Caseificio il Fiorino Campione del Mondo dei Formaggi

 

 

 

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RSSNumero commenti (23)

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Roccalbegna
    Oro e bronzo per il Fiorino
    Il caseificio sbanca anche a Birmingham al campionato del mondo dei formaggi
    Un altro premio, un altro riconoscimento importante per una delle aziende di eccellenza della Maremma e dell’Amiata. Il caseificio Il Fiorino di Roccalbegna, a Birmingham in Inghilterra, al campionato del mondo dei formaggi si è aggiudicato la medaglia d’oro categoria pecorini semiduri e la medaglia di bronzo con la Riserva del fondatore. A dare la notizia, via Facebook, è stato ieri il presidente della Provincia Leonardo Marras, dopo averla appresa direttamente da Simone Sargentoni, che con la moglie Angela, figlia del fondatore Duilio Fiorini, dalla fine degli anni ‘90 gestisce l’azienda. Il caseificio non è nuovo a premi prestigiosi, a partire dal “migliore dei migliori”, riconoscimento assegnato al pecorino dop del Fiorino nel trofeo San Lucio della scuola casearia di Pandino, a Lodi. Nel 2008 il Fiorino si è classificato primo, sempre al trofeo di San Lucio, per il pecorino di cantina bianco candido, mentre ha ottenuto la medaglia d’oro per il pecorino a latte crudo stagionato al concorso pecorini d’Italia a Pienza. Nel 2009 la nomination al Grolla d’oro di Saint Vincente per il marzolino di pura pecora e il primo posto al Cheese of the year a Cremona. Nel 2010, infine, primo e secondo posto nella categoria freschi sempre al trofeo di San Lucio. Il Fiorino ormai è un’azienda internazionale, i cui prodotti finiscono sulle tavole delle famiglie americane, australiane, giapponesi e del nord Europa. Ogni anno lavora e trasforma una media di due milioni di litri di latte, raccolto fra una trentina di produttori della Maremma tosco-laziale. Nato nel 1957, oggi è una delle realtà imprenditoriali sicuramente più dinamiche e apprezzate a livello internazionale: da piccolo caseificio artigianale alle pendici dell’Amiata, si è trasformato in una srl di livello, che annualmente mette sul mercato circa 4mila tonnellate di formaggi di varie qualità, di cui dai 700 agli 800 quintali vengono stagionati. E attraverso questo grande lavoro quotidiano arrivano anche i riconoscimenti: non solo sul piano commerciale, per il gradimento che i prodotti del Fiorino riscuotono, ma anche fra gli addetti ai lavori.

    g.d’o
    Corriere di Maremma 2 dicembre 2012

  2. Roberto Tonini ha detto:

    Caseificio il Fiorino Campione del Mondo dei Formaggi

    Una delle più importanti eccellenze del nostro territorio, il Caseificio Il Fiorino di Roccalbegna, aggiunge un altro prestigiosissimo trofeo nella sua bacheca: medaglia d’oro e medaglia di bronzo nel recente campionato del mondo svoltasi a Birmingham in Inghilterra. Altri prestigiosi premi e significativi traguardi potete leggerli anche nell’articolo qui di sotto pubblicati dal Corriere di maremma in data 2 12 2012.
    Per conto mio aggiungo che con i carissimi amici Angela e Simone ho percorso diverse importanti tappe nel mondo di Slow Food e nel mondo di Eataly che oramai il più famoso emporio delle eccellenze italiane in Italia e nel mondo intero. Eataly ha i suoi punti vendita a Torino (prima sede realizzata), Genova, Bologna, Milano, Monticello, Pinerolo, Asti, e nell’ultima prestigiosa realizzazione di Roma all’Air Terminal Ostiense. All’estero a Osaka in Giappone, e New York e Chicago negli U.S.A.
    In tutte queste sedi il formaggio del Fiorino rappresenta degnamente la migliore produzione della Maremma.
    Per chi ha voglia di vederlo da vicino, (e assaggiarlo), vale la pena fare una gita a Roccalbegna dove un punto vendita aperto al pubblico è proprio nella stessa sede del caseificio.
    Ancora complementi a tutta l’equipe del Fiorino!

