La grande bellezza

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Stasera mi pare di aver visto un film di Fellini. Di quelli che ho dovuto vedere diverse volte per tentare di capirci qualcosa. Su certi,  nonostante le ripetute visioni , non c’ho capito mai un gran che. Vedi Fellini 8 e mezzo, Giulietta degli spiriti, ma anche La dolce vita all’epoca l’ho visto e rivisto senza peraltro apprezzare “il capolavoro”.   In compenso “Amarcord” l’ho visto non so quante volte con estremo piacere. E ho letto e riletto pure la scenografia in un libro appunto di Fellini. Mi è piaciuto tantisssimissimo.

Questo l’ho visto male. Primo perchè poco dopo mi è preso sonno. Poi ero a dormire con mio nipotino e temevo il volume basso per non svegliarlo. Non riuscivo a capire. Ho resistito stoicamente, ma ho gettato la spugna verso la fine del film.

Sono nella schiera di quelli che non hanno capito il film. Saremo i più o saremo i meno, a me poco importa.

Avevo già visto il film di Sorrentino This Must Be the Place interpretato da Sean Penn. Stile e personaggi molto particolari, ma godibile sia per l’interpretazione fantastica di un Sean Penn truccatissimo, sia per la trama – finalmente per me – comprensibile e credibile.

Mi reputo una persona normalmente dotata e non riesco a capire cosa abbiano in più di me coloro che il film Oscarpremiato l’hanno capito al volo.

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Stasera mi pare di aver visto un film di Fellini. Di quelli che ho dovuto vedere diverse volte per tentare di capirci qualcosa. Su certi, nonostante le ripetute visioni , non c’ho capito mai un gran che. Vedi Fellini 8 e mezzo, Giulietta degli spiriti, ma anche La dolce vita all’epoca l’ho visto e rivisto senza peraltro apprezzare “il capolavoro”. In compenso “Amarcord” l’ho visto non so quante volte con estremo piacere. E ho letto e riletto pure la scenografia in un libro appunto di Fellini. Mi è piaciuto tantisssimissimo.
    Questo l’ho visto male. Primo perchè poco dopo mi è preso sonno. Poi ero a dormire con mio nipotino e temevo il volume basso per non svegliarlo. Non riuscivo a capire. Ho resistito stoicamente, ma ho gettato la spugna verso la fine del film.
    Sono nella schiera di quelli che non hanno capito il film. Saremo i più o saremo i meno, a me poco importa.
    Avevo già visto il film di Sorrentino This Must Be the Place interpretato da Sean Penn. Stile e personaggi molto particolari, ma godibile sia per l’interpretazione fantastica di un Sean Penn truccatissimo, sia per la trama – finalmente per me – comprensibile e credibile.
    Mi reputo una persona normalmente dotata e non riesco a capire cosa abbiano in più di me coloro che il film Oscarpremiato l’hanno capito al volo.

  2. nello ha detto:

    Granocchiaio una volta tanto ti ho battuto: ho retto solo 20′, però devo dire che è stato un buon sonnifero. Come più volte ho discusso con te e Mezzolitro su questo blog non credo molto ai vari riconoscimenti dove credo conti più il “potere” che il “valore”. Non mi reputo assolutamente un critico cinematografico per cui non posso dire che un film è bello o no e quindi mi astengo nel dire se sia stato un premio giusto o meno, dico solo che per fortuna ho risparmiato 5€ visto che (contrariamente ad esempio per un altro Oscar italico “Mediterraneo”) “La grande bellezza” è, sicuramente, sotto l’egida di Medusa e Canale 5 (con grande anticipo pubblicitario) lo ha trasmesso la sera dopo la consegna. Sarà un caso?……

  3. Granocchiaio ha detto:

    Quanto bel parlare sul film di Sorrentino!

    Ai soliti ben preparati e informati entusiasti e rapiti da cotanta bellezza e genialità si sono contrapposti in ordine sparso tutta una varietà di bocciature. Come a scuola: rimandato a settembre oppure respinto. C’è tutta la gamma.

    Per primi gli entusiasti. È inutile negarlo, io li ammiro e sono un poco invidioso: perché loro capiscono tutto e subito e io no? Cos’hanno di speciale che io non ho? Maggiore sensibilità? Maggiore preparazione alle opere d’arte? Una cultura molto più alta e aperta? Non so. E siccome sono un bravo ragazzo non voglio parlare della possibilità che qualcuno dica che gli piace solo perché lo dicono tutti quelli “ganzi”. O presunti tali.

