Un saluto a Vinter, nostro farmacista per cinquant’anni

Vinter con la dottoressa Bianca e con Chiara 8 gennaio 1985

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  1. Chiara ha detto:

    Poco tempo fa se n’è andato anche il nostro Vinter.
    Vecchio pratico di farmacia, aveva lavorato con mia zia Bianca per più di cinquant’anni.
    Era un lavoratore indefesso e, insieme a Nilo, l’altro pratico, gli piaceva molto “sdottorare”.
    Avreste dovuto vedere che orgoglio dimostrava quando qualcuno lo chiama “Dottore”! Penso che, bene o male, abbia curato mezzo paese.
    Lo ricordo bene, circa trent’anni fa, quando io sono entrata in farmacia, con il camice bianco e un po’ stazzonato, mentre dispensava consigli e, con nonchalance, suggeriva una “bella purga, così ci si ripulisce e si risolve tutto!”
    Che bei tempi, le cose erano così semplici, oggi corriamo tutti un po’ troppo e ci dimentichiamo chi, per una vita, ci è stato vicino.
    Perciò, proprio per non cancellare il ricordo di un bel passato, ancora un caro saluto a “Vinte”, come lo chiamavano tutti.
    Con affetto
    Chiara

    • bruno terzo ha detto:

      Non potevo esimermi da scrivere due righe su Vinter, stante anche il vincolo di parentela che ci univa, infatti la mamma di Vinter, Margherita, e mio nonno, Ottavio, erano fratelli.

      Gli aneddoti di vita che mi vengono in mente sono innumerevoli, Vinter infatti c’è sempre stato nel bisogno, nelle gioie, quando ti serviva; un po’ medicastro come era, qualche conoscenza che aveva di medici, era per la mia famiglia un punto di riferimento, era lui nell’ambulanza che portò mio babbo all’ospedale quando si sentì male e poi ci lasciò, era lui che spesso andava a trovare mia mamma allettata, perché io ero al lavoro a Verona. era lui a cui chiedevo notizie per stare un po’ più tranquillo.

      Da sempre ha fatto parte della storia di Braccagni, era lui vestito da chierichetto in una vecchia foto apparsa anche sulla “Sentinella” che non sono stato in grado di ritrovare e che mi piaceva riproporre, forse quando fu posta la prima pietra della chiesa, era lui il “gran cerimoniere” quando fu posta la prima pietra dell’asilo.

      Quando organizzammo noi ragazzi a Braccagni la prima sagra della musica beat, nessuno aveva la maggiore età, all’epoca 21 anni, per fare i permessi, allora Vinter si prestò e li fece a nome suo.
      Quando c’era da fare il presepe in chiesa era sempre presente e mi piace ricordare un aneddoto a tal proposito. Quell’anno fu deciso di fare il presepio dietro l’altare maggiore, fu fatto un piano inclinato fin sotto la vetrata mosaico della Madonna. Operaio e collaboratore era Toto Zarola. Durante la costruzione del piano Vinter disse a Toto di reggere appoggiato al muro un travicello con una mano, il bello arrivò quando gli chiese di reggerne un altro con l’altra mano. Toto prese il secondo, lasciando il primo, che puntualmente andò a finire sulla sua testa, Vinter, pensando che si fosse fatto male, incominciò a moccolare benchè si fosse in chiesa; ne disse così tante che Toto si impressionò e disse la famosa frase ” Binto (così chiamava Vinter) te ne sei avuto a malo? ” Finì tutto con una gran risata.

      Dotato di una bella voce, spesso ci dava una mano per i canti in chiesa, poi passò a far parte dei Madrigalisti di Magliano in Toscana con il maestro Bonari.

      Ultimamente, dopo la morte di Livia , sua moglie, era un po’ giù di corda ed ogni volta che lo trovavo mi diceva che sentiva tanto quella mancanza. Ora che l’ha ritrovata lassù penso sia felice e voglio immaginarli ancora in macchina a fare una giratina.

  2. Granocchiaio ha detto:

    Quella di “una bella purga, ci si ripulisce e si risolve tutto” me la ricordo anch’io.
    Poi in casa mia trovava terreno fertile. A partire dalla mi nonna che usava il “sale inglese” un amarissimo sale che ho voluto provare una volta, ma non lo rifarei. Passando dall’indimenticabile e micidiale “olio di ricino” pestilenziale quanto rapidamente efficace. Olio dai poliedrici usi, fino a lubrificante nei motorini da corsa!
    La mi mamma, che mi trattava con una certa delicatezza, mi dava sistematicamente la “Limonata Magnesiaca Rogé” dall’inconfondibile sapore di cedrina, dal caratteristico e duraturo aroma. Ne ho una pianta in giardino. I miei nipoti hanno imparato anche questo profumo e lo amano, senz’altro più di me che mi ricorda dolci tempi lontani, ma anche le occasioni poco piacevoli dell’uso.
    E per finire non si può tacere del classico quanto temuto cristere (clistere in italiano). Pur con le cautele che può avere una mamma per un figlio è sempre stata una procedura problematica. Ero terrorizzato dalla raccomandazione: “tienilo più che puoi” mentre dopo la liberatoria scarica mi sentivo leggero e fresco come una rosa al mattino.
    Certo il più classico in queste cose era il mi nonno Cecco, professionale in tutto, anche in queste cose. Tutte cose più o meno naturali, dalla magnese giù giù fino al blando ma gradevole tamarindo. Il mi nonno era un professionista in tutto: per rimanere in tema fu lui che mi portò a sperimentare le gioie di questa funzione in quella che si potrebbe definire “il Vaticano della purga”, e cioè a passare le acque a Montecatini. Stabilimenti bellissimi e frequentati da bella gente. A portata di mano c’erano un numero impressionante di gabinetti. Non appena assaggiai un po’ di quell’acqua capii il perchè di tanta abbondanza: quando arrivava il momento topico, e cioè quasi subito, bisognava trovare immediatamente un gabinetto libero, altrimenti………… C’era una canzone a questo proposito cantata dall’indimenticabile Odoardo Spadaro, cantautore fiorentino, quello di “mi porti un bacione a Firenze” e de “il valzer della poera gente”, una canzone con un titolo che era tutto un programma. Era infatti intitolata “Alle Terme” e raccontava con adeguati e realistici effetti sonori quello che succedeva e poteva succedere in quei fantastici stabilimenti.

    • viviana ha detto:

      Nessun braccagnino può non ricordare Vinter , figura storica della farmacia .
      Pronto a dar consigli , simpatico , dalla battuta facile ,lo rividi tanti, tanti anni fa.
      Passò sotto casa mia, in piazza Volturno, guardò su e vide tutti noi seduti in terrazza al fresco . Ci salutò cordialmente e commentò: ” certo che costassu’ state come picchi … ”
      Da allora , ogni volta che ci è capitato di ribadire che in quella terrazza si stava davvero bene abbiamo ripetuto pari pari la sua frase ….

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