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Apertura domenicale dei negozi: GIU’ LE MUTANDE!

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LIBERA LA DOMENICA

LIBERA LA DOMENICA

 

Archiviato in: featuredIL MANGIARE ED IL BERELA CULTURALA NOTIZIA

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  1. Granocchiaio scrive:

    Siamo tornati più volte sull’argomento delle aperture/chiusure domenicali e festive dei negozi a partire dal lontano novembre 2010.
    Sono personalmente contrario a queste aperture generalizzate.
    In primis perché un giorno libero per tutti è talmente importante che nemmeno andrebbe spiegato: basta riflettere un momento ai propri interessi, alla propria persona, alla famiglia, agli amici, ai parenti, agli ammalati, alla natura, ai posti da visitare, e altre millanta motivazioni.

    Il puerile argomento che stando aperti in quei giorni si risolverebbero le crisi è semplicemente ottuso e semplicistico. Sarebbe come dire che stando aperti miracolosamente spuntano nuovi e insperati soldi nei borsellini degli italiani. Il che è tutto dire.

    All’osservazione che questo facilitava la vita familiare – tutti occupati durante la settimana – avevo osservato che anche fare documenti negli uffici pubblici o visite specialistiche o semplicemente dei prelievi del sangue, creano problemi durante la settimana: perché allora non pretendere che stiano aperti anche queste strutture la domenica?

    C’è che ne faceva anche un fatto etico/ religioso, come il sottoscritto, o chi, come i sindacati, in difesa dei lavoratori, o chi semplicemente con il buon senso.

    Complice una legge che ha creato illusorie aspettative e confusione, tra i vari supermercati
    si è assistito ad una netta scissione. In particolare le Coop, ed in particolare un loro importante dirigente , si sono schierati per la NON APERTURA. Turiddo Campaini ha scritto anche un libro per sostenere l’esigenza del riposo domenicale non solo per ragioni culturali legate agli stili di vita ma anche per motivi economici

    Comunque certi giorni erano stati “esentati” dalla diatriba per evidenti motivi di opportunità. Tra questi ovviamente il 1° maggio, la festa dei lavoratori.

    Fin’ora!
    Perchè quest’anno anche quest’ultimo baluardo sta ricevendo attacchi e mazzate da diverse parti. Molti esercizi resteranno aperti anche il 1° maggio.

    Anche quest’ultimo baluardo crolla.

    Brachette calate anche per la festa del 1° maggio.

    E poi ci si lamenta di come vanno le cose…………

    • Ric scrive:

      L’apertura domenicale degli esercizi commerciali ha una ragione nella esistenza dei centri commerciali, aggregazione di più negozi e di iper o mega store, tanto cari al nord Italia ma di certo entrati nelle preferenze fine settimanali di molti italiani.
      Dal punto di vista etico io li trovo inutili e fuorvianti in quanto indirizzano la gita domenicale di molti italiani ad un mero peregrinare verso questi centri vendita dove – alla fine – qualcosa devi comprare piccolo o grande, costoso od economico che sia. L’esempio più eclatante è dato dalle gitarelle domenicali ai Gigli di Firenze di molti grossetani che, d’altra parte non vanno a visitare un museo od un monumento della nostra capitale regionale: è un appiattimento della cultura e dell’utilizzo della domenica, giornata dedicata alla Chiesa per i credenti e più semplicemente al riposo o alla gita fuori porta per tutti gli altri. Inoltre, dato che molti dipendenti di questi centri hanno contratti di lavoro atipici con i quali l’orario straordinario di lavoro domenicale viene saltato a piè pari, è anche un problema sociale e di giusta retribuzione dei lavoratori, costretti spesso a sottostare a ricatti vergognosi da parte dei datori di lavoro con la scusante di un lavoro che non c’è e di diritti che vengono affossati in nome del vendere a tutti i costi anche quando non c’è necessità di acquisto da parte dei clienti.
      Vero è che il mondo del lavoro in molti casi si è profondamente trasformato negli ultimi anni al punto che la giornata lavorativa per molti occupa anche la domenica, ma a mio avviso si potrebbe ovviare all’utilizzo dei supermercati nella domenica mediante turni di apertura, un supermercato aperto al fine settimana a turno; ne trarrebbe un utile il supermercato stesso perchè si vedrebbe concentrare i clienti domenicali con un giusto utilizzo del personale e dell’offerta del prodotto senza vedere supermercati semivuoti e con pochi prodotti come accade ora.
      E poi perchè andare al centro commerciale? In Maremma ci sono centinaia di luoghi da visitare, di paesi, di monumenti; abbiamo un mare meraviglioso, le sagre paesane, le feste, le chiese ecc.: è davvero un peccato spendere il giorno di festa a passeggiare in un centro commerciale!

