Report Maremma Food Shire

Roberta Cavallini (Slow Food)

Giovanna Pizzinelli (Slow Food)

Giorgio Pernisco (Slow Food) e Miss Maremma

Simone Sargentoni (Il Fiorino) e Miss Maremma

Massimo Bernacchini (Slow Food) e Francesco Bracali (Ristorante Bracali)

 

 

cuochi all'opera

Cristina Neri (Orti in Condotta Slow Fod)

Eugenia Cerulli (Slow Food) - Enzo Rossi (Assessore provicnaile Agricoltura)

Cristina Neri ed Eugenia Ceruli al banco di Slow Food

Comunità dell'olio di Batignano Il Venerabile

scolaresca a Maremma Food Shire

Giuseppe Licciardi di TV9 intervista Simone Sargentoni del Caseificio il Fiorino

 

 

tavolo imbandito nel gran salone del ristorante

Maremma Food Shire

ingresso Maremma Food Shire

Frantoio Franci - Montenero

 

Archiviato in: LE MANIFESTAZIONI

RSSNumero commenti (10)

Lascia una risposta | Trackback URL

  1. Granocchiaio ha detto:

    In attesa di poter fare un bilancio in chiusura, intanto questo primo report fotografico

    • angela saba ha detto:

      bellissima vetrina per noi produttori locali, la prossima volta che fate le foto però spostatevi un pò anche a margine della sala perchè ci siamo anche noi meno conosciuti ma altrettanto validi…..grazie comunque per l’interesse mostrato per l’evento.

      • angela saba ha detto:

        grazie per aver letto e risposto, il prossimo anno ci organizzeremo tutti per lavorare al meglio, ne sono sicura!!!comunque non è andata male, buon segno, forse c’è possibilità di crescita in tutti i settori, voglio proprio essere ottimista, come sempre del resto altrimenti avrei smesso da tempo! ma non demordo e ringrazio sempre coloro che si interessano al mondo dell’agricoltura! buon lavoro.

        • angela saba ha detto:

          voglio rispondere alle acute e quantomai vere osservazioni (suppongo sia così altrimenti meglio tacere) del Granocchiaio. purtroppo per mia sfortuna o fortuna non sono potuta andare in giro per la manifestazione e non ho potuto vedere niente al di fuori del salone e del mio amabile stand, sono sempre pronta a fare osservazionie e critiche e qualcosina nel mio piccolo l’ho trovata anch’io, riconosco la validità delle precedenti e se qualcuno che ha organizzato ne vorrà prendere atto farà un grosso favore non solo a me ma anche al granocchiaio e a tutti gli altri standisti che hanno notato le stesse cose. una sana critica è più lodevole e costruttiva di una falsa lusinga.

  2. Granocchiaio ha detto:

    Gli espositori sono un centinaio e purtroppo non abbiamo – per ora – la capcità di mettere tutti……….
    ma non disperiamo, magari l’anno prossimo cresceremo ed avremo spazio per tutti!

  3. Ric ha detto:

    Angela Saba è una allevatrice di ovini in quel di Massa Marittima che saluto. Rilancio il suggerimento al fotografo ufficiale (Granocchiaio), la prossima volta saremo più dettagliati.

  4. Granocchiaio ha detto:

    Dopo il report fotografico provo a fare un report sulla manifestazione vera e propria.
    Va tenuto presente che è la prima edizione e che ogni cosa va misurata tenendo presente questo fatto.
    Anche il presidente della Camera di Commercio Giovanni Lamioni che in un suo comunicato ci dice che “l’ente camerale è già pronto per un’altra scommessa. Unire le due manifestazioni, wine e food, in un unico appuntamento. A maggio, infatti, daremo vita a Maremma Wine&Food Shire, il salone dei vini e dei prodotti di qualità della Maremma toscana” fa capire che questa manifestazione è stata una prova generale per il nuovo settore del Food. E Wine.

    Ciononostante il biglietto d’ingresso continua ad essere di 7 euro e non si capisce il perché. Ci sono fiere nazionale e internazionali di prima grandezza anche affermate da anni, che con 5 euro si visitano. Fortuna che quest’anno c’è stata una discreta abbondanza di biglietti omaggio, o da “operatore”.