  3. Ric ha detto:

    Aggiungo ai complimenti del Granocchiaio anche i miei perchè per oltre 20 anni ho lavorato nel mondo del latte bovino ed ovino e sue trasformazioni industriali. Il segreto del Caseificio il Fiorino sta nella accuratezza della produzione ma, lasciatemelo dire, nella grande capacità degli allevatori ovini della zona, dove lui si rifornisce principalmente. Il latte del territorio di Roccalbegna è migliore di ogni altro latte proveniente dai pascoli del territorio toscano; ci giocano qualità delle erbe, giacitura ed inclinazione dei terreni, regime di pioggie, qualità dei terreni ecc. ecc.
    Va dato atto alla famiglia Fiorini di aver coltivato una eccellenza in un territorio vocato solo alla pastorizia e questo gli rende grande onore. Complimenti vivissimi!

  4. Granocchiaio ha detto:

    E io vorrei aggiungere ai complimenti di Ric una precisazione che rafforza ancor di più il suo dire. È vero che il latte della nostra Maremma è speciale, in particolare quello proveniente dalle pendici del Monte Amiata, come appunto quello di Roccalbegna e dintorni. Ebbene, il Fiorino può vantarsi di utilizzare solo ed esclusivamente latte proveniente dalla provincia di Grosseto! E questo, per chi è nel settore, è una cosa non da poco, da sottolineare ed elogiare.
    A proposito di elogi vorrei qui fare un pubblico elogio proprio al Ric per il magnifico allestimento che ha dato con colori e disegni al nostro blog in occasione delle feste natalizie.
    Grazie Ric ed auguri a tutti i nostri visitatori.

    • Ric ha detto:

      Io vorrei ritornare sul discorso eccellenze maremmane perchè, permettimelo di dire caro Granocchiaio, di eccellenze nell’agroalimentare ne abbiamo tante e sopratutto distribuite in zone di notevole depressione agricola ed industriale; basta ricordare la famiglia Corsini di Castel del Piano che da tre generazioni produce biscotti e dolci di grande qualità dando lavoro e ovviamente lustro ai paesi dell’Amiata. Ma c’è una azienda eccellente che non vorrei venisse dimenticata da tutti, ed è la Copaim di Albinia, azienda che ha partecipato al Salone del Gusto – Terra Madre di Slow Food al Lingotto di Torino lo scorso ottobre. La Copaim di Albinia è stata alluvionata ed i suoi dipendenti sono in cassa integrazione in attesa di eventi migliori che speriamo avvengano. Dall’altra parte la Copaim di Albinia produce specialità ittiche e vegetali di grande qualità, come insalate ittiche, filetti di pesce marinati, verdure grigliate brasate e farcite e olive. Io rivolgerei un pensiero a questa azienda ed ai suoi lavoratori e – sul suggerimento del presidente della Provincia di Grosseto, Marras – inviterei tutti a comprare specialmente le produzioni di questa azienda che è nostra, maremmana e utilizza in gran parte materie prime della Maremma. Sono prodotti di qualità e dobbiamo aiutare l’azienda a continuare per il bene di Albinia e della Maremma.
      Per il resto quest’anno un bel tema scoppiettante per queste feste di Natale e Capodanno; un abbraccio a tutti i braccagnini!!

  5. mezzolitro ha detto:

    Lo so che scatenerò tuoni e fulmini, però, come dice il mì zio Gianni “o schiantà o dillo” e io lo dico:
    ma questi di Birmingham, che mi rappresentano?
    Chi l’ha detto che ci capoiscano di formaggi o prodotti alimentari in genere?
    E se io domani mi metto lì e m’invento un premio al miglior ovosodo del mondo, e lo assegno al Popi chi potrebbe sindacà?

    • Ric ha detto:

      Un momento: guarda che nel Regno Unito se ne intendono davvero di formaggi. Non siamo solo noi maremmani depositari dell’ingegno della caseificazione…
      Vai, se vuoi, a leggere su Wikipedia se gl inglesi non conoscono l’allevamento ovino: è una delle loro basi del mondo agricolo!

