente la
    rotula. Fine della carriera di calciatore, ma cominciò quella di
    presidente, mi occupavo di tutto, mettere insieme la squadra, fare i
    cartellini dei giocatori, organizzare le partite, fare la formazione,
    andare a segnare le righe con la calce bianca la domenica mattina,
    tenere i rapporti con la SIAE, tenere il borderò dei biglietti ecc. ecc.
    D’estate andavamo al mare a Follonica, avevamo i biglietti del treno
    gratuiti. Qualche volta prendevamo il treno alle sette di mattina e
    verso le otto e mezzo eravamo già in acqua. Davanti ai Pancaldi(?) a
    Follonica, al largo, c’era un chiattone con un trampolino. Noi ci
    arrivavamo a nuoto e ci stavamo quasi tutta la mattina. Comunque, verso
    mezzogiorno eravamo già a casa.
    Gli anni passarono veloci, nel 1961 ho preso il diploma di ragioneria e
    poco dopo ero già in banca.
    Di Braccagni, mi piacerebbe ritrovare qualcuno della famiglia
    Cappuccini. I mitici gemelli – il tacchino e la billa – saragat e
    fanfani (cioè Mauro) che si è diplomato insieme a me e poi credo sia
    entrato a lavorare all’ente Maremma – e poi alla Regione Toscana.
    Poi i fratelli Nisi, Pallo che sposò la Vera, sorella di Luano Falciani,
    Beppe e Gigi, che ogni tanto andavamo a trovare a Talamone.
    Mi piacerebbe rivedere il Masini Giorgio e l’orologiaio (non ricordo il
    suo nome) ma solo che lavorava in un negozio di orologi a Grosseto, nei
    pressi del Duomo. Il Ferretti Sergio di Montepescali, da giovane
    giocatore del Grosseto e compagno di scuola e di lavoro alla Banca
    Toscana. E poi anche il Ciardi – baracca, gran virtuoso del pallone –
    chissà che fine ha fatto……

    Ho sonno, vado a letto, spero di non aver scritto troppe cazzate, se mai
    butti tutto nel cestino….

    Spero di trovare qualche altra foto, ma mi ci vuole un pò di tempo…

    Ti abbraccio
    Paolo

    PS. ho visto che ci vai molto delicato nel parlare della tua salute….
    Pensa a quello che viene indicato come ”stile di vita”, fammi un
    piacere, non scherzarci troppo…………

    • Granocchiaio ha detto:

      bellissima! grazie Paolo
      unico neo del racconto: non ha citato il fatto che durante la loro permanenza a Braccagni ad un certo momento sfoggiarono una cosa che doveva entrare nella mia mente come uno dei desideri della mia vita: una bicicletta da corsa!
      Mi pare un po’ tutti, ma forse lui e Maurizio di più, facevano delle gran volate, specie alla sera dopo cena, su e giù per via della Stazione (oggi via del Garibaldini)
      Andavo a letto alle sera e pensando a quanto fossero fortunati a possedere una cosa che per quei tempi era una cosa per noi di paese assai fuori del comune, mi chiedevo quando mai e se avrei mai potuto possederne una anche io.
      Me la regalò poi il mi babbo per una promozione a scuola, bellissima e su misura.

      nel frattempo è confermato che – come aveva giustamente indicato il Popi per primo – il primo a sinistra accosciato della prima fotografia è proprio Alessandro Falini che interpellato ha confermato di ricordarsi perfettamente anche il risultato sia a Braccagni che a Livorno.

    • viviana ha detto:

      Un’altra piccola – grande magia che si realizza grazie alla Sentinella : il racconto di Paolo diventa occasione di memoria anche per noi , stimolo a rivisitare un passato che, in modi diversi, abbiamo comunque condiviso.
      Si torna per un attimo ragazzi di paese , del paese di allora e si prova insieme a lui emozione ed un po’ di nostalgia .

    • Patrizio ha detto:

      Il Tacchino, che rimane nella meoria e anche nel cuore di molti Braccagnini, io lo ricordo come mitico guardalinee, purtroppo non è più tra noi, ma la Billa sebbene un pò invecchiato, è sempre lo stesso, e scommetto che se qualcuno in una serata d’estate tirasse di nuovo fuori un pallone anche di pezza nella strada della stazione, lui sarebbe li tirar calci scalzo come ha sempre fatto.

      Grazie per le cose che ci racconta, e se continua a mettere nero su bianco le sue memorie, almeno io, le sarò riconoscnete, mi riportano indietro nel tempo, a quegli anni che hanno preceduto la mia comparsa a Braccagni, sono più giovane anche se ormai sui 50, e riempiono tanti vuoti; dopo aver letto le sue parole mi sento ‘meglio’ si , meglio e ancor più attaccato ai miei, ai nostri posti e alle persone che rammenta, molte non le conosco, ma tante altre si….

