La Befana: ieri e oggi…………..

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befana col ciuchino

Befana

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Ricordo della Befana di quand’ero bimbo
    Fin dai primi giorni di dicembre si cominciava a parlare della Befana e della preparazione che si doveva fare per il suo passaggio notturno.
    La Befana che veniva da noi agli Acquisti non volava su scope magiche, si sapeva che veniva su di un ciuchino e quindi si doveva pensare a fare un’adeguata accoglienza a tutti e due. Questa consisteva nel preparare una fascina di stecchi – di solito di scopo – in modo che potesse accendere un fuocherello per scaldarsi. Ma si preparava anche un bel mazzetto di fieno in modo che anche il ciuchino avesse di che rifocillarsi.
    Se ne parlava tanto, ma i preparativi veri e propri della Befana si concretizzavano solo nel pomeriggio del 5 gennaio, cioè nell’immediata vigilia della sua venuta.
    Noi avevamo nella grande cucina un enorme focarile dove si faceva fuoco per scaldarsi e si cucinava il mangiare giorno e sera. E quindi per quella sera veniva ripulito e spazzata via la cenere in modo che la Befana potesse adagiarci i regali che ci portava. Infatti la mattina del 6 gennaio, quando ancora era buio fuori era una gara con i miei fratelli a chi si svegliava prima per dare l’allarme e andare a scoprire i regali.
    Non ho detto di un’altra cosa importantissima allora: le calze! Si appendevano attorno al focarile delle lunghe calze di cotone da donna che poi la mattina ritrovavamo piene di ogni ben di Dio.
    Però la prima cosa che si vedeva e si prendeva in mano erano i giocattoli veri e propri. Giocatoli comprati, perché per il resto dell’anno ognuno di noi si arrangiava a costruirli alla belle e meglio, con molto fantasia e con poche materie prime: qualche tavoletta rubata nella falegnameria, qualche ruota dentata in officina, qualche chiodo, qualche mattone forato, delle foglie di alloro. Se non terra e acqua, cioè mota. E poi molta, ma molta fantasia.
    Vedere finalmente dei giocattoli veri, colorati e che noi non potevamo certo costruire era una gioia indescrivibile. Vedere un fucilino che veniva caricato con i “fulminanti”, con i quali sparando si otteneva un bel colpo, una specie di scintilla e un profumatissimo odore di zolfo…….che gioia! Per la rivoltella a tamburo i proiettili erano costituiti da dei piccoli cappellotti metallici rigati e color oro: contenevano sul fondo lo stesso materiale che serviva a fare il colpo e la piccola fiammata. Molto più pratica del fucile ovviamente. Ma in entrambi i casi si doveva andare al risparmio perché i fulminanti finivano alla svelta. E non c’era verso di ricomprarli.
    E che dire dei piccoli carro armati con i cingoli dentati di gomma che si muovevano perché avevano la carica a molla? Le prime pistole ad acqua, un uccellino in metallo che con la carica riusciva a camminare, un canino che camminava barcollando. Insomma tutti regali da maschi, perche eravamo tre fratelli in casa.
    Poi piano piano cominciarono ad affacciarsi giochi più “scientifici” come la dama, gli scacchi, filetto, ma anche il mitico “meccano” costituito da barrette forate, viti, dadi, ruotine, carrucole e via dicendo. Era un po’ come continuare a costruire giocattoli da soli, ma con i pezzi già disponibili e predisposti.
    Finiti di ammirare e fatti funzionare per la prima volta i giocattoli, ci si trasferiva tutti nel lettone o della mamma, ma più spesso in quella dei nonni, s’infilavano di nuovo le gambe al caldo sotto le coperte, e li si cominciava a svuotare le calze. E li c’era veramente di tutto: caramelle, gianduiotti, mandarini, aranci, noci, fichi secchi, ma anche piccoli giocattoli come fischietti o ninnoli vari. Una volta ci ho trovato un magnifico astuccio per le matite, tutto in legno, a due piani più un righello scorrevole, così che ci feci subito la torretta di un carro armato con il cannone. E per le marachelle fatte durante l’anno si trovavano pezzetti di carbone o spicchi d’aglio. Tutte queste cose erano accuratamente incartate e quindi alla fine il letto era pieno di carte.
    Nei giorni successivi si portavano in trionfo i regali ricevuti da far vedere agli amici e loro portavano i loro. Belli o brutti che fossero nel frattempo io mi ero già affezionato ai miei e mi parevano i più belli del mondo. E mi sentivo l’essere più felice della terra.
    Questa è la storia della fantastica favola della Befana. Tutti erano coinvolti nella favola, nonni, genitori e noi bimbi, tutta la famiglia, felici di esserci e di viverla come l’abbiamo vissuta.
    Tutto questo non assomiglia affatto alla Befana di questi ultimi tempi che viene calata di giorno, ben visibile e patetica, dall’alto del palazzo della Provincia con una autogrù dei Vigili del Fuoco, come se fosse un salame attaccato ad un trave. Per mercificare e straziare ancor di più la tradizione si comperano i regali e si depositano da qualche parte e poi una Befana (spesso un omone assai poco credibile) distribuisce di persona e in pubblico i regali dietro suggerimento o lettura del destinatario. E così la magia della favola non è più nel ristretto e nel calore della famiglia, ma portata in piazza. Come all’ammasso.
    La dolce vecchietta si è trasformata nel tempo in una vecchiaccia malvestita e talmente brutta da far paura e spesso a far piangere i bambini se questa prova ad avvicinarsi a loro.
    Questa è la poesia e la tradizione che trasmettiamo oggi ai nostri piccoli bambini. È come cicatrizzare la fonte della fantasia fin dalla più tenera età, rendendo tutto più banale e commerciale. E poi ci lamentiamo che il mondo va sempre peggio. Si vive solo una volta l’infanzia e le fiabe dovrebbero essere fiabe, non sketch di dubbio gusto, come un avviamento ad un loro futuro di consumatori di batteria nei centri commerciali.