      • mezzolitro ha detto:

        Sarà, ma al momento ‘un mi sovviene nemmeno UNO di nomi di famosi formaggi inglesi, mentre di formaggi francesi, italiani, greci, svizzeri ne sò a bizzeffe…

  6. Granocchiaio ha detto:

    Carissimo Mezzolitro, voglio sperare che il tuo sia solo spirito di polemica per svegliare qualche Topo Gigio che si beava dentro al suo amato Gruviera. Diciamo così che vuoi che qualcuno spieghi come stanno le cose.
    Provo a farlo io il Topo Gigio.

    Uno dei più falsi miti è quello per cui i migliori intenditori di un certo prodotto siano obbligatoriamente coloro che lo producono. Può essere così, ma può anche non esserlo.
    I vini più celebrati del mondo, i Bordeaux francesi, vanto dell’enologia d’oltralpe, ma se vogliamo, anche dell’enologia mondiale, potrà sembrare un’eresia, ma non sono figli di intuizioni o gusti francesi, ma, guarda un po’, proprio degli inglesi.
    Stesso discorso vale per il Porto del Portogallo. Ma abbiamo anche noi il nostro bravo esempio da portare, con il Marsala siciliano.
    Sono stati i sudditi di Sua Maestà che con i loro commerci hanno assecondato i propri gusti e determinato scelte produttive.
    Questa non è un’opinione, è storia documentata, e pacifica.
    Si può masticare amaro, o no, ma resta il fatto che questo popolo ha fortemente influenzato l’età moderna e contemporanea, anche nel settore enogastronomico.

    Quindi non è affatto scontato che chi non produce principalmente un certo prodotto non sia abilitato a giudicarlo. Sarebbe come dire che solo gli stati produttori di banane sono in grado di stabilire la qualità o la bontà di questo frutto. Lo stesso dicasi per il caffè. Idem per il cacao.
    O magari per il baccalà.
    Sarebbe come dire che i norvegesi, tra i maggiori produttori di baccalà si chiedessero come è pensabile che in Italia ci si possa sentire autorizzati a stabilire e giudicare un baccalà rispetto ad un altro! Noi che siamo i maggiori consumatori di baccalà del mondo!
    Credo che tu volessi farmi dire questo.

    Comunque, causa mie frequentazioni in Slow Food, ed in particolare Cheese, il salone internazionale che si svolge a Bra con cadenza biennale, ho avuto modo di scoprire, e degustare, formaggi inglesi che hanno una loro validità a livello mondiale.
    Mi riferisco in particolare al Cheddar, il più antico, (latte vaccino crudo), esiste anche un Cheddar a latte di capra,
    allo Stilton, lo Stichelton (uno Stilton a latte crudo), lo Cheshire nelle versioni bianco, rosso(con succo di carota), e blu (erborinato), il Double Glouchester, il Dunlop (scozzese)
    o altri che conosco, ma non ho mai degustato, come Ardrahan, Blue Shropshire, Gorwydd Caerphilly, Gubbeen, Montgomery’s Cheddar Farmhouse, Red Leichester, Sage Derby, St. Tola, Wensleydale

    Nel settembre del 2009 feci proprio qui sul blog un reportage su quel salone straordinario, dove si poteva assaggiare formaggi da tutto il mondo. Anche i più estremi. Il più incredibile un formaggio fatto con latte di Yak proveniente dall’Himalaya, mi pare ad oltre 4.000 metri s.l. del mare! Come ben sai io non sono di quelle parti, ma mi sento autorizzato a dirti che era una cosa stupenda! E sfido chiunque a dire il contrario!

  7. nello ha detto:

    Mezzolitro come al solito va giù duro non so se lo pensa veramente o, come spesso faccio io, lo fa per indurre alla discussione. Il Granocchiaio, come me, propende per questa seconda ipotesi e gli risponde con cognizione di causa. Io non sono preparato come lui su questi argomenti, tempo fa su una discussione sul vino mi presentai come un “tragugiatore”, sul formaggio (ma anche su altri alimenti)mi posso presentare come una “buona forchetta”, cioè uno che mangia di tutto in abbondanza e come tale un incompetente in materia. Però posso dire la mia sui premi, cioè che, su qualsiasi cosa essi vertano, a me lasciano il tempo che trovano. Non credo di scandalizzare nessuno se affermo che più delle volte i vincitori sono “politici”, non per il colore, ma solo per la situazione del momento. Ricordo una discussione, sempre su questo blog, con il Granocchiaio sui premi Nobel (specie quelli della pace), oppure sul Grifone per rimanere a noi (scandaloso quello di due anni fa a Tele Tirreno), penso che così avvenga anche per premi “agroalimentari” senza con questo togliere meriti ai nostri produttori (altre al Caseificio Fiorino, sarebbe da ricordare anche l’oleificio Franci, le varie cantine etc….) che si fanno nome in tutto il mondo anche senza vincere premi e non avendo una caratteristica, diciamo così, artigianale (basta rimanere nel nostro piccolo con l’OL.MA., che esporta con successo in pratica in tutto il mondo).
    In merito all’argomento devo concordare che il caseificio sicuramente usa latte maremmano (uno dei suoi fornitori è un mio amico)e come forchetta apprezzo alcuni dei suoi prodotti, come alcuni sono stati premiati (parlate di un primo e terzo posto in categorie ben indicate)che, sempre nella mia ignoranza, non so se sono quelli che io ho apprezzato o meno.
    Sempre sulla localizzazione il Granocchiaio ha risposto sia geograficamnete che sia produttivamente, io dico la mia. Anni fa volevo andare in Inghilterra con il camper e, come di solito avviene, presi notizie sia da altri camperisti che su riviste specializzate, bene era assolutamente vietato portare formaggi, anche,ohimè per noi italici, il parmigiano grattugiato per un piatto di spaghetti. La versione ufficiale (in quasi tutti i paesi anglosassoni c’è questo divieto in alcuni anche più drastico allargato in pratica a tutti i prodotti alimentari) è per non portare certi inquinanti(va bene per l’australia, ma ditemi cosa è la Manica per fermarli, basta un soffio di vento….), no i non ufficiali dicevano che era una protezione del prodotto locale e sul formaggio gli inglesi non erano inferiori a nessuno, anche se, come me e lo stesso Mezzolitro, quasi nessuno lo sa, forse perchè per ripicca le altre nazioni impongono il proibizionismo e assaggiare un formaggio inglese è cosa di pochi degustatori o amatori .

  8. mezzolitro ha detto:

    A questo punto, prima di cospargermi di cenere la testa, vorrei sapere una cosa, quanti premi mondiali ci sono, appunto, al mondo per cui questo che ha preso il Fiorino è più premio di un’altro dato, che ne sò, in Pakistan?
    Per spiegarmi meglio, vi ricordate quando il pugilato era “la nobile arte” e, per il business che muoveva c’erano così tante corone mondiali che alla fine era difficile stabilire chi era il migior pugile mondiale per ogni categoria?

  9. Granocchiaio ha detto:

    Siccome credo fermamente che Mezzolitro non ha niente contro il Caseificio il Fiorino, il che avrebbe semplificato di molto le cose, la faccenda si fa interessante e vorrei cercare di capire questo accanimento contro l’assegnazione dei premi.

    Che senso ha sapere quanto importante sia al mondo il premi conferito recentemente conferitogli in Inghilterra rispetto, mettiamo ad un altro, che ne so, del Pakistan? Se ci fosse un premio anche la probabilmente avrebbe la sua valenza relativa, coerente con quel mercato e quei consumatori.

    Se proprio interessasse la “qualità” del premio non dovrebbe sfuggirgli il riconoscimento di “migliore dei migliori” conferitogli nel trofeo San Lucio della Scuola Casearia di Pandino, a Lodi. Che non è proprio l’ultima scuola d’Italia. Vanta fama nazionale e internazionale per la sua formazione che la porta ad essere una “Università del formaggio”. Non a caso il ciclo completo di studio è di 5 anni. Casualmente mi sono ritrovato alla consegna di questo trofeo e posso assicurare che il prestigio ed il rispetto per il Caseificio del Fiorino è da quelle parti una cosa seria e assi rilevante.

    Tutto questo comunque non va al cuore del problema.
    Provo ad andarci con una domanda diretta a Mezzolitro che prego rispondere sinceramente e direttamente, come sua abitudine: ma te, in tutta la tua vita, quanti premi hai preso?

