ancora sui Tortelli……….”A Macchiascandona il tortello maremmano più buono del mondo”

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NILENA MACCHIASCANDONA

A Macchiascandona il tortello maremmano più buono del mondo

ingrandisci macchiascandona1.jpgScordatevi i locali con maitre e camerieri che vi accompagnano al tavolo, scordatevi tavoli con mollettone e tre-tovaglie-tre una sopra all’altra dotati di apparecchiatura stellare, scordatevi menù elaborati scritti da mani sapienti, scordatevi carte dei vini che pesano un quintale, scordatevi  pranzi con otto mini portate, preaappetizer, benvenuto dello chef, post-post dessert.

Scordatevi tutto questo perché  il ristorante Macchiascandona è nella rustica Maremma, in un posto non certo bello, in una costruzione non certo bella (eufemismo), però…

Però se riuscite a fare a meno di quanto detto all’inizio, se  vi basta un’apparecchiatura-da-trattoria essenziale-ma-pulita (purtroppo color rosa salmone, lo stesso delle tende), se riuscite a non digrignare i denti davanti a quadri alle pareti che meriterebbero di ardere all’inferno, insomma se non siete schiavi della stelleria michelin ma semplicemente amanti del buon cibo,  allora potrete essere fra coloro che (fino a quando Mamma Milena non si rompe le scatole) avranno la possibilità di gustare i più buoni tortelli maremmani che essere umano possa desiderare.

Attenzione! Come dovrebbe essere fatto, per me,  un tortello maremmano?
Dovrebbe essere  la sintesi suprema della finezza e della concretezza, il tutto raccolto in uno spazio di non meno di 10 cm x 10 cm. Un raviolo maremmano è composto da una sfoglia possibilmente sottile ma resistente e da un impasto di ricotta e spinaci amalgamati assieme da un pizzico di sale e di noce moscata. Questo quadrato irregolare viene condito  con abbondante ragù di carne, che può essere anche di cinghiale.

Al ristorante Macchiascandona, che si trova in Maremma ma è vicino al mare (dieci chilometri da Castiglione della Pescaia) fanno sicuramente il miglior raviolo maremmano che abbia mai mangiato in vita mia.
Ognuno pesa più di un etto, è ripieno di ripieno sino quasi a scoppiare, eppure la sfoglia è finissima ma non cede: cede soltanto quando la metti in bocca, allora si scioglie come un burro.

Mamma Milena che di cognome fa Rabiti, li prepara da quasi cinquanta anni e la sua bravura andrebbe salvaguardata come i Panda, anche perché non fermandosi ai ravioli, anche l’acquacotta è di assoluto livello. In precedenza come non cadere sui classici crostini toscani oppure su qualcosa di sfizioso e saporito come le alici con le cipolline fresche.
ingrandisci macchiascandona.jpgPer secondo consiglierei il coniglio in tegame (in bianco, senza pomodoro) oppure l’agnello alla cacciatora, le costolette d’agnello alla brace o l’arista di maiale, magari accompagnata da fiori di zucca o altre verdure fritte alla perfezione, in modo da essere croccanti e saporite.

Come capite siamo tra piatti semplici e concreti, però la scelta delle materie prime ripaga sempre della “spartanità” del locale.
Anche la carta dei vini, dove si trovano una ventina di buone etichette locali, per lo più Morellino di Scansano e Montecucco, è improntata alla semplicità, unita all’ottimo rapporto qualità prezzo.

Lo stesso validissimo rapporto lo avrete al momento del conto, visto che difficilmente, vino compreso, spenderete per un pasto completo più di 30-35 euro.

Ma un pasto completo potrebbe già essere il vostro piatto di tortelli, magari con una mezza porzione ulteriore come secondo.

Spesso, se non mi fermasse la poca saggezza rimasta, un piatto di tortelli della Milena li prenderei anche come dessert!