  16. bruno terzo ha detto:

    L’orologiaio rammentato da Paolo era forse Gianfranco Melani detto il Jack campione di calcio balilla che abitava nella prima casa dopo il passaggio a livello.

    • Paolo ha detto:

      Bravo Bruno, ora mi ricordo… Con Jack ci ho giocato tante volte a biliardino. Lui era quel campione che tutti sanno, io mi mettevo in difesa e ringhiavo. Non ce n’era per nessuno….

  17. Roberto Tonini ha detto:

    Si Bruno, confermo, trattasi del Jack, mitico e inarrivabile giocatore di calcio balilla

    Se riusciva a fermare il pallino con il centroavanti con una serie di finte, di carezze degne del miglior Maradona, aspettava l’attimo fuggente per sparare con un dribbling quel suo secco tiro che nessuno riusciva a veder partire: si sentiva solo il sonoro e secco SNOCK della pallina già entrata in rete che schioccava sul legno dietro al portiere!

    Amico anche della nuova musica nascente e fortunato possessore di un giradischi Philips dove andavo ad ascoltare i nuovi 45 giri appena acquistati. Ricordo in particolare quante volte abbiamo messo e rimesso RUNWAY di DEL SHANNON dove si sentiva un suono mai udito che ci faceva impazzire, erano i primi organi e elettronici che si affacciavano sul palcoscenico dopo il recentissimo arrivo delle chitarre elettriche

  18. Paolo ha detto:

    Beh, ho visto che diversi si ricordano della partita di andata, ma nessuno dice il risultato…..
    Allora tocca al presidente dire che si perse 3 a 0, ma si giocò comunque una partita fantastica. Il crognolo, poi, gli fece vedere i sorci verdi, anche se non riusci a segnare. Come ha detto qualcuno, Roberto era molto veloce e fortissimo nell’azione”palla lunga e pedalare”
    però non sempre riusciva a finalizzare….

  19. braccagni.info ha detto:

    Tratto dal libro “Us Braccagni tra passato e presente”.
    Foto relativa al campionato lega giovanile 1957/58
    G.S. Parola – G.S. Avanti: 3 a 2
    In piedi: il parroco Don Roberto, Lanforti, Cipriani, Meacci, Griggio, Landeschi, Rondini, Cpitani, Ciardi, FREGOLI, Nelli (allenatore)
    In ginocchio: Gepponi (massaggiatore) Pelosi, Belardi, Pieraccini, Marchetti.

  20. Granocchiaio ha detto:

    Nuovo invio di foto da parte di Paolo Fregoli

    Ancora foto belle e storiche , qualcuna piccola è a malapena visibile, ma l’abbiamo messa lo stesso perché sono veramente uniche, come quella sul ponte della Bruna per un gita collettiva a Castiglioni della Pescaia

    Per le squadre di calcio e per la prima foto di copertina questa volta ci sono delle new entry strepitose: a voi riconoscere e riconoscersi!

    • viviana ha detto:

      Io mi riconosco !! Sono la bambina in seconda fila con le trecce ed i fiocchi ai capelli . Accanto a me Franca Nesi , capelli corti tenuti su da vistosi nastri .
      E tra le bambine che fanno le cresima ( allora cresima e comunione si celebravano nello stesso giorno ) vedo Pasqualina Moretti che ogni tanto mi capita di incontrare in centro, ora che è rientrata in Maremma.
      Fiammetta in fondo , ma forse mi sbaglio, ed altri volti noti di cui mi sfugge il nome .

      • Granocchiaio ha detto:

        beh il caso più eclatante è Giuseppina Fregoli, la prima a sinistra, riconoscibilissima………

        non la ricordi? eppure dovresti essere d’età

        per le altre che hai indicato credo sei nel giusto
        a me pare di conoscere anche la signora anziana sulla destra ma mi sfugge il nome

  21. braccagni.info ha detto:

    E’ nel libro, se volete la mettiamo.

  22. braccagni.info ha detto:

    Foto inserita.

  23. Granocchiaio ha detto:

    Chi riesce a riconoscere un Popi così sportivo da gareggiare come novello Maspes contro Paolo Fregoli della foto messa qualche giorno fa?

    Eppure è proprio lui, stessa bici, stesso giorno, stesso luogo! Davanti alla bottega del mitico Guerrino, cioè del su babbo barbiere sopraffino

  24. Granocchiaio ha detto:

    mettiamo di nuovo in primo piano la foto della prima comunione di Giuseppina Fregoli in quanto ci hanno segnalato che potrebbe esserci la mamma di Andrea Barsotti, quindi a suo pro

    • andrea barsotti ha detto:

      In primo piano sulla dx Maria Ciardi dietro Lia Barsotti,la bambina che si intravede sotto Giuseppina a dx è Giovanna Ciardi a sx Rossana Barsotti,in primo piano a sx la moglie di Ettore Moscatelli.

