Il Presepio

tanti auguri a tutti dal braccagni.info



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  1. Granocchiaio ha detto:

    Una volta facevo il presepio e questo mi pareva il culmine del Natale.
    Le statuine erano piccoline ma assai colorate. Si tiravano fuori da una scatola da scarpe tutte avvolte una per una in una carta bianca e fine. Si maneggiavano con estrema cura perché la rottura di una di queste era un vero dramma.
    Per prima cosa bisogna trovare un angolo della casa adatto al presepio.
    Di solito era un angolo della cucina in modo che non desse noia a nessuno. Ci sarebbe stato il focarile più comodo e grande, ma li ci si doveva fa il foco pe scaldà la casa e pe facci da mangià.
    Sotto ci si metteva delle cassette e poi sopra una vecchia spianatoia o comunque qualcosa che spianasse.
    Alle parete si metteva della carta che si era colorata con degli schizzi di pennello. Questo era già un divertimento perché ci si sentiva un po’ imbianchini e un po’ pittori. Si colorava l’acqua con le polveri colorate comprate in mesticheria, di solito verdi per fare i boschi e i prati, ma anche marroni per i terreni, e poi celeste per il cielo. In tutte queste cose il nostro maestro era Giovannino della sora Dina.
    Nel presepio si piazzavano poi delle casette fatte semplicemente con dei pezzetti di sughero, magari con un tetto di cartoncino rosso e le finestre dipinte. Queste erano casette che si mettevano in lontananza per aumentare l’effetto veridicità. Poi c’era qualche castello, sempre in sughero, ma con delle pareti e un dentro dove si poteva mettere le luci.
    All’inizio, quando ero piccolino, l’uniche luci possibili erano dei pezzetti di candela. Poi arrivarono le lampadine che andavano anche nelle biciclette con pile piatte da 4,5 Volt. Poi dopo anche fili già pronti da mettere sul presepio e magari con lampadine colorate.
    All’inizio invece si metteva delle cartine trasparenti e colorate alle finestrine, per cui ogni luce poi veniva trasformata in luce gialla, rossa, verde a seconda di come si trovava la carta colorata.
    Il laghetto veniva fatto con un pezzo di specchio rotto che si conservava da un anno all’altro, a meno che durante l’anno non se ne rompesse un altro e allora questo se del caso veniva messo da parte per fare un lago più grande o più bello.
    Comunque una volta fatto il piano del presepio, la mossa successiva era di mettere la borraccina. Per noi che si viveva da granocchiai, con un palude che era stato finito di bonificare qualche anno prima, sempre circondati o da granocchie o da polvere, al massimo da fiori di mimose, sentire il profumo della borraccina era come entrare in un mondo di sogno. È uno di quegli odori che t ricordano la “terra madre” una mamma buona e profumata, con promesse di cose buone, di cose nascoste e meravigliose.
    C’era quella verde brillante e c’era quella color celestino chiaro che pareva bagnata da una brinata. Tutta bella morbida e vaporosa veniva stesa con facilità sulle tavole che formavano il presepio. Si poteva dire che una volta messa la borraccina era fatto almeno l’ottante per cento del presepio.
    Già con quella è basta era qualcosa. Poi si sistemava la capanna della natività che spesso era fatta di carta accartocciata e sorretta da qualche pezzetto di legno. E forse se ben fatte erano le più belle di tutte perché parevano naturali. Poi le montagne. Queste venivano fatte con della carta da pacchi, anch’essa pre-colorata e poi tutta accartocciata stretta stretta e poi di nuovo riallargata per potervi fare colline e montagne.
    Una volta fatti i monti e messa la borraccina si passava ai dettagli. Le strade si facevano con dei sassolini bianchi sui lati e della sabbia o della terra nel mezzo. Lo specchio come detto faceva da stagno. E poi finalmente si cominciava a mette le statuine. C’erano quelle classiche delle pecorelle tutte bianche con dei puntini neri per gli occhi, il pastore, magari con un agnellino sopra le spalle, e poi gli animali da cortile, galline, galli, il maiale, il billo, i paperini, il cane del pastore. Poi gli altri personaggi che variavano a seconda di quante statuine un poteva avere: con più ce ne avevi e più personaggi c’erano. Si poteva trovare l’arrotino, il pescatore, il fabbro, il falegname, insomma di tutto e di più. Mancavano, finalmente, le automobili.
    E poi naturalmente i personaggi principali: la Madonna, San Giuseppe, il bue e l’asinello che messi normalmente accovacciati erano lì per scaldare con il loro fiato il Bambin Gesù. Lui, Gesù, arrivava solo la notte di Natale. Fino ad allora c’era la piccola culla, tutta d’oro e paglia, ma dentro non c’era nessuno. Poi la mattina di Natale quando arrivava l’alba c’era già che aveva messo al suo posto il Bambin Gesù.
    Tutto bello, bianco e rosa, con aureola e raggio d’oro.
    Sopra la capanna una stella cometa fatta nei modi più disparati, tutte uguali tutte diverse una dall’altra.
    Questa stava la per indicare la strada per portare alla capanna del Messia, in particolare dei tre Re Magi che però arrivavano sul presepio solo il 6 gennaio, cioè nella data che arrivava anche la Befana.
    L’opera era rifinita con un telo tutt’attorno al presepio che non si vedesse il di sotto, perché doveva sembrare un tutt’uno con l’ambiente circostante.

