Festival di Sanremo

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Io il Festival di Sanremo non l’ho mai amato particolarmente. Tuttavia negli anni 60 l’ho seguito un po’ perché mi pareva che il livello della musica e dei cantanti mi pareva più che onesto. E questo anche se allora era in auge la Musica Beat, quella dei Beatles, dei Rolling Stones e compagnia bella.

    I cantanti italiani erano spesso più che accettabili anche in quel clima, ma soprattutto dal 1964 e per qualche anno, i pezzi vengono ripetuti da un cantante straniero, ma in lingua italiana. E così si videro e si sntirono dal vivo cantanti di fama internazionale cantare canzoni italiane, e in italiano!
    Tanto per citare i più noti: Frankie Laine, Ben E. King, The Fraternity Brothers, Frankie Avalon, Paul Anka, Gene Pitney, Los Hermanos Rigual, Connie Francis, Petula Clark, Les Surfs, Timi Yuro, Pat Boone, Françoise Hardy, The Yardbirds, The Renegades, The Rokes, Antoine, Marianne Faithfull, Dalida, Dionne Warwick, Roberto Carlos, Sonny e Cher, Wilson Pickett , Eartha Kitt, e, tanto per accontentarsi del meglio, un mitico Louis Armstrong.

    Poi negli anni a seguire a mio giudizio lo spettacolo nel suo insieme è stato tutto in discesa, nel senso che è peggiorato di anno in anno. Nonostante i più disparati tentativi di formule e, specie ultimamente, con grandissimi ospiti.
    Dagli anni ’70 non seguo più il festival, ma qualche zapping l’ho fatto. Ricordo una movimentata ma godibilissima partecipazione dei Queen nel 1984. Poi l’anno scorso con l’intervento di Roberto Benigni che con la sua interpretazione dell’inno di Mameli ci ha portato a volare alto, molto alto. Tanto che già pensavo chi avrei potuto vedere quest’anno.

    Poi la notizia che forse si, forse no, sarebbe intervenuto Celentanto, il re degli ignoranti, come si definisce spesso lui stesso. Che fosse tutta una manfrina quel contrattare ora si, ora no, ora forse, era talmente scontata che si ha la conferma che oramai ci prendano tutti per cretini e scemi.
    Poi, come nelle belle fiabe, il principe verrà. Pazienza vorrà dire che quest’anno ritornerò agli antichi riti, non guarderò Sanremo.
    Celentano mi è piaciuto all’inizio, nei primissimi anni, quello di 24.000 baci. Ma è durato nei miei gusti poco. Già con la formazione del Clan (di Celentano) cominciai a sentire puzzo di bruciato, e ci avevo visto giusto. Tutta la sua vita da allora è stato un gioco da furbacchione, dosando poche e pochissime sortite per rendersi “più prezioso” e poi ha trasformato la sua innata difficoltà a parlare in un vezzo fino a farla diventare un “arte sopraffina”, e ben pagata. Forse non sarà il re degli ignoranti come va dicendo, ma quella di guitto furbacchione, quella penso proprio di si.

    qui sopra i filmati Celentano con 24.000 baci (1061) e i Queen nel 1984 con RADIO GA GA
    per gli amanti del genere: Louis Armstrong a Sanremo 1968
    http://www.youtube.com/watch?v=kgHu2BfLp6g

    • Gilberto ha detto:

      Credo di non aver più guardato Sanremo dalla fine degli ’60. Quest’ anno mi sono lasciato corrompere dal glamour e dalla pubblicità, rivelatasi poi ingannevole, propinata ad arte dai soliti teatrini della Rai e, come il Granocchiaio, mi sono imposto di guardare, per circa un’ ora, le scemenze e le banalità di Celentano & C.
      A mio parere non credo meriti altro spazio, nemmeno di critica feroce, perché l’ intervento di Celentano non mi ha lasciato niente, nessuna emozione, nemmeno di critica negativa: è stato banalmente noioso.
      Ciò che mi sorprende è che Gianni Morandi si sia lasciato coinvolgere in sì tanta stupidità; anche se credo che abbia dovuto farlo per contratto. Spero che quel Dirigente Rai, che ieri sera era in prima fila, venga rimosso e messo a fare qualcos’ altro di più consono alle sue capacità.
      Anche quest’ anno ho pagato diligentemente il canone Rai nei termini previsti; dopo aver visto quel Sanremo, mi sono pentito! Non è giusto che la Dirigenza RAI lo spenda per cotanta scemenza!!