      • Nello ha detto:

        Granocchiaio colpisci ancora.
        Anche l’amico Andrea, grande punta dell’ US Braccagni che io ancora frequento per motivi pallavolistici, che pur stando a Grosseto poco frequenta il paese, ci segue sul blog.

  25. Granocchiaio ha detto:

    ricevo con enorme piacere la lettera di Giuseppina Fregoli che mi affretto, in piena notte, a mettere sul blog come da sua gentile richiesta

    Grazie a “La sentinella” che offre spazio a racconti e foto di tempi lontani che è sempre bello ricordare.

    Mi ha un po’ sorpreso e fatto veramente piacere constatare di essere rimasta nella memoria di alcuni di voi al pari dei fratelli, nonostante io non abbia condiviso con alcuno gesta da rievocare, poiché mentre loro erano impegnati insieme a voi con le partite o a scorrazzare in bicicletta di qua e di là, io stavo intorno casa molto spesso sola o ero occupata ad aiutare la mia mamma cui non mancava il da fare (non è il caso di aprire qui il lungo discorso di quanto la realtà delle bambine e delle donne sia diversa da quella dei maschi, anche oggi, ma soprattutto a quei tempi).

    Bellissima iniziativa quella del giornalino-on line “La sentinella”, ed estremamente interessante la festa del Maggio, che mi fa accarezzare l’idea di un ritorno….

    Mi rammento benissimo di quasi tutti voi… Ovviamente ricordo Bruno, che saluto espressamente, con cui ho fatto le elementari (è sempre viva la sua mamma?), ma ho un ricordo nitido di tutti i componenti di varie famiglie: Bernasconi, Di Paolo, Falciani, Rosellini, Mascherini, Gepponi, Zarola, Tavernesi, Lolini e ovviamente Tonini e Pieraccini…Tutte quante, una alla volta, potrebbero comparire nella rubrica “le famiglie di Braccagni” della Sentinella, dopo che ha ospitato la storia dei Fregoli!

    Circa tredici anni fa ho avuto modo di incontrare Nella Lolini, che saluto, la quale ha sposato un Vellutini, fratello di una certa Anita, grossetana che aveva frequentato il liceo classico con mio fratello Mario e poi si era trasferita in quel di Pisa. Insieme ad Anita ho fatto alcuni anni di volontariato, poi ci siamo perse di vista, ma anche l’incontro con Nella Lolini, non ricordo perché, fu frettoloso e non dette adito a particolari riallacci. Era un periodo in cui ero sovraccaricata per la salute dei miei genitori i cui ultimi anni di vita sonno stati, come spesso succede, un po’ problematici: babbo è morto nel 2000 e mamma e morta nel 2003, entrambi all’età di 90 anni.

    Anna Bernasconi e Anna Maria Di Paolo sono state le amichette più significative della mia infanzia montepescalina e certo avrei piacere di sapere qualcosa di loro. Ma io non sto su facebook né gestisco un archivio di foto….Uso il computer essenzialmente per il mio volontariato: faccio parte di un’associazione di Pisa, la “Casa della Donna”, che è sede di un centro antiviolenza e porta avanti numerose altre iniziative nell’intento di valorizzare le potenzialità femminili.

    Io sono sposata e ho una figlia di 31 anni che da tre sta per conto suo; è psicologa al 4° anno di specializzazione post-laurea, buon curriculum, alle prese con la dura realtà di inizio professione. Per ora non ho nipoti e se e quando ne arriverà qualcuno temo che il tempo che attualmente sto dedicando a queste attività subirà qualche restrizione (tanto per trovarci di nuovo a constatare una diversità tra donne e uomini).

    Un caro saluto a tutti coloro che hanno fatto parte di un mondo che è stato anche una fetta non indifferente della mia vita, da Giuseppina Fregoli

    P.S. Per praticità ho risposto direttamente alla tua mail, ma ti autorizzo a riportare quanto dico sul blog della Sentinella in modo che possa essere letto da Bruno e da quanti altri si ricordano di me.

    • Patrizio ha detto:

      Anche se non la conosco vorrei ringraziare la Sig.ra Fregoli per la bellissima lettera, e la invito a ricordare quei tempi, per cui, se vuole scrivere di come da donna li ha vissuti, a me farebbe un grande piacere. Le mando i miei sinceri saluti
      Patrizio G.

    • Carlo Vellutini ha detto:

      Sono Nella Lolini, contenta di leggere la lettera di Giuseppina con cui ero molto amica, anche se tre anni più grande. Mi piacerebbe passare con lei qualche ora e ricordare i bei tempi, come quando prendevamo il treno alle sei e mezza per Follonica e alle sette e dieci eravamo già in mare col patino. A quell’ora costava poco, così ci potevamo stare di più. Quanti bei bagni! Ma mi piacerebbe di più parlare di oggi (parlare di ieri mi fa sentire vecchia!)e chissà quante cose ci potremmo dire per ritrovarci! Ciao Giusy, fatti viva, sarò contenta!

