Aulo Guidi

   

l’ultimo lavoro che Aulo ha fatto per me 

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    IL LUTTO
    Addio al primo designer della città Oggi i funerali di Aulo Guidi, fotografo e fondatore di Ideogram

    Sabato è venuto a mancare all’affetto della sua famiglia e di tanti amici, il designer Aulo Guidi. Era nato a Volterra 73 anni fa e si era trasferito a Grosseto nel 1966. Per anni insegnato educazione artistica in diverse scuole di Grosseto. Nel 1970 aveva fondato la società Ideogram, prima realtà grossetana di grafica pubblicitaria e stampa serigrafica. Lascia la moglie Maria e i figli Francesca e Guido. La sua preparazione tecnica, unita ad una straordinaria sensibilità per l’arte, ha permesso ad Aulo Guidi di trasformare una passione in una vera e propria attività. In ogni progetto si coglieva la sua personalità, così tangibile da rappresentare una risposta e una sfida ai prodotti stereotipati e freddi prodotti dalla computer grafica moderna. Aulo Guidi ha percorso una strada professionale importante che negli anni lo ha portato a collaborare con i maggiori artisti italiani contemporanei, trovando poi nella fotografia e nelle sue numerose espressioni l’elemento centrale. Innamorato della sua terra adottiva, la Maremma, è riuscito negli anni a riconoscerne le sfumature. Le sue fotografie e le numerose idee grafiche hanno cercato di raccontarne il carattere, la bellezza, la storia. Gli amici lo ricordano come “persona semplice e umana”. Per chi l’ha conosciuto è stato un piacere e una fortuna condividerne le passioni. Aulo Guidi era anche il fondatore del gruppo dei maggiaioli di Poggio La Mozza”, gruppo con il quale cantava parole di amore per la Maremma. «Questa mattina i funerali. L’estremo saluto nel cimitero della Misericordia». (g.b.)
    Il Tirreno 10 settembre 2012

    • Robertoi Tonini ha detto:

      Aulo Guidi io l’ho conosciuto negli anni ’70. Allora era ancora insegnate, ma già aveva avviato il suo studio Ideogram per lavori grafici. Non ci giurerei, ma forse ce lo indicò Romano Camiciottoli, titolare della Tipografia Fiorentina di Via Mazzini. Se non fu lui fu sicuramente l’Agenzia Fotografica BF. Avevamo fatto fino ad allora dei semplici depliant in bianco e nero per la BRAIMA. Erano depliant semplicissimi: una foto casareccia, qualche caratteristica dell’attrezzo e l’indirizzo della ditta.

      Volendo fare un passo in più chiedemmo informazioni e per fortuna fummo indirizzati verso di lui.
      Già al primo incontro ci conquistò. Innanzitutto con il suo modo di parlare molto accorato e gentile, rispettoso verso il prossimo. Spiegandoci le cose aveva un atteggiamento serio, da insegnate, ma bastava un minimo appiglio e il suo volto veniva invaso da un sorriso luminoso a 360°. Metteva molto calore nel suo lavoro, da vero appassionato e da vero artista ci faceva parlare e spiegare i nostri attrezzi, il loro uso e la loro utilità e poi lui metabolizzava tutto. Una curiosità sempre viva e competente. Non ricordo quale fu il primo lavoro ma ricordo perfettamente quale fu il suo vero “Capolavoro” che fece per noi.

      La BRAIMA costruiva macchine e attrezzi agricoli e per l’industria del calcestruzzo. Il vero cavallo di battaglia in agricoltura erano le trivelle da applicare al sollevamento dei trattori. Servivano a fare fori nel terreno fino ad una profondità di 1 metro e con diametro dai 15 agli 80 centimetri. Erano ottimi attrezzi, costruiti in diverse versioni e avrebbero avuto un grande successo prima in Toscana, e poi in tutta Italia. Logico quindi che il depliant più importante fosse quello per questo attrezzo. Parlammo a lungo delle trivelle e volle sapere tutto fin nei minimi particolari. Rimaneva poi entusiasta quando capiva l’utilità e la validità dell’attrezzo. Ed il suo viso da bambinone cresciuto, capace di mille espressioni, si apriva prima all’ammirazione e poi ad una felicità partecipativa. Entrava cioè proprio nell’anima dell’oggetto.

      Poi facendosi serio, ma era solo uno stato passeggero, disse che ci avrebbe pensato e poi ci avrebbe portato dei progetti, delle soluzioni. Infatti tornò dopo qualche giorno e ci inondò di fogli, schizzi, quadri e abbozzi. Ma quando arrivò al suo vero progetto capimmo subito che aveva fatto centro! Il depliant era formato da due fogli, e quindi quattro facciate. Nella prima pagina, sul fronte, erano riprodotte le foto dei tre modelli di trivella e quella centrale terminava con un foro vero e proprio sul depliant! Un’idea semplice quanto geniale. Chiedemmo come si sarebbe potuto fare – allora veramente poco esperti di queste cose – e lui ci spiegò come. Facemmo quel depliant e poi tantissimi altri, ma quello della trivella ebbe un successo inimmaginabile in tutta Italia.

      Poi per diversi motivi ci perdemmo di vista, ma io continuavo a vedere i suoi lavori sempre più apprezzati per i prodotti più disparati. Aveva uno stile tutto suo e spesso riuscivo a riconoscere la sua mano nelle realizzazioni più disparate, senza bisogno di andare ad informarmi chi fosse l’autore. Con “licenza artistica” potrei tentare di definire il suo stile come un interprete attuale degli Etruschi. Cosa lieve e non marcata, ma trasparente ai miei occhi. Come tutti gli artisti guardava in alto e lontano. Fino ad inciampare sul sassolino che aveva davanti.

      L’ho poi rivisto e portai i saluti di un cugino che era all’epoca Fiduciario Slow Food a Volterra, Leonardo Dell’Aiuto, come io lo ero per Grosseto.
      Proprio come fiduciario gli chiesi di realizzarmi un biglietto da visita. Come al solito mi fece parlare e quando vidi il risultato che corrispondeva esattamente ai miei desideri fui felice come era felice lui per avermelo fatto.

      L’ho incontrato casualmente un mesetto fa e gli parlai del libro che avevo scritto. Non è possibile dire quanti complimenti mi fece e la sua faccia ancora vispa, ora contornata da riccioli bianchi, mi illuminò tutto. Gli regalai una copia e mi disse che l’avrebbe letto immediatamente. La mia speranza è che abbia fatto in tempo a leggerlo.

      Ciao carissimo e dolcissimo Aulo.

      Roberto Tonini

  2. Granocchiaio ha detto:

    L’ultimo lavoro che Aulo Guidi ha fatto per me

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