“Gesù, uscito dalla sinagoga di Cafarnao, si recò in casa di Simone e di Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Subito gli parlarono di lei. Egli accostatosi, la sollevò prendendola per mano, la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. Venuta la sera, dopo il tramonto, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni. Al mattino si alzò quand’era ancora buio e si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Andò poi per tutta la regione di Galilea, predicando e scacciando demoni”.

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Cristoforo De Pretis Miniatura del 1400 Gesù guarisce diversi infermi nel tempio

Cristoforo De Pretis Miniatura del 1400 Gesù guarisce diversi infermi

 8 FEBBRAIO 2015

                                   V  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

 Marco 1,29-39

 “Gesù, uscito dalla sinagoga di Cafarnao, si recò in casa di Simone e di Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Subito gli parlarono di lei. Egli accostatosi, la sollevò prendendola per mano, la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.

Venuta la sera, dopo il tramonto, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni.

Al mattino si alzò quand’era ancora buio e si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Andò poi per tutta la regione di Galilea, predicando e scacciando demoni”.

                         ( Dal Vangelo)

L’argomento del Vangelo odierno si ricollega molto bene a quello che abbiamo riflettuto la Domenica passata. Gesù, profeta e salvatore, ha un’attenzione particolare per l’uomo concreto e lo libera dai suoi limiti di morte.

Quell’attenzione all’uomo che era stata intravista nelle Domeniche precedenti, viene finalmente in luce.

Quel Gesù che ha forza di opporsi all’oggettiva capacità di emarginazione del male, ha di mira l’uomo.

Lotta contro i demoni, o il loro equivalente, per poter prendere per mano l’uomo prostrato e indebolito, ricostruirlo in dignità e salute e renderlo capace di servire Lui e la comunità.

Questo è il senso della guarigione della suocera di Pietro. La potenza di Dio entra mediante Gesù nella storia di umana impotenza.

E’ questo anche il grande mistero della teologia del Vangelo di Marco.

Quante speranze, illusioni, attese alimentano la vita, una vita che è un ”soffio” (I lett.). Su questo soffio si appesantisce il male nelle sue varie forme.

Il mistero del dolore avvolge e sconvolge la vita dell’uomo ponendola in questione. Giobbe (I lett.) è il grido dell’uomo lanciato verso il cielo, è l’invocazione rivolta a Dio, è l’angoscia di chi cerca un senso alla propria vita e al proprio soffrire. E  solo Cristo è quel Dio che condivide il dolore dell’uomo per dargli un senso e uno sbocco di speranza e di vita.

Cristo è la risposta al grido di Giobbe, e non è una risposta filosofica, teorica. Cristo non è venuto a “spiegare” il dolore, ma è venuto a caricarselo sulle sue spalle, a condividerlo con l’uomo e a dargli un valore di redenzione e di salvezza.

Nel brano del Vangelo si è notato l’incontro di Gesù con una persona ammalata, e subito dopo c’è  il suo contatto con tutti i malati e gli indemoniati. C’è l’incontro con l’uomo che è un essere “ammalato”.

Gesù si accosta al nostro dolore dal momento che il Figlio di Dio ha condiviso il dolore di tutti noi. Così come identica è la posizione di S. Paolo (II lett.)” Mi son fatto debole con i deboli”.

La nostra fede in Cristo Crocifisso e Risorto ci deve rendere solidali con tutti i crocifissi del mondo e disponibili a lottare contro tutto ciò che genera dolore sia nel corpo come nello spirito.

Qualche detto:

dai poveri del deserto:

“Non c’è uomo senza dolore;

e se c’è, non è un uomo”.

 

Niccolò Tommaseo:

“ L’uomo non educato dal dolore,

rimane sempre bambino”.

 Buona domenica

don luigi corsi

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Duccio di Buoninsegna Gesù scaccia il demonio 1300

Duccio di Buoninsegna Gesù scaccia il demonio 1300

I° FEBBRAIO 2015

                                IV Domenica del tempo ordinario  /B

Marco1,21-28

“A Cafarnao, entrato proprio di Sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

Un uomo posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Io so che tu  sei il Santo di Dio! E Gesù lo sgridò: Taci! Esci da quell’uomo. E Lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti dissero: Che è mai questo?   Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda agli spiriti immondi e gli obbediscono!”

                                                                                      (dal Vangelo)

Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù che “ insegna”. Domina la “Parola”. “Egli è il portavoce di Dio, le sue parole sono quelle di Dio. Gesù è l’uomo per eccellenza della Parola”. Gli porrò in bocca “le mie parole ed egli dirà quanto io comanderò”  (Deuteronomio).

L’evangelista non dice il contenuto del suo insegnamento; Il contenuto, infatti è il Vangelo, e cioè, Lui stesso che insegna.

Il profetismo della prima lettura ha avuto lo scopo di porre nel presente le fondamenta su cui edificare l’avvenire in conformità alla verità di sempre.

Egli presagisce il cammino di Dio nel futuro e,  fin da oggi, gli apre la strada.  La sua è una predicazione incarnata nel realismo della storia presente in funzione del suo avvenire.

Questo è il profetismo nell’Antico Testamento che ha la sua carta di fondazione nel Deuteronomio della prima lettura.

Nel Vangelo, entra in scena il profeta, l’uomo per eccellenza della Parola.

La parola di Gesù penetrerà nella nostra storia e intraprenderà un processo di annientamento del male demoniaco.

La “dottrina nuova” del Cristo non sarà una teoria filosofica ma una forza creatrice e liberatrice.

Abbiamo ascoltato cosa dice l’indemoniato del Vangelo: “Che c’entri con noi ?  Sei venuto a rovinarci?  Se c’è una cosa che Cristo viene a rovinare è la nostra mediocrità, la nostra fede addormentata, il nostro qualunquismo”.

 “Esci da costui” grida Gesù, esci da questa falsa coscienza…”

Lo sappiamo, un profeta non ha mai vita facile in mezzo agli uomini. Perché è duro e scomodo accettare quanto dica, ma Cristo ci rivela: Quello che sei, quello che hai non basta, devi aspirare a qualcosa di nuovo, ad un “più”. Non limitiamoci ad essere una “caricatura “ del Vangelo.

Il Cristianesimo non può contentarsi di persone mediocri: o lo si vive in pienezza, o lo si tradisce. Tutto il Vangelo mira alla liberazione dallo spirito del  male  (il demonio).

Questo del male è un vero potere e tiene l’uomo schiavo di se stesso e cerca di contrapporsi alla Parola. Ma la stessa descrizione del miracolo fa intravedere che è possibile il superamento di ciò che da sempre si è sopportato.

Marco vuole aiutare i primi cristiani, così come quelli di ogni tempo, a riprovare quella gioia stupita davanti ai miracoli, segni operati da Gesù.

Buona domenica

don luigi corsi

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Guido di Graziano 1400 Chiamata di Pietro e Andrea (Siena, Pinacoteca Nazionale)

Guido di Graziano 1400 Chiamata di Pietro e Andrea (Siena, Pinacoteca Nazionale)

25 GENNAIO 2015

 III  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO

Marco 1,14-20

“Gesù predicava il Vangelo di Dio dicendo: Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo!

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea mentre gettavano le reti e disse loro: Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini.

Andando un poco oltre, vide anche sulla barca Giacomo e Giovanni e li chiamò. Ed essi lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono”.

                                                                                                              (  Dal Vangelo)

La lettura del Vangelo odierno di Marco, è il primo scritto evangelico ad essere composto (probabilmente attorno al 70). Collaboratore di Paolo e Pietro lo denomina ”figlio mio”. Lo avremo, come guida, per tutto questo anno liturgico. Scrittore molto sobrio, ama molto le frasi brevi. Il suo è il Vangelo più breve, tanto che S. Agostino lo definisce “ il più divino degli abbreviatori”.

Il tema trattato dalle scritture bibliche permette di completare il discorso della Domenica precedente.

Nel brano odierno è possibile scorgere, sia ciò che provoca la chiamata a divenire discepoli, sia il modello di come la domanda vada compresa e accolta. Come nasce e come si caratterizza il seguace del Vangelo?

Al sorgere della sequela c’è una reciprocità di gesti tra Gesù e il seguace: Gesù per primo guarda e chiama. Il seguace, si rivolge per rispondere. Questo rivolgersi reciproco, questa chiamata – risposta produce da una parte e dall’altra un atto che fa “segno ”, cioè una rottura nella continuità del vissuto.

Senza questa rottura senza il con-vertirsi e il ri-volgersi, non sorge la novità evangelica.

Anche Gesù ha fatto la stessa cosa: Egli ha lasciato il Padre, rinuncia ai suoi privilegi, e sempre fedele ad una storia di partenze e di separazioni arrivò alla Crocifissione dove divenne il segno di speranza, e di salvezza per tutti i suoi discepoli e per tutta l’umanità.

Ciò che caratterizza la vita di Gesù e di conseguenza dei suoi discepoli è il taglio netto. Nel momento in cui questo avviene, si produce quella relazione che chiamiamo: Fede. Perciò, nei Vangeli “credere” è equivalente a “Venire e seguire”.

“Venite dietro a me”. Ma… dove? La venuta  di Gesù non fonda un “nuovo luogo”. Il “dove”, è Lui e basta. Sulla via di Galilea Gesù viene e si consegna all’uomo.

L’uomo, convertendosi, risponde conseguentemente a Lui in maniera irrevocabile con una propria adesione a Gesù come Maestro e Signore.

Uno solo, infatti, è il vostro Maestro. Non ci sono altre verità da comunicare perché: “Io sono la Via ,la Verità, la Vita”.

Nessuna mescolanza di maestri e di insegnanti che allontanerebbero dalla via maestra della salvezza.

Per invitarvi a riflettere sul Vangelo di Marco in questo anno, un ameno dialogo riportato dal noto scrittore francese, Paul Bourget, il quale mentre era ammalato ricevette la visita di un amico, che vedendo il Vangelo sul comodino, gli chiese: Vuoi che te ne legga una pagina? “No, grazie, lo so a memoria”.

Imitiamolo!

Buona domenica

don luigi corsi

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Liberale da Verona Vocazione di Pietro e Andrea - Sec. XV

Liberale da Verona Vocazione di Pietro e Andrea – Sec. XV

18 GENNAIO 2015

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

 GIOVANNI 1, 35-42

 Fissando lo sguardo su Gesù, Giovanni Battista disse: Ecco l’Agnello di Dio!

Gesù si voltò e vedendo che due discepoli del Battista lo seguivano, disse: Chi cercate? Gli risposero: Rabbi, dove abiti? Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e si fermarono presso di lui. Uno dei due era Andrea, fratello di Simone Pietro. Egli incontrò suo fratello e gli disse: Abbiamo trovato il Messia! E lo condusse da Gesù.

Gesù fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, ti chiamerai Cefa-Pietro”

                                                                                                    ( Dal Vangelo)

Come possiamo notare la “vocazione”- chiamata, non è solo quella sacerdotale e religiosa ma anche quella che prospetta di trovare il senso della propria vita da sviluppare con l’aiuto di Dio e la preziosità di una presenza fraterna come quella notata nella  prima lettura dove Eli, (Sacerdote del santuario di Silo), guida il giovane Samuele a riconoscere la chiamata da parte di Dio ( Samuele3,3-10-19) così come il

Battista che conduce verso Gesù i suoi due discepoli.

Nell’occasione Gesù cambia il nome di Simone di Giovanni, che diventa”Cefa-Pietro,  come segno di un destino inatteso e grandioso. E costatiamo come l’incontro con Dio ( così anche per ogni uomo), sconvolge spesso i piani modesti che l’uomo ha progettato, travolge le resistenze e coinvolge la vita in un impegno gioioso e totale.

Avere trovato Gesù, ha senso se si è decisi a testimoniarlo.

Esiste un legame profondo tra fede e testimonianza: osservate con quanta tenacia, fanatismo, caparbietà, i Musulmani  affermano dichiarano, difendono (anche se in modo sbagliato) il loro “credo”. Mettiamoli a confronto con il nostro” modo di credere in Dio”. Quale testimonianza saremmo capaci di offrire di fronte ad una persecuzione (che potrebbe essere non lontana).

Quanta differenza confrontandoci  con i martiri dei primi secoli del Cristianesimo!

Fatte le debite eccezioni,  ci dobbiamo riconoscere con una fede fatta di pasta frolla.

 Avete fatto attenzione a come il venerdì sera gli Ismaeliti gremiscono le loro scomode moschee pregando con fede,  mentre le nostre Chiese,  la Domenica,  soffrono di marcato sfollamento?

Costatiamo che è la grande fede a realizzare un progetto, fatto che si è verificato in ogni piccolo o grande avvenimento. Se la finalità del Corano e dei suoi adepti hanno il progetto di impiantare il loro sistema e religione sull’Europa, il Vaticano e l’intero mondo, con fede cieca e armi impazzite riusciranno ad attuarla? No, se viviamo con più impegno il nostro Cristianesimo riempiendolo della forza vitale della fede e scartando ogni forma di barbarie.

Buona domenica

don luigi corsi

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Il Battesimo di Cristo - Il Greco - 1600 - Madrid, Chiesa degli Agostiniani

Il Battesimo di Cristo – Il Greco – 1600 – Madrid, Chiesa degli Agostiniani

11 GENNAIO 2015

BATTESIMO DI GESU’

Marco 1

“In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.

E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.

E sentì una voce dal cielo:Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.                                 

(Dal Vangelo)

Punto affascinante del racconto evangelico l’affermazione solenne della divinità di Cristo: “Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

Gesù riceve l’investitura ufficiale della sua missione di figlio e Salvatore dell’umanità.

Gesù è in fila con altri uomini ed è battezzato da un uomo, Giovanni il Battista il battezzatore.

Ma la scena, così tanto umana è attraversata dal divino e dal mistero. Si realizza il sogno di Isaia che a suo tempo aveva pregato:” Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”.

E’ ciò che è avvenuto con la presenza del Padre e dello Spirito Santo. Dio ha rotto il suo silenzio e il suo trascendente isolamento.

Poche parole dal Vangelo così tanto esplosive e dense. In due righe è contenuta tutta  la ”novità” di Cristo, ciò che accade quando Gesù aveva trent’anni, ed è decisivo per tutti.

Troviamo un parallelo tra i due battesimi e di Cristo e della Chiesa: Gesù, dopo il battesimo, dà inizio all’attività pubblica predicando la novità del Vangelo; con la Pentecoste, la Chiesa ha il suo battesimo mediante il fuoco dello Spirito per aprirsi come accolta umana aperta ad ogni lingua e popoli.

E i due inizi non vanno separati perché la Chiesa si fonda su Gesù.

Mentre celebriamo questa manifestazione di Dio viene da chiederci  se noi , oggi, ne siamo coinvolti.

Cristo si fa luce, ma noi entriamo nel suo splendore?

Tutto è stato fatto perché noi, cristiani, diventassimo altrettanto soli, cioè, forza vitale per gli altri uomini?

Forse dobbiamo ricominciare tutti daccapo! Dobbiamo ritornare alle sorgenti del nostro battesimo.

Una riflessione si impone nella festa del Battesimo di Gesù. Forse non sempre i cristiani sono coerenti.

Forse ci sono cristiani che pretendono di risolvere i problemi di quelli che non credono, ma non si decidono a risolvere il loro unico problema: diventare credibili (almeno un po’)!

Perché, come osserva l’Abbè Pierre, “ non basta essere credenti, o ritenersi tali: occorre anche essere credibili!”

Abbiamo superato il duemila, ma non cambieremo il mondo se continueremo ad annacquare la potenza del Vangelo con una vita cristiana all’acqua di rose!

Raoul Follerai ci lascia un richiamo: “Da duemila anni : l’era cristiana…

Ma quando incominceremo noi ad essere cristiani?”.

                                                 Buona domenica

don luigi corsi

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Lippo e Tederigo Memmi Adorazione dei Magi 1300 San Gimignano, Collegiata

Lippo e Tederigo Memmi Adorazione dei Magi 1300 San Gimignano, Collegiata

 6 GENNAIO 2015

   EPIFANIA DEL SIGNORE

 

MATTEO 2,1-12

“Nato Gesù a Betlemme di Giudea, alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano:” Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella e siamo venuti per adorarlo!”

All’udire queste parole il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

…Erode, chiamati segretamente i Magi li inviò a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi del bambino e quando l’avete trovato, fatemelo sapere perché anch’io venga ad adorarlo. Ed ecco che la stella li precedeva finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino e sua madre e, prostratosi lo adorarono”.

                      (Dal Vangelo

 

Siamo ancora nel clima natalizio; i Magi cercano il “nato re dei Giudei”, e noi ci domandiamo chi è questo bambino che, al suo venire al mondo, è cercato e rifiutato, è adorato e perseguitato?

Vi è già in germe la conclusione della sua storia: rigettato e condannato dai suoi; crocifisso e ucciso, risorge dai morti per essere il Signore della vita. Il Salvatore di tutti.

Oggi noi celebriamo” l’Epifania”, cioè “la Manifestazione”. Dio si manifesta in   Gesù,  nel corso della sua vita ed in particolare nella vicenda pasquale , quando viene tolto dal mondo.

Dio fa vedere concretamente la sua salvezza, mostra il suo amore, intento a chiamare tutti a vita nuova.

La liturgia odierna vuole celebrare una triplice “Epifania” del Cristo, oggi e nelle prossime due Domeniche, quando tratteremo:

  1. a) Il Battesimo di Gesù, in cui Dio si manifesta in Cristo, come Colui che non solo salva, ma comunica agli uomini la vita divina, addossandosi il peso dei loro peccati.
  2.  b) Nelle nozze di Cana : Dio manifesta in Gesù la sorgente intima del suo agire con un amore sponsale, personale, che  rende gli uomini partecipi della festa divina. Perciò un avvenimento di Cristo è un avvenimento di Chiesa

La sorpresa della Chiesa primitiva che è stata quella di costatare come i pagani, i lontani vengono, riconoscono Gesù-il-Signore, lo adorano e lo servono.

Ogni epoca storica, di transizione, ha visto crisi e tensioni proprio su questo punto: Conserviamo la fede” per noi”oppure la offriamo anche agli altri?

Ma il passaggio esige rinunce e cambiamenti alle nostre abitudini, alle nostre mentalità, alle nostre istituzioni spesso contrarie a quelle volute dal Cristo ( il Sinodo della famiglia del prossimo ottobre ce ne darà conferma).

Il Signore richiede una “ conversione”, una maturazione di tutta la Chiesa.

Alla Chiesa spetta accogliere, riconoscere i segni dei tempi, i segni di questa manifestazione “agli altri e negli altri”.

In tutte e tre le letture della Messa, abbiamo notato un movimento di espansione: da Gerusalemme a tutta la terra; dai discepoli ebrei di Gesù ai pagani; da Dio agli uomini di cuore sincero. Ma accanto, anche l’ombra tenebrosa del potere politico, della rigidezza religiosa, radici da cui germinano la violenza e la paura.

Nonostante tutto, non devono venir meno la speranza e la gioia della celebrazione. Tenere gli occhi aperti e scrutare; e come i re Magi, mettersi in cammino e cercare…

Non godremo la visione del profeta, ma possiamo comprendere la missione dell’Apostolo che, ormai, è di tutti noi.

                                                        Buona Festa

 

        don luigi corsi

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Biagio di Goro Ghezzi - Cristo stà per incarnarsi, affresco (part.) Paganico, Chiesa di San Michele

Biagio di Goro Ghezzi – Cristo stà per incarnarsi, affresco (part.) Paganico, Chiesa di San Michele

4 GENNAIO 2015

             II DOMENICA DOPO NATALE

 

Giovanni1,1-18

“ In principio era il Verbo…e il Verbo era Dio…

In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta…E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…”

            (Dal Vangelo)

 

Domenica di riflessione sul figlio di Dio fatto uomo; se ne è parlato, scritto abbondantemente durante feste natalizie.

Il Vangelo di questa Domenica è lo stesso della Messa di Natale, ma l’argomento è di  tale mole che da venti secoli impegna i cervelli della teologia cristiana e cattolica in particolare.

La ripetizione del brano evangelico non avviene  perché non c’è altro da dire, ma perché siamo di fronte al più grande, anzi più sconcertante mistero della nostra fede. Perché sconcertante?

Alcuni hanno perso la fede perché non hanno ritenuto verosimile, possibile che un padre, al figlio unico assegni la missione di sacrificarsi per salvare un servo ribelle.

                                                                       

Ma se non possiamo capire Dio, perché affaticarci intorno a Lui?

Con noi Dio, dopo averci corredati di intelligenza e coscienza, ci ha parlato di se stesso: Egli si è rivolto a noi, perché sapeva che qualcosa di Lui potevano afferrare o non capire nulla.

Ecco il Vangelo di questa Domenica, prologo di S. Giovanni:“In principio era il Verbo=la Parola, il concetto: Il Verbo  è la luce che viene in questo mondo . Luce che non riguarda gli occhi della fronte, ma il mondo di Dio, il Tuttaltro.

E questo Tuttaltro ha infuso nell’uomo una particella, un seme  della sua divinità.

“ Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza.

Il piccolo uomo , con la sua mente è riuscito ad abbracciare l’universo.

Dio ha comunicato all’uomo di creare la sua creatività: quante cose ha inventato, saputo creare cose che in natura non esistono, (ultimo il computer).

Uomo piccolo Dio.

Ma se l’uomo è stato capace di conoscere tante realtà concrete, si deve fermare solo all’esterno?

Non può avventurarsi anche nel mondo divino?

“Il Verbo diventò carne cioè uomo”.

Il Vangelo di oggi canta questi due aspetti: il conferimento divino e l’assunzione dell’umano.

Del resto questo è il senso del Natale.

Ma, come mai Dio dà tanta importanza all’uomo?

Proprio perché nell’uomo c’è un “pezzetto di Dio.”

Se Dio manda suo Figlio, vuol dire che questo omiciattolo conta agli occhi di Dio, e conta non perché è fatto di elementi chimici ( ma conta per il raggio, la scintilla divina che è in lui, perciò:

Il Natale del figlio di Dio è la grande festa di Dio e dell’uomo.

E’ la festa della divinità, è la festa dell’umanità.

 

                                                Buona Domenica

 

                                                                                 don luigi corsi

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Giovanni Di Paolo 1482 - Maria Madre di Dio

Giovanni Di Paolo 1482 – Maria Madre di Dio

1°  GENNAIO 2015

 MARIA  MADRE di  DIO

 “I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono si stupirono delle  cose che i pastori dicevano!

Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro”.

                                                                                       ( dal Vangelo)

Il primo pensiero, in questo inizio del nuovo anno è quello di rivolgere, da parte mia, l’augurio di Buon anno 2015, ricco di buona salute e di tanta pace.

Un poeta francese ( Rimbaud ) ci direbbe che ”E’ così bello ciò che comincia” e ciò anche se il nostro poeta latino, Ovidio, afferma che “Il tempo divora ogni cosa”, ma il buon anno che comincia è già buono se io sono buono “. Questo primo giorno dell’anno ha come riferimento il grande mistero celebrato otto giorni fa con la nascita del Redentore e, oggi, la glorificazione della madre Maria.

Primo giorno dell’anno, ricco di molti motivi sia teologici che antropologici.

Cercheremo di collegare le varie ricorrenze con questa enunciazione: Aprirsi al mistero di Cristo, nato da Maria,  significa scoprire il senso della vita come dono e, quindi, costruire la pace che è la Comunione fondata sulla logica del dono.

L’inizio del nuovo anno ci invita a riflettere su un fatto ovvio e insieme misterioso.

Noi viviamo;  senza la vita tutto il  resto non avrebbe senso. Per questo è indispensabile saperci fermare nella corsa affannosa di un vivere che rischia di essere senza senso,

E’ indispensabile riscoprire, nei gesti di Maria e dei pastori, i segni di una sintonia che arricchisce il senso della vita, quale: essere capace di stupore, conservare, meditare nel cuore degli avvenimenti.

La consueta risposta alla situazione dell’uomo desideroso di vivere, con la paura della morte, è Gesù Cristo, Figlio di Dio, divenuto realmente uomo nel seno di Maria. Cristo, vivendo la nostra stessa vita, ci rivela che il senso della vita è quello di essere “dono”.

Quando accogliamo la vita come dono di Dio, noi diventiamo, a nostra volta, capaci di donare e di donarci ai fratelli, costruendo la pace, che è comunione, condivisione, collaborazione.

La vita ha senso, la pace è possibile perché Cristo, nato da Maria, ci rivela che il dono, la grazia, il centro trascendente della vita è Dio.

Il suo avere e possedere, per quanto vasto sia ha un limite invalicabile, dato che l’uomo, non ha il potere di darsi la nascita, né di evitarsi la morte. L’uomo per vivere ha bisogno di amare la vita (sua e degli altri) in tutto e, nonostante tutto.

Per questo ha bisogno di aprirsi, senza paure, al Bambino Gesù che giace nella mangiatoia accanto alla Madre. Allora potrà come i pastori, come Francesco d’Assisi, glorificare  e lodare Dio in tutte le sue creature, con un cuore tanto puro da “abbracciare il mondo senza volerlo tenere”.

FELICE ANNO NUOVO A TUTTI

                                                                                  don luigi corsi

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Santa Famiglia

Santa Famiglia

28   DICEMBRE  2014

 SANTA FAMIGLIA

 

LUCA 2,22-40

“Quando venne il tempo della loro purificazione  secondo la legge di Mose’ Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore.  Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele, lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte prima di aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù’ per adempiere la legge,  lo prese tra le braccia e benedisse Dio”

                                                                         (dal Vangelo)

Tre piccoli quadri intessono le letture della festa della S. Famiglia:

  1. a) La promessa che Dio fa ad Abramo che si realizza con un figlio, tanto  desiderato, Isacco;
  2. b) Al centro, la famiglia di Gesù;
  3. c) Alla conclusione, la profetessa Anna, vedova di ottantaquattro anni, simbolo della speranza ebraica, che vede nella nascita del bambino che porta in grembo la Madonna, Gesù, che giocherà in un villaggio palestinese, Nazaret,  come il Battista e come ogni altro ragazzino.

La celebrazione della festa odierna ci dà l’occasione di entrare nell’ambito delle nostre famiglie, di riflettere sulla natura e il compito di questa  istituzione, dei soggetti che la compongono insieme alle responsabilità e agli obblighi.

I genitori sono le colonne dell’edificio familiare; ad essi spetta il compito  di organizzare gli eventuali figli che vi convivono. L’insieme forma la famiglia.

Mai come in questi ultimi tempi si fa un gran parlare della famiglia. Eppure mai come adesso questa istituzione  sta subendo attacchi di ogni genere che vanno dalla sua denominazione alla indifferenza davanti ai bisogni che essa ha per crescere come una pianta rigogliosa,  pronta a donare frutti meravigliosi per tutta l’umanità.

Oggi, invece, si fa di tutto per snaturarla.

“ La famiglia è un grande mistero di Dio, ci ricorda S. Giovanni Paolo II”, e questo ci fa capire il carisma della sua missione, il significato del matrimonio, la responsabilità dell’essere genitori e anche dell’essere figli. Tutti collaborano per la vita, proprio perché essa è un dono di Dio e il primo atto di solidarietà tra gli uomini.

Il bambino viene alla luce, piccolo e indifeso, non trova una società anonima e astratta, ma le braccia di una madre e di un padre. Non c’è alcuna struttura politica o culturale che possa sostituirsi alla famiglia.

Crescendo, questo bambino che è stato accolto tra le braccia dei genitori saprà anch’egli a sua volta aprirle ai fratelli e sorelle.

Davanti a tanta bellezza sembra però che il mondo attuale sia diventato insensibile: più c’è candore e più si cerca di sporcare, così  come sta accadendo ai nostri giorni.

Partiamo da una constatazione. Va sempre più diminuendo la gioia e il desiderio di essere padri e madri. Oggi molte donne preferiscono la “carriera” e così. l’affermazione professionale diventa più importante dei figli.(quando ci sono).

E i padri? Da tempo si parla della figura paterna come di una figura inesistente. Il padre è, insieme alla madre, una figura indispensabile per la crescita armonica del figlio, il quale riceverà sicurezza, fiducia, possibilità di identificarsi.

La famiglia vera è quella che,  posto al centro della propria vita Dio, lo invoca, lo prega e accoglie il figlio come una benedizione e s’impegna ad educarlo. Oggi questa famiglia vera è messa in discussione, è combattuta da una pseudocultura suicida, basata sul successo, sul divertimento, sul denaro,diventati idoli dell’attuale società.

In questo scenario i Giovani  sono smarriti e diventano la prime vittime di genitori incapaci di trasmettere valori.

 I giovani oggi hanno tutto, anche di più, ma sono poveri di spiritualità: sono stracolmi di esperienze sessuali, ma poveri di amore, sono sazi e pieni di benessere, ma insoddisfatti e infelici.

Termino con una frase- testamento di una ragazza, trovata suicida in una stazione di Roma:  “Riconosco che mi avete voluto bene, ma…non siete stati capaci di farmi del bene, mi avete dato tutto, anche il superfluo, ma…non mi avete dato l’indispensabile:

non mi avete indicato un ideale per il quale valesse la pena di vivere! Per questo ho deciso di togliermi la vita. Perdonatemi, ma non ho altra scelta”

La Santa Famiglia supplisca l’incoscienza di tanti genitori!

 

                                         BUONA DOMENICA

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Cristoforo De Predis - Miniatura del Natale

Cristoforo De Predis – Miniatura del Natale

 25 DICEMBRE 2014

 NATALE DEL SIGNORE

Solennità

Giovanni 1,1-18

 “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Celebriamo, oggi, un evento straordinario. Ce ne accorgiamo dalle tante luci accese durante la notte. Dai Presepi. Dalla gioia dei bambini. Dal ricomporsi delle famiglie. Dallo scambio di doni e, soprattutto, dal riempirsi delle Chiese.

Perché tanta festa? Qual è  il senso profondo che si nasconde oltre a tutto questo mondo di festosità?

“ Il popolo che camminava nelle tenebre, ha visto una grande luce” (Isaia 1,1).

“ E’ apparsa la grazia di Dio che porta la salvezza a tutti gli uomini” (Paolo a Tito      2,11).”

“Oggi nella città di David, è nato per noi un Salvatore che è Cristo Signore” ( Lc. 2,11).

“I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoia” (Lc.2,16).

Quello della gioia è il primo grande tema della liturgia del Natale. Le parole dell’Angelo ai pastori interrompono improvvisamente il silenzio notturno: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo.”

In questa dimensione di gioia si colloca anche la profezia di Isaia: “ Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia…poiché un bambino è nato per noi”.

E al tema della gioia, la liturgia del Natale associa ripetutamente quello della luce, perché Cristo è simile alla luce di un nuovo giorno che riempie di gioia tutti coloro che liberamente l’accolgono.

Dimentichiamo quello che abbiamo dentro di poco buono, sentiamo la gioia di poter

stringere le nostre mani, e guardarci in faccia da fratelli.

E’ la notte e il giorno del mistero, e voi sapete che il mistero amabile della nostra redenzione incomincia con un Bambino.

Nel Mistero di questa notte di Natale tutto è piccolo e tutto è grande:  E’ piccolo il Bambino che è nato, ma un bambino che cosa rappresenta? Non è quello che abbiamo più caro…che rappresenta il domani? Non è il piccolo segno di una vita che cresce… che diventerà, che prenderà il suo posto e che sarà, domani, un uomo?

E’ grande il fatto più sconvolgente che Dio si sia ad un certo punto imprigionato nella stessa realtà creata, che lui, il Creatore, sia diventata “creatura” plasmata nel seno della Vergine Maria, che Lui, l’eterno si sia fatto misurare dal tempo, che Lui, l’Infinito sia diventato un essere circoscritto?

Ormai, anche volendolo, l’uomo non può più respingere l’uomo Cristo perché equivarrebbe a respingere non tanto Dio quanto una parte di se stesso. Ormai Cristo appartiene a tutti. Il suo respiro è diventato il respiro di tutti; il suo cuore batte con il cuore di tutti; la sua anima brilla nell’anima di tutti.

Ma accettare Cristo uomo non si può, senza accettarlo come Dio, perché in” Lui abita, corporalmente, la pienezza della divinità”.

Potremmo perciò concludere che L’Incarnazione è stata il più grande e mirabile atto della sapienza, dell’onnipotenza e, soprattutto dell’amore del Padre, per conquistare il cuore dell’uomo e ristrutturarlo in una” nuova creatura”.

Questo è il Natale e così vogliamo viverlo insieme agli Auguri che affettuosamente rivolgo a voi tutti singolarmente, a tutte le famiglie e alle popolazioni di Genazzano, Borgo Carige, Braccagni con le  quali ho avuto il piacere di trascorrere i miei  sessant’anni di vita parrocchiale.

BUON NATALE

                                                                                  don luigi corsi

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Ambrogio Lorenzetti - Annunciazione - (1344) - Siena Pinacoteca Nazionale

Ambrogio Lorenzetti – Annunciazione – (1344) – Siena Pinacoteca Nazionale

21 DICEMBRE 2014

 IV DOMENICA DI AVVENTO     /B

 LUCA 1,26 – 38

 “L’ Angelo disse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine. Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio”.

                                                                                                (  Dal Vangelo)

L’opera di Dio, attesa, sperata, testimoniata, si attua come e quando lui vuole.

 Il progetto di  David  (prima lett. Samuele,7,1-5) è respinto da Dio che tende a ben altre realizzazioni, pur nella fedeltà alla sua promessa.

Il Vangelo annunciato e compiuto  nel presente (II lett.Paolo ai Rom. 16,25-27), è l’Incarnazione del Figlio di Dio, cui il sì di Maria ha aperto uno spazio nella storia.

Questa Domenica, gomito a gomito col Natale, pone così il tema, tutto natalizio, della abitazione, o inabitazione di Dio tra gli uomini: Dio vuole abitare tra gli uomini.

 Non si fa menzione di luoghi o templi.

La rivelazione si estende a tutti gli individui: non vi sono steccati di luoghi o di privilegi.

“I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”, vale a dire che dove c’è  un’anima che ricerca la verità, Dio è presente.

L’uomo per trovare Dio non deve muoversi verso questo o quel luogo, si  avvicini a Gesù,  presente nel mondo in tanti modi: “  Io sono quel Gesù che tu perseguiti”.”   Dove  sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono là in mezzo a loro”: “Quello che avete fatto al più piccolo (povero) dei miei fratelli, l’avete fatto a me” e infine:” Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue”.

Dio sceglie tempi e modi, ma soprattutto due persone di scarso valore agli occhi del pubblico, eppure, preordinate da Dio al ruolo più elevato che creatura umana potesse possedere: Maria e Giuseppe . Dinanzi a Dio gli ornamenti non contano. Agli occhi di Dio conta l’interno dell’uomo, conta il suo cuore.

Considerando questo impegno, è difficile, (visto come viene ridotto il Natale ,oggi) trovare uno spazio sufficiente per il silenzio, per l’adorazione, la contemplazione, lo stupore, la meraviglia. Crediamo di avere tutto, ma ci manca l’essenziale. Parliamo tanto, anche troppo di Dio e ci dimentichiamo  spesso di parlare con lui, di lasciarlo parlare.

Parliamo tanto di Gesù, ma viviamo poco come lui.

La festa di Natale sembra dirci:” Fermati un poco prima che sia troppo tardi, vivi, “ non lasciarti semplicemente vivere, vivi di vita, non di vuoto, di banalità, di sciocchezze, non riempire il vuoto con l’inutile, dà un significato al tuo tempo “  (Pronzato).

Il Natale ci ricorda  che abbiamo bisogno di un” supplemento d’essere “ e il nostro impegno è quello di ricordarlo a tutti quelli che si illudono di avere tutto.

Dobbiamo ricordare che, come in Maria, Dio vuole operare grandi cose nella vita di ogni persona.

BUONA DOMENICA

                                                                                 don luigi corsi

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FRANCESCO MOLA (1612-1666) SAN GIOVANNI NEL DESERTO - MUSEO DEL LOUVRE A PARIGI

FRANCESCO MOLA (1612-1666) SAN GIOVANNI NEL DESERTO – MUSEO DEL LOUVRE A PARIGI

14  dicembre 2014

                   III Domenica di avvento  /B

 Giovanni 1,6-19-28

 “Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce perché tutti credessero per mezzo di lui.

E questa è la testimonianza di Giovanni.

Io sono la voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore”.    

(dal Vangelo)

 Questa terza Domenica dell’avvento è denominata dalla liturgia come la Domenica ”Gaudete o della gioia”.

Già nella prima lettura il profeta Isaia,  descrivendo la propria missione annuncia che Dio lo ha scelto per portare un messaggio di consolazione, di salvezza, di libertà  particolarmente a chi aveva più bisogno; così: ai poveri, agli afflitti, agli schiavi, ai prigionieri. E’ giunto ”l’anno  di misericordia del Signore!” E’ un anno di gioia per tutta la terra e, per primo, gioisce  il portatore della buona notizia.

La Chiesa applica alla persona di Gesù le parole che il profeta dice di se stesso.

La venuta di Cristo è stata una festa, una grande festa dell’umanità.

Il Natale è sentito dal popolo cristiano come giornata di gioia perché, da quella nascita, qualcosa di nuovo, di prezioso che prima non esisteva, è cominciato per l’uomo.

Paolo, nella seconda lettura, raccomanda ai Tessalonicesi di stare lieti, di essere contenti.

Egli al suo passaggio, non gettava solo i semi del Vangelo, ma anche quelli della gioia, così come da parte degli altri Apostoli.

Il Cristianesimo si presentò come una irruzione di felicità nel mondo pagano, privo di un’autentica gioia umana completa. Fu una ventata di primavera in un mondo che accusava i segni della stanchezza, dell’esaurimento e della senescenza.

Il Cristianesimo, oggi, si presenta ancora in venti di gioia?

Il Natale, si diceva, è giornata di festa, ma fino  a che punto Cristo entra in questa festa?

Certo, a leggere i giornali o vedere i vari telegiornali, c’è poco da stare allegri o ottimisti.

Nonostante tutto il marasma, un motivo per essere lieti c’è, ed è quello decisivo: Il Signore non ci ha ancora abbandonati! Ancora non si è stancato degli uomini. E il Bambino che ci prepariamo ad accogliere nel Natale ci ricorda che Dio ci ama. Lui sa bene in che razza di mondo doveva nascere (e continua a nascere).

Diceva un saggio ebraico: “Le porte del cielo? La tristezza le chiude, la preghiera le apre, la gioia le spalanca”.

Ecco perché abbiamo il dovere di vivere nella gioia e di diffondere gioia: “La gioia è il gigantesco segreto dei Cristiani”( Chesterton).

Il brano del Vangelo ci ha descritto con parole poetiche la figura e la missione di Giovanni Battista.

Giovanni non era la luce, ma il testimone della luce che è Cristo. Cristo è tutto ciò che è positivo nei valori umani; Giovanni vuole aiutare i suoi contemporanei a scoprire Cristo, presente e sconosciuto.

 Alla missione inviata da Gerusalemme, Giovanni risponde che lui è solo testimone di Cristo.

Cristo è il Verbo = la Parola del Padre.

 L’invito di Giovanni verso i suoi fratelli è quello di “stanare“ Cristo. Egli è la luce e la gioia.

Cristo dice ordine, pulizia, serenità; rompe il cerchio della solitudine.

Che tutti capiscano che la religione non è contro la natura; insegna solo a seguirla ragionevolmente.

L’abolizione dei freni porta al trionfo dell’egoismo e l’egoismo non ha mai giovato

all’uomo.

La prossimità del Natale offre alla Chiesa il motivo a rallegrarsi e far festa e a Giovanni Battista l’invito a farci “stanare “ Cristo e a seguirlo.

BUONA DOMENICA

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L'Immacolata Concezione (1767 - 1769) - Museo del Prado - Madrid

L’Immacolata Concezione (1767 – 1769) – Museo del Prado – Madrid

8 DICEMBRE 2014

IMMACOLATA CONCEZIONE   /B

LUCA 1,26 – 38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

Entrando da lei,  disse: ”Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: ”Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Sarà grande e verrà chiamato figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”.

Le rispose l’angelo: ”Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato figlio di Dio. Ecco, Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”.

Allora Maria disse: ”Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.

            (dal Vangelo)

 

Le letture liturgiche della festa che stiamo celebrando, invitano a comprenderla nel quadro organico dell’avvento come preparazione al Natale.

Così, dalla situazione di peccato, tipicizzato nella prima lettura, l’umanità è liberata per l’azione redentrice di Cristo, nella quale noi siamo benedetti ( II lett.), come lo fu, anche se in modo diverso, Maria cui è rivolto il gioioso annunzio della salvezza (Vangelo).

Il concepimento di Maria è un momento significativo della storia della salvezza dato che, l’azione misericordiosa di Dio è già presente con una speciale elezione in vista di una missione e con una grazia liberatrice.

Questo fatto assurge a “segno” di ciò che Dio fa nella storia dell’umanità per realizzarne la liberazione dal peccato e per costituire quel popolo nuovo che ha in Cristo il capo e il modello.

Nel Vangelo abbiamo notato il gioioso saluto dell’Angelo a Maria, da Lei ben compreso essendosi formata nella meditazione delle Sacre scritture ” Esulta, o piena di grazia, il Signore è con te…Non temere perché hai trovato grazia presso Dio”.

L’annuncio messianico per eccellenza, quello a Maria, che riassume tutti gli altri, è portatore di gioia conclusiva.  Infatti all’appello di gioia, segue l’annuncio della presenza divina che in Maria tocca il suo vertice.

Ella, esaltata nella grazia, riceve un titolo unico in vista della sua maternità messianica. Maria”ha trovato grazia presso Dio”. Madre del Messia; Maria è anche la novella sposa di Dio”.

L’antico patto di amicizia che Dio aveva stretto col suo popolo per avvicinarlo a sé, si compie perfettamente in Maria che l’angelo saluta con le parole: “Il Signore è con te”. Dio è con Maria come era stato con Abramo, Isacco, e altri profeti; ma è soprattutto con Maria perchè è madre dell’Emmanuele ( Il Dio con noi).

In Gesù che nasce da Maria; in Gesù vero Dio e vero uomo si realizza l’incontro più sublime e più concreto di Dio con l’uomo, facendolo suo amico ein attesa di quella “ intima divina presenza” che costituirà la futura beatitudine.

Purtroppo, questo gioioso annuncio contrasta con la condizione di condanna per quel peccato originale in cui l’uomo sotto lo stimolo della tentazione sogna un progetto alternativo a quello di Dio pensando di divenire egli stesso il Dio conoscitore del bene e del male.

E’ il peccato originale descritto nella prima lettura.

Non è “una cronaca “ della colpa originaria, ma è soprattutto segno di una situazione generale  personale di peccato, la cui radice è nella “ sufficienza presuntuosa e nella ”pretestuosa” disobbedienza alla parola di Dio.

Perciò il racconto biblico è un  invito a tutti per scoprire in sé questa realtà del peccato, ma anche per lottarvi, nella certezza della vittoria connessa con l’esperienza gioiosa della salvezza donataci dal Padre in Gesù Cristo.

La seconda lett. incoraggiandoci, ci esorta perché anche noi siamo stati chiamati ad essere ”santi e immacolati” e uniti al materno aiuto da parte della Madre  purissima, Maria, siamo proiettati: verso una comunione, sacramentale e vitale con Cristo.

Buona festa

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Antonio Nasini (1674) S. Marco - Eremo di Lecceto

Antonio Nasini (1674) S. Marco – Eremo di Lecceto

 7   DICEMBRE  2014

         II  DOMENICA  DI  AVVENTO  /B

Marco 1,1-8

 “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio.

Come è scritto nel profeta Isaia: Ecco io mando il mio messaggero davanti a te, Egli ti preparerà la strada.

Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la strada del Signore raddrizzate i suoi sentieri. Così presentò Giovanni a battezzare nel deserto,

 Predicava: Dopo di me viene uno che è più forte di me al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.” (dal Vangelo)

 

Terminata la stagione di Matteo, ha inizio quella del primo evangelista Marco, che ci accompagnerà per tutto il nuovo anno liturgico.

Protagonista e araldo dell’inizio del Vangelo di Marco, è il Battista. Egli è come un indice puntato verso l’ingresso decisivo del Signore nelle strade del mondo.

E’ nel Cristo, infatti, che si attua la presenza di Dio in mezzo agli uomini.

Il Battista fin dall’inizio vuole fissare già il volto di Gesù Cristo come totalizzatore di tutto il Vangelo di marco con quelle parole iniziali: “Vangelo di Gesù Cristo , figlio di Dio”. E allora, specialmente, in queste Domeniche di Avvento, cerchiamo di fantasticare  sugli scenari e immagini che Marco cercherà di presentarci per farci comprendere quale fisionomia spirituale e fisica, avrà il Messia del prossimo Natale.

Certo, non siamo aiutati in questa analisi dalla configurazione della società odierna. I tempi difficili che stiamo vivendo potrebbero portarci al pessimismo. Ogni giorno siamo sommersi da tante orrendi notizie: la politica è corrotta, la società è alla deriva, la religione è in crisi, i delitti si moltiplicano, la stupidità e la volgarità dilagano, ci si esprime con termini che vanno dall’ombelico in giù, i bambini che ascoltano e imitano con il compiacimento dei genitori stessi;  ma allora, come ci si deve preparare in una società che, a volte, sembra proprio impazzita?

Come può un cristiano avvicinarsi all’incontro con il Salvatore?

Ascoltiamo la parola di Isaia: “Una voce grida; nel deserto preparate la via al Signore”. “Consolate il mio popolo (prima lett. di Isaia)

C’è sempre una parola di speranza e di impegno.

Ecco la forza del cristiano!

Di fronte a tanti strilloni che da televisione e giornali inondano la società di parole vuote, una Parola, da secoli tiene viva la speranza in un mondo nuovo.

I leaders e i capi ,che si credevano eterni, passano e vengono dimenticati…La Parola di Dio è la sola a rimanere: “Dopo di me viene un altro che è più forte di me” (Vangelo).

Ascoltiamo ancora la Parola di Dio: “ Sali su un alto monte tu che rechi liete notizie” (Isaia) ecco le notizie di cui abbiamo bisogno. C’è un Dio che perdona: “Come un pastore egli fa pascolare il gregge e lo raduna”…E’ preoccupato per i deboli, attento alle realtà più delicate. “Porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri” (Isaia).

La Parola di Dio, se ci prende lo sconforto, la delusione che ci fa disperare del futuro, ci indica come uscirne fuori.

“Preparate la via al Signore” nella santità e nella condotta perché “ mentre cammini, .cammina con te il mondo; se ti elevi, si eleva con te il mondo; ma se torni indietro, e cioè, se l’uomo non si inginocchia, è tutta la terra che si ribella…bestemmia, dato che  il tuo comportamento investe tutta la natura e la danneggia” (Anonimo).

BUONA DOMENICA

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GALLO CANTA

                                                                30 NOVEMBRE 2014

                                       I DOMENICA DI AVVENTO ANNO /B

 Marco 13,33-37

 “ State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. E’ come uno che è partito per un viaggio e ha dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito e ha ordinato al portiere di vigilare.

Vegliate poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo , o al mattino,  fate in modo che non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati;  quello che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!”          (dal Vangelo)

Siamo appena all’inizio del nuovo Anno Liturgico, l’anno della Chiesa che percorre gli avvenimenti più importanti della sua istituzione.

E’ bene notare subito i fondamenti della sua natura per arrivare a capire meglio le caratteristiche della vita ecclesiale.

La religione cristiana non è una religione naturale, cioè un prodotto dell’uomo che cerca di mettersi in contatto con la divinità; non è quindi né un’ ideologia, per quanto comprenda un insieme di verità da credere, né un codice di comportamento morale, che peraltro ha la sua importanza; essa è una vita, anzi la vita divina partecipata all’uomo.

Questa partecipazione, iniziata già nella Creazione, per cui l’uomo è stato creato a immagine  e somiglianza di Dio, è stata portata a compimento nella persona di Gesù, figlio di Dio, e figlio dell’uomo.

Nel Vangelo di oggi abbiamo notato che la vita, si realizza nel tempo, da svegli e non da addormentati. Perciò il libro sacro dei cristiani ( come già gli Ebrei) non è un trattato di teologia, ma il libro della storia sacra, cioè la storia degli interventi di Dio nel tempo dell’uomo e del cosmo (Kronos) ma che, successivamente va trasformato in tempo della salvezza (Kairòs).

Il tempo, quindi, ha acquistato un significato nuovo da quando Dio in Cristo ha rotto il suo splendido isolamento con una venuta, con un ritorno, un viaggio del Signore verso l’uomo,  che il brano di Isaia ( prima lett.) presenta come un evento tanto sospirato: “Se Tu squarciassi i cieli e discendessi”

Nostalgia di Dio?

Con questa frase sembrerebbe come se Dio, dopo il contatto con l’uomo nella Creazione, sentisse l’esigenza di rompere quella” solitudine” e riaprire il contatto con l’uomo mediante il suo figlio Gesù.
Supposizione un po’ troppo ardita!.. E allora torniamo a noi stessi.

Siamo entrati nel tempo dell’attesa: l’Avvento, e questo ci suggerisce  la maniera con cui attendere “ Vegliate perché non sapete in quale ora il Signore verrà”; parole che devono farci riflettere; veglia e vigilanza vogliono significare lucidità interiore, intelligenza, capacità critica; non distrazione, non dissipazione.

Il vero pericolo è costituito dalla calma piatta, dalle comode certezze dalle  sicurezze fasulle. “Attendere è amare”…(Simon Weil). Non  viviamo addormentati!

Un detto siciliano recita: “Tre ore dormono i Santi, cinque i mercanti, sette gli uomini comuni, e nove i poltroni”!

Ognuno scelga il proprio  orario! Importante è essere pronti nel momento preciso del ritorno del padrone.

Vegliate, vegliate!

BUONA DOMENICA

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 Gesù Re Pastore V° sec Mausoleo di Galla Placidia

Gesù Re Pastore V° sec Mausoleo di Galla Placidia

 23  NOVEMBRE  2014

CRISTO RE DELL’UNIVERSO /A

Matteo 25,31-46

“ Il figlio dell’uomo siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri, come il Pastore separa le pecore dai capri.

Alle pecore dirà : venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi.

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e carcerato e siete venuti a trovarmi.”

( dal Vangelo)

L’anno liturgico si chiude con una solenne rappresentazione del Cristo che troviamo spesso nelle absidi delle antiche Basiliche come in quella in dei SS. Pietro e Marcellino, in Roma III° secolo e quella del Mausoleo di Gallia Placidia in Ravenna V° secolo dove è raffigurato il Cristo- Buon Pastore.

Un Re Pastore che non si comporta da sovrano sfruttatore, ma come  compagno di viaggio dei suoi figli.

Basterebbe passare   in rassegna la bellissima serie dei verbi che esprimono premura di Dio già presenti nella prima lettura e resi attuali dal Cristo:

“ Cercare, curare, seguire passo passo, radunare dalla dispersione, condurre al pascolo, far riposare, cercare la pecora perduta, ricondurre la smarrita, fasciare la ferita, curare la malata, pascere.”

E’ ciò che realizza con amore il Cristo nei nostri riguardi ed è ciò che vuole dai pastori di oggi e di sempre; che operino, a sua rassomiglianza, in rapporto al gregge loro affidato.

La fine dell’Anno Liturgico, con la solennità di Cristo Re ci vuole ricordare che la carità, l’amore, la compassione, le opere di misericordia devono costituire il filo rosso costante dell’esistenza cristiana.

“ Se ti manca la carità, è come cucire con un ago senza filo” (S. Escrivà de Belanguer). E come diceva S. Agostino: “ Con la carità il povero è ricco, senza la carità, il ricco è povero.”

Nel concludere vogliamo ancora riflettere sulle parole di Gesù. La sua parola è severa e serena al tempo stesso, ci invita ad un impegno serio e  faticoso, ma è anche fonte di gioia a di speranza. Egli è vicino a noi, è in noi( così come si esprime S. Agostino nel tormento del dubbio finalmente aperto alla luce:” Tu eri dentro di me ed io stavo fuori e ti cercavo gettandomi impuramente su queste cose belle che pure sono tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te; mi trattenevano lontano da te le creature che senza di te, nemmeno esisterebbero. Tu mi hai chiamato e gridato fino a rompere la mia sordità. Tu sei balenato ed hai fatto risplendere la tua luce per allontanare la mia cecità. Mi hai toccato ed ora ardo del desiderio della tua pace”

E’ questa l’opera del Buon Pastore verso chi ha bisogno di luce e verità.

BUONA DOMENICA

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16 Novembre 2014

XXXIII    DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO  /A

Matteo 25,14-25

“ Un uomo partendo per un viaggio chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno.

Quando il padrone tornò, volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti ne presentò altri cinque. Bene servo buono e fedele, gli disse il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto, prendi parte alla gioia del tuo padrone. Così anche quello che ne aveva ricevuti due , ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Quando il padrone tornò  costui disse: “ Signore so che sei un uomo duro….Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Servo malvagio e pigro…Toglietegli il talento e datelo a chi ne ha dieci…Gettatelo fuori nelle tenebre, là sarà pianto e stridore di denti”.  (Dal Vangelo)

Dalle letture bibliche di questa domenica emergono tre  temi:

  1. il carattere dell’attesa, non passiva ma operosa;
  2. la liberazione dalla paura che spesso blocca la persona nel suo operare;
  3. il confronto tra il premio e il nostro operato.

L’argomento del testo evangelico ha una premessa nelle prime due letture.

La prima (libro dei proverbi 31,10) celebra le qualità della donna saggia come moglie ideale, massaia infaticabile, accorta amministratrice, generosa benefattrice dei poveri: vertice e coronamento di tutto, è il timore di Dio, unica qualità religiosa che vale più della bellezza e dello splendore esterno.

  1. Paolo II lett. invita ad essere figli della luce; e figli del giorno, non dormiglioni ma vigilanti e sobri.

Nel Vangelo   troviamo la parabola dei talenti:  ossia la vigile operosità premiata, e il neghittoso disimpegno punito.

Notiamo subito che il vero compenso, dato dal Signore, non è ciò che il lavoro ci permette di guadagnare, ma ciò che ci permette di essere.

 Infatti i talenti affidati sono per tutti di materiale prezioso. Doni della Creazione e della grazia, ricchezze spirituali : la fede, la Chiesa, i Sacramenti e, dono supremo che supera tutti gli altri, il suo figlio Gesù.

Dobbiamo, quindi, portare frutto. E’ la legge della natura e della vita, per le piante, per gli animali e per l’uomo. E chi semina ha il diritto di raccogliere, Quindi Dio esige frutti dalla sua vigna. Ma per portare frutto bisogna, come detto prima, non addormentarsi; Non risparmiare la fatica, conoscere le proprie capacità e non aver paura.

Il tutto vale per la Chiesa intera. Cristo l’ha ricolmata di doni, di grazia da adoperare e portare al mondo intero. Si spalanchino le porte, si tolga la muffa, si esca ( così  come vuole Papa Francesco) dalla Chiesa per immetterci nella pasta nuova e fermentarla.

Ma la parola di Dio si applica anche a ciascuno di noi, oggi,  ogni giorno della nostra esistenza.

In un esame di coscienza cerchiamo di conoscere i doni preziosi che  possediamo, le nostre capacità. E metterci in campo per l’utilità della comunità in cui si vive.

L’ozio, infatti, è la ruggine dello spirito: Lavora!

Hanno fatto più danno alla storia gli sbadigli che tutte le pesti.

Dio ci dona un tempo e uno spazio per far fruttificare i nostri talenti. E’ un tempo in cui io mi costruisco un destino eterno; se lo spreco il progetto rimane monco.

E allora una riflessione come esame critico:

“Anche a me, Signore hai consegnato i tuoi talenti,

mi hai dato un cuore per amare,

una mente per riflettere,

una volontà per costruire qualcosa di buono,

delle braccia per lavorare,

una fede da trasmettere agli altri,

una famiglia con la quale vivere,

e tanti altri doni ancora.

Come hai ordinato alla pianta di dare i frutti in abbondanza, così vuoi che faccia fruttare tutto ciò che mi hai dato.

In realtà tengo questi doni in cassaforte pigramente sotterrati senza mai farli conoscere, non mi gettare nel buio.

Ti chiedo di darmi un altro giorno perché ho deciso, anche se in ritardo, di investire i tuoi doni, facendoli fruttare ad alto interesse. Faccio sul serio . Non ti truffo. Amen!

BUONA DOMENICA

                                                                                 don luigi corsi

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Roma - Basilica Papale San Giovanni in Laterano

Roma – Basilica Papale San Giovanni in Laterano

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 9 NOVEMBRE 2014

        DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE /A

Giovanni4,19-24

“… Gesù le dice:Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre.

Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. E’ giunto il momento ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori”

( Dal Vangelo)

Celebriamo, oggi, la festa della Dedicazione=Consacrazione della Basilica Lateranense,  Madre e origine di tutte le Chiese di Roma e del Mondo è la Basilica di S. Giovanni in Laterano a Roma la cattedrale del Papa. La Festa prevale sulla trentaduesima Domenica dell’anno liturgico e offre all’assemblea festiva un’occasione opportuna di “ fare Eucaristia” a  partire dal Mistero del Tempio, dopo aver riflettuto sulle dense e stimolanti espressioni delle letture odierne.

Il Tempio in cui noi ci raccogliamo è un segno del Tempio che ciascuno di noi è. Cerchiamo, allora, di valorizzare e venerare questo segno che ha un grande valore pedagogico, esso ci educa a passare dal visibile all’invisibile, dall’umano al divino, e non individualmente, ma in comunione con gli altri.

Il mistero del Tempio di pietre, introduce al mistero della Chiesa fatta di pietre vive.

Sulla facciata della Chiesa della Certosa di Galluzzo, a Firenze, si legge: “Intra, adora, illuminare” (Sarai illuminato se entrerai per adorare).

Eppure quel Tempio, tanto difeso da Gesù nel Vangelo di oggi, doveva restare solo un simbolo presenza di Dio in mezzo agli uomini  perché Gesù sarebbe diventato un vero Tempio. Egli consumerà il suo sacrificio, non nel tempio , ormai votato alla rovina, ma fuori, in pieno cielo perché la sua croce sarà l’altare e non di un Tempio ma del mondo.

  1. Paolo ,( seconda lettura) , ci mostra il passaggio da Cristo a noi. Ciascuno è chiamato a portare la sua pietra. Nessuno si ritenga dispensato o escluso.

        2. Gregorio nota che “ in un edificio, le pietre si sostengono a vicenda, e conclude che c’è uno il Cristo che sostiene tutti perché è il fondamento insostituibile”.

        3. Paolo va ancora oltre, vuole che abbiamo una profonda coscienza di ciò che siamo: “Voi sapete che siete il Tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi” (corinzi, prima lett. 9, 17).

Abbiamo notato anche nel Vangelo che abbiamo trascritto, una battuta di Gesù con la Samaritana che perfeziona ulteriormente il concetto spirituale “Del Tempio”: I veri adoratori adoreranno il Padre in “Spirito e verità”. Nel Vangelo di Giovanni, la Verità= è Cristo stesso; e lo Spirito è l’anima della Chiesa e dei suoi sacramenti di salvezza.

E’ questo il vertice di ogni nostro incontro che avviene all’interno dell’edificio sacro.

Senza di questo incontro, sia pure iniziale, la liturgia nel Tempio è solo sala di riunione” (Ravasi). E’ ciò che, spesso,  purtroppo accade.

 

BUONA DOMENICA

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ART BOURGUIGNON -Abbandono del Cristo verso i defunti Sec. XII

ART BOURGUIGNON -Abbandono del Cristo verso i defunti Sec. XII

Domenica 2 Novembre 2014

COMMEMORAZIONE   DI  TUTTI   I  FEDELI  DEFUNTI  /A

Giovanni – Apocalisse 21,1-7

 

“Io Giovanni vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi la città santa la nuova Gerusalemme scendere dal cielo , da Dio pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

E udii una voce potente che diceva dal trono: “Ecco la tenda di Dio con gli uomini! E prenderà dimora con loro ed essi saranno suo popolo… Tergerà ogni lacrima…e la morte non ci sarà più;né vi sarà più lutto, né lamento, né dolore, perché le cose di prima sono passate.”

E colui che sedeva sul trono disse: “Ecco io faccio nuove tutte le cose. A chi ha sete, io darò in dono.. dell’acqua della vita…Io sarò il suo Dio, egli sarà mio figlio.”

(dall’Apocalisse)

 

Molte sono le indicazioni fornite dalla liturgia circa le tre Messe che oggi ogni sacerdote può celebrare in suffragio dei Defunti. Per la riflessione abbiamo scelto la seconda lettura della terza Messa tratta dall’Apocalisse (libro del divenire) scritto dall’Apostolo Giovanni.  Nelle tre sante Messe ci metteremo in contatto spirituale con i nostri defunti.

Tutte le letture sono in chiave pasquale perché il mistero pasquale vissuto da Gesù è lampada per la fede e nutrimento di speranza. La Croce innalzata e la tomba vuota sono l’esperienza del suo passaggio. I veri credenti salutano in Cristo il primogenito, la primizia della nuova creazione di cui ci scrive S. Giovanni.

La riflessione e la forza dell’intelletto tessono un filo conduttore ad una teologia della speranza su quanto espresso nell’Apocalisse. Platone, per esempio, rimane ad una immortalità come qualità fisica  dell’anima derivante dalla sua spiritualità e incorruttibilità, (ma Cristo non era ancora venuto); infatti per l’autore biblico, l’immortalità diventa comunione piena con Dio e quindi dono

 Ciascuno di noi, già durante l’esistenza, viene percorso da questa grazia di eternità che feconda l’agire della propria persona, la sua vita, il suo essere. Anche se il proprio cammino terreno è costellato di sofferenze, di prove e  di oscurità; anche se la propria morte sembra un fallimento, se

ha fede, egli è nella pace perché il proprio itinerario terreno segnato già da Dio non può non affacciarsi che su Dio

Nella grandezza di Dio egli sarà come lui, governando il destino della storia.

Nell’amore di Dio sarà anch’egli avvolto di “grazia e di misericordia”.

Il brano letto si trasforma, allora, in un cantico di pace e in una promessa di luce,” la sua speranza è piena di immortalità”.

La meta verso  cui la città ecclesiale terrena sta camminando è quella di un nuovo mondo in cui il mare, simbolo del male, del caos e del nulla, è stato definitivamente prosciugato. Al centro di questi “nuovi cieli e nuova terra” c’è la nuova Gerusalemme la cui fisionomia è tratteggiata con una sequenza di lineamenti esaltanti.

“Essa è la sposa amata, abbandonata alla gioia dell’unione col suo spazio divino” ( Os.2; EZ. 15-13).

Essa è il luogo della felicità ove morte, lutto, affanno,lamento e lacrime sono ostracizzati; essa è la fonte della vita da cui zampilla un’acqua che toglie la sete per sempre; essa è la casa, la famiglia in cui noi tutti siamo figli dello stesso Padre.

Questa città è già ora edificata  e sarà in pienezza innalzata  ed abitata alla fine.

Quale traccia da percorrere per noi che viviamo su questa terra?

L’abbiamo già indicata, ieri, nella festa di tutti i Santi: Le Beatitudini: esse sono il progetto del regno di Dio che spetta a ciascuno di noi realizzandolo e portandolo a compimento.

 

BUONA DOMENICA

                                                                                 don luigi corsi

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NARDO DI CIONE Tutti i Santi-Sec. XIV

NARDO DI CIONE Tutti i Santi-Sec. XIV

 1 Novembre 2014

       FESTA DI TUTTI I SANTI

Matteo 5

Beati i poveri in spirito,  perché di essi è  il regno dei cieli;

Beati gli afflitti, perché saranno consolati;

Beati i miti, perché erediteranno la terra;

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati; 

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia;

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio;

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio;

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”        

                                                                                                                              (Dal Vangelo)

 

Il ritratto ideale del santo, cioè del fedele discepolo di Cristo, è tutto all’interno delle Beatitudini: è il portale d’ingresso al grandioso Discorso della Montagna (Mt. 5-7)

Oggi la liturgia ce lo ripropone e noi ancora una volta ascoltiamo le beatitudini con lo spirito dei “puri di cuore” che sperano di vedere Dio.

Gesù è presentato come Mosè sul monte del nuovo Sinai per offrire la Legge divina definitiva e perfetta. Essa contiene nove atteggiamenti essenziali che costituiscono la prospettiva di fondo delle scelte del seguace di Cristo.

Cerchiamo, pertanto, di fare una sintesi sulla virtù cardine di tutte le altre.

Innanzitutto è indispensabile la povertà di cuore, cioè l’attitudine di spirito dei “poveri del Signore” distanti dalla disperazione e dal fatalismo rassegnato, anche lontani dall’orgoglio di chi confida solo nella potenza economica, politica, militare.

Nella prima lettura di oggi, S. Giovanni nell’Apocalisse (7,2-14) ci presenta, in una visione misteriosa, la manifestazione del significato  ultimo   della storia umana nel suo groviglio di bene e di male e nel suo destino di giudizio e di salvezza. La pagina è suggestiva e potente.

Due sono i quadri proposti: il primo è popolato dalla folla sterminata dove il numero dei 144.000 è un numero simbolico di totalità e immensità.

Significativi sono i tratti di questa marea umana. Ne raccogliamo sinteticamente quattro:

        1. Gli eletti sono segnati in fronte con il sigillo del nostro Dio, il “Tau= firma” , ulltima lettera dell’alfabeto ebraico segno dei salvati che fa pensare alla Croce. I giusti, quindi, appartengono a Dio, portano il segno di appartenenza a lui. I Santi sono per eccellenza gli uomini di Dio, appartengono alla sua famiglia.

        2. L’altro elemento è quello dell’ origine.

Essi provengono da tutte le tribù d’Israele ma anche da ogni nazione, razza, popolo e lingua”. I confini sono abbattuti, le razze travalicate, le culture superate

La Santità non è appannaggio di un’area geografica e neppure di un unico ambito spirituale.“  Dio infatti, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (Tim. 2,4).

E’ per questo che non c’è più giudeo né greco; nè schiavo né libero, non c’è più uomo né donna perché   tutti sono uno in Cristo Gesù. (Gal. 3,28).

3. Un terzo tratto distintivo è quello “delle vesti candide”…hanno reso candide le loro vesti col sangue dell’agnello”.

Nell’Apocalisse, il simbolismo cromatico del bianco, è la rappresentazione della divinità, della luce perfetta, dell’eternità. Abbiamo, allora, la celebrazione dei martiri come,  anche,  di tutti coloro che con fedeltà portano ogni giorno” la Croce” (Lc.9,23).

4. Ultimo segno è quello delle Palme che gli Eletti reggono nelle mani, segno di vittoria e di gloria.

E’ la felicità la meta dell’esistenza fedele, è la comunione con Dio l’approdo ultimo della vita del giusto.

A questo punto, la folla dei salvati partecipa a una corale liturgia celeste, tutta percorsa da canti, da inni, da festosità, da acclamazioni.

E’ noto che l’Apocalisse descrive la vita eterna con Dio come una festa continua, scandita dal culto e da canti.

Cantare è simbolo di contemplazione e di gioia, di conoscenza e di amore, di visione e di adesione totale.

Non per nulla Gesù aveva detto che “ la vita eterna è conoscere te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo (Gv. 7,3).

E’ questo, e non altro, il significato della festa di tutti i Santi.

 

A tutti auguri!

                                                                                 don luigi corsi

 

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Cristoforo De Predis - Il Comandamento dell'Amore - Miniatura Sec. XV

Cristoforo De Predis – Il Comandamento dell’Amore – Miniatura Sec. XV

26 ottobre 2014

 XXX  Domenica del tempo ordinario  /A

 Matteo 22,34-40

“Un dottore della legge interrogò Gesù per metterlo alla prova: Maestro,  qual è il più grande comandamento della legge? Gesù rispose: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente .Questo è il più grande e il primo dei Comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti”.    ( dal Vangelo)

 

Punto centrale delle letture, la risposta di Gesù al dottore della legge; un motto sul quale soffermarsi può sembrare superfluo: lo conosciamo, lo accettiamo senza discussioni, non occorrono commenti: atteggiamento superficiale.

Il comandamento dell’amore, secondo Gesù, è il riassunto di tutta la legge e i profeti, regolamentazione tra l’uomo e Dio; un uomo e gli altri uomini per cui, osservato questo comandamento, non c’è da fare altro.

Si tratta di un principio non speculativo ma operativo. Pertanto la conoscenza  comporta esperienza; una conoscenza puramente teorica sarebbe monca e fasulla.

In altri termini: solo chi ama, sa cos’è l’amore; chi non ama non può saperlo. Date queste premesse, la riflessione sull’amore è indispensabile a chiunque intende mettersi alla sequela di Gesù.

Raoul Follerau ha scritto un libro intitolato” Se Cristo domani”, in cui chiede: “Se Cristo, domani, batterà alla vostra porta, lo riconoscerete? Sarà forse un povero, un disoccupato, un profugo, un negro…Se Cristo domani, batterà alla vostra porta, lo riconoscerete?”

Quanti cristiani, e non , si dichiarano aperti al prossimo, filantropi in senso generale; poi, però, quando hanno di fronte persone che oggi hanno tanto bisogno di accettazione e di comprensione allora si girano dall’altra parte, sbattono la porta in faccia…”Se Cristo, domani batterà alla vostra porta, lo riconoscerete?”

E’ facile riconoscere la dignità della persona umana in senso universale; ma rimane difficile evitare la calunnia verso il proprio vicino, amare un parente, rispettare un diverso.

Come di consueto, il brano del Vangelo di questa Domenica, ha un antefatto nell’A.T. riportato nella prima lettura dove Mosè ricorda, ai figli d’Israele, le sofferenze sopportate in schiavitù allo scopo di raccomandare di non far soffrire gli altri. Dio, infatti, provvede alla difesa degli esseri più deboli: la vedova, l’orfano,il forestiero. Proibisce di prestare denaro ad interesse e di “trattenere il pegno del mantello oltre il tramonto del sole”; casi che non bisogna perdere di vista neppure oggi.

“Abbiamo bisogno tutti di molto amore per vivere bene” (Maritain).

Il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza. L’indifferenza vuol dire che non vedi neppure l’altro, non esiste.

Dio non ruba il cuore, lo moltiplica. E questo perché l’ha fatto più grande di tutte le cose. Noi, invece dimentichiamo anche quel…”come te stesso”.

Se non ami te stesso, non sarai capace di amare nessuno. Saprai solo  possedere senza gioia e senza gratitudine.

Buona Domenica

                                                                                 don luigi corsi

 

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Francesco Rosselli e Liberale da Verona - Il tributo - sec XV

Francesco Rosselli e Liberale da Verona – Il tributo – sec XV

19 Ottobre 2014

XXIX Domenica del tempo ordinario /A

 

Matteo 22,15-21

“I Farisei mandarono a Gesù i propri discepoli, con gli Erodiani, a dirgli : Maestro, sappiamo che sei veritiero e non guardi in faccia ad alcuno. Dunque dicci il tuo parere: E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?

Gesù conoscendo la loro  malizia, rispose: Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo. Ed essi gli presentarono un denaro : Egli domandò loro : Di chi è questa immagine e l’iscrizione? Gli risposero: Di Cesare! Allora disse loro : Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. (dal Vangelo)

 

Nel Vangelo, Gesù viene interrogato per essere tratto in inganno.

La questione è delicata perché riguarda un aspetto della vita politica del suo tempo: Gli Ebrei erano sottoposti ai Romani. Gesù non si scandalizza della domanda.

Chi crede in Dio, prende posizione anche di fronte alle persone e ai problemi della vita pubblica.

Il popolo eletto, esiliato in Babilonia, riconosce in Ciro, re pagano, uno strumento di Dio per la liberazione. (Isaia prima lett.)

Ma la parola del profeta è vigile: Dio è, e rimane, il solo Signore. Non vi è posto per l’idolatria di uomini politici, anche se potenti. Una Comunità che crede, non rimane indifferente ad un avvenimento storico, ma non lo assolutizza perché Dio rimane sempre l’unico Signore.

“Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

Sono poche parole, ma che ricchezze, che forza, che luce. Davvero, “mai un uomo ha urlato come parla quest’uomo!

La loro domanda è furba: “ E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?”

Se non risponde vorrebbe dire che Egli non è veritiero…Se risponde di sì si dirà che è un collaboratore che non crede nel Regno di Dio; se risponde di no, passerà per un sovversivo! E  allora?

“Mostratemi la moneta del  tributo” chiede Gesù ! La moneta aveva l’immagine di Cesare e un’iscrizione: “  rendete a Cesare quello che è di Cesare; quindi non servitevi di Cesare per arricchirvi. E’ perciò una chiamata alla giustizia nei confronti dello Stato.

Ai discepoli di Gesù è richiesta questa onestà. Anche oggi!

Il Regno di Dio può avvenire là dove in un modo o un altro  regna il potere politico anche se i  due regni non si identificano. Il regno  di Dio è quello più vero, quello che non passa, che è eterno. Per mezzo di Cristo e dello Spirito Santo Dio regna!

I Cesare di oggi sono numerosi: politica, economia, i media, la cultura, L’allegra comitiva degli evasori fiscali praticata senza pudore da molte persone soprattutto benestanti, trafficanti nel campo della droga, della pornografia…e altro.

Concludo con uno scritto di Gandi: “ L’uomo si distrugge con una politica senza principi, la ricchezza senza lavoro, la sapienza senza carattere, gli affari senza morale, la scienza senza umanità, la religione senza fede, l’amore senza sacrificio. Sono queste  le cose  che possono distruggerci”.

Al contrario i cristiani siano nel mondo quello che è l’anima nel corpo.

Questo è il Vangelo!

                                        

                                               Buona Domenica

                                                                                 don luigi corsi

 

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12 OTTOBRE 2014 UN RE FECE FESTA DI NOZZE

12 OTTOBRE 2014

 XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /A

 Matteo  22,1-14

 Il Regno dei Cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze  per suo figlio.

Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze ma questi non vollero venire. Non  se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

Allora il re disse ai suoi servi: ”Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni,  andate  ora ai crocicchi  delle  strade  e tutti  quelli  che  troverete

 chiamateli alle nozze. E la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: “Amico, come sei potuto entrare qui senza abito nuziale?” Allora il re ordinò ai servi: ”Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori”.

                                                                    ( Dal Vangelo)

Nella conclusione della parabola letta domenica scorsa constatammo che la Chiesa è formata da coloro che, al seguito del Cristo, compiono le “Opere del Regno”.

La parabola di oggi continua in questa direzione: non importa chi si è, e da dove si  viene, qual è il proprio passato. Ciò che importa è la prontezza  nel rispondere al Signore che ci chiama ad operare .

Troviamo nella parabola il tema della Cattolicità della Chiesa. Tutti vi possono ormai far parte, basta essere pronti alla voce che  chiama e avere ”la veste nuziale”, cioè la volontà di cambiare, convertirsi. Il passato non conta; essenziale è la decisione che si prende oggi, immediatamente e che apre un nuovo futuro, un modo di vivere.

Il rinnovamento deve essere interiore ed è un lungo processo di ripensamento della propria vita, di revisione delle proprie opinioni. Modificare i propri atteggiamenti profondi e non solo quelli superficiali.

Purtroppo tutto questo fa paura. E’ la paura di ciò che è nuovo e che perciò non si sa in che cosa consista.

Ma la vita è fatta di continua novità. Oggi è diverso da ieri, e avere una esperienza in più, una gioia in più. E’ crescere anche se non ce ne accorgiamo. Solo la somma di molti giorni e di molti anni ci fa misurare l’entità del cambiamento e ci fa comprendere che solo i morti non crescono.

