Ma cosa stiamo facendo con i nostri amici cani e gatti?

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Ma cosa stiamo facendo con i nostri amici cani e gatti?

    Andando a spanna l’origine del lupo si misura in milioni di anni. Per il cane domestico il tempo si riduce drasticamente, ma si ragiona sempre in decine di migliaia di anni. Pare tra i 30 e i 130.000.
    Una bella differenza, ma comunque il cane, seppur molto meno attrezzato del lupo nel procurarsi cibo, in qualche maniera se l’è cavata per decine di migliaia di anni. Decine di migliaia di anni, non bruscolini dicono a Roma.
    Ora io non so esattamente come se la sono cavata per la loro sopravvivenza in fatto di cibo in questo enorme periodo di tempo. Mi limito a quello che posso testimoniare direttamente per averlo vissuto, cioè roba degli ultimi 60 anni.

    Per esempio ho fatto in tempo a veder vivere tutti i cani (del mondo, presumo) senza crocchette e senza scatolette di carne. Poi sono arrivati questi prodotti, non proprio a buon mercato, e nel giro di pochi anni c’è stata un’esplosione di vendite.
    Perfino il gatto, che come si sa riesce ad arrangiarsi piuttosto bene anche da solo, ha ricevuto le attenzione dell’industria con prodotti che via via sono arrivati fino ad essere quasi preparati di alta cucina per loro. Con prezzi che non sono pazzeschi finché uno non si mette a fare due conti.

    Ci sono cambiamenti nelle nostre abitudini che non si notano finché uno non si mette a riflettere.
    Quanti negozi specializzati per alimenti dei cani ci potevano essere negli anni ’50 a Grosseto? Io non ho memoria di averne visto uno.
    Oggi, solo di negozi specializzati a Grosseto ce ne sono 8. A Firenze 44, a Milano 84, a Torino 96, a Roma 224. Dati da Pagine Gialle.

    Qualcosa vorrà dire, no?

    Il Sole 24 Ore in un interessante articolo di Dario Aquaro del 1 ottobre 2012 titola: Il cibo per animali non conosce crisi: un mercato che vale quattro volte quello degli alimenti per bambini. Tutto da leggere.
    Riporto qualche brano.
    Chi lo chiama ancora cibo da cani non sa quanto bocconcini e croccantini facciano sbavare in primis gli investitori internazionali. Per un’industria che sugli animali domestici ha visto spalancarsi un mercato da 67 miliardi di dollari(*): il pet food negli Usa, ad esempio, vale quattro volte il settore degli alimenti per bambini e due volte quello del caffè.
    (*) 67 miliardi di dollari = 49 miliardi di euro = oltre 95.000 miliardi di lire (per quelli vecchi come me n.d.r.)

    Ovvio che l’attenzione dei produttori – come racconta il Financial Times – si sia spostata da quei bidoni con strani intrugli di carni ai sacchetti di cibo disidratato tarati sull’età degli animali, alle mini-confezioni da gourmet. Perché di questo si tratta: per spingere i profitti, si son prese a prestito le pratiche comunemente associate ai generi di consumo “umano” per modellarle sugli amici a quattro zampe.