  2. Granocchiaio scrive:

    Negozianti e preti a braccetto: no allo shopping festivo

    La domenica no. Niente shopping. O, quantomeno, a decidere siano la Regione e i Comuni. È la campagna lanciata da Confesercenti contro la liberalizzazione selvaggia degli orari dei negozi, prevista nel decreto Salva Italia del governo Monti. Titolo della campagna: «Liberaladomenica». Obiettivo? Raccogliere 50mila firme almeno a sostegno di una proposta di legge che cancella la liberalizzazione degli orari. Tempi? Entro la fine di aprile. Dopodiché la proposta di legge di iniziativa popolare sbarca nell’apposita commissione parlamentare, e se approvata, va in discussione alla Camera e in Senato. E qui sarà approvata o respinta. La campagna per la raccolta delle firme è partita su scala nazionale a novembre. E anche la Cei, la Conferenza episcopale italiana, ha deciso di appoggiare l’iniziativa di Confesercenti. Negozianti e parroci a braccetto. Finora sono state raccolte 25mila firme, di cui10mila soltanto in Veneto, ma da oggi la macchina organizzativa partirà anche in Toscana. Già ieri in alcune chiese fiorentine sono stati esposti dei banchetti per le firme, che vanno autenticate. «Non stiamo chiedendo che i negozi siano chiusi tout court,vogliamo restituire a Comuni e Regione la capacità di decidere con il territorio quando stare chiusi», spiega il presidente di Confesercenti Firenze, Nico Gronchi. E don Giovanni Momigli, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Firenze, aggiunge: «Occorre recuperare la dimensione comunitaria della festa. E’ una battaglia contro i nostri stili di vita, una battaglia che non possiamo non vincere per il bene delle persone e dell’intera comunità. La festa in quanto tale ha un valore antropolitico sia per la persona che per la comunità». Anche da Unicoop di Firenze, che negli ultimi anni si è battuta per il riposo festivo, arrivano plausi per l’iniziativa di Confesercenti: «La guardiamo con favore e anche noi potremmo sostenerla», ha fatto sapere Claudio Vanni, responsabile delle relazioni esterne di Unicoop. Il presidente Turiddo Campaini ha scritto anche un libro per sostenere l’esigenza del riposo domenicale non solo per ragioni culturali legate agli stili di vita ma anche per motivi economici. «A fronte di un incasso uguale spalmato su sette giorni invece che su sei, ci sono costi più alti di gestione. Che alla fine rischiano di rimbalzare sugli acquirenti», dichiara Campaini. «Sì, è una follia la liberalizzazione decisa dal governo Monti. I consumi flettono e noi si deve tenere i negozi aperti, se vogliamo, anche a Natale e per 14 ore al giorno», polemizza Massimo Biagioni, segretario regionale di Confesercenti.Che aggiunge: «Aumentare gli orari a fronte di vendite uguali comporta costi maggiori per un’azienda commerciale. Costi che o ricadono sui prezzi a danno quindi dei consumatori o costringono le aziende a tagliare il personale». Biagioni non ha dubbi, se i parroci si impegnano, quota 50mila firme sarà facile raggiungerla. E in Toscana l’obiettivo è quello di raccoglierne almeno 10mila.
    di Mario Lancisi FIRENZE
    Il Tirreno
    LUNEDÌ, 21 GENNAIO 2013

    • barabba scrive:

      “….Negozianti e preti a braccetto….” oddio, Gesù sarebbe contento dopo aver scacciato i negozianti dal tempio. Ma sarà per le stesse ragioni che Gesù voleva affermare impugnando la frusta o perchè i negozianti non ci guadagnano niente a stare aperti di domenica e i preti gli son saltati in groppa per non sporcarsi i sandali… così non avranno polvere da scuotere quando qualcuno li inviterà ad uscire per empietà, e useranno il ‘cavillo’ dei piedi puliti per rimanere nel tempio a far quello che gli pare come lo IOR ha insegnato in questi anni?