La paura del nuovo si vince anche unendosi nella collaborazione per trovare la strada della vita, aiutandosi a sostenere  la fatica.

Si va avanti lavorando, cercando, aspettando, purché si vada avanti. E il mutamento nel meglio si verificherà solo nell’arco di molti anni o decenni. Non importa purché si cominci!

La parabola è  un compendio della storia della salvezza. Storia che in Cristo ha raggiunto il suo culmine: “Il convito è pronto, venite alle nozze”. E il rifiuto degli invitati è molto più grave proprio perché: “Tutto è pronto”.

Si preferisce al convito, la propria opera: Campo, affari, amici; chiusi in una visione miope all’opera del re. Ed ecco allora che l’invito è rivolto ad altri, buoni e cattivi.

Non guarda in faccia a nessuno, non chiede chi erano, né cosa facevano.

Ciò che definisce un uomo è la prontezza nell’accettare l’invito, anche se implica radicale cambiamento evitando quell’increscioso incidente dell’invitato”, senza veste nuziale,  il che significa che non basta dire sì alla chiamata, ma accettare Cristo e mettersi al suo seguito.

Concludendo diciamo che una cosa è certa: “Se l’uomo si salva,  è Dio il principale autore della sua salvezza; se l’uomo si perde, la colpa è solo sua.

Buona Domenica

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UVA VIGNETOOTTOBRE 2014

 XXVII  DOMENICA  DEL  TEMPO ORDINARIO  /A

 Matteo 21, 33-43

 C’era un padrone che piantò una vigna, l’affidò a vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi ma quei vignaioli presero uno e lo bastonarono, l’altro lo uccisero, un altro infine lo lapidarono.

Da ultimo il padrone mandò il proprio figlio;  Visto il figlio, i contadini

dissero tra loro: “Uccidiamolo e avremo l’eredità”!

 Gesù disse: “ Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà  Fruttificare.”   (dal Vangelo)                            

                               

La liturgia della Parola ci fa considerare un testo meraviglioso del profeta Isaia (Prima lett.  che si apre con un capolavoro in assoluto della poesia ebraica (VII secolo A.C.).  E’ un canto d’amore perché la vigna nell’antico Oriente è spesso simbolo di una donna amata: nel Cantico dei Cantici, la sposa è chiamata “ vigna in fiore”. E’ un canto religioso perché la vigna nella Bibbia è quasi lo stemma d’Israele” (Ravasi).  Classica  Immagine per illustrare il legame d’alleanza tra Dio e il suo popolo e, in previsione del Messia, la vigna è il legame tra Cristo  e la sua Chiesa (vangelo odierno)

Il profeta ne descrive la cura da parte di Dio riguardo al suo popolo. Successivamente il profeta lascia il pensiero a quel Dio che come il Messia esprime tutta la sua delusione perché  la vigna e i vignaioli hanno tradito l’attesa e la fiducia. Ecco allora la decisione: “Trasformerà la vigna in pascolo”, immagine della realtà storica e religiosa; la Comunità infedele sarà dispersa.

La vigna del Signore era la casa d’Israele che è venuta meno agli impegni di alleanza.

I frutti che Dio si aspettava erano la giustizia, la rettitudine, la solidarietà che avrebbero dovuto costituire il fondamento e la ragion d’essere di Israele.

I frutti cattivi sono stati invece” spargimento di sangue e grida di oppressi”

Dio si chiede: “ Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto…?

Nel Vangelo Gesù fa riferimento alla parabola di Isaia per costruire la sua.

Notiamo subito che le esigenze di fedeltà rimangono valide anche per il nuovo popolo = la Chiesa.  Essa sorge in forza della fede che riconosce il figlio ucciso, pietra angolare, cioè il nucleo della nuova umanità.

Solo che questa fede non può restare un’ adesione teorica o emotiva, ma deve tradursi in  carità attiva e generosa:  deve portare frutto.

Una Chiesa sterile di amore creativo è destinata a estinguersi. Ma in questo caso, la fedeltà irreversibile di Dio non viene annullata, ma continua con nuovi protagonisti (Chiese fiorenti in Africa, Asia Minore…Ultime constatazioni: Corea del Sud- Albania, dove abbiamo letto in quei volti presentati in t.v. una fede entusiasta, pulita gioiosa.

Nella parabola del Vangelo abbiamo notato come l’uomo amareggia e delude anche il cuore di Cristo che gli fa dire: ”Il padrone darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti…Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato ad un popolo che lo farà fruttificare”. Stiamo attenti, perciò, anche noi a non preparare la morte delle nostre Chiese.

E allora qualche interrogativo:

La nostra Chiesa funziona secondo il desiderio di Cristo?  Siamo uniti per farla fruttificare secondo il desiderio di Gesù? O stiamo forse uccidendo la speranza?

Che lo Spirito ci illumini e ci spinga ad accogliere l’invito di S. Paolo ( II lett.) che esorta a” tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.”

Buona Domenica

don luigi corsi

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28 09 2014 UVA MAREMMA 28 09 2014

28 SETTEMBRE 2014

 XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 MATTEO  21,28–32

 Disse Gesù ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: ”Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi  va’ a lavorare nella vigna.” Ed egli rispose: ”Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: ”Sì, Signore .” Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre? ”Risposero: ”Il primo”. E Gesù disse loro: ”In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio…

Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto: i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi , al contrario, avete  visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”.

( Dal Vangelo)

La polemica contro scribi e farisei si fa sempre più serrata: il Signore vuole inchiodare questi pretesi giusti  alle loro responsabilità.

Importante, secondo Gesù, è attendere non tanto quello che l’uomo fa, quanto a quello che l’uomo è. Non il passo falso annulla un’esistenza retta e generosa, bensì un rinnegamento completo, un passaggio all’altra sponda.

Dio non commette arbitrii, proprio perché è Dio. Sono le libere scelte dell’uomo che determinano la sua destinazione finale.

Nella seconda lettura, le esortazioni di Paolo sono le stesse di Cristo: evitare lo spirito di contese e di superbia che è sempre fonte di disordine, divisioni, risse. Avere tanta umiltà da  ritenere gli  altri superiori a se stessi. Ecco l’esempio di Cristo che, di natura divina, non sta attaccato ai suoi privilegi.

Al centro delle riflessioni troviamo la significativa Parabola di Gesù.

In un simpatico quadretto familiare troviamo un padre e due figli: l’uno scanzonato e libertino; alla richiesta di andare a lavorare nella vigna risponde decisamente di no, ma poi si pente e va.  L’altro, furbescamente dice di sì ma non ci va.

Evidente il riferimento di Gesù alla storia del popolo ebraico. Era stata tutta una lunga chiamata, un invito pressante per entrare nel Regno di Dio.

Per secoli era stato preparato, ma quando, con Gesù, arrivò il giorno, solo pubblicani e prostitute risposero e, più tardi le masse di pagani che a rassomiglianza del figlio libertino della parabola che aveva detto no, furono i disponibili per seguire la nuova via.

La parabola non ha senso solo per gli Ebrei, ma vuole far riflettere ogni seguace di Cristo. Tutti sono chiamati a lavorare per l’edificazione del Regno di Dio. Il cristiano è la persona alla quale Dio  ha affidato altre persone.

Rispondere   all’invito divino è buona cosa  se le parole vengono seguite dai fatti.

Rispondere di no è male, tuttavia le azioni possono correggere le parole.

Per edificare un palazzo occorrono anni, a demolirlo basta un attimo, una bomba e tutto crolla. Così può accadere a chi ha presunzione e superbia. Far provvista di umiltà, diffidenza di sé, fiducia in Dio: questo ci dicono Gesù e Paolo. Questa è la via sicura della salvezza.

BUONA DOMENICA

don Luigi Corsi

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Liberale Da Verona Sec. XV Parabola dei vignaioli

Liberale Da Verona Sec. XV Parabola dei vignaioli

21 Settembre 2014

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /A

Matteo 20,1-16

“Il Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.

Uscito poi verso le nove del mattino, verso mezzogiorno, verso le tre e le cinque, fece altrettanto. Quando fu sera  il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga incominciando dagli ultimi fino ai primi.

Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero un denaro ciascuno. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro ciascuno. Nel ritirarlo mormoravano contro il padrone. Ma il padrone disse a uno di loro: Amico, non ti faccio torto. Non hai convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.

Non posso fare delle mie cose quello che voglio?

Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?

Così gli  ultimi saranno primi e i primi gli ultimi.” (dal Vangelo)                                                             

 

Il profeta Isaia (prima lett. 55,6-9), invita i peccatori a tornare a Dio. I disegni di Dio sono infinitamente superiori a quelli dell’uomo.

In lui non c’è rivalsa, vendetta, calcolo, Dio non aspetta che l’uomo paghi; gli basta un piccolo cenno di buona volontà.

Sono queste le idee accolte ed espresse nella Parabola degli operai della vigna che leggiamo nel Vangelo di questa domenica.

La Parabola è un colpo contro la mentalità del privilegio e della superiorità che, in modo particolare gli ebrei (e non solo loro), si portavano nel sangue. Essi non reclamavano un maggior salario ma l’uguaglianza del trattamento a loro e a agli ultimi.

Il Signore ha combattuto insistentemente questa mentalità nonostante le resistenze degli avversari.

Shakespeare ci diceva: “Se Dio ci trattasse come meritiamo, chi ci salverebbe dalle bastonate?”

Certo resta difficile, dopo una vita di lavoro, guardare di buon occhio chi si è divertito e poi… è accolto dal Padre come se nulla fosse successo. Spesso il beneficato non ricorda più.

Eduardo de Filippo fa un’amara riflessione a questo riguardo. “Il detto  antico non fallisce mai:” Fa bene in vita, perché bene avrai!” A chi? Chi riceve u’ bene, se scorda! Nun te perdona cchiù! Nun te saluta cchiù! Gesù,Gesù, Gesù!…più spendi per l’amico, più ti scaccia. Se piglia ‘e spese, ma te vota ‘a faccia…”

E’ il rischio che corre il padrone della vigna nel  Vangelo: vuole essere generoso e benefattore, e fa scatenare l’incomprensione del beneficato. L’invidia rode il bene avuto.

Certamente non è semplice accettare, per il peccatore pentito, una festa superiore a quella per i novantanove giusti. Eppure il Vangelo è su queste posizioni. “Il segreto della felicità è trovare la propria gioia nella gioia dell’altro” (Bernanos).

Dio non pensa alla maniera umana. Egli trascende l’uomo e il suo modo di pensare. L’uomo non lo può racchiudere nelle sue categorie. Tutta la rivelazione biblica proclama la sovrana libertà di Dio e l’imprevedibilità del suo agire. Aprirsi al mistero di Dio significa introdursi nella logica del suo agire quale si è dichiarata nella lettura.

La Parabola di Gesù è invito ad inchinarsi alla volontà del Padre, a comprenderla e adottarla verso i fratelli.

La parabola affronta altre due problematiche forti: quella del lavoro e del compenso.

Il padrone non tollera gente sfaccendata; al Signore i fannulloni non piacciono.

Un proverbio dice: ”A chi non vuole far fatiche il terreno produce ortiche”

Lavorare la vigna non riguarderà solo lo sforzo morale per sradicare vizi e difetti, ma anche il lavoro inerente alla propria situazione professionale; il lavoro dentro e fuori, per sé e per gli altri. Ogni lavoro è buono e accetto al Padre. Non c’è distinzione presso Dio tra tute e colletti bianchi.

Il lavoro va compiuto con impegno.

Essere felici di dare il proprio contributo alla famiglia, a chi ha bisogno, anche se  la ricompensa è soltanto un grazie, o neppure quello.

Il cristiano vero è sempre un gran lavoratore, e ciò con il superare molto spesso il concetto del “dare e dell’avere” superando l’indignazione polemica dei “primi assunti agli ultimi”.

San Paolo, nella II lett. di oggi, ci apre una finestra spalancandola sul mondo meraviglioso e affascinante della sua vita interiore con l’espressione: “Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere”.

L’unica cosa a cui ci invita l’Apostolo è quella di poter ricevere al termine dei nostri giorni non solo un compenso relativo al  nostro impegno, ma quella “busta”di Dio dove  c’è  la  vita senza  fine nell’eternità beata.

 

BUONA DOMENICA

 

                                                                                  don luigi corsi

 

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Il Perugino Sec. XV Esaltazione della Croce

Il Perugino Sec. XV Esaltazione della Croce

14 Settembre 2014

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE  /A

Giovanni  3,14-17

“Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna”

                                                                                            (dal Vangelo)

                                                                                        

Lo schema verticale della Croce che si eleva verso il Cielo esprime simbolicamente il nesso tra la terra (la morte) e il Cielo (la divinità), la trasformazione della morte in vita e della creatura in figlio .

La riflessione di quanto abbiamo notato ci porta a quel dialogo notturno che si è svolto tra Gesù e Nicodemo riportato nel brano del Vangelo odierno, con un parallelismo esplicito tra l’elevazione del serpente e l’elevazione di Gesù sulla croce.

Guardando il serpente si otteneva la guarigione di un male del corpo e lo sguardo di fede alla Croce avrebbe portato la salvezza alla vita eterna dell’intera umanità. Abbiamo letto: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”.

Il simbolo della esaltazione è alla base  del celebre inno che leggiamo nella seconda lett. di oggi (Fil.2) che ci presenta in una prima fase la stato del Cristo come uomo: egli è apparso su questa terra con i tratti dello schiavo, dell’ultimo degli uomini ma che in realtà è colui che sacrificando la sua vita sulla Croce ha conquistato, salvandola, l’umanità intera .

Gesù, non ha considerato come un bene prezioso l’essere creatura  somigliante a Dio, al contrario la sua scelta è stata quella dell’abbassamento scandito da Paolo con cinque verbi mortificanti come: “ spogliarsi; assumere la condizione di servo; divenire simile agli uomini; farsi obbediente; umiliarsi.”

La Croce è l’abisso dell’abbassamento ma è anche l’apice dell’esaltazione nella gloria pasquale.

Nella Croce di Cristo  si supera non solo l’opposizione tra il mondo terreno e quello divino, tra uomo e Dio, ma si annulla anche  il contrasto tra morte e vita.

Come il Servo sofferente del Signore, anche Gesù è esaltato( Is.52,13) e costituito Signore dell’essere intero che egli ha redento e ricondotto a Dio.

Egli ormai regna con un titolo regale, un nome che è quello di “Signore”, Lo stesso nome di Dio. E a lui si indirizza l’adorazione universale e la Confessione della fede della Chiesa raccolta ai piedi della Croce, il trono della sua gloria.

“Con la Croce Gesù svela la sua qualità di Figlio che per amore spezza le porte del suo paradiso dorato e si associa all’uomo peccatore per portarlo alla purezza  primitiva.

Anche qui  L”Esaltazione” in croce ha la sua radice nell’amore salvante e liberatore di Dio” (Ravasi).

Buona Domenica

 don luigi corsi

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 Cristoforo De Pedris miniatura Sec. XV Gesù esorta a correggere, non a condannare.....

Cristoforo De Pedris miniatura Sec. XV Gesù esorta a correggere, non a condannare…..

7 SETTEMBRE 2014

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /A

 

Matteo 18, 15-20

 “Disse Gesù ai suoi discepoli: Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo;  se ti ascolterà,  avrai guadagnato un fratello. Se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone,  perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neanche costoro,  dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea,  sia per te come il pagano e il pubblicano”  ( dal Vangelo)

 

La prima lettura (Ezechiele 33,7-9) ci presenta un paragone significativo in cui rassomiglia la missione del profeta a quella di una sentinella  che deve spiare l’orizzonte della storia con l’individuare i segni nascosti per comunicarli  alla comunità.

La stessa responsabilità del profeta è ora applicata da Cristo alle nuove sentinelle (Vescovi-Parroci-Papa) verso le Comunità che essi presiedono.

“Essere sentinella”, praticare la correzione fraterna è, comunque, un’arte che richiede umiltà, amore autentico, sensibilità umana e interiore”. (Ravasi)

Lo scopo ultimo, infatti, non è quello del giudicare ma è quello di salvare.

Motivo dominante rimane sempre l’amore che ci rende solidali gli uni con gli altri e responsabili gli uni con gli altri.

La liturgia odierna parla di  correzione fraterna. Carità non è soltanto dare aiuto, rialzare chi è caduto lungo la strada della vita ; è anche mettere in guardia  contro passi falsi e denunciare pericoli ed errori: ”Qui stai sbagliando!”

Un proverbio popolare dice che: “Dove manca la correzione, abbonda la corruzione”.

La lezione della Parola di oggi è che ognuno è responsabile degli altri, ma occorre discrezione, delicatezza, tatto, rispetto. Si ammonisce perché si ama,  perché si vuole il vero bene dell’altro.

Un proverbio africano ci dice: ”Coloro che si aiutano a vicenda, portano a casa un elefante”.

E ancora, un altro scrittore ci narra: ”Un giorno vidi per strada una ragazzina che tremava di freddo, aveva un vestitino leggero e ben poca speranza di un pasto decente”.

Mi arrabbiai e dissi a Dio: ”Perché permetti questo? Perché non fai qualcosa?”

Per un po’ Dio non disse niente. Poi, improvvisamente, nella notte mi rispose: “Certo che ho fatto qualcosa. Ho fatto te!” (Antony de Mello).

La conclusione di uno dei tanti convegni, che si sono occupati della maldicenza e del pettegolezzo, si è espressa con le seguenti parole: ”E’ un’arte. Perfida! Il gusto amaro del pettegolezzo è un atto che rovina la reputazione e nasce dall’invidia”.

Quanti di noi si sono abbandonati, qualche volta, a questo perfido piacere del …taglia e cuci..?

E’ quasi normale che quando si vive insieme, in famiglia, a scuola, sul lavoro, in parrocchia…si parli, si critichi, si giudichi.

Gesù, al contrario, ci insegna un’altra grande arte: quella della correzione fraterna.

Il Signore corregge chi ama, come un padre fa con il figlio prediletto. E noi?

Guardiamoci dalle chiacchiere inutili e dannose, dalle critiche, dall’emettere sentenze. La carità deve avere sempre l’ultima parola!

La correzione senza amore è sterile;  perciò: verità e carità insieme. 

Buona Domenica

don luigi corsi

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Cristoforo-De-Pedris-miniautura-Sec.-XV-Rimprovero-di-Gesù-a-Pietro

Cristoforo-De-Pedris – miniatura – Sec.XV- Rimprovero di Gesù a Pietro

31 AGOSTO 2014

 XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /A

 Matteo 16 -2I – 27

 

 “Gesù, cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme  e soffrire molto…e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare…Questo  non ti accadrà mai. Ma egli voltandosi, disse a Pietro: Lungi da me, Satana!  Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini…

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà

salvare la propria vita, la perderà; ma chi  perderà la sua vita per causa mia, la troverà.

Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà  anima?”     (dal Vangelo) 

 

La pagina del Vangelo odierno è, in un certo senso, sconcertante.

Gesù ha appena finito di annunciare a Pietro che su lui edificherà la sua  Chiesa; ha appena terminato di elogiarlo perché non “la carne e il sangue, ma il Padre mio che sta nei cieli gli hanno rivelato che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente” mentre ora lo apostrofa: “Lungi da me  Satana! Tu mi sei di scandalo perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini.”

Questo cambiamento di tono da parte di Gesù, ci richiama a riconoscere il dominio assoluto della parola di Dio. Quando Pietro si lascia prendere dalla tentazione  del suo proprio “buon senso” adatto agli schemi di un ragionamento umano allora diventa Satana-scandaloso.

E’ la Parola di Dio che domina!

La novità di questo annuncio è che Gesù deve “andare a Gerusalemme e soffrire e venire ucciso, ma il terzo giorno, risuscitare”.

Gesù è l’uomo del paradosso, ma è l’uomo che non accetta compromessi, mezze misure, sconti. Non accetta conformismi.

Vuole che anche i suoi seguaci gli vadano dietro su questa strada così impegnativa e faticosa. Gandhi ci diceva: ”Quando l’io muore, Dio ne riempie il vuoto. Trova se stesso chi perde il proprio io”.

Un trionfo umano esalterebbe il trionfatore, umiliando ed emarginando i vinti.

Il vero trionfo è il dono di sé che fa vivere gli altri  a prezzo della propria vita.

La vita piena è far vivere gli altri, purificando nella morte il proprio dono da ogni macchia di egoismo, perché rinasca nella purezza e nella perfezione; “Chi vorrà salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita  per causa mia la troverà.”

Chi vuole essere cristiano, discepolo di Cristo e seguirlo, deve costantemente superare il proprio egoismo (rinnegare se stesso); deve accettare questa croce del superamento di sé insieme al donarsi agli altri. Tutto il resto, non conta “qual vantaggio infatti, se guadagnerà il mondo intero e poi  perderà la propria anima?”

Quella croce accettata “è il centro della nostra storia ed è la sorgente della nostra fiducia. La tentazione è quella di togliere dal Vangelo la pagina della croce”. (Paolo VI )

Se si riguarda l’atteggiamento di Pietro dal Vangelo, attualizzandolo sul nostro concetto di cristianesimo, ci accorgiamo che anche noi vorremmo un cristianesimo facile, senza sacrificio, senza doveri,  senza rinunce, senza dolore, in una parola senza la Croce.  S. Paolo, (seconda lettura) ci invita a “non conformarci alla mentalità del mondo, ”Ma se cade la Croce di Cristo, che cosa rimane della nostra religione? Ecco il perché della reazione di Cristo verso Pietro, definendolo un “Satana-tentatore”, perché non ha pensato come Lui.

S. Paolo ci ha messo in guardia di “non svuotare la Croce di Crist (I Corinzi 1,17). Nella nostra società si cerca di annacquare la forza del Vangelo dove “perdersi è solo un guadagno”.

La Croce, non invita né al dolorismo, né alla rassegnazione, ma insegna la legge del  morire per vivere, la legge del sacrificio.

Una legge che è tremenda, ma vera; è grande e misteriosa, ma è la legge della vita cristiana.!

Scriveva  Lutero: “In Cristo, nel Crocifisso stanno la vera teologia e la vera conoscenza di Dio.

 BUONA DOMENICA

                                                                                  don luigi corsi

 

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Arnolfo di Cambio (1240 - 1302) San Pietro - Statua in bronzo

Arnolfo di Cambio (1240 – 1302) San Pietro – Statua in bronzo

24 AGOSTO 2014

 XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /A

Matteo 16,13-20 “Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: ”La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?” Risposero: ”Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. Disse loro: ”Ma  voi, chi dite che io sia?”… Rispose Simon Pietro: ”Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: Beato te, Simone, perché né la carne, né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico:Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa… A Te darò le chiavi  del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.”  (dal Vangelo) L’ambientazione della scena evangelica è quella relativa alla sponda settentrionale del lago di Genezaret. Si tratta di un’ inchiesta, di  un sondaggio di opinione pubblica  relativa a Gesù. Ai discepoli Gesù pone una domanda che ottiene una immediata e variegata risposta, perché riassume gli interrogativi di tutti coloro che vengono in contatto con Gesù: ”Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo? Chi è Gesù? “. Gesù s’informa  di quello che dice la gente nei suoi riguardi. Ma questa è solo una domanda-trampolino per un’altra successiva: Ma voi (discepoli) chi dite che io sia? “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Ogni discepolo deve prendere posizione. Il Signore esige una risposta personale; cioè devi rispondere tu come devo rispondere io ogni giorno in cosa credo e come credo. La fede, secondo S. Paolo, investe tutta la persona da immergerla totalmente nella stessa verità in cui crede . Nella scena evangelica abbiamo notato che solo Pietro raccoglie il suggerimento nascosto nella domanda di Gesù. E…Noi, cosa pensiamo del Cristo? E’ bene che ognuno si scuota dal suo torpore e risponda con estrema sincerità. Alla confessione di Pietro segue l’elogio di Gesù che riconosce nella professione dell’Apostolo non tanto e solo la forza del suo intuito eccezionale, ma l’effetto di una rivelazione divina: ”Perché né la carne, né il sangue te l’hanno rivelato,  ma il Padre mio…” La fede è un dono. La stretta connessione con il riconoscimento di Pietro Gesù, con parola efficace e creativa promette di costruire la sua Chiesa su Pietro come su fondamento stabile: Simone è ormai Pietro – Kepha – Roccia. L’immagine della roccia indica la solidità dell’edificio; le forze della morte e della perdizione, non potranno avere il sopravvento. La seconda promessa  prende corpo da un’altra immagine: quella delle Chiavi  di un palazzo. Gesù affida a Pietro le chiavi  perché apra la porta che introduce nel Regno di Dio. La prima lettura può spiegare molto efficacemente tale simbolo. Non si tratta, dunque, di un semplice portinaio, ma  del responsabile supremo della corte del Re. Così Pietro è costituito da Cristo suo delegato massimo al governo del nuovo popolo di Dio. Un’ultima espressione metaforica specifica il compito di Pietro all’interno della Comunità: quella di legare e sciogliere. Sciogliere e legare sulla terra ogni problema riguardante la fede e la morale e che avrà corrispondenza presso Dio. Come si costata, nessun culto della personalità, ma solo l’affermazione carismatica di Pietro discepolo- modello nella sua confessione  di fede in Cristo e interprete, per grazia, della Parola di Gesù. La pagina ”petrina” di oggi, diventa un ritratto della Chiesa di Cristo riunita attorno a Pietro e che guiderà verso quella “pietra” su cui si ergerà la Gerusalemme celeste.

BUONA DOMENICA

                                                                                          don Luigi Corsi

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Cristoforo De Pedris - La Cananea - Miniatura Sec. XV

Cristoforo De Pedris – La Cananea – Miniatura Sec. XV

17 Agosto 2014

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

  Matteo 15,21-28 “Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananea si mise a gridare:Pietà di me, Signore figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio…Gesù rispose: Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini.  E’ vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Allora Gesù le replicò: Donna, davvero grande è la tua fede. Ti sia fatto come desideri”. (dal Vangelo) Il tema proposto alla nostra riflessione, sia nella I lettura come nel testo del Vangelo, è chiaramente quello dell’apertura agli stranieri, della volontà salvifica ed universale di Dio. Dio vuole tutti salvi! Ma questo dono di Dio è però condizionato dall’atteggiamento dell’uomo. Tutti siamo chiamati alla salvezza. Tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio per salvarci. S. Paolo , nella seconda lettura, parla della salvezza dei pagani e degli ebrei in termini collettivi: si salva un popolo; perciò io raggiungo la salvezza non da solo ma ricercando la salvezza degli altri. Siamo cellule di un organismo vivo; se una di esse si ammala ne risentono tutte le altre. Nel Vangelo notiamo una breve escursione di Gesù nella terra dei Gentili-pagani. Dirà ai discepoli di non andare né tra i pagani né tra i Samaritani, ma piuttosto tra le pecorelle smarrite della casa di Israele. E questo atteggiamento spiega il comportamento di Gesù nei confronti della Cananea, il suo rifiuto opposto in un primo momento, il colorito linguaggio orientale che fa etichettare la donna come un “cane” infedele: (non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini). ”Gesù non è un essere disincarnato ma vive all’interno di una preziosa cultura, di un ambiente ben definito” (Ravasi). Il silenzio di Gesù alle ripetute richieste della donna, non è durezza di cuore. Intende solo delineare come la demarcazione tra  chi fa parte del Regno e chi rimane fuori, non sarà la tradizione o la legge, ma la fede che comporta il resto e, cioè, la vita, dato che è un elemento vitale e non semplicemente intellettuale. Notiamo che proprio la parola dura: “cagnolini” offre a quella madre (eloquente come solo le madri sanno esserlo) il bandolo per sbloccare la soluzione. Il Signore non può trattenere una parola d’ammirazione: “Donna è davvero grande la tua fede “…ed è  miracolo! E’ la fede che attira il miracolo, anche se parte da una persona che non conosce il vero Dio e adora gli idoli. Una domanda un po’ inquietante a questo punto: ”Cosa conta davanti a Dio?” La risposta è quella di sempre: ”Conta il cuore. Questo è più importante dell’essere cristiano o cattolico. Se la mia dimensione umana è zoppa o storpia si inciampa e si cade.

BUONA DOMENICA

                                                                                     don luigi corsi      

         

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Pellegrino di Mariano Assunzione della Vergine Sec. XV Pinacoteca di Siena

Pellegrino di Mariano Assunzione della Vergine Sec. XV Pinacoteca di Siena

15 AGOSTO 2014

ASSUNZIONE DELLA B. VERGINE MARIA /A

Luca 1,39-56

 “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati,  ha rimandato a mani vuote i ricchi” (dal Vangelo)   Maria è sulla scia del figlio: Ascensione, e, dopo la morte, approda con tutto il suo essere alla piena comunione di Dio, entra nel cielo, simbolo dell’infinito e del divino. La liturgia ci invita ad elevare lo sguardo al cielo, non tanto per lasciarci conquistare dalla fantasia, ma per andare a scoprire la luce del sole e delle stelle, cioè, dell’infinito e del mistero. Contempliamo Maria Assunta in cielo che si incammina dietro la scia della Risurrezione di Cristo e che precede tutti quelli che saranno ammessi all’intimità eterna con Dio. Precede tutti noi che, se avremo fatto onore al nome cristiano, condivideremo la stessa gloria. Pur vivendo su questa terra con tanti dubbi e problemi, siamo invitati a guardare in cielo, al di sopra delle cose. Scrive un poeta contemporaneo: “ Non passa giorno, che io non guardo il cielo. Forse la mia vera casa sta da quelle parti” (Cibotto). Avremmo un po’ tutti bisogno di guardare il cielo non per vedere il tempo che fa o le stelle cadenti nella notte ma, come invita la solennità dell’Assunzione di Maria: “Fa che viviamo in questo mondo, costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la sua stessa gloria”. Dovremmo permettere che la stella più luminosa, Maria, entri nella nostra anima e ci ispiri il sentimento della nostalgia di poter essere come sua rassomiglianza, impegnandoci ad  ascoltare la parola di Dio e a metterla in pratica senza chiasso ma con la riflessione e il silenzio; Maria infatti è stata definita come la “divina taciturna”, come la “cattedrale del grande silenzio”. La nostra devozione alla Madonna è vera se si oppone al diluvio di parole e di chiasso che rischia di sommergere tutto e tutti . Maria ci invita a non restare in uno stagno dove non si può nuotare e navigare, ci invita a pensare alto.  Non spegniamo in noi il tormento dell’infinto. Guardiamo in su, perché se noi guardiamo a lungo il cielo, Dio scende e ci rapisce. Troviamo la forza di aggrapparci al silenzio di Maria, e, imparare da Lei, ad ascoltare. “ Il diritto di parlare può essere il principio della libertà, ma la necessità di ascoltare è ciò che rende importante questo diritto: Saper ascoltare è meglio che saper parlare (Lamartine). Ricordiamo  sempre che il silenzio è d’oro e allunga la vita”. La Madonna ci insegni  inoltre anche questa sapienza di vita: “Perché ha guardato l’umiltà della sua serva, tutte le generazioni mi chiameranno Beata”. (Magnificat).

 BUON FERRAGOSTO

                                                                                          don Luigi Corsi

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Cristoforo De Pedris - Miniatura lombarda nel quattrocento

Cristoforo De Pedris – Miniatura lombarda nel quattrocento

10 agosto2014

 XIX  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 14,22-33

 “Gesù, costringe i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde a causa del vento contrario. Sul finire della notte, Gesù venne verso di loro camminando sulle acque e disse loro: Coraggio, sono io, non abbiate paura! Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque verso Gesù. Ma per la violenza del vento si impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: Signore salvami! Subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti esclamando:  Tu sei veramente il Figlio di Dio.” (dal Vangelo) La I e la II lettura di questa Domenica presentano due scene in cui Dio si manifesta al focoso profeta Elia, nel venticello all’entrata della caverna sull’Oreb (Sinai) e, ai discepoli e a Pietro, nella persona di Gesù , al termine di una nottata trascorsa sul lago in tempesta. Tempesta e pace, incubo e serenità si fronteggiano in questi due scenari. Dio non va ricercato nei fenomeni straordinari, clamorosi, scioccanti, ma nella semplicità, nel silenzio, nella monotonia della storia  (I lett. ). San Francesco lo sentiva nella natura, da toccarlo quasi con mano; certo ci vuole una disposizione ed un’apertura, soprattutto di ordine morale così come  diceva qualcuno: “Mettiti in condizione di credere in Dio e non dubiterai della sua esistenza”. Quando nella vita c’è ordine e pulizia, diventa più facile scoprire Dio. Scriveva una famosa poetessa: “Tu mi cammini a fianco, o Signore, orma non lascia in terra il tuo passo. Non vedo Te; ma sento e respiro la tua presenza in ogni filo d’erba, in ogni atomo d’aria che mi  nutre” (Ada Negri). Penso sia proprio questo il mistero segreto della fede: vicinanza e silenzio, luce e oscurità, paura e fiducia. Sono i sentimenti che devono aver provato Elia e Pietro. Sentimenti che possiamo provare tutti noi che pur credendo di credere, tante volte ci sentiamo affondare nei dubbi, nella paura, nella disperazione… La fede ci permette di camminare al buio, con la sicurezza che Qualcuno veglia su di noi. La fede non ci facilita la strada. Semplicemente la fede dà un senso alla vita. Ci troviamo tutti sulla barca della Chiesa, che sembra sempre affondare, talvolta dalle onde di tanti pericoli, di tanti scandali, di tante ideologie che l’attaccano da tutte le parti, dalle feroci e insulse persecuzioni, con attentati ai luoghi di culto, credendo di affondare questa barca con pretese  e micidiali persecuzioni, (vedi le numerose sette), ma su questa barca c’è Cristo: Non abbiate paura!… Ciò che salva la barca non sono le qualità e il coraggio dei marinai. La garanzia più sicura contro il naufragio è la fede. Non siamo super-uomini. Eppure ci sentiamo al sicuro; e lo siamo soprattutto quando ci sentiamo capaci di metterci in ginocchio, e con la fede ripetiamo: ”Tu sei veramente il Figlio di Dio”.

BUONA DOMENICA

                                                                                  don luigi corsi

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Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma - Moltiplicazione dei 5 pani e dei 2 pesci

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma – Moltiplicazione dei 5 pani e dei 2 pesci

3 agosto2014

 XVIII  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 14,13- 21 “Gesù, sceso dalla barca vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, si accostarono i discepoli e gli dissero: il luogo è deserto ed è ormai tardi: congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare…Gesù disse ai discepoli: Date loro voi stessi da mangiare. Gli risposero: Non abbiamo che cinque pani e due pesci! Egli allora, ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati”   (dal Vangelo)                                                                                        Questa è la Domenica del cibo miracolosamente moltiplicato e della fame miracolosamente saziata. Cinque pani e due pesci diventano una quantità di cibo così abbondante da sfamare una folla numerosa. La fame prodigiosamente saziata era più spirituale che materiale, in quanto stimolava gente che aveva dimenticato il cibo del corpo per rimanere vicina a Gesù, per ascoltare la sua parola e ottenere da lui la guarigione dei malati. Anche il profeta Isaia (nella prima lettura della Messa) parla di Dio che offre al suo popolo acqua, pane, e altri cibi succulenti. (Is. 55,1-3) Comprendere il senso letterale di questo  miracolo è fin troppo facile. Gesù si trova nel deserto ed è attorniato da una folla innumerevole: soltanto gli uomini sono cinquemila e ci sono tra loro molti malati. Ormai si fa sera e i Discepoli sollecitano il Maestro a congedare la folla perché vada nei “ villaggi” a comprarsi da mangiare, ma Gesù risponde: ”Non occorre che vadano date loro voi stessi da mangiare”. Noi sappiamo bene come andarono le cose: del pane miracoloso tutti ne mangiarono a sazietà, ma non abbiamo capito che il miracolo ha bisogno di essere attualizzato, cioè ripetuto anche oggi.  Date loro voi stessi a mangiare” è un comando rivolto anche alla Chiesa che deriva dagli Apostoli. Pertanto la Chiesa che ha fra gli altri, anche il dovere di dare da mangiare agli affamati. Certo non è questo il suo dovere principale, ma nel tempo in cui la fame uccide milioni di persone in tutto il mondo, è un delitto non provvedere il pane a chi ne è privo. E’ vero che oggi, come in tutti i tempi, la Chiesa  sente vivissima la sofferenza della fame dei popoli e corre in loro aiuto, ma molti figli della Chiesa restano ancora chiusi davanti alle sofferenze dei loro fratelli. Non si tratta solo dei cristiani ma è la società che si allontana sempre più dalla compassione e dalla richiesta di Gesù. Leggiamo dai giornali che sono a rischio 854 milioni di esseri umani per denutrizione. In Italia, dove quasi tutti si proclamano cristiani, si getta ogni anno nelle immondizie una quantità di pane, di carne, e di ogni specie di cibi che basterebbe a nutrire un popolo di quattordici milioni di abitanti. Queste sono stime fatte da persone qualificate e competenti, considerazioni che fanno rabbrividire. La verità che emerge nel Vangelo odierno è che nel cuore di Gesù arde un amore infinito per l’uomo. E’ ancora l’amore per l’uomo a far brillare, nei gesti compiuti nel miracolo della moltiplicazione dei pani, la previsione, la volontà di offrire un pane divino che si identifica col corpo di Cristo. La piccola e povera risposta dell’uomo sia quella di avere le caratteristiche espresse da San Paolo (II lett.) quando esclama: “Chi ci separerà, dunque, dall’amore di Cristo? …Né presente, né avvenire, né altezza, né profondità, né creatura alcuna potrà mai separarci dall’amore di Dio che è in Cristo nostro Signore” (Romani 9,1-15) L’amore che Dio porta all’uomo è sempre dono e proposta; come tale attende una generosa risposta. Sarà necessariamente piccola e povera la risposta dell’uomo, ma dovrà avere le caratteristiche della carità divina: sincerità, fedeltà, continuità, così ben espressa dall’Apostolo Paolo.

BUONA DOMENICA

                                                                                don luigi corsi

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Trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra

Trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra

27 LUGLIO 2014

 XVII  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 13,44- 52 Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va,…vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei Cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Il regno dei cieli è simile anche ad una rete gettatanel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, seduti, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni  e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.”                                                                                            (dal Vangelo)   Vivere vuol dire scegliere. Non si vive senza scegliere, senza impegnare tutte le proprie forze per qualcosa che valga la pena. E’ questa la proposta delle letture di questa domenica, specialmente, quella del Vangelo che chiude anche il ”capitolo 13° delle Parabole”, dove Gesù invita a dare tutto. Gesù non vuole dire che il Regno di Dio è simile ad un tesoro o alla perla, ma piuttosto che al Regno di Dio capita la stessa cosa che è raccontata nella parabola, e cioè, che colui che l’ha trovata, fa di tutto per impossessarsene subito. Il centro dell’attenzione è, quindi, la decisione dell’uomo per l’acquisto della  perla o Cristo. Cristo richiede una decisione assoluta non tentennamenti, non mezze misure: entrare nel suo Regno con gioia come è per colui che ha trovato il massimo delle sue aspirazioni. Con le parabole del Regno Gesù ha inteso annunciare una situazione in cui Dio veniva riconosciuto come tale dagli uomini e da ciò la sconfitta di tutte quelle forze (zizzanie – roveti soffocanti, il buon seme, ingiustizie, violenze, disperazione), tutte cose che non danno vita ma che conducono alla morte. Nelle parabole di queste domeniche dobbiamo notare una provocazione che ci riguarda direttamente; è quella in cui Gesù dice che la zizzania è stata seminata in mezzo al grano mentre “ tutti dormivano”. I discepoli di allora, quasi a discolpa e per un rigurgito di orgoglio domandono: “Vuoi che andiamo ad estirparla?” Gesù invita a svegliarsi. Non è il momento della conclusione. Adesso è il tempo della evangelizzazione e della testimonianza. E proprio con le parabole di oggi, del tesoro nel campo e della perla preziosa e della cernita: buoni e cattivi alla fine dei tempi. Il campo, lo dice Gesù stesso, è il mondo: nel profondo delle sue re del Regno; bisogna saper scavare, prendere quello che ha valore vero e lasciare il resto. La perla è la grazia, la vita con Dio. Dobbiamo essere disposti a vendere tutto, pur di non perdere il vero tesoro che è Cristo. Siamo cristiani, Abbiamo scelto Cristo e, con lui , tutti i valori del suo Vangelo. La vita cristiana se sempre non è facile, sempre può essere felice. “Non può diventare cristiano chi non sa preferire la perfezione difficile alla mediocrità facile” (Paolo VI). L’amore totale per Dio non spegne gli affetti umani, anzi li rende più belli. Per questo qualcuno ha detto: ”Il cristiano è una persona sotto il segno del più”. Fare la cernita dei pesci è l’ultima delle sette parabole che formano questo discorso di Gesù. Si tratta della scena conclusiva della pesca, dove, a riva, avviene la cernita In cui i pesci buoni vengono raccolti nei canestri; i cattivi vengono gettati via. Con questa cernita Gesù raffigura l’esito finale del mondo. Il destino ultimo della storia dove, finalmente, si avrà una Comunità di Santi. Per farne parte occorre presentarsi sotto il segno di un” più” .

BUONA DOMENICA

                                                                                  Don luigi corsi

George Braque - Campo di grano (1952) (Collezione privata Zurigo)

George Braque – Campo di grano (1952) (Collezione privata Zurigo)

 20 LUGLIO 2014

XVI  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

  Matteo 13,24-43 Il regno dei cieli è simile ad un uomo che ha seminato il buon seme nel campo. Quando la messe fiorì, ecco apparve anche la zizzania. I servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Solo al momento della mietitura dirò ai mietitori di cogliere prima la zizzania e legarla in fasci per poi bruciarla; il grano andrà messo nel mio granaio! Il regno dei  cieli è simile ad un granellino di senapa che un uomo semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è il più grande degli altri legumi e diventa un albero. Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti.”      (dal Vangelo)                                                                                  Continua la lettura del  “Capitolo delle Parabole”, il 13° del Vangelo di Matteo, iniziato la scorsa Domenica con quello del seminatore. Abbiamo una trilogia incentrata sullo stesso tema: Il Regno di Dio – la Chiesa dal suo inizio fino alla fine dei tempi. Delle tre parabole la più significativa è quella della zizzania, ma molto esplicative sono anche le altre due: quella del seme di senapa e quella del lievito. Notiamo anche, come nel caso del “seminatore” così, per il caso della zizzania, l’evangelista allega una spiegazione-commento che è quasi certamente  una delle prime omelie della Chiesa delle origini. Comunque la sostanza sembra essere che non c’è motivo di allarmarsi se della zizzania è stata seminata in un campo di grano, né è il caso di intervenire precipitosamente. Un proverbio arabo recita: ”Se c’è un rimedio, perché ti arrabbi? Se non c’è rimedio perché ti arrabbi?” La tolleranza generosa, la sopportazione serena, la pazienza,  è difficile da esercitare ma alla fine offre risultati straordinari. E’ quanto ci vuol far capire Gesù riguardo alla sua Chiesa. Dio è paziente e misericordioso, “lento all’ira e pieno di misericordia”. Da lui dobbiamo imparare l’arte della pazienza e della tolleranza. Soprattutto in una società, come la nostra, in cui sembra prevalere l’odio, il disprezzo, l’intolleranza, l’arroganza. Diceva giustamente S. Agostino: “Perché non dovrei sopportare gli altri, se Dio sopporta me?” E ora, se Dio agisce così con noi, perché non lo dovremmo fare anche noi con gli altri? Come ha detto il famoso filosofo, Rousseau: ”La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce”. Ancora una volta, come nella parabola del seminatore, lo stato d’animo che Gesù vuol comunicare è quello della fiducia e della sicurezza. Ascoltando o leggendo il Vangelo di questa domenica, ci accorgiamo che Gesù parla e semina nel cuore di tutti gli uomini e donne. E…Attende con pazienza! La responsabilità è nostra: Come accogliamo il seme, come accogliamo la Parola di Dio, quale frutto ne facciamo. La nostra è una Religione dell’ascolto, più ancora della ricerca. Già Pitagora diceva: ”Chi parla semina: chi ascolta raccoglie”. Oggi, si dice, viviamo nella civiltà dell’immagine; occorre invece sviluppare di più la civiltà del pensiero e dell’ascolto. Perché, sapere ascoltare è meglio che saper parlare. Per concludere, le altre due immagini dello sviluppo del Regno di Dio: la senapa col suo filino d’erba che diventa albero, il pugno di lievito che fermenta la massa  di farina. Due immagini che indicano la vita della Chiesa fino alla fine dei tempi che tende ad abbracciare l’umanità intera per una glorificazione senza fine.

BUONA DOMENICA

don luigi corsi

 

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V. Van Gogh Il Seminatore (1888)

V. Van Gogh Il Seminatore (1888)

13 LUGLIO 2014

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo 13,1-23 Il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava, una parte del seme, cadde sulla strada  e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra, subito germogliò perché il terreno non era profondo…e non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta” (dal Vangelo) Le parabole sono difficili. Anche se, a prima vista appaiono facili da essere comprese, però ad un esame un poco approfondito si rivelano difficili tanto che i sapienti del mondo non ci capiscono nulla e Gesù li descrive come ciechi e sordi. Chi voglia vedere e udire il vero senso di questa parabola, deve innanzitutto riconoscere che Gesù è allo stesso tempo il seminatore e il seme. Egli è infatti la parola di Dio inviata a salvare il mondo. Non fa meraviglia che il seme stesso sia sparso con prodigalità, senza limiti, e non c’è più da meravigliarsi se il seminatore semina sulla strada sulle pietre e sulle spine. Dio si dona a tutti, senza eccezione e senza misura. Il seme è la parola di Dio, anzi Gesù stesso; ma se è così, come mai tre parti di quel seme non danno frutto? Gesù è Dio, quindi onnipotente; la sua Parola è creatrice di vita soprannaturale, perchè così spesso non crea? Riflettendo con un po’ di attenzione ci accorgiamo che tutta la colpa è del terreno, e fuori di metafora, la colpa è di chi è raggiunto dalla parola che “ci ha creati senza di noi , ma che non ci salva senza di noi” (S.Agostino) Se manca la nostra collaborazione con la Parola, i frutti non vengono. L’ascoltatore rappresentato nel terreno buono è colui che ascolta e che comprende, e, non solo con l’intelligenza, ma con la volontà di fare scendere la Parola nell’intimo del cuore e di accogliere tutte le sollecitazioni e tutte le richieste. Quando c’è una simile comprensione, il raccolto è miracoloso: un terreno buono dà già il trenta per uno, un terreno migliore dà il sessanta, un terreno ottimo dà il cento per uno. Importante è che il terreno sia fertile, e allora anche una resa del trenta per uno è già strepitosa, sia nell’agricoltura degli uomini, sia nell’agricoltura di Dio. Purtroppo ci sono categorie di ascoltatori che “odono e non comprendono” allora il seme va perduto. L’uditore che somiglia alla strada è impenetrabile: su di lui la Parola rimbalza. Quello che risponde al terreno sassoso, è un superficiale che si entusiasma e non persevera: promette tutto e non mantiene nulla. L’uditore che risponde al terreno spinoso è un materialista che preferisce i piaceri alle esigenze severe della Parola. Quello del terreno buono è colui che accoglie la Parola di Dio e la mette in pratica portando molto frutto. Ora è necessario domandarci: a quale tipo di terreno assomiglio io ? Domanda da non eludere.

BUONA DOMENICA

don  luigi corsi

 

Cristoforo di Bindoccio Sec. XV Apparizione ai discepoli nel cenacolo - Pienza, Museo Diocesano

Cristoforo di Bindoccio Sec. XV Apparizione ai discepoli nel cenacolo – Pienza, Museo Diocesano

6 LUGLIO 2014

 XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 11,25-30 “Gesù disse. Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli… Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso è leggero”. ( dal Vangelo) La lettura evangelica di questa domenica ci propone tre idee distinte: a)    innanzitutto costatiamo la presenza di un inno di lode innalzato da Gesù al Signore dell’universo; brano molto significativo perché ci permette di penetrare i sentimenti e, più in generale, il mondo interiore di Cristo colto nel suo straordinario rapporto con il Padre. b) viene, poi, una sentenza autoplocamatoria in cui Cristo rivendica un              rapporto di reciproca conoscenza con il Padre: “ nessuno conosce il Padre se non il Figlio”. c)   Infine, sottoforma di detti sapienziali, c’è un duplice motivato invito agli oppressi perché si affidino a Gesù che è il maestro, non oppressore né violento. Da questa panoramica, ci portiamo ad evidenziare alcune caratteristiche del messianismo di Gesù, sottolineato dall’espressione “ mite e umile “. Ai miti è promessa la serenità, la pace, il possesso della terra. Alla pace è collegata anche la prima lettura, (Zaccaria 9,9-10), essa è il primo dei beni messianici; indica l’armonia globale tra uomo e uomo, tra uomo e natura, tra uomo e Dio. Seguire Gesù significa incamminarsi verso una tranquillità che dà, veramente, ristoro all’anima. Chi può seguire Gesù? Richiesta impervia ma non impossibile. I beni del Signore si raggiungono solo se si è miti e umili, capaci di perdonare, senza presunzioni e coscienti che tutto viene da Lui. S, Agostino ci esorta: “ Dove c’è umiltà, c’è pure la carità. L’umiltà è la prima medicina di cui abbiamo bisogno”. Perché Gesù, a differenza di altri”liberatori” assume le vesti del “ servo sofferente” verso colui che ha bisogno di salvezza? Perché prende su di sé la sofferenza del mondo facendosi mite e umile. Solo attraverso l’assunzione del negativo del mondo, il mondo può mutare. Al suo seguito possono avanzare tutti e solo coloro che sanno assumere e accettare il suo “giogo” con umiltà e mitezza, Non ci soffoca perché il suo peso è “dolce e leggero”. Abbiamo ancora notato che Dio comunica la sua conoscenza (intimità) ai “piccoli” attraverso il Figlio: Il sapiente, lo scriba, il potente sono esseri “ colmi di sé” di progetti, di ideologie, pronti a donare (sacchi pieni), ma incapaci di ricevere, di accogliere. Il “piccolo”, nella dura esperienza di ogni giorno,  si è svuotato di tutto, di sé, di sistemi altrui. Così vuoto, è pronto ad accogliere un”altro”, che lo riceve come dono di gioia e di pace. Il “giogo dolce” di Gesù, è un dono dell’Alto che ci prende e ci salva.!

BUONA DOMENICA

                                                                          don  luigi corsi

Abbraccio dei SS. Apostoli Pietro e Paolo a Gerusalemme

Abbraccio dei SS. Apostoli Pietro e Paolo a Gerusalemme

29 GIUGNO 2014

 SANTI PIETRO E PAOLO

  Matteo 16,13-19 “Simon Pietro disse: Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente. E Gesù: Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico:  Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” (dal Vangelo) La liturgia della Parola ruota attorno a queste due “colonne” della Chiesa Pietro e Paolo. La festa odierna, infatti, unisce insieme Pietro e Paolo, i due Apostoli, principali attori del nascere della Chiesa. Due Apostoli così diversi che la Chiesa ha unito insieme nel momento del martirio e nel momento della gloria. La missione di Pietro: confessa che Gesù è il Figlio di Dio. Lo è per primo e quale porta-parola di tutti gli altri undici. Per questa affermazione riceve l’elogio del Cristo. Quando Pietro confessa che Cristo è il Figlio di Dio, egli è pietra, tiene le chiavi,  lega e scioglie. L’Apostolo Pietro diviene, così, la roccia sulla quale Gesù getta le basi di quell’edificio che è la Chiesa, di cui, però, Egli sarà sempre ”pietra angolare” insostituibile. Su di lui deve gravitare la solidità della casa quando sopravviene la tempesta e quando soffiano i venti. Ma badiamo bene: la pietra regge una costruzione che non è sua: la Chiesa è di Cristo: “Edificherò la mia Chiesa”. La comunità radunata da Dio per la preghiera, il culto, la celebrazione, resta del Signore e Pietro non è  padrone. A lui spetta soltanto dare del terreno solido ad essa perché essa sussista. La pietra, non è tutto l’edificio ma ne è soltanto la base, e questa base non sarà personale ma di chi in quanto Pietro o suo successore confessa che Gesù è il Figlio di Dio. La “pietra” è quel mondo visibile su cui avanza la salvezza di Dio. Ecco cos’è Pietro. La metafora delle “chiavi”, esplicita il contenuto del suo carisma di “pietra”. Pietro è designato quale custode del regno. Dovrà stare attento a non chiudere il regno in faccia agli uomini. Infine Pietro è chiamato a sciogliere e a legare. Egli, cioè, quale responsabile è garante della evangelizzazione insieme a tutti gli altri membri del collegio, allo scopo di garantire l’autenticità e l’unicità della dottrina e della morale. Nella seconda lettura della messa notiamo uno schizzo autobiografico (anche letteralmente felicissimo) una sua propria figura quella di S. Paolo , accanto a quella di Pietro. Paolo precisa il punto focale del suo futuro Apostolato dichiarando che il “Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo”. Simpatica e significativa fu la visita a Cefa  (Pietro) dove  rimase, come ospite carissimo, per quindici giorni. Questa visita avvenne a Gerusalemme tre anni dopo la sua conversione( a 36 anni). Paolo: mostrò la sua umiltà, riconoscimento di Pietro come capo degli Apostoli, confronto sul contenuto della sua evangelizzazione e approvazione da parte del capo della Chiesa, Pietro.

BUONA DOMENICA

don luigi corsi

 

Stefano di Giovanni detto il Sassetta - Ultima cena Sec XV Siena Pinacoteca nazionale

Stefano di Giovanni detto il Sassetta – Ultima cena Sec XV Siena Pinacoteca nazionale

22 GIUGNO 2014

CORPO E SANGUE DI CRISTO

Giovanni 6,51-58 “Gesù disse ai Giudei: Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo…Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita” dal (Vangelo) “Interroga la vecchia terra e ti risponderà sempre con il pane e con il vino”. Queste parole del poeta francese Claudel dipingono suggestivamente i due segni da cui parte la grande celebrazione eucaristica odierna ( Ravasi). Essi, simboli, non sono solo realtà materiali di sopravvivenza, risposta della ”vecchia terra” al lavoro dell’uomo; non sono solo realtà materiali per la sopravvivenza fisica delle creature. Pane e vino e acqua rimandano a valori più alti come simboli di Comunione, di Amicizia, di Intimità. Cristo offre la sua persona (di fronte ad un gruppo di ebrei allibiti), come alimento della vita del credente. “La mia carne è vero cibo, il mio sangue vera bevanda” Attraverso l’Eucarestia il fedele andrà in Comunione col Cristo, è strappato alla sua mortalità (“Io lo risusciterò”) e inserito nel mistero della vita divina (“Avrete in voi la vita”). Ma in quale momento Gesù pensò di realizzare quanto aveva promesso?   Fu la sera più triste della sua vita terrena tradito da Giuda, di fronte ai discepoli tentennanti e paurosi, Egli ci lasciava il dono più grande dando tutto se stesso a noi, all’umanità con il pane e con il vino trasformati nel suo Corpo e nel suo Sangue. In quel Cenacolo si realizzò la Prima Comunione per i discepoli e per il mondo. Sempre, in quella drammatica sera, si ebbe il dono del Sacramento dell’Ordine per perpetrare nel tempo il grande mistero d’amore ”Fate questo in memoria di me” Cristo ci amerà fino alla fine del tempo; non ci lascerà orfani e ci nutrirà nel tempo per l’eternità. Ma noi rispondiamo adeguatamente a questo amore concretizzato da parte di Gesù? Siamo consapevoli e coscienti che nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa? E allora perchè  la releghiamo ad una misera mezz’ora settimanale? Quanta trascuratezza, quanta noia nelle nostre Messe! Davvero, le cose divine bisogna amarle per capirle. Certo non riusciremo mai a comprendere il mistero dell’ Eucaristia. Ma almeno viviamo con più rispetto e devozione! Partecipiamo con più fede, e non da spettatori se vogliamo che la nostra vita ne esca trasformata. Sulla porta di una chiesetta è scritto: ”Qui si entra per amare Dio. Da qui si esce per amare il prossimo”. Ricordiamoci che qui celebriamo un mistero di amore. Se lo celebriamo bene, quando usciremo saremo capaci di amare. E’ un sogno? Dice un proverbio: ”Se a sognare sei solo il tuo sogno è solo un sogno. Ma se a sognare siamo in tanti, allora il sogno comincerà a diventare realtà”.

BUONA DOMENICA

 don luigi corsi

Girolamo da Cremona e Liberale da Verona - (Sec. XV) Visione di Isaia della potenza di Dio

Girolamo da Cremona e Liberale da Verona – (Sec. XV) Visione di Isaia di Dio

15 giugno 2014

 SANTISSIMA TRINITA’

 Giovanni3,16-18  “Gesù disse a Nicodemo: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (dal Vangelo).   In Dio il primato non è quello della giustizia che punisce ma quello dell’amore che perdona. C’è, quindi, un dono del Padre e un dono del Cristo, ma entrambi sono finalizzati alla liberazione dell’uomo dal male. La Trinità entra nell’esistenza di ciascuno di noi offrendo la grazia del Cristo, l’amore del Padre e la Comunione con lo Spirito Santo. E’ il saluto di ingresso della celebrazione odierna, festa della Santissima Trinità. A questo punto una richiesta inquieta il nostro cervello. Potremo mai entrare in questo mistero trinitario per acquisirne l’intima essenza? Pretesa purtroppo impossibile per i nostri parametri. Trinità, mistero: La parola “mistero” rimanda al silenzio, e sappiamo che in amore è più eloquente delle parole. Nella fede, davanti al mistero, questo è l’unico atteggiamento che possiamo avere. La contemplazione diventa la pienezza del dialogo con Dio: stare davanti a Dio in silenzio, in abbandono è ascolto, parola, intimità. Invece di perderci in ragionamenti, dovremo ripetere: ”Non ti chiedo niente, mio Dio, tu sei lì ed è abbastanza” ( P. Clodel). Nell’oscurità luminosa del mistero, all’uomo non resta altro che immergersi e perdersi nell’abbraccio infinito di un Dio che, se è un mistero, è soprattutto un mistero d’amore. Certo, questa situazione dell’uomo può far paura. Ma per chi ha il dono della fede, è convinto che, proprio nel mistero, Dio nasconde una segreta armonia. Ritorniamo al silenzio davanti a Dio. Al silenzio e all’adorazione per poter intuire nella storia l’agire segreto di Dio, convinti che il nostro rapporto è silenzio, tacere, ascoltare. Tacere e contemplare, tacere e attendere, tacere e amare. E’ Gesù che mediante lo Spirito di verità, ci annuncerà tutte le cose future. Ci eravamo illusi che i grandi ritrovati della tecnologia avessero potuto allontanare il mistero e col mistero, la poesia. Ma il risultato è che la vita dell’uomo è diventata soltanto più vuota e volgare. L’uomo sta diventando soltanto l’ingranaggio di una macchina che divora tutto e tutti. Alcune espressioni di grandi intelligenze sulla vita di questo Dio- Trinità: Il profeta Isaia: “Veramente tu sei un Dio misterioso”. Goethe: “ La felicità del pensatore è sondare il sondabile e venerare in pace l’insondabile”. S. Agostino: “Se comprendi, non è più Dio”. “ Quanto è piccolo l’animo umano per contenere il divino”. Vctor Hugo: “Dio è l’invisibile  evidente”. Silvio Solero: ”Con Dio il mondo è un mistero; senza  Dio il mondo è un assurdo”. Affidiamo sempre più la nostra vita a un Dio che, pur essendo misterioso, è sempre un Padre.

BUONA DOMENICA

                                                                               don luigi corsi

Maestro di Sant'Eugenio (1330-35) Pentecoste - Miniatura (part.) Venezia, Fondazione Cini

Maestro di Sant’Eugenio (1330-35) Pentecoste – Miniatura (part.) Venezia, Fondazione Cini

8 giugno 2014

Domenica di Pentecoste /A

Giovanni 20,19-23 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!” Poi alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi” (dal Vangelo) La prima Pentecoste è quella che Giovanni ambienta nella sera stessa del giorno di Pasqua. La seconda Pentecoste (descritta da Luca negli atti degli Apostoli, ambientata nel cinquantesimo giorno dopo la Pasqua) ci propone il simbolo del “Vento-Spirito” (Ravasi) e, cioè, la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo insieme con la Madre di Gesù. Lo Spirito, a Pentecoste, ha stravolto la vita degli Aposotoli e da quel giorno il fuoco ha cominciato a propagarsi nel mondo. È quanto succede anche a noi cristiani. Siamo un pugno di argilla, paurosi, timorosi, ma quando passa lo Spirito di Dio, diventiamo non solo corpo vivo, ma creature nuove, capaci di farci capire da popoli con linguaggio diverso. Lo Spirito mette anche dentro di noi un’energia misteriosa. Tocca a noi alimentarla, diffonderla, perché anche altri ne vengano pervasi e riscaldati. Purtoppo, qualche volta non ci rendiamo nemmeno conto dell’esistenza e dell’azione dello Spirito Santo in noi, anzi, molti lottano tutta la vita per spegnere questa fiamma, lasciando che la loro esistenza si esaurisca. E ciò avviene per la nostra controtestimonianza, la nostra poca coerenza. Non vogliamo essere scomodati. Vedete: c’è una sazietà, ai nostri giorni, che impedisce di aver fame di valori più alti. Ci contentiamo di vivere terra terra. Recita un detto dei Padri del deserto: “Il fuoco non s’infiamma nel legno umido. Lo Spirito non abita nell’animo che ama la comodità.” Non lasciamoci appesantire da una fede fatta di abitudini. Lasciamoci piuttosto scuotere dalla forza dello Spirito che dà la vita. Il nostro compito di Cristiani coerenti, credibili, coraggiosi è quello di diventare fuoco per gli altri sciogliendo il gelo della sfiducia. Ricorderete, forse, il verso di Cecco Angiolieri imparato a scuola: “Si fossi foco, arderei lo monno”. La nostra Chiesa nasce a Pentecoste. Ha migliaia di anni ma, è sempre giovane; le sue energie si rinnovano continuamente. Questo vecchio, maestoso e robusto albero della Chiesa anche se ha dovuto e deve subire le furiose tempeste, trova sempre nuove risorse per rinnovarsi. La Chiesa non è vecchia, è perenne; è sempre giovane e sa mantenersi tale. La Chiesa è la giovinezza del mondo perché Cristo continuamente la rinnova e lo Spirito della Pentecoste la spinge con il suo alito, verso quella vita che rinnova la faccia della terra.  Dobbiamo amare questa Chiesa, perché Cristo l’ha amata! Dobbiamo amarla soprattutto adesso, quando sembra diventato di moda attaccarla. “La Chiesa ha molti nemici, ma non è nemica di nessuno” (San Giovanni XXIII) “La Chiesa, arriva a dire Pasolini, sa essere inattuale oggi, per essere attuale domani”

Buona Domenica

don luigi corsi

Miniatore senese - Sec. XV Ascensione - Siena, Basilica dell'Osservanza

Miniatore senese – Sec. XV Ascensione – Siena, Basilica dell’Osservanza

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1° Giugno 2014

Ascensione del Signore  /A

 Matteo 28,16-20  “Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato, Gesù avvicinatosi disse loro: Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (dal Vangelo) Nei grandi testi della solenne liturgia della festa dell’Ascensione vediamo apparire una stessa scenografia spaziale. Il Cristo della Pasqua ascende verso il cielo, dal sepolcro scavato nella terra il Cristo sale fino al trono divino, dal regno della morte e della fine passa nel regno della vita e dell’infinito. Certamente l’Ascensione di Gesù al cielo pone una questione imbarazzante: Dove è andato a finire il Corpo glorioso di Gesù? Abolite ormai le distanze tra la terra e il cielo, manca ogni punto di riferimento nell’universo per poter dire: là è la sede della gloria visibile di Dio. Ma un’altra domanda si affaccia: è proprio necessario pensare ad un luogo dove sono i corpi gloriosi di Gesù e la Madonna? La risposta è difficile. Anche se il Signore ci ha fatti così, con il desiderio e l’ansia della ricerca e dell’indagine su tutti i campi, non bisogna addentrarsi troppo nel mistero di Dio. Un punto fermo, però, rimane: La glorificazione Corporale di Cristo dovunque e comunque avvenga è primizia della glorificazione del nostro corpo: Promessa immensa! Del resto a  ben pensarci non può essere diversamente. La sopravvivenza della nostra anima non è sufficiente! L’ uomo non è solo anima , ma anima e corpo. Lo spirito umano non può esplicare le attività superiori dell’intelletto senza il concorso del corpo. Dio, volendo accordare all’uomo una vita eterna che del resto è richiesta dalle qualità stesse dell’anima non può ecludere il corpo, diversamente non si avrebbe una persona umana. Tutto questo né spiega né complica il mistero, ma solo , enumera dei punti di orientamento, direttive di pensiero che facilitano la ragione nel raggiungimento di verità superiori consone alle attese della famiglia umana. A proposito così si esprime uno scrittore: “Niente è serio e completo per l’uomo se non si ripercuote sul suo corpo. Dio stesso quando ama l’uomo sino al segno supremo, gli si dà corporalmente, si impegna in una Incarnazione, istituisce un sacramento del corpo e del sangue, redime l’umanità  sacrificando il suo corpo sulla croce.” Cristo prima di ascendere verso il cielo, riassume la missione di coloro che prolungheranno la sua presenza nel mondo e nel tempo. L’essenziale è qui: portare al mondo il pensiero di Cristo. Il potenziale del Vangelo di Cristoo. La nuova umanità è la creatura, il neonato da battezzare. A questa creatura, tutta assorbita dalla sua dimensione terrena, e pur sempre ricca, è più interessante offrire le promesse di Cristo che portano glorificazione totale: anima e corpo.

BUONA DOMENICA

                                                                        don luigi corsi

Cristoforo di Bindoccio e Meo di Pero (?) - Sec. XV Apparizione ai discepoli a tavola Pienza, Museo Diocesano

Cristoforo di Bindoccio e Meo di Pero (?) – Sec. XV Apparizione ai discepoli a tavola
Pienza, Museo Diocesano

25 MAGGIO 2014

 VI   DOMENICA  DI  PASQUA  /A

 Giovanni 14,15-21  “Gesù disse ai suoi discepoli: Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere; perché non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi.”(dal Vangelo). Questa Domenica, conclusiva del ciclo pasquale, nella I  e nella III lettura ci viene presentato lo Spirito Santo come Paraclito e Consolatore di una  Comunità (Chiesa) che nel giorno di Pentecoste verrà presentata al  mondo. Il termine ”Paraclito“ riferito allo Spirito Santo è un termine forense che ha il Significato di Avvocato-Difensore. Gesù non lascerà orfana la sua Comunità perché resterà presente mediante il suo Spirito. Giovanni vede la vicenda del Cristo e della Chiesa come un grande dibattimento processuale: il Cristo è crocifisso, la Chiesa è perseguitata, l’accusatore (il mondo peccatore e Satana i vincitori). Ma  in realtà, sul piano soprannaturale, la morte in croce di Cristo e della Chiesa è proprio l’inizio della salvezza e quindi, il trionfo sulla morte. Di quanto si è verificato S. Pietro nella I lettera, 3,15-18, invita i cristiani a “rendere testimonianza” (ragione) della speranza  che è in noi. Pietro scriveva questa lettera ai cristiani perseguitati. I suoi consigli si ispirano a quella  che va sotto il nome della “ non violenza”. Essere trascinati davanti ad un giudice non deve spaventare. Nulla mette in imbarazzo quanto l’innocenza. Ad incoraggiare c’è l’esempio di Cristo, nessuno più innocente di lui, anche se fu trascinato davanti ai tribunali. La violenza non risolve anzi,  richiama violenza. La risurrezione di Cristo, come già detto, ha significato la vittoria del bene sul male. Le parole del Vangelo dette da  Gesù ci aiutano a spiegare a noi la nostra speranza, il nostro essere cristiani e discepoli del Signore. Sono parole che invitano ad una riflessione profonda. Solo quando assimilate e vissute potranno renderne testimonianza agli altri. Seguire Gesù, è credere in lui, nella certezza che le sue parole sono attuali, e che la via aperta è percorribile ancora oggi.Non siamo orfani, ma formiamo una vera famiglia col Padre e lo Spirito Santo. In Giovanni si identificano Pasqua e Pentecoste: fiducia nel superamento della morte e nella possibilità di continuare il cammino si identificano ancora amore e comandamenti. Tutto ciò è bello se lo viviamo ogni giorno. Gesù è molto esplicito: seguirlo  è amarlo, e amarlo è seguire i suoi comandi, non provare un sentimento, ma credere in certi ideali e conseguentemente organizzarsi nella vita. La strada aperta dal  Cristo non tornerà più una steppa purchè non si preferisca la tenebra alla luce.

 BUONA DOMENICA

                                                                                   don luigi corsi

Duccio di Buoninsegna Commiato di Cristo dagli Apostoli (Sec. XIV) Siena Siena Museo dell'Opera del Duomo

Duccio di Buoninsegna Commiato di Cristo dagli Apostoli (Sec. XIV) Siena Siena Museo dell’Opera del Duomo

DOMENICA 18 MAGGIO 2014

 

V  DOMENICA DI PASQUA /A

 Giovanni 14,1-12  “Tommaso disse a Gesù:  Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via? Gli disse Gesù: Io sono la via, la verità, la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscete anche il Padre. Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta. Gli rispose Gesù: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre… Le parole che io vi dico, non le dico da me ; ma il Padre che è con me compie le sue opere. (dal Vangelo) Il tema della liturgia della Parola è centrato sull’annuncio del Risorto fatto agli Apostoli sotto il particolare aspetto del suo essere Via, Verità, Vita. E’ un discorso di commiato agli Apostoli. Il Risorto prospetta l’architettura spirituale della Comunità che sta per nascere ( la Chiesa), il cui fondamento è Cristo” Via, Verità, Vita. Su questa base si ergono le pareti della Chiesa fatte da tante ” pietre vive”. Come dice S. Pietro: Sono i cristiani delle singole comunità locali che con  la stessa esistenza innalzano un tempio molto più nobile di qualsiasi artistico edificio di culto. All’interno di questo tempio si celebrano sacrifici spirituali (I lettera di S. Pietro, 2,8). All’interno della Chiesa ci sono i ministri del culto. Sono i Dodici che hanno l’impegno della preghiera e “ il ministero” della parola: l’annuncio del Vangelo, la testimonianza viva della risurrezione. Ma ci sono anche i sette, i Diaconi, coloro che si dedicano al servizio dell’assistenza nei confronti dei poveri. Fede e carità si intrecciano in modo inestricabile( Atti 6,1-7). C’è, infine, tutto il popolo di Dio come stirpe eletta, regale sacerdozio, nazione santa; essere testimoni del Cristo risorto in mezzo al mondo, rispondendo agli interrogativi e alla speranze dell’umanità” ( Ravasi). Abbiamo descritto il fondamento, le pareti, il culto, i ministri, il popolo della Chiesa di Dio. Il tutto fondato sul Cristo. Essa sale verso il Cristo e il Padre, con la sua base terrena e il suo vertice celeste. Nel Vangelo abbiamo notato tre parole che possono tormentarci o rassicurarci: “ Io sono la Via, La Verità, la Vita. Cristo è la Via: ci ha avvertito che non ci sono altre strade per giungere a Dio e arrivare all’uomo. Cristo è la  via della nostra vita, vale a dire che Egli è il supporto, la trama, la direzione, il metro della nostra esistenza. Cristo risorto è la via, una via che cammina essa stessa in noi e con noi; Cristo è il nostro” mio oggi”. La via porta dove io non so, ma finchè una via c’è, io posso camminare. Cristo-via ci fa essere liberi fino in fondo, ci fa superare la paura del nuovo. Cristo è la Verità: fra mille verità strombazzate in giro e che durano lo spazio di un mattino, fra i tanti falsi profeti che camminano per le nostre città, Cristo rimane l’unica verità. Cristo è la Vita:  S. Agostino esclama: “ Troppo tardi ti ho conosciuto, o Bellezza sempre antica e sempre nuova. Troppo tardi ti ho amato, Signore. Ti cercavo fuori, e tu eri dentro…”. Per concludere una riflessione di Paolo VI che venereremo Beato nel prossimo Ottobre. “E’ venuto un uomo, duemila anni fa, che ancora oggi ci tocca con il suo messaggio. Ma a differenza di tanti grandi uomini : (Buddha, Confucio, Maometto, Francesco, Gandhi, Marx), non ha detto:”sono un profeta, sono un teorico, sono un riformatore, sono un contestatore, sono un rivoluzionario( anche se lo è stato), ha detto semplicemente: “ Io sono la Via, la Verità, la Vita”. Sicchè Cristo rimane un passaggio obbligato per tutta l’umanità  

BUONA DOMENICA

                                                                                   don luigi corsi

Io sono la porta delle pecore (V° Sec.) - (Mausoleo di Galla Placidia Ravenna)

Io sono la porta delle pecore (V° Sec.) – (Mausoleo di Galla Placidia Ravenna)

11 MAGGIO 2014

IV  DOMENICA DI PASQUA /A

  Giovanni 10,1-10   “In verità vi dico: “Chi entra nel recinto delle pecore da un’altra parte, è un ladro e un brigante.  Chi invece entra per la  porta, è il pastore delle pecore. Le pecore ascoltano la sua voce, egli le chiama una per una e le conduce fuori. Cammina davanti a loro ed esse lo seguono, perché conoscono la sua voce… Io sono la porta delle pecore.  Chi entra attraverso di me sarà salvato. (dal Vangelo)   Ogni cammino ha bisogno di punti di riferimento, di “orme” da seguire, di modelli che incarnino le ragioni ideali che spingono in una certa direzione.   Che ne è del cammino cristiano nel tempo? Quali sono i modelli da imitare, quali tracce da seguire? Rispondono bene le letture della Messa odierna che cercheremo, in sintesi, di analizzare.   La prima lett. contiene il discorso di Pietro fatto nel giorno di Pentecoste, mettendo in luce un piccolo “credo” relativo al Cristo: Morte, Risurrezione, Glorificazione. ( Atti 2.14-36-41).   L’esito del conflitto tra l’azione soccombente dell’uomo e la reazione vittoriosa di Dio, si ripercuote in profondità sugli uditori generando un cambio di marcia; verso dove?   Pietro suggerisce quattro momenti dell’itinerario che si conclude con l’incorporazione alla Chiesa: la Conversione, il Battesimo, il Perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo; un cammino dunque ,senza tentennamenti, nel nome di Cristo:   II lett. Per uno toccato dal di dentro, com’è il credente, Cristo si fa “esempio” modello da copiare. Cristo si fa “orma” su cui porre il proprio piede, come per un cammino fatto insieme, lui avanti, noi dietro.   Un cammino impegnativo, sconvolgente questo, sulle orme di Cristo, sapendo che Colui di cui seguiamo le tracce è il Pastore e custode delle nostre vite. Pietro I lett.( 2,20-25).   E’ quanto il Vangelo odierno ci conferma con il termine col quale Cristo si è autoproclamato “ la porta delle pecore”.   L’allegoria è la somma di due immagini: il contrasto tra pastore e ladri; tra pastore ed estraneo.   Ricco è il senso della simbologia del Vangelo. Emerge anzitutto lo sfondo pastorale che intende significare Dio e il suo popolo. A Dio pastore legittimo, si contrappongono come “ ladri e briganti”.   Ricordiamo uno solo di questi terribili pastori attraverso una tragica dissacrazione del “Salmo del pastore”, fatta da un poeta americano drogato che così si esprime: L’eroina è il mo pastore, ne avrò sempre bisogno. Mi conduce ad una dolce demenza, distrugge la mia anima. Mi conduce sulla strada dell’inferno per amore del suo nome. Sì, anche se camminassi nella valle dell’ombra della notte, non temerei alcun male, perché la droga è con me. La mia siringa e il mio ago mi portano conforto…”   Al contrario della” demenza” manifestata, il vero pastore della nostra vita, Cristo, ci invita ad entrare nel suo recinto, a mangiare del nutrimento del suo pascolo, a sentirci guidati da lui, a conoscere la sua voce  eliminando ogni altra voce alternativa.