  26. Osvaldo da Pos ha detto:

    Mi rifaccio vivo perche’ effettivamente desidererei molto contattare Giuseppina Fregoli, ci siamo conosciuti ad un corso di inglese a Londra, e ho un debito di riconoscenza nei suoi confronti. Ci siamo poi rivisti a Pontedera, dove ho conosciuto la sua famiglia … che sia la stessa persona di cui si parla qui? E’ da tanto tempo che la cerco, credo (ma non ne sono sicuro) sia la stessa che ora appare come Giusy Fregoli: potrebbe essere? In ogni caso, non avendone l’indirizzo, sarei contento se qualcuno le puo’ far sapere che la cerco. Grazie mille.

  27. Granocchiaio ha detto:

    Riceviamo e pubblichiamo da Giuseppina Fregoli

    Ciao a tutti,
    avevo già letto il pezzo su questo Giannino…Ogni tanto clicco sulla sentinella per le ultime novità, anche se la scorro un pò di furia. Il pezzo è scritto molto bene: complimenti a granocchiaio che scrive con una certa maestria! Io però questo Giannino non me lo ricordo proprio. Del resto, essendo più piccola di voi e bambina penso proprio che da tale persona, se anche per caso l’avessi incrociata per via, mi sarei probabilmente tenuta alla larga… Mi ricordo invece della Gepponi (probabilmente sarà morta!) che passava anche lei ogni giorno accanto alla stazione per andare ad annaffiare l’orto situato a metà strada rispetto al primo casello ferroviario verso Grosseto, abitato da Rovetini e Stilli. La gonna grigia, un grembiule più chiaro, il fazzoletto in testa ed il secchio con il mangime dei polli all’andata e al ritorno le uova e le verdure che aveva raccolto nell’orto. E’ passata di lì per anni ogni giorno, poi quando il consorzio agrario si ingrandì fu costruita una gran rete di recinzione e fu modificato l’assetto di tutto il circondario…In quelle modifiche i Gepponi riuscirono a ricavare un orto proprio nello spazio tra il consorzio e la stazione..Un orto forse più grande di quello di prima, con tanto di rete e cancellino e la Gepponi non aveva più necessità di passare sotto casa nostra, così la persi di vista, anche perché nel frattempo avevo cominciato ad andare a scuola a Grosseto ed ero parecchio più occupata!
    Io questi ricordi li ho nitidi, ma non so quanto siano alterati dal fatto che ero piccola e dal fatto che son passati molti anni (oltre 50!). Se qualcuno può darmi delle conferme o delle precisazioni, mi fa piacere! A proposito di orti, poi, con calma avrei da raccontare dell’orto ricavato da mio padre…se trovo il tempo vi racconterò questa storia, perché è a lieto fine: in quell’orto ci venivano certi pomodori così buoni che durante l’estate sapevo cosa mangiare per merenda!

    Approfitto per mandare a dire a Bruno che mi interesserebbe sentire la storia della sua famiglia, cioè: ricordo bene che suo padre Guerrino era veneto…come mai è finito in quel della maremma? Questo trapianto ha a che fare con la bonifica del territorio maremmano? Questi particolari mi interesserebbero…In casa mia per le feste di Natale ha fatto la comparsa il libro di Antonio Pennacchi ( che ancora io non ho cominciato a leggere) che parla di una famiglia veneta trapiantata nell’agro pontino..Forse la storia dei Terzo è simile, forse al livello del nonno di Bruno! Che Bruno ci racconti la sua storia!
    Mando intanto i saluti a Nella Lolini alla quale prometto che appena trovo un minuto di calma scriverò a lei in particolare.
    Devo comunque ringraziare il blog che mi ha fatto ritrovare un amico conosciuto tanti anni fa a Londra dove io ero andata per frequentare un corso di inglese e anche per visitare un centro di riabilitazione (io ero fisioterapista) dove mi premeva fare esperienza. Io sapevo solo qualche parola di inglese, mentre Osvaldo sapeva parlare molto meglio la lingua. Molto gentilmente si prestò ad accompagnarmi nel centro di riabilitazione per tutti i giorni in cui mi fu consentito…e a farmi da interprete. Dopo quel periodo non ci siamo più rivisti , ma la riabilitazione dei bambini cerebrolesi gli è rimasta così impressa che poi si è dedicato allo studio del sistema nervoso centrale (era biologo) ed è, ora, professore associato di neuroscienze all’università di Padova…… E’ stato estremamente simpatico ricordare quella esperienza! Adesso ciascuno ha la propria vita, una propria famiglia…molte cose da raccontarci reciprocamente.
    Vi saluto, Giuseppina

    • roberto ha detto:

      Anche io ho visto Antonio Pennacchi in diverse “ospitate” in TV, tipo davvero originale. Ascoltandolo ho notato diverse analogie con la Maremma, nel suo libro infatti si parla delle migrazioni dei veneti per le bonifiche nell’Agropontino, cosa avvenuta anche da noi soprattutto nella zona di Alberese.
      Braccagni invece non è stata interessata da particolari spostamenti dal Veneto, quindi penso che anche la storia di Guerrino e la sua venuta da queste parti sia dovuta ad altri fattori.

