Perché non chiudiamo queste Poste? Anzi no!

 

Archiviato in: LA VITA DI PAESE

Tag:

RSSNumero commenti (19)

Lascia una risposta | Trackback URL

  1. Granocchiaio ha detto:

    Esco dalla banca e siccome devo affrancare quattro lettere non avendo bilancina e prontuario a portata di mano entro alle 8.55 nel locale Ufficio Postale
    Guardo e vedo che ci sono due coniugi che sono già allo sportello e una signora in attesa. Penso dovrò attendere un po’, ma non c’è in fondo una marea di persone, vedo altri impiegati ancora non al lavoro, ma che sicuramente tra poco lo saranno, per cui entro e mi metto in fila
    Si sa che specie ultimamente all’Ufficio Postale si deve andare armati di tanta pazienza e civica sopportazione e quindi mi preparo mentalmente alla bisogna.
    Pur essendo assai lontano dal bancone sento che l’impiegato spiega che “questo me lo deve riportare a dicembre e quest’altro invece si farà ad anno nuovo” poi di nuovo la testa giù non si sa bene a fare cosa
    All’altra postazione si capisce che c’è qualche problema perché un signore piuttosto preoccupato armeggia con il computer nel tentativo di farlo entrare in funzione, forse è li proprio per questo
    Altre due persone stanno dietro di lui, magari sono gli impiegati e aspettano senza nessun apparente disagio o preoccupazione che il tipo riesca nel miracolo di far ripartire la postazione ribelle
    Noto peraltro che il “riparatore” ha un’aria sempre più demoralizzata mentre un leggero sudore sembra imperlare la sua spaziosa fronte
    Ad un certo punto chiede se caso mai ci fosse in ufficio un cacciavitino piccolo per svitare una vitina, poi tira fuori un coltellino da tasca, di quelli co la punta ed inizia ad armeggiare con quello
    Intanto l’impiegata impiegata con i coniugi dopo aver ripetuto una seconda volta la tiritera forse per verificare se i clienti avessero ben capito, ogni tanto sbircia “il riparatore” sottecchi per vedere cosa combina
    Vedo che le cose cominciano ad andare per le lunghe e mi domando se valga la pena ancora aspettare: sono passati 15 minuti e forse ora in un rush finale questi mi spediscono i coniugi e fanno il versamento con il bollettino che la signora avanti a me tiene ben stretto e visibile in mano
    Il “riparatore” chiede di nuovo se si può trovare un cacciavitino co la punta come quello degli orologiai e allora una delle due persone che paiono in attesa del suo lavoro parte sparata fuori evidentemente alla ricerca del prezioso cacciavite
    Intanto l’altra impiegata, dopo aver catechizzato un’altra volta i coniugi sul fare ed il non fare, si alza per vedere meglio ”il riparatore” e spara: noi c’abbiamo dei coltelli da cucina, se possono andar bene……resta in attesa di un applauso che non arriverà mentre gli spiegano che ci vuole un cacciavite con la punta fine, “come quella degli orologiai”
    Mesta per la mancata riuscita della sua geniale gag, torna a indottrinare i tosti clienti: lui è pietrificato e immobile come un capo indiano, non si capisce se è in trance o se è sul punto di saltare di là dal banco a strozzare la malcapitata; le moglie china sul banco non si sa se stà piangendo dalla disperazione o sta ripassando a memoria la tiritera di: “allora d’accordo? A dicembre mi porta questa, poi ad anno nuovo……….” In vista della crudele quanto inevitabile nuova richiesta da parte dell’impiegato
    Io comincio a perdere la pazienza e siccome nell’ufficio non posso scambiare parola alcuna con chicchessia, comincio a pensare a qualche iniziativa da prendere
    La signora che mi precede ad uno scambiar di sguardi pare dirmi: è da ridere o da piangere, ma tanto tocca a noi……….
    Invece piano piano comincia a venire altra gente che capisce subito la tragica situazione forse leggendo nei nostri sguardi la disperazione e lo stato d’impotenza che sopportiamo
    Frattanto è rientrata cinguettando l’impiegata andata alla ricerca dl cacciavitino come quello degli orologiai e lo porge con orgoglio al “riparatore”
    A proposito, ma se fosse un riparatore perché non se l’è portato lui il cacciavitino come quello degli orologiai?
    Il tipo che già sbatacchia con più che evidente e giustificato nervosismo sulla tastiera manco la degna di un grazie
    Frattanto ad ore 9.25 la coppia di coniugi, dopo aver ripetuto senza errore la formula di rito: “a dicembre porto questo…..ad anno nuovo…”si scongelano dalla loro immobilità, lei si alza, lui finalmente da segni di vita, si voltano, mi fanno un ghigno di saluto passandomi davanti, come a dire: e ora vai che tocca a voi, noi ce l’avemo fatta!
    Fare un versamento con un bollettino postale, anche se pagato con carta di credito Banco Posta non sarà certamente una cosa lunga, infatti in “solo” 10 minuti la cliente dopo aver richiesto due o tre volte la restituzione della propria carta, se ne va con un evidente spirito sollevato che si legge in faccia
    Finalmente mi faccio avanti e chiedo l’affrancazione delle mie quattro lettere.
    Altre volte l’ho fatto e mi ci veniva appiccicato un foglietto prestampato delle poste, un timbro e via.
    Stavolta vedo invece che la cosa si complica fin dall’inizio: l’impiegato va a prendere il raccoglitore dei francobolli e poi comincia a sfogliarli e a leggerli (?) non riesco a comprendere cosa dice parlando evidentemente tra se e se, come se non fosse convinto della cosa. Prende in mano dei francobolli, poi le riposa, ne prende altri e poi sembra fare dei conti, come per vedere se ce ne vuole uno o ce ne cogliono due. Poi sembra leggere proprio il francobollo………io sto per chiedergli se ci sono problemi quando ecco che decisamente prende 4 francobolli e trionfante mi dice: 2 euro e 40! Vai, forse ce l’ho fatta! Quando ecco che vedo il mio impiegato comincia a sbatacchiare con forza e nervosismo sulla tastiera…………..vai, penso, ci siamo di nuovo! Dopo due o tre tentativi con sollievo di tutti alza gli occhi, prende il pezzo da 5 e mi da il resto
    Mi volto per vedere ancora il riparatore all’opera sempre più sull’orlo di una crisi di nervi, mentre le altre due persone aspettano con pazienza e serie dietro il banco.
    I miei “successori” hanno la faccio degli agnelli sacrificali e non oso salutarli dalla paura che mi mandino a fan.., come potrebbe parere un saluto in quelle condizioni
    Esco a rimirar le stelle ad ore 9.40
    ……………………………………
    Ma vale davvero la pena tenere aperti questi uffici?
    Sento dire che sindaci ed amministratori minacciano e non so che cosa di fronte all’eventualità di un ufficio postale che viene chiuso al loro paese o in una frazione, e c’è da capirli.
    Ma visto l’avvento delle moderne tecnologie, i servizi delle poste paiono ormai come dei servizi marginali da dover rimpiazzare con qualcosa che sia al passo con le esigenze di oggi. Fax, scanner, posta elettronica, internet, banking home, corrieri veloci (oggi certe banche spediscono per corriere la loro posta) posso ricoprire già assai egregiamente e meglio questi bisogni. Le banche stesse, pur con i loro difetti e limiti, aprono anche nel pomeriggio.
    Le pensioni? Secondo me si può attivare un servizio alternativo o presso le banche o presso altri terminali più efficienti e meno arcaici del servizio postale. Non fosse altro basta guardare le file interminabile dei giorni di pagamento delle pensioni. E in quei giorni scordati di fare qualcosa alla posta.

