A testa in giù – Cronache dell’altro mondo.

 

 

 

Pareva ieri che prendevo il primo di quattro aerei, circa 38 ore complessive di viaggio tra voli e soste in aeroporti sparsi in 3 diversi continenti. E fu così che arrivai qua o “down under” ossia “quaggiù di sotto” come amano dire loro, nella terra dei canguri. Sì, avete capito bene parlo dell’Australia, più precisamente di Adelaide, la capitale dello stato del Sud Australia.

Perché sono qua?
Sono qui grazie all’opportunità che la Scuola S. Anna di Pisa mi ha dato, di poter trascorrere un periodo di studio all’estero, durante il dottorato di ricerca. Ad Adelaide ci sono 3 università e alcuni centri di ricerca, tutti abbastanza recenti ma di ottimo livello. Io sono ospite dell’Università di Adelaide, dove porto avanti le mie ricerche nel campo della nutrizione degli ortaggi. Potrei raccontarvi nel dettaglio cosa faccio, ma non voglio annoiarvi con inutili e pallose spiegazioni del perché mi interessa tanto come fa a muoversi un elemento chimico dentro una pianta. Direi che può essere sufficiente dire che qui mi occupo di biologia molecolare. Che tradotto vuol dire che cerco di capire quali geni possiedono e usano alcune piante per reagire (a volte) a condizioni di elevate concentrazioni nell’ambiente di un elemento chimico, il boro.

Alla fine sono uguali a noi, si insomma mica tanto.
Non è stato poi così difficile sopravvivere i primi giorni. Il mio inglese aveva delle pecche (e ce l’ha ancora) ma questo lo sapevo già prima, ma per fortuna qua non siamo altrove e gli Aussie (loro amano chiamarsi così) sono molto propensi a cercare di capirti e a darti una mano se possono. Ora non che siano tutti santi per carità, tant’è che cercando casa dall’Italia più d’uno ha tentato di fregarmi: spacciando una casa a 10 km dalla costa per una con vista oceano o chiedendomi insistentemente di pagare prima dell’arrivo…vabbè gli è andata male. Comunque a parte le mele marcie che si sa’ sono ovunque, ‘sti Aussie sono in generale bravissime persone, simpatici e amichevoli.
Adelaide è la 5° città australiana per numero di abitanti dopo Sydney, Melbourne, Perth e Brisbane, comunque e pur sempre grossotta, fa 1,1 milioni di abitanti. La vera Adelaide però, circondata da una cintura di parchi pubblici, è molto molto più piccola, paragonabile a Grosseto o Pisa, tutto il resto sono i sobborghi che so’ parecchio estesi. Il centro città si gira a piedi senza problemi, ed è una piacevole combinazione di palazzoni moderni e antiche costruzioni; antiche si fa per dire ovviamente, qui non trovate nulla costruito prima del 1830. 

Comunque ci trovi i negozi che puoi trovare un po’ dappertutto, anche in Italia, magari con qualche ristorante asiatico (cinese, coreano, thailandese, vietnamita, indiano) in più ma per il resto siamo lì. E sì perché i primi ad arrivare sono stati i Britannici, poi nel secondo dopoguerra so arrivati, spinti dalla fame, Italiani e Greci e negli ultimi 10-20 anni Cinesi e Asiatici in genere (prima gli Australiani non ce li volevano, ma evidentemente hanno fatto due conti ed hanno capito che ora gli fanno comodo).
Insomma qua è un bel mix di gente di ogni dove, non mancano Sud Americani e qualche Africano, ma pochi per la verità e tutti paiono vivere insieme senza problemi…discorso a parte meriterebbero gli Aborigeni. Insomma come da noi no?!

  
Che si mangia qua? Ma innanzitutto c’è da dì che gli Australiani non sanno cucinà, anche lo sapessero fa non hanno nulla di tipico, vabbè via la fettina di canguro ce l’hanno solo loro, concediamoglielo. Meno male per loro che so’ arrivati immigrati da mezzo mondo che gli hanno insegnato cosa vuol dì mangià. Infatti un ristorante tipico australiano anche a volello provà un lo trovi.
Il loro caffè è quello tipico americano, perciò non diciamo cosa fa, ma potete immaginarlo, insomma meglio evitarlo. Per carità al supermercato lo trovi il caffè italiano, il problema è che non c’ho la moka…problema di nulla.

