Tartufo Bianchetto da record

 

 

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Il mio amico Antonio La Monica è da sempre un grande e valente cercatore di tartufi.
    In passato è stato anche ammesso a cercare il pregiatissimo Tartufo Bianco nella squadra dei cercatori di San Giovanni d’Asso, uno dei luoghi dove si trova questo prezioso e profumatissimo fungo. Essere ammessi in questa squadra non è da tutti, anzi vi si entra molto difficilmente e solo per casi particolari. Sarà stato per la bravura dei suoi cani, sarà stato per lo splendido carattere di Antonio, sarà stato perché aveva trovato le amicizie giuste, insomma vi fu ammesso e c’e stato per diverse stagioni.
    Ora si limita ai nostri Bianchetti che fanno nelle nostre pinete.
    Siamo vicini di casa con Antonio e, bontà sua, ogni tanto mi allunga una manciatina di questi profumati sassolini. Lo fa volentieri perché, dice lui, io li so apprezzare: quanto ha ragione!

    L’altro giorno rientra a casa mia moglie e mi fa: questo l’ha portato Antonio e dice che è per te, perché te lo sai apprezzare. Apro il cartoccio e ti vedo questa popò di patata che non poteva che essere un pregiato tartufo bianco! Era pesante, era profumatissimo…..poi pensai: ma guarda che stagione strana, non me lo sarei mai aspettato un tartufo bianco di questo periodo, e poi dove l’avrò trovato questo coso così bello, profumato e pesante.
    Subito a pranzo facemmo delle tagliatelle in bianco, burro e formaggio, tutto il necessario per accogliere una pioggia di sottili lamelle del profumato tartufo. Fantastico! Delicato ma profumato, persistente ed equilibrato.
    Lo riposi come si deve in frigo e il giorno dopo facemmo il bis con il riso al burro e la famiglia allargata.
    C’era solo da scegliere il vino giusto per fare un matrimonio perfetto. Lo trovai in un giovanissimo Sangiovese 2010 della zona del Montecucco.

    Combinazione volle che avevo in casa una decina di piccioni che dovevano servire per un pranzo importante. Sebbene il pranzo fosse base di pesce, come anti dessert era previsto fare dei petti di piccione spadellati. Siccome l’avevo già fatto una volta mi venne l’idea di mettere il rimanente mezzo tartufo con la su carta di protezione in fondo alla scodella dove avrei messo i petti di piccione. Poi sigillai tutto e lasciai così i petti in infusione per 24 ore.

    Il risultato a tavola fu molto appezzato, anche per la bravura dello chef Daniele Magrini che dopo essersi esibito nel suo menù di pesce conitnuò con una magistrale cottura dei petti di piccione guarniti da qualche scaglia di tartufo.

    E tutti vissero felici e contenti. No, ora c’è il seguito.
    Guardando distrattamente la TV locale vedo dalla rassegna stampa che è stato trovato un tartufo record nella pineta di Marina di Grosseto. Toh! Penso io, allora è proprio il periodo magico questo, anche quello là ha trovato una bella patata!

    Se non ché incontrando Antonio questo mi dice: hai visto il tartufo che ti sei mangiato sul giornale? Capisco immediatamente e faccio? Ma come, quel tartufo record era quello che tu mi hai dato e che io mi sono mangiato? Certo che si, mi fa lui. Ma io ho mangiato un tartufo bianco, non un bianchetto. Eh no, mi fa Antonio, te hai mangiato un bianchetto eccezionale, di 99 grammi, ma non un tartufo bianco. E mi spiega che non esiste la possibilità di trovare un tartufo bianco in questa stagione e meno che mai nella pineta di Marina.
    Io rimango allibito, ma convinto e contento.
    Gli chiedo se ha fatto qualche foto che poi lui mi manda. Fortuna che anch’io avevo fatto una foto del piccione cucinato nel piatto e con il tartufo.
    Ed ecco qua il racconto e le foto qui di sopra.
    Insisti Antonio, ti confermo che apprezzo, come pure i fortunati commensali che si sono mangiati il tuo tartufo da record!

  2. la capinera! ha detto:

    scusa ma questo e’……..fortuna!!!

  3. Granocchiaio ha detto:

    Mi ha fatto notare l’amico Antonio La Monaca che in effetti lui ha lavorato con la collaborazione non secondario della sua canina.