    Il mercato mondiale del pet food
    Da lì derivano qualità premium, varietà biologiche e porzioni monopasto. E grossi margini di guadagno. Per Nestlé, il più grande gruppo mondiale del cibo, il pet food è il settore più redditizio dopo il caffè e nei prossimi anni – rivela Eileen Khoo, analista di Morgan Stanley – sarà fonte del 20% di crescita dell’ebit (Risultato ante oneri finanziari n.d.r.).
    …………………
    Il cibo per i quattro zampe in Italia
    E in Italia, dove le stime di Euromonitor parlano di quasi 7 milioni di cani e 7 milioni e mezzo di gatti ospitati nelle famiglie? D’accordo che – fonte l’International Coffee Organization – abbiamo ridotto i consumi di caffè, calati al livello più basso degli ultimi sei anni. Non andiamo più al bar a consumare la bevanda preferita, ma tagliamo anche sul cibo dei nostri animali? L’ultimo rapporto Assalco-Zoomark 2012 dice di no: il mercato italiano non sta risentendo della recessione.
    …………..
    Nel 2011 il giro d’affari in Italia è stato di 1.604 milioni di euro (oltre 3.100 miliardi di lire n.d.r.), di cui 870 milioni per gatti e 650 per cani, e oltre la metà delle vendite si è concentrata nel Nord del Paese (53,1%).
    ……………..
    In Italia, dicono gli esperti, c’è larga richiesta di prodotti di fascia premium e superpremium. (cioè di lusso e superlusso n.d.r.)
    …………….

    Dal Il Sole 24 Ore, articolo di Dario Aquaro del 1 ottobre 2012 titola: Il cibo per animali non conosce crisi: un mercato che vale quattro volte quello degli alimenti per bambini. Tutto da leggere.
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-01/cibo-cani-conosce-recessione-153513.shtml?uuid=AbTgAZmG

    E il trend è ancora di crescita negli anni seguenti.

    A questo punto mi viene da fare una riflessione.
    Ma se per millenni i cani (e i gatti) sono sopravvissuti e arrivati fino a noi talmente bene, senza troppe cure, senza crocchette e scatolette, insomma senza troppe seghe mentali, perché oggi siamo arrivati a questo punto?

    C’è stato un risveglio nelle coscienze degli uomini più sensibili o c’è stata una bella pensata delle industrie interessate per far svegliare e coltivare nelle menti più deboli ed esposte questa “presa di coscienza animalesca?”

  2. Ric ha detto:

    Caro Granocchiaio, prima di andarci ad intrigare in un argomento spinoso, ti riferisco che oggi per il Corso Carducci di Grosseto c’erano non meno di 20 cani con altrettanti padroni, anzi in molti casi ho visto il “tiro a due”: due cani per padrone! Io non entro nel fattore psicologico che scatena per molti il desiderio di possedere cani meglio se di razza e con pedigree, ma senz’altro c’è molto esibizionismo in questo atteggiamento degli italiani; infatti traspare chiaramente la soddisfazione di coloro che vedono gli altri soffermarsi a guardare il proprio cane. Intendiamoci bene: anche io ho posseduto un cane, un dalmata giocherellone e simpatico che è stato alimentato alla maniera di allora, con zuppe di pane ed avanzi del pasto del padrone. Cosa che il mio cane apprezzava moltissimo e non disdegnava per niente! Anzi ricordo che un giorno a Natale mia madre gli allungò i tortelli del pranzo di Natale con tanto di spolverata di parmigiano! Alla fine ebbe una vita allegra e circondata da affetto e morì a tredici anni per un brutto tumore che lo ridusse pelle ed ossa. Con babbo parlammo con il veterinario il quale ci consigliò di sopprimerlo per evitargli ulteriori sofferenze che si vedeva le subiva con lucidità. Mamma pianse per una settimana ed io stesso rimasi molto male perché un cane od un gatto sofferente fanno vedere chiaramente la loro pena e l’impotenza di poter fare qualcosa.
    Detto questo, cari amici animalisti che stringete d’assedio il buon Presidente della Provincia di Grosseto, perché invece di parlare di problemi dei cani non trattate i problemi dei milioni di senza lavoro, cassintegrati, esodati, pensionandi che non vanno in pensione, pensionati che la pensione la hanno ma non consente una vita dignitosa? Forse è più importante per voi trattare dei problemi dei cani o dei randagi che dietro loro c’è una lobby internazionale sulla quale girano milioni di euro e che fomenta questo animalismo spesso insulso e senza ragione. Siete voi animalisti delle vittime di questa lobby, come lo sono molti di coloro che comprano un cane come se fosse un oggetto da mostrare agli altri e non un amico fedele da tenere tredici anni facendogli vivere una vita felice.