      • Granocchiaio scrive:

        A dire la verità il titolo non piace nemmeno a me. Ma credo dipenda dal fatto che l’articolista ami poco i commercianti e ancora meno i preti.
        Peccato perché l’articolo è ben fatto, riporta le cose essenziali ed è chiaro.
        Probabilmente c’è più di una persona che si lascia prendere dal clima da campagna elettorale e, come minimo, bisogna fare almeno il titolo “ad effetto”.
        In effetti quello che sintetizza il titolo è che (secondo me finalmente)
        “la Conferenza episcopale italiana, ha deciso di appoggiare l’iniziativa di Confesercenti”.
        Fin dal mio primo intervento, nel novembre del 2010, sottolineavo che la mia richiesta e proposta era di ordine etico più che economico.

        Quindi ben venga don Giovanni Momigli, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Firenze: «Occorre recuperare la dimensione comunitaria della festa. E’ una battaglia contro i nostri stili di vita, una battaglia che non possiamo non vincere per il bene delle persone e dell’intera comunità. La festa in quanto tale ha un valore antropolitico sia per la persona che per la comunità».

        Non è una novità, ma mi fa piacere ricordare l’identità di vedute con il presidente Turiddo Campaini che ha scritto anche un libro per sostenere l’esigenza del riposo domenicale non solo per ragioni culturali legate agli stili di vita ma anche per motivi economici. «A fronte di un incasso uguale spalmato su sette giorni invece che su sei, ci sono costi più alti di gestione. Che alla fine rischiano di rimbalzare sugli acquirenti».

        Asserzioni come: “«Aumentare gli orari a fronte di vendite uguali comporta costi maggiori per un’azienda commerciale. Costi che o ricadono sui prezzi a danno quindi dei consumatori o costringono le aziende a tagliare il personale» modestamente mi paiono come la scoperta dell’acqua calda.

        Questa è l’essenza dell’articolo che mi sento ancora di sottoscrivere.
        Come sottoscriverò la raccolta di firme a sostegno della proposta di legge che cancella la liberalizzazione degli orari.
        Quindi per me W «Liberaladomenica».

  3. Granocchiaio scrive:

    26 novembre 2010
    È in questa data che da questo blog inizia la nostra battaglia contro l’apertura indiscriminata dei negozi nelle domeniche e nelle giorni festivi.
    L’articolo fu scritto in occasione dell’apertura del Centro Commerciale Aurelia Antica (quello del Casalone) dove all’ennesimo attacco alla piccola e media distribuzione si univa il programma più volte ribadito – e poi attuato – di aprire le domeniche ed i gironi festivi. Possibilmente anche 365 giorni su 365.
    Le critiche da noi rivolte erano soprattutto alla negazione di un giorno settimanale veramente festivo, dove ognuno si ritrovi libero di stare con la famiglia o con gli amici, o dove vuole, ma non nei Centri Commerciali.
    Questo concetto sembrò a molti un po’ demodé, un po’ paternalistico e conservatore. Poi una delle più grandi catene della GDO se ne sortì dicendo che aprire la domenica ed i giorni festivi non era poi così conveniente, né per la proprietà né per i propri dipendenti. Ma la cosa che più fece piacere fu che per la prima volta venne fuori anche la necessità del rispetto dell’etica familiare nella festività. Questo fece un bel po’ di scalpore e a me molto piacere.
    Poi via via qualche associazione di categoria riprese il concetto e piano piano la cosa è montata a livello nazionale. Ma c’è sempre molta pressione nel senso delle aperture e le recenti misure del governo centrale hanno aggravato le cose.
    Ora si scopre che una di queste organizzazioni, la CONFESERCENTI, lancia con un azzeccato slogan: “LIBERA LA DOMENICA” una campagna proprio contro queste aperture indiscriminate.
    E lo fa con un invito a firmare per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare.
    A questa iniziativa aderisce ufficialmente la CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, cosa di non poco conto e di novità in questo campo. Probabilmente la CEI organizzerà la raccolta delle firme davanti alle chiese.

    Qui di seguito i link per approfondire l’iniziativa e leggere brochure e manifesto

    http://www.liberaladomenica.it/
    http://www.facebook.com/roberto.tonini1/posts/408919069187705?ref=notif&notif_t=like#!/liberaladomenica?fref=ts
    INFORMATI
    Gli eccessi di liberalizzazioni penalizzano i piccoli negozi, costringendo imprenditori e lavoratori a sacrificare valori importanti come la famiglia. Scopri la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per restituire alle Regioni la facoltà di decidere sulle aperture domenicali.
    FIRMA
    Aiutaci a presentare la proposta di legge di iniziativa popolare: aderisci anche tu alla campagna ’libera la domenica’, firmando presso le strutture di Confesercenti sul territorio nazionale. Presto online la lista completa delle strutture dove si potrà firmare.
    FAI FIRMARE
    Scarica le istruzioni e il modulo per organizzare la tua raccolta firme. Attenzione: perché le firme abbiano valore legale, occorre seguire attentamente tutti i passi illustrati dalle linee guida. Altrimenti, puoi semplicemente firmare presso i banchi organizzati da Confesercenti e Cei.
    Copyright 2012 Libera la Domenica