 
Comunque basta andà a fa la spesa e cucinà a casa e si mangia bene senza problemi a prezzi più che accettabili. Oppure puoi sempre andare al ristorante e ti spennano, tipo il corrispondente di 12 euro per una pizza al piatto con qualche problema di crescita. Oppure vai ad uno dei tanti ristoranti asiatici, se non ti schifi di mangiare un tantino diverso dal solito, (io ci sto cominciando a fare la bocca) e te la cavi senza svenarti.
Dimenticavo qui ovviamente c’hanno il Dollaro, ma non quello americano, quello loro. Banconote belle colorate che ti scivolano via di mano che manco te ne rendi conto, e non perché sono di plastica, ma perché la vita qua è caruccia. Per forza è tutto rapportato, guadagnano il doppio rispetto a noi e i prezzi sono di conseguenza ad un altro livello. Meno male il cambio Euro/AusDollar è favorevole, sennò sarebbe un po’ un casino.
Altra chicca qua da buoni sudditi della Regina d’Inghilterra guidano dal lato sbagliato. Accidenti a loro direi, con affetto ci mancherebbe. I primi giorni, quando dovevo traversà la strada, la parola d’ordine è stata “guarda a destra se non voi finì stiacciato”. E sì perché ovviamente tutto è al contrario, compresi sorpassi a destra e precedenza a sinistra. Un bel troiaio insomma, ma dopo un po’ ci fai l’abitudine e vedè le macchine “senza nessuno dal lato guida” non ti fa più impressione.


Di cose da dì ce ne sarebbero parecchie, ma per adesso mi fermo qui, da voi sono le 11 di mattina ma per me è ora di preparà qualcosa per cena.

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  1. rosetta scrive:

    Ma che bello ricevere un articolo da un giovane che è andato così lontano. Grazie caro, mi raccomando scrivici ancora e buona permanenza ciao

  2. Granocchiaio scrive:

    In attesa di ricevere articoli e foto dal nostro amico “a testa in giù” pubblichiamo la sua foto assieme ad uno zio emozionato in una sua caratteristica espressione

    • viviana scrive:

      E’ tornato dall’Australia due giorni fa anche il mio figliolo Simone . Era partito ad inizio anno per motivi di lavoro . Appena ce l’ha fatta a riprendersi, dopo due giorni di un volo massacrante , senza riuscire a dormire nemmeno cinque minuti , ha cominciato a raccontare delle sua esperienza in una terra così lontana .
      Nonostante si sia limitato a vivere in due città , Sidney e Melbourne , e non abbia quindi avuto la possibilità di visitare gli immensi territori dell’interno , mi pare di aver capito che in questa sua trasferta la sensazione che più lo ha colpito sia stata quella della libertà , del grande spazio intorno a sé anche in contesti urbani importanti e popolati .
      Si è spostato molto a piedi , ma anche quando ha usato i mezzi pubblici, non ha mai avuto la percezione di essere soffocato dalla ressa di chi quotidianamente si muove per lavoro o per svago : ha avvertito dappertutto ordine e senso di sicurezza , quello che manca quasi sempre nelle grandi metropoli .
      Prima di partire Simone aveva qualche preoccupazione : al di là del pensiero per un viaggio così lungo , lo metteva un po’ in ansia anche l’idea di entrare in un paese così lontano del quale sapeva davvero poco .
      Alla fine , invece , mi pare che il suo giudizio sia più che positivo , al punto che già gli capita di fare qualche accenno alla trasferta del prossimo anno , se dio vorrà .
      Continuerò a leggere con piacere i resoconti del nostro giovane e brillante compaesano , al quale auguro un soggiorno sereno e di buon lavoro