    • nello ha detto:

      Come Ric anch’io (sarebbe meglio dire i miei figli) ho vissuto una vicenda analoga con una bastardina che come il suo cane mangiava i nostri avanzi e come lui ha avuto la stessa tragica fine. Che dire in merito alle polemiche odierne su cani randagi, lupi e/o canidi, allevatori e protezionisti? Il mio pensiero è simile, ancora, a quello di Ric: esibizionismo, sia per l’acquisto di cani con pedigree, sia per le prese di posizione degli animalisti. Dico che da che mondo è mondo l’uomo è stato prima carnivoro e poi omnivoro e da che mondo è mondo l’allevamento è sempre esistito prima come mezzo di nutrimento, poi anche come mezzo di ricerca scientifica. Ora si critica aspramente Marras e tecnici Asl se prendono posizione sui cani randagi o se, in qualche modo, giustificano gli allevatori, critici che poi sicuramente fanno ricorso a carne allevata, o tortelli (sempre in riferimento a Ric) o peggio ancora si minaccia di morte una giovane che dice grazie alle cavie perché è vissuta fino a venticinque anni e spera di continuare a farlo. Ricordo a lor signori che la pastorizia è un lavoro e se i pastori si lamentano, e forse, come la LAV grossetana dice, non sono esenti da colpe, il randagismo li colpisce duramente e rischiano, anzi qualcuno è già incappato, di andare ad ingrossare quell’esercito di disoccupati cui Ric fa riferimento.
      Due ultime cose da dire:
      1)da che mondo è mondo la natura fa il suo cammino, l’equilibrio se lo crea;
      2) questo equilibrio aveva portato negli anni alla scomparsa del lupo (e di conseguenza dei canidi ad esso legato e artefici delle stragi ovine) in Maremma. Il lupo è ricomparso verso gli inizi degli anni ’80 a seguito di lanci mirati e purtroppo non controllati. Nella zona di Versegge, cosa certa, una coppia fu divisa, forse uno ucciso o morto perché non sapeva procurarsi il cibo, l’altro era solito stare con le bestie brade del Grottanelli e mangiava spesso gli escrementi delle vacche o, alleluja, qualche volta il pane o i resti di cibo che Betto gli allungava (come un normale cane), poi anche lui è sparito…..

  3. Granocchiaio ha detto:

    Una volta tanto, mica tanto spesso, ci ritroviamo grosso modo con i miei amici commentatori. Circa la raccomandazione del Ric credo che sia più una battuta che un vero e proprio consiglio. Gli argomenti spinosi non è che siano tutti da scansare. Forse tanta gente strombazzante è tale proprio perché pochi hanno voglia di rispondergli per le rime.
    In casa mia, dico da ragazzo, non avevo mai avuto cani, perché né mio nonno, né mio babbo sono mai stati cacciatori. E allora un cane si teneva quasi esclusivamente per la caccia. Almeno ai nostri livelli. Il gatto c’era, ma quello è molto indipendente e aveva più funzioni positive (caccia a roditori e quant’altro) nonché una certa pulizia intorno casa.
    Caso diverso per mia moglie che è nata e vissuta in una casa ci una Cacciatore mitico come mio suocero Alfiero. Loro i cani ce l’avevano nel canile, ma anche in casa. Per me fu un certo choc, perché i cani in casa non ce l’avevo mai visti. Anche i gatti avevano più o meno accesso in casa Pieraccini e poi Laura c’aveva una passione tutta particolare per loro. Non a caso ha imparato a parlare con loro, e lo fa tuttora: sissignori, si parlano!
    Logico che poi in casa mia sia arrivato prima un cane, poi un gatto. Assieme, si assieme. Siccome cacciatore non sono, il cane è stato sempre da compagnia. Come del resto il gatto Bianchina, per la quale ci vorrebbe un racconto apposta per lei. Chissà che un giorno non la scriva.
    Tornando a noi. A me sta bene l’amore per i cani e per i gatti. E per altri animali pure. Pur nel rispetto delle cose che mi hanno insegnato in famiglia. E lì l’insegnamento è stato buono, molto nuono.
    Un cane è un cane, un gatto è un gatto. I polli sono polli. Ma fanno le uova e noi mangiamo sia le uova, poi quando è il momento mangiamo alche il pollo. Stessa storia per i maiali: non fanno latte, ma fanno tante di quelle cose buone che si suol dire: del maiale non si butta vie niente.
    C’è chi non la pensa così e non mangia né animali né i derivati come uova, latte, formaggio e compagnia bella. Affari loro. Ma perché devo sentire prediche e poi anche qualcosa di peggio per convincermi a fare come loro? Ad offendere? E chissà quant’altro.
    Si è accennato alla teoria che siano le multinazionali ad avvantaggiarsi da questo stato di cose: non è una teoria, è la sacrosanta verità. Come è altrettanto vero che il loro terreno fertile è la mente di gente debole e utilizzabile per scopi che loro manco immaginano.
    Buona Epifania.

