Suor Angela, la suora con la pistola

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Proprio alla vigilia di Natale giunge opportuno un bell’articolo di Roberto Spadi che ci ricorda un personaggio mitico per la Maremma e la Toscana tutta.

    Suor Angela, la suora con la pistola.

    Il titolo non inganni, quella che suor Angela teneva nascosta in un doppiofondo del calessino, era un pezzo di ferro rugginoso che una volta era un revolver di quelli con la canna esagonale, credo che il residuato bellico fosse un’arma in dotazione agli ufficiali inglesi, ne avevo sentito parlare a mezza voce dai miei, quando la vidi (andai a cercarla con grande sprezzo del pericolo… nell’eventualità che fossi stato scoperto, la mì mamma m’avrebbe ammazzato di botte…) mi ci scappò da ridere, forse si poteva usare come schiaccianoci!!
    Però, il solo fatto che suor Angela “potesse” avere un’arma, era la ciliegina sulla torta della leggenda che aleggiava sulle popolazioni rurali comprese tra Pisa e Orbetello, costa e interno collinare compresi.
    Ma andiamo per ordine, chi era suor Angela? Nei miei ricordi di bambino una specie di dott. Jekyll e mr. Hyde in salsa chianina vestito da suora, con una leggera zoppia a volte della gamba destra, a volte della gamba sinistra… e la mano destra un po’ offesa. Per me delle volte un incubo, altre volte (le più, devo dire…) un vero spasso, come diceva il mì cugino Livio di Giuncarico, “meglio del cinema!!”
    Lei e suor Giacinta, la sua compagna d’avventura, una suora “vera” nel senso che Giacinta rispondeva a tutti gli standard della suora; gentile, colta, molto pia, paziente (non poteva essere diversamente con una partner del genere), facevano le “suore da cerca” cioè facevano scorrerie con un calessino (!) trainato da un bellissimo cavallo morello, nelle campagne comprese tra Pisa e Orbetello in cerca, appunto, di derrate alimentari di tutti i tipi, olio, vino, grano e granaglie varie, per il loro istituto religioso (suore Francescane Oblate di Santa Chiara credo, adesso non ricordo…) che si occupava tra l’altro di orfani.
    Per far capire chi fosse a chi non l’ha conosciuta, la paragonerei alla Tatcher, stesso carisma, modi spicci, non aveva paura di nessuno, anzi, nel caso cercava la rissa verbale, col suo ganzissimo accento “chianino” specialmente con quegli spiritosoni dei mangiapreti, che suor Angela “curava” in particolar modo.
    Io l’ho conosciuta perché lei era di casa da noi e dai miei zii Scolari al Madonnino, quando stava per arrivare a casa mia per me e i miei fratelli erano cavoli, tanto per cominciare la mì mamma ci sfrattava dalla nostra camera e ci toccava andare a dormire in salotto coi materassi in terra, poi al mì fratello più grande gli toccava preparare un ricovero per il cavallino morello che era molto bello ma aveva un caratterino niente male e quindi doveva stare da solo e dulcis in fundo, a me mi toccava andare con lei e suor Giacinta in giro a “fare affari” per tutta la campagna e a ogni strada nuova immancabilmente diceva: “ c’è un campino tutto lavoreto che non ce passa ne erpice ne aretro” e ridendo un po’ sguaiata mi spiegava, ogni volta, che era un modo di dire delle su parti per descrivere le strade bianche… ; si passava al setaccio l’Olmini, le Selvacce, l’Acquisti, Barbaruta, Piatto Lavato; ripensandoci forse aveva uno schema tutto suo perché in 4/5 anni non si faceva mai il solito giro ma a ogni podere era quasi sempre la solita solfa, incominciava a punzecchiare il capo-famiglia ”Non cominciamo a dire che l’annata è scarsa perché il tù vicino m’ha detto che ha fatto un raccoltone e m’ha dato una balla di grano e un fiasco d’olio” e mi strizzava l’occhio, era il segnale, io alzavo a fatica un boccione d’olio ( sempre il solito…) e il poveretto, mortificato dal fatto non poteva certo permettersi di donare altrettanto, l’olio a quei tempi era preziosissimo, ci allungava un paio di ballini di grano e ci invitava a colazione o a pranzo o merenda a secondo dell’orario; naturalmente a quel punto entrava in azione suor Giacinta che chiedeva notizie dei malati, nascite, morti, insomma tutto il repertorio compreso il rosario e devo dire che dopo una mezz’oretta suor Angela si “spallava” un po’ così se c’erano dei bambini incominciava a tirà fori giocattoli, fumetti, qualche caramella e era subito festa!