Ristorante Macchiascandona
Via Castiglionese  snc, Castiglione della Pescaia (GR)
ingrandisci milena-macchiascandona.jpgTelefono: 0564944127

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Autore: Carlo Macchi
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Qualche tempo fa mi sono ritrovato in una polemica sul Tortello Maremmano con un articolo su Winesurf

http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=1798&form_search_key=tortelli

La polemica verteva in particolare sul fatto se la pasta dovesse essere sottile oppure spessa. Chiarito il fatto che ambedue i tipi possono essere buoni per gli altri parametri il Tortello Maremmano “classico” dovrebbe avere la pasta più spessa, o comunque non troppo sottile. Questa la mia opinione.

Per tornare invece sulla questione dei gusti indicavo quelli che secondo me, e la mia signora, sono tra i più buoni di tutta la Maremma. Lei predilige quelli con la pasta fine e quindi indicavo nei tortelli di Roberto Rossi, nel suo ristorante da Silene a Pescina, i migliori in assoluto di questo genere. Io mettevo invece come preferiti quelli fatti a Macchiascanona dalla signora Milena Marchetti Rabitti.

Ribadisco che si tratta in entrambi i casi di tortelli eccezionali, veri capolavori del genere, ma diversi nell’esecuzione, specie nella pasta.

Ieri, verso le 11, mi chiama al telefono il mio amico Giancarlo e a bruciapelo mi fa:

–   sei pronto?

E io di rimando:

–   di certo! Ma pe’ fa’ chè?

–   come per far che, pe’ andà a mangià i Tortelli a Macchiascandona

–   va bene, ma te ndo’ sei?

–   A Pisa, so, ma parto subito e a mezzogiornop e mezzo so costì!

–   Va bene dai, allora t’aspetto davanti a casa mia…

Giancarlo è un amico molto speciale per me e se mi chiama sono sempre disponibile a qualsiasi ora per lui. Figuriamoci poi per queste cose. Ovviamente lui chiamerà suo cugino “il Dandino” geometra in Grosseto, mio amico della prima ora.

All’orario previsto con una microscopica ma fiammante Toyotina color popone Giancarlo arriva a casa mia, mi carica e si parte. Arrivare a Macchiascandona via Barbaruta è una passeggiata. Ci serve per aggiornarci sulle nostre cose: è da qualche mese che non ci eravamo né visti né sentiti.

Mi racconta che ha deciso all’improvviso di venire a mangiare i Tortelli mentre era in un ufficio, forse alle prese con qualche incavolatura: ha realizzato che aveva bisogno di evadere, di ritornare nella sua terra di origine, magari a provare quei tortelli di cui aveva letto nel mio articolo.

Entrati nel ristorante va subito a cercare la cuoca di cui gli ho parlato diverse volte e con il suo fare aperto e coinvolgente la saluta con calore. Gli mostra il tablet con l’articolo che avevo scritto sui tortelli e su di lei. La signora Milena è sempre là al pezzo da decenni, con un sorriso da mamma molto generosa e buona. Di chi è nata e cresciuta per dar da mangiare tutti i giorni a migliaia e migliaia di persone, come se fossero tutte figli suoi. Quando lavora non sorride, ma nemmeno sta seria o imbronciata. Ma gli basta alzare gli occhi verso i cienti e il suo viso si apre al suo dolcissimo sorriso che illumina il volto suo e di chi gli sta davanti.

Giancarlo è un Artista, di nome e di fatto. È prorompente, incontenibile, ma educato e piacevole. Quandi conquista in quattro e quattr’otto cuoca, figlie, cameriere, e forse anche gli altri avventori.

Ci sediamo, mi dice di scegliere un vino in attesa che arrivi il Dandino. Faccio stappare un Montecucco Rosso DOC Rigoleto 2011 di Collemassari.

Mi spiega che si è sentito come soffocare in mattinata, e rammentando il mio articolo ha pensato che gli ci voleva un po’ di Maremma, di amici di qua e il mangiare tipico nostro.

Per lavoro Giancarlo (www.vegnidesign.it) gira in continuazione il mondo: l’Europa tutta, ma anche la Cina, il Medio Oriente, gli U.S.A., il sud America, insomma tutto il globo. Quindi anche il mangiare più diverso. È comprensibile che ogni tanto debba ritornare alle orgini. E cosa meglio di un fumante e generoso piatto di Tortelli Maremmani?