    • Ric ha detto:

      Per ragioni di lavoro ho seguito (e non seguo più) la questione dei lupi o come si dice in gergo dei “predatori” perchè si tende a mettere in un solo concone un insieme di animali selvatici quali il lupo, la faina e la donnola, capaci di fare danni enormi negli allevamenti ovini ed anche in quelli avicoli e cunicoli (i conigli o conignoli che dir si voglia). Il lupo in Maremma è sceso come dice giustamente Nello attorno agli anni ’80 ed è il lupo appenninico, ovvero una sottospecie del lupo. Secondo studi fatti esso si ridusse a non più di 100/150 esemplari nell’Italia Centrale e solo dopo una campagna che credo si chiamasse “Operazione San Francesco” (per via del lupo di Gubbio, penso) si ottenne alla metà degli anni ’80 un ripopolamento a 200/250 esemplari. In genere i cacciatori e gli agricoltori dicono semplicemente che si tratta di “lanci” di lupi (come per le vipere, ecc.), in realtà si tratta di un controllo e protezione delle nascite che vennero effettuate dai parchi dell’Italia centrale in collaborazione con il WWF e varie altre organizzazioni governative. Il lupo appenninico (che io ho visto morto, ucciso da un pastore con una fucilata attorno agli anni ’80) è un animale organizzato in branchi che si procura cibo isolando la preda da un eventuale gregge (ma non disdegna cinghialotti, vitelli e puledri) ed uccidendola con un unico morso alla gola. Il cane inselvatichito pur avendo la stessa tendenza ad organizzarsi in branchi, uccide la preda mordendola al posteriore e finendola con accanimento al collo ed alla testa. Possibile anche che il lupo appenninico si sia accoppiato con cani selvatici formando ibridi che ne disperdono il patrimonio genetico, ma il lupo è una cosa ed il cane selvatico à un’altra. Della conservazione della specie io sono favorevole; purtroppo i danni che può fare un branco di lupi su un gregge può far cadere in rovina un allevatore ovino, per cui molti pastori, coalizzati in cacciatori (anzi, pseudo-cacciatori) o bracconieri, effettuano battute per l’uccisione di questi animali spesso fatte con maniere barbare e infierendo sui cuccioli di lupo che non possono sfuggirgli. Si dice che un lupo possa fare in una notte anche 100 Km.; spesso la sua discesa dai parchi dell’Appennino centrale avviene per l’impossibilità di procurarsi cibo nell’inverno e per il progressivo depauperamento della fauna selvatica. Ai pastori una volta veniva garantito un rimborso a carico della Regione Toscana; da qualche anno i pastori sono costretti a contrarre forme assicurative che hanno un costo/capo, per cui un gregge che subisce un attacco da “predatori” spesso non ottiene alcun rimborso per il danno subito, e questo è ingiusto dato che gli allevatori devono pur vivere e non subire passivamente i danni di un animale che, alla fine, si ciba del loro mezzo di sostentamento!

