arriva la Befana: rispettiamo l’età delle favole

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  1. Granocchiaio ha detto:

    “Rispettare l’età delle favole”, senza “forzare la mano”.
    Lasciare dunque che siano i piccoli “a comprendere che a riempire la calza di doni e dolcetti non è la Befana, ma mamma e papa’”. I consigli per i genitori alle prese con i regali e le leccornie da acquistare in vista dell’Epifania è Elisabetta Scala, pedagogista e coordinatrice nazionale del Moige, che all’Adnkronos spiega “come il bell’incanto di queste favole debba svelarsi da sé: i genitori devono solo accompagnare i bambini, che, crescendo, iniziano a comprendere la verità attorno ai 7-8 anni”.
    Se poi la convinzione che la simpatica vecchina cavalchi davvero la scopa per consegnare doni dovesse protarsi oltre, “allora – suggerisce la pedagogista – è il caso, attorno ai 10 anni, di far capire loro la verià'”. Quanto ai regali e ai dolci da infilare nella calza, “per tradizione – ricorda Scala – la Befana porta leccornie e piccoli doni, quelli che, appunto, entrano nella calza”. Dunque il consiglio “è non esagerare, un regalo tipico – suggerisce – è il cappello con i guantini coordinati. Solo pensierini”, soprattutto alla luce dell”abbuffata’ di regali che per molti bambini c’è stata con il Natale”.
    Quanto al carbone, incubo di molti piccoli in attesa della Befana, “se c’è – raccomanda la pedagogista – deve essere poco, mai trasformarsi in una punizione. A punirli, infatti, non deve certo essere la Befana”. E se il carbone entra in casa “deve trasformarsi in un gioco: ad esempio consegnarne pezzi veri per poi tirare fuori la calza con i dolci e i doni. L’Epifania, comunque, è una tradizione tutta italiana che c’è e va preservata”. Via libera alla calza per i piccoli, dunque, “finché continuano a credere nell’incanto delle fiabe”.
    Roma, 2 gen. (Adnkronos)

    • Granocchiaio ha detto:

      Questa mi casca proprio a fagiolo. Non più tardi di qualche giorno fa il nipote più grande, otto anni e mezzo, si lamentava con me per il fatto che in classe c’erano ragazzi che dicevano che Babbo Natale non esiste. Con lui il fratellino di sei anni. Io mi sono barcamenato sulla faccenda perché non volevo prevaricare mia figlia su di un argomento così delicato. Gliel’ho detto e lei mi ha detto di non preoccuparmi che ci avrebbe pensato lei. Io ci credo e sto più tranquillo. Però……..però quando ho trovato questo articolo l’ho trovato veramente ben fatto e lo propongo.

      Io da bimbo no ho conosciuto Babbo Natale, da noi passava la Befana e basta. E quindi ho conosciuto presto il rito di fare una piccola fascinetta con un po’ di scopo per far scaldare al fuoco la Befana che girava di notte e una fasci netto col fieno – noi si faceva anche con l’erba tagliata – per il ciuchino che la portava a giro. E poi la mattina sbirciare al buio nel focarile per vedere se effettivamente era passata la Befana. Da qualche luccichio capisco che si, anche quella volta era passata. E correvo in casa a svegliare tutti per dire che c’erano i regali delle Befana e quindi si potevano aprire e giocarci. I regali erano ben incartati e in un batter d’occhio si scartavano e si vedevano. Poi alla fine veniva il rito delle calze. Per comodità si ritornava a letto e in una calza assai lunga (forse delle mi nonna) si cominciava a tirar fuori pezzo dopo pezzo, sorpresa dopo sorpresa. Venivano fuori cartocci da scartare per vedere cosa c’era. E allora un cavalluccio, un ricciarello, ma anche un mandarino, delle noci, dei fichi secchi. E poi qualche volta scarta scarta veniva fuori uno spicchio d’aglio e era segna di rimprovero. C’era anche il pezzo di carbone, ma era talmente isolato che si poteva pensare che fosse stato un sbaglio della Befana. In effetti erano più preoccupati i genitori a spiegarci il perché che noi già pronti a scartare il cartoccio successivo.
      Raramente c’erano dei regali, evidentemente per la difficoltà di metterli dentro la calza. Ma mi ricordo un anno di aver trovato un astuccio in legno per le matite, la gomma e l’appunta lapis. Era bellissimo, a due piani, e nel girare la parte superiore mi venne subito a mente che poteva essere una torretta di un carro armato. Come puntualmente s’adoperava poi a scuola.

