4 Novembre 2012 GRAZIE RAGAZZI

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  1. Granocchiaio ha detto:

    ANCHE SE CON UN PO’ DI RITARDO: GRAZIE RAGAZZI

  2. Ric ha detto:

    Approfitto di questo articolo del Granocchiaio per ricordare a tutti i lettori di Braccagni.info un’altro evento che avvenne il 4 novembre 1966 e cioè l’alluvione della Maremma ricordato dagli amici de Il Giunco.net, che salutiamo, ed in un bell’articolo di Barbara Farnetani a questo indirizzo http://www.ilgiunco.net/2012/11/04/4-novembre-1966-46-anni-fa-lalluvione-che-sconvolse-grosseto/
    Nell’articolo è ricordato il sacrificio del braccagnino Santi Quadalti nell’impossibile tentativo di salvare il bestiame dalla piena ormai incombente dell’Ombrone. Questo articolo mi offre lo spunto per ricordare a tutti gli abitanti di Braccagni che lo hanno conosciuto e a coloro che solamente ne hanno sentito parlare, questa figura di lavoratore che sacrifica la propria vita nell’adempimento del proprio lavoro. Il 4 novembre è per tutti i maremmani riconoscimento verso le nostre Forze Armate, ma anche ricordo di quest’uomo che ci ha lasciato e del quale chiedo di accellerare la costruzione a Braccagni di un monumento a suo ricordo.

  3. Granocchiaio ha detto:

    Bellissimo ed opportuno l’articolo di Barbara Farnetani. Solo alcune precisazioni per chi come me c’era allora e poi ne ha scritto sul libro “I miei Acquisti in Maremma”, in particolare sulla disgrazia di Santi Quadalti.
    È vero che da noi non ci furono “gli angeli del fango” come a Firenze, ma sia a Firenze che a Grosseto ci fu l’intervento massiccio delle forze armate italiane con reggimenti inviati in tutti i luoghi inondanti d’Italia. Io stesso fui inviato proprio a Grosseto dal reggimento dei bersaglieri Aurelia di Civitavecchia. Il campo base fu stabilito presso le scuole elementari di Marina di Grosseto. Quest’intervento delle forze armate italiane impiegate sia per il recupero degli animali morti sia nelle prime sistemazioni , sia in aiuto delle popolazioni, anche con impiego di mezzi anfibi, è un fatto poco ricordato dai giornali e dalla storia in genere. E non si sa perché.
    Anche la vicenda di Santi Quadalti è rimasta per tantissimi anni raccontata – come fa del resto Barbara oggi – con una certa enfasi, ma con parecchia approssimazione. È stata una fortuna per me incontrare quasi casualmente la verità e i dettagli della vicenda. È stato in occasione della descrizione di questi fatti nel mio libro già citato. Ho potuto parlare praticamente con tutte le persone presenti alla disgrazia, quando io, come poi anche Barbara, sapevo di un fatto che pareva fosse avvenuto in solitario. In effetti Santi “in sella al suo cavallo” non “si gettò nelle acque per salvare gli animali chiusi nel recinto”, ma in sella al suo cavallo inciampò e cadde nell’acqua dalla quale i presenti alla caduta non riuscirono a salvarlo. Questo mentre cercava di raggiungere una trentina di bestie maremmane che erano nella serrata che si trovava dietro l’officina degli Acquisti: bestie giovani che non erano ancora mai state alla macchia.
    Questo non cambia certo la sostanza dei fatti, anzi, se possibile, rende il tutto anche più drammatico. Il fatto non si è consumato in solitario e nel giro di pochi minuti. Al contrario vi intervennero diverse persone e la cosa andò avanti un bel pezzo prima di giungere alla tragica fine. Tutto riscontrabile leggendo l’intera vicenda che ho potuto ricostruire “minuto per minuto” grazie a chi quella tragedia l’ha vissuta in prima persona.
    Riguardo al “non piangersi addosso” ricordo la risposta che dette l’allora sindaco di Firenze Piero Bargellini ad un osservatore straniero circa il comportamento dignitoso e non piagnucoloso della gente: “è nel nostro DNA di toscani” fu la risposta “pensi che quando uno sta per morire noi si dice che “non sta troppo bene!”

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