  2. Granocchiaio ha detto:

    Sono ormai tanti anni che non guardo il Festival di Sanremo. Perché non mi piace l’insieme della trasmissione con relative canzoni e cantanti. Non mi sarei messo a scrivere qualcosa se non fosse stato per l’ennesima manfrina che quel superfurbacchione di Celentano ha messo in atto con la solita regia. Ci vengono, non ci vengo, ma se ci vengo…..Poi dopo che si era saputo del suo compenso ha fatto il bel gesto dichiarando che il suo cachet sarebbe stato devoluto in beneficienza. Forse sperando che tutti noi ci affannassimo a ringraziarlo e lodarlo. Si, per aver fatto grassa beneficienza con i nostri soldi!
    A causa di tutto questo e per poter scrivere – per coerenza – qualcosa sullo spettacolo, mi sono prestato al supplizio di vedere tutta la sua interminabile rappresentazione.
    Con molta, molta pena ha iniziato le sue litanie sconclusionate e populiste. Con il risultato che mi ha messo addosso tanto di quel pessimismo che volevo cambiar canale. E invece stoicamente ho continuato a seguire la penosa farsa in cui sono stati coinvolti dei colpevoli compari come Pupo , Gianni Morandi, Rocco Papaleo e altri che si sono prestati al gioco, evidentemente per impegni di contratto.
    Inutile tentare di capire o commentare quel misto di populismo figlio, se non fratello, di tirate alla Beppe Grillo, alla Di Pietro, e compagnia cantando. Ma lui è di più.
    Cantando. Finalmente ha fatto cenno di cantare. Mi pareva di vedere Bob Dylan alla sua ultima esibizione a Firenze: la scena quasi sempre al buio, forse per non far vedere i segni del tempo sulla propria faccia. Canzoni che non conoscevo e certamente non scritte da Paolo Conte. Ricordate Azzurro? Bene nemmeno il puzzo di quel piccolo capolavoro. Ha scimmiottato anche un po’ di rock, e qui ho fatto vedere a mia moglie che effetto fanno i vecchi a giocare a fare i giovani. Lei che mi ha spesso rimproverato di non continuare a suonare in pubblico!
    Poi finalmente qualcosa mi è parso comprensibile e coerente:
    In de col men seivuan
    prisencolinensinainciusol ol rait
    Uis de seim cius men
    op de seim ol uat men
    in de colobos dai
    Trr…
    Ciak is e maind beghin de col
    bebi stei ye push yo oh
    Uis de seim cius men
    in de colobos dai
    Not is de seim laikiu
    de promisdin iu nau
    in trabol lovgiai ciu gen
    in do camo not cius no bai
    for lov so op op giast
    cam lau ue cam lov ai
    Oping tu stei laik cius
    go mo men
    iu bicos tue men cold
    dobrei gorls
    Oh sandei…
    Ora si che ho riconosciuto il verbo del furbacchione
    Le sparate a zero su Giornali che lui vorrebbe chiudere, politichese, qualunquismo e populismo ve le lascio leggere nei giornali veri.
    E come diceva uno che se intendeva di queste cose: parlate di me, parlate bene ma parlatene pure male, l’importante è che parliate di me.
    L’anno scorso Roberto Benigni con la sua incredibile interpretazione di Fratelli d’Italia, quest’anno il superfurbacchione. Anche questo potrebbe rappresentare il decadimento dei nostri tempi.

  3. Nelle Nuvole ha detto:

    Va bene Granocchiaio quest’anno ti sei sacrificato. Il prossimo fai come me, spegni. E pazienza se non potremo godere di un resoconto sanremese 2013 fatto con il tuo stile maremmano.

  4. Granocchiaio ha detto:

    FESTIVAL DI SANREMO 2012: NELL’ERA MONTIANA LO SPACCO INGUINALE DI BELEN E’ L’UNICA VERA RIFORMA DI PASSERA

    Gianmarco Mazzi, sofferente e provato, l’ha dichiarato questa mattina in conferenza stampa. “Vista la situazione di emergenza abbiamo chiamato Belen. E’ stato Gianni Morandi a chiederle di partire immediatamente per anticipare la partecipazione, considerando l’assenza di Ivanka”. Deve essere per questo che, facendo la valigia in fretta e furia, Belen Rodriguez deve aver dimenticato a casa le mutande.