Arriva il Dandino e finalemnte ordiniamo: Tortelli per tutti e ovviamente al sugo. Personalemnte trovo inconcepibile condire i Tortelli Maremmani con burro e salvia. Casomai questo può essere tollerato negli “gnudi”, cioè il solo ripieno dei tortelli fatti a mo’ di polpetta e così cotti senza la pasta di contenimento.

Ho sentito da lontano il loro profumo che arrivava fino in sala al nostro tavolo, ed ho preannunciato gli amici: eccoli, arrivano, sentite il profumo? Di li a poco arrivano tre splendidi piatti fumanti di tortelli ricoperti di abbondante sugo. Giancarlo e il Dandino si mettano a mugulare di piacere mentre incaciano con generosità i piatti e aggrediscono il fumante e odoroso desinare. Io mi metto ad osservare con attenzione il piatto perché vedo i tortelli un po’ diversi da come li ricordavo. Con poco marciapiede, quasi nullo, ma ugualmente grandi, opulenti, pieni, generosi, paiono l’immagine della cuoca. E poi la pasta appare soffice, vaporosa, umida, paiono fatti di nuvole. Il sugo è tendente al rosso, come quello di una volta, e ci sono dei pezzettoni di carne che mi sanno di autentico sugo toscano, quello che al posto del macinato c’è la carne battuta sul tagliere con la mannaina.

tortello 437

A quel punto incuriosito, prima di mettere il formaggio, stacco una piccola porzione di tortello con la forchetta per testare meglio la consistenza e fare un assaggio “al naturale” senza sugo e senza cacio. La pasta conferma quello che prometteva agli occhi: morbida e soffice. In bocca è una delizia liquescente, con i sapori distinti di un’ottima ricotta e di una riconoscibilissima bietola. In effetti la verdura pare tagliata anch’essa sul tagliere e non disintegrata a poltiglia da un cutter o altre diavolerie che levano struttura e verità alla verdura. Ma quello che fa veramente impressione è la consistenza della pasta e non riesco e capire come sia possibile tirarla e puoi cuocerla così soffice ed eterea. Qualcosa di paradisiaco: non ricordo di aver mai mangiato qualcosa di simile.

A questo punto prendo il formaggio e finalemnte stacco una  forchettata con il tortello, il sugo ed il formaggio. E qui siamo alla sinfonia. Un impasto sublime dei vari ingredienti, tutti ben riconoscibili seppure ben apparentati.

Tutti presi da questa delizia si mangia seguendo i vari stili. Giancarlo taglia il traguardo per primo, quando io sono ancora a metà piatto. Il Dandino lo segue a ruota. Sono già ad ordinare il secondo mentre io sono sempre li a fare mini-bocconcini in modo da prolungare il godimento. In realtà poi non vorrei ordinare nemmeno il secondo dalla paura di “sciuparmi la bocca”.

Giancarlo beve a piccoli sorsi, ma ad ogni sorso vuol fare cin cin con i nostri bicchieri. E alla fine dei nostri tortelli, a forza di brindisi con il bicchiere in mano, è finito anche il primo Rosso. Vado  quindi a scegliere una seconda bottiglia, questa volta un Montecucco Sangiovese Riserva DOC Poggio Leone 2010. Avevo poi ordinato una porzione di formaggio, tanto per fare compagnia agli amici, ma poi decido di fermarmi li, senza andare oltre.

Vado a fare i complimenti alla signora Milena e le dico che stavolta mi sembrano i più buoni di sempre. Sorride, si schernisce, ma si vede che gli fa piacere. Spero tanto che continui sempre così, per me e per tutti quelli che vorranno mangiare i migliori Tortelli Maremmani. Tipici o non tipici che siano.

