Apertura domenicale dei negozi: QUALCUNO STA CAMBIANDO

*

450 SIMPLY F.LLI NEGRO

È dal 24 aprile del 2010 che su questo blog viene portata avanti la polemica CONTRO LE APERTURE FESTIVE dei negozi ed in particolare della G.D.O.

Via via sono interventi CONTRO la chiusura diversi soggetti, sindacati in testa, ma finora pochi supermercati. È quindi con piacere che segnalo questo post che mi è stato condiviso su Facebook di un negozio della Simply Market, anche perché contiene una frase da me già diverse volte evocata: “….invitiamo la gentile clientela AD APPROFITTARE DELLA DOMENICA PER RISCOPRIRE I VALORI DELLA FAMIGLIA. Certi di vedervi ancora lunedì auguriamo a tutti una buona domenica.”

Ogni commento mi pare superfluo.

 

Per vedere fin dall’inizio:

Negozi aperti o negozi chiusi

Scritto da Granocchiaio il 24-apr-2010 Totale commenti 80

http://www.braccagni.info/2010/04/24/negozi-aperti-o-negozi-chiusi-alla-domenica-e-negli-altri-giorni-festivi/comment-page-1/#comment-6005

*

**

***

apertura domenicale? GIU’ LE MUTANDE!

images (1)

LIBERA LA DOMENICA

LIBERA LA DOMENICA

 

Archiviato in: featuredIL MANGIARE ED IL BERELA CULTURALA NOTIZIA

Tag:

RSSNumero commenti (84)

Lascia una risposta | Trackback URL

  1. Granocchiaio ha detto:

    Ho visitato il mega centro ormai orgoglio della nostra città e dell’intera Maremma.
    Ora capisco i gridolini di gioia delle belle signore impellicciate ieri intervistate dalle TV locali: oh si! Ci mancava tanto! Ora sì che siamo una vera città! E poi è cosi bello, così grande! Mi fa impazzire!
    – Ma lei comprerà qualcosa signora? Che cosa?
    – Non so, non so, ma qualcosa comprerò, prima voglio vedere….ma ora mi lasci prego, devo andare, è troppo bello!
    Come dare torto alla signora e anche ad altri intervistati magari un po’ più sobri, ma tutti felici di aver avuto come un riconoscimento al merito per la città.

    Certo che è grande, certo che è bello. Già dal larghissimo corridoio d’ingresso, l’illuminazione e l’arredo delle gallerie, il luccichio delle vetrine, quegli spazi enormi che non vedi la parete laggiù in fondo, tutto ti fa sentire in un altro mondo. Ti trasporta in un’altra dimensione. Infatti dopo un po’ ti sembra impossibile che tu sia ancora a Grosseto, al Casalone. Potresti essere a Firenze o a Bologna o a Milano, o magari in un ipermercato di Parigi, tanto dentro grosso modo so tutti uguali.

    E questa è la prima riflessione che mi vien da fare. Ma allora questo ci spoglia della nostra identità ancora di più! Questa non è una parte di Grosseto, è una replica di un modello universale della società moderna che va a posizionarsi dappertutto, in tutto il mondo. Non è un quartiere o una zona della città particolarmente attrezzata per gli acquisti, ma dove comunque riconosci il Corso, oppure le Mura, oppure il palazzo delle Poste, o l’ultimo palazzo della Banca Tal dei Tali. No, è un modello unico valido per tutto il mondo, sostanzialmente replicante un modello universale.

    Si ma allora addio nostro territorio, addio nostra città, addio Maremma! Addio alle nostre caratteristiche cittadine. Belle o brutte che siano, ma nostre. Dove ci leggi storia nostra e dei nostri padri, e dei nostri nonni, di quelli prima di loro. Qui un ci leggi proprio un bel niente.

    Poi dici, va beh, facciamo conto di esse a……….boh, facciamo conto di esse……a Grosseto, ma sì, è irreale, ma facciamo conto di esse a Grosseto.
    Allora ti guardi meglio in giro e cominci ad osservare persone e cose.
    Le ragazze-hostess prima di tutto, belle, bellissime, tutte acchitate, pettinate e tirate a lucido, in divise più o meno simili, ma quasi tutte in quasi mini gonna, sia a chi sta bene, sia a chi “sarebbe meglio evitare”. Fa niente, le guardi, sono giovani e belle tutte pronte ad assisterti o fare finta di fare qualcosa di indispensabile. Chissà di dove sono? Poi le guardo meglio e mi tranquillizzo: sono proprio maremmane! Da cosa si capisce? Da mascelle squadrate o gambe da butteri? Niente di tutto ciò, semplicemente dalla mancanza del sorriso sul volto, pur solo professionale che sia.
    Questo è il vero segnale che sono nostrali. Non dico il proverbiale sorriso degli addetti al pubblico della Romagna, ma di qualsiasi altra parte d’Italia, basta muoversi di un paio di cento di chilometri e zacchete trovi un volto sorridente ad accoglierti.
    Questo non vuol essere un rimprovero alle incolpevole ragazze sia chiaro. Tanto anche i maschietti sono uguali, se non peggio, o i giovani rispetto ai vecchi. No se trovi in città un esercente al pubblico che sorride prova ad ascoltarlo meglio e sentirai un accento diverso dal maremmano.
    È semplicemente che siamo fatti così. Punto e basta. Girando un poco il mondo ho trovato solo un popolo che ci batte in questo senso: i portoghesi. Riescono a essere più tristi musoni e sfigati più di noi.
    Ristorante, giornalaio, commessa di negozio o di supermercato, impiegati pubblici o privati, negozio di scarpe o di salumi, andate dove volete tanto cambia l’articolo, ma non la ghigna.

    Va beh, guardiamo i maschietti. Veramente più che i maschietti qui si tratta di maschioni. Nel senso che sono tutti dei marcantoni , tutti alti e prestanti, tutti vestiti di scuro, tutti serissimi in volto, sembrano guardie del corpo. E infatti proprio guardie sono. All’ingresso del grosso magazzino di Media Word ne ho contati 6 o sette solo all’entrata e all’uscita. Poi tutti quelli sparsi su tutto il centro: sembrava che ci fossero le scorte di tutti i componenti del governo, Berlusconi compreso.
    Loro non avevano facce gentili, anzi, ma sono da capire, interpretano il loro ruolo. Solo che fanno un po’ effetto, anche perché pare che siano tutti là non per esserti di aiuto e amici tuoi, ma sei guardato come se ognuno di noi fosse un potenziale pericolo latente. E ti tocca fare anche la faccia del bravo bambino prima che qualcuno non ti prenda di mira!

    Meglio spostare l’attenzione sulla merce allora.
    E allora non c’è che l’imbarazzo della scelta. Entro nel mega negozio di Media Word
    Dove è più facile dire cosa non c’è che elencare cosa c’è. Non c’è, per esempio, niente da mangiare o da bere, ma non ci giurerei. Tv, cellulari, casalinghi, libri, di tutto e di più. È perfino imbarazzante mettersi a guardare e fare i confronti, confronti con chi? Con che? Ci vorrebbe una cinepresa che ti riguardi a casa e poi la confronti con altri prezzi, se no come fai? Gli schermi TV ormai a grandezza parete, i pc allineati e coperti come se fossero una parata militare, macchine fotografiche che ti vergogni a pensare a quella che hai a casa. Insomma veramente tantissima roba. Per i pochi che sono stato in grado di giudicare i prezzi sono buoni, qualche volta buonissimi (e ci mancherebbe altro), qualche volta anche normali.
    Non compro niente e vado a vedere il Super Conad che è un settore che normalmente frequento perché normalmente la spesa per casa la faccio io.

    A fronte di millanta uscite c’è una solo entrata, anche questa adeguatamente controllata, per cui devo passare davanti a tutte le casse in uscita.
    Faccio per primo il reparto frutta e verdura con i suoi mille colori e varietà c’è di tutto o quasi, e da tutto il mondo. Se ci fosse solo la frutta e la verdura di questo periodo e soprattutto del nostro territorio penso basterebbe uno spazio dieci volte inferiore!
    E poi tutti i banchi e gli scaffali con i prodotti classici che si trovano in ogni supermercato, ma io vado diretto verso il fondo dove normalmente si trova il pesce e la ciccia.
    È venerdì e ho deciso che comprerò qualcosa di pesce che al paese normalmente non c‘è.
    Il banco non è enorme ma è ampio, affollatissimo e fornitissimo. Ci sono almeno 6 o 7 commessi. Preso il numerino attendo il turno che arriva in pochi attimi e la signora mi chiede cosa voglio. Parto con le ali di razza che a noi piacciono molto e vanno bene anche per i bimbi più piccoli perché non ci sono lische. Mi accorgo che la signora commessa pur sporgendosi tutta, quasi sdraiata sul bancone arriva a malapena a prendere queste ali per le orecchie. Stessa storia quando ordino una bella coda di rospo, proprio non ci arriva. Guardo le altre, ma anche le altre ci arrivano male: possibile che abbiano sbagliato le misure del bancone? Se no vorrebbe dire che hanno assegnato il compito a commesse troppo basse. In effetti tutte hanno un po’le stesse difficoltà. Quando infine chiedo un pizzicotto di calamari di penna, giusto un pizzico visto il prezzo, la signora sconfortata chiama in aiuto un baldo giovine che allunga la mano e prende il pizzicotto di calamaretti. Controllo i prezzi, sono buoni, ma non eccezionali.

    Passo oltre e arrivo nel chilometrico bancone della ciccia. Bella sorpresa perché prima delle celle con tutti pezzi messi in vaschetta c’è un piccolo reparto macelleria con una bella signora pronta a tagliarti una bella bistecca o quant’altro possa servire. Sarà un po’ fumo negli occhi, giusto per i nostalgici come me, ma insomma c’è e ci si può anche parlare.
    Infatti gli chiedo se hanno della carne di Maremmana. La signora a botta mi risponde “ho della Chianina”. La ringrazio, ma io cercavo carne di Razza Maremmana….dopo un attimo di indecisione sorride, chiede permesso, apre una porticina che da sul reparto e chiede a qualcuno se caso mai c’è della carne di Razza Maremmana. Torna e mestamente mi dice che no, la Maremmana non ce l’hanno, ma, ribadisce, c’hanno la Chianina Maremmana. Immagino la razza Chianina allevata in Maremma che noi conosciamo bene, se non altro perché c’abbiamo uno dei migliori allevatori di tutta la Maremma ai margini del paese, e cioè dal Badoglino.
    Non riesco a trattenere un commento: peccato, un vero peccato, perché con quanta carne avete esposto e chissà da quanti parte del mondo arrivi, non avere proprio qui
    nel cuore della Maremma carne della Razza più tipica che possa esserci: a pochi chilometri dal centro commerciale c’è per esempio il più grande allevamento di bovini di razza Maremmana dell’intera provincia!

    Passo oltre e vado nel reparto vini che forse mi è più congeniale e conosciuto.
    Trovo uno scaffale che forma una piccola isola con una buona rappresentanza della produzione enologica della provincia. Non è fenomenale – come potrebbe e forse dovrebbe, viste le loro dimensioni – ma c’è!
    Per il resto in testa alle scaffalature, più per un vezzo ad esaltare che per una vera esigenza o necessità, una piccola teca sottochiave mostra delle bottiglie di vini famosi della toscana: Il Sassicaia, Il Solaia, il Tignanello e via cantando. I prezzi in linea con le nostre migliori enoteche.
    Non ho visto l’olio e forse me ne sono dimenticato, ma lo stile e la politica di vendita è secondo un cliché abbastanza noto e per niente rivoluzionario.

    Esco sotto lo sguardo non amico dei soliti ceffi tanto che quando arrivo all’uscita e vedo due Vigili del Fuoco mi sento un po’ rincuorato e al sicuro.

    Conclusioni.
    Una su tutte: ho visto tanto di quelle belle cose che ci vorrebbe un giorno per raccontarle tutte. Ci sono di belle e di bellissime. Di utili e meno utili. Ma certo potendo, o forse solo volendo………….
    Poi mi si è accesa una lampadina perché ho capito come mai ero tanto felice di essere stato al nuovo mega Centro Commerciale.
    Cosa avevo capito e cosa avevo scoperto: avevo capito che posso fare a meno di tutto quello che è là dentro!!!
    Vi sembra poco? A me mi sembra Mega!!!

    • Ric ha detto:

      Caro Granocchiaio, spero per te che sei andato al centro commerciale in bicicletta tanto in questi due giorni c’è stato così tanto traffico da bloccare la parte sud di Grosseto; comunque voglio raccontare un fatto. Quest’anno sono stato in Romania e a Bucarest ho affittato un’auto con la quale sono andato in una regione chiamata Oltenia, distante circa 200 km. dalla capitale. L’Oltenia è una regione molto povera dove vedi veramente cosa significa la parola miseria: villaggi agricoli o montani poveri ma dignitosi, gente e soprattutto bambini per la strada a vendere quel poco che hanno, formaggi e frutta alle rarissime auto che passano. Dall’Oltenia sono andato a Sibiu, una bellissima città medievale praticamente sconosciuta dagli italiani e qui, alla periferia della città ho visto un centro commerciale grande il doppio di quello di Grosseto. Proprio così: nella Romania dell’interno ci sono centri commerciali ancor più grandi del nostro, tanto che ti viene da domandare: “ma come faranno ad avere così tanti clienti in quel Paese uscito da poco da una dittatura?”. Eppure sono pieni di gente anche là.
      I centri commerciali rappresentano uno spostamento del baricentro del commercio dai centri storici urbani ormai inaccessibili alle auto verso zone periferiche dotate di grande capienza di parcheggi e da strutture che hanno enorme capacità di offerta. Nei centri commerciali (lo avrai notato anche te…) è impossibile non comprare qualcosa, anche perchè altrimenti che ci andresti a fare? Inoltre il loro scopo è quello di calamitare moltissima gente e di farla rimanere il più a lungo possibile dandogli servizi vari (caffè, ristoranti, parrucchieri, edicole, ecc.).
      Un ipermercato ha lo scopo di offrire un vasto assortimento di alimentari quantitativamente superiore alle possibilità di un supermercato (che ha come obbiettivo la “spesa quotidiana”, quello che normalmente si compra per alimentarsi tutti i giorni). Il fatto che la gente sia elettrizzata da questa struttura commerciale sta nella mentalità consumistica delle generazioni più giovani e nella enorme quantità di merce varia che quasi stordisce chi è abituato al normale negozio dove la merce in vendita è calcolata in base alla clientela. In molte città del nord Italia, dove per andare al mare o per fare una passeggiata domenicale occorre fare molti chilometri, il centro commerciale rappresenta ormai da tempo la “passeggiata domenicale” (non inorridire…). D’altra parte già da molti anni i grossetani si organizzano la domenica per andare a Firenze ai Gigli o ad IKEA invece di andare a visitare gli Uffizi o la Galleria dell’Accademia. Un modo diverso di concepire il tempo libero…. magari poco culturale, ma ognuno si organizza come meglio crede.
      Per il resto dobbiamo accettare l’idea che il mondo proceda su altre concezioni dell’acquisto; d’altra parte questo centro commerciale ha dato lavoro a qualche centinaio di persone senza contare l’indotto e questa non è poca cosa con i tempi che passiamo…

      • Enzo Lunghini ha detto:

        Compermesso…
        Ormai so’ nel calderone, e ci faccio un giretto.
        Vedo che il “Granocchiaio” ha avuto sufficiente costanza e perseveranza da tentare e riuscire a raggiungere il centro commerciale; tiro ad indovinare e suppongo che il Granocchiaio abbia tanto tempo disponibile perché è un pensionato anche lui.
        Anch’io sono pensionato, ma di primo pelo e non rinuncio al lavoro che ho fatto per tutta la vita.
        Domattina, ben prima dell’alba si riparte.
        Ci ho provato stamattina ad andare al famoso Centro, e dirò che ci sono arrivato facilmente. Però quando ho visto i parcheggi stracolmi ho rinunciato, perché la semplice ricerca di un posto per parcheggiare forse avrebbe richiesto tanto di quel tempo che non ho a disposizione.
        E’ domenica, ed ho un milione di cose da fare; e la settimana che viene è abbastanza piena; perciò dietro-front.
        …poi ho visto che il Granocchiaio, “di là”, si presenta come un giovincello un po’ ingenuo ed affamato di “sapere”, al che qualcuno gli ha intimato di non fare tanto il furbo; e questo mi ha un po’ confuso.
        Poi, leggendo la sua “esposizione dei fatti” (e soprattutto in quale maniera l’ha espressa) mi viene da pensare che il Granocchiaio…
        Granocchiaio, non fare tanto il furbo.
        Io non ti conosco (ma neanche te a me, eh! eh!) per cui propongo di scendere ad un compromesso: tu mi dici “chi sei” e “cosa fai”, ed io ti dico chi sono e cosa faccio.
        Tu, ad esempio, per quale “testata” scrivi od hai scritto?

        • Granocchiaio ha detto:

          supponi male perchè io ci so andato venerdì mattina e nonostante il percorso assurdo per arrivare non ho fatto code nè per andare, nè per sostare, nè per uscire

          • Enzo Lunghini ha detto:

            Ho acceso il riscaldamento e indossato un giacchetto;
            ora va meglio: non sono più raggelato.

