La più famosa rapina a Braccagni

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La più famosa (tentata) rapina a Braccagni

 Parte prima

Una delle rapine più movimentate tra quelle occorse verso il Monte dei Paschi di Braccagni è senz’altro quella verificatasi all’incirca nella prima decade di novembre del 1975.

Giorno preciso non lo so, ma so per certo il periodo per un semplice motivo: in quei giorni stavo terminando una missione economica con l’ICE (Istituto Commercio Estero) in Nuova Zelanda ed Australia.

Di sicuro il 2 novembre 1975 ero ad Auckland perché questo è il giorno in cui fu assassinato Pier Paolo Pasolini. Così mi disse il portiere dell’albergo quando scesi dalla mia camera. Dopo questa sosta feci ancora Sidney, Melbourne ed infine Perth. Credo che fu mentre ero a Melbourne o a Perth che successe il fattaccio.

Dato il notevole fuso orario avevo deciso di chiamare casa quando laggiù era mattina presto e qui a Braccagni la sera. Stranamente quando chiamai non mi rispose Laura ma mia cognata Manuela. Chiesi il perché e mi disse che Laura era andata a Grosseto al cinema con suo fratello Giampiero. Così tanto per distrarsi. La cosa mi parve un po’ strana, ma non la feci più lunga del necessario. Tutto potevo immaginare fuorché il fatto che invece che al cinema in quel momento fosse a Grosseto in una caserma, protetta e nascosta dai carabinieri, per essere interrogata circa la rapina che si era tentata la mattina al Monte di Braccagni!

E allora andiamo per gradi con il racconto di Laura Pieraccini, la mia signora e con un altro attore presente al fatto, e cioè il Ciotti. E secondo voi poteva mancare “Faccenda” in una faccenda come questa? Ma altri due preziosi contributi ho avuto che più avanti vi dirò.

Racconto di Laura

Mancava poco all’una, ed essendo le bimbe all’asilo, appena finito di mangiare decisi di andare a casa dei genitori, in Via Aurelia Sud 4, dove oggi abita Oria, una cinquantina di metri più a Nord in Via Aurelia Sud.

     Camminando sul marciapiede verso la casa dei genitori vidi una Wolkswagen color arancio parcheggiata proprio all’inizio del marciapiede lato palazzo Pieraccini e con il muso rivolto verso sud, cioè verso Grosseto. Passando a fianco della macchina venne naturale guardare dentro, e vidi un tipo con una folta barba nera che faceva finta di leggeva il giornale. Si vedeva benissimo che non leggeva il giornale, ma guardava piuttosto nello specchietto retrovisore, cioè verso la porta della banca. Dando  un’occhiata dentro ebbe conferma della prima impressione: il tipo teneva in mano il giornale, ma tutto faceva fuorchè leggerlo.

     Dopo pochi passi ero arrivata a casa dei miei genitori e raccontai subito il fatto a babbo Alfiero il quale, con il suo abituale modo di agire, in men che non si dica era già fuori della porta prima ancora che finissi di parlare. Sempre con il suo stile si avvicinò alla macchina, bussò al vetro di questa e in modo minaccioso si rivolse al tipo: “Hei te, che voi? Che ci fai qui?” con il suo tono  che eufemisticamente può dirsi deciso. È forse il caso di ricordare il mio babbo Alfiero era stato carabiniere e si era guadagnato una medaglia di Bronzo al Valore Civile durante il servizio per una coraggiosa azione nei confronti di un cavallo imbizzarrito nel centro di Spoleto.

(vedi articolo  http://www.braccagni.info/2014/01/29/medaglia-al-valore-civile-ad-un-paesano/)

Con il suo carattere, diciamo così abbastanza spavaldo, sapeva di certo come muoversi in queste circostanze. Anche se al momento non poteva supporre che fosse in atto una rapina e il tipo in macchina fosse armato di pistola. Meglio così, perché sarebbe stato capace di prederlo per la giubba e tirarlo fuori, lui e la sua pistola!