      • Nello ha detto:

        Forse Braccagni come paese non è stata interessata dal flusso di migranti veneti, certo nell’area circostante (zona Olmini-Lattaia) ci sono alcune famiglie. Un mio collega abitava nella zona di Lattaia (vicino all’allevamento di bufali) ma di origine era padovano. Penso però che contrariamente ai veneti di Alberese, trasferiti durante il ventennio, lui e gli altri siano venuti negli ultimi anni ’50 a seguito della Riforma Fondiaria.

  28. Granocchiaio ha detto:

    Finalmente anche Giuseppina ha trovato tempo e modo di scrivere al nostro blog
    La lettera si commenta da sola, nel suo calore e nei contorni dei ricordi così ben detti.
    Ci da anche un bel paio di spunti. Uno su Bruno Terzo, il Popi, con la proposta della sua famiglia e le migrazione dei veneti in Maremma.
    L’altro è una bella promessa che ci ha voluto fare: la promessa cioè che ci racconterà la storia dell’orto di suo padre. E queste sono le cose che cerchiamo noi. In particolare su questo articolo.
    Non ci resta quindi che attendere, ma mi ha detto con calma, questo bel regalo.

    Nell’occasione pubblichiamo anche altre foto nuove per noi, ma abbastanza in la nei tempi, sicuramente tutte degli anni ’50, qualcuna anche agli inizi….
    È aperta la caccia a riconoscer i riconoscibili

    Nota finale: con quest’intervento si sono presentati 3 dei 4 fratelli, e cioè Mario (l’Atleta), Paolo e Giuseppina. Manca quindi solo Maurizio, quello più vicino a me per età e per contatti all’epoca. Vero chè ora molto impegnato, ma credo proprio che anche lui saprà trovare il tempo di dirci la sua.

  29. Granocchiaio ha detto:

    crederci o no, nella foto di Giuseppina seduta nella panchina alla stazione la bima all’estrema destra è Rossana Barsotti!

  30. Granocchiaio ha detto:

    Ricevo due bellissime lettere da Giuseppina Fregoli che non ho pubblicato immediatamente perché il blog era inondato dai problemi per il Polo Logistico.

    La burrasca non è passata, ma mi pare ci sia una piccola pausa e mi insinuo per pubblicare queste due lettere, due perle di una grande persona che ricorda climi e sentimenti della nostra terra.

    Lettera di accompagnamento alla successiva che è anche un piccolo ricordo dei tempi trascorsi da Giuseppina a Braccagni

    Caro Roberto
    E’ incredibile questo fatto che stiamo a scriverci e a raccontarci le cose! Non lo avrei mai detto… Ho un ricordo nitido di te una volta che sei venuto a portarci a casa la bombola del gas (può essere?).. io ero una bimbettina e mi sembravi tanto più grande di me dato che già lavoravi…
    Ma i sentimenti non conoscono età e sono, penso, l’unica cosa che può accomunare veramente le persone. Parlo dei sentimenti in generale, nella loro infinita gamma e nelle loro infinite sfumature.

    Lo scritto che mi hai mandato, e ti ringrazio per avermelo inviato, è ricco di sentimenti e ha prodotto subito risonanza, perché i sentimenti risuonano come corde che vibrano. Il tuo scritto parla di persone semplici e genuine che hanno vissuto con sentimento. In questo tipo di persone l’ipocrisia è lontana, quasi impossibile.

    Mi è venuto in mente che dopo aver lasciato la maremma, ero nel pisano già da un pò, mi trovai a fare un bilancio tra ciò che avevo lasciato e ciò che avevo trovato. Ricordo perfettamente che mi si palesò con nettezza la grande differenza tra la gente maremmana e questa di Pisa e dintorni. Qui di brave persone ne avevo conosciute, come in maremma avevo avuto modo di imbattermi in diversi farabutti, ma la tonalità media delle persone maremmane era di una semplicità e genuinità che a Pisa non se la potevano neanche sognare.

    I personaggi di cui parli e il modo in cui lo fai mi hanno fatto tornare in mente quella lontana considerazione. Perché gente così la puoi trovare solo in Maremma.