    La Befana vien di notte
    con le scarpe tutte rotte
    col cappello alla romana…
    VIVA VIVA LA BEFANA!


    la Befana passava di notte, e mai ci si sarebbe sognati di vederla di persona. Come purtroppo si fa oggi in maniere invereconda, quasi blasfema
    .

    Come passare da un notturno di Chopin ai cori da stadio degli ultras in una partita di calcio.
    Ma perché si riesce così spesso a cambiare solo in peggio?

    • viviana ha detto:

      Hanno ragione Roberto e Nello , la befana , la festa un tempo rappresentava un’occasione speciale per noi bambini, forse l’unica in tutto l’anno che concedesse la possibilità di ricevere doni , ha perso gran parte del suo fascino, superata da altre festività che al loro carattere religioso hanno aggiunto anche quello profano.
      I regali si ricevono ormai quasi tutti a Natale e al 6 gennaio riserviamo la calza con i dolci : i giocattoli sono stai già consegnati , sono apparsi avvolti nello loro carte colorate sotto l’albero.
      La festa dell’Epifania era la più attesa , lo era sia per chi aspettava i doni che per i genitori ed i nonni che con largo anticipo si erano preoccupati di prepararli per accontentare i desideri dei piccoli.
      Festa in famiglia, festa della famiglia , perchè coinvolgeva tutti , con ruoli e compiti diversi.
      Le mie befane erano ricche , non solo infatti ero figlia unica , ero anche l’unica nipote di due nonni generosi che avrebbero fatto di tutto per farmi felice .
      I regali erano quelli che hanno ricordato Roberto e Nello, la scelta non era infinita e mancava tutto il comparto dei giochi elettronici , non ancora inventati .
      Per le femmine la classica bambola o bambolotto.
      Io ricordo Pippo, splendido bambino di celluloide , oggetto invidiato dalle amichette perchè veramente bello , con un vestitino di lana rosso che la zia aveva fatto con i ferri apposta per lui.
      Pippo ha resistito fino a qualche anno fa , aveva perso una gamba strada facendo , ma mostrava ancora tutto il suo vigore di bambolotto paffuto e roseo .
      Finito in soffitta , è stato scoperto dalla mania di ordine del mio figliolo Simone che , vista la mutilazione, ha pensato bene di buttarlo via.
      Lo ha fatto senza che io sapessi e procurandomi quindi un piccolo dispiacere ..
      Le feste si svolgevano sempre in casa , non c’erano manifestazioni in piazza : la befana che si presentava a noi bimbi impauriti era qualche donna del paese che si prestava al gioco .
      Una volta toccò alla mia nonna Maria che , con una lunga veste nera , avvolta in un ampio scialle per nascondere il volto, si presentò a noi bambini che abitavamo nel palazzo Pieraccini e distribuì mandarini e caramelle .
      Preoccupata ed intimorita , ebbi per un attimo il sospetto che quella befana potesse essere la mia nonna , del resto, ai miei occhi di bambina , anche lei era anziana e malmessa come la befana,… pur avendo a fatica cinquanta anni .
      Un attimo di smarrimento , poi la decisa conclusione : non può essere la nonna, la befana è la befana e viene da lontano apposta per noi. !
      La mia bella illusione per quell’anno era salva ..