    Due parole sugli impiegati delle poste
    Quello che ho descritto sopra non vuole essere un’accusa verso lo sportello postale del nostro paese. Se andiamo a Grosseto le cose non sono migliori, anzi. Potrei raccontare l’epopea per la riscossione di un assegno che imprudentemente mi era stato intestato riscuotibile presso le poste. L’importo era sui 4.000,00 euro, cifra importante, ma quando mi presentai a riscuotere non vi dico cosa mi fecero passare e quali manovre circospette fecero loro
    Evidentemente il problema principale sta nel manico.
    Come in altri casi (le ferrovie) in tempi di vacche grasse dove ce ne voleva uno ce n’erano almeno quattro. Oggi non c’è più nessuno. Punto e basta: vedi la nostra stazione.
    Anche con le poste ha funzionato così. Oggi vedi i portalettere che per fare in tempo parcheggiano le loro auto in tutte le posizioni e in tutti i luoghi, anche in maniera non esattamente ortodossa.
    Quelli degli uffici non hanno ne tempo e forse nemmeno voglia di essere gentili con la clientela
    In quanto all’efficienza………

    Pare che lo stato voglia risparmiare sulle Poste: come dargli torto? È un anacronismo. Ma allora per essere coerenti troviamo una soluzione per problemi veri come il pagamento della pensione e chiudiamo una volta per tutte un baraccone che scontenta tutti i cittadini. Fatti salvi, forse, ma non lo sono convinto, i dipendenti delle poste.

  2. Ric ha detto:

    Caro Granocchiaio il tuo post mi ha fatto veramente ridere anche se in effetti ci sarebbe da piangere su l’inefficienza delle Poste Italiane, inefficienza che comunque non è addebitabile per intero al personale che fa “quello che può” in una situazione di tagli dei posti di lavoro e di semplificazione (molte volte astrusa ed incomprensibile). Il fatto è che gli italiani, per la maggioranza, sono completamente insensibili all’uso del computer e che l’internet banking, che potrebbe risolvere il problema delle interminabili code agli sportelli postali, è di là da venire nella mentalità dei pensionati che potrebbero vedersi accreditare la pensione su un conto corrente postale (con costo di gestione ragionevole) e farsi pagare le bollette delle utenze telefoniche, tasse, gas e quanto altro attraverso il conto corrente. Io una volta feci un conto e il pagamento di una bolletta risultava avere un costo attraverso il mio conto corrente praticamente pari al costo del bollettino di c/c postale. Se si considerano le ore perse in estenuanti file e i rischi (non dimentichiamocene…) di andare con denaro in contante alle Poste, si capisce che l’uso di internet banking sarebbe una soluzione ragionevolmente economica per molti. Le Poste Italiane non sono un grande esempio di efficienza e soprattutto sotto l’aspetto bancario rappresentano una entità nè carne nè pesce dato che con le imprese non possono operare per la difficoltà di concedere fidi sui conti correnti. Per le utenze di tutti i giorni, andare alle Poste significa perdere ore di tempo in fila spesso con impiegati non collaborativi loro stessi (per lo più) vittime di un sistema farraginoso e non al passo con i moderni servizi delle banche straniere.
    Racconterò un caso che mi è successo con Poste Italiane: tempo fa acquistai una carta di credito pre-pagata chiamata PostePay e con questa andai all’estero utilizzando il sistema bancomat dell’altro paese per ritirare il contante. Al ritorno trovai a casa una raccomandata di Poste Italiane che mi intimava di restituire oltre 170 euro perchè… il bancomat dell’altro Paese mi aveva dato più soldi. Ora, siccome le carte pre-pagate sono carte di credito che vengono attivate con un certo quantitativo di denaro versato direttamente in contanti all’istituto emittente la carta stessa, faccio un esempio: poniamo che io metto 100 euro su una pre-pagata, quando ritiro un totale di 100 euro questa carta non dovrebbe darmi più niente, ma la PostePay mi aveva dato 170 euro in più! Dicono essere un caso frequente solo nelle carte di credito di Poste Italiane, ma unico al mondo. Beh… in questo almeno saremo unici in Italia.

  3. braccagni.info ha detto:

    Proprio oggi Il Tirreno affronta l’argomento inerente la chiusura degli Uffici Postali nei piccoli centri.
    Per quanto riguarda Braccagni, devo dire che anche in passato è successo di rimandare indietro le persone perchè i computer non funzionavano. Nel mio caso dovevo ritirare una raccomandata è mi è toccato ritornare.

    • pizzicato ha detto:

      sono almeno tre le volte che ho dovuto aspettare, e poi sono andato via, alla posta di Braccagni, per problemi al pc….

      inoltre ho notato che ci sono pochi posti a sedere, sia dentro la posta che fuori sotto i portici della piazzetta, forse qualche panchina in più attenuerebbe molti disagi.

