Roba dell’altro mondo

 

 

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Roba dell’altro mondo

    Chi non si è mai ritrovato a pensare come in fondo sono un po’ strani gli americani, in un mondo assai diverso dal nostro. Americani quegli degli U.S.A. s’intende!

    Chi li guarda con rispetto, chi li guarda con sospetto, qualche decennio fa c’avevamo in casa anche gli li odiava e li considerava “il nemico”, gli “imperialisti”, nemici dei “comunisti”. Poi questi ultimi sono un po’ virati su colori e preferenze un po’ più tenui, quasi fino al rosa e hanno cominciato ad indicarli come modello di democrazia. Non come quella che c’era nella Germania dell’Est, quella dell’ovest, quella loro.
    Poi ci sono quelli che in America ci sono stati e hanno capito tutto. Dicono che sono dei bambinoni, tutto sommato anche un po’ coglioni. Ma si sa, loro hanno capito tutto.

    Anch’io, per conto mio, li ho considerati spesso perlomeno diversi, strani. Ma invaso come tutti dalla loro cultura, dal loro cinema, dalla loro musica, dalle loro mode, quelle più belle e quelle meno nobili ho cercato via via di farmi un’idea di loro. Non sono riuscito che in pochi casi a capire qualcosa e quindi continuo a guardare e cercare di capire.
    Siamo diversi è vero, ma fino a che punto? Per esempio invasi come siamo dal loro cinema e oggi anche dai loro lavori per la televisione è facile constatare che si, certe abitudini sono diverse, talvolta molto diverse, ma in fondo poi sui fatti basilari mica tanto.

    Anche li si nasce di solito dopo nove mesi, si va a scuola per imparare (magari in scuole un po’ diverse dalle nostre), si fa sport, poi ci si fa la ragazza – o il ragazzo – poi ci sposa, ma non è poi così obbligatorio, si fanno i figlioli e ricomincia una nuova generazione. Insomma voglio dire che da ultimo c’hanno due gambe e una testa come noi, dei bisogni corporali e spirituali simili ai nostri, mangiano e cacano come noi, dormano e lavorano come noi, e così via. Allora dove sono le differenze? Solo nel fatto che Roma una volta era la capitale del mondo e oggi sono loro la potenza più ricca e più forte del pianeta? Non solo questo,c’è di più. Molto di più.
    Sotto certo aspetti e in certi momenti li ho invidiati, come quando sono andati sulla luna, quando hanno cominciato a mandare gente nello spazio, o hanno costruito le chitarre elettriche Fender. Ma è sempre stata un’invidia sana, più un’ammirazione che un invidia vera e propria.

    Fino ad oggi.

    Da oggi, con la rielezione di Obama a presidente le cose sono un po’ cambiate ai miei occhi.
    Mi riferisco a tutto l’iter per l’elezione, dall’inizio fino alla proclamazione.
    Si inizia con le primarie che hanno designato Stato dopo Stato i propri delegati per la designazione a “candidato” per poi arrivare alla votazione in contemporanea di tutti i cittadini, in tutti gli Stati Uniti, per l’elezione del Presidente tra uno dei due.
    E infine la notte delle elezioni. In una sola giornata, in meno di 24 ore votano, fanno gli scrutini ed eleggono il Presidente del paese più ricco e potente del mondo. Che come tutti ricordiamo non è il Presidente di Rocca Cannuccia.

    Ecco, qui cominciano già un po’ a girarmi. Se penso quanto tempo i nostri politici sono lì a discutere “di come organizzare e con quale regole effettuare le primarie”, ogni partito si cuce addosso le proprie, già i tempi e le discussioni su come farle ti fanno venire il classico latte ai coglioni. Non voglio parlare dell’omino che fa il verso della civetta: “ci vengo, no, non ci vengo, ma forse si, no ma forse no, ma certo ci son molti che mi chiamano”: sprecate già troppe parole per esso.
    E siamo solo all’inizio. E non si sa nemmeno con quale regole andremo a votare noi cittadini. Si devono mettere d’accordo il diavolo e l’acqua santa. Per modo di dire.