    (segue)

    Roberto Spadi

  2. Granocchiaio ha detto:

    L’articolo di Roberto che ricorda la figura mitica di questa suora mi fa venire i mente ricordi lontani, molto belli e molto vivi.
    Era di modi spicci, è vero, specie con la sua parlantina che riusciva sempre ad inquadrare la situazione ed affrontarla nel migliore dei modi. Ma se incrociavi da vicino i suoi occhi la musica cambiava. Erano occhi di nonna, di mamma, di angelo custode: vicino a lei non avevi più paura di nessuno, lei ti poteva difendere efficacemente da tutto e da tutti. Questa è l’impressione che dava a me. Ma anche a tutti quei benefattori che la’iutavano.

    È vero anche che qualcuno gli faceva sudare le quattro camicie prima di cedere, ma una volta ottenuto qualcosa diveniva subito riconoscente e buona. E si che di scherzi, anche pesanti, gliel’hanno fatti!

    L’orfanotrofio c’era e come. Le provviste che riusciva a racimolare in tutta la provincia venivano stivate temporaneamente dagli Scolari e quando c’era il carico giusto mio fratello Rodolfo con il suo camioncino Wolkswagen caricava tutto e andava a portarlo su a Pisa. Per questo aveva un rapporto tutto speciale con lui.
    Non lo rimandava a casa mai con le mani vuote. Ricordo che sia tornato qualche volta con una damigiana di vino che evidentemente non era di utilità impellente per i ragazzi.

    Storie e storielle, e quasi leggende si raccontano su di lei. Un po’ le dice Roberto, qualcosa ricordo anch’io, ma sarebbe bello che chi ricorda dicesse la sua.

  3. Granocchiaio ha detto:

    seconda puntata:

    Suor Angela, la suora con la pistola (parte 2°)

    Ovviamente se era brutto tempo o il cavallino era stanco toccava al mì babbo o al mì zio Carlo Scolari e poi a zio Damiano scarrozzarle in macchina così “il saccheggio” toccava ai paesi e ai poderi in collina.

    Ogni volta, al ritorno la sera tardi, il mì babbo giurava e rigiurava che quella era l’ultima volta, che suor Angela questa volta (ogni volta) ”l’aveva combinate nere!” e lui non ne voleva più sapé, che cercassero qualcun altro, e poi la mì macchina non è mica un camion! Il tutto raccontato a mia madre a mezza voce quando esausto se ne andava a letto. Suor Angela faceva passare qualche giorno e poi l’andava a aiutà a portà le presse o a zappà la vigna (una mezz’oretta) e lui, poveretto, puntualmente ci ricascava.

    I fatti a cui si riferiva il mì babbo erano generalmente i soliti, in più suor Angela a volte raggiungeva picchi di perfidia (in senso buono…) incredibili, se gli capitava sotto tiro qualche nuovo soggetto, dava il meglio di sé, come quella volta che scommise con il capoccia di una grande azienda agricola che se fosse riuscita ad alzare una balla da un quintale di grano e caricarla in macchina lui le avrebbe dato il triplo; figurarsi, suor Angela caricò le prime due e poi chiese al malcapitato se ce la faceva a caricare la terza. Di questa storia circolano varie versioni, chi parla di damigiane di vino, chi di ziri d’olio; credo che suor Angela non avrebbe avuto problemi in entrambi in tutti i casi.

    Io gli volevo bene, lei (avantissima per quegli anni) mi trattava da “pari a pari”, nel senso che avevo diritto a dire la mia, poi lei faceva come gli pare, ovvio… ma mi metteva in competizione con suor Giacinta per decidere dove andare, orari ecc…, e soprattutto su come sarebbe evoluto il tempo, nel senso che scorrazzare con un calessino d’estate ci lasciava alla mercè dei temporali e io ero “l’esperto in furmini” che credo erano l’unica cosa che la spaventava anche se diceva cha era il cavallino che aveva paura; se l’evidenza dei fatti dimostrava che se avessimo fatto come avevo suggerito io sarebbe stato meglio, lei non aveva problemi ad ammetterlo e il premio era di solito un giocattolo, credo di essere stato il bambino con più giocattoli della zona, (non è che ci volesse tanto) abbastanza invidiato perchè a quei tempi pistole di latta con i fulminanti non è che ne circolassero tante, marionette (a Suor Angela piacevano tantissimo, (non si capacitava che a noi ragazzini ‘un ci garbassero perniente), oppure pattini a rotelle (solo che nelle strade imbrecciate era una fatica…), ma i regali più belli furono le prime scarpette da calcio, di quelle con i tacchetti fatti con rondelle di cuoio impilate e fissate con tre chiodini, e soprattutto un guantone da baseball e relativa pallina che chissà come aveva fatto a rimediare, forse a Camp Derby, erano dei regali così stratosferici che li custodivo gelosamente e non li ho mai usati per paura che mi si sciupassero! Che tonto!