BUONA DOMENICA

 

                                                                                 don luigi corsi

Duccio di Buoninsegna Incontro sulla via di Emmaus Siena Museo dell'Opera del Duomo

Duccio di Buoninsegna Incontro sulla via di Emmaus Siena Museo dell’Opera del Duomo

4 MAGGIO 2014

III DOMENICA DI PASQUA

 

Luca 24,13-35    “In quello stesso giorno …due dei discepoli erano in cammino per un villaggio…di nome Emmaus.  Mentre discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro, ma i loro occhi erano incapaci di conoscerlo. Egli disse loro: ”Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?..” Vicini al villaggio…Gesù fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera…” Egli restò. Quando fu a tavola con loro, prese il pane…lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero, ma Lui sparì dalla loro vista”(dal Vangelo). La terza delle sette domeniche di Pasqua ha al centro una delle più straordinarie pagine di Luca, quella di Emmaus, divenuta ormai un grande simbolo liturgico (Eucarestia),  musicale  (Resta con noi – Bach 147! e letterario (si pensi alla splendida pagina che ad essa ha dedicato F. Mauriac nella sua”Vita di Cristo”) .  La trama di questo incontro di Emmaus è stesa da Luca in una specie di spartito in 4 atti.  Nel primo (vv 13-18) entrano in scena gli attori,due discepoli, Cleopa e un altro ignoto seguace di Cristo. Sono ”in cammino, discutendo tra loro col volto triste”. E’ un ritratto vivissimo della “crisi di fede, della delusione, della vana discussione per colmare un vuoto che si fa sempre più angosciante.” Ma si accende una piccola luce: c’è un altro uomo con cui parlare. Eccoci allora alla seconda scena (vv. 19-24) in cui il credente che sta per scivolare verso l’incredulità pronuncia, sfiduciato, quelle amare riflessioni: “Quel Cristo in cui si era sperato era stato, sì, un uomo potente in parole e opere ma la sua fine è stata un fallimento (i nostri sacerdoti e capi l’hanno  crocifisso), anche se delle  donne illuse sono venute a dirci di aver avuto una visione di Angeli)” A questo punto, in crescendo, si apre il terzo atto (v. 25-27). L’estraneo, rimprovera e fa riflettere, (attraverso un viaggio nelle Scritture, ritmato dai passi del viaggio verso Emmaus), quanto era stato predetto circa il Messia. A quelle parole il cuore dei due discepoli ritorna ad “ardere”. Non è ancora la fede ma vengono ricordati quei giorni in cui avevano per la prima volta ascoltato Gesù di Nazaret. La meta spaziale è raggiunta, Emmaus.  Ma nel quarto atto (vv. 28-35) è raggiunta anche la  meta spirituale. Luca, ai gesti di quella cena, in una modesta casa palestinese, sostituisce, quasi in dissolvenza, i gesti di un’altra cena, quella dell’ultima sera terrena del Cristo : “Egli prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e  lo diede loro.” Davanti al pane eucaristico spezzato i loro occhi si aprirono e lo riconobbero. Riconoscere nella Bibbia è il verbo della fede. La scintilla che era iniziata ad “ardere” durante il viaggio ora è come se fosse un incendio. Essi “partono senza indugi“ per annunziare a Gerusalemme e a tutti la loro gioia.

BUONA DOMENICA

                                                                     don luigi corsi

 

Lippo Vanni Incredulità di Tommaso, miniatura Sec. XIV (Collegiata di Casole d'Elsa)

Lippo Vanni Incredulità di Tommaso, miniatura Sec. XIV (Collegiata di Casole d’Elsa)

27 APRILE 2014

II DOMENICA DI PASQUA

 GIOVANNI   20,19-31  “I fratelli erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”( At. 2)  “Venne Gesù a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente! Rispose Tommaso: “ Mio Dio e mio Signore “Gesù gli disse: “ Perchémi hai veduto hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”( dal Vangelo). Uno scrittore umorista ha detto: “Se dici ad un uomo che nell’universo ci sono migliaia di stelle, ti crederà. Ma se gli dici che una panchina è stata verniciata di fresco, la toccherà per essere sicuro”( Heng) E’quantoavviene all’apostolo Tommaso. Le domeniche che stanno tra Pasqua e Pentecoste sono caratterizzate,  nella liturgia della Parola, dalla sola lettura del Nuovo Testamento e ciò perché, con la morte e Risurrezione di Cristo, siamo entrati nei tempi nuovi, posti in “ novità di vita”.  Ciò manifesta chiaramente la nuova situazione del cristiano, da cui deriva un comportamento di gente  da Nuovo Testamento.  E’ ciò che viene prospettato già da questa domenica nelle lettere di S. Pietro in cui si afferma che, come cristiani, siamo nati a Pasqua, “ rigenerati mediante la Risurrezione”: Sacramentalmente, per il Battesimo; esistenzialmente per la fede. La fede, nel Vangelo odierno, ha la sua celebrazione nella esperienza di Tommaso. Percorso faticoso. Egli si fida del suo piccolo orizzonte di “buon senso”, legato al” toccare” e al “vedere”. Anche nell’ultima cena si era rivolto scetticamente a Gesù che annunziava la sua partenza per un altro orizzonte: “ Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via. Ora egli non sa superare la crisi del Venerdì Santo. Se non metto il dito…” Ma ciò che Cristo esige da lui non è solo di scoprirlo come Maestro e Messia , Egli vuole che Tommaso giunga  alla professione di fede piena; quella di “figlio di Dio, inviato dal Padre per la salvezza dell’umanità. Ha detto qualcuno: Tommaso, con tutta la mano si schiaffeggia la fronte dandosi dell’imbecille”. Sempre sulla fede qualche citazione: Diceva S. Agostino: “ La fede consiste nel credere ciò che non si vede”. Victor Ugò : “ Credere è difficile. Non credere è impossibile. Pascal: Dio ha creduto come si crede al sole”. Oggi però è una domenica eccezionale che non possiamo trascurare: La proclamazione  di due eccezionali pontefici: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II che saranno elevati agli onori dell’Altare.  Papa Giovanni: il papa buono, colui che si è fatto amare per la sua umiltà, operosità per conciliare e indicare soluzioni alle opposte inimicizie tra Stati. Circa la Chiesa: L’indizione del grande Concilio Ecumenico per risvegliare la Chiesa dalla sua indolenza. Giovanni Paolo: (il cavatore di pietre), impossibile comprendere la figura di Papa Wojtyla e la sua poliedrica  opera alla guida della Chiesa universale se non si tiene presente il retaggio di fede e di storia, una storia spesso tragica, che ha recato con sé dalla sua Polonia, con le sue esperienze vissute, le prove che ha affrontato. Ma la sua umanità, la giovinezza del suo cuore hanno fatto sì da recepire ciò che la Provvidenza metteva nel suo cammino. E così tragedia dopo tragedia, successo dopo successo, ha saputo affrontare la storia stessa dell’umanità nel passaggio del millennio che ha vissuto . Giuste le due glorificazioni; e che seguitino a seguirci dal Paradiso!

Buona domenica

                                                                don luigi corsi

 

Duccio di Boninsegna Sec XIV Pie donne al sepolcro (Siena - Museo dell'Opera del Duomo)

Duccio di Boninsegna Sec XIV Pie donne al sepolcro (Siena – Museo dell’Opera del Duomo)

20 aprile 2014

 DOMENICA DI PASQUA

RISURREZIONE DEL SIGNORE

 Matteo 28  “Un Angelo , sceso dal Cielo, si accostò, rotolò la pietra, si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. L’Angelo disse alle donne: “So che cercate Gesù  Crocifisso. Non è qui. E’ risorto! Venite a vedere il luogo dove era deposto, presto andate a dire ai suoi discepoli è risuscitato dai morti!”         ( Dal Vang.)

Duccio-di-Buoninsegna-Sec-XIV-Cattura-di-Cristo-Siena-Museo-dellOpera-del-Duomo

Duccio-di-Buoninsegna-Sec-XIV-Cattura-di-Cristo-Siena-Museo-dellOpera-del-Duomo

13 APRILE 2014

 DOMENICA DELLE PALME E PASSIONE DEL SIGNORE/ A

Matteo, 21,9-20,14-27,66

 “BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE”

 

GUIDO DA SIENA - RESURREZIONE DI LAZZARO 1270 SIENA PINACOTECA NAZIONALE

GUIDO DA SIENA – RESURREZIONE DI LAZZARO 1270 SIENA PINACOTECA NAZIONALE

6 APRILE 2014

V DOMENICA DI QUARESIMA /A

 

Giovanni11,1-45  Gesù disse a Marta:”Tuo fratello risusciterà”. Gli rispose Marta: “ So che risusciterà nell’ultimo giorno”.  Gesù  le disse: “Io sono la Risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore ,vivrà; chiunque vive e crede in me non morrà in eterno.” E detto questo  gridò a gran voce :”Lazzaro vieni fuori!”  Il morto uscì, coi piedi e le mani avvolte in bende e il volto coperto da un sudario”( dal Vangelo).  

LIBERALE DA VERONA - Esto michi in Deum, Guarigione del cieco

LIBERALE DA VERONA – Esto michi in Deum, Guarigione del cieco

30 MARZO 2014

 IV DOMENICA DI QUARESIMA  /A

Giovanni 9,1-41

“Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita…Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi e gli disse: ”Va’ a lavarti nella piscina di Siloe”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva… Gli disse Gesù: “Tu credi nel figlio dell’uomo?” Egli rispose: ”E chi è, perché creda in Lui?” Gli disse Gesù: ”Tu l’hai visto. E’ colui che parla con te”. Ed egli disse: ”Io credo, Signore” ! E gli si prostrò innanzi.  (Dal Vangelo)  

Marcello Venusti - 1550 - Cristo e la Samaritana al pozzo - Siena, Pinacoteca Nazionale

Marcello Venusti – 1550 – Cristo e la Samaritana al pozzo – Siena, Pinacoteca Nazionale

23 marzo 2014

III DOMENICA DI QUARESIMA /A

Giovanni 4,5-42 Gesù giunse ad una città della Samaria (Sicar), al pozzo di Giacobbe. Arrivò una donna Samaritana ad  attingere acqua… Le disse Gesù: Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete, ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete, anzi l’acqua che io gli darò, diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (dal Vangelo).  

GIOVANNI BELLINI (1430) Trasfigurazione

GIOVANNI BELLINI (1430) Trasfigurazione

 16 MARZO 2014

 II  DOMENICA  DI QUARESIMA /A

Matteo 17, 1-9

“Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse su un alto monte. E fu “trasfigurato ” davanti a loro. Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la neve…Una nube luminosa li avvolse…E una voce diceva:” Questi è il figlio mio prediletto. ASCOLTATELO”. (dal Vangelo)

Tentazioni di Gesù, del Beato Angelico – Museo di San Marco - Firenze

Tentazioni di Gesù, del Beato Angelico – Museo di San Marco – Firenze

9 MARZO 2014

I DOMENICA DI QUARESIMA/A

Matteo 4,1-11

 “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo…Il tentatore gli disse: ”Se tu sei figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Ma Egli rispose:” Sta scritto: ”Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”…(dal Vang.)

 Liberale da Verona (1470) Gesù esorta gli apostoli a non servire due padroni

Liberale da Verona (1470) Gesù esorta gli apostoli a non servire due padroni

2 MARZO 2014

  

VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/A

 

Matteo 6,24-34 Nessuno può servire a due padroni!..Non potete servire Dio e la ricchezza (mammona)  

“PACE” MANI CONGIUNTE (dettaglio) - VAN GOGH 1885-87

“PACE” MANI CONGIUNTE (dettaglio) – VAN GOGH 1885-87

23 FEBBRAIO 2014

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/A

 

Matteo 5,38-48  “Avete inteso che fu detto: ”Occhio per occhio e dente per dente:Ma io vi dico di non opporvi al malvagio…Avete inteso che fu detto: ”Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico:amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni…Voi, dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (dal Vangelo)

CRISTO PANTOCRATOR - Pala d'Oro (X-XIII secolo) - Tesoro di San Marco a Venezia

CRISTO PANTOCRATOR – Pala d’Oro (X-XIII secolo) – Tesoro di San Marco a Venezia

16 FEBBRAIO 2014

 VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 5,22-37   “Non crediate che io sia venuto ad abolire la legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finchè non siano passati il cielo e la terra  non passerà un solo trattino della legge senza che tutto sia accaduto”( dal Vangelo).   LUCE CHE L'UOMO ASSIMILA E DIFFONDA (Val d'Aosta 1976)

LUCE CHE L’UOMO ASSIMILA E DIFFONDE (Val d’Aosta 1976)

9 FEBBRAIO 2014

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/ A

                                                         

Matteo 5,13-16  “Voi siete il sale della terra, ma se il sale perde il suo sapore… A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo…non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, così fa luce a tutti quelli che sono in casa.”   Giovanni di Paolo-Presentazione al Tempio, tavola -(1440-1445) New-York. The Metropolitan Museum of Art

Giovanni di Paolo – Presentazione al Tempio, tavola – (1440-1445) New York. The Metropolitan Museum of Art

2 FEBBRAIO 2014

              FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE /A               

 

Luca 2,27-32   “Giuseppe e Maria portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo  al Signore …ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone…Lo Spirito Santo…gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore…Si recò al tempio mentre i genitori vi portarono il Bambino Gesù…Lo prese tra le braccia e benedisse Dio: ”Ora lascia, o Signore che il tuo servo vada in pace…perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza…luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”(Lc.2) (Vangelo)   Il

Sano di Pietro (1475) - Vocazione di Andrea e Pietro

Sano di Pietro (1475) – Vocazione di Andrea e Pietro

26 GENNAIO 2014

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/ A

 

Matteo 4,12-23   “Gesù, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao. Quel popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce… mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro e Andrea suo fratello che gettavano la  rete in mare perché erano pescatori. Ed Egli disse loro:”Seguitemi , vi farò pescatori di uomini!” Ed essi “subito“ lasciate le reti lo  seguirono”(dal Vang.).

JOACHIM PATINIER (1475 80 - 1524) Il battesimo di Cristo

JOACHIM PATINIER (1475 80 – 1524) Il battesimo di Cristo

12 GENNAIO 2014

FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE /A

 

Matteo 3,13-17   

“GESU’ DALLA GALILEA VENNE AL GIORDANO DA GIOVANNI, PER FARSI BATTEZZARE DA LUI…APPENA BATTEZZATO SI APRIRONO I CIELI ED EGLI VIDE LO SPIRITO DI DIO DISCENDERE COME UNA COLOMBA E VENIRE SOPRA DI LUI.

E UNA VOCE DAL CIELO CHE DICEVA:”QUESTO E’ IL FIGLIO MIO L’AMATO”(dal Vang.).

 

Gentile da Fabriano - 1423 - Adorazione dei Magi (Epifania)

Gentile da Fabriano – 1423 – Adorazione dei Magi (Epifania)6 GENNAIO 2014

 EPIFANIA DEL SIGNORE

Matteo 2,1-12

 

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da Oriente a Gerusalemme e dicevano:”Dov’è Colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo” (dal Vang.).

 

  

Benvenuto di Giovanni - Annunciazione - 1466 -

Benvenuto di Giovanni – Annunciazione – 1466 –

L’incarnazione

5 GENNAIO 2014

II DOMENICA DOPO NATALE /A

Giovanni 1,1-18

 “In principio era il Verbo… e il Verbo era Dio…In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta…E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (dal Vang.).

Vincent van Gogh - Il Seminatore (giugno 1888)

Vincent van Gogh – Il Seminatore (giugno 1888)

 La speranza!

1°  GENNAIO 2014

 SOLENNITA’ DI MARIA, MADRE DI GESU’.

–         CAPODANNO –

Luca 2,16-21

 

“I PASTORI TROVARONO MARIA

 E GIUSEPPE E IL BAMBINO”

 

Numeri:”INVOCHERANNO IL MIO NOME, E IO LI BENEDIRO”  

ANNIBALE CARRACCI - La Sacra Famiglia in fuga verso l'Egitto - Galleria Doria-Pamphilj a Roma

ANNIBALE CARRACCI – La Sacra Famiglia in fuga verso l’Egitto      Galleria Doria-Pamphilj a Roma

 29 DICEMBRE 2013

 FESTA DELLA  S. FAMIGLIA /A

Matteo 2,13-23

 

“UN ANGELO DEL SIGNORE APPARVE IN SOGNO A GIUSEPPE E GLI DISSE: ”ALZATI, PRENDI CON TE IL BAMBINO E SUA MADRE,  

FUGGI IN EGITTO”.

 

 

G.A. Bazzi detto il Sodoma: Natività di Cristo con S. Giovannino e Angelo - Sec. XVI - Lecceto

G.A. Bazzi detto il Sodoma: Natività di Cristo con S. Giovannino e Angelo – Sec. XVI – Lecceto

NATALE DEL SIGNORE

Solennità

Giovanni 1,1-18/A

                 “E  il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”

 

 

 

Girolamo da Cremona - Viaggio di Maria e Giuseppe verso Gerusalemme

Girolamo da Cremona – Viaggio di Maria e Giuseppe verso Gerusalemme

22 DICEMBRE 2013

 IV DOMENICA DI AVVENTO /A

 Matteo  1,18-24                           “Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù”. (dal Vang.)  

PELLEGRINO DI MARIANO - San Giovanni Battista Sec. XIV

PELLEGRINO DI MARIANO – San Giovanni Battista Sec. XIV

15 Dicembre  2013

 III DOMENICA  DI  AVVENTO /A

Matteo  : 11,11

 

“In verità, vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di  Giovanni il Battista” (Vangelo)

 

D

Immacolata Concezione - (B.E. Murillo - 1678) Siviglia

Immacolata Concezione – (B.E. Murillo – 1678) Siviglia

8 Dicembre 2013

 IMMACOLATA  CONCEZIONE  DI  MARIA

SOLENNITA’

 

Luca (1,26-38)  “L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, ad una vergine , sposa di un uomo della famiglia di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei disse: ”Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”.  

“Camminiamo nella luce del Signore” (IS. 2)

“Camminiamo nella luce del Signore”
(IS. 2)

 1 DICEMBRE 2013

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO  /A

 Matteo, 24

“Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene

il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il figlio  verrà “

 

DUCCIO DI BUONINSEGNA SEC. XIV

DUCCIO DI BUONINSEGNA SEC. XIV

24 Novembre 2013

FESTA DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO /C

 LUCA  (23, 35 – 43)

  

“GESU’, RICORDATI     DI ME QUANDO ENTRERAI  NEL TUO REGNO…”   GLI  RISPOSE: “OGGI   SARAI CON ME NEL PARADISO”

 

Michelangelo - Giudizio Universale

Michelangelo – Giudizio Universale

17 Novembre 2013

XXXIII Domenica del tempo ordinario    / C

 LUCA   (21,  5 – 19)

                                                                                                             

VERRANNO GIORNI NEI QUALI, DI QUELLO CHE VEDETE,

NON SARA’ LASCIATA PIETRA SU PIETRA,

CHE NON SARA’ DISTRUTTA”

 

 

DISPUTA TRA GESU' E I SADDUCEI - LIBERALE DA VERONA SEC. XIV

DISPUTA TRA GESU’ E I SADDUCEI – LIBERALE DA VERONA SEC. XIV

10 NOVEMBRE 2013

XXXII Domenica del tempo ordinario  /C

 

Luca  (20, 27, 38)

 “DIO NON E’ DIO DEI MORTI, MA DEI VIVENTI,

PERCHE’ TUTTI VIVONO PER LUI”

 

DUCCIO DI BUONINSEGNA SEC. XIV - GESU' E ZACCHEO R

DUCCIO DI BONINSEGNA – SEC. XIV – Gesù e Zaccheo

DOMENICA 3 NOVEMBRE 2013

XXXI del tempo ordinario  /C

Luca (19,1-10)

  

“IL FIGLIO DELL’UOMO E’ VENUTO A CERCARE E A SALVARE

CIO’ CHE ERA PERDUTO”

   

Nardo di Cione: Paradiso Sec XIV

Nardo di Cione: Paradiso Sec XIV

FESTA DI TUTTI I SANTI

1° Novembre 2013   Anno   /C

 Apocalisse  7,2-4.9-12 Mt.

 “DIO NON CI VUOLE DI SERIE B”

 

Liberale da Verona - Parabola del pubblicano e del fariseo

Liberale da Verona – Parabola del pubblicano e del fariseo

27 OTTOBRE 2013

XXX Domenica del tempo ordinario    /C

Luca (18, 9  – 14)

“CHIUNQUE SI ESALTA SARA’ UMILIATO,

CHI SI UMILIA SARA’ ESALTATO”

 

un "orante" Pittore senese del XIV secolo

un “orante”
Pittore senese del XIV secolo

20 OTTOBRE 2013

XXIX Domenica del tempo ordinario /C

 

Luca (18,1-8)

“QUANDO IL FIGLIO DELL’UOMO TORNERA’, TROVERA’ ANCORA FEDE SULLA TERRA?”

 

L’unico dei dieci lebbrosi guariti che torna a ringraziare Gesù

L’unico dei dieci lebbrosi guariti che torna a ringraziare Gesù

LIBERALE DA VERONA – sec XV

 13 OTTOBRE 2013

XXVIII Domenica del tempo ordinario /C

Luca (17,11-19)

“ DI DIECI GUARITI DALLA LEBBRA

UNO SOLO TORNA A RINGRAZIARE GESU’ “

timone e concordia

se il timone funziona male, sfascia le cose e la vita

6 Ottobre 2013

XXVII  Domenica del tempo ordinario   /C

Luca: (17,5 – 10)

 “SE AVESTE FEDE!”

432 x 287 ricco-epulone

29 SETTEMBRE 2013

XXVI Domenica del Tempo Ordinario   /C

  Luca (16,19 –  31)

 

“NELLA VITA, TU HAI RICEVUTO I TUOI BENI, E LAZZARO I SUOI MALI:

MA ORA LUI È CONSOLATO, E TU INVECE SEI IN MEZZO AI TORMENTI”

 

 

non potete servire Dio e mammona

non potete servire Dio e mammona

22 SETTEMBRE 2013

              

XXV Domenica del Tempo Ordinario  /C

 

Luca  (16,1 –  13)  

“NON POTETE SERVIRE A DIO E A MAMMONA”

 

Bartolomeo Esteban Murillo - Ritorno del figlio prodigo

Bartolomeo Esteban Murillo – Ritorno del figlio prodigo

15 Settembre 2013

XXIV Domenica del Tempo Ordinario  /C

Luca 15,1- 32  

“CI SARA’ GIOIA IN CIELO PER UN PECCATORE CONVERTITO”

  

Simone Martini Secolo XV

Simone Martini
Secolo XV

“Colui che non porta la propria Croce …………non può essere mio discepolo”

8 SETTEMBRE 2013

XXIII Domenica del Tempo Ordinario / C

 

Luca  14,25-33  

TUTTO E’  RISCHIO  CIO’ CHE  E’ VITA…UNA RELIGIONE CHE NON RISCHIA DIVENTA UN CIMITERO”

   

tavola di BONAVENTURA BERLINGHIERI (1235) Chiesa di San Francesco a Pescia

tavola di BONAVENTURA BERLINGHIERI (1235) Chiesa di San Francesco a Pescia

tavola di Bonaventura Berlinghieri – (1235)

Chiesa di San Francesco a Pescia

“mite e umile”

DOMENICA 1 SETTEMBRE

XXII DEL TEMPO ORDINARIO

 

LUCA     14,1.7-14  

“CHIUNQUE  SI  ESALTA  SARA’ UMILIATO, E CHI SI UMILIA SARA’ ESALTATO”

 

Duccio di Boninsegna - Sec XIV "La porta è stretta"

Duccio di Boninsegna – Sec XIV
“La porta è stretta”

DOMENICA    25   AGOSTO

 XXI  DEL  TEMPO  ORDINARIO

   

 

SEGNA DI BONAVENTURA (Particolare di Croce dipinta) Sec XIV

SEGNA DI BONAVENTURA (Particolare di Croce dipinta) Sec XIV

DOMENICA 18 AGOSTO

XX DEL TEMPO ORDINARIO

 

Luca    

Girolamo da Cremona: Assunzione della Vergine (1468)

Girolamo da Cremona: Assunzione della Vergine
(1468)

ASSUNZIONE DELLA MADONNA

15 08 2013

 

GEORGES DE LA TOUR (1635-1640) Attesa

GEORGES DE LA TOUR (1635-1640)
Attesa

DOMENICA 11 AGOSTO

XIX del tempo ordinario

 

 

ANNIBALE CARRACCI: Il mangiafagioli

ANNIBALE CARRACCI: Il mangiafagioli

Lo “stolto” della parabola che pensa solo all’oggi

DOMENICA 4 AGOSTO

  XVIII  del tempo ordinario

Duccio di Boninsegna - Apparizione sul monte

Duccio di Boninsegna – Apparizione sul monte

DOMENICA 28 LUGLIO

 XVII del tempo ordinario

  

Jan Vermeer - Cristo nella casa di Marta e Maria

Jan Vermeer – Cristo nella casa di Marta e Maria

DOMENICA 21 LUGLIO

XVI del tempo ordinario

 

Liberale da Verona - Parabola del buon Samaritano

Liberale da Verona – Parabola del buon Samaritano

                                                       img936 IL DOVERE DI ANNUNCIARE IL VANGELO                                         

 

DOMENICA 7 LUGLIO

  

 

448aratro

DOMENICA 30 GIUGNO

 

441 arte 31

"VOLGERANNO LO SGUARDO A COLUI CHE HANNO TRAFITTO" SEC, XIV di Pietro Lorenzetti

“VOLGERANNO LO SGUARDO A COLUI CHE HANNO TRAFITTO”
SEC. XIV di Pietro Lorenzetti

 DOMENICA 23 GIUGNO

GIOVANNI DA MILANO (seconda metà del XIV)

GIOVANNI DA MILANO (seconda metà del XIV)

DOMENICA 16 GIUGNO

  

LIBERALE DA VERONA, Inclina, Domine, aurem tuam

LIBERALE DA VERONA, Inclina, Domine, aurem tuam

DOMENICA 9 GIUGNO  –  TEMPO ORDINARIO

 

Duccio di Boninsegna - Ultima cena

Duccio di Boninsegna – Ultima cena

Girolamo da Verona - Trinità

Girolamo da Verona – Trinità

SANTISSIMA TRINITA’

 

 

Duccio di Buoninsegna Pentecoste

Duccio di Buoninsegna Pentecoste

DOMENICA DI PENTECOSTE

 

Girolamo da Verona - Ascensione

Girolamo da Verona – Ascensione

ASCENSIONE DEL SIGNORE

  “

Miniatore senese, Pentecoste - miniatura

Miniatore senese, Pentecoste – miniatura

Influsso dello Spirito sul Concilio di Gerusalemme

(Miniatore senese)

VI  DOMENICA  DI PASQUA

DUCCIO DI BUONINSEGNA Apparizione sul monte

DUCCIO DI BUONINSEGNA
Apparizione sul monte

V DOMENICA DI PASQUA

 

le mie pecore

Duccio di Boninsegna - Apparizione sul lago di Tiberiade

Duccio di Boninsegna – Apparizione sul lago di Tiberiade

Duccio da Boninsegna - Icredulità di Tommaso (Sec. XIV)

Duccio da Boninsegna – Icredulità di Tommaso (Sec. XIV)

 

DUCCIO DA BONINSEGNA INGRESSO IN GERUSALEMME

Duccio di Buoninsegna – Ingresso in Gerusalemme

G DA CREMONA E L DA VERONA CRISTO IMPLORATO DAL LEBBROSO

G. da Cremona e L. da Verona – Cristo Implorato dal lebbroso

V  DOMENICA DI QUARESIMA

 

F ROSSELLI e L DA VERONA SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE

F. Rosselli e L. da Verona – Sacramento della  Confessione

Liberale da Verona Parabola del fico sterile

Liberale da Verona; Venite, Parabola del fico sterile

LIPPO E TEDERIGO MEMMI TRANSFIGURAZIONE

LIBERALE DA VERONA CRISTO è TENTATO DAL DEMONIO

LIPPO E TEDERIGO MEMMI VOCAZIONE DI SAN PUIETROE SANT ANDREA

LIBERALE DA VERONA TRASFIGURAZIONE

DUCCIO DI BONINSEGNA APPARIZIONE AI DISCEPOLI NEL CENACOLO

                           

GIROLAMO DA VERONA LE NOZZE DI CANA 20 01 2013

 

ANDREA E RAFFAELLO DEL BRESCIANINO BATTESIMO DI CRISTO

STEFANO di GIOVANNI ADORAZIONE DEI MAGI

 EPIFANIA DEL SIGNORE

 

OMELIA 01 01 2013

 

DUM MEDIUN SILENTIUM 30 12 2012

NATIVITA'

LA VISITAZIONE

 

 

 

  

 

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  1. braccagni.info ha detto:

    Il momento dello Spirito
    Domenica 9 settembre 2012

    “Fa udire i sordi e fa parlare i muti”
    Marco (7,31 – 37)

    Nella vita, figlio mio, l’arte più necessaria non è parlare bene, ma saper tacere” (Voltaire)

    In un’epoca di sguaiataggine televisiva come la nostra, non è certo inutile sollecitare il ritorno al silenzio, alla moderazione del linguaggio, alla pulizia della parola, all’ascolto.
    Ha fatto scalpore, qualche anno fa, l’uscita del film “Il grande silenzio” con media d’incassi molto alta. Ed era soltanto una meditazione sula vita monastica, una contemplazione del tempo: ripetizione, ritorno, silenzio: due ore e 45 minuti di……..silenzio.
    Anche far silenzio è una grande arte. A volte un discorso può essere inutile, un silenzio mai. “Il silenzio è la dieta dell’anima”, ha detto un noto cantante.
    Il Signore ci ha dato due orecchie e una sola bocca: diciamo la metà di quanto ascoltiamo!
    Vorrei terminare con una battuta di Erasmo da Rotterdam: “Oggi ci troviamo di fronte a tanta gente che si crede colta e piena di sapere. Invece di essere sapienti, essi altro non sono che scimmie vestite di porpora.”

    Buona Domenica!

    Don Luigi Corsi

  2. viviana ha detto:

    E’ vero, nella nostra società parlano tutti. E lo fanno quasi sempre senza rispetto delle altrui opinioni
    Basta assistere ai dibattiti televisivi dove il tono della conversazione è sempre acceso, dove manca il senso delle regole e la considerazione per chi la pensa diversamente .
    Le voci si alzano , si accavallano, si confondono , rendono difficile , se non impossibile , l’ascolto.
    Parlare e mai ascoltare .
    Eppure nella programmazione scolastica, fin dalla scuola primaria, la capacità di ascoltare è uno degli obiettivi che l’insegnante si propone per i propri alunni .
    Ascoltare per imparare , per riflettere , per rielaborare successivamente e fare proprio ciò che si è appreso.
    L’invito quindi a ritagliarsi nel corso della giornata momenti di silenzio , occasioni per ripensamenti , per riflessioni che aiutano a rivisitare ciò che è capitato, a fare valutazioni più serene su se stessi e sugli altri.
    … se poi si vuol approfondire il discorso, rileggere L’infinito di Giacomo Leopardi.

  3. Roberto Tonini ha detto:

    Oggi viviamo in una società dove l’immagine la fa da padrona. E’ per l’immagine, per l’apparire che ci si sgomita, si parla sull’altro, si urla. Ormai non c’è dibattito o intervento o spettacolo, o qualsiasi altra cosa dove ci siano almeno due persone, che inevitabilmente uno deve sovrastare l’altro, magari parlandogli sopra. Se non è sufficiente parlando più forte e l’altro di risposta gridando. Tutto per fare spettacolo, per avere più audience, perché è l’audience che conta e niente altro.

    Abbiamo oggi dei mezzi di comunicazione come internet, per esempio, che hanno aperto orizzonti inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Universi di notizie, di saperi, di musica, di arte, di contatti interpersonali, tutto è oggi alla nostra portata con possibilità di accesso con la più democratica via che si potesse mai immaginare. Oggi qualsiasi persona può accedere con il web al mondo intero. Tutto questo è connesso spesso con l’immagine, e tutto quello che passa attraverso l’immagine diventa estremamente pericoloso. È il regno della sopraffazione, della maleducazione, della manipolazione delle notizie, della prevaricazione.

    Tutto sembra che ci stia scappando di mano. Se non è già successo.
    Interessante sarebbe cercare di capire come siamo arrivati a questo. Ma questo è un discorso da fare in separata sede.
    Per ora prendiamo questo forte richiamo ad una cosa semplice ma formidabile: la ricerca dell’attenzione agli altri, l’invito ad ascoltare, alla riflessione, al silenzio.

    Sono parole semplici ma forti. Sta a noi raccogliere e agire di conseguenza. Costa niente in denaro, solo un po’ di buona volontà per avere poi in cambio il riappropriarsi di grandi ricchezze interiori.

  4. braccagni.info ha detto:

    Domenica 16 settembre

    “CHI E’ GESU’?” “CHI SONO IO PER TE?”
    Marco (8,27 – 35)

    Cristo è difficile per tutti. Gesù, caso letterario di una rivoluzione. Supplicato e bestemmiato, non ha rivali in libreria. Esplode la produzione di saggi e romanzi. Un milione e …….90 voci su Google.

    Ma al di là di questi numeri rimane una risposta da dare:
    “CHI E’ GESU’?” “CHI SONO IO PER TE?”

    È qui che ci aspetta Gesù. È qui che ci aspettano gli altri. Ci è richiesta una risposta personale, intima.
    Cristo non si contenta solo di parole e, come attesta San Giacomo “la fede se non ha le opere è morta in se stessa” (2,14 – 18)

    La grande norma della vita cristiana è la logica, la coerenza, la fedeltà.
    Il cristiano è una persona coerente, un uomo di “carattere”. E chi non ha carattere non è un uomo: è una cosa. (Nicolas de Chamfort)
    “E’ meglio essere cristiani senza dirlo, piuttosto che dirlo senza esserlo. (Sant’Agostino)
    E Giovanni Paolo II ci ripete la fiduciosa affermazione: non abbiate paura di Cristo, ma “Spalancategli le porte”

    Buona Domenica!

    Don Luigi Corsi

  5. braccagni.info ha detto:

    Domenica 23 settembre

    “Servo di tutti” Marco (9,30 – 37)

    Vorremmo poter dire che oggi non è più così: ma se vogliamo essere sinceri dobbiamo confessare che nulla è cambiato!
    I testi della liturgia di oggi evidenziano che “Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo” (Sapienza)
    “Bramate e non riuscite a possedere e uccidete, invidiate e fate guerre” (Giacomo)

    “Se uno vuole essere il primo sia il servitore di tutti” (Vangelo)
    Il vero “primo” nel Regno di Dio, è “l’ultimo” nel regno degli uomini, povero e disprezzato.
    I brani citati dalla Bibbia, sono tutt’altro che superati dalla realtà odierna. Dobbiamo ammettere che le insidie, le gelosie, le faziosità si sviluppano in ogni settore della società.
    Ricordiamo che l’umiltà è l’unica dote che fa grande l’uomo. “È l’unica di cui abbiamo bisogno” (S. Agostino)
    “Una comunità cristiana è vera quando sa dare alla carità cristiana il primo posto in tutti i suoi rapporti, quando non esclude nessuno, non rigetta nessuno, non giudica e non misura soltanto nei criteri della propria appartenenza” (Card. Martini)
    Gesù indica un bambino come modello “per ricordarci che la vita cristiana (e non solo) può essere tradita dall’esteriorità, dal pensiero di primeggiare sugli altri”.(Paolo VI)
    Dobbiamo essere umili perché solo Dio è grande e noi siamo piccoli e peccatori.

    “Se uno vuole essere il primo sia il servitore di tutti” (Vangelo)
    È il servizio la caratteristica del cristiano. Devo saper modificare il mio carattere per essere gradito agli altri.
    “Se gli uomini, più che a stare bene pensassero a fare il bene, si finirebbe tutti con lo stare meglio”. (Manzoni)
    Svegliamo la nostra vita cristiana, non perdiamo tempo, come gli apostoli, (Vangelo) a vedere chi deve essere il primo, il più importante. Facciamo, invece, della nostra vita un dono d’amore.
    Chiudiamo con una lirica di un poeta indiano,Tagore:
    “Dormivo e sognavo che la vita era gioia. Mi svegliai e vidi che la vita era servizio. Volli servire, e vidi che servire era gioia”.

    Buona Domenica

    Don Luigi Corsi

  6. braccagni.info ha detto:

    Domenica 30 Settembre 2012
    (Numeri: 18,25 – 29)
    (Marco: 9,38 – 48)
    Tolleranza e rispetto

    Tema delle letture di questa domenica, è quello della libertà di Dio, che espresso dal punto di vista dell’uomo diventa il tema dell’impossibilità di “sequestrare” Dio, di “monopolizzare” Dio.
    La tentazione perenne del credente è quella di rinchiudere Dio nelle proprie certezze teologiche di esaurirlo nelle proprie istituzioni ecclesiastiche, dimenticando così che Dio si dà solo nelle libere aperture della fede e, come manna, non si può immagazzinare nei depositi dell’accortezza umana.
    Allo stesso modo non si può sequestrare Cristo, nemmeno nei luoghi destinati (Chiesa) e nella “tenda”. Nessuno infatti neppure la Chiesa può identificarsi in Cristo. La Chiesa crede “in” Cristo, tende cioè a lui, ma non può dire di possederlo perfettamente.
    Prima dell’Epifania storica c’è l’Epifania cosmica in cui Dio ancora una volta, gratuitamente, fa dono di sé nella ricchezza polifonica del suo essere.
    Non solo, ma se la “fede è un dono” nulla impedisce di pensare che sia un dono offerto a tutti gli uomini e donne, sia pure, diversamente.
    La fede, infatti, prima di essere una risposta è una domanda.
    Ogni uomo è aperto alla ricerca costante di quanto trascenda e dia un senso al suo essere, e il contenuto delle fede è proprio ciò che risponde all’inesausto interiore dell’uomo.
    Da qui l’atteggiamento di umiltà, sia di fronte a sé, sia di fronte agli altri: critico di fronte a sé aperto all’ascolto, attento ai segni dei tempi di fronte agli altri. È la concordia che dobbiamo promuovere in tutte le cose. Al duello tra le religioni, culture, tra nazioni, tra popoli, dobbiamo preparare il “duetto” della musica, che riesce ad incrociare voci diverse e creare armonia.

    Don Luigi Corsi

    • mezzolitro ha detto:

      Con tutto il rispetto don Luigi, ma non le sembra di parlare al vento?
      A questo mondo mi sembra che i più, nei fatti, la pensino diversamente da quello che emerge dal suo bel post.

      • fratello vento ha detto:

        Chi conosce i tragitti del vento?
        Sei nei fatti non si trova traccia di queste buone parole
        È giusto e utile che siano dette e ricordate
        Al resto ci penserà il vento
        E le persone che lo sanno ascoltare
        Come te, caro mezzolitro

  7. braccagni.info ha detto:

    Domenica 7 ottobre
    (Genesi: 2,18 – 24)
    (Marco: 10,2 – 16)

    L’Amore non può finire

    La storia del matrimonio, come si ravvisa nelle letture di questa domenica, si compone di tre capitoli fondamentali:
    a) Quello della fondazione (o creazione)
    b) Quello dell’oscuramento (durezza di cuore)
    c) Quello di una “redenzione cristiana” o riconsacrazione alla purezza del disegno divino ne costituisce la profonda dignità, stabilità, pace e prosperità a beneficio della famiglia, della società umana.
    Dio creò l’uomo e disse: “non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.
    Dio vuole che uomo e donna diventino una sola carne, ma qualcuno dice: “gli uomini si sposano perché sono stanchi; le donne perché sono curiose, ed è una delusione per tutti e due” (Oscar Wilde)
    Gesù dice che “non è lecito ad un marito ripudiare la propria moglie” Vangelo
    Gesù dice ancora: “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito”.
    Ma cosa pensare del matrimonio, quando la stampa, la moda, la televisione presentano modelli completamente contrari alla volontà di chi lo ha istituito? Eppure, secondo certi dati scientifici, sposarsi fa benissimo alla salute, non solo, allunga anche la vita!
    L’amore non può finire. La prima necessità del matrimonio è di saper amare, perdonare, comprendere. Mai come oggi c’è stata tanta fame di amore, di calore, di casa. E mai come oggi si assiste al fallimento dell’amore.
    Non abbiamo paura ad amare!
    Misurarsi con le altezze è sempre degno dell’uomo. Misurarsi con ciò che scaturisce da Dio significa attingere alla sorgente della dignità. Il piano di Dio, dunque, è la bussola di orientamento tra gli ondeggiamenti di teorie e ogni tipo di ostacoli o difficoltà.
    Concludendo, una cosa deve essere chiara: l’amore non può finire!
    Nella vita di coppia, come anche nell’amicizia, vi sono tre modi di amare: amare senza che costi nulla; amare malgrado costi; amare precisamente perché costa.
    “una parola ci libera di tutto il peso e il dolore della vita: quella parola è Amore” (Sofocle)
    Buona Domenica
    Don Luigi Corsi

  8. braccagni.info ha detto:

    Domenica 14 Ottobre
    Anno della fede
    (11 Ottobre 2012 – 30 Novembre 2013)

    “La Grandezza del Credere”

    Sostituiamo la riflessione sul vangelo di questa Domenica per poter considerare l’importanza della fede propostaci dal Papa.
    Iniziamo proprio da alcune frasi di Benedetto XVI: ”Il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa è la crisi della fede”. Se ad essa non troviamo una risposta, se la fede non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione ed una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le altre riforme rimarranno inefficaci.
    E ancora: “Non è l’annacquamento della fede che aiuta, bensì, solo il viverla interamente nel nostro oggi. Non saranno le tattiche a salvarci, ma una fede ripensata e rivissuta in modo nuovo”.
    Come si può osservare, due idee ritornano con frequenza: la fede deve essere ripensata e vissuta.
    L’anno della fede potrebbe essere un’occasione propizia su questo versante: mente e cuore per dare spazio, così che emerga la grandezza del credere.
    Ma senza una riflessione teologica che sia in grado di evidenziare le ragioni per cui si crede, la scelta del credente resta digiuna.
    Essa si ferma ad una stanca ripetizione di formule o di celebrazioni, ma non porta con sé la forza della convinzione.
    La forza della fede è gioia di un incontro con la persona viva di Gesù Cristo che cambia e trasforma la vita, guarda un S. Paolo, un S. Agostino, un S, Francesco, ecc.
    Saper dare ragione di questo, permette ai credenti di essere nuovi evangelizzatori in un mondo che cambia.
    Il secondo termine usato dal papa è quello di “una fede vissuta”.
    Essa è tanto più necessaria, quanto più si coglie il valore della testimonianza: la sfida, pertanto, è poter coniugare la fede vissuta con la sua intelligenza e viceversa.

    Buona Domenica

    Don Luigi Corsi

  9. braccagni.info ha detto:

    Domenica 21 Ottobre 2012
    “Chi vuol diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà schiavo”
    (Marco 10,35 – 45)

    Chi il più grande?

    La richiesta dei primi posti, fatta a Gesù da Giacomo e Giovanni (Vangelo) ci ricorda che il carrierismo è una malattia dello Spirito che colpisce tanti, laici ed ecclesiastici, e ha alla base un pizzico di orgoglio e vanità.

    A proposito scriveva Julien Green: “Arriveremo in Paradiso, bardati di croci e titoli? Fortunatamente no!”
    Cercare la gioia è alla radice della esistenza umana. Cercarla nel dominio,nel possesso, nelle illusioni è la tipica scorciatoia che tenta molti uomini e donne.

    L’ambizione è una morsa che stringe il cuore di tutti, in misura più o meno forte. Tanto che “negli altri tu non vedi fratelli, tu vedi gradini” (Escrivà de Balaguer). Tutto pur di arrivare al successo.

    In italiano, l’ambizione e la vanagloria hanno tante sfumature: presunzione, immodestia, orgoglio, arroganza, boria, sufficienza, tracotanza, e tante altre ancora……
    Quando ci lasciamo prendere da questi sentimenti, dovremmo riflettere sui famosi versi de “La lumaca”, di Trilussa: “La lumachella della vanagloria, ch’era strisciata sopra un obelisco guardò la bava e disse: “Già capisco che lascerò una traccia nella storia”.
    Arrivisti? “arrampicatori sociali” sono coloro che non badano a niente e a nessuno, e, senza decenza e umanità, prevaricano sugli altri, usandoli, e gettandoli via per raggiungere i loro scopi e il loro successo.
    A loro si adatta quanto scriveva Honoré Balzac: “Gli arrivisti sono come le scimmie, delle quali, hanno l’agilità; durante la scalata si ammira la loro destrezza, ma una volta che sono arrivate in cima, non se ne vedono che le parti vergognose”.
    Ma avete sentito l’invito di Gesù nel Vangelo? Ci invita a concepire l’esistenza come un atto d’amore e di servizio verso il prossimo. Bisogna saper amare.
    Scrive Mario Pomilio nel suo “Il Quinto Evangelio”. Disse Gesù: “Sappiate che la nostra non è una religione, è un servizio”

    Buona Domenica

    Don Luigi Corsi

  10. braccagni.info ha detto:

    Domenica 28 Ottobre

    “Bartimeo era cieco
    e sedeva lungo la strada
    a mendicare ;Gesù disse:
    Cosa vuoi che io faccia per te?
    Che io riabbia la vista” ( Marco,10,46-52)

    – LA LUCE PER VEDERE –
    È rarissimo che i Vangeli segnalino il nome del malato guarito da Gesù: nel brano di oggi troviamo un’eccezione con Bartimeo.
    E abbastanza rara anche la localizzazione precisa dei miracoli,qui invece,c’è il riferimento alla
    periferia di Gerico , la città più antica del mondo, posta nella valle del Giordano a quasi 300 metri sotto il livello del mare.
    La Pagina del Vangelo fa ricordare una delicata poesia di Trilussa::
    “Quella vecchietta cieca che incontrai la sera,
    che mi spersi in mezzo al bosco,
    mi disse:”Se la strada non la sai ti ci accompagno io
    che la conosco, se ci hai la forza di venimme appresso,
    de tanto in tanto te la darò ‘na voce fino là in fonno
    dove c’è un cipresso,fino là in cima dove c’è una croce.”
    Io risposi:” Sarà…. ma trovo strano che me possa guidà, chi non ci vede…”
    La cieca allora mi pijò la mano e sospirò.
    “Cammina!”. Era la fede.
    Anche nella pagina del Vangelo è un cieco che ci indica la strada per incontrare il volto e la luce di Dio.
    La fede profonda e scattante di un cieco guida noi che crediamo di vedere! Anche noi abbiamo sete di luce e di verità e camminiamo alla ricerca .Ma non sempre indoviniamo la strada!
    Dobbiamo gridare anche noi : “ fa che io veda!”.Chi cerca Dio lo trova. E chi trova Dio,trova la verità!
    E necessario avere fede, perché la fede è luce: la fede dà senso alla vita; la fede dà energia spirituale. La fede è la salvezza La fede è felicità. La fede è la vita. La fede è la nostra risposta alla parola di Dio.
    Diceva Oriana Fallaci in un’intervista:” Dio, se credessi in Dio! Mi piacerebbe avere la fede, perché chi non crede in Dio è molto solo: Ho invidiato molte volte chi ha la fede”.
    Ma ricordiamoci che non basta una fede vaga, è necessario convincerci della necessità di una fede viva, autentica, operante, adulta.
    Ha ragione Kierkegard che diceva che la fede è una faccenda terribilmente pericolosa per gli smidollati.
    La fede cristiana non mortifica per nulla l’intelligenza dell’uomo. La fede non umilia la ragione; e un noto romanziere(Cherterton) scriveva.” Non aver paura,credendo: tu ti levi il berretto non la testa!”

    Buona Domenica

    Don Luigi Corsi

  11. braccagni.info ha detto:

    1° Novembre

    Solennità di tutti i Santi

    “…Vidi una moltitudine immensa
    che nessuno poteva contare,
    di ogni nazione, tribù, popolo
    e lingua…e gridavano a gran
    voce: ”La salvezza appartiene
    al nostro Dio e ….all’agnello”
    (Apocalisse,7,2-14)

    “SE QUESTI E QUESTE CI SONO RIUSCITI,

    PERCHE’ NON IO ?” (S AGOSTINO)

    Giovanni Papini ha una frase abbastanza dura: “Chi non si propone nella vita di essere santo è un pazzo”. Ci vuol far capire che la Santità non è un lusso, ma la condizione normale, che ci riguarda direttamente.
    I Santi non sono campioni inimitabili, soltanto da ammirare, da considerare eroi fuori della nostra portata. Ha detto qualcuno: “La santità non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel fare straordinariamente le cose ordinarie. Dal momento che siamo nati, che siamo stati battezzati, che ci chiamiamo cristiani , siamo chiamati ad essere “Santi”.
    Il programma per diventarlo ci è stato dato da Gesù con le “Beatitudini“ che vengono proclamate nella messa di tutti i Santi. (Matteo)
    Pirandello era solito ripetere: ”E’ molto più facile essere un eroe, che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto, galantuomini, si ”deve essere sempre “.
    Shakespeare ha una considerazione densa nella celebre commedia: “ Il mercante di Venezia”: “Se il fare fosse facile come il sapere quello che è bene fare, le cappelle sarebbero cattedrali e le casupole dei poveri sarebbero palazzi di principi. ”Ascoltare il programma delle “Beatitudini” è abbastanza facile; tutt’altra cosa, invece è impegnarsi a praticare quel programma con coerenza e costanza.
    Le vite e gli esempi di tutti i Santi che oggi celebriamo, ci ricordano che l’eroismo è possibile; che
    la Santità è possibile; che la “misura alta “ della vita cristiana è alla portata di tutti.

    Scrive un autore giapponese:”Dentro il cuore di ognuno c’è una gemma pronta a sbocciare e a profumare di sé l’universo. Bisogna però spezzare l’involucro che la imprigiona per trasformarla da gemma di ghiaccio in gemma d’amore”. (Shuzaku Endo).
    Vorrei concludere con la stessa frase interrogativa iniziale di S. Agostino:
    “Se questi e queste ci sono riusciti, perché non io?”.

  12. braccagni.info ha detto:

    DOMENICA 4 NOVEMBRE

    “ SI ACCOSTO’ A GESU’ UNO
    DEGLI SCRIBI ( maestro) E
    GLI DOMANDO’: “QUALE’
    IL PRIMO DI TUTTI I
    COMANDAMENTI?”
    GESU’ RISPOSE: ”AMERAI
    IL SIGNORE TUO DIO
    COME TE STESSO”
    (MARCO12)

    “AMA! ET FAC QUOD VIS” ( S. AGOSTINO)

    Gesù nel ragionamento con lo scriba, presenta come precetto capitale: l’amore. Gesù vuole indicare un’impostazione totale dell’esistenza sulla quale basare tutta la vita, guidare ogni gesto, ogni momento, ogni risposta, religiosa e umana. Un po’ come fa l’innamorato che non ama solo per alcune circostanze, ma è sempre orientato e interiormente legato verso la persona che ama.. “
    Cristo delinea quest’anima profonda dell’esistenza cristiana ricorrendo a due testi biblici. Il primo è a dimensione “verticale” dato che tocca il nostro amore per Dio..(Deuteronomio) (6,2-6)
    È la preghiera più cara alla pietà ebraica: al tempo di Gesù ogni ebreo doveva recitarla al mattino e alla sera), la leggeremo come prima lettura della messa odierna.
    Essa esprime un amore che coinvolge ”cuore, mente, forza” cioè tutte le dimensioni dell’essere
    umano nella sua interiorità e nella sua azione: ”Amare l’unico Dio con tutte le forze e le capacità date all’uomo è la sintesi suprema della volontà di Dio. (J. Guilka)
    Il secondo testo è in pratica l’allargamento “orizzontale” del primo e coinvolge, nel’ amore
    il“ fratello”: Amerai il prossimo tuo come te stesso” (levitico19,18).
    Al cuore-mente-forza” attraversati dall’amore di Dio corrisponde ora il tutto “te stesso” dell’amore per il prossimo. Per Cristo queste due dimensioni dell’ amore sono inestricabili, si
    incrociano e si vivificano reciprocamente costituendo l’essere cristiano autentico.
    Infatti anche in un testo giudaico: ”Il Testamento dei dodici Patriarchi” si legge questo appello: ”Amate solamente il Signore e il vostro prossimo, abbiate compassione dei deboli e dei poveri.”
    “E’ questa la via regia della santità, percorsa da tutti i Santi e i discepoli perfetti nell’amore.”(Ravasi).
    Buona Domenica
    Don Luigi Corsi

  13. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 11 NOVEMBRE

    I RE (17,10-16):
    “La vedova fece una focaccia
    con la farina e la portò a Elia”

    MARCO (11,38-44)
    “Questa vedova, nella sua povertà, ha dato
    tutto quello che aveva”.

    NON CHIUDERE IL CUORE

    Due vedove sono protagoniste nella liturgia di questa domenica: una, dell’Antico Testamento, l’altra, notata nel vangelo. Elia e Gesù fissano gli occhi proprio su questa figura (la vedova) dimenticata, sulla quale, si curva il Signore” difensore delle vedove”(Sal 68,6) e la innalzano a modello. L’ incontro che il profeta farà nella città di Zarepta di Sidone, una vedova ridotta allo stremo, sarà evocata anche da Gesù durante una omelia nella Sinagoga del suo villaggio, Nazareth.(Luca 4,25-26).
    Il gesto delle due vedove fa ricordare il proverbio che dice: ”Chi dà quanto può è generoso abbastanza.” La parola di Dio oggi ci vuole ricordare il dovere dell’ altruismo, della bontà, della generosità.. Vedete : ci costruiamo una vita con quello che diamo. Ma, purtroppo, anche noi cristiani, perdiamo il sapore e la gioia del dare. Per paura del futuro, pensiamo ad accumulare cose e ricchezze. Diventiamo egoisti e qualche volta anche avari. E pensiamo di mettere a tacere la nostra coscienza portando alla Caritas qualche abito dimesso o cose inutili.
    San Basilio diceva: ”Il pane che tieni per te è dell’affamato, il mantello che custodisci nel, guardaroba è dell’ignudo, le scarpe che marciscono in casa tua sono dello scalzo, l’argento che conservi in banca è del bisognoso”.
    NON CHIUDIAMO IL CUORE!
    Impariamo a condividere. ”Non dobbiamo mai pentirci di essere stati generosi“.(Paolo VI). Nulla va perduto di quello che offriamo. Diceva un poeta indiano: ”Ciò che do agli altri, questo resta: non scenderà con me nella tomba., starà nelle mani di tutti. (Tagore) E’ impossibile vivere senza dare agli altri qualcosa di sé. Se vogliamo vivere in pienezza il nostro Cristianesimo,ricordiamo:”Non chiederti cosa puoi prenderti dalla vita. Chiediti piuttosto cosa puoi dare alla vita.”(Viktor Frankl). Concludiamo con una bella frase del riformatore protestante Calvino relativa al tema odierno: ”L’offerta della vedova esteriormente piccola ed insignificante, agli occhi di Dio vale come se fossero offerti tutti i tesori di Creso.”

    BUONA DOMENICA

  14. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 18 NOVEMBRE

    “In quel tempo sarà
    Salvato il tuo popolo”
    (Daniele 12, 1- 3)

    “Cristo ….ha reso perfetti
    per sempre quelli che vengono
    sacrificati”
    (Ebrei 10, 18)

    “Il figlio dell’uomo riunirà
    i suoi eletti dai quattro venti”
    (Marco 13, 24 – 32)

    Il testo del Vangelo che viene proclamato in questa domenica si apre, appunto, con la tradizionale, impressionante coreografia “escatologica” (sulle realtà ultime della storia).
    Le eclissi di sole e di luna, lo scardinamento delle meccaniche astrali, gli sconvolgimenti cosmici, immagini da interpretare non letteralmente, ma simbolicamente.
    Tuttavia il centro del quadro tracciato da Gesù non è una catastrofe cosmica, non è nella “fine del mondo”, quanto piuttosto nella “venuta del figlio dell’uomo” che è “il fine del mondo”, cioè la meta verso cui tende la storia per giungere a pienezza.
    Non è quanto si legge nei vari film, che scioccamente (in uno degli ultimi) viene prevista la fine del mondo il 21 dicembre 2012.
    A quanto prevede una università inglese circa la morte del sole, che è prevista tra sette miliardi di anni e allora, dovremo stare, noi e i nostri posteri abbastanza tranquilli.
    Ma torniamo al senso vero delle parole di Gesù.
    La tradizione giudaica e cristiana aveva visto in questa pagina l’ingresso del Messia nella storia.
    Ed è in questa luce che ora è da leggere anche l’annunzio di Gesù.
    Il Cristo è già venuto nel mondo per imprimere nella vicenda umana una svolta radicale. È stata l’inaugurazione del Regno di Dio, la cui attuazione è però lenta anche se in crescita progressiva.
    Quando la pienezza sarà stata raggiunta, allora Cristo “consegnerà il regno di Dio Padre perché Dio sia tutto in tutti”. (1Cor. 15, 24-28)
    Nell’attesa di questa pienezza i Cristiani devono essere vigili, attenti e operosi, come una sentinella che spia i segni dell’avvicinarsi di Dio, della sua venuta.
    Ma la data della sua venuta e della sua pienezza del Regno è iscritta solo nella mente di Dio e nel suo progetto di salvezza. È inutile proporre oroscopi o agitarsi in ipotesi fantascientifiche. Attento ai segni dei tempi, il credente vive con serenità il suo presente, in attesa di quella parola decisiva e definitiva che sarà pronunciata da Dio nel momento opportuno e a lui solo noto.
    Il fedele, allora, non attende la fine del mondo, ma la venuta del Signore; non aspetta una catastrofe cosmica ma una reincarnazione di tutto l’essere in una suprema armonia, non teme il baratro del nulla, ma il fiorire della pienezza e dell’eterno. In quel giorno Dio “farà nuove tutte le cose e a colui che ha sete darà gratuitamente l’acqua della fonte della vita eterna”. (Ap. 21, 5 – 6) questo è il senso di quanto leggiamo nella pagina del Vangelo di questa domenica.

    BUONA DOMENICA

  15. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 25 NOVEMBRE

    SOLENNITA’ DELLA REGALITA’DI CRISTO

    Daniele( 7,13-14) :IL SUO POTERE E’ UN POTERE ETERNO

    APOCALISSE(1,5-8):PRINCIPE DEI RE DELLA TERRA

    GIOVANNI ( VANGELO) PILATO:”DUNQUE TU SEI RE?….TU LO DICI: IO SONO RE”

    “IO SONO LA VIA- LA VERITA’ – LA VITA.
    (GIOVANNI 14,6)

    La festa della solennita’ della regalita’ di Gesù Cristo,commentata dalla liturgia della messa odierna ci porta a vedere tre aspetti della regalita’ di Cristo:
    RE CROCIFISSO- RE PASTORE- RE LIBERATORE.
    Il simbolo cosmico della croce: totalita’ che abbraccia,unificando i quattro punti cardinali, riunificazione della luce e delle tenebre, dello spirito e della materia,del cielo della terra è al centro del Vangelo di Giovanni.
    -La parola,fatta carne,imprime alla croce il senso ultimo e definitivo all’ interno dell’ esperienza cristiana.
    Un re veramente strano. Un re in croce!
    Ma proprio perché in croce,simbolo cosmico,appare re della totalità’, della vita nel senso più profondo di chi imprime e anima la vita.
    Si possono cosi’ capire quelle frasi : “ se il chicco di frumento non muore…””- “Beati i perseguitati”…Rimetti la spada nel fodero.”
    Un re pastore. La prima lettura della messa di oggi ci ha presentato un re-pastore Davide,sovrano del popolo ma anche pastore. E’ quest’ultima funzione che la troviamo incarnata da Cristo,l’eletto di Dio. Egli non è preoccupato di salvare se stesso,ma davanti al popolo concede la comunione con il “ vivente”; al malfattore pentito, concede il” paradiso”. Uno dei grandi predicatori San Giovanni Crisostomo, dei primi secoli cristiani cosi’ si esprime:” Questo ladrone ha rubato il Paradiso. La sua fede oltrepassò i grandi profeti. Egli vide Gesù tormentato e lo adorò come se fosse nella gloria. Lo vide inchiodato a una croce e lo supplicò come se fosse stato in trono. Lo vide condannato e gli chiese una grazia come ad un re. O ammirabile malfattore! Hai trovato un uomo crocifisso e l’ hai proclamato Dio”.
    Un re che si preoccupa della vita in abbondanza non della vittoria effimera. Vita che abbraccia il male e il peccato,ma lo trasfigura e lo riconcilia.
    Un re liberatore: la morte di Gesù è già canto di vittoria.
    L’uomo e la donna che seguono questa logica della vita fanno già parte del regno universale ed eterno, regno di verità e di vita di santità e di grazia , di giustizia , di amore e di pace.”(Dal prefazio della messa odierna).
    Con questa domenica ha termine l’anno liturgico della chiesa. La prossima domenica avrà inizio l’ anno nuovo con l’ avvento che ci preparerà al Santo Natale.

    BUONA DOMENICA

  16. Granocchiaio ha detto:

    1° DOMENICA DI AVVENTO

    Geremia (33,14-15)
    “Farò germogliare…un Germoglio di giustizia”

    S.Paolo “Il Signore renda Saldi e irreprensibili i vostri Cuori al momento della Sua venuta” (tassalonicesi, 3,12-4,2)

    Vangelo di Luca: 21,25-28,34-36
    “La vostra liberazione è Vicina”

    ATTENTI A NON SCIUPARE LA VITA

    Comn la prima domenica di avvento, la chiesa inizia il nuovo anno liturgico dedicato alla nostra riconferma della fede espressa nel giorno del Battesimo.
    C’è una premessa moltp bella nella 1° lettura della messa odierna: “Eccp verranno giorni, dice il Signore, nei quali io realizzerò le promesse di bene che io ho fatto”. Nel Vangelo Gesù parla della fine del mondo con una visione terrificanteda parte dell’uomo tanti sono i mali originati dalla cattiveriatanto da dare ragione a quel tale che ha detto: “La nostra epoca è riuscita a far dimenticare All’uomo che è un essere umano (parla Salomone).

    Qualcosa si è rotto dentro e fuori di noi.
    E allora? Nonostante tutto questo, il bene non lo ferma nessuno!
    Il bene esiste, il bene lavora, ilbene reagisce e apre le vie alla fiducia e alla stima per l’umanità che si dirige anche attraverso le lacrime, verso la civiltà dell’amore (Paolo VI)
    Questo è il nostro ottimismo.
    Può sembrare un paradosso: ma anche se la prima domenica di avvento si parla di fine, noi siamo all’inizio! Oggi inizia il tempo dell’attesa….E dalla liturgia ci viene un invito perentorio alla speranza: “Alzatevi e levate il capo, perchè la vostra loberazione è vicina “Vangelo”.
    Apriamo bene gli occhi e vedremo che anche tra le rovine può spuntare un germoglio di bne, (p il profeta Geremia nella prima lettura). U germoglio può nascere anche in un deserto. Anche tra i ruderi. Ecco la speranza!
    Sperare vuol fire fifarsi del futuro. E preparatlo, nella pazienza e nell’attesa.

    Buona Domenica

  17. Granocchiaio ha detto:

    SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

    La festa dell’Immacolata si inserisce come un raggio di luce nel corso delle nostre riflessioni sull’Avvento. Maria, infatti, non è una promessa di luce, ma un raggio che permette di vedere come presenti e reali quelle cose di cui finora si è parlato e sperato.Ella è già una realtà.E’ una nuova creatura.
    Lei è esattamente il contrario di ciò che l’uomo di fatto è; lei appare come il perfetto modello di ciò che l’uomo avrebbe dovuto essere e di fatto non è. La sua obbedienza a Dio, la sua prontezza nel dire “sì “, la sua disponibilità alla cooperazione con Dio fanno di Lei una creatura che risponde esattamente al progetto divino nel momento della creazione, prima del peccato; umile e grande, padrona della creazione ma rispettosa della sovranità del Creatore.
    Maria ristabilisce l’ordine primitivo proprio mediante l’ obbedienza. In questo si distingue dall’
    antica Eva: questa abbandonò la via di Dio per seguire la propria; Maria abbandona la propria strada per seguire quella indicatagli da Dio. La sua gloria è tutta nella sua fede e nella sua obbedienza. E’ questo il senso del saluto di Elisabetta; beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che le è stato detto da parte del Signore .
    Tutto questo ci permetterà di dare un senso più compiuto alla celebrazione odierna: Maria non è grande per ciò che ha ricevuto, ma per il modo con cui ha accolto e messo a frutto i talenti ricevuti.
    Maria è grande per aver detto sì a Dio quando fu il momento di dirglielo e ogni volta che le fu chiesto un sì: a Nazareth e a Betlemme, a Cafarnao e sul Calvario.
    Questa fedeltà assoluta alla volontà di Dio , questo preporre la volontà di Dio alla propria volontà è essenzialmente la vera purezza di Maria. ELLA non ha pensato che disobbedendo sarebbe stata più se stessa, più libera, più donna; piuttosto ha sempre creduto che obbedire a Dio significasse per lei realizzare se stessa al massimo grado. L’obbedienza è nutrita di umiltà. L’umiltà che è conoscenza e accettazione gioiosa e serena della propria realtà, è grandezza d’animo, è riportare tutto a Colui che tutto ha donato:”Io sono la serva del Signore e Lui ha fatto in me cose grandi”. Al contrario l’orgoglio è insofferenza dei propri limiti e pretesa di annientarli negando i meriti altrui: tutto questo è menzogna e dunque peccato.
    Questa umiltà di Maria è anche la sua più vera povertà: in questo non possedere nulla, neppure se stessa e la propria volontà, in questo donarsi senza pentimenti, senza riserve. E Dio non rimanda a mani vuote i poveri, ma li colma di beni e li sceglie come cosa sua,come cittadini del suo regno.
    Don Luigi Corsi

  18. Granocchiaio ha detto:

    II DOMENICA DI AVVENTO

    -Baruc: 5,1 -9
    “ Dio mostrerà il suo
    Splendore in te “
    -Filippesi: 1,4-6,11
    “ Siate integri e irreprensibili
    Per il giorno di Cristo.
    -Luca: 3,1-6
    “ Ogni uomo vedrà la salvezza
    Di Dio.
    -Preparate la via del Signore-

    Costruire una riflessione spirituale su una data può sembrare una cosa un po’ stravagante.
    Eppure è Luca stesso, nel Vangelo di oggi, che c’invita a fissare l’ attenzione su quel anno quindicesimo di Tiberio, contornato da sei personaggi storici, così da ricreare davanti ai nostri occhi la carta politica della Palestina tra il 26 e il 28 dell’ era cristiana. Quale il significato di quest’insistenza del terzo evangelista? Quello di porre Cristo non immaginario ma persona concreta all’interno del suo Vangelo.
    Gesù non è una figura evanescente, non è un’identità vagamente spirituale, non un’idea o un mito: ma una realtà storica,con date non solo d’Israele ma con quelle dello stesso impero romano. Egli è una persona che ha percorso il nostro orizzonte terreno e la sua presenza e la sua parola sono state come un seme che è caduto ed è attecchito nella terra e nella storia per tra. sformarle e salvarle.
    Questa data diventa, allora, un segno per tutti i cristiani perché siano lievito e sale nella storia, perché sappiamo edificare nel mondo il regno di giustizia, di verità e di pace che il loro Maestro e signore ha inaugurato.
    Questo diventa un invito ad essere fedeli al posto in cui Dio ci ha collocati senza sogni di evasione, senza scoraggiamenti o rassegnazioni. In ogni luogo ,piccolo o grande, alto o basso, in ogni giorno nuvoloso o limpido bisogna avere un cuore libero e uno spirito aperto e ogni istante sarà prezioso e apparterrà al mare dell’ eternità.
    Di là dalla cornice cronologica, il resto odierno della pagina di Luca contiene soprattutto un ritratto del Battista. C’è una immagine dominante nelle parole, un’immagine che ricorre anche nelle altre letture nella “paura” di questa liturgia e che abbiamo incontrato già la scorsa domenica.
    E’ l’immagine per eccellenza dell’Avvento, quella della strada: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”.
    D.M. Tutolo nel suo “Salmo dei deportati, echeggia il canto biblico”. Tornavamo dai lager come torrenti in piena verso la terra del sole. Tutti i volti erano in pianto e il cuore impazziva nella”paura” di sentirsi liberi…Non sapevamo ,Signore, quanto è difficile essere liberi!”.
    Il simbolo della via ci ricorda la bellezza e il rischio della libertà. Lo ricorda anche la “via” dell’Avvento di Cristo, percorsa e illuminata da Lui , ma preparata da noi come suggerisce Isaia.
    Scrive giustamente un commentatore di Luca, O. Spineto: ”Preparate la via al Signore significa rimuovere gli ostacoli che ritardano o impediscono il suo accesso al cuore dell’ uomo. Dio non può entrare dove c’è arroganza ,orgoglio,” alture”, freddezza” avvallamenti”. Occorre eliminare le aspirazioni smodate, la presunzione, i raggiri, le tortuosità, gli inganni. La strada della libertà diventa piana e gioiosa da percorrere solo dopo che su di lei è stato versato il sudore dell’uomo ,cioè un autentico impegno personale. Ma è questa la grande ricompensa dell’essere uomini e credenti.
    BUONA DOMENICA

  19. Granocchiaio ha detto:

    III DOMENICA DI AVVENTO

    SOFONIA: 3,14-18

    “Il Signore si rallegrerà
    Per te con grida di gioia”

    FILIPPESI: 4,4-7
    “ Il Signore è vicino”

    LUCA: 3,10-18
    “E noi che dobbiamo fare?”

    -LA FELICITA’ CRISTIANA-

    Si parla di gioia, oggi nelle letture della messa. E qualcuno potrebbe subito pensare che ai giorni nostri ci siano ben pochi motivi per gioire. Tutti presi da tanti problemi “ abbiamo perduto la gioia e ottenuto solo sguaiataggine, la risata grassa, l’ilarità grossolana di certe trasmissioni televisive, l’allegria lieve, l’ironia bonaria, la serenità dello spirito diventano doti sempre più sconosciute.” (Ravasi).
    Per molti la religione non va d’accordo con la gioia. Si pensa ai Comandamenti, alla morale, come a tanti ostacoli sulla via della felicità. E si torna allo slogan della contestazione giovanile:”Vietato vietare.”
    Eppure il Cristianesimo è un colossale invito alla gioia. Lo scrittore E.Hello (francese) scrive:” IL Cristianesimo è gioia; Cristo è gioia , è la gioia del mondo!”
    E’ gioia tentare di essere cristiani, di leggere il Vangelo ( e di viverlo).
    Certo c’è gioia e gioia!.
    Quella del cristiano non è una gioia qualsiasi. La lettura ci afferma che per un credente,è sentirsi amato ,perdonato, accolto da Dio. Quando c’è di mezzo Dio,è sempre possibile ricominciare. E …cosa fare concretamente? Pare di ricordare la domanda che rivolgevano a Giovanni il Battista nel Vangelo odierno:” Che cosa dobbiamo fare ?”
    Accogliere con gioia il prossimo , rifiutare la violenza, rispettare gli altri. Insomma : la scoperta del prossimo come elemento essenziale per la nostra gioia.” Dove la carità ha il suo godimento, lì c’è la festa”San Giovanni Crisostomo).” Diceva un poeta indiano:”Ciò che do agli altri,questo resta: non scenderà nella tomba con me, starà nelle mani di tutti “ (Tagore)”.
    Ancora: è il dono della nostra vita, quello che conta. Diamo la vita, non le chiacchiere .
    Ecco che cosa dobbiamo fare e anche noi proveremo, come dice Gesù, grande soddisfazione:”C’è
    più gioia nel dare che nel ricevere.
    BUONA DOMENICA

  20. Granocchiaio ha detto:

    IV DOMENICA DI AVVENTO

    Michea:5,1-4 ( I lettura )
    “ Da te uscirà Colui che
    deve essere il dominatore
    del mondo”
    Ebrei 10,5-10 (II lettura)
    “Ecco, io vengo per fare
    O Dio, la tua volontà”
    Luca:1,39-48 Vangelo
    “ A che debbo che la madre
    Del mio Signore venga a me ?”