    Ma l’apoteosi della mia invidia è stato vedere prima il candidato perdente Romney che dà il tempo della proclamazione di Obama uscendo, quando decide lui, in pubblico e riconoscere la sconfitta. Esordendo con un “Ho telefonato al presidente e mi sono congratulato con lui” aggiungendo subito” auguri al presidente, alla sua famiglia e ai suoi sostenitori”.
    Questo da il via al Presidente che, bello bello, si presenta con la sua signora e con le due sue figlie, cioè con tutta la sua famigliola. Romney da parte sua aveva fatto entrare anche i nipoti dei suoi cinque figli maschi.

    Il Presidente rieletto ringrazia prima di tutto il perdente che lo ha chiamato per fargli gli auguri, poi ringrazia con eleganza e amore sua moglie dicendogli che “non l’ha mai amata come in questo momento”, idem per le figlie, chiamandole a nome, e poi promette a tutti gli americani che “il bello deve ancora venire”. Cioè nei prossimi 4 anni. Qui forse è un po’ troppo ottimista, ma se non si è nel momento del trionfo……………
    Fermiamoci qui.

    Mettiamo per ipotesi che con una bacchetta magica si arrivasse anche noi a delle primarie serie, regione per regione e da loro infine a livello nazionale due soli candidati: non sarebbe forse questa democrazia?
    Mettiamo poi che per incanto si decidesse tutto in un giorno di votazione anche da noi.
    Mettiamo poi che con un’altra magia durante la notte si arrivasse ad eguagliare in Italia i tempi occorrenti per tutti gli U.S.A., e cioè in una decina di ore si hanno i risultati, proclamazione del vincitore, senza estenuanti conteggi, patteggiamenti, tiritere tutte nostre.
    Mettiamo per ipotesi tutto questo. E siamo alla cerimonia di proclamazione.
    E ora viene il bello.

    Mettiamo, per pura ipotesi, che i due “finalisti” siano Bersani e Alfano. Ma se si vuole cambiare i nomi la cosa cambia di poco, si può fare lo stesso giochino mettendoci Casini, Renzi, Santanchè, Di Pietro, Grillo e financo Vendola. Ma se vi viene a mente qualche d’un altro fa lo stesso. Ad onor del vero forse il Renzi potrebbe in questo senso essere quello più verosimile.

    Atto primo: il perdente (Bersani o Alfano, o gli altri citati) si presente alla televisione e, pur con la morte nel cuore, annuncia con grande sorriso: “Ho telefonato al presidente e mi sono congratulato con lui” aggiungendo subito” auguri al presidente e alla sua famiglia e ai suoi sostenitori”. Naturalmente chiama sul palco assieme a lui la sua signora, i suoi figli, e se ci sono anche i nipoti.
    Per rendere credibile e apprezzabile il gioco provate ad immaginare uno qualsiasi dei predetti candidati ad interpretare quanto detto or ora.

    Atto secondo: il Presidente eletto Bersani o Alfano, ma anche uno degli altri, si presenta alla televisione con moglie e figli, e dopo averli abbracciati e baciati in pubblico inizia la liturgia come in America: ringrazia lo sconfitto per averlo chiamato, dichiara amore forte alla sua donna, alle figlie, e promette che il bello deve ancora venire per l’Italia.

    Solo a scriverle queste cose mi viene da ridere. Si, ma di rabbia. Quando mai si potrebbero verificare questa cose? Io di sicuro non le vedrò, ma dubito molto anche per i miei discendenti.

    Un dettaglio significativo per rifinire il quadro.
    Durante le primarie si sono cimentati nei due campi cantanti e musicisti vari. Perfino un ex Presidente degli U.S.A., Bill Clinton ha in imbracciato il suo sax e si è scatenato in pubblico con un assolo di tutto rispetto.
    Chissà se da noi solo il pensare che un domani il Presidente Napolitano potesse imitarlo, che so, con un mandolino o un clarinetto, dicevo, se solo il pensarlo sia lecito oppure no?

  2. nello ha detto:

    Granocchiaio, ogni Stato, come tutti i cristiani, ha i suoi pregi e i suoi difetti. Anche gli USA non ne sono esenti. Tu esalti giustamente la conclusione delle ultime elezioni, ma non ricordi cosa successe con l’elezione di Bush j.? Quell’anno non furono rose e fiori: anche negli USA successe quello che normalmente succede ad ogni elezione italiana. Rinconteggio schede per giorni, oggi confermati brogli in Florida (guarda caso il Governatore era il fratello)quindi proclamazione ufficiale dopo diversi giorni (nota non era il primo caso nella storia americana) con il classico italico motto:ho stravinto, ho perso ma il risultato era scontato e quindi sono contento dei voti ottenuti. Anche quest’anno ti faccio notare che la voce brogli si è rincorsa negli ultimi giorni, specie per quanto riguarda lo stato dell’Ohio, decisivo per l’esito finale. Sì perchè te ometti un dato importante per la Costituzione americana, cioè non vince chi ha più voti ma chi ha più “grandi elettori”, cioè gli eletti nei vari stati, ad ora non so esattamente gli scarti ottenuti, ma nel migliore dei casi non si va oltre i 30-50 mila voti, penso a favore di Obama, ma non sarebbe la prima volta che un Presidente non ha la fiducia di tutto l’elettorato.
    Comunque altra importante chicca, non è vero che in Italia non si guarda al metodo elettivo USA, vedi le ultime elezioni regionali siciliane. Anche lì come negli USA s’è finalmente votato in un solo giorno e s’è finalmente raggiunta la soglia statunitense dei votanti, il 47% come nel 2008 ,la prima volta di Obama.

    Sulle primarie italiche meglio atendere un velo pietoso, abbiamo voluto scimmiottare gli americani (nota che Veltroni è un amante dell’America e il suo motto fu quello di Obama), ma, pur partecipando in quanto reputo giusto andare a votare (non l’ho fatto solo per alcuni referendum, dove di parere opposto alla stragrande maggioranza, vedi il nucleare, ho cercato, lo permette la legge, di inficiarlo non andando)siamo ancora lontani anni luce, e non so se ci arriveremo mai, al bipolarismo anglosassone. L’unica cosa che unisce le primarie italiche a quelle americane è che in entrambe le persone ci cadono dall’alto: negli USA i candidati sono sponsorizzati da lobby (legalmente riconosciute), in Italia dai partiti stessi in quanto occorre un numero elevato di firme (non è chiaro ancora come si svolgeranno quelle del centrodestra). Morale della favola un “indipendente” (anche nei paesi anglosassoni ci sono gruppuscoli politici come in Italia, solo che lì non contano nulla)sia qui che in America ha pochissime possibilità (se non nulle) di essere eletto.

  3. Granocchiaio ha detto:

    Caro Mezzolitro

    “la politica, in se e per se, a tutte le latitudini, è una cosa che si fa, e si deve fa”, e non se ne pole fa a meno.
    Il brutto è che si fa finta di ‘un sapello!

    Ci si pole discute quanto si vuole, ma così sono le cose. Casomai ci si pole confrontà sui punti di vista.

    • Per esempio Nello pensa che “ogni Stato, come tutti i cristiani, ha i suoi pregi e i suoi difetti. Anche gli USA non ne sono esenti” Mai detto che ne siano esenti, ma se mi si viene a dire che i tempi e le difficoltà sono gli stessi, credo che si voglia negare l’evidenza. Noi con i nostri bizantinismi ci perdiamo a discutere su tutto e sul niente con lo scopo, nemmeno tanto nascosto, di avere condizioni favorevoli per ognuno alla propria necessità.
    • Nel sistema americano il bipartitismo parte dalla base, dalle primarie: anche qui da ultimo sono due che se lo tirano e chi ce l’ha di più (consenso) vince. Questa è democrazia non una partita a briscola. Idem a livello nazionale: sono due, e due soli e chi vince va al governo, l’altro a casa.
    • Vero che c’è a compensare Senato e Camera dei deputati a controbilanciare questo grande potere, ma la sostanza è questa.
    • È bene ricordare che questo sistema funziona in America da un paio di secoli, e non sentano il bisogno di cambiarlo o di aggiornarlo.
    Poi, solo per puntualizzare, ma paragonare la percentuale del 47% delle ultime elezioni siciliane al 47% delle prime elezioni di Obama, onestamente mi sembra proprio fuori luogo. Il 47% delle siciliane danno la misura della disaffezione per le condizioni miserrime della nostra politica, una manifestazione di grande protesta. Il 47% delle americano hanno un significato diametralmente opposto: tranquillità del paese: che vincessero i democratici o i repubblicani non è che fosse un dilemma da terrore per loro.
    Quanto poi a chi dovrebbe proporre i candidati che Nello identifica come lobby, oppure in partiti, non vedo cosa ci sia di scorretto. Chi li dovrebbe proporre?
    Quanto poi alla supposta nostra superiorità che dà la possibilità anche a “gruppuscoli politici come in Italia” di essere eletti, non sono di nuovo tanto d’accordo. Anzi a dire la verità credo proprio che questa “supposta maggiore democrazia” sia invece la vera via per impastoiare la nostra politica.