    I troncatori, quelli che a scuola direbbero: respinto! Evidentemente bisogna distinguere tra quelli che lo dicono rifiutandosi di guardare e di cercare capire, cioè quelli che lo respingono a priori, e quelli che invece hanno capito e non approvano. Motivazioni assai diverse per arrivare allo stesso risultato.

    Poi ci sono quelli che non hanno capito e si riservano di rivedere e rivedere il film per scoprire se poi c’è qualcosa di buono, o magari è veramente un capolavoro, oppure non piace o magari è proprio una boiata. Mi sento di appartenere a questa categoria, a quelli che devono vedere e rivedere.

    Quello che però è interessante e bello notare è un altro aspetto della faccenda, e cioè che invece di avere i soliti giudizi dei critici di mestiere, spesso in un linguaggio da addetti ai lavori, oggi si assiste e si partecipa, ad una critica globale. Fatta a tutti i livelli e con la massima libertà possibile. Sui blog, ma soprattutto su Facebook, decine e decine di interventi. Chi a favore (non moltissimi), chi contrari al 100% (i più) chi in attesa di giudizio da rivedere.
    Questa è l’ennesima prova della potenza dei social network nel mondo di oggi.
    Quando mai si sarebbe potuti arrivare a conoscere e scambiare idee su di un film tra decine e centinaia di persone, più o meno conosciute? Mai e in nessun caso: tutto era demandato agli specialisti, e il pubblico citato come “al botteghino………..”.

    Questo è un lato positivo, molto positivo, del mondo di oggi. Teniamocelo buono e non sciupiamo il giocattolo, perché come ogni mezzo può essere utile ed amico se ben usato, ma deleterio e pericoloso se usato male.

  4. Ric ha detto:

    Invece a me è piaciuto non solo sotto l’aspetto fotografico (il film aveva una ottima fotografia) ma anche come impianto scenico e contenuto. D’altra parte per quello che si legge su Facebook (a cui do’ il beneficio dell’inventario) non è piaciuto a grandissima parte degli italiani. Perché? Perché è una parodia del decadimento di valori degli italiani. Mentre Fellini celebrava Via Veneto ed una Italia in ripresa economica dopo la Seconda Guerra Mondiale, La Grande Bellezza dice: guardate qua come si è ridotta l’Italia, con la grandezza del suo patrimonio artistico, con le sue bellissime città, con la sua cultura e con l’arte è ridotta a feste dove si celebra il volgare, dove chi si droga e chi si loda per una cultura che non ha riesce a scavalcare chi veramente fa cultura o chi si impegna nel mantenimento della nostra arte.
    Diciamo che è un film che va capito; un po’ duro specialmente quando mette a nudo un lato “depravato” di una parte della società altolocata italiana. E poi la Costa Concordia: un aspetto deleterio della nostra Italia, dove un comandante da operetta fa morire decine di persone e mette in ridicolo il nostro Paese davanti a tutto il mondo scappando prima di tutti i naufraghi.
    La Grande Bellezza è piaciuta più all’estero, perché davvero così ci vedono gli stranieri; d’altra parte il mondo non capisce perché gli italiani hanno confermato al potere più volte Silvio Berlusconi quando era chiaro che ci trascinava nel baratro; ma così siamo visti all’estero: incapaci di gestire una bellezza che farebbe gola a molti ma che è nostra: l’Italia.

  5. mezzolitro ha detto:

    Io l’ho visto poco più che fino a metà, diciamo alla terza o quarta interruzione pubblicitaria, per la precisione mi ricordo BENISSIMO la Ferilli statuaria, poi… buonanotte! Gli darò una possibilità se esce di nuovo nelle sale.

  6. mezzolitro ha detto:

    Ripensandoci, nella colonna sonora del film c’avrei messo questo pezzo: http://www.youtube.com/watch?v=WC0uBCEjEdY

  7. Ric ha detto:

    Molto bello è anche il supporto musicale della Grande Bellezza anche se c’è una libera interpretazione di un brano di Raffaella Carrà (bah…); il pezzo corale che è all’interno del film è intitolato “The lamb” (l’Agnello) ed è composto da John Kenneth Taverner, un compositore inglese deceduto lo scorso anno ed insignito del titolo di Baronetto dalla Regina Elisabetta. Il pezzo corale, difficilissimo nonostante la parte centrale sia più o meno di 4 note in omofonia, è un pezzo eseguito per lo più a Natale su testi di William Blake. A chi piace, si può trovare anche su Youtube. Di certo il successo mondiale del film ha reso noto questo pezzo corale anche al grande pubblico anche se non si potrà sentire facilmente nelle rassegne corali amatoriali perchè nella omofonia le linee si trovano a distanza di un ottava e ci vuole del coraggio ad eseguirlo evitando di fare una nota per un’altra nell’esecuzione a cappella.

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