    Era un appuntamento atteso anno dopo anno. Poi quando vidi le statue che metteva Don Pietro in chiesa provai un’invidia tremenda: erano alte almeno sei o sette volte più delle mie! C’erano poche, quelle essenziali, ma erano così grandi e belle che non riuscivo a farmene una ragione.
    Una volta a Braccagni feci sempre il presepio ogni anno, e ogni anno lo facevo sempre più bello, complicato e completo.
    Il massimo non lo feci in casa, ma in un appartamento di proprietà dei Gucciardini, in quel palazzo che ora comprende appartamenti proprio davanti alla casa del Fanara.
    Quell’anno, grazie anche alle cose che avevo imparato in ferramenta, feci per la prima vota dei movimenti nel presepio, cioè delle statuine che si muovevano e ancora di più feci un fiume con tanto di cascata. Siccome non c’avevo la prima volta pompe o pompette per far rimontare l’acqua in alto, alla sorgente, alimentavo il fiume con una canna dell’acqua attaccata al rubinetto, mentre alla fine del fiume questa precipitava in una zangola che stava sotto al presepio. In efetti si sentiva un gran pisciolio d’acqua che era poco edificante. Allora ovviai al problema mettendo un giradischi e non aprivo la cannella se non prima avevo dato via ad un disco che copriva il rumore dell’acqua che cascava di sotto. Naturalmente dopo ogni esibizione prendevo l’acqua dal di sotto e la scaricavo a mano nell’acquaio.

    Più tardi, quando le mi figliole erano in età da scuola feci il mio più bel presepio di sempre.
    Li i movimenti erano fatti su di una ruota da bicicletta messa in orizzontale. Sopra c’avevo incollato un cartone e sopra ancora c’avevo messo le statuine. Siccome giravano dietro una montagna, che era al centro della ruota l’effetto era veramente bello. Poi non volendo ottenni anche un altro effetto. Siccome avevo messo una luce puntata verso le statuine che si muovevano davanti, questa proiettava nel muro l’ombra di queste. E siccome si allontanavano e si avvicinavano, nel muro questo faceva aumentare le dimensioni dell’ombra per poi farle diminuire: uno spettacolo!
    Il movimento era dato da un piccolo motore basso voltaggio che trasmetteva il moto sul copertone della ruota.
    Naturalmente non poteva mancare l’ormai classico fiume con cascata. Li c’avevo però un motorino con una piccola pompa che riportava l’acqua in alta e quindi era un circuito chiuso che poteva funzionare in continuazione.
    Le bimbe furono entusiaste e volendo partecipare mi suggerirono di mettere dei pesciolini nel lago! E io lo feci. Comperai un pesciolino rosso e lo misi in una vaschetta che formava il lago.
    Tutto andò bene finchè un giorno una di loro, presa da uni spirito migliorativo ed estetico, pensò bene di appartare qualche significativa variante.
    Solo che arrivato a casa mi venne incontro piangendo e dicendomi che il pesciolino, poverino, era morto. Andai a vedere e vidi come mai: aveva messo del colore azzurro nell’acqua del pesce per farla sembrare più vera.

    Poi piano piano, presepi sempre più piccoli. Finchè non ho fatto dei presepi minimalisti, con i soli attori essenziali.
    Ma non è più assolutamente la stessa cosa.