     Il tipo in macchina di fronte a questa inaspettata sortita, ingrana la marcia e parte verso Grosseto. Poi, arrivato al distributore fa inversione di marcia e lentamente si dirige di nuovo verso nord. Arrivato davanti alla pergola del Tavarnesi parcheggia l’auto in modo da controllare a vista i complici che erano vicino alla porta della banca. È bene dire a questo punto che la banda è formata da tre persone, l’autista, e due complici: uno con il compito di palo e l’altro colui che doveva entrare a compiere la rapina.

Il Ciotti, Ivano Sonnini

A questo punto entra in scena il Ciotti (Ivano Sonnini) che avendo chiuso il distributore si dirige verso casa sua e passando vicino alla macchina nota un particolare soprendente: sulla targa posteriore dell’auto è fissata alla belle e meglio un’altra targa, ma non troppo bene, per cui si vede benissimo che sono due le targhe, una sopra all’altra. (risulterà poi rubata, mentre la piccola targa anteriore era rimasta quella originale).

Continua verso la banca chiedendosi il perché e qui nota i due tipi, uno con evidenti funzioni di “palo” sul lato Bastiani, l’altro in attesa dietro il cancellino del cortile Pieraccini, proprio a fianco della banca.

Il Ciotti intuisce che potrebbe trattarsi di un tentativo di rapina e continua la sua strada verso casa per arrivare fino al bar di Nilia dove entra e telefona alla caserma dei Carabinieri.

Sarà stato il Ciotti ad esprimersi in maniera appropriata, sarà stato il brigadiere che riceve la telefonata, fatto stà che dopo pochissimi minuti la Seicento Multipla dei Carabinieri arriva dalla strada della Stazione, oggi via Garibaldini.

Parte seconda

Arrivati alla vecchia Aurelia girano verso Grosseto e lentamente percorrono il tratto fino al distributore passando a fianco della Wolkswagen arancione. Il complice-autista non si muove, forse volendo vedere le intenzione dei Carabinieri, cioè se volessero andare verso Grosseto o fossero li per loro. Per il momento infatti nessuno aveva dimostrato loro di aver capito cosa stava succedendo.  

I Carabinieri invece avendo capito che c’era di mezzo qualcosa di grosso, tornano verso nord di gran carriera per fermarsi dietro la macchina. L’autista si accorge della loro manovra a parte sparato verso nord. Ma anche i Carabinieri non dormano, ma nel frattempo avevano fatto in tempo a fermarsi e ad intimare l’alt. Vedendo partire la macchina il valoroso e compianto Appuntato Gino Ponzalli in posizione con il ginocchio a terra imbraccia il mitra e visto che la macchina sta partendo di gran carriera spara un primo colpo con l’intenzione di colpire una ruota o il motore per poterla arrestare. Il mitra era già posizionato sul colpo singolo visto che si era in mezzo al paese. Poi ne spara ancora due, ma tutti vanno a colpire la macchina ma non in maniera tale da arrestarla.

A seguito delle grida e degli spari diversi abitanti della via Aurelia si affacciano alla finestra mentre altri escono proprio di casa. Come per esempio mio suocero  Alfiero e mia moglie Laura. Si perché il bandito-autista visti e uditi gli spari è partito in velocità verso nord senza fermarsi a raccogliere i due complici! I quali in men che non si dica vengono accerchiati e poi catturati con dai carabinieri e con l’aiuto dalla gente accorsa.

Uno dei due banditi alla vista dei Carabinieri inizia a gridare: “Collega, collega, sono un collega!” e sventola una tessera che poi lo indentificherà come un poliziotto di stanza a Grosseto! Questo però non lo esime da essere fermato e mentre un carabiniere va a recuperare la Multipla, l’altro rimane sul posto per tratteere i due, in questo aiutato da mio suocero Alfiero.

La cosa fortunatamente si risolse bene, perché uno di loro era armato (il polizitotto-bandito) ma non tirò fuori l’arma. Quindi anche grazie all’intervento dei Carabinieri la cosa si risolse in maniera appropriata e incruenta. Perché la gente intervenuta era invece assai propensa a fare un bel passamano ai due signorini, come si dice dalle nostre parti.