Forse questi non sono i più TIPICI tortelli maremmani che si possa immaginare, ma sicuramente sono tra i più buoni mai mangiati.

milena 6 420Milena Marchetti Rabitti

 (Ristorante Albergo MACCHIASCANDONA)

Archiviato in: IL MANGIARE ED IL BERELA CULTURA

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Qualche tempo fa mi sono ritrovato in una polemica sul Tortello Maremmano con un articolo su http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=1798&form_search_key=tortelli. La polemica verteva in particolare sul fatto se la pasta dovesse essere sottile oppure spessa. Chiarito il fatto che ambedue i tipi possono essere buoni per gli altri parametri il Tortello Maremmano “classico” dovrebbe avere la pasta più spessa, o comunque non troppo sottile. Questa la mia opinione.

    Per tornare invece sulla questione dei gusti indicavo quelli che secondo me, e la mia signora, sono tra i più buoni di tutta la Maremma. Lei predilige quelli con la pasta fine e quindi indicavo nei tortelli di Roberto Rossi, nel suo ristorante da Silene a Pescina, i migliori in assoluto di questo genere. Io mettevo invece come preferiti quelli fatti a Macchiascanona dalla signora Milena Marchetti Rabitti.
    Ribadisco che si tratta in entrambi i casi di tortelli eccezionali, veri capolavori del genere, ma diversi nell’esecuzione, specie nella pasta.

    Ieri, verso le 11, mi chiama al telefono il mio amico Giancarlo e a bruciapelo mi fa:
    – sei pronto?
    E io di rimando:
    – di certo! Ma pe’ fa’ chè?
    – come per far che, pe’ andà a mangià i Tortelli a Macchiascandona
    – va bene, ma te ndo’ sei?
    – A Pisa, so, ma parto subito e a mezzogiornop e mezzo so costì!
    – Va bene dai, allora t’aspetto davanti a casa mia…

    Giancarlo è un amico molto speciale per me e se mi chiama sono sempre disponibile a qualsiasi ora per lui. Figuriamoci poi per queste cose. Ovviamente lui chiamerà suo cugino “il Dandino” geometra in Grosseto, mio amico della prima ora.
    All’orario previsto con una microscopica ma fiammante Toyotina color popone Giancarlo arriva a casa mia, mi carica e si parte. Arrivare a Macchiascandona via Barbaruta è una passeggiata. Ci serve per aggiornarci sulle nostre cose: è da qualche mese che non ci eravamo né visti né sentiti.
    Mi racconta che ha deciso all’improvviso di venire a mangiare i Tortelli mentre era in un ufficio, forse alle prese con qualche incavolatura: ha realizzato che aveva bisogno di evadere, di ritornare nella sua terra di origine, magari a provare quei tortelli di cui aveva letto nel mio articolo.

    Entrati nel ristorante va subito a cercare la cuoca di cui gli ho parlato diverse volte e con il suo fare aperto e coinvolgente la saluta con calore. Gli mostra il tablet con l’articolo che avevo scritto sui tortelli e su di lei. La signora Milena è sempre là al pezzo da decenni, con un sorriso da mamma molto generosa e buona. Di chi è nata e cresciuta per dar da mangiare tutti i giorni a migliaia e migliaia di persone, come se fossero tutte figli suoi. Quando lavora non sorride, ma nemmeno sta seria o imbronciata. Ma gli basta alzare gli occhi verso i cienti e il suo viso si apre al suo dolcissimo sorriso che illumina il volto suo e di chi gli sta davanti.
    Giancarlo è un Artista, di nome e di fatto. È prorompente, incontenibile, ma educato e piacevole. Quandi conquista in quattro e quattr’otto cuoca, figlie, cameriere, e forse anche gli altri avventori.
    Ci sediamo, mi dice di scegliere un vino in attesa che arrivi il Dandino. Faccio stappare un Montecucco Rosso DOC Rigoleto 2011 di Collemassari.
    Mi spiega che si è sentito come soffocare in mattinata, e rammentando il mio articolo ha pensato che gli ci voleva un po’ di Maremma, di amici di qua e il mangiare tipico nostro.
    Per lavoro Giancarlo (http://www.vegnidesign.it/) gira in continuazione il mondo: l’Europa tutta, ma anche la Cina, il Medio Oriente, gli U.S.A., il sud America, insomma tutto il globo. Quindi anche il mangiare più diverso. È comprensibile che ogni tanto debba ritornare alle orgini. E cosa meglio di un fumante e generoso piatto di Tortelli Maremmani?
    Arriva il Dandino e finalemnte ordiniamo: Tortelli per tutti e ovviamente al sugo. Personalemnte trovo inconcepibile condire i Tortelli Maremmani con burro e salvia. Casomai questo può essere tollerato negli “gnudi”, cioè il solo ripieno dei tortelli fatti a mo’ di polpetta e così cotti senza la pasta di contenimento.