    • mezzolitro ha detto:

      Caro ranocchio, ‘un prende fischi pè fiaschi, che me ne frega a me del fiorino, quello che chiedo è:
      chi glie l’ha detto all’inglesi che il loro premio è il massimo dei massimi che si può ottenè al mondo? Hanno provato tutti, ma proprio tutti i formaggi del mondo? Anche quello di latte di yak di Derge (famosissima città del Tibet…), oppure alla gara si invitano solo i soliti noti?
      Insomma, pè falla corta, a dà retta a queste premiazioni, in provincia di Grosseto si produce il miglior formaggio e il miglior olio del mondo (oleificio Franci…). Però, niente male, aspettiamo il miglior vino.

    • mezzolitro ha detto:

      Quanti premi…, concorsi di bellezza ‘unn’ho mai fatti perchè in casa lo specchio ci s’aveva; concorsi d’intelligenza neppure, inutile dì il perchè; i prodotti che si facevano in azienda erano ottimi ma da lavorà, può darsi che indirettamente, se l’Ortofrutta, L’Olma, il caseificio del Consorzio di Casetta Grottanelli, la cantina del Cristo, hanno vinto qualche premio del mondo mondiale (difficile…), potrei vantà qualche merito.
      Non lo farei (vantà qualche merito), perchè sò convinto che i premi in questione, in concreto, lasciano il tempo che trovano, magari chi li riceve si fa qualche sega mentale pè qualche giorno, chi concorre e non li riceve, rosica, poi tutto passa e i problemi rimangono.

  10. Granocchiaio ha detto:

    Carissimo Mezzolitro, non andare in confusione: io ho detto esattamente il contrario circa il tuo atteggiamento verso il Fiorino: rileggi con calma.
    E poi: ci sei o ci fai?
    Ai concorsi ci si iscrive, non si viene chiamati.
    Pe falla corta, e senza da retta a queste premiazioni, la provincia di Grosseto ha numerose eccellenze a livello nazionale ed internazionale. Se questo ti da tanto fastidio o lo metti in dubbio, mi dispiace. Anche perché ti sbagli. Per quanto riguarda il formaggio e l’oleificio Franci, faccio mie le parole di uno assai famoso: tu l’hai detto!
    Ripeto la domanda: ma te, in tutta la tua vita, quanti premi hai preso?

    • Ric ha detto:

      E’ sempre il solito discorso: si pensa che tutto quanto si produce nel settore agroalimentare maremmano non sia allo stesso livello dell’agroalimentare del resto d’Italia, d’Europa e del Mondo intero; è un modo come un altro per auto-censurarsi, criticarsi o sminuirsi. Poi ti accorgi che la gente che viene in Maremma in vacanza rimane colpita in modo positivo della nostra (sconosciuta) cucina quasi come se la nostra gastronomia fosse di seconda categoria oppure non reggesse con quella di altre località. Ti porto un esempio carissimo Mezzolitro: quando facevo il sottofattore in una grossa azienda della provincia di Grosseto, venivano da noi a comprare il fieno di medica da grosse aziende zootecniche del Piemonte. E perchè? Perchè la medica maremmana è più buona, più profumata, migliore insomma di quella della Pianura Padana. Non è auto-celebrazione, è un dato di fatto e non dipende dalla bravura degli agricoltori, tanto sono bravissimi quelli della Pianura Padana, ma i nostri terreni, il nostro clima, l’ambiente, la salinità relativa dei terreni ecc. ecc. conferiscono alle mediche maremmane un gusto ed una digeribilità migliore rispetto a quelle del resto d’Italia. E’ così e non è autocelebrazione.
      Ora, il Caseificio Il Fiorino, continuazione del Caseificio del buon Fiorini Duilio, raccoglie il latte di zone su cui ci sono dei pascoli che conferiscono al latte un gusto particolarmente delicato, questo è dovuto ad un insieme di elementi agronomici e metereologici propri della nostra Maremma. Il Fiorini non fa altro che caseificare ovviamente con la bravura che gli deve essere riconosciuta e fare una giusta azione di promozione di un prodotto che, ti ricordo, non viene da una zona ricca, ma anzi assai depressa come quella del pedemontano del Monte Amiata. Nel settore latte andrebbe aggiunto che il latte prodotto dal Consorzio Produttori Latte Maremma, notoriamente apprezzato più del latte delle varie latterie locali della Toscana, è così semplicemente perchè i fieni e l’erba fresca che mangiano le vacche di qui conferiscono un sapore gradevole al latte. Prova ad assaggiare il latte proveniente dal Nord Europa dove gli animali vengono alimentati con farine di mais e poi mi dirai…
      Per il resto dell’agroalimentare maremmano: ma lo sai che il pomodoro maremmano è quasi tutto accaparrato dalla Cirio? E ti sei domandato perchè vogliono il pomodoro della Maremma?