      • Marcos ha detto:

        Ho visto un paese dove l’economia è più forte, nettamente più forte di quella italiana, dove le persone sanno godersi la domenica anche senza i negozi aperti, in piste ciclabili di città dove agli attraversamenti pedonali gli automobilisti si fermano perchè va fatto e non come atto di carità, dove le regole hanno ancora un valore e chi lavora nel commercio può passare una giornata intera in famiglia.
        Non se la passano poi così male in Germania anche se la domenica i negozi sono chiusi, ma nemmeno in Austria, e o in Svizzera, Francia…ma si sa dobbiamo sempre copiare all’America…
        Poveri noi…

  2. Granocchiaio ha detto:

    A proposito di ………………….

    Mi risulta che il nuovo centro abbia chiesto l’apertura domenicale, ma limitata a sole 52 domeniche all’anno
    Sì, perché non esistono anni con 53 settimane

    Ora che anche certa grande distribuzione e certi sindacati di categoria cominciano a fare marcia indiero su questa balorda idea………..

    Hai ragione Ric, al peggio non c’è fine

    • viviana ha detto:

      Non sono ancora andata al nuovo centro commerciale perchè non riesco a sopportare l’idea che per soddisfare una banale curiosità si debba rimanere incolonnati in auto per tanto tempo ,come succede di regola a chi disgraziatamente vive nelle grandi città .
      Il guaio è che , purtroppo, per andare a casa del mio figliolo che vive per l’appunto da quelle parti, io , che vado a portare camicie stirate e sughi già pronti, da giovedì mi ritrovo intrappolata nel traffico, proprio come i tanti visitatori del centro, costretta mio malgrado a dure prove di pazienza.
      Speriamo che , passata l’euforia del momento, tutto rientri nella normalità di sempre .
      Le novità , si sa , hanno un fascino che poi con il tempo a poco a poco si affievolisce .

  3. braccagni.info ha detto:

    Il giorno dell’inaugurazione del nuovo Centro c’era all’ingresso anche un “fastidioso” (attenzione alle virgolette) drappello di operaie della Mabro a ricordare la loro vertenza. In proposito vada loro la nostra solidarietà; tra l’altro una delle sindacaliste più attive è la nostra concittadina Manola Mengozzi, moglie di Lamberto Cittadini.

    • Patrizio G. ha detto:

      i centri commerciali sono come la tcnologia, è difficile impedire che si realizzino senza rischiare di venire tagliati fuori dall’economia globale.
      Però è bene sapere che sono un male , i motivi sono evidenti, fanno chiudere i negozi e sostituiscono una classe di negozianti che è stata quella classe media che ha fatto il bene dell’italia, perchè veva diffuso e radicato sul teritorio interessi familiari, che faceva si che tutti fossero pronti e attivi contro soprusi e ingiustizie, per sostituirla con una classe di dipendenti con contratti senza futuro al servizio di pochi grandi imprenditori o multinazionali che non solo non redistribuiscono sul territorio i guadagni dei grandi centri, ma li posrtano fuori dall’italia…

      in pochi anni a avremo il deserto, nessuno si opporrà allo sfruttamento e avremo permesso investimenti di capitali mafiosi…

      questa non è una previsione sciocca, è la realtà davanti alla quale solo la buona volontà di politici lungimiranti potrebbe trovare soluzioni che si riflettono positivamente sulla nostra piccola società maremmana…

      ma chi vuole i centri commerciali e i poli logistici inneggiando ai posti di lavoro non ha capito niente del mondo… perchè una cosa che è ineluttabile la si critica anche se è inevitabile che comunque possa diventare realtà…

      certo che per far l’interesse della società bisogna avere il coraggio non solo di brontolare alle spalle, ma di metterci la faccia… quanti di voi ce l’hanno?

  4. Nello ha detto:

    Anch’io ho fatto una capatina al Centro Commerciale del Casalone e come il Granocchiaio sono rimasto interdetto. C’è luminosità, c’è spazio, ci sono bei negozi, ma come Il GRanocchiaio ho potuto fare un riferimento solo ai prezzi e prodotti della CONAD. Anch’io sono rimasto sorpreseìo a vedere esposto il cartello “Carne Chianina” e non “Maremmana”, potevano al limite evidenziare il produttore, come doice la Signora a nostro amico “è della zona”. Per quanto riguarda i prezzi (escludendo quelli in promozione) sono in linea con il Supermercato stesso marchio del Tiro a Segno, quindi niente di nuovo.
    In realtà quello che più mi ha colpito è lo schieramento di addetti alla sicurezza (?): ho notato almeno una ventina di volontari della Protezione Civile (non so se inviati dalla stessa o di supporto come associazione); una squadra di Vigili del fuoco (o fosre due perchè fra fuori e dentro ne ho notati una decina) più una ambulanza della MIsericordia all’ingresso. Se sarà sempre così sarà una sicurezza per gli anziani che i nostri Governanti per superare i problemi atmosferici (soprattutto il caldo, ma anche il ferdddo) li inivitano ad andare nei Centri Coomerciali…..
    ps Per altri commenti sulle ricadute sull’ecnomia locale, mi associo agli altri che già hanno esposto

  5. braccagni.info ha detto:

    Oggi su Il Tirreno: Centro storico, due griffe per chi ci crede ancora – Non solo Casalone: sotto i portici di Piazza Dante aprono North Sails e Max e Co – La sfida dell’ex bomber del Grosseto ADRIANO MEACCI, ora imprenditore dell’abbigliamento: “Lo struscio non morirà mai”.
    Apertura sabato 4 dicembre “con Gabriele SONNINO, GENERO e socio in affari”

    • Granocchiaio ha detto:

      complimenti al Fritz per la nuova iniziativa

      ma anche e sopratutto per le nozze precoci della figlia!

      veramente un record credo!

      e complimenti anche al genero! e ……..figli maschi!

      ma a proposito, chi è sto genero?

      spero di aver letto male, perchè se no parrebbe che il cognato Gabriele avesse convolato a nozze con la propria nipotina!

      oramai ci si deve abità a tutto, è proprio vero!

      si so sposati in segreto o con speciale dispensa?

  6. Granocchiaio ha detto:

    Non si capisce bene se le strozzature e le gimkane per arrivare al nuovo Centro del Casalone sono state studiate a tavolino per creare imbottigliamento ed esaltare l’enorme afflusso

    o predisposte per far funzionare una specie di regolatore di portata nell’afflusso

    o forse perché per arrivare a qualsiasi paradiso un po’ di patimento è previsto per regolamento

    o forse infine perché chi doveva predisporre un’adeguata viabilità non era stato messo al corrente dell’apertura………

    bisognerebbe intervistare la gente per sapere cosa ne pensa……………………

  7. Tommaso ha detto:

    Elogio al consumismo sfrenato, gente fuori di testa… per me i centri commerciali sono una cosa oscena, mostri di lamiera e cemento che invadono le città, opere di sfruttamento delle persone che ci lavorano, mafia… cazzo, ma è possibile che per stare bene ed “essere felici” bisogna comprare, sperperare denaro… ma quanto è più bello uscire a fare una passeggiata al mare, andare a correre, girare in bici, ritrovarsi con gli amici e suonare, leggere un libro… sarò strano io, ma in questa società consumistica proprio non mi ci trovo.

    • Ric ha detto:

      I centri commerciali sono luoghi dedicati a coloro che assumono il consumismo quale valore. Il fatto che esistano persone come te, che amano un libro, la musica, lo stare insieme, il passeggiare, l’avere rapporti con gli altri, dimostra che non tutta la società si lasci prendere da questo falso scintillio e dalle dimensioni esagerate dell’ambiente di questi centri. Avendo lavorato nel settore della produzione alimentare, posso anche affermare che negli ipermercati e centri commerciali della GDO non si risparmia, anzi si tende a dare maggiore margine all’azienda commerciale che “fa il mercato” e quindi obbliga i produttori alimentari a sottostare a prezzi imposti.
      Quindi meglio per tutti farsi una bella passeggiata al nostro mare anche d’inverno oppure un bel fine settimana ad una sagra, dove per lo meno siamo sicuri di mangiare bene e vivere una autentica giornata senza luci scintillanti.

    • Biadone ha detto:

      I grandi centri commerciali non rappresentano solo questo ma molto di più.
      Sono uno spreco enorme e inutile di risorse ambientali, ci costringono a lunghe code per acquistare cose inutili, trasportate da migliaia di camion che girano impazziti da nord a sud per dare valore alla loro merce.
      Metteranno in crisi, costringendoli a chiudere, i negozi di quartiere, con il risultato che per fare la spesa quotidiana saremo costretti a prendere l’auto, in barba a tutti i proclami per farci inquinare di meno e consumare meno petrolio.
      Inoltre, a fronte di una popolazione che invecchia come faremo ad andare a fare la spesa?
      Ogni anno, in agosto, i telegiornali ci mettono di fronte al problema dei negozi “sotto casa” che chiudono per ferie, mettendo in crisi gli anziani che non trovano un litro di latte e un pezzo di pane, questo solo per la chiusura estiva, figuriamoci se chiudono definitivamente.
      Secondo me andrebbe tutelata la piccola distrubuzione, garanzia di qualità e filiera corta, ma su questo blog c’è chi di “SLOW” se ne intende più di me.

  8. Granocchiaio ha detto:

    Sono d’accordo su diverse critiche al sistema dei Centri Commerciali che sono state qui riportate.

    Vorrei sottolineare alcuni di questi e mi rifaccio da Biadone.

    Infatti io faccio la spesa al mio paese nei negozi che ci sono e qui compro quello che trovo. Altrimenti vado a Grosseto e vado anche nei super o iper mercati, come farò anche con questo nuovo. Siccome sono io che faccio abitualmente la spesa per casa, credo di conoscere abbastanza bene qualità, prezzi e quant’altro. Quindi non compro mai da nessuno “a scatola chiusa”. Mi preoccupo di vedere etichette, stagionalità del prodotto, provenienza ……Questo in particolare nei grandi o grandissimi negozi. Perché loro hanno maggiori possibilità di comperare dove vogliono e quindi a maggior ragione dovrebbero – anzi DEVONO – privilegiare le produzioni locali.
    Come segnalavo nel mio articolo di apertura nel reparto carni, a mia richiesta, mi è stato risposto che non avevano la carne di Razza Maremmana, però avevano della Chianina Maremmana, che altro non poteva essere che una Chianina che “abitava” in Maremma. E pensare che siamo nel centro della Maremma e che a solo pochi chilometri da lì c’è il più grande allevamento di tutta la provincia per questa splendida bestia: proprio dentro al Parco dell’Uccellina!

    L’altro commento che voglio sottolineare è quello di Ric.

    Dice lui: “Avendo lavorato nel settore della produzione alimentare, posso anche affermare che negli ipermercati e centri commerciali della GDO non si risparmia, anzi si tende a dare maggiore margine all’azienda commerciale che “fa il mercato” e quindi obbliga i produttori alimentari a sottostare a prezzi imposti.”
    Avendo io lavorato PER la GDO, ma come produttore, vi posso assicurare che è tutto sacrosanto e vero quello che dice il Ric. Io posso aggiungere che loro sono ben felici che il produttore gli dia un buon prodotto, meglio se è eccellente. Poi quando si va a parlare di prezzi la musica cambia. Noi siamo grandi, noi ritiriamo molto, ma noi dobbiamo avere la possibilità di fare una politica di prezzi aggressiva, cioè far pagare poco la merce quindi i prezzi che siamo disposti a pagare sono questi! E in pratica ti dicono loro qual è il prezzo giusto, cioè quello che sono disposti a pagare. A quel punto la questione provenienza e qualità va dopo l’ultimo posto, cioè fuori campo.
    E se te hai un’azienda che non ha sbocchi forti e alternativi ti devi piegare. Come? Magari dando la tua migliore produzione al piccolo negozio che sa valorizzare e proporre la qualità e alla GDO da la merce corrente, buona, ma non la prima scelta.

    Come dice Arbore: meditate gente, meditate. Ma soprattutto andateci pure nella GDO, ma per controllare e sottolineare quanto poco ci sia sotto quel grande scintillio di luci.

    Nota: pare che abbiano chiesto di restare sempre aperti. Un sindacato di categoria ha già risposto che questo non è possibile: abbiamo a Grosseto già una regolamentazione che dà molto di più di ciò che prevede il Piano Regionale per il Commercio, ed è già troppo. Andare oltre sarebbe criminale e comunque fuori legge.
    vedi anche nostro articolo su aperture negozi:
    http://www.braccagni.info/2010/04/negozi-aperti-o-negozi-chiusi-alla-domenica-e-negli-altri-giorni-festivi/

    • Ric ha detto:

      Rispondo al Granocchiaio anche se poi si va su un altro tema, e cioè nel rapporto produzione/grande distribuzione organizzata o semplicemente GDO. Se molti hanno fatto caso nei supermercati di GDO esiste la produzione delle aziende commerciali e la linea di prodotti “sponsorizzata” dal supermercato stesso, una linea che prende il marchio del supermercato. Ad esempio la Coop ha propri formaggi, pasta, latte, ecc. e non è detto che la qualità di questi prodotti sia inferiore a quella delle altre aziende che commercia nel proprio supermercato, anzi…
      Su questo tema è bene sapere che l’azienda impone un proprio prezzo garantendo la vendita del prodotto (spesso meglio esposto e maggiormente pubblicizzato) però dall’altra parte pretende un prodotto omogeneo consegnato il tale giorno (pena il mancato ritiro) e con un prezzo sul quale non si deroga. Questa è la ragione per cui molti produttori alimentari hanno la sicurezza di essere pagati anche se mediamente ad un prezzo inferiore rispetto alla libera collocazione sul mercato. Questo modo di agire della GDO va a discapito delle piccole aziende e le aziende familiari che, non avendo alternativa, sono costrette a collocare il prodotto alla GDO con quei diktat per lo meno con la sicurezza di vederselo pagare. Il successo degli ipermercati va in questo: io garantisco la pluralità di offerta del prodotto (vendo i prodotti di tutte le aziende) ma offro un prodotto mio che costa meno e che come qualità non è assolutamente inferiore allo standard di qualità corrente.
      Sono d’accordo anch’io alla vendita di prodotti locali per una serie di vari motivi: sono sicuramente buoni, hanno una loro tipicità che li fa uscire dagli standard di gusto del prodotto commerciale, aiutano il settore produttivo locale. Tuttavia andrebbe fatta una azione di “educazione” verso i clienti sull’uso di prodotti locali. Immaginiamo che Grosseto è per grande maggioranza fatta da non grossetani se non stranieri, quindi dovrebbe essere lo stesso supermercato a sponsorizzare campagne per la vendita di prodotto locale ad esempio sulla carne di maremmana. Lo standard di acquisto della carne fino a qualche tempo fa andava verso la carne pallida di vitello di latte; poi venne reso noto ai consumatori che cosa significava fare quel tipo di carne (animali costretti in stalla e forzatamente alimentati con latte) e la gente cambiò idea. La carne maremmana è di colore rosso e spesso non tenera; ha per sua parte il pregio di essere autenticamente biologica e di gusto superiore a quella di un normale bovino alimentato con nuclei per mangimi.
      Quindi: informazione, promozione, giornate particolari di vendita del prodotto locale. Questa è la mia idea. Ma siamo sicuri che questi ipermercati vorranno fare questo?

      • patrizio g. ha detto:

        In parole povere, trovo nella vostra disquisizione, uno spunto riflessivo che riguarda la politica della provincia e del comune sul polo logistico e agroalimentare…
        loro e i sindacati, sostengono che serve per rilanciare l’econoomia locale… però poi le stese persone favoriscono la costruzione di centri commerciali che per le loro politiche sono la cosa peggiore per l’economia locale… e costringeranno i produttori piccoli e medi o a fare la fame, diminuendo la qualità dei prodotti, o a chiudere… dico bene?..

        bella coerenza!!!

        • Ric ha detto:

          Caro Patrizio,
          Oggi ho visitato anche io il centro commerciale Aurelia Antica: nessuna differenza con gli altri centri commerciali d’Italia, anzi è abbastanza limitato rispetto ad altre città di eguali dimensioni di popolazione. La provincia di Grosseto è, come tutti sanno, una provincia scarsamente popolata e i centri più importanti oltre Grosseto sono Orbetello e Follonica distanti comunque oltre 40 km. dal capoluogo. Quando viene studiato un centro commerciale (che rappresenta un elevato imegno di capitale, come si vede) si tende a determinarne il potere di attrazione non solo sul comune capoluogo ma sulle località circostanti, quindi viabilità, facilità di accesso, decentramento dal centro urbano per ovvi problemi di circolazione del traffico (lo abbiamo notato…) e soprattutto una serie di servizi non certo pensabili: ad esempio l’accesso del servizio urbano (molti non possiedono un’auto), ecc. In questo caso il comune deve fare la sua parte ed ovviamente contribuire con servizi per rendere il centro accessibile, sicuro, con poco impatto sul traffico, ecc.
          Sulla città di Grosseto (ma direi sull’intera provincia) questo centro appare come un surplus proprio per le caratteristiche della città così intimamente legata con la propria campagna e quindi con una capacità di approvigionamento di prodotti agricoli e alimentari che non è normale rispetto ad altre città italiane (es. pochissimi grossetani comprano l’olio al supermercato ma si riforniscono ai vari oleifici, e così per il vino, ecc.). su questo punto ha ragione il Granocchiaio quando dice alla commessa “perchè non avete carne di vacca maremmana?” perchè a Grosseto è normale trovare carne al difuori del circuito dei supermercati. Io direi che Grosseto non è “terra vocata” per la GDO alimentare e questo le rende onore: la Maremma è eminentemente terra di produzioni di pregio sia dei prodotti lattiero caseari quanto di enologici e oleari. Per il resto i centri commerciali (e Aurelia Antica non si discosta…) offrono i soliti “cenciai”, negozi di capi di catene commerciali uguali in tutta Italia e di basso prezzo e gioiellerie (ma quante persone hanno bisogno di acquistare un gioiello proprio in un centro commerciale?). Io sono d’accordo con Patrizio, il comune dovrebbe potenziare di più il mercato alimentare e renderlo accessibile a un maggior numero di esercenti con prodotti di qualità che qui non mancano e non dare il fianco sempre e comunque ai supermercati di GDO. Inoltre dovrebbe evitare lo spostamento del commercio verso le zone periferiche cittadine e potenziare il centro storico dandogli facilità di accesso e posteggi auto. Comunque queste sono solo valutazioni mie personali che spero vengano condivise dai cittadini.