      Io scoprii la verità abbastanza presto, forse avevo sei o sette anni. La sera prima il mi babbo mi chiese come tutti gli anni cosa avrei voluto ricevere dalla Befana. E quasi sempre c’azzeccava anche perché guidato a dire certe cose. Quell’anno fra le cose più “normali” e conosciute mi chiese se mi sarebbe piaciuto il gioco “non ti scordar di me”. Io non l’avevo mai sentito nominare e gli dissi di no. Allora lui insisté dicendomi che era un bel gioco e che poi l’avrei apprezzato. La mattina dopo tra i regali c’era anche un cartoncino grande come una scacchiera per la dama con tanti cerchietti colorati. Mi disse che era il gioco “non ti scordar di me”. Capii l’antifona, ma non dissi niente per paura che poi dopo non mi avrebbero più fatto arrivare la Befana.
      Con quale gioco non ci ho mai giocato, ma in compenso a distanza di tanto tempo lo ricordo meglio degli altri, forse perché si chiamava proprio “Non ti scordar di me.

      Purtroppo oggi la festa della Befana resiste a malapena, quasi sopportata più che goduta. Oltre alle decine e decine di regali acquistati durante l’anno, in qualsiasi occasione, e poi la super abbuffata di Babbo Natale, che significato potrebbe avere la Befana con le sue calze. Piene quanto si vuole, ma sempre calze.
      Il colpo di grazie per me è stato dato quando hanno cominciato a voler spettacolarizzare l’evento. E non tanto bruciare una pira di fuco di cui si capisce poco il significato, ma perlomeno fa effetto e poi scalda pure, ma già con la “Befanata” dove normalmente arriva un omone travestito da donna e dà spettacolo solitamente strampalato che poco ha a che fare con la poesia delle Befana. Ma il massimo è quando ho visto la gru dei pompieri che calava dall’alto di un palazzo una sciaurata Befana attaccata con un cavo di acciaio intenta più che altro a non girare come una trottola. Veramente tutta la poesia e la grazia della Befana distrutta.

      Forse sono io che in vecchiaia non sopporto più queste banalizzazioni e certe spettacolarizzazioni fine a se stesse e basta.
      E qui ci metto anche il Presepio vivente. Va bene un’eccezione, ma quando diventa attrazione turistica e tutti i paesi fanno a gare per farlo…………
      Ma in un mondo dove si gioisce come tanti stolti perché finalmente i negozi possono stare aperti 24 ore su 24 e per 365 giorni su 365 cosa si può pretendere di meglio?

      • viviana ha detto:

        La Befana , descritta così bene dal Granocchiaio, è proprio quella che festeggiavamo tanti anni fa , in paese Ora è tutt’altra cosa , superata , annientata da Babbo Natale che provvede , prima di lei , a far felici i bambini .
        E’ rimasta la tradizione della calza , ma dopo gli eccessi del Natale anche i dolciumi fanno poco effetto ai piccoli che da quindici giorni stanno mangiandone a volontà .
        Della mia Befana a Braccagni ricordo il momento in cui cadde l’incanto e presi consapevolezza che non dovevo temere quella vecchietta imbacuccata che per le scale del palazzo dei Pieraccini distribuiva mandarini e noci : sotto la sciarpa appariva evidente il volto della mia nonna Maria .
        Finiva il mondo delle favole , si entrava in quello dei grandi e ci si sentiva importanti in quel passaggio.
        Ora che siamo addirittura nonni , vorremmo poter rivivere certe emozioni attraverso quelle dei nipoti piccoli , ma si capisce che i tempi sono diversi e le reazioni emotive dei bambini non hanno nulla a che vedere con le nostre, antiche .
        Per Natale ho avuto difficoltà a scegliere un regalo per mia nipote , sette anni.
        Per lei , nata a metà novembre , già era stata un’impresa trovare qualcosa di nuovo per il compleanno , figuriamoci ripetere l’operazione dopo un mese .
        Non volendo scaricarmi da responsabilità lasciando a lei sola la scelta , ho cercato di trovare una via alternativa : con la scusa di un regalino per la bimba del vicino l’ho portata con me nel più grande negozio della città e l’ho lasciata girare per le varie corsie dove erano esposti i giocattoli ascoltando i suoi commenti e cercando di capire le sue preferenze .
        Dopo un’oretta che eravamo lì, Alessandra ha tratto le sue conclusioni : per quest’anno a Babbo Natale ( a cui ancora crede ) chiederò matite , fogli per disegnare e qualche libro.
        Un piacere accorgersi di quanto sia giudiziosa ed accorta questa bambina , ma un po’ di sgomento pensando che a sette anni ha così tante cose da non poterne desiderare altre .