  4. Nello ha detto:

    Ho pensato a lungo se prendere parte alla discussione oppure no in quanto sono direttamente interessato, ma anche perchè affrontare il problema si rischia di cadere in politica.
    Dunque , il Granocchiaio si lamenta delle Poste e termina dicendo che si protesta a fare se chiudono gli uffici, Ric dice ed osanna che ci sono sistemi moderni di facile acceso etc. etc.
    Io lavoravo prima in ferrovia poi all’ENEL ed entrambi gli Enti hanno subito (in anticipo) gli effetti deleteri che si rammentano sulle Poste.
    Tutti e tre ( ma possiamo metterci la SIP, poi Telcom) hanno cambiato lo status socialòe da Ent e statale e/ o parastatale, in SpA, che se sulla carta sembra poca cosa, in realtà è molto diversa. L’ENEL , le Poste, le Ferrovie erano indicati conme servizi di pubblica utilità per cui, sono sicuro per l’ente elettrico, nel loro statuto prevedevano al massimo il bilancio in pareggio, non era ammesso utili. Le SpA invece dovrebbero prevedere al minimo il pareggio ed gli azionisti, anche se lo stesso Stato come nel caso di Poste ed FFSS, vogliono dividendi. Per far ciò si attua:
    1) diminuzione del personale;
    2) annullamento della manutezione specie la preventiva, in certi casi anche la straordinaria;
    3) investimenti al minimo e soprattutto in ottica delk raggiungimento dei punti 1 e 2.
    In quest’ottica vengono la maggior parte dei disservizi citati dal Granocchiao e Ric.
    Non è prendendosela con i dipendenti (alcuni hanno anche delle colpe), ma con noi stessi che abbiamo accettato questo stato di cose senza colpo ferire.
    Per mia esperienza quante volte mi sono sentito dire : la pacchia è finita ora passate al privato ed il bengodi per voi finisce,mentre noi risparmieremo perchè così s’apre alla concorrenza. Forse per i miei nuovi ex colleghi sarà così, ma per il cittadino non è cambiato niente, anzi… Le tariffe non sono diminuite, anzi sono sempre aumentate (ad ogni piccolo deprezzamento, succede un aumento doppio), il servizio langue, ma ce lo accorgiamo quando manca a lungo la luce, per bischerate.
    Stesso discorso vale per le Poste. Se il Granocchiaio fosse stato ben sveglio (parla delle 8.55)e avesse chiesto l’ultmoi CD degli SHADOW (solo per dire) e, aggiungendo, visto che sono qui mi dia 4 francobolli, quasi sicuramente sarebbe stato servito subito, perchè il famigerato budget per gli azionisti in Poste Italiane lo fa coi prodotti del bazar che ha messo in piedi e non con il servizio per cui è nata. Ed il bello è che nelle altre nazioni, pur con un servizio più capillare, tali Enti creano utili (e posti di lavoro), e che sia così, lo conferma indirettamente il Granocchiaio, quando dice che alcune banche (e non solo) si affidano a TNT per inviare la corrispondenza. Tale Società è nata privata e se lo fa è segno che ci guadagna…..
    Inoltre certe cose devono essere fatte per forza alla posta perchè viene richiesta raccomandata (vedi ad esempio certe domande per concorsi o altro) oppure certi pagamenti. Per fare un esempio, che esula da problemi postali ma può rendere, per pagare lae tasse universitarie di mia figlia alla Sapienza di Roma, devo obbligatoriamente farlo ad Unicredit e se non ci fosse a zono dovrei cercarlo il più vicino possibile, comunque devo andare obbligatoriamente a Grosseto.

  5. fabrizio fabbrini ha detto:

    secondo me il male delle poste italiane sta nel fatto che non fanno più le poste. mi spiego meglio: l’attività caratteristica del servizio postale è quello di gestire la corrispondenza, di eseguire operazioni nel campo dei mezzi di pagamento, raccogliere anche il pubblico risparmio. nell’attualità svolgono servizi che una volta erano di esclusiva competenza delle banche, senza ancora aver conseguito la necessaria professionalità; basta pensare il macchinoso iter per riscuotere un assegno postale o il tempo, almeno per quanto mi ha riguardato assai lungo, intercorrente per chiudere un conto postale. in compenso le poste sono diventate un mega store dove si vende di tutto fino ai motorini.
    per finire trovo in gran parte dei dipendenti un’apatia e quasi una avversione all’utente. credo, infine, che una maggiore concorrenza nel settore non guasterebbe.

  6. Granocchiaio ha detto:

    W LE POSTE

    La città di Grosseto è la città più felice d’Italia. Io non lo sapevo, ma ce l’ha detto Il Sole 24 Ore, prestigioso giornale italiano e quindi si può ben stare felici e contenti, perché ce l’hanno detto e pure scritto, e poi visto e detto al TG5.

    Ora io mi domando: ma se uno vole fa in fioretto, che so, per una grazie ricevuta, per esempio, come se la striga nella città più felice d’Italia? Male secondo me.

    Si sa che un fioretto è come un esercizio spirituale che si potrebbe definire – con un minimo di fantasia – una pratica pseudo masochista non laica. In ogni caso, visto che non si segnalano notizie di danni a cose e/o persone, anche terzi, non si vede perché un cittadino se vuole non può avere il diritto sacrosanto di poterlo fare, anche nella sua città.

    Ma come si fa vivendo a Grosseto, specie ora che c’hanno detto che è la città più felice d’Italia?

    Stamani forse ho intravisto una soluzione! È sufficiente entrare in un qualsiasi Ufficio Postale per trovare l’ambiente e la situazione giusta a soddisfare questo tipo di proponimento.

    Ovviamente per beneficiare di questa opportunità uno non deve mettersi assorto in chi sa quali pensieri nella solita fila facendo finta di non vedere tutto intorno. No, lui deve mettersi in fila e osservare chi e cosa fanno gli impiegati al di là del bancone.
    Invece per gli altri utenti – così siamo noi là dentro – non vale proprio la pena di guardarli, tanto stanno tutti zitti e senza fare tante rimostranze, tanto tutti sono abituati a questa specie di supplizio di Tantalo. Vero che ogni tanto qualcuno sbotta, alza gli occhi al cielo, poi guardando chi magari lo degna di uno sguardo, a mezza voce o mentalmente lancia la sua personale litania di moccoli nostrali, vera specialità della Maremma.