    Ho sentito da lontano il loro profumo che arrivava fino in sala al nostro tavolo, ed ho preannunciato gli amici: eccoli, arrivano, sentite il profumo? Di li a poco arrivano tre splendidi piatti fumanti di tortelli ricoperti di abbondante sugo. Giancarlo e il Dandino si mettano a mugulare di piacere mentre incaciano con generosità i piatti e aggrediscono il fumante e odoroso desinare. Io mi metto ad osservare con attenzione il piatto perché vedo i tortelli un po’ diversi da come li ricordavo. Con poco marciapiede, quasi nullo, ma ugualmente grandi, opulenti, pieni, generosi, paiono l’immagine della cuoca. E poi la pasta appare soffice, vaporosa, umida, paiono fatti di nuvole. Il sugo è tendente al rosso, come quello di una volta, e ci sono dei pezzettoni di carne che mi sanno di autentico sugo toscano, quello che al posto del macinato c’è la carne battuta sul tagliere con la mannaina.

    A quel punto incuriosito, prima di mettere il formaggio, stacco una piccola porzione di tortello con la forchetta per testare meglio la consistenza e fare un assaggio “al naturale” senza sugo e senza cacio. La pasta conferma quello che prometteva agli occhi: morbida e soffice. In bocca è una delizia liquescente, con i sapori distinti di un’ottima ricotta e di una riconoscibilissima bietola. In effetti la verdura pare tagliata anch’essa sul tagliere e non disintegrata a poltiglia da un cutter o altre diavolerie che levano struttura e verità alla verdura. Ma quello che fa veramente impressione è la consistenza della pasta e non riesco e capire come sia possibile tirarla e puoi cuocerla così soffice ed eterea. Qualcosa di paradisiaco: non ricordo di aver mai mangiato qualcosa di simile.
    A questo punto prendo il formaggio e finalemnte stacco una forchettata con il tortello, il sugo ed il formaggio. E qui siamo alla sinfonia. Un impasto sublime dei vari ingredienti, tutti ben riconoscibili seppure ben apparentati.
    Tutti presi da questa delizia si mangia seguendo i vari stili. Giancarlo taglia il traguardo per primo, quando io sono ancora a metà piatto. Il Dandino lo segue a ruota. Sono già ad ordinare il secondo mentre io sono sempre li a fare mini-bocconcini in modo da prolungare il godimento. In realtà poi non vorrei ordinare nemmeno il secondo dalla paura di “sciuparmi la bocca”.
    Giancarlo beve a piccoli sorsi, ma ad ogni sorso vuol fare cin cin con i nostri bicchieri. E alla fine dei nostri tortelli, a forza di brindisi con il bicchiere in mano, è finito anche il primo Rosso. Vado quindi a scegliere una seconda bottiglia, questa volta un Montecucco Sangiovese Riserva DOC Poggio Leone 2010. Avevo poi ordinato una porzione di formaggio, tanto per fare compagnia agli amici, ma poi decido di fermarmi li, senza andare oltre.
    Vado a fare i complimenti alla signora Milena e le dico che stavolta mi sembrano i più buoni di sempre. Sorride, si schernisce, ma si vede che gli fa piacere. Spero tanto che continui sempre così, per me e per tutti quelli che vorranno mangiare i migliori Tortelli Maremmani. Tipici o non tipici che siano.