    L’anima mia magnifica il Signore
    Questa è la domenica che presenta ,forse, la maggiore ricchezza di temi e conclusione di tutto il periodo dell’ avvento.
    Potremmo enuclearne due in particolare: la pace- Maria.
    a) La pace: “ Egli sarà pace”.
    L’ affermazione riguarda il Messia e la troviamo nel brano odierno di Michea: “ Egli stesso sarà la pace”. Questo sarà il filo conduttore dei discorsi di Gesù sul regno di Dio .
    b) Maria: la liturgia di oggi è una lode alla” piccolezza e all’ umiltà; ancora la I lettura: Betlemme, anche se sei il più piccolo comune di Giuda da Te uscirà il dominatore del mondo.
    E nel Vangelo, Maria, grande modello d’ umiltà esclama:
    “Dio ha guardato l’umiltà della sua serva “.
    Dante, massimo poeta e insieme grandissimo teologo, così esprime questo sublime mistero:
    “Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
    umile e alta più che creatura,
    termine fisso d’ eterno consiglio,
    Tu sei Colei che L’ umana natura,
    Nel ventre tuo si raccolse l’amore,
    per lo cui caldo l’ eterna pace,
    così è germinato questo fiore.”
    Maria è una figura nella storia del Cristianesimo che ha tutta la forza del simbolo. La Sua grandezza consiste innanzitutto nell’ avere risposto con fede alla proposta di Dio poi nell’ aver generato il Messia-Salvatore,e ancora nell’ aver saputo dimostrare che l’ essenziale nella vita ( sua e nostra) non consiste nel fare questo o quello, nel fare più o meno, ma nell’ operare con amore, nell’ agire con fede e corrispondere sempre a Dio con la completa dedizione.
    Tra due giorni è Natale! Di nuovo ci illumina una speranza che supera tutti i nostri desideri. Ci limiteremo semplicemente a fare il presepio, a decorare l’albero di Natale, a preparare pranzi complicati ? O cercheremo, al di là di queste cose, l’ essenza del messaggio del Natale? Noi non siamo soli, non abbiamo ragione di disperarci, la vita non è un fallimento che termina nel nulla, ma una realtà che finisce negli abbracci di quel Bambino che è nato circa 2000 anni fa e che vuole vivere sempre insieme a noi.
    BUON NATALE! Don LUIGI CORSI

  21. Granocchiaio ha detto:

    NATALE DEL SIGNORE

    GIOVANNI: ( 1,4)

    IL VERBO SI E’ FATTO CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI

    Oggi la verità è sorta dalla terra; è nato dalla terra: Cristo è nato da una creatura: gioite e fate festa”(S. Agostino).
    “ Cur Deus homo”. Perché Dio si è fatto uomo? Così si chiedono i secoli e le generazioni .E’ inconcepibile che Dio sia Padre e figlio…E’ inconcepibile che Egli diventi “uomo”. E’ un mistero difficile, come quello dell’Unità e Trinità di Dio”. Ma…per chi crede sa che “nulla è impossibile a Dio”. Dio è onnipotenza ma soprattutto ”amore”, e allora nulla è impossibile all’ onnipotenza, che è “amore”.
    Quando, durante la liturgia del Natale, nel pronunciare le suddette parole del “ Credo” ci inginocchiamo, diventiamo simili ai pastori di Betlemme. Loro, per primi, si son trovati nel raggio di questo mistero che illumina le tenebre della storia dell’uomo sulla terra.
    Come leggiamo dal profeta Isaia: ”Su coloro che abitavano in terra tenebrosa,una luce rifulse”.
    Luce, che viene definita più da vicino nel Vangelo di Luca”La gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento”. ( Luca 2,15-20).
    Luce di natura misteriosa destinata allo spirito e al cuore dell’uomo, che non ai loro occhi.
    Mediante questa luce, si è svelato ai pastori di Betlemme il grande mistero, inscrutabile, prima ma che diventa accessibile a loro. Essi lo hanno accolto, si sono avvicinati ad esso. Hanno trovato “ un Bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”!!! Luca (2,15-20).
    Nel visibile hanno riconosciuto l’ Invisibile. Sono diventati i primi testimoni del mistero. Si sono uniti a Maria e Giuseppe. La natività del Signore si è legata innanzitutto alla loro testimonianza, Proprio questo la chiesa desidera esprimere con la Messa di mezzanotte (che in taluni luoghi viene chiamata la Messa dei pastori).
    Dopo questi accenni, cerchiamo di constatare L’oggi del nostro Natale. Premesso che il Natale non ammette “mediocrità” di sentimenti. Il Natale è buono se è interiore, se è celebrato nel silenzio del cuore, nella coscienza fatta attenta e pensosa. Così la prima condizione per fare bene il Natale è quella di conservargli la sua autenticità religiosa, mentre la nostra società rischia di renderlo una grande fiera dello spreco e del superfluo (nonostante la maledetta crisi). Con questo andazzo, il vero Natale si rattrappisce e perde il suo significato più vero. Il Natale è profondamente umano. E’ un momento che tocca intimamente la nostra vita, la sua coscienza, la sua essenza, il suo destino.
    La vera ricchezza del Natale è quella interiore e religiosa Dovremmo tutti ritornare bambini per riscoprire la poesia del Natale. Solo uno sguardo poetico può dare l’unica risposta capace di farci affrontare le difficoltà della vita. E’ necessario stare davanti al presepio e al Vangelo del Natale in silenzio; meditare e fare cantare nell’ anima lo stupore per un Dio che per amore diventa uomo.
    E’ questo il mistero luminoso del Natale!
    Il Natale è questo prodigio. Il Natale è questa meraviglia. Il Natale è questa gioia. A Natale Cristo è il centro, anzi Cristo è il cuore. Cristo è la verità che cerchiamo. Cristo è la vita di cui abbiamo bisogno.
    L’augurio migliore che possiamo farci è che riscopriamo questa verità del Natale.
    E, come gli angeli, potremo cantare anche noi, come un solenne inno cosmico:Gloria a Dio e pace all’uomo che Dio ama.
    Il mio augurio è rivolto a tutti, al bambino, al centenario, a chi soffre, a chi è in salute.
    Su tutti scenda quella pace cantata e augurata dagli angeli sull’ essere umano che Dio ama.
    BUON NATALE don LUIGI CORSI

  22. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 30 DICEMBRE 2012

    FESTA DELLA FAMIGLIA DI GESU’- MARIA –GIUSEPPE

    SAMUELE ( 1,20-22 ; 24-28 )
    “Samuele è ceduto al Signore per
    tutti i giorni della sua vita”

    Giovanni (1-2 . 21-24)
    “Siamo chiamati figli di Dio
    E lo siamo realmente”

    LUCA2,41-52
    “Gesù è ritrovato dai genitori nel
    tempio in mezzo ai maestri.

    CUORE A CUORE

    La festa di oggi ci invita ad una seria verifica per vedere su quali” colonne” si reggono le nostre famiglie: amore e fede sono i cardini sui quali si snoda la complessa vita familiare . Le prospettive sulla famiglia non sono buone. Ogni giorno si può vedere la cronaca, è piena di episodi sconvolgenti. E se oggi, festa della Santa Famiglia, paragoniamo la nostra vita con i modelli che ci propone la parola di Dio dovremmo concludere con sconforto, con un celebre regista:
    “Siamo davvero analfabeti in amore”(Bergsuan).
    Mai come in quest’ ultimi tempi si fa un gran parlare della famiglia. Eppure, mai come adesso questa istituzione sta subendo attacchi di ogni genere che vanno dalla sua demonizzazione alla indifferenza davanti ai bisogni che essa dovrebbe avere per crescere come una pianta rigogliosa, pronta a donare frutti meravigliosi per tutta l’ umanità. Invece si fa di tutto per toglierle l’acqua,la terra, la luce del sole.” La famiglia è un grande mistero di Dio”, (Giovanni Paolo) ed è questo il punto fondamentale per capire il carisma della sua missione, il significato, il significato del matrimonio, dell’ essere genitori e anche essere figli. Il bambino che viene alla luce, piccolo e indifeso, non trova una società anonima e astratta, ma le braccia di una madre e di un padre. Non c’è alcuna struttura politica o culturale . C’è bisogno di donne ed uomini esperti nell’arte di amare.
    C’è bisogno di figli che tornino ad onorare i genitori. C’è bisogno di unità in famiglia: cuore a cuore. C’è bisogno di affetto, di comprensione, di dialogo, di pazienza, di preghiera in comune, di tempo trascorso insieme. E’ con l’ amore che si tiene in piedi una famiglia. E’ con l’ amore che i giovani possono scoprire la bellezza di formare una nuova famiglia!
    Ricordiamo la vita ha un limite , l’ amore no!
    Tutti, genitori e figli, dovremmo ricordare questi principi:
    a) l’amore che doniamo è l’unico che riceviamo;
    b) Chi smette di amare muore:
    c) Non esiste amore sprecato. Diceva Gandi: ”L’amore è la potenza più delicata del mondo”.Dovremmo poter ripetere con papa Giovanni: ”Finchè posso preferisco essere calorifero anziché frigorifero. E un anziano insegnante: ” Studiate, studiate,studiate:sarete mediocri!Amate, amate, amate, sarete grandi!”
    La festa della Santa Famiglia ci ricorda che solo con l’amore sapremo fare nuova la famiglia e la società. Difendiamo la famiglia. Rispettiamo l’innocenza. Crediamo nella vita. Indichiamo un ideale per il quale vale la pena di vivere.
    BUONA DOMENICA

  23. Granocchiaio ha detto:

    MARIA SS. MADRE DI DIO

    Numeri: (6,22-27)
    “Porranno il mio nome sugli
    Israeliti e io li benedirò”I Lettura

    Galati (4,4-7)
    “Dio mandò il Suo figlio,
    nato da donna”II Lettura”

    Luca: ”I pastori trovarono Maria
    E Giuseppe e il Bambino. Dopo
    Otto giorni gli fu messo nome Gesù”

    Il SIGNORE SIA CON VOI

    Dice un poeta francese (Rimbaut): “E’ così bello ciò che comincia”. A questo mondo tutto finisce, ma non finisce mai senza dare inizio ad una cosa più bella. E san Gregorio di Nissa diceva: “ Quaggiù si va sempre d’inizio in inizio, fino all’inizio senza fine”.
    Con quanta ansia abbiamo atteso il 2013, anche se ,come diceva giustamente Ovidio: il tempo divora ogni cosa. Abbiamo sentito e ripetuto spesso l’augurio “Buon anno”, ma l’anno che comincia è già buono, se io sono buono, è già pieno di speranza, se la speranza abita in me.
    E’ già un anno di pace, se io sono un uomo di pace.
    In una parola: l’anno che viene è come il mio cuore. Ricordiamoci che “ non sono gli anni della nostra vita che contano, ma la vita nei nostri anni.”. (Stevenson).
    L’ inizio del nuovo anno deve essere per un cristiano una realtà molto seria, perché ci offre l’occasione di meditare sul mistero del tempo.
    Gli anni passano in fretta e in fretta svaniscono nel mistero dell’eternità. Corriamo tutti dietro al tempo. Passiamo sulla terra correndo, frettolosi, precipitosi, affannati…E non arriviamo mai a tutto: ci manca il tempo!
    Nonostante tutti gli sforzi ci manca il tempo. Le ore sono troppo brevi, i giorni sono troppo brevi; la vita è troppo breve!
    E allora interpelliamo e preghiamo Dio: o Dio, tu che sei fuori del tempo,tu che sei il Signore del tempo e della storia, certamente sorridi quando ci vedi lottare contro il tempo. Tu non ti stanchi quando distribuisci il tempo agli uomini. Tu doni a ciascuno il tempo di fare quello che Tu vuoi che faccia.
    Ma, non bisogna portare tempo , sprecare tempo, ammazzare il tempo, perché il tempo è un regalo che Tu ci fai; un regalo deperibile, che non possiamo conservare.
    Signore, di tempo ce ne abbiamo: gli anni della nostra vita, le giornate dei nostri anni, le ore delle nostre giornate…di tempo ce ne abbiamo. A noi tocca riempirlo, valorizzarlo, serenamente, con calma, ma riempirlo tutto.
    Signore, all’inizio di questo nuovo anno, ti ringraziamo per il dono del tempo che ci hai concesso fino ad oggi. Ti chiediamo la grazia di fare con coscienza, con intelligenza, nel tempo che Tu ci dai,

    quello che Tu vuoi che facciamo. Donaci di saper fare ciò che dobbiamo fare, senza voler fare troppo, senza voler fare tutto, con calma, semplicemente.
    Perché tutta la nostra vita diventi un’opera d’amore per Te e per i nostri fratelli .

  24. Granocchiaio ha detto:

    EPIFANIA DEL SIGNORE

    Matteo : (2,1-12)
    “Siamo venuti dall’Oriente per
    Adorare il re”(Vangelo)

    “ALZATI, RIVESTITI DI LUCE …LA GLORIA DEL SIGNORE BRILLA SU DI TE”

    La fedeltà di Dio nelle promesse fatte , e l’università della chiamata alla salvezza, chiaramente descritte dal profeta Isaia nella I lettura, hanno la loro brillante conferma nell’episodio narrato dal Vangelo che fa da sfondo a tutta la celebrazione della festa dell’ Epifania. Puntiamo lo sguardo sulle tre categorie di persone che entrano in rapporto con la divina novità della nascita del Messia: Erode, gli scribi, i Magi.
    Erode: Colui che ha in mano il potere, che tenta di sopprimere il Neonato, perché potrebbe insidiare l’ idolo a cui questo ambizioso e crudele re è attaccato.
    Gli Scribi, eccellenti conoscitori delle Scritture, non se ne servono per un cammino di vita, ma diventano, al contrario, strumenti manipolati dal potere per i suoi fini omicidi…
    I Magi, che hanno abbandonato tutto per docilità alla chiamata divina, affidandosi alla luce di una stella che li condurrà sul luogo desiderato e al contatto con chi era la ” luce vera “ venuta in questo mondo per la salvezza universale.
    Persone, come i Magi, così come ciascuno di noi, saranno sempre guidate in un continuo viaggio che sfocia nell’ infinito.
    Certamente quando si parla dei re Magi, si pensa subito alla loro storia come ricercatori di verità. Ricerca difficile, come abbiamo notato nella narrazione del Vangelo, con insuccessi e rischi. se pensiamo bene notiamo che, in realtà, c’è un altro aspetto che bisogna considerare.
    A muovere e a guidare i Magi è una stella che indica in modo preciso il percorso da seguire.
    Questo ci fa capire come, molte volte, più che inseguire noi la verità, è la verità ad inseguirci.
    Certo, ci deve essere in noi almeno una scintilla di desiderio, di ricerca, di voglia di verità. Se i Magi fossero rimasti dentro i loro palazzi, forse non sarebbero mai stati raggiunti dalla verità.
    Tuttavia non siamo noi a conquistare la verità con la nostra intelligenza; è lei a mettersi sulle nostre strade , forse anche deviate, a presentarsi davanti a noi, a conquistarci.
    Quante volte ci agitiamo in cerca della felicità, della verità, della pace. “Un uomo gira tutto il mondo in cerca di quello che gli occorre, poi torna a casa e là lo trova”(George Moore).
    Quando trovarono Gesù, i Magi si prostrarono e lo adorarono e gli offrirono i loro doni.
    E’ là, davanti a Cristo, che possiamo trovare quello che cerchiamo. Ma una volta trovata la verità, o l’amore o la gioia , il cammino non finisce.
    La vera ricerca inizia, quando si è trovato. Questa è la caratteristica della fede che è un viaggio sempre vivo, nell’infinito che ci avvolge.
    L’Epifania del Signore è la festa dell’universalità della salvezza. Prima gli angeli, poi i pastori, poi i Magi. Dall’annuncio alla manifestazione.
    “Abbiamo visto la stella in Oriente e siamo venuti per adorare il Signore”, come i Magi anche noi siamo abbagliati dalla luce di Cristo. Cristo è venuto in mezzo a noi, si è fatto nostro fratello per salvare tutto l’uomo e tutti gli uomini.
    La liturgia di questa grande solennità è carica di significati spirituali. Guarda lontano.Guarda al passato della storia umana, al presente, al futuro; restaurando Cristo, luce delle genti!

    BUONA FESTA
    don Luigi Corsi

    • viviana ha detto:

      Presi dalle manifestazioni profane , ci dimentichiamo spesso del valore religioso di certe festività.
      Regaliamo doni ai bambini ed omettiamo di farli riflettere sul significato di questo giorno in cui Cristo si manifesta alle genti .
      Con l’arrivo dei Magi dall’oriente , per adorare il nuovo Messia, si concretizza quindi la manifestazione del Re universale ai popoli e a tutti coloro che vanno cercando la verità
      I magi diventano il simbolo dell’uomo che ha coraggio e speranza , che affronta un lungo viaggio , che sa inginocchiarsi per adorare il neonato Messia .
      Il coraggio e la speranza di cui ha bisogno l’intera umanità, allora , come oggi.
      Quell’esile segno di una stella accompagna lungo tutto il viaggio i tre illustri viaggiatori e prepara i loro cuori a riconoscere in un bambino la gloria di Dio. .
      Come ai Magi, Cristo si manifesta anche a noi in ogni momento della nostra vita , ma troppo spesso, accecati da luci splendenti ma vacue , non riusciamo a discernere la luminosità della stella cometa e trascuriamo tutti quei messaggi di luce che Dio ci invia .

  25. Granocchiaio ha detto:

    BATTESIMO DEL SIGNORE

    LUCA:” Mentre Gesù, ricevuto il Battesimo,
    stava in preghiera, il cielo si aprì” (Vang. 3,21-22)

    UOMO E’ IL MIO NOME, CRISTIANO, IL MIO COGNOME
    (Raoul Follerau )

    Giovanni Battista battezza Colui che il Padre e lo Spirito avvalorano quale “ Figlio diletto”.Poche pagine del Vangelo sono così esplosive e dense: quello che accadde quando Gesù aveva circa trenta anni, è decisivo per tutti.
    Con l’Epifania (manifestazione) ha termine il periodo della promessa (Antico testamento). Gesù non sarà uno dei tanti profeti, ma il Figlio unico del Padre; nel Figlio discende lo Spirito per formare il “nuovo popolo”. Nella Pentecoste, le lingue di fuoco, segnarono il Battesimo della Chiesa come accolta umana aperta ad ogni lingua e nazione. I due elementi non vanno separati perché la Chiesa si fonda su Gesù. Anche noi, come Gesù, abbiamo ricevuto il Battesimo, il Sacramento che ci ha reso suoi seguaci, per cui ci chiamiamo cristiani.
    “Uomo è il mio nome; Cristiano, il mio cognome” (Raoul Follereau) ..
    Ma forse, è venuto il momento di domandarci se c’è abbastanza cristianesimo nei nostri cuori.
    Se per caso, il nostro Cristianesimo ha preso un’ altra strada. Forse “ ha fatto fiasco, la sua ora ormai è passata”. Ma…è davvero passata l’ora di Cristo? Che ne hai fatto di Gesù Cristo, che ne hai fatto della sua Chiesa?”. Io sono convinto che non è passata l’ ora di Cristo. E che gli uomini non sono stanchi del Cristianesimo. Il fatto è che non l’hanno conosciuto abbastanza per esserne stanchi. E’ proprio ora il momento che il mondo ha bisogno disperato di testimoni autentici, innamorati del Vangelo, consapevoli della straordinaria potenza di Cristo e del Suo Vangelo.
    E’ venuta l’ ora di risvegliare il nostro impegno. E’ venuta l’ora, ed è questa di essere non solo Cristiani di nome, ma innamorati di Cristo, appassionati della nostra fede. La fede va donata , va difesa, va testimoniata. “Dio non ha bisogno di cattolici a mezzo servizio, ma di cattolici autentici.” (Giovanni Paolo II). Cristo è esigente, non è mai intransigente!
    Il Cristianesimo pallido e incolore, può lasciare solo indifferenti quelli che non credono e dare scandalo a quelli che credono.
    “ Il mondo di oggi chiede ai cristiani di rimanere cristiani” (Camus).
    Il Battesimo ci ha purificato, ci ha fatto uomini nuovi, ci ha immerso in una corrente di vita. E’ necessario uscire dalla mediocrità, ritrovare il coraggio della testimonianza, ritornare ad essere Cristiani genuini, convinti, attraenti.

    BUONA DOMENICA
    (don Luigi Corsi)

    • viviana ha detto:

      n questa domenica, in cui si ricorda la festa del Battesimo di Gesù, ognuno di noi dovrebbe ritornare a riflettere con gratitudine su quel sacramento ricevuto da bambino, sacramento che ha acceso in lui
      il fuoco dell’amore e della carità.
      Rinnoviamo le promesse e riaffermiamo con coraggio che Cristo è il signore della vita, e’ la luce che illumina la via maestra per la nostra personale santificazione.

  26. Roberto Tonini ha detto:

    Nell’opprimente clima di questa stagione di future elezioni, bombardati da bollettini di guerra mediatica), con le menti che rischiano di andare in confusione, le parole di oggi mi paiono una ventata di fresco e profumato.
    Un richiamo ai valori più profondi del battesimo, all’orgoglio di essere in questa schiera, un invito a rinforzare i principi più importanti della vita da credenti.

  27. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 20 GENNAIO

    Giovanni: (2,1-11)

    “Questo, a Cana di Galilea, fu
    l’inizio dei segni compiuti da Gesù” (Vangelo)

    L’ARTE DELLE PICCOLE COSE

    Il bambino nato a Betlemme, continua la sua epifania. Divenuto adulto, compie un gesto proponendoci alcuni valori umani e divini come: L’amicizia, l’amore, la gioia, la delicatezza, la sensibilità, la premura.
    Occorre allora leggere l’evento delle ”nozze di Cana” per quello che dice intorno alla fede e, da questo, commentarlo anche dal punto di vista del matrimonio.
    E’ significativo che il primo miracolo compiuto da Gesù sia un miracolo voluto perché la festa continui…
    Cosa c’è di meglio di un banchetto di nozze per esprimere la voglia di festa, la nostalgia di festa, il desiderio di una festa senza fine che abita da sempre il cuore di ogni uomo che viene al mondo?
    Ecco che Gesù fa questo miracolo quasi spinto dal discreto suggerimento della madre Maria, la quale desidera che la festa degli amici continui. E Gesù fa proprio tale suggerimento, per esprimere tutto il desiderio di Dio che vuole che gli uomini godano fino in fondo della bellezza della vita, del creato che è messo a loro disposizione, che è loro donato, prima che come una fatica e un dovere.
    Lo spazio a Dio è lo spazio della festa, cioè della vita che deve esprimersi principalmente nelle relazioni amichevoli, fraterne, nello scambio libero e gratuito dei beni che il Signore mette a disposizione dei suoi figli.
    L’acqua mutata in vino: ecco il segno della festa. Perché mentre l’ acqua dice la fatica di andare al pozzo per le necessità della vita; il vino dice desiderio di gioia, cuore che si riscalda, vita che prende colore, segno di una benedizione, espressione di una felicità che non tramonterà.
    Ma occorre, a questo punto, ricordare che il contesto del miracolo non è una festa qualsiasi, bensì una festa di nozze,
    Se Gesù compie questo primo miracolo durante le nozze, ciò significa che egli sentiva e pensava al valore decisivo di questo avvenimento.
    L’ amore tra l’uomo e la donna è segno di gran benedizione di Dio. E’ una comunione che interrompe la solitudine ed apre il cammino dei due ad un destino di relazione felice, di creatività inesausta, di comunicazione arricchente.
    Tutto questo si attua nel matrimonio tutte le volte che l’unione sponsale si celebra davvero e non quando si ”convive alla giornata “, passando da un’avventura all’altra. E’ come una chiamata ad uscire dal proprio io per incontrare l’altro e fare della comunione il senso più profondo dell’esistenza.
    Tutto questo comporta un prezzo da pagare, una pazienza e un’attenzione costante all’altro.Ma quando si è usciti da probabili “fatiche” ecco che l’acqua torna ad essere vino, la fatica è cancellata dalla gioia della riscoperta di una comunione sempre possibile tra l’uomo e la donna e che essa è una benedizione di Dio. Se, anche nel matrimonio cristiano, viene a mancare qualcosa non si drammatizzi; se si confida in Maria (Vangelo odierno) tutto si può appianare.
    Un augurio di bene a tutti gli sposi.
    Buona domenica!
    don Luigi Corsi

    • viviana ha detto:

      Gesù che partecipa ad un banchetto di nozze, la mamma con lui, gli invitati ad una festa importante , il clima allegro di una lieta circostanza, questo episodio pare così vicino alla realtà nostra da farcelo vivere con eccezionale empatia .
      Un momento di difficoltà , lo comprendiamo, può succedere , ed un gesto miracoloso di Gesù su suggerimento della madre .
      Tante le riflessioni che vengono spontanee.
      Intanto quel bel rapporto tra la mamma ed il figlio : fiducia ed obbedienza , sentimenti a cui dobbiamo ispirarci anche noi nei vari momenti di difficoltà della vita ,
      “ Fate quello che vi dirà “ dice Maria ai servitori .
      E’ il messaggio che vale anche per noi , è l’invito a muoversi ed agire sempre in comunione con Dio , consapevoli di trovare in Lui la forza per superare i tanti ostacoli che incontriamo nel nostro cammino su questa terra .

  28. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 27 GENNAIO 2013

    LUCA: (1,1-4; 14-21)

    “OGGI QUESTA SCRITTURA SI E’COMPIUTA”

    Nuovo anno liturgico – nuove letture – nuovo Evangelista: LUCA

    Terzo è il libro del Vangelo secondo Luca. Chi era questo Luca? Era un medico, che, dopo L’Ascensione di Gesù, Paolo prese con sé come compagno di viaggio. Egli fu uno scrittore originale (il suo greco è il migliore di tutto il nuovo Testamento).
    Per conoscere i temi sui quali Luca ha fondato il suo Vangelo, al di là dei brani proposti dalla liturgia domenicale, li possiamo inquadrare in sei parole chiavi.

    La prima naturalmente è “Gesù Cristo”.
    Luca ce lo presenta come “amico dei pubblicani e dei peccatori”, come profeta, che ha l’ultima e perfetta parola di Dio da comunicarci, come il povero che non ha neppure il guanciale ove posare il capo(9,58), come eterno nomade, come salvatore non solo delle malattie fisiche ma anche della miseria interiore , come sede dello Spirito S. da lui poi effuso sui discepoli, come centro della storia umana a cui dà senso e fine.

    La seconda parola cara a Luca è “amore”.
    Dante Alighieri ha definito Luca lo “scriba mansuetudinis Christi”, lo scrittore della mansuetudine di Cristo. Ecco le parabole (c.15)/, quella del “samaritano”, il “Discorso della pianura”(6,17-49) l’amore di Gesù per gli esclusi; la scelta dei poveri, l’ultimo gesto nel perdonare (il buon ladrone) sono altrettante testimonianze della validità della definizione dantesca. Anzi, il ritratto del vero discepolo è disegnato così da Luca : “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste. “

    Il terzo vocabolo potrebbe essere la “gioia”.
    La esprime in ben 27 passi del suo Vangelo. Esemplare è il c.15.

    “La povertà” è il quarto tema di grande rilievo nel Vang. Di Luca.
    Un vangelo fortemente sensibile alla questione sociale.”Beati voi poveri “. Il povero Lazzaro e “la vedova” che dà tutto sono modelli di vita. La meschina figura del” giovane ricco …”I farisei che sono amanti del danaro che diventa il loro vero Dio”. “E’ più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare in paradiso”.(18,24)-25)-

    La quinta parola cara a Luca è la”.preghiera”.
    Gesù è per eccellenza il grande orante. Nelle svolte decisive della sua vita,Luca ritrae Gesù sempre in preghiera e in dialogo con il Padre: prima del Battesimo (3,2), nella elezione dei Dodici,prima di insegnarci la preghiera distintiva del cristianesimo, il” Padre nostro”., alla soglia della morte(23,40-46).
    E le sue ultime parole terrene: “Padre nelle tue mani affido il mio spirito”

    Il sesto e ultimo vocabolo è ” la rinuncia”.
    Per seguire Gesù bisogna operare una scelta radicale e bisogna guarire dalla malattia della nostalgia.
    I discepoli non abbandonano solo”le reti e il Padre”,come dice Matteo, ma “tutto“, secondo Luca.
    Matteo, parlando della sua vocazione dice solamente:” Si alzò e lo seguì.” Luca invece aggiunge che” abbandonò tutto”.(5,22).
    “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se.. stesso, prenda la sua croce e mi segua”(9,23).
    Questa è “L’inquadratura” del Vangelo secondo Luca, che ascolteremo e rifletteremo nelle domeniche del 2013.

    Buona Domenica
    Don Luigi Corsi

  29. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 3 FEBBRAIO

    Luca: (4,21-3)

    Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei

    Le letture di questa domenica dimostrano quanto sia difficile annunciare una salvezza che viene da Dio e non dagli uomini.
    Compito del profeta è appunto quello di ”annunciare“ la parola di Dio.
    Geremia e Gesù, con la loro tragica sorte, sono l’illustrazione più evidente del conflitto che si viene a creare quando Dio fa sentire la sua voce tramite i suoi messaggeri.
    I profeti sono stati sempre ”scomodi“ perciò la loro sorte non è stata mai fortunata. Sono un po’ come quella parola ultima della coscienza che preferiremmo far tacere. Detta parola grida, denuncia, rivela, risveglia e fa capire che nessuno è tanto pulito da poter scagliare la pietra contro il fratello, perché non è tanto facile dividere gli uomini tra sfruttati e sfruttatori, dato che tutti portiamo sangue di Caino nelle nostre vene e tutti abbiamo bisogno di continua conversione.
    Così Cristo, il profeta per eccellenza, doveva logicamente finire in croce.
    E se non ci fosse stato un miracolo, l’avrebbero fatto fuori molto prima, come ci ricorda oggi il “Vangelo di Luca (4,29-30).
    Ma oggi forse è cambiata la sorte dei profeti?
    Ce ne saranno sempre fino alla fine dei tempi, anche se continueremo ad ammazzarli, o ad incatenarli, o a disprezzarli, o a rinchiuderli nelle cliniche psichiatriche (che è molto più moderno che ammazzarli, ma molto più crudele). Da ricordare che lo stesso Concilio Ecumenico ha proclamato che “tutto il popolo di Dio partecipa del dono profetico del Cristo”.
    S. Paolo, nella seconda lettura di oggi (Corinzi 12,31-13-19), ci aiuta a riscoprire il vero senso del profeta nell’incantevole “Inno alla Carità: amore-Eros-Agape”.
    Cristo è dove è la carità di Cristo! Questa è l’unica verifica di essere sempre a po sto con la propria coscienza.
    L’inno alla Carità di S. Paolo, specie la seconda strofa, che non c’è permesso di trascurare è simile alla corolla di un fiore i cui petali sono costituiti dalla varie virtù che nascono dalla carità-agape.
    I loro nomi sono: ”pazienza, bontà, assenza di invidia e di orgoglio, disinteresse, rispetto, benignità verità, perdono, giustizia, tolleranza, totale generosità, costanza”.
    E’ come un corteo di virtù che abbelliscono e che vivono della stessa vita della carità. Se l’amore si spegne, anche le altre virtù che vivono della stessa vita della carità si avvizziscono, allora è facile che al suo posto subentri un mostro o un idolo come quello del denaro, o dell’egoismo, o dell’orgoglio.
    E’ necessaria quella lampada per il credente (l’agape).
    E’ necessario che non si spenga nel matrimonio, sacramento per eccellenza dell’amore dove il “possesso” si trasforma in “donazione”.
    La fede del credente non sia una fredda religiosità, ma un gioioso atto di donazione a Dio e ai fratelli.
    Ed essendo la fiamma dell’amore una scintilla di Dio, l’amore supremo, essa non avrà mai fine e ci introdurrà nell’eternità divina.

    BUONA DOMENICA

  30. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 10 FEBBRAIO

    Luca (5,1-11)

    “LASCIATO TUTTO LO SEGUIRONO”

    E’ proprio vero che il significato della vita non può essere spiegato da qualcuno ; deve accadergli.’
    La vita è ciò che ci accade mentre ci occupiamo d’altro.
    Lo sperimentano il profeta Isaia (I lettura) 6,18) che alla domanda di Dio “Chi manderò e chi andrà per noi?” risponde prontamente : ”Eccomi, manda me”.
    Lo sperimentano Pietro e i pescatori che sono con lui: occupati a pescare, si sentono dire da Gesù:”D’ora in poi sarete pescatori di uomini”…”Tirate le barche a terra, Simone e tutti quelli che erano con lui lasciarono tutto e lo seguirono” (Lc.5).
    E la storia si ripete; fino ai nostri giorni!
    E sempre . E’ la storia di molte vocazioni, non solo religiose, ma anche matrimoniali e professionali o di volontariato. C’è una irruzione improvvisa, un incontro inaspettato, ed ecco che la vita cambia. Le vocazioni non hanno una spiegazione. E insistere per trovarne è un rischio! L’importante è non perdere quel momento e quell’incontro. E’ traumatico quel “lasciarono tutto e lo seguirono”(Vang.) Si tratta di dare tutto: E Dio non si lascia vincere in generosità :” Per poco che dai , ti stracarica di doni”.( Chiara Lubich).
    Le obiezioni alle chiamate non sono considerate da Dio, come quelle esposte da alcuni profeti, come Mosè e Geremia, che rispondono al Signore presentando la loro incapacità come :”Mio Signore io non sono un buon parlatore…sono impacciato di bocca e di lingua”/Es.4,10). E Geremia : Ahimè, Signore Dio, io non so parlare, perché sono giovane”(1,6).
    Per i profeti come per gli apostoli e come per ciascuno di noi, quella chiamata, sia pure in forme diverse, risuona anche per ogni persona. Dio attende la nostra risposta . Nonostante le dilazioni, i rifiuti, le fughe, egli pazientemente ci segue, aspettando la nostra decisione.
    Nel romanzo ”Ciascuno la sua notte” Yulien Green, ha scritto:”Sì, Dio ci segue passo passo .
    Tu magari non te ne accorgi. Ci sono delle volte in cui bisogna dirgli che se ne vada, come se fosse un mendicante, perché si allontani un momento; ma poi ritorna di nuovo,,,”Andate via, Signore, lasciate che io mi diverta. Voi mi date noia, Signore, lasciatemi”. Ma non va via. E’ abituato agli insulti”.
    . Vedete: a seguire Cristo non si abbandona niente! Piuttosto si trova Qualcuno! La perdita viene abbondantemente assorbita dal guadagno. La scoperta fa impallidire ciò che si è lasciato alle spalle.
    Tutti seguiamo Cristo! Tutti siamo chiamati a fidarci di Dio. Anche se non conosciamo le conseguenze. Accettiamo di vivere l’avventura della nostra vocazione, anche se non ne valutiamo i rischi.
    Ricordiamo che fede non vuol dire sapere, prevedere, programmare. Ma vuol dire fidarsi di Dio senza chiedere molte spiegazioni.
    BUONA DOMENICA
    don Luigi Corsi

  31. mezzolitro ha detto:

    Notizia folgorante! Il Papa Benedetto XVI vole lascià il pontificato, ha detto che smette dal 28 febbraio!
    E ora? ‘Un si potrà più dì “morto un Papa se ne fa un’altro!”?

  32. Ric ha detto:

    Davvero incredibile, lascia senza parole un gesto come questo, ma Benedetto XVI si giustifica con l’età avanzata e le forze che non lo assistono più.

    • mezzolitro ha detto:

      Con tutto il rispetto, ma la battuta mi viene spontanea e la scrivo:
      non è che adesso faranno un Papa “tecnico”?

  33. Granocchiaio ha detto:

    La notizia è certamente fuori dall’ordinario, ma a ben vedere ci sono ragioni che possono dare un’idea della spiegazione.
    Senza andare a rivedere il caso forse più eclatante e famoso, cioè quello del 1294 di Celestino V – “colui che fece il gran rifiuto” come lo indica Dante nella Divina Commedia – ci sono altri tre casi: Benedetto IX (1045), Gregorio VI (1046) e Gregorio XII (1415).
    Casi non numerosi, ma previsti e ben regolamentati dal Diritto Canonico.

    Sono convinto che saremo sommersi da ipotesi le più disparate.
    Federico Lombardi, padre gesuita, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha spiegato i vari aspetti procedurali di tutta la faccenda dimostrando padronanza degli avvenimenti e una invidiabile lucidità.

    Per conto mio, modestamente, penso che sia una mossa ben ponderata e programmata dal Papa e dal suo entourage.
    Mi viene da pensare alle difficoltà a seguire in maniera adeguata ed efficace il mondo di oggi. Travolta da un sistema di comunicazione che ha travalicato ogni immaginazione, sia per la potenza che ha raggiunto, sia per la velocità con cui si è poi affermata.

    La riflessione immediatamente seguente è di grande ammirazione per chi ha pensato e realizzato questa idea e poi l’ha messa in atto. Probabilmente il Papa stesso, ma anche i suoi collaboratori non sono da meno.
    Mi domando in quali stati, o se si vuole rimanere in casa nostra, quanti uomini politici arrivati ad una certa età decretano autonomamente di lasciare il loro proprio potere. Talvolta, come in questo caso, un enorme potere. E si che esempi di persone anziane (per non dire vetuste) ce ne abbiamo a iosa.

    Credo che questo sia un gesto da guardare non solo con rispetto, ma anche con una discreta dose di ammirazione.

    Una nota bonaria per Mezzolitro: capisco che con questo nome si pensi di essere autorizzati a toni e linguaggi da osteria, ma nel caso specifico non mi pare proprio si stia parlando di Poldo e di Betta. Così come pare dal tono che più che amicale mi pare proprio un po’ sbracato.
    Nota: il Papa nuovo si fa anche senza che muoia il precedente. Tutto previsto, tutto nella norma.

    • mezzolitro ha detto:

      Stai calmo ranocchio, non mi passa manco pè l’anticamera del cervello di “sbracarmi” in commenti da osteria (che tra l’altro, purtroppo, non frequento), la notizia è eclatante e penso di avè tutto il diritto di commentalla.
      Per completezza d’informazione, la vicenda di Celestino V è simile, ma secondo me di diversa contestualizzazione, a quei tempi c’era un certo Carlo d’Angiò, re di Napoli, che gli metteva parecchia pressione…
      Così, Dante lo mette tra gli ignavi (“coloro che vissero senza infamia e senza lodo…”) e ricordandolo così: “Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto”.
      Mi sò ricordato un’altra cosa, quando fu elevato al soglio pontiicio mons. Ratzinger De Gregori, il cantautore, rilasciò un’intervista in cui si augurava che il nuovo Papa scegliesse il nome di Celestino VI, avendo lui scritto e cantato una canzone su Celestini V (http://www.youtube.com/watch?v=gWlZnd5hWCg). Chissà, forse aveva avuto una premonizione…

      • Granocchiaio ha detto:

        Prendo atto con piacere delle sagge parole di Mezzolitro.
        Celestino V deve essere stato ben presente nella mente del Papa. Ho sentito che proprio di recente aveva fatto visita alla sua tomba e dopo aver pregato lascio lì la sua stola. Forse già un pr4esagio.
        Fa piacere cominciare a leggere e sentire che in molti la pensano come me: un grande atto di coraggio, responsabilità e umiltà. Virtù tipiche dei grandi.

        A proposito: grazie per la segnalazione della canzone di De Gregori, non la conoscevo: testo geniale, come al solito!

        • nello ha detto:

          E’ certamente vero che la notizia è eclatante, ma se qualcuno avesse seguito e letto gli interventi di Papa Benedetto XVI, con occhi e orecchi distaccati da quello che rappresentava, non sarebbe oggi così basito. E’ vero che un atto del genere è raro, specie se lo raffrontiamo agli usi dei nostri politicanti, ma è anche vero che lo stesso Codice canonico lo configura, come ha ben illustrato Padre Lombardi nella conferenza che ha tenuto ieri mattina, poco dopo il “fatto”. Lo stesso Padre Lombardi ha ricordato quello che sopra ho accennato, in un libro intervista di due anni fa Benedetto XVI a risposto a due domande accettando la possibilità e il diritto-dovere delle dimissioni di un Papa e, alla successiva domanda sulla sua posizione, che ancora non erano i tempi per il “passo”. Oggi ha ritenuto che i tempi fossero maturi e lo ha fatto, non scomodando nè l’ormai famoso Celestino V e gli altri due, perchè la situazione è diversa. Come dice Mezzolitro la mossa di Celestino era puramnete politica terrena, oggi i problemi, che sembra abbiano ritardato le dimissioni, sono di natura ecclesiastica, quelli cui prettamente sarebbe chiamato a risolvere il Papa nel suo compito (da esterno penso alla pedofilia, al matrimonio dei sacerdoti, le donne sacerdote, ma anche a posizioni che molti ecclesiastici tengono su fatti che oggi come oggi è difficile contrastare, tipo le coppie di fatto, controlli delle nascite, divorzio etc.).
          Altra annotazione, solo goliardica: tranquillo Mezzolitro i proverbi arrivano prima del Vangelo, quindi non sparirà il “morto il papa si fa un papa e..” forse, ma dico forse, sparirà la seconda parte che tu non citi, cioè ” … e un cardinale”. Lo dico perchè sempre Padre Lombardi ha insistito sul punto: con il 28 Febbraio il pontificato è finito e tutto, dico tutto, seguirà come se il papa fosse effettivamente morto, l’unica cosa rispetto ad esempio ad otto anni fa diversa sarà la possibilità di anticipare il Conclave, ma solo come logistica, perchè il rito seguirà i suoi tempi (non a caso spera di poter avere il nuovo Papa con la Pasqua, il 31/3). Inoltre dal 1° marzo, in attesa della fine dei lavori all’ex monastero di clausura vaticano, il Card. Ratzinger lscerà il Palazzi Vaticani e tutte le sue mansioni terrene per dedicarsi solo alla meditazione (un pò come fece anni fa il Card.Martini a Gerusalemme), addirittura a precisa domanda lo stesso Padre Lombardi ha risposto in modo evasivo sulla successiva morte di Ratzinger: avrà onori da Papa, da Cardinale o semplicemente da uompo della Chiesa?

  34. Granocchiaio ha detto:

    Questo il discorso in latino con il quale Benedetto XVI ha comunicato la sua rinuncia al ministero di Papa:

    “Fratres carissimi, non solum propter tres canonizationes ad hoc Consistorium vos convocavi, sed etiam ut vobis decisionem magni momenti pro Ecclesiae vitae communicem. Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum. Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam.
    Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commissum renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 29, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse. Fratres carissimi, ex toto corde gratias ago vobis pro omni amore et labore, quo mecum pondus ministerii mei portastis et veniam peto pro omnibus defectibus meis. Nunc autem Sanctam Dei Ecclesiam curae Summi eius Pastoris, Domini nostri Iesu Christi confidimus sanctamque eius Matrem Mariam imploramus, ut patribus Cardinalibus in eligendo novo Summo Pontifice materna sua bonitate assistat. Quod ad me attinet etiam in futuro vita orationi dedicata Sanctae Ecclesiae Dei toto ex corde servire velim”.

    IL TESTO IN ITALIANO

    ”Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa”. Cosi comincia il testo dell’annuncio delle dimissioni di Papa Benedetto XVI.
    ”Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio – prosegue il documento – sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’eta’ avanzata, non sono piu’ adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, e’ necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me e’ diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacita’ di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravita’ di questo atto, con piena liberta’, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sara’ vacante e dovra’ essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”.
    ”Carissimi Fratelli – conclude il Papa – vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesu’ Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinche’ assista con la sua bonta’ materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorro’ servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”.

    BOLLETTINO N. 0089 – 11.02.2013 3 Dal Vaticano, 10 febbraio 2013 BENEDICTUS.
    ANSA.IT
    11 febbraio, 17:10

  35. Granocchiaio ha detto:

    FESTA DEL SANTO PATRONO

    Domenica 10 febbraio, alle ore 17:00, è stata solennemente celebrata la festa di S. Guglielmo, Titolare e Protettore della comunità di Braccagni.
    La celebrazione liturgica, presieduta dal parroco don Maurizio Marta, è stata molto sentita dai fedeli, intervenuti numerosi.
    Come da lunga tradizione, momento caratteristico della manifestazione liturgica è stata la processione delle offerte, che quest’anno è stata particolarmente bella, perché estesa a tutte le attività produttive del territorio: artigiani, commercianti, imprese e aziende agricole, servizi.
    Sono stati portati all’altare: offerte in denaro, buoni acquisto e pacchi di viveri per la Caritas; offerte in denaro per la parrocchia; numerose piante e fiori.
    Ed inoltre, tra l’altro, in accordo con la parrocchia è stata versata una somma all’Unicef per l’assistenza ai bambini delle zone povere del mondo.
    La solenne celebrazione è stata accompagnata da brani gregoriani, polifonici e moderni cantati dalla corale Livallia, con quella passionalità che le è propria e che è riuscita a trasmettere ai numerosi presenti.
    .La serata festiva si è conclusa con un frugale rinfresco-cena, consumato in allegria dalla comunità presente.

    Clotilde Castelluzzo

  36. Ric ha detto:

    Toto-Papa (brutta parola ma la uso): perchè tra coloro che possono essere eletti a sostituire Benedetto XVI non si mette Angelo Comastri? E’ abbastanza giovane, ha avuto una carriera folgorante, è l’Arciprete della Basilica Vaticana, quindi ha un peso all’interno delle gerarchie vaticane, è Vicario Generale di Sua Santità Benedetto XVI e poi… un maremmano; infatti è nato a Sorano nel 1943. Chi sa se il futuro Papa possa essere un Vescovo Emerito di Grosseto, oppure per davvero un maremmano? Vediamo…

    • nello ha detto:

      Ric niente da obbiettare, ma il Conclave è un mistero: sai che entrano 118 Cardinali con almeno tre o quattro Papi in pectore, escono 117 Cardinali e un Papa, quasi sempre non uno di quelli entrati in pectore.
      Quindi anche noi possiamo giocare al quello che tu chiami “toto-papa”, ma per farlo bisognerebbe essere addentro alle cose vaticane.
      Prendiamo due Cardinali che sono vicibni a noi maremmani.
      Scola, da sempre indicato come Ciellino, non per niente fece clamore la sua nomina a Vescovo (a Grosseto) perchè primo seguace di Don Giussani a prendere lo zuccheto (si chiama così il cappellino vescovile?). Bene che influenza potrà avere la vicenda San Raffaele in Conclave?
      E su Comastri i dubbi caduti su di lui all’epoca del corvo (è di oggi la voce su un dossier secreto sui fatti).
      Come vedi ho mosso solo dei dubbi, da semplice cittadino (e come tale riconosco i meriti dei due menzionati).
      No in Conclave entra anche e soprattutto la politica e credo che non sia da scartare l’ipotesi di un Papa di colore o del BRIC

  37. Granocchiaio ha detto:

    a proposito delle ultime vicende del Papa riceviamo da Don Luigi Corsi e pubblichiamo:

    “Massima intelligenza in un corpo fragile

    Il dubbio ha giocato la parte principale della sua persona. Ha attaccato il compito della sua missione e lo ha fatto crollare.
    Un crollo accompagnato dalla consapevolezza che portare avanti le enormi difficoltà, che prima durante e dopo, la Chiesa stava vivendo, hanno investito la sua grande lucidità intellettuale fino a compiere in piena consapevolezza il drammatico gesto della rinuncia.
    Non sono state assenze di fede o di fiducia che hanno investito la sua persona; ha compiuto un atto nobile in vista di un grande bene che ha sempre manifestato verso l’amata Chiesa. Un nuovo eletto “Sommo Pontefice” più vigoroso per giovane età, riporterebbe quella “Barca” (la Chiesa) sulla giusta rotta, in un mare agitato da venti incresciosi.
    Giusta decisione, dunque, e onore per il gesto compiuto.”

    Don Luigi Corsi

    • Ric ha detto:

      Rispondo a Don Luigi dicendo che, si, Benedetto XVI è stato nominato già anziano e con successivi problemi di salute che sicuramente gli hanno fatto meditare alla rinuncia già da qualche tempo. Però attenzione: un Papa non è un re e neppure un imperatore, ovvero non può abdicare; rimane Papa punto e basta. Nel caso in questione il gesto di Benedetto XVI è di grande modernità ed è una sovversione del fatto che un Papa non possa lasciare – in quanto fisicamente impossibilitato – ad altri l’onere di essere Vicario di Cristo. D’altra parte va anche ammesso che quando i Papi arrivavano anziani e malati all’epilogo del proprio Pontificato, l’onere del governo della Vaticano passava di fatto ai suoi collaboratori, Segretario di Stato o Camerlengo, lasciando che le questioni che può risolvere solo il Papa venissero affrontate dal suo successore. Benedetto XVI ha dato una svolta epocale dei tempi moderni affermando che un Papa, perchè impossibilitato da difficoltà di varia natura fisica, può lasciare il Soglio Pontificio ad un successore, nuovo Papa.
      Insomma, una chiesa che più moderna di così non la si può immaginare.
      Nel toto-papa io faccio il tifo per Comastri: lui è di Sorano, terra di nascita di Ildebrando di Sovana, altro Papa. Se fanno lui facciamo una bella festa qui in Maremma!

  38. Ric ha detto:

    PELLEGRINAGGIO DIOCESANO A ROSELLE, MODIFICHE ALLA CIRCOLAZIONE In occasione del pellegrinaggio diocesano a Roselle in programma domenica 17 febbraio, la Polizia Municipale ha disposto una modifica temporanea alla circolazione stradale nella frazione. L’appuntamento, con ritrovo in piazza Giovanni Paolo alle 15,15, è organizzato dalla Parrocchia dell’Immacolata Concezione. A partire dalle 14 e fino alle 19 di domenica 17 febbraio dunque è istituito il divieto di transito e sosta, con la sanzione accessoria della rimozione, per tutti i veicoli eccetto
    gli autobus e i veicoli autorizzati nel parcheggio posto sul retro della Parrocchia dell’Immacolata Concezione in via degli Etruschi. Inoltre dalle 15.30 alle 17,30 e fino al termine del pellegrinaggio diocesano, è istituito il divieto di transito al passaggio per tutti i veicoli nel centro abitato di Roselle nelle aree interessate dalla processione da piazza Giovanni Paolo II passando per via delle Terme, via Batignanese in direzione Siena, fino all’ingresso della strada che porta all’antica cattedrale di Roselle, posto nei pressi dell’intersezione con la strada provinciale 41 (Strada dello Sbirro).

  39. Granocchiaio ha detto:

    I DOMENICA DI QUARESIMA

    Luca:4,1.13

    “Gesù fu condotto dallo spirito
    nel deserto e tentato dal diavolo” (Vangelo)

    UN CAMMINO ATTRAVERSO IL DESERTO VERSO LA META

    La Quaresima nella pagina del Vangelo di oggi, si colloca in un contesto ben preciso: il deserto, e ha un contenuto ben definito:le tentazioni.
    Sarà opportuno chiarire i termini.
    a) Il deserto, nella tradizione biblica ha un doppio senso: primo , il deserto è il luogo dell’incontro con Dio, dell’ intimità con Lui, del dialogo contemplativo, quasi un prolungamento del paradiso perduto.
    b) Il deserto è anche terra inospitale, arida, dura, dove tutto parla di morte. E’ l’anti Eden,
    dominio dei demoni, luogo dove bisogna affrontare combattimento con l’avversario.
    Quindi terra di benedizione e di maledizione al tempo stesso.
    La tentazione non è lo scandalo e neppure, genericamente, l’incitamento al male.
    Si tratta di una potenza in azione con l’intenzione precisa di spezzare, di separare, o prova di una cosa o persona, per saggiarne la resistenza, come quella di provarne la robustezza di un tessuto.
    Nel racconto del Vangelo, il tentatore per eccellenza cerca di separare Gesù dal progetto del Padre per un cammino, non di sofferenza, ma di facilità, di successo e di potere. La risposta di Gesù è chiara: respinge ogni proposta e ribadisce la propria ferma volontà di seguire la via del Padre contro le attese dei contemporanei.
    Ricorda che :” Non di solo pane vivrà l’uomo “ ossia che l’uomo è più dello stomaco e che deve imparare ad avere fame e sete di Dio, e che la strada della fede passa anche attraverso i silenzi di Dio, il dubbio, le contraddizioni; che bisogna disfarsi degli idoli fasulli e centrare la propria vita, non sui festivals o cose similari, ma sull’essenziale. Non cedere al fascino delle sciocchezze perché nel cuore dell’uomo c’è posto solo su ciò che non passa ma dura per l’eternità.
    L’insegnamento di Gesù da queste tentazioni risulta veramente esemplare e non consente dubbi o esitazioni.
    Ogni cristiano in questo periodo quaresimale, è invitato a fare i conti con la scena che si svolge nel deserto per recuperare il senso genuino del proprio compito e della sua presenza nel mondo.
    E’ vero che un giorno Gesù moltiplicherà i pani, non dai sassi, ma da una condivisione del poco pane di un ragazzo. Lc: (9,16-17)
    Si inginocchierà non di fronte a Satana, ma davanti agli apostoli per lavar loro i piedi. Sarà innalzato, ma non sul pinnacolo del tempio, bensì sulla Croce, indicando, così, ai suoi seguaci che per entrare bella vita piena, occorre imboccare la scomoda via del Calvario.

    BUONA QUARESIMA

  40. Granocchiaio ha detto:

    II DOMENICA DI QUARESIMA (24 febbraio)

    Luca 9,26-35;

    “Mentre Gesù pregava
    Il suo volto cambiò d’aspetto,
    brillò come il sole. (Vang.)

    “Questi è il mio figlio prediletto:
    Ascoltatelo”

    L’invito di Dio cade in un periodo propizio, come quello della Quaresima, che stiamo vivendo.
    Ascoltare è una grande arte! Sapere ascoltare è meglio di saper parlare. Quasi mai siamo disposti ad ascoltare. Invece siamo sempre pronti a parlare, per far valere la nostra idea, le nostre ragioni.
    Il tema della fede che la liturgia della Parola ci presenta, oggi si arricchisce al contatto con esperienze vissute: Abramo (I lett. Genesi: (,5-18 ), Paolo e la comunità di Filippi: 3,17, e poi Gesù sul monte e i suoi tre Apostoli.
    Abramo, si fida di Dio che gli promette una terra e una discendenza. In questo senso è il tipo della speranza che si affida all’alleanza di Dio.
    Paolo: contro le tentazioni dell’infedeltà,vita sec. lo spirito in attesa fiduciosa di ”Cieli nuovi e terra nuova”.
    Vangelo: La trasfigurazione del monte e la rivelazione perfetta di Dio in mezzo agli uomini, anzi, nella carne dell’uomo Gesù di Nazaret.
    Scrive l’apostolo: ”Gesù Cristo trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso”. La debolezza Creaturale è destinata ad essere “trasfigurata” perché Cristo entrando nella nostra carne, nel nostro tempo e nel nostro spazio, vi ha deposto un seme di eterno e di infinito, destinato a crescere e sbocciare.
    Dio diventa Dio per l’uomo, e l’uomo accetta di diventare uomo di Dio:
    Il poeta indiano Tagore, così cantava: ”Tu, Signore, sarai il mio eterno compagno, prendimi nelle tue braccia: La stella polare brillerà illuminando il sentiero verso l’Eternità. Possano i legami terreni sciogliersi e io venga a conoscere il grande Ignoto, allora finalmente svelato”
    Ebbene in questo testo evangelico è descritta l’esperienza quotidiana del credente, Egli altro non vede che l’esperienza quotidiana che sperimenta chi non crede, sperimenta la stessa storia, le stesse prove di chi non crede.
    Ma mentre il non credente si arresta alle apparenze, il Credente, in forza della fede “ trasfigura” la realtà e la storia e va a cogliere quello che vi sta dietro: il segno dell’alleanza divina, una presenza costante, fedele di Dio che, pur attraverso prove e difficoltà, garantisce la sua salvezza. Dio quindi si presenta all’uomo con quelle realtà naturalistiche che tutti, credenti o meno vedono. Ma il credente in forza della fede e nella preghiera sul monte, produce una trasfigurazione, come manifestazione dell’alleanza di Dio con l’uomo. Questa è la sfida della storia e il contenuto dell’alleanza: ,che Gesù di Nazareth vi presenta come uomo, ma il credente sa riconoscere il figlio di Dio: l’Eletto. E tra l’altro l’esperienza e la richiesta degli Apostoli, finché dura la scena meravigliosa della trasfigurazione, ammirano, sonnecchiano, e non appena avviene la visione di Paradiso ecco che chiedono: ”Costruiamo qui tre tende”, viviamo qui in questa esperienza straordinaria. Ma essa non è però possibile:”Andiamo” dice il Cristo. Da quel momento inizia il cammino verso Gerusalemme, verso un altro mondo, verso la vera alleanza nella croce di Cristo, dove Dio diventa per l’uomo “luce di salvezza”.
    BUONA QUARESIMA

  41. Granocchiaio ha detto:

    III DOMENICA DI QUARESIMA
    Luca (13,1 -9)
    “Se non vi convertirete perirete tutti
    allo stesso modo ”(Vangelo)

    Non è sempre facile cercare i legami sottili che intercorrono tra le letture della liturgia di questa domenica (e non è la sola) dati gli accostamenti tra pagine diverse della Bibbia :Esodo , i Corinti,
    Vangelo.
    In sintesi si potrebbe tentare di ritrovare detto filo unificatore sulla base di un grande segno umano e religioso come quello del dialogo e della conversione.
    Il celebre brano del c.3 dell’Esodo (A.T. ) I lettura, è per eccellenza la rappresentazione del dialogo tra Dio e l’uomo .Dio si presenta a Mosè rivelando il suo nome – “ Io sono Colui che sono”-Notiamo che Dio non si rivela in un sostantivo, (Giove, ect…), ma in un verbo, cioè in una forma attiva è non statica, inerte, com’è invece l’idolo. In questo verbo la filosofia cristiana ha intuito l’essere perfettissimo, radice di ogni altro essere creato. La prima frase del dialogo con noi , è allora importante, si concretizza nella libertà descritta nella II lettura anche da Paolo(Cor.10,1-1-12) con la sua evocazione del paesaggio del mare, del dono della manna, dell’acqua nel deserto.
    Non a questa prima pagina del dialogo, ora subentra la replica dell’uomo nella sua forma negativa attraverso una serie di fatti notati nella seconda e terza lettura. C’è innanzitutto il “mormorare”(S. Paolo) che indica l’incredulità, il rifiuto, la sfiducia.
    Nel Vangelo Gesù ricorre alla parabola dei frutti assenti in un albero (il fico) inutilmente frondoso.
    E’ la storia di un’ aridità interiore che non è scossa nemmeno dalla voce di Dio.
    Ma Dio non cede al “no” dell’uomo e tenta di intrecciare un dialogo sereno e fruttuoso tra Dio e l’uomo. E’ ciò che Gesù esprime col verbo “convertirsi” e che egli colora con due elementi, con la cronaca e con la parabola. Al centro della cronaca ci sono due episodi di ” nera “: la repressione brutale della polizia romana all’interno del tempio e la tragedia delle 18 vittime sotto il crollo della torre di Siloe.
    Gesù non vuole allinearsi con quelli che amano vedere nelle disgrazie il dito di Dio giudice. Quei morti non erano più peccatori, né più colpevoli degli altri, purtroppo la storia di ciascuno è breve e può essere spezzata all’improvviso. Attenzione a non lasciar cadere nel vuoto quel dialogo che Dio intesse ogni giorno con l’uomo. Troviamo questo dialogo nella parabola tra il padrone della vigna e il contadino. Tra il Padre (il padrone) e il figlio ( il contadino) si instaura un rapporto di intercessione per l’umanità arida e indifferente (il fico).
    E come allora, così oggi non c’è che da ricercare quegli avvenimenti che sono” segni”per attuali situazioni personali, familiari, ecclesiali e sociali.
    Nel clima italiano di questo momento critico, non è difficile raccogliere i segni: crisi economica e austerità imposta, l’acuirsi di tensioni sociali, ingovernabilità del sistema, malcostume politico amministrativo, criminalità dilagante con insicurezza diffusa, malessere delle giovani generazioni e calamità naturali.
    Ci decidiamo a valutare tutti questi segni ammonitori? Non serve la deplorazione o il lamento. Tutti siamo coinvolti e responsabili. Vi è per l’oggi, un pressante invito alla conversione. Dio ci propone una possibilità di salvezza. Prendiamola sul serio!
    Il Cristo tenta , quindi, di annodare i fili di un dialogo che l’uomo ignora. Ma Cristo non vuole che il lavoro dei ”tre anni” di ministero sia inutile e supplica il Padre di attendere ancora un anno perchè
    finalmente questo albero, che è l’umanità, riesca a sbocciare, fiorire e a ” fruttificare”.
    E la Quaresima è il tempo opportuno per convertire la nostra vita.

    BUONA QUARESIMA

  42. Granocchiaio ha detto:

    IV DOMENICA DI QUARESIMA

    LUCA(15,1-32)
    “Questo tuo fratello era
    Morto ed è tornato in vita”(Vang.)

    Psicologi, pedagogisti, insegnanti dicono che il grande assente oggi è il padre.
    Un padre che fisicamente c’è, ma non fa più il suo mestiere. Non è autorevole, non dà più fiducia né coraggio. Non insegna. Non indica dei limiti.
    Un quotidiano dice :”troppi genitori non hanno un ruolo. Fanno gli amici e non dicono mai dei no.
    Molti adolescenti sono lasciati soli. Ancora: Genitori e figli, un muro di silenzio”. Allora davanti a questa situazione si deve dar ragione a chi ha detto provocatoriamente:”I padri sono una necessità biologica ma una disgrazia sociale (Margareth Mead).
    Allora, forse, la parabola di questa domenica dovrebbe essere capovolta Così:”Due figli avevano un padre . Un giorno il padre disse :Mi prendo la mia libertà…”E, allora, è il figlio che va alla ricerca del padre!!!
    Perché dove manca il padre, la vita dei figli diventa vuota e disimpegnata. Vedete: la società di oggi ha tanti “guru”, predicatori più o meno mediatici, ha sedicenti maestri, ma ha pochissimi padri in senso autentico, capaci di donarsi, di ascoltare, di stare accanto, di amare.
    Dice giustamente un poeta tedesco:”Non è difficile diventare padre; essere padre, questo è difficile” (Wilhelm Busch).
    C’è bisogno di padri di fronte a una cultura che sta dimenticando il valore della paternità. C’è bisogno di padri pieni di amore e di umanità, che impediscono ai figli di andare a cercare fuori casa quella felicità e quella realizzazione che è possibile trovare dentro la famiglia. Cosa troveranno fuori di casa? Forse un amore. Forse una gara a 200 km allora dopo la discoteca. Forse una vita drogata da un falso benessere,o, magari non troveranno niente.
    Un giovane, prima di suicidarsi ha lasciato un messaggio disperato: ”Tu, che ho sempre cercato, tu, che non ho mai trovato: Tu che non ci sei…”
    C’è una preghiera curiosa e suggestiva di uno scrittore russo ateo: ”Ti supplico, mio Dio, cerca di esistere, almeno un poco per me, Apri i tuoi occhi, ti supplico! Sforzati di vedere, te ne prego! Vivere senza padre, quale inferno! Per questo , forzando la mia voce, io grido, io urlo: Padre mio, ti supplico e piango: Esisti!” (Alessandra Zinoniev).
    Dice il Vangelo: Un padre aveva due figli…
    Questa parabola che rivela il cuore di un padre, di un Dio che è esclusivamente amore, ci faccia riscoprire l’amore vicendevole dei padri verso i figli, e dei figli verso i padri, che è l’unica luce che fa bella la vita.
    E a quanti sono padri, dico:Siete grandi! Sentitevi grandi!!!

    BUONA QUARESIMA
    don LUIGI CORSI

  43. Granocchiaio ha detto:

    V DOMENICA DI QUARESIMA

    GIOVANNI : 8,1-11
    “Chi di voi è senza peccato,
    scagli per primo la pietra”(Vangelo)

    E’ possibile per l’umanità che sperimenta le contraddizioni dell’oppressione, della fame, della confusione politica, della violenza, sperare in un futuro nuovo e migliore?
    E’ possibile per le persone ansiose di autenticità ,ma affogati nell’impotenza dell’egoismo e del male, realizzare una vita positiva?
    E se è possibile, quale strada occorre percorrere, e se, c’è un Dio (e c’è), come entra in questo cammino?
    Sono interrogativi che la persona si pone in modo sofferto sia chi crede come il non credente. Nella I lettura della liturgia odierna dinanzi all’esperienza drammatica della deportazione e dell’esilio del popolo ebraico, risuonano queste rincuoranti parole:” Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche, ecco faccio una cosa nuova”(Isaia: 43,16-21).
    Come notiamo nulla sfugge al progetto di Dio, anche chi gli si contrappone al più ostacola o ritarda, non può annullare quel progetto che è sempre di liberazione..
    Paolo nella II lettura si esprime con queste parole:”Per Cristo, tutto io reputo una perdita, diventando a Lui conforme nella morte.”
    Nel Vangelo notiamo come Dio vuole la vita e il progresso dell’uomo. Lui dimentica le nostre colpe e vuole che lo facciamo anche noi. Il quadretto che abbiamo nel Vangelo odierno dimostra quanto abbiamo detto: in esso c’è un essere peccatore, infelice, umiliato ancor più e disprezzato perché donna: non dimentichiamo che nell’antico oriente l’adulterio era punito solo nella donna e mai alla nel maschio.
    Davanti a questa donna si configurano due atteggiamenti : il primo è quello degli scribi e dei farisei ,negatori di ogni perdono, ansiosi di trarre Gesù in un tranello giuridico che lo qualifichi.. Perdonando la donna, avrebbe violato il diritto ebraico e quello romano che, solo, poteva condannare alla morte.
    L’altro atteggiamento di fronte a questo “caso” umano è proprio quello di Gesù, che apparentemente sereno e silenzioso, continua a scrivere per terra”.
    All’improvviso Gesù squarcia il suo silenzio e la frase che egli pronuncia è come una spada che penetra nella coscienza di tutti, colpendo senza pudori tutte le miserie nascoste: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”, ma udito ciò , se ne andarono uno per uno.
    Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo . Dice alla donna …Nessuno ti ha condannato? ….neanch‘io ti condanno , va e d’ora in poi non peccare più.”
    Riflettiamo come spesso anche noi siamo come gli scribi e i farisei, siamo sempre più pronti alla condanna che al perdono.. Dio non è indifferente davanti al perdono, ma è anche buono, pronto a perdonare e a concedere un’altra opportunità alla sua creatura. Pur sapendo di non essere perfetti noi, reclamiamo la vendetta, la repressione.
    E’ diverso l’insegnamento di Gesù! L’amore, il perdono, la tolleranza, la comprensione. Prima o poi potremmo trovarci anche noi nel bisogno. Gesù sa parlare al cuore della donna peccatrice, e le fa capire “la bellezza della vita” che le manca. Impariamo anche noi da Cristo.

    BUONA QUARESIMA
    don Luigi

  44. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA DELLE PALME E PASSIONE DEL SIGNORE

    Luca: 19,28-40 (Vangelo)

    “BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE: OSANNA NELL’ALTO DEI CIELI “ (Mt.(21,9).

    La liturgia odierna è caratterizzata da 2 momenti:
    a) L’ingresso di Gesù a Gerusalemme;
    b) Il processo a Gesù.

    Qualcuno ha fatto notare che i quattro Evangelisti non parlano dei Bambini che andarono incontro a Gesù, mentre entrava in Gerusalemme, accogliendolo con rami d’olivo e gridando con gioia:”Benedetto Colui che viene nel nome del Signore: Osanna nell’alto dei cieli”.
    La scena è dettata dalla liturgia, come antifona al primo salmo cantato durante la processione.
    E’ proprio vero, come diceva Leopardi: “Che i fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto”.
    A quei bambini è stato sufficiente un ramo di olivo per dare gloria a Dio.
    Imitiamo quei bambini, ritroviamo, come loro, il gusto dello stupore della bellezza, della fede; la gioia di andare incontro al Cristo.
    Non vergogniamoci della nostra fede, della nostra religiosità. Dimostriamo la nostra maturità, la nostra coerenza di battezzati, viviamo il vangelo, anche se è esigente.
    Anche se ci chiama a seguire Cristo sulla via della Croce.
    Ma è l’unico modo per risorgere con Lui a Pasqua. Dio non è morto! E’ risorto e vive nei nostri cuori, anche se Ebrei e Romani hanno creduto di averlo ucciso…Il Galileo vive e trionfa come il re dell’amore.
    Il secondo momento della liturgia si concentra sulle fasi del processo, teso a condannare a morte Gesù.
    E notiamo come i più celebri casi giudiziari, come quello contro Socrate, Galileo, Giovanna d’arco, impallidiscono di fronte allo sbrigativo tribunale al quale si presenta Gesù.
    C’è un accanimento della folla che ha seguito Gesù che chiede a Dilato spiegazione, ripetendo con insistenza l’interrogativo:
    Che male ha fatto? Risposta preconcetta: ”E’ reo di morte!” Contraddizioni:”Non trovo in questuammo alcun motivo di condanna”:”Crocifiggilo,Crocifiggilo” Ha pregato per i nemici, Ha insegnato il perdono….Risposta:”Sia crocifisso…Ha guarito i malati, ha fatto risorgere i
    Morti”E’ reo di morte!”. “Cancelliamo per sempre il suo ricordo e il suo nome,aboliamo la sua legge!
    Tutto questo avrebbero voluto! Carnefici del Cristo! Al contrario di tutte le cattiverie nei confronti di Gesù, troviamo sì un cristianesimo come religione della gioia e della Risurrezione. Una religione che, se vissuta con coerenza, è una palestra di energia morale; è una scuola di autodominio. Non è rifugio di “pie donne” o di “uomini mancati”. E’ al contrario pienezza di vita .
    E’ per questo che va vissuto nelle sue alte severe esigenze.

    BUONA SETTIMANA SANTA
    Don Luigi Corsi

  45. Granocchiaio ha detto:

    II DOMENICA DI PASQUA

    GIOVANNI: ( 20,19-.31) Vang.

    “BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO” (20,29)

    Le domeniche che stanno tra Pasqua e Pentecoste sono caratterizzate nella liturgia della parola dalla sola lettura del nuovo testamento.
    Questo perché, con la morte e Risurrezione di Cristo, siamo entrati nei tempi nuovi, e posti in novità di vita.

    Ecco allora, che le letture di queste domeniche, avranno lo scopo di illuminarci sul modo di vivere” la nuova vita”nata dalla Pasqua.

    Infatti la II lettura di questa domenica, ci mette in evidenza che , come cristiani siamo nati a Pasqua e rigenerati mediante la Risurrezione ,Sacramentalmente, per il Battesimo, Esistenzialmente, per la fede.

    Solo quando la Risurrezione di Gesù è diventata “per noi,”un avvenimento reale, essa ci ha coinvolti e ha dato senso alla nostra esistenza, nascendo alla vita nuova. L’esemplificazione la troviamo nella narrazione che il Vangelo odierno ci presenta riguardante l’episodio di Tommaso e Gesù.

    Tommaso amava Cristo e chi” ama è geloso.”Anche lui pretende, come gli altri, di poter vedere e toccare.

    A volte chi non crede è solo uno che crede di non credere. “Se non metto il dito…”
    Ha detto qualcuno:Tommaso” con tutta la mano si schiaffeggiava la fronte dandosi dell’imbecille. Non credere è impossibile.”(Victor Hugo)

    “La fede autentica non è creduloneria illimitata, non è abdicare alla ragione ; non è scegliere l’assurdo. “Credere è anche convivere con i propri dubbi”(Guardini).

    Credere senza l’orgoglio di credere ; credere senza vedere e toccare…Siamo tutti come gli Apostoli:abbiamo paura di credere; paura di non credere, paura di essere liberi…

    Una cosa sola non dobbiamo mai dimenticare:”credere significa riconoscere che siamo amati”(Mauriac). Significa riconoscere che è Dio per primo che nonostante tutto , crede nell’uomo; crede in noi.

    “ La fede è un intreccio di luce e di tenebra:possiede abbastanza splendore per ammettere, abbastanza oscurità per rifiutare, abbastanza ragioni per obiettare, abbastanza luce per sopportare il buio che c’è in essa; abbastanza speranza per contrastare la disperazione; abbastanza amore per tollerare la solitudine. Se non avete luce, vi limitate all’evidenza, , siete immersi nell’ignoto” (Louis Evely)

    Solo la fede fa avanzare! Questa è la cosa bella della nostra fede! E’ per questo che possiamo dire:”Credere è diventato più difficile, ma allo stesso tempo , e nonostante tutto, credere è bello” (Benedetto XVI).

    Ricordiamoci: Per chi non crede, nessun miracolo è possibile. Per chi crede, nessun miracolo è necessario. “Dio va creduto come si crede al sole”(Paschal).

    BUONA DOMENICA
    don Luigi Corsi

  46. Granocchiaio ha detto:

    III DOMENICA DI PASQUA

    Giovanni: 21,1-19

    “SIGNORE, TU CONOSCI TUTTO, TU SAI CHE TI AMO”
    E Gesù rispose: “PASCI LE MIE PECORELLE”

    Nel brano del vangelo di questa domenica, l’evangelista Giovanni descrive due momenti molto diversi tra loro; il primo esprime il vuoto: di luce perché è soltanto l’alba, di pesci perché sette uomini non hanno preso nulla nella notte, Pietro è privo di vesti, Gesù è irriconoscibile.

    Nel secondo momento Gesù viene identificato, le barche si colmano di pesci, i sette mangiano con Gesù, il Risorto conferisce il supremo mandato a Cefa (Pietro), mentre la luce si diffonde sulle onde del lago: alba di un nuovo giorno, il “mandato”l’accenno alle pecore e agli agnelli, e non ultima, il martirio di Pietro”, questi sono gli ingredienti simbolici che caratterizzano la nuova era inaugurata dal Signore.

    E noi come c’inseriamo in questa progettualità? Può capitare anche a noi quello che è capitato ai discepoli. Sappiamo sempre ”cosa fare”forse, spesso, non sappiamo che cosa dobbiamo “essere”.
    Dice Pietro: ”Io vado a pescare”!
    Ma dopo una notte di lavoro, ”presero nulla!”

    Quando ci illudiamo di fare da soli…è allora il momento che ci ritroviamo vuoti e delusi. E ci manca qualcosa! Forse, ci manca QUALCUNO!
    Si nota nel vangelo:”Gettate la rete a destra…Allora l’amore ci fa aprire gli occhi! Giovanni esclama : ”E? il Signore”!
    Avevamo già dimenticato la parola di Gesù ” Senza di me non potete fare nulla”. E’ inutile darsi da fare senza di Lui.

    A volte ci lasciamo prendere dal desiderio o dalla mania dell’onnipotenza o dell’autosufficienza. Delirio di grandezza “la grandezza non consiste nell’essere questo o quello, ma nell’essere se stessi; e questo, ciascuno lo può, se lo vuole” (Kierkegaard).

    Ma alla fine, sempre a Dio dobbiamo ricorrere! Notate il dialogo tra Gesù e Pietro: Gesù ci fa capire che l’autenticità dell’amore è capire che abbiamo bisogno di Lui! Che abbiamo bisogno degli altri. Che noi non bastiamo a noi stessi. Che l’autosufficienza è illusione e che l’egoismo è povertà.

    Il mandato dato a Pietro di pascere pecore e agnelli definiti : ” miei” dal Signore risorto, indica la nuova economia del Regno instaurato sulla terra. Cristo stesso, Pastore eterno, pasce le sue pecorelle attraverso uomini da lui scelti e consacrati . Le guarigioni operate da Pietro anzi dalla sua ombra, significano che Gesù è realmente presente in lui e nella chiesa e che abbatte il principato di Satana sulla terra.

    Prima di ascendere al cielo, Gesù investì i suoi discepoli di poteri straordinari e diede a Pietro il potere delle chiavi.

    Tra i sette discepoli presenti sulla spiaggia c’erano tutte e tre le colonne: Pietro, Giacomo e Giovanni. Solo a Pietro però aveva già promesso le chiavi del Regno dei cieli, cambiato il nome da Simone a Cefa (roccia-pietra) su cui edificare la sua chiesa.
    Finora era rimasta una promessa, ora è il momento dell’investitura solenne.
    Pagina preziosissima e di profondo significato.

    Buona Domenica
    Don Luigi

  47. Granocchiaio ha detto:

    IV DOMENICA DI PASQUA
    50ma Giornata mondiale per le vocazioni

    Giovanni (10,27-30)

    “ ALLE MIE PECORE IO DO LA VITA ETERNA”

    La Risurrezione è contropartita della passione. La comunità che vive nella gioia pasquale, non dimentica le sofferenze che l’hanno preceduta.

    Il Vangelo di questa domenica riprende in sintesi le affermazioni della parabola del” buon pastore e della vocazione”, in particolare, la chiamata alla vita sacerdotale e religiosa.

    Le pecore che appartengono a Gesù , ascoltano la sua voce . Egli le conosce ed esse lo seguono. Egli darà loro la vita divina.
    Il discorso è metaforico, non fa che annunciare la benevolenza, assistenza–protezione che Gesù accorda ai “chiamati”.
    Ecco, allora, stabilirsi una relazione intima e profonda tra Cristo e il chiamato.

    Questa intimità tra Cristo e il chiamato, è definita da una grande parola biblica, quella del” conoscere” così intensamente, mente, cuore azione ed essere intero dell’uomo da significare sulle labbra del Gesù di Giovanni la definizione della vita eterna. ”Io do loro la vita eterna” (Giov: 10,28).

    L’unione di Gesù con i suoi è sicura perché basata su un garante unico -il Padre- .
    Egli è più forte di tutti coloro che tentano di metterla in pericolo: ”Nessuno può sottrarre nulla al suo potere” (Is, 43-13).

    E San Paolo luminosamente conferma scrivendo:
    “Io sono persuaso che né morte, né vita, né angeli , né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze, né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù, nostro Signore”(Rom. 8,38-39).

    Il gregge è una proprietà del Padre. Egli lo ha donato e affidato al figlio perché lo porti a salvezza.
    Voglio terminare con diversa immagine del pastore in una parodia descritta da un poeta underground di New York: “L’eroina è il mio pastore, ne avrò sempre bisogno. Mi fa riposare nei ruscelli, mi conduce ad una dolce demenza, distrugge la mia anima.
    Non temo alcun male perché la droga è con me.
    La mia siringa e il mio ago mi danno conforto…”

    Ogni commento è superfluo.
    Buona domenica
    don Luigi Corsi

  48. Granocchiaio ha detto:

    V DOMENICA DI PASQUA

    Giovanni:13,31-35

    “Vi do un comandamento nuovo:
    Che vi amiate gli uni gli altri”(Vangelo)

    Può sembrare strano: ma dopo aver ascoltato come Gesù parla d’amore e, soprattutto, come intende Lui l’amore, provo un certo imbarazzo a parlare di amore.