    Invece rimirando al di là del bancone potrà ben apprezzare con quanto impegno e quanto zelo si danno da fare non tanto gli impiegati che sono agli sportelli con il pubblico, quanto quella pletora di personaggi che vanno avanti e indietro dalla sala ad imperscrutabili stanze a noi nascoste e segrete, magari con qualche improbabile foglietto in mano. Vedere con quale impegno, serietà ed impostazione compiono il proprio dovere è spettacolo unico. Il fatto più appariscente è proprio l’estrema serietà che danno a vedere come se fossero impegnati in non si sa quanto importante, delicata e grave faccenda. Tanta è questa che vieni sfiorato dal dubbio che sia solo una posa per fuorviare chi li vede, per non far vedere un’altra cosa, cioè il nulla.
    Io non credo sia così. Prova ne è il fatto che quando casualmente vengono risvegliati da questa specie di catalessi, può essere un conoscente che entra in ufficio, può essere il collega che gli chiede se ha ben digerito la cipollata che solo la sua mamma fa così buona, o magari vuole fa l’ennesimo sfottò sull’ennesimo scivolone dell’Inter, insomma allora subitamente si sveglia e sbotta in uno sbracato fiume di parole che inondano l’intero Ufficio anche e magari a tutto volume, tanto chi c’è che può riprenderlo?
    Alla faccia dei colleghi che sono al pezzo con il pubblico, i quali, secondo me, riescono ad intercettare benissimo le onde radio provenienti dalle teste dei clienti e queste non sono, ahimè, messaggi particolarmente amichevoli. Però non lo danno a vedere.

    Nei momenti in cui non si osservano questi siparietti, si può sempre ripiegare sul classico, anche perché è noto che il classico non delude mai.
    Per classico intendo appunto il lavoro negli sportelli con il pubblico.
    Che si tratti di fare un vaglia, che si tratti di spedire un pacco postale, o peggio ancora un’operazione finanziaria (ci mancavano solo queste!), la flemma e le rituali gestualità come pesare anche 4 volte lo stesso oggetto, tutte queste liturgie possono anch’esse ipnotizzarti, o rimbecillirti o semplicemente farti imbestialire, se non sei particolarmente allenato. Essere allenati vuol dire essere stati negli Uffici Postali diverse volte, ed aver subito questa tortura altrettante volte. Che qualcuno potrebbe anche considerare appunto, una specie di allenamento per compiere stoici fioretti propiziatori o di ringraziamento.
    Ecco forse spiegato, a differenza di quanto ho scritto e ipotizzato proprio qui su questo blog, oggi dico: gli Uffici Postali NON DEVONO CHIUDERE! Perché restano l’ultimo baluardo alla prorompente felicità della città più felice d’Italia!

    Tutto questo detto, non per mettere le mani avanti, quanto perché proprio lo penso, io no ce l’ho con i dipendenti. È proprio il sistema nel suo insieme che forma e “sforna” questi comportamenti.
    Quindi per quanto mi riguarda e per quanto sopra espresso adesso dico:

    W LE POSTE ITALIANE

  7. roberto ha detto:

    Se non ho capito male, stasera Striscia la notizia conferma i dubbi espressi su questo blog rispetto a Poste Italiane, che “tradisce” il suo ruolo tradizionale in favore di un proprio marketing.

  8. Granocchiaio ha detto:

    Trentatré uffici chiusi Le Poste dicono basta

    GROSSETO Una lista lunghissima di uffici postali considerati diseconomici. In tutta Italia sono 1156, 33 riguardano la provincia di Grosseto: è il piano di riorganizzazione anti-crisi che Poste Italiane ha inviato all’Agcom. E ha voglia l’amministratore delegato Massimo Sarmi a ribadire che «quegli uffici non li vogliamo chiudere. Quel report è solo una lista che siamo obbligati a inviare ogni anno all’autorità di riferimento. Però sono sportelli effettivamente sotto i parametri di economicità, quindi per non tagliarli stiamo raggiungendo accordi con gli enti locali per trasformarli in centri multiservizi». In realtà, la preoccupazione dei comuni interessati è palpabile. E per salvare il salvabile, soprattutto in molti piccoli centri montani, ci sarà da battagliare oppure da trasformare il vecchio ufficio postale in uno sportello riciclato anche per l’anagrafe o per il pagamento di altre utenze. Per il momento dalla lista si salvano pochi comuni: c’è Grosseto, con l’ufficio di Batignano; c’è Castiglione, con le Poste di Vetulonia e Buriano prossime alla chiusura, c’è anche Orbetello, con lo sportello a rischio di Talamone. Tanti problemi anche per gli anziani dell’Amiata e delle colline: da Bagnore a Petricci, da Vallerona a Castiglioncello Bandini, passando per Sassofortino e Stribugliano. «La situazione è molto critica – ammette il sindaco di Manciano, Marco Galli, che ha ricevuto la lettera che include anche i “suoi” uffici di Saturnia, San Martino sul Fiora e Poggio Murella – ho in programma un incontro con i responsabili di Poste per scongiurare questa mannaia. A Poggio e San Martino non esiste nemmeno la banca, ci sono anziani che hanno aperto di proposito il conto alle Poste. E ora? Almeno due giorni a settimana dobbiamo conservarli». Una battaglia politica è quella che ha annunciato anche il presidente Uncem Oreste Giurlani, annunciando in conferenza a Massa Marittima i tagli degli sportelli di Tatti e Niccioleta. «Serve una bagarre per rimettere in discussione certe decisioni». Ma il traffico postale continua a diminuire (-10% nel 2011 rispetto al 2010). E così la salvezza passa dai servizi a pagamento. Gli uffici potrebbero rilasciare certificati anagrafici o permettere di pagare il ticket sanitario. Tutto pur di non chiudere.
    Matteo Baccellini
    IL TIRRENO 12 07 2012

    • Granocchiaio ha detto:

      Qualche tempo fa su questo blog evocai provocatoriamente: Perché non chiudiamo queste Poste? Anzi no!

      L’articolo non riguardava solo le defatiganti e stressanti file quotidiane negli Uffici Postali, ma anche disservizi e regole di funzionamento poco rispondenti alle necessità degli utenti.