    Queste considerazioni non so se vorrai metterle sul blog, forse non è il caso, benché siano espressione sincera di ciò che ho pensato .
    Per quanto riguarda la mia mail di ierisera, ti ho fatto un mix tra l’allegato, che in gran parte era strettamente diretto a te, e la lettera di trasmissione che invece mi sembrava più pubblicabile. In allegato ora ti invio questo mix che potrai inserire interamente nel blog.
    A risentirci, Giuseppina Fregoli

    Qui di seguito il racconto di Giuseppina.

    • Nello ha detto:

      Se ricordo bene, ma lei stessa lo dice nella sua lettere, Giuseppina era molto mingherlina e te Granocchiaio sei stato sempre ben piazzato, non come me che all’epoca ero la recleme delle acciughe sotto sale (ora ho raggiunto abbondantemente l’indice di gradimento di una vecchia pubblicità di cucine), e sul tuo Paperino , mi sembra prima, e sul Motom dopo eri piuttosto imponente, no come Giorgio(ne) comunque…

  31. Giuseppina Fregoli ha detto:

    Pisa 28 febbraio 2011
    Caro Granocchiaio

    Ti ringrazio di aver prontamente spedito, a me e ai fratelli, il bel numero cartaceo della Sentinella di cui provvederò quanto prima a versare la quota di abbonamento ( appena capiterò all’ufficio postale provvederò! ). E ti ringrazio anche di tenermi aggiornata sui tuoi articoli. In effetti in questi ultimi tempi, per sopraggiunti numerosi impegni, non avevo neanche più visitato il sito della Sentinella e l’aggiornamento ricevuto è proprio servito a rimettermi in contatto con questi siti web che attivano la mia memoria permettendo il riannodarsi di importanti fili delle mie radici.
    Mi sono anche ricordata di averti promesso qualche racconto della mia vita di quei lontani tempi “Montepescalini”…promessa fatta a te, ma soprattutto a me stessa e che certamente non eluderò.

    Sul blog, comunque, ho visto firme di persone che in parte conosco e che mi hanno suscitato grandi rievocazioni. Alludo ad esempio a Giuseppe Morisco che in realtà io non ho mai conosciuto direttamente (forse ha fatto un anno di liceo con mio fratello Maurizio)….ma so benissimo che suo padre, il capitano Morisco succedette in Versegge al capitano Pirro. Ed ecco la storia:

    Al primo metter piede della famiglia Fregoli nel nulla della maremma provenendo da Fornovo, una cittadina del parmense dove l’organizzazione sociale aveva forme già consistenti, io avevo 5 anni (sono del 1947) ed avendo già sostenuto privatamente l’esame di prima elementare iniziai a frequentare a Braccagni la seconda. Era dunque l’ottobre dell’anno 1952 e con la mia famiglia eravamo a Montepescali da poco più di un mese! Un pò impaurita e sperduta mi sedetti nel banco in quell’aula di fortuna che era una stanzetta attigua alla sacrestia della chiesa (la realizzazione di nuovo edificio scolastico è posteriore, infatti nella nuova scuola ho frequentato la quinta). Mi toccò come compagna di banco Simonetta Pirro. Bellissima bambina, mora con due grosse trecce e due grandi occhi neri. Stavamo al primo banco ( io ero veramente piccola!) e dietro di noi c’era sua sorella Lauretta Pirro ( 1945) con Anna Bernasconi. Ma il quartetto che subito si formò era costituito da Simonetta e Lauretta Pirro, Anna Maria Di Paolo e me.

    Divenimmo inseparabili. E devo veramente a loro se il mio primo anno in maremma non fu traumatico come avrebbe potuto. Loro venivano tutte e tre da Versegge e venivano accompagnate e prelevate da scuola da un soldato demandato a questo servizio. Talvolta per questo veniva utilizzata una jeep, altrimenti un camion militare con le panche sul retro ( quante risate su quel camion!). Il soldato infatti accompagnava a casa anche me e spesso, dovendo svolgere altre incombenze, lasciava che le sorelline Pirro e Anna Di Paolo rimanessero a giocare con me a casa mia, alla stazione . Qualche volta Simonetta insisteva e io ottenevo dai miei il permesso di essere portata a Versegge (il capitano Pirro era persona affabile e gentilissima e oltre a permettere la sosta delle bimbe a casa mia, incoraggiava mio padre a lasciarmi andare a casa loro). Molte volte ho dormito a casa Pirro: la signora Pirro era contenta perchè noi bimbe eravamo vivaci ma tutto sommato buone e mentre giocavamo lei poteva tranquillamente impegnarsi ad accudire la terzogenita che a quel tempo aveva pochi mesi.