  2. viviana ha detto:

    Un bel racconto di Natale , una storia suggestiva , come tante altre che il Granocchiaio sa raccontarci.
    Grazie e Buon Natale

  3. Granocchiaio ha detto:

    Appena visto alla TV in collegamento con Herat, in Afghanistan, sotto un’ enorme tenda ad officiare la Santa Messa di Natale a mezzanotte, il nostro parroco Don Giorgio Nencini di Montepescali. Inquadrato più volte e riconosciuto anche per il personalissimo modo di gesticolare durante la predica, fa un certo effetto vedere una persona a noi cara impegnato in questa missione a confortare una quantità di uomini e donne impegnate la severamente.
    Buon Natale anche a lui da Montepescali, da Braccagni e da tutta la Maremma.

  4. rosetta melani ha detto:

    un racconto bellissimo, erano così anche i presepi che preparavo ai miei figli quassù in Piemonte e andavo alla ricerca della borraccina in montagna, perché senza quell’odore mi sembrava finto. Era quell’odore di terra che rendeva tutto vivo e vero. Se chiudo gli occhi e visualizzzo quelle piccole zolle verdi e vellutate ne sento ancora la presenza. Buon Natale a te e a tutti

    • Patrizio G. ha detto:

      Carissima Rosetta benvenuta in questa piazza che anche se si chiama di Braccagni, è la piazza dove tutti sono bene accetti soprattutto quando come te, hanno tante belle cose da raccontare, dalle poesie ai racconti…
      diventa una di noi e parliamo ai nostri amici e paesani da questa piazza… raccontaci qualche cosa della tua giovinezza passata a Montepescali, dei tuoi amici e parenti, magari qualcuni ti riconosce o riconosce loro…
      buon Natale a te e a tutti quelli che leggono

  5. Paolo ha detto:

    Grazie Roberto, ho letto il tuo racconto con vero piacere. Sono esperienze che anch’io ho vissuto con i miei fratelli e il mio babbo. In particolare mi ricordo della prima fase del presepio che consisteva nell’andare a cercare il muschio e si risolveva in una bella passeggiata nelle campagne circostanti Braccagni.
    Buon Natale!

  6. Ric ha detto:

    Quando ero un ragazzo io e mio fratello entravamo in fibrillazione nel periodo natalizio perchè la costruzione di un presepe era una operazione quasi rituale dove ogni cosa doveva essere presa dalla stessa scatola conservata nel fondo di un ripostiglio e messa nell’identico posto dell’anno precedente. Il muschio andava cercato per tempo in modo di asciugarlo e renderlo utilizzabile per il presepe e le statuine dovevano essere prese con la dovuta cautela e poste nel presepio allestito. Ogni anno avevamo una statuina rotta o mancante perchè esse erano fatte di gesso e comunque – anche se lievemente battute – dovevano essere sostituite perchè non era bello che l’Arcangelo Gabriele avesse il naso rotto o le dita della mano fratturate.
    La bellezza del presepio era che riuniva tutta la famiglia una volta allestito ed emanava un autentico senso di pace. Personalmente tra l’albero di Natale e il presepe preferisco quest’ultimo non tanto per il significato religioso ed evocativo della nascita di Gesù, quanto per il senso di aggregazione familiare ed intimità che evoca in una casa.
    Con questo, nuovamente, buon Natale a tutti vicini e lontani alla nostra Maremma.

  7. rosetta melani ha detto:

    Siccome fa freddo, mi viene in mente quando a Montepescali tirava quel vento di tramontana che faceva suonare i piatti delle lampadine e allora…Vento di tramontana, che vieni su di sera, tramontanina quando non hai voglia di soffiare troppo forte.
    Così, tu mi garbi, così frizzante e fresco come una coppa di champagne.
    Teso e vibrante come corde di violino entri nei vicoli
    attorcigliati di questo vecchio paese che al tuo arrivo
    si sveglia e alza le vecchie torri cadenti.
    Esegui passi di danza nelle piccole piazze scompigliando le chiome agli alberi, facendo loro cadere
    i fiori profumati per portarli a spasso con te vento ballerino.
    Passi strusciandoti voluttuoso su queste vecchie porte che al tuo tocco rispondono con scricchiolii gioiosi e impudichi.
    Spazzi le strade vecchie e rugose, carezzandole a renderle più lisce e giovani, ma prepotentemente ricacci il fumo giù dentro i camini, solo, tu su questo cielo vuoi restare. Fai ballare i piatti di smalto che con la lampadina in testa, inviano flebile luce negli oscuri vicoli creando ombre strane che tu soffiando loro in bocca, fai vivere.
    Quando passi su quei piatti e sui fili che li sotengono, strani suoni vai a fare a sembrar gemiti e sospiri.
    Vecchie storie di fantasmi a quei lamenti, a quelle ombre mobili tornano ad uscire dalle bocche adulte per entrare in giovani orecchi che si aprono ad ascoltare e, anche gli occhi si spalancano a stupire.
    Poi nel letto freddo a tremare, che la paura, impedisce di sognare. Ma negli adulti quel fremito di vento entra dentro ai loro corpi che si stringono vogliosi di fremere e di amare.
    Al mattino, stanco sei, vento ballerino per l’aver troppo ballato e allora sul mare vai a riposare e il paese da
    vecchio e stanco che era, ora così spolverato, lindo e lucido, con l’aria che sa di olive e mare, sente dalle spalle il tempo scivolare.
    Ma negli animi degli abitanti, no, non sei entrato vento ballerino: troppe difese hanno dentro e, gli odi, i rancori la rabbia e il dolore,sono panni ancora sporchi da lavare e tu non sei entrato giù in fondo, in profondità, dove radici troppo dure e profonde sono da estirpare…e nessun vento lo può fare se non il vento dell’amore.
    Ma è quello un vento raro, poché troppo richiesto che raramente passa a consolare; e allora a noi…non resta che sperare.
    Sperar nel tuo ritorno con il vento d’amor intorno a var visita la dove c’è bisogno e a forza con lui entrar facendo girotondo per rendere puliti gli animi e a farli rispecchiar.

  8. Granocchiaio ha detto:

    Mi fa piacere che il racconto sul Presepio abbia suscitato così tanti e sentiti interventi. Sono sentimenti che simboli come l’Albero di Natale difficilmente suscita, ma che invece riesce benissimo al Presepio.

    Bello è per chi suscita ricordi d’infanzia lontani ma ancora così cari nei sentimenti, ricordi di gesti, di intenzioni di famiglia che fu.
    Certo anche per me come pel Ric non c’è lotta nella scelta del simbolo, è chiaro sono pel Presepio. Eppure pare che sia battuto in popolarità e diffusione dall’Albero di Natale. Ora senza voler dissacrare troppo a me pare che via via questo sia diventato sempre di più simbolo di consumismo sciatto e ripetitivo, senza sentimento. Come fosse un attaccapanni dove appendere nell’occasione i regali. Ma anche questi sono ormai troppo grandi, ingombranti e pesanti, nell’albero non ci vanno. Forse sotto.
    Chiaro che il mondo è fatto anche da simboli e questi rappresentano certe cose e certi sentimenti.

    Anche oggi leggendo i vari commenti si sente con quale facilità smuove i ricordi. Si va dalla fin troppo lunga storia che ho fatto io – ma mi sono limitato, perché avrei potuto scrivere il doppio sull’argomento – ai commenti brevi ma precisi e significativi. E poi i ricordi struggenti di Rosetta con quei quadri così belli e veri della tramontana che balla dentro le strade del paese, netta pulisce e chiarifica, rendendo tutto il cielo più terso e nitido, ma nell’animo dell’uomo non riesce a fare altrettanto perché il male, lo sporco da nettare è troppo profondo e radicato. Bellissima descrizione.

    Stasera ho abbandonato un poco il blog, FB e quant’altro per vedermi il mio film di Natale. Mi sono visto Ratatouille e ho capito che effettivamente a me basta anche un storiella semplice in cartoni per farmi commuovere con tanto di lacrimuccia qui e là. Per me forse non si tratta di Presepio o di Natale, perché son proprio io che a quest’età piango anche per una storia nei cartoni, ma per gli altri, quelli che sono più “normali” con cosa si emozionano se non con dei simboli come il Presepio e il Natale?

  9. Granocchiaio ha detto:

    Pe la serie: “come nascono le battute famose”

    Quando poi venni a Braccagni dal modesto ma prezioso Presepio che Don Pietro faceva nella cappella degli Acquisti si passò a quello che a me pareva all’epoca gigantesco di Braccagni.
    In primo luogo le statuine che io definirei, con gli occhi di allora, statuone, non sfiguravano affatto perché il Presepio era veramente grande. E grandi erano anche le case, i castelli, le strade, tutto. Era sempre molto bello, costruito bene con amore ma anche con molto ingegno.