      Tutto da confermare, con l’aggiunta che anche l’informatizzazione del servizio ha portato pochi vantaggi evidenti, mentre gli stop per problemi ai terminali sono frequenti. Sia a livello locale che per guasti a livello nazionale.

      Oggi arriva minacciosa la scure per la chiusura di oltre 1.100 uffici in tutta Italia, e ben 33 riguardano la nostra Provincia. Questo sotto la pressione del risanamento dei conti pubblici.

      Uno dei più seri problemi in questo nostro amato ex “Bel-Paese”, è che i provvedimenti necessari a fronteggiare problemi di varia natura vengono normalmente presi con colpevoli ritardi e con poca riflessione. Misure prese più nella concitazione della necessità che nella ragione e razionalità.

      Il fatto è che la nostra “Governance” pubblica, l’insieme cioè di quelle misure che regolano la vita pubblica italiana, NON E’ AL PASSO CON I TEMPI. Anziché osservare, studiare e prevenire certi problemi, si arriva quasi sempre con ritardi a prendere decisioni più sull’onda della precarietà e dell’urgenza che della migliore razionalità.
      Questo a tutti i livelli, dal più alto del Governo, Ministri e Ministeri, agli Enti agli Amministratori Pubblici tutti, fino al più piccolo Comune d’Italia.

      Purtroppo in questo Mare Nostrum niente pare più funzionare, nemmeno i sindacati di categoria e gli apparati produttivi.
      Ma c’è di peggio. La politica è orami andata in orbita marziana e gira in folle, incurante dei vari mali del Paese. Nessuno di loro si è accorto che sono sull’orbita di Marte e non della Terra. Sicuri che tanto l’anno prossimo tutti ritorneranno belli e stagionati alle vecchie poltrone. Chi al sole del potere chi all’allegra incosciente e rassicurante libera uscita dell’opposizione.

      Oggi tutti presi da una parte gli “Insieme Per Caso” a puntellare il Governo Tecnico che per il momento è lì a tentare di rattoppare situazione catastrofiche e di rimettere sui binari un treno assai sbuffante.
      Gli altri, dall’altra parte, nell’ “opposizione per rendita” a certificare che l’acqua non è bagnata e il fuoco non brucia: tanto qualunquisti disposti a sberciare senza tentare di capire e rimediare si trovano sempre. E la rendita attuale e futura è un’assicurazione ad entrare e ingrassarsi nella vituperata – ma anche per loro – proficua e inamovibile Casta.

      La soluzione? Io non la vedo. La questione, come si dice dalle nostre parti: “la vedo di molto maiala”.

      Però qualcuno pare vederla. Almeno per le Poste. O forse crede di vederla.
      Così come è facile capire che il servizio postale così com’è è un’anticaglia fuori del mondo. Forse c’è da ripensare ai moderni metodi di comunicazione e al loro efficace e migliore utilizzo. Dalle comunicazioni, alla trasmissione di dati, alla reperibilità anche nelle frazioni di servizi decentrati, come accennato nell’articolo del Tirreno, come per esempio rilascio di certificati anagrafici o possibilità di pagare il ticket sanitario, e compagnia cantando.
      Accorpare cioè servizi diversi al servizio di ai cittadini proprio sfruttando le moderne tecniche telematiche.

      Tutto fatto però con studi e analisi concrete e non soluzioni abborracciate dell’ultimo minuto per accontentare, magari per soddisfare il Tizio e il Caio dell’occasione.

  9. Granocchiaio ha detto:

    «Se chiudono gli uffici postali tolgo i soldi e li metto in banca»

    «SE LORO tolgono il servizio noi gli togliamo i nostri soldi». L’equazione è semplice. Ilio Bartolacci, pensionato santafiorese, e con lui diversi anziani la rilanciano all’indomani del piano di riorganizzazione di Poste Italiane, che ha «bollato» come diseconomici 33 sportelli in Maremma, di cui due su tre a Santa Fiora. Sul piede di guerrta anche il vicesindaco Alberto Balocchi: «Non accetteremo la chiusura dei nostri uffici postali, se necessario li difenderemo con l’uso della forza pubblica, nei limiti in cui ciò sarà consentito. «Chiudere questi uffici, dopo i pesanti tagli alla mobilità, vuol dire condannare Santa Fiora allo spopolamento — incalza Balocchi —. Per tutta la mattinata il mio telefono non ha smesso di squillare, ho ricevuto decine di chiamate e incontrato molti cittadini preoccupati per i possibili effetti della chiusura delle Poste. Oltre la metà della popolazione è formata da anziani, spesso soli e non autosufficienti. Se necessario ci mobiliteremo come istituzioni al fianco dei cittadini, anche se qui non abbiamo autostrade, né ferrovie, e tantomeno aeroporti da bloccare, faremo sentire la nostra voce fino a Roma».
    PROMETTE battaglia contro la chiusura dell’ufficio postale di Santa Fiora anche Maria Monaci, 74 anni, titolare di un alimentari in centro. «Ora ci levano anche la posta, e noi che si fa? — sbotta mentre serve alcuni clienti alla cassa — Vogliono proprio costringerci a emigrare. Qui non c’è rimasto più niente, come faremo senza l’ufficio postale?»
    Chi ha le idee chiare su come fare in caso di eventuale chiusura dello sportello centrale di Santa Fiora è Carmelo Gendusa, pensionato di 76 anni. «Se loro chiudono l’ufficio io chiudo il conto, così facciamo pari. Tolgo i soldi dalla Posta e li metto dove mi garantiscono un servizio vicino casa. Sarà questa la mia protesta e sono sicuro che gli farà più male di mille manifestazioni». Preoccupata all’idea della chiusura dello sportello Josè Maria Papini, 82 anni. «Mio marito ha problemi alle gambe e non abbiamo l’auto. Se chiudono l’ufficio di Santa Fiora dovrò prendere l’autobus per andare a ritirare la pensione o pagare i bollettini a Bagnolo, e magari aspettare la Rama all’aperto più di mezz’ora con temperature africane come quelle di questi giorni».
    PIÙ RASSEGNATI gli abitanti della frazione Mongiovi, a Casteldelpiano, dove potrebbe sparire quello che sembra quasi un «presidio» postale, aperto solo una volta la settimana. Giusto una finestra di servizi per garantire un minimo di vivibilità ai residenti. «In fondo ce lo aspettavamo — sospira Eda Cherubini, 85 anni — prima aprivano tre volte la settimana, poi due, ora una. E presto chiuderanno, come se noi non esistessimo». Ma Annamaria Pii, che abita a pochi passi dall’ufficio postale di Montegiovi spera che sia l’ennesima ipotesi non confermata: «Da tanto si parla di chiudere lo sportello, ma finora hanno solo ridotto i servizi. Mi accontenterei anche di un’apertura ogni dieci giorni, giusto per ritirare la pensione a mia madre, che non cammina bene e pagare le bollette».
    LA RABBIA monta a Montelaterone, frazione di Arcidosso che, assieme a Stribugliano, potrebbe perdere l’ufficio postale. «Io vengo in villeggiatura per tre mesi — osserva Florinda Landi, 79 anni — vuol dire che andrò via prima e come me tanti anziani potrebbero rinunciare al “fresco” se non hanno servizi adeguati oppure sceglieranno la banca».
    C’è poi l’altro nodo, quello dei 32 dipendenti del servizio recapiti in esubero nella provincia. Ma questa è un’altra storia, pur sempre di tagli.
    La Nazione 13 07 2012