  9. Granocchiaio ha detto:

    DIAMO A CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE
    E DELL’IGNORANTE AGLI IGNORANTI

    Ho raccontato come nel mio giro al supermercato agroalimentare del Casalone abbiamo cercato della Carne di Maremmana ma questa non c’era e al massimo potevano fornirmi della carne di Chianina maremmana, dove presumo volessero intendere una Chianina allevata in Maremma.
    Me ne dispiacqui, lo dissi alla commessa e poi tutto finì li.

    Stamattina sono voluto passare dall’ormai “piccolo Centro Commerciale” nella zona nord di Grosseto. Ho notato che c’era molto meno gente del solito, ma non per questo c’era minor esposizione di merce, dalla frutta alla verdura, dal pane alla salumeria, al pesce, alle carni e a tutto l’altro armamentario previsto. Faceva più effetto perché con meno gente appariva più la roba.
    Sono andato diretto alla macelleria e siccome al punto di vendita diretta non c’era nessuno mi sono rivolto verso l’interno e chiamato un commesso gli ho chiesto se avevano la carne di Maremmana.
    No! Mi ha risposto deciso e senza tentennamenti.
    E io di rimando: e perché?
    Perché la carne di Maremmana è dura!
    No, io credo che lei non sia troppo aggiornato in materia, e mi dispiace, fa niente, grazie lo stesso, ho risposto.

    Questo lo dico per pareggiare meriti e demeriti dove ci sono, e qui mi pare che l’incontro finisca proprio alla pari.
    La Razza Maremmana è un Presidio di Slow Food da diversi anni e per vari motivi ho seguito da vicino la storia e le caratteristiche di questa razza e della sua carne.

    Si presenta di un colore più scuro delle altre, segnale di maggiore energia alimentare dovuta alla maggiore concentrazione di mioglobina e bassa concentrazione di grasso. Il tutto dovuto al fatto che l’animale è libero di pascolare e non sta per tutta la vita o quasi in stalla.
    Prima il profumo e poi il sapore di questa carne rispecchia la qualità del mangiare che questo trova pascolando liberamente, comprese le essenze della nostra macchia mediterranea. Gusto e sapore caratteristici e che rimangono a lungo in bocca.

    La carne della Maremmana ha caratteristiche importanti per la nostra salute, in primis il colesterolo che ha dei valori di circa 15 mg/100 gr. Anche questo frutto del tipo di allevamento che prevedendo pascolo in ampi e zone, fanno si che l’animale sviluppi in maniera considerevole la propria massa muscolosa a scapito della parte grassa. La Maremmana è stata da sempre un animale magro, perché fino a poco più di mezzo secolo fa era adibita al lavoro nei campi e quindi anche ad un maggior dispendio di energia.

    E veniamo alla fama di carne dura. È ovvio che un animale che ha un tipo di vita diverso da quello che sta in stalla, deve avere anche un tipo di stagionatura o frollatura diversa. Se per le bestia da stalla sono sufficienti sei o sette giorni per la Maremmana bisogna andare al doppio, anche 15 giorni.
    Un vecchio macellaio mi rivelò anche un altro piccolo segreto, e cioè che fin dal momento dell’uccisione bisogna lavorare diversamente con questa bestia, e cioè mentre le altre dopo il dissanguamento vengono messe immediatamente nella cella frigo, “ai suoi tempi” diceva lui, si doveva tenere per le prime 24 ore la bestia in cella a temperatura ambiente e solo dopo metterla a maturare in cella frigo.
    Tutto questo è bene ricordarlo perché la bestia è molto più magra delle altre razze.
    Dopo questa giusta e adatta frollatura le carni risultano tenere al taglio e anche in bocca, alla masticazione.

    Abbiamo fatto delle prove comparative tra la carne di Maremmana (con la giusta frollatura) e altre carni, anche nostrali, e la differenza che si è sentita nel piatto è stata che la Maremmana è risultata più profumata e saporita. La differenza della durezza non si notava affatto
    Degustazione fatta in un pranzo in cui si partiva dal carpaccio, alla carne battuta al coltello, e via via dopo un sugo sopra le pappardelle, fino alla bistecca ai ferri: tutta la degustazione alla cieca, cioè i commensali non sapevano qual’era la Maremmana e qual’era la Chianina.

    Questa per me è cultura generale e propria del nostro territorio di cui possiamo e dobbiamo andare fieri. Nonostante questa carne sia ignorata dai Centri Commerciali. Ma forse non è proprio a caso che succede questo.

    Ultima notazione sulla Maremmana
    Quando fu iscritta nell’albo dei Presidi Slow Food fu registrata come Presidio della Vacca Maremmana
    Poi si è modificato in Razza Maremmana pensando che generasse perplessità il fatto di chiedere al macellaio: mi dà una fettina di VACCA Maremmana.
    Io avrei preferito fosse stato registrato la dizione della mi nonna Stella – che di bestie e di parole se ne intendeva – e che quando ordinava al mite macellaio Plinio Vannini un pezzo diceva: vorrei una fettina di Bestia Maremmana!
    Bestia con B maiuscola, beninteso

  10. fabrizio fabbrini ha detto:

    I centri commerciali, espressione del massimo consumismo, sono nati non per venire incontro alle esigenze delle famiglie (i prezzi ivi praticati non sono poi sempre così concorrenziali) ma per soddisfare ed incrementare le grandi società che, come accade sempre, li reinvestono altrove. Poi vorrei sapere dove sono gli sbandierati aumenti occupazionali (al centro commerciale del casalone a molti addetti ho sentito un accento dialettale non toscano o maremmano) quando in seguito molti punti vendita di vicinato (per lo più a carattere famigliare) saranno purtroppo costretti prima a ridimensionare e poi a chiudere le proprie attività. Una risposta alla GDO la vedrei nella coalizione e nella collaborazione dei numerosi dettaglianti nostrani.Loro si che concorrono ad incrementare il valore aggiunto della Maremma.

    • Ric ha detto:

      Una “coalizione” di agroalimentare maremmano fu un esperimento di qualche anno fa che venne effettuato da Maremma Market, nei dintorni di via Pisa, accanto alla Ortofrutta Grosseto. Il supermercato alimentare presentava produzioni agroalimentari di pregio della Maremma oltre ad una discreta offerta di olio e vino delle nostre aziende maremmane; ben presto cominciò a soffrire della concorrenza spietata dei supermercati di GDO presenti in Grosseto ed è ormai chiuso da qualche anno. E’ molto facile parlare di qualificazione delle produzioni di pregio e dell’agroalimentare locale, ma quando ci si scontra sui prezzi la GDO offre prodotti similari a prezzi inferiori. Nelle produzioni di pregio maremmane c’è il miele, uno dei migliori d’Italia per sapore, profumo e colore, ma i supermercati offrono mieli prodotti da “miscele di mieli comunitari” a prezzi di molto inferiori a quello maremmano, per cui è difficile la competizione specialmente se i vasetti di prodotto locale vengono posti in un identico espositore con quello della GDO. La carne di vacca maremmana qui giustamente ricordata dal Granocchiaio rappresenta l’esempio più lampante della qualità del nostro prodotto locale: una carne veramente da produzione biologica (le maremmane stanno 12 mesi all’anno al pascolo naturale) e di certa tracciabilità del prodotto (al massimo si può arrivare nella provincia di Viterbo, oltre che nel resto della Maremma Toscana) eppure molti abitanti di Grosseto non la hanno mai assaggiata in quanto non presente nel range di offerta dei supermercati grossetani. Alla fine si può dire che i supermercati di GDO di Grosseto non presentano prodotti maremmani perchè di qualità e la qualità se la si vuole, la si deve pagare.
      Come ho detto in altra risposta Grosseto è una città particolare strettamente collegata con la campagna e molti grossetani si riforniscono di agroalimentare direttamente dagli agricoltori (vino, olio, formaggi, ecc.) se non direttamente agli spacci aziendali delle (non molte) strutture cooperative. Esiste comunque una certa percentuale di cittadini che si riforniscono direttamente ai supermercati scegliendo forme di risparmio con gli hard discount oppure alla GDO presente. Certo che la valorizzazione della produzione locale sarebbe una strada perseguibile, ma da sondaggi di mercato l’utente del prodotto locale è una persona informata, con buone capacità economiche e disposto a spendere un pò di più per avere un prodotto dalla sicura qualità. Spesso si tratta di single o persone che non hanno grossi nuclei familiari. Mi ricordo sempre quando lavoravo in una grossa azienda ortofrutticola-vinicola della provincia di Grosseto che una volta decidemmo di fare un filare di meli non trattati e alla fine portammo le mele di questo filare allo spaccio aziendale accanto alle mele lucide di cera e trattate con fitosanitari. Ebbene le mele brutte e con la buccia intaccata dagli insetti nonostante presentate con un cartello come biologiche non vennero acquistate da nessuno, mentre andarono a ruba le mele lucide e belle trattate…

  11. Granocchiaio ha detto:

    Ancora sui centri commerciali con relativi iper, mega store e quant’altro
    Molte verità dette dal Ric circa la qualità (non sempre cristallina) dei prodotti, i prezzi imbattibili da contrastare, anche se in forma associata e per prodotti del nostro territorio.
    Oggi ho di nuovo fatto un passaggio informativo al centro.
    Cosa non c’è nel negozio di Media Word? Niente, c’è di tutto. O quasi. Perché ho cercato quel piccolo quanto comodo dispositivo per misurare la capacità di una pila, una cosuccia del valore di poco più di 10 euro, e non l’ho trovata. Perché non c’era, e questo lo so perché ho fatto il giro di tutto il negozio parlando con i vari commessi, fino all’ultimo addetto alle pile. Non l’ho fatto apposta, ma insomma sono quasi felice di vedere che, come dice la pubblicità di nota marca di spumante, di tutto, ma non tutto.
    Segnalo per completezza che l’aggeggio si trova però in un altro centro di quel tipo in Grosseto

    Sono passato poi a prendermi un po’ di pesce, con prezzi buoni, ma come al solito non eccezionali.

    Sono poi passato alla macelleria e ho chiesto se avessero delle guance di vitellone. Vitellone? Si, ma anche vitella o di bufala, o di che cosa ne avete. No, mi risponde alla fine il commesso, le guance non le abbiamo.
    Peccato, ma a Braccagni si trovano. Sono da ordinare, ma si trovano. Sono gustosissime, tenere e costano poco.

    Poi sono andato alla ricerca dell’olio perché il vino l’avevo già esplorato l’altra volta.
    Sono sincero, speravo di trovare un Olio Extravergine a basso prezzo per vedere fino a che punto si possono spingere. Sono stato fortunatissimo: proprio lungo il corridoio trasversale ho trovato quello che cercavo! Un’offerta di Extra Vergine, da notissima casa olearia toscana, con tanto di nome Firenze in bella vista a qualcosa come €2,75 per 1 litro! E vai! Tutto felice e contento mi metto subito a leggere la retro etichetta, fin troppo lunga e dettagliatissima, insomma ci vole un bel po’ a leggerla tutta, ma alla fine trovo quello che cercavo: ”Ottenuto con oli extravergini di oliva comunitari” .
    Il che vuol dire che la provenienza dichiarata è sicuramente di un paese della comunità (Spagna, Grecia, o altro) ma che molto difficilmente si tratta di olio italiano e ancora più difficilmente di olio toscano.

    Ora mi domando con questi momenti di crisi e difficoltà quante persone passando davanti a quest’offerta di Olio Extravergine di cotanta ditta di Firenze – come è ben e giustamente scritto nella grande etichetta davanti – riesce a resistere alla tentazione di dire, ma questo è conveniente, e io me lo compro. Magari non pensando che un buon olio di semi costa di più e che un buon olio toscano o maremmano costa, non dico viene venduto, ma costa alla produzione non meno di 5 euro?
    E allora come è possibile questo?

    Con il sistema già esaminato e ricordato sia dal Ric che dal sottoscritto.

    E l’olio nostro? L’olio toscano? C’era anche quello, non in corsia preferenziale come quello in offerta, ma c’era. Ovviamente costava dal doppio in su rispetto a quello dell’offerta.

    L’altro giorno sul Tirreno ho letto un’appassionata quanto convinta difesa dei centri commerciali, mentre le accuse verso i piccoli commercianti non erano poi così velate.
    Verso la fine dell’articolo veniva riportata la celebre massima di Henry Ford: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una tecnologia diventano per tutti”
    “proviamo ad estendere il concetto” invitava poi l’articolista.

    Io ci provo.
    Quanto dovremo attendere affinché si vada a vivere tutti direttamente dentro un Centro Commerciale?
    Quanti problemi di traffico e di polemiche sarebbero risolti. Tutto in un posto unico caldo d’inverno e fresco d’estate. Così potrebbe magari diventare anche più bello e più grande, magari grande come una città, una città Centro Commerciale. Perché no? Sarebbe un bel progresso.

  12. Granocchiaio ha detto:

    C’è qualcosa che non capisco

    Bombardati da notizie più o meno vere, che non sai se vere lo sono o sono dei punti di vista, solitamente interessati, o c’è del vero. Con le relative conseguenze.

    Qualche giorno fa la nostra città assurge agli onori della cronaca nazionale come “la città più felice d’Italia”
    E noi, io almeno, a chiederci cosa glielo fa pensare a quelli del Sole 24 Ore che siamo i più felici d’Italia. Se poi per esempio siamo messi molto male in classifica per molti altri parametri.

    Comunque sbandieramenti e festeggiamenti in tutte le sedi e a tutti i livelli, salvo qualche distinguo politico per giustificare l’arretramento nella classifica generale dello stesso quotidiano.

    Però abbiamo un centro commerciale nuovo che ci fa sentire tanto uguali alla grande città………anche se poi negozi del centro, ma non solo quelli, si lamentano e si arrabattano ad una lotta persa in partenza: voler aprire la domenica per combattere loro, la GDO. Proprio sul terreno a loro favorevole: certo sono proprio dei bei volpini questi commercianti!
    E tutto soprattutto in vena economica! Pochi, anche se buoni, quelli che ne fanno una critica etica per il recupero del tempo a noi riservato per il giorno festivo: ma con 52 domenica aperte all’anno la domenica sarebbe da considerare ancora un giorno festivo?

    Poi ieri un trafiletto di cinque righe sul Corriere di Grosseto segnala, quasi con pudore: “A Grosseto il record della crescita del debito delle famiglie”
    Basta leggere le poche righe e si scopre così che “l’indebitamento medio nazionale è cresciuto del +28,7% rispetto alla fine di Settembre 2008 (data di inizio della crisi finanziaria che ha colpito anche il nostro paese)”
    Bene, cioè male, ma andiamo avanti che il bello, cioè il brutto, è ancora da venire.
    “il record della crescita del debito delle famiglie avvenuta tra il 30 settembre 2008 e il 30 novembre 2010, appartiene alla provincia di Grosseto, che in questi 2 anni è stata del +48,8%. Seguono Livorno, con un aumento del +47,5%, Asti con +42,3%,Foggia, con + 41,7% ed Arezzo con +41%”

    Se si confrontano questi dati con quelli sopra ricordati viene da domandarsi: ma forse siamo la città più felice d’Italia perché s’è capito che va tutto a puttana, vogliamo spendere e spandere il più possibile, magari aprendo tutto l’anno i negozi, senza tregua e pause, fino ad aumentare in modo record l’indebitamento delle nostre famiglie?

    Quant’è bella giovinezza
    che si fugge tuttavia!
    Chi vuol esser lieto, sia:
    di doman non c’è certezza.