    Della casa del capitano in Versegge ricordo una gran terrazza (avevo 5 anni e non so quanto grande in realtà sia stata!)…ed anche altri dettagli, tra cui soprattutto il pianoforte in cui noi strimpellavamo e il capitano suonava” l’arlecchinata” , motivo conduttore di un film di Chaplin. Tempi e occasioni veramente memorabili! Sono proprio ricordi di un mondo fatato, per me! Quell’amicizia durò tutto l’anno…. poi purtroppo il capitano fu trasferito (a Trieste, a Villa Opicina) e l’incanto si ruppe nel giro di qualche lettera e qualche cartolina che ancora conservo. Quell’interruzione forzata ha però permesso che il ricordo si sia fermato indelebilmente con tonalità solo belle, perché durante tutto quell’anno l’amicizia fu costante e non ci furono mai screzi. Quei ricordi sono per me bellissimi ed estremamente particolari: entrare in Versegge, in mezzo al bosco, superare i vari sbarramenti al saluto dei soldati sull’attenti era, per me così piccola, un’emozione indicibile. E in quella terrazza quanto abbiamo giocato!

    Di Simonetta e Lauretta Pirro, a parte le cartoline che ancora possiedo, non ho saputo poi più niente e ora che va di moda Facebook non mi viene in mente di mettermi a cercarle…trovo che non abbia molto senso cercarsi dopo che è passato così tanto tempo. Inoltre sono consapevole che quei ricordi sono per me così suggestivi anche perché stavo attraversando un momento particolare , cioè la prima fase successiva al trasferimento della mia famiglia a Montepescali e sono convinta che quell’amicizia abbia contribuito non poco a farmela momentaneamente ben superare. Ricordo anche il lutto per la loro perdita, ma intanto ero cresciuta di un anno e quell’anno era stato veramente magnifico. E che delusione apprendere che il successore del capitano Pirro, il capitano Morisco non aveva anche lui due figlie ma due figli maschi e per giunta un pò più grandi di me (così mi parve)! Per dire che costoro proprio non potevano sostituire le mie grandi amiche Lauretta e Simonetta!

    E mi pare di ricordarmi che con la dipartita del capitano Pirro si interruppe anche il “servizio” di accompagnamento a scuola da parte dei militari, che forse fu organizzato diversamente . Mi pare di ricordarmi ( e mi piacerebbe essere integrata da qualcuno in questi ricordi) che Anna Maria Di Paolo non proseguì le elementari a Braccagni perché veniva accompagnata a Grosseto, cosicché si diradò anche l’amicizia con lei. Ma questa non si interruppe del tutto, tant’è che io ricordo di essere stata qualche altra volta a Versegge proprio a casa Di Paolo e non a caso Anna Maria e suo fratello Gilberto sono presenti alla festa della mia prima Comunione, in cui però (1957) avevo già 10 anni.
    Saluto ora il Granocchiaio e Giuseppe Morisco che forse sorriderà di questa storia!
    Giuseppina Fregoli

  32. Granocchiaio ha detto:

    caro Nello, ricordi bene solo a metà perchè è vero che te eri come un’acciuga (ma la testa era di un polpo, non a caso ti sei beccato il soprannome di 88 alludendo alla misura del cappello che ti ci voleva) ma non è vero che io all’epoca sia stato ben piazzato. In effetti se ben leggi cosa scrive Giuseppina “Io ero una bimbettina e mi sembravi TANTO PIU’ GRANDE DI ME DATO CHE GIA’ LAVORAVI….” Quindi sembravo tanto più grande di lei perché lavoravo, e non tanto più grosso……….
    Io ho tre anni di pi di lei, ma a quell’età tre anni paiono una mezza generazione!
    Vero poi che con il tempo anch’io come te ho trovato il modo di crescere e da una certa età in poi di prendere un bel po’ di peso, troppo senz’altro nel mio caso. Fai del movimento, mi dicono tutti. E te pensa che io il salto di ……..peso lo feci proprio facendo il militare nei bersaglieri: partii che ero una sardina e a forza di corse e di marce (e relativi recuperi a tavola) tornai che ero un trota.
    A riprova pubblico una foto col mio mentovato Paperino con il quale portavo le bombole del gas (e poi è vero che ebbi il Motom, e dopo la Lambretta) dove si può vedere che allora al massimo potevo sembrare appunto una sardina.

    • viviana ha detto:

      la casa che si vede dietro Roberto , è la cabina della Maremmana ?
      In che anni siamo più o meno ?

      • Granocchiaio ha detto:

        Esatto! E’ casa tua! siamo attorno al 1955

        • viviana ha detto:

          In quella casa lì andarono ad abitare i miei nonni nel 1922 e vi rimasero fino al 1952, quando lasciarono il paese perchè il mio nonno fu trasferito a Ribolla.
          Andò a vivere in cabina Nello e non so fino a quando vi rimase . Io continuai a frequentare quella casa , dove avevo vissuto i miei primi anni di vita, perchè di tanto in tanto ospitata dalla famiglia Lolini quando la mia mamma doveva assentarsi per assistere il nonno malato .
          Credo che la cabina sia stata una delle primissime case costruite a Braccagni, immediatamente dopo il palazzo dei Pieraccini e la casa dei Tavernesi . Così mi pare di aver sentito nei racconti dei nonni .

