Vive la difference

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Quintana, Froome  Rodriguez sul podio del Tor de france

Quintana, Froome Rodriguez sul podio del Tor de france

 

Maglia a pois, maglia gialle e maglia verde al Tour 2013

Maglia a pois, maglia gialle e maglia verde al Tour 2013

 

Gino Bartali

Gino Bartali

 

Fausto Coppi

Fausto Coppi

borraccia Bartali e Coppi

borraccia Bartali e Coppi

 

Luison Bobet

Luison Bobet

 

Jacque Anquetil

Jacque Anquetil

 

Charlie Gaul all'arrivo sul Bondone

Charlie Gaul all’arrivo sul Bondone

 

Tom Simpson

Tom Simpson

 

attacco di Marco Pantani

attacco di Marco Pantani

 

Marco Pantani al Tour 1998 - il Pirata

Marco Pantani al Tour 1998 – il Pirata

 

Chris Froome

Chris Froome

 

Chris Froome

Chris Froome

 

Nairo Quintana

Nairo Quintana

 

Nairo Quintana

Nairo Quintana

 

Joaquim Rodriguez

Joaquim Rodriguez

 

Joaquim Rodriguez

Joaquim Rodriguez

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RSSNumero commenti (2)

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Vive la difference

    E poi si dice: si però questa Francia………………

    Forse perché è il paese estero che ho più frequentato
    Forse perche è quello che meglio conosco
    Forse perché lo rammento spesso
    Forse perché parlandone si capisce che amo molte cose di quel paese
    Forse per tutto questo ultimamente mi sono sentito più volte rifilare l’appellativo di “francofilo”

    Io ed il ciclismo

    Ieri, mentre guardavo la penultima tappa del Tour de France mi è venuto da pensare ancora una volta a certe cose per cui che devo ammettere che questi francesi hanno, come dire, delle qualità non comuni. O, se proprio non vogliamo strafare, non sono inferiori a noi.

    Il ciclismo è lo sport che più amo, mi appassiona e mi commuove. E quindi comincio proprio dal Tour de France.
    È universalmente riconosciuta come la più importante corsa a tappe. A me sono occorsi anni, ma alla fine ho dovuto riconoscere che è vero. Loro hanno la “maglia gialla”, noi per il Giro d’Italia, abbiamo la “maglia rosa”. In entrambi i casi hanno il colore delle pagine di un giornale. La decisione di far indossare la maglia gialla al leader della classifica generale a tempo è di Henri Desgrange, direttore del quotidiano sportivo “L’Auto” e organizzatore del Tour de France. Perché gialla? Per usare il colore delle pagine del quotidiano “L’Auto” di Desgrange. Per la maglia rosa ben sappiamo che è il colore della carta dove viene stampato la Gazzetta dello Sport (La Gazzetta Sportiva di domenica) che da sempre è organizzatore della competizione. E’ nata nel 1931 e il primo a vestirla è stato Learco Guerra appunto nel 1931.

    Da piccolo ero un po’ indispettito da questi francesi che pretendevano di sostenere che la loro corsa era più bella e importante. A quei tempi la tappa finale del Tour era dal Parco dei Principi dove i vincitori delle varie classifiche facevano foto con le miss e il giro di pista con un mazzo di fiori e la maglia della categoria che avevano vinto. Il vincitore del Tour ovviamente con la maglia gialla. Al Giro d’Italia il finale non era da meno: si svolgeva nel famoso velodromo milanese del Vigorelli. Quello celebre per la leggendaria pista “di seta”, costruita con listelli di pino svedese. Anche qui stessa cerimonia, con miss e giri della pista.

    Qualche chicca sul Vigorelli. Nel 1942, in piena guerra, sfidando i bombardamenti, Fausto Coppi stabilì il record dell’ora in 45,871 km, record che fu battuto solo nel 1956 dal’asso francese Jacques Anquetil.
    Nel 1956 il Vigorelli ospitò i Beatles per la loro unica esibizione italiana.

    Al Tour, a quei tempi, loro vincevano con i Jean Robic (testa di vetro) (1947), Louison Bobet (1953, 1954, 1955), Roger Walkowiak (1956), Jacques Anquetil (1957, 1961, 1962, 1963, 1964) , Lucien Aimar (1966), Roger Pingeon (1967), Bernard Thévenet (1975, 1977), e poi Bernard Hinault (1978, 1979, 1981, 1982, 1985), Laurent Fignon (1983, 1984). Da allora (1985) sono 25 anni di digiuno.
    Noi, sempre a quei tempi, avevamo al Tour un certo signor Gino Bartali (1938, 1948), “che le palle ancora gli girano”, un certo signor Fausto Coppi (1949, 1952) e poi dopo Gastone Nencini (1960), Felice Gimondi (1965), e poi solo dopo 33 anni con Marco Pantani (1998).