    L’idea di togliere i soldi dalla Posta e portarli in banca secondo me sarebbe stata una buona idea anche prima, senza aspettare i fatti di oggi.

  10. Granocchiaio ha detto:

    Sani interroga il ministro E Poste: «Solo un report»

    GROSSETO La possibile chiusura degli uffici postali, 33 in Maremma (e 600 esuberi nel personale in Toscana), mette in moto la politica. Se da una parte Lazzeri (Lega), chiede spiegazioni, dall’altra l’onorevole Luca Sani ha firmato, con Ermete Realacci, un’interrogazione al ministro dello sviluppo economico. Al tempo stesso Poste chiarisce che l’elenco non è di uffici che saranno necessariamente chiusi, alcuni verranno riconvertiti. Sani e Realacci chiedono al ministro: «Come intenda intervenire, anche favorendo una concertazione fra la direzione regionale toscana di Poste italiane spa, e le istituzioni coinvolte, per evitare che decisioni unilaterali assunte dall’azienda arrechino seri disagi agli abitanti dei comuni della regione Toscana, al fine di garantire l’effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità nel rispetto del contratto di servizio postale universale». E Poste Italiane precisa che l’elenco degli uffici postali diseconomici è solo un impegno con l’AgCom e non un piano di chiusure. «Ogni anno, in conformità alle disposizioni del contratto, Poste deve inviare all’autorità di vigilanza AgCom un report sugli uffici postali e sulle strutture di recapito che non garantiscono l’equilibrio economico. Il monitoraggio è espressamente previsto dal contratto anche ai fini della sostenibilità del servizio universale e del sistema nel suo complesso. Viene quindi stilato un elenco degli uffici che non soddisfano i criteri di economicità, ma che non risponde a un piano di chiusure di uffici postali, materia che eventualmente andrebbe discussa preliminarmente con gli enti locali, il Mse e l’AgCom. La diffusione della rete è infatti rimasta invariata, con 14 mila uffici postali, grazie anche alla valorizzazione di molti uffici trasformati in “centri servizi” dove ottenere servizi postali e finanziari ma anche certificati anagrafici, visure catastali, passaporti, servizi per la salute, pagamento dei ticket sanitari e permessi di soggiorno per stranieri».
    IL TIRRENO 13 07 2012

  11. nello ha detto:

    sembrerà streano quanto dico, ma il “malessere” postale è nato quando era amministratore dellegato l’attuale ministro (come vedete scrivo minuscolo, vista la stima che ho) Passera.
    Comunque la mettiamo le Poste Italiane nei loro 140 anni di vita (in realtà sono 152, ma dirrei di stendere un velo pietoso negli ultimi anni)hanno reso un servizio pubblico, che pur sempre migliorabile, dirrei ottimo, specie nei paesi, che con il progresso, restavano indietro.
    E’ nel ricordo di tutti il quadriunvirato del paese: Prete, Maresciallo, Farmacista e “Direttore” postale (allargato eventualmente alla Maestra). Con l’avvento del progresso, leggi SpA, si guarda al guadagno e non alla funzione primaria. Per cui , come con Tatò, l’ENEL divenne una multiservice dove la “luce” era solo un optional (per poi ricredersi e fare repentina marcia indietro), le Poste prima con Passera, poi con Sarmi, hanno fatto di tutto per scaricare quello non redditizio per andare sul solo guadagno. E’ norma sparare sul pianista nel caso gli addetti postali), per cui scure enorme sul recapito e su quegli uffici che non rendono. Di qui i 33 uffici grossetani (il più alto taglio della regione) le prossime 5 zone recapito di Grosseto centro (non so quante in provincia) e chi ci rimette è il cittadino. Sembra strano, ma gli uffici che tolgono sono quelli che avrebbero più bisogno di essere aperti, in quanto sono tutti di paesi dove manca proprio tutto (pensate a quanto successo a Montepescali) ed pur essendo Poste Italiane una SpA è totalmente dello Stato (mi sembra che faccia capo al Tesoro) il servizio che rende è scandaloso. Però molti saranno contenti: negli uffici c’è di tutto (gratta e vinci, libri, dichi frigo, auto, moto e chi più nè ha nè metta), peccato che spesso manca il più, il pagamento delle pensioni (spero che almeno i farncobolli ci siano sempre). Non so se avete fatto caso, i disservizi informatici cui fa riferimento il Granocchiaio cadono spesso in giorni di pagamento pensioni e qualche cattivo pensiero si affaccia. Per il povero cristo da 500€ mensili solo noia e poco più, ma pensate agli interessi che maturano in un giorno le pensioni di migliaia di persone……….