  13. MARTINO ha detto:

    Ho letto dai commenti vari che la signora all’interno del supermercato dice: “Posso darle della Chianina al posto della MAremmana….”. Che cosa?????
    Ma se la Chianina non esiste più da anni e anni ormai, come si può dire con tanta semplicità “posso darle della Chianina…”. La carne canina è’ stato uno dei marchi d.o.c. insieme al nostro vino Brunello di Montalcino e Chianti, e al nostro olio, con cui la Toscana si è affermata nel mondo per la sua superiore qualità. Per quel poco che ne so io, se ancora esiste qualche residuo di vero Chianino, è dovuto al lavoro di un giovane di Civitella della Chiana, ho sentito dire, che assieme a suo zio alleva in una unica fattoria questi animali, le cosidette bestie bianche con la gobba, introvabili o riproducibili solo attraverso incroci. Ma ne allevano e ne portano a fine soltanto pochi, credo 4 o 5 in 24 mesi, non credo di più. E’ un allevamento che richiede grande sacrificio. Ti devi alzare presto la mattina anzi prestissimo e tenerle pulite, sconciate al massimo, non devi assolutamente fargli mancare il pascolo e sopratutto la luce, il buio non lo vogliono altrimenti la carne non sarà come deve. E’ un segreto il modo di allevarle, che si è tramandato nei tempi e che non si può insegnare così come si insegna ad allevare dei polli. Detto tutto questo aggiungo che in quell’ Ipermercato per quanto riguarda la carne, e credo anche per le prime necessità alintari, la spesa non si dovrebbe farla proprio,almeno da quel che ho letto dai commenti di RIC e Granocchiaio. In definitiva il Chianino non esiste, ma forse loro hanno le carni quell con il marchio CONSORZIO CHIANINO e la vacchetta disegnata. Si, si, certo, che se le mangino pure loro quelle, io una volta le ho assaggiate, e davvero non ci siamo. In defintiva il chianino non esiste o forse non esiste fino a quando loro non diranno che esiste, semplicemente dicendo come la commessa, con tanta semplicità: “non abbiamo carne Maremmana, ma posso darle della Chianina….”, e magari quello lì ci crede per davvero. Invero non esiste nè vera Chianina, nè Maremmana che ancora in qualche posto da qualche anima buona, la puoi trovare, che loro mi possono fare mangiare, in quanto io da loro carne non ne comprerò.

    • Ric ha detto:

      Caro Martino,

      avendo lavorato per molti anni nel settore zootecnico ti posso dare qualche ragguaglio in più su quello che dici nel tuo commento circa la carne di bovino chianino. Innanzitutto: non è vero che la razza chianina non esiste più da anni, anzi la razza è stata selezionata fino dalla seconda metà dell’800 da quello che è considerato il padre dei bovini chianini selezionati: il prof. Ezio Marchi di Bettolle. Successivamente e sin dalla prima metà del novecento svariate università e centri di selezione italiani hanno lavorato sull’isolamento dei caratteri migliorativi della razza.
      Gli enti che attualmente si occupano del controllo, oltre le associazioni provinciali allevatori (APA) che fanno capo all’AIA (associazione italiana allevatori) sono: la ANABIC (Associazione Nazionale del Bovino Italiano da Carne) che ha un proprio servizio tecnico di controllo sulla selezione degli animali e il Consorzio Tutela del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale che riunisce le migliori razze da carne dell’Italia Centrale e cioè la Marchigiana, la Romagnola e – appunto – la Chianina. Questo ultimo consorzio tutela il prodotto finale (cioè la carne) indicandone un disciplinare e delemitando l’area di allevamento del bovino che, come sai, è incluso nella fascia centro-meridionale toscana e quindi fornisce una IGP.
      sugli allevamenti esistenti è vera una cosa: non sono abbastanza per garantire l’approvigionamento di carne proveniente AUTENTICAMENTE da bovini di razza Chianina; quando alcuni rivenditori dicono di avere autentica carne di Chianina dovrebbero dimostrarlo attraverso il marchio del Consorzio ed essere iscritti nell’elenco di rivendite riconosciute da esso. Personalmente immagino che un supermercato della GDO sia informato che il vendere carne che non sia autenticamente IGP e spacciarla come tale incorra nel reato di truffa.
      Quanto l’allevamento: la difficoltà di allevamento della razza chianina sta nella lentezza con cui raggiunge la maturità per la macellazione, inoltre è una razza che si adatta male all’allevamento stallino e quasi come la maremmana predilige una stabulazione libera all’aperto su pascolo naturale. In compenso ha una carne magra con poche infiltrazioni in grasso specie con quella della femmina (scottona).
      E poi… sulla carne di chianina ci sono varie associazioni enogastronomiche, macellerie che pretendono di vendere solo e solamente questa carne, ecc. ecc. io direi più semplicemente che bisogna fidarsi di quegli Enti riconsciuti che fanno il controllo primario (sull’allevamento) e quello sul prodotto finale che deve essere provvisto di contrassegno e marchio di autenticità; tutto il resto sono solo chiacchere per non dire peggio…

      • mezzolitro ha detto:

        Bravo ric! Dieci e lode!

      • MARTINO ha detto:

        Si, Ric, ho capito, ma per quanto riguarda la genuinità e la grazia della carne di Chianino, ti posso assicurare che quella del consorzio che riporta quel marchio con la vacchetta disegnata sotto credo “CONSORZIO CHIANINO” o qualcosa del genere, ce l’ha il mio macellaio al mio paese e ti assicuro che tnte volte ha venduto carne dicendomi che è di quel consorzio lì, ma tantissime volte ha deluso questa carne, mi sembra strano per davvero che la carne chianina che è una delle cose con cui ci siamo affermati in tutto il mondo sia quella cosa che lui vende. Io mi ricordo una cosa, e cioè quando ero piccolino piccolino, c’era un macellaio che aveva quella carne, vicino a casa mia, ma si tratta del 1960 o gù di lì, ordunque, termino il discorso, volevo dirti che da quel macellaio la gente che comprava la carne e abitava vicino a me, quando la grigliava, si sentivaun profumo venire da elle finestre che ti restava e non te lo scordavi. Poi loro possono fare tutti i consorzi e tutte le associazioni a tutela delle razze dell’ Italia centrale che vogliono, ci mancherebbe, ma io che dal mio macellaio spesso compro quella carne che lui dice appartenere a quel marchio….credimi il sapore di quella carne, la grazia di quella carne, è lontana da quella che si sentiva in quei tempi lontani.

  14. Carlo Vellutini ha detto:

    Martedì prossimo su TV9 alle 21 in Pagina9andrà in onda una lunga intervista al direttore dell’Ascom Paolo Regina. Si parlerà di orari di apertura, sagre, centri commerciali, eventi ecc. ecc.

    • Nello ha detto:

      Prendo spunto da quanto scritto da Carlo, ma onestamente devo dire che lo faccio per pigrizia, in quanto non mi va di andare a cercare la pagina giusta (Braccagni.info penserà, se il caso a spostarlo).

      Onestamente pensavo che ci fosse una tregua per ormai, anche per noi, annoso problema orario apertura e tipologie commerciali.
      Mi sembra di capire da quanto riporta il Tirreno odierno, che fra le tante cavolate, chiaramente ai miei occhi, che riporta l’ultima (ma sarà vero?) manovra economica c’è la liberalizzazione dell’apertura dei negozi (24 ore per 365 giorni) nelle città d’arte (che, graffettato, risultano essere tutti i capoluoghi di provincia) e nei comuni classificati “turistici” (nel caso italico in pratica tutti). Ora si può dire che non c’è niente di nuovo sotto il sole, come giustamente fa notare il giornalista perchè con deroghe varie, almeno per giornate d’apertura era già così. No quello che sorprende è la presa di posizione di una Associazione che piange lacrime amare lamentando il rischio concreto, al di al della crisi che attanaglia, la chiusura di 31.700 negozi a grande vantaggio della GDO.
      Finora quasi tutti dicevano che l’apertura giornaliera liberalizzata serviva, anche, a tenere in vita le attività commerciali e di contro alcuni dirigenti della GDO erano propensi a tenere chiuso nei festivi perchè non valeva la candela.
      Ora questa dichiarazione: chi ci capisce qualcosa è bravo.
      Mi sembra di essere nelle discussioni fra bimbetti: se uno dice bianco, l’altro dice nero, per cambiare idea al cambiamento dell’altro.
      E intanto continuano a nascere Supermercati (ultimo in ordine di tempo nella zona Poponaio) e la GDO tende a chiudere e/o modificare gli IUpermercati, che fino a ieri sembravano il meglio del meglio…….

  15. Ric ha detto:

    Caro Martino,

    Mi piacerebbe che in questa nostra discussione intervenissero anche altri in modo da conoscere le opinioni di molti, comunque è vero il gusto dei prodotti agroalimentari e dell’allevamento di una volta erano migliori rispetto a quello di oggi.
    Su questo grava un fatto: i tecnici dell’agricoltura e degli allevamenti zootecnici attaccano il somaro dove vuole il padrone: il mercato, una volta e la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) oggi. Se il mercato oggi richiede mele quadrate (esistono!) o pesche di grandezza sproporzionata, ebbene i tecnici dell’agricoltura attraverso la genetica e le tecniche di coltivazione sono in grado di fornire al mercato in breve tempo prodotti “a richiesta”. Ma se la genetica e l’agronomia moderna possono molto, dall’altra la natura controbatte la forzatura in termini di qualità. Se oggi le mele sono tutte bellissime ed uguali di pezzatura, dall’altra non sanno di niente, sono acqua o poco più, senza un sapore spiccato e senza nessuno dei caratteri organolettici della frutta di una volta.
    Ciò accade anche nella zootecnia; gli allevatori puntano molto sull’accrescimento rapido di peso dell’animale, perchè allevare un bovino costa sempre di più ed il differenziale costi di allevamento/ricavi della carne dell’animale è sempre più ristretto. In più oggi c’è da dare da mangiare a più persone rispetto a 50 anni fa ed un allevamento deve puntare sui numeri (molti bovini) per poter rientrare nei costi. Una volta in un allevamento di vacche da latte i costi ed i ricavi stavano al 50%; oggi i costi sono così elevati che non conviene più avviare piccoli insediamenti zootecnici magari di qualità. Sul bovino di razza Chianina (che è allevato un po’ in tutto il mondo) i miglioramenti genetici, oltre la fissazione dei caratteri “estetici” dell’animale, hanno puntato sull’accrescimento in peso perchè l’animale oppone grandi difficoltà all’allevamento industriale dato che non predilige la stalla e quindi necessita di grandi estensioni di pascolo per alimentarsi. La carne di Chianina è gustosa e scarsamente grassa proprio per il suo stile di vita e di alimentazione, quindi mi sembra strano che te non trovi buona la carne chianina del tuo macellaio ma…. di carne di bovini chianini sono piene un po’ le macellerie italiane da nord a sud; ed alla fine c’è da vedere se tutta questa carne di chianina lo è autenticamente.

  16. Granocchiaio ha detto:

    A proposito di apertura domenicale dei begozi

    Stamani sul Tirreno a pag III di Grosseto si torna sull’apertura domenicale dei negozi. Il titolone a 6 colonne recita: “Noi domenica stiamo aperti”. È così che viene ripetuto e sintetizzato cosa dichiara nell’articolo il dott. Andrea Chiarioni per il Centro commerciale Aurelia Antica. Poi parla quali sono le ragioni e i benefici secondo cui il tutto si tradurrebbe in un volano per l’economia locale. L’articolo termina con una considerazione dell’intervistatore il quale riferisce che “Nessun commento riguardo l’eventuale sanzione pecuniaria cui andrebbe incontro il consorzio commerciale forzando le normative che regolano le aperture domenicali. Nel caso la multa sarebbe di mille euro. Il prezzo da pagare per riscattare il diritto e la libertà di scegliere di tenere alzata la serranda del proprio negozio”
    L’ultima frase non riesco a capire se una battuta sarcastica, un’amara constatazione della nuda verità o un grido di vittoria. Che però suonerebbe : possiamo aprire e andare in tasca alla legge, tanto per 1.000 euro!

    A conferma della faccenda della multa la cosa scivola nel grottesco se si considera che poco più sotto il sindaco Bonifazi conclude il suo articolo al riguardo osservando: che in caso di violazione “Anche se credo che, se dovessimo fare qualche multa (1.000 euro n.d.r.) saremmo esposti a ricorsi e li perderemmo”

    E qui mi ci viene proprio un bel “No comment” che in italiano può tradursi in “senza parole” e in Maremmano…………..no quello lo sappiamo tutti come si dice.

    • mezzamestola ha detto:

      Lo dicevo io che la cultura berlusconiona governa il comune di Grosseto a guida pd.

      • Carlo Vellutini ha detto:

        Certo che un po’ vanno capiti: un centro commerciale chiuso la domenica, con affitti decisamente alti da pagare per chi vi ha aperto un negozio, e nel giorno in cui, probabilmente, vendono di più stona. Se poi la sanzione è solamente di 1000 euro a fronte di entrate decisamente superiori, forse il gioco vale la candela!!! Io affronto poco l’argomento, nel senso che, forse, sulla questione sono molto più “liberale” dei liberali…e forse anche liberista!!!! Però ragiono da consumatore e non da commerciante!!! Un limite non da poco per comprendere a fondo certe posizioni!!!!

  17. Granocchiaio ha detto:

    Quello che mi ha spinto a scrivere è la chiusura dell’articolo che qui riporto di nuovo: “Nessun commento riguardo l’eventuale sanzione pecuniaria cui andrebbe incontro il consorzio commerciale forzando le normative che regolano le aperture domenicali. Nel caso la multa sarebbe di mille euro. Il prezzo da pagare per riscattare il diritto e la libertà di scegliere di tenere alzata la serranda del proprio negozio”

    E a me è parsa un’enormità che per un “supposto riscatto” per “il diritto e la libertà di scegliere di tenere alzata la serranda del proprio negozio”, che però allo stato è un atto fuorilegge, si possa tranquillamente scrivere che si, tanto basta pagare 1.00 euro e la legge se la va a prende in quel posto. Che si può anche trascrivere: “infrangere la legge e fare i miei czzi mi costa 1.000 euro: sai quanti giorni sto aperto? Tutti quelli che voglio”
    Che mi pare il ben noto sistema di arrangiarsi altrimenti detto “all’italiana” in senso non esattamente lusinghiero.
    Poi sotto il sindaco che deve ammettere che non solo è possibile fare l’infrazione e levarsela con 1.000 euro, ma anzi no, si può fare ricorso e quasi certamente vincerlo! E il comune perderlo.
    Questo è il quadro desolante che ho visto io.

    Se invece si va nel merito delle aperture, tema a me molto caro, avrei dovuto forse postare il commento nell’articolo Negozi aperti o negozi chiusi del 24 aprile 2010
    http://www.braccagni.info/wp-admin/post.php?post=5182&action=edit
    e successivi commenti.
    È una storia abbastanza lunga, ma di notevole interesse secondo me.

    In estrema sintesi, io la penso proprio al contrario di Carlo, se ho ben capito, e ammetterei l’apertura domenicale limitatamente ai periodi di ferie nelle città ad alta e inequivocabile vocazione turistica. Mi pare aver capito che verranno indicate per legge (?).
    Per le altre città posso ammettere delle aperture eccezionali e, molto limitate, ma alla condizione irrinunciabile che contemporaneamente siano aperti nello stesso giorno e negli stessi orari gli uffici pubblici come comune, provincia, regione, INPS, uffici finanziari, poste e banche, i laboratori di analisi per prelievi del sangue e similari, i laboratori per visite specialistiche, e comunque tutti quegli uffici e attività che ad un lavoratore starebbe più comodo fare il sabato o la domenica.
    Caso contrario prendere permessi, ferie o assenze, in caso di lavoro subordianto, o chiudere bottega in caso di solo titolare lavorante.

    • patrizio ha detto:

      Ragionare dicendo che mi conviene più prendermi la multa e rimanere ugualmente aperto è una cosa, mettere poi in atto il comportamento illegale è un’altra.

      Moralmente ed eticamente è un ragionamento inaccettabile, economicamente no, perchè è così che ragionano tutti, non facciamoci illusioni, un imprenditore oggi i propri interessi li fa tenendo conto di queste cose ad ogni livello.

      C’è un ma, sotto l’aspetto economico, in un momento di crisi del’economia Comunale che vede chiudere moltissime imprese e negozi, e quindi molte famiglie in difficoltà, siamo sicuri che il sindaco faccia bene, sia opportuno che dica quelle cose?… VChe non stigmatizzi chi le dice?…
      E’ un invito a violare la legge, nella logica del chi è più ricco fa quello che gli pare, che miimporta a me di parcheggiare in mezzo alla strada, posso permettermi di pagar la multa…

      ma è ancor più grave il fatto che certe aperture illegali sono contro l’economia diffusa propria della nostra provincia, contro la gente grossetana che ha un negozio e non riesce a tenerlo più aperto, dal punto di vista del consumatore, per rispondere a Carlo,

      hai presente quello che disse Ric e il Granocchiao confermo dimostrandolo dati alla mano proprio su quello che succede ai prezzi e alla qualità dei beni prodotti in maremma, una volta che entra in gioco il sistema della grande distribuzione, ricordi che dimostrarono chiaramente come lagrande distribuzione abbassa i prezzi per i produttori che devono rinunciare alla qualità per poter dare un prodotto che va sui banchi dei supermercati , poichè i supermercati pagano poco, e quando ti sei legato mai e piedi alle loro commesse, devi poi stare al loro ricatto…

      da questo noi consumatori ne uasiamo malissimo, meno qualità a costi eguali, e come abitanti ella maremma ne usciamo altrettato male nel momento in cui siamo produttori… o piccoli rivenditori.