    Noi al Giro, stesso periodo, vincevamo con Gino Bartali (1936, 1937, 1946), Fausto Coppi (1940, 1947, 1949, 1952, 1953), Fiorenzo Magni (1948, 1951, 1955), poi vennero a vincere Gastone Nencini (1957), Ercole Baldini (1958), Arnaldo Pambianco (1961), Franco Balmamion (1962, 1963), Vittorio Adorni (1965), Gianni Motta (1966), Felice Gimondi (1967, 1969, 1976), Fausto Bertoglio (1975), Giuseppe Saronni (1979, 1983), Giovanni Battaglin (1981), Francesco Moser (1984), Roberto Visentini (1986), Giovanni Bugno (1990), Franco Chioccoli (1991), Ivan Gotti (1997), Marco Pantani (1998), Stefano Garzelli (2000), Gilberto Simoni (2001, 2003), Damiano Cunego (2004), Paolo Savoldelli (2005), Ivan Basso (2006, 2010), Danilo Di Luca (2007), e Vincenzo Nibali (2013). Nello stesso periodo i nostri “cugini” riuscivano a vincere al Giro con Jacques Anquetil (1960, 1964), Bernard Hinault (1980, 1982, 1985), Laurent Fignon (1989) e poi più niente.

    Insomma, pare che ognuno sia più profeta a casa propria, ma noi, mi sembra, che siamo un po’ più profeti.

    Fine prima parte
    ……………segue

  2. Granocchiaio ha detto:

    Parte seconda

    Le differenze tra Tour e Giro.
    In primo luogo il periodo. Il Giro d’Italia si corre fine Maggio, inizio Giugno e quindi si possono trovare giornate di caldo, ma anche di freddo, quello intenso e perfino nevoso. Quante tappe o quante scalate sono state annullate al Giro proprio causa neve, Stelvio in primis. O sono arrivate come quella leggendaria sul Bondone (8 giugno 1956) dove uno spaurito Charlie Gaul arrivò sotto una tempesta di neve, dopo una tappa di 242 km.
    Gaul arrivò al traguardo con quasi 8 minuti di vantaggio sul secondo classificato (Alessandro Fantini) e più di 12 minuti su Fiorenzo Magni, che con una spalla fratturata reggeva il manubrio attraverso un tubolare stretto fra i denti. Gaul risalì in classifica generale dal ventiquattresimo posto (a quasi 17 minuti da Pasquale Fornara, ritiratosi semi-assiderato) al primo posto, e si aggiudicò una delle più memorabili edizioni del “Giro”.

    In Francia il Tour si corre nel mese di luglio e problemi meteorologici ci sono di segno opposto, cioè per il troppo caldo. Tristemente famosa la 13 ° tappa del Tour de France, 13 luglio 1967. Tom Simpson si accasciò e morì durante la salita del Mont Ventoux , all’età di anni 29.

    Altra differenza, non da poco, è che il Tour è più ricco del Giro d’Italia. Molto di più. E fa più ricchi anche i corridori, molto di più. Per chi vince il giro ci sono 500 mila euro, 200 mila per il secondo e 100 mila per il terzo. Non solo i premi del Tour sono molto più alti, ma vista la popolarità di questo sport in Francia, per tutta una serie di circuiti ciclistici che si svolgono subito dopo il Tour, e dove i guadagni sono altissimi. Il montepremi del Tour nel 2012 era vicino ai 4 milioni di euro, quello del Giro appena 1,4 milioni. Il giro di affari del Tour con gli sponsor ammonta a 150 milioni di euro all’anno.

    Con l’avvento della televisione a metà degli anni ’50, si cominciò a vedere le corse ciclistiche con le immagini, e non con l’immaginazione come si era fatto fino a quel momento ascoltando le radiocronache di Mario Ferretti. Inizialmente erano filmati fatti alla partenza e soprattutto all’arrivo. Poi si videro anche passaggi nei punti cruciali, come poteva essere lo scollinamento di un passo dolomitico, ma anche l’intera carovana che passa sotto le sbarre di un passaggio a livello. Poi con l’evoluzione tecnica arrivarono le telecamere sopra le moto. In questo campo la TV francese è stata sempre un passo avanti a noi. Furono i primi a fare in diretta le riprese dalle moto. Anno dopo anno, sempre con nuove e impensabili inquadrature, sempre dal vivo. Anche oggi, che siamo messi bene pure noi in Italia, credo che per le riprese delle corse ciclistiche i francesi siano un pelino avanti a noi. Forse ci mettono il loro smisurato per il ciclismo.

    Fine seconda parte
    ………….segue

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