  2. nello ha detto:

    Bei ricordi, in quanto, come tu ici nel finale, oggi tutto è cambiato.
    Il consumismo ha soppiantato tutto. Mi suona strano dirlo, ma ai nostri tempi….. Sì perchè quando eravamo piccoli noi le Feste erano veramente feste. Il Natale, Capodanno, Befana e, in certi casi, Pasqua era occasione di ritrovi parentali e soprattutto, per i più, era occasione di pranzi succulenti. Come spesso nei tuoi interventi hai ricordato, non era da tutti mangiare carne, in campagna ci scappava il pollo o il coniglio o il maiale sotto strutto, più rara la carne di vaccina, la domenica, oggi la carne (escluso per me divino ed introvabile anche presso i contadini perchè il congelatore ha stravolto i vecchi metodi di conservazione, maiale sotto strutto detestato dai dietisti) è una pietanza normale e contrariamente a quelli che erano invece prodotti tipici dei “poveri” che sono quasi divenuti oro (fagioli, verdure etc). Stesso discorso si può fare per la Befana. ERa per noi bambini il giorno più atteso dell’anno, perchè era l’unica occasione di ricevere giocattoli e dolciumi per tutti, ricchi e poveri. Di rado, come ricordi, venivano acquistati giocattoli e quelli che portava la befana erano tenuti come reliquie, durante l’anno i tappini sostituivano le automobiline (una serie di piccoli modellini mi è durata anni nonostante che con Peo e Ginestra, sul marciapiede della vecchia cabina, si passasse delle ore a fare finti gran premi), il “buca e pallino” occupava interi pomeriggi, come per me “la lizza” (forse per questo anni dopo mi sono appassionato al baseball). IL Natale era “solo” una grande festa religiosa e familiare, ma non si conosceva Babbo Natale. Poi…poi è arrivata la televisione, con essa gli usi di altri paesi e soprattutto il boom, quindi l’uso dei regali non solo a Befana, ma si cominciava già con l’Immacolata (lo stesso albero e/o presepe che si preparavano alla vigilia ora molti lo fanno in questa occasione) e con il tempo non s’è più finito.La stessa fantasia che tu racconti (fieno e legna per la Vecchina e il suo ciuchino) è venuta meno, perchè i racconti televisivi hanno demolito l’immagine della “befana vien di notte…” (come quella di Babbo Natale che viene da RO…,non ricordo il nome preciso del paese lappone), quindi giù con giullarate tipo quelle che tu hai ricordato, peccato che anche il GTPGS, forse perchè sopraffatto anche dal piccolo schermo, abbia da anni ammainato bandiera bianca dopo i tempi di successi della Befanate. Ora sembra che ci riprovi, ma anche loro hanno anticipato l’orario….

    • Granocchiaio ha detto:

      Non credo che il GTPGS sia stato “il primo a scagliare la prima pietra”, cioè a banalizzare e snaturare la festività della Befana. Peraltro non sono ancora arrivati a far penzolare come un salame la sciaurata da una gru come un salame come fanno in città come Grosseto e diverse alte. Anche se penso solo per una questione di soldi: attenzione però, non è mai troppo tardi!
      Casomai, specie se si pensa ad un gruppo che s’intitola alle tradizioni popolari, mi pare che queste si possano ricondurre solo alle “befanate”, che comunque io non ho mai visto dalle nostre parti prima che fossero fatte negli ultimi anni.
      Il vero e proprio tradimento è lo snaturare la tradizione di festa “familiare” riservata alla famiglia e ai propri componenti. Con la favola e i regali scelti e fatti arrivare con una preparazione che ogni mamma ed ogni babbo confezionavano per i propri figli. Sempre però nell’intimità della famiglia. E non banalizzata in una manifestazione piazzaiola, ovviamente caotica, e dove il calore del fatto familiare va a farsi benedire.
      E poi mostrarla scambiando la Befana con la befanata che son cose assai distanti tra loro nel rapporto con i bimbi. È una Befana blasfema e snaturata quella che vedo io, attenta più al fatto commerciale che a quello intimo vivibile nelle propria famiglia, dentro le mura della propria casa.
      È per questo che mi pare come un corso di “iniziazione ed avviamento all’uso e alla frequentazione dei Centri Commerciali”.
      Ma la cosa peggiore è soprattutto il negare ai bimbi il calore della fiaba vissuta in famiglia per portare in piazza una rappresentazione che perde ogni significato e valore dei sentimenti familiari.