    Ci fu un periodo che s’era messa in urto con la mì mamma, poveretta, già non gli sconfinferava che le suore le chiamassi Giacinta e Angela, poi quando incominciai a chiamarla Maria invece che mamma (a quei tempi c’erano miei coetanei che davano del voi ai genitori), sbottò e incolpandole di viziarmi per un po’ passai il turno e la corvee toccò al mì cugino Toni.

    Un giorno d’inverno, come è come non è, capitò un professore di Pisa mai visto prima che era venuto a comperare il vino dal mì babbo e sentendomi rivolgere alla mì mamma chiamandola per nome attaccò una tiritera su come mi aveva educato bene, in modo moderno e senza “stereotipi” vecchi come il cucco, ecc… a quel punto la mi mamma brandendo il mestolino disse:”te lo do io lo sterotipo, a te e a suor Angela!!”

    Poi con il tempo diradarono le scorrerie e un’estate non arrivarono per niente ma ci vennero a trovare la primavera successiva per salutarci mentre erano di passaggio mentre andavano a Roma le vidi un po’ scosse, parlarono un po’ fitto-fitto con i miei, poi una carezza e via, non l’ho più riviste.

    Peccato, perché nel frattempo la situazione economica della zona si era evoluta favorevolmente e con il periodo di vacche grasse, suor, anzi Angela poteva incomincià ad andare in giro con un camion!

    Roberto Spadi

  4. carusi orfeo ha detto:

    Ciao Roberto. Non ci conosciamo, ma conosco tuo cugino Toni, i tuoi zii Damiano e Carlo, sono un ex Montepescalino, trasferito poi, in un podere dell’ente maremma, abitavo nella coppia di poderi accanto a quelli dei tuoi zii. Ho fatto la quarta e la quinta elementare, nel magazzino del podere non ricordo, se in quello di Damiano, o in quello di Carlo. Ora abito a bagno di gavorrano
    Ho letto il tuo racconto su suor Angela
    e suor Giacinta, non puoi immaginare quanti bei ricordi, mi hai riportato alla mente,
    La voce di suor Giacinta non l’ho mai sentita, di suor Angela mi è sempre rimasta impressa una battuta, che disse una volta al mio babbo che cercava di resistere alle sue richieste:-ue non lo faccio mica per me,lo faccio per i vostri bastardi:-
    La rivedo come fosse ora, che si caricava mezze balle di grano in spalla e, zoppicando, le caricava nel calesse che “forza.”
    Volevo chiederti un favore se ti è possibile,ho visto che questa è la seconda parte del racconto, si potrebbe avere pure la prima? Grazie

    • Granocchiaio ha detto:

      tutte le puntate relative a “Suora Angela, la suora con la pistola” sono in questa pagina
      http://www.braccagni.info/2011/12/24/suor-angela-la-suora-con-la-pistola/

    • Roberto Spadi ha detto:

      Ciao Orfeo, mi piacerebbe che tu raccontassi con maggiori particolari il periodo della scuola elementare nel magazzino di zio Flaminio (il babbo di Toni…) che doveva essere davvero pioneristico!

      • carusi orfeo ha detto:

        A Roberto Spadi

        Ciao Roberto, mi chiedi maggiori particolari, riguardo la scuola e,come se la cavava il tuo cugino Toni, è fortunato Toni, se non andava bene, non lo saprà nessuno perché non mi ricordo.
        Mi ricordo che eravamo una decina tra ragazzi e ragazze, io mio fratello più piccolo, Adriana,Marina,Angela,Paolo, Dimitri,Marcello e altri che mi sfuggono.
        Eravamo di diverse classi tutti assieme,io ero dei più grandi, perché avevo perso due anni.
        Il bagno era nella stalla, se mi prometti di non dirlo a nessuno, ti racconto una cosa che accadde un giorno durante la lezione( non so se Toni si ricorda questo fatto) non ricordo cosa era accaduto,il fatto è che la maestra,non diede il permesso a una bimba alla quale scappava forte, di andarla a fare,eravamo nel banco assieme,nel terzo partendo dal muro, non ne posso più, mi diceva;
        allora io le dissi:- e falla li no:- dopo un po’ sentii scccccccccccccccc,la fece veramente in classe, ti puoi immaginare cosa accadde, ma dal quel giorno fu più facile andare nella stalla.
        Prova a chiedere a tuo cugino se ricorda una bimba bionda che abitava nel podere davanti al suo verso la ferrovia. Ciao piacere di aver scambiato con te questi ricordi. orfeo

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