Questa volta quidi nessuno entrò in banca e i due impiegati si accorsero del fatto solo dopo aver udito i colpi del mitra. Uno degli impiegati – Gianni Bartoletti – disse al direttore: “hai sentito, sparano le castagnole”. Ettore Biagioli, il direttore, che era molto più esperto in materia rispose: “altro che castagnole, questi sono spari veri!”. E si affacciarono vedendo tutta la parte finale della storia così come l’ho raccontata. Ed il Biagioli mi ha in questa occasione confermato tutto.

La sera mia moglie Laura fu accompagnata a Grosseto dai Carabinieri per deporre sul fatto, come pure il Ciotti.

La cosa poco edificante della storia si dimostrò ancora peggio quando si seppe che non uno, ma due dei tre erano agenti della Polizia di Stato di stanza a Grosseto! Uno di questi, quello alla guida dell’auto, con la barba finta, addirittura abitante della nostra campagna.

Quindi Laura e il  Ciotti mi hanno aiutato nella stesura del racconto come testimoni effettivi dei fatti. Il Ciotti mi ha confessato che ha durato per un mese intero con il TRANSENE, un tranquillante piuttosto forte, per vincere la paura del fatto. Però ha continuato poi, a dosi e frequanza minori, ma per tutto l’anno!

Gli altri aiuto per il racconto sono venuti dal figlio dell’appuntato Gino Ponzalli, geometra Franco, e dall’allora direttore del Monte dei Paschi di Braccagni Ettore Biagioli.

Propri quest’ultimo mi ha confermato che la banaca ha subito almeno sei rapine, tra riuscite e tentate. Qualcuna assai più drammatica di quella raccontata, qualcuna addirittura con risvolti tragicomici.

Di una rapina ricordo ho ricordi anch’io per un fatto che ora vi dirò.

Allora si trattò di una vera e propria rapina. Nel senso che i banditi entrarono e armati imposero ai clienti di mettersi con le mani al muro e al direttore di dare i soldi. Tra i terrorizzati clienti c’era anche Urio Massetti (Pampurio), Otello Pieraccini (il Ranzani) e suo figlio Daniele e Ilva Tavarnesi , la figliola di Sollecito (il Pipi).

Uno dei banditi intimò gridando a tutti di mettere le mani al muro, cosa che tutti fecero senza fiatare, e con grande spavento. Daniele spaventato si rifugiò tra le gambe del babbo.

Urio si trovava proprio vicino allo sportello del cassiere e su comando del rapinatore s’incollò con le mani verso il muro. Tanta fu la paura e la tensione che nel muro rimasero ben nette l’orme delle sue mani. Così che sembrarono subito come una novella “Sindone” muraria. Naturalmente ogni cliente che andava in banca una volta arrivato dal cassiere si vedeva queste due mani ben definite al muro alla sua destra. E restarono così per un bel pezzo. Anche io scherzando chiedevo di lasciarle anche in caso di nuova imbiancatura del locale!

Ma un bel giorno entrai e non le vidi più, avevano imbiancato e la Sindone muraria di Urio era andata perduta. Senza che se ne fosse fatto nemmeno un calco!

Fine

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Prologo

In data 3 febbraio 2014 Francesca Camiciottoli postava sul gruppo aperto “Sei braccagnino se….. di Donatella Cittadini : “La rapina in banca”

Osservai che stavo proprio scrivendo di queste ed in particolare di quella più famosa, quella del 1975. Più famosa per diversi motivi che ben si comprendono leggendo la storia che vi racconterò. Il pezzo è piuttosto lungo e questo mi ha portato a due obblighi:

  • pubblicarlo sul nostro blog www.braccagni.info perché su Facebook sarebbe stato troppo lungo, e
  • dividere in due parti il racconto perché per intero sarebbe stato troppo lungo anche per il blog.

Quindi per Francesca – come avevo promesso – e per il gruppo “Sei braccagnino se…..darò solo il link relativo, sperando di far cosa gradita ai lettori.