  4. Granocchiaio scrive:

    Ci sono due frasi che mi fanno girare i marroni e non riesco a stabilire quale delle due mi resta più indigesta: una è “ma io te l’avevo detto” e l’altra “guarda, io te lo volevo dire”.
    Poi riflettendo bene scelgo la prima perché corrisponde di più al mio carattere. Sono uno che è più facile che dica una parola in più piuttosto che una parola in meno.

    Leggendo articoli a questo riguardo mi viene proprio a pennello dire: ma io l’avevo già detto, anzi l’avevo anche scritto. E anche un bel pezzetto fa con una certa insistenza proprio in questo articolo di questo blog.
    Si parla ovviamente delle chiusure domenicale e festive dei negozi che molti (troppi) scioccamente scambiano per libertà e utilità. Poi sono arrivati quelli più saggi di tutti e ci hanno detto: è questa la strada per risolvere tutti i mali dell’economia: lasciamo più aperti i negozi, domenica e festività comprese, la gente fa più spese, l’economia gira di nuovo e tutti i problemi sono risolti!
    Evviva, che bello, risolti tutti i problemi: più consumi, più denaro che gira, più ricchezza, più benessere, più felicità per tutti. Magari se non è sufficiente, o se vogliamo essere ancora più ricchi e felici potremmo sempre aprire 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno: come minimo triplichiamo il benessere dell’umanità.

    A dire la verità io avevo iniziato la mia critica a queste aperture vedendo il problema sotto una luce diversa, non prettamente economica. E cioè quello di riappropriarsi di un giorno di effettiva libertà e riposo per tutti. Poi ognuno poteva gestire questo tempo come voleva: con la famiglia, con gli amici, riposando, facendo sport, leggendo, dormendo, meditando, insomma facendo proprio quello che più gli andava.
    Alla critica secondo la quale era una libertà supplementare per i cittadini che potevano fare la spesa quel giorno festivo anziché perdere ore di lavoro, mi limitai ad osservare che un qualsiasi cittadino perde ore e giornate per bisogni personali che ognuno ha per mille motivi, come per esempio fare pratiche amministrative in Comune, in Provincia, presso l’INPS, presso i sindacati, ma anche per un normale prelievo del sangue, per una visita specialistica. Perché non chiedere allora che siano aperti anche questi uffici e questi servizi? E che dire poi ad essere ricoverati in ospedale e aver bisogno di assistenza anche nei fine settimana? So per esperienza diretta che essere ammalati e aver bisogno di essere ricoverati è già di per sé una cosa poco intelligente. Ma se poi hai bisogno di un’assistenza ai migliori livelli in un fine settimana o durante una festività vuol dire che proprio non hai capito niente della vita! Non l’avrai mai come qualsiasi altro giorno della settimana, e ben ti sta, così impari ad aver bisogno di assistenza ospedaliera nei giorni feriali. E che cazzo! Fare delle turnazioni per avere sempre la stessa forza lavorativa in assistenza no eh? Aprire il laboratorio per il prelievo del sangue alla domenica no eh?

    Però il supermercato che fa caldo d’inverno e aria condizionata d’estate, quello sì. Meglio averlo anche i giorni festivi.
    Poi qualche dirigente della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) ha cominciato a fare due conti, a verificare che le cose non stanno esattamente come propagandato, e cioè che si fanno degli straordinari, non si spende di più e non si aumentano i profitti. Si è cioè scoperta la famigerata acqua calda. E cioè se i cittadini hanno meno soldi da spendere è inutile stare più aperti con i negozi, i soldi sempre quelli sono. Al momento pochi.

    A dir la verità qualche dirigente affiancò a questa critica anche qualche riserva circa lo sconvolgimento di buone abitudini familiari. Si poteva pensare che questo era un di più, ma io sono ottimista e penso che anche in questo caso loro erano sinceri.

    Poi hanno cominciato ad intervenite anche i sindacati e a fare grosse riserve su queste aperture indiscriminate, se non vere e proprie battaglie.
    Poi l’altalena di momenti di dissenso a momenti di stanca.