    Perché l’amore, ormai, lo troviamo dappertutto, poster pubblicitari, canzoni, film, televisioni….
    L’amore è presente ovunque: esibito, cantato, urlato, offerto…a pagamento! Spiegato, raccontato. Dostoevskii diceva: “Il mondo è pieno di un amore astratto, mentre l’uomo ha bisogno di un amore concreto.”.

    Se c’è una parola che è ripetuta, martellata, questa parola è “amore”. Una parola purtroppo strapazzata, usurata, logorata: vedi padri che uccidono i figli, figli che uccidono i genitori…Per questo Ionesco diceva:” Amatevi gli uni gli altri, ha detto Gesù Cristo e questa può sembrare una scommessa. Invece noi ci divoriamo gli uni gli altri, ci sbraniamo… E’ molto più facile odiare il prossimo. Diceva S. Agostino:” Non parlate di amore al vostro fratello: amatelo!”

    Questa esperienza di “amore” del cristianesimo ha la sua pietra di paragone nell’amore che, come è noto, costituisce la sigla spirituale dei discorsi di Gesù nell’ultima cena, riferiti dal breve brano dell’evangelista Giovanni e riportato nel Vangelo della Messa odierna.

    Si noti come in poche righe Gesù ribadisca per ben tre volte il “Comandamento nuovo” (cioè perfetto, ultimo, definitivo, secondo il linguaggio biblico dell’amore.
    E’ questo un impegno radicale e “infinito”: infatti il confronto è con l’amore stesso del Cristo “(come io vi ho amato, così amatevi anche voi)”.
    E’ un impegno totale e reciproco” (amatevi gli uni gli altri)”.
    Nel mondo segnato dall’interesse, dal godimento egoistico, dall’indifferenza, dal successo, Gesù ripropone anche oggi “ l’utopia” dell’amore.

    E i suoi veri seguaci debbono affrontare con coraggio la solidarietà, la donazione nella convinzione che essa sia in realtà feconda e gioiosa, vincente e dirompente, al di là di ogni previsione umana.

    E.A. Hamman ha scritto che in questa pagina l ’evangelista Giovanni ha intonato e diretto “la sinfonia del nuovo mondo di Dio, in cui il vecchio mondo, posto all’insegna dell’ingiustizia e sotto lo stemma della Bestia del male, scomparirà per lasciare il posto alla novità, alla luce, alla gioia”.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  49. Granocchiaio ha detto:

    Influsso dello Spirito sul Concilio di Gerusalemme

    VI DOMENICA DI PASQUA

    Giovanni: (14,23-29) Vangelo

    AMA E OSSERVERAI !

    La liturgia della parola di quest’ultima domenica di Pasqua, è denominata,
    (sia pure con tutta l’importanza da annettere al Vangelo), dal fatto narrato dagli Atti riguardanti il 1 Concilio di Gerusalemme, e del futuro della Chiesa e dell’umanità. (Atti (15,1-2, – 22-29)..

    Mentre crescevano di numero i cristiani fuori dalla Palestina provenienti dal paganesimo, si andava indebolendo l’influenza del giudaismo e si operava il distacco tra le due parti.

    I Giudei di Gerusalemme avvertivano il fenomeno e intendevano asserire che il nuovo ramo si doveva innestare sul vecchio tronco dell’ebraismo, senza che nulla del passato andasse perduto.

    Nel Concilio si delinearono diverse correnti facenti capo a Giacomo, Pietro, Paolo, Barnaba.
    Come notiamo la Chiesa nascente rappresenta, purtroppo, così bene il mondo, per le divisioni: trattare sull’universalità, appartenenza a classi e condizioni economiche diverse, culture di vario genere che diventano principi di vita più forti della fede , tanto è vero che essa non ci basta a fare unità all’interno della Comunità. Veniva a mancare l’atto del “servire”che la Chiesa deve rendere al mondo; sempre!

    Per merito di Paolo, in quel primo Concilio della Chiesa, evidentemente sotto l’azione dello Spirito, il Cristianesimo si presenta come un’edizione riveduta e corretta del giudaismo, con una piattaforma nuova, con caratteristiche proprie.

    Differenza principale: ad un’impostazione religiosa basata su legalismi, osservanza di pratiche, di riti esteriori, Paolo fa succedere una fede che si fonda sulla salvezza offerta da Cristo, e sulla libertà dello Spirito.

    Nell’Apocalisse, la Gerusalemme Celeste è presentata con tutto lo splendore e la smaglianza dei colori orientali.
    Nella nuova Gerusalemme finale , Dio è presente da sé, non mediante il tempio
    Non sarà lo splendore dei templi la misura della vera religiosità, bensì l’adesione dello Spirito di Dio e quindi l’inserimento di Dio nella vita. (Apocalisse: 21,10-14-22-23)

    Nel Vangelo viene confermata la rivelazione dell’Apocalisse: Gesù ci dice che lo spirito deve essere il protagonista della Chiesa; il rapporto tra uomo e Dio non deve essere basato tra sovranità e obbedienza: “ Non sono venuto per abolire i comandamenti…” Ma a cambiare il clima, con il conseguente cambio di fondo e, cioè, osservando i Comandamenti dimostrerai che ami.
    “AMA E OSSERVERAI”

    E quest’amore crea l’altra realtà sconosciuta in precedenza:”Noi verremo a Lui dice Gesù e prenderemo dimora presso di Lui”.
    Dio è presente in ogni essere, perché, dove non c’è Dio, non c’è l’essere.
    E solo dove lo spirito ha il primato, si gode la pace trasmessa dal Signore e l’uomo diventa un abitacolo della divinità.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  50. Granocchiaio ha detto:

    ASCENSIONE DEL SIGNORE

    Luca: 24,46-53

    “Mentre li benediceva
    veniva portato verso il cielo”

    LA FINE SENZA FINE

    La vita di Cristo sulla terra ha inizio con l’Incarnazione.
    Il ritorno di Gesù al cielo segna solo la sparizione visibile e sensibile, ma:”Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo, e ci sarà non solo con il suo Vangelo,” ma con la sua persona…”Questo è il mio corpo “….Così ripete il celebrante in ogni Messa.

    L’Ascensione è il completamento della Risurrezione. L’una e l’altra indicano il cambiamento circa il “modo” di essere; da quello umano a quello divino; da quello temporale a quello eterno; da quello della strada a quello della meta.

    L’Ascensione inaugura il tempo dell’attesa, un’attesa in una personale ascensione che va oltre la terra. Infatti la differenza tra chi non attende e chi attende è qui: il primo ritiene che la terra è tutto, e il secondo, che la terra risponde solo parzialmente alle esigenze dell’uomo; perciò, pur lavorando con impegno, si prepara ad altro. Quest’”altro” è spiegato chiaramente da S. Paolo nella seconda lettura della Messa odierna (Ebrei 9,24-28);( 10,19-23) in termini carichi di indicazioni.

    L’Ascensione è l’omega dell’umanità. Per la prima volta un corpo ascende in cielo. Il Signore, ascendendo in alto, ha rotto le catene della nostra prigionia, ha fatto schiava la nostra stessa schiavitù.

    La festa di oggi rischia però, di passare piuttosto inosservata, o perché non la comprendiamo nel suo significato fondamentale o perché crediamo solo di ricordare un fatto avvenuto tanto tempo fa. Invece, ogni volta che ci riuniamo a celebrare l’Eucarestia e ad ascoltare la Parola del Signore celebriamo il mistero dell’Ascensione del Signore.

    Egli, continua a vivere in mezzo a noi e dentro di noi: ama con le nostre anime, cambia il mondo con le nostre mani, soffre del nostro dolore.

    Cristo, infatti è asceso al cielo (il che significa che è entrato per sempre nella sfera di Dio, nella gloria del Signore dell’universo, per essere il Signore glorificato da tutti, segno e garanzia della nostra stessa vita perché anche noi, un giorno, sperando contro ogni speranza, vivremo per sempre con Lui.

    La festa odierna ci deve far prendere coscienza di un’altra realtà: noi non siamo al mondo per caso, ma per adempiere una missione che il Padre ci ha affidato: una missione d’amore.

    La Chiesa chiamata ad una speranza oltre la morte, ha ora il compito di continuare nel mondo l’opera del Signore Gesù, di essere”Lui” in qualche modo. Un seme di vita eterna è stato gettato nella Risurrezione di Cristo.

    La Chiesa è chiamata a portare avanti una speranza fattiva e credibile per il mondo di oggi che, di giorno in giorno, va perdendo la sua speranza e cerca disperatamente un senso per continuare ad esistere .

    Se vogliamo perciò, che la festa dell’Ascensione ci dica qualcosa, dobbiamo riproporci nuovamente di mettere ,Cristo Signore, al centro della nostra vita e costruire intorno a noi una Comunità in cui si cominci sotto il segno della croce , verso la luce della Risurrezione.

    Su questa strada si mossero gli “Undici” quando ebbero gli occhi pieni della luce dell’Ascensione..
    Su questa via devono muoversi gli uomini di tutti i tempi.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  51. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA DI PENTECOSTE

    Giovanni: 16,20

    “Lo Spirito Santo vi
    Insegnerà ogni cosa”

    Sono trascorsi 50 giorni(Pentecoste) dalla Risurrezione di Gesù. Gesù è “Asceso” al cielo, ma si preoccupa, insieme al Padre, di proseguire il piano di salvezza mediante la presenza e l’azione della terza persona della Santissima Trinità: è l’irruzione dello Spirito Santo sul manipolo dei discepoli di Gesù, riuniti nel Cenacolo.

    Nasce la Chiesa; inizia la missione degli Apostoli; lo Spirito Santo assisterà e guiderà la Chiesa fino alla fine del mondo.

    Lo Spirito Santo si è presentato con il simbolo del fuoco. Quale significato? Il fuoco è fonte di calore e di luce , ma anche una forza che distrugge. Per questo nei vangeli si parla di “gettare nel fuoco” l’albero che non porta frutto; di “bruciare la pula nel fuoco inestinguibile”(Mt.3,12).
    Diversamente, il Battesimo in “Spirito e fuoco” indica la potenza purificatrice del fuoco:di un fuoco misterioso che esprime l’esigenza di santità e limpidezza di cui lo Spirito di Dio è portatore.

    Gesù stesso diceva:” Son venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso”(Lc.12,49). In questo caso si tratta dell’amore di Dio , di quell’amore che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo”. (Rom.5,5) Quando il giorno di Pentecoste, sopra le teste degli Apostoli” apparvero lingue come di fuoco”(Atti.2,3) esse significavano che lo Spirito portava il dono della partecipazione all’amore salvifico di Dio.
    Un giorno S. Tommaso avrebbe detto che la carità, il fuoco portato da Gesù sulla terra, è una partecipazione dello Spirito Santo: in questo senso il fuoco è un simbolo dello Spirito, la cui persona della Trinità divina è amore.
    C’è ancora un accenno nella narrazione degli Atti, sul simbolo delle “lingue”: Cominciarono a parlare in altre lingue….Ciascuno li sentiva parlare la nostra lingua nativa. (Atti 2,6).
    Lo Spirito di Dio cancella la “Babele” delle lingue e inaugura la “Comunione” delle lingue. Perché, l’amore e la fede di Cristo, riescono a comprendere e a proclamare la stessa , unica, Parola di Dio.

    Vorrei concludere con la riflessione di uno scrittore polacco circa l’azione dello Spirito negli Apostoli a Pentecoste e nell’intimo di ogni persona che è penetrato da questo Spirito:”Un soffio s’introdusse in noi, bruciando le nostre labbra, raggiungendo il cuore e il cervello . Ci aveva toccato con la sua carezza capace di trasformare un pugno di argilla in un corpo vivente: Ci aveva completamente trasformati, racchiudendo in noi un fuoco capace di trasformare il mondo. C’era in noi un’impazienza di agire insieme ad un’energia nuova”.
    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  52. Granocchiaio ha detto:

    SANTISSIMA TRINITA’

    GIOVANNI :15,12–16

    “TUTTO QUELLO CHE IL PADRE POSSIEDE, E’ MIO;
    LO SPIRITO PRENDERA’ DEL MIO E VE LO ANNUNCERA”

    Dopo che il Cristo ha compiuto la sua missione sulla terra e inviato, nel giorno di Pentecoste, lo Spirito di verita’, è logica la maniera con cui la liturgia ci presenta, in uno sguardo d’insieme, Dio nella sua unica essenza e nella triplice personalita’. che ha avuto rapporti di amore verso l’uomo decaduto.

    Cristo voleva condurci alla rivelazione della Santissima Trinita’ quale ineffabile mistero in possesso dell’anima redenta.

    E’ antico e profondamente umano il desiderio di conoscere quel mistero dell’unica essenza e della sua triplice personalità. Chiede S. Agostino:
    “ Che cosa può dire colui che parla di Te? E tuttavia, guai a coloro che di Te si tacciono, perché parlando”A volte si pensa di aver capito tutto, e poi ci si meraviglia se, pochi minuti dopo, si capisce di non aver capito niente, non si ricorda più quello che si aveva capito”(Steimberg)

    Piena è la storia di cercatori del volto e del cuore di Dio! Pieno è anche il nostro tempo quantunque alcuni sbagliano strada e molti altri non sappiano cercarlo.

    Mosè fu un mediatore della legge. Cristo lo è stato della verità, poiché Egli è l’eterna Parola che si è atta Carne e ha parlato con umane parole, rivelando il mistero ineffabile ,” e noi abbiamo contemplato la sua gloria qual è quella dell’Unigenito venuto da parte del Padre( Giovanni)
    L’eterno Spirito sceso sugli Apostoli è diventato Anima della Chiesa; affinò l’intelligenza degli Apostoli per capire la rivelazione di Cristo.

    S. Tommaso d’Aquino, erede di tutta la tradizione teologica sulla Trinità, così si esprime:”UN SOLO DIO , Spirito infinito che vive di Pensiero e di Amore, si auto contempla e si ama.

    In questo circuito vitale pone eternamente i due termini del Pensiero Figlio) e del suo Amore (Spirito Santo) distinti dal primo Termine da cui discendono(Padre) da cui procedono, ma identici a Lui nella perfezione e in ogni azione”.

    S. Agostino scrive:””Le persone Divine sono tre:
    La Prima che ama quella che da Lei nasce;
    La Seconda che ama quella da cui nasce
    La Terza è la forza che è lo stesso Amore.
    Così nell’uomo c’è un’analogia della Trinità
    la Mente- il Pensiero – L’Amore; sono distinti e tuttavia identici per quanto riguarda la natura umana: così, nell’ unica natura di Dio si personalizzano il Padre, il Figlio- lo Spirito Santo,non tre dei ma un solo Dio.
    Concludendo: S. Agostino prega così: Signore nostro Dio, crediamo in Te Padre, Figlio ,Spirito Santo perché la verità /Cristo), non avrebbe detto:”Andate, battezzate tutte le genti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, se Tu non fossi TRINITA’.
    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  53. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 2 GIUGNO

    SOLENNITA’ DEL SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO

    Luca: 9,11-17

    “LA MIA CARNE E’ VERO CIBO, E IL MIO SANGUE E’ VERA BEVANDA”

    Un banchetto fraterno ricordava ad Israele la sua grande liberazione e il suo impegno di libertà

    Lo stesso banchetto servirà a Gesù per significare la nuova alleanza; la definitiva Comunione con Dio. La nascita di un popolo liberato dal male attraverso il sangue di Cristo per una fedeltà che esprime e attui, fino al compimento, il processo di convivialità iniziato da Gesù.

    La prima nota che emerge è l’invito a considerare la vita ”come atto di servizi” e come “condivisione”; ”Voi stessi date loro da mangiare (Lc. 9,13), così la Cena è la convocazione che Cristo fa per edificare il suo corpo, ”partecipandolo” .

    L’Eucarestia fu istituita per sostenere i discepoli e tutti i suoi seguaci. Essa è un aiuto a perseverare nella fiducia e che, fin d’ora il regno delle tenebre è contrastato validamente dall’intercessione di Gesù “seduto alla destra della potenza di Dio”.

    Gesù che prende il pane e “fa le spese di una festa senza risparmio” è per essere “mangiato” in amicizia. Come Lui, siamo fatti suoi seguaci, per essere ”espropriati” e “consumati” in una condivisione universale.

    Sembravano assurdi gli Israeliti quando viaggiavano verso la terra promessa portando in testa alla tribù l’Arca dell’Alleanza, dove si conteneva appena una verga e due tavole della legge: eppure quanti prodigi accompagnava il loro cammino.

    Una cosa dovremmo sembrare noi, adoratori di una “particola“ dove è racchiuso lo stesso Dio. Qui in una mollica di” pane azzimo, e in una goccia di vino”, è nascosto lo stesso Dio che si fa cibo e bevanda di noi affamati e assetati.
    E allora miracoli di santità e prodigi si verificano tra i seguaci di Cristo e non solo.
    Il prodigio di una fraternità nuova, la grazia di una vita divina, nascosta nelle vene perfino di uno schiavo, di un carcerato, di tanti poveri, come nel sangue di alte dignità della vita civile e religiosa.

    E allora si capisce perché questo è l’inizio e la fine della Chiesa, e perché tutto avviene attorno a questo corpo. E non soltanto la vita della Chiesa che gli si snoda davanti, ma sono i mondi stessi che roteano attorno a questa “particola”…Come bene li descrivono i cicli di questa nostra liturgia cosmica.

    Non solo gli uomini si sentono comporre in “unità” per mezzo di questa Eucaristia, ma perfino gli elementi della terra vengono ”transustanziati” nel suo corpo e nel suo sangue (pane e vino).

    E per la permanenza di questa “EUCARESTIA” del Corpo e del Sangue di Cristo, è proprio il nostro pianeta che continua ad essere il “PIANETA DI DIO”.

    Buona domenica
    don luigi corsi

  54. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 9 GIUGNO – TEMPO ORDINARIO

    Luca 7,11-17

    “RAGAZZO, DICO A TE, ALZATI”

    La pagina del Vangelo ci fa comprendere innanzitutto la misericordia di
    Gesù :Egli ha compassione di noi, dei nostri dolori, delle nostre miserie.

    Di fronte alla vedova che piange la morte del suo unico figlio Egli prova compassione. E’ molto consolante per noi sapere che il Signore non è indifferente nei nostri riguardi, ma condivide la nostra gioia e i nostri tormenti.
    E questo perché ci ama e colui che ama si identifica quasi con la persona amata e condivide i suoi sentimenti.

    Gesù dunque ha compassione. Egli interviene, agisce, comanda con autorità al dolore e alla morte:”Non piangere, dice alla madre, e al figlio:” Ragazzo, dico a te, alzati!”.
    Questa autorità sovrana di Gesù risalta ancora meglio se confrontiamo il suo comportamento con quello del profeta Elia, di cui ci parla la prima lettura ( Dal libro dei Re 17,17-24)

    Anche Elia risuscita il figlio di una vedova, ma quanto è stato laborioso l’ottenimento del miracolo.
    Invece Gesù si limita a toccare la bara e dice:”Ragazzo, dico a te, alzati! E il morto si levò a sedere e cominciò a parlare. Ed Egli lo restituì a sua madre”. Questo miracolo mostra la potenza di Gesù anche sulla morte, mostra la sua divinità, perché solo Dio può comandare alla morte.

    La divinità di Gesù è il mistero centrale della nostra fede, quel mistero che è stato rivelato a S. Paolo e ha trasformato la sua vita:
    “Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo a tutte le genti, senza chiedere consiglio a nessuno. (Galati 1,15-17).

    Se Gesù ha ridato vita a dei morti, egli,, in compenso, opera continuamente risurrezioni spirituali. Quando si celebra un Battesimo vi è una risurrezione spirituale. Quando un peccatore pentito lascia il confessionale, è avvenuta una risurrezione spirituale. Quando un incredulo apre gli occhi alla luce della fede, è una risurrezione spirituale.
    Un esempio di risurrezione spirituale: S. Paolo che da persecutore diventa Apostolo, anzi, possiamo ancora dire: la più grande personalità del Cristianesimo primitivo.
    Che straordinaria risurrezione spirituale!
    Ma queste risurrezioni (anche se non così clamorose) avvengono ancora oggi, avvengono nel segreto delle coscienze. Ed è sempre Gesù che opera!

    In conclusione possiamo affermare che la proposta della odierna liturgia è una pagina di luce e di speranza. E’ la via ardua ma nitida della fede che deve essere proclamata nelle nostre chiese ma soprattutto echeggiare nei nostri cuori, come sorgente di fiducia e di attesa: “ Tu non abbandonerai la mia vita nel sepolcro; mi indicherai il sentiero della vita; gioia piena della tua presenza”(Sal. 16,10-11).

    Buona domenica

    don luigi corsi

  55. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 16 GIUGNO

    Luca: 7,36-8,5

    “CHI E’ COSTUI CHE PERDONA ANCHE I PECCATI?
    MA GESU’ DISSE ALLA DONNA:
    “LA TUA FEDE TI HA SALVATA: VA’ IN PACE!”.

    IL mestiere di Gesù, è stato ed è quello di perdonare, come emerge a vivi tratti nella pagina del Vangelo odierno.
    L’immagine di Gesù che perdona e difende dei peccatori è quella che noi vorremmo vedere sempre accanto a noi. La strada per trovarla ci viene insegnata dalla peccatrice che il brano del Vangelo ci presenta: La grande strada dell’amore!.

    Gesù frequenta i peccatori e va nelle loro case, anche se non trascura le case dei giusti Farisei.
    Non ci sono per lui luoghi o categorie da evitare: Egli va dovunque e accosta tutti.
    L’importante fare a tutti il discorso giusto, costi quel che costi. Davanti a Cristo non c’è apparenza che tenga. Quello che interessa è il cuore, non la fredda esecuzione della legge.

    Nessuna meraviglia che una donna, non invitata, entri nella sala del banchetto.
    Ma questa donna, conosciuta da tutti come “peccatrice” non si limita ad osservare; si getta ai piedi di Gesù, lava e bacia i suoi piedi, li cosparge di profumo, versa lacrime di pentimento dei propri peccati e di consolazione per il perdono che Gesù le concede.
    Sembra dire anche a noi:”Impara ad amare e proverai la gioia di essere perdonato”.

    Ma a questo importante momento spunta il “contestatore”che presume di essere il “giusto”. E’ il ricco Fariseo che ragiona come tutti ( e non solo) i convitati. Dio non deve contaminarsi con i peccatori; il suo amore deve distinguere tra “giusti” da frequentare e “peccatori”da evitare.

    E Gesù rispondendo al Fariseo, non solo dimostra di conoscere quella donna, ma rivela un’altra concezione di Dio, del suo amore e del suo comportamento.
    Il Dio di Gesù è il DIO DELLA MISERICORDIA verso i peccatori.

    Ragionando: Chi è più peccatore quella prostituta o il Fariseo che si chiude nell’orgoglio della sua presunta giustizia? La donna è consapevole di essere peccatrice e vede in Cristo il Salvatore.
    Il Fariseo, crede di essere giusto e si chiude alla salvezza di Gesù.
    Il senso di tutto è che la gratitudine e l’amore di quella donna sono il frutto del perché Dio le ha molto perdonato.

    Ci sembra questa la radice di ogni autentico atteggiamento religioso. E’ dalla profonda convinzione di essere salvati, gratuitamente amati, che nasce la gratitudine; l’obbedienza, in una parola, l’autentica Religione.

    Il racconto dell’Evangelista Luca, non è solo il canto del pentimento o del perdono ma è anche la descrizione della via della salvezza.: Essa nasce da un incontro che dev’essere animato dall’amore. Non basta incontrare Dio, bisogna abbracciarlo, baciarlo, cospargerlo coi profumi della propria adesione, dell’amore, della fiducia, dell’intimità. In questo senso si comprende perché la stessa Bibbia e la mistica abbiano amato il linguaggio nuziale per esprimere l’esperienza della fede.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  56. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 23 GIUGNO

    XII DEL TEMPO ORDINARIO

    LUCA : 9,18-24

    “MA VOI CHI DITE CHE IO SIA?”
    Pietro rispose: “IL CRISTO DI DIO”

    Se si rivolgesse a noi la stessa domanda, cosa risponderemmo? Che idea ci siamo fatti di CRISTO? Chi è per noi?

    Scriveva Papini: “ Pochi hanno il coraggio di chiedere a se stessi” Chi sono?” E ancor meno quelli che possono rispondere. La domanda” Chi sei?” è la più grave che un uomo possa rivolgere ad un altro uomo. Gli altri sono, per ciascuno di noi, un mistero chiuso. Ma siamo tutti, anche noi stessi, un mistero. Viviamo ignoti fra gli ignoti…Gesù non interroga per sapere, ma perché i suoi fedeli, finalmente sappiano anch’essi il suo vero nome:”

    Oggi l’uomo è alla ricerca di Qualcuno che gli dia la tranquillità, sicurezza, pace.
    Noi cristiani sappiamo chi è questo QUALCUNO; perciò tocca a noi “ sperimentare il fascino di Cristo.”(Paolo VI).

    Ricordiamo che Cristo non è un idolo in cui credere; non è una piccola croce da portare al collo; ma Cristo è una persona, è una vita da vivere.

    Se riusciamo a fare questa esperienza, potremo anche noi dare una risposta vera, convinta, vissuta, come Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente!”.

    Purtroppo, mentre nel Cristo non vi era scissione tra ciò che era e ciò che faceva, in noi c’è una continua frattura tra ciò che vorremmo essere e ciò che di fatto siamo.
    La strada da percorrere per realizzare l’autenticità della nostra umanità è per noi continuo sforzo di maturazione nella pienezza delle possibilità che portiamo in noi. Ed è lui stesso che ce l’ha insegnata. Dopo aver chiesto ai suoi seguaci chi lui fosse e ottenuto il riconoscimento del suo essere Messia, Gesù subito richiama l’attenzione dei suoi sul fatto che la sua è una strada di sofferenza fino alla morte; una morte di Risurrezione.

    Questo, Cristo vuol dire, quando ci chiede di prendere la nostra croce, farci carico del male che c’è intorno, di buttarci nella mischia per cercare di essere continuamente la forza che si adopera a sciogliere i nodi, di semplificare le situazioni complesse, di trovare la via più semplice e più umana per risolvere i problemi che ci presentano ogni giorno

    E per fare ciò che è stato notato, non c’è una regola, non c’è una scienza che fissa i principi: c’è la figura del Cristo che ci incoraggia ad agire.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  57. Granocchiaio ha detto:

    LE OPERE DEL CREATO PARLANO DI DIO

    L’uomo che viene dalla terra, che pascolando un gregge ha la possibilità di osservare, guardare passo dopo passo, mentre le pecore brulicano, gli elementi della natura, poi cresce, matura nel tempo, risveglia quel “gusto” di osservazione e fa parlare gli elementi per significare all’uomo quel che Dio ha impresso nella loro natura e immagine.
    Mi chiederete: perché questa prolusione? Ma perché un mio carissimo confratello, Don Nazzareno Polidoro, parroco di Scarlino Scalo, ha inaugurato qualche giorno fa “un’originale mostra” basata su quanto ho detto poc’anzi.
    Dando risalto a ciottoli, pietre, radici, legni comuni, ha realizzato uccelli, rettili, quadrupedi, personaggi bibblici. Da questi elementi in cui talvolta si inciampa, si cammina sopra , senza notare ”l’espressione di “qualcosa” , si può scoprire un mondo fantastico. Quale può essere l’invito? E’ evidente: visitare questa mostra nell’oratorio di Scarlino Scalo, in cui la curiosità può diventare momento di riflessione, di imitazione e di rispetto per tutto quello che Dio ci ha donato attraverso le cose, persone, animali che ci circondano, e diventare imitatori di don Nazzareno nel dare valore, significati, parola agli elementi. che circondano la nostra esistenza.

    don luigi corsi

  58. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 30 GIUGNO
    13 del tempo ordinario

    Luca: 9,51-62

    “NESSUNO CHE METTE MANO ALL’ARATRO E
    POI SI VOLGE INDIETRO, E’ ADATTO AL REGNO DI DIO”

    Due sono i temi fondamentali proposti in questa domenica: quello del farsi profeta(1 Re 19,15-21)”(Eliseo si alzò e seguì Elia”, e quello del seguire Gesù.

    Gesù chiede di mettersi dietro a lui in un momento ben preciso, quello della “ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme”.

    Il Signore sa quello che a Gerusalemme lo attende. Egli decide di andare a compiere la volontà del Padre.
    Il Signore non ha avuto mai esitazioni sulle sue scelte. Sapeva benissimo dall’inizio che cosa lo aspettasse.

    Il viaggio è da poco iniziato, e il Signore conosce di nuovo l’umiliazione del rifiuto. Rifiutato a Betlemme non c’era posto in albergo, a Nazaret dai
    suoi concittadini. Rifiutato, più tardi a Gerusalemme dagli Scribi e Farisei
    che lo mettevano a morte: ”Venne nella sua casa ma i suoi non l’accolsero”…

    Ma Gesù rifiutato andò a bussare in altre porte; si rifuggerà in una grotta, peregrinerà sulla terra. Chi lo rifiuta non ha bisogno di essere castigato da altri, si castiga da sé, in questo modo si priva di Gesù. Chi metterà al posto di Cristo?

    Ma Dio, così come dice uno scrittore ebreo:” E’ il Dio della libertà. Egli che possiede tutti i poteri per castigarmi , non mi costringe.
    Egli mi ha fatto partecipe della sua libertà.
    Io lo tradisco, se mi lascio costringere”.(Martin Buber)

    E per quanto riguarda la nostra fede, Cristo vuole un’adesione libera, con seguaci non costretti da abitudini tradizioni, condizionamenti.
    Vedete: la libertà è una cosa seria, è costosa, impegno e onestà.
    La libertà autentica è un contenitore da riempire di scelte maturate, di azioni degne.

    Torniamo al Vangelo: Gesù, come abbiamo notato, è sì rifiutato, ma è anche conquistatore. Presso di lui sta di casa il paradosso: le sue risposte sono sconcertanti; da una parte sembrano frenare, dall’altra, spingere.
    Chiunque si pone dietro di lui deve sapere che il camminare non avrà mai soste. Che si è costretti a scegliere subito.
    Non c’è tempo per tornare a casa, né per seppellire i morti, né per salutare i vivi. Non c’è tempo di fare i conti col passato.

    Tu lascia quel mondo morto e finito e vanne ad annunziare uno nuovo che hai iniziato , non lasciarti prendere dalla nostalgia di contemplare il passato.
    Guarda fisso davanti a te e continua…

    Guarda quella scena luminosa che trascolora in quella della Gerusalemme perfetta in cui i nostro nomi sono scritti nei cieli.

    BUONA DOMENICA
    Don luigi corsi

  59. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 7 LUGLIO

    XIV DEL TEMPO ORDINARIO
    Luca:10,1-12

    Ha detto qualcuno :”Un tempo quasi tutti i cristiani erano missionari; oggi quasi solo i missionari sono cristiani”…

    Eppure la parola di Gesù è chiara:”Andate in tutto il mondo”…

    La liturgia della parola, in questa domenica, ci invita a riflettere sulla nostra posizione di persone che hanno scelto di seguire Cristo come ideale della nostra vita e, come azione per comunicarlo e diffonderlo agli altri.
    Ilìcristiano è UNO che sa. E’ uno che ” fa sapere”; che comunica, che trasmette, che tramanda:”andate in tutto il mondo”. Non ha detto di stare fermi, C’è da camminare! Finchè non bruciamo di questa passione, rischiamo di tradire il Vangelo.
    Dal Vangelo odierno notiamo come Gesù , oltre agli apostoli, sceglie altri 72 discepoli. Luca vuole farci balenare un valore simbolico del numero 72 quasi a significare l’arazzo multicolore dell’umanità, nelle sue caratteristiche specifiche, delle sue ricchezze culturali, etniche e spirituali e dove i “72” divengono anche l’emblema della nuova qualità del popolo di Dio composto di nazioni diverse, di culture molteplici e differenti strutture sociali, E, attraverso questo simbolico numero, si ottiene un ritratto della Chiesa missionaria e universale .

    Ad essa Gesù indirizza un discorso articolato in tre impegni particolari:
    A) la vocazione apostolica ha alla radice l’azione divina che genera gli annunciatori della parola.
    B) L’impegno: serenità e coraggio. Si deve essere non violenti nell’imporre, ma essere come agnelli…Annunciatori di pace che propongono e non impongono.
    C) L’impegno( caro a Luca) riguarda la” povertà”.
    Chi proclama il Vangelo non può essere legato al denaro. Deve ricevere ciò che gli viene offerto e donare ciò che ha ricevuto.

    Gesù ha scelto e inviato discepoli a due a due”per la duplice testimonianza e garanzia di verità per ogni nazione;ogni popolo della terra ascolterà il messaggio di del regno di Dio.
    Una idea che prefigura e che avrà come meta l’alba di Pentecoste quando tutte le nazioni che sono sotto il cielo”andranno ad annunziare nelle loro lingue le grandi opere di Dio”(Att.2,11).

    Quali le qualità del discepolo di Cristo?
    “Curate i malati e dite:”E’ vicino il regno di Dio”, quindi impegno “orizzontale” della carità fraterna, e quello “verticale” dell’annuncio del regno di Dio: il modello è evidentemente Gesù, che ovunque passasse, faceva del bene, risanava tutti coloro che erano sotto il potere del diavolo”(Att,10,38) ma che annunziava un nuovo ordine di vita, una salvezza piena e perfetta, un progetto divino di pace, armonia e di amore.

    In questa liturgia c’è quasi il ritratto della Chiesa così come Gesù l’ha voluta. La Chiesa deve ritrovare le sue radici.

    Buona domenica
    don luigi corsi

  60. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 14 LUGLIO
    XV del tempo ordinario

    LUCA 10,25-37 “
    “CHI E’ IL MIO PROSSIMO?”

    La Liturgia della Parola stabilisce un parallelo tra la prima e la terza lettura.
    Nella prima (Deuteronomio 30,10-14), a proposito della legge del Signore si afferma che essa “è nella tua bocca e nel tuo cuore affinché tu la metta in pratica”.
    E’ questo, l’unico punto che serve al Vangelo, attorno al quale si impernia la Parabola del “Buon Samaritano”.

    Un Dottore della legge si avvicina a Gesù per metterlo in imbarazzo.
    Gesù ritorce le domande. Costringe lo Scriba a compromettersi nelle risposte.
    Lo scontro si protrae all’interno della parabola con l’opposizione tra il Sacerdote e il Levita da una parte, e l’odiato Samaritano dall’altra.
    Il tono polemico, tuttavia, non deve impedirci di cogliere serenamente l’indole complessiva del brano che consiste in un’istruzione sul retto comportamento.

    La domanda principale è: ”Che cosa si deve fare per avere la vita eterna?”
    Domanda universale che esige una risposta altrettanto universale.

    Gesù sottolinea l’importanza del “fare” e ciò di fronte ad un “dotto” che vuole conoscere per”discutere”: egli, infatti, se parlava di vita, non cercava la vita ma, la discussione.

    Per questo Gesù, invece di discutere, narra un caso. Gesù e il Dottore (scena che capita anche a noi), sono di fronte come due mondi contrapposti: la Legge e il Vangelo.
    La Parabola è tanto semplice che non esigerebbe spiegazione. Ci limitiamo a qualche nota.

    “Un uomo scendeva”: si tratta di un uomo e ciò è sufficiente per la carità.
    I due rappresentanti del culto (il Sacerdote e il Levita), non prestano soccorso all’uomo agonizzante.
    L’essere Sacerdote e Levita, non servì loro a fare l’unica cosa necessaria: al centro del loro culto non stava la carità.
    Il Samaritano, al contrario, scismatico e infedele, compie il gesto più naturale di questo mondo: aiuta, si prende cura dell’incidentato, lo abbraccia, se lo pone sul suo giumento, lo porta nella locanda più vicina, perché possa essere curato e il tutto a spese sue, durante e dopo.
    Alla Parabola interessa offrirci un rappresentante della schiera dei giusti, lontani e anonimi, che, in forza della loro pietà, otterranno misericordia.

    La finale ci sorprende: invece di chiedere chi è il prossimo, Gesù capovolge i termini ed interroga: ”Chi di questi tre, ti pare, sia stato prossimo a colui che era incappato nei ladroni”?
    Alla risposta, sempre corretta dello scriba, Gesù, sorprendendo ancora, non dice: “Adesso sai verso chi devi essere prossimo”, ma esorta:”Anche tu fai altrettanto”.

    Il brano inizia e termina col tema del “fare” e noi concludiamo queste riflessioni affermando che l’attenzione agli altri è l’esigenza e il volto dell’amore di Dio: Un verbo: Ama; una totalità: Tutto.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

    Una postilla:
    Un pellegrino medioevale ha inciso ,in latino, una frase su una pietra dell’edificio considerato come quello della “Locanda” di cui parla la parabola. Queste le parole:
    “Se persino Sacerdoti e Leviti passano oltre la tua angoscia, sappi che il Cristo è il Buon Samaritano: Egli avrà compassione di te e nell’ora della morte, ti porterà nella “Locanda Eterna”

  61. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 21 LUGLIO
    XVI del tempo ordinario

    Luca 10,38-42
    “Marta naviga,
    Maria è già in porto.” (S.Agostino)
    Le letture odierne indicano come l’uomo deve muoversi incontro a Dio.
    Infatti ogni nostro rifiuto o indifferenza alla visita di Dio, ci chiude all’amore di Dio e dei fratelli,lasciandoci nel freddo e nella solitudine.

    La frase centrale ci fa capire come S. Agostino vede raffigurate due vite: la presente e la futura; l’operosa e la tranquilla;la travagliata e la felice; l’attiva e la contemplativa;la temporanea e l’eterna…Ecco le due vite che erano in quella casa che ha ospitato Gesù. Marta raffigura il vivere presente.Maria raffigura il vivere futuro.
    Ciò che faceva Marta è la nostra vita presente…
    Ciò che faceva Maria è la vita che speriamo…

    Un altro spunto di riflessione della prima lettura(Genesi 18,1-10)e dal Vangelo, può essere quello riguardante il tema della ”Civiltà dei recinti”.
    Un sistema di costumi,di sentimenti, di idee e di istituzioni, ha contribuito, a tutti i livelli, a fissare l’individuo e il credente, in uno spirito di isolamento e di difesa.

    Nell’era delle comunicazioni cresce in misura allarmante il doloroso episodio dell’isolamento, dell’incomunicabilità e ciò, nonostante l’immensa varietà di telefonini, computers, ecc…

    L’ospitalità, in mezzo a noi, è sparita per l’affermazione del proprio individualismo e, per la sfiducia crescente che ciascuno di noi ha dell’altro. Rimane praticata tra la gente più povera, infatti, per questa categoria di persone è sempre stata l’ospitalità, uno dei valori più genuini.

    Al contrario, per chi ha le possibilità il muro e il recinto è divenuto il simbolo del nostro tempo,

    La Bibbia, (Antico e Nuovo testamento) e la tradizione cristiana, fedele alla parola di Dio hanno sempre considerato l’ospitalità una manifestazione tipica dell’amore fraterno.

    Nel Vangelo di oggi notiamo come l’azione serve a poco se si agisce senza di Lui (Gesù).
    Ma anche la preghiera è inutile se non diventa docilità a Lui, se si rimane chiusi in se stessi, in compagnia del proprio”IO”…”Ti sei scelto un cattivo compagno” scrive Seneca rispondendo a Lucilio che gli ha confidato il proposito di stare sempre solo con se stesso.

    Come conclusione voglio riportare una riflessione di Moravia tratta da “L’UOMO COME FINE”con riferimento al gusto della contemplazione: “Essa è la diga che fa risalire l’acqua nel bacino. Essa permette agli uomini di accumulare di nuovo l’energia di cui l’azione li ha privati”.L’Apologo che richiama il discorso di Gesù con Marta e Maria nella casa delle due sorelle in Betania.

    L’Apologo è intitolato: “Cristo e il suo fiasco” di (P.Leppich); “Vi è una profonda saggezza di vita nell’ingenua leggenda del vecchio pescatore che trasporta sul lago nella sua barchetta a remi, un giovane studente.
    LO studente osservò che su uno dei remi era incisa la parola”Ora “ e sull’altro “Labora” prega e lavora lo studente dice al pescatore che è un motto sorpassato basta il “Labora “per vivere bene.

    Il pescatore, dalle mani incallite , sorrise saggiamente e …cominciò a vogare col solo remo su cui era incisa la parola “Labora”.
    Ed ecco che la barca si mise a girare in tondo .
    Lo studente lo guardò con aria interrogativa e il vecchio disse: ”Così va il mondo. Quando gli uomini si limitano a lavorare e dimenticano di pregare:vanno in girotondo e non arrivano alla meta.”

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  62. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 28 LUGLIO

    XVII DEL TEMPO ORDINARIO

    Luca 11,1-13

    “CHIEDETE E VI SARA’ DATO”

    Nella tradizione giudaica ci sono due pensieri: ” E’ buona cosa pregare al mattino presto, prima che il mondo si riempia di sciocchezze”.

    “ La vita ci rende tutti guerrieri. Per vivere dobbiamo usare l’arma più potente . Quest’arma è la preghiera”.

    Ce lo ha ricordato la Parola di Dio nella prima lettura e nel Vangelo della Messa odierna. Sono state, queste letture, una catechesi completa sulla preghiera.
    Il centro è rappresentato dal” Padre nostro”, ma è importate anche l’inizio del brano e la conclusione.

    E’ l’esempio di Cristo che fa nascere nei discepoli la richiesta:” Signore , insegnaci a pregare”.
    Gesù caratterizza la preghiera che sta per insegnare al suo modo con cui si rapporta con il Padre.
    Quindi la preghiera del cristiano è un atto filiale. Gesù pone i suoi discepoli nella medesima condizione di” figlio”.
    Fiducia, confidenza, insistenza, perfino sfrontatezza, sono veicolo di ogni richiesta. In conseguenza di questa affermazione le domande sulla preghiera trovano la loro risposta.

    Come pregare e quando?

    La risposta è chiara: ogni momento è buono per bussare alla porta di Dio. E’ sempre tempo di pregare. Soprattutto quando la necessità spinge. Con Dio si può essere sfacciati quando ci si sente amici e figli.

    Cosa chiedere nella preghiera?

    Il “Chiedete…cercate…bussate” non è insistenza, non è espressione di presunzione, ma,di fiducia e familiarità.
    Gesù è stato chiaro: atteggiamento di figli, sfrontatezza, insistenza. C’è forse un limite alla richiesta?
    Anche qui la risposta di Gesù è chiara e sorprendente: la richiesta è aperta a qualsiasi possibilità:”Chiedete e vi sarà dato… bussate e vi sarà aperto” non ha un complemento oggetto. Tutto, quindi, può essere oggetto di richiesta: il pane, il pesce, l’uovo, ogni cosa necessaria alla vita.

    Ma come somma di tutti i doni, il Padre , nella sua straordinaria bontà, ci dona lo Spirito Santo. Ecco l’originalità di Luca che al versetto 13, sostituisce alle “cose buone” di Matteo (7,17) lo “ Spirito Santo”, il dono per eccellenza, l’oggetto supremo di ogni domanda.

    Completiamo con una riflessione di Gandhi sulla preghiera:
    “ Io non sono un uomo di lettere e di scienze, cerco semplicemente di essere un uomo di preghiera.
    E’ la preghiera che ha salvato la mia vita.
    Senza la preghiera avrei perso la ragione. Se non ho perso la pace dell’anima, nonostante tutte le prove, è perché questa pace viene dalla preghiera.
    Si può vivere qualche giorno senza mangiare, ma non senza pregare.
    La preghiera è la chiave del mattino e il chiavistello della sera.
    La preghiera è un’alleanza sacra tra Dio e gli uomini”. (E non era un cristiano!).
    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  63. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 4 AGOSTO

    XVIII DEL TEMPO ORDINARIO

    Luca 12,13—21

    “LA VITA DI UN UOMO NON DIPENDE
    DA CIO’ CHE EGLI POSSIEDE”

    Questa domenica abbiamo da riflettere su una Parabola che riguarda il nostro comportamento sul valore da dare al problema della ricchezza.

    Infatti la parabola illustra la stoltezza di porre la propria fiducia nel possesso; la stoltezza del pensare che la salvezza consista nel possedere sempre di più.

    Si noti, a scanso di equivoci, che non è condannato il semplice possesso, ma la sicurezza posta nel possesso.

    E’ quanto è stato intuito dal Cristo da tutta la tradizione sapienziale tradotta da lui in parabola.

    E’ il concetto di ” vanità” che trova la sua espressione più lucida nella prima lettura ” vanità delle vanità, tutto è vanità, “(Qoelet 1,2; 2,21-23).
    Che significa Qoelet? Egli è un uomo disincantato che guarda al fondo di tutte le esperienze umane. Tutte le cose che l’uomo cerca e attua mantengono meno di quanto promettono; al fondo sono vanità inconsistenti come il fumo ( tale sembra il senso di “ vanità”).

    Egli, (Qoelet) individua in particolare tre forme di vanità:
    1) la sterilità della forza dell’uomo ( c’è chi lavora e lavora senza ottenere nulla): il lavoro diventa una prigione ”il suo cuore non riposa neppure di notte”);
    2) L’inconsistenza dei traguardi raggiunti, come è il caso, appunto, dell’uomo della parabola ;
    3) Le numerose anomalie e ingiustizie di cui è pieno il tessuto della vita: c’è chi lavora e non ha nulla, c’è chi non ha nulla e possiede (cronaca di ogni giorno).
    Ma la parabola di Cristo non si limita a costatare la “vanità” e non intende semplicemente disincantare l’uomo; indica più profondamente la vera via della liberazione che consiste nel non “accumulare tesori solo per sé, ma arricchirsi davanti a Dio”evitando l’ansia, l’affanno, ma dare piuttosto in elemosina, costruire per la fraternità, valori questi, che non perderanno mai la loro efficacia.

    Concludiamo con un pensiero profondo di S. Agostino e con un fascinoso canto del poeta indiano Tagore in viaggio verso la fede:
    “Ascoltami, o povero: che cosa ti manca se Dio è con te? E ascoltami,o ricco: che cosa mai possiedi, se non hai Dio con te ?”.

    “Di fronte si stende l’oceano della pace.
    O Timoniere, salpa verso l’alto mare, tu sarai il mio eterno compagno, prendimi tra le tue braccia! La stella polare illuminerà, brillando, il sentiero verso l’eternità…Si sciolgano i legami terreni, l’immenso universo mi prenda tra le sue braccia e io “venga a conoscere senza grande timore il GRANDE IGNOTO”.

    BUONA DOMENICA
    don Luigi Corsi

  64. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 11 AGOSTO
    XIX DEL TEMPO ORDINARIO

    LUCA12,32-48

    “Siate pronti con la cintura ai fianchi
    e le lucerne accese”

    E’ l’idea del giudizio e della vigilanza.
    E’ il tema che, in certo modo, appare anche nella prima lettura della Messa odierna : Il gesto liberatore di Dio è salvezza per alcuni e punizione per altri.

    Luca vuole attirare l’attenzione sul presente della storia, sull’oggi.
    Analizziamo le immagini più immediate del brano:” il piccolo gregge”.
    Esso dev’essere pronto, all’erta.
    Una vigilanza in una fede costante e nella scelta del tesoro giusto.
    E’ un gregge amato da Dio, scelto e destinato al Regno. Ma ,,,è piccolo.
    E’ questa piccolezza che può far sorgere il dubbio nel cuore di molti.

    Ma è un dubbio da allontanare.
    Infatti la storia della salvezza è regolata dalla legge del “piccolo gruppo” di autentici credenti nei quali il Regno si attua a beneficio di tutti.

    Il “piccolo gregge” è una comunità di servizio e alla quale, è particolarmente rivolto il discorso della vigilanza.
    Il piccolo gregge è invitato a non temere , vigilanza sì, ma prontezza e impegno e il tutto in un clima di grande fiducia.

    Il Regno è donato:”Al Padre è piaciuto dare a voi il Regno”, poggia, quindi sull’amore di Dio e non sulle nostre prestazioni: dunque nessun’ansia.
    “Siate pronti”. Il linguaggio è immaginoso, ma il significato è limpido: Non sappiamo quando il Signore verrà, se oggi o domani, ma è certo che verrà e all’improvviso; da qui la vigilanza, e questa, sia nella vita personale, come e più ancora nella storia, circa le occasioni che il Signore offre e che i “distratti” possono non vedere e i “superficiali giudicare irrilevanti, ma che invece, sono occasioni, avvertenze dalle conseguenze incalcolabili.

    Nell’uomo c’è la tendenza innata a soffermarsi a godere i beni che sono a portata di mano e al presente, non stimando ciò che è futuro.
    Guardare al futuro è , dunque , segno di saggezza, di civiltà , di progresso.
    Le bestie non pensano al futuro!
    I ragazzi irriflessivi, i giovani imprevidenti ci pensano poco. Più si è uomini e più ci si pensa.

    La fede come ci fa notare S. Paolo nella prima lettura deve intervenire con tutto il suo peso a determinare l’equilibrio tra il presente e il futuro, non incrociando le braccia. Non fede rinunciataria, ma fede operosa: Attendere il padrone e non perdere la testa per l’eventuale ritardo.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  65. Granocchiaio ha detto:

    ASSUNZIONE DELLA MADONNA

    Luca 1,39-56

    “NEL CIELO APPARVE UN SEGNO GRANDIOSO:
    UNA DONNA VESTITA DI SOLE, CON LA LUNA SOTTO I SUOI PIEDI
    E UNA CORONA DI DODICI STELLE”(Ap.12)

    Con questa festa la Chiesa rivela al mondo la sua speranza nel destino dell’uomo, quello cioè di essere glorificato con Cristo.

    E’ facile la trasposizione mariana già sviluppata da S.Agostino:”Maria madre del Cristo- Dio, è l’arca dell’alleanza (descritta dall’Apocalisse nella prima lettura), viva e presente nell’umanità”.. Questa celebrazione di Maria come centro della presenza di Dio per l’umanità diventa esplicita nel brano del Vangelo.

    Il Vangelo ci propone, infatti, l’intrecciarsi di due canti: il canto di Elisabetta che è costituito, sostanzialmente, da una benedizione e da una beatitudine., e benedire nel linguaggio dei Salmi è proclamare le grandi opere di Dio e soprattutto nei confronti dei poveri e degli umili.

    Non per nulla ora si benedice una donna e un bimbo, due fragilità che spesso, nella storia e ( nel presente), sono state, e tutt’ora, calpestate, violentate, disprezzate, e invece è proprio in questa donna, Maria e nel “ frutto del suo grembo” che si celebra la salvezza offerta da Dio al mondo di ogni tempo.

    Il canto di Elisabetta, contiene anche la prima “Beatitudine” in quanto credente; benedizione che esalta la maternità fisica e la “beatitudine“ che celebra la sua maternità spirituale perché ha in sé il sigillo dello Spirito Santo”: “ beato il “ventre” che ha portato e il seno che ha allattato il Cristo: anche se più beata, è Maria che ha “ascoltato la Parola di Dio e l’ha osservata”.

    Ecco, allora, la professione di fede della madre di Gesù manifestata nel suo canto, il” magnificat”.

    Il “magnificat” che dovremo idealmente (ma non solo) ascoltare sulla scia delle tante, straordinarie composizioni musicali che su di esso si sono intessute, dal gregoriano, a Monteverdi, a Vivaldi, all’insuperabile magnificat di Bach e così via fino ad oggi .Dopo un canto della “solista” “Maria che celebra in prima persona il mistero che si sta compiendo in Lei:..”l’anima mia…mio spirito…mio salvatore…sua serva…mi chiameranno …ha fatto di me…”sembrerebbe associarsi tutta la comunità dei fedeli che hanno come unico sostegno , non l’orgoglio ma l’umiltà e, con Maria proclamare le sette azioni del Signore, scandite da altrettanti “verbi” del magnificat:” ha spiegato la potenza …ha disperso i superbi…ha rovesciato i potenti …ha innalzato gli umili…ha rimandato i ricchi a mani vuote…ha soccorso i poveri”.

    Il” magnificat” è quindi il canto dell’Assunzione.. Un autore ateo: J. P. Sartre, così si esprime:
    “Maria avverte nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo bambino ed è Dio.
    Lo guarda e pensa: Questo Dio è mio figlio.
    Questa carne divina è la mia carne. E’ fatto di me, ha i miei occhi, la forma della sua bocca è la forma della mia, mi assomiglia. E’ Dio e mi assomiglia. Nessuna donna ha mai potuto avere in questo modo il suo Dio per se sola, un Dio bambino, che si può prendere fra la braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che ride.”

    Non possiamo chiudere l’omelia senza inebriarci del paradisiaco verso dantesco del XXXIII canto :
    “Donna sé tanto grande e tanto vali
    Che qual vuol grazia e a te non ricorre
    Sua deviansa vuol volar senz’ali”.

    Buon Ferragosto
    don luigi corsi

  66. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA18 AGOSTO
    XX DEL TEMPO ORDINARIO

    Luca 12,49-53
    “Sono venuto a portare fuoco sulla terra,
    e come vorrei che fosse già acceso”

    Il brano del Vangelo di Luca presenta alcune difficoltà di linguaggio ed è certamente sconcertante riguardo al suo contenuto.
    Si parla di fuoco, di Battesimo, di divisioni all’interno delle famiglie.

    Tentando di smussare le spigolosità del messaggio evangelico, cercheremo di creare più domande scomode che fornire risposte facili, e questo, perché alcune pagine bibliche, per vari motivi, vengono passate sotto silenzio e addomesticate.

    IL Vangelo odierno tende proprio a farci scoprire un Gesù diverso, deciso, quasi violento che contrasta con la tradizionale immagine del Cristo” mite e buono”, paziente e silenzioso, portatore di pace e di serenità.
    Solo così è possibile conoscere il Cristo in maniera più esauriente.

    La frase che ci deve sconcertare nelle letture è quella lucana:”Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra?”

    Nonostante le iniziative e giornate varie della pace, sembra strano, ma Gesù non si assume la responsabilità di dirsi ”portatore di pace”; la risposta che, infatti lui stesso si dà alla domanda precedente, è senza mezzi termini:”No vi dico,ma la divisione”.

    E’ vero che il Vangelo (soprattutto di Giovanni) affida ai discepoli il compito di annunziare la pace. Ma, da notare che si tratta di una pace alla quale Gesù aggiunge:”La mia pace”. E la pace di Gesù è la divisione” padre contro figlio, madre contro figlia, suocero contro nuora”.

    Non il compromesso, l’accomodamento, ma la selezione di quello che è secondo Cristo: non il quieto vivere, l’abitudine o il compromesso conciliando il diavolo con l’acquasanta.
    Ma come è possibile tutto questo se Gesù è il profeta per eccellenza dell’amore, della non violenza, della disponibilità e del perdono; l’amico degli stessi pubblicani e peccatori?

    Tutto questo è innegabile. E appunto perché è l’uomo dell’amore”vero” diventa inevitabilmente portatore di divisione e di contesa.

    La divisione di Gesù, non mira alla dispersione ma all’autenticazione. E’ la divisione del fuoco che separa il metallo dalla lega per renderlo vero e splendente. Così purificati dovrebbero essere i rapporti tra le persone.Così le vorrebbe Cristo, diversamente continua la divisione prospettata da Cristo.
    Scrive un autore contemporaneo:”Bisogna molto perdere per molto trovare, molto lasciare per molto incontrare, molto dimenticare per molto ricordare.”

    Il fuoco,l’acqua, la guerra, il tempo: Gesù raccoglie queste quattro immagini quasi come in una collana che impone al suo discepolo come segno distintivo. Unico è il filo che la unisce, quello della decisione pronta e sicura per il Regno.(Ravasi).

    Forse per anni abbiamo errato dietro alle volute del fumo della pigrizia, dell’indifferenza, della facile religiosità esteriore Ora Cristo ci si para innanzi nettamente e con forza. Bisogna seguirlo.
    Quell’istante è decisivo, perderlo è forse ripiombare per sempre nell’oscurità e nel vuoto “ Io sono la via, la verità, la vita. (Vangelo).

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi.

  67. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 25 AGOSTO

    XXI DEL TEMPO ORDINARIO

    LUCA 13,22-30

    “SIGNORE, SONO POCHI QUELLI CHE SI SALVANO?”
    “SFORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA”

    Dalla liturgia della Parola ricaviamo un punto fermo della volontà di
    Dio: Egli vuole salvi tutti. Cristo è morto per tutti. Ma ciò non significa
    che raggiungere questo traguardo sia cosa facile: la porta è stretta.
    Cristo stesso è sì, risorto, ma per l’obbedienza al Padre.

    Se vogliamo ampliare l’interrogativo iniziale: solo i cristiani in senso
    esplicito si salveranno? Sì , se impostano la vita sui valori insegnati e praticati da Cristo.
    Solo i credenti, in senso stretto, appartengono al regno di Dio?
    Sì, se vivono una vita secondo la retta coscienza.

    Il Signore vuole che la salvezza giunga a tutti e vuole che sia portata dagli uomini che già la conoscono, anche se tra mille insidie.
    Ha dato luce e intelligenza perchè l’uomo arrivasse, faticosamente, a
    scoprire le meraviglie e i tesori della natura.
    Dio non ha mai rivelato all’uomo quello che poteva scoprire da se stesso, e Dio si serve dell’uomo per arrivare all’altro uomo, dando quasi;
    l’impressione d’essere assente.
    L’uomo opera, costruisce o distrugge, fa avanzare o regredire la civiltà.
    Anche la diffusione del Vangelo è affidata all’uomo. Di qui un’altra
    conseguenza: Dio, mediante noi , fa camminare la salvezza attraverso
    le strade del mondo; direttamente Dio non lo fa.

    Nel Vangelo, il Signore facendo riferimento ai suoi immediati ascoltatori , predice ciò che può accadere, e cioè, che altri potrebbero prendere i
    loro posti, come, per analogia può accadere per i popoli cristiani di oggi: (confronta il progredire dei musulmani, specie in Europa).
    “ Verranno da Oriente e Occidente….e siederanno a mensa nel regno di
    Dio “ (Vangelo).
    E la fede è una fede sofferta, non facile.

    Nella seconda lettura, S. Paolo ci chiarisce il senso delle difficoltà
    nella vita di fede che devono renderla più solida.
    Nessun’opera educativa è valida se fatta soltanto a base di concessioni
    e di abdicazioni da parte dell’educatore.
    Il padre che vuole il vero bene dei figli, al momento opportuno deve
    saper dire” no”.
    E il Padre celeste vuole il bene dell’uomo, per questo non gli risparmia le difficoltà. (S. Paolo)

    Tornando al Vangelo: a chi vorrebbe sapere il numero degli eletti, il
    Signore indica la porta con le relative dimensioni: è stretta e per passare bisogna fare sforzi.
    Gesù illustra questa tesi con una parabola folgorante: davanti a questa “porta stretta” si fanno avanti soprattutto quelli che sono convinti di essere “ buoni cristiani”. amici di Cristo più degli altri.

    Ma ecco la risposta glaciale del Cristo, ripetuta due volte: ”Non vi conosco” “Non so di dove siete”. Non basta aver mangiato e bevuto insieme…. Conta la vita non passata invano.

    Quello che vale è la scelta di un’intera vita di fede e di amore
    che fa spalancare le porte della festa. Là ascolteranno le parole di
    Gesù:
    “ Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi…Perchè “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere , ero forestiero e mi avete ospitato” .

    Quanti saranno? ”Una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo, lingua e religione”

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  68. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 1 SETTEMBRE
    XXII DEL TEMPO ORDINARIO

    LUCA 14,1.7-14

    “CHIUNQUE SI ESALTA SARA’ UMILIATO, E CHI SI UMILIA SARA’ ESALTATO”

    Continuiamo le indicazioni provenienti dall’A.T. (Siracide 3, 19) e dal Vangelo, circa gli atteggiamenti, anzitutto interiori, di fronte alla complessa realtà umana.

    Si è parlato della preghiera; del posto da assegnare alle cose e alla ricchezza.
    Oggi è la volta della posizione da prendere tra gli altri uomini.

    Come sempre il Signore non usa mezzi termini. Egli sconvolge tutto il nostro modo di pensare e di sentire. A prima vista, il suo insegnamento sembra contro natura, una ulteriore riflessione ne scopre la validità, la ragionevolezza, la bontà.

    Istintivamente l’uomo è spinto ad occupare i primi posti per quanto gli è possibile, e questo è riprovato da Cristo e non perché tarpa le ali al legittimo progresso della persona umana, ma perché tale spinta spesso travolge immoralmente l’altro uomo.

    Il posto di comando fa gola a tutti. In una società dove si sgomita per apparire, per farsi valere, per attirare l’attenzione; in un mondo in cui si cerca di fare carriera a colpi di raccomandazione, scavalcando, con “bustarelle”, altri più meritevoli, è difficile parlare di modestia e di umiltà.
    Tutto questo è riprovato da Cristo che non è mai un predicatore astratto, generico, ma un acuto osservatore. Il suo linguaggio conquista l’attenzione, penetra nel cuore, attanaglia le coscienze, coinvolge l’esperienza quotidiana.

    L’argomento dell’umiltà, dell’ultimo posto, trova una breve esposizione nei versetti della prima lettura di questa domenica, dove “Dio riprova il superbo mentre è amico degli umili” (fatto che avviene anche a noi). Il superbo riesce antipatico , odioso, repellente.

    Ma qual è la “fisionomia del superbo e dell’umile? E’ superbo chi crede smisuratamente in se stesso, chi non conosce i propri limiti, chi prende atteggiamenti da” superuomo” chi critica gli altri con facilità, chi cerca di demolire quelli che più o meno gli fanno ombra, chi coglie tutte le occasioni per parlare di sé. Inoltre la presenza della superbia in una persona viene facilmente percepita e rende difficile la comunicazione.

    E’ umile, chi sa riconoscere accanto alle proprie qualità i propri limiti; chi sa stare al suo posto con semplicità, chi evita di parlare di sé, chi cerca di vedere negli altri le buone qualità, chi, per arrivare a migliorare, evita vie traverse, scorrettezze, ect…

    Oscar Wilde, direbbe:”Quand’anche non ci salvasse dall’inferno, l’umiltà ci salva almeno dal ridicolo”.

    L’ultima raccomandazione fatta da Gesù nel Vangelo odierno circa il banchetto, è nell’invitare a mensa chi non può ricambiare la cortesia. Gesù, cioè vuole che facciamo il bene gratuitamente.

    Avere un così alto concetto del bene da ritenere che il solo compierlo è un gran premio.
    Pitagora (pagano): “Due grandi beni ha concesso Dio agli uomini: conoscere la verità e poter fare il bene.”

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  69. braccagni.info ha detto:

    “Colui che non porta la propria Croce …………non può essere mio discepolo”

    8 SETTEMBRE 2013
    XXIII Domenica del Tempo Ordinario / C

    Luca 14,25-33

    “TUTTO E’ RISCHIO CIO’ CHE E’ VITA…UNA RELIGIONE CHE NON RISCHIA DIVENTA UN CIMITERO”

    Nella liturgia della Parola di questa domenica, abbiamo un collegamento ideale che si basa, non sull’assurdità delle esigenze di Dio, ma sulla logica dell’essere cristiano.

    E’ abbastanza comune l’idea che tutto il brano di Luca costituisca una specie di ammonizione rivolta a coloro che intendono farsi discepoli di Gesù sono una specie di doccia fredda contro le illusioni pericolose e gli entusiasmi superficiali.

    La decisione di diventare “discepoli” deve essere presa ad occhi aperti, con piena coscienza dei rischi a cui si va incontro, così i calcoli per costruire una torre (Vangelo) o per preparare una guerra. Quindi il discorso non è tanto e solo per quelli che intendono diventare cristiani,quanto per tutti quelli che già lo sono discepoli di Cristo.

    In tale contesto vanno interpretate le condizioni richieste per essere degli autentici cristiani, così come:
    a) Bisogna rinunciare per cui: chiunque non è “disposto” a rinunciare a tutti i suoi averi non può più continuare a chiamarsi mio discepolo.
    b) non preferire nemmeno i genitori o la propria vita al di sopra dell’amore che dobbiamo verso Dio: vale a dire che la preferenza assoluta deve andare a Dio, a costo di sacrificare tutti gli aspetti umani. Tali imperativi riguardano tutti i discepoli di Gesù.

    Cristo vuole che si fugga dal compromesso, dall’accomodamento, dalla tiepidezza: la scelta di fede è radicale, è come una sorgente che deve irrigare tutto il terreno della vita, è il vertice della scala dei valori sul quale si ordina tutto il resto. Il mutamento di mentalità è deciso e decisivo e Gesù lo urge, alla maniera semitica con parole aspre, intense che artigliano le coscienze.
    Luca riporta ancora un altro dettaglio delle esortazioni di Gesù: “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”.

    La croce si stampa su tutte le nostre giornate, la “Via Crucis” non dura solo il primo pomeriggio del venerdì Santo, Gesù” è in agonia sino alla fine dei secoli, come scriveva il grande filosofo Pascal” ( Ravasi).

    Gesù ci indica una via della pace : accettare le regole dell’esistenza senza volerci onnipotenti. L’onnipotenza è un delirio illusorio e disperante.
    La liturgia di oggi è una provocazione terribile. Ci ha delineato i tre elementi fondamentali del discepolo di Cristo, come l’amore radicale per il Regno, la Croce da” portare”, la rinuncia agli averi, in contrapposizione ai tre tratti che deformano il volto del cristiano: l’egoismo, la superficialità, l’avarizia; rendendolo simile a quello di coloro che hanno rifiutato e rifiutano il” Cristo”.

    Non preghiamo per ottenere dal Signore una vita facile e comoda. Preghiamo che ci renda forti e coraggiosi nel seguirlo e nel testimoniarlo.
    Solo così la nostra “fede diventa passione per l’esistenza”(Kierkegaard)

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

    • mezzolitro ha detto:

      Dear don Luigi, che la vita facile sia solo una chimera dovrebbe essere noto a tutti, ma proprio a tutti, anche perchè chi ignorando questa realtà cerca di trovare scorciatoie prima o poi scopre (spesso con dolore) di aver perso tempo.
      Mi meraviglia però che qualche volta anche religiosi doc commettano queste sciocchezze, in contrasto con quanto Lei ha ben descritto nel post sopra.
      Mi riferisco in particolare a quello che è successo (dal Corriere della sera)a Casamicciola(!) in un asilo, dove è stato esposto il seguente avviso:

      SI COMUNICA CHE DOMANI 05/09/2013 LA SCUOLA E’ CHIUSA PER TUTTI, PERCHE’ C’E’ LA GIORNATA PER I DISABILI… SONO MOLTO MALATI QUINDI I BAMBINI SI IMPRESSIONANO…

      A firma della Direttrice, una suora.
      Sono rimasto allibito e sconcertato, e Lei?

      • Roberto Tonini ha detto:

        Caro signor mezzolitro

        Trovo la domanda che rivolgi a Don Luigi sia inopportuna e veramente molto poco apprezzabile.
        Sai perfettamente che Don Luigi collabora con questa Associazione Culturale permettendoci di tenere una rubrica religiosa che oltre a colmare una lacuna, fornisce spunti di riflessione sulle Sacre Scritture e il Vangelo delle domeniche e delle feste comandate.
        Sai perfettamente che don Luigi ci fornisce i pezzi che noi poi completiamo con le immagini che ci suggerisce e che poi noi provvediamo a mettere sul blog.
        Forse sai, ora te lo confermo, che don Luigi ha grandi e molteplici capacità nei diversi campi, ma non ha fatto in tempo alla sua veneranda età ad adeguarsi ed imparare l’uso di internet. Per questo dopo aver fornito i pezzi provvedo poi io a stamparne una copia e gliela restituisco affinché possa leggere cosa abbiamo pubblicato.

        Con queste premesse mi sembra chiaro che porre a lui delle domande dirette sia quanto meno inopportuno.
        Questa è la ragione principale per cui ti rispondo io personalmente.

        Quanto poi alla tua domanda trovo che questa sia solo provocatoria e niente più.
        Cosa dovrebbe pensare di questo episodio don Luigi? Tutto il bene possibile? Solidarietà? O che cosa?

        Chi può, come te per esempio, potrebbe intanto documentarsi del perché e dei dettagli della faccenda.
        Siamo talmente abituati al sistema brutale delle comunicazioni che paiono legge comune in tutti i media di oggi, che forse un po’ di approfondimento e verifiche andrebbero opportunamente fatte. Non dico per giustificare certe cose, ma intanto per sapere e capire.

        Io ho l’ho fatta la mia piccola ricerca e ho trovato un paio di cose che ti voglio segnalare.

        “Perdoniamo la suora che ha sbagliato a scrivere quel cartello e cerchiamo di sforzarci di renderci contro che chi ha bisogno di “occasioni” siamo noi, quelli “abili” (ad offendere, discriminare, fare le differenze, tenere lontano, allontanare, condannare, decidere, classificare).
        Più della suora, però, credo che i veri responsabili (morali) di questo cartello siano quanti, lo scorso anno, hanno dimostrato il loro disappunto per la presenza di qualche disabile. Conosciamo tutti l’opera delle suore di Casamicciola. E, siccome viviamo su questa isola e non altrove, possiamo ben immaginare cosa e quali proteste ci siano state “dietro” quel cartello.
        Pubblicato il: 18:21, 6 settembre 2013 su TgIschia.it Autore: Gaetano Di Meglio”

        E poi

        Neanche le parole del Sindaco di Casamicciola Terme riescono a placare le polemiche. Il primo cittadino, ostentando un’apprezzata onestà intellettuale, afferma «probabilmente le suore avranno pensato che non era il caso di far andare all’asilo bambini che avrebbero potuto restare impressionati» Le suore, infatti, avrebbero deciso di evitare la visione di disabili adulti, alcuni dei quali particolarmente gravi, a bambini di pochi anni che non sarebbero stati in grado di capire la situazione.
        Qelsi Quotidiano – mercoledì, 11 settembre 2013

        Tutti spunti che certo non giustificano, ma fanno intravedere un problema creatosi fin dall’anno precedente e poi gestito così male da quella suora.
        Infine non mi pare proprio troppo elegante nemmeno quel tuo “Dear” don Luigi.
        Ma forse è solo un problema personale tuo.

        Roberto Tonini

        • mezzolitro ha detto:

          Dear ranocchio, c’avrei scommesso che t’incazzavi, ma questo è un problema tuo, per il resto credo che la cosa più difficile a questo mondo è predicare e razzolare bene.
          Naturalmente i religiosi sò omini e donne che come noi possono sbagliare, il problema sorge se si mettono a fare cose che poi non sanno portare a termine in scioltezza e visto le aspettative che si portano appresso creano così grossi problemi a chi già ce ne ha a bizzeffe.
          Per capirsi, che senso ha “la giornata dei disabili” creando l’ennesimo ghetto?
          Scommetto che si sono più agitati i genitori che i bambini i quali spesso dagli adulti sò sottovalutati, mentre sò sicuro che un bambino, se glielo spieghi, capisce perfettamente di che si tratta e con un solo sorriso può dare tanto a un disabile.
          Chiedere che ne pensa a un prete non mi sembra così scandaloso
          Detto questo puoi dire a don Luigi che il mio “dear” non era null’altro che la traduzione di “caro”, che non mi sembra per niente offensivo, ma se così gli risultasse, chiedo scusa.
          P.s.
          Dal traduttore di google:

          dear adj (in letter: salutation) informale caro agg
          formale egregio agg
          Dear John, thank you for your letter.
          Caro John, grazie per la tua lettera.
          Egregio Signor John, La ringrazio per la Sua lettera.

      • Roberto Tonini ha detto:

        ricevo e pubblico a nome del firmatario:

        Caro mezzolitro,
        in risposta alla tua del 10-09 2013 mi viene in mente di costatare che pruderie giornalistiche sono sempre pronte a carpire l’effetto della notizia.
        Ma… quei bambini allontanati quel giorno dalla scuola, avevano la capacità psicologica di recepire quell’impatto così particolare? L’ha spiegato molto bene Roberto Tonini.
        Cristo, nel suo peregrinare ha incontrato ogni specie di mali nel prossimo, verso i quali si è avvicinato, anzi li ha anche cercati, per poterli guarire: ciechi, zoppi, muti, sordi, idropici, lebbrosi e persino dei morti che già mandavano cattivo odore (vedi Lazzaro), non ha rifiutato nessuno, li ha guariti e qualcuno, risuscitato.
        E ha inviato i suoi discepoli a far del bene a tutti.
        Ora se la suora in questione ha agito di sua spontanea volontà, allora “resto anch’io allibito e sconcertato”.
        Ma se ci sono state pressioni esterne (vedi genitori) ed altre ragioni di carattere psicologiche riguardo ai bambini, allora viene ridimensionato, (i bambini sono dei genitori).
        La Chiesa, voluta da Cristo è riconosciuta come la più grande benefattrice dell’umanità’. Le innumerevoli “ Charitas” sfamano e non solo, una infinità di persone ogni giorno in tutto il mondo. (Grosseto ne è un piccolo esempio). Missionari e missionarie in tutte le parti più disagiate del mondo (Africa – America latina), spesso pagano con la propria vita. Ma purtroppo non esiste la perfezione nell’essere umano e tutti possiamo sbagliare: “Chi è senza peccato scagli per primo la pietra!”
        Don Luigi

        • mezzolitro ha detto:

          Vedi ranocchio? Chiedi e ti sarà dato! Volevo una risposta e l’ho avuta.
          A volte sei più realista del Re.

          Dear don Luigi, grazie per la risposta, so che la vostra missione è difficilissima (c’ho anche un cugino prete…), ma le persone che si rivolgono a voi sono piene di aspettative e quando risultano vane i danni sono enormi.
          A me, da piccolo, è stato insegnato che i malati vanno rispettati e aiutati, senza se e senza ma, mia madre non faceva sconti e mi creda, non ho mai avuto paura.

  70. Granocchiaio ha detto:

    15 Settembre 2013
    XXIV Domenica del Tempo Ordinario /C

    Luca 15,1- 32

    “CI SARA’ GIOIA IN CIELO PER UN PECCATORE CONVERTITO”

    Tema di fondo di questa domenica è: la misericordia di Dio.

    La prima e la terza lettura della celebrazione odierna danno la misura del divario che corre tra la visione di Dio nell’Antico e Nuovo Testamento.

    La lettera di S. Paolo, (II let.), mostra come ha funzionato, nel suo caso, la tenerezza di Dio.
    Il Dio che parla a Mosè (prima lettura) è corrucciato, spirante vendetta.
    Ma al di là delle immagini che ci si mostrano, occorre vedere il nocciolo della questione: in Dio prevale sempre la misericordia.

    Se Dio avesse voluto effettivamente castigare e distruggere, non sarebbero bastate le parole umane, fossero anche di Abramo e Mosè. L’inclinazione di fondo è il perdono. Il suo atteggiamento prevalente verso l’uomo è la misericordia. La differenza tra il Dio dell’A.T. e quello del N.T. è più nella presentazione che nella sostanza. Del resto Dio non può cambiare. Gesù ha messo maggiormente in evidenza quella bontà che sempre è esistita.

    S. Paolo si presenta, oggi, come frutto della misericordia di Dio. Egli era stato un” bestemmiatore”, persecutore, violento.
    Il Signore lo ha afferrato con la sua grazia. Oggi egli può proclamare ad alta voce:” Cristo Gesù venne nel mondo per salvare i peccatori (aggiungendo con sincera umiltà) dei quali il primo sono io”.