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  1. Granocchiaio ha detto:

    In data 3 febbraio 2014 Francesca Camiciottoli postava sul gruppo aperto “Sei braccagnino se…..” di Donatella Cittadini : “La rapina in banca”
    Osservai che stavo proprio scrivendo di queste ed in particolare di quella più famosa, quella del 1975. Più famosa per diversi motivi che ben si comprendono leggendo la storia che vi racconterò. Il pezzo è piuttosto lungo e questo mi ha portato a due obblighi:

    – pubblicarlo sul nostro blog http://www.braccagni.info perché su Facebook sarebbe stato troppo lungo, e
    – dividere in due parti il racconto perché per intero sarebbe stato troppo lungo anche per il blog.
    Quindi per Francesca – come avevo promesso – e per il gruppo “Sei braccagnino se…..” darò solo il link relativo, sperando di far cosa gradita ai lettori.

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    La più famosa (tentata) rapina a Braccagni

    Parte prima

    Una delle rapine più movimentate tra quelle occorse verso il Monte dei Paschi di Braccagni è senz’altro quella verificatasi all’incirca nella prima decade di novembre del 1975.

    Giorno preciso non lo so, ma so per certo il periodo per un semplice motivo: in quei giorni stavo terminando una missione economica con l’ICE (Istituto Commercio Estero) in Nuova Zelanda ed Australia.

    Di sicuro il 2 novembre 1975 ero ad Auckland perché questo è il giorno in cui fu assassinato Pier Paolo Pasolini. Così mi disse il portiere dell’albergo quando scesi dalla mia camera. Dopo questa sosta feci ancora Sidney, Melbourne ed infine Perth. Credo che fu mentre ero a Melbourne o a Perth che successe il fattaccio.

    Dato il notevole fuso orario avevo deciso di chiamare casa quando laggiù era mattina presto e qui a Braccagni la sera. Stranamente quando chiamai non mi rispose Laura ma mia cognata Manuela. Chiesi il perché e mi disse che Laura era andata a Grosseto al cinema con suo fratello Giampiero. Così tanto per distrarsi. La cosa mi parve un po’ strana, ma non la feci più lunga del necessario. Tutto potevo immaginare fuorché il fatto che invece che al cinema in quel momento fosse a Grosseto in una caserma, protetta e nascosta dai carabinieri, per essere interrogata circa la rapina che si era tentata la mattina al Monte di Braccagni!

    E allora andiamo per gradi con il racconto di Laura Pieraccini, la mia signora e con un altro attore presente al fatto, e cioè il Ciotti. E secondo voi poteva mancare “Faccenda” in una faccenda come questa? Ma altri due preziosi contributi ho avuto che più avanti vi dirò.

    Racconto di Laura

    Mancava poco all’una, ed essendo le bimbe all’asilo, appena finito di mangiare decisi di andare a casa dei genitori, in Via Aurelia Sud 4, dove oggi abita Oria, una cinquantina di metri più a Nord in Via Aurelia Sud.

    Camminando sul marciapiede verso la casa dei genitori vidi una Wolkswagen color arancio parcheggiata proprio all’inizio del marciapiede lato palazzo Pieraccini e con il muso rivolto verso sud, cioè verso Grosseto. Passando a fianco della macchina venne naturale guardare dentro, e vidi un tipo con una folta barba nera che faceva finta di leggeva il giornale. Si vedeva benissimo che non leggeva il giornale, ma guardava piuttosto nello specchietto retrovisore, cioè verso la porta della banca. Dando un’occhiata dentro ebbe conferma della prima impressione: il tipo teneva in mano il giornale, ma tutto faceva fuorchè leggerlo.

    Dopo pochi passi ero arrivata a casa dei miei genitori e raccontai subito il fatto a babbo Alfiero il quale, con il suo abituale modo di agire, in men che non si dica era già fuori della porta prima ancora che finissi di parlare. Sempre con il suo stile si avvicinò alla macchina, bussò al vetro di questa e in modo minaccioso si rivolse al tipo: “Hei te, che voi? Che ci fai qui?” con il suo tono che eufemisticamente può dirsi deciso. È forse il caso di ricordare il mio babbo Alfiero era stato carabiniere e si era guadagnato una medaglia di Bronzo al Valore Civile durante il servizio per una coraggiosa azione nei confronti di un cavallo imbizzarrito nel centro di Spoleto.