  11. Granocchiaio ha detto:

    A scuola diventò un martellamento: “la pubblicità è l’anima del commercio!”
    Te puoi fare il miglior prodotto del mondo, olio, vino, cacio, pere, mele, quello che vuoi, ma se non riesci a raggiungere efficacemente il consumatore, cioè colui che poi dovrebbe acquistare, tutto si riduce a niente. Questo vale per ogni tipo di prodotto, dell’agricoltura, dell’artigianato, dell’industria, e anche del terziario. Addirittura può succedere anche nello sport! Mi dicono.
    I concorsi dei prodotti fanno parte di quel gruppo di azioni che rientrano nella pubblicità, cioè nel far conoscere il proprio prodotto.
    Ai concorsi si può essere chiamati a partecipare, ma è chiaro che non potranno mai rappresentare la totalità dei prodotti esistenti. Non siamo alla maratona di New York! E probabilmente nemmeno lì ci sono tutti i possibili concorrenti del mondo.
    Come succede con la pubblicità: c’è chi può permettersi di farla in televisione, chi nei giornali, chi con mezzi più casarecci, magari andando a vendere in piazza. E poi ci sono quelli che producono e stanno a casa loro convinti – magari a ragione – di fare un eccellente prodotto, in attesa che lo spirito santo – cioè il cliente – lo vada a scovare e a comprargli magari a casa sua il prodotto. E poi sono quelli che s’incavolano perché gli altri vendono di più o addirittura perché fanno pubblicità. E concorsi.

    Altra notazione. C’è stata tutta una stagione di premi-patacca che ti rilasciavano dietro pagamento, come del resto sono in vendita lauree e cavalierati dai posti più improbabili del mondo. Ma oramai di cose così, da anelli al naso, se ne vede sempre meno.

    Per dire due parole ancora su questi concorsi. Normalmente sono organizzati da operatori o scuole, anche universitarie, del settore di appartenenza. Le selezioni e quindi le votazioni sono fatte da commissioni di esperti che, come tutte le commissioni, sono più o meno passibili di errori, ma, per quello che ho visto io, sono piuttosto capaci e serie.

    • mezzolitro ha detto:

      Non so se c’entra (penso proprio di si…), ma ieri mattina nel nuovo supermercato in via Senegal c’erano in vendita delle confezioni “natalizie” dei formaggi in questione cò la relativa locandina del premio ricevuto, ecc…;
      Pè la furia di mettelo in vendita, s’erano scordati di prezzarli!!

  12. Granocchiaio ha detto:

    C’entra si, come volevasi dimostrare. D’altra parte ricevere un tal premio e non comunicarlo sarebbe come tagliarsi i co….ni pe fa dispetto alla signora!
    Per i prezzi mancanti c’è un’altra ipotesi: visto cotanto premio ricevuto non vorrei che i bravi produttori si fossero fatti l’idea che il loro cacio è una cosa “senza prezzo!”

    • Ric ha detto:

      Ma insomma… il partecipare a concorsi, mostre, esposizioni, ecc. denota da parte del produttore un forte attaccamento alla qualità e tipicità del proprio prodotto. Non è che uno si presenta ad un concorso di formaggi pensando di vincere a mani basse: ci sono esperti, caseificatori, tecnici, assaggiatori, insomma persone con gli attributi quadrati che esprimono giudizi non solo sulla gradevolezza del formaggio ma anche sul risultato della caseificazione. Ormai su tutti i prodotti tipici del mondo agroalimentare ci sono assaggiatori che sono in grado di valutarne tutti i pregi e difetti. Io ci andrei piano nel dire che questi concorsi non servono a nulla, anzi sarebbe un male non ci fossero.