    Il mago di tutto questo era Winter Mannucci, allora farmacista, il babbo del Mèno (Roberto).
    Specie le soluzioni tecniche erano sempre ammirevoli e sorprendenti. Giochi di luci, castelli e case illuminanti dal dentro con colori diversi e sempre appropriati. Anche la disposizione delle statue non era casuale, ma seguiva sempre un filo logico, c’era cioè una scenografia pensata e poi realizzata con un senso.
    Ricordo in particolare un dettaglio che poi ho rifatto io nel mio Presepio.
    Era un gioco di luci e di figure proiettate nelle pareti da una specie di lanterna cinese che ruotava lentamente su se stessa. La cosa sorprendente era che c’era la lampadine all’interno e nulla più, così appesa ad un filo non riuscivo a capire come facesse a girare su stessa, non c’erano motorini o altro, e allora come faceva? Winter mi spiego che la struttura era leggerissima e si muoveva con il solo calore della lampadina che era infilata dentro dal di sotto, senza dover gravare sulla struttura. Cioè la lampada creava calore e l’aria calda che si muoveva verso l’alto era sufficiente a far girare su se stesso il cilindro di carta leggera e colorata; fantastico! Per me queste erano proprio le cose che mi facevano impazzire, semplici e geniali.

    Essendo il Presepio assai grande abbisognava di un bel piano di lavoro fatto di tavoloni, quelli dei muratori, e tante altre strutture per sostenere tutto quel ben di Dio. Noi ragazzi gli davamo una mano, ma per i lavori di manovalanza pesante c’era anche Tòto (Antonio Zarola, fratello del sarto e zio del mio amico Domenico e di Caterina).
    Tòto era un tipo un po’ particolare camminava e parlava in una maniera tutta sua, storpiando nomi e vocaboli in maniera però tutto sommato comprensibile. Aveva qualche piccolo problema, e noi ragazzi un po’ lo prendevamo in giro, ma lui non se la prendeva. Orbitava abitualmente intorno alla chiesa dove il parroco gli chiedeva piccoli e grandi servigi che lui era bene felice di offrire.
    Aveva altre due caratteristiche straordinarie aveva ai miei occhi.
    Si faceva le sigherette con le cartine e con il tabacco che teneva nella sua tabacchiera di metallo. Vedendogli fare quest’operazione io rimanevo come ipnotizzato per come era regolare, metodico e attento, per poi sfornare una sigheretta tutta striminzita e approssimativa, ma poi quando l’accendeva con una macchinetta a benzina puzzo lentissima, si vedeva come i suoi occhi andassero in cielo.
    Un’altra cosa faceva in maniera sublime: bere il cinquino del vino. Forse meglio del prete all’altare santificava quel profumato e saporito nettare con un amore ad una passione che pareva bevesse ogni volta il suo ultimo bicchiere. Se il Benci c’aveva uno stile difficilmente eguagliabile in fatto di eleganza, in Tòto si doveva riconoscere che il suo atteggiamento di fronte al cinquino era quasi religioso. Già quando Moviola gli serviva il vino lui guardava con amore e passione quel liquido scendere giù dal boccione e rendersi disponibile nel prezioso cinquino. Ma non beveva immediatamente, attendeva un attimo come a volerlo ammirare un’ultima volta prima che entrasse dentro di se per dargli pace e piacere. Quando poi infine si decideva a prendere il cinquino tra indice e pollice nel portarlo alla bocca si piegava in avanti con tutto il corpo dalla vita in su, come in un reverente inchino alla divinità. Era in una specie di catalessi e dopo bevuto ti guardava già con occhi diversi, occhi di persona soddisfatta e placata, ma allo stesso tempo più sprezzante della realtà che lo circondava.

    Comunque per tornare al Presepio e alla sua preziosa manovalanza agli ordini di Winter. Faceva i lavoro più pesanti e fra questi c’era anche quella di portare avanti e indietro i lunghi e pesanti tavoloni da muratori. Una volta mentre ne portava uno in equilibrio su di una spalla, tutto preso dall’operazione Winter lo chiama distrattamente senza nemmeno guardarlo. Al che Tòto per sentire cosa voleva si gira a 180° e così facendo il tavolone all’estremità si capisce che prende una certa velocità. E con questa prende in pieno la testa del povero Winter, una specie di maga schiaffone. Una botta che lascia Winter rimbecillito e senza parole, si prende la testa tra le mani e cerca di reagire. Ma non fa parola. Allora Tòto, tutto dispiaciuto e preoccupato si china su di lui e gli fa: Binto, non ti avrò miga fatto malo?