    E qui veniamo a quel capitolo 15 di Luca, propostoci dalla liturgia di oggi e che viene denominato come “ il libretto delle parabole della misericordia” Le parabole sono in assoluto dei capolavori per bellezza letteraria e per intensità spirituale (Ravasi).
    L’accento delle due parabole gemelle che inaugurano il libretto cade su due elementi suggestivi: il pastore e la donna.

    Il primo è tutto raccolto in quella ricerca spasmodica, tesa, totale: il pastore si avventura sui pendii, percorre le valli con un’unica meta; ritrovare la pecorella smarrita; la donna, perduta una moneta, dimentica ogni altra occupazione, si china a terra per ricercare senza tregua finchè non si realizzi il sogno di ritrovare la moneta persa.

    Dio ha un’unica preoccupazione, un unico desiderio, quello di ritrovare la sua creatura che si è dispersa. Una volta riconquistata la realtà cara e perduta si affaccia quello della gioia delle” musiche e danze”e non del rimprovero e della recriminazione.

    La stessa gioia pervaderà anche la parabola successiva del “Figlio prodigo”. “Bisognava far festa e rallegrarsi perché questo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

    In Dio l’amore e il perdono trionfa sul giudizio e la scena madre della parabola lo confermeranno:
    “Il padre appena lo vede tornare gli corre incontro”e quasi soffocandolo con i suoi abbracci non gli lascia la possibilità di scusarsi, di parlare.
    E a chi pretendeva un castigo, il padre ripete come un ritornello:Questo mio figlio era morto ed è risuscitato , era perduto ed è stato ritrovato”.

    Dio è così, a differenza di noi che verso il nostro fratello, molto spesso, siamo dei giustizieri.

    Buona Domenica

    don luigi corsi

  71. Granocchiaio ha detto:

    22 SETTEMBRE 2013

    XXV Domenica del Tempo Ordinario /C

    Luca (16,1 – 13)

    “NON POTETE SERVIRE A DIO E A MAMMONA”

    Il retto uso dei beni materiali è importante per l’uomo. Ed è questo il banco di prova della persona umana tra la vita giusta e una vita sbagliata.

    Il brano del Vangelo di questa domenica termina con le parole che abbiamo citate all’inizio. Il vocabolo”mammona” è di origine fenicia . Termine che indicava sicurezza, stabilità economica, successo e splendore di vita: contrapponendolo a Dio lo trasforma in una specie di idolo, ripetendo la storia del vitello d’oro.

    Non si dice con questo che scegliendo Dio si debba scartare il denaro. La dottrina di Cristo porta sempre l’impronta del realismo e della ragionevolezza. Il denaro è preziosissimo se rimane al posto proprio, cioè, al servizio dell’uomo. Diventa micidiale se si pone in alternativa a Dio come spesso accade al denaro si sacrificano le forze, per il denaro si rinnegano spesso fratelli, parenti, amici (storie di tutti i giorni); per il denaro si sono fatte tutte, o quasi, le guerre. Così, messo al posto suo è il migliore alleato dell’uomo, idolatrato è il suo peggiore tiranno.

    Nella prima lettura della Messa odierna troviamo un vigoroso brano del profeta della giustizia: Amos 8,4- 7, la voce di un “pecoraio” e coltivatore di sicomori ( VII sec. A. C.), egli si lancia contro la” dolce vita” delle classi sfruttatrici dei miseri, di chi “ calpesta il povero e gli umili della terra”. Oppressori politici corrotti e ricchi latifondisti.
    Sanno bene a quali trucchi ricorrere per pestare gli indifesi, renderli schiavi al prezzo che non superava quello di un paio di sandali. Ma non è solo Amos ad urlare il suo sdegno. Terribile è il giuramento finale di Dio: “Non dimenticherò mai le loro opere”. E’ questo il quadro di una società rurale e primitiva; ma…di una società” progredita” dei nostri tempi, è forse cambiata la mentalità di allora?

    S. Paolo (II lett.) puntualizza il centro di gravità della vita umana. “ Uno solo è Dio. E uno solo il mediatore tra Dio e gli uomini, L’uomo Cristo Gesù”.

    Certo nella civiltà “progredita” non si adorano statue, anche se certi oggetti e amuleti spesso sostituiscono la divinità, ma l’idolatria rimane ed è il peccato più rovinoso per l’uomo: l’idolatria del denaro, del piacere del sesso e di tanti altri elementi.

    Pur sapendo che il credente deve vivere a contatto con le realtà economiche, conserviamo intatta la capacità di non sporcare mani e coscienza, ma distacco reale come confessava in una pagina bellissima l’autore dei “Racconti di un pellegrino russo.

    “Per grazia di Dio sono uomo e cristiano; per azioni grande peccatore; per vocazione pellegrino della specie più misera, errante di luogo in luogo. I miei beni terreni sono in una bisaccia sul dorso, con un po’ di pane, e nella tasca interna del camiciottolo la Sacra Bibbia. Null’altro…”

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  72. Granocchiaio ha detto:

    29 SETTEMBRE 2013

    XXVI Domenica del Tempo Ordinario /C

    Luca (16,19 – 31)

    “NELLA VITA, TU HAI RICEVUTO I TUOI BENI, E LAZZARO I SUOI MALI:
    MA ORA LUI È CONSOLATO, E TU INVECE SEI IN MEZZO AI TORMENTI”

    I due quadri che aprono la Parabola sono posti fortemente in contrasto.
    La veemente denuncia di Amos (5,1-7), profeta venuto dai campi e dai greggi (già notato domenica scorsa), colpisce con sarcasmo le vergogne delle alte classi di Samaria.

    Epulone, è un ricco gaudente, la cui principale occupazione sembra essere quella di godere, nuota nell’abbondanza e nei piaceri.
    Il povero Lazzaro invece, muore nella indigenza; un povero seduto davanti alla soglia del palazzo dove si sta banchettando sontuosamente; , Secondo l’uso l’Epulone si pulisce le mani con mollica di pane gettandola poi ai cani e a quel miserabile affamato, accovacciato alla porta.
    Ma la descrizione non vuole solo mostrare il contrasto tra il ricco e il povero; quello che sorprende è che essi sono vicini, ma il ricco mostra di non accorgersi del povero Lazzaro che è piagato e affamato davanti alla sua porta.
    Tra la ricchezza e la povertà si forma una fascia di incomunicabilità: gli uni continuano a godere, gli altri a languire; il sazio non crede a chi è digiuno.

    Come spiegare il fenomeno?
    La ricchezza crea un senso di falsa superiorità: sono quelli che contano. Gli altri sono destinati a ” tirare la carretta”.

    La ricchezza produce cecità e sclerosi.
    I cani ( simpatiche creature), si inteneriscono, gli leccano le piaghe al povero, il ricco, no
    La ricchezza è una minaccia per la persona umana, per la sua normalità.

    Si ripropone il problema (già constatato in similari situazioni); una grande ricchezza concentrata in due mani, è peccato? Il nodo della questione è : quale tipo di ricchezza? Perché la ricchezza ripartita non è un male: tutt’altro! La ricchezza equamente distribuita è il traguardo umano e cristiano della società. Nel nostro mondo, specie occidentale, gli stomaci sono pieni. Ma c’è il problema del grande capitale, dei superstipendiati, dei superliquidati, delle ville e macchine da favola.

    Il cristiano ha il dovere di pronunziarsi su questi argomenti e…con originalità. Abbiamo il dovere di studiare , di dibattere il problema curvandoci sulle pagine della Bibbia e del Vangelo, interrogando la coscienza.

    Vorrei terminare con una riflessione tratta dal romanzo” Il piccolo principe” di A. De Saint Exupery dove appare l’eterna figura dell’uomo chiuso egoisticamente in se stesso, è il signor Chermisi, “Egli non ha mai respirato un fiore,Non ha mai goduto una stella. Non ha mai voluto bene a nessuno. Non fa altro che addizioni. E tutto il giorno ripete: Io sono un uomo serio! Io sono un uomo serio ! E si gonfia di orgoglio, ma non è un uomo, è un fungo!”

    Buona Domenica
    don luigi corsi

  73. braccagni.info ha detto:

    6 OTTOBRE 2013
    XXVII Domenica del tempo ordinario /C

    Luca: (17,5 – 10)

    “SE AVESTE FEDE!”

    La fede è una virtù divina, meravigliosa; se l’uomo ha la fortuna di possederla, deve esercitarla, deve respirarla, deve professarla.
    Diceva giustamente Gandhi: “Non credo alla gente che parla agli altri della propria fede, soprattutto con lo scopo di convertire.
    La fede non ammette di essere raccontata, deva essere vissuta. Allora si diffonde da sé”
    La prima lett. della Messa odierna, racchiusa in tre capitoli(Abacuc 1,2-3; 2,2-4) è un atto di fede in Dio al di là di tutte le contrarietà e le prove:” Credere nonostante tutto; il giusto vivrà per la sua fede”.
    E’ sorprendente trovare una fede così pura nei secoli A. C., mentre la nazione Israelita colava a picco e gli abitanti erano trucidati e deportati. Il profeta Abacuc è un precursore dei tempi nuovi. Certo, ha fatto sempre problema, ma in ogni epoca ci sono state persone che hanno saputo”vivere di fede”. La fede è la fede, afferma il grande scrittore Congar, si sostiene da sé nel proprio ordine, senza aver bisogno di appoggio o di spiegazioni”.
    Nella seconda lettura di oggi (Timoteo 1,6-14) Paolo esorta Timoteo a ravvivare il dono della fede. Una fede senza nutrimento non si regge, così com’è per ogni cosa. Non rimaniamo fermi al Catechismo della prima Comunione. Lo studio della fede è indispensabile per ogni uomo di cultura e non.
    Occorre, poi il resto, come è indicato da Paolo, e cioè., “ la testimonianza a testa alta” al non vergognarti del Vangelo, al non arrossire del Cristo, di Paolo prigioniero, dei confessori della fede,”
    Siamo “nell’anno della fede” e quanto opportune le riflessioni di oggi!
    Ancora Paolo che ci fa considerare come la fede è un Patrimonio che va custodito gelosamente e accresciuto. Al di sopra di tutto, la fede deve incarnarsi nella persona come fluido presente in ogni azione, così come è il sangue che scorre nei vari organi.
    Nel Vangelo, agli Apostoli che chiedono a Gesù un “aumento di fede” (facendone una questione di quantità), Gesù risponde che basterebbe che avessero fede come un granello di senape, facendo, quindi, una questione di qualità,
    Lo schema”schiavo- padrone” (v.v.7-10) non deve fuorviare, quasi fosse una situazione obbligata o servile. Essa ha solo la funzione di esaltare la totalità della dedizione a Dio a cui è riconosciuto il primato. Certo, è un po’ difficile pronunziare quella confessione finale : “Siamo servi inutili”.
    Davanti a Dio i rapporti non sono “contrattuali” ma solo gratuiti. Deve cadere l’orgoglio, l’interesse, la donazione piena. Le nostre” prestazioni”, sono sempre poca cosa rispetto alla sua grandezza e al suo misterioso e grande amore.
    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  74. braccagni.info ha detto:

    13 OTTOBRE 2013

    XXVIII Domenica del tempo ordinario /C

    Luca (17,11-19)

    “ DI DIECI GUARITI DALLA LEBBRA
    UNO SOLO TORNA A RINGRAZIARE GESU’ “

    I temi messi in risalto dalla liturgia della Parola dono due:
    a) rendere gloria a Dio;
    b)Solo uno “straniero “(Samaritano) torna a ringraziare Gesù.

    Porre uno straniero come beneficiario del miracolo e dire che egli solo riconosce il vero Dio equivale ad affermare l’universalismo della salvezza.

    Tutti gli uomini, indipendentemente dal popolo o dalla religione, sono oggetto della misericordia di Dio, e tutti hanno la possibilità di riconoscere Dio come loro Signore.
    Infatti, non sarebbe vera la salvezza dell’uomo se non fosse offerta a chiunque, per il semplice motivo, di essere uomo.

    L’altro punto suggerito dalle letture è quello del rendimento di grazie al vero Dio.

    Spesso la” gratitudine è un peso, e di ogni peso ci si vuole sbarazzare” (Diderot). Ricordiamoci che “ chi non impara a ringraziare, non impara ad avere”(Hemmerle).

    Il testo di Luca non è una lezione di galateo religioso, ma l’affermazione che il ringraziamento è l’atteggiamento religioso fondamentale dell’uomo che ha scoperto come la sua salvezza proviene solo dall’azione di Dio in Cristo.

    E’ inquietante l’interrogativo di Gesù:” E gli altri dove sono?” Pensate, erano dieci i lebbrosi. La lebbra è in male che serpeggia per tutto il corpo, rosicchia i tessuti, deforma, corrode; a volte fa dell’uomo tutta una piaga. Forse questi dieci non sono che tronconi di uomini e…gridavano:Gesù, abbi pietà di noi”.

    Abbiamo notato come Gesù guarisce tutti ma è quasi triste nel costatare che su dieci guariti, uno solo è tornato indietro per inginocchiarsi ai suoi piedi dicendogli:”Grazie”.

    Che paurosa statistica: uno su dieci; dieci su cento coloro che usano questa delicatezza amorosa. E per di più costui era straniero, samaritano. E Gesù opera la seconda guarigione quando gli dice:” Alzati, puoi andare, la tua fede ti ha salvato”.

    Prima del miracolo i nove lebbrosi sono umili e buoni. Dopo, l’euforia li rende aridi, Certo, guariti nel corpo, ma diventati lebbrosi nell’anima.
    L’unico vero guarito rimane il samaritano. Lui solo torna e passa da “guarito a salvato”(Ronchi).” Grazie”è una parola che non basta dire, ma occorre provare con la nostra vita piena di riconoscenza, di gratitudine e per tutto quello che Dio ci manda.(Sapienza)
    Inteso così il miracolo del lebbroso, come quello di Naaman il Siro(2 Re 5,14-17), contiene un’importante catechesi sulla fede.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  75. Granocchiaio ha detto:

    20 OTTOBRE 2013
    XXIX Domenica del tempo ordinario /C

    Luca (18,1-8)

    “QUANDO IL FIGLIO DELL’UOMO TORNERA’,
    TROVERA’ ANCORA FEDE SULLA TERRA?”

    La pagina del Vangelo ci presenta un caso giudiziario cercato da Gesù dove compaiono un giudice disonesto e una povera vedova.

    Il giudice disonesto non teme né Dio né il Diritto che dovrebbe intelligentemente applicare e senza lungaggine; e una povera vedova che sfida il potere e insiste con protervia per avere giustizia verso il suo avversario. Il giudice solo dopo tanto tempo, (ieri come oggi) e solo per togliersela di mezzo, rende giustizia.

    Gesù, parafrasando l’esempio della Parabola, la trasforma nell’atteggiamento dell’uomo invitandolo a “pregare Dio senza stancarsi mai” tanto più quando le difficoltà che incontra sono difficili e tormentate. Vuole indicare perseveranza, costanza.

    E’ necessario, però, chiarire il significato dell’invito a “pregare sempre” .

    Francamente io non amo dare a questa pagina del Vangelo la spiegazione tradizionale e abusata di formule ripetitive, fastidiose e quindi non relative al valore e al comportamento della vita. E tanto meno pregherei per assolvere ad un “dovere di pregare senza stancarsi” (come traducono taluni il brano di Luca).

    Un “dovere” che non mi sembra possa applicarsi alla preghiera che è la zona gratuita dell’amore e dell’innamoramento e…non ci si può innamorare per “dovere”.

    Così come Dio non può esaudirci per stanchezza e per noia. Anche per Lui l’esaudimento è un atto di amore.
    Non sarà, forse, più chiara l’interpretazione che l’invito a pregare” senza stancarsi” vuole significare che la preghiera non è un numero indefinito di formule, quanto piuttosto un atteggiamento profondo, un modo di essere che, come tale, non si interrompe e non può cessare.
    Quindi, pregare è anche un invocare Dio, che significa chiamare con amore, con passione, con continuità.

    E’ l’invocare dell’innamorato che non si stanca di ripetere il nome della persona amata; e questa ripetizione ha il senso di una carezza persistente e non una persistente richiesta di doni e favori.

    Certo, nessuno nega che ci siano momenti formali di preghiera in comune: sono modi espressivi di un abito permanente, necessari perché l’amore ha bisogno di eprimersi in uno spazio sempre più vasto in quanto copre tutta la vita.

    Ha detto qualcuno: “Quando il corpo è in ginocchio, l’anima è in piedi sempre!”

    Termino riflettendo ancora sul finale del brano del Vangelo odierno, che chiude con “ quell’interrogativo che ci raggela ..Dio, anche per vie segrete, non tradisce mai la sua Creatura. Ma l’uomo?” (Ravasi).
    “ Quando il figlio dell’uomo tornerà, troverà, ancora fede sulla terra? ”

    Buona Domenica
    don luigi corsi

  76. Granocchiaio ha detto:

    FESTA DI TUTTI I SANTI
    1° Novembre 2013 Anno /C

    Apocalisse 7,2-4.9-12
    Mt.

    “DIO NON CI VUOLE DI SERIE B”

    Unica festa di rilievo, dal punto di vista della devozione popolare, tra Pentecoste e l’Avvento, è la solennità di tutti i Santi che deve la sua sopravvivenza all’anima profonda della religiosità popolare anche perché la lega al Culto dei morti (2 novembre).

    Proprio questa “presa” ci spinge ad approfondirne i contenuti.
    Un dato comune e costante del sentimento religioso e culturale da parte di tutti i popoli è il bisogno di rimanere in comunione e stabilire un contatto con coloro che non sono più.

    Comunione e contatto che possono essere vissuti ed interpretati a livelli diversi a seconda della spiritualità e della fede di ognuno.

    Per il Cristiano la sopravvivenza è legata al destino della vita eterna apertoci dalla resurrezione di Cristo; al mistero dell’adozione a figli di Dio che ci rende eredi della sua vita immortale, che ci rende partecipi della resurrezione del Cristo.

    Essi sono Candidati ad una vita che non conosce tramonto.
    Tutto questo non avviene tanto per le nostre opere, quanto per un’affermazione di fede. Per chi crede in Cristo, la vita non si arresta alla soglia della tomba, ma continua in Dio.

    Per chi ha giocato la propria vita sulla parola di Cristo è promesso in premio (per questa fede) una viTa di tutt’altra natura, di tutt’altra grandezza in Dio.

    La festa dei Santi è prima di tutto la proclamazione di questa fede pasquale, una specie di prolungamento nella Pasqua dei suoi Santi.

    Celebrare la festa dei Santi significa anche cantare la gioia di chi si sa destinato alla vita e non alla morte; sentirsi in comunione con tutti quelli che amavi e che insieme a noi si rallegrano per la vita a loro già concessa e a noi tutti promessa.

    Dio vuole che tutti gli uomini/donne siano salvati e arrivino alla conoscenza della Verità ( prima lett. Tim. 2,4), conseguenza: “Non c’e’ più nè giudeo nè greco, non c’è più schiavo né libero, non c’è più uomo né donna perché tutti sono “uno” in Cristo” (Gal. 3,28)

    Altra nota distintiva quella delle “Vesti Candide” (sintesi di tutti i colori) rese tali dal “sangue dell’agnello”: Cristo. Significato: il “bianco dell’Apocalisse” è la rappresentazione della divinità, della luce perfetta dell’eternità. Essa viene raggiunta attraverso il sangue dei martiri, della fedeltà nella “grande tribolazione”

    A questo punto è d’obbligo la domanda: ”Con quale programma possiamo arrivare alla santità?”
    La risposta ce la dà Gesù: la via delle Beatitudini (Matteo 5,1-12). Strada dura e anche in salita, ma è l’unica.

    Da notare subito che Gesù non presenta le situazioni di sofferenza come “gradite a Dio”.
    Dio non vuole la povertà dei poveri, il pianto degli afflitti innocenti, la fame degli affamati, il martirio delle vittime perseguitate,
    Dio e’ un dio della vita. Ama chi è giusto e vendica l’oppresso.

    La festa di tutti i santi ci ricorda che l’eroismo è possibile, che la Santità è possibile e, che tutti sono in grado di raggiungerla!

    Buona Festa!

    don Luigi Corsi

  77. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 3 NOVEMBRE 2013
    XXXI del tempo ordinario /C

    Luca (19,1-10)

    “IL FIGLIO DELL’UOMO E’ VENUTO
    A CERCARE E A SALVARE CIO’
    CHE ERA PERDUTO”

    Il racconto del Vangelo odierno, merita tutta la nostra attenzione e ammirazione.

    Esso si impone per il tocco rapido e preciso della descrizione, per l’umanità dei protagonisti e il dominio indiscusso della signoria salvifica di Gesù.

    Il mestiere dei pubblicani era un mestiere di furfanti e Zaccheo era un “capo” non un pubblicano qualunque.

    E l’autorità, fra gente di quel tipo, poteva fondarsi solo sulla ricchezza; Zaccheo infatti era ricco.

    L’uomo cerca un infinito; il ricco proietta nella ricchezza del denaro il suo bisogno di infinito.
    La conversione segna il superamento di questa deviazione.

    Ma quest’uomo voleva vedere Gesù. Gli accenni alla bassa statura e all’espediente di salire su un sicomoro danno un tocco vivace al quadro e servono soprattutto a sottolineare la serietà del desiderio che Zaccheo aveva di vedere Gesù.

    A questo punto s’innesta la seconda parte della scena nella quale Gesù prende l’iniziativa.
    Egli vede Zaccheo, lo chiama per nome e si autoinvita: entrando nella sua casa entra nella sua vita.
    ,
    Zaccheo, scende dall’albero, accoglie con gioia Gesù, sente la solidarietà di Gesù con lui peccatore e confessa il suo peccato.

    La sua decisione di distribuire, non solo il denaro estorto, ma anche le sue sostanze è il segno di una conversione coraggiosa.

    Con le parole pronunciate, Zaccheo si stacca nettamente dal passato.
    Non ci sono lamenti, né proteste d’indegnità davanti al Signore, c’è semplicemente l’intelligenza della carità: do la metà ai poveri, restituisco il quadruplo. E Gesù dichiara:” Oggi la salvezza è entrata in questa casa”.

    E’ vero che Dio non disprezza nulla di quanto ha creato, Egli cerca tutti e tutti chiama alla salvezza con una pedagogia paziente e amorosa.

    La Prima lett. (Sap. 11,22-12) ci fa comprendere con parole molto belle l’amore di Dio per l’uomo. “Hai compassione di tutti, non guardi ai peccati degli uomini in vista del pentimento. Poiché tu ami tutte le creature, Signore amante della vita”.

    Sono pagine , quelle odierne, che ci incoraggiano a sostenere l’impegno per il cambiamento salvifico, anche nelle situazioni religiose e morali devianti ed estreme.

    Naturalmente, l’evangelista Luca, esprime la sua compiacenza nel vedere Gesù in compagnia dei rifiuti della società, degli emarginati e persino dei delinquenti. E, questo, nonostante lo scandalo dei puritani, dei perbenisti, degli ipocriti.

    Cristo non è venuto per condannare, ma per perdonare.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  78. Granocchiaio ha detto:

    10 NOVEMBRE 2013
    XXXII Domenica del tempo ordinario /C

    Luca (20, 27, 38)

    “DIO NON E’ DIO DEI MORTI, MA DEI VIVENTI,
    PERCHE’ TUTTI VIVONO PER LUI”

    La liturgia della Parola di questa domenica ci presenta il tema della Risurrezione.

    Che sarà del nostro destino? L’uomo può sopravvivere?

    C’è un ostacolo alla nostra gioia e alla nostra sicurezza che nessuno potrà evitare: la morte . Essa colpisce debolmente, violentemente, senza preavvisi, attraverso una lunga agonia.

    Cosa ha da dire la nostra fede? Il nostro Dio è veramente il liberatore? Verso quale destino camminiamo? Risponde Gesù agli interlocutori Sadducei (classe sacerdotale dal tempo salomonico, esitanti sul tema della risurrezione e che pongono a Gesù una sarcastica domanda: una donna sposata a sette fratelli morti uno dopo l’altro, di chi, nell’oltre vita, dovrebbe essere la moglie?

    Gesù dice a costoro che la vita futura sarà come quella degli Angeli e i salvati sono figli della risurrezione e figli di Dio..

    Gesù riconduce il dibattito sulla risurrezione all’amore di Dio e alla sua fedeltà..
    Infatti, se Dio ama l’uomo non può abbandonarlo in potere della morte.

    Il nostro futuro ultimo non è una copia migliorata del presente, ma un ingresso nell’infinito di Dio.
    Si lascia alla terra un corpo materiale con tutte le sue istintività, si riceve un’ essenza adeguata a quella di Gesù risorto e degli Angeli in cielo.

    Infatti, polemizzando con i Sadducei, che intendevano la risurrezione in modo materialistico, come una riedizione nobilitata e più allegra della vita presente , Gesù fa capire che la vita derivante dalla risurrezione è una vita che non discende da una generazione carnale.

    E’ una vita diversa perché divina ed eterna rassomigliante a quella degli Angeli.
    Cristo ci rivela che noi siamo in Dio già ora, perchè è Dio vivente, è per i viventi, è per la vita. Dio è fedele, vivo, presente nell’uomo.

    Nei ”Demoni” di Dostoevskij leggiamo: ”La mia immortalità è indispensabile perché Dio non vorrà commettere un’iniquità e spegnere dal tutto il fuoco d’amore che egli ha acceso per lui nel mio cuore…Io ho cominciato ad amarlo e mi sono rallegrato del suo amore deposto in me come una scintilla divina. Come è possibile che Lui spenga me e la gioia e ci converta in zero ? Se c’è Dio, anch’io sono immortale.”

    Nella prima lettura della Messa: ”E’ bello morire per attendere da Dio l’adempimento delle speranze.”

    Anche San Paolo dice:”Il Signore è fedele, egli vi confermerà.”

    Ancora un esempio del grande filosofo e cristiano Pascal.

    Nel “ Memoriale” narra che dall’età di 31 anni si era cucito nella fodera del farsetto il finale del brano del Vangelo odierno:”Dio di Abramo, Dio di Isacco,Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei dotti. Certezza. Certezza. Sentimento. Gioia. Pace. Dio di Gesù Cristo. Dio mio e Dio nostro. Il tuo Dio sarà il mio Dio .Oblio del mondo e di tutto fuorché Dio. Egli non si trova se non per le vie indicate nel Vangelo.”

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  79. Granocchiaio ha detto:

    17 NOVEMBRE 2013

    XXXIII Domenica del tempo ordinario / C

    LUCA (21, 5 – 19)

    “VERRANNO GIORNI NEI QUALI, DI QUELLO CHE VEDETE,
    NON SARA’ LASCIATA PIETRA SU PIETRA,
    CHE NON SARA’ DISTRUTTA”

    Riflettere sulla storia è una delle più appassionanti occupazioni dello spirito umano; così, interpretarla, darle un volto, riconoscerne i connotati.

    Grandi geni hanno fatto questo sforzo dandoci: la filosofia della storia: essi sono S. Agostino, Bossuet, Gian. Battista Vico.

    Nella Bibbia abbiamo qualcosa di analogo e insieme di diverso, cioè, la storia guardata facendo capo a Dio.
    La letteratura ebraica parla di un “giorno”di JHWH (Jahwè) e lo descrive a tinte fosche (Malachia 3,19-20). E’ un annuncio profetico sull’ultimo giorno presentato come “giudizio di condanna” sui malvagi e come dono di salvezza per i giusti.
    E’ il momento ultimo della storia umano-divina di questa vicenda terrestre. E’ il giorno in cui verranno alla luce le vere responsabilità di ogni individuo in cui ogni persona apparirà senza maschera, senza ambiguità.

    Il giudizio di Dio si svolgerà nella coerenza. Il giorno del Signore significherà la rivelazione di ogni uomo così come è , senza divise, senza rivestimenti. Giorno della verità.

    Allora si vedrà chi è stato uomo- donna; nel senso pieno della parola e chi invece, ha recitato: chi è stato vero e chi è stato falso. Questa messa a nudo di ciascuno procurerà sentenza di vita o di morte nello spirito.

    Nel Vangelo Cristo ha accostato due conclusioni: quella di Gerusalemme e quella del mondo.
    Il discepolo è messo in guardia.

    Si raccomanda di non lasciarsi ingannare da quelli che si presentano in nome di Cristo come salvatori dell’uomo e suoi liberatori.
    Bisogna vivere sotto lo Spirito per non incorrere nell’errore.

    Cataclismi (vedi Filippine), guerre e persecuzioni servono a tenere desta la nostra provvisorietà insieme al pensiero della fine.
    Tuttavia, tra lo scatenarsi degli eventi e delle passioni, l’uomo deve conservare intatta la fiducia in Dio.

    Teniamo presente che, per ciascuno di noi, la fine del mondo, è quando dovremo lasciare questa nostra abitazione sulla terra, E allora, anche se quel giorno appare” terribile, non siamo giustificati a perdere la fiducia.

    E’ il giorno di Jahwè, ma Jahwè è Padre, come ci ha insegnato Gesù. Se in vita, per tante volte lo abbiamo chiamato e pregato come “Padre nostro” non potremo invocarlo anche in quel giorno?

    La liturgia odierna della Parola ci fa guardare al futuro, e ci invita a lavorare nel presente, a prevedere il domani per prepararlo oggi.

    Ricordiamoci che, sul grande Orologio del tempo è scritta una sola parola: ADESSO!

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  80. Granocchiaio ha detto:

    24 NOVEMBRE 2013

    FESTA DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO /C

    LUCA 23,35- 43

    “GESU’, RICORDATI DI ME QUANDO ENTRERAI NEL TUO REGNO…” GLI RISPOSE: “OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO”

    Con questa domenica ha termine l’anno liturgico della Chiesa, ci ha tenuto compagnia il Vangelo scritto da Luca siglato con la lettera /C.
    Il prossimo anno verrà significato con la lettera /A ( Vangelo di Matteo).
    L’anno successivo sarà la volta del Vangelo di Marco, notato con la lettera /B.
    Il 4° Vangelo di S. Giovanni, non ha una continuità di lettura (senza sigla), verrà letto nelle feste più solenni come Natale, Pasqua, Pentecoste e feste della Madonna.

    Domenica ultima, quella odierna, celebra la solennità della festa di CRISTO RE DELL’UNIVERSO, contemplato appeso ad una croce: contraddizione nei termini, ma storica realtà.

    Perché sulla croce? Perché regge (Re) l’universo allo stesso modo di una mamma che “regge” il suo bambino, per evitargli che si faccia male.

    La croce assurge come simbolo cosmico= totalità che abbraccia i quattro punti cardinali riunificando luce e tenebre, spirito e materia, cielo e terra; centro della liturgia odierna messo a foco dalla lettura del Vangelo nella celebrazione eucaristica.

    La Parola fatta carne imprime alla Croce il senso ultimo e definitivo all’interno dell’ esperienza cristiana.

    Re veramente strano; un Re in croce! Ma proprio questa presenza sacrificale vorrà ricordare ad una umanità decaduta quanto è costata la sua riabilitazione per entrare in quel paradiso dove potrà di nuovo dialogare con il suo Dio.

    Ci sarà più facile poter capire quelle frasi pronunciate da Gesù “Se il chicco di grano non muore”…”Beati i perseguitati…”, ”Rimetti la spada nel fodero”. Grande lezione di comportamento per i suoi seguaci (e non solo).

    Riassumendo la nostra riflessione sul significato della solennità della festa di Cristo Re, è possibile costatare che Cristo non ci dà appuntamento nel regno della morte, ma in quello della vita.; egli non è venuto ad annunciarci il Dio dei morti ma quello dei vivi( Lc.20,37) e la sua morte non è un sigillo definitivo ma una soglia che ci introduce nel “Paradiso”

    E’ il canto non di una morte tragica ma è l’inno dell’esodo verso la vita divina ed eterna..
    K. Rahner grande teologo, ha scritto: “Un malfattore guardò alla morte di Cristo e ciò che vide bastò perché comprendesse anche la sua morte, la beatitudine della sua morte.
    L’altro malfattore distolse lo sguardo e Gesù non gli disse nulla. Il buio e il silenzio…ci ricordano che la morte può essere purtroppo anche l’inizio della morte eterna”.

    Paolo, nel suo inno della seconda lettura, ci ricorda che “Cristo ha riconciliato a sé tutte le cose” ma ”rappacificandole col sangue della sua croce”.
    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  81. Granocchiaio ha detto:

    1 DICEMBRE 2013

    PRIMA DOMENICA DI AVVENTO /A

    Matteo, 24
    “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.
    Se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene
    il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.
    Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate,
    il figlio verrà “

    Inizia un nuovo anno liturgico con la preparazione alla celebrazione del Natale centrata sulla nascita di Gesù Cristo su questa terra.

    Siamo nel periodo denominato : Avvento, che significa attesa, aspettativa, preparazione, desiderio, speranza della venuta nel mondo del Salvatore.

    Una persona da accettare nella propria vita, nella famiglia, nel lavoro, nelle realtà sociali, nelle relazioni dove si apre un varco e la si fa passare. Egli dà una colorazione e un timbro unico, umanizza la persona, rasserena l’ambiente, ripulisce dalle brutture e dalle scorie. Porta un rifornimento di coraggio e di forza; distrugge gli odii, fuga l’egoismo col gettito dell’amore.

    Ecco, perciò, l’importanza di questo periodo di Avvento da annoverare tra quelli più forti dell’anno.

    Da qui, l’invito di Gesù: “Vegliate…state attenti…siate pronti”

    Una mini- parabola descritta da Gesù nel Vangelo di oggi: quello del ladro. L’immagine è molto evidente; la sua astuzia è in genere quella di penetrare nell’oscurità e nella sorpresa. Ma se in quella notte trova un padre sveglio, certamente lotterebbe, metterebbe in fuga il ladro e non si lascerebbe scassinare il ripostiglio del suo tesoro.

    E’ necessario, allora, essere” svegli”; una parabola per indicarci come ad un cristianesimo pallido , del grigiore, si deve opporre una” fede sveglia” incandescente, pronta in ogni evenienza.

    Anche San Paolo nella seconda lettura della Messa evidenzia l’agire del credente nella notte dello spirito quando i vizi più turpi ci addormentano , e allora : “ è ormai tempo di “svegliarci dal sonno… gettare le opere delle tenebre e indossare le armi della luce”.

    E’ bellissimo l’invito del profeta Isaia con cui si conclude la prima lettura
    “ Venite, camminiamo nella luce del Signore”. Il Natale di Cristo è la festa della luce e allora “non chiudiamo volontariamente gli occhi alla luce, vivendo come ai tempi di Noè: mangiavano, bevevano..non si accorsero di nulla…. Finchè venne il diluvio e travolse tutti.”

    L’anno liturgico deve essere il nostro cammino naturale, come avvenimento salvifico (mistero pasquale) del passaggio, cioè dell’umanità dalla condizione naturale alla condizione di umanità divinizzata dandoci la possibilità di assimilarci sempre più a Cristo.

    Vorrei concludere con una riflessione di Martin Luther King”Non siamo ciò che dovremmo essere,
    non siamo ciò che vogliamo essere,
    e non siamo ciò che un giorno saremo,
    .Ma grazie a Dio, non siamo ciò che eravamo.”
    Viviamo , allora, questa attesa del Natale con la spinta ideale verso ciò “che dovremmo essere e non siamo.”

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  82. Granocchiaio ha detto:

    8 Dicembre 2013

    IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA
    SOLENNITA’

    Luca (1,26-38)

    “L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, ad una vergine , sposa di un uomo della famiglia di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei disse: ”Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”.

    Ogni levata del sole che si rispetti è preceduta e annunciata da un’aurora.
    La nascita del “Sole Divino Gesù , è preceduta dall’aurora della festa odierna dell’Immacolata Concezione di Maria.

    Le letture bibliche invitano a comprendere questa festa, ne esplicitano il senso e arricchiscono anche il quadro organico dell’avvento, in preparazione del Natale.
    L’Annunciazione è l’unica apparizione che Maria ha avuto nella sua vita e che le è bastato per sempre.
    Maria ha ascoltato una Parola, l’ha conservata nel cuore e se ne è nutrita per tutta la vita.

    Ha creduto nell’incredibile e nell’impossibile. Ma …nulla è impossibile a Dio. Si è abbandonata all’azione di Dio.” Eccomi, sono la serva del Signore”…Non capisco, ma mi sta benissimo. Accetto di crederci. Ha creduto che senza far nulla di straordinario, un giorno la salvezza sarebbe nata da lei.

    Maria ci fa capire che senza la fede non si vive, e che il più forte nella fe.
    de è colui che si sente il più debole.

    Giovanni Pascoli nella sua lirica: L’Angelus” dirà : “Tu nascesti , Dio, da un piccolo “AVE”.

    Maria non è grande per aver detto – sì – a Dio quando fu il momento di dirglielo e ogni volta che le fu chiesto: a Nazareth e a Betlemme, a Cafarnao e sul Calvario, quanto nel proporre la volontà di Dio alla propria volontà; è questa, essenzialmente, la vera “purezza “ di Maria.

    Maria non ha pensato che disobbedendo sarebbe stata più se stessa, più libera, più donna; al contrario, ha sempre creduto che obbedire a Dio, significasse, per lei, realizzare se stessa al massimo livello.

    Per concludere, due inserti: uno archeologico, l’altro “passionale”.

    Il primo riguarda un’antichissima chiesa bizantina del II° secolo, costruita a Nazaret da giudei cristiani dove, nell’intonaco è stato trovato inciso un graffito di un fedele di allora e che in greco si legge ”Xe Maria” abbreviazione di Ave Maria”. (Origine della preghiera più amata dalla Chiesa e dal popolo).

    L’altro inserto (passionale) è di S. Bernardo che prega Maria con le seguenti espressioni:

    “L’ Angelo aspetta la tua risposta, o Maria!
    Stiamo aspettando anche noi, o Signora questo tuo dono che è dono di Dio.
    Sta nelle tue mani il prezzo del nostro riscatto.
    Rispondi presto, o Vergine! Pronuncia, o Signora, la parola che terra e inferi e, persino il cielo, aspettano.
    Apri, dunque, o Vergine beata, il tuo cuore alla fede, le tue labbra alla parola, il tuo seno al Creatore.

    Ecco colui che è il desiderio di tutte le genti, sta fuori e bussa alla tua porta…Alzati, corri, corri, apri.
    Alzati con la tua fede, corri con il tuo affetto.
    Apri con il tuo ”consenso”.

    Sentimenti che solo un vero “innamorato” ha potuto esprimere.

    Buona Domenica
    don luigi corsi

  83. Granocchiaio ha detto:

    15 Dicembre 2013

    III DOMENICA DI AVVENTO /A

    Matteo : 11,11

    “In verità, vi dico: fra i nati da donna
    non è sorto alcuno più grande di
    Giovanni il Battista” (Vangelo)

    Domenica ”gaudete” (Gioite-fate festa) perché “il Natale del Signore è vicino”. Frase che richiama quella del profeta Isaia: ”si rallegrino il deserto e la terra arida”(35,1) prima lett., a questa gioia si associa S. Giacomo (5,8) invitando a “rinfrancare i nostri cuori perché la venuta del Signore è vicina” (II lett).

    Nel Vangelo ritorna la figura di Giovanni Battista che dal carcere manda degli inviati per accertarsi se colui che sta operando cose prodigiose è il vero Messia o si dovrà attendere ancora.

    Iniziamo col considerare i vari motivi che inducono alla gioia, alla fiducia, alla speranza in prospettiva alla nascita del Messia che diventa la vera grande festa dell’umanità.

    L’esistenza cristiana, nel futuro, è proiettata come portatrice dei segni di salvezza, anche se rimane sotto il tempo dell’attesa.
    A Giovanni che chiede una verifica, Gesù manda a dire che “i ciechi (e non solo fisicamente) riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”.
    Quanto affermato da Gesù, forse, neanche al popolo di oggi è facile far sentire come altrettanti motivi di festa, ”operazioni” interiori, che si verificano ormai da 2000 anni.

    Fare memoria del Natale potrebbe darci l’occasione di riportare in emergenza quell’innegabile gioia che ha permeato i racconti dell’infanzia e riportarli nella vita quotidiana. Non scartiamo dalla nostra vita il sapore di meravigliarsi, incantarsi, stupirsi. Perché il giorno in cui avrai asfissiato il senso dello stupore, cadrai anche tu in quella massa di persone dure e fredde, secche e tristi, purtroppo, in continuo aumento.

    Al contrario, finchè ti lascerai ”incantare” potrai avere la speranza di sorprenderti felice, proprio come un bambino che vede il mondo per la prima volta.

    S. Agostino scriveva: “Senza la speranza la persona, è come la superficie di un lago in un giorno nuvoloso, superficie metallica e grigia; ma diventa uno specchio di colori se brilla nel cielo il sole”.
    Quel sole, nella tua vita, è quel Bambino che nasce a Natale!

    BUONA DOMENICA
    Don luigi corsi

  84. Granocchiaio ha detto:

    22 DICEMBRE 2013

    IV DOMENICA DI AVVENTO /A

    Matteo 1,18-24

    “Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù”. (dal Vang.)

    Il ricordo del Natale, oggi si fa più pressante e diretto: la parola- nascita- è in primo piano nelle tre letture della Messa e la liturgia le ha usate per saldare esplicitamente il primo oracolo dell’Emmanuele (Dio-con-noi) con la nascita di Gesù dalla Vergine Maria.

    Protagonisti della scena narrata sono : Giuseppe e Maria, che agiscono nella fede, anche se, nello scenario della liturgia, oltre al sogno premonitore di Giuseppe, primeggia la grande protagonista: Maria.

    Dio, infatti, volendo fare del Figlio un uomo tra gli uomini, decide di ricorrere all’aiuto di una donna.

    Si profila all’orizzonte la figura di una Vergine che sarà Madre di un Figlio che diventerà: Dio- con noi.

    Nascono così due novità assolute: un’autentica Vergine Madre e un Vero uomo: Dio con noi.

    A questo punto un interrogativo è legittimo:
    “Perché Dio si è rivolto ad una donna?”
    Dio vuole il suo figlio in maniera totale anche nella carne (esclude il miracolo) e senza intervento di uomo. Ciò non è da vedersi come contrarietà al sesso maschile, ma l’affermazione della paternità assoluta di Dio, nei confronti di Gesù: Gesù, viene da Dio, è Dio con noi.

    Dio ha dato suo figlio tramite la donna. Dio fa a meno dell’uomo, non fa a meno della donna. Questa forte presenza femminile segna la rivalutazione di chi, fino a quel giorno, era stata tenuta in condizione di inferiorità e di servilismo.

    Maria, quindi, Creatura privilegiata, è da considerarsi l’elemento prezioso per ciascuno di noi ,che desidera rivolgersi a Cristo e a Dio.

    Il Natale ci interpella e ci invita a riflettere e a trasformare la nostra vita in uno stato di fraternità totale tra Dio e l’uomo e la vicina festa del Natale ci spinga a riconfermarlo.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  85. Granocchiaio ha detto:

    NATALE DEL SIGNORE
    Solennità

    Giovanni 1,1-18/A

    “E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”

    Queste poche parole, le più famose di tutto il Nuovo Testamento, esprimono compiutamente tutto il senso e il mistero del Natale.

    Esse racchiudono e confermano tutto quello che abbiamo scritto e riflettuto durante tutto l’Avvento e cioè, che il Natale, l’incarnazione e tutto l’avvenimento che vivremo come seguaci di Cristo si basano essenzialmente sulla fede che, in Gesù, Dio è diventato il Dio –con –noi, impegnato nella storia dell’uomo, coinvolto nella sua stessa avventura.

    S. Agostino ci direbbe:” Oggi la verità è sorta dalla terra. Cristo è nato da una creatura, gioite e fate festa”.

    Il Natale di Cristo viene puntualmente rivissuto dall’umanità; e se allora fu oscuro e conosciuto da pochi, oggi è un punto focale della vicenda umana, perché Egli è l’unico uomo che ha proclamato e dimostrato di essere Dio e, come Dio, ha instaurato con gli uomini il nuovo Patto di Alleanza basato sull’Amore e sulla certezza di una continuità di vita nel suo regno.

    Il Vangelo è un libro scarno, sgombro di retorica: guarda e riporta l’essenziale.
    “Giuseppe salì dalla Galilea, dalla città di Nazaret, per recarsi in Giudea, nella città di David chiamata Betlemme…insieme a Maria sua sposa che era incinta”.

    Fu questo il viaggio più importante della storia umana, eppure è narrato con appena dieci parole. Secondo quanto i Profeti avevano predetto, Maria andava a partorire il Salvatore del mondo, come una straniera in” casa altrui, anzi in una grotta-stalla. “E diede alla luce il suo figlio…lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia”.
    Straordinario! Il figlio di Dio è nato, come uomo, in una condizione propria degli schiavi.

    Evidentemente Dio vuole rimettere al giusto posto i valori: non la ricchezza, non il potere valgono, ma quello che l’uomo porta dentro di sé, e Gesù portava sulla terra il fuoco eterno dell’Amore.

    L’umanità, pur nell’assedio delle ombre, non deve perdere la fiducia che, prima o poi, l’amore riscalderà chi a Lui apre le finestre dell’anima.

    E’ questo il senso profondo del Natale: stare sulla porta di casa ad attendere la madre di Gesù che passa e chiederle di entrare, perché, non in una grotta, ma nel cuore di ciascuno nasca Cristo.

    A tutti i lettori di questa rubrica ( e non solo) invio i più cordiali auguri di Buon Natale che estendo affettuosamente anche ai miei ex parrocchiani di Genazzano, Borgo Carige e Braccagni. Che il Bambino Gesù Vi protegga sempre!
    Buon Natale!

    don luigi corsi

  86. Granocchiaio ha detto:

    1° GENNAIO 2014

    SOLENNITA’ DI MARIA, MADRE DI GESU’.
    – CAPODANNO –

    Luca 2,16-21

    “I PASTORI TROVARONO MARIA
    E GIUSEPPE E IL BAMBINO”

    Numeri:”INVOCHERANNO IL MIO NOME, E IO LI BENEDIRO”

    E’ un giorno ricco di molti motivi, sia teologici che antropologici: Festa di Maria, madre di Dio, primo giorno dell’anno. Cercheremo un collegamento:
    Aprirsi al mistero di Cristo, nato da Maria, significa scoprire il senso della vita, come dono, e quindi, costruire la pace, che è la Comunione fondata sulla logica del dono.

    L’inizio di un anno nuovo ci invita a riflettere su un fatto ovvio , e insieme, misterioso: la vita, tutto il resto per noi non avrebbe senso: “E’ così bello ciò che comincia” (Rimbaud).

    Vicino al sole, tra miliardi di stelle, un piccolo pianeta ( la terra) custodisce il più grande tesoro: la vita.
    La vita di esseri innumerevoli di animali e vegetali. Qui sulla terra è la dimora degli uomini: creature libere, capaci di pensare, di volare, di amare.

    Lungo i fiumi, sulle coste dei mari, ai piedi delle colline e delle montagne, hanno costruito capanne, case, paesi, città. Poi strade, ponti, ferrovie, aeroporti per collegarsi e comunicare tra loro.

    Dalle primissime invenzioni…alle conquiste più moderne, è come se gli uomini vivessero una straordinaria avventura, il cui inizio si perde nel tempo e la cui fine nessuno conosce.
    Ma da qualche tempo un senso di paura cresce nel mondo.

    Il minuscolo calcolatore che sta nel palmo di una mano è un prodigio di perfezione; eppure con la stessa tecnica è possibile progettare e provocare la distruzione di intere città…
    Una piccola fiala di morfina allevia il dolore del malato; ma può anche servire per avviare ragazzi e ragazze sulle vie della droga e della morte.

    Con la loro genialità, gli uomini possono scrivere una storia meravigliosa; o invece una storia di miseria. Come trovare le vie di un vero progresso a favore dell’uomo?

    Vivere è crescere, vorremmo…vorremmo…

    Ma se i nostri progetti non sono di pace, se le nostre opere non sono per il bene di tutti, a che cosa serve conquistare il mondo intero?
    A che serve avere di più, sapere di più, potere di più? E allora, vivere è crescere insieme!

    L’odio, la violenza, la superbia non possono distruggere la profonda aspirazione alla fraternità, che spinge l’uomo ad incontrarsi e a collaborare.

    Auguri a tutti di buon anno nuovo! Dio ci benedica.
    don luigi corsi

  87. Granocchiaio ha detto:

    5 GENNAIO 2014

    II DOMENICA DOPO NATALE /A

    Giovanni 1,1-18

    “In principio era il Verbo… e il Verbo era Dio…In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta…E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (dal Vang.).

    Abbiamo celebrato il Natale. Abbiamo meditato sul grande evento della nascita del nostro Redentore. Ora dovrebbe trovare spazio la nostra riflessione riguardo a quell’uomo-Dio, che è esistito in mezzo ad altri uomini e che da essi è stato violentemente rifiutato e solo, da pochi, accolto.

    La Parola di Dio (Il Verbo) ha un destino “scandaloso”: ha creato i cieli ed è stata respinta sulla terra. Ha creato tutto ed è caduta nel vuoto fra gli uomini. “I suoi non l’hanno accolto”.
    Pur essendo creati, abbiamo il potere di rifiutare Dio.

    Eppure l’uomo “sente” il bisogno di Dio. Ma si sforza di vivere come se Dio non esistesse.

    Un grande storico ha scritto: ”E’ mia convinzione che scienza e tecnica non soddisfino le esigenze spirituali alle quali le religioni cercano di rispondere.
    La scienza non ha mai soppiantato la religione e credo che mai ci riuscirà” (Toymbee).

    Non possiamo fare a meno di Dio.

    Noi lo possiamo dimenticare, Lui non si dimentica.

    Noi possiamo bestemmiarlo; Lui non fa che benedire.
    Noi possiamo dimenticarlo e rinnegarlo Lui nasce ogni anno per ricordarci il suo amore.
    Lui ha la pazienza dell’amore che aspetta.

    Non possiamo fare a meno di Dio; è possibile sostituirlo e… con che cosa?
    Giustamente ha detto Pascal: ”Alcuni temono di perdere Dio; altri temono di trovarlo”.
    Noi che abbiamo la fortuna di sentirlo vicino, teniamocelo stretto.
    Forse non comprenderemo tutto di Lui, ma riflettiamo: senza Dio il mondo è un assurdo.
    Intendo concludere con due constatazioni:
    A) Come mai Dio dà tanta importanza all’uomo? Proprio perché nell’uomo c’è un” pezzetto” di Dio.
    B) Se Dio manda suo figlio vuol dire che questo “omiciattolo” conta agli occhi di Dio e conta non perché è fatto di elementi chimici, cioè di materia, ma conta per la” scintilla “ divina che è in Lui.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  88. Granocchiaio ha detto:

    6 GENNAIO 2014

    EPIFANIA DEL SIGNORE

    Matteo 2,1-12

    “Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da Oriente a Gerusalemme e dicevano:”Dov’è Colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo” (dal Vang.).

    Prima gli Angeli, poi i pastori, poi i Magi: Dall’Annuncio alla Manifestazione.

    “Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorare il Signore”(Mt. 2,2).

    Come i Magi anche noi siamo abbagliati dalla luce di Cristo. Siamo stati attratti dal mistero della sua nascita umile e silenziosa.
    Siamo stati coinvolti dal suo mistero di grazia e di salvezza per divenire anche noi strumenti di grazia e di salvezza.

    L’Epifania del Signore è la festa dell’universalità della salvezza. Cristo è venuto in mezzo a noi, si è fatto nostro fratello per salvare tutti gli uomini.

    La liturgia di questa grande solennità è carica di significati spirituali. Guarda lontano. Guarda al passato della storia umana, al presente, al futuro: Cristo luce delle genti!

    Il profeta della prima lettura usa una immagine per i suoi connazionali; immagine che torna nel racconto evangelico dove i Magi, guidati dalla stella, vanno alla ricerca della verità.

    Questo ci fa anche capire come, molte volte, più che inseguire noi la verità è la verità a inseguirci. Certo ci dev’essere in noi almeno una scintilla di desiderio, di ricerca, di voglia di verità.
    Giustamente Platone diceva. “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”. La vera ricerca inizia quando si è trovato.
    Questa è la caratteristica della fede; è un viaggio sempre vivo, nell’infinito che ci avvolge.

    Ricordiamoci che la luce nel cammino umano è opera di Dio, non dell’uomo. La stella dei Magi è un segno dall’alto.

    Epifania e’ Manifestazione.

    Per chi occorre manifestare? Per degli uomini trattati come sotto uomini; per tutti coloro la cui esistenza va dalla stalla al tugurio; contro il supplizio di chi è trattato come schiavo, per chi subisce l’umiliazione più degradante; il femminicidio ne è una riprova.

    Questa manifestazione significherebbe dare un corpo a Dio e riconoscere Colui che ha voluto chiamarsi “ Figlio dell’uomo”.

    BUONA FESTA

    don luigi corsi

  89. Granocchiaio ha detto:

    12 GENNAIO 2014

    FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE /A

    Matteo 3,13-17

    “GESU’ DALLA GALILEA VENNE AL GIORDANO DA GIOVANNI, PER FARSI BATTEZZARE DA LUI…APPENA BATTEZZATO SI APRIRONO I CIELI ED EGLI VIDE LO SPIRITO DI DIO DISCENDERE COME UNA COLOMBA E VENIRE SOPRA DI LUI.
    E UNA VOCE DAL CIELO CHE DICEVA:”QUESTO E’ IL FIGLIO MIO L’AMATO
    ”(dal Vang.).

    Oggi, chiudendo le celebrazioni natalizie facciamo festa alla Consacrazione ufficiale del Messia davanti alle folle.

    Il Battesimo è un momento decisivo nella vita di Gesù, quasi una seconda nascita e, per certi aspetti più importante della prima.

    Anche il Battesimo della persona umana è considerato come nuova nascita, non meno importante della prima.
    Ma… Cos’è il Battesimo, quali sono gli effetti che comporta in chi lo riceve?
    Il Battesimo è l’inserimento dell’essere umano nella sfera della vita divina.
    Il Battesimo è un abbraccio con l’infinito.

    Il Battesimo di Gesù, invece, determina una sua scelta; va a confondersi con i peccatori. Per Gesù è stato l’assunzione di tutto il male che sconterà, infine, sul legno della croce.
    La sua collocazione durante la vita è tra i peccatori; mangia e parla con loro anche se reca scandalo e viene calunniato dai perbenisti o dagli Scribi e Farisei. Anche Giovanni tenta di calmarlo mentre Gesù dice di procedere, e fa capire che da questo momento appartiene a questi ultimi.

    Cristo ha impostato e portato a termine la missione da lui progettata.

    E noi battezzati come abbiamo progettato il nostro agire da cristiani?
    Siamo con Cristo o contro di Cristo? Dobbiamo rispondere perché non può esistere un cristiano neutrale. Bisogna fare una chiara scelta di campo.
    Nella vita cristiana non esiste una zona franca, una terra di nessuno. Se fede significa fidarsi di Qualcuno, la fiducia dev’essere totale. Non c’è posto per quelli che amano le mezze misure, per gli incoerenti, per i possibilisti.
    Il vero cristiano è colui che fa la propria equazione tra fede e vita, quindi dev’essere sostanziata di opere, di fatti concreti.
    La fede va provata e non soltanto dichiarata.

    Gandi diceva che “ la fede non ammette di essere raccontata: deve essere vissuta; e allora si difende da sé.”

    Se siamo affascinati da Cristo, non possiamo non trasmettere questo fascino agli altri.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  90. Granocchiaio ha detto:

    19 GENNAIO 2014

    II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Giovanni 1,29-34

    “Ecco l’agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo”

    In alcune Chiese abbiamo visto un agnello con uno stendardo. Oggi abbiamo sentito che è Gesù quello indicato come agnello di Dio.

    L’immagine potrebbe evocare subito idee di mansuetudine, rassegnazione, passività: povero Gesù!

    Ha subito sofferenze e morte e pensare che anche ai suoi seguaci è toccata una vita da rassegnati e pavidi, dato che la storia la fanno i prepotenti e i violenti e noi la subiremmo sperando in un domani eterno e migliore. Tutt’altro!

    Indicando Gesù come agnello e servo di Dio, l’evangelista Giovanni e, prima di lui il profeta Isaia (prima lettura, 49,3-6) e la Chiesa primitiva, non intendevano avviare la riflessione sopra indicata. Anzi proprio in quanto Agnello di Dio, Gesù è cuore della storia, protagonista principale, ma…con stile decisamente nuovo.

    Nell’antico Testamento, troviamo l’agnello nella Pasqua ebraica, connesso con un evento di liberazione. E’ rimosso l’ostacolo che impediva ad Israele di essere popolo nella libertà e nella fedeltà alla sua tradizione eliminando per sempre la schiavitù che l’opprimeva. E ancora:

    Gesù è agnello di Dio perché è liberatore.

    L’ostacolo da lui rimosso e infranto è il peccato: “Che toglie il peccato del mondo”.
    Con quale metodo? Egli si fa solidale con i peccatori ; partecipa alla condizione di uomini oppressi e alienati. Con la predicazione e la testimonianza sfida le strutture di ingiustizia e violenza che dominano il mondo.

    Con la sua fedeltà al Padre sino alla morte, spezza il potere del peccato e apre possibilità nuove alla spirito.

    Nell’Apocalisse l’Agnello è Cristo risorto, al centro della Chiesa, a cui dona lo Spirito Santo.
    La nostra fede si educa e cresce anche nella giusta comprensione dei simboli attraverso i quali la Bibbia tenta di esprimere il mistero di Cristo.

    L’Agnello di Dio”, deve evocare Gesù impegnato nel suo servizio di amare fino in fondo, nella donazione totale, in una lotta contro le manifestazioni del male , con la sicurezza della vittoria.

    Questa fede deve ispirare e muovere la nostra vita . Siamo discepoli dell’Agnello di Dio. Sì, siamo qui per lodarlo e glorificarlo, ma non basta. Dobbiamo seguirlo, imitare il suo stile; lottare con lui.

    E’ la nostra vocazione di battezzati.
    (Un proverbio buddista recita così: “Quando si indica la luna, solo lo sciocco guarda il dito”).

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  91. Granocchiaio ha detto:

    26 GENNAIO 2014
    III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/ A

    Matteo 4,12-23

    “Gesù, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao. Quel popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce… mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro e Andrea suo fratello che gettavano la rete in mare perché erano pescatori. Ed Egli disse loro:”Seguitemi , vi farò pescatori di uomini!” Ed essi “subito“ lasciate le reti lo seguirono”(dal Vang.).

    Gesù, dopo l’arresto di Giovanni il Battista, lascia Nazaret e si ritira a Cafarnao che diventerà la sua città.
    Da questa cittadina modesta, da questa regione povera della povera Palestina( vicina alla Siria) prende le mosse quella predicazione di Cristo che passerà, poi, a Gerusalemme e di qui, si muoverà in tutte le direzioni:

    Gesù, anche sotto il profilo geografico, e topografico ha voluto cominciare col “piccolo”, partendo da un luogo sconosciuto e disprezzato.

    Gesù è sempre fedele al suo stile e, più che parlare di “predicazione “ si deve parlare di “ annuncio”: “ Il Regno dei cieli è vicino”; di qui l’esortazione “ convertitevi”.

    Il movimento suscitato da Gesù parte da questo annuncio e da questa raccomandazione.
    Più tardi il Signore dirà :”Il regno dei cieli è dentro di voi, o tra voi”. Non è dentro i templi, in apparati organizzati, è tra gli uomini, tra i compagni di lavoro, nelle fabbriche, uffici, lungo le strade.

    Karl Barth, il più grande teologo protestante del ‘ 900, ha mutato il celebre detto di Cartesio” Cogito ergo sum”( penso, quindi sono) nel più cristiano ( Cogitor ergo sum”, (sono pensato (da Dio) quindi esisto”. Noi viviamo e moriamo in lui, nel grembo del suo amore:

    Questo annuncio fu la grande rivelazione di Gesù. Abbiamo bisogno di un altro tipo di regno di Dio; un regno vicino che entri nel cuore, nella vita, che si imprima nello spirito: è il regno di Cafarnao.

    Il Vangelo riporta anche la chiamata delle due coppie di fratelli: Pietro e Andrea ; Giacomo e Giovanni.

    Fra i tanti miracoli compiuti dal Signore, questo, di uomini, che dietro un semplice invito , senza alcuna garanzia, lasciato tutto, lo seguirono, non è il più piccolo.

    Per Gesù il regno di Dio non è un’utopia e neppure una probabilità: un fatto scontato, anche se pure da realizzare.

    “Seguitemi”: Gesù lancia un appello che è quasi un ordine. E per questi uomini inizia un’avventura inattesa che infrange tutto il passato e li proietta verso un destino oscuro e glorioso al tempo stesso.

    Uno di questi pescatori aveva dovuto perdere anche il suo nome, Simone, trasformandolo in Pietro; anzi, in seguito aveva perduto non solo i genitori e le reti da pesca e la barca ma anche la stessa vita. Ma da quei due distacchi sarebbe fiorito un grande destino di vita e di gloria: “Beato te… Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. (Mt 16,17-18).

    “ Ognuno di noi deve aver paura di lasciar passare a vuoto Dio davanti alle porte della propria vita” (S. Agostino).

    Ancora, uno dei padri della psicanalisi, Carl Gustav Jung, (svizzero) aveva fatto scolpire sulla porta della sua casa questa frase latina: “Vocatus atque non vocatus Deus aderit”. (“Chiamato o non chiamato Dio sarà sempre presente”). Queste parole possano diventare anche per noi una sigla di speranza.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  92. Granocchiaio ha detto:

    2 FEBBRAIO 2014

    FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE /A

    Luca 2,27-32

    “Giuseppe e Maria portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore …ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone…Lo Spirito Santo…gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore…Si recò al tempio mentre i genitori vi portarono il Bambino Gesù…Lo prese tra le braccia e benedisse Dio: ”Ora lascia, o Signore che il tuo servo vada in pace…perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza…luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”(Lc.2) (Vangelo)

    Il libro del Levitico (A T), dopo la nascita di un maschio-primogenito, prescriveva alcuni adempimenti: la Circoncisione, l’imposizione del nome, il tributo di 5 sicli, la presentazione al tempio di Gerusalemme.

    La Circoncisione (otto giorni dopo la nascita);

    Il Nome, imposto che fu quello di Gesù – (Dio salva);

    Il riscatto, il cui significato era quello del figlio come proprietà incondizionata di Dio.

    E ancora l’offerta, della persona povera come Maria, di una coppia di tortore;
    (da notare che la famiglia di Gesù era annoverata tra i del poveri)

    2 ADEMPIMENTO : La Presentazione al tempio del bambino Gesù a Dio Padre.

    Il Tempio: luogo della presenza di Dio; è qui dove Cristo attua in pienezza l’incontro tra” spazio e infinito”, tra tempo ed eterno”.
    E’ in questo momento che Simeone prende in braccio il bambino ed
    eleva al Signore quell’appassionato cantico del: ”Nunc dimittis” (che la Chiesa primitiva ha inserito nelle preghiere al termine della giornata
    “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace…perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza…luce per illuminarti alle genti del tuo popolo, Israele;

    Dopo aver lodato Dio, si rivolge a Maria con una drammatica profezia che spegne la gioia della presentazione del bambino:
    “Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione in Israele…e anche a te una spada trafiggerà l’anima”

    La missione del servo di YHWH, come portatore della luce di Dio per il mondo, si compie proprio nel buio della Croce.

    L’Evangelista Luca conclude la sua narrazione della nascite di Gesù, con la comunicazione del ritorno della Santa Famiglia a Nazaret dove:
    “Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di Lui”.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  93. Granocchiaio ha detto:

    9 FEBBRAIO 2014

    V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/ A

    Matteo 5,13-16

    “Voi siete il sale della terra, ma se il sale perde il suo sapore… A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo…non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, così fa luce a tutti quelli che sono in casa.”

    Gesù vuol dire ai suoi discepoli cosa debbano rappresentare nel mondo, servendosi di due metafore: il sale e la luce.

    In termini spiccioli il non cristiano vedendo il cristiano dovrebbe sentirsi invogliato a seguirlo.

    Se questo non succede vuol dire che la fede di quel cristiano è insipida; non illumina.
    Il cristiano, con il suo coerente comportamento, dovrebbe essere polo di attrazione; far intendere (senza prediche) che aderire a Cristo dà gusto, si è più sereni, più contenti: far sentire il fascino del Cristianesimo: p E’ così ?

    In molti casi certamente. Questo spiega, conversioni, ritorni, vocazioni speciali, un esempio è il cambiamento del grande Agostino:
    “Se questi e quelli, perché non io ?
    Notiamo un interesse nel mondo anche fuori area cristiana.

    Ma quanto più si potrebbe ottenere se ognuno di noi vivesse praticamente la sua fede!.

    Il profeta Isaia affronta il problema della religiosità accetta o non accetta a Dio.
    “Nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, maltrattate tutti i vostri operai. Ecco voi digiunate tra liti e alterchi… Piegare, come un giungo il proprio capo; forse questo vorreste chiamare digiuno gradito al Signore?”.

    Il Signore vuole altro: ”Spezza il tuo pane con l’affamato; introduci in casa i miseri senza tetto; vesti il nudo” (Is 58,7-10).
    S. Paolo, (lettura della liturgia odierna) dopo l’esito negativo del discorso”dotto” nell’areopago di Corinto, va all’essenziale presentando” Cristo crocifisso” e basta (prima lett. Ai Corinti, 2,1-5).

    Dedichiamo le ultime riflessioni alle significative due metafore usate da Gesù: il sale e la luce.

    Il discepolo come – sale –

    Come il sale deve abbandonare la saliera ed essere gettato nella massa che deve essere insaporita.

    Dissolvendosi in un intenso contatto con il mondo, realizza ciò per cui è stato fatto.
    Diversamente sarà gettato via calpestato e rifiutato.

    E se ciascun Discepolo avrà sapore, sarà anche “luce”. E la luce si vede nell’oscurità; allora tutti guardano ad essa e tutti camminano sicuri. Ma Dove la vedranno questa luce?
    Nelle opere buone del Discepolo.

    Ma che cos’è questa luce? Una piccola parabola che parla di Dio. Essa
    ci avvolge, ci riscalda, ci attraversa proprio come Dio che è vicino a noi. “più di quanto lo sia la nostra aorta” (Corano)

    “Questa splendida metafora non deve essere racchiusa nel ”moggio” del suo gruppo, della sua famiglia, della sua chiesa, ma disseminata su tutti i fratelli e su tutte le creature di Dio (Ravasi)
    Nietzsche (filosofo ateo) rimproverava così i cristiani:
    “Se la buona novella della vostra Bibbia, fosse anche scritta sul vostro volto, voi non avreste bisogno dell’autorità della Bibbia…perché voi stessi dovreste costituire la Bibbia viva”.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  94. Granocchiaio ha detto:

    16 FEBBRAIO 2014

    VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 5,22-37

    “Non crediate che io sia venuto ad abolire la legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire ma a dare pieno compimento.
    In verità io vi dico: finchè non siano passati il cielo e la terra non passerà un solo trattino della legge senza che tutto sia accaduto”( dal Vangelo).

    Oggi Gesù ci presenta l’esigenza di una giustizia superiore relativa a quella dell’Antico Testamento che viene focalizzata dalla liturgia di questa domenica.

    La legge non passa! Conserva la sua validità ma trova compimento-pienezza nell’evento di Cristo: Egli la esaurisce, la consuma nella sua persona. La promessa contenuta nella legge diventa in lui realtà. Così Cristo pone tra la legge e i suoi discepoli, la sua persona.

    E’ questa la novità della fede cristiana rispetto all’ebraismo.
    Così per entrare nel Regno annunciato da Cristo occorre una giustizia superiore a quella dei farisei.
    Cristo ci fa fare un passo avanti: nella fraternità, nell’amore e nella veracità:” sia il vostro parlare”sì, sì,” “no,no”, il più viene dal maligno”(5,37)
    Il passo avanti nella fraternità: non basta non uccidere il fratello, occorre rispettarlo. Si può uccidere con le parole, con il giudizio duro.
    Dire che uno è “stupido”, può essere già un omicidio, se si vuole significare un essere spregevole, non uguale, non degno.

    Non si può onorare Dio se il fratello è disonorato perché, Dio non è in cielo, ma è il Dio tra i viventi che noi incontriamo nel prossimo, nei piccoli, nei poveri, in quelli che noi facilmente giudichiamo i “cretini”.

    Un passo avanti nell’amore..
    La realtà nostra fa di noi degli uomini che desiderano, che bramano.
    Anche quando si va verso la donna, non ci si va” per amare” ma perché “ ci piace”:
    Il primo passo è “erotico”, ma noi dobbiamo aprirlo all’amore.
    L’adultero non è colpevole di rompere una sacralità, un contratto, ma perché vuole soddisfare una “brama”, e non una esigenza d’amore.

    Anche il Matrimonio può essere di fatto una situazione di “adulterio” se non è costruito sull’amore libero e reciproco dei coniugi.

    Se non è così, allora c’è oppressione di uno sull’altro: si desidera l’altro senza amarlo e, perciò si commette adulterio nel cuore.

    Cristo è esigente. Si ha una coscienza alla quale occorre domandare sulla bontà o meno del proprio comportamento.
    Diceva Pascal:”La coscienza è il miglior libro di morale che abbiamo, e quello che si deve consultare di più.

    Qualche volta la ragione ci può ingannare la coscienza, mai.

    Se la nostra strada dev’essere strada di gioia, amiamo Dio e osserviamo la legge che ci ha donato.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  95. Granocchiaio ha detto:

    23 FEBBRAIO 2014

    VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/A

    Matteo 5,38-48

    “Avete inteso che fu detto: ”Occhio per occhio e dente per dente:Ma io vi dico di non opporvi al malvagio…Avete inteso che fu detto: ”Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico:amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni…Voi, dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (dal Vangelo)

    Si conferma ciò che è stato detto domenica scorsa circa la vecchia mentalità espressa dalla legge mosaica con il superamento della dottrina proclamata in maniera eclatante con il ”Discorso della montagna” dove l’assoluta superiorità dell’amore viene privilegiata rispetto alla pura e rigida giustizia.

    Tutta la vita di Cristo e così tutto il Vangelo è incentrato sulla radicalizzazione di quella via che è quella dell’amore verso il prossimo, commisurato all’amore che il Padre celeste ha verso l’umanità. Quindi, non un amore limitato ai connazionali e amici,(I lett.), ma a tutti, senza barriere, fino ai nemici. Dio ama tutti! Pertanto, l’assimilazione del discepolo a Dio, sta sulla via dell’amore verso tutti.

    Dio non fa sorgere il sole, non manda la pioggia solo sui buoni, ma su tutti, malvagi e buoni; e noi che siamo suoi figli dobbiamo comportarci alla stessa maniera.

    Dio è misericordioso e buono perché non agisce secondo la logica vendicativa e di rappresaglia, ”non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe”: è un Padre e agisce come tale; al malvagio è offerta la possibilità di uscire fuori dalla sua palude d’ingiustizia.

    L’amore cristiano, come non ha confini, così non deve cercare il contraccambio per uno sforzo che si compie.

    La civiltà dell’amore è lenta, ma scende nelle profondità dell’animo umano e tocca l’essenza dei valori dell’uomo, non si basa sulle rivoluzioni per immediati successi, ma sull’ evoluzione, processo di lunga durata che cerca di cambiare il cuore dell’uomo.

    Si pensi ai primi cristiani che travolgono un colosso, qual era l’Impero romano; ad un Gandhi; alla protesta non violenta di un Martin Luther King per l’emancipazione negra; a un Papa Giovanni; a una Madre Teresa e a tanti altri.

    Di fronte a questa forza la violenza è debolezza e perciò destinata a perdere, così come la barbarie bolscevica, e come quella hitleriana.
    Vorrei concludere sulla domanda di Pietro rivolta a Gesù: “Quante volte si deve perdonare al fratello, fino a sette volte? Risponderà con una frase lapidaria, vera e propria sintesi del Vangelo odierno:

    “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”(Mt.18,21-22).

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  96. Granocchiaio ha detto:

    2 MARZO 2014

    VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/A

    Matteo 6,24-34

    Nessuno può servire a due padroni!..Non potete servire Dio e la ricchezza (mammona)
    “Guardate gli uccelli del Cielo: non seminano, non mietono, non ammassano nei granai, eppure il Padre nostro Celeste li nutre.
    Non contate voi forse più di loro? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non mietono…Ora se Dio veste così l’erba del campo…non farà assai più per voi, gente di poca fede?
    Non affannatevi…dicendo: che cosa mangeremo? Che cosa berremo?…Il Padre vostro Celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta “(dal Vangelo).

    Per diverse Domeniche abbiamo pasteggiato il rivoluzionario “Discorso della montagna” nella sua forza dirompente espressa da Gesù per cambiare mentalità distorte, insieme all’invito-impegno di conseguire una giustizia superiore, necessaria per entrare nel mondo di Dio annunciato da Cristo e già operante in mezzo a noi.

    Col brano odierno il discorso della montagna giunge al suo apice invitando ad una scelta che sia confidente abbandono all’amore di Dio, in modo di ispirare la vita ad un filiale rapporto con Lui.

    Molto spesso si sente ripetere, da superficiali lettori del Vangelo, che il cristiano è allergico alla gioia o, che esiste incompatibilità tra Cristo e il piacere.

    A leggere e riflettere sul Vangelo, si scopre un’unica incomparabilità radicale quella, tra Dio e il denaro . Gesù parla di una scelta coraggiosa che deve fare l’uomo e ne parla con decisione, quella cioè, di servire un solo padrone: Dio.

    Ora il padrone che si mette in concorrenza con Dio, che minaccia la sua grazia è appunto la ricchezza. Il vero Dio è geloso di quel tale che si getta tra le braccia di “mammona”.

    Il Vangelo ci mette innanzi una rude alternativa: o ci si appoggia su Dio, oppure alle ricchezze; chi ripone la propria sicurezza in cose effimere non ha bisogno di Dio. Cristo non si scaglia contro il ricco che usa la ricchezza per l’aiuto al povero ma contro chi, pur avendo la possibilità, chiude il proprio cuore al prossimo in necessità.

    Il Vangelo prosegue con delle immagini piene di colore e di fiduciosa serenità. In cielo sfrecciano gli uccelli, i prati sono costellati di gigli e il verde dell’erba è quasi il manto della terra. “I prati si coprono di greggi; le valli si ammantano di grano; tutto canta e grida di gioia” (Sal. 65,14).
    Concludiamo con una parabola araba molto opportuna per chi non rispetta le meraviglie del Creato.
    “All’inizio il mondo era tutto un giardino fiorito. Dio, creando l’uomo gli disse: “Ogni volta che compirai una cattiva azione, io farò cadere sulla terra un granellino di sabbia.” Ma gli uomini, che sono malvagi non ci fecero caso.
    Che cosa avrebbero significato uno, cento, mille granellini di sabbia in un immenso giardino fiorito?
    Passarono gli anni e i peccati degli uomini aumentarono: torrenti di sabbia inondarono il mondo. Nacquero così i deserti, che di giorno in giorno diventarono sempre più grandi. Ancora oggi Dio ammonisce gli uomini dicendo: ”Non riducete il mio mondo fiorito in un immenso deserto!”
    Ci siamo quasi arrivati; pensiamoci!