      • mezzolitro ha detto:

        Inorridisco alla notizia che il GTPGS si sia “banalizzato” a fare la Befanata di pomeriggio e solo pè i bimbi.
        Dove sò finiti i talebani dell’ottava rima che avevano orrore di ogni “commercializzazione”/”banalizzazione” di una tradizione popolare?

      • Solitario ha detto:

        Alla fine, visto che si sta snaturando la vera attività di mantenimento delle tradizioni del Gruppo Popolare Galli Silvestro, la domanda è: questo gruppo che ci sta a fare?
        E non è solo per la befana che parlo, ma anche per la tradizione del maggio che mi pare terminata o per lo meno fortemente ridimensionata in questi ultimi anni.

  3. Granocchiaio ha detto:

    Leggenda sulla Befana
    La Befana si festeggia il giorno dell’Epifania, una festa religiosa che ricorre il 6 Gennaio e ricorda la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.
    Tre re (i Re Magi), Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, partirono da paesi diversi, forse la Nubia, la Godolia e Tharsis, per portare doni a Gesù: oro, incenso e mirra. Attraversarono molti paesi seguendo una stella, e in ogni luogo in cui passavano, gli abitanti accorrevano per conoscerli e unirsi a loro.
    Ci fu solamente una vecchietta che in un primo tempo voleva andare, ma all’ultimo minuto cambiò idea, rifiutandosi di seguirli. Il giorno dopo, pentita, cercò di raggiungere i Re Magi, che però erano già troppo lontani.
    Per questo motivo la vecchina non vide Gesù Bambino.

    Da allora, nella notte fra il cinque e il sei Gennaio, volando su una scopa con un sacco sulle spalle, passa per le case a portare ai bambini buoni i doni che non ha dato a Gesù.
    Anche nella leggenda la Befana vien di notte.
    Anche nella leggenda la Befana “passa per le case”
    Non si hanno notizie nella notte dei tempi di Befane che scendono penzoloni da un’autogru, né di Befane che distribuiscono i regali in piazza o nei centri commerciali.
    Infatti io stasera sto in casa e vado a letto presto.

  4. Granocchiaio ha detto:

    Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

    La Befanata è la canzone della Befana, cantata in Toscana da gruppi di fanciulli o di adulti, che, accompagnati di solito da strumenti musicali, vanno di porta in porta la sera del 5 gennaio, per propiziarsi la Befana e sollecitare le strenne.
    La tradizione è molto viva soprattutto nella zona del Monte Amiata e in Lucchesia, ma è attestata anche fuori della Toscana, ad esempio a Latera (VT) dove la tradizione della Befana è ben radicata da anni. La befanata laterese è composta dal Befano, dalla Befana e dal conte di Buon’Umor, una sorta di banditore che in fase di questua passando per le case del paese legge la seguente formula: “La Befana ed il suo gentil consorte con il conte di Buon’Umor chiedono di essere ospitati nella vostra gentile dimora e di essere trattati con amore come con amore chiedono…”. La famiglia così “visitata” pone nella cesta dei questuanti beni alimentari o anche denaro. La befanata laterese è particolare in quanto eseguita da un gruppo musicale tipo banda che accompagna la Befana per le vie del paese. Valentano e Faleria.
    In alcuni paesi dell’alta Romagna la stessa tradizione è comunemente chiamata Pasquella.
    Corrisponde, negli altri paesi europei e soprattutto in quelli scandinavi, ai canti delle strenne.