    • bruno terzo ha detto:

      Una piccola precisazione. Ero presente , come manovale , alla costruzione del presepio dietro l’altare maggiore della chiesa con Winter e Toto. Stavamo preparando l’impalcatura che appoggiava tra la sommità dell’altare fino alla base della vetrata mosaico, Winter disse a Toto di reggere con una mano una sostacchina e successivamente un’altra accanto , per prendere la seconda Toto abbandonò la prima che gli cadde sulla testa. Preoccupato che si fosse fatto male , lascio immaginare, benchè si fosse in chiesa la sequela di “giaculatorie” e “litanie ” che Winter riuscì a recitare; a che Toto disse la famosa frase:
      ” Binto, non te ne sarai mica presa a malo”
      come se nel capo l’avesse presa qualche altro.
      Quel presepio aveva però un’altra particolarità, aveva un sistema di luci per cui si alternavano il giorno e la notte. Il tutto era stato realizzato mettendo una piccola puleggia ad un girarrosto che attraverso una cinghia , peraltro fatta con spago da salami, trasmetteva il movimento ad una ruota di triciclo, sui pedali erano attaccati due fili elettrici che venivano dalle lampade metà gialle per il giorno , metà blu per la notte, che alternativamente si immergevano un due secchi con un liquido ( mi sembra acqua e soda)cui erano collegati i secondi cavi delle lampade, L’immersione graduale faceva passare l’intensità della luce da tenue a forte e particolarmente suggestive erano i momenti dell’alba e del tramonto.

      • Granocchiaio ha detto:

        date a Cesare quel che è di Cesare: ha ragione Bruno la frase/battuta famosa era proprio ” Binto, non te ne sarai mica presa a malo”………

        Chiedo scusa per l’imprecisone, ma io citavo a memoria mentre il Popi invece c’era! complimenti a lui!

  10. mezzamestola ha detto:

    ho un figlio/a che fa il presepe esattamente con le stesse movenze e scelte che voi raccontate…
    Che poi il grande Edoardo ha immortalato nella sua opera.

    la borraccina come sapete è protetta e non si può più prendere , io la prendevo al campo della fiera… ora uso quella del mio giardino, dove l’ho coltivata (si… ho creato una zona umida e all’ombra… e ogni anno c’è la mia borraccina… però uso anche quella degli anni passati, che si conserva scolorita ma efficacie.

    le statuette? sono nuove e vecchie, quelle di quando ero bimbo io e le nuove , le case… sono anche quelle fatte da noi a mano… così le staccionate, i muretti e i ponticini di pietra… ma non sono opere d’arte, anzi delle volte sembrano abbriccichi e ruderi (ma non voluti), io li penso però come frutto di momenti passati insieme a farli… ecco, sono solo questo e l’insieme del presepe è questo, un momento di comunione al di la del senso religioso… infatti pur non essendo comunicati, ne cresimati, ne sposati in chiesa, ne frequentanti catechismo devo dire che il presepio lo facciamo e lo appreziamo

    così come vediamo in gesù un uomo perseguitato e da rispettare, ci vediamo gli operai della fiat, chi non ha casa e muore per strada di freddo, chi è onesto e viene messo in disparte e non valorizzato, ci vediamo chi soffre e gli ammalati… insomma davanti a gesù il cappello me lo levo e senza chiedermi il perchè…

    mio figlio/a poi è pure uno dei più bravi a religione (la prof non sa che non fa catechismo al cotrario degli altri che infarciti di fioretti e rassicurati dall confessione sono solo casinisti e non ascoltano mai la lezione)… la sua insegnate ringrazia i genitori ad ogni ricevimento di aver insegnato ad ascoltare le sue parole…

    ditemi voi che strana storia è questa… eppure è vera in ogni sua virgola…

    conferma quello che scriveva don milani nel suo libro ‘esperienze pastorali’… che la chiesa fece ritirare dal commercio mettendolo all’indice…

    non è il catechismo che forma il cristiano…

    vi ho scritto queste parole per dirvi che per noi
    un presepio non è solo religione ma anche momento educativo e di vita familiare, in ogni caso una cosa buona e positiva.

