Festa della birra a Grosseto

 

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Sabato sera sono andato a Grosseto dove c’era la festa della birra. Ci sono andato con i miei nipotini, 10, 9 e 6 anni. Ovviamente non era la birra lo scopo della nostra incursione nel centro di Grosseto, ma la notizia che in una certa piazzetta un gruppo musicale faceva della musica strumentale che tanto piaceva al nonno. Ma siccome il nonno ha fatto sentire questa musica fin da piccolini sia alle figlie che ai nipoti, anche quest’ultimi sono appassionati del genere.

    Per la cronaca il gruppo sono i Drifters che eseguono con bravura e passione tutta la musica degli Shadows. Gli Shadows erano un gruppo inglese che per primi si affermarono con la nuova (per l’epoca) formazione di due chitarre elettriche, un basso elettrico e una batteria. Poi vennero Beatles e Rolling Stones.
    Dopo aver parcheggiato facciamo un giro passando per piazza del Duomo, poi piazza Sensini, poi piazza della Palma e poi indietro per via Cavour, il Corso, e infine in piazzetta San Michele.

    Abbiamo trovato abbastanza gente dappertutto, specie giovani e giovanissimi. Non mi sono meravigliato più di tanto per l’abbigliamento modello jeans a brancarella con il cavallo altezza ginocchi o capelli con colorazioni variopinte. In fondo anche noi avevamo le nostre fisse: pantaloni a zampa di elefante e basettoni. Ognuno è figlio, o figliastro della propria epoca.
    Quello che mi ha colpito di più erano i gruppi di ragazzi e ragazze – spesso assai giovani – a passeggio con esibizione di birrino in mano, dondolato o sorseggiato all’occorrenza, dando così un aspetto che a me è parso un po’ poco maremmano. Ma sono sicuro che il mio è solo provincialismo e loro sono proprio trend.
    Anche gli odori che si percepivano nell’aria ricordavano solo in parte il nostro territorio. “odore di carne alla brace” sentenzia Giacomo, e il Mamu-nasofino di rincalzo: ”salsiccia alla brace”. E di rimando Lorenzo: a me pare di sentire anche l’odore dei Wurstel. Avevano ragione tutti e tre.

    Tutto il clima e l’andazzo mi è parso un po’ più caotico che festaiolo. D’altra parte anche la regina della serata, la birra, non è che abbia particolar legami con la città o il territorio. Anzi non ci dice proprio un granché. Ma tant’è.
    Bar, pizzerie, ristoranti tutti debordanti per le vie e per le piazze aggiungendo in continuazione tavoli e sedie per il popolo sempre più accorrente.
    Il tutto in mezzo al passeggio formato dalle molteplici realtà. Si andava dai giovani leoni bracaloni dotati, alle ragazzine truccate all’ultima moda, tutti molto fumanti, specie le ragazze, alle giovani coppie con tanto di passeggino con i bimbi, agli attempatotti con maglioncino legato in vita e pronti ad occhieggiare il pascolo, chi già lanciato alla conquista dell’ultimo tavolo aggiunto, ma anche i ragazzini fino ai dieci anni che incuranti di tutti volevano giustamente giocare con il pallone.

    Al nostro primo passaggio i musici erano intenti ad alimentarsi e quindi abbiamo sentito più che altro musica registrata di difficile interpretazione.
    Per arrivare alla nostra meta siamo passati nella piazzetta che si trova all’incrocio tra via Goldoni e via Pantaneto, e li c’era perfino una scuola di ballo. Ma i futuri ballerini li ho visti già sudati, sbracati e dall’occhio spento, con in mano il giusto birrino che come certe persone sanno è una bevanda che contiene alcol.

    Alla meta non ho visto il gruppo sistemato nella piazzetta e ho pensato di aver sbagliato indirizzo. Ho poi scoperto che erano stati sistemati all’interno del piccolo bar (Sic!). Cioè, ho visto gli strumenti, perché anche loro erano intenti ad alimentarsi.
    Dopo poco prendono posto e io da fuori il locale li sento bene e godo per la loro bravura e per la musica. I nipoti corrono tutti dentro a stasarsi i timpani davanti agli amplificatori.
    Il Mamu invece non resiste e dà un po’ di calci al pallone in una piazzetta piccola e ancora più ridotta dai tavoli piazzati per l’occasione. Infine vado dentro quando finiscono i primi due pezzi per complimentarmi. Appena arrivato il bassista viene convocato dal proprietario e gli intima di sospendere la musica perché la gente deve mangiare!
    Giustamente loro posano gli strumenti e legano il ciuco dove vuole il padrone.
    Dicono che riprenderanno dopo le 10 e mezzo. E io chissà cosa gli faccio fare ai miei nipoti per più di un’ora!

    Decido su due piedi di cambiare il programma. Partiamo e Giacomo mi recita un’arringa contro il proprietario, la sua poca lungimiranza, la cattiva organizzazione, l’ingiustizia per il pubblico e la poca professionalità di tutti. Farà l’avvocato, non c’è dubbio.
    Arriviamo in via dei Mille e ci faccio quattro coni formato medio che si rivelano poi delle maxiporzioni ai 4.000 gusti. Lontano dai fumi delle griglie, dal vociare e dalle musiche più o meno strozzate, ci ritroviamo in una dimensione umana con i lupacchiotti tutti seduti sulla soglia della gelateria impegnato a leccare per non far cadere nemmeno una goccia del prezioso cono.
    Finito con i tempi dovuti il nostro gelato torniamo a casa e i miei giovani leoni mi dicono che questa festa della birra a loro non è piaciuta per niente. Nemmeno a me dico io.

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