  13. nello ha detto:

    Mi ripeto anche se credo poco nei concorsi premi etc (Granocchiaio esiste tutt’ora l’elargizione per i vari riconoscimenti, prova sono le dichiarazioni di un passato recente di un sindaco elbano che , rimproverato, rispondeva che con quelle migliaia di euro che gli sarebbe costata la bandiera blu, ci faceva promozione turistica ben più visibile) ritengo giusto che chi ci partecipa e vince un qualsiasi premio per un qualsiasi prodotto se ne faccia vanto, non solo per quella specifica premiazione ma anche per gli altri prodotti non classificatie/o non partecipanti.
    Mezzolitro non ti dico di smettere di polemizzare,nel caso dovrei essere il primo, ma falla finita non ti arrampicare sugli specchi. Mi sbaglio o non hai detto niente contro il “Premio Braccagni”, anche se lì la partecipazione non era nè a domanda nè tantomeno ad invito, ma l’esito finale è più o meno lo stesso: veramente il Popi era il più indicato rispetto ad altri (non so se ce ne fossero)? Io dico di sì, ma gli altri?
    Quindi per me Viva il Fiorino, Viva il Franci e viva i prodotti maremmani che hanno comunque successo anche se non di fama (una forma di un pecorino locale portato in omaggio ad amici siciliani, alcuni che si ritenevano buongustai, terminò in un battibaleno, il bello che ci fu solo uno che disse di gradire il pecorino, ma poi….., stesso discorso su un Monteregio, loro di vini toscani conoscevano solo Chianti, Brunello e Sassicaia) e viva anche il Popi che, con orgoglio e dirrei giustamente, lo ha esposto ben in vista nel Centro sociale.

    • Ric ha detto:

      Un momento, a scanso di equivoci e fuori come sono da logiche di paese, giuste se portate nel merito di un dialogo costruttivo, al Popi è stato conferito il Premio Braccagni attraverso un normale consiglio direttivo nel quale ciascuno ha espresso la propria opinione. Questo lo dico adesso visto che c’è ancora una volta il tentativo di criticare il fatto.
      Ed a maggior ragione va detto che alla cerimonia della premiazione ha partecipato un sindaco ed un assessore, invitati e che volentieri hanno partecipato alla premiazione ed alla festa che ne ha fatto contorno.
      Inoltre alla premiazione ha partecipato un notevole pubblico di braccagnini che hanno applaudito la premiazione stessa, segno che a molti è piaciuta la cerimonia, è piaciuta la persona a cui veniva conferito il premio ed è piaciuta la modalità e la motivazione con cui il premio è stato conferito.
      Questo a scanso di equivoci per chi legge questo blog; il premio verrà conferito ogni anno e quindi altre persone – per vari altri meriti – lo riceveranno, ma per carità lasciamo queste critiche: Braccagni.info continuerà l’elargizione di premi nei confronti di paesani illustri ancora per svariati anni a venire.

      • nello ha detto:

        Ric se leggi bene io non critico affatto il Premio Braccagni, anzi ti ricordo che io lo sollecitai da subito e tanto meno critico l’assegnazione e soprattutto il premiato. Ho solo fatto un esempio, forse fuori luogo, ad uno che critica l’assegnazione di un premio (onestamente non sono in grado di dire se quello dato al Fiorino o, quello da me citato, all’oleificio Franci siani prestigiosi o meno, su questo mi affido e credo a quanto detto dall’esperto Granocchiaio) quando lui stesso come dici, essendo nel consiglio, ha fatto parte di una giuria.
        Io almeno l’ho sempre detto in tempi non sospetti: i premi servono sia a chi li dà sia a chi li riceve, ma non sempre l’esito è quello giusto, spesso gioca l’aspetto “politico” del momento.
        Sempre per rimanere al premio al Popi: secondo me lo avete assegnato alla persona giusta anche perchè premiandolo non avete premiato solo lui, ma indirettamente anche il CPS, di cui lui è il deus ex machina da ormai una decina d’anni( e anche se dice di no lo sarà per altrettanti, altrimenti verrà fucilato…..)

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