    Questo detto a me pare che la mistificazione più grave risiede nel fatto di far coincidere la “Befana” con la “Befanata”.
    Mentre la seconda ha un carattere folcloristico pubblico, la prima ha un carattere essenzialmente tradizionale e familiare, nel privato.
    La conseguenza è che viene meno quell’aria di fiaba vissuta appunto in famiglia e banalizzata in maniera spettacolare in piazza o peggio ancora, in un centro commerciale.
    Le foto riprodotte qui nel blog riguardano le Befanate del Braccagni di qualche anno fa, quando ancora non era arrivata la moda barbara della mistificazione.

  5. Granocchiaio ha detto:

    La Befana è passata a casa mia, non l’ho vista, come sempre, fortunatamente, ma ha lasciato doni per i miei nipotini.
    Ho visto alla televisione la calata della Befana con l’autogru dei pompieri dal palazzo della provincia di Grosseto: quest’anno non ha roteato su se stessa perché aveva ben tre cavi per questo, ma l’effetto salame penzoloni era verosimile
    In compenso ho visto anche foto di bimbi che si riparavano abbracciati al collo della loro mamma perché impauriti alla vista della Befana……….

  6. Granocchiaio ha detto:

    Sul blog “Braccagni in piazza” si è sviluppata una polemica sulla Befana e sulla Befanata anche in relazione a scritti del nostro blog.
    Cerco di rispondere per quello che mi compete, da me scritto sotto il nome di Granocchiaio. Altri commenti apparsi sullo stesso nostro blog, ma non miei, avranno risposta se i diretti interessati lo vorranno. Ho cercato di essere conciso, ma visti i tanti commenti avuti, la risposta non è proprio breve, e me ne scuso.

    Cercherò di rispondere, nel limite del possibile, anche ai singoli, ma in primo luogo devo ribadire e sottolineare quello da me scritto e che non è stato da taluni compreso. Forse anche con una certa malizia ma anche con un incomprensibile e inspiegabile rancore, specie se raffrontato con quanto da me pubblicato.

    La mia critica fatta, e qui ribadita, non è per la Befana e nemmeno per la Befanata come tali, ma casomai critica alla commistione tra le due cose. Con una discreta confusione tra una cosa e l’altra.
    Altra cosa che ho criticato è la banalizzazione della Befana che si mostra, magari calata penosamente da un’autogru: alla faccia della vecchina che vien di notte….e che nessuno dovrebbe vedere. Una Befana “commercializzata” che a me non piace affatto e che spero sia permesso sia mio diritto pensarlo, di dirlo e di scriverlo.

    Circa la confusione tra Befana e Befanata viene ribadito opportunamente anche da
    “Patrizio” (02 gennaio 2013 at 16:00) “Che ci siano persone disposte a far la Befana e la Befanata senza tornaconti……..” separando chiaramente le due figure.

    E poi più avanti il GTPGS stesso per voce di
    “Befannotti” (4 gennaio 2013 at 22:47) che a nome del gruppo dice che “intende chiarire gli aspetti, spesso confusi sulle diverse tipologie interpretative che la festa della BEFANA porta con sé. L’incontro di festa nella comunità di Braccagni tende ad evidenziare due aspetti, apparentemente similari, ma profondamente divergenti nei significati rappresentati. E’ uso comune intendere la Befana quale festività cara alla fantasia dei bambini con un personaggio fiabesco distributore di doni”
    Quindi anche il Gruppo stesso conferma l’esistenza di due aspetti, apparentemente similari, ma profondamente divergenti nei significati rappresentati.

    E poi ancora
    “Giovanni S.D.” (4 gennaio 2013 at 23:54) distingue “befana e befano”

    Finalmente
    “Antonio” (8 gennaio 2013 at 22:30) concorda con i miei scritti e si proclama anche lui amante della tradizione nel mio stile, ribadendo che la Befana “è una vecchietta che scendendo dal camino con il suo somarello, distribuisce ai bambini buoni i meritati doni mentre tutti dormiamo”

    Poi siccome il mondo è bello perché è vario viene
    “agostino” (9 gennaio 2013 at 10:38) “dico che a me invece piace la befanata con i befanotti così come la befana da sola, e apprezzo anche chi non vuol far vedere la befana ai bambini per lasciar il personaggio nel mondo della fantasia senza che si materializzi.” Insomma pare a che a lui vada bene tutto, in qualsiasi modo sia.