    Anzi per dirla tutta il tartufo l’ha trovato proprio lei, la canina Maya, mentre lui si è limitato a raccogliere quello che lei aveva trovato.

    Maya ho provveduto ha lasciare anche il suo autografo sul tartufo con una bella raspatina di zampa! Complimenti e grazie anche a Maya!

  4. Carlo Vellutini ha detto:

    Granocchiaio, da amante dei tartufi devo rivolgerti una domanda. Qualche giorno fa in un noto supermercato di Grosseto ho acquistato un vasetto con due tartufi neri sotto vuoto (avevano un po’ d’olio in fondo). L’ho grattati e non sapevano di nulla. Siccome in genere mangio il tartufo ai ristoranti e non a casa, ho voluto provare. So già che mi dirai che il tartufo va mangiato fresco, ma in assenza è normale quello del vasetto non sapesse proprio di niente??? Mi rimane almeno la consolazione di non averlo pagato un granché…e forse quello è il motivo di cotanta delusione!!!!

    • Granocchiaio ha detto:

      Purtroppo è come temevi: per apprezzare il tartufo l’unica seria opzione è quella di consumarli freschi
      Ci sono diversi metodi per la conservazione ma in nessun caso si raggiunge – secondo me – risultati ragionevoli. E forse ti è andata pure bene, e mi spiego. I tartufi conservati nei vari modi (salamoia, olio, burro) ben poco hanno a che vedere con il profumo originario. Costano poco e danno poco.
      Ci sono poi i prodotti in tubetto fatti macinando e lavorandoli. Qualche volta viene fuori qualcosa di ragionevole ma che difficilmente riesce a ricordarti il profumo originario.
      A meno che……………a meno che non ci siano dentro prodotti sintetici che te lo fanno sembrare più somigliante. Forse saprai che è stato messo a puto un prodotto di sintesi che iniettato in un tartufo con scarso profumo riesce a dargli il caratteristico suo afrore fino al punto che anche molti intenditori non lo distinguono dall’originale.
      Qualcosa di simile viene fatto anche nei prodotti in tubetto o vasetto. Frode a parte spesso questi risultano indigesti e ti consiglio di non provare a mangiare di questa roba perché avere nello stomaco quella roba lì ti dà degli effetti “di ritorno” veramente micidiali.

      E allora? Allora bisogna armarsi di pazienza e seguire la natura, come del resto va fatto con la verdura e la frutta. E questo è bene ricordarlo. Non è questione di prezzo – ma anche lo è – ma si tratta proprio di questione di gusto e giuste sostanze nutritive se il prodotto viene preso al momento giusto.

      Anch’io sono un amante dei tartufi e cerco di consolarmi durante l’anno con le alternative che via via si possono trovare. Noi a Grosseto con il Bianchetto ce la caviamo mica male: è un prodotto ad un prezzo ragionevole e se consumato freschissimo dà anche dei risultati più che buoni. Poi verranno i vari scorzoni, poi ci sarà anche il tartufo neri (quello pregiato) che si presta molto bene anche ad essere cucinato, e poi infine arriva sua maestà il Tartufo Bianco – tuber magnatum Pico – che sovrasta tutti gli altri
      In Toscana ne abbiamo a San Miniato, ma anche a San Giovanni d’Asso.
      Poi una curiosità. Si pensa che il tartufo bianco si trovi soprattutto in Piemonte e in particolare ad Alba suo mercato principale tanto che spesso si parla di tartufo bianco di Alba. Ma la stragrande quantità di questo tartufo si trova nell’Italia centrale (Toscana Umbria e Marche soprattutto, ma anche altre).

      Per quanto riguarda infine le caratteristiche organolettiche del prodotti molto dipende dalle piante simbionti con i tartufi (roverella, cerro, rovere, farnia, leccio, sughera, faggio, carpino, nocciolo, salice, tiglio, pioppo, pino, cisto, e forse ne dimentico qualcuno) e dalla natura del terreno. Lo stesso tipo di tartufo varia anche in maniera considerevole a seconda della pianta e del terreno. Non ci resta che provare………….

      Curiosità: mi diceva Antonio che per lui questo raccolto la settimana scorsa è un gran bel tartufo, ma dice di aver raccolta nella sua carriera bianchetti anche più grandi.