    (vedi articolo http://www.braccagni.info/2014/01/29/medaglia-al-valore-civile-ad-un-paesano/)

    Con il suo carattere, diciamo così abbastanza spavaldo, sapeva di certo come muoversi in queste circostanze. Anche se al momento non poteva supporre che fosse in atto una rapina e il tipo in macchina fosse armato di pistola. Meglio così, perché sarebbe stato capace di prederlo per la giubba e tirarlo fuori, lui e la sua pistola!

    Il tipo in macchina di fronte a questa inaspettata sortita, ingrana la marcia e parte verso Grosseto. Poi, arrivato al distributore fa inversione di marcia e lentamente si dirige di nuovo verso nord. Arrivato davanti alla pergola del Tavarnesi parcheggia l’auto in modo da controllare a vista i complici che erano vicino alla porta della banca. È bene dire a questo punto che la banda è formata da tre persone, l’autista, e due complici: uno con il compito di palo e l’altro colui che doveva entrare a compiere la rapina.

    Il Ciotti, Ivano Sonnini

    A questo punto entra in scena il Ciotti (Ivano Sonnini) che avendo chiuso il distributore si dirige verso casa sua e passando vicino alla macchina nota un particolare soprendente: sulla targa posteriore dell’auto è fissata alla belle e meglio un’altra targa, ma non troppo bene, per cui si vede benissimo che sono due le targhe, una sopra all’altra. (risulterà poi rubata, mentre la piccola targa anteriore era rimasta quella originale).

    Continua verso la banca chiedendosi il perché e qui nota i due tipi, uno con evidenti funzioni di “palo” sul lato Bastiani, l’altro in attesa dietro il cancellino del cortile Pieraccini, proprio a fianco della banca.

    Il Ciotti intuisce che potrebbe trattarsi di un tentativo di rapina e continua la sua strada verso casa per arrivare fino al bar di Nilia dove entra e telefona alla caserma dei Carabinieri.

    Sarà stato il Ciotti ad espirmersi in maniera appropriata, sarà stato il brigadiere che riceve la telefonata, fatto stà che dopo pochissimi minuti la Seicento Multipla dei Carabinieri arriva dalla strada della Stazione, oggi via Garibaldini.

    ………………..segue………………..

  2. Granocchiaio ha detto:

    Parte seconda

    Arrivati alla vecchia Aurelia girano verso Grosseto e lentamente percorrono il tratto fino al distributore passando a fianco della Wolkswagen arancione. Il complice-autista non si muove, forse volendo vedere le intenzionei dei Carabinieri, cioè se volessero andare verso Grosseto o fossero li per loro. Per il momento infatti nessuno aveva dimostrato loro di aver capito cosa stava succedendo.

    I Carabinieri invece avendo capito che c’era di mezzo qualcosa di grosso, tornano verso nord di gran carriera per fermarsi dietro la macchina. L’autista si accorge della loro manovra a parte sparato verso nord. Ma anche i Carabinieri non dormano, ma nel frattempo avevano fatto in tempo a fermarsi e ad intimare l’alt. Vedendo partire la macchina il valoroso e compianto Appuntato Gino Ponzalli in posizione con il ginocchio a terra imbraccia il mitra e visto che la macchina sta partendo di gran carriera spara un primo colpo con l’intenzione di colpire una ruota o il motore per poterla arrestare. Il mitra era già posizionato sul colpo singolo visto che si era in mezzo al paese. Poi ne spara ancora due, ma tutti vanno a colpire la macchina ma non in maniera tale da arrestarla.

    A seguito delle grida e degli spari diversi abitanti della via Aurelia si affacciano alla finestra mentre altri escono proprio di casa. Come per esempio mio suocero Alfiero e mia moglie Laura. Si perché il bandito-autista visti e uditi gli spari è partito in velocità verso nord senza fermarsi a raccogliere i due complici! I quali in men che non si dica vengono accerchiati e poi catturati con dai carabinieri e con l’aiuto dalla gente accorsa.