  12. mezzolitro ha detto:

    Voi ci scherzate, ma ‘un dev’esse facile conuigà la difficoltà di avere i conti a posto e l’obbligo di dare un servizio alla comunità, specialmente se le comunità in questione sò dispersive, nel senso che in un paesino, diciamo Buriano, fino a poco tempo fa che glie ne fregava ai più degli abitanti di fare tutte le pratiche al piccolo ufficio postale, chi già andava a Grosseto o Castiglioni pè lavoro o altro, approfittava senz’altro dei megauffici del capoluogo, super cuputerizzati e cò il numerino, così prendi il numero e poi te ne vai a farti i cavoli tuoi e quando torni tocca te, che spettacolo! Peccato che così facendo i due o tre impiegati del piccolo uficio postale sul cucuzzo alla fine, solo cò i servizi dati ai pensionati non automuniti non giustificano lo stipendio, per non parlare dei costi generali di un ufficio che se pur piccolo, ha bisogno di tante cose.
    Così eccoci qui ad avere nostalgia di quando la macchina ‘un ce l’aveva quasi nessuno e s’andava in giro in bici, così s’andava all’ufficio più vicino, senza tante cerimonie!

  13. fabrizio fabbrini montepescali ha detto:

    Il male delle poste italiane è stato dibattutto mille volte, anche in questo blog: sono diventate un grande magazzino dove si vende di tutto, a discapito dei servizi dell’attività caratteristica sempre più penalizzata. Pensate che i tabaccai quasi un anno fa fecero sentire la loro protesta, ripresa dalla stampa locale, perchè avevano difficoltà a rifornisi dei francobolli, specialmente quelli adesivi più pratici e più richiesti dagli utenti. Meno male che ora quasi tutti i bollettini si possono pagare nelle tabaccherie e qualcuno nei supermercati. Di fronte alla freddezza delle poste, incominicamo a servirsi delle rivendite alternative agli uffici postali e la dove regna il disagio causato da questo ente spa, ma sempre in mano pubblica, ripagamiolo con la stessa moneta:incominciamo a chiudere libretti e conti postali, tanto di sportelli bancari in provincia ce ne sono tanti, anche in piccoli centri.

  14. Granocchiaio ha detto:

    Un fatto mi pare certo: ci deve essere un limite minimo sotto il quale non si può tenere aperto un Uffici Postale.
    Qual è questo numero? Io non lo so, ma di sicuro esiste.
    In una frazione lontana da un paese con le Poste quanti abitanti ci devono essere per aprire l’Ufficio? 10? Troppi pochi? 20? Pochi? 30? Ancora pochi?
    Fermiamoci qui. Se questi sono numero insufficienti vuol dire che ci sono paesi in cui – a buon diritto – non “si può aprire l’Ufficio”.
    Che poi quegli abitanti abbiano tutte le ragioni per lamentarsi è vero, ma è altrettanto vero che in quel paese probabilmente non manca solo l’Ufficio Postale, ma probabilmente anche un negozio di generi alimentari o un panificio.
    Allora non ha senso dire che in un certo posto non si può chiudere l’Ufficio Postale, per il semplice motivo che non conosciamo i parametri di riferimento. Si po’ dire che ci dispiace, ma non si può dire che è sbagliato o ingiusto.

    Eppure prima, fino a poco tempo fa, l’Ufficio Postale era un caposaldo della Pubblica Amministrazione. Sicuramente era il più diffuso Ufficio Pubblico dello Stato. Ce ne erano tanti, forse troppi.
    Ma quello era il tempo chiamato da molti “delle Vacche grasse”. Io non sono d’accordo: quello era il tempo “delle vacche da mungere” indipendentemente dal fatto se c’era latte o meno. Era il tempo in cui si è vissuto e amministrato lo Stato ben al di sopra delle reali possibilità. Si poteva aprire Uffici Postali a bizzeffe, mandare interi eserciti in prepensionamento dalle varie Amministrazioni Statali e parastatali, ma anche nelle grandi industrie in difficoltà. Quei lavoratori erano da privilegiare, quelli delle piccole imprese no, erano figli di un dio minore.
    Mangiando l’uovo in culo alla gallina non ci sono stati più uova disponibili per essere covati e far nascere nuovi pulcini. Ma non ci siamo fermati qui, non si è mangiato solo l’uovo in culo alla gallina, ma siamo risaliti all’indietro dentro l’intestino e su fino al gozzo, per mangiare anche il becchime appena beccato. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    Sono stati i governi di allora? Certo che si. Ma l’opposizione non si è opposta o scandalizzato più di tanto per questo. E i Sindacati dei lavoratori dov’erano e che facevano nel frattempo?
    E poi c’è qualcuno che non si spiega come mai mancano i soldi per le pensione all’INPS. (sic)

    Per ritornare al ridimensionamento delle Poste.
    La stazione ferroviaria di Montepescali aveva negli anni ’60 un capostazione titolare, 3 o 4 capostazione ordinari, almeno 4 operai o manovratori. Oggi alla stazione è tutto chiuso, non c’è nemmeno una persona, il biglietto si fa davanti ad una macchinetta, gli annunci sono registrati, e le sbarre vengono chiuse a distanza. Pare da Pisa. E i treni arrivano, partono e viaggiano come e più di prima.
    Non sarà bello come allora, ma è così e non è prevista un cambio di tendenza.

  15. nello ha detto:

    Al di là di come la pensiamo (mi sembra ci siano tutte le idee possibili sull’argomento) io credo che per prima cosa sarebbe interessante sapere cosa frulla realmente nella testa dei nostri governanti, dico tutti (e qui noin c’è di mezzo il colore), perchè a sentirli predicano una cosa e poi la realizzano un’altra diamentralmente opposta.
    Granocchiaio giustamente fa riferimento anche ad altri enti (o società che dir si voglia), nello specifico alle ferrovie, io ci infilerei anche gli altri). Per i nostri governanti bisogna abbattere la disoccupazione ma l’efficienza si ottiene risparmiando (a casa la gente e soprattutto azzerando la manutenzione, cioè le spese più grosse). Di qui è bastata una nevicata, pur grossa, ma per giorni interi paesi, non dico poderetti spersi nella campagna che poi sarebbe lo stesso, sono rimasti al buio (con tutto quanto è collegato all’energia elettrica); i super treni che si fermano inspiegabilmente e/o vengono soppressi senza nessun preavviso (spero che almeno venga rimborsato il biglietto) o deragliano perchè manca un bullone o perchè uno scambio non funziona (esemplare che nonostante per tre inverni consecutivi sia andata in tilt la stazione di Livorno per il ghiaccio, non vengono messe le scaldiglie perchè città marina….). Nel 1956 ci fu una nevicata (bambino ricordo poco se non l’altezza inusitata) se non più grossa,a gli stessi livelli di quella di quest’anno (almeno nelle nostre zone a detta degli esperti), lo stesso nel 1985: il giorno dopo praticamente energia al 100%, stesso discorso si può fare per le ferrovie (a Livorno come in tutte le stazioni , grandi o piccole, c’era un addetto a scaldigliare gli scambi con torce ad hoc).
    Venerdì sono andato a sentire l’ass.re regionale Marson a Ribolla per la presentazione dell’impostazione dei lavori per il nuovo piano paesaggistico toscano (non è argomento e soprassiedo), però una cosa rimarcò: prima di fare nuovi insediamenti (civili e/o industriali) bisogna utilizzare e/o ristrutturare i vecchi (che poi è più o meno lo stesso discorso dei Sindaci, ed anche dei ministri interessati, che vedono svilupparsi a dismisura i capoluoghi e abbandonare frazioni o campagna con gravi disagi per tutta la cittadinanza). Che fanno poi le stesse persone? portano alla chiusura delle stazioni (perchè l’efficienza massima del traffico ferroviario si ottiene riducendo al minimo le fermate,Moretti dixit) si elminano le scuole (anche le eventuali pluriclassi)si togono gli uffici postali e si riduce al minimo il recapito (anche su quest’ultimi in primis quelli rurali, che non vuol dire solo la campagna, ma quelli che interessano anche molti paesi), e anche per l’energia in genere la precedenza è l’area cittadina, meglio se metropolitana.
    Ecco perchè mi chiedo cosa pensano realmente i nostri governanti. E’ della scorsa settimana la mezza pagina dove si dava quasi dei matti alla coppia che sabato scorso si sposava a Cana, dove già abitavano con una figlia piccola. Io non li classificherei, anche bonariamente, matti ma, se non fosse molto impegnativo, li chiamerei eroi, perchè ci vuole un bel coraggio ad andare a vivere in un paese (peraltro bello e con aria buonissima, forse quasi al livello di Montepescali, se non più lontano dal quello che si può chiamare benessere)dove in pratica manca quasi tutto (compreso anche i mezzi pubblici che ora hanno subito un taglio, anche qui i numeri sono tutto).
    Il Granocchiaio, riprendendo in parte anche Mezzolitro, si chiede quale è il numero minimo di clienti (perchè anche alle Poste come all’ENEL non esistono più gli utenti), io dico che non è su un numero che si deve ragionare, ma su come aggirare l’ostacolo del pubblico servizio.
    Sono un ex camperista e continuo ad interessarmene, leggendo riviste specifiche e guardadoli passare. Bene i camper potrebbero essere una soluzione. Sono guidabili con patente “B”, quindi in pratica da tutti(e non ci sarebbero problemi i portalettere usano auto e/o moto per il loro lavoro), possono sostare e transitare come una qualunque auto attenendosi a determinate norme(anche se poi ordinanze pongono illegali divieti, ma penso in questo caso sarebbero tutto autorizzato), visto che tutti i sindaci scendono in piazza (addirittura quello di S.Fiora, scandaloso chiudere gli uffici anche nelle sedi di comune, invoca i fucili, anche se non è leghista di Bossi) mettere a disposizione una colonnina con luce e, perchè no, anche se si può utilizzare la pennetta (e POste è anche nella telefonia), un collegamento wi-fi. Il servizio può essere fatto in giorni alterni oppure ad ore e la spesa sarebbe minima (questo per ripondere a Mezzolitro) con un impiegato si potrebbe coprire da un minimo di sette a un max di quattordici uffici (nel caso di ore). Non dico niente di nuovo. Già fin quando a Pianosa c’era il penitenziario (con il famoso 41bis) il Martedì e il venerdì (giorni in cui il traghetto andava all’isola) dalle 7.00 alle 8.30 (orario di partenza) c’era un camper della Polizia attrezzato allo scopo per il rilascio dei permessi di sbarco ai visitatori (parenti e/o legali dei detenuti).
    Sempre per Mezzolitro. Un mio ex collega per ogni lavoro che andavamo a fare aveva il proverbio o detto appropriato (Stcco e pittura fa bella visura, oppre lavoro fatto di notte si vede di giorno), per le Poste prenderei: per risparmiare non si guarda a spese. La posta consegnata a Braccagni (ma se vuoi un posto più lontano ti cito Scansano) viene presa dai portalettere a Grosseto, quindi inizia la consegna diciamo dal Bottegone fino al Fantini, penso che sia uil punto più lontano della zona, passando per Montepescali. Una volta la posta veniva portata dal furgone al ns. ufficio postale (così anche quando c’era l’ufficio a Montepescali, evitando al furgone di salire al castello, oltretutto il portalettere faceva sia il castello che la campagna, vecchia visione della lotta Usi Civici). No, bisogna risparmiare i portalettere devono partire con la posta smistata da Grosseto, per cui, oltre al danno degli stessi di andare in città a proprie spese (lo chiamo danno, può sembrare improprio perchè tutti i lavoratori vanno alla loro sede a spese proprie, ma per i due di Braccagni la sede era qui , ed essendo nello stesso comune non gli spetta nessun rimborso a fronte di maggiori spese, come per quelli di mMarina etc), quanto aumentano i costi per le auto da loro utilizzate? Lo capirei se la mossa avesse fatto risparmiare il furgone e l’autista, ma ciò non è vero:il furgone passa ancora per andare a Roccastrada (o a Roccalbegna per quanto riguarda Scansano), ma forse per non cadere in ulteriore ridicolo, lo faranno passare per la Variante (forse per Roccalbegna lo faranno passare per Baccinello Cana, strano due posti dove è stato tolto l’ufficio).
    Come vedi Mezzolitro, basta poco per non risparmiare ed aumentare le spese…..

    • mezzolitro ha detto:

      Devo dì che la cosa del furgone che fà da ufficio postale “volante” ‘unn’a sapevo, è proprio vero, ogni giorno s’impara qualcosa.
      Quindi che ci vole, chiediamo ai sindaci dei paesini interessati di PRETENDE un’ufficio postale “volante” in ogni frazione cò un ben preciso orario.

Lascia una risposta

Devi essere iscritto per scrivere un commento.