    Afflusso. Di gente se n’è vista diversa, dicono gli espositori, e visto l’oggetto della manifestazione era difficile prevedere il contrario. La nostra impressione è che di gente ce ne sia stata tanta (l’organizzazione parla di 3.000 persone), ma cero non le folle oceaniche viste in certe occasioni per la Fiera del Madonnino.

    Gli espositori erano 85, non moltissimi, ma tutti Maremmani D.O.C. almeno cosi è parso.
    Erano tutti nei due piani del solo padiglione in muratura. Buona la diposizione e l’indicazione in alto del nome della ditta, facilmente visibile da tutti, anche con un po’ di gente davanti allo stand. Gli stand avevano tutti le stesse dimensioni mentre quelli istituzionali erano un po’ più grandi. Mentre gli stand tutti uguali danno una buona impressione d’insieme, a dire di certi espositori in taluni casi questi spazi sono largamente insufficienti. Non è paragonabile uno stand per un solo prodotto, per esempio l’olio, ed uno per una salumeria con decine e decine di prodotti.

    Ottima novità è la vendita dei prodotti esposti delegata in apposito padiglione esterno gestito da Conad. Qui si poteva trovare tutti i prodotti degli espositori che avevano aderito all’invito della Conad stessa. In effetti mischiare la vendita con la promozione e il contatto con un pubblico, con un mix tra curiosi e operatori economici, magari importatori esteri, era un vero guazzabuglio. Questa è stata un’iniziativa veramente lodevole.

    Generalmente gli espositori si sono dichiarati soddisfatti. Malignamente si può pensare che lo siano anche perché per il primo anno non hanno sborsato un euro per partecipare. Bisognerà vedere l’anno prossimo, quando lo spazio dovrà – giustamente – essere pagato, se la soddisfazione sarà la stessa.

    Certo per il pubblico Maremmano è senz’altra un’esperienza preziosa. Ci sono decine e decine di ottimi produttori locali perfettamente sconosciuti al grande pubblico, e questo è un vero peccato. In questo senso l’utilità è stata senz’altro formidabile.

    Al centro del padiglione era stato ricavato uno spazio per gestire degustazioni e avvenimenti pubblici. Questo non mi pare una gran bella idea perché tra questo spazio e il circostante destinato ai produttori si crea un fastidio reciproco non indifferente. Assai meglio sarebbe avere queste manifestazioni in uno spazio ben separato dallo spazio espositivo.

    Per la ristorazione di Maremma Food Shire, visto l’oggetto della manifestazione, ci si aspettava che fosse il fiore all’occhiello della mostra, mentre in effetti ci ha lasciato assai perplessi. Il padiglione destinato alla ristorazione è a poca distanza da quello espositivo e si presenta bellissimo sia dall’esterno che dall’interno. Però. Però quando si entra dentro ci si ritrova in un salone elegantissimo, quasi sul sofisticato (sedie con soprafoderina in panno) con tavoli tondi ed apparecchiatura assai più adatta ad un ristorante di alta fascia, magari un “pluristellato Michelin” anziché un locale che voglia rappresentare una Maremma, anche se Food Shire. In tutta provincia ci saranno si e no cinque locali di altissimo livello che si possano permettere questa apparecchiatura. Che ripeto è bellissima (vedi foto del tavolo imbandito) ma assolutamente inadatto – a mio modesto avviso – a rapprendere lo stile della Maremma.

    Poi si scopre che oltre a questo, lateralmente al salone c’è una sala con tavoli in metallo e plastica che sa tanto di mensa aziendale. Il che di per sé non è poi così disdicevole se non fosse piazzata proprio accanto all’altra extra lusso.

    Si scopre poi che però la mangiare è lo stesso: nella sala grande si viene serviti da camerieri nell’altro si scorre in un self service. Vogliamo stare bene una volta e ci rivolgiamo al cameriere per farci accompagnare ad uno dei tavoli liberi. Il gentile signore però mi chiede se abbiamo il buono pasto, perché mi fa presente che se non abbiamo il buono pasto non ci possiamo accomodare. Rispondo che no, non ce l’ho e gli chiedo dove posso acquistarlo. Mi dice che non si acquistano ma vengono dati. Da chi? Lui non lo sa. Tre espositori interpellati mi dicono che non ne sanno nulla, però io vedo accomodati anche altri espositori. Misteri all’italiana: bellissimo, lussuoso, ma non accessibile ai mortali visitatori e nemmeno il responsabile di sala mi ha saputo dire di più.

