Professionalità o buone abitudini?

 

 

Archiviato in: LA NOTIZIALA VITA DI PAESE

RSSNumero commenti (5)

Lascia una risposta | Trackback URL

  1. Granocchiaio ha detto:

    Professionalità o buone abitudini?

    Ho scritto di come l’erba del vicino paia più verde – e certe volte lo è veramente – su argomenti diciamo così “materiali” e oggettivi. Sono cioè cose fisiche ben visibili a tutti. Ma ci sono anche differenze che non hanno un corpo vero e proprio, ma in compenso hanno un anima, e che anima!
    Si tratta di una constatazione che per me non è una novità. Ciononostante ogni volta che riscontro di persona questa differenza sono preso da sentimenti contrastanti: da un lato sensazioni gradevoli e piacevoli e dall’altro scoramento e amara constatazione e rassegnazione.

    E qui devo parlare ancora del mio fine settimana a Reggio Emilia e mi riferisco all’atteggiamento dei gestori dei pubblici esercizi verso gli avventori, o clientela, o utenza come si dice oggi.
    Dai bar ai ristoranti, dalle biglietterie dei treni alle commesse dei negozi, piccoli o grandi che siano. Tutti gli operatori titolari come dipendenti da quelle parti accolgono i clienti, d’abitudine, con un sorriso e atteggiamento di piacevole disponibilità. Cioè con gentilezza. Nelle migliori ipotesi, e non eccezionalmente, tutto questo si amplifica fino ad essere un atteggiamento di squisita attenzione e trattamento professionale. Questo purtroppo nella nostra splendida e amata terra è una pia illusione, merce quasi sempre sconosciuta. Da noi la norma è, nel migliore dei casi, un’indifferenza assoluta. Molto più spesso è assai peggio: facce più ingrugnite che inespressive, risposte a monosillabi che sembrano estorte più che dovute.

    A me viene a mente la battuta del disoccupato che viene chiamato dall’Ufficio di Collocamento perché c’è un’opportunità di nuovo lavoro e risponde alla chiamata con un “ma con quanti disoccupati ci sono in giro proprio a me venite a rompere i co……ni?”

    Ecco, qui da noi spesso entrando in un negozio come in un ristorante pare proprio che chi ti accoglie voglia dirti: “ma con quanti posti ci sono in giro proprio qui da me dovevi venire?”
    Io non so se si tratta di cattiva educazione o di mancanza di professionalità, o magari di entrambi.

    Nel ripartire col treno alla biglietteria di Reggio Emilia la signora che stava facendomi la differenza per l’intercity vede la destinazione e mi domanda se Montepescali è un paese vicino Firenze. Gli rispondo no, siamo vicino a Grosseto, in Maremma. Allora con un sorriso mi dice: allora avete senz’altro un clima migliore del nostro, avete più sole. In effetti fuori fa meno 2, tutta la notte è stata sotto zero e le strade sono ghiacciate, mentre un vento ti fa entrare negli ossi umidità e gelo. Rispondo che si, il sole l’abbiamo forse di più, ma per consolarla gli dico che fa freddo pure da noi. Lei mi risponde con un altro sorriso e mi augura buon viaggio.

    Esco e vado all’edicola per comprarmi il giornale, devo stare quasi cinque ore in treno……
    Come arrivo il gigantesco edicolante mi apostrofa con un “buongiorno signore, cosa desidera?” Io lo guardo come fosse un marziano, e poi gli rispondo il Corriere……e lui, “il Corriere della sera immagino”. Si si grazie, rispondo. Gli do 5 euro, mi da il resto e quello mi spedisce con un: buon viaggio signore!
    Ora io mi domando se mi pigliano per il culo o si sono messi tutti d’accordo per farmi incazzare.

    Ma cosa ci costerebbe a noi maremmani – anche a Braccagni – ad essere tutti un po’ più gentili?
    Mentre aspetto il treno rimugino quante cose diverse e migliori ho visto in solo due giorni. Possibile che loro abbiano tutto, di più e anche meglio? Pensa che ti penso poi trovo una consolazione. Noi conosciamo lo zampone e il cotechino che è una loro gloria, ma poi possiamo comprarli e mangiarli comodamente a casa nostra. Loro invece nemmeno sanno cos’è il buristo, e se lo chiedete al supermercato come in salumeria vi domandano: ma cos’è? E quindi qui li battiamo, e vai, uno a zero per noi!