    Uno dei due banditi alla vista dei Carabinieri inizia a gridare: “Collega, collega, sono un collega!” e sventola una tessera che poi lo indentificherà come un poliziotto di stanza a Grosseto! Questo però non lo esime da essere fermato e mentre un carabiniere va a recuparare la Multipla, l’altro rimane sul posto per tratteere i due, in questo aiutato da mio suocero Alfiero.

    La cosa fortunatamente si risolse bene, perché uno di loro era armato (il polizzitotto-bandito) ma non tirò fuori l’arma. Quindi anche grazie all’intervento dei Carabinieri la cosa si risolse in maniera appropriata e incruenta. Perché la gente intervenuta era invece assai propensa a fare un bel passamano ai due signorini, come si dice dalle nostre parti.

    Questa volta quidi nessuno entrò in banca e i due impiegati si accorsero del fatto solo dopo aver udito i colpi del mitra. Uno degli impiegati – Gianni Bartoletti – disse al direttore: “hai sentito, sparano le castagnole”. Ettore Biagioli, il direttore, che era molto più esperto in materia rispose: “altro che castagnole, questi sono spari veri!”. E si affacciarono vedendo tutta la parte finale della storia così come l’ho raccontata. Ed il Biagioli mi ha in questa occasione confermato tutto.

    La sera mia moglie Laura fu accompagnata a Grosseto dai Carabinieri per deporre sul fatto, come pure il Ciotti.

    La cosa poco edificante della storia si dimostrò ancora peggio quando si seppe che non uno, ma due dei tre erano agenti della Polizia di Stato di stanza a Grosseto! Uno di questi, quello alla guida dell’auto, con la barba finta, addirittura abitante della nostra campagna.

    Quindi Laura e il Ciotti mi hanno aiutato nella stesura del racconto come testimoni effettivi dei fatti. Il Ciotti mi ha confessato che ha durato per un mese intero con il TRANSENE, un tranquillante piuttosto forte, per vincere la paura del fatto. Però ha continuato poi, a dosi e frequanza minori, ma per tutto l’anno!

    Gli altri aiuto per il racconto sono venuti dal figlio dell’appuntato Gino Ponzalli, geometra Franco, e dall’allora direttore del Monte dei Paschi di Braccagni Ettore Biagioli.

    Propri quest’ultimo mi ha confermato che la banaca ha subito almeno sei rapine, tra riuscite e tentate. Qualcuna assai più drammatica di quella raccontata, qualcuna addirittura con risvolti tragicomici.

    Di una ricordo ho ricordi anch’io per un fatto che ora vi dirò.

    Allora si trattò di una vera e propria rapina. Nel senso che i banditi entrarono e armati imposero ai clienti di mettersi con le mani al muro e al direttore di dare i soldi. Tra i terorizzati clienti c’era anche Urio Massetti (Pampurio), Otello Pieraccini (il Ranzani) e suo figlio Daniele e Ilva Tavarnesi , la figliola di Sollecito (il Pipi).

    Uno dei banditi intimò gridando a tutti di mettere le mani al muro, cosa che tutti fecero senza fiatare, e con grande spavento. Daniele spaventato si rifugiò tra le gambe del babbo.

    Urio si trovava proprio vicino allo sportello del cassiere e su comando del rapinatore s’incollò con le mani verso il muro. Tanta fu la paura e la tensione che nel muro rimasero ben nette l’orme delle sue mani. Così che sembrarono subito come una novella “Sindone” muraria. Naturalemnte ogni cliente che andava in banca una volta arrivato dal cassiere si vedeva queste due mani ben definite al muro alla sua destra. E restarono così per un bel pezzo. Anche io scherzando chiedevo di lasciarle anche in caso di nuova imbiancatura del locale!

    Ma un bel giorno entrai e non le vidi più, avevano imbiancato e la Sindone muraria di Urio era andata perduta. Senza che se ne fosse fatto nemmeno un calco!

    Fine

  3. mezzolitro ha detto:

    Già, il periodo delle rapine al MPS in via aurelia me lo ricordo bene! per un bel pò il mì zio Gianni andava in banca al massimo fino alle 11.00-11.30, poi ‘unn’e voleva sapè, diceva che dopo erano le ore delle rapine!

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