    Ci accomodiamo di buon grado al self service e vediamo che del menu esposto oggi (lunedì) sono disponibili solo alcuni piatti. Niente Tortelli Maremmani al ragù, ma tristissimi tortelli burro e salvia (pasta dura, ripieno indecifrabile, cottura alla gengiva più che al dente), però allo stesso prezzo di quelli al ragù, niente Zuppa di Moscardini. Proviamo un bottiglietta di Vermentino di Maremma cl 375 a 4 euro. Proviamo anche uno Spezzatino di Maremmana con contorno che fa il suo dovere. Il pane è veramente infame: cottura approssimativa e croccante come un guanciale in gommapiuma.
    Ora tutto questo in una fiera che si presenta come vetrina del Food Maremmano mi pare quantomeno sconcertante.
    Ecco quello della ristorazione – privilegi della sala bellissima tutti da scoprire – mi pare un punto dove ci sia da lavorare parecchio.

    Ma non ci scoraggiamo, basterà leggere i Comunicato stampa degli organizzatori e dei giornali che fanno specchio e rinfrancarsi: tutto sarà bello, tutto sarà eccezionale, tutto di tutto e di più. Niente da ridire, tutto ok. Sono solo io che vedo anche alcune tonalità grigie, mentre loro vedono solo rosa.
    Forse sono daltonico

    • Gian Luca ha detto:

      sono stato un paio d’ore al Mfs e come la manifestazione dedicata al vino, mi è piaciuta molto, soprattutto per l’organizzazione espositiva: stand tutti uguali in immagine e dimensione (anche se come dice il granocchiaio, qualcuno potrebbe avere esigenze diverse), vendita separata dalla promozione (un’idea che non ho trovato sempre nelle fiere che ho girato).
      quanto dice il presidente della CCIAA sulla riunificazione degli eventi Wine e Food, molto probabilmente è tutto legato alle difficoltà del momento sia degli enti pubblici che dei privati, che evidentemente dovranno sborsare qualcosa per poter avere il proprio stand. Quindi ci si aspetta meno espositori.
      Mi auguro comunque che il costo per gli operatori privati sia un prezzo “politico” perché comunque si tratta di una iniziativa di promozione del territorio, per cui sarebbe necessario un ventaglio forte di offerta di prodotti. Ma, nello stesso tempo anche un’apertura più importante verso l’esterno. Mi spiego: serve concentrarsi sulla promozione dell’evento per attrarre un maggior numero di privati e di operatori, sia turistici sia della filiera alimentare. Penso al workshop fatto dal consorzio Maremmare nel quale hanno partecipato 40 tra Tour Operator e giornalisti, che magari potrà essere ripetuto in contemporanea col prossimo “shire”. Serve quella sinergia che in Maremma talvolta è difficile trovare, ma non bisogna mai disperare.
      Sul ristorante della Fiera, c’è poco da dire: il granocchiaio ha detto tutto, ma proprio tutto!
      Ma sulla organizzazione degli spazi, perché non utilizzare lo spazio aperto, magari anche in funzione di separare le degustazioni o le conferenze dall’esposizione. L’aver dedicato nel mezzo della Fiera uno spazio come una specie di conference hall non è stata una grande idea da parte del progettista.

      Ma alla fine, guardiamo con le lenti rosa dell’ottimismo.

  5. angela saba ha detto:

    voglio rispondere alle acute e quantomai vere osservazioni (suppongo sia così altrimenti meglio tacere) del Granocchiaio. purtroppo per mia sfortuna o fortuna non sono potuta andare in giro per la manifestazione e non ho potuto vedere niente al di fuori del salone e del mio amabile stand, sono sempre pronta a fare osservazionie e critiche e qualcosina nel mio piccolo l’ho trovata anch’io, riconosco la validità delle precedenti e se qualcuno che ha organizzato ne vorrà prendere atto farà un grosso favore non solo a me ma anche al granocchiaio e a tutti gli altri standisti che hanno notato le stesse cose. una sana critica è più lodevole e costruttiva di una falsa lusinga.

  6. Granocchiaio ha detto:

    ancora un po’ di foto
    un po’ di Slow Food, un po’ di cuochi e una nbella Miss Maremma

Lascia una risposta

Devi essere iscritto per scrivere un commento.