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  97. Granocchiaio ha detto:

    16 MARZO 2014

    II DOMENICA DI QUARESIMA /A

    Matteo 17, 1-9

    “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse su un alto monte. E fu “trasfigurato ” davanti a loro.
    Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la neve…Una nube luminosa li avvolse…E una voce diceva:” Questi è il figlio mio prediletto. ASCOLTATELO”. (dal Vangelo)

    Dalle letture di questa domenica, intravediamo due linee che potrebbero sembrare opposte:
    a) Dio che dà tutto;
    b) Dio che esige tutto.

    Sappiamo di essere destinati alla gloria, anzi di essere già nella gloria del Cristo risorto: Dio ci ha dato la vita nuova nel Battesimo; ci ha promesso la vittoria sul male e la pienezza della felicità, ma l’esperienza quotidiana sembra confermarci il contrario; siamo provati dalla sofferenza , schiavi del male, incerti nel futuro.

    E’ la condizione propria di chi vive nella fede. Una fede che poggia sulla parola di Dio in pieno contrasto con l’esperienza umana. San Paolo nella II lettura odierna imposta il suo discorso proprio su questa contraddizione tra ciò che è oggetto di fede e ciò che è situazione esistenziale; così nel Vangelo lo splendore di Gesù nella trasfigurazione e l’avvio verso il Calvario.

    Dio ci viene in aiuto ripetendoci la promessa in proiezione di gloria. Anche per noi ci sarà “trasfigurazione” anche se la strada che ci porta a quel futuro luminoso passa attraverso il buio dell’ora sesta. E’ un raggio di luce che squarcia le tenebre e ci fa intravedere il sole che spunterà dietro l’orizzonte.

    L’azione di Dio non si limita alle parole, passa alla via dei fatti, donandoci il suo unico figlio. Gesù percorrerà per primo la strada che porta alla gloria attraverso la Croce. Così Egli diviene non soltanto la prova suprema dell’amore di Dio per noi, ma anche la dimostrazione più convincente della verità delle promesse.

    Nella vicenda di Abramo (I lettura Genesi 12,1-4), il Dio vivente si inserisce nella sua vita e la spezza in due: rivolge un messaggio che è ordine e promessa. Esige un cambiamento di esistenza ( quello che il N. T.) definirà come “ conversione” radicale, senza compromessi.
    Vuole che l’uomo lasci le proprie sicurezze e cammini accettando come unico punto di appoggio la promessa del Signore.

    Solo che questo Dio non è facile. Sembra non aver fretta di mantenere le promesse cosicché quando l’uomo glielo chiede, si accontenta di rinnovarle. Il suo metro non è come il nostro . E’ un Dio diverso da come noi troppo spesso lo vorremmo.

    E’ alla luce di quanto abbiamo esposto che occorre riflettere sul Vangelo odierno con l’episodio della Trasfigurazione. I discepoli hanno capito che Gesù è il Messia. Hanno percepito anche quel solenne invito del Padre:” Ascoltatelo”.
    Ma non riescono ancora a vedere come l’amore di Dio possa nascondersi dietro la Croce.

    Con San Paolo vogliamo concludere:” Nessuna situazione giustifica nel credente l’angoscia, il dubbio, la sfiducia nella fedeltà di Dio; perché nulla potrà separarci dall’amore che Dio ha per noi”.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  98. Granocchiaio ha detto:

    III DOMENICA DI QUARESIMA /A

    Giovanni 4,5-42

    Gesù giunse ad una città della Samaria (Sicar), al pozzo di Giacobbe. Arrivò una donna Samaritana ad attingere acqua… Le disse Gesù: Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete, ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete, anzi l’acqua che io gli darò, diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (dal Vangelo).

    Il popolo ebreo vive la grande esperienza del deserto e assapora tutti i bocconi amari della vita nomade in una terra inospitale.
    Soprattutto si fa sentire mancanza di cibo e di acqua.

    Al popolo eletto altro non rimaneva se non gridare a Dio. Non sempre il grido fu composto, a volte diventò protesta, provocazione, bestemmia. La fame, come le sete, è sempre cattiva consigliera; eppure fu proprio la disperazione del deserto a far sentire al popolo ebraico che Dio non lo abbandonava. I lettura (Esodo 17,3-7).

    L’ esperienza del deserto era destinata a tutti gli uomini, non esclusi noi che, pur vivendo nell’era consumistica (?) incontriamo esseri che vivono nella solitudine e nella desolazione.

    La società soffre la febbre dell’inquietudine, dell’insoddisfazione, uno stato di perenne agitazione che denunciano la presenza di un malessere.

    Ma… che cosa manca all’uomo, alla società?
    Se tutti avessero quanto ancora desiderano, sarebbe risolto il problema dell’insoddisfazione?
    Sarebbe appagata la sete?
    Ritorna l’argomento dell’acqua che angustiava gli Ebrei nel deserto.

    Gesù parla alla Samaritana di un’acqua diversa da quella del pozzo sul quale Egli sedeva: acqua viva che “zampilla per la vita eterna”.

    La Samaritana non riusciva ad afferrare il senso delle parole di Gesù, come non riuscirebbe a capire l’uomo del benessere, il quale non arriva ad essere soddisfatto nonostante l’opulenza della società in cui vive.
    Che manca? Di che cosa ci ha bisogno?
    Ecco la risposta: nel deserto spirituale dell’uomo è stata aperta una sorgente che soddisfa in pieno la sete di infinito e di eterno, proprio dell’uomo.

    Di quest’acqua parla Gesù alla Samaritana. Era difficile intendere il linguaggio del Signore per quella donna tutta presa dalla preoccupazione dell’acqua materiale: “ Se conoscessi il dono di Dio”, le dice Gesù.

    Non è facile spiegare a che cosa corrisponde l’acqua di cui parla Gesù. E’ un dono gratuito di Dio e ha la proprietà di fare dell’essere umano, una persona nuova, con nuove capacità e nuovi rapporti, non ancorati alla terra ma solidamente innestati alla divinità.

    Il Signore non si preoccupa di persuadere; non forza la mano a nessuno, ma inchioda la Samaritana sulla via scellerata che conduce .Vuole che la sua vita cambi subito: ora!

    Fotografa, in maniera precisa, la situazione della donna che :” con tanti amori, è rimasta nel deserto dell’amore” e pensare che ne ha avuti sei di mariti con i quali trastullarsi!

    Per concludere: San Gregorio Nazianzeno esclamava:” Dio ha sete che si abbia sete di Lui”. Senza Dio la vita è solitudine ed angoscia, è vuota e deserta, in altre parole è morte!.

    E ancora una espressione di un autore giudaico: “ Venite voi tutti che avete sete, prendete la bevanda che disseta. Riposate presso la sorgente del Signore, bella e pura, essa placa l’anima…Beati coloro che ne hanno bevuto e hanno placato la loro sete”!

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  99. Granocchiaio ha detto:

    30 MARZO 2014

    IV DOMENICA DI QUARESIMA /A

    Giovanni 9,1-41

    “Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita…Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi e gli disse: ”Va’ a lavarti nella piscina di Siloe”.
    Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva… Gli disse Gesù: “Tu credi nel figlio dell’uomo?” Egli rispose: ”E chi è, perché creda in Lui?” Gli disse Gesù: ”Tu l’hai visto. E’ colui che parla con te”. Ed egli disse: ”Io credo, Signore” !
    E gli si prostrò innanzi. (Dal Vangelo)

    Le due prime componenti fondamentali: La luce e l’acqua, sono per eccellenza simboli divini. Gesù entra in scena con la proclamazione: ”Io sono la luce del mondo” (Ravasi)

    Domenica scorsa, commentando il brano della Samaritana, dicevamo che è tempo di decidersi in relazione alla fede: Quando? Subito!

    Il tempo della Quaresima è un tempo “ privilegiato” per aprirsi alla luce.
    Il tempo è davvero breve: si pensi alle tante occasioni perdute, o alle numerose porte che ieri sembravano aperte e oggi appaiono sbarrate; c’è sempre ”un troppo tardi”, non solo per i Giudei del tempo del Signore, ma per ogni credente e per la stessa comunità.

    Ogni uomo è “tenebra”, cioè strutturato così dall’esistenza che resta enigma a se stessa. Ma nel mondo umano è disceso il verbo di Dio unica vera luce che, a differenza di tutte le ideologie, rende comprensibile l’esistenza e con essa la vita.

    Gesù Cristo è il profondo conoscitore dell’uomo.
    Colui che rivela l’uomo a se stesso: ”Chi segue (crede) me, non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita”.

    Un autore è arrivato a scrivere in un famoso romanzo:” Così mi disse un giorno il diavolo: ”Anche Dio ha il suo inferno ed è il suo amore per gli uomini”. ( Nietzsche: ateo).

    L’uomo, nato cieco, è un capolavoro di ingenuità, candore e determinazione nel “processo” dei suoi compaesani. Egli fa una scelta di valori con un minimo di buon senso e di onestà davanti alle cose che parlano da sé: “L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi, mi sono lavato, e ho acquistato la vista”.
    Dio ci guardi dai pregiudizi!
    Perché “i pregiudizi sono i ragionamenti degli stupidi”(Voltaire). E Einstein: ”E’ più facile scindere l’atomo che scalfire un pregiudizio”.

    Il racconto del Vangelo mette bene in luce le radici della colpevole cecità dei Farisei e di chi a loro si rassomiglia. Restano imprigionati staticamente nel passato. Si sentono gli interpreti autorevoli, sanno già tutto, non cercano la verità; in questo consiste la loro cecità colpevole, il loro peccato.
    Severo avvertimento a gente cosiddetta religiosa di ogni tempo, Gente tenacemente sicura della propria verità, che né la Parola di Dio, né quella della Chiesa riescono più ad appassionarli.

    Per concludere, alcune delle frasi contenute nelle letture: “Io non guardo ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda all’apparenza, il Signore guarda il cuore”( I lett.) .
    S,Paolo: “ Svegliati , o tu che dormi,…e Cristo ti illuminerà”( II lett.).

    Siamo ciechi anche noi? Replicano i Farisei e Gesù: ”Se foste ciechi, non avreste alcun peccato, ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane (Vangelo).

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  100. Granocchiaio ha detto:

    6 APRILE 2014

    V DOMENICA DI QUARESIMA /A

    Giovanni11,1-45

    Gesù disse a Marta:”Tuo fratello risusciterà”. Gli rispose Marta: “ So che risusciterà nell’ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io sono la Risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore ,vivrà; chiunque vive e crede in me non morrà in eterno.”
    E detto questo gridò a gran voce :”Lazzaro vieni fuori!” Il morto uscì, coi piedi e le mani avvolte in bende e il volto coperto da un sudario”( dal Vangelo).

    Dalle metafore della luce e dell’acqua delle domeniche precedenti si passa, oggi, al discorso incentrato sulla vita e la Risurrezione.

    Acqua e luce sono segni soltanto perché Gesù è vita e Risurrezione.

    Gesù voleva bene a Marta , Maria e a Lazzaro eppure non raccoglie subito l’invito delle sorelle. Si trattiene due giorni ancora, si direbbe che lo lascia morire. Sono questi gli “apparenti” silenzi di Dio dinanzi alle sofferenze e alla morte, specialmente di fronte all’assurdo di certe morti. La morte è morte e basta!
    Essa fa parte di questo tipo di situazione che ci siamo volutamente scelto. Dio ci aveva creato per la vita.

    Dio, però, è amore. Dio è Padre e non può perdere per sempre la sua Creatura.
    Lo Spirito, attraverso la fede e il Battesimo, dona all’uomo un’altra origine, una nuova vita che sarà unita al suo Creatore partecipando alla stessa eternità di Dio.

    Il dialogo tra Gesù e Marta, la sorella dell’amico morto, pur nelle esitazioni di chi non osa sperare l’impossibile, si apre progressivamente a quella intuizione di fede: Cristo risorge da morte ed è radice della risurrezione della nostra carne.

    Gesù ama la vita , benedice la vita, sente la morte come un assurdo, un insulto, una cosa intollerabile; Lui non predica l’accettazione della morte ( tanto che la beffa con la risurrezione), ma insegna ad amare la vita.
    Ne è segno il grido: “Alzati, vieni fuori”. E’ una parola che scuote anche noi, che tante volte ci contentiamo di una vita “come viene”. Come si usa dire: “Tiriamo a campare”. “Vieni fuori dal sonno, dalla passività, dalla pesantezza, dalla menzogna.
    Vieni fuori da una vita piatta, fatta di abitudini e di comodità. Smettila di morire. E’ ora di vivere, di partecipare alla Risurrezione.”

    Vedete ad un cristiano non è permesso di vivacchiare, S. Paolo (II lettura) ci fa riflettere: “ Lo Spirito di Dio abita in voi, e lo Spirito è vita”. “ Alzati, vieni fuori; non ripiegarti sulle debolezze e i dubbi che provi, vivi con coraggio. Non perdere tempo, non sprecare troppe parole, non aspettare per fare il bene. Vivi in pienezza.

    Un poeta russo ha scritto dei versi facili e tragici: “In questa vita non è difficile morire; vivere è di gran lunga più difficile”.

    Non aspettiamo “l’altra vita” per capire questa,viviamo in piedi, in attesa che il nostro corpo mortale risusciti con Cristo!

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  101. Granocchiaio ha detto:

    13 APRILE 2014

    DOMENICA DELLE PALME E PASSIONE DEL SIGNORE/ A

    Matteo, 21,9-20,14-27,66

    “BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE”

    Due sono le scene che la liturgia della Parola presenta alla nostra riflessione: una, la gioiosa accoglienza osannante al Signore, protagonisti i Bambini ( ma non solo); l’altra: la sequenza narrativa degli eventi della Passione incentrata sulla Cena pasquale; l’orazione al Getsemani (agonia); l’arresto di Gesù; il processo giudaico; il processo romano; la Crocifissione

    Nella prima parte ( anche se gli Evangelisti non ne parlano, ne parla la liturgia) i protagonisti sono i bambini. Mentre Gesù cavalca un asino per entrare a Gerusalemme, una grande folla lo accoglie gioiosamente: i fanciulli degli Ebrei, portando rami di olivo, andarono incontro al Signore e gridavano a gran voce :”Osanna al figlio di David …”
    Quei bambini aiutano a ritrovare il gusto dello stupore, della bellezza della fede; la gioia di andare dietro a Cristo.

    Ricordiamo, con commozione, come vivevamo da bambini il nostro incontro con Cristo. E ora, da adulti, dimostriamo la nostra maturità, la nostra coerenza a vivere il Vangelo anche se Cristo ci chiama sulla via della Croce. Ma è l’unico modo per risorgere, con Lui, a Pasqua.

    Passiamo, ora, a riflettere sul secondo scenario della liturgia odierna: ( la Passione), soffermandoci solo alle due tappe del percorso di Gesù in quella notte: il Cenacolo e il Processo.

    Il Cenacolo, è una grande sala, bene arredata dove Gesù intende fare La Cena, per mangiare la Pasqua insieme ai suoi discepoli, sera decisiva per la storia e per l’umanità:
    L’istituzione dell’Eucarestia “Questo è il mio corpo”;
    la nascita del Sacerdozio“ Fate questo in memoria di me”;
    l’Istituzione del Sacramento della Riconciliazione” A chi rimetterete i peccati saranno rimessi ( Gv. 20,23).
    E altro ancora: “ E’ veramente il cuore della Chiesa che nei secoli incarna la forza salvatrice della Pasqua del Signore “ (Ravasi).

    Terminata la Cena, Gesù si avvia verso un orto ai piedi del Monte degli Ulivi il cui nome “Getsemani” significa” frantoio per olive”.
    In questo luogo, insieme allo stormire delle foglie, si elevano la preghiera e la sofferenza del Cristo che, appoggiato ad una” roccia” ( lasciata al centro di una Chiesa costruita sul posto) prega e suda sangue: “Padre mio, se questo calice non può passare da me, senza che io ne beva, sia fatta la tua volontà”.

    Ma sta per giungere la grave tempesta scatenata attorno a Gesù con l’arrivo di Giuda, il suo bacio traditore e l’arresto.

    Per ragioni di spazio, non è possibile entrare e commentare le varie fasi del processo giudaico e romano ma, come ci ha suggerito anche Papa Francesco, prendiamo il Vangelo e riflettiamo sui capitoli indicati all’inizio dell’esposizione, ci servirà a prepararci con più consapevolezza al significato della sofferenza, a nutrire la nostra fede di preghiera, di meditazione, di ricerca, di fiducioso abbandono in Dio.
    Lui farà il resto!

    BUONA DOMENICA

    don Luigi corsi

  102. Granocchiaio ha detto:

    20 aprile 2014

    DOMENICA DI PASQUA

    RISURREZIONE DEL SIGNORE

    Matteo 28

    “Un Angelo , sceso dal Cielo, si accostò, rotolò la pietra, si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. L’Angelo disse alle donne: “So che cercate Gesù Crocifisso. Non è qui. E’ risorto! Venite a vedere il luogo dove era deposto, presto andate a dire ai suoi discepoli è risuscitato dai morti!”
    ( Dal Vang.).

    Un film sulla vita di Gesù ha come fulcro L’immagine della tomba vuota di Cristo mentre un personaggio esclama: ”Questo è solo l’inizio. Ora tutto comincia”.

    Davvero, con la Risurrezione di Cristo, tutto comincia. Nessun evento ha mai segnato la storia come la Risurrezione di Gesù.

    Per noi cristiani, Pasqua è il cuore del mondo. E’ il centro della nostra fede. E’ la festa che celebra la nascita del mondo nuovo. “ Questo è il giorno di Cristo Signore” ci fa ripetere la liturgia.
    E’ il giorno di un uomo che era morto ed è risuscitato: “ Non si uccide l’amore”.

    Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa. (Sequenza della Messa). Cristo è veramente risorto e quindi il mondo intero e la nostra vita hanno un altro senso. La morte è vinta, è svuotata cioè della sua maledizione. Non può più avere l’ultima parola.

    L’Angelo della Pasqua è la stessa voce di Dio. L’Angelo ribalta la pietra sepolcrale e vi si siede sopra così da mostrare il trionfo definitivo di Dio sulla morte.

    Cristo, con uno stupefacente scambio fece sua la nostra morte e nostra la sua vita.” (S. Agostino).
    Questa è la notizia, il fatto sconvolgente della Pasqua.

    Ma accogliere la notizia è estremamente impegnativo: deve cambiare totalmente il nostro modo di vivere. Non a caso Pasqua vuol dire” passaggio”. Passaggio dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dall’odio al perdono, dall’uomo vecchio all’uomo nuovo. Oggi Cristo ci offre un giorno nuovo e l’unica raccomandazione che ci lascia è quella di non tornare indietro. Dobbiamo tagliare i ponti con tutto quello che non ci fa onore.

    Un grande scrittore (Tolstoi) diceva: ”Cristo insegna agli uomini a non commettere sciocchezze”. Se seguiamo il suo insegnamento saremo capaci di eliminare le varie sciocchezze e dare un nuovo assetto alla nostra vita.

    Un altro Angelo inviterà gli Apostoli, che erano rimasti incantati a guardare verso il Cielo, mentre Gesù scompariva dal loro sguardo nel giorno dell’Ascensione, a ritornare a Gerusalemme, la città della testimonianza, dove li attendeva un intero mondo da evangelizzare, invito che è rivolto anche a noi.

    Il ”lassù” cristiano, infatti, è il segno del destino dell’uomo nuovo che si riflette nella sua esistenza concreta.” (Ravasi).

    Guardando la tomba vuota e vedendo il Cristo risorto, anche noi abbiamo il coraggio di ripetere: “ Questo è solo l’inizio. Ora tutto comincia”.

    BUONA PASQUA

    don luigi corsi

  103. Granocchiaio ha detto:

    27 APRILE 2014

    II DOMENICA DI PASQUA

    GIOVANNI 20,19-31

    “I fratelli erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”( At. 2)

    “Venne Gesù a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente! Rispose Tommaso: “ Mio Dio e mio Signore “Gesù gli disse: “ Perché mi hai veduto hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”( dal Vangelo).

    Uno scrittore umorista ha detto: “Se dici ad un uomo che nell’universo ci sono migliaia di stelle, ti crederà. Ma se gli dici che una panchina è stata verniciata di fresco, la toccherà per essere sicuro”( Heng) E’quanto avviene all’apostolo Tommaso.

    Le domeniche che stanno tra Pasqua e Pentecoste sono caratterizzate, nella liturgia della Parola, dalla sola lettura del Nuovo Testamento e ciò perché, con la morte e Risurrezione di Cristo, siamo entrati nei tempi nuovi, posti in “ novità di vita”.

    Ciò manifesta chiaramente la nuova situazione del cristiano, da cui deriva un comportamento di gente da Nuovo Testamento.

    E’ ciò che viene prospettato già da questa domenica nelle lettere di S. Pietro in cui si afferma che, come cristiani, siamo nati a Pasqua, “ rigenerati mediante la Risurrezione”: Sacramentalmente, per il Battesimo; esistenzialmente per la fede.

    La fede, nel Vangelo odierno, ha la sua celebrazione nella esperienza di Tommaso. Percorso faticoso. Egli si fida del suo piccolo orizzonte di “buon senso”, legato al” toccare” e al “vedere”. Anche nell’ultima cena si era rivolto scetticamente a Gesù che annunziava la sua partenza per un altro orizzonte: “ Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via. Ora egli non sa superare la crisi del Venerdì Santo. Se non metto il dito…”

    Ma ciò che Cristo esige da lui non è solo di scoprirlo come Maestro e Messia , Egli vuole che Tommaso giunga alla professione di fede piena; quella di “figlio di Dio, inviato dal Padre per la salvezza dell’umanità. Ha detto qualcuno: Tommaso, con tutta la mano si schiaffeggia la fronte dandosi dell’imbecille”. Sempre sulla fede qualche citazione:

    Diceva S. Agostino: “ La fede consiste nel credere ciò che non si vede”.
    Victor Ugò : “ Credere è difficile. Non credere è impossibile.
    Pascal: Dio ha creduto come si crede al sole”.

    Oggi però è una domenica eccezionale che non possiamo trascurare: La proclamazione di due eccezionali pontefici: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II che saranno elevati agli onori dell’Altare.

    Papa Giovanni: il papa buono, colui che si è fatto amare per la sua umiltà, operosità per conciliare e indicare soluzioni alle opposte inimicizie tra Stati. Circa la Chiesa: L’indizione del grande Concilio Ecumenico per risvegliare la Chiesa dalla sua indolenza.

    Giovanni Paolo: (il cavatore di pietre), impossibile comprendere la figura di Papa Wojtyla e la sua poliedrica opera alla guida della Chiesa universale se non si tiene presente il retaggio di fede e di storia, una storia spesso tragica, che ha recato con sé dalla sua Polonia, con le sue esperienze vissute, le prove che ha affrontato.

    Ma la sua umanità, la giovinezza del suo cuore hanno fatto sì da recepire ciò che la Provvidenza metteva nel suo cammino. E così tragedia dopo tragedia, successo dopo successo, ha saputo affrontare la storia stessa dell’umanità nel passaggio del millennio che ha vissuto .
    Giuste le due glorificazioni; e che seguitino a seguirci dal Paradiso!

    Buona domenica
    don luigi corsi

  104. Granocchiaio ha detto:

    4 MAGGIO 2014
    III DOMENICA DI PASQUA

    Luca 24,13-35

    “In quello stesso giorno …due dei discepoli erano in cammino per un villaggio…di nome Emmaus. Mentre discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro, ma i loro occhi erano incapaci di conoscerlo.
    Egli disse loro: ”Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?..” Vicini al villaggio…Gesù fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera…” Egli restò. Quando fu a tavola con loro, prese il pane…lo spezzò e lo diede loro.
    Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero, ma Lui sparì dalla loro vista”(dal Vangelo).

    La terza delle sette domeniche di Pasqua ha al centro una delle più straordinarie pagine di Luca, quella di Emmaus, divenuta ormai un grande simbolo liturgico (Eucarestia), musicale (Resta con noi – Bach 147! e letterario (si pensi alla splendida pagina che ad essa ha dedicato F. Mauriac nella sua”Vita di Cristo”) .

    La trama di questo incontro di Emmaus è stesa da Luca in una specie di spartito in 4 atti.

    Nel primo (vv 13-18) entrano in scena gli attori, due discepoli, Cleopa e un altro ignoto seguace di Cristo. Sono ”in cammino, discutendo tra loro col volto triste”. E’ un ritratto vivissimo della “crisi di fede, della delusione, della vana discussione per colmare un vuoto che si fa sempre più angosciante.”

    Ma si accende una piccola luce: c’è un altro uomo con cui parlare.

    Eccoci allora alla seconda scena (vv. 19-24) in cui il credente che sta per scivolare verso l’incredulità pronuncia, sfiduciato, quelle amare riflessioni: “Quel Cristo in cui si era sperato era stato, sì, un uomo potente in parole e opere ma la sua fine è stata un fallimento (i nostri sacerdoti e capi l’hanno crocifisso), anche se delle donne illuse sono venute a dirci di aver avuto una visione di Angeli)”
    A questo punto, in crescendo, si apre il terzo atto (v. 25-27).

    L’estraneo, rimprovera e fa riflettere, (attraverso un viaggio nelle Scritture, ritmato dai passi del viaggio verso Emmaus), quanto era stato predetto circa il Messia.
    A quelle parole il cuore dei due discepoli ritorna ad “ardere”. Non è ancora la fede ma vengono ricordati quei giorni in cui avevano per la prima volta ascoltato Gesù di Nazaret.
    La meta spaziale è raggiunta, Emmaus.

    Ma nel quarto atto (vv. 28-35) è raggiunta anche la meta spirituale.
    Luca, ai gesti di quella cena, in una modesta casa palestinese, sostituisce, quasi in dissolvenza, i gesti di un’altra cena, quella dell’ultima sera terrena del Cristo :
    “Egli prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.”

    Davanti al pane eucaristico spezzato i loro occhi si aprirono e lo riconobbero. Riconoscere nella Bibbia è il verbo della fede.

    La scintilla che era iniziata ad “ardere” durante il viaggio ora è come se fosse un incendio.
    Essi “partono senza indugi“ per annunziare a Gerusalemme e a tutti la loro gioia.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  105. Granocchiaio ha detto:

    11 MAGGIO 2014
    IV DOMENICA DI PASQUA /A

    Giovanni 10,1-10

    “In verità vi dico: “Chi entra nel recinto delle pecore da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
    Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore.
    Le pecore ascoltano la sua voce, egli le chiama una per una e le conduce fuori. Cammina davanti a loro ed esse lo seguono, perché conoscono la sua voce…
    Io sono la porta delle pecore. Chi entra attraverso di me sarà salvato.
    (dal Vangelo)

    Ogni cammino ha bisogno di punti di riferimento, di “orme” da seguire, di modelli che incarnino le ragioni ideali che spingono in una certa direzione.

    Che ne è del cammino cristiano nel tempo? Quali sono i modelli da imitare, quali tracce da seguire? Rispondono bene le letture della Messa odierna che cercheremo, in sintesi, di analizzare.

    La prima lett. contiene il discorso di Pietro fatto nel giorno di Pentecoste, mettendo in luce un piccolo “credo” relativo al Cristo: Morte, Risurrezione, Glorificazione. ( Atti 2.14-36-41).

    L’esito del conflitto tra l’azione soccombente dell’uomo e la reazione vittoriosa di Dio, si ripercuote in profondità sugli uditori generando un cambio di marcia; verso dove?

    Pietro suggerisce quattro momenti dell’itinerario che si conclude con l’incorporazione alla Chiesa: la Conversione, il Battesimo, il Perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo; un cammino dunque ,senza tentennamenti, nel nome di Cristo:

    II lett. Per uno toccato dal di dentro, com’è il credente, Cristo si fa “esempio” modello da copiare. Cristo si fa “orma” su cui porre il proprio piede, come per un cammino fatto insieme, lui avanti, noi dietro.

    Un cammino impegnativo, sconvolgente questo, sulle orme di Cristo, sapendo che Colui di cui seguiamo le tracce è il Pastore e custode delle nostre vite. Pietro I lett.( 2,20-25).

    E’ quanto il Vangelo odierno ci conferma con il termine col quale Cristo si è autoproclamato “ la porta delle pecore”.

    L’allegoria è la somma di due immagini: il contrasto tra pastore e ladri; tra pastore ed estraneo.

    Ricco è il senso della simbologia del Vangelo. Emerge anzitutto lo sfondo pastorale che intende significare Dio e il suo popolo.
    A Dio pastore legittimo, si contrappongono come “ ladri e briganti”.

    Ricordiamo uno solo di questi terribili pastori attraverso una tragica dissacrazione del “Salmo del pastore”, fatta da un poeta americano drogato che così si esprime:
    “ L’eroina è il mo pastore, ne avrò sempre bisogno. Mi conduce ad una dolce demenza, distrugge la mia anima. Mi conduce sulla strada dell’inferno per amore del suo nome. Sì, anche se camminassi nella valle dell’ombra della notte, non temerei alcun male, perché la droga è con me.
    La mia siringa e il mio ago mi portano conforto…”

    Al contrario della” demenza” manifestata, il vero pastore della nostra vita, Cristo, ci invita ad entrare nel suo recinto, a mangiare del nutrimento del suo pascolo, a sentirci guidati da lui, a conoscere la sua voce eliminando ogni altra voce alternativa.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  106. Granocchiaio ha detto:

    DOMENICA 18 MAGGIO 2014

    V DOMENICA DI PASQUA /A

    Giovanni 14,1-12

    “Tommaso disse a Gesù: Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?
    Gli disse Gesù: Io sono la via, la verità, la vita.
    Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
    Se conoscete me, conoscete anche il Padre. Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta. Gli rispose Gesù: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?
    Chi ha visto me ha visto il Padre… Le parole che io vi dico, non le dico da me ; ma il Padre che è con me compie le sue opere.
    (dal Vangelo)

    Il tema della liturgia della Parola è centrato sull’annuncio del Risorto fatto agli Apostoli sotto il particolare aspetto del suo essere Via, Verità, Vita.
    E’ un discorso di commiato agli Apostoli.
    Il Risorto prospetta l’architettura spirituale della Comunità che sta per nascere ( la Chiesa), il cui fondamento è Cristo” Via, Verità, Vita.
    Su questa base si ergono le pareti della Chiesa fatte da tante ” pietre vive”.
    Come dice S. Pietro: Sono i cristiani delle singole comunità locali che con la stessa esistenza innalzano un tempio molto più nobile di qualsiasi artistico edificio di culto. All’interno di questo tempio si celebrano sacrifici spirituali (I lettera di S. Pietro, 2,8).

    All’interno della Chiesa ci sono i ministri del culto. Sono i Dodici che hanno l’impegno della preghiera e “ il ministero” della parola: l’annuncio del Vangelo, la testimonianza viva della risurrezione.
    Ma ci sono anche i sette, i Diaconi, coloro che si dedicano al servizio dell’assistenza nei confronti dei poveri. Fede e carità si intrecciano in modo inestricabile( Atti 6,1-7).

    C’è, infine, tutto il popolo di Dio come stirpe eletta, regale sacerdozio, nazione santa; essere testimoni del Cristo risorto in mezzo al mondo, rispondendo agli interrogativi e alla speranze dell’umanità” ( Ravasi).

    Abbiamo descritto il fondamento, le pareti, il culto, i ministri, il popolo della Chiesa di Dio. Il tutto fondato sul Cristo. Essa sale verso il Cristo e il Padre, con la sua base terrena e il suo vertice celeste.

    Nel Vangelo abbiamo notato tre parole che possono tormentarci o rassicurarci: “ Io sono la Via, La Verità, la Vita.

    Cristo è la Via: ci ha avvertito che non ci sono altre strade per giungere a Dio e arrivare all’uomo. Cristo è la via della nostra vita, vale a dire che Egli è il supporto, la trama, la direzione, il metro della nostra esistenza.
    Cristo risorto è la via, una via che cammina essa stessa in noi e con noi; Cristo è il nostro” mio oggi”. La via porta dove io non so, ma finchè una via c’è, io posso camminare. Cristo-via ci fa essere liberi fino in fondo, ci fa superare la paura del nuovo.

    Cristo è la Verità: fra mille verità strombazzate in giro e che durano lo spazio di un mattino, fra i tanti falsi profeti che camminano per le nostre città, Cristo rimane l’unica verità.

    Cristo è la Vita: S. Agostino esclama: “ Troppo tardi ti ho conosciuto, o Bellezza sempre antica e sempre nuova. Troppo tardi ti ho amato, Signore. Ti cercavo fuori, e tu eri dentro…”.

    Per concludere una riflessione di Paolo VI che venereremo Beato nel prossimo Ottobre.
    “ E’ venuto un uomo, duemila anni fa, che ancora oggi ci tocca con il suo messaggio. Ma a differenza di tanti grandi uomini : (Buddha, Confucio, Maometto, Francesco, Gandhi, Marx), non ha detto:”sono un profeta, sono un teorico, sono un riformatore, sono un contestatore, sono un rivoluzionario( anche se lo è stato), ha detto semplicemente: “ Io sono la Via, la Verità, la Vita”.

    Sicchè Cristo rimane un passaggio obbligato per tutta l’umanità

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  107. Granocchiaio ha detto:

    1° Giugno 2014
    Ascensione del Signore /A

    Matteo 28,16-20

    “Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato, Gesù avvicinatosi disse loro: Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (dal Vangelo)
    Nei grandi testi della solenne liturgia della festa dell’Ascensione vediamo apparire una stessa scenografia spaziale.

    Il Cristo della Pasqua ascende verso il cielo, dal sepolcro scavato nella terra il Cristo sale fino al trono divino, dal regno della morte e della fine passa nel regno della vita e dell’infinito.

    Certamente l’Ascensione di Gesù al cielo pone una questione imbarazzante: Dove è andato a finire il Corpo glorioso di Gesù? Abolite ormai le distanze tra la terra e il cielo, manca ogni punto di riferimento nell’universo per poter dire: là è la sede della gloria visibile di Dio.

    Ma un’altra domanda si affaccia: è proprio necessario pensare ad un luogo dove sono i corpi gloriosi di Gesù e la Madonna? La risposta è difficile. Anche se il Signore ci ha fatti così, con il desiderio e l’ansia della ricerca e dell’indagine su tutti i campi, non bisogna addentrarsi troppo nel mistero di Dio.

    Un punto fermo, però, rimane: La glorificazione Corporale di Cristo dovunque e comunque avvenga è primizia della glorificazione del nostro corpo: Promessa immensa!
    Del resto a ben pensarci non può essere diversamente. La sopravvivenza della nostra anima non è sufficiente! L’ uomo non è solo anima , ma anima e corpo.
    Lo spirito umano non può esplicare le attività superiori dell’intelletto senza il concorso del corpo.
    Dio, volendo accordare all’uomo una vita eterna che del resto è richiesta dalle qualità stesse dell’anima non può ecludere il corpo, diversamente non si avrebbe una persona umana.

    Tutto questo né spiega né complica il mistero, ma solo , enumera dei punti di orientamento, direttive di pensiero che facilitano la ragione nel raggiungimento di verità superiori consone alle attese della famiglia umana.

    A proposito così si esprime uno scrittore:
    “Niente è serio e completo per l’uomo se non si ripercuote sul suo corpo.
    Dio stesso quando ama l’uomo sino al segno supremo, gli si dà corporalmente, si impegna in una Incarnazione, istituisce un sacramento del corpo e del sangue, redime l’umanità sacrificando il suo corpo sulla croce.”

    Cristo prima di ascendere verso il cielo, riassume la missione di coloro che prolungheranno la sua presenza nel mondo e nel tempo. L’essenziale è qui: portare al mondo il pensiero di Cristo. Il potenziale del Vangelo di Cristoo.

    La nuova umanità è la creatura, il neonato da battezzare. A questa creatura, tutta assorbita dalla sua dimensione terrena, e pur sempre ricca, è più interessante offrire le promesse di Cristo che portano glorificazione totale: anima e corpo.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  108. Granocchiaio ha detto:

    8 giugno 2014

    Domenica di Pentecoste /A

    Giovanni 20,19-23

    La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!” Poi alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi” (dal Vangelo)

    La prima Pentecoste è quella che Giovanni ambienta nella sera stessa del giorno di Pasqua.
    La seconda Pentecoste (descritta da Luca negli atti degli Apostoli, ambientata nel cinquantesimo giorno dopo la Pasqua) ci propone il simbolo del “Vento-Spirito” (Ravasi) e, cioè, la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo insieme con la Madre di Gesù.

    Lo Spirito, a Pentecoste, ha stravolto la vita degli Aposotoli e da quel giorno il fuoco ha cominciato a propagarsi nel mondo.
    È quanto succede anche a noi cristiani. Siamo un pugno di argilla, paurosi, timorosi, ma quando passa lo Spirito di Dio, diventiamo non solo corpo vivo, ma creature nuove, capaci di farci capire da popoli con linguaggio diverso.

    Lo Spirito mette anche dentro di noi un’energia misteriosa. Tocca a noi alimentarla, diffonderla, perché anche altri ne vengano pervasi e riscaldati.
    Purtoppo, qualche volta non ci rendiamo nemmeno conto dell’esistenza e dell’azione dello Spirito Santo in noi, anzi, molti lottano tutta la vita per spegnere questa fiamma, lasciando che la loro esistenza si esaurisca. E ciò avviene per la nostra controtestimonianza, la nostra poca coerenza.

    Non vogliamo essere scomodati. Vedete: c’è una sazietà, ai nostri giorni, che impedisce di aver fame di valori più alti. Ci contentiamo di vivere terra terra. Recita un detto dei Padri del deserto: “Il fuoco non s’infiamma nel legno umido. Lo Spirito non abita nell’animo che ama la comodità.”

    Non lasciamoci appesantire da una fede fatta di abitudini. Lasciamoci piuttosto scuotere dalla forza dello Spirito che dà la vita. Il nostro compito di Cristiani coerenti, credibili, coraggiosi è quello di diventare fuoco per gli altri sciogliendo il gelo della sfiducia.

    Ricorderete, forse, il verso di Cecco Angiolieri imparato a scuola: “Si fossi foco, arderei lo monno”.
    La nostra Chiesa nasce a Pentecoste. Ha migliaia di anni ma, è sempre giovane; le sue energie si rinnovano continuamente. Questo vecchio, maestoso e robusto albero della Chiesa anche se ha dovuto e deve subire le furiose tempeste, trova sempre nuove risorse per rinnovarsi.

    La Chiesa non è vecchia, è perenne; è sempre giovane e sa mantenersi tale.
    La Chiesa è la giovinezza del mondo perché Cristo continuamente la rinnova e lo Spirito della Pentecoste la spinge con il suo alito, verso quella vita che rinnova la faccia della terra.

    Dobbiamo amare questa Chiesa, perché Cristo l’ha amata! Dobbiamo amarla soprattutto adesso, quando sembra diventato di moda attaccarla.

    “La Chiesa ha molti nemici, ma non è nemica di nessuno” (San Giovanni XXIII)

    “La Chiesa, arriva a dire Pasolini, sa essere inattuale oggi, per essere attuale domani”

    Buona Domenica

    don luigi corsi

  109. Granocchiaio ha detto:

    15 giugno 2014

    SANTISSIMA TRINITA’

    Giovanni3,16-18

    “Gesù disse a Nicodemo: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
    Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (dal Vangelo).

    In Dio il primato non è quello della giustizia che punisce ma quello dell’amore che perdona. C’è, quindi, un dono del Padre e un dono del Cristo, ma entrambi sono finalizzati alla liberazione dell’uomo dal male.
    La Trinità entra nell’esistenza di ciascuno di noi offrendo la grazia del Cristo, l’amore del Padre e la Comunione con lo Spirito Santo.
    E’ il saluto di ingresso della celebrazione odierna, festa della Santissima Trinità.

    A questo punto una richiesta inquieta il nostro cervello. Potremo mai entrare in questo mistero trinitario per acquisirne l’intima essenza? Pretesa purtroppo impossibile per i nostri parametri.

    Trinità, mistero: La parola “mistero” rimanda al silenzio, e sappiamo che in amore è più eloquente delle parole. Nella fede, davanti al mistero, questo è l’unico atteggiamento che possiamo avere.

    La contemplazione diventa la pienezza del dialogo con Dio: stare davanti a Dio in silenzio, in abbandono è ascolto, parola, intimità.
    Invece di perderci in ragionamenti, dovremo ripetere: ”Non ti chiedo niente, mio Dio, tu sei lì ed è abbastanza” ( P. Clodel).

    Nell’oscurità luminosa del mistero, all’uomo non resta altro che immergersi e perdersi nell’abbraccio infinito di un Dio che, se è un mistero, è soprattutto un mistero d’amore.

    Certo, questa situazione dell’uomo può far paura. Ma per chi ha il dono della fede, è convinto che, proprio nel mistero, Dio nasconde una segreta armonia. Ritorniamo al silenzio davanti a Dio. Al silenzio e all’adorazione per poter intuire nella storia l’agire segreto di Dio, convinti che il nostro rapporto è silenzio, tacere, ascoltare.
    Tacere e contemplare, tacere e attendere, tacere e amare.
    E’ Gesù che mediante lo Spirito di verità, ci annuncerà tutte le cose future.

    Ci eravamo illusi che i grandi ritrovati della tecnologia avessero potuto allontanare il mistero e col mistero, la poesia.
    Ma il risultato è che la vita dell’uomo è diventata soltanto più vuota e volgare. L’uomo sta diventando soltanto l’ingranaggio di una macchina che divora tutto e tutti.

    Alcune espressioni di grandi intelligenze sulla vita di questo Dio- Trinità:
    Il profeta Isaia: “Veramente tu sei un Dio misterioso”.
    Goethe: “ La felicità del pensatore è sondare il sondabile e venerare in pace l’insondabile”.
    S. Agostino: “Se comprendi, non è più Dio”.
    “ Quanto è piccolo l’animo umano per contenere il divino”.
    Vctor Hugo: “Dio è l’invisibile evidente”.
    Silvio Solero: ”Con Dio il mondo è un mistero; senza Dio il mondo è un assurdo”.
    Affidiamo sempre più la nostra vita a un Dio che, pur essendo misterioso, è sempre un Padre.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  110. Granocchiaio ha detto:

    22 GIUGNO 2014

    CORPO E SANGUE DI CRISTO

    Giovanni 6,51-58

    “Gesù disse ai Giudei: Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo…Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita” dal (Vangelo)

    “Interroga la vecchia terra e ti risponderà sempre con il pane e con il vino”.

    Queste parole del poeta francese Claudel dipingono suggestivamente i due segni da cui parte la grande celebrazione eucaristica odierna ( Ravasi).

    Essi, simboli, non sono solo realtà materiali di sopravvivenza, risposta della ”vecchia terra” al lavoro dell’uomo; non sono solo realtà materiali per la sopravvivenza fisica delle creature.

    Pane e vino e acqua rimandano a valori più alti come simboli di Comunione, di Amicizia, di Intimità.

    Cristo offre la sua persona (di fronte ad un gruppo di ebrei allibiti), come alimento della vita del credente. “La mia carne è vero cibo, il mio sangue vera bevanda”

    Attraverso l’Eucarestia il fedele andrà in Comunione col Cristo, è strappato alla sua mortalità (“Io lo risusciterò”) e inserito nel mistero della vita divina (“Avrete in voi la vita”).

    Ma in quale momento Gesù pensò di realizzare quanto aveva promesso?

    Fu la sera più triste della sua vita terrena tradito da Giuda, di fronte ai discepoli tentennanti e paurosi, Egli ci lasciava il dono più grande dando tutto se stesso a noi, all’umanità con il pane e con il vino trasformati nel suo Corpo e nel suo Sangue. In quel Cenacolo si realizzò la Prima Comunione per i discepoli e per il mondo. Sempre, in quella drammatica sera, si ebbe il dono del Sacramento dell’Ordine per perpetrare nel tempo il grande mistero d’amore ”Fate questo in memoria di me”

    Cristo ci amerà fino alla fine del tempo; non ci lascerà orfani e ci nutrirà nel tempo per l’eternità.

    Ma noi rispondiamo adeguatamente a questo amore concretizzato da parte di Gesù? Siamo consapevoli e coscienti che nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa? E allora perchè la releghiamo ad una misera mezz’ora settimanale?

    Quanta trascuratezza, quanta noia nelle nostre Messe! Davvero, le cose divine bisogna amarle per capirle. Certo non riusciremo mai a comprendere il mistero dell’ Eucaristia. Ma almeno viviamo con più rispetto e devozione! Partecipiamo con più fede, e non da spettatori se vogliamo che la nostra vita ne esca trasformata.

    Sulla porta di una chiesetta è scritto: ”Qui si entra per amare Dio. Da qui si esce per amare il prossimo”.

    Ricordiamoci che qui celebriamo un mistero di amore. Se lo celebriamo bene, quando usciremo saremo capaci di amare.

    E’ un sogno? Dice un proverbio: ”Se a sognare sei solo il tuo sogno è solo un sogno. Ma se a sognare siamo in tanti, allora il sogno comincerà a diventare realtà”.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  111. Granocchiaio ha detto:

    29 GIUGNO 2014

    SANTI PIETRO E PAOLO

    Matteo 16,13-19

    “Simon Pietro disse: Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente. E Gesù: Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
    E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” (dal Vangelo)

    La liturgia della Parola ruota attorno a queste due “colonne” della Chiesa Pietro e Paolo. La festa odierna, infatti, unisce insieme Pietro e Paolo, i due Apostoli, principali attori del nascere della Chiesa. Due Apostoli così diversi che la Chiesa ha unito insieme nel momento del martirio e nel momento della gloria.

    La missione di Pietro: confessa che Gesù è il Figlio di Dio. Lo è per primo e quale porta-parola di tutti gli altri undici. Per questa affermazione riceve l’elogio del Cristo.
    Quando Pietro confessa che Cristo è il Figlio di Dio, egli è pietra, tiene le chiavi, lega e scioglie.

    L’Apostolo Pietro diviene, così, la roccia sulla quale Gesù getta le basi di quell’edificio che è la Chiesa, di cui, però, Egli sarà sempre ”pietra angolare” insostituibile.

    Su di lui deve gravitare la solidità della casa quando sopravviene la tempesta e quando soffiano i venti.

    Ma badiamo bene: la pietra regge una costruzione che non è sua: la Chiesa è di Cristo: “Edificherò la mia Chiesa”.

    La comunità radunata da Dio per la preghiera, il culto, la celebrazione, resta del Signore e Pietro non è padrone. A lui spetta soltanto dare del terreno solido ad essa perché essa sussista. La pietra, non è tutto l’edificio ma ne è soltanto la base, e questa base non sarà personale ma di chi in quanto Pietro o suo successore confessa che Gesù è il Figlio di Dio. La “pietra” è quel mondo visibile su cui avanza la salvezza di Dio.

    Ecco cos’è Pietro. La metafora delle “chiavi”, esplicita il contenuto del suo carisma di “pietra”.

    Pietro è designato quale custode del regno. Dovrà stare attento a non chiudere il regno in faccia agli uomini.

    Infine Pietro è chiamato a sciogliere e a legare. Egli, cioè, quale responsabile è garante della evangelizzazione insieme a tutti gli altri membri del collegio, allo scopo di garantire l’autenticità e l’unicità della dottrina e della morale.

    Nella seconda lettura della messa notiamo uno schizzo autobiografico (anche letteralmente felicissimo) una sua propria figura quella di S. Paolo , accanto a quella di Pietro.

    Paolo precisa il punto focale del suo futuro Apostolato dichiarando che il “Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo”.

    Simpatica e significativa fu la visita a Cefa (Pietro) dove rimase, come ospite carissimo, per quindici giorni. Questa visita avvenne a Gerusalemme tre anni dopo la sua conversione( a 36 anni).
    Paolo: mostrò la sua umiltà, riconoscimento di Pietro come capo degli Apostoli, confronto sul contenuto della sua evangelizzazione e approvazione da parte del capo della Chiesa, Pietro.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  112. Granocchiaio ha detto:

    6 LUGLIO 2014

    XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 11,25-30

    “Gesù disse. Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli…

    Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso è leggero”. ( dal Vangelo)

    La lettura evangelica di questa domenica ci propone tre idee distinte:

    a) innanzitutto costatiamo la presenza di un inno di lode innalzato da Gesù al Signore dell’universo; brano molto significativo perché ci permette di penetrare i sentimenti e, più in generale, il mondo interiore di Cristo colto nel suo straordinario rapporto con il Padre.

    b) viene, poi, una sentenza autoplocamatoria in cui Cristo rivendica un

    rapporto di reciproca conoscenza con il Padre: “ nessuno conosce il Padre se non il Figlio”.

    c) Infine, sottoforma di detti sapienziali, c’è un duplice motivato invito agli oppressi perché si affidino a Gesù che è il maestro, non oppressore né violento.

    Da questa panoramica, ci portiamo ad evidenziare alcune caratteristiche del messianismo di Gesù, sottolineato dall’espressione “ mite e umile “.

    Ai miti è promessa la serenità, la pace, il possesso della terra.

    Alla pace è collegata anche la prima lettura, (Zaccaria 9,9-10), essa è il primo dei beni messianici; indica l’armonia globale tra uomo e uomo, tra uomo e natura, tra uomo e Dio.

    Seguire Gesù significa incamminarsi verso una tranquillità che dà, veramente, ristoro all’anima.

    Chi può seguire Gesù? Richiesta impervia ma non impossibile. I beni del Signore si raggiungono solo se si è miti e umili, capaci di perdonare, senza presunzioni e coscienti che tutto viene da Lui.

    S, Agostino ci esorta: “ Dove c’è umiltà, c’è pure la carità. L’umiltà è la prima medicina di cui abbiamo bisogno”.

    Perché Gesù, a differenza di altri”liberatori” assume le vesti del “ servo sofferente” verso colui che ha bisogno di salvezza? Perché prende su di sé la sofferenza del mondo facendosi mite e umile.

    Solo attraverso l’assunzione del negativo del mondo, il mondo può mutare. Al suo seguito possono avanzare tutti e solo coloro che sanno assumere e accettare il suo “giogo” con umiltà e mitezza, Non ci soffoca perché il suo peso è “dolce e leggero”.

    Abbiamo ancora notato che Dio comunica la sua conoscenza (intimità) ai “piccoli” attraverso il Figlio: Il sapiente, lo scriba, il potente sono esseri “

    colmi di sé” di progetti, di ideologie, pronti a donare (sacchi pieni), ma incapaci di ricevere, di accogliere.

    Il “piccolo”, nella dura esperienza di ogni giorno, si è svuotato di tutto, di sé, di sistemi altrui.

    Così vuoto, è pronto ad accogliere un”altro”, che lo riceve come dono di gioia e di pace.

    Il “giogo dolce” di Gesù, è un dono dell’Alto che ci prende e ci salva.!

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

  113. Granocchiaio ha detto:

    13 LUGLIO 2014

    XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 13,1-23

    “Il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava, una parte del seme, cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra, subito germogliò perché il terreno non era profondo…e non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono.
    Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta” (dal Vangelo)

    Le parabole sono difficili. Anche se, a prima vista appaiono facili da essere comprese, però ad un esame un poco approfondito si rivelano difficili tanto che i sapienti del mondo non ci capiscono nulla e Gesù li descrive come ciechi e sordi.

    Chi voglia vedere e udire il vero senso di questa parabola, deve innanzitutto riconoscere che Gesù è allo stesso tempo il seminatore e il seme. Egli è infatti la parola di Dio inviata a salvare il mondo. Non fa meraviglia che il seme stesso sia sparso con prodigalità, senza limiti, e non c’è più da meravigliarsi se il seminatore semina sulla strada sulle pietre e sulle spine. Dio si dona a tutti, senza eccezione e senza misura.

    Il seme è la parola di Dio, anzi Gesù stesso; ma se è così, come mai tre parti di quel seme non danno frutto?
    Gesù è Dio, quindi onnipotente; la sua Parola è creatrice di vita soprannaturale, perchè così spesso non crea? Riflettendo con un po’ di attenzione ci accorgiamo che: tutta la colpa è del terreno, e fuori di metafora, la colpa è di chi è raggiunto dalla parola che “ci ha creati senza di noi , ma che non ci salva senza di noi” (S.Agostino)
    Se manca la nostra collaborazione con la Parola, i frutti non vengono.

    L’ascoltatore rappresentato nel terreno buono è colui che ascolta e che comprende, e, non solo con l’intelligenza, ma con la volontà di fare scendere la Parola nell’intimo del cuore e di accogliere tutte le sollecitazioni e tutte le richieste. Quando c’è una simile comprensione, il raccolto è miracoloso un terreno buono dà già il trenta per uno, un terreno migliore dà il sessanta, un terreno ottimo dà il cento per uno. Importante è che il terreno sia fertile, e allora anche una resa del trenta per uno è già strepitosa, sia nell’agricoltura degli uomini, sia nell’agricoltura di Dio.

    Purtroppo ci sono categorie di ascoltatori che “odono e non comprendono” allora il seme va perduto.
    L’uditore che somiglia alla strada è impenetrabile: su di lui la Parola rimbalza.
    Quello che risponde al terreno sassoso, è un superficiale che si entusiasma e non persevera: promette tutto e non mantiene nulla.
    L’uditore che risponde al terreno spinoso è un materialista che preferisce
    i piaceri alle esigenze severe della Parola.
    Quello del terreno buono è colui che accoglie la Parola di Dio e la mette in
    pratica portando molto frutto.
    Ora è necessario domandarci: a quale tipo di terreno assomiglio io ?
    Domanda da non eludere.

    BUONA DOMENICA
    don luigi corsi

  114. Granocchiaio ha detto:

    20 LUGLIO 2014

    XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 13,24-43

    “Il regno dei cieli è simile ad un uomo che ha seminato il buon seme nel campo. Quando la messe fiorì, ecco apparve anche la zizzania. I servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Solo al momento della mietitura dirò ai mietitori di cogliere prima la zizzania e legarla in fasci per poi bruciarla; il grano andrà messo nel mio granaio!

    Il regno dei cieli è simile ad un granellino di senapa che un uomo semina nel suo campo.

    Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è il più grande degli altri legumi e diventa un albero.

    Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti.” (dal Vangelo)

    Continua la lettura del “Capitolo delle Parabole”, il 13° del Vangelo di Matteo, iniziato la scorsa Domenica con quello del seminatore.

    Abbiamo una trilogia incentrata sullo stesso tema: Il Regno di Dio – la Chiesa dal suo inizio fino alla fine dei tempi.

    Delle tre parabole la più significativa è quella della zizzania, ma molto esplicative sono anche le altre due: quella del seme di senapa e quella del lievito.

    Notiamo anche, come nel caso del “seminatore” così, per il caso della zizzania, l’evangelista allega una spiegazione-commento che è quasi certamente una delle prime omelie della Chiesa delle origini.

    Comunque la sostanza sembra essere che non c’è motivo di allarmarsi se della zizzania è stata seminata in un campo di grano, né è il caso di intervenire precipitosamente.

    Un proverbio arabo recita: ”Se c’è un rimedio, perché ti arrabbi? Se non c’è rimedio perché ti arrabbi?”

    La tolleranza generosa, la sopportazione serena, la pazienza, è difficile da esercitare ma alla fine offre risultati straordinari. E’ quanto ci vuol far capire Gesù riguardo alla sua Chiesa. Dio è paziente e misericordioso, “lento all’ira e pieno di misericordia”.

    Da lui dobbiamo imparare l’arte della pazienza e della tolleranza. Soprattutto in una società, come la nostra, in cui sembra prevalere l’odio, il disprezzo, l’intolleranza, l’arroganza.

    Diceva giustamente S. Agostino: “Perché non dovrei sopportare gli altri, se Dio sopporta me?” E ora, se Dio agisce così con noi, perché non lo dovremmo fare anche noi con gli altri?

    Come ha detto il famoso filosofo, Rousseau: ”La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce”.

    Ancora una volta, come nella parabola del seminatore, lo stato d’animo che Gesù vuol comunicare è quello della fiducia e della sicurezza.

    Ascoltando o leggendo il Vangelo di questa domenica, ci accorgiamo che Gesù parla e semina nel cuore di tutti gli uomini e donne. E…Attende con pazienza!

    La responsabilità è nostra: Come accogliamo il seme, come accogliamo la Parola di Dio, quale frutto ne facciamo. La nostra è una Religione dell’ascolto, più ancora della ricerca.

    Già Pitagora diceva: ”Chi parla semina: chi ascolta raccoglie”.

    Oggi, si dice, viviamo nella civiltà dell’immagine; occorre invece sviluppare di più la civiltà del pensiero e dell’ascolto. Perché, sapere ascoltare è meglio che saper parlare.

    Per concludere, le altre due immagini dello sviluppo del Regno di Dio: la senapa col suo filino d’erba che diventa albero, il pugno di lievito che fermenta la massa di farina.

    Due immagini che indicano la vita della Chiesa fino alla fine dei tempi che tende ad abbracciare l’umanità intera per una glorificazione senza fine.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi


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  115. Granocchiaio ha detto:

    27 LUGLIO 2014

    XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 13,44- 52

    “Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va,…vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
    Il regno dei Cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
    Il regno dei cieli è simile anche ad una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
    Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, seduti, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
    Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.”
    (dal Vangelo)

    Vivere vuol dire scegliere.
    Non si vive senza scegliere, senza impegnare tutte le proprie forze per qualcosa che valga la pena.

    E’ questa la proposta delle letture di questa domenica, specialmente, quella del Vangelo che chiude anche il ”capitolo 13° delle Parabole”, dove Gesù invita a dare tutto.

    Gesù non vuole dire che il Regno di Dio è simile ad un tesoro o alla perla, ma piuttosto che al Regno di Dio capita la stessa cosa che è raccontata nella parabola, e cioè, che colui che l’ha trovata, fa di tutto per impossessarsene subito.
    Il centro dell’attenzione è, quindi, la decisione dell’uomo per l’acquisto della perla o Cristo.

    Cristo richiede una decisione assoluta non tentennamenti, non mezze misure: entrare nel suo Regno con gioia come è per colui che ha trovato il massimo delle sue aspirazioni.

    Con le parabole del Regno Gesù ha inteso annunciare una situazione in cui Dio veniva riconosciuto come tale dagli uomini e da ciò la sconfitta di tutte quelle forze (zizzanie – roveti soffocanti, il buon seme, ingiustizie, violenze, disperazione), tutte cose che non danno vita ma che conducono alla morte.
    Nelle parabole di queste domeniche dobbiamo notare una provocazione che ci riguarda direttamente; è quella in cui Gesù dice che la zizzania è stata seminata in mezzo al grano mentre “ tutti dormivano”. I discepoli di allora, quasi a discolpa e per un rigurgito di orgoglio domandono: “Vuoi che andiamo ad estirparla?”

    Gesù invita a svegliarsi. Non è il momento della conclusione. Adesso è il tempo della evangelizzazione e della testimonianza. E proprio con le parabole di oggi, del tesoro nel campo e della perla preziosa e della cernita: buoni e cattivi alla fine dei tempi.
    Il campo, lo dice Gesù stesso, è il mondo: nel profondo delle sue re del Regno; bisogna saper scavare, prendere quello che ha valore vero e lasciare il resto. La perla è la grazia, la vita con Dio. Dobbiamo essere disposti a vendere tutto, pur di non perdere il vero tesoro che è Cristo.

    Siamo cristiani, Abbiamo scelto Cristo e, con lui , tutti i valori del suo Vangelo. La vita cristiana se sempre non è facile, sempre può essere felice. “Non può diventare cristiano chi non sa preferire la perfezione difficile alla mediocrità facile” (Paolo VI).
    L’amore totale per Dio non spegne gli affetti umani, anzi li rende più belli.
    Per questo qualcuno ha detto: ”Il cristiano è una persona sotto il segno del più”.
    Fare la cernita dei pesci è l’ultima delle sette parabole che formano questo discorso di Gesù.

    Si tratta della scena conclusiva della pesca, dove, a riva, avviene la cernita
    In cui i pesci buoni vengono raccolti nei canestri; i cattivi vengono gettati via.

    Con questa cernita Gesù raffigura l’esito finale del mondo.
    Il destino ultimo della storia dove, finalmente, si avrà una Comunità di Santi. Per farne parte occorre presentarsi sotto il segno di un” più” .

    BUONA DOMENICA
    Don luigi corsi

  116. Granocchiaio ha detto:

    3 agosto2014

    XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 14,13- 21

    “Gesù, sceso dalla barca vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

    Sul far della sera, si accostarono i discepoli e gli dissero: il luogo è deserto ed è ormai tardi: congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare…Gesù disse ai discepoli: Date loro voi stessi da mangiare. Gli risposero: Non abbiamo che cinque pani e due pesci!

    Egli allora, ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla.

    Tutti mangiarono e furono saziati” (dal Vangelo)

    Questa è la Domenica del cibo miracolosamente moltiplicato e della fame miracolosamente saziata.

    Cinque pani e due pesci diventano una quantità di cibo così abbondante da sfamare una folla numerosa. La fame prodigiosamente saziata era più spirituale che materiale, in quanto stimolava gente che aveva dimenticato il cibo del corpo per rimanere vicina a Gesù, per ascoltare la sua parola e ottenere da lui la guarigione dei malati.

    Anche il profeta Isaia (nella prima lettura della Messa) parla di Dio che offre al suo popolo acqua, pane, e altri cibi succulenti. (Is. 55,1-3)

    Comprendere il senso letterale di questo miracolo è fin troppo facile. Gesù si trova nel deserto ed è attorniato da una folla innumerevole: soltanto gli uomini sono cinquemila e ci sono tra loro molti malati. Ormai si fa sera e i Discepoli sollecitano il Maestro a congedare la folla perché vada nei “ villaggi” a comprarsi da mangiare, ma Gesù risponde: ”Non occorre che vadano date loro voi stessi da mangiare”.

    Noi sappiamo bene come andarono le cose: del pane miracoloso tutti ne mangiarono a sazietà, ma non abbiamo capito che il miracolo ha bisogno di essere attualizzato, cioè ripetuto anche oggi. Date loro voi stessi a mangiare” è un comando rivolto anche alla Chiesa che deriva dagli Apostoli. Pertanto la Chiesa che ha fra gli altri, anche il dovere di dare da mangiare agli affamati.

    Certo non è questo il suo dovere principale, ma nel tempo in cui la fame uccide milioni di persone in tutto il mondo, è un delitto non provvedere il pane a chi ne è privo.

    E’ vero che oggi, come in tutti i tempi, la Chiesa sente vivissima la sofferenza della fame dei popoli e corre in loro aiuto, ma molti figli della Chiesa restano ancora chiusi davanti alle sofferenze dei loro fratelli.

    Non si tratta solo dei cristiani ma è la società che si allontana sempre più dalla compassione e dalla richiesta di Gesù.

    Leggiamo dai giornali che sono a rischio 854 milioni di esseri umani per denutrizione. In Italia, dove quasi tutti si proclamano cristiani, si getta ogni anno nelle immondizie una quantità di pane, di carne, e di ogni specie di cibi che basterebbe a nutrire un popolo di quattordici milioni di abitanti. Queste sono stime fatte da persone qualificate e competenti, considerazioni che fanno rabbrividire.

    La verità che emerge nel Vangelo odierno è che nel cuore di Gesù arde un amore infinito per l’uomo. E’ ancora l’amore per l’uomo a far brillare, nei gesti compiuti nel miracolo della moltiplicazione dei pani, la previsione, la volontà di offrire un pane divino che si identifica col corpo di Cristo.

    La piccola e povera risposta dell’uomo sia quella di avere le caratteristiche espresse da San Paolo (II lett.) quando esclama: “Chi ci separerà, dunque, dall’amore di Cristo? …Né presente, né avvenire, né altezza, né profondità, né creatura alcuna potrà mai separarci dall’amore di Dio che è in Cristo nostro Signore” (Romani 9,1-15)

    L’amore che Dio porta all’uomo è sempre dono e proposta; come tale attende una generosa risposta. Sarà necessariamente piccola e povera la risposta dell’uomo, ma dovrà avere le caratteristiche della carità divina: sincerità, fedeltà, continuità, così ben espressa dall’Apostolo Paolo.

    BUONA DOMENICA

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  117. Granocchiaio ha detto:

    10 agosto2014

    XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 14,22-33

    “Gesù, costringe i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde a causa del vento contrario. Sul finire della notte, Gesù venne verso di loro camminando sulle acque e disse loro: Coraggio, sono io, non abbiate paura!

    Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque verso Gesù. Ma per la violenza del vento si impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: Signore salvami! Subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti esclamando: Tu sei veramente il Figlio di Dio.” (dal Vangelo)

    La I e la II lettura di questa Domenica presentano due scene in cui Dio si manifesta al focoso profeta Elia, nel venticello all’entrata della caverna sull’Oreb (Sinai) e, ai discepoli e a Pietro, nella persona di Gesù , al termine di una nottata trascorsa sul lago in tempesta.

    Tempesta e pace, incubo e serenità si fronteggiano in questi due scenari.

    Dio non va ricercato nei fenomeni straordinari, clamorosi, scioccanti, ma nella semplicità, nel silenzio, nella monotonia della storia (I lett. ).

    San Francesco lo sentiva nella natura, da toccarlo quasi con mano; certo ci vuole una disposizione ed un’apertura, soprattutto di ordine morale così come diceva qualcuno: “Mettiti in condizione di credere in Dio e non dubiterai della sua esistenza”.

    Quando nella vita c’è ordine e pulizia, diventa più facile scoprire Dio.

    Scriveva una famosa poetessa: “Tu mi cammini a fianco, o Signore, orma non lascia in terra il tuo passo. Non vedo Te; ma sento e respiro la tua presenza in ogni filo d’erba, in ogni atomo d’aria che mi nutre” (Ada Negri).

    Penso sia proprio questo il mistero segreto della fede: vicinanza e silenzio, luce e oscurità, paura e fiducia. Sono i sentimenti che devono aver provato Elia e Pietro. Sentimenti che possiamo provare tutti noi che pur credendo di credere, tante volte ci sentiamo affondare nei dubbi, nella paura, nella disperazione…

    La fede ci permette di camminare al buio, con la sicurezza che Qualcuno veglia su di noi.

    La fede non ci facilita la strada. Semplicemente la fede dà un senso alla vita.

    Ci troviamo tutti sulla barca della Chiesa, che sembra sempre affondare, talvolta dalle onde di tanti pericoli, di tanti scandali, di tante ideologie che l’attaccano da tutte le parti, dalle feroci e insulse persecuzioni, con attentati ai luoghi di culto, credendo di affondare questa barca con pretese e micidiali persecuzioni, (vedi le numerose sette), ma su questa barca c’è Cristo: Non abbiate paura!…

    Ciò che salva la barca non sono le qualità e il coraggio dei marinai. La garanzia più sicura contro il naufragio è la fede.

    Non siamo super-uomini. Eppure ci sentiamo al sicuro; e lo siamo soprattutto quando ci sentiamo capaci di metterci in ginocchio, e con la fede ripetiamo: ”Tu sei veramente il Figlio di Dio”.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

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  118. Granocchiaio ha detto:

    15 AGOSTO 2014

    ASSUNZIONE DELLA B. VERGINE MARIA /A

    Luca 1,39-56

    “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi”
    (dal Vangelo)

    Maria è sulla scia del figlio: Ascensione, e, dopo la morte, approda con tutto il suo essere alla piena comunione di Dio, entra nel cielo, simbolo dell’infinito e del divino.

    La liturgia ci invita ad elevare lo sguardo al cielo, non tanto per lasciarci conquistare dalla fantasia, ma per andare a scoprire la luce del sole e delle stelle, cioè, dell’infinito e del mistero.

    Contempliamo Maria Assunta in cielo che si incammina dietro la scia della Risurrezione di Cristo e che precede tutti quelli che saranno ammessi all’intimità eterna con Dio. Precede tutti noi che, se avremo fatto onore al nome cristiano, condivideremo la stessa gloria.

    Pur vivendo su questa terra con tanti dubbi e problemi, siamo invitati a guardare in cielo, al di sopra delle cose.
    Scrive un poeta contemporaneo: “ Non passa giorno, che io non guardo il cielo. Forse la mia vera casa sta da quelle parti” (Cibotto).
    Avremmo un po’ tutti bisogno di guardare il cielo non per vedere il tempo che fa o le stelle cadenti nella notte ma, come invita la solennità dell’Assunzione di Maria: “Fa che viviamo in questo mondo, costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la sua stessa gloria”.

    Dovremmo permettere che la stella più luminosa, Maria, entri nella nostra anima e ci ispiri il sentimento della nostalgia di poter essere come sua rassomiglianza, impegnandoci ad ascoltare la parola di Dio e a metterla in pratica senza chiasso ma con la riflessione e il silenzio; Maria infatti è stata definita come la “divina taciturna”, come la “cattedrale del grande silenzio”.

    La nostra devozione alla Madonna è vera se si oppone al diluvio di parole e di chiasso che rischia di sommergere tutto e tutti .

    Maria ci invita a non restare in uno stagno dove non si può nuotare e navigare, ci invita a pensare alto.

    Non spegniamo in noi il tormento dell’infinto. Guardiamo in su, perché se noi guardiamo a lungo il cielo, Dio scende e ci rapisce. Troviamo la forza di aggrapparci al silenzio di Maria, e, imparare da Lei, ad ascoltare.
    “ Il diritto di parlare può essere il principio della libertà, ma la necessità di ascoltare è ciò che rende importante questo diritto: Saper ascoltare è meglio che saper parlare (Lamartine).
    Ricordiamo sempre che il silenzio è d’oro e allunga la vita”.
    La Madonna ci insegni inoltre anche questa sapienza di vita: “Perché ha guardato l’umiltà della sua serva, tutte le generazioni mi chiameranno Beata”. (Magnificat).

    BUON FERRAGOSTO
    don Luigi Corsi
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  119. Granocchiaio ha detto:

    17 Agosto 2014

    XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 15,21-28
    “Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananea si mise a gridare: Pietà di me, Signore figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio…Gesù rispose: Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini. E’ vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Allora Gesù le replicò: Donna, davvero grande è la tua fede. Ti sia fatto come desideri”.
    (dal Vangelo)

    Il tema proposto alla nostra riflessione, sia nella I lettura come nel testo del Vangelo, è chiaramente quello dell’apertura agli stranieri, della volontà salvifica ed universale di Dio.

    Dio vuole tutti salvi! Ma questo dono di Dio è però condizionato dall’atteggiamento dell’uomo. Tutti siamo chiamati alla salvezza. Tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio per salvarci.
    S. Paolo , nella seconda lettura, parla della salvezza dei pagani e degli ebrei in termini collettivi: si salva un popolo; perciò io raggiungo la salvezza non da solo ma ricercando la salvezza degli altri.
    Siamo cellule di un organismo vivo; se una di esse si ammala ne risentono tutte le altre.

    Nel Vangelo notiamo una breve escursione di Gesù nella terra dei Gentili-pagani. Dirà ai discepoli di non andare né tra i pagani né tra i Samaritani, ma piuttosto tra le pecorelle smarrite della casa di Israele.

    E questo atteggiamento spiega il comportamento di Gesù nei confronti della Cananea, il suo rifiuto opposto in un primo momento, il colorito linguaggio orientale che fa etichettare la donna come un “cane” infedele: (non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini). ”Gesù non è un essere disincarnato ma vive all’interno di una preziosa cultura, di un ambiente ben definito” (Ravasi).

    Il silenzio di Gesù alle ripetute richieste della donna, non è durezza di cuore. Intende solo delineare come la demarcazione tra chi fa parte del Regno e chi rimane fuori, non sarà la tradizione o la legge, ma la fede che comporta il resto e, cioè, la vita, dato che è un elemento vitale e non semplicemente intellettuale.

    Notiamo che proprio la parola dura: “cagnolini” offre a quella madre (eloquente come solo le madri sanno esserlo) il bandolo per sbloccare la soluzione.

    Il Signore non può trattenere una parola d’ammirazione: “Donna è davvero grande la tua fede “…ed è miracolo!
    E’ la fede che attira il miracolo, anche se parte da una persona che non conosce il vero Dio e adora gli idoli.

    Una domanda un po’ inquietante a questo punto: ”Cosa conta davanti a Dio?”
    La risposta è quella di sempre: ”Conta il cuore.
    Questo è più importante dell’essere cristiano o cattolico. Se la mia dimensione umana è zoppa o storpia si inciampa e si cade.

    don Luigi Corsi
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    338 384 95 02

  120. Granocchiaio ha detto:

    24 AGOSTO 2014

    XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 16,13-20

    “Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: ”La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”
    Risposero: ”Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”.
    Disse loro: ”Ma voi, chi dite che io sia?”…
    Rispose Simon Pietro: ”Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente”.
    E Gesù: Beato te, Simone, perché né la carne, né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
    E io ti dico:Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa…
    A Te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” (dal Vangelo)

    L’ambientazione della scena evangelica è quella relativa alla sponda settentrionale del lago di Genezaret.
    Si tratta di un’ inchiesta, di un sondaggio di opinione pubblica relativa a Gesù. Ai discepoli Gesù pone una domanda che ottiene una immediata e variegata risposta, perché riassume gli interrogativi di tutti coloro che vengono in contatto con Gesù: ”Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo? Chi è Gesù? “.

    Gesù s’informa di quello che dice la gente nei suoi riguardi. Ma questa è solo una domanda-trampolino per un’altra successiva: Ma voi (discepoli) chi dite che io sia? “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Ogni discepolo deve prendere posizione. Il Signore esige una risposta personale; cioè devi rispondere tu come devo rispondere io ogni giorno in cosa credo e come credo.
    La fede, secondo S. Paolo, investe tutta la persona da immergerla totalmente nella stessa verità in cui crede .
    Nella scena evangelica abbiamo notato che solo Pietro raccoglie il suggerimento nascosto nella domanda di Gesù. E…Noi, cosa pensiamo del Cristo? E’ bene che ognuno si scuota dal suo torpore e risponda con estrema sincerità.

    Alla confessione di Pietro segue l’elogio di Gesù che riconosce nella professione dell’Apostolo non tanto e solo la forza del suo intuito eccezionale, ma l’effetto di una rivelazione divina: ”Perché né la carne, né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio…” La fede è un dono.

    La stretta connessione con il riconoscimento di Pietro Gesù, con parola efficace e creativa promette di costruire la sua Chiesa su Pietro come su fondamento stabile: Simone è ormai Pietro – Kepha – Roccia.

    L’immagine della roccia indica la solidità dell’edificio; le forze della morte e della perdizione, non potranno avere il sopravvento.

    La seconda promessa prende corpo da un’altra immagine: quella delle Chiavi di un palazzo.
    Gesù affida a Pietro le chiavi perché apra la porta che introduce nel Regno di Dio. La prima lettura può spiegare molto efficacemente tale simbolo. Non si tratta, dunque, di un semplice portinaio, ma del responsabile supremo della corte del Re.
    Così Pietro è costituito da Cristo suo delegato massimo al governo del nuovo popolo di Dio.

    Un’ultima espressione metaforica specifica il compito di Pietro all’interno della Comunità: quella di legare e sciogliere.
    Sciogliere e legare sulla terra ogni problema riguardante la fede e la morale e che avrà corrispondenza presso Dio.

    Come si costata, nessun culto della personalità, ma solo l’affermazione carismatica di Pietro discepolo- modello nella sua confessione di fede in Cristo e interprete, per grazia, della Parola di Gesù.

    La pagina ”petrina” di oggi, diventa un ritratto della Chiesa di Cristo riunita attorno a Pietro e che guiderà verso quella “pietra” su cui si ergerà la Gerusalemme celeste.

    BUONA DOMENICA
    don Luigi Corsi
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  121. Granocchiaio ha detto:

    7 SETTEMBRE 2014

    XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 18, 15-20

    “Disse Gesù ai suoi discepoli: Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato un fratello. Se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neanche costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come il pagano e il pubblicano”
    ( dal Vangelo)

    La prima lettura (Ezechiele 33,7-9) ci presenta un paragone significativo in cui rassomiglia la missione del profeta a quella di una sentinella che deve spiare l’orizzonte della storia con l’individuare i segni nascosti per comunicarli alla comunità.
    La stessa responsabilità del profeta è ora applicata da Cristo alle nuove sentinelle (Vescovi-Parroci-Papa) verso le Comunità che essi presiedono.