    Forse questi non sono i più TIPICI tortelli maremmani che si possa immaginare, ma sicuramente sono tra i più buoni mai mangiati.

  2. Granocchiaio ha detto:

    Scordatevi i locali con maitre e camerieri che vi accompagnano al tavolo, scordatevi tavoli con mollettone e tre-tovaglie-tre una sopra all’altra dotati di apparecchiatura stellare, scordatevi menù elaborati scritti da mani sapienti, scordatevi carte dei vini che pesano un quintale, scordatevi pranzi con otto mini portate, preaappetizer, benvenuto dello chef, post-post dessert.

    Scordatevi tutto questo perché il ristorante Macchiascandona è nella rustica Maremma, in un posto non certo bello, in una costruzione non certo bella (eufemismo), però…

    Però se riuscite a fare a meno di quanto detto all’inizio, se vi basta un’apparecchiatura-da-trattoria essenziale-ma-pulita (purtroppo color rosa salmone, lo stesso delle tende), se riuscite a non digrignare i denti davanti a quadri alle pareti che meriterebbero di ardere all’inferno, insomma se non siete schiavi della stelleria michelin ma semplicemente amanti del buon cibo, allora potrete essere fra coloro che (fino a quando Mamma Milena non si rompe le scatole) avranno la possibilità di gustare i più buoni tortelli maremmani che essere umano possa desiderare.

    Attenzione! Come dovrebbe essere fatto, per me, un tortello maremmano?
    Dovrebbe essere la sintesi suprema della finezza e della concretezza, il tutto raccolto in uno spazio di non meno di 10 cm x 10 cm. Un raviolo maremmano è composto da una sfoglia possibilmente sottile ma resistente e da un impasto di ricotta e spinaci amalgamati assieme da un pizzico di sale e di noce moscata. Questo quadrato irregolare viene condito con abbondante ragù di carne, che può essere anche di cinghiale.

    Al ristorante Macchiascandona, che si trova in Maremma ma è vicino al mare (dieci chilometri da Castiglione della Pescaia) fanno sicuramente il miglior raviolo maremmano che abbia mai mangiato in vita mia.
    Ognuno pesa più di un etto, è ripieno di ripieno sino quasi a scoppiare, eppure la sfoglia è finissima ma non cede: cede soltanto quando la metti in bocca, allora si scioglie come un burro.

    Mamma Milena che di cognome fa Rabiti, li prepara da quasi cinquanta anni e la sua bravura andrebbe salvaguardata come i Panda, anche perché non fermandosi ai ravioli, anche l’acquacotta è di assoluto livello. In precedenza come non cadere sui classici crostini toscani oppure su qualcosa di sfizioso e saporito come le alici con le cipolline fresche.
    ingrandisci macchiascandona.jpgPer secondo consiglierei il coniglio in tegame (in bianco, senza pomodoro) oppure l’agnello alla cacciatora, le costolette d’agnello alla brace o l’arista di maiale, magari accompagnata da fiori di zucca o altre verdure fritte alla perfezione, in modo da essere croccanti e saporite.

    Come capite siamo tra piatti semplici e concreti, però la scelta delle materie prime ripaga sempre della “spartanità” del locale.
    Anche la carta dei vini, dove si trovano una ventina di buone etichette locali, per lo più Morellino di Scansano e Montecucco, è improntata alla semplicità, unita all’ottimo rapporto qualità prezzo.

    Lo stesso validissimo rapporto lo avrete al momento del conto, visto che difficilmente, vino compreso, spenderete per un pasto completo più di 30-35 euro.

    Ma un pasto completo potrebbe già essere il vostro piatto di tortelli, magari con una mezza porzione ulteriore come secondo.

    Spesso, se non mi fermasse la poca saggezza rimasta, un piatto di tortelli della Milena li prenderei anche come dessert!

    Ristorante Macchiascandona
    Via Castiglionese snc, Castiglione della Pescaia (GR)
    ingrandisci milena-macchiascandona.jpgTelefono: 0564944127

    Pubblicato in contemporanea su
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