    A proposito oggi vado a Montepescali e faccio le foto al presepio del paese e le mando alla piazza… e se mi capita di girar per chiese e di far altre foto vi mando anche quelle, perchè non lo fate anche voi… i presepi di casa vostra ad esempio… su questa piazza sarebbero belli da vedere…

  11. braccagni.info ha detto:

    A proposito di presepi, consigliamo sicuramente una visita a quello di Montepescali, realizzato a distanza di due anni dall’incendio che aveva colpito la Chiesa di San Lorenzo. A realizzarlo alcuni volontari della Parrocchia.

  12. Granocchiaio ha detto:

    Una gran voglia di presepio

    Ne ho fatti di tutti i tipi, da quelli semplici con piccolissime statuine quando avevo pochi anni aiutato dalla mi mamma, dal mi babbo e dai mi nonni, fino a quelli con acqua corrente con tanto di cascata, statuine in movimento, giochi di luci colorate e di ombre………………….
    Il profumo ancestrale della borraccina che ti trasporta in mondi buoni e accoglienti, la carta spiegazzata per fare le montagne, la carta schizzata di vari colori per fare il cielo e le stelle, la farina sulle montagne per fare la neve (in Palestina! Anche se Betlemme si trova a più di 700 metri di altitudine), la capanna con la sacra famiglia così unica e coinvolgente, il clima misurato e raccolto dell’insieme. Sobrio e scevro di elementi “gridati”: con più equilibrio c’è, e più è efficace il presepio e il suo messaggio.
    Al di la delle emozioni che ti risveglia, ogni anno ti fa confrontare con le circostanze della vita, la tua e quella del mondo. Alla prima reazione di pace e di serenità che ti accende segue automaticamente il confronto con quello che stai vivendo, sia come singolo, sia con la tua famiglia, sia con la società che ti circonda. Spesso mi sono ritrovato a confrontare quel sentimento di pace e serenità del presepio contro i problemi e gli strilli della vita reale.
    Via via ho fatto il presepio per me, per i miei fratelli e la mia famiglia, poi per le figlie, poi per i nipoti. Ultimamente presepi un poco ridotti, per non dire dimessi. Con grande pena mi sono ritrovato a fare l’anno scorso un presepio con la sola capanna, la sacra famiglia, il bue e l’asinello.

    Non voglio riaprire il dibattito tra presepio e l’albero di Natale, tanto è la differenza, il significato e il messaggio che riescono a dare le due cose. Non sono nemmeno paragonabili. È vero, ricordo con nostalgia i piccoli alberi di natale dove alle preziosissime e fragili palle colorate si aggiungevano le candeline di cera, quelle vere, che si accendevano un poco alla volta per non consumarle tutte. E poi le prime lucine colorate con l’intermittenza che erano più di effetto e meno impegnative. Poi sempre più grandi, sempre più illuminati, sempre più luccicanti. Ai mandarini e alle piccole cose appese si sono aggiunti anno dopo anno ammennicoli sempre più “gridati” con la ricerca di effetti sempre più eclatanti. Per non parlare dell’abitudine importata di mettere i regali sotto l’albero, a detrimento della NOSTRA festa della Befana. Ma mai in ogni caso che un albero potesse trasmettere nemmeno un milionesimo delle sensazioni che ricevi davanti ad un presepio. Vero è che anche questo è stato attaccato da pratiche più o meno estemporanee. Non amo e non approvo il Presepio vivente. Oso dire che mi sembra perfino un poco blasfemo. Sicuramente ha più di promozione turistica per il luogo che lo organizza che sensazioni e sentimenti natalizi.
    Davanti ad un Presepio bisogna fermarsi e guardandolo lasciarsi andare con tutta le mente e i sentimenti. Quasi una specie di riscontro dei tuoi pensieri e sentimenti. Un esame che ti viene spontaneo fare tra l’atmosfera della rappresentazione e la tua vita di tutti i giorni.