      Io la vedo così, ma se sbaglio, diceva un papa polacco, mi corriggerete…

      • mezzamestola ha detto:

        Invece di fare l’apologia dell’apertura illegale. il sindaco farebbe meglio a emanare regolamenti come fa questo piccolo omune, che evidentemente è più civile del nostro se tanto mi da tanto:

        http://www.rodengosaiano.net/?q=node/1220

        ART. 10 – SANZIONI

        Ai sensi dell’art. 5 ter della Legge Regionale 22/2000, le violazioni delle disposizioni vigenti in materia di obbligo di chiusura nelle giornate domenicali e festive degli esercizi di vendita al dettaglio in sede fissa sono punite con la sanzione amministrativa da euro 500,00 a euro 2.000,00 per la tipologia esercizi di vicinato, da euro 2.000,00 a euro 5.000,00 per la tipologia di media struttura di vendita e da euro 5.000,00 a euro 30.000,00 per la tipologia grande struttura di vendita.

        In caso di reiterazione della violazione di cui al precedente comma, il Sindaco, oltre alla sanzione pecuniaria, dispone la sospensione dell’attività di vendita per un periodo compreso tra due e sette giorni consecutivi. Si ha reiterazione quando nei cinque anni successivi alla commissione della violazione di cui al comma 2 del presente articolo, accertata con provvedimento esecutivo, sia stata commessa la stessa violazione. Il provvedimento di sospensione è disposto anche qualora il contravventore abbia effettuato il pagamento della sanzione in misura ridotta relativamente alle violazioni contestate.

        Le violazioni delle disposizioni vigenti in materia di orario giornaliero delle attività (di cui al precedente art. 1), di orari per la vendita di pane (di cui al precedente art. 8) e di esposizione del cartello orario (di cui all’art. 9) sono punite con la sanzione amministrativa da euro 100,00 a euro 200,00 per la tipologia esercizi di vicinato, da euro 1.000,00 a euro 3.000,00 per le medie strutture di vendita e da euro 5.000,00 a euro 30.000,00 per la tipologia grande struttura di vendita

        Ogni altra violazione alla normativa sugli orari non prevista dai precedenti commi è punita, ai sensi dell’art. 22 del D.Lgs. 31.03.1998 n. 114 e dell’art. 54 del D.P.R. 24.07.1977 n. 616, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 516,00 a Euro 3099,00 irrogata dal Sindaco con la procedura di cui alla Legge 24.11.1981 n. 689.

        • Nello ha detto:

          Se si deve sare una notizia e su questa poi aprire una discussione bisogna darla completa.
          E’ vero che il Direttore del Centro Commerciale annuncia a chiare note che domenica (la terza del mese) che ci possiamo andare in quanto loro staranno aperti. Ma se si legge tutto l’articolo, lo stesso Direttore dice che pensava che la manovra fosse esecutiva (a momenti passerà la fiducia alla Camera, come al solito il Parlamento è preso in giro da questo Governucolo), per cui lui credeva di essere nel giusto in quanto nelle tre o quattro manovre succedutesi dal 13 Agosto era prevista la “liberalizzazione degli orari di tutti gli esercizi commerciali”. Solo che l’esimio Direttore non ha tenuto conto delle banderuole che ci governano, per cui la scorsa settimana è stato tolta dalla manovra (legge, quindi immediatamente esecutiva) la “liberalizzazione” che è passata in Decreto Legge, quindi subito si esecutivo però sub giudice, va trasformato in legge entro sessanta giorni. Visto che l’ordinanza comunale prevede una ammenda di 1000,00€ se si apre la terza domenica è chiaro, come dice anche Carlo, che si può tentare il colpo, essendo veramente un inezia per certi esercizi. Quanto dice il Sindaco non è scandalo, se fanno le multe e il decreto passa a legge esse sono inficiate; discorso diverso se non passa legge, in questo caso le multe dovrebbero essere pagate, ma un eventuale ricorso potrebbe essere accolto in quanto saremmo in una situazione di vuoto legislativo. Così io ho interpretato i dubbi del Sidaco e la quasi sicurezza del Direttore.
          Comunque a me interessa poco in quanto domenica sarò al Centro di Promozione Sociale, sperando con 5,00€ di portarmi a casa uno dei megapremi (io sarei per la forma dipecorino da 17 Kg) della Lotteria enogastronomica.

  18. mezzolitro ha detto:

    Ebbè, con una forma di pecorino di 17 kg, il discorso cambia, eccome!!

  19. Granocchiaio ha detto:

    Qualcuno si rammaricava perché alla corte mancava un Emilio Fede della situazione. Noi ci accontentiamo di avere un Fede x Emilio.

  20. patrizio ha detto:

    La risposta di Antonio Terribile di Lega Coop ,articolo sul Tirreno tratto dalla rassegna stampa della provincia , mi pare molto corretta e sensata:

    GROSSETO – I punti vendita Unicoop Tirreno presenti nel capoluogo domenica, terza del mese, osserveranno la chiusura come prescrive l’ordinanza del sindaco. Lo annuncia Antonio Terribile, presidente di Legacoop. “Credo – sottolinea Terribile – che questo sia il modo corretto di comportarsi nel rispetto di un accordo volontario (l’ordinanza del 2009 frutto della concertazione, ndr) fra i soggetti del commercio, per sottoscrivere il quale ci sono voluti mesi di trattativa. In questo momento delicato, infatti, non c’è alcun bisogno di forzature, tanto più che non ci sono certezze normative alle quali fare riferimento. Ed esiste il rischio concreto di vedersi comminare una multa di 2mila euro ad esercente nel caso di apertura. Naturalmente – prosegue Terribile – Legacoop è interessata alla regolamentazione dei calendari di apertura delle strutture della grande distribuzione organizzata, ma ritiene opportuno attendere la definizione di un quadro normativo certo di riferimento, in base al quale riprendere il filo al tavolo di concertazione istituito dal Comune di Grosseto”. Un atto di chiarezza che arriva dopo che altri hanno annunciato che, invece, domenica apriranno comunque

  21. Granocchiaio ha detto:

    “La Conad apre, la Coop no”
    “Domenica un gruppo sarà al lavoro. L’altro contesta; – Rispettiamo l’ordinanza –“

    Così in prima pagina apre stamattina il Tirreno di Grosseto. E poi in pagina III ribatte:
    “Stare aperti fa bene al territorio”
    “Parla il direttore di Conad: i dipendenti ruotano e ci guadagnano”

    Poi il giornalista, ripeto per chi è un po’ duro di comprendonio il giornalista, apre l’articolo così:
    “Domenica la Conad, al centro commerciale e negli altri punti vendita, sarà aperta. Una scelta controcorrente, ma comunque in linea con la legislazione nazionale.”
    Quindi il giornalista ci informa che si l’apertura è controcorrente, ma in linea con la legislazione nazionale. E questo è ben esposto e chiaro.

    Nell’articolo appena sotto con il titolo “La Coop invece tiene le serrande giù” – “Antonio Terribile: – attendiamo che la legge sia chiara –“
    Per ribadire e specificare subito dopo: “Lo faremo nel rispetto dell’accordo sottoscritto a suo tempo insieme al Comune di Grosseto dalle organizzazioni rappresentative del commercio” sottolinea poi il presidente di Legacoop Grosseto, Antonio Terribile “Credo che questo sia il modo corretto di comportarsi nel rispetto di un accordo volontario tra soggetti del commercio, per sottoscrivere il quale ci sono voluti mesi di trattativa”

    Come stanno realmente le cose allora? Com’è possibile che il giornalista sostenga che l’apertura è “in linea con la legislazione nazionale” mentre il Presidente di Legacoop “ritiene opportuno attendere la definizione di un quadro normativo certo di riferimento, in base al quale riprendere il filo al tavola di concertazione istituito dal Comune di Grosseto” ?

    Forse il giornalista è più sbrigativo e Legacoop più prudente?

    Spulciando a fondo l’articolo comunque si legge che Paolo Degli Innocenti, direttore dei negozi Conad di Grosseto, ad un certo punto dell’articolo dichiara che “L’apertura di domenica era prevista. Ospiteremo un evento molto importante, l’aspettando Maremma Food Shire, strettamente legato al nostro territorio”
    Più avanti lo stesso direttore illustra la partecipazione che Conad nella manifestazione organizzata dalla Camera di Commercio, con 300 metri quadri di per promuovere e vendere i prodotti tipici della Maremma.

    Ora siccome questa manifestazione si terrà dal 24 al 26 settembre, cioè durante la quarta domenica del mese (dove è ammessa pacificamente l’apertura), parrebbe di capire che l’apertura per domenica 18 settembre sarà fatta per fare una specie di anteprima. Par di capire, ma non è chiarissimo.

    Perché tutte queste manovre non troppo chiare?

    Il giornalista è chiaro e sostiene che si può aprire perché in linea con la normativa nazionale.

    La Conad dice che aprirà perché ospiterà l’aspettando Maremma…. (grazie ad con un permesso speciale o seguendo la tesi del giornalista?)

    La Coop dice di rispettare gli accordi presi nell’apposito tavolo con il Comune (o non fa la parte della volpe che non arriva all’uva?)

    È il gioco dei tre cantoni o che cosa?

    Io, assai modestamente, tifo per la posizione della Coop, perché ogni ragione per stare chiusi la domenica è sempre valida per me.
    A differenza di tutta la tesi che espone dettagliatamente il rappresentante della Conad illustrando dal suo punto di vista i benefici straordinari da questa loro tesi: sempre aperti.

    • Nello ha detto:

      Penso che il giornalista sbagli.
      Se la legge nazionale prevedesse la liberalizzazione delle aperture, a che servirebbe ora un decreto legge allo scopo? Lo stesso Direttore del Centro commerciale ha dichiarato che l’apertura era stata prevista perchè questa norma era inserita nell’ultima manovra e sperava (come è successo) passasse entro domenica, solo che poi è stata stracciata e messa in decreto legge; da qui tutto il casino.
      Non entro nel merito delle aperture domenicali, già ne abbiamo parlato diffusamente nei mesi scorsi, però mi vien che ridere leggendo quanto detto dal direttore CONAD: secondo quanto mi pare di capire loro lavorano soprattutto (dirrei solo, visto il deserto negli altri giorni) la domenica ed i festivi, con la gioia soprattutto dei dipendenti che prendono lo straordinario… . Non so la CONAD, ma so di altri supermercati che, con la liberalizzazione, questa si per legge, delle assunzioni, assumano precari solo per sostituzioni e lavoro festivo.
      Per quanto riguarda l’aspetto sui prodotti maremmani, mi sembra che proprio tu, Granocchiao, alla richiesta di carne maremmana, ricevesti una risposta negativa.
      Un acceno all’anteprima di Maremma Food Shire: 300 mq di esposizione non sono molti, ma sono sufficienti per vedere almeno alcuni prodotti degli espositori al Madonnino: dico dopo che convenienza c’è andare a spendere 7,00€ alla Fiera? forse sarà solo uno specchietto per allodole, come certi supermercati fanno con le super promozioni, ti presenti la mattina dell’inizio e non trovi nulla.
      E la CONAD del Casolone non è esente, in quanto andai proprio per l’offerta dei prodotti (di una nota marca) di mangime per gatti e non c’erano negli scaffali, solo dopo aver fatto vedere il depliant all’addetto riuscii ad avere quanto desiderato, ma non portò diverse scatole da poi esporre, andò in magazzino e portò solo quanto avevo richiesto io.

  22. Granocchiaio ha detto:

    L’altro giorno si parlava della possibilità di un supermercato ad aprire anche nella terza domenica del mese, in barba alla legge regionale e alla delibera del Comune, tanto poi l’ammenda sarebbe stata soltanto di 1.000 euro. Ieri ho visto da qualche parte che forse l’ammenda è di 2.000 euro. In entrambi i casi sono cifre così modeste rispetto alò giro di affari che sono in gioco che uno se ne può tranquillamente sbattere, come infatti pareva essere.

    La riflessione era che la legge non mi pare sia tanto “ben congegnata”, tanto per rimanere sul leggero.

    Io riportai la notizia, ma nello stesso tempo ne avevo sentita alla televisione e solo perché mi pareva quasi incredibile e li per li non ritrovai riscontro da nessuna parte non la riportai.

    Ora l’ho sentita di nuovo, proprio stanotte e sono andato su Internet a ricercarla. Bingo! L’ho trovata e posso comunicarla.

    Se il Berlusconi non si presenta entro domenica ai giudici di Napoli dovrà pagare u’ammenda che varia da 51 a 516 euro………………………………………..

    A questo punto le somme e lo sdegno per l’ammenda per l’apertura del supermercato in giorno non previsto mi sembrano proprio “delle bucciate di cocomero”

  23. Granocchiaio ha detto:

    Ancora sulla stampa locale, sul Corriere di Maremma a pagina 7 si torna sul problema apertura nelle domeniche.
    “vogliamo multe salate per chi domenica apre”
    È il segretario della FISASCAT CISL, Alessandro Gualtieri che reagisce con veemenza all’annuncio che Conad e centro commerciale Aurelia Antica domani saranno aperti, nonostante l’ordinanza del sindaco che impone la chiusura ogni terza domenica del mese.
    Il sindacato di categoria ha già richiesto l’intervento della polizia municipale affinché effettui i controlli “la illegittimità della scelta”.
    La FISCAT sottolinea poi che le sanzioni per i negozi che non rispettano il codice del commercio “vanno da un minimo di 500 a un massimo di 3.000 euro”. Cifra che un centro commerciale può tranquillamente ammortizzare, a differenza di un piccolo negozio.
    Ed ecco allora confermarsi che questi atti dimostrano lo strapotere dei grandi verso i piccoli esercizi.

    A questo riguardo, nella stessa pagina intervengono infatti la neonata associazione dei Commercianti del centro storico indipendenti che tramite il presidente Guiampaolo Baldi sottolinea proprio che in questo caso “Conad mostra tutta la propria arroganza e protervia tipica del prepotente che si fa vanto del non rispettare le leggi e di calpestare accordi presi ai tavoli di concertazione.”
    Aggiunge Baldi: “Questa è la grande differenza tra i centri commerciali e piccolo commercio: i primi possono ignorare la legge e pagare le multe per stare aperti, il piccolo se paga una multa di questa entità vede compromessi i guadagni di settimane. Tutto questo senza toccare l’aspetto etico, sociale ed educativo di simili atteggiamenti. Abbiamo bisogno di regole che equilibrino il commercio e queste regole devono essere emanate da un’entità super partes, il sindaco.”

  24. Granocchiaio ha detto:

    È arrivata la terza domenica del mese e si sono viste le promesse (o le minacce?) di tenere aperti i negozi nonostante la legge regionale ed il disposto del Sindaco.

    Stamani sul Tirreno a pag 14: “In migliaia all’Aurelia Antica – Folla al Casalone, la Conad fa 3000 scontrini”

    Ad una prima lettura si potrebbe trovare conferma che a fare la voce grossa e “provarci” porta buoni effetti. Per loro, ma certo non per i piccoli e per quelli che hanno voluto rispettare legge e delibere.
    Tanto – era subito chiaro – se ci saranno sanzioni queste sono ben sopportate da queste strutture così grandi.

    Già le sanzioni. Ma come è andata a questo proposito? Il giornale riferisce che “la Polizia municipale ha fatto un giro ieri mattina nel centro commerciale, visitando tutti i negozi. M, al momento, non è stato elevato nessun verbale”
    E perché?

    Sempre l’articolo comunica che dal Comando fanno sapere che “la scelta è stata di effettuare un’attenta “fotografia” della situazione, registrando chi era aperto e chi no e che, sarà presa una decisione su come muoversi”
    Il che farebbe pensare che nemmeno li hanno le idee troppo chiare.
    Il giornalista conclude con la considerazione suggerita anche dalle ammissioni del Sindaco al riguardo. Dice infatti il giornale: “Perché sanzioni elevate nonostante il decreto del Governo si esporrebbero a ricorsi.”
    Il che a me pare quantomeno assai sconcertante. Incertezza del diritto anche a questi livelli e in cose così semplici?

    All’inizio dell’articolo viene comunque riportata una notizia “en passant” secondo la quale “..nel centro di Grosseto i ristoranti erano quasi tutti chiusi, con decine di turisti a vagare in cerca di un pasto”!
    Questa poi è veramente strana e inspiegabile: perché mai i ristoranti erano chiusi? Per solidarietà con i negozi che avevano il turno di chiusura e l’hanno rispettato? O magari per andare tutti, anche loro, ai negozi Conad del Casalone?