    E si arriva così finalmente a
    “nello” (9 gennaio 2013 at 15:10) con il quale fortunatamente siamo “sulla stessa lunghezza d’onda” in particolare sulla Befana e sulla relativa modalità di interpretazione (asinello, di notte, senza essere vista, ecc.. Ma soprattutto “per me le due cose devono essere distinte: la Befana è per i bambini e non dovrebbe essere rappresentata come una vecchia megera, mentre la Befanata (con il Befano ed il falò) è per gli adulti”
    D’accordo al 100%

    “birillo” (9 gennaio 2013 at 17:02) in evidente stato confusionale propone una caccia alle streghe “Non è che dietro c’è qualcosa?” e cosa? il gatto mammone?

    Di
    “Carlo Vellutini” (9 gennaio 2013 at 20:00) vorrei sottolineare l’amarezza della sua considerazione: “Sul fatto che si discuta su una commercializzazione di questo eventi. E dove è il problema? Purtroppo tutto è commercializzato oggi.”
    Vorrei dire che spero che NON tutto sia commercializzato oggi, in particolare, nel caso, le tradizioni.

    Si arriva così allo stupore di
    “Fabio” (9 gennaio 2013 at 21:10) per il fatto di “rivolgersi a Wikipedia” circa una definizione della tradizione di cui. Forse l’odore di Wikipedia da noia al naso, era forse meglio rivolgersi alla più titolata Bibbia della Treccani on line?
    Se è per questo l’accontento ecco la loro definizione:
    BEFANATA. – Si dice così in Toscana la canzone della Befana che brigate di fanciulli e di adulti, in compagnia di un sonatore di organetto, di violino, o di altro strumento, intonano sull’imbrunire del 5 gennaio, di porta in porta, specialmente davanti alle case delle famiglie agiate, per aver regali o mance. La befanata (beghenate nel Trentino), che corrisponde al canto della strenna di tanti altri luoghi (nelle Marche, Pasquella), è sacra e profana; l’una e l’altra specie, e più la seconda che la prima, contenenti formule di saluto, d’augurio e di ringraziamento per i doni attesi o avuti. Perché la rappresentazione della Befana (v.) sia di maggior effetto, questa suole essere personificata da uno della comitiva.
    Bibl.: G. Giannini, Le befanate del contado lucchese, in Arch. trad. pop., XII; K. Farsetti, Befanate del contado toscano, Firenze 1900. Per la Pasquella: L. Mannocchi, La festa dell’Epif. nelle trad. marchig., nel vol. Feste, costumanze, superst. pop. nel circondario di Fermo, Fermo 1921, p. 23 seg.; A. De Nino, Usi e costumi abruzzesi, Palermo 1890, p. 88; A. T., I vecchi canti di Natale. Il “puernatus”, in Studi Trentini, VII (1926), p. 76.

    Ma non mi pare proprio che questa sia così diversa e più utile di quella di Wikipedia da me riportata.
    O si vuol forse abolire e mandare al macero enciclopedie scritte, spegnere internet e le enciclopedie on line e basare tutto sulla memoria orale? Non è un sussulto oscurantista questo?
    Quando poi lo stesso “Fabio” ammette che a casa mia è passata nella notte, nessuno l’ha vista. Ha lasciato le calze appese alla stufa (non c’è il camino), ha consumato il pasto lasciato per l’occasione a lei e al suo ciuchino. I miei figli non hanno ricevuto i doni in piazza, mi chiedo come si saranno sentiti, e sono orgoglioso di loro che hanno saputo rispettare la tradizione di casa mia”
    Già, a casa sua, proprio come ho sempre detto e scritto io. Ma quella in piazza a dare doni a destra e a manca per tutti chi era? E quella calata dall’autogru dei pompieri chi era? È uno spettacolo decoroso? È un’offesa all’intelligenza criticarla?
    Chiude poi “Fabio” con un “Serve più rispetto per chi, nell’era della globalizzazione, difende queste realtà.”
    Che mi sento di firmare al 101%, ma quale, quella che lui ed io facciamo a casa nostra o la Befana fatta in piazza, magari calata dalla gru?
    Magari aggiungiamoci allora che anche un po’ di onestà mentale non guasterebbe.

    Chiude la mia rassegna
    “Giovanni S.D.” (10 gennaio 2013 at 13:37) con citazioni poetiche che a me paiono un po’ gratuite. Come gratuito è la bella chiusura che ci regala con il suo “Bravi! Vorrà dire che cambiare presidente vi ha fatto bene stavolta.”

    Che tradotto in chiaro vuol dire: è stata tutta colpa di Edo Galli!

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