  3. Nello scrive:

    Pur essendo un amico di famiglia (addirittura quando ero piccolo si diceva che si era imparentati in quanto avevamo, per matrimonio, uno ziuo in comune), non conosco Trroman, ma so che si è fatto onore negli studi, in fondo non è da tutti laurearsi al S.Anna. Ora fa dottorato in Australia e, da buon braccagnino, ha voluto renderci partecipi tramite il blog. Spero che la collaborazione continui, chiaramente legata al tempo libero da studi, e altri paesani potrebbero prendere esempio da lui (penso ad esempio a uno a me legato, lui sì, da vincoli di sangue) perchè confrontarsi con mondi diversi è molto utile.
    Io, forse per l’età, non sono come Mezzolitro, ma, vista la sua origine e soprattutto visto i suoi studi, sarei più portato a chiedergli di confrontare il mondo agricolo australiano con quello maremmano. Potrebbe essere anche un buon argomento per il Magazine. Legato a questo in fondo c’è anche l’alimentazione, che è per forza diversa vuoi per tipologia dei prodotti (nel caso specifico si parla del canguro), vuoi per il diverso incontro di palati.
    Ric, è tanto che non vado all’estero, ma quando, fino al 2000 ho avuto il camper e ho viaggiato in Europa, non partivo con la “cambusa” piena,tipico di molti camperisti, ma qualificata, nel senso che portavo solo quello che non trovavo all’estero, due cose in particolare il parmigiano, ma soprattutto la pasta. E’ vero si trovava anche nei supermercati (Granocchiaio te che per lavoro hai girato molto confermerai che già allora, specie in Francia, iper come la Conad del Centro Commerciale al Casalone, erano quisquiglie) anche quella di marca, ma a me non piaceva in quanto fatta, penso, con farina diversa che però andava su quel mercato, bisognava stare attentissimi perchè scuoceva rapidamente.

  4. Ric scrive:

    Ciao tnroman bello sapere che qualche maremmano doc sta in Australia anche se – dobbiamo dirlo – gli italiani sono per lungo tempo emigrati da quelle parti; mi ricordo un film di Alberto Sordi intitolato “Bello, Onesto, Immigrato Australia sposerebbe Compaesana Illibata”, un film del 1971 dove Sordi impersonava un tipico emigrante italiano che, a corto di esperienze femminili, cerca una donna che vada a stare con lui in Australia. Personalmente ho conosciuto italo-australiani in Thailandia ed erano più o meno personaggi simili a quello di Alberto Sordi: parlavano un italiano stentato (più che altro dialetto siciliano o calabrese) e andavano in quel paese asiatico a cercarsi una donna considerato (chissà perchè?) che in Australia la percentuale femminile è di molto inferiore a quella maschile. Smentiscimi se puoi.
    Quando ero ragazzo e studiavo all’Università di Pisa conobbi una straniera, proprio una australiana, ma mi sembrò molto differente per mentalità rispetto le europee.
    Noi italiani siamo un po’ esigenti nel mangiare: io stesso quando vado all’estero mi porto ciò che non si trova in altri paesi: la macchinetta del caffè, l’olio di oliva, il parmigiano grattugiato. Si, perchè all’estero (attento Granocchiaio) ci propinano il parmesan, prodotto tedesco (con influenze cinesi…) che di sapore assomiglia molto a quello di una saponetta. Gli stranieri ne vanno pazzi ma a me onestamente fa venire il voltastomaco solo a vederlo. All’estero poi imitano il vino italiano (etichette palesemente false con indicazioni di origine inesistenti); oddio nei buoni ristoranti si trova senza problemi il Brunello di Montalcino e Chianti, ma danno certe botte!…
    Comunque l’italiano, riguardo il mangiare, riesce a sopravvivere con l’auto-organizzazione: ci si fa da mangiare da sè cercando ciò che si avvicina di più al nostro gusto: pomodori pelati, pasta, olio, ecc. che nei supermercati del mondo si trova un po’ dappertutto.
    Poi un’altra cosa: gli spaghetti ormai si mangiano in tutto il mondo, compreso il Terzo Mondo; riguardo il tempo di cottura c’è un po’ da ridire; poi gli americani gli schiaffano dentro il ketch-up al posto della salsa oppure terribili mix di ortaggi cotti come in Germania. La pizza pare fatta più onestamente ma nella americana Pizza Hut ti servono beatamente una pizza che farebbe svenire un pizzaiolo napoletano…
    Parlaci ancora dell’Australia: è comunque un paese affascinante con una grandissima natura e bellissime città molto organizzate.

  5. mezzolitro scrive:

    Ganzo! Certo che averti visto ragazzino, un tranquillo studente delle medie, che bighellonava d’estate sulla bici nella strada poderale e poi all’improvviso saperti in Australia a studià biologia molecolare mi lascia basito, con un pizzico d’invidia, e un sacco di domande da fare; la prima viene da sè:
    le ragazze? come butta cò le ragazze?

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