  25. Granocchiaio ha detto:

    Il comune stanga l’Aurelia Antica
    Sotto accusa domenica 18 settembre quando la legge consentiva l’apertura, ma il sindaco no
    Una sola licenza ma decine di multe, per oltre 30mila euro. Pronti i ricorsi

    Da Il Tirreno 11 ottobre 2011 pagina I

    Le sanzioni colpiranno ciascun negozio aperto
    Guerra delle domeniche Resta alta l’attenzione sulla liberalizzazione spinta degli orari di apertura
    Decisa la linea, Comune in pressing sulla regione per avere lumi sul futuro

    Da Il Corriere di Maremma mercoledì 12 ottobre 2011 pagina 5

    “L’ordinanza per ora resta”
    Commercio, aperture e polemiche
    Ma il sindaco è chiaro: da gennaio applicheremo la nuova legge

    Da il Tirreno giovedì 13 ottobre 2011 pagina III

    Aurelia Antica, ecco la stangata

    APERURA NEI FESTIVI Colpiti sia il Megastore che i singoli negozi
    La multa complessiva, notificata agli esercenti, è di 39mila euro

    Da La Nazione sabato 15 ottobre 2011 pagina 9

    Ricorsi contro le multe

    Commercio: tutto in mano ai legali, per il merito e per il numero delle sanzioni
    E oggi l’Aurelia Antica resta chiusa per l’ultima volta

    Da Il Tirreno domenica 16 ottobre 2011 pagina VI

    All’uscita del primo numero citato, quello dell’11 ottobre mi venne da pensare, parafrasando scritte che s’incontrano talvolta nei posti più impensati, ma sempre assai visibili, “il Comune esiste!”

    I sono contro le aperture domenicali dei negozi. Così sgombro i dubbi e parlo liberamente. E per questo quando ho sentito parlare di stangate, di sanzioni, di minaccia di chiusure non sono stato affatto dispiaciuto.

    Ci sono forse pochi motivi per stare chiusi, ma sono talmente seri ed importanti che non sono nemmeno lontanamente paragonabile e le mille e una scuse portate per stare aperti.
    Una delle motivazioni più citate è quella secondo la quale la domenica è il giorno più comodo per fare la spesa, senza magari sacrificarsi durante la settimana, e magari perdendo qualche ora di lavoro.
    Motivazione tanto giusta quanto parziale e miope. Perché allora non son aperti la domenica anche tutti quegli uffici come Comune, Provincia, Centro prelievi del sangue, Poste, Uffici finanziari, e simili, cioè tutti uffici utili quanto e più di fare la spesa e che per andarci durante la settimana si devono perdere ore preziose di lavoro, per andarci durante la settimana?

    Altra motivazione sbandierata è quella che aprendo anche la domenica si incrementano i consumi, utili in primissimo luogo a far riprendere l’economia e quindi il benessere della gente.
    Questa per certi versi è ancora più curiosa. C’è la crisi, i soldi sono sempre meno e certe volte non bastano nemmeno per arrivare a fine mese. Ma se si tengono aperti i negozi la domenica ecco che i soldi spuntano dal niente e si va tutti felici e contenti a comprare quello che ci serve. E magari anche quello che non ci serve.
    Da noi su usa dire “è come levare il sangue dalle rape”. Se i soldi non ci sono, non ci sono, sia con i negozi chiusi che con i negozi aperti. O c’è una magia nascosta?

    Capisco che questi ragionamenti rischiano di essere come discorsi al vento.
    Una volta si diceva che quando arrivano i momenti di crisi “si deve tirare la cinghia” e si capisce bene cosa vuol dire.
    Oggi pare che se siamo in crisi economica “bisogna aumentare i consumi, spendere di più, per far ripartire il treno dell’economia”.
    Ma se i soldi non ci sono quali dovremmo spendere?

    So che diverse catene di super e Iper mercati cominciano a fare marcia indietro su questo piano, chiudendo più che nel passato alla domenica. Al di la dei bei discorsi dicono oggi così perché hanno analizzato costi e benefici e hanno capito che il gioco non vale la candela.
    Io non faccio un ragionamento di questo tipo, cerco di farlo più sull’etica. Ma in tale attesa ben vengano quelle catene che lottano – controcorrente – per la chiusura alla domenica.

    • fabrizio fabbrini ha detto:

      Sono favorevole a consentire la libertà di apertura dei negozi alla domenica. I titolari delle licenze, compresa la grande distribuzione, potrebbero ricorre all’assunzione “per il fine settimana” ai giovani dando così a quest’ultimi la possibiltà di guadagnare qualcosina e agli effettivi di riposare e dedicare più tempo alle proprie famiglie.

      • Nello ha detto:

        Tanto ci sono pochi precari (compresa la quasi totalità dei dipendenti della GDO) aggiungiamoli altri. Inoltre, visti i chiari di luna, quello che dicono i direttori dei supermercati èvero, sono molti che per prendere due lire in più accettano di lavorare la domenica.
        Per il resto rimango della mia idea: liberissimi di aprire la domenica, ma con orario settimanale (e giorni) di apertura fissi.
        In chiusura, penso che questa discussione sia ormai superata, forse per la terza domenica di novembre si potrà ancora discutere, pi dicembre sempre aperti e da gennaio il comune di Grosseto seguirà le direttive nazionali (quindi dovrebbero stare sempre aperti)

  26. Nello ha detto:

    Come detto in altre occasioni,a me interessa il giusto se i negozi siano o no aperti la domenica, però mi piace sempre dire la mia, forse per la mia natura polemica.
    Fra i tanti cavalli di battaglia per l’apertura, quello che spinge forte è la natura turistica di Grosseto.
    Bene. Ieri sera alle 19.25 ero a spasso per Firenze, che come è noto non è da conisiderare città turistica alla faccia dei molti orientali (non distinguo giapponesi da cinesi) alla faccia di vocii con molte lingue a me sconosciute (a dir la verità c’erano anche due napoletani che parlavano fra loro e ho capito forse il 5% di quello che dicevano), nella zona centralissima Duomo-Ponte vecchio-Pitti oltre il 50% dei negozzi erano già chiusi, saliti al 90% (addirittura il 100& di ponte vecchio alle 19.55) alla 20.00
    Se i commercianti grossetani dicono di stare aperti la domenica perchè il turismo porta affari, beh vadano ad insegnarlo ai fiorentini (che, per lo meno da quanto esposto) anche la domenica stanno, in genere, quasi tutti aperti parzialmente…..

  27. Granocchiaio ha detto:

    Il sangue dalle rape

    Continua a peggiorare il trend delle vendite negli esercizi al dettaglio (-3,7% rispetto al IV trimestre 2010). Tutte le tipologie di vendita, pur in intensità diversa ma senza esclusione, soffrono la crisi: in negativo piccola (-5,0%), media (-5,1%) e grande (-0,9 %) distribuzione. Crolla il settore alimentare (-6,1%), ma anche il no food soffre (-5,0%) dove, in particolare, il settore dell’abbigliamento (-9,9%) fa registrare in assoluto il peggior risultato dal 2005 (anno di inizio della rilevazione) . Le previsioni per il I trimestre 2012 sono marcatamente negative per tutti settori.

    Questo il drammatico grido di dolore che viene dalla CCIAA.

    “Nemmeno le festività natalizie, che pure in altri anni hanno costituito una felice occasione per il rilancio dei consumi, sono servite a ridare slancio ed a sostenere in qualche modo il settore commerciale.” Dice il presidente Lamioni.

    Nemmeno le sconsiderate aperture domenicali e festive hanno spostato di una virgola il problema. Dico io. In compenso si viaggia come tanti soldatini stolti in pratiche di imbarbarimento delle buone pratiche ed abitudini.

    Magari aprendo 24 ore su 24, 365 giorni su 365, quest’anno però 366……………………
    Avanti così nella spasmodica ricerca del nulla.

    • Nello ha detto:

      Che si sarebbe andati a schifio era chiaro: tasse su tasse, carburanti alle stelle, cassa integrazione mobilità o, peggio ancora, licenziamenti alle stelle (senza contare le migliaia di giovani senza lavoro, che non risultano essere nel computo degli altri, ma che devono per forza vivere alle spalle dei genitori), una volta si diceva che il rimedio è stringere la cinghia. Fino alla scorsa estate la cinghia riguardava i beni superflui, nell’ ultimo trimestre 2011, mi sembra che abbia colpito pesantemente anche l’alimentare (se non vado errato le statistiche portate dal Granocchiaio parlano del 5-6% in meno del 2010, e riguardano il periodo natalizio!!!). Mi sembra che il “sempre aperti” non abbia avuto la presa che i fautori dicevano. Problemi con gli addetti (ci sono state manifestazioni grossissime l’8 marzo, non a caso le “commesse” rivendicavano lo stare in famiglia), la PAM che cerca studenti per farli lavorare nei festivi, ma con il contratto attuale per poche domeniche, mi sembra otto o dodici, a 100€ per otto ore quindi con poca esperienza accumulabile e non credo, quindi, con buona resa sia per il cliente che per il datore. A queste si aggiungono le parole di molti Direttori della GDO che dicono, ora ormai a tre mesi di giochino, che c’è si più spalmatura di vendite, ma quello che conta sono gli incassi e questi sono rimasti gli stessi, con l’aggiunta di più spese di gestione.
      Ma che volete, bisogna copiare gli altri dove stanno aperti veramnete per 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno, ma lì è sempre stato così e la gente è abituata (e guardate che negli USA ci sono moltissimi che fanno più lavori per sbarcare il lunario da sempre). Nelle grandi città c’era già una forma analoga di apertura (alcuni negozi stavano aperti di continuo fino alle 22.00) ma lo facevano perchè chi lavora può fare la spesa solo in determinate ore; questo riporta a un discorso che, sull’argomento, pose mesi fa il Granocchiaio: se devo venire incontro a chi lavora, perchè non aprire gli uffici anche il sabato e la domenica? (per il medico di base ci si sta muovendo, ma non per venire incontro ai malati, ma per evitare le nefandezze ultime dei pronto soccorso, specie quelli della Capitale).

  28. fabrizio fabbrini ha detto:

    Pensioni superiori ad euro 1400 congelate per due anni; addizionale regionale incrementata di circa 0,5%; reintroduzione del’IMU (vecchia ICI) sulla prima casa; lievitaione dei costi energetici con il prezzo della benzina incontrolabile;aumento di 2 punti percentuali prevista per l’IVA sui prodotti non alimentari; incipiente disoccupazione non solo giovanile; ricorso alla sanità privata perchè quella pubblica non funziona; il governo che non incide sulla spesa pubblica la vera causa dell’indicibile debito pubblico.
    Dite Voi se i consumi possono riprendere con conseguenti effetti positivi dovuti al moltiplicatore economico (maggiore produzione e occupazione, ripresa degli investimenti produttivi ed incremento del PIL ecc).
    Aumentando come nell’attualità l’imposizione sia diretta che indiretta si favorisce soltanto la recessione e l’impoverimento degli italiani.

    • mezzolitro ha detto:

      Alle cicale, prima o poi, la vita presenta il conto…

      • Nello ha detto:

        Mezzolitro, non tutti sono cicale. Mio figlio dopo la prima esperienza lavorativa, a tempo determinato non riconfermato causa la crisi incombente, mi disse: babbo in Italia la crisi vera arriverà con due o tre anni di ritardo,perchè l’italiano medio, a differenza degli altri, ha un solo metodo di risparmio, mettere i soldi nel libretto (una volta si diceva sotto il materasso). Ora anche quelle “formiche” hanno scavato tutte le loro riserve.
        Il problema però è un altro: siamo governati in maniera ignobile, nessuno tiene conto che in Italia, a fronte di molti “ricchi”, ma è soprattutto la classe dei dipendenti, che tira avanti la baracca (anche perchè poi è l’unica che veramente paga le tasse, in quanto prese alla fonte, spesso in più del dovuto, basta vedere il conguaglio quasi sempre positivo a dicembre), per cui se non difendi in primis questa classe, andiamo a schifio. Anche questo governo di tecnici che sta facendo? Si blocca le pensioni, si blocca gli stipendi (gli statali mi sembra sono ormai quattro o cinque anni che non hanno aumenti), si aumenta l’Iva (da settembre non ricordo bene se ci rientreranno anche gli alimentari, fascia 4%, ma sicuramente di due punti aumenterà sia la seconda che la terza fascia), non parliamo poi dei carburanti che, lo sentii sabato ad un TG, nonostante la diminuzione del Brent, siamo arrivati a soglie iperboliche, dove oltre il 50% va ancora in tasse (non sto ad elencare quelle per far fronte alle varie emergenze che dovevano essere provvisorie, ma…., il governo Berlusconi almenno una volta per calmierare i prezzi abbassò le accise).
        In compenso si fanno vanto di dare dei falliti ai giovani che entrano sul mercato del lavoro oltre i 26 anni, danno del ridicolo al posto fisso, si vantano che qualcuno ( non tutti però) hanno rinunciato allo stipendio di ministro (lo farei anch’io a fronte di un massimo di sette milioni a un minimo di 160.000€, fonte pubbligata dal governo, senza considerare azioni, barche etc), in compenso sbandierano le liberalizzazioni come il non plus ultra, poi però si tirano indietro di fronte alle varie lobby (vorrei stare a vedere i vari Monti , Passera etc. sono legatissimi a loro), si fanno referendum che vengono disattesi (leggi quello dell’acqua), oppure non si rispetta la Consulta che dice che le Regioni non possono aumentare la benzina per far fronte all’emergenza, ma non mi risulta che quelle che ne hanno benificiato (una è la Toscana) l’abbiano, al momento, tolta.
        No caro Mezzolitro, ci penserei bene a fare raffronti fra formica e cicala almeno per quanto riguarda l’argomento di questo post.

    • Ric ha detto:

      Caro Fabbrini: la colpa è del governo, anzi dei governi, la colpa è degli italiani; in questo si può riassumere tutto il discorso di questa recessione economica che ha stangato Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda. E mentre i francesi si sono messi a criticare i governi di queste nazioni, è toccata anche a loro con un abbassamento di rating da Standard&Poors. Diciamo che la colpa è anche degli italiani che hanno votato certi governi che non hanno fatto nulla per abbassare il debito pubblico e raddrizzare il bilancio dello stato. Certo che per abbassare il debito pubblico si devono prendere decisioni impopolari tanto che quando ci tentò Mr. Sottile (l’On. Giuliano Amato) gli saltò addosso il mondo politico italiano (non so se si ricorda la celebre frase di Berlusconi “Non vi metteremo le mani nelle tasche come hanno fatto altri”) Così Amato se ne è andato, ma chi è venuto dopo ha fatto peggio, perchè ha lasciato il debito pubblico a questi livelli di disfatta economica e bene ci è andata che l’Italia ha una produzione industriale da paese evoluto e per il momento non ha fatto la fine della Grecia che non ha produzione industriale e che di fatto è fallita.
      Ora, siccome tutti sanno di bond, di pil, di analisi di bilancio, ecc. mi dice Lei cosa doveva fare un governo svincolato dalla politica come è l’attuale governo Monti? Magari si doveva inventare la “Finanza creativa” di Tremonti che voleva vendere le spiagge d’Italia per raddrizzare i bilanci, oppure si doveva insistere a non applicare l’ICI in Italia, una imposta sulla proprietà che è praticamente in tutto il mondo. Forse perchè il Cavaliere ne aveva fatto un cavallo di battaglia per prendere voti, ammazzando di fatto i comuni che pagavano i servizi praticamente con questa imposta. Certo non si può essere riconoscenti al governo Monti: ci ha tagliato pensioni, aumenta il carico fiscale a oltre il 40%, aumenta le accise… però mi dica Lei che altro poteva fare? Perchè quelli prima di lui non hanno tentato di raddrizzare i conti; perchè non è stata fatta una seria politica contro l’evasione fiscale? Perchè si è consentito a alcuni di scaricare SUV ed auto di grossa cilindrata dalla propria attività quando gli operai vanno in cassa integrazione o in mobilità e vengono ugualmente tassati?
      Per carità, le mie sono solo osservazioni, ma mi creda: non sono osservazioni di parte, solo osservazioni di uno che vede come sono andate le cose qui in Italia fino adesso.

  29. Granocchiaio ha detto:

    Da Fabrizio Fabbrini: “…. il governo che non incide sulla spesa pubblica la vera causa dell’indicibile debito pubblico.”

    A quale governo si vuol riferire? Dall’elencazione che precede questa affermazione par di capire che si voglia riferire al governo Monti. Se così non fosse l’avrebbe specificato. Se si voleva riferire a (diversi) governi precedenti ugualmente l’avrebbe detto chiaramente, si esprime assai bene il nostro amico, e non avrebbe avuto problemi a farsi capire.
    Dire che uno dei maggiori problemi del nostro paese, “l’indicibile debito pubblico”, sia causato dalla mancata incidenza sulla spesa pubblica di queste ultime misure mi pare una grossa imprecisione.
    Circa le misure prese da questo governo e le risultanze riportare dal sig. Fabbrini, sono portato a credere che lui preferirebbe tornare alla situazione in cui Berlusconi ci ha lasciato quando si è dimesso. E anche questo mi pare un po’ azzardato. Che io abbia capito male?

    Credo che chi è andato dritto al cuore del problema senza tanti giri di parole sia stato Mezzolitro:
    “Alle cicale, prima o poi, la vita presenta il conto…” affermazione che condivido totalmente.

    Per capire dove sono stati gli errori e dove prendere insegnamenti per non ripeterli bisogna fare un’analisi dei tempi trascorsi. Ma non solo quelli degli ultimi 20 anni, ma perlomeno da 50 o 60 a questa parte, più precisamente dagli anni ’60 in poi.
    Argomenti e analisi toste perché si va in là con gli anni e con un passato che a molti da un certo fastidio oggi rivangare e ricordare.
    Non è qui la sede e il momento per un’analisi completa di questo tipo.