    L’altro giorno sul giornale Il Tirreno un articolo si apriva con:

    Domeniche al lavoro, in piazza le mogli e i mariti

    Dove le moglie e i mariti erano i parenti di quei dipendenti costretti a lavorare anche le domeniche e le altre festività. Il passaggio cruciale recitava:
    “Stanchi di dover rinunciare al proprio tempo libero e di non riuscire più trascorrere le domeniche con i loro familiari, perché costretti a stare dietro il bancone senza alcuna distinzione tra giorni festivi e feriali, i commessi di tutte le età dicono stop alle liberalizzazioni. Allo sfogo di tanti colleghi si unirà quello dei loro familiari anche’essi “vittime” delle aperture selvagge degli esercizi commerciali che succhiano il tempo agli affetti. Poiché – dicono – se è vero che senza un lavoro non si può metter su famiglia, nemmeno lavorando sette giorni su sette, è possibile fare progetti.

    Dove mi pare il discorso non faccia una piega.

    Stamattina, sempre sullo stesso giornale Il Tirreno a pag. 11 l’assessore al commercio della Regione Toscana, Cristina Scaletti, dichiara: “Di fronte al preoccupante calo dei consumi registrato nella nostra regione è controproducente insistere nella direzione di una totale liberalizzazione delle aperture nei giorni festivi”

    Aggiungendo: “il problema vero è che mancano i soldi nei borsellini delle famiglie”. Ma và, ora che lo dicono anche gli assessori regionali si riuscirà a fare un passo avanti?
    Nella logica di “iniziative atte a sostenere il piccolo commercio” la Regione ha aperto un bando che aiuta questi possibili futuri imprenditori, “prevedendo un finanziamento di 1,735 milioni di euro.”

    E noi a Grosseto apriremo un bel IPERMERNATO COOP.

    Tiè!

  5. Nello scrive:

    Domani è Pasqua (a tal proposito mi associo al blog e faccio gli Auguri ai frequentatori) e da alcuni giorni sulla stampa sono riapperse prese di posizione sull’apertura libera dei negozi. Mi sembra la più importante sia stata quella dei sindacati di categoria, penso di tutti sicuramente dela famosa triade, che hanno proclamato lo sciopero per le prossime quattro festività (Pasqua, Pasquetta, Liberazione e I Maggio), ma a queste posizione si sono aggiunte anche le risposte della GDO dove alla UniCoop FI (ma penso anche la Tirreno) che terrà chiusi tutti i suoi centri nelle feste, anche le altre, esclusa una, lo faranno a scacchiera (rimarranno aperti in alcuni giorni solo quelli in luoghi turistici). Sembra strano, almeno a me che ho seguito dall’inizio la vicenda, tenga aperto solo pochi negozi la ESSELUNGA, che per chi conosce le idee del proprietario era quella più “liberista” del lotto. A questo si aggiunge la conferma, ormai sono tre mesi che la liberalizzazione è in vigore, che gli incassi (il motivo della richiesta da parte dei commercianti in generale) non sono aumentati, al più rimasti gli stessi considerando la crisi, sono solo spalmati in sette giorni anzichè sei, ma sono nel comtempo aumentate sia le spese (che sicuramente aumenteranno ancora con la riforma del lavoro in via di definizione per quanto riguarda i contratti a termine di cui la GDO fa largo uso per sopperire le coperture domenicali) che il malumore degli addetti.

  6. maurizio martellini scrive:

    avevo scritto un poema ma sto cazzo l’ha cancellato perche non avevo messo email e non ho voglia di riscriverlo…. riassunto
    Odio la germania svizzera e non prenderei esempio da loro , hanno il sangue tedesco e non centrano un cavolo con noi.
    I negozi in svizzera la domenica sono aperti sono tornato ieri.
    SOno nettamente a favore che i negozi dovbrebbero fare quello che cavolo gli pare .
    Comqunue io uso internet , vado in negozio guardo la roba ,provo vestiti poi le compro su internet risparmiando molto… proprio per questioni di tempo visto che quando chiudo io anche i negozianti chiudono non trovo mai il tempo di andare a comprare la merce ..l’unica speranza è la domenica se grosseto chiude ,cazzi dei negozianti di grosseto andro a spendere i miei soldi a follonica o su intenret.
    Tutto questo non toglie di poter fare girate in bicicletta e stare in famiglia..
    Ma sta cosa delle chiusura forzata della domenica secondo me è una cagata e un modo di fare fascista ecco perche cosi diffuso in germania.

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