Neil Armstrong

 

 

 

 

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  1. Roberto Tonini ha detto:

    Io c’ero quella notte. Feci la notte intera davanti al televisore assieme a Laura, mia futura sposa, e alla mi nonna Stella.
    Quarantatre anni fa, il 20 luglio 1969, alle ore 22.56 EDT (le ore 5.56 ora italiana del 21 luglio) l’astronauta americano Neil Armstrong posava il primo piede umano sul suolo lunare. Quella missione era iniziata il 16 luglio alle 9.32 ora locale, quando il gigantesco razzo vettore Saturno 5, alto oltre 111 metri (la metà dell’altezza di Montepescali), si era alzato dalla rampa 39/B del Centro spaziale Kennedy in Florida. A bordo vi erano tre astronauti: il Comandante della missione Neil A. Armstrong, il Pilota del modulo di comando Michael Collins ed il Pilota del modulo lunare Edwin E. Aldrin Jr.
    Certo che vivere in diretta quell’avvenimento fu un vero “momento magico”. Sentivi benissimo che stavi vivendo un momento storico per la vita dell’uomo nell’universo.
    “Questo è un piccolo passo per un uomo ma è un grande balzo per l’Umanità “: queste le parole che Neil Armstrong pronunziò mettendo il primo piede sulla luna.
    Mi sono sempre chiesto se questa frase fosse realmente stata pensata da lui o magari da uno staff apposito.
    Tutto era comunque surreale e spingeva ognuno di noi a riflettere e rimanere strabiliati davanti all’evento.
    Lui, Neil Armstrong, non era un elemento secondario della faccenda.
    Aveva il viso di un predestinato, da uno scelto direttamente dal Signore. Non poteva avere quella faccia lì solo per fare la pubblicità a qualche prodotto agricolo degli U.S.A.: quella era la faccia giusta per il primo uomo che posava il suo piede su di un suolo extra terrestre.
    Uno poteva pensare anche che per essere scelto a così alto compito, ma anche onore e ricordato poi nei secoli dei secoli, dovesse avere delle doti particolari, molto speciali. E sicuramente era così. Ma non credo che il Pilota del modulo di comando Michael Collins, quello che fece il viaggio assieme agli altri, ma che rimase però poi a girare attorno alla luna senza metterci piede, abbia avuto un compito meno difficile. Anzi, rimanere l’unico della missione a non scendere sulla luna penso sia stata la parte più difficile di tutti e tre.
    Ma Armstrong aveva per me qualcosa di molto speciale. Come predestinato scelto mi è sempre sembrato l’unico contemporaneo vivente che avesse avuto evidente su di se la mano di chi sceglie il percorso della tua vita, per sempre destinato ad essere ricordato.
    Spesso ho ripensato a lui, a cosa facesse, a quali sentimenti fosse condotto dopo un’impresa del genere. Mi pare di aver letto che tutti i primi partecipanti a quella missione abbiano avuto dopo il ritorno un’intensa e profonda riflessione spirituale. E lo credo bene.
    Mi sono chiesto via via anche se fosse ancora vivo o magari mi fosse sfuggita la notizia della sua morte. Poi grazie alle varie ricorrenze sentivo che era ancora là a godersi il suo passaggio terreno.
    Questa notte la notizia della sua dipartita è rimbalzata in un attimo in tutto il mondo, luna compresa.
    Credo che sia stato uno degli uomini più invidiati di sempre, come lo è stato per me. Ma non può essere invidia cattiva o maligna, è l’invidia che si può avere solo per chi è un predestinato del Signore.

  2. Nelle Nuvole ha detto:

    Molto bello quello che hai scritto. La tua non è invidia, ma partecipazione. Non credo che l’impresa sia fittizia. E’ successo veramente e ci ha aperto gli occhi su di un mondo al di là della semplice Terra. Onore all’uomo che ci ha preso per mano e fatto iniziare un cammino diverso.
    La discesa sulla Luna rimane un momento di passaggio nella nostra storia personale. Il punto di non ritorno, sta a noi non dimenticarla. Onore anche a te che ci aiuti in maniera semplice, ma non semplicistica.

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