    • Ric ha detto:

      Ecco il comunicato stampa del Vicepresidente della Provincia di Grosseto Marco Sabatini rilasciato il 2 gennaio 2014 sul tema in trattazione:
      “Basta estremismi, non servono a risolvere l’annoso problema della convivenza tra allevamenti e predatori
      Intervento di Marco Sabatini, vicepresidente della Provincia di Grosseto. La Provincia di Grosseto ha ben presente il problema delle predazioni delle greggi e, da tempo, ha avviato programmi per la tutela del lupo e la salvaguardia degli allevamenti dagli attacchi dei predatori. Sono progetti ormai noti e non è mia intenzione tornare sull’argomento, che peraltro è ampiamente documentato in rete. Desidero invece esprimere ferma condanna nei confronti di ogni forma di estremismo, in quanto non produce altri effetti se non quello di incendiare gli animi, aumentare le distanze tra le diverse posizioni, facendo perdere di vista il quadro in cui è possibile agire. Condanno con fermezza chi, violando la legge, decide di farsi giustizia da solo uccidendo i lupi. Ma anche chi, per prendere le difese del lupo, distribuisce pubblicamente e superficialmente offese pesanti nei confronti del territorio, delle persone che vi risiedono e lavorano, delle Istituzioni che lo amministrano. In entrambi i casi si tratta di forme di violenza gratuita. Uccidere il lupo, oltre che eticamente inaccettabile, è un’azione illegale e perseguibile, che rischia di vanificare gli sforzi della Provincia di trovare soluzioni facendo sedere allo stesso tavolo allevatori e ambientalisti, istituzioni e mondo della ricerca, ed investendo notevoli quantità di risorse pubbliche. Arrivare, poi, a chiedere addirittura di boicottare i prodotti della Maremma manifestando odio verso tutti gli allevatori locali, verso un intero territorio è un’azione oltranzista e prevaricatrice. Il vilipendio e l’arroganza, non portano a niente di buono, se non ad un cieco sfogo personale. Gli allevatori sono una risorsa importante della Maremma e dell’Amiata, la loro attività è una parte fondamentale della biodiversità e dell’economia che questo territorio esprime. Gli allevamenti ovini e bovini sono un vero presidio di aree che, altrimenti, sarebbero destinate all’abbandono e all’incuria. Certo è che per risolvere il problema degli attacchi alle greggi è fondamentale anche la collaborazione degli allevatori e di tutti i proprietari dei cani: questi animali non devono essere lasciati liberi di vagare sul territorio, perché è risaputo che la maggior parte delle aggressioni arriva da ibridi. A chi dichiara di voler boicottare i nostri prodotti rispondo che la Maremma e l’Amiata esprimono un patrimonio di produzioni di altissima qualità realizzate con grande rispetto per gli animali, per gli equilibri biologici, per l’ambiente e la tutela della sua biodiversità. Invito piuttosto queste persone a boicottare le produzioni intensive che occupano la maggior parte degli scaffali dei nostri supermercati e che sono il frutto di sistemi di produzione discutibili per l’inquinamento che producono in atmosfera e per le condizioni di vita innaturali e gli spazi angusti in cui costringono gli animali. La Maremma è il contrario di tutto questo: è l’esempio concreto di come dovrebbe essere il rapporto tra territorio, uomo e cibo”.

      • Granocchiaio ha detto:

        Fa piacere leggere ogni tanto roba di questo genere.
        E viene da dire una battuta trita e ritrita ma che ben si addice a certi estremisti: la mamma dei cretini è sempre incinta

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