    Spesso vi ho trovato conforto o motivo di buoni proponimenti e speranza. Qualche volto un po’ meno. Quest’anno ancora non so che sentimenti mi darà, ma non prevedo nulla di buono. No nel Presepio, ma nella vita che ci circonda.
    Sarà la crisi che stiamo attraversando, sarà che oramai parlare di etica o di morale è come parlare pratiche deprecabili, sarà che diventa ogni giorno più difficile capire il mondo di oggi, scoprire quelle poche verità che nel mare di ipocrisia, menzogne e falsità che ci circonda.
    Sento un grande sbandamento generale e ci attacchiamo all’ultimo slogan per risolvere problemi forse mai posti in termini così gravi e ultimativi come gli attuali.
    Molti credono che il problema sia nato da pochi anni, altri credono sia colpa dell’ultimo ventennio, pochi riescono a vedere un po’ più in la e chi sarebbe in grado di spiegare e far capire se ne guarda bene dal farlo. O perché non c’è interesse farlo o perché se voci isolate potrebbero spiegare a far capire risultano come predicatori nel deserto.
    Io mi limito a questa semplice quanto amara considerazione.

    I miei nonni e i miei genitori mi hanno insegnato tante cose, tra le quali quella per cui se si attraversa un momento di difficoltà economica o finanziaria in famiglia, si deve tirare la cinghia e rinunciare a tante cose a cui eravamo abituati. Tutto per riuscire a resistere pazientemente nella speranza di venirne fuori con pazienza, lavoro, tenacia e sacrifici.
    Oggi tutto questo non è più possibile: non ci è più permesso di tirare la cinghia!. Guai a noi a farlo!

    Non è permesso, anzi, se vogliamo venir fuori dalla crisi dobbiamo dare fondo a tutti i nostri averi per andare a portare il nostro obolo in Centri Commerciali o al negozio più vicino,”per far ripartire i consumi”. Ma quale consumi si deve far ripartire se non ci sono le risorse? beh, si può sempre farci fare prestiti o mutui per andare fare la spesa………Forse la formula magica è stata trovata: libertà assoluta ai negozi per aperture in qualsiasi giorno dell’anno e con qualsiasi orario. È inevitabile che perdurando la crisi si arriverà anche alla necessità di aperture di 24 ore su 24. Ma si sa per risollevare la crisi si può fare questo ed altro. Ma che bella pensata! Averci pensato prima! E si che di sirene che ci indicavano qual’era la giusta via ce ne sono state a iosa.

    Questo non è un concetto indicato da una parte politica piuttosto che un’altra: è un concetto oramai assimilato da tutte le parti politiche. Per cui mi sento solo, tremendamente solo, perché se è vero questo, allora è vero che siamo in un labirinto senza via d’uscita, un cane che si morde la coda.

    Ecco perché ho tanto bisogno di Presepio. Per mettermi li davanti e vedere cosa riesco a vedere nello specchio. Mai mi sarei immaginato che fossimo arrivati a questo: non ci possiamo più permettere di essere persone prudenti e “risparmiose”…..
    ma sarà davvero vero così?

    • Roberto Spadi ha detto:

      Caro ranocchio, attento quando vai a “fare” la borraccina, c’è una bella multa che ti aspetta!

      • Granocchiaio ha detto:

        con tutto il rispetto, non mi pare di aver detto che vado o andrò a fare la borraccina: queste erano pratiche barbariche che si facevano “a’ mi’ tempi’”, quando s’era tutti un po’ parecchio incivili.
        Oggi so che se voglio la borraccina devo andare a comprarla in piazza da chi l’ha raccolta con autorizzazione.
        “A’ mi’ tempi” a metà del corso c’era un banchetto che vendeva frutti di mare, dalle cozze, alle in giù e in la, conchiglie di tutti i tipi. Io ero ragazzetto ma con 50 lire facevo i miei bravi assaggi: una strizzatina di limone e via, una delizia!
        Oggi per una faccenda così si pole andà a rifinì in gattabuia o cavarsela con una solenne multa. Nel nostro civilissimo paese. Per fare qualcosa di simile, senza che nessuno ti rompa i c….ni, devi andare oltre frontiera nell’”incivile e barbara” Francia dove vengono aperte e vendute anche sui marciapiedi a fianco del traffico automobilistico.
        Chissà cosa fanno loro – questi incivili – per la borraccina.

  13. fabrizio fabbrini ha detto:

    Il presepe allestito nella chiesa di San Lorenzo di Montepescali è molto bello. Merita una visita.
    Complimenti a mastro Vinicio ed al Circolo Culturale di Montepescali per la splendida realizzazione.

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