  2. Nelle Nuvole ha detto:

    Lunga vita alla Befana, anche se spettacolarizzata con tanto di gru e pompieri. La povera vecchina ben poco può contro la massiccia presenza di Babbo Natale ovunque nel mondo. Nella mia infanzia romana la sua presenza era importante e la visita a Piazza Navona il 6 gennaio era un’emozione che noi ragazzini aspettavamo da mesi. Però i regali più grossi li portava già Babbo Natale. Per quanto scegliessimo le calze di mio padre da appendere al camino, a riempirle erano sempre cioccolatini e caramelle, più un pezzo di finto carbone, niente giochi ingombranti.
    Non mi ricordo quando scoprii la non-esistenza di entrambi, per un paio d’anni mi gingillai nell’illusione che Babbo Natale e la Befana fossero marito e moglie, l’influenza catto-conservatrice colpiva anche lì.
    I miei figli ci sono arrivati da soli più o meno verso i sette anni. Il minore, dopo aver scritto la solita letterina con l’elenco di tutti i regali desiderati, arrivato il momento dell’apertura, pacchetto dopo pacchetto alla fine esclamò “Babbo Natale quest’anno non c’ha capito niente!”.

    Grazie Granocchiaio, come al solito uno tsunami delizioso di ricordi.

  3. capinera ha detto:

    Santa Lucia…. Babbo Natale…. La Befana…
    Che dire??!! Quando eravamo piccoli tutti questi erano momenti di gioia attesi per un anno intero! Io con i miei fratelli credevamo veramente nella loro esistenza! Momenti magici! Irripetibili! Mai esagerati ! i regali che ricevevamo erano utili e qualche gioco tanto sospirato riusciva a riempirci il cuore! Senza parlare della calza che trovavo sul mio cuscino la mattina del 6 gennaio!! Mi domandavo come potevo non vedere la befana che entrava nella mia stanza! Quando mia sorella mi rivelò la verità era come se già la conoscevo ma non volevo accettarla e ammetterla. Ricordo che fu un tuffo al cuore che però durò poco pensando che in effetti quelle persone tanto care le avevamo vicine tutto l’anno e non solo pochi momenti durante le feste!
    Non credo che possa essere uno schoc per un bambino sapere la verità! l’intelligenza di un genitore e’ anche quella di saper far accettare queste “piccole” cose e con amore sono risolvibili facendo loro comprendere che chi può volerti più bene dei tuoi cari? Anche mio figlio credeva in Babbo Natale e nella Befana tant’è che un Natale riuscì a convincerlo ad appendere all’albero i suoi ciucci ( aveva l’abitudine di usarne tre contemporaneamente) in cambio dei regali che avrebbe ricevuto il giorno dopo!!! Fantastico!! Funzionò!!! da quel giorno non mi domandò mai più i suoi amatissimi ciucci sapendo che Babbo Natale li aveva barattati con ciò che desiderava.
    Quando capì che erano favole era già più grandino e tutto risultò chiaro e razionale. Con questo però non perse il desiderio di vivere quei momenti magici che solo l’aria delle feste riescono a creare!
    Credo che lo sbaglio sia un altro. I bambini di oggi hanno tutto. Tutti i giorni e’ Natale. Credo che si sia perso il gusto di una volta. Penso che se vogliamo bene ai nostri figli dobbiamo saper dire di no. E’ più difficile dire loro di no che dire di si! Se gli vogliamo bene non dobbiamo mettere loro a disposizione tutto quanto quando vogliono e subito. Le cose bisogna desiderarle e guadagnarle. Solo cosi acquistano il giusto valore. Certo lo capiranno più avanti ma solo così ci ringrazieranno!

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