          • Nello ha detto:

            Si in effetti noi andammo ad abitarci dopo che il “vecchio” Toni andò a Ribolla, mi sembra nel 1953 e ci siamo stati fino al 1974.
            Credo anch’io che sia una delle più vecchie abitazioni del “Braccagni”, versione originale, cioè l’agglomerato di case sorte lungo l’Aurelia.
            Era la più importante cabina primaria della provincia della S.E.M. (società elettrica maremmana) soppiantata poi, anno 1952, appunto da Ribolla (per questo tuo nonno vi fu trasferito) e Ghirlanda. Pensa che il mio primo vero lavoro, dopo essere stato trasferito dalle Centrale di Torre del Sale all’alta tensione di Grosseto, fu la ricostruzione della cabina di Ribolla, bene col vecchio Lola, morì l’anno dopo e avevamo solo modificato solo la sezione MT, ne parlavamo soprattutto perchè trovai tanta documentazione (manovre, ordini etc) con la sua scrittura (aveva solo la terza elementare, ma scriveva da dio, altro che Rascel del film sugli scrivani, cultori mettete il titolo) e un altra scrittura che quasi sicuramente era di tuo nonno in quanto il mi babbo gli dava il cambio turno (e parzialmente confermatomi dal mio collega, Falciani forse l’hai sentito nominare, che lo sostituì nelle mansioni di cabinista)

  33. giuseppe morisco ha detto:

    cara giuseppina, non ho la fortuna di conoscerti anche se un incontro c’è stato: quello di aver condiviso una parte di vita in tempi diversi al deposito di Versegge. La terrazza cui fai rifermento era immensa, con le misure interne dell’ alloggio militare ha dimensioni 15×60, copriva tutti gli uffici logistici della palazzina comando e delle camerate dei Lupi di Toscana, addetti alla sorveglianza del deposito munizioni. frequentavo la 4^ e 5^ elementare (1958-1959)avevo 8 9 anni, mi alzavo alle 6,30 l’ autista militare con la jeep willis con cappotta di tela era tutto uno spiffero sulle ginocchia rosse, il grembiule arrivava alle caviglie, i pantaloni lunghi erano quelli accorciati di mio fratello Clemente, più grande di 4 anni circa, li faceva un sarto di Braccagni, abitava in via Garibaldini. Prendevo il treno alla stazione di Montepecali Scalo alle 7 circa, a Grosseto attendevo per circa 30 minuti dentro l’ ingresso delle poste di p.za della F.lli Rosselli alias della Vasca e poi in classe con il mitico maestro Ciri Oscar, che non disdegnava di darci qualche scappellotto, che non ho mai sentito come una cattiveria personale nè nei confronti dei miei compagni, anche loro molto discoli. Ricordo che fra gli impegati del deposito c’era un Fregoli, capelli bianchi brizzolati, giacca grigia con le toppe ai gomiti antiusura ai gomiti e cravatta, poi c’era Camiciottoli,occhialini tondi a montatura gialla (tartaruga?), piccolo di statura camminava a passi fitti e veloci (non ho più rivisto un tale comportamento a lavoro: oggi sono dirigente in Comune di Grosseto), lui aveva le gomitiere nere, quelle a tubo che si portano sopra le maniche della giacca, quando le metteva gli veniva un sorriso era l’ inizio della giornata di lavoro. Ti racconto un dettaglio della mia vita: la mia famiglia era in visita dal capitano Pirro, io accompagnato da mio fratello, che mi teneva in braccio, stavo giocando al bordo della vasca che è nel giardino davanti alla palazzina comando, mio fratello mi mette in terra e io mi reggo con le mani al bordo della vasca, poi faccio forza con le mani per entrare nella vasca, ci riesco, e comincio ad annaspare, mio fratello subito mi tira fuori, e piangendo mi porta in braccio dentro l’ ingresso della palazzina, ai pianti scende mio padre e mia madre, che con aria meravigliata (inca…ti) cominciano ad asciugarmi tenendomi per mano per non farmi cadere. Finito di asciugarmi, io me ne vado con le mia gambe: così ho cominciato a camminare con la meraviglia di tutti, Pirro compreso. Non ho memoria delle figlie di Pirro. Hai notizie?

  34. Granocchiaio ha detto:

    Questo articolo è stato modificato nel titolo in Le famiglie di Braccagni: i Fregoli.
    Questo perché proprio oggi debutta un nuovo articolo della serie: Le famiglie di Braccagni: i De Paolo, che troverete qui in prima pagina. Questo al fine di avere tutti gli articoli di questo filone in archivio, ma separati l’uno dall’altro per chiarezza di esposizione.

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