    • mezzolitro ha detto:

      Secondo me ti pigliavano in giro, oddio la parola giusta sarebbe stata un’altra, ma ho voluto esse gentile anch’io…

      • Ric ha detto:

        Caro Granocchiaio, non credere: io ho amici non grossetani che mi dicono il contrario, anzi, a loro dire, qui in Maremma trovano – oltre al clima migliore – una gentilezza ed una accoglienza che dalle loro parti non hanno.
        Io anzi direi che l’immagine del maremmano oscuro, bestemmiatore e non educato fa parte un po’ di una icona che ci siamo cuciti addosso: gente venuta dalla campagna ed abituata a vivere da sola ingrugnita e ineducata. Non è così.
        Il fatto è che tutti noi, in presenza di uno straniero o di un non maremmano, siamo portati a dimostrare il meglio di noi stessi e siamo orgogliosamente accoglienti nei confronti degli altri. Tra noi maremmani il discorso è diverso: ci vediamo tutti i giorni e magari ci sono le piccole invidie o cattivi giudizi inter-personali che ci fanno essere più scostanti.
        E’ la storia di sempre: l’erba del vicino è sempre più verde…

  2. Granocchiaio ha detto:

    Caro Ric
    Non mi dici da dove vengono i tuoi amici, se dal sud, dalle isole, dal nord o dall’estero, e questo non è affatto un aspetto secondario.
    Poi non è detto che non siano abbagliati dal fattore “colore-del-cielo-e-del-mare-di-chi-è-in-vacanza” e anche questo non è un fattore secondario
    Io non mi sono riferito allo stereotipo del maremmano bestemmiatore e maleducato ma alle persone addette ai pubblici esercizi.
    Che poi di fronte a uno straniero, in certe particolari occasioni, ci si senta portati a dimostrare il meglio di noi (forse anche un po’ di più), su questo siamo perfettamente d’accordo.
    Io mi riferisco proprio ai rapporti tra “noi maremmani” come dici tu e non credo che si possa liquidare con l’effetto di piccole invidie o cattivi giudizi inter-personali.
    Quando vado alle poste di Grosseto, o in un supermercato, o alla stazione ferroviaria, o all’edicola della stazione di Grosseto (ma va bene qualsiasi altra edicola), io con quella gente li non mi “ci vedo tutti i giorni” e non credo di essere talmente noto da suscitare quei sentimenti di invidia.
    No, confermo che generalmente da noi essere gli addetti nei pubblici esercizi, a gestione privatistica, statale o parastatale è caratterizzata da una malcelata insofferenza per il prossimo, da un ingrugnimento e da una supponenza tali, che assieme si possono benevolmente raggruppare nella qualifica di “mancanza di professionalità”. Ma secondo me è proprio pessima abitudine e sciatteria.

    Ora un piccolo aneddoto per cercare di spiegarmi.
    Tempo addietro mi trovavo in un fine settimana sulla riviera adriatica assieme a mia moglie. La sera prima di andare a cena facciamo due passi nel lungomare e vediamo un negozio di abbigliamento e vedendo le cose esposte faccio a mia moglie: vuoi vedere che quel gilet verde oliva che cercavo qui ce l’hanno?” Ma proviamo, fa lei. Entriamo e la signora che ci ascolta comincia a tirare giù dagli scaffali modelli e modelli nella ricerca di quello che poteva andar bene e del colore desiderato. Ma non si riusciva a trovare niente di nostro gradimento. E allora lei: aspetti che proviamo quest’altra linea, e giù a tirare fuori scatole dopo scatole. Io cominciavo a sentirmi a disagio con tutto quel popò di spiegamento. Ma lei imperterrita tirò giù un numero spropositato di scatole, purtroppo senza risultato accettabile. Allora noi ringraziamo e ci scusiamo per il sacrificio arrecato e lei di rimando: “guardate signori che se continuate a passeggiare alla seconda traversa a destra trovate un negozio che forse potrebbe avere quello che cercate, e poi se non trovate niente, rientrate nel vialone e fate una bella passeggiata, ma arrivate ad un altro negozio sempre con gli stessi articoli”
    Ringraziammo e uscimmo. Appena fuori dissi a mia moglie: secondo te fosse successo a Grosseto quanti negozi ci avrebbero fatto questo servizio? Dopo avergli buttato all’aria mezzo negozio! E poi di indicarci la via per trovare un proprio concorrente! Ma siamo matti?
    Secondo te queste storie sono verosimilmente possibili da noi?

    E, per carità di Patria, voglio qui ignorare le dolenti note emerse sia in televisione che sulla stampa circa il non proprio corretto modo con cui sono stati accolti reduci dal naufragio del Giglio, in particolare su quella “notissima struttura ricettiva che tutti i grossetani hanno riconosciuto, sobbalzando da letto di casa”…………

  3. Fabrizio ha detto:

    Purtroppo ho visto tardi questo link e non ho potuto visitare la mostra sarebbe interessante capire almeno dove si trova questa località menzionata “macchia” credo. Grazie saluti

Lascia una risposta

Devi essere iscritto per scrivere un commento.