    Una risposta la devo al primo intervento di Nello per la parte del problema “Aperture domenicali e festive”.
    Non è una grande consolazione vedere che le nostre previsioni si sono dimostrate giuste, perché nel frattempo la frittata è stata fatta, e, ancora peggio, ancora non è finita.
    Prima ancora che un fatto antieconomico io ne facevo, e ne faccio, una questione etica. Non l’ho mai nascosto e l’ho messa sempre al primo posto. Sono per il riposo settimanale da dedicare a se stessi, alla famiglia e altri aspetti un po’ meno barbari e insulsi come passare le feste dentro un Centro Commerciale. Poi si è confessato pubblicamente di questa idea anche qualche grosso papavero della Coop. E questo mi ha fatto piacere. I conti economici sono là a dimostrare l’inefficacia dell’iniziativa. Anzi come si riscontra ora addirittura controproducente.
    Quella di aprire ai sevizi ai cittadini anche gli uffici pubblici, le poste, il comune, i prelievi del sangue, e quanto’altro era semplicemente per far vedere quanto debole fosse la motivazione di rendere un servizio sociale facendo fare la spesa a chi durante la settimana lavora. Infatti anche chi deve andare per forza all’INPS, o all’anagrafe del Comune, o a rinnovare la patente, o fare una visita specialistica, o farsi un prelievo del sangue, lavora durante la settimana, e queste cose non mi paiono meno importanti di fare la spesa.

    Circa il suo secondo intervento rincaro la dose di Mezzolitro:
    Qui non si è mangiato l’uovo in culo alla gallina, si è mangiato anche il becchime che stava nello stomaco e i chicchi ancora nel gozzo! E poi?
    Tutti a mangiare e depredare nel pozzo di San Patrizio.
    Io il pozzo di San Patrizio l’ho visitato, è bello, è profondo e c’è l’acqua. Ma non tutti i tesori all’infinito come si intende con questa espressione e come si è in pratica fatto per decenni in Italia.
    Si è banchettato e depredato. Poeticamente, come dice mezzolitro, siamo stati delle cicale. Ora c’è da pagare il conto.

    Ma colpa non è dell’attuale esattore. Anzi.

    • Nello ha detto:

      Solo per precisare. Una persona con i soldi ci fa quello che vuole, sono cavoli sua se poi si ritrova senza “un becco di quattrino”. Ma quando si parla di crisi di queste dimensioni, la singola persona non può porre rimedio e qui ci deve pensare il Governo (o, visto i distinguo, i governi che si sono succeduti). E’ chiaro inoltre che quando attacco Monti o Berlusconi non lo faccio per soli scopi politici, oltretutto questo governo è sostenuto ha spada tratta dal mio partito, lo faccio solo perchè non hanno fatto nulla per risolvere i problemi. Anche se per i più quanto fanno questi “tecnici” sia risolutivo, fino a che gli italiani non ricominceranno a spendere, non ci sarà crescita e senza crescita non si esce dalla crisi. Non credo che gli italiani possono pensare di spendere e spandere (le cicale di Mezzolitro) quando gli aumenti medi mensili dei prodotti superano il 3% e nel contempo, dati ISTAT, il potere d’acquisto scende, non dico di pari grado, ma molto vicino.
      Ripeto che se avessi un rendito di 7000000€ o per rinunciare (speriamo ma in tanti come me sono scettici) a conflitti di interessi incasso 4200000€ di stock option, non sarei qui a “piangere”, purtroppo (anche se fortunatamente, ma solo per poche decine di euro) io sono fra quelli che hanno il 100% di azzeramento sulla perequazione pensionistica.
      Ric dice che Amato provò a fare qualcosa, ma in pratica fu bruciato, io mi chiedo perchè in Germania, nonostante la crisi, la WW ha dato in media 7500€ di premio ai suoi dipendenti (fuori dalla media i quadri e dirigenti che hanno preso molto di più) e in generale la produzione da due anni ha ripreso a correre? Non mi sembra che ciò sia avvenuto aumentando solo le tasse.
      Capisco che si va fuori tema, ma ormai il ” dado è tratto”. Visto che, mi sembra ci sia una difesa spasmodica del Governo di Napolitano, mi sapete rispondere perchè se veramente si vuol fare le riforme per superare la crisi, tutte dovrebbero partire dopo il 2017 per quelle attuali, lavoro o a regime pensioni (che stranamente anche qui saremo l’esempio europeo con la gente che starà a lavoro di più, dai tre a sei mesi più che negli altri stati). Penso che se le riforme si devono fare per risolvere la crisi debbono partire da subito, come hanno fatto per il passaggio dal retributivo al contributivo per il calcolo pensionistico.

      • Ric ha detto:

        La Volkswagen è un caso unico nel panorama dell’industria automobilistica mondiale: in pratica ha raddoppiato gli utili quando aziende come la Chrysler hanno dovuto fare accordi addirittura con i poveri italiani acquisendo in know-how e buona gestione aziendale. Come dire, Nello, che se uno sa fare il proprio lavoro può permettersi di andare in America ed insegnare agli americani come gestire una delle più grandi case automobilistiche del mondo e di America…
        Il fatto di Volkswagen è un caso unico: nel mondo non esiste casa automobilistica che non sia in sofferenza. Avendo raddoppiato gli utili invece di capitalizzarli (come sarebbe stato logico sotto l’aspetto contabile) ha deciso di investire sui lavoratori premiandoli in modo di ottenere una pace anche contrattuale e politica. E poi non sono state premiate solo le maestranze della Volkswagen; lo scorso anno toccò in misura inferiore alla Mercedes ed alla BMW. Semplicemente le cose vanno bene in Germania e le aziende sanno bene che quando il lavoratore è gratificato la produttività incrementa. Non certo come da noi dove si va minacciando di chiudere (e successivamente smentire) le fabbriche della Fiat. Stanno tartassando i lavoratori italiani delle fabbriche di auto minacciando di delocalizzare verso l’Europa dell’Est mentre Volkswagen annuncia che non intende assolutamente delocalizzare, anzi investe sulle proprie maestranze sul territorio della Germania. Dimmi te fra i due quale dei due comportamenti è giusto.

    • mezzolitro ha detto:

      Esatto ranocchio, è proprio quello che volevo dì.

  30. fabrizio fabbrini ha detto:

    Il vero male dell’Italia è il vorticoso debito pubblico, iniziato ad incrementarsi in maniera sproporzionta a partire dalla fine anni 60 inizio anni 70, allorchè i partiti politici italiani incominciarano a sviluppare la “politica del consociativismo”. In poche parole per scambio di voto si facilitavano nella P.A assunzioni facili, anche se non del tutto necessarie, di iscritti e simpatizzati in proporzione al peso dei vari partiti. Se poi aggiungiamo l’affarismo politico, le tangenti, le ruberie e la disonestà di alcuni personaggi il brodo è cotto.
    Eliminare gli sprechi, niente per sogno. Un esempio: basti pensare che la regione Toscana dispone di 55 consiglieri contro i 40 dello stato della California, oltre assessori e alti dirigenti vari con stipemdi da nababbi. Perchè mantenere i privilegi di chi non ha più una carica elettiva? E più facile aumentare la benzina.
    L’alto costo delle opere pubbliche,la corruzzione, la concusione con la mafia, le tante cattedrali costruite nel deserto (in Maremma abbiamo l’esempio dello scempio delle terme di Roselle), il finanziamento assurdo alla stampa partitica, ecc. sono le cause del nostro debito. In questi decenni non ho visto la volontà della classe politica che si è alternata ai vari governi(centrale e periferico) di porre rimedio; spero in Monti anche se l’esordio si è manifestato in coerenza con gli altri esecutivi.
    Finisco qui, per ora.

  31. maurizio martellini ha detto:

    avevo scritto un poema ma sto cazzo l’ha cancellato perche non avevo messo email e non ho voglia di riscriverlo…. riassunto
    Odio la germania svizzera e non prenderei esempio da loro , hanno il sangue tedesco e non centrano un cavolo con noi.
    I negozi in svizzera la domenica sono aperti sono tornato ieri.
    SOno nettamente a favore che i negozi dovbrebbero fare quello che cavolo gli pare .
    Comqunue io uso internet , vado in negozio guardo la roba ,provo vestiti poi le compro su internet risparmiando molto… proprio per questioni di tempo visto che quando chiudo io anche i negozianti chiudono non trovo mai il tempo di andare a comprare la merce ..l’unica speranza è la domenica se grosseto chiude ,cazzi dei negozianti di grosseto andro a spendere i miei soldi a follonica o su intenret.
    Tutto questo non toglie di poter fare girate in bicicletta e stare in famiglia..
    Ma sta cosa delle chiusura forzata della domenica secondo me è una cagata e un modo di fare fascista ecco perche cosi diffuso in germania.

  32. Nello ha detto:

    Domani è Pasqua (a tal proposito mi associo al blog e faccio gli Auguri ai frequentatori) e da alcuni giorni sulla stampa sono riapperse prese di posizione sull’apertura libera dei negozi. Mi sembra la più importante sia stata quella dei sindacati di categoria, penso di tutti sicuramente dela famosa triade, che hanno proclamato lo sciopero per le prossime quattro festività (Pasqua, Pasquetta, Liberazione e I Maggio), ma a queste posizione si sono aggiunte anche le risposte della GDO dove alla UniCoop FI (ma penso anche la Tirreno) che terrà chiusi tutti i suoi centri nelle feste, anche le altre, esclusa una, lo faranno a scacchiera (rimarranno aperti in alcuni giorni solo quelli in luoghi turistici). Sembra strano, almeno a me che ho seguito dall’inizio la vicenda, tenga aperto solo pochi negozi la ESSELUNGA, che per chi conosce le idee del proprietario era quella più “liberista” del lotto. A questo si aggiunge la conferma, ormai sono tre mesi che la liberalizzazione è in vigore, che gli incassi (il motivo della richiesta da parte dei commercianti in generale) non sono aumentati, al più rimasti gli stessi considerando la crisi, sono solo spalmati in sette giorni anzichè sei, ma sono nel comtempo aumentate sia le spese (che sicuramente aumenteranno ancora con la riforma del lavoro in via di definizione per quanto riguarda i contratti a termine di cui la GDO fa largo uso per sopperire le coperture domenicali) che il malumore degli addetti.

  33. Granocchiaio ha detto:

    Ci sono due frasi che mi fanno girare i marroni e non riesco a stabilire quale delle due mi resta più indigesta: una è “ma io te l’avevo detto” e l’altra “guarda, io te lo volevo dire”.
    Poi riflettendo bene scelgo la prima perché corrisponde di più al mio carattere. Sono uno che è più facile che dica una parola in più piuttosto che una parola in meno.

    Leggendo articoli a questo riguardo mi viene proprio a pennello dire: ma io l’avevo già detto, anzi l’avevo anche scritto. E anche un bel pezzetto fa con una certa insistenza proprio in questo articolo di questo blog.
    Si parla ovviamente delle chiusure domenicale e festive dei negozi che molti (troppi) scioccamente scambiano per libertà e utilità. Poi sono arrivati quelli più saggi di tutti e ci hanno detto: è questa la strada per risolvere tutti i mali dell’economia: lasciamo più aperti i negozi, domenica e festività comprese, la gente fa più spese, l’economia gira di nuovo e tutti i problemi sono risolti!
    Evviva, che bello, risolti tutti i problemi: più consumi, più denaro che gira, più ricchezza, più benessere, più felicità per tutti. Magari se non è sufficiente, o se vogliamo essere ancora più ricchi e felici potremmo sempre aprire 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno: come minimo triplichiamo il benessere dell’umanità.

    A dire la verità io avevo iniziato la mia critica a queste aperture vedendo il problema sotto una luce diversa, non prettamente economica. E cioè quello di riappropriarsi di un giorno di effettiva libertà e riposo per tutti. Poi ognuno poteva gestire questo tempo come voleva: con la famiglia, con gli amici, riposando, facendo sport, leggendo, dormendo, meditando, insomma facendo proprio quello che più gli andava.
    Alla critica secondo la quale era una libertà supplementare per i cittadini che potevano fare la spesa quel giorno festivo anziché perdere ore di lavoro, mi limitai ad osservare che un qualsiasi cittadino perde ore e giornate per bisogni personali che ognuno ha per mille motivi, come per esempio fare pratiche amministrative in Comune, in Provincia, presso l’INPS, presso i sindacati, ma anche per un normale prelievo del sangue, per una visita specialistica. Perché non chiedere allora che siano aperti anche questi uffici e questi servizi? E che dire poi ad essere ricoverati in ospedale e aver bisogno di assistenza anche nei fine settimana? So per esperienza diretta che essere ammalati e aver bisogno di essere ricoverati è già di per sé una cosa poco intelligente. Ma se poi hai bisogno di un’assistenza ai migliori livelli in un fine settimana o durante una festività vuol dire che proprio non hai capito niente della vita! Non l’avrai mai come qualsiasi altro giorno della settimana, e ben ti sta, così impari ad aver bisogno di assistenza ospedaliera nei giorni feriali. E che cazzo! Fare delle turnazioni per avere sempre la stessa forza lavorativa in assistenza no eh? Aprire il laboratorio per il prelievo del sangue alla domenica no eh?

    Però il supermercato che fa caldo d’inverno e aria condizionata d’estate, quello sì. Meglio averlo anche i giorni festivi.
    Poi qualche dirigente della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) ha cominciato a fare due conti, a verificare che le cose non stanno esattamente come propagandato, e cioè che si fanno degli straordinari, non si spende di più e non si aumentano i profitti. Si è cioè scoperta la famigerata acqua calda. E cioè se i cittadini hanno meno soldi da spendere è inutile stare più aperti con i negozi, i soldi sempre quelli sono. Al momento pochi.

    A dir la verità qualche dirigente affiancò a questa critica anche qualche riserva circa lo sconvolgimento di buone abitudini familiari. Si poteva pensare che questo era un di più, ma io sono ottimista e penso che anche in questo caso loro erano sinceri.

    Poi hanno cominciato ad intervenite anche i sindacati e a fare grosse riserve su queste aperture indiscriminate, se non vere e proprie battaglie.
    Poi l’altalena di momenti di dissenso a momenti di stanca.

    L’altro giorno sul giornale Il Tirreno un articolo si apriva con:

    Domeniche al lavoro, in piazza le mogli e i mariti

    Dove le moglie e i mariti erano i parenti di quei dipendenti costretti a lavorare anche le domeniche e le altre festività. Il passaggio cruciale recitava:
    “Stanchi di dover rinunciare al proprio tempo libero e di non riuscire più trascorrere le domeniche con i loro familiari, perché costretti a stare dietro il bancone senza alcuna distinzione tra giorni festivi e feriali, i commessi di tutte le età dicono stop alle liberalizzazioni. Allo sfogo di tanti colleghi si unirà quello dei loro familiari anche’essi “vittime” delle aperture selvagge degli esercizi commerciali che succhiano il tempo agli affetti. Poiché – dicono – se è vero che senza un lavoro non si può metter su famiglia, nemmeno lavorando sette giorni su sette, è possibile fare progetti.

    Dove mi pare il discorso non faccia una piega.

    Stamattina, sempre sullo stesso giornale Il Tirreno a pag. 11 l’assessore al commercio della Regione Toscana, Cristina Scaletti, dichiara: “Di fronte al preoccupante calo dei consumi registrato nella nostra regione è controproducente insistere nella direzione di una totale liberalizzazione delle aperture nei giorni festivi”

    Aggiungendo: “il problema vero è che mancano i soldi nei borsellini delle famiglie”. Ma và, ora che lo dicono anche gli assessori regionali si riuscirà a fare un passo avanti?
    Nella logica di “iniziative atte a sostenere il piccolo commercio” la Regione ha aperto un bando che aiuta questi possibili futuri imprenditori, “prevedendo un finanziamento di 1,735 milioni di euro.”

    E noi a Grosseto apriremo un bel IPERMERNATO COOP.

    Tiè!

  34. Granocchiaio ha detto:

    26 novembre 2010
    È in questa data che da questo blog inizia la nostra battaglia contro l’apertura indiscriminata dei negozi nelle domeniche e nelle giorni festivi.
    L’articolo fu scritto in occasione dell’apertura del Centro Commerciale Aurelia Antica (quello del Casalone) dove all’ennesimo attacco alla piccola e media distribuzione si univa il programma più volte ribadito – e poi attuato – di aprire le domeniche ed i gironi festivi. Possibilmente anche 365 giorni su 365.
    Le critiche da noi rivolte erano soprattutto alla negazione di un giorno settimanale veramente festivo, dove ognuno si ritrovi libero di stare con la famiglia o con gli amici, o dove vuole, ma non nei Centri Commerciali.
    Questo concetto sembrò a molti un po’ demodé, un po’ paternalistico e conservatore. Poi una delle più grandi catene della GDO se ne sortì dicendo che aprire la domenica ed i giorni festivi non era poi così conveniente, né per la proprietà né per i propri dipendenti. Ma la cosa che più fece piacere fu che per la prima volta venne fuori anche la necessità del rispetto dell’etica familiare nella festività. Questo fece un bel po’ di scalpore e a me molto piacere.
    Poi via via qualche associazione di categoria riprese il concetto e piano piano la cosa è montata a livello nazionale. Ma c’è sempre molta pressione nel senso delle aperture e le recenti misure del governo centrale hanno aggravato le cose.
    Ora si scopre che una di queste organizzazioni, la CONFESERCENTI, lancia con un azzeccato slogan: “LIBERA LA DOMENICA” una campagna proprio contro queste aperture indiscriminate.
    E lo fa con un invito a firmare per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare.
    A questa iniziativa aderisce ufficialmente la CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, cosa di non poco conto e di novità in questo campo. Probabilmente la CEI organizzerà la raccolta delle firme davanti alle chiese.