      Anch’io nel mio piccolo mi di do fare. Nell’autunno scorso un amico chef doveva andare in Giappone a fare un importante pranzo di rappresentanza in Giappone. Mi chiese se l’aiutavo a trovare un dei bei tartufi. Ne trovai uno che pesava oltre mezzo chilo! E parlo di tartufo bianco. Prima di acquistarlo per scrupolo chiese al committente se poteva acquistarlo comunicandogli il prezzo. Gli dette l’ok. Poi arrivato che fu in Giappone in occasione del pranzo, prima di sistemarlo sopra a tutti i risotti della serata venne chiesto di mostrarlo in pubblico: in effetti era qualcosa di veramente eccezionale. Bene, il pubblico giapponese si fece prendere dall’euforia e il tartufo prima di essere consumato venne messo all’asta, con base di partenza il prezzo di acquisto! Fu realizzata una cifra più che doppia rispetto alla partenza, il tutto in beneficenza. Ma che magnificenza! Vedi che anch’io so trovare i tartufi!

      • Carlo Vellutini ha detto:

        Sulla strada che annualmente – per ragioni calcistiche- percorro alla volta di Ascoli, passo per Norcia, luogo di tartufi al pari (se non come dicevi tu superiore) di Alba. La mia speranza è sempre quella di trovare qualche banco che li vende lungo la strada. Quella della Valnerina è piena di ambulanti, ma tutti dediti a vendere la patata rossa di Colfiorito. Quest’anno mi sono fermato ed ho chiesto se avessero il pregiato frutto della terra e mi hanno risposto: se mi rubano un sacchetto di patate alla fine c’ho rimesso due euro, ma se toccano un tartufo non so dove andare a piangere!!! Così mi sono dovuto consolare in un noto ristorante ascolano con un piatto di tortelli al tartufo!!!

        • Nello ha detto:

          Carlo, ma che fai mi perdi i punti? Mi ricordop anni addietro, il Grosseto era in C, facevi una trasmissione in cui ti fermavi a gozzovigliare in ristoranti secondo la tasferta che seguivi e davi indicazioni sui prodotti tipici della zona.
          All’uscita di Norcia, sulla strada per Ascoli, poco prima del cimitero sulla destra (zona agroalimentare) c’è un caseificio e una norcineria, lì ci puoi trovare i tartufi neri (se entri in città ci sono più negozi), se poi la tasferta è di febbraio (forse potrebbe essere un aall’anno) c’è anche la sagra. Stai attento però che i norcini tirano certe fregate (pensa un mio amico mi offrì tutto contento un tartufo nero da un vasetto perso a Norcia; dopo aver letto attentamente l’etichetta non ha più avuto vita:prodotta da Brezzi-Grosseto)
          Stesso discorso vale per le lenticchie di Castelluccio che ti vendono, molte sono made in Maremma…….
          Comunque se ti fa piacere uin giorno ci si va insieme e ti porto da chi non ti frega (a me ha fregato la mia suocera, ha buttato via un tartufo nero di circa tre etti, perchè a loro non piaceva, povero Nello…..)

          • Carlo Vellutini ha detto:

            Il problema è che solitamente a Norcia non mi fermo essendo sempre con i minuti contati. Quello tocca ai tifosi che sulla via del ritorno fanno sosta sempre dai norcini nella zona commerciale…visto che ripartono sempre un’oretta prima di me. All’andata in genere tiro dritto (non si sa mai che cosa puoi trovare per la strada). Per questo cerco sempre le bancarelle. n realtà quelle dove mi sono fermato era davanti al bar che c’è tra Norcia ed il paese prima dove mi fermo a prendere il caffè!!! L’ideale sarebbe che quest’anno il Grosseto ci tornasse in ritiro…allora cambierebbe tutto!!!! Per quanto riguarda i pranzi ormai ho le fermate standard in quasi tutta Italia. Dall’Accademia del Baccalà a Vicenza, al ristorantino tra Novara e Vercelli. Dal pesce di Reggio Calabria al ristorante sotto il Castello di Bari suggerito dal Campana ecc. ecc. Ogni anno infatti guardo le retrocessioni per capire che cosa mi perdo!!! Diciamo che mi dedico ad un “fast-slow food”, nel senso che vado alla ricerca di prodotti tipici, ma purtroppo il fischio d’inizio mi frega sul tempo da dedicare al pranzo!!!

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