    Per carità, alla terza scalinata e con uno svolazzamento d’abito che faceva presagire una visita ginecologica, il lato B più cliccato d’Italia ha precisato che lei “le mutande le ha. Solo che non si vedono”. E così mentre la Finanza cerca gli evasori anche in Riviera, Belen ha deciso di dichiarare i suoi “slip fantasma”.

    Certo è che un anno fa, nel Festival 2011, gli italiani non conoscevano ancora il “talent” di Belen. E non stiamo parlando del sabato sera di Canale 5. Il famoso video hot, ‘best-seller’ di Emule, che ha raggiunto visualizzazioni record nei consigli di amministrazione di banche, ha fatto da apripista e dopo aver preso confidenza con la sua Jolanda era anche doveroso ripresentarla al pubblico italiano dal palco dell’Ariston. Con una novità. La farfallina tatuata, che spalanca le ali e svolazza laddove lo spread invece che cadere a picco, si impenna.

    E così in piena era montiana e con un ministro di nome Passera, Sanremo sdogana l’assenza di biancheria intima. E pensare che solo nel 1999 l’Italia si scandalizzava per il lembo di un timido perizoma che spuntava dai pantaloni di un’Anna Oxa unta e bisunta.
    da
    NANO PRESS SPETTACOLI

  5. Granocchiaio ha detto:

    Siparietto serale
    Stasera a cena, io e mia moglie, soli soletti a parlare dei seri problemi dell’Italia
    Inevitabile stasera cadere sulla farfallina della Belen che ha scandalizzato la mia signora. A me no
    Così come ad entrambi ci aveva scandalizzato le farneticazioni del Superfurbacchione
    Dopo lunga discussione ci siamo messi d’accordo su di un punto: cosa realmente volesse dire lui e cosa ha fatto solo immaginare lei sono ambedue cose tutte da scoprire! La seconda cosa più a me che a lei.

  6. Granocchiaio ha detto:

    Lo confesso: sono uno slow. A capire e apprezzare le cose mi ci vuole il mio tempo. E poi quando ho conosciuto, ho capito, mi ci vuole a cambiare idea. Da qui si capisce che sono purtroppo maledettamente all’antica.
    L’anno scorso mi occupai di Sanremo per due ragioni: primo per dire che non mi era mai piaciuto (salvo alcune parentesi degli anni ’60), secondo perché c’era Belén e a me Belén mi piace assai. Così mi sono giocato quelle poche briciole di dignità che forse avevo. E allora andiamo fino in fondo: a me piacciono anche le Veline. Ma questo forse l’avevo già detto.
    Striscia la Notizia è a volte interessante, anche se con il tempo ho scoperto che spesso vanno a spanne, “tagliano con l’accetta” si direbbe dalle nostre parti, a volte è divertente. Ma la parte migliore per me è lo stacchetto delle Veline. E vai, così non ci sono più dubbi: mi sono bruciato in maniera definitiva.

    Bene, così sono ancora più libero di dire la mia.
    Quest’anno ho saputo rinunciare allo spettacolo dell’apertura del Festival. Si, è vero, un qualche zapping l’ho fatto, ma mi sono imbattuto in un esercito di baccalà vestiti da militare russo che straziavano la Santa “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno. Forse era un revival degli anni della guerra fredda..gli anni erano quelli. Boh!?
    In un altro zapping mi sono beccato una stupefacente novità: l’ineffabile e inarrivabile Crozza faceva le imitazioni ai politici italiani. Azzo che novità!
    Questo negli intervalli del film che mi stavo vedendo, anzi rivedendo perché quando si è davanti a certe opere si possono (si dovrebbero) vedere anche più volte.
    Trattasi del film “L’avvocato del diavolo” con (in ordine di bravura e piacevolezza) Al Pacino, Charlize Theron, Keanu Reeves, Connie Nielsen, Heather Matarazzo, e diversi altri tutti piuttosto bravini.
    Una volta fugacemente purtroppo ho intravisto anche Luciana Litizzetto in versione bomboniera. Ammetto che non mi piace e anzi mi rimane anche un po’ sui marroni.
    E allora mi son detto: meno male che sono rimasto all’anno scorso con la farfallina di Belén!

    E godetevi la versione originale di Domenico Modugno! (vedi sopra)

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