    Qui di seguito i link per approfondire l’iniziativa e leggere brochure e manifesto

    http://www.liberaladomenica.it/
    http://www.facebook.com/roberto.tonini1/posts/408919069187705?ref=notif&notif_t=like#!/liberaladomenica?fref=ts
    INFORMATI
    Gli eccessi di liberalizzazioni penalizzano i piccoli negozi, costringendo imprenditori e lavoratori a sacrificare valori importanti come la famiglia. Scopri la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per restituire alle Regioni la facoltà di decidere sulle aperture domenicali.
    FIRMA
    Aiutaci a presentare la proposta di legge di iniziativa popolare: aderisci anche tu alla campagna ’libera la domenica’, firmando presso le strutture di Confesercenti sul territorio nazionale. Presto online la lista completa delle strutture dove si potrà firmare.
    FAI FIRMARE
    Scarica le istruzioni e il modulo per organizzare la tua raccolta firme. Attenzione: perché le firme abbiano valore legale, occorre seguire attentamente tutti i passi illustrati dalle linee guida. Altrimenti, puoi semplicemente firmare presso i banchi organizzati da Confesercenti e Cei.
    Copyright 2012 Libera la Domenica

  35. Granocchiaio ha detto:

    Negozianti e preti a braccetto: no allo shopping festivo

    La domenica no. Niente shopping. O, quantomeno, a decidere siano la Regione e i Comuni. È la campagna lanciata da Confesercenti contro la liberalizzazione selvaggia degli orari dei negozi, prevista nel decreto Salva Italia del governo Monti. Titolo della campagna: «Liberaladomenica». Obiettivo? Raccogliere 50mila firme almeno a sostegno di una proposta di legge che cancella la liberalizzazione degli orari. Tempi? Entro la fine di aprile. Dopodiché la proposta di legge di iniziativa popolare sbarca nell’apposita commissione parlamentare, e se approvata, va in discussione alla Camera e in Senato. E qui sarà approvata o respinta. La campagna per la raccolta delle firme è partita su scala nazionale a novembre. E anche la Cei, la Conferenza episcopale italiana, ha deciso di appoggiare l’iniziativa di Confesercenti. Negozianti e parroci a braccetto. Finora sono state raccolte 25mila firme, di cui10mila soltanto in Veneto, ma da oggi la macchina organizzativa partirà anche in Toscana. Già ieri in alcune chiese fiorentine sono stati esposti dei banchetti per le firme, che vanno autenticate. «Non stiamo chiedendo che i negozi siano chiusi tout court,vogliamo restituire a Comuni e Regione la capacità di decidere con il territorio quando stare chiusi», spiega il presidente di Confesercenti Firenze, Nico Gronchi. E don Giovanni Momigli, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Firenze, aggiunge: «Occorre recuperare la dimensione comunitaria della festa. E’ una battaglia contro i nostri stili di vita, una battaglia che non possiamo non vincere per il bene delle persone e dell’intera comunità. La festa in quanto tale ha un valore antropolitico sia per la persona che per la comunità». Anche da Unicoop di Firenze, che negli ultimi anni si è battuta per il riposo festivo, arrivano plausi per l’iniziativa di Confesercenti: «La guardiamo con favore e anche noi potremmo sostenerla», ha fatto sapere Claudio Vanni, responsabile delle relazioni esterne di Unicoop. Il presidente Turiddo Campaini ha scritto anche un libro per sostenere l’esigenza del riposo domenicale non solo per ragioni culturali legate agli stili di vita ma anche per motivi economici. «A fronte di un incasso uguale spalmato su sette giorni invece che su sei, ci sono costi più alti di gestione. Che alla fine rischiano di rimbalzare sugli acquirenti», dichiara Campaini. «Sì, è una follia la liberalizzazione decisa dal governo Monti. I consumi flettono e noi si deve tenere i negozi aperti, se vogliamo, anche a Natale e per 14 ore al giorno», polemizza Massimo Biagioni, segretario regionale di Confesercenti.Che aggiunge: «Aumentare gli orari a fronte di vendite uguali comporta costi maggiori per un’azienda commerciale. Costi che o ricadono sui prezzi a danno quindi dei consumatori o costringono le aziende a tagliare il personale». Biagioni non ha dubbi, se i parroci si impegnano, quota 50mila firme sarà facile raggiungerla. E in Toscana l’obiettivo è quello di raccoglierne almeno 10mila.
    di Mario Lancisi FIRENZE
    Il Tirreno
    LUNEDÌ, 21 GENNAIO 2013

    • barabba ha detto:

      “….Negozianti e preti a braccetto….” oddio, Gesù sarebbe contento dopo aver scacciato i negozianti dal tempio. Ma sarà per le stesse ragioni che Gesù voleva affermare impugnando la frusta o perchè i negozianti non ci guadagnano niente a stare aperti di domenica e i preti gli son saltati in groppa per non sporcarsi i sandali… così non avranno polvere da scuotere quando qualcuno li inviterà ad uscire per empietà, e useranno il ‘cavillo’ dei piedi puliti per rimanere nel tempio a far quello che gli pare come lo IOR ha insegnato in questi anni?

      • Granocchiaio ha detto:

        A dire la verità il titolo non piace nemmeno a me. Ma credo dipenda dal fatto che l’articolista ami poco i commercianti e ancora meno i preti.
        Peccato perché l’articolo è ben fatto, riporta le cose essenziali ed è chiaro.
        Probabilmente c’è più di una persona che si lascia prendere dal clima da campagna elettorale e, come minimo, bisogna fare almeno il titolo “ad effetto”.
        In effetti quello che sintetizza il titolo è che (secondo me finalmente)
        “la Conferenza episcopale italiana, ha deciso di appoggiare l’iniziativa di Confesercenti”.
        Fin dal mio primo intervento, nel novembre del 2010, sottolineavo che la mia richiesta e proposta era di ordine etico più che economico.

        Quindi ben venga don Giovanni Momigli, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Firenze: «Occorre recuperare la dimensione comunitaria della festa. E’ una battaglia contro i nostri stili di vita, una battaglia che non possiamo non vincere per il bene delle persone e dell’intera comunità. La festa in quanto tale ha un valore antropolitico sia per la persona che per la comunità».

        Non è una novità, ma mi fa piacere ricordare l’identità di vedute con il presidente Turiddo Campaini che ha scritto anche un libro per sostenere l’esigenza del riposo domenicale non solo per ragioni culturali legate agli stili di vita ma anche per motivi economici. «A fronte di un incasso uguale spalmato su sette giorni invece che su sei, ci sono costi più alti di gestione. Che alla fine rischiano di rimbalzare sugli acquirenti».

        Asserzioni come: “«Aumentare gli orari a fronte di vendite uguali comporta costi maggiori per un’azienda commerciale. Costi che o ricadono sui prezzi a danno quindi dei consumatori o costringono le aziende a tagliare il personale» modestamente mi paiono come la scoperta dell’acqua calda.

        Questa è l’essenza dell’articolo che mi sento ancora di sottoscrivere.
        Come sottoscriverò la raccolta di firme a sostegno della proposta di legge che cancella la liberalizzazione degli orari.
        Quindi per me W «Liberaladomenica».

  36. Granocchiaio ha detto:

    Siamo tornati più volte sull’argomento delle aperture/chiusure domenicali e festive dei negozi a partire dal lontano novembre 2010.
    Sono personalmente contrario a queste aperture generalizzate.
    In primis perché un giorno libero per tutti è talmente importante che nemmeno andrebbe spiegato: basta riflettere un momento ai propri interessi, alla propria persona, alla famiglia, agli amici, ai parenti, agli ammalati, alla natura, ai posti da visitare, e altre millanta motivazioni.

    Il puerile argomento che stando aperti in quei giorni si risolverebbero le crisi è semplicemente ottuso e semplicistico. Sarebbe come dire che stando aperti miracolosamente spuntano nuovi e insperati soldi nei borsellini degli italiani. Il che è tutto dire.

    All’osservazione che questo facilitava la vita familiare – tutti occupati durante la settimana – avevo osservato che anche fare documenti negli uffici pubblici o visite specialistiche o semplicemente dei prelievi del sangue, creano problemi durante la settimana: perché allora non pretendere che stiano aperti anche queste strutture la domenica?

    C’è che ne faceva anche un fatto etico/ religioso, come il sottoscritto, o chi, come i sindacati, in difesa dei lavoratori, o chi semplicemente con il buon senso.

    Complice una legge che ha creato illusorie aspettative e confusione, tra i vari supermercati
    si è assistito ad una netta scissione. In particolare le Coop, ed in particolare un loro importante dirigente , si sono schierati per la NON APERTURA. Turiddo Campaini ha scritto anche un libro per sostenere l’esigenza del riposo domenicale non solo per ragioni culturali legate agli stili di vita ma anche per motivi economici

    Comunque certi giorni erano stati “esentati” dalla diatriba per evidenti motivi di opportunità. Tra questi ovviamente il 1° maggio, la festa dei lavoratori.

    Fin’ora!
    Perchè quest’anno anche quest’ultimo baluardo sta ricevendo attacchi e mazzate da diverse parti. Molti esercizi resteranno aperti anche il 1° maggio.

    Anche quest’ultimo baluardo crolla.

    Brachette calate anche per la festa del 1° maggio.

    E poi ci si lamenta di come vanno le cose…………

    • Ric ha detto:

      L’apertura domenicale degli esercizi commerciali ha una ragione nella esistenza dei centri commerciali, aggregazione di più negozi e di iper o mega store, tanto cari al nord Italia ma di certo entrati nelle preferenze fine settimanali di molti italiani.
      Dal punto di vista etico io li trovo inutili e fuorvianti in quanto indirizzano la gita domenicale di molti italiani ad un mero peregrinare verso questi centri vendita dove – alla fine – qualcosa devi comprare piccolo o grande, costoso od economico che sia. L’esempio più eclatante è dato dalle gitarelle domenicali ai Gigli di Firenze di molti grossetani che, d’altra parte non vanno a visitare un museo od un monumento della nostra capitale regionale: è un appiattimento della cultura e dell’utilizzo della domenica, giornata dedicata alla Chiesa per i credenti e più semplicemente al riposo o alla gita fuori porta per tutti gli altri. Inoltre, dato che molti dipendenti di questi centri hanno contratti di lavoro atipici con i quali l’orario straordinario di lavoro domenicale viene saltato a piè pari, è anche un problema sociale e di giusta retribuzione dei lavoratori, costretti spesso a sottostare a ricatti vergognosi da parte dei datori di lavoro con la scusante di un lavoro che non c’è e di diritti che vengono affossati in nome del vendere a tutti i costi anche quando non c’è necessità di acquisto da parte dei clienti.
      Vero è che il mondo del lavoro in molti casi si è profondamente trasformato negli ultimi anni al punto che la giornata lavorativa per molti occupa anche la domenica, ma a mio avviso si potrebbe ovviare all’utilizzo dei supermercati nella domenica mediante turni di apertura, un supermercato aperto al fine settimana a turno; ne trarrebbe un utile il supermercato stesso perchè si vedrebbe concentrare i clienti domenicali con un giusto utilizzo del personale e dell’offerta del prodotto senza vedere supermercati semivuoti e con pochi prodotti come accade ora.
      E poi perchè andare al centro commerciale? In Maremma ci sono centinaia di luoghi da visitare, di paesi, di monumenti; abbiamo un mare meraviglioso, le sagre paesane, le feste, le chiese ecc.: è davvero un peccato spendere il giorno di festa a passeggiare in un centro commerciale!

  37. Granocchiaio ha detto:

    Qui sotto l’articolo da noi scritto sul blog in data 28 aprile 2013
    A distanza di qualche mese si ritorna a parlare di aperture prolungate.
    Proprio al culmine del solleone sento oggi alla TV che si propone per il mese di agosto aperture di 24 ore su 24.
    Beh, ero stato facile profeta nel prevedere che prima o poi si sarebbe arrivati anche a questo.
    Visto il periodo di massima calura durante l’anno, visti i picchi che ci sta sottoponendo Caronte, si pensava che ognuno avesse preso adeguate misure per difendersi dal gran caldo e dai pericolosi effetti collaterali.
    Par proprio che non tutti abbiano seguiti questi buoni consigli.

    P.S. Se per malaugurata ipotesi questo aumento dei tempi di apertura dei negozi a 24 ore su 24 non fosse sufficiente a superare la crisi, cosa ci si potrebbe inventare dopo?

  38. nello ha detto:

    Sono reduce da una breve vacanza in Valsugana. Non sarà il top delle mete turistiche, però sempre zona turistica è. Bene mercoledì scorso a Pergine nel pomeriggio era aperto solo un grande magazzino, tutti gli altri negozi erano chiusi per turno settimanale; non so se anche nelle altre località vige tale chiusura, ma non credo che i negozianti perginesi (si dice così?)siano dei c…..ni, visto che i vari paesi si susseguono di pochi chilometri

  39. Granocchiaio ha detto:

    È dal 24 aprile del 2010 che su questo blog viene portata avanti la polemica CONTRO LE APERTURE FESTIVE dei negozi ed in particolare della G.D.O.

    Via via sono interventi CONTRO la chiusura diversi soggetti, sindacati in testa, ma finora pochi supermercati. È quindi con piacere che segnalo questo post che mi è stato condiviso su Facebook di un negozio della Simply Market, anche perché contiene una frase da me già diverse volte evocata: “….invitiamo la gentile clientela AD APPROFITTARE DELLA DOMENICA PER RISCOPRIRE I VALORI DELLA FAMIGLIA. Certi di vedervi ancora lunedì auguriamo a tutti una buona domenica.”

    Ogni commento mi pare superfluo.

    Per vedere fin dall’inizio:

    Negozi aperti o negozi chiusi

    Scritto da Granocchiaio il 24-apr-2010 Totale commenti 80

    http://www.braccagni.info/2010/04/24/negozi-aperti-o-negozi-chiusi-alla-domenica-e-negli-altri-giorni-festivi/comment-page-1/#comment-6005

  40. nello ha detto:

    Non ho capito bene di dove sia il Simply Market dove è esposto il cartello, comunque con me il gestore sfonda una porta aperta: mai creduto nell’utilità di aperture festive. Non sono un commerciante, ma da cliente posso solo dire che tali aperture possono sì venirmi incontro in comodità, ma io con questo non vado a spendere di più: se consumo, che so, un 5 Kg di pasta ne compro sempre solo 5 Kg e non 6 perché la domenica il negozio è aperto. Poco sopra c’è un mio post sull’argomento in merito alle mie vacanze del 2013, bene ora la mia esperienza in materia si è allargata in quanto, con la figlia studentessa a Trento, vado spesso in quella città (è proibitivo sia per il prezzo che il raggiungimento, non dico Braccagni ma lo stesso Grosseto, perché le visite mensili siano da parte di mia figlia) soprattutto di sabato e domenica. Bene la domenica la maggior parte dei negozi è chiusa e molti di quelli aperti sono a conduzione familiare e stanno aperti solo per la concorrenza (parole di un commerciante di scarpe che ha detta di mia figlia è uno dei migliori della città). Anche per l’orario continuato lì siamo ai minimi storici, almeno in città ad esempio c’è un solo supermercato che l’adotta (è anche aperto la domenica, non so se tutto il giorno o solo la mattina), non so onestamente se ci siano anche negozi di altre aree merceologiche che lo adottano. So per certo che tengono conto dell’orario: rispetto al minuto dell’orario di chiusura. Al Supermercato Coop Familia sotto casa a mia figlia fu rifiutato il pagamento della spesa alle 18,55 perché la cassiera doveva chiudere i conti per le 19.00 (orario di chiusura) e quindi la invitò a riportare i prodotti negli scaffali. Per risposta Martina (tutta mi’ ma’) disse: che sbadata alle “sette” devo essere in fondo alle scale di casa e quindi non posso riportare i prodotti al loro posto. Giuro non è una bufala.
    La domanda è: ma i trentini (è vero che sono regione e provincia autonoma con tutti i bonus del caso) scialano?
    Qualche giorno fa ho letto una dichiarazione di un responsabile di un GDO francese che in Toscana ha tre supermercati aperti 24h su 24h (un quarto è aperto fino alle 24.00) che dichiarava un enorme giro di vendite, specie in uno. Bene sullo stesso giornale in un inchiesta dopo qualche giorno dall’apertura continuata, non vorrei sbagliare ma mi sembra anche nello stesso supermercato virtuoso, alle 2.00 contava in media 2 avventori, un vigilantes e i commessi……

  41. Granocchiaio ha detto:

    Non avete idea di quante persone hanno condiviso e apprezzato questa tesi

Lascia una risposta

Devi essere iscritto per scrivere un commento.