    “Essere sentinella”, praticare la correzione fraterna è, comunque, un’arte che richiede umiltà, amore autentico, sensibilità umana e interiore”. (Ravasi)

    Lo scopo ultimo, infatti, non è quello del giudicare ma è quello di salvare.
    Motivo dominante rimane sempre l’amore che ci rende solidali gli uni con gli altri e responsabili gli uni con gli altri.

    La liturgia odierna parla di correzione fraterna. Carità non è soltanto dare aiuto, rialzare chi è caduto lungo la strada della vita ; è anche mettere in guardia contro passi falsi e denunciare pericoli ed errori: ”Qui stai sbagliando!”
    Un proverbio popolare dice che: “Dove manca la correzione, abbonda la corruzione”.

    La lezione della Parola di oggi è che ognuno è responsabile degli altri, ma occorre discrezione, delicatezza, tatto, rispetto. Si ammonisce perché si ama, perché si vuole il vero bene dell’altro.

    Un proverbio africano ci dice: ”Coloro che si aiutano a vicenda, portano a casa un elefante”.
    E ancora, un altro scrittore ci narra: ”Un giorno vidi per strada una ragazzina che tremava di freddo, aveva un vestitino leggero e ben poca speranza di un pasto decente”.
    Mi arrabbiai e dissi a Dio: ”Perché permetti questo? Perché non fai qualcosa?”
    Per un po’ Dio non disse niente. Poi, improvvisamente, nella notte mi rispose: “Certo che ho fatto qualcosa. Ho fatto te!” (Antony de Mello).

    La conclusione di uno dei tanti convegni, che si sono occupati della maldicenza e del pettegolezzo, si è espressa con le seguenti parole: ”E’ un’arte. Perfida! Il gusto amaro del pettegolezzo è un atto che rovina la reputazione e nasce dall’invidia”.
    Quanti di noi si sono abbandonati, qualche volta, a questo perfido piacere del …taglia e cuci..?
    E’ quasi normale che quando si vive insieme, in famiglia, a scuola, sul lavoro, in parrocchia…si parli, si critichi, si giudichi.

    Gesù, al contrario, ci insegna un’altra grande arte: quella della correzione fraterna.
    Il Signore corregge chi ama, come un padre fa con il figlio prediletto. E noi?

    Guardiamoci dalle chiacchiere inutili e dannose, dalle critiche, dall’emettere sentenze. La carità deve avere sempre l’ultima parola!

    La correzione senza amore è sterile; perciò: verità e carità insieme.

    Buona Domenica

    don luigi corsi

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  122. Granocchiaio ha detto:

    14 Settembre 2014

    ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE /A

    Giovanni 3,14-17

    “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

    Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna” (dal Vangelo)

    Lo schema verticale della Croce che si eleva verso il Cielo esprime simbolicamente il nesso tra la terra (la morte) e il Cielo (la divinità), la trasformazione della morte in vita e della creatura in figlio .

    La riflessione di quanto abbiamo notato ci porta a quel dialogo notturno che si è svolto tra Gesù e Nicodemo riportato nel brano del Vangelo odierno, con un parallelismo esplicito tra l’elevazione del serpente e l’elevazione di Gesù sulla croce.

    Guardando il serpente si otteneva la guarigione di un male del corpo e lo sguardo di fede alla Croce avrebbe portato la salvezza alla vita eterna dell’intera umanità. Abbiamo letto: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”.

    Il simbolo della esaltazione è alla base del celebre inno che leggiamo nella seconda lett. di oggi (Fil.2) che ci presenta in una prima fase la stato del Cristo come uomo: egli è apparso su questa terra con i tratti dello schiavo, dell’ultimo degli uomini ma che in realtà è colui che sacrificando la sua vita sulla Croce ha conquistato, salvandola, l’umanità intera .

    Gesù, non ha considerato come un bene prezioso l’essere creatura somigliante a Dio, al contrario la sua scelta è stata quella dell’abbassamento scandito da Paolo con cinque verbi mortificanti come: “ spogliarsi; assumere la condizione di servo; divenire simile agli uomini; farsi obbediente; umiliarsi.”

    La Croce è l’abisso dell’abbassamento ma è anche l’apice dell’esaltazione nella gloria pasquale.

    Nella Croce di Cristo si supera non solo l’opposizione tra il mondo terreno e quello divino, tra uomo e Dio, ma si annulla anche il contrasto tra morte e vita.

    Come il Servo sofferente del Signore, anche Gesù è esaltato( Is.52,13) e costituito Signore dell’essere intero che egli ha redento e ricondotto a Dio.

    Egli ormai regna con un titolo regale, un nome che è quello di “Signore”, Lo stesso nome di Dio. E a lui si indirizza l’adorazione universale e la Confessione della fede della Chiesa raccolta ai piedi della Croce, il trono della sua gloria.

    “Con la Croce Gesù svela la sua qualità di Figlio che per amore spezza le porte del suo paradiso dorato e si associa all’uomo peccatore per portarlo alla purezza primitiva.

    Anche qui L”Esaltazione” in croce ha la sua radice nell’amore salvante e liberatore di Dio” (Ravasi).

    Buona Domenica

    don luigi corsi

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  123. Granocchiaio ha detto:

    21 Settembre 2014

    XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 20,1-16

    “Il Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
    Uscito poi verso le nove del mattino, verso mezzogiorno, verso le tre e le cinque, fece altrettanto. Quando fu sera il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga incominciando dagli ultimi fino ai primi.
    Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero un denaro ciascuno. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro ciascuno. Nel ritirarlo mormoravano contro il padrone. Ma il padrone disse a uno di loro: Amico, non ti faccio torto. Non hai convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.
    Non posso fare delle mie cose quello che voglio?
    Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
    Così gli ultimi saranno primi e i primi gli ultimi.” (dal Vangelo)

    Il profeta Isaia (prima lett. 55,6-9), invita i peccatori a tornare a Dio. I disegni di Dio sono infinitamente superiori a quelli dell’uomo.
    In lui non c’è rivalsa, vendetta, calcolo, Dio non aspetta che l’uomo paghi; gli basta un piccolo cenno di buona volontà.

    Sono queste le idee accolte ed espresse nella Parabola degli operai della vigna che leggiamo nel Vangelo di questa domenica.

    La Parabola è un colpo contro la mentalità del privilegio e della superiorità che, in modo particolare gli ebrei (e non solo loro), si portavano nel sangue. Essi non reclamavano un maggior salario ma l’uguaglianza del trattamento a loro e a agli ultimi.
    Il Signore ha combattuto insistentemente questa mentalità nonostante le resistenze degli avversari.
    Shakespeare ci diceva: “Se Dio ci trattasse come meritiamo, chi ci salverebbe dalle bastonate?”

    Certo resta difficile, dopo una vita di lavoro, guardare di buon occhio chi si è divertito e poi… è accolto dal Padre come se nulla fosse successo. Spesso il beneficato non ricorda più.
    Eduardo de Filippo fa un’amara riflessione a questo riguardo. “Il detto antico non fallisce mai:” Fa bene in vita, perché bene avrai!” A chi? Chi riceve u’ bene, se scorda! Nun te perdona cchiù! Nun te saluta cchiù! Gesù,Gesù, Gesù!…più spendi per l’amico, più ti scaccia. Se piglia ‘e spese, ma te vota ‘a faccia…”

    E’ il rischio che corre il padrone della vigna nel Vangelo: vuole essere generoso e benefattore, e fa scatenare l’incomprensione del beneficato. L’invidia rode il bene avuto.

    Certamente non è semplice accettare, per il peccatore pentito, una festa superiore a quella per i novantanove giusti. Eppure il Vangelo è su queste posizioni. “Il segreto della felicità è trovare la propria gioia nella gioia dell’altro” (Bernanos).

    Dio non pensa alla maniera umana. Egli trascende l’uomo e il suo modo di pensare. L’uomo non lo può racchiudere nelle sue categorie. Tutta la rivelazione biblica proclama la sovrana libertà di Dio e l’imprevedibilità del suo agire. Aprirsi al mistero di Dio significa introdursi nella logica del suo agire quale si è dichiarata nella lettura.
    La Parabola di Gesù è invito ad inchinarsi alla volontà del Padre, a comprenderla e adottarla verso i fratelli.

    La parabola affronta altre due problematiche forti: quella del lavoro e del compenso.

    Il padrone non tollera gente sfaccendata; al Signore i fannulloni non piacciono.
    Un proverbio dice: ”A chi non vuole far fatiche il terreno produce ortiche”
    Lavorare la vigna non riguarderà solo lo sforzo morale per sradicare vizi e difetti, ma anche il lavoro inerente alla propria situazione professionale; il lavoro dentro e fuori, per sé e per gli altri. Ogni lavoro è buono e accetto al Padre. Non c’è distinzione presso Dio tra tute e colletti bianchi.
    Il lavoro va compiuto con impegno.
    Essere felici di dare il proprio contributo alla famiglia, a chi ha bisogno, anche se la ricompensa è soltanto un grazie, o neppure quello.

    Il cristiano vero è sempre un gran lavoratore, e ciò con il superare molto spesso il concetto del “dare e dell’avere” superando l’indignazione polemica dei “primi assunti agli ultimi”.

    San Paolo, nella II lett. di oggi, ci apre una finestra spalancandola sul mondo meraviglioso e affascinante della sua vita interiore con l’espressione: “Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere”.

    L’unica cosa a cui ci invita l’Apostolo è quella di poter ricevere al termine dei nostri giorni non solo un compenso relativo al nostro impegno, ma quella “busta”di Dio dove c’è la vita senza fine nell’eternità beata.

    BUONA DOMENICA

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  124. Granocchiaio ha detto:

    28 SETTEMBRE 2014

    XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

    MATTEO 21,28–32

    Disse Gesù ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: ”Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna.” Ed egli rispose: ”Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: ”Sì, Signore .” Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre? ”Risposero: ”Il primo”. E Gesù disse loro: ”In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio…

    Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto: i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi , al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”.

    ( Dal Vangelo)

    La polemica contro scribi e farisei si fa sempre più serrata: il Signore vuole inchiodare questi pretesi giusti alle loro responsabilità.

    Importante, secondo Gesù, è attendere non tanto quello che l’uomo fa, quanto a quello che l’uomo è. Non il passo falso annulla un’esistenza retta e generosa, bensì un rinnegamento completo, un passaggio all’altra sponda.

    Dio non commette arbitrii, proprio perché è Dio. Sono le libere scelte dell’uomo che determinano la sua destinazione finale.

    Nella seconda lettura, le esortazioni di Paolo sono le stesse di Cristo: evitare lo spirito di contese e di superbia che è sempre fonte di disordine, divisioni, risse. Avere tanta umiltà da ritenere gli altri superiori a se stessi. Ecco l’esempio di Cristo che, di natura divina, non sta attaccato ai suoi privilegi.

    Al centro delle riflessioni troviamo la significativa Parabola di Gesù.

    In un simpatico quadretto familiare troviamo un padre e due figli: l’uno scanzonato e libertino; alla richiesta di andare a lavorare nella vigna risponde decisamente di no, ma poi si pente e va. L’altro, furbescamente dice di sì ma non ci va.

    Evidente il riferimento di Gesù alla storia del popolo ebraico. Era stata tutta una lunga chiamata, un invito pressante per entrare nel Regno di Dio.

    Per secoli era stato preparato, ma quando, con Gesù, arrivò il giorno, solo pubblicani e prostitute risposero e, più tardi le masse di pagani che a rassomiglianza del figlio libertino della parabola che aveva detto no, furono i disponibili per seguire la nuova via.

    La parabola non ha senso solo per gli Ebrei, ma vuole far riflettere ogni seguace di Cristo. Tutti sono chiamati a lavorare per l’edificazione del Regno di Dio. Il cristiano è la persona alla quale Dio ha affidato altre persone.

    Rispondere sì all’invito divino è buona cosa se le parole vengono seguite dai fatti.

    Rispondere di no è male, tuttavia le azioni possono correggere le parole.

    Per edificare un palazzo occorrono anni, a demolirlo basta un attimo, una bomba e tutto crolla. Così può accadere a chi ha presunzione e superbia. Far provvista di umiltà, diffidenza di sé, fiducia in Dio: questo ci dicono Gesù e Paolo. Questa è la via sicura della salvezza.

    BUONA DOMENICA

    don Luigi Corsi

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  125. Granocchiaio ha detto:

    5 OTTOBRE 2014

    XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 21, 33-43

    C’era un padrone che piantò una vigna, l’affidò a vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi ma quei vignaioli presero uno e lo bastonarono, l’altro lo uccisero, un altro infine lo lapidarono.

    Da ultimo il padrone mandò il proprio figlio; Visto il figlio, i contadini

    dissero tra loro: “Uccidiamolo e avremo l’eredità”!

    Gesù disse: “ Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà Fruttificare.” (dal Vangelo)

    La liturgia della Parola ci fa considerare un testo meraviglioso del profeta Isaia (Prima lett. che si apre con un capolavoro in assoluto della poesia ebraica (VII secolo A.C.). E’ un canto d’amore perché la vigna nell’antico Oriente è spesso simbolo di una donna amata: nel Cantico dei Cantici, la sposa è chiamata “ vigna in fiore”. E’ un canto religioso perché la vigna nella Bibbia è quasi lo stemma d’Israele” (Ravasi). Classica Immagine per illustrare il legame d’alleanza tra Dio e il suo popolo e, in previsione del Messia, la vigna è il legame tra Cristo e la sua Chiesa (vangelo odierno)

    Il profeta ne descrive la cura da parte di Dio riguardo al suo popolo. Successivamente il profeta lascia il pensiero a quel Dio che come il Messia esprime tutta la sua delusione perché la vigna e i vignaioli hanno tradito l’attesa e la fiducia. Ecco allora la decisione: “Trasformerà la vigna in pascolo”, immagine della realtà storica e religiosa; la Comunità infedele sarà dispersa.

    La vigna del Signore era la casa d’Israele che è venuta meno agli impegni di alleanza.

    I frutti che Dio si aspettava erano la giustizia, la rettitudine, la solidarietà che avrebbero dovuto costituire il fondamento e la ragion d’essere di Israele.

    I frutti cattivi sono stati invece” spargimento di sangue e grida di oppressi”

    Dio si chiede: “ Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto…?

    Nel Vangelo Gesù fa riferimento alla parabola di Isaia per costruire la sua.

    Notiamo subito che le esigenze di fedeltà rimangono valide anche per il nuovo popolo = la Chiesa. Essa sorge in forza della fede che riconosce il figlio ucciso, pietra angolare, cioè il nucleo della nuova umanità.

    Solo che questa fede non può restare un’ adesione teorica o emotiva, ma deve tradursi in carità attiva e generosa: deve portare frutto.

    Una Chiesa sterile di amore creativo è destinata a estinguersi. Ma in questo caso, la fedeltà irreversibile di Dio non viene annullata, ma continua con nuovi protagonisti (Chiese fiorenti in Africa, Asia Minore…Ultime constatazioni: Corea del Sud- Albania, dove abbiamo letto in quei volti presentati in t.v. una fede entusiasta, pulita gioiosa.

    Nella parabola del Vangelo abbiamo notato come l’uomo amareggia e delude anche il cuore di Cristo che gli fa dire: ”Il padrone darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti…Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato ad un popolo che lo farà fruttificare”. Stiamo attenti, perciò, anche noi a non preparare la morte delle nostre Chiese.

    E allora qualche interrogativo:

    La nostra Chiesa funziona secondo il desiderio di Cristo? Siamo uniti per farla fruttificare secondo il desiderio di Gesù? O stiamo forse uccidendo la speranza?

    Che lo Spirito ci illumini e ci spinga ad accogliere l’invito di S. Paolo ( II lett.) che esorta a” tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.”

    Buona Domenica

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  126. Granocchiaio ha detto:

    12 OTTOBRE 2014

    XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 22,1-14

    Il Regno dei Cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio.
    Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze ma questi non vollero venire. Non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
    Allora il re disse ai suoi servi: ”Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni, andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete
    chiamateli alle nozze. E la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: “Amico, come sei potuto entrare qui senza abito nuziale?” Allora il re ordinò ai servi: ”Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori”.
    ( Dal Vangelo)

    Nella conclusione della parabola letta domenica scorsa constatammo che la Chiesa è formata da coloro che, al seguito del Cristo, compiono le “Opere del Regno”.

    La parabola di oggi continua in questa direzione: non importa chi si è, e da dove si viene, qual è il proprio passato. Ciò che importa è la prontezza nel rispondere al Signore che ci chiama ad operare .
    Troviamo nella parabola il tema della Cattolicità della Chiesa. Tutti vi possono ormai far parte, basta essere pronti alla voce che chiama e avere ”la veste nuziale”, cioè la volontà di cambiare, convertirsi. Il passato non conta; essenziale è la decisione che si prende oggi, immediatamente e che apre un nuovo futuro, un modo di vivere.

    Il rinnovamento deve essere interiore ed è un lungo processo di ripensamento della propria vita, di revisione delle proprie opinioni. Modificare i propri atteggiamenti profondi e non solo quelli superficiali.

    Purtroppo tutto questo fa paura. E’ la paura di ciò che è nuovo e che perciò non si sa in che cosa consista.
    Ma la vita è fatta di continua novità. Oggi è diverso da ieri, e avere una esperienza in più, una gioia in più. E’ crescere anche se non ce ne accorgiamo. Solo la somma di molti giorni e di molti anni ci fa misurare l’entità del cambiamento e ci fa comprendere che solo i morti non crescono.

    La paura del nuovo si vince anche unendosi nella collaborazione per trovare la strada della vita, aiutandosi a sostenere la fatica.
    Si va avanti lavorando, cercando, aspettando, purché si vada avanti. E il mutamento nel meglio si verificherà solo nell’arco di molti anni o decenni. Non importa purché si cominci!

    La parabola è un compendio della storia della salvezza. Storia che in Cristo ha raggiunto il suo culmine: “Il convito è pronto, venite alle nozze”. E il rifiuto degli invitati è molto più grave proprio perché: “Tutto è pronto”.
    Si preferisce al convito, la propria opera: Campo, affari, amici; chiusi in una visione miope all’opera del re. Ed ecco allora che l’invito è rivolto ad altri, buoni e cattivi.
    Non guarda in faccia a nessuno, non chiede chi erano, né cosa facevano.
    Ciò che definisce un uomo è la prontezza nell’accettare l’invito, anche se implica radicale cambiamento evitando quell’increscioso incidente dell’invitato”, senza veste nuziale, il che significa che non basta dire sì alla chiamata, ma accettare Cristo e mettersi al suo seguito.

    Concludendo diciamo che una cosa è certa: “Se l’uomo si salva, è Dio il principale autore della sua salvezza; se l’uomo si perde, la colpa è solo sua.

    Buona Domenica
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  127. Granocchiaio ha detto:

    19 Ottobre 2014

    XXIX Domenica del tempo ordinario /A

    Matteo 22,15-21
    “I Farisei mandarono a Gesù i propri discepoli, con gli Erodiani, a dirgli : Maestro, sappiamo che sei veritiero e non guardi in faccia ad alcuno. Dunque dicci il tuo parere: E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?
    Gesù conoscendo la loro malizia, rispose: Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo. Ed essi gli presentarono un denaro : Egli domandò loro : Di chi è questa immagine e l’iscrizione? Gli risposero: Di Cesare! Allora disse loro : Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. (dal Vangelo)

    Nel Vangelo, Gesù viene interrogato per essere tratto in inganno.
    La questione è delicata perché riguarda un aspetto della vita politica del suo tempo: Gli Ebrei erano sottoposti ai Romani. Gesù non si scandalizza della domanda.
    Chi crede in Dio, prende posizione anche di fronte alle persone e ai problemi della vita pubblica.
    Il popolo eletto, esiliato in Babilonia, riconosce in Ciro, re pagano, uno strumento di Dio per la liberazione. (Isaia prima lett.)
    Ma la parola del profeta è vigile: Dio è, e rimane, il solo Signore. Non vi è posto per l’idolatria di uomini politici, anche se potenti. Una Comunità che crede, non rimane indifferente ad un avvenimento storico, ma non lo assolutizza perché Dio rimane sempre l’unico Signore.
    “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.
    Sono poche parole, ma che ricchezze, che forza, che luce. Davvero, “mai un uomo ha urlato come parla quest’uomo!
    La loro domanda è furba: “ E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?”
    Se non risponde vorrebbe dire che Egli non è veritiero…Se risponde di sì si dirà che è un collaboratore che non crede nel Regno di Dio; se risponde di no, passerà per un sovversivo! E allora?

    “Mostratemi la moneta del tributo” chiede Gesù ! La moneta aveva l’immagine di Cesare e un’iscrizione: “ rendete a Cesare quello che è di Cesare; quindi non servitevi di Cesare per arricchirvi. E’ perciò una chiamata alla giustizia nei confronti dello Stato.
    Ai discepoli di Gesù è richiesta questa onestà. Anche oggi!

    Il Regno di Dio può avvenire là dove in un modo o un altro regna il potere politico anche se i due regni non si identificano. Il regno di Dio è quello più vero, quello che non passa, che è eterno. Per mezzo di Cristo e dello Spirito Santo Dio regna!

    I Cesare di oggi sono numerosi: politica, economia, i media, la cultura, L’allegra comitiva degli evasori fiscali praticata senza pudore da molte persone soprattutto benestanti, trafficanti nel campo della droga, della pornografia…e altro.
    Concludo con uno scritto di Gandi: “ L’uomo si distrugge con una politica senza principi, la ricchezza senza lavoro, la sapienza senza carattere, gli affari senza morale, la scienza senza umanità, la religione senza fede, l’amore senza sacrificio. Sono queste le cose che possono distruggerci”.

    Al contrario i cristiani siano nel mondo quello che è l’anima nel corpo.
    Questo è il Vangelo!

    Buona Domenica
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  128. Granocchiaio ha detto:

    26 ottobre 2014

    XXX Domenica del tempo ordinario /A

    Matteo 22,34-40

    “Un dottore della legge interrogò Gesù per metterlo alla prova: Maestro, qual è il più grande comandamento della legge? Gesù rispose: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente .Questo è il più grande e il primo dei Comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti”. ( dal Vangelo)

    Punto centrale delle letture, la risposta di Gesù al dottore della legge; un motto sul quale soffermarsi può sembrare superfluo: lo conosciamo, lo accettiamo senza discussioni, non occorrono commenti: atteggiamento superficiale.

    Il comandamento dell’amore, secondo Gesù, è il riassunto di tutta la legge e i profeti, regolamentazione tra l’uomo e Dio; un uomo e gli altri uomini per cui, osservato questo comandamento, non c’è da fare altro.

    Si tratta di un principio non speculativo ma operativo. Pertanto la conoscenza comporta esperienza; una conoscenza puramente teorica sarebbe monca e fasulla.

    In altri termini: solo chi ama, sa cos’è l’amore; chi non ama non può saperlo. Date queste premesse, la riflessione sull’amore è indispensabile a chiunque intende mettersi alla sequela di Gesù.

    Raoul Follerau ha scritto un libro intitolato” Se Cristo domani”, in cui chiede: “Se Cristo, domani, batterà alla vostra porta, lo riconoscerete? Sarà forse un povero, un disoccupato, un profugo, un negro…Se Cristo domani, batterà alla vostra porta, lo riconoscerete?”

    Quanti cristiani, e non , si dichiarano aperti al prossimo, filantropi in senso generale; poi, però, quando hanno di fronte persone che oggi hanno tanto bisogno di accettazione e di comprensione allora si girano dall’altra parte, sbattono la porta in faccia…”Se Cristo, domani batterà alla vostra porta, lo riconoscerete?”

    E’ facile riconoscere la dignità della persona umana in senso universale; ma rimane difficile evitare la calunnia verso il proprio vicino, amare un parente, rispettare un diverso.

    Come di consueto, il brano del Vangelo di questa Domenica, ha un antefatto nell’A.T. riportato nella prima lettura dove Mosè ricorda, ai figli d’Israele, le sofferenze sopportate in schiavitù allo scopo di raccomandare di non far soffrire gli altri. Dio, infatti, provvede alla difesa degli esseri più deboli: la vedova, l’orfano,il forestiero. Proibisce di prestare denaro ad interesse e di “trattenere il pegno del mantello oltre il tramonto del sole”; casi che non bisogna perdere di vista neppure oggi.

    “Abbiamo bisogno tutti di molto amore per vivere bene” (Maritain).
    Il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza. L’indifferenza vuol dire che non vedi neppure l’altro, non esiste.

    Dio non ruba il cuore, lo moltiplica. E questo perché l’ha fatto più grande di tutte le cose. Noi, invece dimentichiamo anche quel…”come te stesso”.

    Se non ami te stesso, non sarai capace di amare nessuno. Saprai solo possedere senza gioia e senza gratitudine.

    Buona Domenica
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  129. Granocchiaio ha detto:

    1 Novembre 2014
    FESTA DI TUTTI I SANTI
    Matteo 5
    Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli;
    Beati gli afflitti, perché saranno consolati;
    Beati i miti, perché erediteranno la terra;
    Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati;
    Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia;
    Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio;
    Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio;
    Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”
    (Dal Vangelo)

    Il ritratto ideale del santo, cioè del fedele discepolo di Cristo, è tutto all’interno delle Beatitudini: è il portale d’ingresso al grandioso Discorso della Montagna (Mt. 5-7)
    Oggi la liturgia ce lo ripropone e noi ancora una volta ascoltiamo le beatitudini con lo spirito dei “puri di cuore” che sperano di vedere Dio.
    Gesù è presentato come Mosè sul monte del nuovo Sinai per offrire la Legge divina definitiva e perfetta. Essa contiene nove atteggiamenti essenziali che costituiscono la prospettiva di fondo delle scelte del seguace di Cristo.
    Cerchiamo, pertanto, di fare una sintesi sulla virtù cardine di tutte le altre.
    Innanzitutto è indispensabile la povertà di cuore, cioè l’attitudine di spirito dei “poveri del Signore” distanti dalla disperazione e dal fatalismo rassegnato, anche lontani dall’orgoglio di chi confida solo nella potenza economica, politica, militare.
    Nella prima lettura di oggi, S. Giovanni nell’Apocalisse (7,2-14) ci presenta, in una visione misteriosa, la manifestazione del significato ultimo della storia umana nel suo groviglio di bene e di male e nel suo destino di giudizio e di salvezza. La pagina è suggestiva e potente.
    Due sono i quadri proposti: il primo è popolato dalla folla sterminata dove il numero dei 144.000 è un numero simbolico di totalità e immensità.
    Significativi sono i tratti di questa marea umana. Ne raccogliamo sinteticamente quattro:
    a) Gli eletti sono segnati in fronte con il sigillo del nostro Dio, il “Tau= firma” , ulltima lettera dell’alfabeto ebraico segno dei salvati che fa pensare alla Croce. I giusti, quindi, appartengono a Dio, portano il segno di appartenenza a lui. I Santi sono per eccellenza gli uomini di Dio, appartengono alla sua famiglia.
    b) L’altro elemento è quello dell’ origine.
    Essi provengono da tutte le tribù d’Israele ma anche da ogni nazione, razza, po
    polo e lingua”. I confini sono abbattuti, le razze travalicate, le culture superate
    La Santità non è appannaggio di un’area geografica e neppure di un unico ambito spirituale.“ Dio infatti, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (Tim. 2,4).
    E’ per questo che non c’è più giudeo né greco; nè schiavo né libero, non c’è più uomo né donna perché tutti sono uno in Cristo Gesù. (Gal. 3,28).
    c) Un terzo tratto distintivo è quello “delle vesti candide”…hanno reso candide le loro vesti col sangue dell’agnello”.
    Nell’Apocalisse, il simbolismo cromatico del bianco, è la rappresentazione della divinità, della luce perfetta, dell’eternità. Abbiamo, allora, la celebrazione dei martiri come, anche, di tutti coloro che con fedeltà portano ogni giorno” la Croce” (Lc.9,23).

    d) Ultimo segno è quello delle Palme che gli Eletti reggono nelle mani, segno di vittoria e di gloria.

    E’ la felicità la meta dell’esistenza fedele, è la comunione con Dio l’approdo ultimo della vita del giusto.

    A questo punto, la folla dei salvati partecipa a una corale liturgia celeste, tutta percorsa da canti, da inni, da festosità, da acclamazioni.
    E’ noto che l’Apocalisse descrive la vita eterna con Dio come una festa continua, scandita dal culto e da canti.
    Cantare è simbolo di contemplazione e di gioia, di conoscenza e di amore, di visione e di adesione totale.

    Non per nulla Gesù aveva detto che “ la vita eterna è conoscere te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo (Gv. 7,3).
    E’ questo, e non altro, il significato della festa di tutti i Santi.

    A tutti auguri!
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  130. Granocchiaio ha detto:

    9 NOVEMBRE 2014

    DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE /A

    Giovanni4,19-24

    “… Gesù le dice:Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre.

    Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. E’ giunto il momento ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori”

    ( Dal Vangelo)

    Celebriamo, oggi, la festa della Dedicazione=Consacrazione della Basilica Lateranense, Madre e origine di tutte le Chiese di Roma e del Mondo è la Basilica di S. Giovanni in Laterano a Roma la cattedrale del Papa. La Festa prevale sulla trentaduesima Domenica dell’anno liturgico e offre all’assemblea festiva un’occasione opportuna di “ fare Eucaristia” a partire dal Mistero del Tempio, dopo aver riflettuto sulle dense e stimolanti espressioni delle letture odierne.

    Il Tempio in cui noi ci raccogliamo è un segno del Tempio che ciascuno di noi è. Cerchiamo, allora, di valorizzare e venerare questo segno che ha un grande valore pedagogico, esso ci educa a passare dal visibile all’invisibile, dall’umano al divino, e non individualmente, ma in comunione con gli altri.

    Il mistero del Tempio di pietre, introduce al mistero della Chiesa fatta di pietre vive.

    Sulla facciata della Chiesa della Certosa di Galluzzo, a Firenze, si legge: “Intra, adora, illuminare” ( Sarai illuminato se entrerai per adorare).

    Eppure quel Tempio, tanto difeso da Gesù nel Vangelo di oggi, doveva restare solo un simbolo presenza di Dio in mezzo agli uomini perché Gesù sarebbe diventato un vero Tempio. Egli consumerà il suo sacrificio, non nel tempio , ormai votato alla rovina, ma fuori, in pieno cielo perché la sua croce sarà l’altare e non di un Tempio ma del mondo.

    Paolo ,( seconda lettura) , ci mostra il passaggio da Cristo a noi. Ciascuno è chiamato a portare la sua pietra. Nessuno si ritenga dispensato o escluso.
    2. Gregorio nota che “ in un edificio, le pietre si sostengono a vicenda, e conclude che c’è uno il Cristo che sostiene tutti perché è il fondamento insostituibile”.

    3. Paolo va ancora oltre, vuole che abbiamo una profonda coscienza di ciò che siamo: “Voi sapete che siete il Tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi” (corinzi, prima lett. 9, 17).

    Abbiamo notato anche nel Vangelo che abbiamo trascritto, una battuta di Gesù con la Samaritana che perfeziona ulteriormente il concetto spirituale “ Del Tempio”: I veri adoratori adoreranno il Padre in “Spirito e verità”. Nel Vangelo di Giovanni, la Verità= è Cristo stesso; e lo Spirito è l’anima della Chiesa e dei suoi sacramenti di salvezza.

    E’ questo il vertice di ogni nostro incontro che avviene all’interno dell’edificio sacro.

    Senza di questo incontro, sia pure iniziale, la liturgia nel Tempio è solo sala di riunione” ( Ravasi). E’ ciò che, spesso, purtroppo accade.

    BUONA DOMENICA

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  131. Granocchiaio ha detto:

    16 Novembre 2014

    XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 25,14-25

    “ Un uomo partendo per un viaggio chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno.
    Quando il padrone tornò, volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti ne presentò altri cinque. Bene servo buono e fedele, gli disse il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto, prendi parte alla gioia del tuo padrone. Così anche quello che ne aveva ricevuti due , ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Quando il padrone tornò costui disse: “ Signore so che sei un uomo duro….Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Servo malvagio e pigro…Toglietegli il talento e datelo a chi ne ha dieci…Gettatelo fuori nelle tenebre, là sarà pianto e stridore di denti”. (Dal Vangelo)

    Dalle letture bibliche di questa domenica emergono tre temi:
    a) il carattere dell’attesa, non passiva ma operosa;
    b) la liberazione dalla paura che spesso blocca la persona nel suo operare;
    c) il confronto tra il premio e il nostro operato.
    L’argomento del testo evangelico ha una premessa nelle prime due letture.
    La prima (libro dei proverbi 31,10) celebra le qualità della donna saggia come moglie ideale, massaia infaticabile, accorta amministratrice, generosa benefattrice dei poveri: vertice e coronamento di tutto, è il timore di Dio, unica qualità religiosa che vale più della bellezza e dello splendore esterno.

    S. Paolo II lett. invita ad essere figli della luce; e figli del giorno, non dormiglioni ma vigilanti e sobri.

    Nel Vangelo troviamo la parabola dei talenti: ossia la vigile operosità premiata, e il neghittoso disimpegno punito.
    Notiamo subito che il vero compenso, dato dal Signore, non è ciò che il lavoro ci permette di guadagnare, ma ciò che ci permette di essere.

    Infatti i talenti affidati sono per tutti di materiale prezioso. Doni della Creazione e della grazia, ricchezze spirituali : la fede, la Chiesa, i Sacramenti e, dono supremo che supera tutti gli altri, il suo figlio Gesù.

    Dobbiamo, quindi, portare frutto. E’ la legge della natura e della vita, per le piante, per gli animali e per l’uomo. E chi semina ha il diritto di raccogliere, Quindi Dio esige frutti dalla sua vigna. Ma per portare frutto bisogna, come detto prima, non addormentarsi; Non risparmiare la fatica, conoscere le proprie capacità e non aver paura.

    Il tutto vale per la Chiesa intera. Cristo l’ha ricolmata di doni, di grazia da adoperare e portare al mondo intero. Si spalanchino le porte, si tolga la muffa, si esca ( così come vuole Papa Francesco) dalla Chiesa per immetterci nella pasta nuova e fermentarla.

    Ma la parola di Dio si applica anche a ciascuno di noi, oggi, ogni giorno della nostra esistenza.
    In un esame di coscienza cerchiamo di conoscere i doni preziosi che possediamo, le nostre capacità. E metterci in campo per l’utilità della comunità in cui si vive.
    L’ozio, infatti, è la ruggine dello spirito: Lavora!
    Hanno fatto più danno alla storia gli sbadigli che tutte le pesti.

    Dio ci dona un tempo e uno spazio per far fruttificare i nostri talenti. E’ un tempo in cui io mi costruisco un destino eterno; se lo spreco il progetto rimane monco.

    E allora una riflessione come esame critico:
    “Anche a me, Signore hai consegnato i tuoi talenti,
    mi hai dato un cuore per amare,
    una mente per riflettere,
    una volontà per costruire qualcosa di buono,
    delle braccia per lavorare,
    una fede da trasmettere agli altri,
    una famiglia con la quale vivere,
    e tanti altri doni ancora.
    Come hai ordinato alla pianta di dare i frutti in abbondanza, così vuoi che faccia fruttare tutto ciò che mi hai dato.
    In realtà tengo questi doni in cassaforte pigramente sotterrati senza mai farli conoscere, non mi gettare nel buio.
    Ti chiedo di darmi un altro giorno perché ho deciso, anche se in ritardo, di investire i tuoi doni, facendoli fruttare ad alto interesse. Faccio sul serio . Non ti truffo. Amen!

    BUONA DOMENICA
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  132. Granocchiaio ha detto:

    23 NOVEMBRE 2014

    CRISTO RE DELL’UNIVERSO /A

    Matteo 25,31-46

    “ Il figlio dell’uomo siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri, come il Pastore separa le pecore dai capri.

    Alle pecore dirà : venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi.

    Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e carcerato e siete venuti a trovarmi.”

    ( dal Vangelo)

    L’anno liturgico si chiude con una solenne rappresentazione del Cristo che troviamo spesso nelle absidi delle antiche Basiliche come in quella in dei SS. Pietro e Marcellino, in Roma III° secolo e quella del Mausoleo di Gallia Placidia in Ravenna V° secolo dove è raffigurato il Cristo- Buon Pastore.

    Un Re Pastore che non si comporta da sovrano sfruttatore, ma come compagno di viaggio dei suoi figli.

    Basterebbe passare in rassegna la bellissima serie dei verbi che esprimono premura di Dio già presenti nella prima lettura e resi attuali dal Cristo:

    “ Cercare, curare, seguire passo passo, radunare dalla dispersione, condurre al pascolo, far riposare, cercare la pecora perduta, ricondurre la smarrita, fasciare la ferita, curare la malata, pascere.”

    E’ ciò che realizza con amore il Cristo nei nostri riguardi ed è ciò che vuole dai pastori di oggi e di sempre; che operino, a sua rassomiglianza, in rapporto al gregge loro affidato.

    La fine dell’Anno Liturgico, con la solennità di Cristo Re ci vuole ricordare che la carità, l’amore, la compassione, le opere di misericordia devono costituire il filo rosso costante dell’esistenza cristiana.

    “ Se ti manca la carità, è come cucire con un ago senza filo” (S. Escrivà de Belanguer). E come diceva S. Agostino: “ Con la carità il povero è ricco, senza la carità, il ricco è povero.”

    Nel concludere vogliamo ancora riflettere sulle parole di Gesù. La sua parola è severa e serena al tempo stesso, ci invita ad un impegno serio e faticoso, ma è anche fonte di gioia a di speranza. Egli è vicino a noi, è in noi( così come si esprime S. Agostino nel tormento del dubbio finalmente aperto alla luce:” Tu eri dentro di me ed io stavo fuori e ti cercavo gettandomi impuramente su queste cose belle che pure sono tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te; mi trattenevano lontano da te le creature che senza di te, nemmeno esisterebbero. Tu mi hai chiamato e gridato fino a rompere la mia sordità. Tu sei balenato ed hai fatto risplendere la tua luce per allontanare la mia cecità. Mi hai toccato ed ora ardo del desiderio della tua pace”

    E’ questa l’opera del Buon Pastore verso chi ha bisogno di luce e verità.

    BUONA DOMENICA

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  133. Granocchiaio ha detto:

    7 DICEMBRE 2014

    II DOMENICA DI AVVENTO /B

    Marco 1,1-8

    “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio.
    Come è scritto nel profeta Isaia: Ecco io mando il mio messaggero davanti a te, Egli ti preparerà la strada.
    Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la strada del Signore raddrizzate i suoi sentieri. Così presentò Giovanni a battezzare nel deserto,
    Predicava: Dopo di me viene uno che è più forte di me al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.” (dal Vangelo)

    Terminata la stagione di Matteo, ha inizio quella del primo evangelista Marco, che ci accompagnerà per tutto il nuovo anno liturgico.

    Protagonista e araldo dell’inizio del Vangelo di Marco, è il Battista. Egli è come un indice puntato verso l’ingresso decisivo del Signore nelle strade del mondo.
    E’ nel Cristo, infatti, che si attua la presenza di Dio in mezzo agli uomini.

    Il Battista fin dall’inizio vuole fissare già il volto di Gesù Cristo come totalizzatore di tutto il Vangelo di marco con quelle parole iniziali: “Vangelo di Gesù Cristo , figlio di Dio”. E allora, specialmente, in queste Domeniche di Avvento, cerchiamo di fantasticare sugli scenari e immagini che Marco cercherà di presentarci per farci comprendere quale fisionomia spirituale e fisica, avrà il Messia del prossimo Natale.

    Certo, non siamo aiutati in questa analisi dalla configurazione della società odierna. I tempi difficili che stiamo vivendo potrebbero portarci al pessimismo. Ogni giorno siamo sommersi da tante orrendi notizie: la politica è corrotta, la società è alla deriva, la religione è in crisi, i delitti si moltiplicano, la stupidità e la volgarità dilagano, ci si esprime con termini che vanno dall’ombelico in giù, i bambini che ascoltano e imitano con il compiacimento dei genitori stessi; ma allora, come ci si deve preparare in una società che, a volte, sembra proprio impazzita?
    Come può un cristiano avvicinarsi all’incontro con il Salvatore?

    Ascoltiamo la parola di Isaia: “Una voce grida; nel deserto preparate la via al Signore”. “Consolate il mio popolo (prima lett. di Isaia)
    C’è sempre una parola di speranza e di impegno.

    Ecco la forza del cristiano!
    Di fronte a tanti strilloni che da televisione e giornali inondano la società di parole vuote, una Parola, da secoli tiene viva la speranza in un mondo nuovo.

    I leaders e i capi ,che si credevano eterni, passano e vengono dimenticati…La Parola di Dio è la sola a rimanere: “Dopo di me viene un altro che è più forte di me” (Vangelo).

    Ascoltiamo ancora la Parola di Dio: “ Sali su un alto monte tu che rechi liete notizie” (Isaia) ecco le notizie di cui abbiamo bisogno. C’è un Dio che perdona: “Come un pastore egli fa pascolare il gregge e lo raduna”…E’ preoccupato per i deboli, attento alle realtà più delicate. “Porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri” (Isaia).

    La Parola di Dio, se ci prende lo sconforto, la delusione che ci fa disperare del futuro, ci indica come uscirne fuori.

    “Preparate la via al Signore” nella santità e nella condotta perché “ mentre cammini, .cammina con te il mondo; se ti elevi, si eleva con te il mondo; ma se torni indietro, e cioè, se l’uomo non si inginocchia, è tutta la terra che si ribella…bestemmia, dato che il tuo comportamento investe tutta la natura e la danneggia” (Anonimo).
    BUONA DOMENICA

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  134. Granocchiaio ha detto:

    8 DICEMBRE 2014

    IMMACOLATA CONCEZIONE /B

    LUCA 1,26 – 38

    In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
    Entrando da lei, disse: ”Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: ”Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
    Sarà grande e verrà chiamato figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.
    Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”.
    Le rispose l’angelo: ”Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato figlio di Dio. Ecco, Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”.
    Allora Maria disse: ”Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.
    (dal Vangelo)

    Le letture liturgiche della festa che stiamo celebrando, invitano a comprenderla nel quadro organico dell’avvento come preparazione al Natale.

    Così, dalla situazione di peccato, tipicizzato nella prima lettura, l’umanità è liberata per l’azione redentrice di Cristo, nella quale noi siamo benedetti ( II lett.), come lo fu, anche se in modo diverso, Maria cui è rivolto il gioioso annunzio della salvezza (Vangelo).

    IL concepimento di Maria è un momento significativo della storia della salvezza dato che, l’azione misericordiosa di Dio è già presente con una speciale elezione in vista di una missione e con una grazia liberatrice.

    Questo fatto assurge a “segno” di ciò che Dio fa nella storia dell’umanità per realizzarne la liberazione dal peccato e per costituire quel popolo nuovo che ha in Cristo il capo e il modello.

    Nel Vangelo abbiamo notato il gioioso saluto dell’Angelo a Maria, da Lei ben compreso essendosi formata nella meditazione delle Sacre scritture ” Esulta, o piena di grazia, il Signore è con te…Non temere perché hai trovato grazia presso Dio”.

    L’annuncio messianico per eccellenza, quello a Maria, che riassume tutti gli altri, è portatore di gioia conclusiva. Infatti all’appello di gioia, segue l’annuncio della presenza divina che in Maria tocca il suo vertice.

    Ella, esaltata nella grazia, riceve un titolo unico in vista della sua maternità messianica. Maria”ha trovato grazia presso Dio”. Madre del Messia; Maria è anche la novella sposa di Dio”.

    L’antico patto di amicizia che Dio aveva stretto col suo popolo per avvicinarlo a sé, si compie perfettamente in Maria che l’angelo saluta con le parole: “Il Signore è con te”. Dio è con Maria come era stato con Abramo, Isacco, e altri profeti; ma è soprattutto con Maria perchè è madre dell’Emmanuele ( Il Dio con noi).

    In Gesù che nasce da Maria; in Gesù vero Dio e vero uomo si realizza l’incontro più sublime e più concreto di Dio con l’uomo, facendolo suo amico e…in attesa di quella “ intima divina presenza” che costituirà la futura beatitudine.

    Purtroppo, questo gioioso annuncio contrasta con la condizione di condanna per quel peccato originale in cui l’uomo sotto lo stimolo della tentazione sogna un progetto alternativo a quello di Dio pensando di divenire egli stesso il Dio conoscitore del bene e del male.

    E’ il peccato originale descritto nella prima lettura.
    Non è “una cronaca “ della colpa originaria, ma è soprattutto segno di una situazione generale personale di peccato, la cui radice è nella “ sufficienza presuntuosa e nella ”pretestuosa” disobbedienza alla parola di Dio.

    Perciò il racconto biblico è un invito a tutti per scoprire in sé questa realtà del peccato, ma anche per lottarvi, nella certezza della vittoria connessa con l’esperienza gioiosa della salvezza donataci dal Padre in Gesù Cristo.

    La seconda lett. incoraggiandoci, ci esorta perché anche noi siamo stati chiamati ad essere ”santi e immacolati” e uniti al materno aiuto da parte della Madre purissima, Maria, siamo proiettati: verso una comunione, sacramentale e vitale con Cristo.

    Buona festa
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  135. Granocchiaio ha detto:

    21 DICEMBRE 2014

    IV DOMENICA DI AVVENTO /B

    LUCA 1,26 – 38

    “L’ Angelo disse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
    Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine. Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio”.
    ( Dal Vangelo)

    L’opera di Dio, attesa, sperata, testimoniata, si attua come e quando lui vuole.

    Il progetto di David (prima lett. Samuele,7,1-5) è respinto da Dio che tende a ben altre realizzazioni, pur nella fedeltà alla sua promessa.

    Il Vangelo annunciato e compiuto nel presente (II lett.Paolo ai Rom. 16,25-27), è l’Incarnazione del Figlio di Dio, cui il sì di Maria ha aperto uno spazio nella storia.

    Questa Domenica, gomito a gomito col Natale, pone così il tema, tutto natalizio, della abitazione, o inabitazione di Dio tra gli uomini: Dio vuole abitare tra gli uomini.

    Non si fa menzione di luoghi o templi.
    La rivelazione si estende a tutti gli individui: non vi sono steccati di luoghi o di privilegi.
    “I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”, vale a dire che dove c’è un’anima che ricerca la verità, Dio è presente.

    L’uomo per trovare Dio non deve muoversi verso questo o quel luogo, si avvicini a Gesù, presente nel mondo in tanti modi: “ Io sono quel Gesù che tu perseguiti”.” Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono là in mezzo a loro”: “Quello che avete fatto al più piccolo (povero) dei miei fratelli, l’avete fatto a me” e infine:” Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue”.

    Dio sceglie tempi e modi, ma soprattutto due persone di scarso valore agli occhi del pubblico, eppure, preordinate da Dio al ruolo più elevato che creatura umana potesse possedere: Maria e Giuseppe . Dinanzi a Dio gli ornamenti non contano. Agli occhi di Dio conta l’interno dell’uomo, conta il suo cuore.

    Considerando questo impegno, è difficile, (visto come viene ridotto il Natale ,oggi) trovare uno spazio sufficiente per il silenzio, per l’adorazione, la contemplazione, lo stupore, la meraviglia. Crediamo di avere tutto, ma ci manca l’essenziale. Parliamo tanto, anche troppo di Dio e ci dimentichiamo spesso di parlare con lui, di lasciarlo parlare.
    Parliamo tanto di Gesù, ma viviamo poco come lui.

    La festa di Natale sembra dirci:” Fermati un poco prima che sia troppo tardi, vivi, “ non lasciarti semplicemente vivere, vivi di vita, non di vuoto, di banalità, di sciocchezze, non riempire il vuoto con l’inutile, dà un significato al tuo tempo “ (Pronzato).

    Il Natale ci ricorda che abbiamo bisogno di un” supplemento d’essere “ e il nostro impegno è quello di ricordarlo a tutti quelli che si illudono di avere tutto.

    Dobbiamo ricordare che, come in Maria, Dio vuole operare grandi cose nella vita di ogni persona.

    BUONA DOMENICA
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  136. Granocchiaio ha detto:

    25 DICEMBRE 2014

    NATALE DEL SIGNORE

    Solennità

    Giovanni 1,1-18

    “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

    Celebriamo, oggi, un evento straordinario. Ce ne accorgiamo dalle tante luci accese durante la notte. Dai Presepi. Dalla gioia dei bambini. Dal ricomporsi delle famiglie. Dallo scambio di doni e, soprattutto, dal riempirsi delle Chiese.

    Perché tanta festa? Qual è il senso profondo che si nasconde oltre a tutto questo mondo di festosità?
    “ Il popolo che camminava nelle tenebre, ha visto una grande luce” (Isaia 1,1).
    “ E’ apparsa la grazia di Dio che porta la salvezza a tutti gli uomini” (Paolo a Tito 2,11).”
    “Oggi nella città di David, è nato per noi un Salvatore che è Cristo Signore” ( Lc. 2,11).
    “I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoia” (Lc.2,16).

    Quello della gioia è il primo grande tema della liturgia del Natale. Le parole dell’Angelo ai pastori interrompono improvvisamente il silenzio notturno: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo.”

    In questa dimensione di gioia si colloca anche la profezia di Isaia: “ Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia…poiché un bambino è nato per noi”.

    E al tema della gioia, la liturgia del Natale associa ripetutamente quello della luce, perché Cristo è simile alla luce di un nuovo giorno che riempie di gioia tutti coloro che liberamente l’accolgono.

    Dimentichiamo quello che abbiamo dentro di poco buono, sentiamo la gioia di poter
    stringere le nostre mani, e guardarci in faccia da fratelli.

    E’ la notte e il giorno del mistero, e voi sapete che il mistero amabile della nostra redenzione incomincia con un Bambino.

    Nel Mistero di questa notte di Natale tutto è piccolo e tutto è grande: E’ piccolo il Bambino che è nato, ma un bambino che cosa rappresenta? Non è quello che abbiamo più caro…che rappresenta il domani? Non è il piccolo segno di una vita che cresce… che diventerà, che prenderà il suo posto e che sarà, domani, un uomo?

    E’ grande il fatto più sconvolgente che Dio si sia ad un certo punto imprigionato nella stessa realtà creata, che lui, il Creatore, sia diventata “creatura” plasmata nel seno della Vergine Maria, che Lui, l’eterno si sia fatto misurare dal tempo, che Lui, l’Infinito sia diventato un essere circoscritto?

    Ormai, anche volendolo, l’uomo non può più respingere l’uomo Cristo perché equivarrebbe a respingere non tanto Dio quanto una parte di se stesso. Ormai Cristo appartiene a tutti. Il suo respiro è diventato il respiro di tutti; il suo cuore batte con il cuore di tutti; la sua anima brilla nell’anima di tutti.

    Ma accettare Cristo uomo non si può, senza accettarlo come Dio, perché in” Lui abita, corporalmente, la pienezza della divinità”.

    Potremmo perciò concludere che L’Incarnazione è stata il più grande e mirabile atto della sapienza, dell’onnipotenza e, soprattutto dell’amore del Padre, per conquistare il cuore dell’uomo e ristrutturarlo in una” nuova creatura”.

    Questo è il Natale e così vogliamo viverlo insieme agli Auguri che affettuosamente rivolgo a voi tutti singolarmente, a tutte le famiglie e alle popolazioni di Genazzano, Borgo Carige, Braccagni con le quali ho avuto il piacere di trascorrere i miei sessant’anni di vita parrocchiale.

    BUON NATALE

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  137. Granocchiaio ha detto:

    28 DICEMBRE 2014

    SANTA FAMIGLIA

    LUCA 2,22-40

    “Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Mose’ Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele, lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte prima di aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù’ per adempiere la legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio”
    (dal Vangelo)

    Tre piccoli quadri intessono le letture della festa della S. Famiglia:
    a) La promessa che Dio fa ad Abramo che si realizza con un figlio, tanto desiderato, Isacco;
    b) Al centro, la famiglia di Gesù;
    c) Alla conclusione, la profetessa Anna, vedova di ottantaquattro anni, simbolo della speranza ebraica, che vede nella nascita del bambino che porta in grembo la Madonna, Gesù, che giocherà in un villaggio palestinese, Nazaret, come il Battista e come ogni altro ragazzino.

    La celebrazione della festa odierna ci dà l’occasione di entrare nell’ambito delle nostre famiglie, di riflettere sulla natura e il compito di questa istituzione, dei soggetti che la compongono insieme alle responsabilità e agli obblighi.

    I genitori sono le colonne dell’edificio familiare; ad essi spetta il compito di organizzare gli eventuali figli che vi convivono. L’insieme forma la famiglia.

    Mai come in questi ultimi tempi si fa un gran parlare della famiglia. Eppure mai come adesso questa istituzione sta subendo attacchi di ogni genere che vanno dalla sua denominazione alla indifferenza davanti ai bisogni che essa ha per crescere come una pianta rigogliosa, pronta a donare frutti meravigliosi per tutta l’umanità.
    Oggi, invece, si fa di tutto per snaturarla.

    “ La famiglia è un grande mistero di Dio, ci ricorda S. Giovanni Paolo II”, e questo ci fa capire il carisma della sua missione, il significato del matrimonio, la responsabilità dell’essere genitori e anche dell’essere figli. Tutti collaborano per la vita, proprio perché essa è un dono di Dio e il primo atto di solidarietà tra gli uomini.
    Il bambino viene alla luce, piccolo e indifeso, non trova una società anonima e astratta, ma le braccia di una madre e di un padre. Non c’è alcuna struttura politica o culturale che possa sostituirsi alla famiglia.

    Crescendo, questo bambino che è stato accolto tra le braccia dei genitori saprà anch’egli a sua volta aprirle ai fratelli e sorelle.

    Davanti a tanta bellezza sembra però che il mondo attuale sia diventato insensibile: più c’è candore e più si cerca di sporcare, così come sta accadendo ai nostri giorni.

    Partiamo da una constatazione. Va sempre più diminuendo la gioia e il desiderio di essere padri e madri. Oggi molte donne preferiscono la “carriera” e così. l’affermazione professionale diventa più importante dei figli.(quando ci sono).

    E i padri? Da tempo si parla della figura paterna come di una figura inesistente. Il padre è, insieme alla madre, una figura indispensabile per la crescita armonica del figlio, il quale riceverà sicurezza, fiducia, possibilità di identificarsi.

    La famiglia vera è quella che, posto al centro della propria vita Dio, lo invoca, lo prega e accoglie il figlio come una benedizione e s’impegna ad educarlo. Oggi questa famiglia vera è messa in discussione, è combattuta da una pseudocultura suicida, basata sul successo, sul divertimento, sul denaro,diventati idoli dell’attuale società.
    In questo scenario i Giovani sono smarriti e diventano la prime vittime di genitori incapaci di trasmettere valori.

    I giovani oggi hanno tutto, anche di più, ma sono poveri di spiritualità: sono stracolmi di esperienze sessuali, ma poveri di amore, sono sazi e pieni di benessere, ma insoddisfatti e infelici.

    Termino con una frase- testamento di una ragazza, trovata suicida in una stazione di Roma: “Riconosco che mi avete voluto bene, ma…non siete stati capaci di farmi del bene, mi avete dato tutto, anche il superfluo, ma…non mi avete dato l’indispensabile:
    non mi avete indicato un ideale per il quale valesse la pena di vivere! Per questo ho deciso di togliermi la vita. Perdonatemi, ma non ho altra scelta”

    La Santa Famiglia supplisca l’incoscienza di tanti genitori!

    BUONA DOMENICA
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  138. Granocchiaio ha detto:

    1° GENNAIO 2015

    MARIA MADRE di DIO

    “I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono si stupirono delle cose che i pastori dicevano!
    Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro”.
    ( dal Vangelo)

    Il primo pensiero, in questo inizio del nuovo anno è quello di rivolgere, da parte mia, l’augurio di Buon anno 2015, ricco di buona salute e di tanta pace.
    Un poeta francese ( Rimbaud ) ci direbbe che ”E’ così bello ciò che comincia” e ciò anche se il nostro poeta latino, Ovidio, afferma che “Il tempo divora ogni cosa”, ma il buon anno che comincia è già buono se io sono buono “. Questo primo giorno dell’anno ha come riferimento il grande mistero celebrato otto giorni fa con la nascita del Redentore e, oggi, la glorificazione della madre Maria.

    Primo giorno dell’anno, ricco di molti motivi sia teologici che antropologici.
    Cercheremo di collegare le varie ricorrenze con questa enunciazione: Aprirsi al mistero di Cristo, nato da Maria, significa scoprire il senso della vita come dono e, quindi, costruire la pace che è la Comunione fondata sulla logica del dono.

    L’inizio del nuovo anno ci invita a riflettere su un fatto ovvio e insieme misterioso.
    Noi viviamo; senza la vita tutto il resto non avrebbe senso. Per questo è indispensabile saperci fermare nella corsa affannosa di un vivere che rischia di essere senza senso,

    E’ indispensabile riscoprire, nei gesti di Maria e dei pastori, i segni di una sintonia che arricchisce il senso della vita, quale: essere capace di stupore, conservare, meditare nel cuore degli avvenimenti.

    La consueta risposta alla situazione dell’uomo desideroso di vivere, con la paura della morte, è Gesù Cristo, Figlio di Dio, divenuto realmente uomo nel seno di Maria. Cristo, vivendo la nostra stessa vita, ci rivela che il senso della vita è quello di essere “dono”.

    Quando accogliamo la vita come dono di Dio, noi diventiamo, a nostra volta, capaci di donare e di donarci ai fratelli, costruendo la pace, che è comunione, condivisione, collaborazione.

    La vita ha senso, la pace è possibile perché Cristo, nato da Maria, ci rivela che il dono, la grazia, il centro trascendente della vita è Dio.

    Il suo avere e possedere, per quanto vasto sia ha un limite invalicabile, dato che l’uomo, non ha il potere di darsi la nascita, né di evitarsi la morte. L’uomo per vivere ha bisogno di amare la vita (sua e degli altri) in tutto e, nonostante tutto.

    Per questo ha bisogno di aprirsi, senza paure, al Bambino Gesù che giace nella mangiatoia accanto alla Madre. Allora potrà come i pastori, come Francesco d’Assisi, glorificare e lodare Dio in tutte le sue creature, con un cuore tanto puro da “abbracciare il mondo senza volerlo tenere”.

    FELICE ANNO NUOVO A TUTTI

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  139. Granocchiaio ha detto:

    4 GENNAIO 2015

    II DOMENICA DOPO NATALE

    Giovanni1,1-18

    “ In principio era il Verbo…e il Verbo era Dio…
    In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta…E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…”
    (Dal Vangelo)

    Domenica di riflessione sul figlio di Dio fatto uomo; se ne è parlato, scritto abbondantemente durante feste natalizie.
    Il Vangelo di questa Domenica è lo stesso della Messa di Natale, ma l’argomento è di tale mole che da venti secoli impegna i cervelli della teologia cristiana e cattolica in particolare.

    La ripetizione del brano evangelico non avviene perché non c’è altro da dire, ma perché siamo di fronte al più grande, anzi più sconcertante mistero della nostra fede. Perché sconcertante?
    Alcuni hanno perso la fede perché non hanno ritenuto verosimile, possibile che un padre, al figlio unico assegni la missione di sacrificarsi per salvare un servo ribelle.

    Ma se non possiamo capire Dio, perché affaticarci intorno a Lui?
    Con noi Dio, dopo averci corredati di intelligenza e coscienza, ci ha parlato di se stesso: Egli si è rivolto a noi, perché sapeva che qualcosa di Lui potevano afferrare o non capire nulla.

    Ecco il Vangelo di questa Domenica, prologo di S. Giovanni:“In principio era il Verbo=la Parola, il concetto: Il Verbo è la luce che viene in questo mondo . Luce che non riguarda gli occhi della fronte, ma il mondo di Dio, il Tuttaltro.
    E questo Tuttaltro ha infuso nell’uomo una particella, un seme della sua divinità.

    “ Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza.
    Il piccolo uomo , con la sua mente è riuscito ad abbracciare l’universo.
    Dio ha comunicato all’uomo di creare la sua creatività: quante cose ha inventato, saputo creare cose che in natura non esistono, (ultimo il computer).

    Uomo piccolo Dio.
    Ma se l’uomo è stato capace di conoscere tante realtà concrete, si deve fermare solo all’esterno?
    Non può avventurarsi anche nel mondo divino?
    “Il Verbo diventò carne cioè uomo”.

    Il Vangelo di oggi canta questi due aspetti: il conferimento divino e l’assunzione dell’umano.
    Del resto questo è il senso del Natale.
    Ma, come mai Dio dà tanta importanza all’uomo?
    Proprio perché nell’uomo c’è un “pezzetto di Dio.”
    Se Dio manda suo Figlio, vuol dire che questo omiciattolo conta agli occhi di Dio, e conta non perché è fatto di elementi chimici ( ma conta per il raggio, la scintilla divina che è in lui, perciò:

    Il Natale del figlio di Dio è la grande festa di Dio e dell’uomo.

    E’ la festa della divinità, è la festa dell’umanità.

    Buona Domenica

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  140. Granocchiaio ha detto:

    11 GENNAIO 2015

    BATTESIMO DI GESU’

    Marco 1

    “In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.
    E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.
    E sentì una voce dal cielo:Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.
    (Dal Vangelo)

    Punto affascinante del racconto evangelico l’affermazione solenne della divinità di Cristo: “Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.
    Gesù riceve l’investitura ufficiale della sua missione di figlio e Salvatore dell’umanità.
    Gesù è in fila con altri uomini ed è battezzato da un uomo, Giovanni il Battista il battezzatore.

    Ma la scena, così tanto umana è attraversata dal divino e dal mistero. Si realizza il sogno di Isaia che a suo tempo aveva pregato:” Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”.
    E’ ciò che è avvenuto con la presenza del Padre e dello Spirito Santo. Dio ha rotto il suo silenzio e il suo trascendente isolamento.

    Poche parole dal Vangelo così tanto esplosive e dense. In due righe è contenuta tutta la ”novità” di Cristo, ciò che accade quando Gesù aveva trent’anni, ed è decisivo per tutti.

    Troviamo un parallelo tra i due battesimi e di Cristo e della Chiesa: Gesù, dopo il battesimo, dà inizio all’attività pubblica predicando la novità del Vangelo; con la Pentecoste, la Chiesa ha il suo battesimo mediante il fuoco dello Spirito per aprirsi come accolta umana aperta ad ogni lingua e popoli.

    E i due inizi non vanno separati perché la Chiesa si fonda su Gesù.
    Mentre celebriamo questa manifestazione di Dio viene da chiederci se noi , oggi, ne siamo coinvolti.

    Cristo si fa luce, ma noi entriamo nel suo splendore?
    Tutto è stato fatto perché noi, cristiani, diventassimo altrettanto soli, cioè, forza vitale per gli altri uomini?
    Forse dobbiamo ricominciare tutti daccapo! Dobbiamo ritornare alle sorgenti del nostro battesimo.

    Una riflessione si impone nella festa del Battesimo di Gesù. Forse non sempre i cristiani sono coerenti.
    Forse ci sono cristiani che pretendono di risolvere i problemi di quelli che non credono, ma non si decidono a risolvere il loro unico problema: diventare credibili (almeno un po’)!

    Perché, come osserva l’Abbè Pierre, “ non basta essere credenti, o ritenersi tali: occorre anche essere credibili!”

    Abbiamo superato il duemila, ma non cambieremo il mondo se continueremo ad annacquare la potenza del Vangelo con una vita cristiana all’acqua di rose!

    Raoul Follerai ci lascia un richiamo: “Da duemila anni : l’era cristiana…
    Ma quando incominceremo noi ad essere cristiani?”.

    Buona domenica
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  141. Granocchiaio ha detto:

    18 GENNAIO 2015

    II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

    GIOVANNI 1, 35-42

    “Fissando lo sguardo su Gesù, Giovanni Battista disse: Ecco l’Agnello di Dio!
    Gesù si voltò e vedendo che due discepoli del Battista lo seguivano, disse: Chi cercate? Gli risposero: Rabbi, dove abiti? Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e si fermarono presso di lui. Uno dei due era Andrea, fratello di Simone Pietro. Egli incontrò suo fratello e gli disse: Abbiamo trovato il Messia! E lo condusse da Gesù.
    Gesù fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, ti chiamerai Cefa-Pietro”
    ( Dal Vangelo)

    Come possiamo notare la “vocazione”- chiamata, non è solo quella sacerdotale e religiosa ma anche quella che prospetta di trovare il senso della propria vita da sviluppare con l’aiuto di Dio e la preziosità di una presenza fraterna come quella notata nella prima lettura dove Eli, (Sacerdote del santuario di Silo), guida il giovane Samuele a riconoscere la chiamata da parte di Dio ( Samuele3,3-10-19) così come il
    Battista che conduce verso Gesù i suoi due discepoli.

    Nell’occasione Gesù cambia il nome di Simone di Giovanni, che diventa”Cefa-Pietro, come segno di un destino inatteso e grandioso. E costatiamo come l’incontro con Dio ( così anche per ogni uomo), sconvolge spesso i piani modesti che l’uomo ha progettato, travolge le resistenze e coinvolge la vita in un impegno gioioso e totale.

    Avere trovato Gesù, ha senso se si è decisi a testimoniarlo.
    Esiste un legame profondo tra fede e testimonianza: osservate con quanta tenacia, fanatismo, caparbietà, i Musulmani affermano dichiarano, difendono (anche se in modo sbagliato) il loro “credo”. Mettiamoli a confronto con il nostro” modo di credere in Dio”. Quale testimonianza saremmo capaci di offrire di fronte ad una persecuzione (che potrebbe essere non lontana).
    Quanta differenza confrontandoci con i martiri dei primi secoli del Cristianesimo!

    Fatte le debite eccezioni, ci dobbiamo riconoscere con una fede fatta di pasta frolla.

    Avete fatto attenzione a come il venerdì sera gli Ismaeliti gremiscono le loro scomode moschee pregando con fede, mentre le nostre Chiese, la Domenica, soffrono di marcato sfollamento?

    Costatiamo che è la grande fede a realizzare un progetto, fatto che si è verificato in ogni piccolo o grande avvenimento. Se la finalità del Corano e dei suoi adepti hanno il progetto di impiantare il loro sistema e religione sull’Europa, il Vaticano e l’intero mondo, con fede cieca e armi impazzite riusciranno ad attuarla? No, se viviamo con più impegno il nostro Cristianesimo riempiendolo della forza vitale della fede e scartando ogni forma di barbarie.

    Buona domenica
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  142. Granocchiaio ha detto:

    25 GENNAIO 2015

    III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

    Marco 1,14-20

    “Gesù predicava il Vangelo di Dio dicendo: Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo!
    Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea mentre gettavano le reti e disse loro: Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini.
    Andando un poco oltre, vide anche sulla barca Giacomo e Giovanni e li chiamò. Ed essi lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono”.
    ( Dal Vangelo)

    La lettura del Vangelo odierno di Marco, è il primo scritto evangelico ad essere composto (probabilmente attorno al 70). Collaboratore di Paolo e Pietro lo denomina ”figlio mio”. Lo avremo, come guida, per tutto questo anno liturgico. Scrittore molto sobrio, ama molto le frasi brevi. Il suo è il Vangelo più breve, tanto che S. Agostino lo definisce “ il più divino degli abbreviatori”.

    Il tema trattato dalle scritture bibliche permette di completare il discorso della Domenica precedente.

    Nel brano odierno è possibile scorgere, sia ciò che provoca la chiamata a divenire discepoli, sia il modello di come la domanda vada compresa e accolta. Come nasce e come si caratterizza il seguace del Vangelo?

    Al sorgere della sequela c’è una reciprocità di gesti tra Gesù e il seguace: Gesù per primo guarda e chiama. Il seguace, si rivolge per rispondere. Questo rivolgersi reciproco, questa chiamata – risposta produce da una parte e dall’altra un atto che fa “segno ”, cioè una rottura nella continuità del vissuto.
    Senza questa rottura senza il con-vertirsi e il ri-volgersi, non sorge la novità evangelica.
    Anche Gesù ha fatto la stessa cosa: Egli ha lasciato il Padre, rinuncia ai suoi privilegi, e sempre fedele ad una storia di partenze e di separazioni arrivò alla Crocifissione dove divenne il segno di speranza, e di salvezza per tutti i suoi discepoli e per tutta l’umanità.

    Ciò che caratterizza la vita di Gesù e di conseguenza dei suoi discepoli è il taglio netto. Nel momento in cui questo avviene, si produce quella relazione che chiamiamo: Fede. Perciò, nei Vangeli “credere” è equivalente a “Venire e seguire”.

    “Venite dietro a me”. Ma… dove? La venuta di Gesù non fonda un “nuovo luogo”. Il “dove”, è Lui e basta. Sulla via di Galilea Gesù viene e si consegna all’uomo.

    L’uomo, convertendosi, risponde conseguentemente a Lui in maniera irrevocabile con una propria adesione a Gesù come Maestro e Signore.
    Uno solo, infatti, è il vostro Maestro. Non ci sono altre verità da comunicare perché: “Io sono la Via ,la Verità, la Vita”.
    Nessuna mescolanza di maestri e di insegnanti che allontanerebbero dalla via maestra della salvezza.

    Per invitarvi a riflettere sul Vangelo di Marco in questo anno, un ameno dialogo riportato dal noto scrittore francese, Paul Bourget, il quale mentre era ammalato ricevette la visita di un amico, che vedendo il Vangelo sul comodino, gli chiese: Vuoi che te ne legga una pagina? “No, grazie, lo so a memoria”.
    Imitiamolo!

    Buona domenica
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  143. Granocchiaio ha detto:

    I° FEBBRAIO 2015

    IV Domenica del tempo ordinario /B

    Marco1,21-28

    “A Cafarnao, entrato proprio di Sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

    Un uomo posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Io so che tu sei il Santo di Dio! E Gesù lo sgridò: Taci! Esci da quell’uomo. E Lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti dissero: Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda agli spiriti immondi e gli obbediscono!”

    (dal Vangelo)

    Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù che “ insegna”. Domina la “Parola”. “Egli è il portavoce di Dio, le sue parole sono quelle di Dio. Gesù è l’uomo per eccellenza della Parola”. Gli porrò in bocca “le mie parole ed egli dirà quanto io comanderò” (Deuteronomio).

    L’evangelista non dice il contenuto del suo insegnamento; Il contenuto, infatti è il Vangelo, e cioè, Lui stesso che insegna.

    Il profetismo della prima lettura ha avuto lo scopo di porre nel presente le fondamenta su cui edificare l’avvenire in conformità alla verità di sempre.

    Egli presagisce il cammino di Dio nel futuro e, fin da oggi, gli apre la strada. La sua è una predicazione incarnata nel realismo della storia presente in funzione del suo avvenire.

    Questo è il profetismo nell’Antico Testamento che ha la sua carta di fondazione nel Deuteronomio della prima lettura.

    Nel Vangelo, entra in scena il profeta, l’uomo per eccellenza della Parola.

    La parola di Gesù penetrerà nella nostra storia e intraprenderà un processo di annientamento del male demoniaco.

    La “dottrina nuova” del Cristo non sarà una teoria filosofica ma una forza creatrice e liberatrice.

    Abbiamo ascoltato cosa dice l’indemoniato del Vangelo: “Che c’entri con noi ? Sei venuto a rovinarci? Se c’è una cosa che Cristo viene a rovinare è la nostra mediocrità, la nostra fede addormentata, il nostro qualunquismo”.

    “Esci da costui” grida Gesù, esci da questa falsa coscienza…”

    Lo sappiamo, un profeta non ha mai vita facile in mezzo agli uomini. Perché è duro e scomodo accettare quanto dica, ma Cristo ci rivela: Quello che sei, quello che hai non basta, devi aspirare a qualcosa di nuovo, ad un “più”. Non limitiamoci ad essere una “caricatura “ del Vangelo.

    Il Cristianesimo non può contentarsi di persone mediocri: o lo si vive in pienezza, o lo si tradisce. Tutto il Vangelo mira alla liberazione dallo spirito del male (il demonio).

    Questo del male è un vero potere e tiene l’uomo schiavo di se stesso e cerca di contrapporsi alla Parola. Ma la stessa descrizione del miracolo fa intravedere che è possibile il superamento di ciò che da sempre si è sopportato.

    Marco vuole aiutare i primi cristiani, così come quelli di ogni tempo, a riprovare quella gioia stupita davanti ai miracoli, segni operati da Gesù.

    Buona domenica

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  144. Granocchiaio ha detto:

    8 FEBBRAIO 2015

    V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

    Marco 1,29-39

    “Gesù, uscito dalla sinagoga di Cafarnao, si recò in casa di Simone e di Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Subito gli parlarono di lei. Egli accostatosi, la sollevò prendendola per mano, la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.
    Venuta la sera, dopo il tramonto, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni.
    Al mattino si alzò quand’era ancora buio e si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Andò poi per tutta la regione di Galilea, predicando e scacciando demoni”.
    ( Dal Vangelo)

    L’argomento del Vangelo odierno si ricollega molto bene a quello che abbiamo riflettuto la Domenica passata. Gesù, profeta e salvatore, ha un’attenzione particolare per l’uomo concreto e lo libera dai suoi limiti di morte.
    Quell’attenzione all’uomo che era stata intravista nelle Domeniche precedenti, viene finalmente in luce.

    Quel Gesù che ha forza di opporsi all’oggettiva capacità di emarginazione del male, ha di mira l’uomo.
    Lotta contro i demoni, o il loro equivalente, per poter prendere per mano l’uomo prostrato e indebolito, ricostruirlo in dignità e salute e renderlo capace di servire Lui e la comunità.

    Questo è il senso della guarigione della suocera di Pietro. La potenza di Dio entra mediante Gesù nella storia di umana impotenza.
    E’ questo anche il grande mistero della teologia del Vangelo di Marco.

    Quante speranze, illusioni, attese alimentano la vita, una vita che è un ”soffio” (I lett.). Su questo soffio si appesantisce il male nelle sue varie forme.

    Il mistero del dolore avvolge e sconvolge la vita dell’uomo ponendola in questione. Giobbe (I lett.) è il grido dell’uomo lanciato verso il cielo, è l’invocazione rivolta a Dio, è l’angoscia di chi cerca un senso alla propria vita e al proprio soffrire. E solo Cristo è quel Dio che condivide il dolore dell’uomo per dargli un senso e uno sbocco di speranza e di vita.
    Cristo è la risposta al grido di Giobbe, e non è una risposta filosofica, teorica. Cristo non è venuto a “spiegare” il dolore, ma è venuto a caricarselo sulle sue spalle, a condividerlo con l’uomo e a dargli un valore di redenzione e di salvezza.

    Nel brano del Vangelo si è notato l’incontro di Gesù con una persona ammalata, e subito dopo c’è il suo contatto con tutti i malati e gli indemoniati. C’è l’incontro con l’uomo che è un essere “ammalato”.

    Gesù si accosta al nostro dolore dal momento che il Figlio di Dio ha condiviso il dolore di tutti noi. Così come identica è la posizione di S. Paolo (II lett.)” Mi son fatto debole con i deboli”.

    La nostra fede in Cristo Crocifisso e Risorto ci deve rendere solidali con tutti i crocifissi del mondo e disponibili a lottare contro tutto ciò che genera dolore sia nel corpo come nello spirito.

    Qualche detto:
    dai poveri del deserto:
    “Non c’è uomo senza dolore;
    e se c’è, non è un uomo”.

    Niccolò Tommaseo:
    “ L’uomo non educato dal dolore,
    rimane sempre bambino”.

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