    • nello ha detto:

      Ognuno la può pensare come vuole, ma dire che è democrazia pura il 47% dei votanti, o che chi prende più voti può perdere, beh, Granocchiaio, io non sono d’accordo.Altra anomalia americana: sai cosa succede se in ipotesi fossero pari, visto che non si parla di voti ma di grandi elettori per l’elezione? Viene eletto presidente quello del partito, al momento, maggioritario al Senato, mentre vicepresidente sarà il candidato alla vicepresidenza del partito maggioritario alla Camera, se a questo aggiungi che la metà dei seggi ai due rami vengono cambiati ogni due anni, potrebbe capitare che un Presidente non avrebbe in pratica nessun potere, mentre lo avrebbe il vicepresidente (a dir la verità potrebbe succedere anche in un caso di presidente regolarmente eletto).
      Non mi sembra sia molto democratico. Inoltre ribadisco: negli USA diventa Presidente solo chi ha tanti, ma tanti soldi, un cittadino comune può forse aspirare a Sindaco di un misero paesello.

      Il fatto poi che non ci sia similitudine fra le ultime votazioni siciliane e quelle precedenti di Obama è solo una tua idea: entrambe sono sintomo di disaffezione (io dirrei di menifreghismo).

    • Ric ha detto:

      L’America o meglio gli Stati Uniti d’America (essendo America per definizione anche il Sudamerica ed il Centro America) ha una storia breve che si data alla fine del 1700 ma che praticamente ha una propria valenza politica a livello internazionale dopo la metà dell’800. Immaginiamoci che la città di Los Angeles al 1850 contava 1600 abitanti e ora non so quanti ne abbia ma certamente più di Roma; quindi la democrazia nord americana ha avuto uno sviluppo sostanziale negli ultimi 150-160 anni. Come tutti sanno è terra d’immigrazione europea attualmente con un miscuglio di culture poi provenienti da tutto il mondo (almeno di quelle che adesso accettano); ciò non toglie che si sia sviluppata una mentalità patriottica statunitense e gelosamente custode di certe realtà quali la famiglia, la democrazia e le istituzioni. Come tutte le democrazie storicamente giovani si è andato ad affermare un criterio di scelta dei propri rappresentanti politici piuttosto semplificato secondo il sistema anglosassone: repubblicani e democratici come in Gran Bretagna laburisti o conservatori ovvero: coloro che privilegiano una forma di tutela delle classi medio alte e un’altra che tutela le classi operaie (negli Stati Uniti si fa per dire…) e le etnie provenienti da altri paesi (ma negli Stati Uniti le famiglie hanno tutte provenienze dall’estero). Chiaro che su tutto prevale lo spirito patriottico e di accettazione dell’esito democratico, così che Barak Obama stringe la mano a Mitt Romney che (magari apparentemente) gli fà gli auguri per la riconferma del mandato. Sull’accostamento tra la democrazia americana con quella italiana ci andrei piano: la prima è efficientista e rende immediatamente dopo il voto il nome di colui che guiderà il Paese, la nostra democrazia è stata modellata da altri dopo che noi abbiamo perso la II Guerra Mondiale ed in modo che non si affermasse mai una deriva comunista con l’incombente pericolo di annessione alla Jugoslavia di Tito e quindi di accettazione del modello sovietico di comunismo. Alla fine abbiamo avuto governi dagli anni ’60 in poi che non decidevano niente e duravano poco, spesso condotti dalla Democrazia Cristiana che tutto avrebbe fatto fuorchè andare a patti con i comunisti per mantenersi più lontani dall’orbita sovietica e più vicini a quella americana. Gli ultimi anni ci hanno mostrato una Italia divisa in piccoli gruppi o movimenti per il frazionamento del PCI dopo la caduta del Muro di Berlino e per il fallimento della politica berlusconiana verso una via di destra e liberista (si fa per dire..) degli italiani. Per il resto nessuno ha la possibilità di governare e di esprimere un prosieguo ed il 47% dei votanti in Sicilia non si può paragonare a quello degli Stati Uniti: lì hanno un capo, qui da noi non abbiamo neppure una coda…

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